Venezia 83, si alza il sipario: il Leone d’Oro alla carriera a George Clooney

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Dal 2 al 12 settembre il Lido torna al centro del cinema mondiale. In apertura il riconoscimento a George Clooney, mentre il Concorso propone 21 film e cinque opere italiane.

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VENEZIA – Il cinema internazionale torna protagonista al Lido di Venezia. È tutto pronto per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre, con una serata inaugurale che avrà come momento più atteso la consegna del Leone d’Oro alla carriera a George Clooney.

La cerimonia si svolgerà mercoledì 2 settembre alle 19 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. A condurre saranno Greta Scarano e Nicolas Maupas, mentre sarà l’attrice premio Oscar Laura Dern a pronunciare la laudatio dedicata a Clooney. La serata sarà arricchita anche dall’esibizione del cantautore e attore italiano Tutti Fenomeni.

Il riconoscimento a Clooney arriva dopo una lunga presenza dell’attore, regista e produttore statunitense nella storia recente della Mostra. La Biennale ha sottolineato il valore della sua carriera sia davanti sia dietro la macchina da presa.

Un festival che guarda al cinema e all’attualità

L’apertura ufficiale del Concorso sarà affidata a “Ink”, il nuovo film diretto da Danny Boyle. La pellicola racconta un momento decisivo nella storia del tabloid britannico The Sun. La chiusura sarà invece affidata, fuori concorso, a “Dio ride” di Giovanni Veronesi.

Sono 21 i lungometraggi in concorso, presentati in prima mondiale assoluta, con una selezione che spazia tra cinematografie e generi differenti.

Per l’Italia sarà una Mostra particolarmente importante: cinque sono infatti le opere italiane in gara.

Tra queste figura Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, dedicato alla memoria dei desaparecidos argentini; Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, tratto dal romanzo autobiografico di Antonio Franchini; e il nuovo film di Nanni Moretti, “Succederà questa notte”, realizzato con un cast internazionale nel quale figurano Louis Garrel e Jasmine Trinca.

Completano la pattuglia italiana The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, coproduzione italo-belga con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e L’estranea di Paolo Strippoli, che si muove tra dramma psicologico, cinema di genere e horror.

Anche la politica entra al Lido

Come accaduto in diverse edizioni recenti, anche quest’anno il cinema veneziano non resterà separato dall’attualità internazionale.

La questione palestinese sarà infatti una delle presenze politiche più evidenti della manifestazione. L’attrice Greta Scarano è tra le firmatarie di un nuovo appello di Venice4Palestine, mentre nel programma figurano anche due film palestinesi.

L’edizione 2026 arriva dunque in un momento nel quale il cinema si conferma non soltanto luogo di spettacolo, ma anche spazio di confronto sulle grandi questioni contemporanee.

Venezia torna capitale mondiale del cinema

Con il red carpet, le grandi star internazionali, i film in concorso e l’attenzione dei media di tutto il mondo, il Lido si prepara così a vivere dodici giorni nei quali Venezia tornerà ad essere una delle capitali mondiali della settima arte.

E George Clooney sarà il protagonista simbolico dell’apertura: un Leone d’Oro alla carriera che celebra una delle figure più riconoscibili del cinema americano contemporaneo e inaugura una Mostra chiamata ancora una volta a mettere insieme glamour, cinema d’autore e grandi temi dell’attualità.




Martin Scorsese presidente onorario dei David di Donatello: “Il cinema italiano ha plasmato il mio lavoro”

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Il grande regista newyorkese ha accettato la proposta del ministro della Cultura. Un riconoscimento che celebra anche il legame profondo di Scorsese con le sue origini italiane.

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Martin Scorsese e il cinema italiano hanno un rapporto che dura da tutta una vita.

Adesso quel rapporto assume anche una forma ufficiale: il grande regista newyorkese ha accettato la proposta del ministro della Cultura Alessandro Giuli di diventare presidente onorario dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. La nomina dovrà ora essere formalizzata dal Consiglio di amministrazione della Fondazione.

È un riconoscimento prestigioso per uno dei più importanti registi della storia del cinema americano.

Ma è anche qualcosa di più.

È quasi un ritorno alle proprie radici.

“Il cinema italiano è stato una fonte costante di ispirazione”

Scorsese ha accolto l’incarico attraverso una lettera indirizzata al ministro Giuli.

Nel messaggio ha ricordato quanto il cinema italiano abbia influenzato la sua formazione e il suo modo di fare cinema, sottolineando il ruolo avuto dai film, dagli autori e dalle tradizioni artistiche italiane nella costruzione della sua visione cinematografica.

Non è una dichiarazione di circostanza.

Chi conosce il cinema di Scorsese sa quanto sia profondo il rapporto con la cinematografia italiana.

Da Roberto Rossellini a Vittorio De Sica, da Federico Fellini a Luchino Visconti, il neorealismo e la grande stagione del cinema italiano hanno rappresentato per lui una scuola fondamentale.

E quella lezione è rimasta dentro il suo cinema.

Un americano con radici italiane

Scorsese è nato a New York nel 1942, nel quartiere di Queens, da una famiglia di origine italiana.

I suoi nonni paterni erano siciliani, mentre la famiglia materna aveva anch’essa radici italiane.

La sua infanzia newyorkese, vissuta soprattutto nel quartiere di Little Italy, ha avuto un’importanza enorme nella sua formazione personale e artistica.

È proprio da quell’ambiente che provengono molti dei temi che hanno caratterizzato il suo cinema: la famiglia, la religione, il senso di colpa, la violenza, l’appartenenza, il rapporto tra individuo e comunità.

L’Italia era lontana geograficamente.

Ma era presente nella vita quotidiana.

La lezione del neorealismo

Scorsese ha raccontato più volte quanto sia stato importante per lui vedere i grandi film italiani.

Il neorealismo gli mostrò un cinema nel quale la macchina da presa poteva entrare nella vita reale, raccontare persone comuni, quartieri popolari, conflitti interiori e drammi quotidiani.

Quella libertà lo affascinò profondamente.

E si può ritrovare in molti dei suoi film.

Il modo di raccontare la strada, i personaggi marginali, la famiglia e la città non è soltanto americano.

È anche figlio di quella tradizione cinematografica italiana che Scorsese ha studiato, amato e successivamente contribuito a far conoscere nel mondo.

Da “Mean Streets” a “The Irishman”

Il suo cinema ha attraversato più di mezzo secolo.

Da Mean Streets a Taxi Driver, da Raging Bull a Goodfellas, da Casino a The Departed, fino a The Irishman e Killers of the Flower Moon, Scorsese ha costruito una filmografia nella quale la violenza non è mai soltanto spettacolo.

È quasi sempre una conseguenza di rapporti umani, ambizioni, appartenenze e scelte morali.

Ed è anche questo uno dei motivi per cui il suo cinema ha avuto una tale influenza internazionale.

Un riconoscimento per il cinema italiano

Il ministro Giuli ha spiegato di aver proposto Scorsese perché pochi registi rappresentano con la stessa forza il rapporto tra la grande tradizione italiana e la storia del cinema mondiale.

La scelta assume quindi un valore simbolico.

Scorsese non è soltanto uno dei più grandi registi americani.

È anche uno degli uomini di cinema che più hanno contribuito a far conoscere la cinematografia italiana negli Stati Uniti e nel mondo.

Il suo lavoro di recupero e conservazione dei film del passato, attraverso la Film Foundation, è una parte importante di questa storia.

Una nomina che arriva in una fase di rinnovamento

L’ingresso di Scorsese come presidente onorario si inserisce inoltre nel rinnovamento della governance dell’Accademia del Cinema Italiano.

La Fondazione ha recentemente nominato Silvia Calandrelli alla presidenza e Gian Luca Farinelli alla direzione artistica.

La nuova struttura sarà completata con la nomina del Comitato di indirizzo artistico.

La presenza di Scorsese dà quindi alla nuova fase dei David di Donatello anche una forte dimensione internazionale.

Il significato per gli italiani all’estero

Per Fatti Nostri c’è poi un aspetto particolarmente interessante.

Scorsese rappresenta perfettamente quella parte della storia dell’emigrazione italiana nella quale le radici non scompaiono con la seconda o la terza generazione.

Un bambino nato a New York da genitori o nonni italiani può diventare uno dei più grandi registi americani della storia.

E contemporaneamente continuare a considerare l’Italia una parte fondamentale della propria identità culturale.

È una storia che si ripete in moltissimi campi: nella musica, nella letteratura, nella scienza, nell’imprenditoria, nello sport.

L’emigrazione non significa necessariamente perdere le proprie radici.

A volte significa portarle dall’altra parte dell’oceano e trasformarle in qualcosa di nuovo.

Scorsese e l’Italia: un rapporto che continua

Il nuovo incarico non cambia il fatto che Scorsese sia profondamente americano.

Anzi.

La sua grandezza nasce anche dalla capacità di aver trasformato esperienze italiane e italoamericane in una parte originale della cultura statunitense.

Ma il cinema italiano è rimasto un punto di riferimento.

E oggi Scorsese lo riconosce assumendo un ruolo istituzionale proprio all’interno dell’Accademia che assegna i David di Donatello, il principale premio cinematografico italiano.

Un presidente onorario molto particolare

Non sarà certamente un presidente onorario come gli altri.

Perché Martin Scorsese porta con sé qualcosa che va oltre il prestigio personale.

Porta una storia di emigrazione, di identità e di cultura.

È nato in America.

Ha costruito la sua carriera in America.

Ha raccontato soprattutto l’America.

Ma una parte del suo sguardo è nata guardando il cinema italiano.

Ed è forse proprio questo che rende la sua designazione così significativa.

L’Italia ha dato qualcosa a Scorsese.

E Scorsese, con il suo lavoro, ha restituito qualcosa all’Italia:

ha contribuito a far conoscere nel mondo la forza, la bellezza e l’importanza del nostro cinema.

Ora, con la presidenza onoraria dei David di Donatello, quel rapporto diventa ufficiale.

Un grande regista americano torna simbolicamente a casa.

Non per dimenticare New York, ma per ricordare da dove è arrivato una parte fondamentale del suo modo di vedere il mondo.





“Col cuore in gola” di Tinto Brass aprirà la Mostra del Cinema di Venezia 2026

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Sarà un omaggio al cinema italiano d’autore ad aprire la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La Biennale di Venezia ha annunciato che il film “Col cuore in gola” (Deadly Sweet), diretto da Tinto Brass nel 1967, sarà il film di preapertura del Festival. La proiezione, in programma il 1° settembre nella Sala Darsena del Lido, presenterà al pubblico una versione restaurata dell’opera, riportando sul grande schermo uno dei lavori più particolari del regista veneziano.

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Tratto dal fumetto “Modesty Blaise” di Max Bunker e Magnus, il film racconta una storia noir ambientata nella swinging London degli anni Sessanta. Nel cast figurano Jean-Louis Trintignant, Ewa Aulin e Roberto Bisacco, protagonisti di una pellicola che, pur non avendo ottenuto un grande successo commerciale all’epoca della sua uscita, è stata negli anni rivalutata dalla critica per il suo stile innovativo e sperimentale.

La scelta della Biennale rappresenta anche un riconoscimento al lavoro di restauro e conservazione del patrimonio cinematografico italiano. La Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, conferma così la tradizione di inaugurare il Festival con un appuntamento dedicato ai grandi classici del nostro cinema.

Per gli appassionati sarà un’occasione speciale per riscoprire un film poco conosciuto del primo Tinto Brass, molto diverso dalle opere che in seguito lo avrebbero reso famoso in tutto il mondo.




“Sicilia 1954”: a New York rivive il grande viaggio musicale di Alan Lomax e Diego Carpitella

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La memoria musicale della Sicilia torna protagonista a New York grazie a “Sicilia 1954”, evento ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura di New York dedicato allo storico viaggio di ricerca compiuto nel 1954 dall’etnomusicologo americano Alan Lomax e dallo studioso italiano Diego Carpitella.

L’iniziativa propone un viaggio nella tradizione popolare siciliana attraverso registrazioni storiche, immagini e racconti che documentano una delle più importanti campagne di raccolta musicale mai realizzate nel Sud Italia.

Nel 1954, Lomax e Carpitella attraversarono numerosi paesi della Sicilia registrando canti popolari, nenie contadine, musiche religiose e tradizioni tramandate oralmente da generazioni. Quel lavoro è oggi considerato un patrimonio culturale di enorme valore storico e antropologico.

L’evento di New York rappresenta anche un ponte simbolico con le comunità italiane all’estero, molte delle quali conservano ancora oggi forti legami con le tradizioni musicali e culturali del Meridione.

Secondo gli organizzatori, l’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare la memoria sonora della Sicilia e far conoscere alle nuove generazioni un patrimonio che rischia di andare perduto.

Le registrazioni raccolte da Lomax e Carpitella sono infatti diventate nel tempo una testimonianza preziosa della vita quotidiana, delle feste popolari e delle antiche identità locali della Sicilia del dopoguerra.




La Sardegna sbarca a New York: cinema e tradizioni in scena il 14 maggio

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logo visioni sarde immagine11Il fascino della Sardegna attraversa l’oceano per approdare nel cuore della Grande Mela. Il prossimo 14 maggio, la rassegna “Visioni Sarde” porterà il meglio della cinematografia isolana a New York, trasformando una serata primaverile in una vera e propria celebrazione dell’identità sarda attraverso l’arte del grande schermo e l’eccellenza enogastronomica.

Un ponte culturale tra Cagliari e Manhattan

L’evento è frutto di una sinergia tra il Comites di New York e l’Associazione Shardana, con l’obiettivo di promuovere le eccellenze regionali negli Stati Uniti. La manifestazione non è solo una vetrina per i talenti emergenti del cinema sardo, ma rappresenta un momento di aggregazione fondamentale per la comunità sarda residente all’estero e per gli amanti della cultura italiana.

I punti forti della manifestazione

  • Proiezioni d’autore: Una selezione di cortometraggi provenienti dal festival “Visioni Sarde” offrirà uno sguardo contemporaneo e originale sull’isola, raccontandone le storie, i paesaggi e le contraddizioni.

  • Degustazione di sapori autentici: Oltre alla visione dei film, la serata prevede un percorso tra i sapori tipici della Sardegna, permettendo ai partecipanti di scoprire la qualità dei prodotti enogastronomici locali.

  • Promozione del territorio: L’iniziativa mira a sostenere l’immagine della Sardegna come terra di creatività e innovazione, incoraggiando il turismo e gli scambi culturali tra l’isola e il Nord America.

Cinema e identità

La rassegna “Visioni Sarde” continua così il suo tour internazionale, confermandosi uno strumento prezioso per la promozione della lingua e delle tradizioni della regione. Grazie all’impegno delle realtà associative locali, New York diventerà per una notte il palcoscenico ideale per raccontare una Sardegna autentica, capace di emozionare il pubblico globale attraverso il linguaggio universale del cinema.




Cinema 2026: tra crisi creativa e ritorno degli autori

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Il cinema mondiale nel 2026 si trova in una fase di transizione che potremmo definire senza mezzi termini: incerta. Da una parte le grandi produzioni continuano a dominare il mercato, dall’altra cresce una stanchezza sempre più evidente da parte del pubblico verso sequel, remake e universi narrativi ripetitivi.

241757 les 17 films les plus attendus de 2017Negli ultimi mesi, diverse produzioni ad alto budget hanno confermato un trend già evidente: incassi importanti, sì, ma entusiasmo sempre più tiepido. Il pubblico va al cinema, ma con meno passione. E soprattutto, seleziona.

Le piattaforme di streaming restano concorrenti forti delle sale, ma non sono più la novità di qualche anno fa. Anche lì si avverte una saturazione di contenuti, spesso simili tra loro, che rende difficile emergere davvero.

In questo scenario, però, qualcosa si muove.

Sempre più spazio stanno riconquistando i registi autoriali, capaci di proporre storie originali, meno legate alle logiche industriali e più attente alla qualità narrativa. Film più piccoli, ma spesso più coraggiosi, stanno trovando pubblico e riconoscimenti nei festival internazionali.

Il successo di opere indipendenti dimostra che esiste ancora un pubblico disposto a premiare il rischio creativo. Non si tratta di nostalgia, ma di una richiesta concreta: tornare a raccontare storie nuove, vere, sorprendenti.

Anche il cinema europeo e latinoamericano vive una fase interessante, con produzioni che affrontano temi sociali, identità e trasformazioni culturali con maggiore libertà rispetto ai grandi studi hollywoodiani.

La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra industria e creatività, tra spettacolo e contenuto.

Perché il cinema, alla fine, non vive solo di effetti speciali. Vive di storie. E quando le storie mancano, il pubblico se ne accorge.




È morta Brigitte Bardot. Aveva 91 anni

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6951005bc3a8c.r d.1500 841 1760È morta Brigitte Bardot. Lo ha annunciato la Fondazione che porta il suo nome. Più che una semplice attrice è stata una star mondiale, icona di bellezza e libertà negli anni ’60, prima di reinventarsi come attivista per i diritti degli animali e assumere una posizione più conservatrice. Aveva 91 anni. “I suoi film, la sua voce, la sua fama abbagliante, le sue iniziali, i suoi dolori, la sua generosa passione per gli animali, il suo volto che divenne quello di Marianne: Brigitte Bardot incarnava una vita di libertà. Un’esistenza francese, uno splendore universale. Ci ha commosso. Piangiamo una leggenda del secolo” è il messaggio che le ha dedicato il presidente francese, Emmanuel Macron.

il comunicato

“La Fondazione Brigitte Bardot annuncia con immensa tristezza la scomparsa della sua fondatrice e presidente, Brigitte Bardot, attrice e cantante di fama mondiale, che ha scelto di rinunciare alla sua prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e le sue energie al benessere degli animali e alla sua Fondazione”, si legge nel comunicato inviato all’Afp, senza specificare il giorno o il luogo del decesso. Bardot si era ritirata dalla recitazione più di cinquant’anni fa, lasciando una cinquantina di film e scene diventate iconiche.

(FILES) French actress and animal rights activist Brigitte Bardot attends the international feline exhibition in Saint-Tropez, southern France, on June 4, 1977. French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by AFP)

la carriera

Nata il 28 settembre 1934, a 16 anni era già sulla copertina di Elle, poi conquistò l’industria cinematografica. Raggiunse la fama nel 1956 con il film di Roger Vadim “E Dio creò la donna”, che rivoluzionò le convenzioni dell’epoca. Nacque “BB”, incarnazione di una gioventù libera, sensuale e provocante. Per quasi 20 anni ha lavorato nel cinema, recitò in una cinquantina di film tra cui “La verità” di Henri-Georges Clouzot (1960), “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard (1963), “Vita privata” di Louis Malle (1962) e “Les Pétroleuses” (1971). Conosciuta in tutto il mondo, ha plasmato la leggenda di Saint-Tropez e Buzios in Brasile, ha creato uno stile di abbigliamento caratterizzato da ballerine, stampe vichy e righe bretoni e ha reso popolare l’immagine di una donna libera “che non ha bisogno di nessuno”.

(FILES) French film star Brigitte Bardot gestures with an old copy of Paris Match Magazine showing a seal on December 5, 2005 in Geneva. French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

ribelle

Ad affascinare il pubblico, oltre alla sua bellezza, era la libertà. Dopo il matrimonio con Roger Vadim passò da una relazione all’altra, da Jean-Louis Trintignant a Gilbert Bécaud. Nel 1959 si sposò con Jacques Charrier (padre del suo unico figlio, Nicolas-Jacques, nato nel 1960), nel 1966 con Gunter Sachs. Fino a Bernard d’Ormale, esponente politico del Fronte Nazionale che le è stato accanto negli ultimi 30 anni dopo il matrimonio nel 1992. I quasi vent’anni di carriera non sono stati solo cinema. Sempre braccata dai paparazzi, persino durante gravidanza e la nascita del figlio, nato dalla storia d’amore con l’attore Jacques Charrier, nel 1960. Per lei diventò un anno nero, a ottobre tentò il suicidio al culmine di una depressione post partum.

(FILES) French actress Brigitte Bardot and her husband Jacques Charrier pose on January 13, 1960 with their son Nicolas (born on January 11, 1960). French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by AFP)

gli animali

Prima di compiere 40 anni rinunciò al cinema. Aveva già cominciato a lottare per i diritti degli animali, nel 1977 scese in campo personalmente per opporsi alla caccia ai cuccioli di foca in Canada. Come scrisse nel 2018 nel suo libro “Lacrime di combattimento”: “Non faccio parte della specie umana. Non voglio esserlo. Mi sento diversa, quasi anormale. Finché gli animali saranno considerati una specie inferiore, finché verranno loro inflitti ogni tipo di danno e sofferenza, finché verranno uccisi per i nostri bisogni, il nostro svago e i nostri piaceri, non farò parte di questa razza insolente e sanguinaria”. Creò la sua Fondazione nel 1986, sei anni dopo entro nella lista degli entri di pubblica utilità. Ha 200 dipendenti e per BB è sempre stata il suo più grande successo. Nella sua seconda vita ha messo radici nel sud della Francia, tra la sua proprietà “La Madrague” a Saint-Tropez, un tranquillo villaggio di pescatori che contribuì a trasformare in un luogo di ritrovo del jet-set, e l’entroterra, in una seconda residenza appartata, La Garrigue. “La Garrigue è il mio ufficio, La Madrague è il mio relax”, riassunse.

(FILES) Former French actress Brigitte Bardot, the 1960s sex symbol turned animal rights activist, poses during the 20th anniversary celebration of her wildlife foundation, on September 28, 2006 in Paris. French actress Brigitte Bardot died at 91 AFP learned from Bardot foundation on December 28, 2025. (Photo by STEPHANE DE SAKUTIN / AFP)

“Sono molto orgogliosa della prima parte della mia vita, che ho vissuto con successo e che ora mi permette di avere una reputazione globale che mi aiuta molto nella protezione degli animali” aveva dichiarato l’anno scorso alla Afp in occasione del novantesimo compleanno.

Negli ultimi anni della sua vita si era avvicinata all’ideologia di estrema destra, dichiarando apertamente i suoi stretti legami con Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale (ora Rassemblement National), che sostenne pubblicamente alle elezioni presidenziali del 2012, definendola la “Giovanna d’Arco del XXI secolo”. Le sue dichiarazioni su omosessualità, musulmani e immigrazione le valsero diverse condanne per incitamento all’odio razziale.

epa12615252 (FILE) - Former French actress and animal rights campaigner Brigitte Bardot (L) and Swiss ecologist Franz Weber (R), chairman of the Animal Court, show a petition signed by 200,000 citizens from all over the world, during the opening session of a symbolic trial against the Canadian Seal Hunt before the International Court of Justice for Animal Rights, in Geneva, Switzerland, 05 December 2005 (reissued 28 December 2025). French film legend and animal rights activist Brigitte Bardot has died aged 91, her foundation announced on 28 December 2025. EPA/LAURENT GILLIERON *** Local Caption *** 00589686

BB e lo sport

Nel 1958 fu ospite a Cortina, dopo essere stata colpita dalle immagini dell’Olimpiade del 1956. Ospite della suite del Miramonti, posa sugli sci, con la stone di curling, pattina nulla pista dello stadio del ghiaccio. Iconica la sua foto sul cofano di una Flaminia Coupé Pininfarina.

Tre anni dopo, mentre sta girando il “Vie privée” di Louis Malle negli studi di Boulogne Billancourt, posa con i migliori tennisti del mondo.

BB e i motori

La Ferrari BB si chiamava così in suo onore. E lei cantava: “Je n’ai besoin de personne en Harley Davidson”, “non ho bisogno di nessuno, in Harley Davidson”, nel brano scritto da Serge Gainsbourg nel 1968. “L’accendo e mi stacco da terra…”. Per la copertina del disco furono realizzati degli scatti passati alla storia, con la diva francese appoggiata al chopper americano, con stivali in pelle neri sopra al ginocchio e minigonna.

22nd April 1963: French film star Brigitte Bardot raises her glass at a press conference for Jean-Luc Godard's latest film, 'Le Mepris' ('Contempt'). (Photo by Keystone/Getty Images) ​FILE - DECEMBER 28: French screen icon Brigitte Bardot has died at 91 years old.

da La Gazzetta dello Sport




Stati Uniti, Filming Italy – Los Angeles: omaggio a Franco Nero per celebrare la Stella sulla Walk of Fame

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filming italy los angeles dal 19 al 22 febbraio la decima edizione immagine6L’undicesima edizione di Filming Italy – Los Angeles creato e diretto da Tiziana Rocca, Agnus Dei, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles diretto da Emanuele Amendola, si terrà dal 10 al 14 febbraio 2026 nella città statunitense, sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia e in collaborazione con ITA (Italian Trade Agency). Filming Italy – Los Angeles, oltre a promuovere l’Italia come set cinematografico e ponte tra la cultura italiana e americana, sostiene la crescita culturale italiana attraverso il suo cinema, l’internazionalizzazione dei prodotti dell’audiovisivo italiani e supporta le relazioni interculturali tra i vari registi, produttori ed artisti. Tiziana Rocca ha dichiarato: “Sono entusiasta di presentare l’undicesima edizione del Filming Italy – Los Angeles, un traguardo molto importante per un appuntamento che negli anni è diventato un collegamento culturale imprescindibile tra l’Italia e gli Stati Uniti. Il nostro obiettivo, oggi più che mai, è quello di promuovere e valorizzare il cinema italiano all’estero, dando voce ai suoi talenti, alle sue storie e alla sua straordinaria capacità di emozionare e unire culture diverse. Quest’anno il festival avrà un significato particolarmente speciale: renderemo un grande omaggio a Franco Nero, una delle icone più amate e internazionali del nostro cinema, in occasione del prestigioso riconoscimento della sua stella sulla Hollywood Walk of Fame. Ed è per me una grande soddisfazione essere la promotrice di questa terza stella italiana, dopo quella per la straordinaria Gina Lollobrigida e nel 2023 per Giancarlo Giannini. Stiamo lavorando a un programma che sarà ricco di film in anteprima assoluta, Classici restaurati, serie televisive, cortometraggi e docu-film italiani, molti dei quali ancora inediti in tutto il mondo. E grazie alla piattaforma saranno visibili in tutti gli Stati americani. E poi naturalmente non mancheranno le masterclass e i panel con molti ospiti e artisti italiani e internazionali, con cui parleremo di cinema. Il Filming Italy – Los Angeles continua a crescere e a rinnovarsi, confermandosi non solo come vetrina del meglio del nostro cinema contemporaneo, ma anche come luogo di incontro, dialogo e collaborazione tra professionisti dell’industria cinematografica internazionale”. La Senatrice Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, ha commentato: “Giunta alla undicesima edizione, la manifestazione rappresenta un’importante occasione per rafforzare ulteriormente l’attenzione internazionale sul cinema italiano, sulle opere e i talenti che lo rendono così unico e amato nel mondo. Il riconoscimento che verrà tributato in America a Franco Nero è certamente tra le più prestigiose attestazioni di stima nei confronti di un artista e ci rende particolarmente orgogliosi”.

Nella giornata di giovedì 12 febbraio, Franco Nero sarà premiato dalla Camera di Commercio di Hollywood con la stella sulla Hollywood Walk of Fame nella categoria Motion Pictures. Un traguardo particolarmente importante per il Filming Italy, che riesce così ad ottenere la terza stella dedicata ad un artista italiano, dopo il conferimento della stessa a Gina Lollobrigida nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, e a Giancarlo Giannini nel 2023. Icona indiscussa del cinema italiano e internazionale, con una carriera straordinaria che attraversa oltre sei decenni di storia cinematografica, a Franco Nero verrà dedicata anche la retrospettiva di questa edizione del Filming Italy – Los Angeles. Anche quest’anno Filming Italy – Los Angeles sarà completamente dal vivo, senza abbandonare la piattaforma digitale che nelle passate edizioni ha ottenuto più di 600.000 viewers. Nella piattaforma, creata per l’occasione da MyMovies, saranno presenti tutti i titoli che promuoveranno il cinema italiano, le serie Tv, i grandi classici restaurati della sezione Classic, i docu-film e i cortometraggi opere prime di registe donne. Confermata la collaborazione con Women in Film, TV & Media Italia. WIF sostiene le donne che lavorano nel mondo del cinema e dietro la macchina da presa dal 1973. Oggi le organizzazioni WIF in tutto il mondo stanno lavorando per un settore più equo attraverso programmi di sensibilizzazione, incentivi e sostegno legale. Anche quest’anno, Filming Italy – Los Angeles si avvale della partnership con Italy for Movies, il portale delle location e degli incentivi alla produzione in Italia gestito da Cinecittà, in collaborazione con le Film Commission italiane, e coordinato dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura. Per le tematiche inerenti e collegate alla salvaguardia ambientale, Filming Italy – Los Angeles rinnova anche la sua collaborazione con FareAmbiente, movimento ecologista europeo per lo sviluppo sostenibile, di cui è presidente il filosofo Vincenzo Pepe.(Inform)




A Robert De Niro la Lupa Capitolina

robert de niro 2 by david shankbone

robert de niro 2 by david shankboneIl Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ha conferito a Robert De Niro la Lupa Capitolina, massima onorificenza della città, durante una cerimonia in Campidoglio il 6 novembre alla presenza di una rappresentanza della Giuria Young Adult di Alice nella Città, composta da 10 ragazzi tra i 14 e i 19 anni, selezionati da diversi istituti scolastici di Roma e provincia. Il riconoscimento è stato attribuito per il valore culturale e artistico di una carriera che ha segnato la storia del cinema mondiale. “Roma rende omaggio a un artista straordinario, capace di attraversare generi ed epoche, con una versatilità che ha fatto scuola nel cinema contemporaneo. Robert De Niro è un punto di riferimento, un protagonista assoluto che ha contribuito a scrivere la storia mondiale del grande schermo, incantando il pubblico con interpretazioni indimenticabili. Consegnargli la Lupa Capitolina significa ringraziarlo per ciò che rappresenta e per il legame profondo che lo unisce a Roma, capitale del cinema e fonte d’ispirazione per artisti di ogni generazione, che sempre lo accoglierà come una seconda casa” ,ha dichiarato Gualtieri.

“Ringrazio il Sindaco e la Città di Roma per questo incredibile onorificenza – ha detto Robert De Niro – Roma è più di una città, è un’opera d’arte vivente. Ogni strada, ogni pietra, ogni pasto racconta una storia. Essere riconosciuti qui, in un luogo che ha dato così tanto al mondo alla cultura, al cinema, alla bellezza, è davvero commovente. La mia famiglia ha radici in Italia, quindi questo riconoscimento ha per me un significato personale. Ho sempre sentito un profondo legame con questo Paese, la sua gente, la sua passione, e il suo rispetto per l’artigianato e la creatività. Queste qualità sono ciò che ispira gli artisti di tutto il mondo. Ricevo questa onorificenza con immensa gratitudine, non solo per me stesso ma per tutti coloro che continuano a essere toccati dallo spirito di Roma e da ciò che essa rappresenta” . (Inform)




È morto ‘Maurino’ Di Francesco, volto indimenticabile di Sapore di mare 2

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mauro di francesco 1024x576Addio all’attore Mauro Di Francesco, detto Maurino, attore e cabarettista diventato famoso negli anni Ottanta con il film ‘Sapore di mare 2‘ di Vanzina, uno dei film simbolo della commedia italiana di quegli anni. Sul set di ‘Sapore di mare 2’, Di Francesco ha conosciuto l’attrice francese Pascale Reynaud a cui poi è rimasto legato due anni e con cui ha avuto un figlio, Daniel. Di Francesco è morto la scorsa notte all’età di 74 anni in ospedale a  Roma, dove era ricoverato da un mese per problemi di salute. In passato aveva avuto problemi al fegato, motivo per cui aveva subito anche un trapianto.

I TANTI FILM

Oltre a ‘Sapore di mare 2 – Un anno dopo’ (dove recitava il ruolo di Uberto Colombo, autista del Commendator Carraro), Di Francesco resta famoso anche per aver recitato insieme a Diego Abantuono in ‘Attila, flagello di Dio‘ di Castellano e Pipolo. Sempre per la regia di Vanzina, Di Francesco ha recitato anche in “I fichissimi”, “Il ras del quartiere” e “Eccezzziunale  veramente – Capitolo secondo… me”, “Yesterday – Vacanze al mare” e “Ferragosto Ok”. Aveva recitato anche in ‘Abbronzatissimi 2’ di Bruno Gaburro. Il suo ultimo film era stato ‘Odissea nell’ospizio’ di Jerry Calà, datato 2019.

A 15 ANNI LAVORAVA CON STREHLER

Era nato a Milano il 17 maggio 1951 e, dopo aver recitato con il mago Zurlì a 5 anni, aveva iniziato a lavorare in teatro fin da giovanissimo: del resto era una professione che si respirava in casa. La mamma era sarta teatrale, il papà organizzatore di spettacoli (oltre che amico di Tognazzi e Vianello). È entrato nella compagnia di Strehler a 15 anni e a 17 anni recitò ne ‘La freccia nera’. Diceva di essere stato “il più giovane allievo di Strehler” e ne era orgoglioso: “Tanta gente pensa che ho fatto solo ‘filmetti’, prima di parlare sciacquatevi la bocca e informatevi”.

Agenzia DIRE – www.dire.it