Trieste ospita il XXXVIII Festival del Cinema Ibero-Latino Americano

cinelatinotrieste2023

cinelatinotrieste2023Un’America Latina un po’ più intimista, che guarda alle famiglie e alle loro dinamiche, che dà spazio ai problemi dell’adolescenza, alla salute mentale, alle solitudini urbane. Un giovane sub-continente dalle radici antiche, che continua a lottare contro le ingiustizie e che non dimentica i suoi anniversari e i suoi eroi, a cominciare dai 50 anni dal golpe contro il presidente cileno Salvador Allende. Ancora una volta, il Festival del Cinema Ibero-Latino Americano, dal 4 al 12 novembre al Teatro Miela di Trieste, presenta tendenze e riflessioni, dando un quadro lucido ed empatico delle inquietudini contemporanee.
Ad aprire la 38ma edizione della manifestazione, il 4 novembre alle ore 20.00 nell’Aula Magna del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, La odisea de los Andes, l’unico documentario realizzato su uno degli episodi più controversi della storia dell’aviazione, diretto dal regista cileno Alvaro Covacevich, su sceneggiatura del Premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa. Il 13 ottobre 1972, sulle Ande cilene cadde un aereo che portava la nazionale di rugby uruguayana; i 16 sopravvissuti riuscirono a vivere per 71 giorni a circa 4.000 metri d’altezza, con notti a 30 gradi sotto zero, anche grazie all’antropofagia.
I 50 anni dal colpo di Stato che mise fine alla presidenza di Salvador Allende sono ricordati in una sezione speciale, Allende: 50 anni dopo, ospitata in parte anche alla Palazzina Infopoint di Promoturismo FVG di Duino (TS). Venti documentari e lungometraggi raccontano gli anni delle speranze suscitate dal presidente cileno, non solo in Cile, e l’eredità lasciata, con i suoi ideali e il suo esempio. All’interno di questa sezione, la Retrospettiva di cinque film dedicata al regista, sceneggiatore e compositore cileno di origine dalmata Alvaro Covacevich, uno degli ultimi amici personali del presidente Allende ancora in vita. “La memoria è un esercizio a cui non rinunciamo, perché permette di recuperare il passato e combattere il negazionismo”, dice il direttore del Festival Rodrigo Diaz , cileno di nascita ed esiliato dal suo Paese a causa del golpe di Pinochet. “Il cinema è uno strumento formidabile per questo, basti pensare che i due film argentini che hanno ottenuto l’Oscar, La historia oficial ed El secreto de sus ojos , parlano di memoria. Per questa ragione abbiamo voluto dedicare un’ampia sezione ai 50 anni dalla morte del Presidente Allende e a tutti i temi che portano con sé”.
Si parla di memoria, di aspirazioni, di riscoperte, dell’influenza dei libri in Cinema e Letteratura, la sezione che premia le migliori trasposizioni cinematografiche delle opere letterarie e che quest’anno presenta nove produzioni, tra documentari e film di finzione, tutte realizzate negli ultimi anni.
In programma, nella sezione fuori concorso di Contemporanea Concorso, c’è un curioso omaggio a Diego Armando Maradona: l’uruguayano Ad10s di Santiago Mosquera racconta il progetto di Gabriel Eloy Carrizo, che ha scritto una canzone dopo la morte del Diez ed è riuscito a mobilitare più di 150 artisti, con dieci versioni musicali, dieci videoclip, dieci opere plastiche, un disco e un libro.
Nella nove giorni della manifestazione sono previsti alcuni Eventi collaterali, che sottolineano la sua valenza culturale e il suo impegno a stabilire rapporti e dialoghi tra le cinematografie latinoamericane e il pubblico triestino. Mercoledì 8 novembre, alle ore 18.30, al Teatro Miela, il critico cinematografico Luigi Cuciniello terrà una Masterclass dal titolo Capire il cinema e l’audiovisivo nell’epoca della distrazione di massa. Venerdì 10 novembre, alle ore 9.00, alla Scuola Superiore di Lingue moderne per interpreti e traduttori ci sarà la consueta Conferenza degli ospiti del Festival, condotta dal direttore Rodrigo Diaz; quest’anno il tema sarà Il linguaggio e i contenuti del cinema latinoamericano oggi. Sempre il 10 novembre, alle ore 17.00, nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, sarà la volta della masterclass di Alberto García Ferrer, già direttore generale dell’Agenzia spagnola di cooperazione internazionale, intitolata Il cinema latinoamericano oggi. I nuovi linguaggi, le tematiche, la cooperazione europea.
L’appuntamento con Shalom, il sentiero ebraico in America Latina, la sezione di film a tema ebraico tradizionalmente ospitata dal Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” la prima domenica del Festival, è stato rimandato per comprensibili questioni di sicurezza. Il pubblico potrà vedere i film previsti non appena possibile, nei prossimi mesi.
Argentina, Brasile, Cile e Messico sono i Paesi da cui provengono le 13 opere presentate nel Concorso Ufficiale. A loro si aggiunge la spagnola El universo Montesinos di Alex Quiroga, che rende omaggio al celebre stilista spagnolo Francis Montesinos per i suoi 50 anni di carriera e conta sulla presenza di figure leggendarie della scena iberica come Pedro Almodóvar e Miguel Bosé. Tanti i temi affrontati dai film della sezione, dalla ricerca di giustizia delle sorelle di Silvia Filler, il cui assassinio diede il via al movimento studentesco argentino, negli anni ’70 (La memoria que habitamos), alle difficoltà di un adolescente rimasto senza famiglia (l’argentino Rinoceronte). Dalla critica al sistema sanitario implicita nella storia di Ada, colpita da un fulmine (l’argentino Impactados), ai danni dell’estrazione dell’oro in una piccola comunità del Parà, in Brasile (A margem do ouro). Storie di donne forti e coraggiose tra Brasile e Messico: Inventário de imagens perdidas immagina un futuro distopico in un Brasile avviato verso la guerra civile, Cazadora racconta la storia di Emilia e suo figlio Mateo, sopravvissuti a una pandemia, e l’arrivo della misteriosa Rena, che cambierà le loro vite. Ancora donne, in cerca di se stesse e del proprio posto nel mondo in due film cileni, El retrato de ella e Las coordenadas de la indeferencia. Si torna all’infanzia nel messicano El reino de Dios, in cui il piccolo Neimar aspetta con ansia la sua Prima Comunione, fino a quando un evento gli porterà via l’innocenza, ed è di nuovo un arrivo misterioso a cambiare la vita di una famiglia confusa in Todo lo iguana que se puede . Ancora Messico e adolescenza, con le prime prove dell’amore in Trigal , mentre nel cileno-argentino El castigo, due genitori cercano il figlio perso in due minuti di disattenzione.
I 14 film di Contemporanea Concorso sono un caleidoscopio sulle anime dell’America Latina, da quella intimista a quella militante. Ritratti di chi non si stanca di percorrere il mondo in cerca di giustizia, con risultati dolceamari (l’argentino Bronca e l’ecuadoriano Guañuna), e di chi continua a lottare contro le disuguaglianze (il cileno- belga Que no me roben los sueños e il colombiano ¡Sí se puede! – sindicalismo en Colombia ) o contro il destino, per affermare i propri sogni (il cileno-tedesco El arte de perder). Città che entrano nell’anima, anche di grandi architetti come Le Corbusier (Plan para Buenos Aires), e che sono teatro di grandi amori e vendette, come Rosario, la Chicago d’Argentina (l’argentino El paraíso). E poi storie di solitudini urbane (i messicani Un mundo raro e Mundos cósmicos) e di fari destinati a essere abbandonati (lo spagnolo Los últimos fareros). E tante storie, felici e infelici, di donne. L’argentino Julia no te cases , che “racconta la storia di una donna che si sposò, nonostante i tanti dubbi, e non si stancò mai di cercare la propria felicità” secondo la sinossi; il documentario Expuesta, che rivela lo straordinario archivio fotografico di Andy Cherniavsky, una delle fotografe più apprezzate dell’Argentina e dell’America Latina; Umbral, che segue alcune donne in menopausa, per ripensare quel periodo della vita femminile; La mujer de estrellas y montañas, che rende giustizia a Rita, una donna rarámuri chiusa in un ospedale psichiatrico del Kansas fino a quando le autorità non hanno capito che lingua parlasse.
Tutti i film in programma sono in versione originale, con sottotitoli in italiano. (aise)




Santo Domingo. L’ACI Raffaello Sanzio presenta “I classici del cinema italiano”

7ba65ce2 4b32 465c 8693 4c5da0ce12eb

7ba65ce2 4b32 465c 8693 4c5da0ce12ebL´Associazione Culturale Italiana Raffaello Sanzio, come parte del suo camino di diffusione della cultura italiana in Repubblica Dominicana,  propone un calendario mensile di film italiani.

Un’occasione per conoscere alcuni classici della cinematografia italiana, rigorosamente in italiano (sottotitolati quando disponibili), presso le sale del cinema Colonial Gate, calle Isabella  Catolica, nella zona coloniale della capitale.

Dopo Massimo Troisi, tra gli altri, Sabato 28 ottobre, alle ore 17.00 saranno dedicate 2 ore al grande Alberto Sordi con il Marchese del Grillo, cercando sempre di scoprire nuovi dettagli in film che appartengono al nostro passato, e che rivediamo con piacere.

“Speriamo di poter coinvolgere sempre piú cinefili e amanti della cultura e della lingua italiana a conoscere i nostri classici, e invogliamo tutti a suggerimenti per le prossime proiezioni – si legge in una nota dell’Associazione – Ringraziamo le gentili donazioni di Anteo Palazzo del Cinema e Spazio Cinema, per il contributo film che continueremo a mettere a disposizione di tutti”.

Il ciclo di proiezioni, cosi come le lezioni di italiano, e la biblioteca italiana, con libri donati e rimessi a disposizione di tutti gratuitamente, sono alcune delle iniziative di ACIRS in atto.

I posti limitati, si consiglia quindi di prenotare, tel. 849-635-3888..




Alex Ziccarelli nominato direttore di ICC World News

387825109 3578511862467516 2514041718311767784 n
387825109 3578511862467516 2514041718311767784 nÈ con vero piacere che informiamo i lettori di Fatti Nostri che il nostro collaboratore Alex Ziccarelli è stato nominato direttore dell’Italian Culinary Consortium World News, un nuovo progetto giornalistico nato con lo scopo di creare preziose opportunità e alta visibilità agli eventi, ai programmi e alle proposte di tutti i cuochi dell’Associazione a livello mondiale, sia digitale che, prossimamente, in forma cartacea.
Al Direttore Ziccarelli, che lascia la Presidenza di ICC Canada nelle mani di Giovanni Trigona, nominato dal Presidente Carmelo Carnevale, le congratulazioni di Fatti Nostri e gli auguri per il nuovo, prestigioso incarico che, siamo sicuri, sarà capace di portare avanti con la sua comprovata professionalità.



Sofia Loren cade in casa e si frattura l’anca

sophia loren

sophia loren Intervento riuscito per Sophia Loren. L’attrice è stata operata d’urgenza dopo una caduta in casa che le ha procurato diverse fratture a livello dell’anca. Come riporta il Corriere della Sera, l’incidente domestico è accaduto la mattina di domenica 24 settembre nella sua abitazione a Ginevra. Saltano quindi gli impegni dell’attrice. Sophia Loren, 89 anni compiuti lo scorso 20 settembre, era attesa a Bari il 26 settembre dove, oltre a ricevere la cittadinanza onoraria, avrebbe dovuto inaugurare il ristorante con il suo nome, quarto in Italia a lei dedicato.

ag. Dire – www.dire.it




Il film di Garrone “Io Capitano” è il candidato italiano agli Oscar

080409601 4c6c0108 6cfc 4206 81a4 a46b8f121015

84726 io capitano me captain official still credits foto di greta de lazzaris 4 1140x787Sarà Io Capitano di Matteo Garrone il film che rappresenterà l’Italia alla corsa all’Oscar per il miglior film internazionale.

La pellicola, che ha vinto alla Mostra di Venezia il Leone d’argento per la regia e il Premio Marcello Mastroianni per l’attore emergente (a Seydou Sarr), ha avuto la meglio su altri 11 film indicati per la selezione su cui si è riunita oggi presso l’ANICA la Commissione.

Para la lista dei finalisti di Hollywood bisognerà aspettare il 21 dicembre, mentre la cinquina finale sarà annunciata il prossimo 23 gennaio.  La cerimonia di consegna degli Oscar avrà luogo a Los Ángeles il 10 marzo 2024.

080409601 4c6c0108 6cfc 4206 81a4 a46b8f121015“Siamo molto orgogliosi di poter rappresentare l’Italia agli Academy Awards con Io Capitano e ci auguriamo che il viaggio di Seydou possa toccare il cuore anche del pubblico americano”, ha detto a caldo il regista Matteo Garrone.

La Commissione dell’ANICA ha motivato così la sua scelta: “Per aver incarnato con grande potenza e maestria cinematografica il desiderio universale di ricerca della libertà e della felicità. Creando un’epica del sogno che mette in scena il coraggio e il dolore che segnano da sempre le migrazioni, in una dimensione di profonda umanità”.

 

da La Voce di New York




Messico. Regista italiano vince il premio Ariel

diosesvert

diosesvertIl regista, sceneggiatore e produttore italiano Helmut Dosantos ha ricevuto sabato scorso a Guadalajara il premio Ariel al miglior lungometraggio documentario per Dioses de México, pareggiando, in un evento insolito, con Teorema de tiempo di Andrés Kaiser (entrambi nella foto principale di questo articolo, scattata da Carlos Olivares).

L’Ariel, creato nel 1946, è un riconoscimento assegnato ogni anno dall’Accademia messicana delle arti e delle scienze cinematografiche (AMACC) ai professionisti di questo settore, tra cui registi, interpreti, artisti, tecnici e produttori.

«L’idea del film è sorta una decina abbondante di anni fa» —ha detto Dosantos a Puntodincontro— «quando io mi ero già trasferito in Messico e stavo facendo uno scouting per un altro progetto, sempre in zone rurali del Paese, specificamente nella Mixteca Poblana e negli Stati di Coahuila e Chihuahua».

«Proprio nella Mixteca» —ha aggiunto— «facemmo il primo ritratto in bianco e nero che viene poi riprodotto in uno dei capitoli del documentario. C’era questo signore anziano con accanto il suo cane in una zona nebbiosa, un’immagine molto evocativa, e da lì ho cominciato a pensare. Il concetto originale era quello di fare un mediometraggio dello stile di una produzione diretta Sergei Loznitsa che si chiama Portrait, realizzata nel 2002 in un villaggio in inverno. Io avevo già viaggiato per il Messico e mi ero reso conto che c’erano ancora diverse realtà molto vive legate alle popolazioni antiche del Paese, che continuano a cercare di preservare il più possibile la propria cultura. Fu facile rendersi conto che esisteva una stretta comunione tra il lavoro fisico dell’uomo e l’ambiente naturale che lo circonda».

Dioses de México espone il volto rurale del Paese latinoamericano in modo commovente e di grande impatto. La fotografia si unisce ad una narrazione silenziosa, raccontando la storia degli angoli più dimenticati del territorio. Il risultato finale trasmette emozioni palpabili agli spettatori, che si immergono nell’atmosfera creata dal film.

Il documentario approfondisce sulle forme di resistenza alla modernizzazione nelle zone rurali del Messico, ritraendo la diversità delle popolazioni indigene e di discendenza africana del Paese.

Il primo documentario di Helmut Dosantos come produttore —Tony Diver, di Ascanio Petrini (prodotto insieme a Dugong Films)— è stato presentato in anteprima nel 2019 alla Settimana della Critica del Festival di Venezia. È anche coproduttore di Noche De Fuego di Tatiana Huezo (Cannes, Un certain Regard, 2021) e produttore esecutivo di Atlantide di Yuri Ancarani (Venezia, Orizzonti, 2021). Dioses de México è il suo primo documentario lungometraggio come regista.

Un’immagine tratta dal documentario

da puntodincontro.mx




Architettura e cinema, a Stoccolma il “Museo Fellini”

cap

capIl “Museo Fellini”, recentemente inaugurato a Rimini, sarà presentato a Stoccolma, presso l’Istituto Italiano di Cultura “C. M. Lerici”, nell’ambito della Stockholm Design Week.

L’evento, che si terrà mercoledì 6 settembre, è stato organizzato dallo stesso Istituto in collaborazione con ITA – Agenzia ed ha lo scopo di mettere in luce il legame tra architettura, progettualità e cinema.

Ad illustrare il progetto del museo, che ha l’obiettivo di esaltare l’eredità culturale di uno dei più illustri registi della storia del cinema internazionale, saranno l’architetto Orazio Carpenzano (Ordinario di Progettazione nella Facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza” e Preside della Facoltà di Architettura dal 2020) e Leonardo Sangiorgi di Studio Azzurro.

Il “Museo Fellini”, diffuso su tre spazi – Castel Sismondo, Palazzo del Fulgor e Piazza Malatesta -, ha rappresentato un’interessante occasione per fondere il linguaggio dell’architettura e della digital art con l’immaginario visionario di Federico Fellini. Parte integrante del percorso espositivo sono infatti le installazioni video curate da Studio Azzurro, pioniere della video art digitale in Italia.




Gli 80 anni di Robert De Niro

american actor robert de niro 2019

american actor robert de niro 2019Robert de Niro, nato a New York il 17 agosto 1943, ha compiuto 80 anni. E a New York, precisamente a Greenwich Village, festeggerà il suo compleanno più importante senza dimenticare le sue origini, scegliendo un ristorante rigorosamente italiano.

Tutti infatti sanno che i nonni paterni, Giovanni Di Niro (un errore di pronuncia ha comportato la trascrizione De Niro) e Angelina Mercurio erano originari di Ferrazzano, in provincia di Campobasso. L’Italia è praticamente la sua seconda patria, ed ha anche la cittadinanza.

E’ cresciuto con la madre a Little Italy ed ama definirsi italo-americano. Recentemente lo abbiamo visto a Napoli con Paolo Sorrentino ma la sua vera casa resta New York. Nel corso della sua carriera è stato gangster e poliziotto, detective e criminale, anche comico.

Vanta due premi Oscar e ben sette figli, l’ultimo lo ha avuto a 79 anni. Ora à in lizza per un terzo Oscar, per The Monn Killers, con il suo amico di altrettante origini italiane, Martin Scorsese. 80 anni passando per “Toro Scatenato” (1980), “Taxi Driver” (1976), “Il Padrino Parte II” (1974), “New York, New York” (1977), “Il Cacciatore” (1978), “C’era una volta in America” (1984), “The Mission” (1986), “Angel’s Heart” (1987), “Uno di noi” (1990), “Cape Fear” (1991), “Una storia del Bronx” (1993), “Casino'” (1995), “Heat” (1995), “Sleepers” (1996), “La stanza di Marvin” (1996), “Jackie Brown” (1996) o “Ronin” (1998).

Tutti questi, sono solo “alcuni” dei titoli delle pellicole che ha interpretato. Con Scorsese che era del suo stesso quartiere, ha realizzato una dozzina di film, tutti capolavori. Brian de Palma lo scopri’: porto’ sul grande schermo un bel ragazzo dagli occhi nerissimi con quell’inconfondibile neo sulla guancia.

Nell’immaginario comune, nonostante le tante pellicole, siamo abituati a ricordarlo prima di tutto per l’interpretazione di Vito Corleone nella seconda parte de “Il Padrino” e per il mitico “C’era una volta in America”. Si dice che De Niro abbia trascorso ben 4 mesi in Sicilia per imparare a recitare nel fatidico accento. Altre “metamorfosi” le fece per recitare in “Toro Scatenato”, prendendo ben 27 chili.

Sapeva trasformarsi sul set in uno psicopatico, in assassino, quasi sempre in un antieroe, persino nel diavolo. Tenero in “Manuale d’amore 3” in cui interpreta la parte di un prof universitario americano residente a Roma dalla morte della moglie, che vive un rapporto cui tenta di sottrarsi in tutti i modi, con la giovae ed esuberante figlia del portiere, interpretata da Monica Bellucci.

Per lei si esibirà in un celebre spogliarello. Lunga, lunghissima la carriera di Robert che ha interpretato anche ruoli comici come in “Mi presenti i tuoi?” e relativi sequel, con Ben Stiller. Si è anche cimentato nella regia con l’esordio nel 1993 autodirigendosi al fianco di Chazz Palminteri nel film “Bronx”, e poi mettendosi dietro la macchina da presa per altre pellicole. Decisamente movimentata la sua vita sentimentale.

L’italoamericano Robert De Niro ha sette figli nati da quattro donne diverse: con Diahnne Abbott – con cui è stato sposato dal 1976 al 1988 – ha adottato una figlia, Drena (1971), nata da una precedente relazione della moglie e ha avuto il figlio biologico Raphael (1976).

Nel 1995 da Toukie Smith sono arrivati i gemelli Julian Henry e Aaron Kendrik, tramite madre surrogata. Nel 1997 il matrimonio con Grace Hightower cui segue la nascita di Elliot (1998). Nel 2011 nasce, ancora da madre surrogata, Helen Grace sempre dalla Hightower. E nel maggio 2023 ecco l’ultimo figlio: a 79 anni, dalla storia con Tiffany Chen, nasce Gia Virginia.

E’ anche nonno di quattro nipoti. Il 18 ottobre 2006 Robert De Niro è stato naturalizzato italiano, pur conservando la cittadinanza statunitense. Per festeggiare il suo compleanno ha chiesto ai fan di votare il film preferito da lui interpretato. In Italia è stato notoriamente doppiato da Ferruccio Amendola che poi ha dovuto, per forza di cose, cedere il passo a Stefano De Sando.

E alla morte di Gianni Minà, qualcuno dagli archivi ha tirato fuori una celebre foto da “Checco er Carrettiere”, nota trattoria romana, che ritrae De Niro in compagnia del giornalista italiano, di Sergio Leone, Muhammad Ali e Garcia Marquez.

Si dice che la calamita per metterli tutti insieme in quell’invidiabile gruppo, fosse proprio il pugile. Intanto è stata storia.

agi.it




La Avana. Al via il Festival Orizzonti Cuba – Italia

anuncian festival orizzonti cuba italia en la habana

anuncian festival orizzonti cuba italia en la habanaIl Festival Orizzonti Cuba – Italia all’Avana come ponte di collegamento tra le due nazioni.

L’evento si terrà dal 17 al 20 agosto di quest’anno nella capitale cubana, con l’obiettivo di promuovere collegamenti attraverso gli audiovisivi attraverso i diversi generi e formati attualmente esistenti.

Si svolgerà al cinema Charles Chaplin, sarà prodotto dall’associazione Teatros de la Resistencia e avrà il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MiBAC), nonché dell’Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografiche (Icaic). .

Lo spettro audiovisivo che si intende proiettare comprende una gamma di manifestazioni che spaziano dai lungometraggi ai cortometraggi, dalla fiction al documentario, dall’animazione all’arte della creazione di videogiochi.

Secondo i suoi promotori, questo festival intende creare legami tra le industrie cinematografiche dei due Paesi, utilizzando come mezzo il linguaggio letterario, cinematografico e cinematografico, che potrebbe avere ripercussioni in Sud America e nel mondo in generale.

Si prevede che, come avvenuto nella prima edizione tenutasi dal 4 all’11 giugno 2022, saranno promosse tra i partecipanti attività teoriche, che comprenderanno seminari, tavole rotonde e masterclass su temi legati allo spettro cinematografico.

 




Addio ad Antonella Lualdi

images

imagesÈ morta l’attrice Antonella Lualdi, aveva 92 anni. Era ricoverata da tempo vicino a Roma. Nata a Beirut da padre italiano e madre greca, il suo vero nome era Antonietta De Pascale. Nel 1955 aveva sposato l’attore Franco Interlenghi da cui ha avuto le figlie Antonella e Stella.

Aveva recitato per Ettore Scola, con Vittorio Gassmann in “Se permettete parliamo di donne” (1964). Ma è stata sul set anche con Marcello Mastroianni in “Cronache di poveri amanti”, di Lizzani, film che la condurrà al Festival di Cannes nel 1954.Con il marito, Franco Interlenghi recita in “Il più comico spettacolo del mondo” di Mario Mattioli, “Gli innamorati” di Bolognini, “Padri e Figli” di Monicelli,”Giovani Mariti” di Mauro Bolognini.

Lavora, fra agli altri, anche con Geroges Lacombe (A Parini in Vacanza), Michel Gast (Il colore della pelle), e con Giovanni Grimaldi (Un caso di coscienza). Per lei, anche un servizio sulle pagine di Playboy nel 1979 e una esperienza da cantante con il singolo “Il sogno”.

Alberto Lattuada la cerca e la riporta sul set nel 1982 per il film “Una spina nel cuore” così come Paolo Poeti la vuole davanti alla macchina da presa in “Per amore o per amicizia”.

Gli anni 90, la vedono recitare ancora ne “Il commissario Cordier”. Nel 2009 l’ultimo film: “La bella società”. In ultimo una biografia pubblicata nel 2018 dal titolo: “Io Antonella, amata da Franco”.

agi.it