In Messico la mostra ‘Carissimo Pinocchio’

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pinocchiopuntovertL’Istituto italiano di cultura di Città del Messico, in collaborazione con ADI Design Museum di Milano, presenta la mostra Carissimo Pinocchio, curata da Giulio Iacchetti, con l’allestimento di Matteo Vercelloni e le grafiche di Federica Marziale Iadevaia.

A 140 anni dalla prima edizione de Le avventure di Pinocchio, l’evento celebra l’iconico burattino di Carlo Collodi, divenuto simbolo della cultura del Bel Paese e del suo immaginario. L’esposizione raccoglie una selezione di oggetti di design ispirati al noto personaggio e realizzati da aziende italiane, oltre a progetti grafici e inediti creati per l’occasione.

Il percorso espositivo offre una visione caleidoscopica e sorprendente della creatività italiana, testimoniando la capacità del design di reinterpretare le icone culturali con originalità e innovazione.

Nato nel 1883 dalla penna di Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio – Storia di un burattino è il libro più tradotto al mondo, dopo la Bibbia.

Il primo a disegnare il protagonista del racconto fu Enrico Mazzanti, coetaneo di Collodi, che illustrò l’edizione del volume stampato dalla Libreria Editrice Felice Paggi di Firenze, ritraendolo con gorgiera e cappello a cono, in splendidi disegni a china.

Da allora, grafici, designer e creativi lo hanno riprodotto in mille modi diversi: portacandele, sgabelli, cavatappi, vasi, imbuti, persino miscelatori per lavabo.

La mostra a Città del Messico è visitabile gratuitamente nella sede dell’Istituto italiano di cultura di Coyoacán fino al 30 giugno 2025.

Immagini: Istituto italiano di cultura Città del Messico

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Il tocco italiano nell’architettura di Washington: omaggio a Piero Sartogo

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10 psartogoPochi lo sanno, ma uno degli edifici più iconici della capitale americana porta la firma di un italiano. L’Ambasciata d’Italia a Washington, progettata dall’architetto Piero Sartogo, ha celebrato i suoi 25 anni con un evento speciale dedicato al suo creatore.
L’edificio, definito il “Palazzo sul Potomac”, è un esempio di come il design italiano abbia influenzato il panorama architettonico internazionale. Sartogo ha saputo combinare tradizione e innovazione, creando un simbolo di italianità all’estero. Il suo progetto non è solo una sede diplomatica, ma un vero e proprio punto di riferimento per la comunità italiana negli Stati Uniti. La struttura ospita eventi culturali, incontri istituzionali e celebrazioni che rafforzano il legame tra l’Italia e gli italiani d’oltreoceano.
Un legame culturale che continua a vivere attraverso le generazioni di italiani negli USA e che dimostra come l’arte e l’ingegno italiani siano apprezzati in tutto il mondo.




Silli partecipa alla restituzione di reperti archeologici al Governo messicano

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images 11Il Sottosegretario Giorgio Silli ha partecipato oggi alla cerimonia di restituzione al Governo messicano di un centinaio di reperti archeologici precolombiani, sequestrati in Italia dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale. Durante la cerimonia sono intervenuti anche la Sottosegretaria agli Affari Esteri messicana, Maria Teresa Mercado Pérez, il Comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Generale Francesco Gargaro, e l’Ambasciatore del Messico in Italia.

“L’evento odierno ha reso evidente quanto spazio vi sia ancora per approfondire la cooperazione tra Roma e Città del Messico in ambito culturale” ha commentato Silli, che ha sottolineato come la cerimonia si inquadri nelle celebrazioni per il 150mo anniversario delle relazioni bilaterali e costituisca una ulteriore conferma dell’eccellenza, dell’ampiezza e della vivacità dei rapporti italo-messicani.

Il Sottosegretario Silli nel marzo 2023 aveva compiuto una missione a Città del Messico per accompagnare un gruppo di una quarantina di reperti archeologici precolombiani sequestrati dai nostri Carabinieri e restituiti allo Stato messicano. La cooperazione dell’Arma dei Carabinieri con le Autorità messicane anche nel settore della tutela del patrimonio culturale si colloca nel quadro del Partenariato Strategico del 2012 ed è in linea con l’azione di rilancio dei rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi.

“L’Italia, come il Messico – ha concluso il Sottosegretario Silli – è profondamente convinta che il Patrimonio Culturale sia parte integrante dell’identità di una nazione. Un Paese ha bisogno di conoscere e proteggere il suo passato per poter guardare con ambizione al futuro”.




La creatività italiana protagonista in Messico

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encuentrocreativopuntovertLa Camera di Commercio Italiana in Messico, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e importanti centri di formazione, ha annunciato la 4ª edizione di ‘Encuentro Creativo‘, un’iniziativa accademica che mira a incoraggiare i giovani messicani a scoprire l’offerta italiana nel campo della moda, del design e di altre discipline creative e motivarli ad iscriversi a studi post-laurea o corsi di specializzazione nel Bel Paese.

Dal 14 al 18 e dal 21 al 25 ottobre si terrà un ciclo di presentazioni virtuali gratuite rivolte a studenti universitari e neolaureati, tenute da rinomati esperti internazionali di moda, design, architettura, cinema, intelligenza artificiale e sostenibilità, tra gli altri argomenti.

Parteciperanno otto prestigiose università di discipline e arti creative: Accademia Italiana, Domus Academy, Ied, Iulm, Istituto Lorenzo de’Medici, Istituto Marangoni, Naba e Polimoda.

Gli iscritti potranno esplorare nuove opportunità formative, oltre a partecipare ai processi di selezione per ottenere borse di studio ed iscriversi ai programmi offerti dalle istituzioni.

L’edizione 2024 di Encuentro Creativo sarà presentata ufficialmente in un evento che si svolgerà il 10 ottobre presso lo showroom Ferrari di Città del Messico con la partecipazione dell’Ambasciatore d’Italia, Alessandro Modiano, il presidente della Camera di commercio italiana (Ccim), Lorenzo Vianello, la direttrice generale della Ccim, Faribah Gallardo, e personalità di spicco del mondo creativo e imprenditoriale.

Foto: bredaquaranta.it

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Il sacello e l’atelier. Novità dal progetto di ricerca italiano a Erimi (Cipro)

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La Missione Archeologica Italiana a Erimi, sull’isola di Cipro, è un progetto dell’Università di Siena, in stretta collaborazione con il Department of Antiquities, Cyprus. Il programma di ricerca italiano, attivo da oltre quindici anni, beneficia della partnership con istituzioni locali, centri di ricerca internazionali e conta sul costante sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il supporto dell’Ambasciata Italiana a Nicosia.

L’indagine sistematica di questa comunità dell’Età del Bronzo Medio (2000-1600 a.C.) ha permesso di portare alla luce un atelier artigianale destinato alla produzione di tessuti situato sulla sommità della collina sulla quale si sviluppa il quartiere domestico e in cui troviamo spazi di vita e di riunione familiare. Una ampia area funeraria si estende all’esterno dell’abitato.

Fra le molte novità apportate dalla ricerca sul campo promossa dalla missione italiana si segnala la recente scoperta di un sacello, uno spazio sacro all’interno dell’atelier artigianale.

Il sacello è costituito da una serie di ambienti che si aprono su una corte e dal maggiore di questi proviene un monolite arrotondato alla sommità che misura 2.30 m. di altezza. Rinvenuto in crollo sul pavimento, il monolite ha distrutto una grande anfora che doveva originariamente trovarsi ai piedi della stele eretta e, a sua volta, di fronte a un focolare circolare incassato nel pavimento.

Nel suo insieme questo ambiente sembra essere destinato alla performance rituale e l’assenza di confronti con strutture analoghe lo rende il più antico spazio sacro costruito sin qui trovato sull’isola. La funzione e il valore culturale di questo spazio sacro sono di grande significato proprio per la collocazione all’interno di un complesso produttivo, la cui attività sosteneva economicamente e coinvolgeva simbolicamente l’intera comunità.

Un’altra importante novità è rappresentata dalla scoperta di un’imponente cinta muraria. Fondata direttamente nella roccia della collina, questa struttura doveva ergersi per almeno 2 metri con uno zoccolo di muratura in pietra e un elevato in legno e argilla che oggi non si è conservato. Questa imponente cinta che abbracciava l’intero abitato separandolo dalla area funeraria e di cui sin qui è stato scavato un tratto di 80 metri costituisce un’operazione edilizia straordinaria e una altrettanto notevole iniziativa sociale. Almeno due secoli prima che a Cipro emergessero centri urbani fortificati, la costruzione della cinta muraria a Erimi riflette, infatti, un impegno collettivo per la comunità, indica la necessità di protezione ma, al tempo stesso, esprime la sua coesione e il desiderio di organizzare e ‘monumentalizzare’ gli spazi comuni. Il muro è un’espressione di difesa ma anche di ostentazione da parte di una comunità all’apice della sua crescita economica.




Erbil, una mostra sulle missioni archeologiche italiane

erbil una mostra sulle missioni archeologiche italiane

erbil una mostra sulle missioni archeologiche italianeÈ stata inaugurata questa mattina ad Erbil, presso la Gallery Media Hall, una mostra dedicata alle missioni archeologiche italiane nel Kurdistan iracheno organizzata dal Consolato d’Italia. A tagliare il nastro, insieme al Console Michele Camerota e ai Direttori delle missioni e dei Direttorati delle Antichità del Kurdistan, anche il Ministro del Turismo e delle Municipalità Sasan Awmi, che ha supportato l’evento insieme al Governatore di Erbil Omed Khoshnaw.

Per il Console Camerota “le missioni archeologiche italiane rappresentano il migliore esempio della collaborazione culturale e scientifica con la Regione curda e con l’intero Iraq, di cui l’Italia detiene il primato. Il nostro contributo alla valorizzazione e conservazione del patrimonio storico e archeologico è in continua crescita: ad oggi, sono ben 11 le missioni italiane nel solo Kurdistan. Abbiamo perciò voluto celebrare questo impegno con la realizzazione di una mostra fotografica, un catalogo, un seminario e un sito web dedicato (www.archeokri.it). Abbiamo coinvolto le controparti dei Direttorati delle Antichità, nell’intento di favorire oltremodo la sensibilizzazione della popolazione e delle istituzioni locali nella promozione di questo inestimabile patrimonio universale”.

La mostra, che sarà aperta al pubblico dal 2 al 21 maggio e in seguito esposta in altre località della Regione, consiste in 31 pannelli fotografici e ogni immagine racconta una storia unica di questa affascinante parte del mondo, spesso ricordata come “culla di civiltà”. Il Consolato ha inoltre ideato un catalogo, in tre lingue (italiano, inglese e curdo), curato dalla Dr.ssa Serenella Mancini, che raccoglie tutte le immagini e la descrizione dei singoli progetti. L’opera si aggiunge ad un’approfondita pubblicazione promossa lo scorso anno dall’Ambasciata d’Italia a Baghdad in collaborazione con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.

“Il Sistema Italia – continua il Console Camerota -, forte di una lunga tradizione nel campo della ricerca scientifica, su impulso della Farnesina e della Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica, partecipa al successo dell’archeologia italiana nel mondo con le sue varie componenti. Ad esempio, grazie anche a finanziamenti dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, si ricorda la recente inaugurazione, qui in Kurdistan, del Parco Archeologico di Faida e Khinis che, sulle orme di Re Sennacherib, ha ridato luce a rilievi rupestri assiri di immenso valore, riscoperti dal team dell’Università di Udine”.

Negli ultimi due decenni, il Kurdistan iracheno si è iscritto a pieno titolo come nuova frontiera delle ricerche degli studiosi. Questa iniziativa intende testimoniare l’apprezzamento per le attività sul campo degli archeologi italiani che contribuiscono a preservare e valorizzare i lasciti delle diverse ere e civiltà che hanno contraddistinto la Regione e rendono lustro all’Italia, rafforzando i solidi legami di amicizia con il Kurdistan iracheno e con la popolazione a vario titolo coinvolta, anche per affermare il valore della cultura come volano di attrazione turistica.




Georgia, la civiltà etrusca in mostra per la prima volta

tbilisi il mondo etrusco tesori dai musei di chiusi chianciano e firenze

tbilisi il mondo etrusco tesori dai musei di chiusi chianciano e firenzeContinua l’impegno dell’Ambasciata d’Italia a Tbilisi nell’esporre in Georgia l’inestimabile patrimonio culturale italiano. Dopo le grandi mostre archeologiche su antica Roma e Pompei è sbarcata infatti in Georgia la mostra “Il mondo etrusco. Tesori dai Musei di Chiusi, Chianciano e Firenze” con i suoi preziosi reperti provenienti dal Museo Nazionale Etrusco di Chiusi, il Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

L’esposizione – la prima sulla civiltà etrusca in Georgia – propone un affascinante viaggio nella civiltà italica più evoluta e importante dell’Italia preromana raccontandone le tante sfaccettature: dalla vita quotidiana al culto, dalle usanze e tradizioni alle concezioni sull’Aldilà, dall’enigmatica scrittura ai vividi volti maschili e femminili.

La mostra intende così svelare al pubblico georgiano i segreti del mondo etrusco attraverso i famosi canopi chiusini (vasi cinerari antropomorfi, tipici del territorio chiusino), urne dipinte e sculture, vasellami in bucchero e in bronzo, ceramiche e oggetti in oro. Tra le opere in mostra, due sono legate anche alla Colchide, antica terra georgiana: il cratere in argilla (400-380 a.C.) e lo specchio in bronzo (300-275 a.C.) con la raffigurazione del mito degli Argonauti.

Realizzata in Georgia dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con la Direzione regionale Musei della Toscana, che ha assicurato il prestito, e con il supporto organizzativo della Società Glocal Project Consulting e del Museo Nazionale Georgiano, l’esposizione resterà aperta fino al 31 marzo presso il Museo della Georgia Simon Janashia, per poi approdare al Museo archeologico Otar Lordkipanidze di Vani dove resterà fino al 31 agosto 2024.




Archeologi italiani fanno riemergere l’antica città di Tell Muhammad in Iraq

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“Durante questa seconda missione iniziata il 4 settembre e conclusa il 22 ottobre – spiega Laneri – abbiamo scavato tanto, circa 800 mq in estensione e fino a un metro e mezzo in profondità, ma il lavoro ci ha premiati con meravigliose scoperte. Oltre alla porta monumentale nella cinta muraria di Hammurabi, ai magnifici vasi e a due edifici risalenti al II millennio a.C. già scoperti durante la prima campagna del 2022, adesso siamo arrivati a potere studiare il complesso sistema di fortificazioni e di gestione delle acque che segnava il versante nord-orientale della città di Tell Muhammad, fondata all’inizio dell’epoca Paleobabilonese (l’età di Hammurabi) vicino all’odierna Baghdad. Qui è stato scavato per circa 40 metri il muro di cinta che delimitava un canale o un porto fluviale rivolto verso il fiume Tigri”.

“L’antica città – prosegue lo studioso – fu poi abbandonata in corrispondenza della cosiddetta ‘Caduta di Babilonia (1595 a.C.) da parte del sovrano Ittita Mursili. Tale porta, si è scoperto, era associata a un sistema di canalizzazione di acque reflue che portava i liquami dal centro della città a uno spazio esterno molto simile a un porto fluviale rivolto verso il fiume Tigri. Ed è stata proprio la supposizione, sostenuta anche dal ritrovamento di una panchina, della presenza di un porto ad avere incoraggiato la voglia di tornare a febbraio e studiare meglio ciò che abbiamo lasciato”.

La porta si apriva su un sistema di ingresso che prevedeva una scala diretta a una ampia terrazza soprelevata con annesso torrione, nonché un canale che faceva parte dell’intricata rete fognaria della città. In particolare, il canale era caratterizzato da un intrico di contrafforti interni e di tubazioni in terracotta che favorivano e velocizzavano il deflusso dei reflui. Alla sommità della scala si trovava un torrione e, all’interno dello spiazzale esterno, era posizionata una cisterna per la raccolta dell’acqua che in una fase successiva venne trasformata in fossa di scarico.

Negli spazi interni alla cinta muraria sono anche stati scoperti edifici legati alla lavorazione dei cereali e alla panificazione, oltre che dei forni che avevano anche la funzione di liquefare il bitume, fondamentale per l’impermeabilizzazione dei vasi e dei luoghi legati alla gestione dell’acqua.

“Straordinaria, inoltre, è stata la scoperta di un bagno con foro e latrina sottostante e di uno spazio sacro con altare e tombe dedicato al culto degli antenati attestato nei contemporanei testi in cuneiforme – ha sottolineato Laneri – e anche gli oggetti scoperti durante questa seconda campagna di scavo sono di fondamentale importanza perché, insieme con le forme ceramiche tipiche dell’epoca Paleobabilonese, sono stati trovati tre preziosi sigilli cilindrici con funzione amministrativa che presentano iconografie e iscrizioni tipiche di questa epoca”.

È stata la direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, Marina Paino, a ricordare come il Disum nutra particolare attenzione intorno a questo settore di ricerca di cui il dipartimento vanta da sempre studiosi di caratura internazionale. Chiara Franchini, vice ambasciatore italiano a Bagdad, ha a sua volta ribadito l’importanza della presenza in Mesopotamia dei ricercatori italiani perché questi hanno permesso di effettuare scoperte significative sulla storia di questa terra, utili al traguardo della istituzione di un Parco archeologico.

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Uno studio riscrive la storia, le donne preistoriche erano brave cacciatrici

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“L’uomo cacciatore con la lancia in mano, accompagnato dalla donna raccoglitrice con un bambino legato alla schiena e un cesto di semi da coltivare in mano era ciò che tutti erano abituati a vedere”, ha detto Cara Ocobock, professoressa assistente presso il Dipartimento di Antropologia e direttrice del Laboratorio di Energetica Umana dell’Università di Notre Dame.“Questo è l’idea sostenuta nei nostri musei di storia naturale”, ha continuato Ocobock, che molti anni dopo, divenuta antropologa, ha studiato la fisiologia e le testimonianze preistoriche e ha scoperto che molte di queste concezioni sulle prime donne e sui primi uomini non erano del tutto accurate.

La ricostruzione accettata dell’evoluzione umana presupponeva che i maschi fossero biologicamente superiori, ma questa interpretazione non raccontava tutta la storia. Basandosi su prove fisiologiche e archeologiche, Ocobock e la sua partner di ricerca, Sarah Lacy, antropologa esperta in archeologia biologica presso l’Università del Delaware, hanno condotto due studi che hanno mostrato che non solo le donne preistoriche si dedicavano alla pratica della caccia, ma che la loro anatomia e biologia le rendeva intrinsecamente più adatte a tale pratica.

“Piuttosto che considerarla un modo per cancellare o riscrivere la storia, i nostri studi cercano di correggere la storia che ha cancellato le donne da essa”, ha dichiarato Ocobock. Nel loro studio fisiologico, le due ricercatrici hanno spiegato che le femmine preistoriche erano in grado di svolgere l’arduo compito fisico di cacciare una preda, anche per periodi di tempo prolungati.

“Da un punto di vista metabolico – ha spiegato Ocobock – il corpo femminile è più adatto all’attività di resistenza, che era fondamentale nella caccia preistorica per portare gli animali allo stremo prima di arrivare all’uccisione”. Due fattori che contribuiscono al miglioramento del metabolismo: gli estrogeni e l’adiponectina, che sono ormoni tipicamente presenti in quantità maggiori nell’organismo femminile, rispetto a quello maschile.Questi due ormoni svolgono un ruolo fondamentale nel consentire all’organismo femminile di modulare il glucosio e il grasso, una funzione fondamentale per le prestazioni atletiche. Gli estrogeni, in particolare, aiutano a regolare il metabolismo, incoraggiando l’organismo a utilizzare i grassi immagazzinati come energia prima di consumare le riserve di carboidrati.

“Poiché i grassi contengono più calorie dei carboidrati vengono smaltiti più lentamente e questo può ritardare il processo di affaticamento – ha affermato Ocobock -. Gli estrogeni, inoltre, proteggono le cellule del corpo dai danni provocati dall’esposizione al calore dovuta a un’attività fisica estrema”.“L’estrogeno è davvero l’eroe non celebrato della vita. È così importante per la salute cardiovascolare e metabolica, per lo sviluppo del cervello e per il recupero delle lesioni. L’adiponectina – ha spiegato – amplifica anche lo smaltimento dei grassi, risparmiando i carboidrati e le proteine e consentendo all’organismo di mantenere la rotta durante periodi prolungati, soprattutto su grandi distanze”.

“In questo modo è in grado di proteggere i muscoli dalla rottura e mantenerli nelle migliori condizioni per un esercizio fisico prolungato”, ha precisato la professoressa. La struttura stessa del corpo femminile è un altro elemento che Ocobock e Lacy hanno trovato vantaggioso in termini di resistenza ed efficacia per i cacciatori preistorici.“Con la struttura dell’anca femminile tipicamente più ampia, le donne sono in grado di ruotare le anche allungando i passi – ha sottolineato Ocobock -. Più passi lunghi si possono fare, più si risparmia dal punto di vista metabolico e più si percorre una strada in minor tempo. Se si guarda alla fisiologia umana in questo modo, si può pensare alle donne come ai maratoneti e agli uomini come ai sollevatori di potenza”.

Diversi reperti archeologici indicano che le donne preistoriche non solo riportavano ferite durante la pericolosa attività di caccia, ma che era un’attività tenuta in alta considerazione e apprezzata da loro. “Abbiamo costruito la caccia neandertaliana come uno stile di caccia ravvicinato e personale, il che significa che i cacciatori dovevano spesso mettersi sotto la preda per ucciderla; per questo motivo, quando esaminiamo i loro reperti fossili troviamo che sia i maschi che le femmine presentano le stesse ferite”, ha spiegato Ocobock.“Quindi entrambi partecipavano alla caccia da appostamento di animali di grossa taglia”.

In secondo luogo, Ocobock ha sottolineato l’esistenza di prove di cacciatrici precoci nel periodo dell’Olocene in Perù, dove le donne sono state sepolte con armi da caccia.“Non si viene sepolti con qualcosa se non è importante e se non è qualcosa che veniva usato spesso in vita –  ha osservato l’antropologa -. Inoltre, non abbiamo motivo di credere che le donne preistoriche abbandonassero la caccia durante la gravidanza, l’allattamento o il trasporto di bambini, né vediamo nel passato alcuna indicazione dell’esistenza di una rigida divisione sessuale del lavoro. Il punto fondamentale è che la caccia apparteneva a tutti, non solo ai maschi, soprattutto nelle società preistoriche in cui la sopravvivenza era un’attività che richiedeva tutte le mani”.

“Non erano abbastanza le persone che vivevano in gruppo per essere specializzate in compiti diversi: tutti dovevano essere generalisti per sopravvivere”, ha precisato Ocobock che ha aggiunto: “Questa rivelazione è particolarmente importante nell’attuale momento politico della nostra società, in cui sesso e genere sono sotto i riflettori. L’intento della ricerca è quello di cambiare le idee relative all’inferiorità fisica femminile, che sono state diffuse per così tanto tempo. Dobbiamo abbattere questi pregiudizi e, in senso più ampio, non valutare le capacità di una persona in base al sesso o al genere”, ha concluso Ocobock.

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Iraq: nasce il nuovo Parco Archeologico di Ninive

iraq nasce il nuovo parco archeologico di ninive

iraq nasce il nuovo parco archeologico di niniveL’Ambasciatore d’Italia a Baghdad, Maurizio Greganti, ha presieduto la cerimonia di inaugurazione del Parco Archeologico di Ninive, il primo Parco Archeologico dell’Iraq federale. Alla cerimonia erano presenti Adnan Ibrahim, Consigliere del Presidente della Repubblica, Najim Al Jubouri, Governatore di Ninive, Abdelsitar Habo, Sindaco di Mosul e Nicolò Marchetti dell’Università di Bologna, Direttore della Spedizione Archeologica Iracheno-Italiana a cui si deve la realizzazione del Parco.

L’Ambasciatore Greganti ha espresso “profonda ammirazione per il tenace impegno e il lavoro instancabile che hanno portato a questo traguardo straordinario; un traguardo che assume un significato ancora più profondo in Iraq, terra dall’eredità culturale millenaria che, grazie all’opera della Spedizione Archeologica Iracheno-Italiana, segna un fondamentale passo nella ricostruzione e nella rinascita del paese dopo che il sito era stato devastato durante l’avanzata dei terroristi di Daesh”.

Greganti ha sottolineato la propria soddisfazione per il livello di sinergia dimostrata dal team italo-iracheno guidato dal Professor Marchetti e dal dottor Heireddin Nasser, che ha liberato il sito dalle macerie lasciate dai terroristi, restaurato i monumenti noti e realizzato la scoperta di nuovi reperti di straordinaria importanza. Grazie alla loro eccezionale professionalità è ora di nuovo possibile ammirare testimonianze uniche del passato, che contribuiranno in modo significativo alla crescita e allo sviluppo dell’intera regione. Questa cooperazione rappresenta inoltre un tangibile segno dell’impegno costante dell’Italia nella custodia del patrimonio archeologico iracheno.