Sally Sade Lattanzi: l’artista italo-cilena con la passione per i murales

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salli bio 2È  nata a Coyhaique, capitale della Patagonia cilena. Le sue origini sono di Pescina, paese della Marsica che vanta tra i suoi figli anche il cardinale Giulio Mazzarino e lo scrittore Ignazio Silone. Nel DNA del sangue di Sally Sade Lattanzi scorre però soprattutto tanta voglia di viaggiare e di realizzare la propria arte mentre  la sua casa, da alcuni anni è proprio il Mondo. O dove le permettono di realizzare i suoi murales.

«Nel 2014 decisi di viaggiare nei paesi del Sudamerica. Mi è sempre piaciuto disegnare, pertanto era normale per me andare in giro con un quaderno da disegno ma durante il mio girovagare  ho scoperto i murales. Da quel momento ho cominciato a lavorare e a coltivare quest´arte. Ho sempre mantenuto i contatti con i parenti italiani e  nel 2017 il viaggio in Italia è coinciso con il mio primo lavoro artistico nella Penisola. Ho sempre avuto la passione del disegno, fin da piccola. Solo viaggiando ho però scoperto il fascino dei murales. È un Arte bellissima   perché ha una dimensione maggiore a quella di un quadro e non è come un oggetto ma è, più spaziale e più architettonica. Inoltre mi permette di dipingere per strada. L´Arte esce dalle gallerie per arrivare a tutti di maniera gratuita,  viene fatta solo per passione, ma anche per scompigliare le regole prestabilite dell’arte.  Per cui ora vivo progettando nuovi luoghi in cui poter dipingere le mie opere».

salli 5Laureatasi nel 2013 in architettura alla Pontificia Universidad Catòlica de Valparaíso (Cile),   Sally aveva in effetti deciso di partire con uno zaino pieno di quaderni di disegno alla volta dell’Argentina, per poi arrivare fino in Uruguay.   Un ragazzo  che la osservava mentre dipingeva per strada, le chiese se voleva disegnare un murale sulla facciata della pescheria dove lavorava. Da quel giorno, iniziò una carriera che ha portato Sally in altri cinque paesi dell’America Latina e poi in Europa, ed in particolare in Germania e in Italia.

«In questo mondo globalizzato è importantissimo mantenere le tradizioni. Le tradizioni costruiscono la nostra identità e ci rende unici. La cultura italiana è  ricchissima perché esprime forza e vivacità in ogni cosa che fa. Cultura anche dare importanza alla famiglia come nucleo in cui si mantengono non solo i legami ma anche le tradizioni legate al cibo. La cucina rappresenta un legame speciale perché è un esempio di come le cose fatte con passione e trasmesse con lo stesso amore, stando attenti alla bellezza dei dettagli, possano essere tramandate come forma d’arte. Tutta l’ Italia è sinonimo di Arte, e l´Arte e quello che rende vivo il mio cuore».

salli bio In sette anni, Sally ha dipinto oltre sessanta murali, il più lungo è lungo 24 metri e alto 4 metri e si trova a Casali d’Aschi (una frazione del paese Gioia dei Marsi), il più alto è di 10 metri e lungo 5 e si trova a Rosario, in Argentina. Di questi murali, sei sono stati dipinti in Italia e uno in Germania, tutti gli altri sono sparsi per l’America Latina. Nella capitale cilena la giovane artista ha dovuto  invece superare una delle sfide più difficili del suo percorso.

«Nel centro di Santiago, in Piazza Italia, dove i cileni si riuniscono per celebrare o protestare, stavo dipingendo un murale che raffigurava la violenza verso i dimostranti. Mentre dipingevo, la polizia lanciava granate lacrimogene verso di me, mentre sparavano proiettili di gomma tutt’intorno. Appena si apriva uno spiraglio, tornavo a dipingere e di nuovo a scappare. Dopo 10 giorni la polizia ha cancellato il murale».

salli 6Socia del  Consiglio regionale degli Abruzzesi nel Mondo, Sally è fierissima dei suo legami con l’Italia. Al di là degli impegni professionali, l’artista della Patagonia torna spesso in Italia pur vantando anche la propria fierezza cilena. Sally ha  visitato l’Abruzzo almeno 10 volte per lavoro e per incontrare parenti a Pescina (il paese nativo della madre) nel quale ha anche  lasciato un murale.

«Io mi sento italo-cilena per due cose molto importanti:  la prima è l´educazione che mia ha dato mamma e che io vedo nella mia crescita. Mi ha reso diversa dai miei compagni cileni nel senso di certi modi e abitudini che riconosco più italiane. Il parlare veloce, gesticolare molto, essere tanto dinamica e soprattutto, nel senso artistico, avere una visione molto perfezionista ed elevata dell´arte perché da piccola ho avuto la fortuna di poter vedere e apprezzare la bellezza dell´arte italiana. La seconda cosa è l´importanza della lingua. Mamma ci ha insegnato l’italiano da piccoli, quindi il mio cervello parla spagnolo e italiano come se avessi due lingue native. Quando sento parlare italiano non faccio una traduzione per capirlo,  mi viene spontaneo come se stessi ascoltando lo spagnolo».




Design To: a Toronto di scena la creatività dell’architetto Gio Ponti

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18torontoTORONTO\ aise\ – L’Istituto Italiano di Cultura di Toronto ha organizzato per venerdì 21 gennaio un webinar dal titolo “Design To”, sul prestigioso architetto Gio Ponti. Relatore Fulvio Irace, professore emerito del Politecnico di Milano.
Gio Ponti (1891-1979) è stato l’emblema dell’Italia risorta dalle ceneri della guerra per aver riconquistato una posizione di primo piano nell’architettura internazionale del dopoguerra. Ponti credeva nel valore redimibile dell’arte come espressione di uno spirito di condivisione tra i popoli, con il tentativo di creare un mercato comune dell’arte mondiale, strumento universale di conciliazione tra i popoli.
Il nome di Ponti è stato associato all’invenzione del “Made in Italy” e ha guadagnato un pubblico internazionale, come testimoniano due grandi mostre: “Tout Ponti” (Mad, Louvre Parigi – 2018) e “Gio Ponti: amare l’Architettura” (Maxxi, Roma – 2019).
Ponti iniziò a lavorare giovanissimo come art director per la rinomata fabbrica di porcellane Richard Ginori: da quel momento non smise mai di esercitare le sue incredibili capacità creative in tutti i campi che si aprivano alla sua inesauribile fantasia. Fra le sue opere, il Grattacielo Pirelli e la Cattedrale di Taranto. Nel 1928 fondò la rivista Domus, fu anche uno scrittore prolifico; il suo libro più famoso è “Elogio dell’architettura” (1957).
Per partecipare al webinar occorre registrarsi a questo link. (aise)




Dagli Usa tornano in Italia 200 opere pregiate del valore di 10 milioni di euro

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img 8 ROMA – Un’anfora etrusca con figure nere risalente al 540 a.C., una giara dell’VII secolo che rappresenta l’accecamento di Polifemo da parte di Ulisse; una scultura in marmo dell’imperatore Settimio Severo del II sec. d.C. Tornano a casa, in Italia, i 201 pezzi pregiati che nell’arco degli ultimi decenni erano finiti negli Stati Uniti, smerciati dai grandi trafficanti internazionali e acquisiti da importanti musei, case d’asta, gallerie antiquarie e collezionisti privati.

Presentati questa mattina nella caserma ‘La Marmora’ di Roma, con il ministro della Cultura Dario Franceschini, i 161 reperti rimpatriati “torneranno nei loro luoghi di provenienza: non più come in passato in un unico grande museo, ma ogni opera nel posto in cui è stata trafugata – ha spiegato il ministro – torneranno ad essere pezzi importanti dell’identità di quei territori”. Dei 201 reperti, infatti, 161 sono stati rimpatriati e 40 resteranno in mostra, fino al marzo 2022, presso il Consolato Generale d’Italia a New York e l’Istituto Italiano di Cultura.

Un recupero “straordinario”, lo ha definito il ministro della Cultura, “frutto di un lavoro riconosciuto in tutto il mondo e frutto della collaborazione con le forze di polizia degli altri Paesi”. “Questa operazione – ha commentato ancora Franceschini – rientra in quello che abbiamo portato al centro del G20 della Cultura: l’impegno a collaborare per contrastare il trafugamento delle opere d’arte“.

Il bottino confluito nel caveau della caserma di via Anicia comprende sculture in marmo, teste in terracotta, vasi, anfore, coppe, brocche e monete in argento. Opere d’arte e oggetti di uso comune di grande interesse storico, risalenti alle civiltà romana, etrusca, magnogreca e apula, realizzate in un periodo tra l’VIII secolo a.C. e il I secolo d.C., per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. “Questi sono tutti pezzi di straordinario valore, il mercato statunitense è tra i più importanti. Ci sono tutte le espressioni della pittura e della decorazione dell’antichità”, ha spiegato il generale Roberto Riccardi, comandate Carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc).

Il Comando Carabinieri Tpc, per effettuare i ritrovamenti, parte da filoni investigativi già aperti da tempo. “Lo strumento fondamentale che ci sostiene è la banca dati con le immagini degli oggetti rubati. Ad oggi abbiamo otto milioni di file di cui 1,3 milioni si riferiscono ad opere tutt’ora da ricercare – ha aggiunto Riccardi – Il trend è decrescente dal secondo dopoguerra. Il mercato si è contratto perché, a seguito di numerose indagini, adesso musei e case d’asta sono molto più attenti. La certificazione accolta in passato con relativa facilità oggi viene guardata con una lente di ingrandimento”.

Nei mesi scorsi erano già stati presentati a Bari, presso il Castello Svevo, 782 reperti archeologici della civiltà Daunia che erano stati esportati illecitamente nel Belgio. Il 10 dicembre era stata presentata invece l’operazione Taras, coordinata dalla Procura di Taranto e che ha visto all’opera, con la Sezione Archeologia del Reparto Operativo Tpc, le forze di polizia di Germania, Olanda, Svizzera e Belgio. In questo caso sono stati oltre 2mila i beni recuperati, prevalentemente riconducibili alle civiltà antiche della Puglia e della Basilicata.

In occasione dell’evento di questa mattina sono stati presentati anche i dati statistici sul contrasto ai traffici illeciti dei beni culturali riferiti al 2021: sono state effettuate 261 verifiche sulla sicurezza nei luoghi della cultura, 549 perquisizioni, 1.182 persone denunciate, 23.363 beni archeologici e paleontologici recuperati e 1.693 opere false sequestrate: con un valore, qualora immesse sul mercato come autentiche, di oltre 427 milioni di euro.

I furti di beni culturali sono stati complessivamente 334, e 1.700 i controlli alle aree archeologiche terrestri e marine. Più di 2.600 i controlli effettuati ad esercizi antiquariali, in parte svolti online anche su cataloghi d’asta. Dall’inizio dell’anno i Carabinieri del Tpc hanno effettuato 1.811 controlli a siti monumentali o paesaggistici (questi ultimi svolti d’intesa con il comparto Forestale dell’Arma), rilevando attività illecite e procedendo al deferimento di 225 persone e al sequestro di 10 immobili e 25 tra aree paesaggistiche o strutture (edificate senza le previste autorizzazioni) ricadenti in aree soggette a vincolo.

GENERALE RICCARDI: “SONO PEZZI DI STORIA E IDENTITÀ CULTURALE”

“Oggi presentiamo 200 pezzi rientrati dagli Stati Uniti d’America, in particolare dal Fordham Museum. Pezzi che risalgono all’VIII secolo a.c., e che rappresentano la civiltà romana, etrusca, greca, apula. Sono pezzi di storia e identità culturale e nazionale“. Il generale Roberto Riccardi, comandate Carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc) ha commentato così la presentazione dei recuperi del 2021 ad opera del Comando Carabinieri Tpc. I ritrovamenti sono stati presentati alla stampa questa mattina, nella Caserma La Marmora a Roma.

“La particolarità delle indagini in materia di archeologia è che noi non siamo presenti quando avviene il furto, che consiste in uno scavo clandestino. Noi partiamo quando gli oggetti affiorano nei musei, nelle case d’asta, e svolgiamo delle indagini a ritroso dall’ultimo possessore fino a risalire tutta la filiera dei traffici illeciti fino ad arrivare agli scavi clandestini- ha spiegato il Generale- Questi sono tutti pezzi di straordinario valore, il mercato statunitense è tra i più importanti. Ci sono tutte le espressioni della pittura e della decorazione dell’antichità”.

FRANCESCHINI: “CULTURA CENTRALE PER IL GOVERNO E NEL PNRR”

“Credo che in questi anni la cultura abbia trovato una centralità, dimostrata non soltanto dalle scelte politiche ma anche dalle risorse di bilancio: un sostegno forte nei mesi dell’emergenza di cui c’è ancora bisogno perché alcune misure hanno portato ad altre chiusure e limitazioni”. Così il ministro della Cultura Dario Franceschini, intervenuto a margine della conferenza stampa di presentazione dei recenti ritrovamenti frutto delle attività di contrasto al traffico illecito di beni culturali.

 

 

Il titolare del Mic ha ricordato anche che la cultura è al centro delle scelte strategiche del Pnrr: “Siamo il Paese che ha messo di più per la cultura, sia in termini assoluti che in termini percentuali nei piani nazionali di ripresa e resilienza”, ha sottolineato il ministro. “Stiamo lavorando ma bisogna lavorare ancora di più per il cinema, per il teatro, per lo spettacolo“. Franceschini ha anche aggiunto che grazie ai fondi del Pnrr è previsto il miglioramento delle strutture tecnologiche di Cinecittà e l’ampliamento degli studi.

Dire.it




Ricordo di Gianni De Tora, un pittore che celebrò i segni di Napoli

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de toraIn tanti quadri di Gianni De Tora predominava l’azzurro. Il suo discorso artistico, rigoroso e fondato su solide basi concettuali e su una profonda conoscenza delle tecniche pittoriche , comunica un senso di serenità, di interesse per la vita e il mondo. Gianni era cosí, un uomo intenso, aperto, generoso e dotato dell’umiltà propria dei grandi artisti. Era consapevole del proprio valore ma non vi attribuiva solo una funzione monetaria. Con un gesto di grande eleganza, in chiusura della mostra che avevo organizzato per lui, mi disse di scegliere uno dei quadri, quello che mi piaceva di più. Scelsi « I segni di Napoli » una sintesi dell’anima e dei colori di quella città e ancora oggi, appeso alla parete del moi salotto, evoca le vibrazioni di serenità e spiritualità che formavano l’essenza della personalità di De Tora.

Casertano di nascita, era però nei colori e nella luce di Napoli, dove viveva, che aveva trovato gran parte della sua ispirazione. Aveva iniziato già negli anni ’60 le sue ricerche di espressione creativa che poi sfociò nella corrente dell’immaginario geometrico. Con altri artisti napoletani fu il fondatore del gruppo « Geometria e Ricerca », a proposito del quale venne pubblicata nel 1979 la monografia a cura  dell’Istituto Grafico Editoriale Italiano. Le opere di De Tora furono esibite nelle capitali d’Europa, in mostre e Fiere artistiche, alla Biennale di Venezia, alla Mostra Internazionale a Valparaiso (Cile), alla Biennale di San Paolo del Brasile, e sono esposte in permanenza in musei in Francia, Finlandia e Italia. De Tora ha affiancato alla pittura anche una fervida attività di docente e una presenza attiva in circoli intellettuali e artistici di tutto rilievo sia a Napoli che a Roma. Fino all’ultimo ha lavorato, ha continuato la sua frequentazione di artisti, le discussioni generatrici di idee. E’ stato un pioniere, una voce importante e autorevole dell’arte italiana, una figura di grande rilievo nel panorama culturale napoletano e sulla più vasta ribalta internazionale.

Gianni si è spento a soli 65 anni il 21 giugno 2007, dopo una lunga malattia sopportata con la dignitá e il calmo coraggio che avevano contraddistinto la sua esistenza.

dall'uovo alla luceFu un privilegio conoscerlo sia pure solo a livello epistolare e conservo ancora il manifesto della mostra d’arte che organizzai per lui al Centro Culturale Italiano di Vancouver, Columbia Britannica, nel maggio-giugno 1987. Avemmo un lungo scambio di corrispondenza e telefonate, occorsero mesi di progettazione per portare le opere di Gianni al pubblico di Vancouver, e lo scambio epistolare continuò per molti anni fino a quando, inaspettata e dolorosa, ho ricevuto la notizia della sua scomparsa. Quella volta, Gianni non potè venire a Vancouver per l’inaugurazione della sua mostra ed espresse il desiderio di poter visitare la città e incontrare la comunità italiana, ma per una serie di circostanze non ci fu possibile, nel corso degli anni seguenti, organizzare un’altra mostra. Nonostante i miei tentativi, non si poterono superare gli ostacoli delle difficoltà burocratiche e dei finanziamenti difficili da ottenere da parte delle autorità italiane per le coprire le spese di spedizione delle opere.  Gianni era un uomo che non sapeva né voleva scendere a compromessi, cercare le raccomandazioni autorevoli e spesso restava tagliato fuori dai favori e emolumenti che vengono elargiti a chi sa navigare le correnti di palazzo. Cosí non ho mai potuto conoscere Gianni di persona; per una serie di coincidenze, non riuscimmo ad incontrarsi neppure durante le mie visite in Italia e  negli anni dopo la sua scomparsa ho rimpianto di non essermi organizzata meglio per andare a trovarlo a Napoli, di non aver riflettuto che a volte la vita ci prende di contropiede e che le occasioni perdute possono non tornare mai piú. Mi resta il ricordo di una amicizia ventennale di cui mi onoro, il ricordo di un artista di grande livello, dalla ispirazione pura che ha contraddistinto il suo esemplare e sofisticato percorso artistico, ma soprattutto mi resta il ricordo di un uomo buono, integro, un fratello spirituale che troppo presto tutti abbiamo perduto. Ma l’opera artistica di De Tora non è stata dimenticata, anzi viene fatta oggetto di studio e di insegnamento. Per documentarsi meglio su questo importante artista, si può accedere al sito ufficiale Gianni De Tora.




Vancouver. Il Centro celebra l’arte della scultura con una mostra dedicata a Carlo Marega

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unnamedCome parte di un ciclo di avvenimenti dedicati alla vita e opera di Carlo Marega, il Museo Galleria d’Arte del Centro Italiano presenta la mostra “A Celebration of Sculpture: The Sculptors’ Society of BC in Honour of Charles Marega 150.” curata dalla Dr. Angela Clarke in collaborazione con la Sculptors’ Society of BC. Una giuria di esperti ha visionato e selezionato le opere esposte da ventidue artisti della BC, fra i quali spiccano il nostro Lorenzo De Francesco e Angelo Cavagnaro, il quale ha origini italiane e First Nations. Le opere sono esposte sia nella sala del Museo che all’aperto entro la proprietà del Centro.

Chi era Marega? basterebbero i due leoni scolpiti in cemento che dal 1939 stanno a guardia dell’ingresso sud del Lions Gate Bridge per definire Marega come una presenza iconica nella storia artistica di Vancouver. Ma Marega (1871-1939) fece molte altre important opera, sia per esterni che interni. Portò la tradizione artistica e la superiore tecnica degli artisti italiani nell’allora quasi “debutante” Vancouver. È quindi un omaggio dovuto il dedicargli la serie di mostre in occasione del 150mo anniversario della nascita, e il coinvolgervi artisti contemporanei che rappresentano correnti creative diverse. I mezzi che essi impiegano sono certo abbastanza diversi dai tradizionali usati da Marega: si va dalla porcellana e fusto d’acciaio di Georgina Lohan (Thru the Crack) all’acrilico dell’”Angelo” di Atefeh Ankami, al bronzo, materiale classico rivisitato nella inquietante opera “Babies” di Louise Solecki Weir. De Francesco usa basalto nero e granito per “The Flowering Balance” e steatite per “The Balanced Rope.” Ispirato dalla spiritualità dei popoli First Nations, Angelo Cavagnaro presenta una scultura in legno dipinto: “Killer Whale Helmet.”

Questi sono i 22 artisti che espongono al Centro a complemento e commento di una serie di maquettes e plastici di Marega, donate dalla figlia dello scultore: Atefeh Ankami, Kathi Bond, Viven Chiu, Parvaneh Roudgar, Sylvia Escobedo, Lorenzo De Francesco, James Fletcher, Alen Fox, Claudine Gevry, Anyuta Gusakova, Ralph Heading , Georgina Lohan, June Matheson, Cat Mudryk, Goetz Schuerholz, Ron Simmer, Bill Thomson, David Walker, Louise Solecki Weir, Angelo Cavagnero,Veronica Wachter Danes, Suzy Birstein

La mostra resta aperta dal 24 settembre al 20 dicembre 2021. È stata resa possible dal supporto di BC Multiculturalism, Canadian Heritage, and MetroVancouver




Vancouver: la Mostra d’Arte al Centro, fra tradizione e modernità

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mostra 1Pathways to Modernity: Sculpture from Emily Carr University of Art and Design Alumnae, l’ultima mostra d’arte curata da Angela Clarke, direttrice del Museo del Italiano di Vancouver insieme a Ruth Beer, Department of Sculpture, Emily Carr University of Art and Design, segna l’inizio di una serie, prevista per la durata di un anno, che viene dedicata al lavoro e all’eredità artistica dell’influente scultore italo-canadese Charles Marega (1871-1939). La galleria del Museo espone cinque piccole maquette opera di Marega, tra cui “Cristo con spine”, “Un cavallo” e due maquette in gesso di maggiori dimensioni raffiguranti monaci Benedettini, in contrapposizione con le opere contemporanee di Connie Sabo, Sydney Pickering, Lyndsay McKay e Debbie Tuepah, quattro giovani artiste formatesi alla Emily Carr University.

Charles Marega era nato a Lucinico vicino a Gorizia e aveva compiuto gli studi artistici in Italia e a Vienna prima di costruirsi una carriera di grande successo a Vancouver, dove si era stabilito nel 1909. Ha eseguito monumenti pubblici e sculture architettoniche per edifici e ponti che sono riconosciuti come punti di riferimento in arte e storia canadese. I due iconici leoni all’ingresso del Lions Gate Bridge rimangono la sua scultura più famosa. Attivo promotore dell’educazione artistica, Marega è stato il primo istruttore di scultura al Vancouver College of Art (ora “Emily Carr”) dal 1925 al 1939. Ha portato la formazione e la sensibilità europee alla scena artistica ancora grezza di Vancouver e ha introdotto l’uso di stucco e marmo. L’esauriente video che completa la mostra la rilevanza e l’impatto duraturo della presenza di questo artista a Vancouver e il suo contributo all’arte canadese.

mostra 2Le opere di Marega incarnavano lo spirito e le attitudini culturali del suo tempo, celebrano personaggi influenti e importanti eventi storici. Temi contemporanei, tra cui giustizia sociale, femminismo ed ecologia, emergono invece dalle sculture delle allieve di Emily Carr. L’uso di media non tradizionali rappresenta un cambiamento sorprendente, particolarmente evidente in “Sterile Field of Fungal Cultures” di Lindsay McKay, realizzata con colonie fungine raccolte localmente, e nella grande composizione di Connie Sabo “Information and Impression” composta con materiali misti, che comprendono carta da giornale e cartapesta. Due opere di Debbie Tuepah: “Bangladesh Factory Collapse” e “Why Couldn’t You Just Keep Your Legs Together” riflettono dilemmi sociali. La prima scultura mostra un nodo attorcigliato e deformato composto da intrecci di fili appeso su un lucido appendiabiti cromato, un richiamo accusatorio al consumismo indifferente che sfrutta il ​​lavoro sottopagato e non protetto. L’altra pittura in lattice e acrilico di Tuepah raffigura un cumulo accartocciato, angoscioso, in vivido rosso, viola e nero che richiama il dolore causato dalla violenza contro le donne. Sydney Pickering usa una pelle di cervo e un’installazione video per narrare aspetti della terra e della natura. Altri media presenti nella mostra includono filo metallico, bronzo, legno di recupero e cera d’api. La mostra è aperta fino al 10 settembre 2021.




Le opere di Raffaello al Guardian Art Center di Pechino

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raffaello putto21PECHINO\ aise\ – Si è tenuta oggi la cerimonia di inaugurazione della mostra “Meet Raphael: Masterpieces from Renaissance to Neoclassicism” presso il Guardian Art Center di Pechino dove sarà ospitata fino al 14 ottobre 2021, dopo una precedente prima tappa in Cina presso il Nanshan Museum di Shenzhen.
All’inaugurazione hanno partecipato l’ambasciatore d’Italia in Cina, Luca Ferrari, i vertici del Guardian Art Center Museum ed alti esponenti del mondo dell’arte della capitale cinese e, in video-collegamento, il curatore della mostra e segretario generale dell’Accademia Nazionale di San Luca, Claudio Strinati.
La mostra è un progetto internazionale realizzato con la direzione scientifica dell’Accademia di San Luca di Roma, tra le più importanti e antiche accademie italiane fondata nel 1593, incentrato sull’eredità culturale di Raffaello Sanzio, in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua morte celebrato nel 2020. Presenta oltre 60 capolavori, di cui 39 preziose opere originali di Raffaello, Perugino, Pietro da Cortona, Canova e altri grandi maestri, provenienti dalla collezione dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma e dalla Galleria Nazionale dell’Umbria.
L’esposizione intende illustrare i principi artistici classici stabiliti da Raffaello, uno dei maestri del Rinascimento italiano. La narrazione della sua vita e del suo processo di sviluppo intendono mostrare anche la diffusione dei canoni classici di Raffaello, la sua influenza sulle norme artistiche oltre al suo contributo alla storia dell’architettura.
Tra i capolavori in mostra, il Putto Reggifestone merita una menzione particolare, poiché solo quest’anno, poco prima di essere spedito dall’Italia in Cina, è stato riconosciuto opera autentica dal Maestro del Rinascimento italiano.
Nel suo discorso l’ambasciatore Ferrari ha sottolineato come “in ogni percorso umano, anche artistico, vi sono figure di riferimento che dettano i tempi e ispirano le nuove generazioni. Con la mostra al Guardian Art Center Museum, valorizziamo il genio di Raffaello Sanzio, che ha interpretato un ruolo chiave nella definizione e diffusione del “canone classico”. Portando in Cina opere originali di Raffaello, arricchiamo straordinariamente il calendario di eventi di “Road to 2022”, percorso di avvicinamento all’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina del 2022”. (aise)




I volti della politica e del potere nella Firenze dei Medici in mostra a New York

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bronzino ritratto di giovane uomo 1530s.olio su legno 37 58 x 29 12 in.956 x 749 cm.image 620x430Il prossimo 26 Giugno, presso il MET di NY – The Metropolitan Museum of Art – si terrà l’inaugurazione della mostra “I Medici, Portraits & Politics, 1512–1570”, una esposizione di altissimo livello, non solo artistico ma anche storico, sociale e politico, che raccoglierà oltre novanta opere realizzate dai più importanti artisti del Rinascimento Italiano, tra i quali Raffaello, Bronzino, Pontorno e Cellini. Dipinti e busti scultorei, ma anche medaglie, pietre preziose e intagliate, disegni, incisioni, manoscritti, armature provenienti dalle proprietà e dalle collezioni del Met in tutta Europa, Nord America e Australia. Ed anche un abito in velluto rosso appartenuto a Eleonora di Toledo, prestato dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa. Un evento unico che permetterà di ammirare opere d’arte di valore inestimabile, nonché di ripercorrere la storia della città di Firenze negli anni in cui, tra il 1512 e il 1570, fu trasformata da repubblica in monarchia ereditaria

La mostra, dunque, presenta lo splendore della città medicea attraverso i ritratti realizzati da artisti famosi, come pure il riflesso delle ambizioni politiche e culturali degli stessi personaggi ritratti, commissionati anche per rendere visibile al mondo il valore dell’“identità fiorentina” nel 1500. Soprattutto la figura di Cosimo I de’ Medici, fu quella che più di ogni altra, dettò il cambiamento dell’assetto politico della città, intuendo quanto l’arte e la cultura potessero influenzare la politica e contribuire a modificare Firenze, trasformandola da una realtà mercantile a capitale della dinastia medicea

La mostra è stata organizzata in sei sezioni, ciascuna dedicata a una particolare fase del governo di Cosimo de Medici. La prima, “Dalla Repubblica al Ducato, 1512-1532“, è relativa agli anni che portarono Alessandro de’ Medici a diventare il Primo Duca di Firenze; la seconda sezione, intitolata “I Medici e Firenze, 1513-1537” si rifà ad alcune figure chiave della dinastia dei Medici, tra politici a Roma e detentori di ruoli di potere nella Chiesa Cattolica; la terza sezione, “Cosimo I de’ Medici: stirpe e dinastia“, ripercorre i ritratti della famiglia ducale commissionati al fine di rafforzare l’immagine autoritaria della famiglia medicea e affermare la continuità della dinastia. In questa sezione, oltre ai ritratti di Cosimo compaiono quelli dei figli del Bronzino, provenienti dalla Galleria degli Uffizi di Firenze e dal Museo del Prado di Madrid, ma anche di sua moglie, Eleonora di Toledo, il cui abito di velluto rosso, come accennato poc’anzi, è stato prestato dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa.

La quarta sezione, “Una poetica del ritratto”, è relativa all’istituzione letteraria voluta da Cosimo, vale a dire, l’Accademia Fiorentina; mentre la quinta “Cosimo e la politica della cultura”, evidenzia la trasformazione della città tramite una serie di medaglie e altri oggetti che attestano l’evoluzione di Firenze. Nella sesta e ultima sezione, “Firenze e Roma: Bronzino e Salviati” è messo in evidenzia un confronto tra i due stili in competizione alla corte di Cosimo, ovvero l’arte fiorentina del Bronzino (poi imposto come stile ufficiale da Cosimo) e lo stile pan-italiano di Salviati.

La mostra è organizzata da Keith Christiansen, direttore del Department of European Paintings al Met(e tra i curatori della rassegna) e dal curatore Carlo Falciani, professore di storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Da La Voce di New York




“Come pesci nell’acqua”: l’arte contemporanea al lago d’Orta

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5pesciNOVARA\ aise\ – “Come pesci nell’acqua” è un titolo che indica familiarità e naturalezza, una frase presa in prestito, ironicamente, da una nota affermazione di Mao Tse-tung negli anni Settanta. Qui non ci sono masse popolari né avanguardie politiche, ci sono invece esponenti delle ultime tendenze artistiche italiane che hanno fatto della duttilità e della adattabilità delle loro opere un tratto distintivo. Duttili come linguaggio, sempre multiforme e variegato, e adattabili agli spazi espositivi.
Da oggi, sabato 5 giugno, a domenica 18 luglio la mostra è visitabile nelle stanze al piano nobile di Villa Nigra a Miasino, nelle sale del Museo Tornielli e nel Tempietto del Parco Neogotico di Ameno, bellissimi piccoli comuni sulle colline del lago d’Orta, in provincia di Novara.
La mostra è curata da Giorgio Verzotti, importante e noto critico d’arte e curatore, docente presso l’Università Cattolica di Milano. Verzotti è stato curatore capo presso il Castello di Rivoli e il MART di Rovereto, ma anche direttore di Artefiera a Bologna.
A promuovere e organizzare l’esposizione è Asilo Bianco, associazione radicata sul territorio del lago d’Orta, che da anni fa dell’arte contemporanea uno dei suoi punti di forza e di riflessione. Al centro il tema dell’acqua che diventa una indovinata metafora che bene si adatta a descrivere i lavori artistici presentati. Essi si configurano in base allo spazio, come l’acqua prende la forma dai suoi contenitori.
E come l’acqua che rende tutto instabile, le opere sono difficilmente assegnabili a schemi e categorie precise, sono sculture ma anche fotografie, installazioni sonore, disegni, luci al neon, foglie, spine di rosa, video, rottami, oggetti comuni, ceramiche.
Per molti degli artisti partecipanti (sono quindici), l’acqua non è solo una metafora, è una realtà, per quanto sfuggente come appunto la sostanza liquida, e così fotografata, ripresa nei video, disegnata, portata in mostra in quanto tale, o allusa nelle configurazioni plastiche inventate dagli autori. Fra le loro opere alcune sono state realizzate appositamente per l’occasione e recano aspetti “site specific”, inerenti al lago d’Orta e alla sua storia. L’allestimento tiene molto presente le specificità dagli spazi espositivi ed è pensato come un continuo colloquio fra gli ambienti e le opere.
In mostra: Francesco Arena, Stefano Arienti, Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo, Massimo De Caria, Carlo Dell’Acqua, Elisabetta Di Maggio, Sergio Limonta, Gianluigi Maria Masucci, Yari Miele, Filippo Manzini, Luca Pozzi, Luca Trevisani, Fabio Roncato, Shigeru Saito.
La mostra è a ingresso gratuito e sarà visitabile, nelle due sedi, da giovedì a domenica dalle 15 alle 18:30.
“Come pesci nell’acqua” nasce nell’ambito del progetto finanziato da Fondazione Cariplo “Villa Nigra. Cultura e impresa per lo sviluppo di un territorio liquido” e del progetto di cooperazione Italia-Svizzera “Di-Se – DiSegnare il Territorio”. Si ringrazia per il sostegno VA Albertoni. (aise) 




Nairobi. Conferenza virtuale sull’architettura sostenibile

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nairobiNAIROBI\ aise\ – In collaborazione con l’Università di Nairobi, l’Ambasciata d’Italia in Kenya ha organizzato il primo evento di un ciclo di incontri accademici virtuali dedicati ai settori dell’architettura sostenibile, della Salute Globale, dell’agricoltura sostenibile e dell’economia circolare.
La prima conferenza, intitolata “Sustainable Architecture in Africa: Italian Contributions”, ha inteso stimolare una discussione a beneficio delle nuove generazioni di architetti keniani sulle nuove prospettive architettoniche e tecnologiche, con attenzione a soluzioni innovative applicabili in Africa orientale e in altre aree tropicali, grazie al contributo e la condivisione di buone prassi a cura del relatore italiano, Niccoló Aste, Professore ordinario in architettura al Politecnico di Milano, ed il relatore keniano, Musau Kimeu, Chairman del Dipartimento di Architettura dell’Università di Nairobi.
Le città africane sono in rapida crescita e c’è un maggiore interesse a trovare nuovi modi per ridurre i costi, nuovi metodi di costruzione, aumentare il risparmio e l’efficienza energetica e promuovere il riciclo.
Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore d’Italia in Kenya, Alberto Pieri, ha evidenziato non solo “l’importanza della cooperazione accademica e scientifica come strumento per rafforzare le relazioni tra i Paesi, in questo caso tra l’Italia e il Kenya”, ma anche come l’architettura sostenibile rivesti grande importanza e attualità, “perché crediamo nella crescente importanza di un approccio globale per far fronte al cambiamento climatico, possibile solo riducendo i consumi e aumentando l’efficienza energetica” in linea anche con “le priorità della Presidenza italiana del G20 nel 2020, che si focalizza su Persone, Pianeta e Prosperità, e, in tale contesto, sulla rilevanza delle città intelligenti e sostenibili”.
Il ciclo di incontri accademici virtuali intende promuovere dibattiti e discussioni su temi importanti per i due Paesi e rafforzare la cooperazione bilaterale nel settore accademico, scientifico e della ricerca.
L’audio della conferenza è disponibile qui. (aise)