Mauro Penzo, il pittore dei ricordi

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290145965 103668279066275 324945892526849822 nConsidero Mauro Penzo il pittore dei miei ricordi. Dalla sua magica penna biro, guidata da una mano sapiente, affiorano, infatti, i ritratti di tante persone a me care del mio paese, Gattinara, piccolo borgo della provincia di Vercelli, tra risaie e colline, i cui volti avevo dimenticato pur lasciandoli, indelebili, in un angolo del mio cuore.

Poi tanti angoli della Gattinara contadina, quella della mia infanzia (che è poi anche la sua). Strade, cortili, scorci che Penzo perpetua e rende immortali.

Non sono un critico d’arte, esalto le emozioni che Mauro Penzo mi dà osservando i suoi dipinti.

Mi rivedo ragazzo, quando molti dei suoi personaggi li incontravo per strada e frequentavo gli angoli del mio paese che mi fa ricordare nei suoi quadri. Ogni sua pittura, un tuffo al cuore, una botta di nostalgia indicibile e irrefrenabile.

Mauro da tempo, come me, ha lasciato la nostra Gattinara. Vive a Senigallia, nelle Marche, “dove mi sono trasferito anni fa – racconta –  in quanto, essendo  una zona turistica e una cittadina artistica, ho fondato la EMME P PART, che cura tutto il mio lavoro artistico”.

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Sposato, due figli, un nipotino, una nipotina il prossimo settembre è pittore di professione.

“Ho cominciato a dipingere giovanissimo, avevo 14- 15 anni, e a 16 feci la mia prima mostra a Gattinara, ritraendo personaggi noti del mio paese – evidenzia –

Ho iniziato lavorando con le matite china e acquerello. Dopo una decina d’anni mi sono avvicinato alla penna biro, prima in bianco e nero e poi via via a colori.

278537642 1060540034845386 1051453227166952402 nLa scelta della penna biro è stata voluta come cambiamento radicale del mio lavoro artistico”.

“Un mio quadro nasce da un’emozione – prosegue – o scaturisce da qualcosa che vedo e che immagino già come fosse un dipinto, soprattutto quando incontro persone che hanno un volto e una caratteristica particolari.

I miei soggetti preferiti sono i ritratti, ma soprattutto i ricordi e i momenti di una vita passata, che riprende la civiltà contadina sotto tutti i suoi aspetti, dal paesaggio alle nature morte ai vecchi mestieri”.

La pittura, a Mauro, ha dato grandi soddisfazioni. Gli è stato conferito per ben tre volte consecutive il “Vip d’Oro”, in più tanti altri premi, senza dimenticare le innumerevoli esposizioni che ha fatto in tutto il mondo.

I suoi prossimi appuntamenti d’arte sono ancora da definire in quanto sta lavorando su commissione.

“Ad acquistare le mie opere sono persone che, nei miei lavori, vedono un ricordo del loro passato – afferma – e vi è anche una numerosa schiera di collezionisti”.

I suoi dipinti sono quotati oggi fino a un massimo di 4.500 euro; tale quotazione è data e aggiornata sul catalogo 2022.

Si possono ammirare su internet, nella sua pagina, oppure su un nuovo profilo che ha creato: Mauro Penzo Portrait.

Per contattarlo dice che basta scrivergli al Messenger o alla sua email: mauropenzo120663@gmail.com

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Autunni: l’inno alla vita di Zindato a Città del Messico

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8iiccdmxUn flusso di energia. Un’energia generata da pennelli e penne che fanno sprofondare in una sorta di trance in cui lo spazio e il tempo sembrano svanire. Un inno alla vita, alla trasformazione. Questa è “Autunni”, la mostra di Domenico Zindato che verrà inaugurata domani, 9 luglio, alle 12.30, all’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico. Resterà aperta fino al 30 luglio.
Passato, presente e sogno. Tre parole, tre concetti che si fondono per creare micromondi bidimensionali, delimitati dalla superficie del supporto pittorico (foglie degli alberi, tela, carta). I dettagli delle sue vibranti composizioni sembrano animarsi negli occhi degli astanti, dando la sensazione che potrebbero espandersi all’infinito. In questi micromondi (che l’artista chiama “paesaggi mentali”) si susseguono più sequenze contemporaneamente, che a volte si confondono o si perdono in un intreccio labirintico di linee e dettagli che ci costringe a cambiare punto di vista.
Visti da lontano, i suoi dipinti sembrano composizioni astratte. Da vicino si possono riconoscere occhi, mani, teste, serpenti, foglie, uccelli e altri motivi ricorrenti che fanno parte di un vocabolario di immagini e simboli che si ricombinano tra diverse opere.
Autunni contrappone due insiemi di opere di diverse scale: nella prima, nella sala espositiva, si possono vedere una collezione di foglie (soprattutto Bauhinia variegata) che l’artista ha raccolto nel giardino del suo studio a Cuernavaca e accuratamente dipinto. Queste opere sono avvolte in un’installazione immersiva, che ricorda una foresta autunnale. Sono un inno alla vita, alla trasformazione e alla ciclicità.
Nella seconda, nel giardino interno, si trovano invece una collezione di tappeti in lana tessuti a mano. Uno dei primi pezzi che l’artista ha prodotto in Messico appartiene a questa serie, ed è la prima volta che li espone insieme. Ogni tappeto riprende e amplifica alcuni dettagli dei disegni dell’artista, come se lo vedessimo attraverso una lente d’ingrandimento, immergendoci in un paesaggio mentale.
La fragranza per l’installazione è stata creata da Izaskun Díaz (Città del Messico) ei tappeti sono stati tessuti dal laboratorio di José Mendoza (Teotitlán del Valle, Oaxaca).
L’autore
Domenico Zindato è nato nel 1966 a Reggio Calabria. Ha studiato lettere, teatro e cinema all’Università “La Sapienza” di Roma. Dal 1988 ha vissuto a Berlino, dove è stato protagonista della scena notturna post-punk, fino a quando si è trasferito a Città del Messico nel 1996. Dal 2006 Zindato vive e lavora a Cuernavaca. Il suo lavoro è esposto a livello internazionale dal 1990 e fa parte di importanti collezioni private e pubbliche come l’American Folk Art Museum di New York, la Collection de l’Art Brut di Losanna, la Menil Collection di Houston, il Philadelphia Museum of Art, il Milwaukee Art Museum e la Whitworth Gallery di Manchester. (aise)




New York: i mosaici del Friuli in mostra all’Istituto Italiano di Cultura

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ici mosaici 1 070622 lvn 1I mosaici hanno qualcosa di magico. Giocano non solo con il colore ma con la luce e con l’ombra. Le piccole tessere che li compongono, a seconda dell’orientamento, intercettano i raggi luminosi in modo diverso tra loro. Ogni mosaico è una vibrazione che sembra trasformare la massa in energia, l’immagine in vibrazione di vita.

Il Friuli Venezia Giulia è uno dei luoghi dove l’arte antica dei mosaici ha lasciato straordinarie testimonianze. Basterebbe pensare al tappeto infinito che forma il pavimento della Basilica di Aquileia, o agli elegantissimi mosaici di Grado. Ma la tradizione del mosaico in Friuli Venezia Giulia non è legata solo al passato.

Foto di gruppo alla presentazione dei mosaici all’IIC di New York
Uno dei mosaici di Aquileia (IV sec. DC)

Con la mostra che si è aperta oggi all’ Istituto di Cultura di New York (686 Park Avenue), scopriamo che la tradizione dei mosaicisti è più viva che mai, grazie alla “Scuola dei mosaicisti del Friuli” di Spilimbergo che dal 1922 – con i suoi studenti e docenti – fa conoscere l’arte del mosaico in Italia e nel mondo.

Da lì vengono molte aziende di mosaico, come quelle rappresentate in Istituto: la Miotto e la Travisanutto. Sedi prestigiose e frecuentate che ospitano opere musive di Giovanni Travisanutto e Stafano Miotto sono il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la Basilica della National Shrine of the Immaculate Conception di Washington DC, la cattedrale di Knock in Irlanda, oltre 40 stazioni della metropolitana a New York, gli aeroporti de Washington DC, de Atlanta, de Orlando, de Seattle.

Stupefacente è il fatto che la tecnica elaborata a Spilimbergo permette di costruire dei giganteschi puzzle, y creando perciò i mosaici in Italia, per poi ricomporli e allestirli in loco.

Gli artisti che forniscono i disegni vengono da tutto il mondo, da Dezo a Bansky, e l’arte del mosaico in questo modo parla la lingua dell’immaginario contemporaneo con l’eccellenza dell’artigianalità italiana più antica.

Questa storia affascinante, proiettata verso il futuro è stata l’oggetto di un’affollata presentazione all’Istituto di Cultura, alla quale ha partecipato il Console Generale Fabrizio Di Michele , una delegazione del Friuli Venezia Giulia capeggiata dal presidente Massimiliano Fedriga , assieme a rappresentanti dell’ERAPLE (Ente Ragionale Acli per i Problemi dei Lavoratori Emigrati). Hanno parlato anche Marco Marcorigh , dell’Associazione CLAPE, y Steven Miotto , fondatore della Miotto Mosaics.

Brooklyn Seeds, obra de arte en mosaico de Jason Middlebrook (Miotto Mosaic Art) que adorna la estación Avenue U. Teléfono: MTA/ Rob Wilson

Il viaggio della Regione è stato un’occasione per stringere nuovi rapporti ad ampio raggio, sia in collaborazione con l’ICE, guidato da Antonino La Spina , sia con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, come ci ha confermato il direttore Fabio Finotti .

E se si dovesse pensare a un brand per il Friuli Venezia Giulia, forse il mosaico sarebbe l’immagine più adatta a rappresentarlo.

La regione infatti è davvero un mosaico di lingue, tradizioni, etnie, religioni: è una regione che compone la sua unità da tante tessere diversity, come Umberto Saba, diceva dell’Italia intera.

Cosa si vuole di più? Il mosaico rappresenta una cultura che difende le singole tessere dell’individualità, ma che cerca anche di comporle in un disegno complessivo. L’arte antica e moderna dei mosaicisti ci insegna anche questo, e ci dimostra di quanto genio e di quanta pazienza ci sia bisogno per ottenere i risultati che saranno esposti al piano nobile dell’Istituto Italiano di Cultura hasta el 21 de julio , all’interno della mostra“ Progetto mosaici: valorizzazione del lavoro friulano e giuliano negli USA ”.

da “La Voce di NewYork”- Michele Valla Perrini




A Shanghai la personale di Giorgio Morandi

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7morandiNell’ambito dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina 2022, l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale d’Italia a Shanghai, in collaborazione con lo Jiushi Art Museum, annunciano una personale di Giorgio Morandi, in programma dal 9 luglio al 9 ottobre.
Curata da Stefano Zuffi, storico dell’arte, e co-curata da Felix Ma del Jiushi Art Museum, la mostra espone 51 opere di Morandi, tra cui 39 dipinti a olio, 6 incisioni, 4 acquerelli e 2 schizzi. Queste opere, create nel corso della sua lunga carriera, di quasi cinque decenni, provengono da diverse istituzioni: il Museo Morandi di Bologna, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Fondazione Giovanardi e la Galleria IMAGO. È la prima volta che il Museo Morandi collabora con un museo cinese per l’organizzazione di una mostra personale di Morandi.
La mostra è suddivisa cronologicamente in tre sezioni: i primi anni (dagli anni Dieci agli anni Venti del secolo scorso), l’apice (dagli anni Trenta agli anni Quaranta) e Il crepuscolo (dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta). Queste sezioni costituiscono complessivamente la carriera di Morandi, una carriera tanto movimentata quanto affascinante.
Giorgio Morandi (1890–1964) nasce a Bologna; a 17 anni frequenta l’Accademia di Belle Arti, dove torna nel 1930 come docente. Nel 1929 l’artista partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia e nel 1948 gli viene assegnato il Gran Premio per la Pittura dalla giuria internazionale della 29ma Biennale di Venezia. Cinque anni dopo, vince il Premio d’oro per le incisioni alla II Biennale di San Paolo. Nel 1962 Morandi viene nominato membro onorario dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il pittore – abile ad incorporare il meglio di diverse scuole d’arte tra cui il cubismo, l’impressionismo e la pittura tradizionale cinese – è un Maestro dell’arte visiva, con una profonda comprensione dell’ordine spaziale, della forma strutturale e della combinazione di colori. (aise) 




Il Duomo di Milano va online e svela dettagli mai visti prima, dalle vetrate alla cripta

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catturaDelle magnifiche vetrate monumentali del Duomo di Milano adesso si potrà apprezzare anche il più piccolo dettaglio, anche di quelle che si trovano a 30 metri di altezza. Lo stesso vale per la cripta, di solito inaccessibile, per le navate, con le storie dei santi scolpite nel marmo bianco/rosa di Candoglia, e per ogni angolo nascosto della ‘Casa dei milanesi’.

Con il progetto ‘Milan Cathedral: Remixed”, voluto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo e realizzato con la tecnologia di Google Arts & Culture, è possibile esplorare online, comodamente seduti in ogni parte del mondo, i preziosi contenuti della Cattedrale, del Museo e dell’Archivio della Veneranda Fabbrica.

In due anni di lavori, come ha spiegato Amit Sood, il direttore di Google Arts & Culture, in conferenza stampa con Monsignor Gianantonio Borgonovo Arciprete del Duomo e Direttore dell’Area Cultura della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, sono state selezionate oltre 500 immagini, più di 50 vetrate sono state digitalizzate per un totale di oltre 2.000 antelli in Gigapixel, e sono stati realizzati 15 percorsi su Street View nella Cattedrale e all’interno del Museo del Duomo, per un totale “di 20 mila metri quadrati”.

“Il primo grande valore è la condivisione e vogliamo che tutti abbiano la possibilità di conoscere questo tesoro accumulato nei 635 anni di storia del Duomo” ha detto l’Arciprete ricordando che per proteggere le vetrate durante la seconda guerra mondiale, furono smontate e conservate in cantina: “ecco il nostro scopo è condividere e proteggere, e non chiudere in cantina questo patrimonio”. Che oggi potrà varcare i confini virtuali del mondo.

Anche attraverso  Il Duomo di Milano è la terza Chiesa più grande d’Europa “Dal punto di vista tecnico – ha aggiunto Sood – è stato un progetto estremamente importante con tutta una serie di sfide. E non c’è soltanto la parte” delle immagini e della “narrazione, con 80 storie, frutto di un entusiasmante lavoro di storytelling”, “ci sono anche dei giochi interattivi, come il puzzle party, per coinvolgere il pubblico”. Nella prima schermata del sito, di un colore rosa che fa venire in mente la pop art, a cui si accede a questo indirizzo g.co/milancathedral, si parte in modo ‘semplice’ con le 5 cose che bisogna sapere del Duomo, la terza chiesa più grande d’Europa, e poi si sceglie come e cosa approfondire, “si può anche semplicemente ascoltare la musica dell’antico organo”.

Ma le possibilità sono moltissime. Non tutti sanno per esempio che il Duomo ospita più di 3.400 statue, molte delle quali si trovano sulle sue maestose Terrazze. E anche la storia delle vetrate è lunga e affascinante, va indietro fino al Quattrocento.  Le vetrate sono la Bibbia ‘scolpita’ nel vetro “Lux fuit: prendetevi un momento per ammirare la luce che filtra dalle vetrate, che si confermano chiave di lettura privilegiata del Duomo e dello spazio che lo circonda” ha detto Borgonovo. “Da secoli, questa straordinaria Biblia Pauperum trasforma la Parola in immagine”, la “cosiddetta Bibbia dei poveri, i monaci avevano l’accesso ai manoscritti, ma la gente comune difficilmente riusciva a leggere. E allora queste immagini fuse nel vetro” aiutano la narrazione”.

agi.it




Musei gratis per gli Aire: 11.658 accessi nel 2021

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turistaromag11.658 connazionali iscritti all’Aire nel 2021 hanno visitato gratuitamente un museo o un parco archeologico pubblico in Italia. A confermare la cifra è il Ministro del turismo Massimo Garavaglia nella risposta alla interrogazione con cui Fucsia Nissoli (Fi) chiedeva aggiornamenti sull’applicazione della Legge di bilancio 2020 che istituì un fondo specifico con una dotazione di 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, per dare la possibilità agli italiani residenti all’estero di accedere gratuitamente alla rete dei musei, delle aree e dei parchi archeologici di pertinenza pubblica.
“Al riguardo, i miei uffici si sono coordinati con quelli del Ministero della cultura che hanno rappresentato di aver avviato, attraverso la propria competente direzione generale, la rilevazione degli accessi gratuiti dei cittadini italiani residenti all’estero e il monitoraggio dei conseguenti oneri economici”, si legge nella risposta del Ministro. “Per quanto attiene al numero di accessi gratuiti degli iscritti Aire ai musei e alle aree e parchi archeologici di pubblica pertinenza, il Ministero della cultura ha rilevato nel periodo maggio-novembre 2021 un numero di visitatori pari a 11.658 unità, per un importo complessivo corrispondente a 122.000 euro”.
Gli italiani residenti all’estero e gli italo-discendenti, continua Garavaglia, “rappresentano il brand Italia nei confronti di potenziali nuovi turisti in ingresso nel nostro Paese, essendo in loro vive le tradizioni dei vari luoghi di provenienza”, atteggiamento provato dai dati: “il numero dei turisti che vengono in Italia per visitare parenti e amici è passato complessivamente da circa 10 milioni nel 2018 a 10,4 milioni nel 2019 (dati Enit)”, riporta Garavaglia.
“In sostanza, – prosegue il Ministro – il turismo delle radici rappresenta un elevato potenziale di crescita e di rilancio del settore turistico, perché è lontano dal turismo di massa e predilige quell’Italia meno nota, fatta di paesi e luoghi natii che, spesso, sono in via di spopolamento. In tal senso, si può contribuire a valorizzare borghi e piccole cittadine con l’effetto di rivitalizzarne l’economia locale e l’indotto, le attività imprenditoriali e l’occupazione di tal i territori. Per tali ragioni, – ricorda – il Ministero del turismo è favorevole a collaborare con le altre amministrazioni competenti in materia, tra le quali il Ministero della cultura e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per promuovere il cosiddetto “turismo delle radici”. A tal fine, a esempio, stiamo collaborando con le due amministrazioni indicate e con l’Enit all’interno di un dedicato tavolo tecnico sul turismo di ritorno, per realizzare il progetto del “Turismo delle radici” che, all’interno del PNRR ha una dedicata linea d’investimento, pari a 20 milioni di euro riguardante l’”Attrattività dei Borghi” (Missione 1, Componente 3, Investimento 2.1), di cui il Ministero della cultura è l’amministrazione titolare. Tale progetto si concluderà nel 2024, anno che potrebbe essere inaugurato come “Anno delle radici”: un’opportunità – conclude il Ministro – per attirare i “turisti delle radici” con una serie di eventi dedicati da parte dei territori, anche per favorire l’economia locale e valorizzare i borghi e le realtà locali”. (aise) 




Rappresentazioni emiliano-romagnole sui palcoscenici internazionali

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25teatroOtto opere di danza, dodici di teatro e dieci di musica, tutte prodotte in Emilia-Romagna calcheranno i palcoscenici internazionali nel 2022 con un contributo di 145 mila euro di Ater Fondazione a seguito di un bando di partenariato che Ater ha indetto nello scorso mese di febbraio.
Il bando, promosso con l’obiettivo di incrementare la circuitazione internazionale di spettacoli prodotti in Emilia-Romagna, in coerenza con gli indirizzi programmatici della Regione, era rivolto agli operatori e alle compagnie emiliano-romagnole che hanno come principale finalità istituzionale quella di realizzare e/o promuovere spettacoli dal vivo, affinché presentassero la propria candidatura e il proprio progetto di tournée.
Dei 42 progetti di tournée internazionali presentati, 30 sono quelli risultati idonei, selezionati da un apposito nucleo di valutazione e le compagnie che li hanno presentati potranno godere della copertura delle spese di viaggio per recarsi all’estero, che verranno sostenute direttamente da Ater Fondazione.
Ampio e variegato lo spettro delle proposte artistiche, e tale da coinvolgere realtà culturali presenti su tutto il territorio regionale, per un totale di 8 produzioni di danza, 12 di teatro e 10 di musica.
Tra le compagnie che Ater sosterrà nell’ambito della danza sono presenti Artemis Danza in tour negli Stati Uniti e in Etiopia con un progetto su Pasolini; il gruppo cesenate Dewey Dell, anch’esso presente negli Stati Uniti, mentre la bolognese associazione culturale Van porterà il coreografo e danzatore Marco D’Agostin in Germania e la giovane Irene Russolillo in Armenia.
In ambito musicale il sostegno di Ater andrà, tra gli altri, alla tournée in Spagna dell’orchestra ravennate Accademia Bizantina e a quella in Messico e Lituania dell’Icarus Ensemble di Reggio Emilia.
Per quanto riguarda gli spettacoli teatrali, la compagnia piacentina Teatro Gioco Vita sarà sostenuta nella circuitazione delle proprie creazioni in Svezia, Croazia e Slovenia, mentre il centro di produzione teatrale Ravenna Teatro potrà avvalersi del sostegno di Ater per le tappe in Argentina e in Francia. (aise) 




I santuari dei boschi: alla scoperta di alcuni gioielli architettonici del Roero

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vezza+alba+piemonteTerra dai grandi presidi eno-gastronomici il Roero fa rima con Barbera,  Nebbiolo,  Dolcetto,  Bonarda e  Moscato e  con vitigni di straordinaria bontà come l’Arneis, la  Favorita e il Birbét (un particolare tipo di Brachetto)  ma è anche un’area d’elezione del tartufo, con il profumato  Tuber magnatum Pico  fiore all’occhiello  per le eccezionali qualità di profumo e di gusto. E senza dimenticare l’importanza le “Pesche ripiene”, “pesche di vignà” e “pesche al vino”, le “ciapule”, i peperoni, le fragole e le nocciole, e le squisite castagne “della Madonna”, una particolare cultivar conosciuta anche come “canalina”, la “carne di fassone” gli strozzi di Castagnito, i Pampavia di Ceresole, i Friciò, le paste di meliga, i galauciu e i salòt. E’ un percorso segnato dal gusto quello che sale attraverso il profilo collinare che ha reso il Roero il versante selvaggio e ribelle del fiume Tanaro  e una vera miniera di quell’Made in Italy  legato alle peculiarità del territorio. Ma è anche un itinerario intriso di architetture sacre immerse nel verde di un angolo di Piemonte entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Da scoprire lentamente, magari usando un mezzo ecologico per salire ad esempio sulla collina di Mombirono di Canale. Da qui sarà possibile allora abbracciare dall’alto la straordinaria bellezza del Roero, mentre a  Montà, il Santuario dei Piloni della Via Crucis, formato da una chiesa dedicata all’apostolo Giacomo e da cappelle immerse nel verde del bosco, si presenta al visitatore  lungo la strada che sale a raggiungere il punto più alto della collina.

chiesa madonna dei boschiIl Santuario della Madonna dei Boschi, a Vezza d’Alba, ad una navata in stile romanico, sorge in un punto panoramico e venne edificata nel XII secolo. Nel 1471 il vescovo di Asti ne concesse il giuspatronato ai Roero i quali, alcuni decenni più tardi, costruirono il convento annesso. La costruzione nel 1731 della volta sulla navata ha avuto l’effetto di confinare nel sottotetto un prezioso affresco gotico raffigurante l’Annunciazione, dipinto verso la fine del XV secolo. Nella cripta, dal 1608 alla fine dell‘800 vennero sepolti vari esponenti della famiglia dei Roero di Vezza e di Guarene. Il Santuario di Madonna   si raggiunge in macchina, oppure a piedi percorrendo il sentiero del Tasso, caratterizzato da una grande varietà paesaggistica . Il sentiero deve il suo nome ad una delle località che attraversa: la Val Tassera (anticamente Vallis taxeria), conosciuta proprio per le numerose tane di tasso che ospita nei suoi anfratti più nascosti. Questo mammifero trova nel Roero l’ambiente adatto alle sue esigenze di vita riservata e per lo più sotterranea negli “angoli” meno frequentati dei boschi fitti. Vezza d’Alba è anche la terra di nascita di mons. Piero Rossano, che vi nacque nel 1923 (morì a Roma nel 1991). Per conservare la memoria e far rivivere l’eredità spirituale e culturale di mons. Rossano (fu teologo, biblista, uomo di cultura cosmopolita, attenta al dialogo tra i popoli e le religioni)  nel 1997 si è costituito il Centro studi Piero Rossano, voluto da un gruppo di amici, con la collaborazione della diocesi e del seminario di Alba, parrocchia e comune di Vezza, famiglia Rossano, Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, Pontificia università lateranense, diocesi di Roma, Pontificia accademia delle scienze, altre realtà culturali ed ecclesiali.

A Santo Stefano Roero impossibile evitare una visita alla chiesetta di San Michele “de Anterisio” (dal 1919 dichiarata monumento nazionale) che anticamente sovrastava l’abitato di Anterixio, prima della sua distruzione a opera degli astigiani nel 1256. Conosciuta già nel 1041 (l’imperatore Enrico III l’affidò alla chiesa di Asti), nel 1065 essa venne citata nella donazione di Adelaide di Susa al vescovo di Asti e nel 1717 fu salvata  dall’abbattimento grazie agli abitanti del luogo che, a proprie spese, la ricostruirono nel 1719.

Il paese ha accolto un’altra straordinaria figura missionaria. Vincenzo Molino chiuse infatti proprio in questa cittadina il suo percorso umano che lo aveva visto nascere a Mussotto d’Alba nel 1929 e diventare parroco di San Giuseppe Castagnito nel 1967   e poi missionario nelle terre desertiche del Kenya per oltre 30 anni, fino al ritorno nel suo amatissimo Roero.

santuario tavoletoIl percorso alla scoperta dei luoghi sacri del Roero non può prescindere dal Santuario del Tavoletto di Sommariva Perno, situato nella in cima a una collina in posizione panoramica e suggestiva, dove anticamente, tra XI e XIII secolo, vi era la “villa”, un feudo costituito dal castello e un piccolo borgo.sommariva perno santuario madonna di tavoleto interno

Del borgo, abbandonato verso la fine  del XIV secolo,   rimase soltanto l’antica chiesa parrocchiale intitolata alla Madonna.

Ricostruita nelle forme dell’attuale santuario verso la metà del Seicento conserva anche il  campanile del 1662, probabilmente su una base di muratura preesistente.

L’edificio si presenta a pianta rettangolare, a navata unica con l’interno completamente ridipinto dal pittore albese Fedele Finati nel 1904.

Tuttavia affiorano alcune tracce di figure ed ornati ad affresco preesistenti e probabilmente databili al XVII o XVIII secolo. La decorazione plastica visibile sulle volte della navata centrale è databile intorno al 1770, così come quella dell’altare laterale a destra e dell’edicola presbiteriale che un tempo accoglieva la statua della Madonna del Rosario. La cornice, al centro dell’alzata, ornata con teste di putti e nuvole, un tempo ospitava la pala d’altare con la quattrocentesca Pietà attribuita a Giovanni Martino Spanzotti.

 

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La Pieve di San Servasio a Castellinaldo, sorge su un punto panoramico di pregio ed è dedicata al vescovo di Tongres del IV secolo, celebre per la sua lotta contro l’eresia Ariana.

Ha mantenuto la sua atmosfera quieta e riflessiva e al suo interno due deliziosi cicli di affreschi cinquecenteschi.

pieve di san servasio castellinaldoLa  Pieve di San Vittore a Priocca fu confermata al vescovo dall’imperatore Enrico III nel 1041. Di impronta protoromanica, la  piccola cappella attuale conserva, dell’antico edificio, la navata centrale e la sinistra, con absidi semicircolari romaniche caratterizzate, all’esterno, da lesene e archetti pensili e aperture a doppia strombatura.

la Pieve romanica di S.Vittore a Canale , la Chiesetta di fraz. Madonna di Loreto a Canale, (con il suo  affresco del 1400 “Madonna col bambino”), la Chiesetta di fraz. San Pietro degli Occhetti di Monteu Roero e la Parrocchia di Sant’Antonio Abate (Vecchia Parrocchia) a Montà rappresentano altrettante tappe di un percorso suggestivo che si chiude a Guarene  con la  Chiesa dell’Annunziata,  un vero gioiello barocco recentemente restaurato.

La primitiva chiesa fu costruita fuori dalle antiche mura, sulla strada che conduceva ad Alba verso la metà del XVI secolo. Il primitivo antico oratorio portava il nome di “Nostra Signora“, “Ecclesia Beate Marie Virginis ad portam Vallis Ville”, come viene chiamato nelle fonti in latino di fine ‘500.   L’antico oratorio, di dimensioni piuttosto modeste (la larghezza interna era di circa cinque metri) non aveva né coro né abside; l’altare, in legno, poggiava direttamente sul muro di fondo. Solo nel 1679 venne affiancato da un campanile di piccole dimensioni. Quale significativo esempio di architettura sacra del ‘700 piemontese nel 1909 la Chiesa dell’Annunziata è stata dichiarata “Monumento pregevole di arte e storia”.




Magazzino: il cuore dell’”arte povera” italiana nella Hudson Valley di New York

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catturaA Cold Spring, 80 chilometri a nord delle Nazioni Unite, una struttura candida si erge al centro di un giardino curato al millimetro. È Magazzino Italian Art, un museo e centro di ricerca dedicato al progresso dell’arte italiana dal dopoguerra a oggi negli Stati Uniti. La struttura, fondata senza scopo di lucro da Nancy Olnick e Giorgio Spanu, esplora l’impatto e la risonanza dell’arte italiana a livello globale e lo fa attraverso le sue iniziative curatoriali, accademiche e pubbliche.

Vittorio Calabrese, che oggi ne è il direttore, è arrivato a New York 11 anni fa. È Irpino, si è laureato in Management delle istituzione pubbliche e culturali in Italia e all’inizio del suo percorso sognava la carriera diplomatica. Poi, a New York, cupido ha scoccato la freccia ed è esploso l’amore con l’arte. A New York Calabrese consegue un Master in Storia dell’arte, fino ad arrivare a Magazzino dai giorni del suo esordio. 

Vittorio Calabrese

“New York è la città creativa per eccellenza – racconta Calabrese – ma prima della pandemia si stava assestando su ritmi troppo veloci, con un mercato dell’arte sempre più speculativo. Oggi, anche grazie agli ultimi due anni, ci siamo forse resi conto che forse le cose non stavano andando nel modo giusto e abbiamo rallentato. Credo sia stata una bella boccata d’aria fresca”. 

Della necessità di un cambio di passo, in realtà, a Magazzino se ne erano già accorti prima dell’avvento del Covid. Era l’autunno del 2019 quando Marinella Senatore, artista specializzata in arte visiva, diede alla luce un progetto di mappatura della comunità che circonda Cold Spring, portando in strada oltre mille persone e 300 performer.

“È stato quello il punto di volta nella costruzione dell’identità del museo. Questa, infatti, era proprio l’idea con la quale Nancy Olnick e Giorgio Spanu hanno aperto le porte del centro cinque anni fa”.

Olnick e Spanu, due filantropi innamorati dell’arte.  “La nostra passione – raccontano – ci ha ispirato a esplorare e raccogliere una significativa collezione di arte italiana dal movimento dell’Arte Povera dagli anni ’60 fino ai giorni nostri. La sfida principale che dobbiamo affrontare è come informare al meglio il pubblico americano sullo sfondo storico da cui è emerso questo movimento artistico. Comprendere la radicalizzazione socio-culturale e politica dell’epoca, oltre all’impatto del boom economico e industriale verificatosi in Italia negli anni ’60, è fondamentale per apprezzare appieno il valore di queste opere”.

Nancy Olnick e Giorgio Spanu

Partendo da questa volontà, Magazzino continua a sponsorizzare sia artisti italiani contemporanei che artisti internazionali, il cui lavoro è fortemente legato alla cultura e al patrimonio artistico italiano, attraverso eventi e collaborazioni anche con sedi d’arte esterne.

“Con la pandemia ci siamo guardati un po’ dentro – continua Calabrese – e abbiamo deciso di focalizzarci sugli artisti, i più colpiti dal covid, iniziando un progetto digitale che ha avuto grande successo, perchè ha aperto le porte di Magazzino a tutti coloro che non si trovavano sulla East Coast e a tantissimi italiani che non riuscivano a viaggiare. È stato in quel momento che ci siamo resi conto di come le nostre iniziative, partendo da Cold Spring, potessero propagarsi nel mondo”. 

Un evento dal vivo al Magazzino Italian Art

Una ventata di entusiasmo che ad oggi, con il covid-19 in declino, non si è ancora fermata. “Parlando di normalità. abbiamo avuto la nostra prima lecture in presenza e siamo tornati a fare programmi dal vivo. Apriremo una mostra il 6 di maggio legata all’arte povera incentrata sull’ecologia, ma anche una collaborazione con Manitoga (il centro di design lungo la New York State Route 9D) sempre sulle le stesse tematiche.

Per l’estate, poi, apriremo il cinema all’aperto che andrà a sostituire il drive-in e torneremo ad avere il pubblico in piazza. Andiamo avanti con ottimismo: finalmente abbiamo una programmazione molto più simile al 2019 rispetto agli ultimi due anni. E questa è una grande vittoria”.

da La Voce di New York




Lilian Broca narra la storia di Maria Maddalena nella nuova mostra d’arte al Centro Italiano di Vancouver

magdalene union 1

magdalene union 1Nata a Bucarest, l’artista ed educatrice d’arte Lilian Broca è arrivata in Canada nel 1962 da bambina. La sua famiglia si stabilì a Montreal e lei iniziò a dipingere e disegnare in tenera età. Si trasferì a Vancouver all’inizio degli anni ‘70 e e nella nostra città ha insegnato a Douglas College (ora chiamato Kwantleen Polytechnic University) ed è docente ospite presso la U.B.C. e altre università. Broca divenne presto una presenza influente nella scena artistica canadese. Il suo lavoro è stato oggetto di un premiato film documentario. La Vancouver Art Gallery e altre importanti gallerie hanno acquistato ed esposto le sue opere. Broca è stata protagonista di mostre del Museo del Centro Italiano: la più recente è la sua serie dedicata a Maria Maddalena Risorta, che si svolge al Centro dal 31 marzo al 15 agosto 2022, e fa parte del Progetto Save Venice del Centro.

I  sette grandi pannelli che compongono la mostra  raffigurano il significato e il potere della presenza di Maria Maddalena nella vita di Cristo, in aperto contrasto con la narrativa tradizionale, incentrata sulla prospettiva maschile, che relegava Maria a un ruolo secondario e controverso. La Dott. Angela Clarke, curatrice della galleria d’arte e del museo del Centro, scrive: “Mentre la Vergine Maria è raffigurata come una figura incontaminata che ha generato suo figlio attraverso la cosiddetta Immacolata Concezione, Maria Maddalena è posizionata sfavorevolmente come la sua drammatico controparte. Sebbene porti lo stesso nome, la sua storia è caratterizzata dal tropo archetipico della donna caduta e bisognosa di redenzione con solo Gesù che funge da catalizzatore per il suo pentimento, l’assoluzione e l’abbandono di una vita ribelle. La nuovissima serie di mosaici creata dal maestro-artista Lilian Broca esplora la figura di Maria Maddalena e le storie oscure che l’hanno dipinta come una donna in un disperato bisogno di salvezza. Broca ha creato questa serie di mosaici come un’esplorazione di questa malfamata Maria al fine di portare alla luce la vera donna oscurata da false valutazioni e dogmi infondati.”

I lavori più recenti di Broca esplorano complesse questioni sociali e questioni femminili. Maria Maddalena Risorta è una lettura coraggiosa della persona illustrata nel Nuovo Testamento. La rappresentazione di Broca della relazione tra Gesù Cristo e Maria Maddalena è potente e non convenzionale. I suoi personaggi irradiano lo splendore della giovinezza e la connessione tra loro è palpabile e tenera. C’è un’aura di sacra sensualità nel modo in cui interagiscono, vicini l’uno all’altro ma concentrati su una visione trascendentale.

I pannelli alti da 6 a 7 piedi in cui si svolge la storia di Maria, costruiti in vetro veneziano, mostrano episodi della vita di Maria Maddalena e di Gesù Cristo dai titoli: La Sacra Unione, La lavanda dei piedi, Maria Maddalena testimone della Croce, Noli Me Tangere, e Degradata e Diffamata. l’immagine che conclude la serie, dal titolo In attesa di Emmanuel mostra Maria Maddalena su un trono celeste. Ogni pannello reca un’iscrizione in una lingua antica, come greco, latino, ebraico e aramaico. Broca utilizza una varietà di materiali, tra cui smalti veneziani, smalti oro millefiori su pannelli a nido d’ape in alluminio. La fabbricazione è stata condivisa con Adeline Benhammouda. Sette repliche più piccole a matita color grafite, pennarello dorato e acquerello sono esposte sulle pareti del Centro. Un costume di Maria Maddalena di Monica Serbanescu completa la mostra.