Inviato al Governo il documento conclusivo del Forum dell’arte contemporanea italiana

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WhatsApp Image 2020 07 13 at 2.03.46 PMÈ stato inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini il documento conclusivo del Forum dell’arte contemporanea italiana, prodotto in oltre un mese di discussioni, dibattiti, confronti, e completato, dopo la plenaria del 30 maggio, dai coordinatori dei sei tavoli tematici che ne hanno costituito l’ossatura e dal board del Forum. Il documento sintetizza, inevitabilmente in modo parziale, l’enorme quantità di idee e strategie scaturite dalla partecipazione di centinaia di operatori ed esperti: artisti, direttori di istituzioni, curatrici e curatori, critici d’arte, galleristi, giornalisti, collezionisti, ma anche legali, politici, amministratori, ricercatori e attivisti che hanno dato luogo a questa “chiamata alle arti”, come è stata denominata l’edizione speciale del Forum svoltasi interamente online.

Nata con l’obiettivo di rispondere alla crisi economica e alla forte pressione a cui la pandemia di Covid-19 ha sottoposto il settore dell’arte contemporanea, dove la mancanza di interventi da parte del governo minaccia la sua stessa continuità di esistenza, il documento che ne consegue intende sollecitare il mondo politico a riconoscere l’importanza essenziale dell’arte contemporanea e dei suoi operatori. È un riconoscimento che non ha avuto bisogno di particolari sollecitazioni nelle nazioni più mature, come mostrano i pronti e massicci interventi voluti dai governanti di paesi come la Germania o gli Stati Uniti. Il documento cerca di avere uno sguardo lungimirante: punta a risolvere le problematiche contingenti, ma invita alla predisposizione di nuove regole e leggi che consentano di sopperire allo svantaggio strutturale del sistema dell’arte italiano rispetto a quello degli altri Paesi. Mira a rispondere all’urgenza, ma in un’ottica di riforma sostanziale del sistema di medio e lungo periodo.

Il documento (scaricabile online su forumartecontempornea.it/documenti), presenta tre tipologie di richieste al Governo:

  1. Interventi di sostegno urgente sia nei confronti delle istituzioni che degli operatori delle arti visive la cui attività è stata drammaticamente inficiata dalla crisi del Covid-19, superando le barriere burocratiche che rendono questi lavoratori – spesso temporanei, precari, freelance – poco circoscrivibili, così come la materia di cui si occupano. Con l’intenzione, che il Forum condivide con altri gruppi di interesse e associazioni, di lavorare nei prossimi mesi per definire i criteri di costituzione di un sistema professionale per i lavoratori delle arti visive e riconoscendo il sistema produttivo che l’arte contemporanea attiva, a cominciare dalle gallerie di ricerca.
  2. Avviare un New Deal culturale con l’intervento anche dei privati, argomento sul quale il documento presenta molti suggerimenti, ed in primis la necessità dell’estensione dell’Art Bonus a tutte le tipologie di attività e di organizzazioni di arte contemporanea. L’Art Bonus, introdotto nel 2014 dal Ministro Franceschini, che consente una detassazione pari al 65% per le erogazioni finalizzate ai beni culturali storici, è stato di recente esteso anche all’ambito dello spettacolo.
  3. Il Forum porta avanti anche una visione dell’arte come strumento di crescita sociale, legata a un’idea di welfare e di cura, vicina alle comunità, ai territori.  Per questo, per costruire un nuovo modello di Paese, richiede con forza che i rappresentanti del mondo dell’arte vengano chiamati a sedersi ai tavoli di discussione necessari per sviluppare le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno per pensare a un prossimo rilancio, anche in vista dell’ottenimento del Recovery Fund europeo.Non mancano altre proposte, tra cui emerge la riforma dell’Italian Council, ovvero quello strumento di sostegno e produzione dell’arte italiana di cui il Ministero si è dotato nel 2016, anche grazie allo stimolo del primo Forum per l’arte contemporanea italiana svoltosi a Prato l’anno precedente, e che ora ha avviato un percorso di revisione, sotto lo stimolo del tavolo di lavoro ad esso specificamente dedicato, teso a semplificare le procedure e ad allargare la tipologia di progetti che può esserne supportata.

    Il documento è molto articolato, tocca anche le problematiche delle istituzioni indipendenti, anch’esse bisognose di supporto, e le questioni del mercato, tra cui si registrano richieste di sconti di Iva, ma anche l’impegno a tassare le plusvalenze di una certa entità.   Non manca una larga parte di riflessioni inerente il miglioramento interno del sistema, destinata a svilupparsi prossimamente in un manuale di “buone pratiche”. Difficile racchiudere in uno spazio ridotto la complessità scaturita dai tavoli, i cui temi specifici e i relativi coordinatori sono stati:

  • Tavolo 1: Dalla città creativa alla città della cura, proposte per nuovi paradigmi relazionali(coordinato da Pietro Gaglianò e Institute of Radical Imagination rappresentato da Marco Baravalle ed Emanuele Braga).
  • Tavolo 2:È il momento di trasformare l’Italian Council in un programma di sostegno continuativo (coordinato da Matteo Lucchetti e Valerio Del Baglivo, con Sara Alberani, Martina Angelotti, Alice Labor, Luisa Perlo, Anna Pirri Valentini).
  • Tavolo 3:La cosa pubblica: diritto e necessità. Quali prospettive per le istituzioni artistiche? (coordinato da Anna Daneri, Lorenzo Balbi, Silvia Simoncelli e Federica Patti).
  • Tavolo 4:Nuovi “Istituzionalismi” indipendenti: ripensare il sistema della cultura e dell’arte in termini sociali, politici ed economici (coordinato da Neve Mazzoleni e Aria Spinelli)
  • Tavolo 5: Quale futuro per il mercato dell’arte?(coordinato da Adriana Polveroni e Cristina Masturzo).
  • Tavolo 6:Il lavoro nell’arte: se la normalità era il problema (coordinato da Francesca Guerisoli e AWI, Art Workers Italia rappresentata da Elena Mazzi).

Ora, mentre la discussione non termina, ma continua per approfondire tematiche specifiche, come l’abbattimento del Teatro Nazionale di Tirana e la Biennale di Venezia (il 17 luglio il primo, a fine settembre il secondo), il Forum chiede con forza al Governo di aprire un dialogo con il mondo dell’arte, così come è accaduto nei giorni scorsi riguardo al mondo dello spettacolo, con le mobilitazioni dei cui rappresentanti il Forum è allineato.

Il Forum online ha condotto i lavori in collaborazione con ANGAMC, Art Workers Italia [AWI], Comitato delle Fondazioni, Institute of Radical Imagination. È stato supportato da Azienda Speciale Palaexpo. Palazzo delle Esposizioni di Roma sarà la sede della prossima edizione “in presenza” del Forum che, prevista per il prossimo autunno, è stata rimandata a data da definire.

Il Forum dell’arte contemporanea italiana è una organizzazione informale, nata a Prato nel 2015, dove in 40 tavoli sono stati discussi i principali temi relativi al sistema dell’arte italiana, tra cui la creazione di un Art Council di supporto alla produzione degli artisti che dopo poco è diventato realtà per opera del Ministero della Cultura. Nel corso del tempo, attraverso consultazioni permanenti tra i propri membri e appuntamenti successivi svolti in diverse città italiane – Genova, Torino, Bologna – coinvolgendo complessivamente migliaia di addetti ai lavori, ha predisposto proposte per la quasi totalità delle problematiche inerenti il sistema delle arti visive: l’educazione, la produzione, la promozione, la fiscalità, ecc. Raccoglie oggi più di 4500 iscritti.

L’attuale board di coordinamento, costituito da Lorenzo Balbi, Diego Bergamaschi, Eva Frapiccini, Pietro Gaglianò, Ilaria Lupo, Maria Giovanna Mancini, Elena Magini, Stefano W. Pasquini, Silvia Simoncelli a causa della situazione urgente si è allargato chiamando a collaborare i membri dei board passati, tra cui hanno avuto un ruolo attivo per questa edizione Fabio Cavallucci, Anna Daneri e Cesare Pietroiusti.




Viaggio tra arte e musica, puntata numero 10

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Alessandra Giorda conduce Viaggio tra Arte e Musica, ospite fissa

Emma Chiaramonte, titolare di AvA Gallery ci parlerà dei lavori artistici di uno dei più importanti artisti emiratini, nonchè imprenditore, Mr. Ahmed Awadhi Rukni.
Ospite musicale Claudio Sgura che sarà Amonasro nell’Opera Aida il 28 e 31 luglio 2020 in Piazza del Plebiscito a Napoli -Teatro San Carlo.
da https://www.iltelevisionario2.net/



Riapre a Cold Spring Magazzino Italian Art

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7magazzinoVenerdì 10 luglio il museo di Magazzino Italian Art riaprirà al pubblico, adottando severe misure di sicurezza per garantire la salute dei visitatori tra cui prenotazione on line obbligatoria, biglietti a tempo e ingressi limitati. Magazzino sarà il primo Museo in USA a distribuire gratuitamente al proprio pubblico, una nuova tecnologia, il device EGOpro, che permette di rispettare il distanziamento sociale.
In occasione della riapertura, Magazzino presenta la mostra “Homemade”, visibile al pubblico fino al 7 settembre 2020. Esposte per la prima volta una trentina di opere tra quelle realizzate da otto artisti italiani residenti a New York – Alessandro Teoldi, Andrea Mastrovito, Beatrice Scaccia, Danilo Correale, Davide Balliano, Francesco Simeti, Luisa Rabbia e Maria D. Rapicavoli – durante il periodo di quarantena globale. L’esposizione è frutto del progetto, che porta lo stesso nome, lanciato all’interno del programma digitale Magazzino da Casa, che culmina con l’esposizione odierna.
I lavori esposti mostrano fino a che punto gli artisti hanno spinto la propria pratica artistica durante il lockdown, durante questo periodo, impiegando metodi e materiali nuovi e affrontando nuove sfide. “Homemade” testimonia il potere e la resilienza dell’arte e la sua capacità di unire tutti.
In aggiunta ai nuovi lavori, saranno presentate una selezione di opere realizzate dagli artisti in precedenza, allo scopo di offrire uno spaccato più ampio della loro pratica artistica.
Il programma estivo, nel mese di agosto, propone una versione drive-in di Cinema in Piazza, il festival cinematografico annuale che quest’anno presenta due film, in prima americana: Romanistan (2019) di Luca Vitone (1 agosto) e il lungometraggio Io non sono leggenda (2020) di Andrea Mastrovito (15 agosto). I film saranno visibili anche on line per un tempo limitato.
Durante il periodo estivo prosegue anche la mostra “Arte Povera” che presenta i lavori di dodici artisti del movimento dell’Arte Povera: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio. Tra le opere in mostra, lavori di Mario Merz, tra cui sculture, dipinti e una serie di opere rare su carta che esplorano i temi immaginifici cari alla produzione dell’artista.
Per garantire la salute ai propri visitatori Magazzino Italiani Art adotterà una serie di misure di sicurezza tra cui: prenotazione on line obbligatoria, scambio di biglietti senza contatto, l’uso di mascherine, controlli della temperatura, percorsi di visita, stazioni di igienizzazione, sanificazione dell’edificio. Il museo limiterà la capacità dei visitatori a gruppi di sei o meno, sospenderà le visite guidate e ridurrà il tempo di visita a 90 minuti, così da permettere la sanificazione degli spazi.
“Lo staff di Magazzino ha lavorato alacremente per garantire che il museo soddisfi, e addirittura superi, i massimi standard di igiene e sicurezza previsti dal Centro di Controllo Malattie e dai presidi statali, regionali e locali. Siamo impazienti di riaccogliere i visitatori e iniziare questo nuovo capitolo”, afferma Vittorio Calabrese, direttore di Magazzino Italian Art. “Durante questi mesi di isolamento globale, ci hanno molto rincuorato il riscontro e i dialoghi creativi che hanno avuto luogo all’interno del programma digitale Magazzino da casa. Siamo ansiosi di valorizzare ulteriormente tutto ciò, offrendo anche occasioni dal vivo che abbiamo adattato alla nuova realtà di distanziamento sociale, pur permettendo ai nostri visitatori di godere a pieno del nostro programma”.
Magazzino Italian Art, con sede a Cold Spring, nello Stato di New York, è un Museo che ha come fulcro di interesse la promozione della ricerca e la fruizione pubblica dell’arte italiana contemporanea e del secondo dopoguerra. Il museo sostiene gli artisti italiani, celebrandone le molteplici attività creative, dall’Arte Povera ai giorni nostri. Attraverso le sue iniziative curatoriali, scientifiche e pubbliche e le sue partnership, Magazzino osserva l’effetto e l’influenza esercitata dall’arte italiana a livello globale.
Co-fondato da Nancy Olnick e Giorgio Spanu, il museo, diretto da Vittorio Calabrese, ha sede in una struttura di circa 2.000  mq, progettata dall’architetto spagnolo Miguel Quismondo. Aperto al pubblico nel 2017, è diventato un punto di riferimento culturale, nonché risorsa, per la comunità della Hudson Valley e per un pubblico internazionale. Ingresso libero, con obbligo di prenotazione. (aise)




“Raffaello, la nascita di un maestro”, il webinar di Davide Gasparotto on line in Nord America

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2raphaelUn nuovi appuntamento con la serie di webinar organizzatii dall’Istituto Italiano di Cultura di Montreal in collaborazione con gli altri IIC del Nord America ed in questo caso particolare con quello di Los Angeles.
“Raffaello: la nascita di un Maestro” è il tema del prossimo seminario che si terrà l’8 luglio alle 18:00, ora PDT, a cura di Davide Gasparotto. L’iniziativa rientra nell’ambito delle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della nascita di Raffaello.
Nel corso della sua breve ma inedita carriera, Raffaello dipinse l’immagine della Vergine e del Bambino molte volte e in diverse versioni. In questa conferenza Davide Gasparotto, senior curator e capo della sezione Dipinti presso il J. Paul Getty Museum, illustrerà come Raffaello sia stato in grado di infondere nuova vita ad un soggetto tradizionale, esplorando il processo creativo dell’artista e il suo intenso dialogo con i pittori contemporanei, dal Perugino a Leonardo da Vinci.
Per partecipare al webinar è richiesta la registrazione, tramite questo link.
Originario di Bassano del Grappa, Gasparotto ha studiato Storia dell’Arte e Archeologia Classica all’Università e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Dal 1996 al 1998 è stato direttore della Fondazione Piero della Francesca a Sansepolcro. Successivamente, per 12 anni è stato curatore presso la Galleria Nazionale di Parma e la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza. In tale veste è stato responsabile della conservazione del patrimonio culturale nella provincia di Piacenza (Il Collegio Alberoni di Piacenza. Guida alle collezioni, 2003; Il tondo di Botticelli a Piacenza. Indagini storiche e tecniche, 2006;) e ha collaborato a diverse grandi mostre organizzate dalla Galleria Nazionale di Parma (Parmigianino, 2003; Correggio, 2008). Dal 2012 al 2014 è stato direttore della Galleria Estense di Modena, dove ha curato il restauro completo del museo e la rivisitazione della collezione dopo un grave terremoto che ha avuto luogo nel maggio 2012. Nel dicembre 2014 è stato nominato Senior Curator of Paintings al Getty Museum. È stato anche Francis A. Yates Fellow presso il Warburg Institute di Londra (1999), Paul Mellon Visiting Senior Fellow presso il Center for Advanced Study in the Visual Arts presso la National Gallery di Washington, DC (2007), e Andrew W Mellon Fellow al Metropolitan Museum of Art (2011-2012).
La sua ricerca si centra sulla pittura, la scultura e le arti decorative del Rinascimento, la riscoperta dell’antichità classica tra il Medioevo e il XVIII secolo e la storia del collezionismo. Al Getty ha curato Louis Style. French Frames 1610-1792 (2015, con Gene Karraker e Anne Woollett), The shimmer of gold: Giovanni di Paolo in Renaissance Siena (2016, con Bryan Keene e Yvonne Szafran), e più recentemente due acclamate mostre, Giovanni Bellini: Landscapes of Faith in Renaissance Venice (2017-18) e Pontormo: Miraculous Encounters (2019, con Bruce Edelstein). Ha acquisito per il museo importanti dipinti di Parmigianino, Bronzino, Orazio Gentileschi, Joseph Wright of Derby, François-André Vincent, Jean-Antoine Watteau, Quentin Metsys, Vilhelm Hammershøi e Giovanni Segantini. (aise)




“Le piazze (in)visibili” on line con il MAECI

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le piazze invisibiliDopo l’anteprima internazionale lanciata il 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica, “Le Piazze (in)visibili”, progetto promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, viene presentato in forma integrale attraverso il sito dedicato www.piazzeinvisibili.com, dove è disponibile in download gratuito l’ebook con i testi in versione estesa.
Ideato e curato da Marco Delogu, grande fotografo sino a pochi mesi a capo dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra, “Le Piazze (in)visibili” propone un suggestivo viaggio nella bellezza delle Piazze italiane, stimolando riflessioni su un momento storico di “sospensione” e su tutti quei valori identitari che, nel corso della nostra storia, si sono sviluppati intorno al concetto della “piazza”.
Il racconto delle Piazze italiane passa attraverso le immagini di Olivo Barbieri, Jacopo Benassi, Luca Campigotto, Michele Cera, Giovanni Cocco, Alessandro Dandini, Eva Frapiccini, Claudia Gori, Alice Grassi, Stefano Graziani, Raffaela Mariniello, Daniele Molajoli, Luca Nostri, Margherita Nuti, Francesca Pompei, Flavio Scollo, Luca Spano, George Tatge e Paolo Ventura; e gli scritti – in questa edizione in forma integrale – di Edoardo Albinati, Carlo Carabba, Francesco Cataluccio, Liliana Cavani, Benedetta Cibrario, Marcello Fois, Giovanni Grasso, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Jhumpa Lahiri, Margherita Loy, Maurizio Maggiani, Valerio Magrelli, Salvatore Silvano Nigro, Clio Pizzingrilli, Elisabetta Rasy, Eduardo Savarese, Caterina Serra, Giorgio van Straten, Sandro Veronesi e Francesco Zanot.
Arricchiscono il viaggio nel tempo e nello spazio i testi critici del curatore Marco Delogu, di Joseph Rykwert, storico dell’architettura autore de “L’idea di città”, e di Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale, che ricorda l’esistenza di Piazza Scossacavalli a Roma, in cui visse Raffaello, oggi invisibile.
“Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo”, scriveva Italo Calvino ne “Le città invisibili”, libro al quale si rifà il titolo di questo progetto. Un dialogo tra immagine e parola, tra autori affermati ed emergenti, tra piazze meno note e icone conosciute in tutto il mondo, tra le architetture riscoperte e una nuova socialità da ripensare.
Questa sera, giovedì 25 giugno, alle ore 18.30, “Le Piazze (in)visibili” sarà presentato all’interno del programma Triennale Estate.
All’incontro, coordinato da Matteo Balduzzi, partecipano Marco Delogu, Luca Campigotto, Francesco Cataluccio e Francesco Zanot. La registrazione sarà visibile online a partire da venerdì mattina. (aise)




Montreal. Jossa racconta Raffaello poeta

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23raffBenché i critici raramente ne parlino, Raffaello fu anche un poeta. Scrisse sei sonetti amorosi sui disegni preparatori per la Disputa del Santo Sacramento non appena arrivato alla corte di Papa Giulio II. Di stile petrarchesco e dedicati alla sua amata Fornarina, i sonetti sono prova della partecipazione di Raffaello al dibattito letterario di Corte.
A “Raffaello poeta, la complessità di un artista” è dedicata la conferenza che Stefano Jossa della Royal Holloway, University of London, terrà giovedì, 25 giugno, nell’ambito delle Webinar Series organizzate dall’Istituto Italiano di Cultura di Montreal in collaborazione gli altri IIC del Nord America.
L’evento sarà, come sempre, moderato da Dario Brancato della Concordia University di Montreal e avrà luogo alle ore 15 EST sulla piattaforma on line di Zoom.
Nel corso del suo intervento, Jossa esplorerà il rapporto tra le poesie e le pitture di Raffaello, con uno sguardo attento anche alla loro ricezione, fortuna e appropriazione da parte di artisti successivi, con l’obiettivo di dimostrare che poesia e pittura non furono così lontane nella sua esperienza.
Stefano Jossa è lettore di Italiano alla Royal Holloway presso la University of London. È specializzato in Rinascimento italiano e nella costruzione dell’identità nazionale italiana attraverso la letteratura. Ha occupato la cattedra De Sanctis al Politecnico (ETH) di Zurigo ed è stato visiting professor presso le università di Parma e Roma Tre.
Ha scritto L’Italia letteraria (Il Mulino, 2006), Ariosto (il Mulino, 2009) e Un Paese senza Eroi: L’Italia da Jacopo Ortis a Montalbano (Laterza, 2013). È stato inoltre editore e coautore dei seguenti libri: con Claudia Boscolo, Scritture di resistenza. Sguardi politici dalla narrativa italiana contemporanea (Carocci, 2014); con Giuliana Pieri, Chivalry, Academy, and Cultural Dialogues: The Italian Contribution to European Modernity (Legenda, 2016); con Jane E. Everson e Andrew Hiscock, Ariosto, the Orlando Furioso and English Culture (Oxford, 2019). Il suo ultimo libro è La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana (Einaudi, 2018).
Dario Brancato è professore associato di Letteratura Italiana presso la Concordia University di Montreal. È un esperto di letteratura e cultura del Rinascimento fiorentino, di ricezione dei Classici (in particolare Boezio ed Aristotele) nel Medioevo e Rinascimento, e di linguistica e dialettologia italiana. Ha in attivo numerose pubblicazioni – articoli e una monografia (Il Boezio di Benedetto Varchi. Edizione critica del volgarizzamento della Consolatio Philosophiae (1551), Olschki, 2018) – e collabora con vari centri di ricerca in Europa e America del Nord. Nel 2014 e 2015 ha ricevuto una prestigiosa borsa presso Villa I Tatti a Firenze (Harvard University). (aise)




Settimana Italiana di Montreal: 11a edizione del concorso “Il Piccolo Leonardo”

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11piccololeonardoIn occasione della 27a edizione della Settimana Italiana di Montreal, che si svolgerà dal 7 al 16 agosto esclusivamente on line, il Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi invita tutti i giovani artisti che desiderino dimostrare il loro talento partecipando alla 11a edizione del concorso “Il Piccolo Leonardo”.
I giovani artisti da 4 a 12 anni sono invitati a creare un’opera inspirata dalle regioni d’Italia a loro scelta.
Il concorso prevede tre categorie di età (4-6, 7-9 e 10-12 anni), un vincitore per ciascuna categoria e un premio per il grande vincitore del Piccolo Leonardo!
L’opera può essere eseguita su un foglio di carta da disegno o su una tela; il materiale e la tecnica utilizzata per l’esecuzione dell’opera sono a scelta dell’artista;
Sul retro del foglio o della tela andranno scritte le seguenti informazioni: titolo dell’opera; nome e cognome dell’artista; età dell’artista; il suo indirizzo postale, numero di telefono e e-mail; il nome della scuola, organismo o associazione.
Il lavoro deve essere inviato per posta in busta sigillata o consegnato di persona prima del 20 luglio 2020, all’indirizzo: Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi – 8370, boul. Lacordaire, ufficio 302 – Montreal (QC) H1R 3Y6.
Le opere saranno valutate e premiate da una giuria composta da tre artisti professionisti. (aise)




A Genova, dal 25 maggio, l’UNESCO International Arts Education Week 2020

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UNESCO International Arts Education Week 2020                                        

Settimana internazionale dell’educazione artistica 2020

25-31 maggio 2020

 

In occasione della International Arts Education Week 2020, la Settimana internazionale dell’Educazione alle Arti, il CLUB per UNESCO di GENOVA Città metropolitana insieme a UNIVART e IAA/ AIAP, INDIA, partner ufficiale dell’UNESCO, hanno ritenuto importante organizzare un meeting internazionale, che darà avvio a sette giorni di importanti lavori sotto l’egida di UNESCO, l’Organizzazione mondiale per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Il seminario del 25 Maggio alle ore 20.30, sui canali social delle Associazioni partner di Genova e Calcutta, aprirà i lavori del meeting che proseguiranno nei giorni successivi con un ricco programma di attività culturali ed esposizioni artistiche online fino al 31 Maggio 2020. L’incontro inaugurale vedrà coinvolti artisti nazionali e internazionali, Università e note Gallerie d’arte.

Il progetto, così come è stato pensato e realizzato da Massimo Ruggero e Manaj Saha, presidenti delle importanti rappresentanze internazionali per l’UNESCO, si configura come uno strumento attuale di condivisione artistica e sociale in grado di avviare percorsi e trame stilistiche che possano valorizzare in questo dibattito allargato il pensiero artistico dei suoi protagonisti. Uno slargamento mnesico di quelle proprietà estetiche finalizzate al raggiungimento delle più elevate dimensioni artistiche e creative. Fino a diventare un fervido strumento di cooperazione sociale con cui scambiare la cultura etnica e le tradizioni con i Paesi del mondo, non solo quelli coinvolti nel progetto.

Il nostro meeting inaugurale, infatti, così come l’intero programma internazionale di ResiliART, funziona da progetto pilota e intende valorizzare e rafforzare, attraverso la condivisione della riflessione e del vissuto esperienziale, le proprietà estetiche e mentali più elevate con cui ogni “soggetto creativo” è in grado di raggiungere determinate dimensioni artistiche. Ma è altresì una occasione per condividere la propria cultura e attuare fervidi interscambi di cultura etnica con il resto del mondo.

In questi tempi terribili, quando il mondo sta combattendo una guerra per salvaguardare la salute, le battaglie con l’economia e i conflitti sociali creano ulteriori barriere. La crisi sanitaria causata dal nuovo coronavirus ha fatto precipitare l’economia globale in una recessione. La maggior parte delle proprietà del patrimonio mondiale dell’UNESCO sono state chiuse e congelate, insieme a istituzioni culturali e musei che solo recentemente stanno iniziando a ripartire. Gli artisti però stanno lottando e continuerano a farlo per sopravvivere, poiché il loro mezzo di reddito si è quasi totalmente “dissolto”.

L’UNESCO, a tal fine, il 15 aprile scorso, ha lanciato il Movimento ResiliArt per far luce sulle misere condizioni dell’industria creativa e sulle voci di resilienza degli artisti. Il movimento mira a condurre una conversazione globale tra tutte le personalità nel campo dell’arte per ritrarre le loro esperienze di lotta. AIAP/IAA INDIA e il CLUB per UNESCO di Genova Metropolitana, a sostegno del Movimento hanno pertanto deciso di continuare ad esplorare e promuovere la ResiliArt come tema centrale durante la celebrazione della International Arts Education Week 2020.

In questo momento di crisi, in cui il mondo continua a soffrere di traumi economici e psicologici, l’arte è diventata una delle poche fonti primarie di conforto. Stiamo vivendo un processo di resilienza sia naturale che necessario per poter reagire e continuare a costruire. La condizione di essere radicali nella propria prospettiva sarebbe il prerequisito fondamentale per combattere l’ignoto. Il pensiero radicale e intellettuale può aiutare le persone a sviluppare le proprie capacità estetiche per accettare e superare i pericoli del presente con riferimento alle espressioni creative di tutte le età.

L’arte è una manifestazione intrinseca che si manifesta attraverso idee estetiche e suggestioni e che traduce ogni emozione che si appalesa nell’animo e nella mente di un soggetto attraverso ogni qualsivoglia tipologia di rappresentazione dalle più inimmaginabili forme e colori. Rabindranath Tagore, celebre filosofo e artista calcuttiano, nonché massima espressione di un umanesimo poetico transculturale, aveva più volte sottolineato nel suo straordinario corpus letterario -che gli valse il Nobel alla letteratura nel 1913- che  “In Art, man reveals himself and not his objects” ovvero “nell’arte l’uomo rivela se stesso e non i suoi oggetti“. L’eterno viaggio nell’esplorazione del mondo dell’arte nell’uomo ha perciò inizio con l’ampliamento delle capacità di osservazione e immaginazione cosciente di un bambino e il potenziamento delle sue abilità con cui sia possibile rappresentare quelle forme. La ricerca artistica internazionale dovrebbe perciò aiutare il bambino ad esprimere il suo mondo interiore attraverso il mezzo dell’arte con linee guida maggiormente definite e perfette, con colori vibranti. Un bagaglio di valori autoindotti, acquisiti per appartenenza ad una cultura, che possono venire accesi dalla conoscenza dell’arte che fa propria il patrimonio di varie tradizioni attraverso i secoli. Ma non sempre le condizioni sociali, culturali e politiche di un popolo o di una nazione rendono possibile queste esigenze, necessità educative.

Il Club UNESCO di Genova si unisce pertanto alle importanti rappresentanze artistiche indiane e formula un accurato appello internazionale per il miglioramento e il pieno riconoscimento delle condizioni che possano permettere ai giovani, fin dalla loro prima infanzia, di iniziare un cammino d’arte che sia consapevole e ancor più guidato dalle istituzioni culturali.

Sfortunatamente, però, l’educazione artistica per i bambini in molti Paesi in via di sviluppo e in altri stati socialmente complessi, come in India, non ha di fatto alcun interesse particolare nella storia della pittura e nello sviluppo delle abilità pittoriche in modo scientifico e graduale. L’educazione sistematica all’arte inizia a livello universitario, quando si accede a qualsiasi Art College. Molto frequentemente i primi 18 anni di un periodo di vita molto libero e produttivo di un “appassionato di arte che vorrebbe diventare pittore” sono trascorsi con una sperimentazione arbitraria che fa affidamento solo sui propri sforzi, quasi senza una guida adeguata e sistematica. Così come vengono orientati dal cosiddetto “insegnante d’arte” che per la maggior parte delle sua attività personali si trova quasi “naturalmente costretto” a diventare un insegnante solo per il fatto di avere un po’ di abilità artistiche innate, ma non una vera e propria conoscenza dell’Arte e della mentalità artistica. O ancor più, e peggio, un’abilità veramente sviluppata e riconosciuta.

Recenti studi e ricerche avviate da UNICEF e UNDP rivelano che una ampia fascia percentile di studenti universitari d’arte, oltre il 64% dei soggetti diplomati o laureati in materie artistiche e che sono esperti e dotati di reali abilità artistiche diventano insegnanti d’arte o gestiscono scuole d’arte per bambini, però proprio all’estero ma non nei propri paesi di appartenenza.

Il curriculum prevede di condurre un gran numero di bambini dell’India e dei Paesi in via di Sviluppo a seguire un reale programma d’arte per alimentare le potenzialità della loro mente estetica, il potere dell’immaginazione, l’abilità creativa e quindi innescare in loro stessi uno condizione forte e raffinata della coscienza umana. Ciò che aiuterebbe le generazioni future della razza umana nel suo insieme ad abbattere uno stato mentale ideale, ovvero pacifico, consapevole, amabile, luminoso e felice; condizioni ascetiche  per elevarsi a uno stato mentale universale più consapevole e radicale ma soprattutto creativo.

L’arte, come parte integrante della vita, è sempre stata un pilastro di sostegno nel momento di angoscia. Come ha sottolineato Pablo Picasso, “L’arte lava via dall’anima la polvere della vita di tutti i giorni.” L’arte in una società ferita piena di crepe è uno strumento e un simbolo di rinascita. Diventa un’icona concreta, pronta a vincere la più importante moderna, ultima battaglia.

Ci aspettiamo dunque il sostegno e l’incoraggiamento di artisti e appassionati d’arte nella ricerca dell’arte da ogni parte del mondo, per diffondere il potere curativo della creatività nel momento in cui, una volta di più, vi è la necessità di dover lottare per il miglioramento di una condizione professionale e della vita.

 

Massimo RUGGERO                                                                                                                                           

Presidente del CLUB per UNESCO di Genova città metropolitana

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Raffaello e gli ICC del Nord America

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21loggiacpLa serie di webinar organizzati dalla rete degli Istituti Italiani di Cultura degli Stati Uniti e del Canada in occasione delle celebrazioni di Raffaello 500 continua con una conversazione sulla tecnica e sui materiali impiegati da Raffaello nei suoi affreschi, alla luce delle indagini scientifiche condotte durante i recenti restauri.

In particolare, mercoledì prossimo, 27 maggio, a partire dalle ore 12 (Pacific Standard Time) avrà luogo sulla piattaforma Zoom il webinar “Gli affreschi di Raffaello”, che si concentrerà sul lavoro di Raffaello nella Loggia di Amore e Psiche a Villa Farnesina a Roma, sull’onda di un progetto digitale sviluppato da Antonio Sgamellotti e Virginia Lapenta, in collaborazione con il Visual Computing Lab ISTI-CNR. I risultati digitali del progetto sono stati recentemente resi disponibili online, fornendo uno sguardo sorprendentemente ravvicinato sugli affreschi realizzati da Raffaello e dal suo laboratorio sul soffitto a cupola della Loggia.

Partecipano al seminario on line Marco Leona del Metropolitan Museum of Art, Antonio Sgamellotti dell’Accademia dei Lincei e Virginia Lapenta, curatrice capo di Villa Farnesina. (aise)




RESILIART – Genova Manifesto©

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015A3812 EA44 4719 9658 22EDA3FA62B2Parte da Genova l’ultima sfida internazionale alla forzata quarantena che ha ostacolato e minato le attività “produttive” della global community, comprese quelle della cultura e dell’arte. Non tutto però si può arrestare e marginalizzare. Non si ferma la creatività. Tanto meno l’arte, gli artisti e i movimenti internazionali ad essa riferiti. “Let’s show the world that your creativity is unstoppable”, ovvero: Mostra al mondo che la creatività è inarrestabile!

L’arte non si ferma… Questo lo slogan con cui l’UNESCO, l’Organizzazione mondiale dell’Educazione Scienza e Cultura lancia da Parigi la sfida della ResiliArt e del suo Movimento internazionale per un dibattito globale in cui sono contemplate nuove proposte, strategie, alleanze e partnership culturali in giro per il mondo. Per far sentire la voce e la forza creativa degli artisti “resilienti” di fronte alle oggettive difficoltà e impedimenti che rischiano di periferizzare il lavoro espositivo di tanti artisti nazionali ed internazionali. Un riverbero che ha fatto presto il giro del mondo, ed è diventata materia di condivisione artistica e culturale. Anche dai canali social e sulle pagine ufficiali del Club UNESCO di Genova che da fine aprile ha ufficializzato a livello internazionale, anche il proprio progetto mondiale. Si chiama ResiliART, si legge Manifesto. Ha preso forma concreta il 24 aprile scorso per mano di Massimo Ruggero, Presidente del Club Unesco di Genova e Manaj Saha, Presidente di IAA India, partner ufficiale di UNESCO, il manifesto genovese e internazionale, tra Genova e Calcutta, della ResiliArt (documento già tradotto in tre lingue, compreso inglese e idioma hindi) che trae spunto da una serie di incontri e progettualità condivise. L’ultima, culminata nel recente seminario di fine aprile, quando insieme a Bedri Baykam, Presidente Mondiale di IAA Worl -che ha aperto la sessione parigina di UNESCO nella giornata internazionale dedicata all’arte (il World Art Day del 15 aprile scorso)- e alla famosa curatrice a artista berlinese Eva Moll, sono stati affrontati e teorizzati alcuni spunti su come attivare i necessari meccanismi di sostegno per aiutare gli artisti e la filiera produttiva culturale in questo delicato lockdown dell’emergenza sanitaria globale. Temi importanti della sfida attuale che gli artisti si trovano ad affrontare per scongiurare il rischio prolungato del “depotenziamento operativo” che non significa di fatto “declino” o “inattività” della propria creatività.

Parte dei contenuti ufficiali del Manifesto genovese sono riportati quasi integralmente in questo mio articolo in lingua italiana che di fatto accompagna la versione integrale in lingua inglese che proponiamo alla stampa internazionale ed ugualmente ai lettori di Italian’s News.

(…) Così, nel periodo di assoluto cambiamento forzato e messa in discussione di qualsiasi presupposto, anche etico, crediamo che vivere un processo di resilienza sia naturale e necessario per poter reagire e continuare a costruire. In ogni ambito, certamente anche nell’arte, un’esigenza assai sentita. Gli artisti, per citare Dennis Oppenheim, espressione di una straordinaria meta-arte sperimentale, sono sismografi del loro tempo. Lo sono tutt’ora. L’arte di oggi è viva, è fertile, è arrabbiata, è appassionata. E il Resiliart moviment deve raccogliere e rielaborare questi “movimenti tellurici”.

La cultura ci rende resilienti e ci dà speranza. Questo postulato iniziale ricorda che gli artisti non sono soli. C’è bisogno di uno sforzo concreto, concertato e globale per sostenere gli artisti e garantire l’accesso alla cultura per tutti. Perché la resilienza rappresenta la capacità di affrontare gli eventi traumatici in modo positivo, quindi bisogna riorganizzare la propria vita di fronte alle difficoltà. “Ciò che non mi uccide mi rende più forte.” Nell’opera Götzen-Dämmerung conosciuta come il Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa con il martello, opera del 1888, Nietzsche esprimeva la sua sentenza e reagisce alla morte di Dio: in merito si rivolge ad un acclamato richiamo alla vita e torna a vivere orientandosi direttamente verso la teoria all’Oltreuomo (Ubermensch). Questo è il Nietzsche/filosofo che rinasce dalle ceneri della decadenza dei valori e dei costumi, lo spirito costruttivo che noi stessi dovremmo adottare di fronte al negativo. Questa teoria ricorda il concetto di resilienza. Ognuno di noi è in grado di reagire a ciò che gli accade: ognuno a modo suo. Infatti le persone resistenti sono quelle che, come gli artisti nelle circostanze avverse, sono in grado di controllare venti sfavorevoli. Poi ci sono anche quelli che raggiungeranno destinazioni importanti. Questo ci insegna la psicologia, questo ci offre la vita. Siamo tutti resistenti, nonostante noi stessi. Resistiamo agli shock stressanti senza fletterci, spezzarci e, in qualche modo, onoriamo il verbo paradigma latino resalio, inteso come perseveranza e associato all’immagine precisa del naufrago che cerca di tornare su una barca capovolta dalla forza del mare, in cerca di salvezza. E forse di nuovi lidi.

Ritengo che ResiliArt, nel senso più ampio del significato, sia anche la risposta al distacco dall’antropologia del buon vicinato, della condivisione sociale, delle relazioni umane violate da questa quarantena. Ma non è solo questo. Ogni artista, operatore culturale può condividere le proprie esperienze e creatività creando una rete permanente che contrappone la pandemia, ma anche la disinformazione e il disinteresse culturale da una realtà in cui crescono sempre più nuove forme di povertà intellettuale. Sperimentare la sofferenza senza essere in grado di attribuire significati ci fa scivolare e ci immerge in un mondo incoerente che ci impedisce di usare risposte comportamentali adeguate. Per dare un senso a un trauma devi essere in grado di pensarci, per affrontarlo, fuggire o trasformarlo.

Non vi è dubbio che esiste un modo e un percorso per innescare il processo di resilienza. Dobbiamo capire e agire: capire senza agire promuove l’ansia, agire senza capire crea devianza e sentimenti negativi. Il filosofo Platone, ad esempio, nel suo Fedro, con l’allegoria della biga alata rappresenta il corriere che guida il carro (oggettivazione della razionalità) e i due cavalli rappresentano la passione e l’emozione. Quest’ultima è simboleggiata da un cavallo bianco che comprende il linguaggio dell’auriga (l’anima razionale) ed è continuamente attivo nell’atto di moderare il cavallo nero, simbolo invece delle passioni. L’emozione media, quindi, continuamente, tra razionale e passionale. Quindi è necessaria una grande forza d’animo, questa è la resilienza.

Il punto di forza della mente è quindi quel sentimento che ci consente di orientare le nostre scelte sempre dopo aver analizzato la nostra parte razionale; e tali scelte devono essere nostre, altrimenti rischieremmo di sentirci estranei alla nostra stessa vita. Stare vicino alla nostra vita è la base del nostro stato di salute, cioè dell’esatta coincidenza di noi stessi con noi stessi. L’elaborazione della rappresentazione antropologica e artistica dell’attuale trauma costituisce il compito più arduo per coloro che hanno sofferto lo stesso, per l’intera comunità, poiché implica una metamorfosi nell’attribuzione del significato. Questo è possibile solo all’interno dell’universo linguistico, poiché la metafora del trauma è più narrativa che organica: l’atto del linguaggio, il linguaggio, ci introduce in una dimensione che ci permette di esistere come soggetti con un modo unico e personale di interpretare il mondo, costruire la realtà. E soprattutto ci permette, attraverso la comunicazione, di verbalizzare il trauma, condividerlo, governarlo, storicizzarlo, renderlo comprensibile e dargli un significato.

Attualmente il Club per l’UNESCO di Genova città metropolitana collabora con esponenti internazionali rappresentanti di India, Turchia e Germania, sotto la guida dell’UNESCO, per trasformare questa drammatica crisi in un’opportunità, per un nuovo Rinascimento globale, attraverso cultura, ricerca e istruzione. In effetti, sarà nostro compito concentrarci anche sul significato del ruolo e della responsabilità attiva che possa meglio definire l’affermazione dell’identità di ciascun artista. Ma anche l’impegno a evidenziare i problemi relativi alla rivendicazione di beni culturali e alla loro valorizzazione come patrimonio culturale.

Il dibattito si concentrerà anche sul potere dell’espressione artistica, il suo valore da un punto di vista psicologico. Freud parlava di sublimazione, quella trasformazione di contenuti interni, anche negativi, in energia creativa che da dentro va verso l’esterno e nel caso dell’arte si concretizza in una tela, una canzone, una fotografia, una poesia… Con l’energia psichica bisogna pur farci qualcosa che si tratti di creare, di lavorare, di sperimentarsi nella crescita individuale o relazionale. Rapportarsi con l’arte permette questo scambio tra mondo interno e mondo esterno. Non solo l’espressione artistica, ma anche la fruizione artistica è un fattore che permette di dare spazio ai propri vissuti emotivi. Questo aspetto risulta fondamentale in quanto l’energia psichica deve trovare spazio e modo di muoversi altrimenti rischia di implodere dentro al soggetto, restituendo stanchezza psichica e fisica.

La crisi sanitaria causata dal nuovo coronavirus ha fatto precipitare l’economia globale in una recessione, costando all’economia globale oltre un miliardo di dollari nel 2020, come riportato dall’UNCTAD.  Mentre miliardi di persone in tutto il mondo si rivolgono alla cultura come fonte di conforto e connessione, l’impatto di COVID-19 non ha risparmiato il settore culturale. Oltre l’80% delle proprietà del patrimonio mondiale dell’UNESCO hanno chiuso, minacciando il sostentamento delle comunità locali e dei professionisti della cultura.Le istituzioni e le strutture culturali tra cui musei, teatri e cinema stanno perdendo milioni di entrate ogni giorno e molti hanno dovuto licenziare il proprio personale.  Artisti di tutto il mondo, molti dei quali stavano già lavorando part-time, su base informale o con contratti precari prima della pandemia, stanno lottando per far quadrare i conti.

Oggi stiamo vivendo un’emergenza culturale. Il Club di Genova è uno dei tanti attori globali che supporta e diffonde questi valori, tali aspettative e testimonianze, attraverso canali, valori e testimonianze locali, nazionali e internazionali. La ResiliArt ha dunque l’obiettivo ambizioso di identificare una strategia di intervento, facendo luce anche sullo stato attuale delle industrie creative attraverso una discussione globale con i principali professionisti del settore, catturando idee, proposte, programmi culturali, voci di resilienza da parte di artisti affermati ed emergenti. Tutti i metodi quindi “oltre la distanza” sono ben accettati, per iniziare insieme ad UNESCO questa importante rappresentazione culturale, strutturale e antropologica: la Resiliart e il suo movimento. Accettare questa nuova sfida dell’antropologia alla contemporaneità vessata dell’arte che spesso passa attraverso il dialogo -e le sue configurazioni generate nelle interazioni tra esseri umani attraverso l’uso del linguaggio ordinario- e talvolta il conflitto, può diventare uno dei significati da assegnare all’attuale arte resiliente e al suo Movimento.

Nuovi percorsi teorici e metodologici, nuovi sincretismi nonché esperimenti espressivi ed epistemologici devono essere innescati, avviati e condivisi. Ovvero sono prodotti dall’incontro e dalla collaborazione ideologica tra discipline che generalmente afferiscono a settori distinti. È una sfida artistica all’interno di una sfida, un modo per piegare ulteriormente la ormai obsoleta regola del monopolio della scrittura accademica connessa a un unico argomento legittimo. Codici multi-espressivi attraverso i quali narrare la cultura o alcuni tratti culturali di un gruppo umano o di una corrente artistica, come nuove tendenze sperimentali ed espressività che producono di volta in volta modelli innovativi, attraverso la co-presenza di linguaggi ed espressività multiple.

Secondo la mia analisi, questa può essere anche l’arte resiliente e il significato a cui possiamo assegnare un ruolo fondamentale nel restituire agli artisti la giusta responsabilità come guide. Modelli di creatività del pensiero della bellezza, in una relazione artistica attuale “non storica” di periferizzazione sociale e culturale multipla, dove ogni forma di espressività e di interdisciplinarietà si intreccia fino a generare modelli ancora più vivi e pieni di significati della contemporaneità. Nella comunione, quindi, nell’atteggiamento più intimo dell’interiorità artistica della resilienza, viene definita una nuova estetica collaborativa che combina due termini tra loro, solo apparentemente in antitesi. Questi possono anche essere applicati all’atteggiamento di “partecipazione responsabile” degli artisti in questa particolare fase di distanziamento sociale. È il rinnovato atteggiamento “partecipante” che normalmente deriva dall’osservazione “attiva” nella fase creativa, che connota una distanza piuttosto che una vicinanza, come sostiene il secondo termine “partecipante”.

In fine un’ultima considerazione per concludere la mia breve analisi, una nota semantica. Resilienza ricorda un altro concetto, resistenza. Ovvero la capacità di essere felici, di successo, pieni di idee, dopo che è accaduto qualcosa di difficile o di cattivo; la qualità di essere in grado di tornare rapidamente a una buona condizione precedente dopo aver vissuto e rielaborato i problemi.

In che modo, pertanto, la cultura affronta la situazione che stiamo vivendo? È perfettamente normale avere paura, ma è anche necessario che paura e coraggio, concilino, vadano d’accordo per insegnare a vivere in questa realtà senza precedenti. Non c’è dubbio che ogni forma d’arte, tela, pittura, scultura esprimerà sempre anche la dignità, il coraggio e la forza delle persone colpite. Tutto ci porta alla resilienza. Tutte le persone hanno l’immensa capacità di riorganizzare le nostre vite in un modo nuovo, a noi sconosciuto prima del doloroso evento. Questo non ci è negato, figuriamoci se possiamo dimenticarlo ed ometterlo. Quindi diventa tesoro tutto ciò che è stato appreso dall’evento avverso, ricevendo da esso una forza trainante, un nuovo slancio, che ci porta a superare i nostri limiti precedenti.

Alla base dell’idea di resilienza c’è lo stesso concetto della tecnica giapponese di Kintsugi, secondo la quale un oggetto rotto non viene lanciato, ma acquisisce un nuovo valore, poiché avendo subito una rottura/frattura, ha una storia da raccontare, è più interessante. La crepa è quindi migliorata e riempita d’oro e l’oggetto brilla di nuova vita. E mai come in questo caso, l’arte in una società ferita piena di crepe diviene una volta di più lo strumento di rinascita. Un simbolo concreto, pronto a vincere la più importante delle sfide moderne. L’ultima tra le tante.

 

Massimo Ruggero

Presidente del Club per l’UNESCO di Genova città metropolitana