Avviso pubblico per la promozione della fotografia italiana all’estero

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ministero dekla cultura image 321x223La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ha lanciato un avviso pubblico rivolto esclusivamente alla Rete Diplomatico-Consolare e degli Istituti Italiani di Cultura del Ministero degli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale al fine di finanziare proposte progettuali per manifestazioni culturali ed espositive legate alla promozione della fotografia italiana all’estero in ottemperanza alle linee del Piano strategico di sviluppo della fotografia in Italia e all’estero per il triennio 2024-2026, elaborato dalla stessa Direzione Generale Creatività Contemporanea. Le risorse assegnate per questo Avviso ammontano complessivamente a 600.000 euro. Lo scopo del progetto è incentivare la conoscenza della fotografia italiana, dei suoi maestri, dei suoi talenti e della sua storia recente a livello internazionale, in linea con gli obiettivi strategici connessi con le funzioni e i compiti istituzionali della DGCC relativi alla promozione della cultura visiva contemporanea italiana all’estero in sinergia con il MAECI. Gli obiettivi principali che l’avviso pubblico intende raggiungere sono: promuovere la fotografia italiana all’estero (le tematiche, gli autori, i curatori e i critici del settore); valorizzare il ruolo della rete diplomatico-consolare italiana e degli Istituti Italiani di Cultura quali dispositivi privilegiati della Diplomazia culturale tra l’Italia e il paese in cui sono ospiti stimolando interlocuzioni anche con importanti istituzioni culturali locali; favorire la costruzione di reti operative tra la rete diplomatico-consolare italiana e degli Istituti Italiani di Cultura, e gli enti culturali italiani (musei, centri d’arte, fondazioni) anche allo scopo di promuovere tali istituzioni; promuovere buone pratiche nello sviluppo di progettazione di eventi culturali; promuovere l’immaginario italiano e la creatività nazionale nell’ambito della fotografia anche al fine di migliorare l’attrattività del territorio, dei talenti e delle eccellenze italiani nel contesto internazionale.




Trentini nel Mondo: in Argentina un corso di scultura in legno per gli italo-discendenti

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associazione trentini nel mondo logoL’Associazione Trentini nel Mondo rende nota l’apertura di un bando per un corso di scultura in legno rivolto agli italo-discendenti: ci si può iscrivere fino all’8 settembre. Il corso prevede una fase online tra settembre e ottobre 2024, per un periodo di sei settimane, ma è prevista anche la possibilità di frequentare in forma presenziale un laboratorio pratico, con sede in Argentina, in una delle seguenti tre città: Villa Regina (Río Negro), Resistencia (Chaco), Avellaneda (Santa Fé).




Sarajevo, al via la costruzione del Museo “Ars Aevi”

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sarajevo al via la costruzione del museo ars aeviCon la simbolica consegna del permesso di costruzione da parte del Sindaco della Municipalità di Novo Sarajevo, Hasan Tanović, ha avuto inizio la fase esecutiva del progetto di realizzazione del Museo di arte contemporanea “Ars Aevi”. L’evento è stato organizzato dalla Città e dal Cantone di Sarajevo in collaborazione con la locale Delegazione Europea, con l’UNESCO e con l’Ambasciata d’Italia, a conferma dell’importante ruolo svolto dall’Italia nel rilanciare e nel rimettere in moto un progetto di immenso valore artistico.

Disegnato dall’architetto Renzo Piano in qualità di “Goodwill Ambassador” dell’UNESCO, il progetto museale Ars Aevi (in latino “arte dell’epoca”, ma anche parziale anagramma della parola Sarajevo) era stato concepito per offrire una moderna sede espositiva alle opere d’arte dell’omonima collezione. Si tratta di circa 150 pezzi donati a Sarajevo già durante i duri anni dell’assedio da prestigiosi artisti internazionali (tra i quali Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Marina Abramovic, Joseph Kosuth, Maja Bajevic e molti altri) in una suggestiva gara di solidarietà che voleva favorire la rinascita civile, etica e culturale della città.

Attualmente le opere della collezione sono in prevalenza esposte presso la Vijećnica, sede della Municipalità ed ex Biblioteca Nazionale. L’Italia ha sempre espresso un profilato impegno verso il progetto e, dopo la firma del Protocollo d’intesa nel novembre 2021 tra la Città e il Cantone, ha finanziato – tramite interventi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) – lo studio di progettazione esecutiva dell’edificio museale, snodo fondamentale per la cantierizzazione dell’opera. Realizzato dalla società di architettura “NonStop” in stretto coordinamento con la Renzo Piano Building Workshop, lo studio è stato presentato nell’ottobre dello scorso anno in occasione della seconda Conferenza “A vision becomes reality”, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con la stessa AICS. In tale circostanza era stato anche lanciato – a cura di UNESCO – un fondo fiduciario multi-donatori allo scopo di favorire la raccolta delle risorse necessarie alla realizzazione dell’edificio museale e alla manutenzione delle opere della collezione.

All’evento, che ha virtualmente dato il via ai lavori di costruzione del museo, sono intervenuti, tra gli altri, il Primo Ministro del Cantone di Sarajevo, Nihad Uk, la Sindaca di Sarajevo, Benjamina Karić, il Sindaco della Municipalità di Novo Sarajevo, Hasan Tanović, il Capo della Delegazione Europea, Ambasciatore Johann Sattler, l’Ambasciatore d’Italia in Bosnia Erzegovina, Marco Di Ruzza, il Rappresentante UNESCO per la Bosnia Erzegovina, Sinisa Šešum, lo storico fondatore della collezione, Enver Hadžiomerspahić e la Direttrice del sistema museale della città Senka Ibrišimbegović. Dai rispettivi discorsi è emerso chiaramente come l’ottimo gioco di squadra tra le Autorità locali e la comunità internazionale sia stato determinante nel favorire il rapido avanzamento del progetto.

La cerimonia ha visto la consegna ufficiale del permesso a costruire da parte del Sindaco Tanović al Primo Ministro Uk, il cui governo cantonale è formalmente responsabile per la commissione dell’opera. Subito prima, veniva issata dinanzi al terreno una bandiera con il logo del museo, individuato ormai da tempo e contraddistinto da uno schieramento di vessilli colorati a segnalare i confini della futura struttura. Infine, a conclusione degli interventi, le autorità locali, assieme all’Amb. Di Ruzza, all’Amb. Sattler e al Direttore Šešum hanno simbolicamente firmato la prima pietra che verrà utilizzata nella costruzione dell’edificio.

“È per me una grande emozione presenziare a questo evento, che rappresenta il coronamento dell’intenso lavoro da noi svolto insieme alle Autorità locali e ai partner della comunità internazionale, specialmente Unione Europea ed UNESCO, per rivitalizzare il progetto Ars Aevi quando ormai sembrava privo di sbocchi”, ha dichiarato l’Ambasciatore Di Ruzza, sottolineando anche la forte componente idealistica che ha ispirato l’azione dell’Italia nel continuare a credere ad un’iniziativa non solo di grande pregio artistico ma concepita anche con evidenti finalità di riconciliazione dopo gli anni tragici della guerra.

“Solo un mese fa – così ancora Di Ruzza – abbiamo celebrato il ventennale della riapertura del Ponte Vecchio di Mostar, con l’Italia tra gli ospiti d’onore in quanto fu il primo Paese donatore per i lavori di ricostruzione. Oggi diamo il via al percorso che trasformerà il sogno Ars Aevi in realtà. Tutto ciò testimonia come la diplomazia culturale italiana sia un importante strumento a sostegno della pacificazione e della stabilità nei Balcani, in piena coerenza con l’azione che l’Italia svolge a favore delle prospettive di integrazione europea della Bosnia Erzegovina e dell’intera regione. Auspichiamo che Ars Aevi diventi uno spazio museale aperto, dinamico ed inclusivo, e il simbolo di una Bosnia Erzegovina cosmopolita, multietnica e stabilmente proiettata verso la casa comune europea”.




Tre progetti italiani a Montreal per la 25° edizione del Festival MUTEK

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19mutekDal 20 al 25 agosto, l’Istituto Italiano di Cultura di Montreal, in Canada, presenterà tre progetti di artisti italiani nel corso della 25° edizione di MUTEK, Festival Internazionale della Creatività Digitale e della Musica Elettronica.
I tre progetti sono i seguenti:
EXPÉRIENCE 3
Giovedì, 22 agosto, 17-00.
Esplanade Tranquille du Quartier des spectacles.
Piezo offre una performance dal vivo mai vista prima, su territori sonori con la sua caratteristica miscela di ritmi percussivi frenetici e colpi di scena melodici inaspettati. Traendo ispirazione dalle sue esperienze a Milano e dalla cultura del sound system di Bristol, il suo set evidenzia una fusione unica di profondità culturale e sound design innovativo.
Luca Mucci, conosciuto con il nome d’arte Piezo, è un DJ, produttore e artista del suono. La sua musica è caratterizzata da un approccio futuristico e da un uso creativo di suoni sintetici, tra cui break, ritmi garage, techno, percussioni industriali ed energiche. Il viaggio di Piezo nel mondo della produzione è iniziato nella sua città natale, Milano, ma la sua pratica è stata significativamente plasmata dal periodo trascorso a Bristol, dove si è immerso nella leggendaria cultura del sound system della città.
A/VISIONS 2
Sabato, 24 agosto, 19.00.
Théatre Maisonneuve de la Place des Arts.
F E M I N A è una performance audiovisiva di Riccardo Giovinetto, che mescola composizioni elettroniche, madrigali polifonici e immagini rinascimentali. Questa performance decostruisce e ridefinisce la grazia, fondendo campioni vocali manipolati con suoni elettronici scolpiti. Vivi il viaggio dell’intelligenza artificiale attraverso il concetto di grazia, con un’esperienza visiva e sonora unica e coinvolgente.
Riccardo Giovinetto è un artista visivo e multimediale, fisico, compositore e professore universitario italiano. Il suo lavoro comprende performance audiovisive, installazioni e composizioni orchestrali. L’approccio innovativo di Giovinetto è evidente nel suo progetto solista, F E M I N A, presentato per la prima volta all’Ars Electronica Festival 2023 e successivamente al L.E.V. Matadero di Madrid.
NOCTURNE 6
Domenica, 25 agosto, 22.30.
Société des arts technologiques [SAT].
Il produttore italiano Andrea crea un universo sonoro mescolando elettronica, IDM e breakbeat anni ’90. La sua performance si distingue per melodie emotive, suoni astratti e complessi strati di percussioni e strati atmosferici, che oscillano tra vibrazioni sperimentali e ritmi adatti alla pista da ballo, fondendo ritmo intenso e atmosfera eterea.
Originario di Torino, Andrea trae ispirazione dalla sua città natale nelle sue composizioni, attraverso ogni ritmo e melodia. Il suo gusto eclettico per la musica, sviluppato durante la sua infanzia grazie ad una collezione di vinili di generi diversi come new wave, post-punk, reggae e dub, nutre il suo approccio innovativo alla produzione. La sua musica è una miscela sofisticata di IDM, breakbeat anni ’90, con incursioni nella techno industriale, house, bass e dubstep, sviluppate nel corso degli anni.
Fondato nel 2000, MUTEK si dedica alla presentazione di musica elettronica dal vivo e performance audiovisive in tempo reale, rendendolo una delle poche vetrine in Nord America per tali innovazioni. Dopo 20 anni di esistenza, il mandato pionieristico del festival è maturato e rimane il suo impegno nei confronti delle continue mutazioni e variazioni della creatività digitale contemporanea, con occhi e orecchie sempre puntati sul futuro. (aise




Un’idea messicana in gara per la Capitale italiana dell’arte contemporanea

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pecciolifotovertUna passerella d’arte contemporanea per Peccioli, comune della provincia di Pisa, in Toscana, vincitore del premio Il Borgo dei Borghi 2024.

Il nome dell’infrastruttura, Universo espanso 9, richiama la saga di Guerre Stellari, non solo per il titolo dato al progetto dall’artista che l’ha pensata, il messicano Raymundo Sesma, ma anche per il percorso del collegamento, in parte aderente al versante collinare e in parte sospesa.

Il modello dell’avveniristica è ancora esposto in una delle sale dell’istituto italiano di cultura a New York e i pecciolesi che sono stati negli Usa —in più gruppi fino a maggio— per visitare la mostra Trash to Beauty, letteralmente “Dal rifiuto alla bellezza”, dedicata al centro urbano che ha rivoluzionato il concetto di rifiuto trasformandolo in bellezza, lo hanno visto, anche se riprodotto in un modello di piccole dimensioni.

Nel frattempo a Peccioli vanno avanti i lavori del cantiere aperto un anno fa per realizzare le opere necessarie all’installazione. Sarà un collegamento con la Endless Sunset di Patrick Tuttofuoco, diventata una delle immagini più popolari del Borgo dei Borghi. E sarà realizzata in due lotti funzionali, per un costo totale di circa 11 milioni di euro.

Il primo lotto prevede di collegarsi fino a via Leonardo da Vinci. Con il secondo lotto la parte finale della passerella, pedonale sospesa, arriverà a viale Gramsci, all’area dove si trovano i principali servizi pubblici. Il collegamento fa parte del progetto con cui Peccioli concorre per il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea edizione 2026, istituito per la prima volta quest’anno dal ministero della Cultura.

L’intervento è stato progettato per Belvedere —la società nata nel 1997, su iniziativa del Comune, dalla necessità di mettere in sicurezza una discarica non gestita nella frazione di Legoli che raccoglieva i rifiuti di sei centri abitati della zona— da un raggruppamento di progettisti con capogruppo l’architetto Nico Panizzi, dello studio Heliopolis 21.

«I lavori della terza passerella sono in corso —conferma il sindaco Renzo Macelloni— e le opere che servono per preparare il terreno che accoglierà il progetto di Sesma stanno procedendo. Presenteremo nel dettaglio l’iniziativa nei prossimi mesi, anche se molti cittadini hanno già visto il modello realizzato dall’artista quando siamo stati a New York. Si tratta di un collegamento importante tra il centro storico e La Fila, sarà anche un modo per attirare i turisti che stanno venendo sempre più numerosi nel nostro comune».

Raymundo Sesma «ha utilizzato tutti quegli elementi che nel suo lavoro definiscono e includono il paesaggio e il territorio, da qui parte la scelta cromatica del grigio e del bianco, omaggio all’architettura delle chiese romaniche toscane, al quale aggiungerà alcune punte di giallo muschio, colore presente sui tetti delle case del borgo antico».

Universo Espanso 9 si svilupperà per strati, con un primo disegno geometrico bianco e nero, dove l’artista ridisegna l’immagine portante dell’architettura, evidenziando così le forme e il disegno spaziale, che ci ricorda l’immagine di un ponte torre.

«Successivamente i colori e le piastrelle definiranno la stesura dei grigi che creeranno i pieni e i vuoti, veri o simulati. La loro composizione sottolinea e implode gli angoli architettonici che si congiungeranno, infine, al giallo muschio del paesaggio circostante», spiegano i progettisti.

Questo articolo di Sabrina Chiellini è stato pubblicato sul quotidiano Il Tirreno dell’11 agosto 2024 con il titolo Altra passerella artistica in fase di decollo a Peccioli. Foto: vtrend.it

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Messico. Oggi l’inaugurazione della mostra di Francesco Pedrini

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pedrinivertIl progetto di residenza per artisti contemporanei “Lingue sorelle”, coprodotto da Error, dall’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico (Iic) e dall’Ambasciata d’Italia in Messico, è in corso dal 2022.

L’iniziativa mira a creare un’opportunità di mobilità che favorisca la ricerca nel contesto di Città del Messico, la produzione di un nuovo corpo di lavoro da parte dell’artista residente e lo sviluppo di una rete di relazioni con la scena contemporanea della metropoli latinoamericana.

In questa occasione, martedì 13 agosto alle 18 presso la sede dell’Iic nel quartiere Coyoacán, Francesco Pedrini, formatosi all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo e con un master all’Università Iuav di Venezia, presenterà il suo “Discorso intorno al vento”, in cui esplora la relazione tra il cielo e la brezza, utilizzando simboli e oggetti che rivelano l’invisibile.

Nel corso dell’evento di apertura è in programma, inoltre, una conversazione con l’artista Felipe Cura, che arricchirà la serata con le sue riflessioni.

Francesco Pedrini (Bergamo, 1973) è direttore dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo dal 2021 ed ha esposto in numerosi spazi internazionali di rilievo. Il confronto con il cielo è il centro della sua ricerca e, nonostante abbia un approccio multidisciplinare, predilige il disegno e il video. Le sue indagini si concentrano su argomenti come l’astronomia, i sistemi di visione, il vento e le pratiche che attraversano i paesaggi.

Foto: YouTube Alberto Nacci – Ajp Studios / Istituto Italiano di Cultura

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Colombia, la mostra sul cartografo ed esploratore Codazzi

colombia mostra cartografo esploratore codazzi credits julian berroteran

colombia mostra cartografo esploratore codazzi credits julian berroteranÈ aperta fino a sabato 10 agosto l’esposizione “Codazzi: cartografías de un archivo global”, inaugurata lo scorso 31 maggio presso il Museo de Arquitectura Leopoldo Rother dell’Universidad Nacional de Colombia di Bogotà.

Grazie alla mostra, che è stata realizzata da docenti, ricercatori e specialisti dell’Università di Torino e dell’Universidad Nacional de Colombia  in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e con l’Istituto Italiano di Cultura di Bogotà, il pubblico colombiano ha potuto conoscere alcuni dei documenti e delle mappe più interessanti realizzati dall’esploratore e cartografo italiano Agostino Codazzi (Lugo, 1793 – Espíritu Santo, Colombia, 1859) durante le sue esplorazioni del territorio colombiano negli anni ’50 dell’Ottocento.

Codazzi, che lottò a fianco di Simon Bolivar per l’indipendenza delle colonie spagnole da Madrid, è considerato un eroe nazionale sia in Venezuela che in Colombia, dove portano il suo nome la città di Agustín Codazzi, nel dipartimento del Cesar, e l’Istituto geografico nazionale.

I materiali esposti nella mostra, conservati da 125 anni presso il Fondo Codazzi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, sono il frutto di un importante progetto di ricerca che ha consentito di digitalizzare parte dell’archivio del cartografo italiano: 2.500 documenti tra mappe, lettere, disegni e scritti personali che il giorno dell’inaugurazione dell’esposizione sono stati consegnati all’Archivo General de la Nación colombiano.

Nel 1850 il governo della Colombia, allora chiamata Nuova Granada, chiese a Codazzi di dirigere la Comisión Corogràfica, il maggiore e più significativo progetto scientifico sviluppato dal paese latinoamericano nel XIX secolo: l’esplorazione del territorio della nuova nazione, resasi indipendente dalla corona spagnola nel 1819, per realizzarne per la prima volta una mappa ufficiale, e per studiare le caratteristiche economiche, sociali, culturali e naturalistiche di ciascuna delle sue province. Le dieci spedizioni realizzate dalla Comisión Corogràfica dal 1850 al 1859 influenzarono profondamente il processo di costruzione dell’identità nazionale colombiana, ma molti dei materiali in mostra presso il Museo Rother, prodotti da Codazzi in nove anni di esplorazioni, fino ad oggi non erano mai stati esposti in Colombia.

“Codazzi: cartografías de un archivo global”, uno degli eventi celebrativi dell’anniversario dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Colombia, ha ottenuto ampia visibilità sulla stampa nazionale, con articoli su alcuni dei principali quotidiani colombiani come El Tiempo, ed è già stata richiesta da altre città del paese latinoamericano: a partire da fine settembre l’esposizione sarà visitabile presso la Universidad del Norte di Barranquilla.




Un viaggio nel mondo con gli emiliano-romagnoli all’estero attraverso il collage

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30ercollageDa Buenos Aires, Pergamino, Bariloche, Lima, Santiago, Bologna, Ferrara e persino da Johannesburg in Sudafrica si sono collegati i partecipanti al laboratorio guidato da due giovani emiliano-romagnoli nel mondo, Constanza Bianchini (Associazione E-R Valle de Aconcagua-Cile) e Magalí Pizarro (Associazione Dagli Appennini alle Ande-Argentina) organizzato in occasione del 2 luglio, giornata degli emiliano-romagnoli nel mondo. Il laboratorio è stato un viaggio in lingua italiana attraverso la regione e attraverso il mezzo creativo del collage.
La prima parte del viaggio, guidata da Magalí, consisteva in una contestualizzazione della regione attraverso dinamiche e interventi. I partecipanti hanno creato una nuvola di parole collegate all’Emilia-Romagna. Alcune più generali come gastronomia, musica, arte, teatri, motori, o alcune più specifiche come Pavarotti, anguilla, nettuno, ragù, piadina, sangiovese e concetti come accoglienza e famiglia.
All’attività si è unita Monica Valeri, dalla APT Servizi – Turismo Emilia-Romagna, spiegando come valorizzano la regione nel mondo, condividendo con tutti i video creati dall’Agenzia per promuovere la regione attraverso i suoi paesaggi, suoni e soprattutto il valore aggiunto di chi vive la terra e la racconta ai nuovi turisti, anche quelli delle radici. Inoltre, ha manifestato il loro interesse su iniziative come questo laboratorio e si è complimentata con tutti “ascoltare voi che dall’altra parte del mondo parlate l’italiano è un grande piacere, complimenti”.
Leticia Carpinelli, referente di Italea Emilia-Romagna, ha inviato un saluto via video raccontando su Italea spiegando sul programma che cerca di attrarre i discendenti di italiani interessati in scoprire i luoghi i le tradizioni delle loro origini, offrendo a loro i servizi che permettano fare questa esperienza memorabile. Ha commentato: “Stiamo lavorando soprattutto con i comuni per attivare gli eventi che abbiano che vedere con l’Anno del Turismo delle radici italiane nel mondo. Oltre a ricevere richieste di itinerari personalizzate, riceviamo richieste di ricerca genealogica e anche stiamo attivando laboratori permanenti su tutto il territorio”, manifestando la disposizione da Italea E-R su diffondere iniziative come questo laboratorio. Finalmente, ha aggiunto: “l’Emilia-Romagna vi aspetta e tutti i comuni che stanno lavorando sul Turismo delle Radici hanno voglia di ricevere a quelli che sono discendenti delle loro terre.”
Nella seconda parte è stata l’attività di collage, guidata da Constanza. Dopo un’introduzione alla tecnica a partire da esempi, si è fatta una revisione di cartoline antiche della regione nelle 4 stagioni. Finalmente, i partecipanti con materiali e riviste che avevano a casa, sono stati guidati per creare la loro cartolina, accompagnati con musica italiana in sottofondo. Su questa attività Constanza commenta che “era una sfida per diversi aspetti. Per la tecnica, che probabilmente era una novità per i partecipanti. Ma soprattutto, per l’integrazione di 2 variabili: un territorio specifico, l’Emilia-Romagna, in relazione alla temporalitá di 4 stagioni. I partecipanti mi hanno sorpreso molto creando collage bellissimi”.
Agustina Piraccini, collegata da Pergamino (Argentina), ha commentato riguardo al laboratorio: “sono molto felice di aver partecipato al corso di collage tenuto da Coni e Magali. È stato interessante conoscere le caratteristiche della regione Emilia-Romagna e poterle mettere in un collage. Non avevo mai fatto questa attività prima ed è stato molto divertente”.
Tutto può succedere – raccontano Magalí e Constanza – quando ci si collega dalla passione e l’amore per le nostre origini, così è stato per noi due che da oltreoceano abbiamo sentito di voler condividere con tutti l’amore per le radici attraverso un’attività diversa, con movimento, nonostante eravamo tutti dietro lo schermo l’energia era quella di chi si sposta alla ricerca di nuovi orizzonti e crea qualcosa di unico, in questo caso sotto forma di collage. (aise) 




Brasile. In mostra l’arte italiana dell’espresso

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25caffeLa passione tutta italiana dell’espresso è al centro di una doppia mostra in Brasile, a cura di Elisabetta Pisu, che racconta l’evoluzione nel tempo del design e della tecnologia degli oggetti per il caffè, legandosi alla storia dell’emigrazione italiana in Brasile che proprio nel 2024 celebra 150 anni.
60 fra macchine per uso domestico e da bar, set e tazzine da caffè sono in mostra nelle due tappe di “Passione italiana: l’arte dell’espresso” dall’1 ottobre 2024 al 4 febbraio 2025 al Museu do Café, museo del caffè di Santos, e dal 21 febbraio 2025 al 26 maggio 2025 al Museu da Imigração do Estado de São Paulo, museo dell’immigrazione dello Stato di San Paolo.
La mostra si sviluppa secondo due nuclei espositivi, che costruiscono una narrazione stratificata e ricca di sfumature della storia del caffè. Un percorso espositivo storico racconta l’evoluzione nel tempo delle innovazioni legate alle macchine e alle abitudini di consumo del caffè, guidata dall’ingegno dei creativi al servizio di una ricerca incessante nel corso del tempo, per innalzare la qualità della bevanda, migliorarne il sapore e l’aroma e ottimizzare i processi produttivi.
Oltre alla narrazione storica la mostra presenta una serie di approfondimenti tematici, che analizzano il vasto significato sociale della bevanda più bevuta al mondo attraverso i luoghi, i riti domestici e i designer che hanno maggiormente segnato le abitudini e l’immaginario collettivo, fra questi: i caffè storici in Italia; il bar e l’Italian way of life; l’evoluzione estetica della moka; la caffettiera napoletana e Riccardo Dalisi; il design di Aldo Rossi tra architettura e paesaggio domestico; Il rito del caffè a casa; Alessi: Tea & Coffee Piazza e Towers.
Particolare rilievo nella mostra “Passione italiana: l’arte dell’espresso” è data dal legame con la storia delle migrazioni italiane in Brasile – che vede la celebrazione dei 150 anni proprio nel 2024 – le quali sono all’origine di una penetrazione vasta e diffusa del caffè nel Paese sudamericano.
“La storia dell’industria brasiliana del caffè è indissolubilmente legata al fenomeno migratorio italiano in Brasile – spiega Domenico Fornara, console generale d’Italia San Paolo – il milione e mezzo di italiani che sbarcarono sul territorio brasiliano a partire dal 1870 lavorarono sopratutto nelle aziende produttrici di caffè ed è proprio grazie all’inestimabile rilevanza della manodopera italiana che il caffè, da simbolo nazionale tipicamente italiano, si è trasformato in un elemento che ha legato per sempre due popoli e due culture”.
L’Italia è il terzo importatore mondiale di caffè brasiliano, dopo Stati Uniti e Germania, dunque il caffè brasiliano è alla base della maggior parte delle miscele per espresso preparate ogni giorno dagli oltre mille torrefattori italiani, a testimonianza del forte legame tra il nostro Paese e il Brasile.
“La selezione di oggetti esposti parlano della creatività italiana e della spinta all’innovazione, che caratterizzano da sempre il design made in Italy – spiega la curatrice Elisabetta Pisu – ma ci dice anche molto altro, racconta degli italiani in Brasile, di come la cultura nostrana sia stata portatrice di nuove abitudini e abbia inaugurato oltre oceano un rito sociale, simbolo del nostro Paese. Insieme a questo la mostra mette in luce il forte legame tra Italia e Brasile, una relazione reciproca che ha investito pienamente il mondo imprenditoriale tanto quanto l’amore per il caffè espresso”.
Queste opere rappresentano l’evoluzione temporale della produzione e del consumo e svelano come nell’immaginario collettivo sia cresciuta l’importanza sociale di un gesto che oggi è indissolubilmente legato allo stile di vita italiano e ai nostri riti sociali.
Gli oggetti in mostra tracciano un percorso storico che abbraccia gli ultimi due secoli, includendo caffettiere nate dalla genialità di grandi designer e diventate vere e proprie icone di un’epoca, insieme a pezzi più recenti frutto delle innovazioni tecnologiche, che hanno trasformato radicalmente i processi produttivi, elevando al contempo gli standard qualitativi.
L’itinerario proposto nella mostra “Passione italiana: l’arte dell’espresso” si configura come un affascinante viaggio nel tempo, che racconta una ricerca incessante volta a perfezionare la tecnologia, l’ergonomia degli oggetti e l’esperienza di consumo di una delle bevande più apprezzate e diffuse al mondo.
La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a San Paolo e l’Instituto de Preservação e Difusão da História do Café e da Imigração.
GLI OGGETTI IN MOSTRA, DUE SECOLI DI INNOVAZIONE E DESIGN
L’esposizione presenta 60 oggetti, molti dei quali rari e pezzi unici, che portano le firme di alcuni dei più grandi artisti e maestri del design, sia italiani che internazionali, oltre che dei più prestigiosi brand del made in Italy. Questi capolavori dell’iconografia progettuale, frutto di un’approfondita rilettura creativa di forme e funzioni, hanno segnato un’epoca.
Fra questi pezzi non mancano opere iconiche come la caffettiera Oggetto banale di Alessandro Mendini, creata per la Biennale di Venezia del 1980 o le “torri” del servizio disegnato da Massimiliano Fuksas e Doriana Mandrelli per Alessi che, insieme a La Conica e La Cupola di Aldo Rossi, anch’esse prodotte da Alessi, segnano l’incontro tra architettura e design, riuscendo a trasformare il set per il caffè in una piazza in miniatura ed elevando l’oggetto domestico a una sorta di cattedrale.
Tra gli oggetti in esposizione ci sono alcune produzioni di Alessi, come la caffettiera espresso 9090 di Richard Sapper e la Pulcina di Michele De Lucchi, la Caffettiera Napoletana 90018 e i Prototipi di latta di Riccardo Dalisi. In mostra anche la serie di tazzine illy Art Collection, decorate da artisti contemporanei come la tazzina In Principio – Brasile di Sebastião Salgado, che ha fotografato momenti delle attività dei coltivatori di caffè.
L’esposizione evidenzia anche lo sviluppo tecnologico del settore con le macchine storiche da bar, provenienti dalla collezione del MUMAC, Museo della Macchina per Caffè di Cimbali Group, che ripercorrono l’evoluzione di un intero settore del made in Italy, da un punto di vista del design e della genialità ingegneristica che ha portato a un innalzamento degli standard qualitativi della bevanda.
Tra i modelli in esposizione la Snider Insuperabile, esemplare di macchina a colonna a vapore in stile liberty prodotta nel 1920, la Gaggia Tipo Spagna del 1952 con la rivoluzionaria invenzione della crema naturale e La Cimbali Brillante, tra le prime con gruppo erogatore a leva, realizzata sempre nello stesso anno, per l’erogazione del “cimbalino”, nome dato al caffè prodotto dalle macchine dell’azienda.
Inoltre, per le macchine da caffè espresso domestiche si citano il modello a leva prodotto da La Pavoni nel 2023, la ECF02 in stile anni ’50, progettata da Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti nel 2023 della Smeg e la Diva, disegnata da Andreas Seegatz, prodotta da Bugatti. (aise)




Giovanni Segantini in mostra a Bratislava

giovanni segantini in mostra a bratislava 1 credits©jana kristofovicova scaled

giovanni segantini in mostra a bratislava 1 credits©jana kristofovicova scaledÈ stata inaugurata lo scorso 18 giugno, al Castello di Bratislava, la prima esposizione in Slovacchia interamente dedicata a Giovanni Segantini. Organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava in collaborazione con il Museo Storico – Museo Nazionale Slovacco, la Galleria Civica G. Segantini del Comune di Arco e il Museo di Belle Arti di Budapest, la mostra offre al pubblico slovacco un’occasione unica per ammirare le opere di uno degli artisti italiani più famosi del secondo Ottocento.

All’inaugurazione hanno partecipato l’Ambasciatrice d’Italia in Slovacchia, Catherine Flumiani, l’Assessore alla Cultura del Comune di Arco, Guido Trebo, e la Responsabile della Galleria G. Segantini, Giancarla Tognoni. “Quest’iniziativa testimonia il nostro impegno congiunto per la promozione e la diffusione dell’arte e della cultura dei nostri territori”, ha dichiarato l’Assessore Trebo.

Giovanni Segantini è uno dei maggiori esponenti del divisionismo, ed è celebre anche per la profondità della sua visione artistica. Alessandra Sanniti, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, ha osservato: “La scelta di allontanarsi dalle tendenze accademiche predominanti della sua epoca per avvicinarsi alla vita quotidiana, alla natura e alla dimensione spirituale, ne fa un artista dalla sensibilità estremamente contemporanea”.

La mostra rappresenta uno degli eventi di punta del XVII Festival Italiano in Slovacchia “Dolce Vitaj” e rimarrà aperta fino al 22 settembre. “La sua realizzazione conferma l’impegno delle istituzioni italiane in Slovacchia a garantire un’offerta culturale di grande qualità ed a raggiungere un pubblico sempre più ampio”, ha sottolineato l’Ambasciatrice Flumiani.

Il Festival “Dolce Vitaj” è organizzato ogni anno dall’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Slovacchia e la Camera di Commercio Italo-Slovacca, con il sostegno di importanti partner locali e il patrocinio del Sindaco di Bratislava, Matuš Vallo.