L’Associazione Vicentini nel Mondo favorisce la partecipazione di 2 oriundi vicentini al corso sull’architettura palladiana:

facebook 66° corso sullarchitettura palladiana lassociazione vicentini nel mondo favorisce la partecipazione di 2 oriundi vicentiniimmagine3

facebook 66° corso sullarchitettura palladiana lassociazione vicentini nel mondo favorisce la partecipazione di 2 oriundi vicentiniimmagine3L’Associazione Vicentini nel Mondo favorirà la partecipazione di 2 oriundi vicentini tra i 22 e 45 anni al 66° Corso sull’architettura palladiana promosso dal Palladio Museum. Il corso , che per l’edizione 2024  ha come tema   “Palladio e l’acqua”, si terrà a Vicenza e nel Veneto dal  29 agosto al  4 settembre. Il corso è aperto a storici dell’architettura e dell’arte, architetti, ingegneri, e a tutte le persone interessate a conoscere l’opera di Palladio. L’Associazione Vicentini nel Mondo offre iscrizione gratuita al corso, alloggio gratuito,  contributo per le spese di viaggio.

La scheda di richiesta di partecipazione dovrà pervenire per mail alla segreteria dell’Associazione Vicentini nel Mondo (info@entevicentini.it), completa di tutta la documentazione richiesta, entro il 15 maggio 2024. Per tutti i dettagli sulle offerte, scheda di partecipazione e  programma del corso si veda www.entevicentini.it  (Inform)




A New York il “Magazzino Italian Art Museum”

screenshot

screenshot

Sabato 27 aprile si terrà a Magazzino Italian Art Museum una giornata di studi, aperta al pubblico e visibile in diretta on line (a questo link), su arte e femminismo nell’Italia degli anni Settanta e le sue attuali ripercussioni. Interverranno cinque importanti studiose italiane, autrici del volume Now We Have Seen: Women and Art in the Seventies in Italy, dedicato all’analisi delle molteplici tematiche riguardanti le tendenze artistiche, sociali e politiche degli anni Settanta, che ancora si riverberano oggi.
Il volume è frutto di un progetto di ricerca avviato nel 2022 dalla Biblioteca Hertziana, Istituto Max Planck per la storia dell’arte di Roma, con il sostegno dell’Italian Council, Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura Italiana con la curatela scientifica di Giorgia Gastaldon.
In collaborazione con queste istituzioni, Magazzino Italian Art offrirà al pubblico l’opportunità di ascoltare gli interventi delle studiose che hanno dato vita al volume: la curatrice Giorgia Gastaldon e le autrici dei saggi Silvia Bottinelli, Maria Bremer, Lara Conte e Raffaella Perna.
“Il titolo di questo fondamentale libro, che dà anche il titolo alla nostra giornata di studi, è tratto da una frase del Manifesto di Rivolta Femminile del 1970: “Abbiamo guardato per quattromila anni: adesso abbiamo visto!” Il passaggio dal verbo “guardare” al verbo “vedere” quale indicatore di una svolta dal passivo all’attivo, è la testimonianza della crescente autoconsapevolezza delle artiste dell’epoca e della loro richiesta di cambiamento”, spiega Filippo Fossati, direttore di Magazzino. “Durante il convegno verrà affrontato il tema dell’emancipazione femminile negli anni Settanta nel suo rapporto con le arti visive attraverso l’enucleazione di una serie di macrotemi, che porterà a una più ampia analisi critica e storica degli strumenti e dei paradigmi di questa stessa emancipazione”.
Sarà lo stesso direttore Fossati a introdurre i lavori, che si apriranno alle ore 11.30 e proseguiranno sino alle 17.00 con gli interventi delle relatrici: Giorgia Gastaldon, ricercatrice T.D. in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università dell’Insubria a Varese-Como, con “Weaving and Stitching: Female and Feminist Practices in Italian Abstract Art in the 1970s”; Silvia Bottinelli, professore associato e direttore del dipartimento di Visual and Material Studies presso la School of the Museum of Fine Arts della Tufts University, “Behind the Window in Postwar Italian Art: Reframing a Metaphor”; Maria Bremer, ricercatrice post-PhD presso la Ruhr-Universität di Bochum, “Recognition Across Time: “Herstories” in Exhibitions (1970s/2020s)”; Raffaella Perna, ricercatrice in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma, “Photobooks and Feminism in Italy in the 1970s”; e Lara Conte, professore associato in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università Roma Tre, “Sculpture Practices and Feminist Perspective, from the Historical Dimension to the Present: Genealogies and Reception”.
Sono previste sessioni di domanda e risposta alla fine della mattinata e del pomeriggio, con una pausa pranzo.
L’evento fa parte dell’omonimo progetto di ricerca sostenuto dall’Italian Council (2022), Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura Italiana.
“Weaving and Stitching: Female and Feminist Practices in Italian Abstract Art in the 1970s” di Giorgia Gastaldon
Durante gli anni Settanta, molte artiste, spinte anche da istanze femministe, rivalutarono quelle pratiche artigianali tradizionalmente considerate femminili, come il cucito, il ricamo e la tessitura, ponendole al centro di un rinascimento creativo in un periodo in cui si andava sviluppando una maggiore coscienza di genere. Come evidenziato da Rozsika Parker nel suo importante libro sul ricamo e la costruzione del femminile (1986), tali espressioni creative non furono storicamente recepite come arte, ma “solo come espressione dell’essere femminile”, e pertanto “considerate semplice artigianato”. In questa cornice, a un dato momento, l’impiego di tecniche appartenenti alla vita quotidiana femminile svolse la funzione di strumento espressivo e assunse un valore politico, in quanto veniva dato risalto a una pratica che altrimenti sarebbe rimasta emarginata. Questo si registrò soprattutto nel lavoro di alcune artiste astratte, sulle quali verterà il presente intervento. Prendendo in esame la ricerca di alcune artiste italiane attive sul territorio negli anni Settanta, come Carla Accardi, Renata Boero e Maria Lai, la studiosa Giorgia Gastaldon farà luce sulla possibilità che l’arte astratta abbia davvero rappresentato, per determinate artiste, uno spazio di maggiore agio e libertà creativa, data la sua intrinseca neutralità in quanto arte ripulita da tutti quegli elementi iconografici che nel tempo avevano celebrato una lunga serie di imprese maschili. Inoltre, l’appropriazione da parte di queste artiste delle pratiche tradizionali femminili dimostra la possibilità di stabilire una correlazione tra l’arte astratta e i processi di rivendicazione di genere, attingendo alla lunga e antica tradizione dell’esperienza femminile, rinnovata e reinterpretata alla luce delle esigenze più contemporanee.
“Behind the Window in Postwar Italian Art: Reframing a Metaphor” di Silvia Bottinelli
L’opera di Luciano Fabro Tre Nudi che scendono le scale (1988), in esposizione al Magazzino Italian Art, consiste di due lastre di marmo curve poste trasversalmente ad alcuni gradini, di fronte a una finestra. Come affermato dalla curatrice Carolyn Christov-Bakargiev, la scultura “rimanda all’esperienza del mondo esterno”. La presente analisi prenderà spunto dall’opera di Fabro con l’intento di aprire una finestra sull’arte italiana del dopoguerra, rivolgendo in particolare lo sguardo alla produzione femminista. La metafora della finestra di casa, dietro cui in genere si nasconde una donna, era già presente nel linguaggio critico di Anne Marie Sauzeau e nella cornice curatoriale di Lea Vergine negli anni Settanta. Le finestre compaiono anche nelle opere di Carla Accardi, Diana Bond, Chiara Diamantini e Cloti Ricciardi, tra le altre. Storicamente, sono state proprio le finestre a permettere le restrizioni sociali per le donne. Secondo la filosofa e attivista Silvia Federici, fin dal Cinquecento, le donne sono state costrette a limitare i loro contatti con la sfera pubblica per dedicarsi esclusivamente al proprio nucleo familiare: “Principalmente, era loro richiesto di fare dei mariti e delle case il centro delle loro attenzioni, motivo per cui non dovevano passare il tempo alla finestra o alla porta”. Nell’Ottocento, come osserva Frances Borzello, l’iconografia della donna alla finestra “sottolinea la sua posizione nella società, una posizione simile a quella di un uccello in gabbia”. Le finestre potrebbero così aver contribuito all’idea di trappola piuttosto che di esplorazione, rafforzando l’associazione con il controllo patriarcale. Partendo da teorie e studi precedenti, questa presentazione esaminerà le modalità con cui le artiste hanno integrato e decostruito l’iconografia della finestra in Italia negli anni Settanta e Ottanta, in un momento di crescente emancipazione e consapevolezza del secolare confinamento delle donne nella sfera domestica.
“Photobooks and Feminism in Italy in the 1970” di Raffaella Perna
In continuità con i temi affrontati nel workshop tenutosi alla Bibliotheca Hertziana di Roma nel giugno 2023, la presente trattazione proporrà una riflessione sui libri fotografici femministi pubblicati in Italia negli anni Settanta. Il termine “libro fotografico” si è diffuso ampiamente a partire dagli anni Duemila, grazie a un gran numero di pubblicazioni, festival, workshop, fiere, siti web e iniziative editoriali. Il termine, tuttavia, è stato spesso utilizzato per indicare, senza troppe distinzioni, un’ampia tipologia di testi contenenti fotografie, realizzati indifferentemente per scopi estetici, politici e sociali. Tale consuetudine ha generato un’uniformità fuorviante che, come ha osservato Elizabeth Shannon, “offusca le origini storiche, culturali e ideologiche dei singoli libri, pregiudicando la nostra capacità di valutare la natura e il valore del libro fotografico”. In ragione di ciò, analizzando la storia dei libri fotografici femministi pubblicati in Italia negli anni Settanta, nel corso di questo studio verranno esaminate non solo le forme materiali e simboliche di questi libri, ma anche i loro contesti di produzione e circolazione, l’itinerario delle fotografe e il loro rapporto con il neofemminismo italiano. Piuttosto che la prospettiva orizzontale ed enciclopedica adottata da molte e recenti pubblicazioni dedicate alla storia del libro fotografico e del libro d’artista, verrà proposta un’analisi circostanziata, a partire dal confronto con una selezione di libri fortemente esemplificativi della relazione tra fotografia, libro d’artista e politica femminista nel contesto culturale italiano degli anni Settanta. Si procederà ad analizzare alcuni libri fotografici che, pur appartenendo alle diverse tradizioni del documentario e della neoavanguardia, sono espressione delle istanze di profondo cambiamento sociale e culturale emerse con il femminismo. Perché, in questo periodo, così tante artiste e fotografe vicine al pensiero e alla pratica politica del femminismo scelgono come medium il libro? Quali sono i canali di produzione e diffusione di queste pubblicazioni e come vengono recepite nel contesto dell’arte, della fotografia e della militanza? Cosa si intende con l’espressione “libri fotografici femministi”? Quest’ultima definizione si riferisce solo ai testi pubblicati in stretta continuità con il Movimento delle donne, o è possibile ampliare il campo di indagine oltre il mero ambito dell’attivismo?
“Sculpture Practices and Feminist Perspective, from the Historical Dimension to the Present: Genealogies and Reception” di Lara Conte
L’analisi verterà sul tema della genealogia e sulle questioni legate alla ricezione, concentrandosi in particolare sulla ricerca riguardante alcune artiste menzionate in Now We Have Seen: Women and Art in 1970s Italy e su come questa ricerca sia al centro di un rinnovato interesse e scambio transgenerazionale che ci permette di soffermarci sul proficuo intreccio tra pensiero femminista, storia dell’arte, scrittura curatoriale e riflessione sull’archivio come pratica non lineare. Emblematica in tal senso è stata la mostra Io dico Io / I say I, che Lara Conte ha curato insieme a Cecilia Canziani e Paola Ugolini alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 2021. La mostra ha riunito più di cinquanta artiste italiane di diverse generazioni che in contesti storici e sociali differenti hanno portato avanti la loro “avventura di autenticità”, restituendo la loro prospettiva femminista attraverso una costellazione di visioni. A partire dal titolo, la mostra ha posto al centro della discussione una questione cruciale: come confrontarsi oggi con il pensiero di Carla Lonzi, pensatrice radicale e figura chiave del femminismo italiano degli anni Settanta, la prima a mettere in crisi l’idea di uguaglianza tra i sessi in favore dell’affermazione della differenza, nonché l’iniziatrice della pratica dell’“autocoscienza”. Partire da sé stessi come base di ogni relazione, riconoscimento e autenticità è tra le urgenze e i termini lonziani su cui la mostra Io dico io ha posto l’attenzione per indagare un’idea di soggettività capace di scardinare l’ordine simbolico determinato da uno sguardo dominante e presentarsi al mondo nella sua differenza, sgretolando il canone e l’egemonia delle sue narrazioni. In questa prospettiva, la riflessione sul rapporto tra arte e femminismo non rimane confinata all’indagine storiografica ma diventa possibilità di riflessione sul presente, sia nella dimensione dello studio e della ricerca, sia nella considerazione dell’arte delle donne operanti oggi in Italia.
“Recognition Across Time: “Herstories” in Exhibitions (1970s/2020s)” di Maria Bremer
Dal 1976 al 1978, una cooperativa di sole donne promosse dieci mostre per presentare le opere di diverse artiste in una galleria autogestita, con sede in una via intitolata al Beato Angelico, nel centro di Roma. Focalizzandosi esclusivamente sulla “presentazione, ricerca, raccolta e documentazione del lavoro delle donne, sia del passato che del presente, nel campo dell’arte visiva”, la cooperativa intendeva offrire una prospettiva storico-artistica di genere. Dopo la mostra inaugurale, in cui era stato presentato il dipinto Aurora dell’artista barocca Artemisia Gentileschi, le organizzatrici esposero le opere delle socie Suzanne Santoro e Carla Accardi, per poi passare a mostre retrospettive al fine di mettere in luce le donne artiste del passato, tra cui la futurista Regina Cassolo Bracchi e la pittrice del XVII secolo Elisabetta Sirani. Piuttosto che aderire alla tradizionale periodizzazione storica, questa programmazione ruotava intorno al riconoscimento delle donne artiste da parte di altre donne artiste attraverso le varie epoche, sfidando sia il predominio maschile nella storia dell’arte che la premessa di fondo della storicizzazione lineare. A sostegno di una più ampia rivalutazione delle mostre tutte al femminile emerse negli anni Settanta quale contributo concettuale alla storiografia dell’arte, il presente intervento si concentrerà sulla Cooperativa Beato Angelico per analizzare la messa in scena espositiva delle “storie al femminile”. Per cominciare, si approfondiranno le retrospettive organizzate dalla cooperativa negli anni Settanta, per poi passare a esaminare come le ex socie della cooperativa Suzanne Santoro e Stephanie Oursler siano state a loro volta riconsiderate dall’artista Constanze Ruhm nella sua recente mostra Come una pupilla al variare della luce [Like A pupil in the changing of light], Vienna, 2023. Quali sono le potenzialità di emancipazione di una storia dell’arte basata su risonanze tra posizioni a lungo sottovalutate? E per contro, cosa viene tralasciato da questo focus così selettivo e non lineare sulle donne, da parte delle donne? Come possiamo iniziare a studiare il “revisionismo storico-artistico” come “modalità di creazione del significato espositivo”, per usare un’espressione di Terry Smith? (aise) 




Shanghai, “Forum Nazionale sul Rinascimento”

shanghai forum nazionale sul rinascimento

shanghai forum nazionale sul rinascimentoL’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Shanghai e con la Facoltà di Studi Umanistici della Tongji University, ha presentato l’11a edizione del “Forum Nazionale sul Rinascimento”. Il Forum, tenutosi presso la Shanghai Library East nelle giornate del 13 e 14 aprile, ha proposto diversi seminari per orientare i ricercatori cinesi a uno studio più approfondito del Rinascimento.

I consessi rinascimentali, considerati spazi dedicati allo scambio di idee e alla diffusione delle nuove conoscenze per favorire la creazione di una rete di scambi socio-culturali, caratterizzarono un’epoca di grande fervore culturale nell’Europa del XV e XVI secolo.

Basandosi su tali premesse, il Forum ha promosso discussioni tra esperti e ricercatori al fine di approfondire la conoscenza del Rinascimento in un contesto interdisciplinare che ha abbracciato la filosofia, la politica e la storia rinascimentale europea fino alle correnti letterarie e artistiche dell’epoca.




Italia-Messico, sculture a Venezia e Roma per l’anniversario delle relazioni

carbajalvert

carbajalvertLo scultore Enrique Carbajal, meglio conosciuto come Sebastián, svelerà in questi giorni a Venezia e Roma due delle sue opere, donate in occasione del 150esimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Italia e Messico.

La prima cerimonia —durante la quale verrà presentata la scultura Espiga Naranja— avrà luogo oggi alle 16:45 (ora locale) presso la Venice International University, un centro di alta formazione e ricerca con sede presso l’isola di San Servolo, nella laguna di Venezia.

Saranno presenti l’ambasciatore del Messico in Italia, Carlos García de Alba, e il presidente dell’ateneo, ambasciatore Umberto Vattani.

A Roma, mercoledì 17 aprile alle 12, verrà ufficialmente consegnata al Circolo degli Esteri Caballito. Presente l’artista, interverranno l’ambasciatore García de Alba, il presidente del Circolo, Giuseppe Scognamiglio, e il direttore generale per la Diplomazia pubblica e culturale del MAECI, Alessandro De Pedys.

L’opera andrà ad arricchire la collezione del Circolo, una divisone della Collezione della Farnesina —ideata e realizzata dall’ambasciatore Vattani— della quale in questi giorni sono esposti circa 70 pezzi al Museo d’Arte Moderna di Città del Messico.

Sebastián, noto soprattutto per le sue opere monumentali d’acciaio o cemento sia in Messico che all’estero, è attivo anche nei campi del design architettonico, la pittura, l’oggettistica, l’arredamento, l’arte pubblica, la gioielleria, il costume teatrale, la scenografia e gli spettacoli multimediali.

Attualmente combina l’attività artistica con la ricerca e l’insegnamento presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico e l’Instituto Tecnológico de Monterrey, entrambi a Città del Messico.

puntodincontro.mx




Il mito della guerra di Troia riemerge con un maestoso salone decorato a Pompei

screenshot

screenshot
Screenshot

Un imponente salone da banchetto, dalle eleganti pareti nere, decorate con soggetti mitologici ispirati alla guerra di Troia, è uno degli ambienti recentemente portati alla luce durante le attività di scavo in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei e oggi completamente visibile in tutta la sua maestosità.
Un ambiente raffinato nel quale intrattenersi in momenti conviviali, tra banchetti e conversazioni, in cui si respirava l’alto tenore di vita testimoniato dall’ampiezza dello spazio, dalla presenza di affreschi e mosaici databili al III stile, dalla qualità artistica delle pitture e dalla scelta dei soggetti.
Il tema dominante sembra essere quello dell’eroismo, per le raffigurazioni di coppie di eroi e divinità della guerra di Troia, ma anche del fato e al tempo stesso della possibilità, sovente non afferrata, che l’uomo ha di poter cambiare il proprio destino.
Oltre a Elena e Paride, indicato in un’iscrizione greca tra le due figure con il suo altro nome “Alexandros”, appare sulle pareti del salone la figura di Cassandra, figlia di Priamo, in coppia con Apollo. Nella mitologia greca Cassandra era conosciuta per il suo dono di preveggenza e per il terribile destino che le impedisce di modificare il futuro. Nonostante la sua capacità di vedere oltre il presente, nessuno crede alle sue parole, a causa di una maledizione che Apollo le infligge per non essersi concessa a lui, e dunque non riuscirà a impedire i tragici eventi della guerra di Troia, che aveva predetto. Dopo essere stata stuprata durante la presa di Troia, finirà come schiava di Agamennone a Micene.
La presenza frequente di figure mitologiche nelle pitture di ambienti di soggiorno e conviviali delle case romane aveva proprio la funzione sociale di intrattenere gli ospiti e i commensali, fornendo spunti di conversazione e riflessione sull’esistenza.
“Pompei è davvero uno scrigno di tesori che non finisce mai di sorprenderci e di destare stupore perché, ogni volta che scaviamo, troviamo qualcosa di bello e di significativo”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Noi crediamo in questo unicum mondiale che rappresenta Pompei e per questo in legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi. Bisogna andare avanti nella tutela di questo importante sito ma anche nella sua valorizzazione”.
“Lo scavo nella Regio IX, progettato nell’ambito del Grande Progetto Pompei e portato avanti sotto la direzione Zuchtriegel, è la dimostrazione di quanto uno scavo ben fatto nella città vesuviana possa continuare ad accrescere la conoscenza di uno dei luoghi più importanti che ci sia pervenuto dall’antichità”, ha affermato il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Nuove e inedite pitture, nuovi dati sull’enorme cantiere che era Pompei al momento dell’eruzione, nuove scoperte sull’economia e sulle forme di produzione. Una messe straordinaria di dati che sta cambiando l’immagine codificata finora della città antica. Un plauso a tutta la squadra interdisciplinare che con passione e professionalità sta portando avanti le ricerche”.
“Le pareti erano nere per evitare che si vedesse il fumo delle lucerne sui muri. Qui ci si riuniva per banchettare dopo il tramonto, la luce tremolante delle lucerne faceva sì che le immagini sembrassero muoversi, specie dopo qualche bicchiere di buon vino campano”, ha spiegato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, solo apparentemente di carattere meramente amoroso. In realtà, parlano del rapporto tra individuo e destino: Cassandra che può vedere il futuro ma nessuno le crede, Apollo che si schiera con i troiani contro gli invasori greci, ma pur essendo un Dio non riesce ad assicurare la vittoria, Elena e Paride che con il loro amore politicamente scorretto sono la causa della guerra, o forse solo un pretesto, chi sa. Oggi, Elena e Paride siamo tutti noi: ogni giorno possiamo scegliere se curarci solo della nostra vita intima o di indagare come questa nostra vita si intrecci con la grande storia, pensando per esempio, oltre a guerre e politica, all’ambiente, ma anche al clima umano che stiamo creando nella nostra società, comunicando con gli altri dal vivo e sui social”.
Il salone misura circa 15 metri di lunghezza per 6 di larghezza e si apre in un cortile che sembra essere un disimpegno di servizio, a cielo aperto, con una lunga scala che porta al primo piano, priva di decorazione.
Sotto gli archi della scala è stato riscontrato un enorme cumulo di materiale di cantiere accantonato. Qualcuno aveva disegnato a carboncino sull’intonaco grezzo delle arcate del grande scalone, due coppie di gladiatori e quello che sembra un enorme fallo stilizzato.
L’attività di scavo nell’insula 10 della Regio IX è parte di un più ampio progetto di messa in sicurezza del fronte perimetrale tra l’area scavata e non, di miglioramento dell’assetto idrogeologico, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.
Lo scavo nell’area finora ha restituito due abitazioni collegate tra di loro, casa con panificio e fullonica (lavanderia), che prospettavano su via Nola e le cui facciate furono già portate alla luce alla fine del ‘800. Alle spalle di queste due case, stanno emergendo in questa fase di scavo sontuosi ambienti di soggiorno affrescati, anche in questo caso interessati al momento dell’eruzione da importanti interventi di ristrutturazione. (aise)




Washington. Artista italiana selezionata per la mostra “New Worlds: Women to Watch 2024”

9fenara

9fenaraC’è anche l‘italiana Irene Fenara tra i 28 artisti selezionati per la mostra “New Worlds: Women to Watch 2024”, che si terrà dal 14 aprile all’11 agosto nei rinnovati spazi del National Museum of Women in the Arts di Washington DC.
Gli artisti visionari reinventano il passato, presentano realtà alternative e ispirano il pubblico a creare futuri diversi. Negli ultimi anni, il nostro mondo è stato trasformato da una pandemia globale, dalla promozione della riforma sociale e dalla divisione politica. In che modo questi tempi straordinari hanno ispirato l’arte? Le opere dei 28 artisti presenti in “New Worlds” esplorano queste idee da prospettive che cambiano attraverso aree geografiche, punti di vista culturali e tempo.
“New Worlds” è la settima e più grande puntata della serie di mostre “Women to Watch” organizzate dal museo. Presentato ogni tre anni, “Women to Watch” è una collaborazione dinamica tra il museo e la sua rete di comitati di sensibilizzazione, che anche in questo caso hanno lavorato con i curatori nelle loro regioni per creare elenchi di artisti. Da questo elenco, i curatori del NMWA hanno selezionato gli artisti e le opere da esporre al museo nel 2024.
Espongono dunque a Washington, insieme a Irene Fenara, anche: Irina Kirchuk (Argentina), Saskia Jordá (Arizona), Aimée Papazian (Arkansas), Nicki Green (Northern California), April Banks (Southern California), Meryl McMaster (Canada), Francisca Rojas Pohlhammer (Cile), Ana María Hernando (Colorado), Randa Maroufi (Francia), Marianna Dixon Williams (Georgia), Sophia Pompéry (Germania), Mona Cliff (Greater Kansas City Area), Rajyashri Goody (India), Hannan Abu-Hussein (Israele), Ai Hasegawa (Giappone), Daniela Rivera (Massachusetts), SHAN Wallace (Mid-Atlantic Region), Alexis McGrigg (Mississippi), Eliza Naranjo Morse (New Mexico), Amanda Phingbodhipakkiya (New York), Migiwa Orimo (Ohio), Graciela Arias (Perù), Marina Vargas (Spagna), Arely Morales (Texas), Noémie Goudal (UK), Molly Vaughan (Washington) e Sarah Ortegon (Wyoming).
In occasione della mostra, Irene Fenara sarà ospite dell’Istituto Italiano di Cultura e dell’Ambasciata d’Italia a Washington, per una conversazione con la curatrice Victoria Reis, fondatrice di Transformer. L’incontro si terrà l’11 aprile alle ore 18 in Ambasciata: Fenara parlerà non solo della mostra “New Worlds: Women to Watch 2024”, ma racconterà anche il suo percorso artistico, i suoi più recenti lavori e la sua ricerca sull’osservazione meccanica, nonché il rapporto tra l’umanità e la tecnologia. (aise)




Tokyo, l’Ambasciata apre al pubblico la “Casa del Design Italiano”

tokyo lambasciata apre al pubblico la casa del design italiano

tokyo lambasciata apre al pubblico la casa del design italianoIn occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, l’Ambasciata d’Italia a Tokyo aprirà al pubblico il 15 aprile la “Casa del Design Italiano”, la prima esposizione permanente di design industriale italiano presso un’Ambasciata italiana all’estero. L’iniziativa, voluta dall’Ambasciatore Gianluigi Benedetti e curata dagli architetti Matteo Belfiore e Valentina Cannava (MB-AA), è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione del Disegno industriale (ADI) e col prezioso contributo di più di 20 aziende italiane.

L’esposizione, inaugurata lo scorso 12 marzo, è allestita negli spazi aperti della Cancelleria (ingresso, atrio e salone) ristrutturata nel 2005 con un progetto dell’architetto Gae Aulenti. La mostra include una selezione di oggetti e arredi iconici, alcuni dei quali insigniti del prestigioso premio Compasso d’Oro. L’allestimento è stato studiato per consentire di realizzare facilmente diverse configurazioni degli spazi adatti alle varie esigenze dell’Ambasciata.

Il primo spazio espositivo è dedicato al design dell’automotive e raccoglie componenti di design progettati per le quattro e due ruote. I totem espositivi, prodotti da Graniti Fiandre, sono rivestiti con le innovative lastre Maximum Uni Ice Active da 6mm ed ospitano il freno a disco Brembo Upgrade Gt Braking System, lo pneumatico Pirelli P-Zero (PZ4), il Cravattino Piaggio Vespa Primavera, il cerchione Oz Racing Rally Racing. L’ambiente attiguo contiene i lockers realizzati appositamente da Shukoh, un’azienda giapponese dall’animo italiano. Sono verniciati con il caratteristico Rosso Marrone RAL3011 che contraddistingue la facciata dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e richiama il colore delle raffinate lacche giapponesi. Trova posto e si colloca all’ingresso anche la celebre bici De Rosa.

L’atrio, che accoglie gli ospiti in un caldo ambiente di attesa, contiene  il mobile Flat di Cassina su cui poggiano il modello in scala della Ferrari Daytona SP3 e la iconica lampada Come Together di Artemide. La tenda modulare scorrevole realizzata da I-Mesh  chiude idealmente l’ambiente e segna il passaggio agli Uffici consolari. La poltrona Multichair di B-Line e la sedia Ginger di Poltrona Frau creano un piccolo angolo conversazione, completato dalla libreria Nuvola Rossa di Cassina e dai modelli in scala delle Automobili Lamborghini disegnate dal Centro Stile, della Maserati MC20 della Ducati Panigale V4.

Il Salone è uno spazio polifunzionale che grazie alla leggerezza degli arredi consente molteplici configurazioni e permette di tenere nella sala riunioni, conferenze stampa e seminari, ma anche attività di promozione e iniziative culturali. I tavoli Flipper di Unifor (Compasso d’Oro ADI 1998), le sedie Close di Quadrifoglio Group, il mobiletto Componibili di Kartell, il Touch Down Unit di Unifor, abbinato alla caffettiera Dedica di De Longhi, creano insieme un’area di lavoro attrezzata.

Sul lato opposto della sala, due angoli relax accolgono gli ospiti. Il primo, realizzato con il divano e le poltrone Intervista di Poltrona Frau, il tavolino D.555.1 di Molteni e la lampada Luminator di FontanaArte. Sullo sfondo, l’Arazzo Contemporaneo di I-Mesh. Il secondo, più informale, composto dalle poltrone Bardi Bowl Chair di Arper e Filinea di La Cividina, la lampada Arco di Flos (Compasso d’Oro ADI 2020) e la Libreria CF di Unifor.




“Pompei: la città immortale” all’Arlington Art Museum in Texas

2arlington

2arlingtonÈ giunta all’Arlington Art Museum in Texas la mostra “Pompeii: The Immortal City”, che prosegue così la sua circuitazione internazionale.
Ideata da Tempora in collaborazione con Civita, la mostra è basata su ricerche scientifiche del Parco Archeologico di Pompei, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e del Museo Galileo di Firenze e adattata dal Museo della Civiltà.
L’esposizione attinge alle più recenti ricerche archeologiche e scientifiche, presentando al pubblico oltre 120 manufatti. Questi oggetti creano una spettacolare installazione immersiva che permette di sentire lo spirito e la vita quotidiana del tempo, fino al momento della catastrofica eruzione vulcanica, quando la terra inizia a tremare, come avvenne nel lontano 79 d.C., sotto i piedi del visitatore e tutto crolla. Un’esperienza museale unica, ricca di scoperte ed emozioni!
La mostra, inaugurata ad Arlington il 30 marzo scorso, sarà esposta nella città statunitense, non lontano da Dallas, sino al 23 giugno. (aise)




Kosovo. Pristina, mostra “Carissimo Pinocchio: designer e grafici italiani ridisegnano il burattino più famoso del mondo”

carissimo pinocchio designer e grafici italiani ridisegnano il burattino piu famoso del mondo

carissimo pinocchio designer e grafici italiani ridisegnano il burattino piu famoso del mondoIn occasione dei 140 anni dalla prima edizione del libro di Carlo Collodi “Le avventure di Pinocchio – storia di un burattino”, il testo italiano più tradotto al mondo, arriva in Kosovo la mostra “Carissimo Pinocchio: designer e grafici italiani ridisegnano il burattino più famoso del mondo”. L’appuntamento è al “Prishtina Mall”, il più grande centro commerciale dei Balcani e del sud-est Europa, dove la mostra sarà visitabile gratuitamente dal 6 al 29 aprile 2024. Realizzata da “ADI Design Museum” a cura di Giulio Iacchetti con progetto espositivo di Matteo Vercelloni e progetto grafico di Federica Marziale Iadevaia, la tappa kosovara della mostra è frutto della collaborazione tra Ambasciata d’Italia a Pristina, Istituto Italiano di Cultura (IIC) e Agenzia ICE/ITA di Tirana competenti anche per il Kosovo, oltre che del “Prishtina Mall”.

La mostra è introdotta da una sezione storica, a cura di Marco Belpoliti, che accoglie il visitatore con copertine, disegni e illustrazioni storiche e si conclude con una selezione di disegni originali, tratti da uno degli ultimi lavori di Andrea Branzi, architetto, designer, teorico e protagonista indiscusso delle avanguardie radicali recentemente scomparso, al quale la mostra è dedicata. Cuore di “Carissimo Pinocchio” sono 62 progetti a opera di 31 designer e 31 grafici, appositamente realizzati per la mostra, espressione del sentire e del fare di tanti progettisti italiani: uno sguardo allargato, in grado di raccontare la capacità del design italiano di realizzare immagini e oggetti senza tempo, celebrando così il mito di Geppetto, “il primo designer italiano” secondo le parole del curatore Iacchetti.

L’inaugurazione della mostra a Pristina è in programma sabato 6 aprile alle ore 19.00, con la conduzione di Granit Miftari (RTV21) e gli interventi del Vice Ambasciatore italiano Ugo Ferrero, del Property Manager del “Prishtina Mall” Alvaro Costa e della Coordinatrice Generale di “ADI Design Museum” Maria Pina Poledda. Oltre all’illustrazione della mostra, è in programma una speciale lettura di “Pinocchio” per i più piccoli in lingua albanese, con giochi e premi.

“I 140 anni del libro di Collodi rappresentano l’occasione per festeggiare e celebrare un capolavoro della letteratura italiana, ma anche per sottolineare la multidisciplinarità del design che ha ispirato la figura di Pinocchio, quel design che è poi patrimonio di una ricchezza culturale capace di porre domande, e di fornire risposte, alle esigenze del quotidiano”, spiega l’Ambasciatore italiano in Kosovo Antonello De Riu.

La mostra “Carissimo Pinocchio” è stata esposta presso “ADI Design Museum” di Milano tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, totalizzando oltre 20mila visitatori. Grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’esibizione è partita per un tour internazionale di due anni che ha già toccato San Francisco e Skopje. Dopo la tappa di Pristina, la mostra farà tappa a Tirana e, successivamente, a Belgrado. Poi proseguirà il suo viaggio nel resto d’Europa, in Asia e in America. Al termine del tour itinerante, i 62 Pinocchi realizzati ad hoc verranno battuti in un’asta benefica.




Cina, Balletto del Teatro alla Scala conclude tournée

cina balletto del teatro alla scala conclude tournee

cina balletto del teatro alla scala conclude tourneeA cinque anni dal suo ultimo spettacolo in Cina, il Balletto del Teatro alla Scala di Milano è finalmente tornato in terra cinese per una attesissima tournée. Si è esibito a Hong Kong in tre diverse serate (15, 16 e 17 marzo) ne “Le Corsaire”, balletto in tre atti basato sul poema Il corsaro di Lord Byron (1814) e musicato da Adolphe Adam, nell’ambito del 52esimo Hong Kong Arts Festival. Dal 21 al 24 marzo, la compagnia scaligera è andata in scena, poi, al Grand Theatre di Shanghai con “Giselle”, un balletto romantico in due atti del 1841, ideato da Théophile Gautier a partire dall’opera De l’Allemagne di Heinrich Heine e musicato dallo stesso Adolphe Adam. L’Ambasciatore d’Italia a Pechino, Massimo Ambrosetti, ha assistito ai due spettacoli accompagnato, rispettivamente, dal Console Generale di Hong Kong, Carmelo Ficarra, e dal Console Generale di Shanghai, Tiziana D’Angelo.

Il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala è una delle più prestigiose compagnie di danza classica al mondo, con quasi 250 anni di storia alle spalle. La compagnia è anche uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese in ambito artistico e culturale, in quanto espressione d’eccellenza di una forma d’arte che affonda le sue radici nelle corti del Rinascimento italiano, eguagliando per importanza la pittura, la musica e la poesia. La tournée è stata anche l’occasione per promuovere ulteriormente il dialogo tra Italia e Cina, mettendo a frutto il linguaggio non verbale della danza che, con la sua insita espressività, si rende universale e, quindi, in grado di azzerare ogni distanza culturale. “Le arti coreutiche sono uno strumento ideale di comunicazione interculturale e, quindi, un eccellente strumento di diplomazia”, ha affermato l’Ambasciatore Ambrosetti. “Ritengo – ha aggiunto Ambrosetti – che questa tournée possa aiutare i nostri due Paesi a consolidare e rinnovare un dialogo che vede protagoniste due identità tanto eterogenee quanto complementari come l’Italia e la Cina”.