Il Festival di Sanremo in diretta su Rai Italia

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2sanremoPer la quinta volta nelle vesti di Direttore artistico e conduttore, Amadeus presenta Sanremo – Festival della Canzone italiana. E lo farà anche per tutti gli italiani nel mondo, in diretta in 5 continenti per 5 serate consecutive su Rai Italia.
Il tradizionale appuntamento musicale si svolgerà dal 6 al 10 febbraio in diretta dal Teatro Ariston. Nel corso delle serate si esibiranno 30 artisti in gara nella Categoria Unica Sezione Campioni.
Nel corso delle serate sarà affiancato da vari co-conduttori e co-conduttrici, tra cui Marco Mengoni nella prima serata, Giorgia nella seconda serata, Teresa Mannino nella terza serata, Lorella Cuccarini nella quarta serata e Fiorello nella serata finale.
Parallelamente, andrà in onda, sempre su Rai Italia, “Casa Italia Sanremo 2024“, appuntamento quotidiano condotto da Roberta Amendola con i cantanti e la musica del 74° Festival di Sanremo, con Rai Italia, in diretta in cinque continenti e in replica in “local time”, per non perdersi la magia della musica dal Teatro Ariston. Oltre l’informazione di sempre, con i temi più salienti di attualità, politica, rubriche, sport, cinema e moda, questa settimana sarà protagonista la grande musica italiana, con la kermesse più canata al mondo, ad essere protagonista indiscussa del talk show.
Roberta Ammendola, dalla città dei fiori, con approfondimenti ed interviste, ci farà scoprire da vicino gli artisti in gara con i loro brani. Come sempre ci saranno tante storie di italiani nel mondo. Casa Italia è per voi, il racconto dell’eccellenza italiana. Un ponte tra l’Italia e gli italiani all’estero e quanti nel mondo amano l’Italia e la sua grande ricchezza culturale, paesaggistica e produttiva.

Programmazione Festival di Sanremo
NEW YORK/TORONTO h14.45
LOS ANGELES h11.45
BUENOS AIRES/SAN PAOLO h16.45
SYDNEY h.06.45
PECHINO/PERTH h03.45
JOHANNESBURG h21.45
BERLINO h20.45
LISBONA h19.45




San Francisco. “Il muto di Gallura” apre la rassegna cinematografica sulla Sardegna

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29ilmutodigalluraL’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, Stati Uniti, presenterà il prossimo 7 febbraio, alle ore 20.30, una serie di film che ritraggono la Sardegna, regione conosciuta per le sue acque cristalline e la sua terra selvaggia di impagabile bellezza. Ad aprire la serie è “Il muto di Gallura”, film diretto da Matteo Fresi ambientato verso la metà dell’Ottocento in Gallura, la zona nord-orientale della Sardegna, e racconta di una faida tra due famiglie del posto, i Vasa e i Mamia.
Gallura, metà del 1800. La faida tra le famiglie Vasa e Mamia – storicamente documentata – sta insanguinando la regione. Bastiano Tansu, sordomuto dalla nascita, è uno dei suoi protagonisti. Maltrattato ed emarginato fin dall’infanzia, dopo l’assassinio del fratello Michele si allea con uno dei due capi delle fazioni, Pietro Vasa, e mette al suo servizio la sua furia e la sua mira infallibile, divenendo un temutissimo assassino. Lo Stato e la Chiesa cercano di arginare l’ondata di terrore e solo dopo più di 70 morti arriva la pace di Aggius. All’inizio Bastiano trova pace nell’amore per la figlia di un pastore, ma in un mondo violento e superstizioso che già da ragazzino lo etichettava come il figlio del diavolo, uno come lui non può essere ritenuto innocente. Quindi, sceglie di affrontare il proprio destino.
È necessario registrarsi per partecipare alla visione a questo link(aise) 




“Io Capitano” candidato all’Oscar

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Trailer del film ‘Io Capitano’

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La diaspora invisibile. La migrazione italiana del XXI secolo sull’arco lemanico. Le foto dell’emigrazione italiana in Svizzera

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facebook la diaspora invisibile a migrazione italiana del xxi secolo sullarco lemanico al galata museo del mare di genova mostra fotografica immagine5Al  Galata Museo del Mare di Genova il prossimo 2 febbraio  alle 17:00 sarà inaugurata “La diaspora invisibile. La migrazione italiana del XXI secolo sull’arco lemanico: un ritratto fotografico”,  mostra fotografica sull’emigrazione italiana in Svizzera promossa dal MEI-Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana e curata da Julianna Sandholm-Bark. Al centro della mostra, le fotografie scattate da Francesco Arese Visconti con i protagonisti della migrazione italiana in Svizzera. L’insieme dei supporti su cui sono stampate le foto e la loro disposizione, trasformano le singole immagini in un insieme di persone, di migranti, pronti a raccontare la propria esperienza. Un’immersione tra le immagini per connettersi emotivamente con il mondo dell’emigrazione italiana. Ogni fotografia è accompagnata da una frase sull’esperienza dei migranti estrapolata dalle interviste che sono state condotte con tutte le protagoniste ed i protagonisti del progetto e da materiali multimediali di approfondimento. La mostra si conclude con una video-intervista dell’autore, in italiano e in inglese, in cui vengono spiegati alcuni aspetti fondamentali del progetto.

L’esposizione – che sarà aperta al pubblico dal 3 al 18 febbraio – è  organizzata in collaborazione con Società Dante Alighieri -Ginevra, Webster University di Ginevra, Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, Mu.MA Istituzione dei musei del mare e delle migrazioni.(Inform)




Iscrizioni aperte a “The NIAF/Aurelio De Laurentiis Film Prizes” della National Italian American Foundation

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film prizes bannerSono aperte le iscrizioni al “The NIAF/Aurelio De Laurentiis Film Prizes”, il programma annuale lanciato lo scorso anno dalla National Italian American Foundation con Aurelio De Laurentiis che prevede sovvenzioni per la produzione cinematografica a sostegno di aspiranti registi che desiderano raccontare storie sugli italiani e sugli italoamericani.
Ogni anno, attraverso il programma, cinque registi riceveranno un sussidio di 10.000 dollari ciascuno, per la creazione di progetti cinematografici: sono ammessi tutti i formati documentario, narrativo e saggistico.
I cinque vincitori saranno premiati durante il 50° gala della Niaf in programma a Washington in ottobre. Il vincitore assoluto sarà annunciato durante il Gala e riceverà altri 10mila dollari cui si aggiungerà la mentorship di Aurelio De Laurentiis e del suo team.
Ci si può candidare entro il 1° marzo 2024. Tutte le informazioni utili e il modulo per le domande sono disponibili qui(aise)




Le “Visioni sarde nel mondo” attraverso il cinema

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17visioniÈ partita da Perugia la nuova edizione della rassegna itinerante “Visioni Sarde nel mondo”. Una nuova edizione partita il 14 gennaio scorso da Perugia e che toccherà tante città italiane ed estere. Dopo Perugia, infatti, la rassegna di cinema itinerante farà tappa, il 25 gennaio, a Istanbul e il 27 ad Algeri e a Borore. Ma sono già diverse le città prenotate per altre tappe, tra cui, all’estero, Il Cairo, Oslo, Lugano e Amburgo.
Anche in Italia arriverà il cinema sardo: Roma, Milano, La Spezia, Ostia, Biella, Genova, Fiorano Modenese, Vercelli, Livorno, Udine, Bologna, Rivoli, Gorizia, Bollengo, Belluno, Parma, Rovereto, Bareggio, Mestre, Portoferraio, Trieste, Alessandria, Civitavecchia, Vercelli e Prato nella penisola; Sassari, Sedilo, Luogosanto, Villa Verde e Luras in Sardegna.
“Visioni Sarde nel mondo”, in questo 2024 alla sua decima edizione, è un progetto ormai consolidato che nasce per volontà della Cineteca di Bologna. Anche quest’anno gode del contributo di Sardegna Film Commission, del preziosissimo lavoro distributivo curato dal Circolo Sardi Torino “Antonio Gramsci” e dell’Associazione “Visioni da Ichnussa” di Bologna.
La rassegna rimane così fedele alla sua missione iniziale: quella di raccontare la Sardegna attraverso il cinema e di far conoscere i suoi giovani registi fuori dall’isola utilizzando la formidabile rete fornita da Società Dante Alighieri, Istituti Culturali all’estero, Comites e Circoli sardi disseminati nei vari continenti. Da dieci anni ha preso corpo un’avventura distributiva che porta il cinema sardo in ogni angolo del pianeta.
Ai nastri di partenza nove titoli: “Dalia” di Joe Juanne Piras; “Giù cun Giuali” di Michela Anedda; “Incappucciati, Foschi” di Nicola Camoglio; “Quello che è mio” di Gianni Cesaraccio; ” La punizione del prete” di Francesco Tomba, Chiara Tesser;”Ranas” di Daniele Arca; “Spiaggia libera” di Ludovica Zedda; “Ti aspetto qui” di Gabriele Brundu;”Tilipirche” di Francesco Piras. (aise) 




Cordoba: l’immigrazione italiana in mostra

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argentanosArgenTanos – Imágenes y relatos de la inmigración italiana” è il titolo della mostra che sino al 24 marzo sarà allestita presso il Museo Privincial de Fotografía, in Palacio Dionisi, a Cordoba, in Argentina.
La mostra, a cura di Francesca Melegatti, presenta le opere del fotografo italiano Giovanni Marrozzini scattate durante un viaggio di oltre 3.000 km attraverso le province di Córdoba, La Rioja, Catamarca, Tucumán, Salta, Jujuy e Santiago del Estero.
Nel mese di aprile 2022, Marrozzini ha infatti visitato queste sette province, accompagnato da Rocío González con cui ha realizzato più di 30 interviste. Il risultato è stato un campione di volti e storie di discendenti italiani di prima, seconda e terza generazione.
“ArgenTanos” viaggia attravero sguardi e storie, solcando l’eredità del lavoro della terra e il silenzio della guerra; esplora l’Argentina tra pasta e ferroquina, evocando immagini di attese al porto, casse di legno e valigie di cuoio.
Il fotografo italiano Giovanni Marrozzini nasce a Fermo, nelle Marche, nel 1971. Sviluppa la sua attività professionale con particolare interesse per le problematiche sociali. Il suo lavoro lo ha portato in viaggi in varie parti del pianeta: Africa, Sud America, Medio Oriente, Europa, solo per citarne alcuni. Nel 2008 ha pubblicato “Echi”, un progetto che recupera storie di emigranti marchigiani in Argentina.
Quanto alla sua mostra fotografica a Cordoba, questa potrebbe aprirsi con molte domande: cosa significa essere migrante oggi? Cosa significava esserlo all’inizio del XX secolo? Quanto resta, oggi, dell’identità italiana in questo Paese? “ArgenTanos” nasce con il tentativo di dare una risposta a queste domande.
Dal percorso proposto da Marrozzini, le immagini si manifestano con forza nella loro dualità di oggetto artistico e documento, testimonianza di identità attraversate da un comune denominatore: le radici italiane.
In un viaggio emblematico di oltre 3000 km, il fotografo raccoglie volti e storie di discendenti italiani di prima, seconda e terza generazione. Le parole e le immagini che si intersecano e si intrecciano in questa mostra permettono al visoitatore di riconoscersi nelle tracce di un passato segnato dallo sradicamento, dall’abbandono delle persone care, dalla lingua materna, dalla familiarità del luogo che sentiamo nostro. La nostra casa. Sono storie di ricerca, di superamento e di lotta. Narrazioni di ciò che ricordiamo in prima persona e di ciò che ci hanno raccontato gli altri, che consentono di viaggiare in una dimensione onirica, sospesa tra mitologia e storia. (aise)




Russel Crowe ha antenati italiani

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croweL’attore neozelandese Russell Crowe è sicuro di discendere da Simon Fraser, l’undicesimo Lord Lovat e l’ultimo decapitato nel Regno Unito. Come ha pubblicato l’artista su X e riporta anche il quotidiano ‘The Scotsman’, furono erette delle tribune di legno affinchè la gente potesse assistere all’esecuzione di Fraser, una delle quali cadde, provocando la morte di nove spettatori. Si dice che quando Fraser lo scoprì, cominciò a ridere, a quel punto fu giustiziato e così divenne responsabile dell’espressione “ridere a crepapelle”. Simon Fraser (1667-1747) fu condannato a morte per alto tradimento, per aver preso parte alla ribellione giacobita, che voleva restaurare Giacomo II Stuart e i suoi discendenti sul trono d’Inghilterra.

D’altra parte, Crowe ha anche condiviso la sua scoperta che il padre di uno dei suoi bis-bisnonni da parte di madre era l’italiano Luigi Ghezzi, che si recò in Nuova Zelanda nel 1864 dopo aver incontrato Mary Ann Curtain, la sua ex moglie, a Città del Capo, in Sudafrica.

Ha ammesso di avere ancora molta strada da fare per esplorare la sua genealogia, poichè non si conosce ancora l’origine irlandese emersa dal test del DNA fatto da alcuni suoi parenti stretti. Tuttavia, ha indicato di aver già scoperto “connessioni norvegesi, italiane, scozzesi e maori” nella sua storia familiare. “È bello scoprire finalmente il legame italiano che, nonostante abbia visto molto dell’Italia, proviene da posti in cui non sono mai stato”, ha concluso.

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Serbia, Istituto Italiano di Cultura di Belgrado: quattro film italiani a Sremski Karlovci

serbia istituto italiano di cultura di belgrado quattro film italiani a sremski karlovci immagine13

serbia istituto italiano di cultura di belgrado quattro film italiani a sremski karlovci immagine13Nell’ambito dell’edizione invernale del Karlovci Film Festival, a Sremski Karlovci,  il Centro Culturale “Karlovačka umetnička radionica” in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado ospiterà le proiezioni di quattro film italiani. I film saranno in versione originale italiana con sottotitoli in serbo. Venerdì 22 dicembre: ore 19.00 – Scialla! (2011), regia di Francesco Bruni; ore 21.00 – La bella gente (2009), regia di Ivano De Matteo. Sabato 23 dicembre: ore 19.00 – La città ideale (2012), regia di Luigi Lo Cascio; ore 21.00 – Un ragazzo d’oro (2014), regia di Pupi Avati. Per maggiori informazioni: https://karlovcifilmfestival.rs/ (Inform)




‘’C’è ancora domani’’, una storia di emancipazione nell’immediato dopoguerra (VIDEO)

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img 7882Dopo oltre 30 film, 5 serie e un David di Donatello, Paola Cortellesi debutta come regista nel film C’è ancora domani, in bianco e nero, scelto per aprire la Festa del Cinema di Roma. Fanno parte del cast anche Valerio Mastandrea, Emanuela Fanelli, Giorgio Colangeli e Vinicio Marchioni.

*Riceviamo e pubblichiamo da GIULIA ANZANI, redattrice di Agenzia Radicale. 

•È il maggio del 1946. La seconda guerra mondiale è un brutto ricordo così recente da poterne ancora toccare le conseguenze. Il malessere è tanto, ma la ripresa è dietro l’angolo, lenta ma inesorabile.

Testaccio, cuore pulsante e anima popolare di Roma, ospita le vicende di Delia (Paola Cortellesi), una donna dell’epoca come tante, che si dà da fare per aiutare la famiglia; oltre alle mille faccende domestiche, fa tanti lavori diversi: punture a domicilio, lava lenzuola per le classi sociali più alte, rammenda biancheria femminile, aggiusta ombrelli… tutto ricevendo un minor compenso di eventuali colleghi maschi.

Un’ingiustizia che lei nota diverse volte nel corso del film e, come risposta, riceve un’alzata di spalle. È così che funziona, in un mondo a misura d’uomo.

È sposata con Ivano (Valerio Mastandrea), uomo figlio del suo tempo: maschilista, patriarcale, violento e sempre “nervoso perché ha fatto due guerre”. Ha tre figli tra cui Marcella (Romana Maggiora Vergano), la primogenita, un’adolescente sprezzante nei confronti dell’atteggiamento di sua madre, che tanto le appare passivo.

È poi circondata da tutta una serie di personaggi al limite del caricaturale, come il suocero allettato Sor Ottorino (Giorgio Colangeli), che tra una battuta sessista e un consiglio maschilista al figlio, viene accudito con pazienza da Delia; vicine di casa e uomini del quartiere, fanno da cornice al racconto di un’Italia tutto sommato recente (in fondo, sono passati meno di 80 anni) che chiunque può riconoscere nei racconti edulcorati dalla nostalgia di nonne e nonni.

Un’Italia in cui il sessismo era un fenomeno così largamente e inconsapevolmente diffuso da essere trasversale in tutte le classi sociali, perfino le più agiate. Un popolo intriso di una cultura patriarcale così ben radicata che, ancora oggi, risulta difficile da rimuovere.

C’è ancora domani, debutto di Paola Cortellesi regista, è un film d’impatto ed emozionante, che immerge per tutta la sua durata in una realtà fin troppo vicina.

Nonostante il forte distacco visivo dato dall’uso del bianco e nero, chi guarda è portato ad entrare totalmente in questo mondo così diverso dal nostro – in cui la povertà è una condizione comune, usi e costumi sono ben diversi da quelli di oggi… – ma anche tristemente attuale. Il racconto dell’emancipazione femminile italiana ai suoi albori, abbraccia perfettamente il nostro tempo, in cui è ancora possibile sentirsi discriminate e vessate in quanto donne.

Personalmente ho provato molta gratitudine per il modo potente in cui la regista ha raccontato uno spaccato di storia recente, troppo spesso ignorato o dimenticato.

Il personaggio di Delia, pur nella sua semplicità, è molto più complesso di quanto appaia: emancipato in maniera genuina e sincera, forte in un contesto in cui è difficile esserlo. Una piccola rivalsa per le donne, tutte, di ogni epoca e di tutto il mondo.

“Se nasci donna fai subito parte di un movimento, stai dalla parte di chi ha subìto, non puoi ignorarlo”, ha dichiarato la Cortellesi.

E non posso che essere d’accordo: la strada dei diritti è lunga e tortuosa, ma porta lontano, e ogni diritto acquisito va difeso con le unghie e con i denti; parlare di come abbiamo conquistato i diritti di cui godiamo oggi, anche grazie a donne come Delia, è un enorme passo per non dimenticare mai dove stiamo andando ma soprattutto da dove veniamo.