Le “Visioni sarde nel mondo” attraverso il cinema

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17visioniÈ partita da Perugia la nuova edizione della rassegna itinerante “Visioni Sarde nel mondo”. Una nuova edizione partita il 14 gennaio scorso da Perugia e che toccherà tante città italiane ed estere. Dopo Perugia, infatti, la rassegna di cinema itinerante farà tappa, il 25 gennaio, a Istanbul e il 27 ad Algeri e a Borore. Ma sono già diverse le città prenotate per altre tappe, tra cui, all’estero, Il Cairo, Oslo, Lugano e Amburgo.
Anche in Italia arriverà il cinema sardo: Roma, Milano, La Spezia, Ostia, Biella, Genova, Fiorano Modenese, Vercelli, Livorno, Udine, Bologna, Rivoli, Gorizia, Bollengo, Belluno, Parma, Rovereto, Bareggio, Mestre, Portoferraio, Trieste, Alessandria, Civitavecchia, Vercelli e Prato nella penisola; Sassari, Sedilo, Luogosanto, Villa Verde e Luras in Sardegna.
“Visioni Sarde nel mondo”, in questo 2024 alla sua decima edizione, è un progetto ormai consolidato che nasce per volontà della Cineteca di Bologna. Anche quest’anno gode del contributo di Sardegna Film Commission, del preziosissimo lavoro distributivo curato dal Circolo Sardi Torino “Antonio Gramsci” e dell’Associazione “Visioni da Ichnussa” di Bologna.
La rassegna rimane così fedele alla sua missione iniziale: quella di raccontare la Sardegna attraverso il cinema e di far conoscere i suoi giovani registi fuori dall’isola utilizzando la formidabile rete fornita da Società Dante Alighieri, Istituti Culturali all’estero, Comites e Circoli sardi disseminati nei vari continenti. Da dieci anni ha preso corpo un’avventura distributiva che porta il cinema sardo in ogni angolo del pianeta.
Ai nastri di partenza nove titoli: “Dalia” di Joe Juanne Piras; “Giù cun Giuali” di Michela Anedda; “Incappucciati, Foschi” di Nicola Camoglio; “Quello che è mio” di Gianni Cesaraccio; ” La punizione del prete” di Francesco Tomba, Chiara Tesser;”Ranas” di Daniele Arca; “Spiaggia libera” di Ludovica Zedda; “Ti aspetto qui” di Gabriele Brundu;”Tilipirche” di Francesco Piras. (aise) 




Cordoba: l’immigrazione italiana in mostra

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argentanos“ArgenTanos – Imágenes y relatos de la inmigración italiana” è il titolo della mostra che sino al 24 marzo sarà allestita presso il Museo Privincial de Fotografía, in Palacio Dionisi, a Cordoba, in Argentina.
La mostra, a cura di Francesca Melegatti, presenta le opere del fotografo italiano Giovanni Marrozzini scattate durante un viaggio di oltre 3.000 km attraverso le province di Córdoba, La Rioja, Catamarca, Tucumán, Salta, Jujuy e Santiago del Estero.
Nel mese di aprile 2022, Marrozzini ha infatti visitato queste sette province, accompagnato da Rocío González con cui ha realizzato più di 30 interviste. Il risultato è stato un campione di volti e storie di discendenti italiani di prima, seconda e terza generazione.
“ArgenTanos” viaggia attravero sguardi e storie, solcando l’eredità del lavoro della terra e il silenzio della guerra; esplora l’Argentina tra pasta e ferroquina, evocando immagini di attese al porto, casse di legno e valigie di cuoio.
Il fotografo italiano Giovanni Marrozzini nasce a Fermo, nelle Marche, nel 1971. Sviluppa la sua attività professionale con particolare interesse per le problematiche sociali. Il suo lavoro lo ha portato in viaggi in varie parti del pianeta: Africa, Sud America, Medio Oriente, Europa, solo per citarne alcuni. Nel 2008 ha pubblicato “Echi”, un progetto che recupera storie di emigranti marchigiani in Argentina.
Quanto alla sua mostra fotografica a Cordoba, questa potrebbe aprirsi con molte domande: cosa significa essere migrante oggi? Cosa significava esserlo all’inizio del XX secolo? Quanto resta, oggi, dell’identità italiana in questo Paese? “ArgenTanos” nasce con il tentativo di dare una risposta a queste domande.
Dal percorso proposto da Marrozzini, le immagini si manifestano con forza nella loro dualità di oggetto artistico e documento, testimonianza di identità attraversate da un comune denominatore: le radici italiane.
In un viaggio emblematico di oltre 3000 km, il fotografo raccoglie volti e storie di discendenti italiani di prima, seconda e terza generazione. Le parole e le immagini che si intersecano e si intrecciano in questa mostra permettono al visoitatore di riconoscersi nelle tracce di un passato segnato dallo sradicamento, dall’abbandono delle persone care, dalla lingua materna, dalla familiarità del luogo che sentiamo nostro. La nostra casa. Sono storie di ricerca, di superamento e di lotta. Narrazioni di ciò che ricordiamo in prima persona e di ciò che ci hanno raccontato gli altri, che consentono di viaggiare in una dimensione onirica, sospesa tra mitologia e storia. (aise)




Russel Crowe ha antenati italiani

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croweL’attore neozelandese Russell Crowe è sicuro di discendere da Simon Fraser, l’undicesimo Lord Lovat e l’ultimo decapitato nel Regno Unito. Come ha pubblicato l’artista su X e riporta anche il quotidiano ‘The Scotsman’, furono erette delle tribune di legno affinchè la gente potesse assistere all’esecuzione di Fraser, una delle quali cadde, provocando la morte di nove spettatori. Si dice che quando Fraser lo scoprì, cominciò a ridere, a quel punto fu giustiziato e così divenne responsabile dell’espressione “ridere a crepapelle”. Simon Fraser (1667-1747) fu condannato a morte per alto tradimento, per aver preso parte alla ribellione giacobita, che voleva restaurare Giacomo II Stuart e i suoi discendenti sul trono d’Inghilterra.

D’altra parte, Crowe ha anche condiviso la sua scoperta che il padre di uno dei suoi bis-bisnonni da parte di madre era l’italiano Luigi Ghezzi, che si recò in Nuova Zelanda nel 1864 dopo aver incontrato Mary Ann Curtain, la sua ex moglie, a Città del Capo, in Sudafrica.

Ha ammesso di avere ancora molta strada da fare per esplorare la sua genealogia, poichè non si conosce ancora l’origine irlandese emersa dal test del DNA fatto da alcuni suoi parenti stretti. Tuttavia, ha indicato di aver già scoperto “connessioni norvegesi, italiane, scozzesi e maori” nella sua storia familiare. “È bello scoprire finalmente il legame italiano che, nonostante abbia visto molto dell’Italia, proviene da posti in cui non sono mai stato”, ha concluso.

agi.it




Serbia, Istituto Italiano di Cultura di Belgrado: quattro film italiani a Sremski Karlovci

serbia istituto italiano di cultura di belgrado quattro film italiani a sremski karlovci immagine13

serbia istituto italiano di cultura di belgrado quattro film italiani a sremski karlovci immagine13Nell’ambito dell’edizione invernale del Karlovci Film Festival, a Sremski Karlovci,  il Centro Culturale “Karlovačka umetnička radionica” in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado ospiterà le proiezioni di quattro film italiani. I film saranno in versione originale italiana con sottotitoli in serbo. Venerdì 22 dicembre: ore 19.00 – Scialla! (2011), regia di Francesco Bruni; ore 21.00 – La bella gente (2009), regia di Ivano De Matteo. Sabato 23 dicembre: ore 19.00 – La città ideale (2012), regia di Luigi Lo Cascio; ore 21.00 – Un ragazzo d’oro (2014), regia di Pupi Avati. Per maggiori informazioni: https://karlovcifilmfestival.rs/ (Inform)




‘’C’è ancora domani’’, una storia di emancipazione nell’immediato dopoguerra (VIDEO)

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img 7882Dopo oltre 30 film, 5 serie e un David di Donatello, Paola Cortellesi debutta come regista nel film C’è ancora domani, in bianco e nero, scelto per aprire la Festa del Cinema di Roma. Fanno parte del cast anche Valerio Mastandrea, Emanuela Fanelli, Giorgio Colangeli e Vinicio Marchioni.

*Riceviamo e pubblichiamo da GIULIA ANZANI, redattrice di Agenzia Radicale. 

•È il maggio del 1946. La seconda guerra mondiale è un brutto ricordo così recente da poterne ancora toccare le conseguenze. Il malessere è tanto, ma la ripresa è dietro l’angolo, lenta ma inesorabile.

Testaccio, cuore pulsante e anima popolare di Roma, ospita le vicende di Delia (Paola Cortellesi), una donna dell’epoca come tante, che si dà da fare per aiutare la famiglia; oltre alle mille faccende domestiche, fa tanti lavori diversi: punture a domicilio, lava lenzuola per le classi sociali più alte, rammenda biancheria femminile, aggiusta ombrelli… tutto ricevendo un minor compenso di eventuali colleghi maschi.

Un’ingiustizia che lei nota diverse volte nel corso del film e, come risposta, riceve un’alzata di spalle. È così che funziona, in un mondo a misura d’uomo.

È sposata con Ivano (Valerio Mastandrea), uomo figlio del suo tempo: maschilista, patriarcale, violento e sempre “nervoso perché ha fatto due guerre”. Ha tre figli tra cui Marcella (Romana Maggiora Vergano), la primogenita, un’adolescente sprezzante nei confronti dell’atteggiamento di sua madre, che tanto le appare passivo.

È poi circondata da tutta una serie di personaggi al limite del caricaturale, come il suocero allettato Sor Ottorino (Giorgio Colangeli), che tra una battuta sessista e un consiglio maschilista al figlio, viene accudito con pazienza da Delia; vicine di casa e uomini del quartiere, fanno da cornice al racconto di un’Italia tutto sommato recente (in fondo, sono passati meno di 80 anni) che chiunque può riconoscere nei racconti edulcorati dalla nostalgia di nonne e nonni.

Un’Italia in cui il sessismo era un fenomeno così largamente e inconsapevolmente diffuso da essere trasversale in tutte le classi sociali, perfino le più agiate. Un popolo intriso di una cultura patriarcale così ben radicata che, ancora oggi, risulta difficile da rimuovere.

C’è ancora domani, debutto di Paola Cortellesi regista, è un film d’impatto ed emozionante, che immerge per tutta la sua durata in una realtà fin troppo vicina.

Nonostante il forte distacco visivo dato dall’uso del bianco e nero, chi guarda è portato ad entrare totalmente in questo mondo così diverso dal nostro – in cui la povertà è una condizione comune, usi e costumi sono ben diversi da quelli di oggi… – ma anche tristemente attuale. Il racconto dell’emancipazione femminile italiana ai suoi albori, abbraccia perfettamente il nostro tempo, in cui è ancora possibile sentirsi discriminate e vessate in quanto donne.

Personalmente ho provato molta gratitudine per il modo potente in cui la regista ha raccontato uno spaccato di storia recente, troppo spesso ignorato o dimenticato.

Il personaggio di Delia, pur nella sua semplicità, è molto più complesso di quanto appaia: emancipato in maniera genuina e sincera, forte in un contesto in cui è difficile esserlo. Una piccola rivalsa per le donne, tutte, di ogni epoca e di tutto il mondo.

“Se nasci donna fai subito parte di un movimento, stai dalla parte di chi ha subìto, non puoi ignorarlo”, ha dichiarato la Cortellesi.

E non posso che essere d’accordo: la strada dei diritti è lunga e tortuosa, ma porta lontano, e ogni diritto acquisito va difeso con le unghie e con i denti; parlare di come abbiamo conquistato i diritti di cui godiamo oggi, anche grazie a donne come Delia, è un enorme passo per non dimenticare mai dove stiamo andando ma soprattutto da dove veniamo.




“Io Capitano” di Matteo Garrone dal 2024 in tutte le sale del Nord America

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io capitano garroneEra stato accennato durante la conferenza stampa a Manhattan di Italy on Screen Today New York Film and Tv Series Fest, ma la notizia ora è ufficiale: “Io Capitano” di Matteo Garrone verrà proiettato in tutte le sale del Nord America da inizio 2024. Ad acquisirne i diritti di distribuzione il noto gruppo Cohen Media, famoso per la distribuzione dei film stranieri in Nord America.
Una notizia che giunge all’indomani della clamorosa standing ovation al teatro dedicato a Robin Williams, The Sag-Aftra Foundation, nel cuore di Manhattan, a pochi passi da Central Park e da Columbus Circle, che ha visto una lunga coda di newyorkesi in attesa dell’ultimo capolavoro di Matteo Garrone. La pellicola candidata dall’Italia agli Oscar 2024 per la categoria Best International Movie, ha ufficialmente aperto la rassegna cinematografica Italy on Screen Today New York Film and Tv Series Fest, giunta alla sua VIII^ edizione. E il successo è stato eclatante.
“Il botteghino è andato in tilt. In soli due giorni abbiamo registrato il sold out dei biglietti”, ha dichiarato la direttrice di Italy On Screeen Today, Loredana Commonara, che ha aggiunto: “Nonostante il tutto esaurito, poco prima della proiezione molti newyorkesi che non sono riusciti a fare la registrazione, hanno tentato la fortuna presentandosi fuori dal teatro sperando di trovare un posto all’ultimo momento. Questo entusiasmo ci dimostra come la nostra rassegna cinematografica sia ormai un appuntamento consolidato a New York e come il film diretto da Matteo Garrone, con la scelta coraggiosa di girarlo in lingua originale, sia una carta vincente per il consenso del pubblico internazionale”.
Spettatori visibilmente commossi a fine proiezione che hanno mostrato il pieno gradimento alzandosi in piedi di fronte all’arrivo sul palco del regista Matteo Garrone, dei protagonist Seydou Sarr e Moustapha Fall, nonché del consulente alla sceneggiatura Mamadou Kouassi. Una standing ovation accompagnata da un lunghissimo scroscio di applausi.
Presenti in sala Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, tra i co-produttori del film, e il console generale Fabrizio di Michele, che nel pomeriggio ha aperto la sede del consolato a Park Avenue, per ospitare la conferenza stampa. Tra le celebrità sedute in platea ad applaudire Trudie Styler, Adam Gordon, Giovanni Morricone, figlio del maestro Ennio, il noto fotografo Fabrizio Ferri, Roderick Spencer e l’attrice golden globe awards Alfré Woodard.
“L’immigrazione e lo schiavismo riaprono ferite profonde nell’animo degli americani. Squarci indelebili che difficilmente riescono a rimarginarsi nonostante i cambi generazionali”, ha detto Matteo Garrone alla numerosa platea di americani, vip internazionali e italiani residenti a New York. “Quello che mostro nel film è il dietro le quinte di un “viaggio della speranza”: le violenze della polizia libica, le torture nei centri di detenzione, lo schiavismo. Noi raccontiamo tutto questo attraverso l’interpretazione spontanea e vera dei due protagonisti aiutati da chi quel viaggio lo ha fatto davvero – Mamadou Kouassi, ndr. – ed è per questo che “Io Capitano” toccherà i cuori degli americani, un popolo di migranti che in passato ha conosciuto questi stessi drammi”, ha precisato il regista.
Tante le domande del pubblico durante il Q&A moderato dalla giornalista esperta di cinema Silvia Bizio. Domande che hanno evidenziato il coinvolgimento personale degli spettatori, ora sicuramente entusiasti di poterlo trovare fra poco anche nelle sale cinematografiche statunitensi. Una notizia questa dell’acquisizione dei diritti di distribuzione da parte di Cohen Media Group che potrebbe dare ovviamente maggiore chance alla pellicola di passare lo step del 21 dicembre, giorno in cui si saprà se il film entra nella shortlist dei 15 destinati poi all’ultima selezione, quella del 23 gennaio quando solo 5 andranno veramente alla notte delle stelle. (aise)




Il cinema italiano ritorna a Praga con MittleCinemaFest

il cinema italiano ritorna a praga con mittlecinemafest

il cinema italiano ritorna a praga con mittlecinemafest L’Ambasciata d’Italia a Praga, insieme all’Istituto Italiano di Cultura, ha dato il via al festival centro-europeo del cinema italiano contemporaneo MittelCinemaFest, giunto alla XI edizione in Repubblica Ceca, con un ciclo di proiezioni in programma dal 30 novembre al 6 dicembre.

L’Ambasciatore Mauro Marsili ha rimarcato la capacità di fare rete del Sistema Italia, in quanto l’iniziativa si realizza attraverso una collaborazione di Cinecittà con le Ambasciate italiane e gli Istituti Italiani di Cultura dell’area centroeuropea (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria), e nel contesto locale, grazie al sostegno della Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca, del cinema Lucerna, delle società di distribuzione, di vari gruppi imprenditoriali italiani che operano nel Paese e di numerosi media partner.  “A tutti coloro che hanno contributo alla realizzazione di questo evento va il nostro più sentito ringraziamento – ha aggiunto Marsili – Con la certezza che anche quest’anno il MittelCinemaFest continuerà a crescere con quanto di meglio la cinematografia italiana ha da offrire”.

“Il cinema italiano – ha sottolineato il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Vito De Bellis – riserva sempre delle grandi emozioni. Inoltre, i film presentati quest’anno vantano cast di eccezione, confermando l’enorme valore di attori talvolta già ben noti al pubblico locale: da Toni Servillo a Valerio Mastrandrea ad Alba Rohrwacher e Valeria Bruni Tedeschi, oltre a Paola Cortellesi solo per citarne alcuni”.

Al festival sono in calendario nove film, tra cui alcune interessanti opere prime. Anche in questa edizione, come avvenuto negli ultimi anni, sarà proposta una piccola sezione dedicata ad alcuni grandi maestri dell’arte italiana, quali Borromini, Bernini e Caravaggio.

Il festival si concluderà il 6 dicembre con la proiezione de “Il primo giorno della mia vita” di Paolo Genovese.




Los Angeles: Consolato e IIC presentano “Grazie Michele” per la Giornata della Disabilità

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5micheleIn occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità (in programma il 3 dicembre), il Consolato Generale di Los Angeles e l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, in collaborazione con Leaps n Boundz, associazione che fornisce programmi terapeutici, ricreativi e sociali per individui diversamente abili, presenteranno il prossimo 5 dicembre alle ore 18.00 presso la sede dell’IIC, la proiezione del cortometraggio “Grazie Michele“, film del 2022 di Rosario Errico.
Michele è un ragazzo con sindrome di Down che ama vivere la vita in modo allegro e spensierato. Il suo inseparabile amico Adriano è un adolescente paraplegico, sempre triste a causa del suo handicap. Sostenendo che nessuno dovrebbe essere lasciato indietro, Michele è la prova vivente che con il sorriso e l’altruismo si può dare molto agli altri. Come un giovane Cyrano de Bergerac, cercherà di trasformare la tristezza dell’amico Adriano in gioia e amore per la vita.
Attraverso la loro purezza, empatia, arguzia e altruismo, i due ragazzi insegnano che non si sentono diversi e che con un semplice sorriso puoi cambiare la tua vita. (aise) 




“Black Italian Film Showcase”: il progetto sbarca in Sud America

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29cinemanegroÈ partito dagli Stati Uniti in occasione delle celebrazioni del Black History Month, lo scorso febbraio, è giunge ora in Sud America il “Black Italian Film Showcase”, prima rassegna itinerante italiana dedicata al cinema afrodiscendente ideata e curata da Fred Kudjo Kuwornu e prodotta da Do The Right Films.
L’appuntamento è il 2 e il 3 dicembre a San Paolo, in Brasile, dove la manifestazione è organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e il cinema Sesc di San Paolo, che ospiterà le proiezioni di “Cinema negro na Itália” – questo il titolo declinato in lingua portoghese -, tra cortometraggi, lungometraggi, documentari e dibattiti.
Obiettivo del festival è celebrare il talento e la creatività dei cineasti afrodiscendenti italiani e offrire al pubblico un’occasione di conoscere e riflettere sulle diverse esperienze e prospettive di questa comunità e contribuire alla costruzione di una società più inclusiva e plurale. Le pellicole scelte da Fred Kudjo Kuwornu, regista e studioso italo-ghanese-americano, esplorano dunque gli aspetti storici, sociali e culturali della presenza afrodiscendente in Italia. I film affrontano temi come l’inclusione, la diaspora nera nel mondo, il genere, l’identità e la discriminazione.
Inaugurata nel 2023 con le edizioni di San Francisco, Chicago e Detroit, la rassegna di film approda per la prima volta in Brasile per dialogare con il pubblico della diaspora africana brasiliana e delle celebrazioni legate alla coscienza negra.
Sabato, 2 dicembre, i registi Fred Kudjo Kuwornu e Amir Ra parteciperanno ad un dibattito, mediato dal giornalista e ricercatore Heitor Augusto. L’incontro si svolgerà dopo la proiezione delle 18:00.
Questi i film in programma: “Va’ Pensiero” di Dagmawi Ymer (2013); “La mia Milano” di Nadia Ali (2022); “Indovina chi ti porto per cena” di Amin Nour (2018); “Blaxploitalian 100 anni di afro-storie nel cinema italiano” di Fred Kudjo Kuwornu (2013); “Io sono Fatou” di Amir Ra (2020); “Autumn Beat” di Antonio Dikele Distefano (2022); e “Il Moro” di Daphne Di Cinto (2021).
Fred Kudjo Kuwornu è un regista, produttore, curatore, educatore nato e cresciuto in Italia, dal 2013 residente a New York, con cittadinanza italiana, americana e ghanese. Con la sua società produzione Do The Right Films ha realizzato documentari sulle tematiche legate all’identità e al multiculturalismo tra i quali: “Inside Buffalo”, “18 Ius Soli”, “Wado”. Sta completando il documentario “Noi eravamo qui – La presenza africana in Europa durante il Rinascimento”. Oltre a Black Italian Film Showcase, ha fondato e curato la rassegna cinematografica Black Europe Film Showcase ed è docente in molte università degli Stati Uniti. (aise)




Il cinema italiano ritorna a Los Angeles con “Italian Screens”

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22italianscreensDal 30 novembre al 4 dicembre 2023 il cinema italiano candidato ai Premi David di Donatello ritorna a Los Angeles con “Italian Screens, New Italian Cinema Goes Abroad”, un’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), Cinecittà per la Direzione Generale del Cinema e dell’Audiovisivo del Ministero della Cultura (DGCA-MiC), e l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.
Una selezione di titoli italiani, che hanno ottenuto riconoscimenti nelle varie categorie dei Premi David di Donatello, sarà presentata al Laemmle Theatre di Santa Monica e alla USC- University of Southern California, School of Cinematic Arts, nei teatri, Ray Stark Family Theatre e Norris Cinema Theatre della Frank Sinatra Hall. Tutte le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli in inglese.
I film in programma: Siccità di Paolo Virzì che vede tra gli interpreti Emanuela Fanelli che si è aggiudicata il David di Donatello come Miglior attrice non protagonista, il film ha ottenuto anche il Premio per gli effetti visivi VFX; Ti mangio il Cuore di Pippo Mezzapesa, vincitore del premio Miglior Canzone Originale con “Proiettili” interpretata da Elodie (insieme a Joan Thiele), protagonista della pellicola insieme a Francesco Patané; Settembre di Giulia Louise Steigerwalt che ha ricevuto due David di Donatello, uno per il Miglior Esordio alla Regia e l’altro per la Miglior Attrice Protagonista a Barbara Ronchi; La stranezza di Roberto Andò, con Toni Servillo a cui sono stati assegnati quattro riconoscimenti: Migliore Sceneggiatura Originale, Miglior Produttore, Miglior Scenografia e Migliori Costumi.
La diversificata programmazione, ospitata sia in una sala cinematografica tradizionale sia in due teatri universitari mira a coinvolgere spettatori, appassionati di cinema, studenti universitari, e addetti ai lavori. Un’opportunità unica per presentare il meglio della produzione cinematografica italiana all’estero per far conoscere i nostri autori, le storie del nostro cinema e i talenti che ne fanno parte.
“Italian Screens – ha spiegato Roberto Stabile, ideatore e responsabile del progetto – è parte di una strategia di promozione più strutturata del settore cinematografico italiano all’estero, che unisce gli aspetti culturali a quelli commerciali, con l’obiettivo di conquistare nuove quote di mercato nei paesi dove il cinema italiano ha una presenza consolidata e di esplorare e conquistare posizioni in mercati emergenti. Con questa iniziativa, oltre a presentare la nostra produzione più recente, illustriamo agli operatori stranieri tutti i benefici che il nostro paese offre loro per coprodurre, venire a girare da noi o distribuire il nostro cinema nelle sale all’estero”.
L’iniziativa è stata creata per promuovere il Fondo Italiano per la Distribuzione Cinematografica, incentivi allo sviluppo e alla produzione, vantaggiosi crediti d’imposta e location straordinarie. Le proiezioni a Los Angeles sono organizzate da IbiscusMedia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles, e sotto l’egida del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles. (aise)