Mauro Penzo, il maestro che disegna con la biro colorata la sua Gattinara per farla conoscere al mondo.

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Nelle sue opere ho ritrovato personaggi e angoli che mi erano familiari quando ero bambino e poi ragazzo. È stato come fare un tuffo nel mio passato, nella Gattinara degli anni Sessanta e Settanta, ma anche prima, quando la cittadina piemontese, nella provincia di Vercelli, dove sono nato parecchi anni fa, stava trasformando la sua economia da prettamente agricola a industriale.

Mauro Penzo, artista gattinarese di 59 anni, vive, anche lui come me, “fuori le mura” del nostro comune paese natío, e ha scelto di risiedere a Senigallia, sull’Adriatico, dove disegna e colora i suoi quadri con la biro colorata. Un lavoro arduo perché un errore, con la penna a sfera, non può essere cancellato e lo obbligherebbe a buttare tutto e a ricominciare da capo.

Ho ricordato volti e scorci conosciuti, che mi sono tornati alla memoria in un lampo graditissimo. A volte non mi sovveniva il nome di quelle persone immortalate da Penzo, ma il volto è rimasto indelebile dentro di me.

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I quadri di Penzo raccontano la storia della Gattinara del secolo scorso, quella che entrambi ricordiamo con grande nostalgia perché ci ricorda la nostra gioventù, il borgo dove siamo cresciuti e che amiamo anche standone lontani. E forse amiamo in modo particolare proprio per questa nostra lontananza.

Non sono un critico d’arte. Quando vedo un’opera artistica vivo di sensazioni. Per questo, per commentare le opere di Mauro, mi piace citare quanto ne ha scritto il critico biellese Bruno Pozzato : “Non compiacimento per una abilità tecnica che ama esibirsi, né sottovalutazione del messaggio rivolto allo spettatore. È come se volesse dire, rappresentare cose importanti usando un linguaggio chiaro, leggibile, credibile” e lascio i miei lettori a osservare, qui di seguito, alcuni dei capolavori del maestro.

Chi desidera contattarlo può scrivergli alla mail: mauropenzo120663@gmail.com

 

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Santiago: al via il programma “Italia Energia Creativa”

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italiaenergiacreativa santiagoL’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Santiago hanno lanciato nei giorni scorsi il programma “Italia Energia Creativa” che propone una serie di riflessioni e di azioni multidisciplinari su scienza, tecnologia, energia e sostenibilità, arte e cultura attraverso mostre, conferenze e concorsi.
Momento clou del progetto, realizzato con il sostegno di Enel Chile, sarà la mostra “Italia: l’arte della scienza” promossa dalla Città della Scienza di Napoli e allestita dal prossimo 10 maggio alla Pinacoteca de Concepción, che intende creare un dialogo tra esperti italiani e cileni sulla trasformazione sostenibile.
Nell’ambito di “Italia Energia Creativa” sono in programma anche una mostra di Marco Angelini, “Arte ed energia. La ricerca della salvezza come impegno”, un percorso artistico basato sul riciclo dei pannelli fotovoltaici, alcune conferenze e il concorso fotografico “Energia, creatività e mobilità sostenibile”. Sarà infine assegnata una borsa di ricerca del valore di 8mila euro ad un giovane studioso che condurrà una ricerca in collaborazione con un’università italiana nel settore delle energie rinnovabili.
La mostra di Angelini si è inaugurata il 31 marzo scorso e sarà aperta sino a fine mese presso la Sala Esposizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago. Così l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata d’Italia situato a pochi metri dalla stazione della metropolitana Salvador, nel quartiere Providencia, porta in Cile dall’Italia una nuova esposizione che promuove la forza creativa dell’arte, della scienza e dell’innovazione italiane.
“Arte y Energía. La búsqueda de la salvación como compromiso” è composta da tredici opere di Marco Angelini, artista italiano che ha tenuto numerose mostre tra Roma e Varsavia, interessandosi ai fenomeni urbani, concentrando la sua ricerca espressiva sull’uso della materia come sostituto della tela. Attraverso i suoi 13 lavori a tecnica mista su tela, realizzati con frammenti di pannelli fotovoltaici e celle fotovoltaiche, l’ultimo lavoro di Marco Angelini invita a prestare attenzione alle possibilità di produzione e sviluppo sostenibile, cercando di ampliare il dialogo tra sostenibilità ambientale e ricerca artistica.
Come sottolinea Raffaele Gavarro, curatore della mostra, “tutto il lavoro di Angelini è sostanzialmente legato a questi elementi: da un lato la consapevolezza di avere un confine, un tempo antecedente alla catastrofe e, dall’altro, come la tecnologia può significare salvezza”. E ancora: “attraverso il sensibile, il sensoriale, l’arte assume un ruolo determinante nello spazio-tempo pubblico e collettivo, come paradigma che ha la funzione irrevocabile di trovare il senso di ogni cosa“. (aise)




Hanoi: alla Casa Italia la mostra “The Bát Tràng Ceramic Boots. An Inspiration from Italy”

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6battrangAprirà al pubblico il 10 aprile la mostra d’arte “The Bát Tràng Ceramic Boots. Un’ispirazione dall’Italia”, organizzata dall’Ambasciata d’Italia ad Hanoi e dall’Hon Dat Viet Art Museum di Bat Trang, in Vietnam. La mostra si terrà presso Casa Italia (18 Le Phung Hieu, Hoan Kiem, Ha Noi) sino al 3 maggio, tutti giorni con ingresso gratuito.
In questa speciale occasione verrà presentata al pubblico per la prima volta l’intera collezione di 12 stivali in ceramica creati dal compianto “artigiano del popolo” Vu Thang. Un’eredità inestimabile dell’arte contemporanea vietnamita ispirata alla moda italiana.
La potente creatività, le abilità uniche e le delicate tecniche di ceramica usate da Vu Thang, uno degli unici due artisti del popolo del villaggio di ceramiche di Bat Trang, sono squisitamente rappresentate attraverso l’immagine dello stivale invischiato con motivi tradizionali vietnamiti.
Il talento artigianale di un villaggio vietnamita di 700 anni e il gusto unico per la bellezza e lo stile dell’Italia, il “Paese a forma di stivale”, hanno molto in comune nonostante la loro distanza geografica: sono entrambi espressione della creatività e dell’abilità delle persone e sono profondamente legati alle proprie tradizioni e al proprio patrimonio culturale.
La mostra costruisce quindi un ponte artistico tra Vietnam e Italia: elementi classici vietnamiti, come motivi in ​​ceramica e colori a smalto, si fondono con l’eleganza e lo stile italiano, rendendo così ogni opera in ceramica un’opera d’arte straordinaria.
Il Museo Bat Trang è stato istituito grazie all’entusiasmo e agli sforzi dell’artigiano Vu Thang dopo quasi 50 anni di lavoro con la ceramica. Autorizzato dal Comitato popolare di Hanoi all’inizio del 2016, è gestito dal Dipartimento della cultura e dello sport di Hanoi.
In occasione della mostra, il Museo lancerà il sito battrang.museum, una piattaforma informativa digitale sull’arte ceramica contemporanea in Vietnam, in generale, e il villaggio tradizionale della ceramica di Bat Trang, in particolare. Il sito web è sviluppato da M-N Associates, un’agenzia di branding e design creativo pluripremiata a livello internazionale.
Lo spazio espositivo è stato progettato da sgnhA, l’ufficio di progettazione di interni e architettura, autore di importanti progetti artistici in HCMC e Hanoi, e dalla troupe di Ori Lighting. L’ambientazione rappresenta la fornace di Bat Trang e la torre pendente di Pisa: un’esperienza davvero speciale per gli amanti dell’arte e un affascinante incrocio tra il Vietnam e l’Italia!
Casa Italia è uno spazio creato per iniziative nei settori della cultura, dell’economia, del commercio e delle relazioni bilaterali Italia-Vietnam, gestito dall’Ambasciata d’Italia ad Hanoi. (aise)




Santo Sepolcro: al via le attività di scavo coordinate da La Sapienza

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15santosepolcroPer la prima volta sarà possibile indagare archeologicamente un monumento unico al mondo, mai oggetto di scavi sistematici, che racchiude vicende dall’altissimo valore storico e simbolico e una stratificazione archeologica intensissima, che raccorda Oriente e Occidente.
Con la cerimonia di rimozione della prima pietra del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme sono iniziate ieri, 14 marzo, le attività di scavo archeologico coordinate dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università La Sapienza di Roma.
Si tratta – spiega l’ateneo romano – di uno scavo particolarmente complesso, che si svolgerà in modo continuativo per oltre due anni e mezzo, in orario notturno e diurno, senza interruzioni, per consentire il regolare lo svolgimento delle funzioni religiose e per non impedire il flusso dei pellegrini. Nel corso dello scavo le metodologie d’avanguardia verranno coniugate alle esigenze di garantire il rapido svolgimento dei lavori e di preservare la multifunzionalità degli spazi: questo difficile contesto ha richiesto infatti una preparazione particolarmente accurata, nel corso degli ultimi mesi, non solo da un punto di vista scientifico e tecnico, ma anche motivazionale e psicologico, ottenuta grazie alla disponibilità dei docenti dell’Ateneo.
“L’attività dei ricercatori del nostro Ateneo in uno dei luoghi più sacri per i cristiani e di grandissima importanza storico-artistica è motivo di orgoglio e conferma il primato Sapienza a livello internazionale anche in ambito umanistico”, afferma la rettrice Antonella Polimeni.
“Siamo particolarmente onorati e orgogliosi di mettere a disposizione le competenze dei nostri archeologi”, aggiunge Giorgio Piras, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, “per un’impresa di notevolissima importanza scientifica e storica che vede una vasta collaborazione di tanti ricercatori Sapienza”.
Per le attività archeologiche, coordinate da Francesca Romana Stasolla del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, si è costituita un’équipe interdisciplinare composta da archeologi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, da storici e storici dell’arte del Dipartimento di Storia religioni antropologia arte spettacolo, da ingegneri del Dipartimento di Ingegneria meccanica ed aerospaziale, psicologi del Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione.
Nel 2019 la Custodia di Terra Santa, a nome delle tre più importanti comunità che hanno la custodia del complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme (Patriarcato ortodosso, Custodia di Terra Santa e Patriarcato Armeno), ha affidato al Dipartimento di Scienze dell’Antichità le ricerche archeologiche connesse con il progetto di restauro del pavimento della Basilica. Le operazioni di restauro sono invece state affidate alla Fondazione Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino.
Nel corso del periodo pandemico i lavori sono proseguiti con la predisposizione di strumenti finalizzati a rendere più efficiente e spedito il lavoro sul campo, con la creazione di un database sulla basilica e la sua storia che ha raccolto tutti i dati – editi ed in buona parte anche inediti – ed è destinato ad accogliere le informazioni provenienti dalle indagini sul terreno; parallelamente, si sono studiate soluzioni per rendere più efficace e veloce la documentazione dei manufatti. Sono state effettuate missioni a Gerusalemme di coordinamento e di predisposizione per le attività archeologiche, per le quali il Dipartimento ha ottenuto una licenza di scavo da parte delle autorità israeliane.




L’Ermitage chiede all’Italia di restituire le opere

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193915052 78f2a15f b4c5 494f a3da d579c20f825fAGI – Il museo Ermitage di San Pietroburgo ha chiesto la restituzione entro la fine del mese di marzo, delle opere prestate per le mostre a Palazzo Reale di Milano e alle Gallerie d’Italia. La richiesta, che arriva nel pieno di una crisi diplomatica tra l’Occidente e la Russia per l’invasione dell’Ucraina, è stata avanzata in una lettera inviata alle due istituzioni milanesi dalla direzione del Museo di San Pietroburgo.

“In base alla decisione del ministero russo della Cultura tutti i prestiti in essere devono essere restituiti dall’estero alla Russia” e “l’Ermitage è un museo statale che dipende dal ministero della Cultura”, ha spiegato il direttore del museo di San Pietroburgo.

Sono 23 le opere che dalle Gallerie d’Italia, dovranno essere restituite all’Ermitage di San Pietroburgo entro la fine di marzo. La richiesta da parte del museo statale russo è arrivata anche al Polo culturale di Intesa Sanpaolo, oltre che a palazzo Reale ed altre realtaè come la Fondazione Fendi di Roma.

Alle Gallerie d’Italia la mostra in corso ‘Grand tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei’, è stata realizzata proprio in partnership con l’Ermitage, con il quale c’era un accordo triennale di collaborazione. Dal museo non commentano la decisione del ministero russo della cultura, preferendo allinearsi alle parole del ministro Franceschini, sul fatto che le opere in prestito si restituiscono al proprietario.

La richiesta del ministero russo della Cultura di riavere in patria tutte le opere date in prestito, riguarda non solo Milano con Palazzo Reale ma anche Roma con la Fondazione Alda Fendi. Il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, che come è noto è statale ha chiesto alla fondazione romana la restituzione di ‘Giovane donna’ di Pablo Picasso, un’opera cubista del 1909, che finora non era mai stata esposta in Italia.

“Il ministero non ha competenza in materia, sono due mostre organizzate dal Comune di Milano e dalle Gallerie d’Italia. Ma mi pare evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite“. Così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, a margine della presentazione al Maxxi della mostra ‘Ukraine: short stories’ in merito alla richiesta dell’Ermitage di restituire le opere prestate.




“Italiae”: la vice console Lori inaugura a Chongqing la mostra fotografica della Fondazione Alinari

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4chongalinariÈ stata inaugurata lunedì scorso presso la Biblioteca di Chongqing, la mostra fotografica “ItaliAE: dagli Alinari ai Maestri della Fotografia Contemporanea”.
Presenti alla cerimonia di apertura, la vice console Adriana Lori, l’ispettore di Primo Livello dell’Ufficio degli Affari Esteri della Municipalità di Chongqing, Tang Wen, il vice direttore della Commissione per la Cultura e il Turismo di Chongqing, Qin Dingbo, il vice direttore del Governo del Distretto di Shapingba, Lin Jian, il direttore della Biblioteca di Chongqing, Ren Jing, rappresentanti di altri consolati ed esponenti del mondo dell’arte, della cultura e dell’informazione.
La mostra comprende opere di oltre 75 fotografi, i quali raccontano, attraverso la fotografia, il panorama italiano in circa 160 anni di storia, a partire dalla metà del XIX secolo. Curata da Rita Scartoni e Luca Criscenti, è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dalla Fondazione Alinari per la fotografia ed è prodotta da Fratelli Alinari I.D.E.A. Spa.
La circuitazione internazionale è iniziata lo scorso giugno, passando da San Pietroburgo, Minsk e Tashkent, per poi giungere in Cina, a Chengdu, e arrivare infine a Chongqing. La tappa di Chongqing, primo evento culturale organizzato da questo Consolato Generale nell’ambito dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina 2022, è stata possibile grazie all’organizzazione congiunta da parte di questo Consolato Generale e della Biblioteca di Chongqing, con il supporto della Commissione per la Cultura e il Turismo di Chongqing e del Governo del Distretto di Shapingba.
L’esposizione sarà visitabile gratuitamente fino al 30 marzo 2022, il lunedì dalle ore 14 alle ore 20 e dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 20. (aise)




Un inedito gioiello di Federico II da Palermo a New York

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1nyquarzofedericoiiÈ rimasto per decenni in cassaforte, ma la sua brillantezza non si è mai offuscata. Torna alla luce ed è pronto per essere esposto a New York il quarzo taglio cabochon che adornava la fibula del mantello con cui Federico II venne deposto in un sarcofago di porfido rosso nel 1251 nella Cattedrale di Palermo. La pietra non è mai stata esposta e sarà tra i tesori della mostra “Constancia. Donne e potere nell’impero mediterraneo di Federico II”, che si aprirà il 7 marzo all’Istituto Italiano di Cultura di New York, alla presenza dell’ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, e del direttore dell’Istituto, Fabio Finotti.
Prodotta interamente dall’IIC, organo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) per promuovere all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura umanistica e scientifica, la mostra sarà inaugurata a ridosso della Giornata Internazionale della Donna, dato il tema cruciale del rapporto tra donne e potere.
Un’esposizione preziosa, costruita con rigore filologico da Maria Concetta Di Natale, Pierfrancesco Palazzotto e Giovanni Travagliato, docenti dell’Università degli Studi di Palermo. Si potranno vedere per la prima volta negli USA reperti straordinari, alcuni mai prestati prima, che raccontano quattro donne di potere, vissute tra XII e XIV secolo, tutte legate a Federico II e tutte battezzate col nome Costanza: la madre, la moglie, la figlia e la nipote dell’imperatore. Le opere esposte parleranno infatti di Costanza d’Altavilla, regina e imperatrice (1154-1198), madre di Federico II; della prima moglie dello “Stupor mundi”, l’imperatrice Costanza d’Aragona (1184ca.-1222), di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e della quale saranno esposti gli anelli del corredo funebre; dell’imperatrice Costanza (1231ca.-1307/13) figlia naturale di Federico II e Bianca Lancia e sposa bambina di Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d’Oriente a Nicea; infine della regina Costanza (1249-1300), figlia di Manfredi, altro figlio naturale di Federico II.
La mostra newyorkese, visitabile nella sede dell’IIC su Park Avenue sino all’8 aprile, affronta due temi – quello del rapporto tra donne e potere e quello tra spazio italo-europeo e Mediterraneo, rappresentato dal mondo di Federico II e Costanza d’Aragona – attraverso una raccolta di beni preziosi dalle Cattedrali e dalle collezioni diocesane di Palermo e di Monreale, dalla Biblioteca comunale e dalla Cappella Palatina, dal Museo archeologico Salinas e dalla Galleria di Palazzo Abatellis di Palermo, dalle collezioni dell’Assemblea Regionale Siciliana, oltre che da prestatori privati, grazie all’impegno degli uffici regionali preposti alla tutela e alla valorizzazione dei Beni Culturali. È inoltre in preparazione un ciclo di video-lezioni dell’Università del Salento dedicate alla civiltà federiciana e curate da Francesco Somaini.
“Sono orgoglioso di portare Palermo e la Sicilia a New York”, ha dichiarato il direttore Finotti. “La civiltà di Federico II è straordinaria, ed ha un rilievo fondamentale nello sviluppo della nostra storia non solo politica ma culturale. Non dimentichiamo infatti che l’Italia si è fatta prima con la lingua e la poesia che con le armi, e Dante nel De Vulgari Eloquentia mette i poeti siciliani della corte di Federico II alle origini stesse della lirica “italiana”. Centrale nel progetto è anche la valorizzazione della civiltà mediterranea, non solo per la nostra storia ma per il nostro futuro. E in primo luogo la mostra richiama al rapporto tra donne e potere che va certamente affrontato in modo nuovo”.
Ed eccoci al prezioso quarzo esposto per la prima volta al pubblico e che solo al suo ritorno a Palermo verrà mostrato nella Sala Normanna del nuovo allestimento del Tesoro della Cattedrale, come riferisce la curatrice scientifica dello stesso Tesoro Maria Concetta Di Natale. Il sovrano morì nel 1250 in Puglia e, benché scomunicato, fu sepolto nella Cattedrale di Palermo. Nel 1781, il sarcofago fu aperto alla luce delle candele: il corpo di Federico II apparve in ottimo stato, con addosso varie tuniche impreziosite da fibbie, fregi e ricami; le mani erano incrociate sul ventre, la destra ornata da un anello con un grosso smeraldo, il capo coperto da una corona in lamine d’argento dorato, perle e pietre preziose; accanto al collo il globo imperiale; sul fianco sinistro la spada. La tomba rimase aperta per vent’anni, sino al 1801. Come nota Pierfrancesco Palazzotto, il volume dello storico Francesco Daniele che seguì “in diretta” l’apertura del grande sepolcro in porfido rosso (I regali sepolcri del Duomo di Palermo riconosciuti ed illustrati, Napoli 1784, anch’esso esposto a New York) descrive non solo la cronaca di una scoperta, ma avvia anche il recupero della memoria del regno normanno-svevo fondamentale per la diffusione dei revival ottocenteschi a Palermo. Nel 1994 i resti di Federico II sono stati sottoposti a una prima endoscopia e nel 1998 venne riaperto nuovamente il sarcofago: l’occhio elettronico individuò però solo stracci, paglia e stoppa solitamente utilizzata per riempire i corpi imbalsamati. Dove sono finiti i paramenti e i preziosi? Gli studiosi ancora oggi si interrogano sulla violazione della tomba nel corso degli ultimi due secoli.
Il quarzo cabochon esposto al pubblico per la prima volta nella mostra “Constancia” è identificabile, come riferisce Giovanni Travagliato, nella pietra centrale della fibula da mantello riprodotta in uno dei disegni del volume di Daniele che mostra il corpo dell’imperatore. La pietra, oggetto di una pulitura presso il Centro per la progettazione e il restauro della Regione Siciliana, è stata identificata come quarzo dalle analisi spettrografiche condotte dall’Università di Palermo nel 2007. Attorno alla pietra, nel sarcofago, sono state ritrovate anche delle perline, oggi conservate da monsignor Filippo Sarullo, direttore del Museo Diocesano del capoluogo siciliano che ha fortemente sostenuto la mostra. Le perline sono assai simili a quelle della celebre corona di Costanza (custodita nel Tesoro della Cattedrale di Palermo e della quale a New York arriverà una copia) e a quelle del parato dell’incoronazione dei re di Sicilia oggi a Vienna.
La mostra e le lezioni saranno disponibili anche sulla piattaforma www.stanzeitaliane.it, che da un anno costituisce il museo virtuale dell’Istituto Italiano di Cultura. (aise)




Il giallo sull’altra ‘Gioconda’ esposta a Montecitorio, copia o opera di Leonardo?

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unnamedAGI – La chiamano “l’altra Gioconda” ed è esposta nella restaurata sala Gialla a Montecitorio. Stesso sguardo misterioso, stessa posa, stessa epoca, certamente dipinto dalla bottega di Leonardo e forse ritoccato da qualche pennellata dello stesso geniale maestro, il dipinto accoglie i visitatori che salgono al piano nobile del palazzo che ospita la Camera dei Deputati.

Un anno fa, a incuriosire esperti, amanti dell’arte e semplici curiosi aveva pensato il questore della Camera Francesco D’Uva che, su suggerimento del leghista Stefano Candiani, aveva annunciato la volontà di trasferire l’opera dall’angusto angolo sopra a un termosifone in cui era appesa a una sala aperta al pubblico. La scelta era caduta sulla Sala Aldo Moro, una sfolgorante sala dalla tappezzeria gialla nell’ala berniniana del palazzo, proprio accanto alla storica sala della Lupa.

La Monnalisa della Camera è sicuramente una copia della più famosa opera esposta al Louvre, ma alcuni vi scorgono la magica mano del maestro da Vinci. Con il sorriso enigmatico e le braccia incrociate sul grembo, era conservata alla Camera dal 1927 proveniente dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e prima ancora alla collezione Torlonia. Nel 2019 è stata oggetto della mostra “Leonardo a Roma, influenze ed eredità” all’Accademia dei Lincei.

Quasi certa l’origine cinquecentesca, l’opera era realizzata su tavola ed è stata trasferita su tela nel Settecento, molto probabilmente in Francia.  Dopo un lungo restauro da parte di Antonio Forcellino e di Cinzia Pasquali, restauratrice tra le più famose al mondo che ha riportato al loro splendore diverse opere di Leonardo, si è aperto un dibattito tra esperti sulla attribuzione del dipinto. Forcellino si è detto certo della partenità del dipinto, la cui tecnica raffinata lascia “presupporre che lo stesso Leonardo abbia messo mano alla definizione chiaroscurale del volto dato che non si conoscono altri pittori ai quali possa essere riferito un tratto così leggero nella resa dello sfumato”.

Possibilista Cinzia Pasquali, che da 25 anni lavora per il Louvre, per la quale “non possiamo escludere che Leonardo abbia partecipato alla realizzazione, come anche a quella della Gioconda del Prado”. Tranchant Vittorio Sgarbi: “Macché seconda Gioconda! È solo una modesta tela! La copia di Leonardo, dipinta almeno 70 anni dopo la sua morte, non ha alcun valore artistico e indica soltanto la fortuna dell’opera, come le innumerevoli copie di  grandi maestri. Tanto rumore per nulla”.  Lei, la Gioconda Torlonia, incurante del trambusto sollevato, resta intanto esposta tra i broccati gialli della Camera, accanto ad altri dipinti di scuole d’eccellenza, da quella di Tiziano a quella di Antoon van Dyck. E quando, terminata la pandemia, riprenderanno le visite a Montecitorio, sarà il pubblico a farsi un’idea della somiglianza con la sorella più famosa, la vera star del Louvre.




‘L’uomo dei dolori’ di Botticelli venduto per 45 milioni di dollari

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181315297 e7d0cab0 6b4a 4a61 9ebe 7f72f8e4fac5AGI – “L’uomo dei dolori’, di Sandro Botticelli, è stato venduto per 45,4 milioni di dollari da Sotheby’s, il secondo prezzo più alto per un Old Master negli ultimi cinque anni.

‘L’uomo dei dolori’ è uno dei pochi quadri di Botticelli in mano private e all’asta a New York due compratori hanno battagliato per aggiudicarselo con rilanci costanti.

Presentato da Sotheby’s come “il capolavoro assoluto degli ultimi anni di Botticelli”, la realtà però non ha soddisfatto del tutto le aspettative in quanto l’opera ha faticato a eguagliare la stima di pre-vendita di 40 milioni di dollari che gli esperti di Sotheby’s avevano stimato: il prezzo di aggiudicazione è stato infatti di 39,3 milioni di dollari (più di 35 milioni di euro), che sommando imposte e tasse è arrivato a 45,4 milioni di dollari.

L’asta si è tenuta quasi a un anno esatto dopo la vendita-record di un altro capolavoro del Rinascimento italiano: nel gennaio 2021, un dipinto di Botticelli intitolato “Giovane uomo con in mano una medaglia” è stato battuto per 92,2 milioni di dollari, un record d’asta per il pittore italiano. 

“L’uomo dei dolori” è un ritratto di Gesù su sfondo nero, con una corona di spine sul capo, circondato da angeli. Le sue mani sono legate da corde e sfregiate. Fu realizzato quando il pittore aveva già più di 50 anni, intorno al 1500, quindi uno dei suoi ultimi lavori, e fu venduto l’ultima volta al miglior offerente nel 1963.

“Riteniamo che siano solo circa cinque i dipinti di Botticelli in mano a privati”, ha spiegato Christopher Apostle, capo del dipartimento di Sotheby’s Old Masters.

L’esperto di Sotheby’s ha anche voluto sottolineare la natura retrospettiva ed emotiva dell’opera, risultato del suo essere stato dipinto negli ultimi anni di vita dell’artista.

“È un dipinto metafisico di una persona matura che affronta la propria mortalità, ed è questo che lo rende così commovente: man mano che qualcuno invecchia, diventa più introspettivo, più metafisico, più spirituale. E penso che si veda molto profondamente in questa immagine”.

Il dipinto ha una particolarità poiché, per l’asta in corso, si è scoperto uno schizzo sottostante di una vergine con un bambino nascosto: “Una scoperta entusiastica perchè fa capire come lavorasse l’artista”.

Il dipinto, ben conservato, era rimasto dalla metà del XIX secolo nelle mani della stessa famiglia di collezionisti d’arte, residente tra Gran Bretagna e Italia, prima di essere venduto agli attuali proprietari nel 1963 all’asta per 10mila sterline. 

L’asta odierna da Sotheby’s è stata anche degna di nota perchè per la prima volta una scultura egiziana in pietra calcarea, “Figura di uomo”, che si stima risalga tra il 2.350 e il 2.990 a.C., è stata inclusa nella “Settimana dei maestri”.

Il manufatto, a cui era stato attribuito un valore compreso tra 3 e 5 milioni di dollari (da 2,7 a 4,5 milioni di euro), insieme a ‘L’uomo dei dolori’ è stato l’altro piatto forte della giornata; e dopo una battaglia di offerte durata quasi un quarto d’ora, la scultura ha raggiunto un prezzo di aggiudicazione di 8,4 milioni di dollari, che alla fine sono ammontati a 9,9 milioni di dollari (8,9 milioni di euro).

La figura era stata trovata dal famoso archeologo americano George Andrew Reisner nelle piramidi di Giza nel 1913, dopodichè il governo egiziano l’aveva donata al Museum of Fine Arts dell’Università di Harvard nel 1921.

Un altro dei protagonisti della giornata è stato il pittore fiammingo Pieter van Mol: il suo “Diogene con la sua lampada in cerca di un uomo onesto” è stato venduto a 5,8 milioni di dollari, quasi il doppio del valore che la casa d’aste aveva stimato, cifra che ha infranto il precedente record dell’artista, che era di 420mila dollari.




Plaster: Monica Bonvicini tra gli artisti in mostra a Seoul con Ambasciata e IIC

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21seoulSEOUL\ aise\ – Si è aperta ieri, 20 gennaio, al pubblico presso l’Art Sonje Center di Seoul la mostra ”Minimalism-Maximalism-Mechanissmmm Act 1 – Act 4“, progetto ideato dal curatore danese Jacob Fabricius in quattro atti: il primo e il secondo avranno luogo fino al 6 marzo e saranno seguiti dal terza e dal quarto, in programma dal 17 marzo al 24 aprile, sempre presso la galleria coreana.
Anche l’ambasciatore d’Italia in Corea, Federico Failla, e la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Seoul, Michela Linda Magrì, hanno visitato la mostra insieme al curatore Heehyun Cho. Tra i 28 artisti in mostra figura infatti anche l’italiana Monica Bonvicini che partecipa all’esposizione con l’opera “Plaster”, proprio grazie al supporto dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura.
Bonvicini inserisce un nuovo pavimento in cartongesso e polistirolo nello spazio espositivo e fa sì che il pubblico lo calpesti e ne distrugga la forma. L’artista ribalta figurativamente e direttamente il modello espositivo dominante del “cubo bianco”. Durante la mostra, il pubblico potrà esplorare vari modi di divulgare, sperimentare, utilizzare, pensare e mettere in discussione il metodo curatoriale di presentazione dell’opera e l’approccio istituzionale.
Monica Bonvicini è nata a Venezia nel 1965. Ha studiato arte a Berlino e successivamente alla CalArts a Valencia, in California, dov’è stata allieva di Michael Asher. Oggi vive e lavora a Berlino ed è professore di arti performative e scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Vienna. Nel 1999 le è stato conferito il Leone d’Oro per la partecipazione alla Biennale di Venezia e nel 2005 il Preis der Nationalgalerie für junge Kunst degli Staatliche Museen di Berlino. (aise)