Santo Domingo. Parmenio Díaz, un bravo pittore con la passione del sax

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d22ef06c d923 4d56 abf6 959393e7f325Per Parmenio Díaz musica e pittura vanno a braccetto. Suona il sax con la stessa abilitá con cui dipinge i suoi quadri.

Nato nel luglio del 1943 nel Comune di Jaragua, nella provincia di Bahoruco, fin dall’ infanzia ha dimostrato di essere particolarmente portato per il disegno. Nelle scuole elementari otteneva sempre i voti piú alti nelle materie artistiche.

A 23 anni cominció a frequentare la Escuela Nacional de Bellas Artes, a Santo Domingo, dove si diplomó nel 1971.

Inmediatamente le sue opere furono riconosciute in vari concorsi di Arte Plastica e ha partecipato a varie esposizioni collettive ed individuali.

Alcune sue opere sono in copertina di varie pubblicazioni come “Quino Cabo Lola y Machón Cojón”  di Rafael Helasme e Alfredo Carrasco, “Estampas del Lejano Sur” di Rafael e Ysabelle Herasme, altre hanno varcato le frontiere della Repubblica dominicana.

Parmenio confessa che fin da bambino ad oggi non ha mai smesso di dipingere ed attualmente é membro del Colegio Dominicano de Artistas Plásticos (CODAP), colegiatura N. 1.

Saxofonista professionista, non é raro vederlo anche in prestazioni estemporanee “on the road” come quella che presentiamo nella fotografia in Home Page, scattatagli mentre suona il suo strumento preferito su una panchina del Conde della capitale dominicana.

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Cinque secoli di storia si fondono con il presente nella bottega d’arte di Giuseppe Fasano

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Giuseppe FasanoSu Giuseppe Fasano, un nome che tutti conoscono nella sua Puglia ma soprattutto un premiatissimo artigiano – artista con una fama che ha valicato i confini d’Italia per espandersi nel mondo, sono stati scritti fiumi di articoli e girati numerosi documentari. Perché allora vogliamo riproporre un altro ritratto di questo poliedrico artista?

Fasano è un “uomo del Rinascimento.” Un uomo che non si ferma davanti a ostacoli o imprevisti. Non se ne trovano piὺ molti in giro.

Imprenditore sagace, artista innovatore, temperamento vulcanico, il suo ottimismo e la sua energia sono contagiosi e si traducono in progetti ambiziosi e in nuove esperienze che lo portano a viaggiare per tutti i continenti, dall’America al Giappone al Nord Europa e nel resto del globo, per portare i suoi oggetti d’arte a un pubblico sempre piὺ vasto.

Fasano è di casa con le celebrità. Leggendaria la sua lunga e salda amicizia con il cantante Al Bano (nella foto), altra icona pugliese, e fra le tante altre sue frequentazioni di VIP,  ricordiamo il suo incontro con l’ultima vera Diva del cinema italiano e internazionale: Sofia Loren, con la quale ha anche recitato una piccola parte nel film “La vita davanti a sé” diretto da Edoardo Ponti e girato in Puglia nel 2019.

Le ceramiche di Fasano sono infatti usate per l’ambientazione di films e serie televisive e lui, dinamico, disinvolto e piacevolmente “sfrontato” come è, spesso non disdegna di fare qualche “comparsata.”

1453088 origFasano non è un uomo di mentalità ristretta, non è soltanto attento al denaro e alla fama. Sa apprezzare il valore della cultura, sa onorare principi di tradizione, storia e coerenza che oggi vengono spesso dimenticati. Dopotutto, fino dall’inizio del 1600 la sua famiglia ha lavorato l’argilla, la materia prima per la ceramica che abbonda nei numerosi banchi presenti nel territorio di Grottaglie ( il paese deriva il nome da Criptae Aliae, che significa molte grotte e gravine, poi divenuto Criptalium nella denominazione Latina e Li vurtàgghie nel dialetto locale.) Cinque secoli di storia, di passione e di dedizione, un’arte che si tramanda di padre in figlio e infatti Giuseppe ha iniziato l’apprendistato con suo padre Nicola fin da quando era un ragazzino, nel laboratorio nel celebre Quartiere delle Ceramiche che è situato lungo la discesa fra la città alta e la città bassa.

A suo padre (e anche alle tante antiche generazioni dei Fasano impegnate nella produzione di ceramica) viene dedicato il Premio Internazionale “Nicola Fasano- Grottaglie “Città delle Ceramiche” giunto quest’anno alla quarta edizione, conferito il 18 settembre scorso e ambientato come di consuetudine nella bella cornice delle Tenute Al Bano Carrisi a Cellino San Marco in provincia di Brindisi. Il celebre cantante e uomo di spettacolo infatti condivide con Fasano il rispetto e la gratitudine per gli insegnamenti ricevuti dai loro rispettivi padri. Nicola Fasano e Carmelo Carrisi hanno trasmesso valori che hanno aiutato questi due uomini, nati nella solare Puglia, a raggiungere il successo di cui godono oggi.

Facendo spazio nella sua fitta agenda di impegni, Fasano ha trovato tempo per rispondere a viva voce nel corso di una conversazione telefonica ad alcune domande sulla sua vita e i suoi progetti per i nostri lettori.

(Bottega d’Arte Giuseppe Fasano, Via Caravaggio 1, Grottaglie (Taranto) www.giuseppe.fasano@weebly.com)

con Al bano

Anna Foschi: La antichissima tradizione dell’arte ceramica di Grottaglie rappresenta un vanto e un primato nel mondo. Puoi parlarci della tua attività e della tua bottega d’arte?

Giuseppe Fasano: Noi vediamo che c’è questa bellissima realtà, la fantasia del creatore, che sarebbe l’artigiano, che diventa praticamente un tutt’ uno con quella che è poi la tradizione delle ceramiche di Grottaglie vista in una chiave contemporanea. Noi che cosa facciamo come ceramica in questo momento storico? Non siamo piὺ nella situazione di semplice utilizzo, dove una volta si faceva la ceramica per poter parlare di collocarla li o qui, oppure ci mettevamo del cibo dentro, quindi era una ceramica d’uso. Adesso la ceramica è diventata sì di uso però si punta sulla stile, ad esempio una decorazione che dipingiamo su un piatto è uno stile che noi oggi interpretiamo. Senza abbandonare la grande, ricchissima vena della tradizione, possiamo però attualizzarne l’aspetto e anche le modalità di  uso per fare sì che si integrino e diventino parte della vita e delle esigenze contemporanee.

Anna Foschi: Nella tua produzione, come si conciliano i canoni della tradizione con le esigenze del mercato contemporaneo?   

Giuseppe Fasano: Praticamente, con la mia intuizione prima di tutto, con la mia idea originale. Io mi metto a disposizione di quelle che sono le esigenze dei giovani nell’era contemporanea come la vedo io, La decorazione, tutto nasce dai colori, dai vestiti, dalla moda, ad esempio se c’è una influenza, una tendenza nella moda verso il colore grigio o grigio scuro, o della gamma del colori caffè, quando devo fare moda io devo fare una tradizione che richiami un poco l’”Armani style.” Io gioco con i colori e con le forme, le quali nella tradizione di Grottaglie formano già una moda a sé. Ad esempio, prendiamo i vasi da notte prodotti da secoli e secoli a Grottaglie. Con la loro struttura lineare, minimalista, erano già uno studio nella “forma.” Li esportavo in Danimarca e i danesi li compravano pensando che fossero oggetti di decorazione, tipo fioriere o soprammobili, invece di oggetti di uso molto prosaico!

8266355 origAnna Foschi: Parliamo del Premio Internazionale “Nicola Fasano” che hai fondato e che viene organizzato ogni anno nel mese di settembre. Cosa ti ha ispirato a lanciare questa iniziativa?

Giuseppe Fasano: Siamo figli dei nostri padri e madri. Magari nel corso della nostra vita, specie da giovani, non capiamo l’importanza di questo legame, di questa eredità spirituale, ma la loro importanza non si perde. Proprio perché mio padre Nicola per me è stato una figura così importante, io ho cominciato a lavorare l’argilla e sono diventato ceramista. Il Premio propone proprio questo: essere vicini alle nostre radici famigliari e culturali, onorare i nostri genitori e antenati, e onorare e continuare anche l’arte e i mestieri che essi ci hanno insegnato. A questa quarta edizione del Premio Nicola Fasano hanno partecipato anche altre famiglie che credono e che continuano la tradizione famigliare che ha permesso, ad esempio, di creare industrie come la Pasta Divella, o di fondare la dinastia musicale di Al Bano e suo figlio Yari Carrisi, anche lui cantante e imprenditore. C’erano anche tanti altri personaggi, anche celebrità, che credono nel ruolo della famiglia e nei valori che la famiglia trasmette e rappresenta.

Anna Foschi: Un argomento forse un poco spinoso. Pensi che ci sia valido sostegno da parte delle autorità governative (a qualsiasi livello) per questo comparto artistico e produttivo?

Giuseppe Fasano: Questo purtroppo è un problema serio. Non si pensa a conservare i mestieri, e per i giovani, a potenziare l’istruzione nel campo, a incentivarli e aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro dell’ arte/artigianato. A sostenerli nell’individuare la propria vocazione, nello scegliere il mestiere che davvero li appassiona, così che possano guardare al futuro con concretezza, e non affidarsi ad alternative che hanno un carattere distruttivo, e credo che tutti sappiamo di cosa parlo. Io avevo otto anni quando ho cominciato a lavorare al forno della bottega ceramica. Mio padre non mi obbligava, non mi dava mica le botte! Ma a me piaceva creare, imparare, progredire. Questi valori li ho trasmessi ai miei figli che hanno tutti intrapreso le loro carriere con grande successo ma anche con grande dedizione.

Anna Foschi: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? e… Scommettiamo che non tirerai mai “i remi in barca” almeno completamente?

Giuseppe Fasano: I remi in barca non si dovrebbero mettere mai! Per quanto mi riguarda, io ho intenzione di continuare a fare conoscere l’arte, a diffondere l’amore e l’interesse per l’artigianato e i mestieri d’arte. La mia azienda ha un livello internazionale, noi esportiamo in tutto il mondo, ma io credo anche e soprattutto nelll’incentivare il mercato interno, nel risvegliare l’interesse degli italiani per le eccellenze che il nostro paese produce. Guarda, ti faccio un esempio: questa estate, data la situazione globale con i problemi causati dalla pandemia, l’afflusso dei turisti internazionali è stato minimo, ma abbiamo visto un grande movimento di visitatori da tutte le regioni d’Italia. Qui da noi, in Puglia, c’è stata una vera esplosione. Questo mi spinge a continuare la mia opera di promozione e educazione verso l’arte ceramica, la tradizione grottagliese e in una prospettiva ancora più ampia, a perseguire il mio scopo di motivare i giovani ad avvicinarsi ai mestieri, alla produzione di ceramica, ma anche tutti a tutti i mestieri creativi, dalla pasticceria all’intarsio dei mobili per fare degli esempi. E poi, in conclusione, a tutti gli amici di Vancouver mando un invito: venite a trovarci in Puglia, la Puglia vi ospiterà con tutto il suo calore e la sua allegria. Venite a fare un corso di introduzione alla ceramica, vi aspetto per una esperienza che sono certo vi appassionerà. A presto!




Quando Castellammare era Stabiae, il luogo dell’otium della nobiltà imperiale

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181109778 3dfca768 29a0 4f9d 942a ad40fc2c0945È intitolato a Libero d’Orsi, l’archeologo che negli anni ’50 studiò il territorio con grande amore scoprendo le prime ville patrizie, il nuovo museo dell’area archeologica intorno a Pompei, quella di Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia, in epoca imperiale luogo privilegiato di villeggiatura e riposo dell’alta nobiltà romana.

Un museo in una reggia

Il nuovo spazio museale è negli storici ambienti della Reggia di Quisisana, dalla cui terrazza si può ammirare un panorama del golfo di Napoli  da cartolina, lo stesso visto da Plinio il vecchio mentre moriva, e permette di conoscere un patrimonio custodito negli ultimi 30 anni in depositi non visitabili.

Il percorso, curato dagli specialisti del Parco Archeologico di Pompei, offre un quadro complessivo di Stabiae e del suo ager dall’età arcaica fino all’eruzione del 79 dopo Cristo. Le prime sale sono però dedicate alla storia della Reggia e delle ricerche archeologiche, soprattutto quelle di epoca borbonica e poi proprio quelle di d’Orsi. Ci sono poi le collezioni della Stabia preromana, in particolare materiali che vengono dal santuario in località Privati, datati da metà IV secolo a.C. fino alla fine del II secolo a.C., riferibile al culto di una divinità femminile non meglio identificata; e i corredi funerari della necropoli arcaica di via Madonna delle Grazie, che risalgono alla seconda metà del VII secolo avanti Cristo fino alla fine del III secolo avanti Cristo.

Le ville romane ricostruite

Il periodo romano, fino appunto ai giorni dell’eruzione del Vesuvio, è ricostruito con un criterio espositivo non solo cronologico ma anche topografico e attraverso approfondimenti tematici. Infatti nell’area dell’odierna Castellammare di Stabia sorgevano ville cosiddette d’otium in posizione panoramica, con giardini, peristili, ampi quartieri abitativi, strutture termali, portici e ninfei splendidamente decorati.

Tra i reperti esposti, quelli che provengono da Villa San Marco ma anche la Villa del Pastore, dal Secondo complesso e da Villa Arianna. Villa San Marco aveva una superficie di 11000 metri quadrati ed era una delle più grandi, mentre Villa Arianna è quella con le decorazioni più raffinate. In questa sezione, c’è un primo approfondimento tematico dedicato all’alimentazione ed è esposto il triclinio della villa di Carmiano, una delle 50 ville rustiche sul territorio, allestito con piatti di terracotta, oggetti di vetro, vasellame da cucina e anfore. Esposte anche le pareti affrescate di questo triclinio, pitture a tema dionisiaco che si riferiscono alla produzione del vino, attività principale proprio in questa villa rustica.

Il carro di bronzo e i finimenti

Ma tra i reperti che possono essere di nuovo visti, c’è anche il carro in bronzo di Villa Arianna, esposto per la prima volta con i finimenti per gli animali, approfondimento tematico sui lavori agricoli e sulle produzioni tipiche del territorio stabiese, illustrato anche con un campionario di attrezzi e anfore. Di alcune ville poi viene proposta la ricostruzione completa di ambienti fin dalla decorazione parietale.

“E’ un momento storico perche finalmente riusciamo a dare un utilizzo dignitoso a questo contenitore straordinario – spiega Massimo Osanna, direttore dei Musei italiani – finalmente restituiamo alla comunità un patrimonio per troppo tempo chiuso in casse e che andava all’estero ma che qui non poteva essere fruito. E’ stato anche fatto un piccolo miracolo, riutilizzando antiche vetrine dell’Antiquarium degli anni ’50”. Per la seconda parte del museo, di cui deve iniziare la progettazione, anticipa Osanna, “c’è un’ala del primo piano. E faremo serie di convenzione con le università. Questo luogo si deve popolare di turisti, visitatori, studenti docenti, cittadini”.  AGI




Washington: ritratto di Sellaro esposto all’OSIA

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17battagliaosiaSarà esposto permanentemente nella Sede Nazionale di Washington dell’Order Sons and Daughters of Italy in America il ritratto di Vincenzo Sellaro eseguito dal pittore siciliano Sergio Potenzano.
Sellaro, medico siciliano nativo di Polizzi Generosa, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso dove fu fondatore del primo Ospedale italiano in America e successivamente si prodigò nel riunire le molteplici Società di Mutuo Soccorso per gli italiani in America in un’unica grande organizzazione che chiamò Ordine dei Figli d’Italia in America, oggi la più antica e consolidata organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana.
L’opera di Potenzano, una tela di 100×90 cm eseguita in acrilico, è stata donata grazie all’interessamento del critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese, socio onario dell’OSIA, che ne ha inoltre firmato la critica.
La donazione alla Sede Nazionale di Washington dell’organizzazione italoamericana è un segno di profonda amicizia e riconoscenza da parte della Madreterra ai connazionali che hanno con sacrificio abbandonato l’Italia, contribuendo alla crescita di una grande Nazione amica, gli Stati Uniti d’America.
Battaglia, accompagnato dal rappresentante per la Sicilia della Camera di Commercio Americana in Italia (Amcham) Pietro Viola, è stato ricevuto ieri, 16 settembre, dal vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao. Nel corso dell’incontro, il critico d’arte ha presentato l’opera, prima della definitiva spedizione negli Stati Uniti.
“È per me una grande gioia aver contribuito a rendere possibile questo gesto d’amicizia tra la comunità italoamericana e la Madreterra”, ha dichiarato Battaglia. “Il fondatore dell’OSDIA, Sellaro, è ricordato a New York con una statua posizionata nel quartiere dove visse ed operò; mi sembrava doveroso far giungere anche dalla sua terra, la Sicilia, un corrispondente tributo ad una figura così importante nella storia dei nostri connazionali al di là dell’Atlantico”.
L’opera verrà quindi presa in consegna, entro questa settimana, dal corriere internazionale americano UPS, alla presenza del proprio partner Randazzo Srl, rappresentato dal CEO Salvo Randazzo, che ne seguirà personalmente le varie fasi del delicato trasporto fino a destinazione finale.




A New York l’arte di Marisa Mertz

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marisamerz fontanaSi è tenuta mercoledì scorso, 9 settembre, la prima conferenza della serie “The production of the self” che l’Istituto Italiano di Cultura di New York dedica all’artista italiana Marisa Merz.
Organizzata in collaborazione con il Philadelphia Museum of Art, nel quale è allestita una intera sala sull’artista, questa serie di conversazioni online proseguirà sino al 21 ottobre con cadenza settimanale e si concentrerà sul lavoro della pionieristica artista italiana Marisa Merz (1926-2019).
Studiosi e curatori internazionali rendono omaggio alla vita e all’eredità della Merz discutendo su aspetti della pratica dell’artista che sono spesso trascurati, tra cui: il suo rapporto con il lavoro casalingo, la domesticità e la tradizione classica; la sperimentazione dell’artista con la materia e la forma; il suo legame (o la mancanza di esso) con artiste contemporanee in Italia e all’estero; e la sua posizione ambigua tra gli artisti legati all’Arte Povera.
La serie include presentazioni settimanali seguite da domande e risposte da parte del pubblico, moderate dagli organizzatori del programma Amanda Sroka (Assistant Curator of Contemporary Art, Philadelphia Museum of Art) e Lara Demori (The Marcello Rumma Fellow in Contemporary Italian Art, Philadelphia Museum of Art). L’evento conclusivo prevede una tavola rotonda con tutti i relatori.
Le conferenze avranno luogo il mercoledì, dalle ore 12:00 alle ore 13:00, su Zoom.
Dopo il primo evento di mercoledì scorso, intitolato “Time, Process and Life in the Work of Marisa Merz”, la conferenza di domani, 16 settembre, riguarderà “Marisa Merz: esperimenti scultorei e cinematografici in cucina, 1967-1968” con Lara Conte (Professore Associato, Università di Roma Tre, Roma). Si continua il 23 settembre parlando di “Marisa Merz: Actions, Interactions, and Performative Sculpture” con Teresa Kittler (Docente, Università di York, York) e il 30 settembre di “Marisa Merz come Anti-Penelope” con Luigia Lonardelli (Curatrice, MAXXI, Roma). “Drawing Intimacy: Marisa Merz’s works on paper in the 1970s” sarà il ema della conferenza del 7 ottobre con Francesco Guzzetti (Independent Scholar, Italia) e “Piombo e alluminio nell’arte di Marisa Merz. Layers of Meaning” quella del 14 ottobre con Silvia Bottinelli (Senior Lecturer, School of the Museum of Fine Arts presso Tufts University, Boston) e Sharon Hecker (Independent Scholar and Curator, Milano). Le conferenze si chiuderanno il 21 ottobre con una tavola rotonda alla quale parteciperanno tutti i relatori e che sarà moderata dagli organizzatori del programma Amanda Sroka (assistente curatore, arte contemporanea) e la dott.ssa Lara Demori (Marcello Rumma Fellow in Contemporary Italian Art, Contemporary Arte).
L’iniziativa ha il supporto del Consolato Generale d’Italia di Filadelfia, dell’Istituto Italiano di Cultura e del Fondo Daniel W. Dietrich II per l’Eccellenza nell’Arte Contemporanea.




Addio al critico d’arte Philippe Daverio

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daverioÈ morto questa notte a Milano all’età di 71 anni lo storico dell’arte Philippe Daverio. Anche la Farnesina, attraverso un post pubblicato su Facebook, ha mostrato cordoglio per la sua scomparsa: “lo storico dell’arte, gallerista, docente ci ha insegnato con passione e arguzia il valore dell’arte, contribuendo alla promozione della cultura italiana nel mondo”.
Daverio, aveva anche collaborato con il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale per la presentazione della “Collezione Farnesina”.
Anche il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Daverio attraverso una nota pubblicata sul sito del ministero: “Intellettuale di straordinaria umanità, un capace divulgatore della cultura, uno storico dell’arte sensibile e raffinato. Con sagacia e passione, ha accompagnato le italiane e gli italiani nell’affascinante scoperta delle architetture, dei paesaggi, dell’espressione creativa, degli artisti, delle fonti del nostro patrimonio culturale




Il vero volto di Raffaello Sanzio

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101819575 413b07bc 181b 43d6 80d6 96a8e75729e8Nell’anno del 500esimo anniversario della morte di Raffaello Sanzio da Urbino (1483-1520), il Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico del Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l’Accademia Raffaello di Urbino, realizza una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto in età matura di Raffaello Sanzio, uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, per accertare l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon.

“A questo scopo è stato utilizzato un calco in gesso del cranio di Raffaello prodotto dal formatore Camillo Torrenti nel 1833 in occasione della riesumazione dell’artista e ora in mostra presso il Museo Casa Natale di Raffaello di proprietà dell’Accademia Raffaello”, spiega Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello in Urbino. Un dubbio ricorrente sull’identità dei resti ritrovati ha tormentato per secoli i numerosi ammiratori del “divin pittore” definito da Giorgio Vasari “un dio mortale”.

“Finora, nonostante l’accuratezza delle indagini svolte in quell’anno (1833) dall’anatomista Antonio Trasmondo, principale artefice dell’ultima riesumazione di Raffaello, eseguita con i metodi non risolutivi del tempo ma all’avanguardia per l’epoca, non vi era certezza che i resti ritrovati e conservati nel Pantheon fossero realmente quelli del Sanzio”, dichiara Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare all’Università Roma “Tor Vergata”.

Nell’immediatezza dell’altare della Madonna del Sasso, durante lo scavo sono state infatti  rinvenute numerose sepolture tra cui quella di alcuni dei suoi allievi e molti resti scheletrici incompleti. L’obiettivo di questo lavoro scientifico, che sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista Nature, è stato quello di realizzare una ricostruzione facciale 3D, realistica e riproducibile, del volto di Raffaello Sanzio, morto prematuramente all’età di 37 anni, molto probabilmente di polmonite.

“La ricostruzione facciale rappresenta una tecnica interdisciplinare in grado di ricreare con buona approssimazione, basandosi esclusivamente sulla morfologia del cranio, il volto di una persona al momento della sua morte. Questa procedura è stata ampiamente utilizzata per svelare i volti di resti craniali di rilevanza archeologica e storica, nonché per l’identificazione quando utilizzata in ambito forense”, spiegano Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense a “Tor Vergata”, e Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus.

Procedura estremamente flessibile

La ricostruzione è stata eseguita manualmente al calcolatore. Questa tipo di procedura estremamente flessibile consente un’elaborazione fluida, come scolpita manualmente, e la creazione di un prodotto realistico con infinite possibilità di rendering. Inizialmente, è stato determinato il profilo biologico dell’individuo in esame.

“L’analisi morfologica e metrica del calco conservato presso la casa natale dell’artista ci ha permesso di stabilire che il cranio, mostrando caratteristiche fisiche compatibili con l’aspetto del personaggio, poteva appartenere a Raffaello Sanzio, giustificando in questo modo una eventuale fase di ricostruzione 3D del volto. I risultati finali ottenuti sono coerenti e completamente sovrapponibili con il profilo del grande Urbinate che ci è stato trasmesso da prove storiche e dalle sue opere artistiche”, ha osservato Falconi.

“Questa ricerca fornisce per la prima volta una prova concreta che lo scheletro riesumato nel Pantheon nel 1833 appartiene a Raffaello Sanzio e apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare questa identità e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA come ad esempio i caratteri fenotipici (colore degli occhi, dei capelli e della carnagione), la provenienza geografica e la presenza di eventuali  marcatori genetici che predispongono per malattie”, spiega Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare all’Università “Tor Vergata”.

Infine, la ricostruzione è stata confrontata con gli autoritratti di Raffaello e con dipinti di altri autori al fine di valutare la possibilità che Raffaello Sanzio fosse il soggetto rappresentato. “Numerosi indizi storico-artistici – commenta Falconi – sono stati trovati per un particolare dipinto che rappresenta un soggetto a ora ritenuto ignoto”. La stampa tridimensionale dell’elaborato, resa in un busto a grandezza naturale e realizzata da Fondazione Vigamus, sarà donata all’Accademia Raffaello e sarà esposta permanentemente nel museo “Casa Natale di Raffaello” in Urbino. (AGI)

 




La Villa dei Misteri di Pompei e la realtà contemporanea

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Vilal Pompei targhettaIl Museo del Centro Italiano di Vancouver ha da tempo acquisito una particolare importanza nel panorama culturale della città per la sua sofisticata e intelligente politica consistente nel diffondere i tesori dell’arte e della tradizione italiana, collegandoli alla realtà di una città giovane e in sviluppo come Vancouver e alle sue interessanti e innovative correnti culturali.

Molto merito va alla visione della direttrice e curatrice, Dr. Angela Clarke, che ha un Ph.D. in Interdisciplinary Studies conseguito all’University of British Columbia e ha una vasta rete di connessioni artistiche e culturali nelle Americhe e in Italia. Specializzata nello studio della donna in Italia e in arte religiosa e decorativa, è una esperta del Rinascimento italiano, specialmente delle maioliche e ceramiche italiane, con particolare riguardo alle arti femminili e l’artigianato dal Rinascimento ad oggi, compreso arti tradizionali di rilievo come ricamo, merletto e oggetti devozionali della casa.

La sala del Museo con scorci della mostra. Foto fi Anna Foschi

Per un intero anno, a partire dal 2019, il Museo del Centro Italiano ha dedicato una serie di mostre all’arte “al femminile” dando spazio a scultrici, tessitrici, pittrici locali. L’ultima mostra, “The Mystery of Craft: The Villa of the Mysteries at Pompeii: Reimagined”, aperta dall’8 luglio fino al 27 agosto, illustra interessanti paralleli e punti di contatto fra un passato da tempo sepolto eppure ancora vivo e influente e la realtà che ci circonda.

La Villa dei Misteri, fastoso edificio costruito nel periodo di massimo splendore dell’Impero Romano (circa 200 A.C.), è famosa per gli affreschi che decorano una delle sue stanze e che raffigurano momenti della iniziazione di giovani donne, le Menadi, al culto di Bacco/Dionysus, il dio dell’uva, della recitazione e della catarsi. Il misterioso rituale era riservato alle sole donne e infatti negli affreschi della Villa le figure maschili sono quasi assenti e si riferiscono a rappresentazioni della deità o di figure mitologiche.

La sala del Museo con scorci della mostra. Foto fi Anna Foschi 2Le sette artiste che hanno creato il materiale della mostra hanno accostato la sacralità dei rituali di iniziazione al culto di Bacco, rituali misteriosi che avevano un fortissimo e irreversibile potere trasformativo nella vita con avvenimenti contemporanei che hanno le stesse connotazioni di cambiamento rivoluzionario. Accanto alle immagini della Villa dei Misteri sono esposti dipinti, creazioni tessili  o realizzate con mixed media che ci riportano al recentissimo passato (il movimento #metoo e la rivendicazione dei diritti delle donne, le battaglie per la sostenibilità ecologica e ambientale) e ci inducono anche a confrontarsi con la pandemia Covid-19 che ha radicalmente trasformato le nostre vite. Come viene notato nell’introduzione alla visione della mostra “Scholars tell us that this ritual would have had a profound affect on its participants rendering them emotionally and spiritually transformed. Viewed from this perspective the frescoes serve as a mirror image of our current reality as we emerge from COVID-19 asking profound questions about natural disaster, fear and loss and its transformative effect on our society. How will we emerge from our four-walled rooms once self isolation has become a thing of the past?”

Le artiste che espongono al Museo del Centro Italiano sono Catherine Nicholls, Ruth Jones, Elizabeth Harris, Danica Ackerson, Eleanor Hanan, Linda Coe, Trish Graham. La mostra è corredata da una presentazione audiovisuale.




Un raro autoritratto di Rembrandt venduto all’asta per 16 milioni di euro

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unnamed 1Uno dei tre autoritratti di Rembrandt in mano privata è stato venduto ad un’asta a Londra per 14,5 milioni di sterline (16 milioni di euro).

Si tratta di un record per quanto concerne gli autoritratti del grande maestro olandese. Battuta a Sotheby’s, il prezzo dell’opera è stato comunque nelle attese, dato che era stata messa in listino per un’offerta tra i 12 e i 16 milioni di sterline.

A quanto riferito dalla casa d’aste, il dipinto era “duramente conteso tra sei offerenti molto determinati”, superando di gran lunga il record di 6,9 milioni pagati per un altro autoritratto di Rembrandt nel 2003.

Il terzo dei tre autoritratti dell’artista si trova attualmente in prestito alla National Gallery della Scozia.

L’opera venduta oggi – una delle 80 realizzate da Rembrandt durante la sua carriera – è il primo dei tre autoritratti: fu dipinto verso la fine del 1632, quando l’allora 26enne artista si stava facendo conoscere ad Amsterdam e cominciava a godere dei primi accenni di successo commerciale.

Come afferma il co-presidente del reparto Antichi maestri di Sotheby’s, George Gordon, “il volto di Rembrand è immediatamente riconoscibile in ogni momento della sua vita adulta, molto di piu’ di quanto non accada in qualsiasi altro pittore”. (AGI)




“L’Italia delle voci”, le immagini parlanti di Giovanni Capriotti on line con l’ICC di Montreal

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14capriottiL’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, nell’ambito della serie di webinar intitolata “L’Italia delle voci” e dedicata alle figure più singolari nei diversi ambiti della cultura italiana, presenta la ricca e variegata esperienza del fotografo Giovanni Capriotti, vincitore, fra altro, nel 2017 anche del World Press Photo (Sport Stories).
Alla presentazione e al dibattito, offerti con un webinar, partecipano lo stesso fotografo Giovanni Capriotti, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, Francesco D’Arelli, e il pubblico registrato.
L’appuntamento è per giovedì, 16 luglio, alle ore 15:00 EST (21:00, Roma) sulla piattaforma Zoom.
Da anni fotografo di fama internazionale, Giovanni Capriotti ricerca e racconta storie di vita reale, dove l’immagine è la nota più sonora e parlante della narrazione. Le sue storie sono l’essenza di lunghe ed estenuanti esplorazioni nei luoghi più remoti dell’Asia, delle Americhe, del Canada, dell’Italia…, sempre alla ricerca di situazioni in cui individui, comunità, esperienze e condizioni umane vagano nel silenzio dell’ombra. La sua missione è di recare luce laddove lo sguardo delle società contemporanee tende ostinatamente a fuggire, perché il disagio, la sofferenza, l’esclusione, la reclusione sociale, le diseguaglianze, lo sfruttamento… sono l’anima dell’oscurità, sono l’alimento malsano del vivere umano, quello dell’opulenza e del superfluo.
Giovanni Capriotti è un fotografo documentarista indipendente. Oltre all’attività documentaristica, si occupa di “visual journalism”, prestando attualmente la sua opera creativa come Multimedia Image/Video Producer presso l’Università di Guelph-Humber (Ontario, Canada), senza rinunziare ad altre attività nel mondo della fotografia. Fa parte dell’Advisory Board del Loyalist College Photojournalism Program e tiene frequentemente workshop fotografici, incontri e conferenze. Tra i diversi riconoscimenti ottenuti di prestigio internazionale, è da ricordare sovrattutto il World Press Photo, sezione “Sport Stories”, conseguito nel 2017 con il progetto intitolato “Boys Will Be Boys”.
Di recente, l’ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) gli ha assegnato un finanziamento per seguire in Tibet le orme del grande orientalista italiano Giuseppe Tucci. I progetti di Capriotti sono stati esposti in mostre e installazioni in tutto il mondo, tra cui in particolare: World Press Photo Foundation, Contact Photography Festival Toronto, NPAC, Istituto Italiano di Cultura di Montréal, DDProject Trieste, Tokyo International Foto Awards, IGR Bingham Cup Amsterdam 2018, PX3 – Prix De La Photographie Paris. WoPZines, una casa editrice indipendente, è il suo ultimo ambizioso progetto.