Grandi festival di Montréal: ora ci siamo anche noi!

italfest img 4423 cut

italfest img 4423 cutCon l’applauditissima esibizione del trio Lyrico nell’Esplanade Tranquille del Quartiere degli Spettacoli, si è conclusa la 29ma edizione dell’ItalfestMTL che quest’anno ha regalato al pubblico due momenti distinti: quello tradizionale nella Piccola Italia e negli altri arrondissement montrealesi, e la grande novità delle esibizioni in centro città.

Soddisfatto e contento dell’esito di questa edizione l’avv. Tony Sciascia, presidente del CNIC, l’organismo che insieme a numerosi partner e sponsor organizza l’ItalfestMTL

«Dopo due anni di assenza – ha affermato – tornare in presenza è stata tutta un’altra cosa. Ho potuto constatare la reazione della gente che “aspettava” questo festival, questo ritorno.

Devo dire che quest’anno è andata molto bene, non solamente durante la tre giorni nella Piccola Italia ma anche nei diversi quartieri di Montréal come LaSalle, Saint-Léonard, R.d.P. dove si sono tenuti le varie manifestazioni dell’ItalfestMTL.

Ma diciamo che il vero “trionfo” è stato nella Piccola Italia, con la grande partecipazione dei commercianti, degli sponsor e soprattutto degli artisti, non solo quelli italo-canadesi ma anche quelli francofoni. Se, infatti pensiamo al ‘Barbiere di Siviglia” il cast era tutto francofono, senza contare la sfilata di moda e tutti gli altri spettacoli.

Abbiamo dimostrato non solo il nostro talento ma anche l’integrazione della nostra comunità nella società del Québec. Abbiamo inserito – ha continuato Sciascia – il talento quebecchese nelle nostre attività. È una cosa che vado ripetendo da anni: la comunità italiana, che parla tre lingue, è la più integrata nel Québec.

Dunque – conclude il presidente del CNIC – sono molto soddisfatto. Poi, in questo ultimo fine settimana ci siamo ritrovati in centro città, nel quartiere degli spettacoli, a Place des Arts, dove si svolgono i grandi festival di livello internazionale. Ci sono voluti tanti anni ma finalmente … ce l’abbiamo fatta!»

dal Corriere Italiano




“Uffizi Self-portrait Masterpieces” a Shanghai

22uffizishanghai

22uffizishanghaiSi terrà dal 9 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 presso il Bund One Art Museum di Shanghai la mostra “Uffizi Self-portrait Masterpieces”, organizzata nell’ambito dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina 2022 dall’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale d’Italia a Shanghai in collaborazione col Bund One Art Museum e le Gallerie degli Uffizi.
“Uffizi Self-portrait Masterpieces” esporrà 50 opere rare e d’indubbio valore storico, databili fra i secoli XVI e XXI. Da Rinascimento e Barocco, passando per Neoclassicismo e Romanticismo, fino all’arte contemporanea, la mostra attraversa cinque secoli di storia dell’autoritratto espressa in varie forme realizzate da 50 tra i più grandi maestri della storia dell’arte: in primis Raffaello e poi Tiziano, Rembrandt, Rubens, Jacques Louis David, Ingres, Chagall, Morandi, Yayoi Kusama e Cai Guoqiang. I visitatori potranno così comprendere le idee e le tecniche individuali celate dietro ogni autoritratto, avendo così anche la possibilità di scoprire lo stato d’animo con cui gli artisti crearono i loro autoritratti.
I maggiori capolavori in mostra
Raffaello è stato un pittore italiano considerato uno dei tre grandi del Rinascimento, insieme a Leonardo e Michelangelo. In un breve arco temporale, ha creato una notevole quantità di opere, lasciando un enorme patrimonio artistico. L’Autoritratto di Raffaello (1506) è una delle opere più famose del genio italiano, esposto a Shanghai per la prima volta in occasione di questa mostra.
Tiziano Vecellio, pittore del Cadore, fu definito come “sole che splende tra piccole stelle” da un ammiratore dell’epoca e fu punto cardine della scuola veneziana del XVI secolo. Il suo uso dei colori non soltanto ha influenzato molte generazioni di artisti rinascimentali, ma l’intera arte occidentale.
Rembrandt Harmenszoon van Rijn è stato uno dei maggiori esponenti del Barocco e un pittore di spicco della scuola fiamminga del XVII secolo. Con un’opera omnia di oltre 600 pitture a olio, è considerato il più grande artista della pittura del Secolo d’oro olandese. Fra i suoi lavori, la produzione di autoritratti occupa una posizione di rilievo.
Diego Rodríguez de Silva y Velázquez è stato il più importante artista del Secolo d’oro della pittura spagnola e uno dei maestri indiscussi della pittura, influenzando profondamente l’estro dei suoi successori, come Goya, Manet, Picasso, Dali e Bacon. (aise)




L’Arte in fuga da Hitler: un probabile capolavoro di Picasso di tributo a Klee

immagini a confronto

l'occhio del serpenteCon il patrocinio di numerosi Enti, tra i quali il Consiglio Regionale delleMarche, i Club per l’Unesco di Firenze,Toscana, Arezzo; la Provincia di Arezzo, la Provincia di Pesaro e Urbino , l’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino, l’Associazione “I Figli della Shoah”, l’Enit  si è svolta a Piobbico nel Castello dei Brancaleoni la conferenza internazionale “L’Arte in fuga da Hitler”.

La furia della censura nazista sfociò con la mostra “Arte degenerata” nel 1937, nella quale furono esposte gran parte delle opere di tutti gli artisti contrari al regime. A portare i saluti il Presidente della Provincia Giuseppe Paolini.

Questo incontro di Piobbico – è emerso – ha rappresentato un momento importante per riflettere non solo sull’arte e gli artisti che sono stati tra i primi a risentire delle persecuzioni nazifasciste, ma anche per portare testimonianza e il ricordo di quei momenti tragici per l’intera umanità, come hanno voluto sostenere con la loro adesione anche la Comunità Ebraica di Ancona e l’Associazione “I Figli della Shoah”.

La prima parte dell’incontro ha visto come relatore il dottor Marco Renzi, di Sestino, autore di vari volumi sulle stragi nazifasciste del secondo conflitto mondiale in area appenninica, parlando della resistenza nel Montefeltro.

Resistenza ma anche una terra dove si nascosero e si salvarono capolavori dell’arte italiana. Nella seconda parte si è invece svolta la presentazione in prima mondiale di un’opera pittorica di grande fascino e simbolismo magnetico di un maestro del ‘900, bollato dal regime nazista.

E’ intervenuta la scrittrice ed esperta internazionale d’arte Annalisa Di Maria, considerata tra i massimi esperti di Leonardo Vinci, è stata presentata in prima mondiale un’opera pittorica che testimonia l’orrore nazista.

immagini a confrontoE’ seguito l’intervento del perito calligrafico forense Stefano Fortunati.

Le analisi scientifiche e gli studi multispettrali sono stati riportati dal dottor Andrea da Montefeltro, ricercatore e scultore con opere nei maggiori musei internazionali, che ha affrontato anche il grande studio simbolico presente nell’opera.

Il dipinto raffigurante il volto del dittatore nazista, costituisce una delle opere più interessanti di rappresentazione critica e sarcastica di Hitler, creato da uno dei più grandi maestri del ‘900.

Gli esperti ritengono possa trattarsi di un’opera di tributo dedicata all’artista Paul Klee, perseguitato e censurato dal regime nazista; dalle parole di Andrea da Montefeltro “l’autore dell’opera avrebbe infatti rappresentato nel dipinto Paul Klee nei panni di Hitler, inserendovi tutta una serie di oggetti e contenuti che erano vietati o non tollerati dal Furher, come la pipa, il rossetto rosso e il trucco in viso”.

hitler contro picassoL’arte ha sempre svolto un avamposto di critica nei diversi periodi storici, rappresentando dunque un campanello d’allarme qualora si manifestino situazioni di crisi sociale.

L’esperta d’arte Annalisa Di Maria, alla luce di tutti i risultati ottenuti, è concorde con gli altri esperti che l’opera possa non essere mai stata catalogata e dispersa, frutto di un dono personale compiuto da uno dei più grandi artisti del ‘900 a Paul Klee in seguito ad un loro incontro.

L’esperta catalogherebbe il dipinto forse alla mano di Pablo Picasso, perché molti elementi porterebbero a lui.

Dalle parole della Di Maria: “Ovviamente al momento non ci sono certezze che possa essere Pablo Picasso, essendo un’opera difficoltosa nello studio e nell’analisi si è rivelato anche un rifacimento del bordo esterno a causa probabilmente di usura; forse lì, poteva essere presente qualche testimonianza di una firma autografa. L’opera merita di essere conosciuta e studiata ancora e visionata da altri esperti per poterne apprezzare l’importanza.  

L’opera rappresenta una delle opere più importanti del ‘900 come critica al nazismo e come testimonianza del dissenso e portatrice di verità di quegli orrori compiuti da uno dei dittatori più sanguinari della storia. Solo un genio e un maestro dell’espressionismo con un profondo senso dell’ironia pungente poteva aver creato un dipinto di questo genere”.

img 20220808 wa0001La manifestazione è continuata all’insegna della memoria con la consegna di sculture come premio “La resistenza nell’Arte” all’A.N.PI., alla Comunità Ebraica di Ancona e alla associazione “I Figli della Shoah”, di cui la senatrice Liliana Segre è presidente onoraria, con i saluti portati dalla presidente Daniela Dana Tedeschi e dalla Vicepresidente Susanna Barki. Le opere sono state realizzate dall’artista “Premio mondiale della pace nell’arte”, Andrea da Montefeltro

L’Arte si fa testimone di verità, attraverso alcuni grandi artisti del ‘900.

L’arte contro Hitler, contro il suo regime. Una giornata, questa di Piobbico, in cui si è discusso della resistenza vista attraverso gli occhi dell’Arte: la Resistenza vera vive attraverso la memoria.

Un lungo viaggio, dalla Toscana alle Marche, nel quale i confini geografici si danno la mano appunto per non dimenticare.

 

 




San Ginesio: sarà un gran Festival Sudamericana

cattura
catturaIl Festival Sudamericana si presenta anche quest’anno al grande pubblico con una edizione 2022, la decima, davvero eccezionale e ricca di emozioni.
Il progetto artistico nato sul filo ispiratore della cultura del tango nell’agosto del 2013 a San Ginesio (MC), nel corso degli anni ha saputo sempre rinnovarsi e innovarsi fino a diventare solo ed esclusivamente on line – social e andare alla ricerca di tanti e importanti artisti latini – sudamericani e non solo appartenenti al mondo della poesia, della danza, del teatro, della musica e dell’arte.
Realizzato come sempre dall’Associazione Culturale “San Ginesio” e dal Centro di Lettura “Arturo Piatti” di Ripe San Ginesio (MC), la manifestazione, dedicata al mondo latino, sarà visibile sulla pagina facebook del Festival Sudamericana:https://www.facebook.com/sudamericanafestival/

Di seguito l’elenco completo degli ospiti dell’evento, con i loro rispettivi contributi artistici:
Álvaro Blancarte Osuna (arte), Tres Por Tango (musica), Promart Tango Quintet (musica), Bandonegro (musica), Tragos de Tango (musica), Eduardo Mosches (poesia), Emmanuelle Ponthieux e Leo Ventura (danza), Héctor Efrén Flores (poesia), Álvaro Mata Guillé (poesia), Ruben Peloni (musica – canto), Carla Algeri (musica), Solidaridad Tango (musica – danza), Aparna Halpé (poesia), Cristian Aliaga (poesia), Quintetto Storie in tango (musica), Lucia e Antonio De Sarro (danza), Sara Lupparelli e Byron Torres (danza), Trio Turbión Tango (musica), Luis Esteban Rodríguez Romero (poesia), Alexander Anchía Vindas (poesia), Kairos Tango (musica), Silvia Mezzasoma e Roberto Rizzo (danza).
Comunichiamo infine che la foto – copertina della pagina social del Festival è dell’artista Joaquín Rodríguez.
Evento organizzato dagli operatori culturali Rita Bompadre e Matteo Marangoni.
Per ulteriori informazioni: 340 6657356 – associazioneculturalesanginesio@hotmail.it



Danza: Gennaro Lauro a Città del Messico

2gennaro

2gennaroNell’ambito del Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Città del Messico – FIDCDMX – l’Istituto Italiano di Cultura ospiterà giovedì, 4 agosto, uno spettacolo del danzatore italiano Gennaro Lauro.
In questa occasione, Lauro presenterà una nuova coreografia dal titolo “Mondo”.
“Mondo – spiega lo stesso artista – significa terra, ma anche il gioco della ‘campana’ ed è l’opposto di immondo. Questa ricerca muove dall’osservazione di ciò che definirei la supremazia del risultato”. Ed è “la resistenza di un bambino che gioca a campana in un cortile. La purezza mai definitiva che emerge dall’atto continuo di scolpirsi. La totalità dei fatti e non delle cose”.
“Mondo” è una coproduzione franco-italiana, selezionata per la Vetrina Anticorpi XL 2020 e tra i “40 Winks” di Aerowaves 2021. Per questa creazione è stato residente presso KommTanz/Cie Abbondanza-Bertoni e FabricAltra di Schio.
Al momento, Gennaro Lauro – che ha danzato nei teatri più prestigiosi del mondo – lavora a un nuovo progetto di creazione, ZugZwang, in collaborazione con Elisabetta Lauro. Il danzatore italiano ha, fra l’altro, partecipato ai progetti cinematografici di Arnold Pasquier e Jérôme Walter Gueguen. Dal 2018 lavora a creazioni proprie. (aise) 




Malindikenya/ Dialoghi tra artisti keniani e italiani a Nairobi

28malindi

malindikenya“Con l’incontro e le attività durate dieci giorni, dal 2 al 12 giugno scorso a Nairobi, è partito il progetto interculturale di scambio tra artisti italiani e keniani “Dialogos Part Six”, che ha messo in contatto e metterà in confronto artisti e ricercatori italiani con colleghi keniani per sviluppare la creatività e tematiche comuni ed arrivare, attraverso altri incontri in presenza e in remoto ad un’opera collettiva, una pubblicazione che documenterà l’intero progetto e una presentazione pubblica a Nairobi”. A parlarne è un articolo pubblicato dal portale di informazione in lingua italiana Malindikenya.net, diretto da Freddie del Curatolo.
“Gli italiani Beatrice Polato, Umberto Cavenago, Giancarlo Norese, Luisa Turuani e il Collettivo keniano “Un-Collective”, formato dagli artisti Onyis Martin, Longinos Nagila e David Thuku, hanno interagito con altri colleghi online dall’officina creativa Kuona Art della capitale, uno dei partner dell’iniziativa coordinata dall’Istituto Italiano di Cultura a Nairobi.

Come si legge nel sito dell’iniziativa, “Dialogos Part Six è un progetto di collaborazione tra artisti kenioti e italiani, incentrato sulla possibilità di sviluppare una pratica artistica basata sulla continua negoziazione di conoscenze, scelte e consapevolezza. Un’esperienza fiorente tra artisti che si sono trovati per coincidenze, affinità elettive o traiettorie intrecciate”.
Tre artisti e una ricercatrice italiani sperimenteranno lo stare assieme come progetto d’arte in un territorio culturalmente lontano da quello italiano. Dialogheranno con altri artisti keniani i quali faranno da ponte anche nella scoperta della scena artistica principalmente concentrata a Nairobi.
Grazie alla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e alla loro volontà di sostenere l’organizzazione della residenza in Kenya, è stato possibile concretizzare questo scambio culturale, declinato attraverso l’arte contemporanea.Gli artisti italiani che partecipano sono legati dalla condivisione di un progetto che in Italia vanta una storia pluridecennale, Dialogos, che mette al centro del processo creativo e del fare arte non necessariamente qualcosa di tangibile come risultato ma il dialogo estetico, con l’obbiettivo dichiarato di far conoscere il Kenya attraverso le persone che ci vivono e che sono impegnate nel promuovere una narrazione meno stereotipata del loro paese. Condividere problematiche sociali e ambientali che l’arte esprime e, talvolta denuncia, in Kenya così come nel territorio italiano.
L’iniziativa di Nairobi è quindi un work in progress, un format di condivisione artistica da mettere in dialogo con un paese culturalmente molto diverso che accende curiosità, dibattiti e provoca narrative incrociate nella speranza di creare un terreno comune dove costruire.
Uno spazio all’interno di Kuona Art Collective si trasforma così in una sorta di atelier per la creazione artistica dove incontrare altri tre artisti keniani, Onys Martin, Longinos Nagila, David Thuku e varie figure che a diverso titolo vorranno contribuire allo scambio all’interno della residenza. Da lì inizierà il percorso che diventerà allo stesso tempo una testimonianza, una documentazione e un’opera d’arte.
Le tematiche comuni esplorate sia dagli artisti italiani che da quelli keniani sono: Il concetto di tempo e spazio come categorie da inserire all’interno del dibattito relativo anche al significato di displacement, il concetto di luogo inteso anche come attenzione ambientale e il concetto di limite.

Le domande che emergeranno durante la residenza, più ancora che le risposte, saranno materiale da raccogliere e lasciare quale testimonianza di un incontro interculturale e un’eredità di cui farsi carico”.




“Italian Light: Skies and Waters” in mostra all’IIC di New York

ciardi lagunadivenezia

ciardi lagunadiveneziaCon la mostra “Italian Light: Skies and Waters”, inaugurata il 20 luglio, prosegue la tradizione dell’Istituto Italiano di Cultura di New York di esporre al pubblico americano grandi opere della cultura e dell’arte italiana.
Sino al 14 settembre nella sede dell’IIC si potranno ammirare dipinti di paesaggi realizzati durante l’Ottocento e l’inizio del Novecento da varie scuole e movimenti italiani che condividono un comune denominatore: l’uso esemplare della luce. Fontanesi, Ciardi, De Nittis, Previati e Morbelli: questi alcuni dei pittori italiani le cui opere sono esposte nelle sale dell’Istituto.

Curata da Marco Bertoli, affermato art advisor, e promossa da Fabio Finotti, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il progetto espositivo si propone di indagare lo studio della luce nel paesaggio tra Ottocento e primo Novecento.
“La mostra”, spiega Bertoli, “sarà un viaggio temporale che ripercorre il succedersi dei pittori dell’epoca, evidenziandone i temi cardine: la predilezione per la pittura dal vero – en plein air – e uno studio della resa dell’atmosfera e delle singolarità di luce e colore. Dalle premesse fondate negli anni Sessanta dell’Ottocento all’interno della Scuola di Resina, attraverso l’esperienza innovativa dell’Impressionismo francese, arrivando fino ai paesaggi simbolisti e alla nascita del Divisionismo”.
La freschezza dei paesaggi rurali di Federico Rossano e Francesco Lojacono, le poetiche suggestive vedute di Antonio Fontanesi, le vedute di Venezia di Guglielmo Ciardi sono solo alcune delle ispirazioni che guidano il visitatore attraverso le 24 opere, in prestito da importanti collezioni private italiane. Lo studio della luce continua nelle opere di Giuseppe De Nittis, con due eccezionali opere che illustrano la sua esplorazione della luce e il modo di tradurre istantaneamente la realtà su tela. La mostra prosegue poi con due tele di fine Ottocento di Gaetano Previati, il più lirico e visionario pittore divisionista. Tra le opere del primo Novecento ci sono esempi di Angelo Morbelli, Cesare Maggi e Guido Cinotti, in cui il paesaggio diventa pretesto per l’interpretazione della luce e delle sue rifrazioni.
“I pittori italiani dell’Ottocento mostrarono una curiosità straordinaria per le esplorazioni del tempo e dello spazio”, ha detto il direttore Finotti. “Praticando la pittura en plen air hanno studiato l’uso della luce nelle opere degli antichi maestri, confrontandola con ciò che sulla luce insegna la scienza moderna.

Italian light: Skies and Waters è la quarta mostra curata da Marco Bertoli all’Istituto Italiano di Cultura di New York. Segue le precedenti mostre I Macchiaioli nel 2014, La luce del sud Italia nel 2015 e Memorie della Serenissima nel 2017. (aise) 




Gli “Etruschi. Signori dell’Italia antica” in Cina

19etruschi

19etruschiCi sarà anche Felsina, l’antica Bologna etrusca sviluppatasi tra il IX e il IV secolo a.C., tra le iniziative inserite nel programma ufficiale dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina 2022, rassegna sulla cooperazione internazionale nel settore turistico e culturale dei due Paesi, inizialmente indetto nel 2020 per le celebrazioni del 50esimo anniversario dei rapporti diplomatici e posticipato al 2022, causa pandemia.
Ad annunciarlo è stato nei giorni scorsi il sindaco di Bologna Matteo Lepore, intervenuto il 14 luglio alla presentazione del progetto espositivo “Etruschi. Signori dell’Italia antica” (Etruscans. Lords of ancient Italy) per augurare successo alle due tappe previste nella Repubblica Popolare di Cina: la prima, dal 25 agosto al 25 novembre 2022, sarà ospitata dal Wuhzong Museum di Suzhou, città situata a ovest di Shanghai nella provincia di Jiangsu, con una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti; mentre la seconda, tra dicembre 2022 e marzo 2023, si svolgerà nella città di Chengdu, capoluogo della provincia sud-occidentale di Sichuan e una delle città più popolose dell’intera Cina con oltre 14 milioni di residenti.
Il progetto e le due mostre ad esso correlate sono ideati e curati dal Museo Civico Archeologico di Bologna con l’organizzazione di MondoMostre.
Il sindaco Lepore ha inoltre salutato e augurato buon lavoro alle funzionarie archeologhe del museo bolognese Federica Guidi e Marinella Marchesi che si alterneranno nelle fasi di controllo di conservazione dei materiali a seguito del trasferimento, dell’allestimento e dell’organizzazione di tutti gli aspetti necessari all’apertura, operando in stretta collaborazione con i colleghi dei musei ospitanti.
Riconosciuta come opportunità di grande interesse per promuovere la conoscenza della raffinata civiltà etrusca, ancora quasi del tutto sconosciuta al popolo cinese, la mostra godrà del massimo sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, diretto da Francesco D’Arelli, e del Consolato Generale d’Italia a Shanghai, rappresentato da Tiziana D’Angelo, in coordinamento con le attività della rete diplomatica volte a favorire il dialogo culturale tra due Paesi distanti e diversi, ma accomunati dal primato di siti UNESCO, dallo sviluppo di grandiose civiltà millenarie che hanno influenzato la storia dell’umanità e da territori ricchi di arte.
Il nucleo principale della mostra è costituito dal prestito eccezionale di 303 reperti di altissimo valore storico e artistico provenienti sia dalle collezioni storiche del museo sia dai rinvenimenti effettuati durante gli scavi ottocenteschi a Bologna e nel suo territorio, a cui si affiancano 27 reperti appartenenti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Tutti i materiali saranno per la prima volta esposti nella Repubblica Popolare di Cina.
Il percorso espositivo si compone di cinque sezioni tematiche che, a partire da quel composito mondo che fu l’Italia preromana, porta l’attenzione sugli Etruschi. I Rasna, come gli Etruschi chiamavano sé stessi, per molti motivi, fra i quali certamente la precoce organizzazione urbana, ebbero un rilievo del tutto particolare nel quadro dei popoli dell’Italia antica, tanto da essere ricordati dalle fonti storiche come il popolo che, prima di Roma, dominò quasi tutta la penisola.
Come raccordo tra la prima sezione introduttiva e la parte fondamentale dell’esposizione, un approfondimento permette, attraverso l’evocativo richiamo dei paesaggi dei principali territori etruschi e dell’idea di città come fondamentale elemento politico ed economico per la storia di questo antico popolo, di definire geograficamente l’Etruria nelle sue articolazioni e di raccontarne in modo semplice l’assetto “politico” e sociale, dando anche conto delle forme di produzione (artigianato, agricoltura, sfruttamento delle miniere, etc.) e di scambio (commerci e contatti con Mediterraneo, Asia Minore ed Europa transalpina).
Il cuore dell’esposizione analizza i principali aspetti della vita quotidiana nel mondo etrusco illustrando, attraverso la suggestione degli oggetti, costumi e attività di una donna e di un uomo, le cui raffigurazioni accolgono il visitatore per accompagnarlo nel proprio mondo. Scelte iconiche per la raffigurazione dell’uomo e della donna “ideali” sono le statuette in bronzo di devoto e devota dal territorio bolognese e i coperchi di sarcofago in terracotta da Napoli che raffigurano i defunti adagiati su letti da banchetto. Le tematiche affrontate spazieranno dall’ornamento e dalla cura del corpo, attraverso i quali si esprimeva non solo un gusto personale ma soprattutto il livello sociale, alle attività tipicamente femminili (filatura e tessitura) e maschili (guerra, caccia, politica a atletismo); dalle forme collettive del consumo di cibi e bevande nelle ritualità di banchetti e simposi alla pratica della scrittura desunta dalle genti greche e adattata nell’alfabeto alle esigenze della loro lingua, fino al culto religioso, che ebbe un ruolo fondamentale nella società etrusca fin dai suoi esordi.
La penultima sezione della mostra sposta l’attenzione dal mondo dei vivi a quello dell’Aldilà, presentando ricostruzioni e reperti che mostrino le credenze, i rituali e le aspettative oltremondane degli Etruschi in una sorta di ideale antologia nello spazio e nel tempo. Le rese architettoniche e decorative delle tombe, la ritualità, le forme della sepoltura, hanno una variabilità e una ricchezza straordinaria nelle diverse epoche della storia etrusca e nei diversi territori. Le tombe e gli oggetti che compongono l’immancabile corredo funerario fin dai tempi più antichi sono quindi elementi imprescindibili per interpretare non solo lo sviluppo della società, ma anche la trasformazione della ritualità connessa al concetto di Aldilà e di destino dopo la morte.
Il percorso di visita si conclude con una copia perfetta della situla della Certosa, opera di Stefano Buson, già restauratore del Museo di Este: è uno degli oggetti più prestigiosi del Museo Civico Archeologico di Bologna che, per la sua importanza nella collezione bolognese e fragilità, non può viaggiare. Il vaso è composto da un’unica lamina di bronzo, decorata con scene figurate a sbalzo e ad incisione. Le scene figurate compongono un racconto distribuito su quattro registri: dall’alto al basso si vedono una parata di uomini armati, una processione di personaggi che recano vari utensili per il sacrificio e il banchetto, una gara musicale tra scene di caccia e di aratura e infine una sequenza di animali reali e fantastici. Come una moderna striscia illustrata, il racconto ripercorre la storia di una comunità etrusca della fine del VII – inizi VI secolo a.C. nelle sue tematiche essenziali: la guerra, la caccia, le attività di sussistenza, il consumo del vino, la musica, con un richiamo (nella fascia inferiore, gli animali fantastici) al mondo spaventoso e ignoto dell’Aldilà popolato da creature feroci.
Tra i capolavori più preziosi presentati al pubblico cinese spiccano, oltre alle due statuette in bronzo di devoti da Monteacuto Ragazza (Grizzana, Bologna) sopra menzionate, il celeberrimo specchio in bronzo inciso noto come “patera cospiana” datato alla seconda metà del IV sec. a.C. – che per la particolarità della sua decorazione, che ritrae la nascita di Atena armata dal cervello di Tinia (lo Zeus etrusco), destò subito molta curiosità nel mondo degli eruditi e fu spesso citato e riprodotto in manoscritti e lavori a stampa -, preziosi monili in oro, ambra e vetro provenienti dai sepolcreti bolognesi, il cratere attico della tomba 78 del sepolcreto Arnoaldi con la presentazione di Eracle all’Olimpo, la statua di leone funerario dal sepolcreto dei Giardini Margherita e le due urne cinerarie in alabastro della Collezione Universitaria realizzate nel III sec. a.C., rispettivamente decorate dal mito di Mirtilo e da una scena di caccia al cinghiale calidonio. (aise) 




Il Gala di danza del Ballet Nice Mediterranée: racconto di una bella Première

x9a2532

 x9a2532Nonostante le notizie pressanti del forte aumento dei contagi da Covid-19 nella bella Sardegna, il cagliaritani non si sono dati per vinti e sono andati a teatro per godere di uno spettacolo di danza classica dalle mille sfaccettature. Il Teatro Lirico di Cagliari mette in scena Entrez dans la danse, nella magistrale interpretazione del Ballet Nice Méditerranée– Balletto dell’Opera di Nizza- che nella Première accende poco a poco gli spettatori, composti da un variegato pubblico di diverse età, fino a riconoscere i ballerini con uno scrosciare di applausi nel finale.

Il nutrito programma del Gala di danza prevede la successione delle seguenti coreografie: Sylvia, suite, coreografia Éric Vu-An, musica Léo Delibes; Raymonda, adage du grand pas classique, coreografia Éric Vu-An, musica Aleksandr Glazunov dove purtroppo si evidenziano alcune lacune nei ballerini con troppi frequenti errori nei passi di danza, forse dovuti all’emozione. Con  Démons et Merveilles, trio final, coreografia Julien Guérin, musica Ernest Bloch, il pubblico comincia scaldarsi e gradisce La Belle au bois dormant, adage à la rose, coreografia Éric Vu-An, musica Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Prosegue lo spettacolo con Viva Verdi, pas de deux de la perruque, che firma la coreografia il veterano Luciano Cannito, musica Giuseppe Verdi; Coppélia, pas de deux, coreografia Éric Vu-An, musica Léo Delibes; Eden, coreografia Éric Vu-An, musica Christoph Willibald Gluck.

Molto graditi Don Quichotte, extrait du mariage (III atto), coreografia Éric Vu-An, musica Ludwig Minkus e Le Ballet de Faust, coreografia Éric Vu-An, musica Charles Gounod.

Sul podio la sicura bacchetta del M° Tommaso Ussardi che dirige un’ottima Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari.

Quest’ultimo senza ombra di dubbio rappresenta un’eccellenza nella Regione Sardegna, ma anche in Italia ed estero.

 x9a2205Si rammenta  che nel periodo più buio, quello del 2020 con lo scoppio della pandemia da Covid-19 dove la chiusura forzata ha obbligato alcuni teatri a drastici tagli con conseguente licenziamento del personale, il Teatro Lirico di Cagliari ha mantenuto tutti i lavoratori senza accedere alla cassa integrazione. Ha lavorato sempre con le registrazioni per Videolina nella la seconda parte del 2020 e prima parte del 2021  per poi, da aprile 2021,  ricominciare con l’apertura al pubblico.

In questa particolare estate sarda dove causa le sanzioni in conseguenza alla guerra Russa-Ucraina, i super ricchi russi non saranno presenti in Sardegna, ancora una volta la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari non si dà per vinta e propone con successo, da Nuoro ad Alghero, da Sassari ad Oristano,  concerti con Coro solo, Orchestra sola e un programma sinfonico corale per una Sardegna tutta da vivere culturalmente.

Prossimo e ultimo spettacolo di danza  del Balletto dell’Opera di Nizza il 16 luglio prossimo.

da www.iltelevisionario2.net/




Inaugurata a Pechino la mostra “Tota Italia. Alle origini di una nazione”

12totaitaliapechino

12totaitaliapechinoA un anno dalla chiusura alle Scuderie del Quirinale è stata inaugurata anche in Cina la mostra “Tota Italia. Alle origini di una nazione. IV sec. a.C. – I sec. d.C.”, che sino al 9 ottobre sarà allestita al National Museum of China di Pechino.
“La cooperazione in ambito culturale costituisce un aspetto centrale dell’amicizia tra i nostri Paesi. Per questo, in un frangente ancora marcato dalla pandemia, la realizzazione a Pechino di questa iniziativa, insieme alle tante proposte culturali italiane in tutta la Cina, è la conferma che le relazioni bilaterali poggiano su fondamenta solide, convergenti tra due civiltà millenarie, unite da capacità di mediazione, curiosità e reciproca ammirazione”. Queste le parole con cui il 10 luglio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, in un messaggio letto dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, in occasione dell’inaugurazione della mostra. L’esposizione, ha aggiunto Mattarella, “esplora le radici storiche e culturali italiane ed è espressione dell’incontro tra le numerose tradizioni e stili di vita delle civiltà italiche che danno luogo alla odierna identità, rispettosa di ciascuna di esse. Sono lieto che possa costituire occasione di ulteriore e mutua conoscenza, condividendo con i visitatori l’accesso a reperti di assoluto valore provenienti da tutta l’Italia. Voluto a coronamento del cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche, l’evento è tra i più significativi del vasto programma di iniziative predisposte per le celebrazioni dell’anno della cultura e del turismo Italia-Cina”.
La mostra, realizzata grazie alla collaborazione tra MiC e Maeci con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Pechino e curata dal direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, insieme al direttore del Museo Nazionale Romano, Stéphane Verger, esporrà oltre 500 opere provenienti da 18 musei e soprintendenze statali per celebrare l’anno della Cultura Italia-Cina.
L’esposizione, che riprende la mostra già ospitata dal maggio al luglio 2021 presso le Scuderie del Quirinale di Roma, è dedicata al primo processo di formazione dell’Italia come unità politica e culturale, raccontando il complesso percorso che, dal IV secolo all’età giulio-claudia, portò all’unificazione della Penisola nel segno di Roma, attraverso opere fortemente significative, a partire dalla straordinaria ricchezza culturale dell’Italia preromana, mosaico composito di genti e di tradizioni.
Rispetto all’esposizione italiana il nuovo allestimento è arricchito da oltre 40 monete, provenienti dal Medagliere del Museo Nazionale Romano. Tra le opere più rappresentative figurano il ricchissimo corredo della tomba di due guerrieri dell’antica Forentum (Lavello), il gruppo marmoreo della Triade Capitolina da Guidonia Montecelio, l’altare da Ostia con rappresentazione del Lupercale, l’Ercole in bronzo dal santuario di Ercole a Sulmona, il fregio in terracotta da Civitalba, il ritratto di Augusto da Ancona, le tavole bronzee iscritte in greco e in latino dall’antica Eraclea.
Importante novità è anche la copia del “Pugile a riposo” del Museo Nazionale Romano, realizzata in collaborazione con l’Università di Firenze appositamente per questa tappa internazionale dell’esposizione avvalendosi di tecnologie innovative.
“Tota Italia”, per l’alto livello dei suoi contenuti scientifici e per la partecipazione corale dei principali Musei Nazionali, sotto l’egida della Direzione Generale Musei, è stata individuata dal MIC come iniziativa di punta dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina 2022.
E il ministro Franceschini è “convinto che questo anno rafforzerà ancora di più i legami tra i nostri Paesi. La mostra “Tota Italia” è un’occasione importante”, ma la speranza è che a conclusione dell’anno saranno stati creati dei “luoghi permanenti in Cina e in Italia che moltiplichino l’esposizione delle rispettive culture nei due Paesi e consolidino l’amicizia tra i nostri due popoli”, l’auspicio del ministro.
Intanto, come scrivono i due curatori, Massimo Osanna e Stéphane Verger, nell’introduzione al catalogo, “Tota Italia racconta una tappa fondamentale del percorso di costruzione dell’identità dell’Italia di oggi, mettendo in rilievo la ricca pluralità culturale del Paese e l’importante patrimonio custodito nei Musei Nazionali e Civici”. (aise)