Dal romanzo al film: Enzo Odoguardi porta REX sul grande schermo

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Dalle pagine del romanzo al grande schermo. È già in produzione “REX”, il film tratto dal romanzo “REX – Il medaglione di Aton”, scritto da Enzo Odoguardi ed Ennio Marchetti. Un progetto cinematografico ambizioso, destinato a superare le due ore di durata, che nasce dall’amore per la Calabria e, soprattutto, dal profondo legame di Odoguardi con la sua Trebisacce.

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C’è un momento particolare nella vita di un libro: quello in cui i personaggi, le vicende e i luoghi che per anni sono esistiti soltanto nelle pagine cominciano ad assumere un volto, un paesaggio, una voce.

È quello che sta accadendo a REX, il romanzo pubblicato cinque anni fa da Enzo Odoguardi ed Ennio Marchetti, che oggi sta compiendo un nuovo e importante passo: diventare un film.

Il progetto è già in produzione e il lavoro della squadra è in corso. Le prime scene realizzate in anteprima sono state costruite attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e di avatar ispirati a persone reali di Trebisacce e di altri luoghi coinvolti nella storia. Un esperimento particolare, che permette di trasformare la narrazione letteraria in immagini e di dare progressivamente forma cinematografica a un’avventura che, fin dall’inizio, aveva una forte vocazione visiva.

Ma dietro questa produzione c’è soprattutto una scelta personale di Enzo Odoguardi.

L’architetto, imprenditore ed ex Console onorario d’Italia, originario di Trebisacce, ha deciso infatti di sostenere personalmente la realizzazione del film. Una scelta che va ben oltre la semplice produzione di una pellicola e che si inserisce in un rapporto con la propria terra d’origine coltivato da anni.

Ogni volta che torna a Trebisacce, Odoguardi sembra portare con sé nuove idee e nuovi progetti. E anche questa volta il punto di partenza è proprio il territorio.

Le riprese e le ambientazioni del film interessano infatti diversi luoghi dell’Alto Jonio e della Calabria: Trebisacce, Roseto Capo Spulico, Cerchiara di Calabria, oltre al territorio di Mendicino, dove la tradizione colloca uno degli elementi centrali della leggenda che ha ispirato la storia.

Il protagonista dell’avventura è infatti il misterioso tesoro del re Alarico, che secondo una tradizione ormai entrata nell’immaginario storico e popolare sarebbe stato sepolto nell’alveo del Busento. Da questa leggenda il romanzo costruisce una storia molto più ampia, fatta di ricerca, archeologia, misteri, intrighi e personaggi che si muovono attraverso luoghi e periodi differenti.

Quando uscì il romanzo, la giornalista Anna Foschi lo definì una sorta di miscela fra avventura, storia e leggenda, sottolineando proprio la capacità degli autori di intrecciare vicende lontane nello spazio e nel tempo. La recensione evidenziava inoltre il grande lavoro di documentazione necessario per costruire una trama nella quale ricerca storica e fantasia procedono insieme.

Ma c’è un elemento che oggi, con la trasformazione del romanzo in film, assume ancora maggiore importanza: la Calabria.

Nel libro la regione non è soltanto lo sfondo della vicenda. È parte integrante della storia, con i suoi paesaggi, la sua gente, la sua storia e le sue leggende. È proprio questa dimensione territoriale che il progetto cinematografico vuole riportare sullo schermo, trasformando i luoghi reali in scenari di una grande avventura.

Ed è qui che il progetto di Odoguardi acquista anche un significato particolare per Trebisacce.

Realizzare un film, sostenerne personalmente i costi e ambientarne una parte importante nei territori calabresi significa infatti lasciare qualcosa che possa rimanere nel tempo. Non soltanto un’opera cinematografica, ma anche un documento capace di mostrare luoghi, paesaggi e identità a un pubblico più vasto.

Il produttore sta lavorando perché il film possa essere presentato gratuitamente al pubblico di Trebisacce nell’agosto del 2027, in lingua italiana. Se il progetto seguirà il programma previsto, sarà quindi proprio la comunità che ha ispirato e accompagnato questa nuova avventura a poter vedere per prima il risultato finale.

È un percorso ancora in divenire. Il film non è terminato e il lavoro della squadra prosegue. Ma le prime immagini permettono già di capire la direzione intrapresa: portare sullo schermo una storia nata dalla fantasia e dalla ricerca, utilizzando strumenti tecnologici nuovi e mettendo al centro i luoghi nei quali quella storia è ambientata.

Per Enzo Odoguardi, dunque, REX non sembra essere soltanto un film da produrre.

È un altro tassello di un rapporto profondo con Trebisacce e con la Calabria, un progetto nel quale ha deciso di investire personalmente e che potrebbe trasformare una storia nata sulle pagine di un romanzo in una memoria visiva destinata a durare.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante di questa avventura: prima ancora di arrivare sul grande schermo, REX sta già trasformando una leggenda in un progetto concreto, e una storia raccontata in un libro in un pezzo di territorio destinato a diventare cinema.

 




RD. Samaná, quando il cinema diventa promozione turistica

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Le spiagge, le montagne, la vegetazione tropicale e le acque della baia sono da tempo tra le immagini più riconoscibili della Repubblica Dominicana. Ma oggi Samaná sta conquistando anche un altro palcoscenico: quello del cinema internazionale.

Negli ultimi anni la provincia è stata scelta sempre più spesso come location per produzioni cinematografiche e televisive, portando i suoi paesaggi davanti a milioni di spettatori. Per il settore turistico locale, questa presenza rappresenta non soltanto un’attività economica durante le riprese, ma anche una forma di promozione del territorio che continua dopo l’uscita dei film.

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Quando il paesaggio diventa protagonista

Il presidente del Clúster Turístico de Samaná, Javier Lara, sottolinea proprio questo doppio effetto: le produzioni generano lavoro e consumi durante le riprese, coinvolgendo alberghi, trasporti, ristorazione e altri servizi, ma successivamente le immagini della provincia possono raggiungere un pubblico internazionale molto più vasto.

Un esempio recente è Office Romance, la commedia romantica con Jennifer Lopez e Brett Goldstein, uscita su Netflix nel giugno scorso e girata in parte a Samaná. La produzione ha portato sulle piattaforme internazionali immagini delle spiagge e dei paesaggi dominicani, trasformandoli in parte dell’ambientazione della storia.

Ma non è un caso isolato. A Samaná sono state girate anche produzioni come Arthur the King, The Lost City e Old, mentre la provincia è stata utilizzata anche per altre produzioni internazionali.

Da location esotica a destinazione riconoscibile

Per molto tempo la Repubblica Dominicana è stata utilizzata dal cinema internazionale soprattutto per rappresentare altri luoghi: Caraibi, America Latina, isole tropicali o ambientazioni esotiche.

La situazione sta cambiando. La promozione turistica ufficiale presenta oggi la Repubblica Dominicana anche come destinazione cinematografica, mettendo a disposizione dei produttori una grande varietà di paesaggi e una rete professionale dedicata alle produzioni audiovisive.

Samaná, in questo contesto, possiede caratteristiche particolarmente favorevoli. La penisola riunisce in uno spazio relativamente ristretto spiagge, montagne, foresta tropicale, cascate, isole e la grande baia, offrendo scenari molto diversi tra loro.

Cayo Levantado, il Salto El Limón, Playa Rincón e il Parco Nazionale Los Haitises sono alcuni dei luoghi che contribuiscono all’immagine turistica della provincia.

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Il cinema può portare nuovi turisti

Il vantaggio per Samaná è che lo spettatore non vede necessariamente una pubblicità turistica. Vede una storia, segue gli attori e, quasi senza accorgersene, scopre un paesaggio.

È un meccanismo particolarmente interessante quando a essere protagonisti sono personaggi conosciuti a livello internazionale. Il caso di Jennifer Lopez è emblematico: la sua presenza a Samaná per le riprese di Office Romance ha attirato attenzione anche attraverso le sue dichiarazioni positive sull’esperienza nella Repubblica Dominicana.

Il cinema diventa così una sorta di vetrina turistica indiretta. Una spiaggia vista sul grande schermo o su una piattaforma di streaming può suscitare nello spettatore la curiosità di scoprire dove sia stata girata quella scena.

Un settore che produce anche economia

Il fenomeno non riguarda soltanto la promozione. Le riprese cinematografiche rappresentano una vera attività economica.

Una produzione internazionale necessita di alberghi, ristoranti, trasporti, sicurezza, tecnici, personale locale, servizi logistici e numerose altre attività. Secondo dati citati da Diario Libre, nel 2025 nella Repubblica Dominicana sono state realizzate 22 produzioni internazionali, con investimenti superiori a 776 milioni di pesos dominicani.

Per Samaná, quindi, l’obiettivo è duplice: continuare ad attirare produzioni e fare in modo che la visibilità ottenuta attraverso il cinema si trasformi anche in nuovi visitatori e maggiore spesa turistica nella provincia.

Samaná, una destinazione già cinematografica

La provincia non deve comunque affidare la propria promozione soltanto al cinema. La sua forza turistica rimane legata soprattutto alla natura: la baia, le spiagge, le escursioni, le montagne, le cascate e il periodo di osservazione delle megattere.

Ma quando questi paesaggi entrano in un film visto in decine di Paesi, il loro valore promozionale può moltiplicarsi.

È questa la scommessa di Samaná: non essere soltanto il luogo dove si gira un film, ma diventare il luogo che lo spettatore vuole visitare dopo averlo visto.




Al via la produzione del film “REX” di Enzo Odoguardi

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Riprendiamo e pubblichiamo:

REX è il titolo del film già in produzione che avrà la durata di più di due ore. E’ un film tratto dal romanzo scritto da Enzo Odoguardi e da Ennio Marchetti.

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E’ bene precisare che il pluriversatile e Architetto Enzo Odoguardi è originario di Trebisacce e il suo profondo amore viscerale per la cittadina natia lo ha sempre portato ad investire capitali di tutto rispetto sul territorio.

Il team è già da tempo al lavoro e le scene in video, in anteprima, sono state tutte realizzate con l’IA e con Avatar di persone reali di Trebisacce e non solo.

Le scene, di alta qualità, sono state girate nell’Alto Jonio e in particolare: Trebisacce, Roseto Capo Spulico e Cerchiara di Calabria, ma anche nel comune di Mendicino.

Attualmente l’originale film è in produzione, ma il team pensa già di presentarlo al pubblico trebisaccese, gratuitamente, in lingua italiana, il prossimo Agosto 2027.

Enzo Odoguardi sta realizzando questo film a proprie spese, offrendo alla cittadinanza qualcosa di prezioso che durerà nel tempo e il produttore confermerà ancora una volta il suo amore per Trebisacce, arricchendo di un nuovo tassello quanto già realizzato e che contribuirà a scrivere una nuova pagina di storia nell’interesse della comunità e del Marketing Turistico.

L’Architetto Enzo Odoguardi vive e opera tra Santo Domingo e Boston, ma ogniqualvolta scende a Trebisacce il suo dinamico cervello sviluppa qualche idea nuova da realizzare, come in questo caso.

Enzo Odoguardi come trama ha scelto di raccontare la storia romanzata basata sulla ricerca del famoso tesoro del RE Alarico, che, la leggenda, racconta di averlo rinvenuto nell’alveo del fiume Busento, nel territorio del comune di Mendicino.

In attesa di poter vedere ancora qualche breve anteprima, auguriamo all’intero team Buon Lavoro!

Franco Lofrano

da francolofrano.it




Costa Rica, da oggi una settimana dedicata al cinema italiano

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Da oggi, 24 settembre, il cinema italiano torna protagonista in Costa Rica con una settimana dedicata alle più recenti produzioni cinematografiche del nostro Paese. Fino al 30 settembre, a San José, è in programma la Settimana del Cinema Italiano, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con Cinépolis.

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L’iniziativa propone al pubblico costaricano una selezione di dieci film italiani contemporanei, scelti per rappresentare la varietà di temi, linguaggi e sensibilità del cinema italiano di oggi.

Tra i titoli in programma figurano La vita è così, L’ultima coppa, Cose che non dimenticherò, Una breve storia d’amore, La città proibita, Tre addii, Primavera, Qualunque cosa tu faccia, è sbagliato, Familia e Diamanti.

Il cinema come ponte tra Italia e Costa Rica

La manifestazione non è soltanto un appuntamento per gli appassionati di cinema. Per la comunità italiana residente in Costa Rica rappresenta anche un’occasione per mantenere un rapporto con la cultura contemporanea italiana e, allo stesso tempo, per farla conoscere al pubblico locale.

La scelta dei film permette infatti di presentare un’immagine dell’Italia che va oltre i riferimenti più conosciuti della cultura e del cinema del passato, mostrando storie e produzioni recenti. L’Ambasciata sottolinea proprio la varietà della cinematografia italiana contemporanea e la sua capacità di raccontare sensibilità e realtà differenti.

Dal 24 al 30 settembre

Le proiezioni si svolgeranno nelle sale Cinépolis. Gli orari e la programmazione completa possono essere consultati direttamente sul sito della catena cinematografica.

La Settimana del Cinema Italiano arriva inoltre in un momento di particolare attività per la comunità italiana in Costa Rica. L’Ambasciata di San José è infatti impegnata anche nell’organizzazione delle prossime elezioni dei Com.It.Es., previste il 4 dicembre, e in questi giorni sta organizzando missioni itineranti e aperture straordinarie per facilitare le procedure elettorali dei connazionali.

Per gli italiani che vivono in Costa Rica, dunque, quella che comincia oggi è una settimana dedicata al cinema, ma anche un’altra occasione per ritrovare lingua, cultura e produzioni italiane a migliaia di chilometri dall’Italia.

 




Cinema italiano, a Toronto l’Italia cerca nuovi partner per le produzioni internazionali

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Il cinema italiano è arrivato al Toronto International Film Festival (TIFF) non soltanto per presentare i propri film, ma anche per cercare nuove opportunità di collaborazione con l’industria audiovisiva nordamericana.

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Durante la giornata dedicata all’Italia del TIFF, l’ambasciatore d’Italia in Canada Alessandro Cattaneo ha partecipato al seminario organizzato da ICE Toronto per presentare l’Italia come possibile partner per produzioni cinematografiche e audiovisive internazionali.

L’iniziativa assume particolare rilievo perché il TIFF, in programma fino al 20 settembre, rappresenta uno degli appuntamenti internazionali più importanti per il cinema e l’industria audiovisiva.

L’Italia non porta soltanto film

Il messaggio lanciato a Toronto è stato molto chiaro: l’Italia vuole proporsi come luogo dove realizzare produzioni internazionali.

Nel workshop intitolato “Spotlight: Italy Offers Everything You Need” sono stati illustrati agli operatori nordamericani gli strumenti disponibili in Italia: incentivi fiscali, finanziamenti, opportunità di coproduzione e professionalità specializzate.

Sono intervenuti anche rappresentanti dell’Associazione dei Produttori Esecutivi e un film commissioner regionale, a testimonianza del tentativo di presentare un’offerta che non riguarda soltanto Roma o Cinecittà, ma diverse realtà produttive italiane.

Sei produttori e sette distributori italiani

La presenza italiana al TIFF non è stata soltanto istituzionale.

La delegazione promossa da ICE e Cinecittà comprende sei produttori e sette distributori italiani, mentre nella programmazione del festival sono presenti cinque film italiani e nove coproduzioni.

L’ambizione è quindi duplice: far conoscere il cinema prodotto in Italia e, contemporaneamente, convincere produttori stranieri a guardare all’Italia come possibile sede per le loro prossime opere.

Il cinema come industria

Per l’ambasciatore Cattaneo, il settore audiovisivo non rappresenta soltanto una componente della cultura italiana.

È anche un settore economico capace di generare lavoro, esportare competenze e promuovere nel mondo l’immagine dell’Italia.

Ed è proprio questo il punto centrale dell’iniziativa di Toronto: il cinema diventa anche uno strumento per promuovere il Made in Italy, attraverso le competenze tecniche, le professionalità creative e le possibilità produttive offerte dal Paese.

Una vetrina importante anche per la comunità italiana

Per la numerosa comunità italiana di Toronto, il TIFF rappresenta inoltre una delle occasioni nelle quali la cultura italiana torna a essere protagonista della vita pubblica della città.

L’Istituto Italiano di Cultura di Toronto sostiene infatti la presenza delle produzioni italiane al festival, mentre il sistema diplomatico e commerciale italiano accompagna le imprese del settore.

È una presenza che va oltre la nostalgia per il cinema del passato.

L’obiettivo è portare in Canada il cinema italiano contemporaneo e, insieme, l’intera filiera produttiva italiana.

Da Toronto a nuovi film internazionali

La vera scommessa, adesso, è capire quanti dei contatti avviati durante il TIFF si trasformeranno in progetti concreti.

Perché un festival non è soltanto una vetrina. È anche un luogo dove produttori, distributori e professionisti possono incontrarsi e costruire accordi.

E l’Italia, a Toronto, ha cercato proprio questo: non soltanto spettatori per i suoi film, ma nuovi partner internazionali per realizzarne altri.




Venezia 83, si alza il sipario: il Leone d’Oro alla carriera a George Clooney

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Dal 2 al 12 settembre il Lido torna al centro del cinema mondiale. In apertura il riconoscimento a George Clooney, mentre il Concorso propone 21 film e cinque opere italiane.

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VENEZIA – Il cinema internazionale torna protagonista al Lido di Venezia. È tutto pronto per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre, con una serata inaugurale che avrà come momento più atteso la consegna del Leone d’Oro alla carriera a George Clooney.

La cerimonia si svolgerà mercoledì 2 settembre alle 19 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. A condurre saranno Greta Scarano e Nicolas Maupas, mentre sarà l’attrice premio Oscar Laura Dern a pronunciare la laudatio dedicata a Clooney. La serata sarà arricchita anche dall’esibizione del cantautore e attore italiano Tutti Fenomeni.

Il riconoscimento a Clooney arriva dopo una lunga presenza dell’attore, regista e produttore statunitense nella storia recente della Mostra. La Biennale ha sottolineato il valore della sua carriera sia davanti sia dietro la macchina da presa.

Un festival che guarda al cinema e all’attualità

L’apertura ufficiale del Concorso sarà affidata a “Ink”, il nuovo film diretto da Danny Boyle. La pellicola racconta un momento decisivo nella storia del tabloid britannico The Sun. La chiusura sarà invece affidata, fuori concorso, a “Dio ride” di Giovanni Veronesi.

Sono 21 i lungometraggi in concorso, presentati in prima mondiale assoluta, con una selezione che spazia tra cinematografie e generi differenti.

Per l’Italia sarà una Mostra particolarmente importante: cinque sono infatti le opere italiane in gara.

Tra queste figura Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, dedicato alla memoria dei desaparecidos argentini; Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, tratto dal romanzo autobiografico di Antonio Franchini; e il nuovo film di Nanni Moretti, “Succederà questa notte”, realizzato con un cast internazionale nel quale figurano Louis Garrel e Jasmine Trinca.

Completano la pattuglia italiana The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, coproduzione italo-belga con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e L’estranea di Paolo Strippoli, che si muove tra dramma psicologico, cinema di genere e horror.

Anche la politica entra al Lido

Come accaduto in diverse edizioni recenti, anche quest’anno il cinema veneziano non resterà separato dall’attualità internazionale.

La questione palestinese sarà infatti una delle presenze politiche più evidenti della manifestazione. L’attrice Greta Scarano è tra le firmatarie di un nuovo appello di Venice4Palestine, mentre nel programma figurano anche due film palestinesi.

L’edizione 2026 arriva dunque in un momento nel quale il cinema si conferma non soltanto luogo di spettacolo, ma anche spazio di confronto sulle grandi questioni contemporanee.

Venezia torna capitale mondiale del cinema

Con il red carpet, le grandi star internazionali, i film in concorso e l’attenzione dei media di tutto il mondo, il Lido si prepara così a vivere dodici giorni nei quali Venezia tornerà ad essere una delle capitali mondiali della settima arte.

E George Clooney sarà il protagonista simbolico dell’apertura: un Leone d’Oro alla carriera che celebra una delle figure più riconoscibili del cinema americano contemporaneo e inaugura una Mostra chiamata ancora una volta a mettere insieme glamour, cinema d’autore e grandi temi dell’attualità.




Martin Scorsese presidente onorario dei David di Donatello: “Il cinema italiano ha plasmato il mio lavoro”

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Il grande regista newyorkese ha accettato la proposta del ministro della Cultura. Un riconoscimento che celebra anche il legame profondo di Scorsese con le sue origini italiane.

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Martin Scorsese e il cinema italiano hanno un rapporto che dura da tutta una vita.

Adesso quel rapporto assume anche una forma ufficiale: il grande regista newyorkese ha accettato la proposta del ministro della Cultura Alessandro Giuli di diventare presidente onorario dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. La nomina dovrà ora essere formalizzata dal Consiglio di amministrazione della Fondazione.

È un riconoscimento prestigioso per uno dei più importanti registi della storia del cinema americano.

Ma è anche qualcosa di più.

È quasi un ritorno alle proprie radici.

“Il cinema italiano è stato una fonte costante di ispirazione”

Scorsese ha accolto l’incarico attraverso una lettera indirizzata al ministro Giuli.

Nel messaggio ha ricordato quanto il cinema italiano abbia influenzato la sua formazione e il suo modo di fare cinema, sottolineando il ruolo avuto dai film, dagli autori e dalle tradizioni artistiche italiane nella costruzione della sua visione cinematografica.

Non è una dichiarazione di circostanza.

Chi conosce il cinema di Scorsese sa quanto sia profondo il rapporto con la cinematografia italiana.

Da Roberto Rossellini a Vittorio De Sica, da Federico Fellini a Luchino Visconti, il neorealismo e la grande stagione del cinema italiano hanno rappresentato per lui una scuola fondamentale.

E quella lezione è rimasta dentro il suo cinema.

Un americano con radici italiane

Scorsese è nato a New York nel 1942, nel quartiere di Queens, da una famiglia di origine italiana.

I suoi nonni paterni erano siciliani, mentre la famiglia materna aveva anch’essa radici italiane.

La sua infanzia newyorkese, vissuta soprattutto nel quartiere di Little Italy, ha avuto un’importanza enorme nella sua formazione personale e artistica.

È proprio da quell’ambiente che provengono molti dei temi che hanno caratterizzato il suo cinema: la famiglia, la religione, il senso di colpa, la violenza, l’appartenenza, il rapporto tra individuo e comunità.

L’Italia era lontana geograficamente.

Ma era presente nella vita quotidiana.

La lezione del neorealismo

Scorsese ha raccontato più volte quanto sia stato importante per lui vedere i grandi film italiani.

Il neorealismo gli mostrò un cinema nel quale la macchina da presa poteva entrare nella vita reale, raccontare persone comuni, quartieri popolari, conflitti interiori e drammi quotidiani.

Quella libertà lo affascinò profondamente.

E si può ritrovare in molti dei suoi film.

Il modo di raccontare la strada, i personaggi marginali, la famiglia e la città non è soltanto americano.

È anche figlio di quella tradizione cinematografica italiana che Scorsese ha studiato, amato e successivamente contribuito a far conoscere nel mondo.

Da “Mean Streets” a “The Irishman”

Il suo cinema ha attraversato più di mezzo secolo.

Da Mean Streets a Taxi Driver, da Raging Bull a Goodfellas, da Casino a The Departed, fino a The Irishman e Killers of the Flower Moon, Scorsese ha costruito una filmografia nella quale la violenza non è mai soltanto spettacolo.

È quasi sempre una conseguenza di rapporti umani, ambizioni, appartenenze e scelte morali.

Ed è anche questo uno dei motivi per cui il suo cinema ha avuto una tale influenza internazionale.

Un riconoscimento per il cinema italiano

Il ministro Giuli ha spiegato di aver proposto Scorsese perché pochi registi rappresentano con la stessa forza il rapporto tra la grande tradizione italiana e la storia del cinema mondiale.

La scelta assume quindi un valore simbolico.

Scorsese non è soltanto uno dei più grandi registi americani.

È anche uno degli uomini di cinema che più hanno contribuito a far conoscere la cinematografia italiana negli Stati Uniti e nel mondo.

Il suo lavoro di recupero e conservazione dei film del passato, attraverso la Film Foundation, è una parte importante di questa storia.

Una nomina che arriva in una fase di rinnovamento

L’ingresso di Scorsese come presidente onorario si inserisce inoltre nel rinnovamento della governance dell’Accademia del Cinema Italiano.

La Fondazione ha recentemente nominato Silvia Calandrelli alla presidenza e Gian Luca Farinelli alla direzione artistica.

La nuova struttura sarà completata con la nomina del Comitato di indirizzo artistico.

La presenza di Scorsese dà quindi alla nuova fase dei David di Donatello anche una forte dimensione internazionale.

Il significato per gli italiani all’estero

Per Fatti Nostri c’è poi un aspetto particolarmente interessante.

Scorsese rappresenta perfettamente quella parte della storia dell’emigrazione italiana nella quale le radici non scompaiono con la seconda o la terza generazione.

Un bambino nato a New York da genitori o nonni italiani può diventare uno dei più grandi registi americani della storia.

E contemporaneamente continuare a considerare l’Italia una parte fondamentale della propria identità culturale.

È una storia che si ripete in moltissimi campi: nella musica, nella letteratura, nella scienza, nell’imprenditoria, nello sport.

L’emigrazione non significa necessariamente perdere le proprie radici.

A volte significa portarle dall’altra parte dell’oceano e trasformarle in qualcosa di nuovo.

Scorsese e l’Italia: un rapporto che continua

Il nuovo incarico non cambia il fatto che Scorsese sia profondamente americano.

Anzi.

La sua grandezza nasce anche dalla capacità di aver trasformato esperienze italiane e italoamericane in una parte originale della cultura statunitense.

Ma il cinema italiano è rimasto un punto di riferimento.

E oggi Scorsese lo riconosce assumendo un ruolo istituzionale proprio all’interno dell’Accademia che assegna i David di Donatello, il principale premio cinematografico italiano.

Un presidente onorario molto particolare

Non sarà certamente un presidente onorario come gli altri.

Perché Martin Scorsese porta con sé qualcosa che va oltre il prestigio personale.

Porta una storia di emigrazione, di identità e di cultura.

È nato in America.

Ha costruito la sua carriera in America.

Ha raccontato soprattutto l’America.

Ma una parte del suo sguardo è nata guardando il cinema italiano.

Ed è forse proprio questo che rende la sua designazione così significativa.

L’Italia ha dato qualcosa a Scorsese.

E Scorsese, con il suo lavoro, ha restituito qualcosa all’Italia:

ha contribuito a far conoscere nel mondo la forza, la bellezza e l’importanza del nostro cinema.

Ora, con la presidenza onoraria dei David di Donatello, quel rapporto diventa ufficiale.

Un grande regista americano torna simbolicamente a casa.

Non per dimenticare New York, ma per ricordare da dove è arrivato una parte fondamentale del suo modo di vedere il mondo.





“Col cuore in gola” di Tinto Brass aprirà la Mostra del Cinema di Venezia 2026

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Sarà un omaggio al cinema italiano d’autore ad aprire la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La Biennale di Venezia ha annunciato che il film “Col cuore in gola” (Deadly Sweet), diretto da Tinto Brass nel 1967, sarà il film di preapertura del Festival. La proiezione, in programma il 1° settembre nella Sala Darsena del Lido, presenterà al pubblico una versione restaurata dell’opera, riportando sul grande schermo uno dei lavori più particolari del regista veneziano.

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Tratto dal fumetto “Modesty Blaise” di Max Bunker e Magnus, il film racconta una storia noir ambientata nella swinging London degli anni Sessanta. Nel cast figurano Jean-Louis Trintignant, Ewa Aulin e Roberto Bisacco, protagonisti di una pellicola che, pur non avendo ottenuto un grande successo commerciale all’epoca della sua uscita, è stata negli anni rivalutata dalla critica per il suo stile innovativo e sperimentale.

La scelta della Biennale rappresenta anche un riconoscimento al lavoro di restauro e conservazione del patrimonio cinematografico italiano. La Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, conferma così la tradizione di inaugurare il Festival con un appuntamento dedicato ai grandi classici del nostro cinema.

Per gli appassionati sarà un’occasione speciale per riscoprire un film poco conosciuto del primo Tinto Brass, molto diverso dalle opere che in seguito lo avrebbero reso famoso in tutto il mondo.




“Sicilia 1954”: a New York rivive il grande viaggio musicale di Alan Lomax e Diego Carpitella

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La memoria musicale della Sicilia torna protagonista a New York grazie a “Sicilia 1954”, evento ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura di New York dedicato allo storico viaggio di ricerca compiuto nel 1954 dall’etnomusicologo americano Alan Lomax e dallo studioso italiano Diego Carpitella.

L’iniziativa propone un viaggio nella tradizione popolare siciliana attraverso registrazioni storiche, immagini e racconti che documentano una delle più importanti campagne di raccolta musicale mai realizzate nel Sud Italia.

Nel 1954, Lomax e Carpitella attraversarono numerosi paesi della Sicilia registrando canti popolari, nenie contadine, musiche religiose e tradizioni tramandate oralmente da generazioni. Quel lavoro è oggi considerato un patrimonio culturale di enorme valore storico e antropologico.

L’evento di New York rappresenta anche un ponte simbolico con le comunità italiane all’estero, molte delle quali conservano ancora oggi forti legami con le tradizioni musicali e culturali del Meridione.

Secondo gli organizzatori, l’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare la memoria sonora della Sicilia e far conoscere alle nuove generazioni un patrimonio che rischia di andare perduto.

Le registrazioni raccolte da Lomax e Carpitella sono infatti diventate nel tempo una testimonianza preziosa della vita quotidiana, delle feste popolari e delle antiche identità locali della Sicilia del dopoguerra.




La Sardegna sbarca a New York: cinema e tradizioni in scena il 14 maggio

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logo visioni sarde immagine11Il fascino della Sardegna attraversa l’oceano per approdare nel cuore della Grande Mela. Il prossimo 14 maggio, la rassegna “Visioni Sarde” porterà il meglio della cinematografia isolana a New York, trasformando una serata primaverile in una vera e propria celebrazione dell’identità sarda attraverso l’arte del grande schermo e l’eccellenza enogastronomica.

Un ponte culturale tra Cagliari e Manhattan

L’evento è frutto di una sinergia tra il Comites di New York e l’Associazione Shardana, con l’obiettivo di promuovere le eccellenze regionali negli Stati Uniti. La manifestazione non è solo una vetrina per i talenti emergenti del cinema sardo, ma rappresenta un momento di aggregazione fondamentale per la comunità sarda residente all’estero e per gli amanti della cultura italiana.

I punti forti della manifestazione

  • Proiezioni d’autore: Una selezione di cortometraggi provenienti dal festival “Visioni Sarde” offrirà uno sguardo contemporaneo e originale sull’isola, raccontandone le storie, i paesaggi e le contraddizioni.

  • Degustazione di sapori autentici: Oltre alla visione dei film, la serata prevede un percorso tra i sapori tipici della Sardegna, permettendo ai partecipanti di scoprire la qualità dei prodotti enogastronomici locali.

  • Promozione del territorio: L’iniziativa mira a sostenere l’immagine della Sardegna come terra di creatività e innovazione, incoraggiando il turismo e gli scambi culturali tra l’isola e il Nord America.

Cinema e identità

La rassegna “Visioni Sarde” continua così il suo tour internazionale, confermandosi uno strumento prezioso per la promozione della lingua e delle tradizioni della regione. Grazie all’impegno delle realtà associative locali, New York diventerà per una notte il palcoscenico ideale per raccontare una Sardegna autentica, capace di emozionare il pubblico globale attraverso il linguaggio universale del cinema.