Il Comites di Santo Domingo nell’ambito della manifestazione internazionale “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo” ha messo in programma la rassegna “Visioni Sarde”.
L’evento, intitolato “Saludu e gratzie. Sardegna in corto” ha avuto luogo con successo ieri 16 ottobre presso la Casa de Italia. Ha organizzato Licia Colombo, Presidente del Comites di Santo Domingo. Un bel momento di cinema sardo a Santo Domingo preceduto l’altro ieri da un evento cinematografico altrettanto bello.
Questa volta i cortometraggi isolani sono stati proposti nel corso della serata organizzata dal Comites in onore dell’Ambasciatore d’Italia. Questa per l’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana, Stefano Queirolo Palmas, è stata un’autentica gradita sorpresa.
Stefano Queirolo Palmas, nato a Genova, è infatti di origini sarde. Figlio della maddalenina Luciana Grondona Palmas, la ex preside del Liceo Garibaldi, Stefano Queirolo Palmas ha trascorso molti anni a La Maddalena, dove ha frequentato lo stesso Liceo. Laureato a Genova in Scienze Politiche Internazionali, ha intrapreso subito dopo la carriera diplomatica con incarichi da console a Luanda, a Sydney in Australia, a Marsiglia, e in Arabia Saudita. È stato Ministro Plenipotenziario al Ministero per gli Affari Esteri, alla Farnesina. È coniugato con Ornella Cuppone, ‘maddalenina’ sebbene non di nascita, anche lei.
Domani Visioni Sarde, dopo Santo Domingo, sarà a Brisbane, in Australia.
La Società Dante Alighieri della capitale dello stato del Queensland, sempre in occasione della Settimana della Lingua italiana nel mondo, ha proposto un viaggio sensoriale nella misteriosa e affascinante isola della Sardegna.
L’iniziativa è intitolata: “Dall’isola al mondo: parole, musica e visioni sarde”. Dopo pochi giorni, il 25 ottobre Visioni Sarde sarà a Oulu in Finlandia.
Il progetto voluto dalla Cineteca di Bologna con il sostegno di Sardegna Film Commission, FASI e CinemaItaliano.info si conferma ancora una volta veicolo potente di emozioni e strumento fondamentale per promuovere la cultura sarda nel mondo.
È morto Remo Girone, il Tano Cariddi della “Piovra”
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
Remo Girone è morto a 76 anni a Montecarlo, dove risiedeva da tempo. Attore di straordinaria intensità e carisma, Girone resterà per sempre legato al personaggio di Tano Cariddi, il freddo e spietato ragioniere mafioso dello storico sceneggiato Rai La Piovra, che lo rese celebre negli anni Ottanta.
Nato ad Asmara, in Eritrea, l’1 dicembre 1948, Girone aveva abbandonato gli studi universitari per seguire la sua vera vocazione: la recitazione. Dopo aver frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, esordì al cinema nel 1972 con Roma rivuole Cesare di Miklós Jancsó, per poi imporsi nel 1977 come protagonista ne Il gabbiano di Marco Bellocchio.
Il grande successo arrivò dieci anni più tardi, nel 1987, con La Piovra. Il suo Tano Cariddi – cinico, ambiguo, capace di terrorizzare e affascinare allo stesso tempo – entrò nell’immaginario collettivo e lo consacrò come uno degli attori più rappresentativi della fiction italiana.
La carriera di Girone, però, non si è mai fermata al piccolo schermo. Versatile e appassionato, ha lavorato in teatro, al cinema e in televisione, collaborando con grandi registi italiani e stranieri. Memorabile la sua interpretazione di Enzo Ferrari nel film Le Mans ’66 – Ford v Ferrari (2019) di James Mangold, che lo portò alla ribalta internazionale. Nel 2023 era tornato sul grande schermo accanto a Denzel Washington in The Equalizer 3.
Dietro la sua voce profonda e lo sguardo intenso, Girone nascondeva anche una storia di resilienza: durante le riprese de La Piovra affrontò una battaglia contro un tumore, superata con coraggio e determinazione. Al suo fianco, per oltre quarant’anni, la compagna di vita e attrice Victoria Zinny, con cui ha condiviso affetti e palcoscenici.
Con più di cinquant’anni di carriera, Remo Girone lascia un segno indelebile nella cultura italiana. La sua capacità di dare spessore a personaggi controversi, unita a una presenza scenica magnetica, lo ha reso indimenticabile per il pubblico. Dal volto del malavitoso Tano Cariddi alla raffinatezza di Enzo Ferrari, dal teatro classico al cinema internazionale, Girone ha attraversato epoche e generi con talento, passione e professionalità.
da lidentita.it
L’Italia al festival Shorts Mexico
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
Nell’ambito della ventesima edizione del Festival Shorts Mexico, l’Istituto Italiano di Cultura (Iic) proietterà stasera dieci cortometraggi di registi italiani. Dal 1º al 30 settembre 2025 torna il Mexico International Short Film Festival e l’Iic partecipa con Italia en Corto, la prima in terra azteca di dieci produzioni del Bel Paese, scelte tra le realizzazioni più rappresentative e rilevanti del 2024.
Nella sede di Coyoacán verranno riprodotti a partire dalle ore 18 Comunque bene di Beatrice Baldacci (17′), Street food di Paolina Gramegna (12′), Il cimino torna su di Samuele Brambilla (16′), La notte di Martina Generali (6′), Dieci secondi di Roberta Palmieri (12′), Fiorellina di Giorgia Ciraolo (8′), Padre di Michele Gallone (19′), Love and chewing gum di Arianna Di Stefano (13′), Ahinco di Simona Palmieri (23′) e Dolci acque di Luca Grazioli (20′).
L’edizione 2025 del festival si svolge a Città del Messico, nei suoi 16 distretti, e in tutti i 32 stati del Paese.
Questo evento cinematografico, specializzato in cortometraggi, è riconosciuto come il più grande dell’America Latina. È una piattaforma che supporta e promuove l’espressione creativa di registi emergenti e affermati provenienti da tutto il mondo. Nell’ultima edizione, il programma ha presentato oltre 1.000 cortometraggi e si è svolto in un formato ibrido, con proiezioni in presenza e online, attirando oltre un milione di spettatori.
Immagini: Istituto italiano di cultura di Città del Messico – X @shortsmexico
puntodincontro.mx
Toronto: “Fellini per sempre”
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
Si è svolta a Toronto, presso Casa Loma, la mostra “Fellini Forever. The hidden archive”, grazie alla collaborazione fra Fellini Forever, l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale a Toronto. L’esposizione, che varcava per la prima volta i confini nazionali, ha presentato al pubblico canadese una preziosa selezione di oggetti di scena, locandine originali e oggetti dall’archivio personale del Maestro. Un’occasione imperdibile per tuffarsi nella fantasmagoria felliniana e riscoprire i capolavori che hanno scritto la storia del nostro cinema e lasciato un’impronta profondissima nell’immaginario globale.(Inform)
È morta Claudia Cardinale, aveva 87 anni
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
Il mondo del cinema piange la scomparsa di Claudia Cardinale, una delle ultime dive, autentica icona di un’epoca d’oro del cinema italiano. L’attrice, nata a Tunisi il 15 aprile 1938, ha segnato in modo indelebile la storia dello spettacolo con la sua bellezza e la sua presenza magnetica. Il suo talento, la personalità forte e il carisma innato l’hanno resa una musa per i più grandi registi italiani e internazionali.
Tra i suoi ruoli più memorabili, impossibile non citare Angelica in “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, dove incarnò con intensità la nobiltà siciliana di fine Ottocento. Altrettanto iconica fu la sua interpretazione di Gaby in “Otto e mezzo” di Federico Fellini, una pietra miliare della storia del cinema. Qui, la Cardinale portò sullo schermo un personaggio enigmatico che esprimeva la complessità del genio felliniano. L’attrice lavorò con altri maestri del cinema registi, come Sergio Leone in “C’era una volta il West”, dove interpretò la protagonista Jill McBain, una donna determinata in un mondo dominato dagli uomini. E recitò al fianco di attori leggendari come Jean-Paul Belmondo, Marcello Mastroianni, Alain Delon e Rock Hudson, dimostrando ogni volta una versatilità che l’hanno resa amata dal pubblico di tutto il mondo.
Al di là del successo professionale, la vita di Claudia Cardinale è stata segnata da un forte desiderio di indipendenza. La sua esistenza non è stata priva di prove, come la nascita del figlio Patrick, tenuta nascosta al pubblico per anni. Unita per una decina d’anni al produttore Franco Cristaldi, che la lanciò nel mondo del cinema, Claudia poi incontrò il regista Pasquale Squitieri, con cui ebbe una lunga e intensa relazione sentimentale e professionale, durata oltre trent’anni.
Una delle ultime apparizioni in tv risale al 2017 con “Il bello delle donne… Alcuni anni dopo”. Nel 2019 ha invece preso parte a una puntata di “Ulisse – Il piacere della scoperta” su Rai1.
da sorrisi.com
Costa Rica, dal 24 settembre una retrospettiva su Pietro Germi al Centro de Cine di San José
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
L’Ambasciata d’Italia in Costa Rica, in collaborazione con il Centro de Cine Costarricense, presenta una retrospettiva dedicata al celebre regista italiano Pietro Germi, che si terrà dal 24 al 27 settembre 2025 presso il Centro de Cine di San José. I film saranno presentati dal noto critico cinematografico Mario Giacomelli, che guiderà il pubblico alla scoperta dello stile e dell’impatto culturale di Germi. La retrospettiva inizia mercoledì 24 settembre con la proiezione del film “Il ferroviere” (1956) alle ore 19. Gli altri film in programma: giovedì 25 settembre – Divorzio all’italiana (1961); venerdì 26 settembre – Sedotta e abbandonata (1964); sabato 27 settembre – Signore e signori (1966). Tutte le proiezioni inizieranno alle ore 19. Per informazioni e prenotazioni scrivere a: segreteria.sanjose@esteri.it. (Inform)
Costarica: al Centro de Cine di San José la retrospettiva su Pietro Germi dell’Ambasciata
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
L’Ambasciata d’Italia a San Josè, in collaborazione con il Centro de Cine Costarricense, renderà omaggio al celebre regista italiano Pietro Germi con una retrospettiva che si terrà dal 24 al 27 settembre presso il Centro de Cine di San José.
I film saranno presentati dal noto critico cinematografico Mario Giacomelli, che guiderà il pubblico alla scoperta dello stile e dell’impatto culturale di Germi.
L’inaugurazione della rassegna si terrà alle ore 18.30 locali del 24 settembre, con un brindisi offerto dall’Ambasciata d’Italia prima della proiezione del film “Il ferroviere” (1956) alle ore 19:00.
La retrospettiva proseguirà con la proiezione nei giorni a seguire delle pellicole “Divorzio all’italiana” (1961), “Sedotta e abbandonata” (1964) e “Signore e signori” (1966).
Nato il 14 settembre 1914 a Genova e scomparso il 5 dicembre 1974, Pietro Germi è stato un importante regista, sceneggiatore e attore italiano. La sua carriera cinematografica è iniziata negli anni ’30, ma è negli anni ’60 che ha raggiunto il massimo della notorietà, diventando uno dei protagonisti del cinema italiano neorealista e della commedia all’italiana.
Germi è noto per la sua abilità nel mescolare elementi di commedia e dramma, affrontando temi sociali e morali con uno sguardo critico e ironico. Tra le sue opere più celebri si trovano “Divorzio all’italiana” (1961), che esplora le convenzioni sociali riguardanti il matrimonio e il divorzio, e “Sedotta e abbandonata” (1964), una satira sulla moralità e le tradizioni familiari.
Oltre a essere un maestro della regia, Germi ha saputo interpretare ruoli significativi nei suoi film, portando sullo schermo personaggi complessi e sfumati. La sua capacità di ritrarre la società italiana con realismo e ironia ha influenzato molti cineasti successivi.
Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’Oscar per il miglior film straniero per “Divorzio all’italiana”. La sua eredità nel cinema rimane viva, con opere che continuano a essere celebrate per la loro incisività e il loro umorismo, rendendolo una figura chiave nella storia del cinema italiano. (aise)
È morto Robert Redford: l’attore e regista se ne va a 89 anni
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
È morto a 89 anni Robert Redford. L’attore e regista se ne è andato nel sonno nella sua casa nello Utah. A darne notizia è il New York Times, riportando un comunicato di Cindi Berger, amministratore delegato dell’agenzia pubblicitaria Rogers & Cowan PMK.
Icona di Hollywood, Redford ha segnato la storia del cinema con film come “Tutti gli uomini del presidente”, “A piedi nudi nel parco”, “I tre giorni del Condor”, “La mia Africa”. Negli ultimi anni le apparizioni erano state sempre meno, l’ultima in “Avengers: Endgame”, il film Marvel che lo ha visto nel ruolo del segretario Alexander Pierce. Tra i film in carriera anche “Proposta indecente”, “Il Grande Gatsby”, “Il Cavaliere Elettrico”. Il debutto, invece, era avvenuto nei primi Anni 60. Due gli Oscar ricevuti: uno nel 1981 nella categoria Miglior regista per “Gente comune”, il secondo nel 2002 alla carriera.
L’amore per il cinema ha, inoltre, fatto nascere, nel 1981, del Sundance Institute. Redford fonda l’organizzazione non-profit con sede a Park City, Utah, per supportare il lavoro dei cineasti indipendenti, con sovvenzioni agli aspiranti professionisti del cinema . All’istituto è legato il Sundance Film Festival.
Redford lascia la moglie Sibylle Szaggars, artista tedesca di 20 anni più giovane sposata nel 2009. Nel 1958 il primo matrimonio con Lola Van Wagenen, dalla quale ha 3 figli: Scott (1959), che muore due mesi dopo per una sindrome letale infantile, Shauna (1960) e James (1962), quest’ultimo stroncato da un tumore nel 2020. La terza figlia, Amy, nasce nel 1970. Il divorzio arriva nel 1985.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Messico. Frankenstein di Guillermo del Toro, un mostro in Mostra a Venezia
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
«Così il cuore si spezzerà, eppure spezzato vivrà», scriveva Lord Byron. Ed è con questa ferita che si apre Frankenstein di Guillermo del Toro, presentato alla Mostra di Venezia e in arrivo su Netflix dal 7 novembre. Non un semplice adattamento del romanzo di Mary Shelley, ma una liturgia gotica che è insieme confessione personale e summa del cinema del regista messicano.
Del Toro stesso lo ha detto: «È più di un sogno, è una religione». Per lui, i mostri sono santi patroni, compagni segreti di chi si sente fuori posto. E qui il mostro di sempre diventa specchio della nostra umanità, fragile e imperfetta.
Ambientato tra la guerra di Crimea e i ghiacci dell’Artico, il film segue il brillante Victor Frankenstein (Oscar Isaac), scienziato-artista con l’energia di una celebrità decaduta, ossessionato dall’idea di sfidare la morte. La sua creatura (Jacob Elordi), concepita come un mosaico di cadaveri mutilati, non nasce per suscitare orrore, ma compassione: una statua di alabastro incrinata, un Prometeo ricomposto che porta in sé la bellezza e l’orrore della vita.
Del Toro rifiuta le cuciture mostruose della tradizione: «Non volevo che fosse un cadavere mutilato. Victor non è un macellaio, voleva l’uomo perfetto». La creatura diventa bambino, filosofo, soldato risorto, figura tragica e sublime.
Il cuore pulsante del film è la relazione tra Victor e la creatura: padre e figlio, carnefice e vittima, specchi deformanti dello stesso dolore. Oscar Isaac restituisce un Victor fragile e mostruoso insieme: «un tiranno che si crede vittima», come lo definisce del Toro.
Jacob Elordi, invece, porta nella creatura l’innocenza di un neonato e la gravità di un filosofo, muovendosi con lentezza rituale, ispirata alla danza Butoh. È un corpo che impara a esistere, un cane fedele tradito, un angelo caduto. La loro fratellanza spezzata diventa metafora del trauma che attraversa generazioni, dei padri che non sanno amare e dei figli che cercano una guida.
Accanto a loro, Mia Goth è Elizabeth, creatura eterea e ultraterrena, attratta dal mondo naturale come un’entomologa di anime. È il cuore luminoso di un film immerso nell’oscurità, specchio della madre perduta di Victor e promessa mai mantenuta di amore. La sua presenza, fragile e tagliente, ricorda che nessun mostro nasce da solo: è la società a renderlo tale.
Basta guardare gli abiti verdi con tocchi di viola che sfoggia: scream queen contemporanea e sontuosa, capace di rivoluzionare l’ideale della promessa sposa. Nei suoi sguardi c’è maestà, dignità, forza, ma anche la libertà di dire che l’anima vive solo nel libero arbitrio. Come le farfalle amate da del Toro: magnifiche, ma sempre destinate alla gabbia o allo spillo, prigioniere di una collezione.
Del Toro ha dichiarato: «Il film mostra il nostro diritto all’imperfezione e ci ricorda cosa significhi restare umani nel periodo meno umanizzante della storia».
Frankenstein diventa così un manifesto politico e poetico. Non un orrore in costume, ma un melodramma rock, vibrante di rosso e nero, di corpi feriti e anime in cerca di amore. È un film che mette in scena l’ansia dell’adolescenza, la ribellione contro Dio e il capitalismo, le domande radicali che bruciano e non trovano risposta. E del Toro dissemina segni: la catena del gilet del comandante della nave danese che muta da gemma ad ancora, il dettaglio che divide.
Girato tra Toronto, Edimburgo e Glasgow, il film è una sinfonia visiva. La fotografia di Dan Laustsen alterna blu siderali e rossi sanguigni, luce artica e ombre gotiche. La scenografia di Tamara Deverell costruisce laboratori circolari, navi meccaniche oscillanti, castelli che ricordano Barry Lyndon e Crimson Peak.
Tutto è reale: set colossali, protesi, navi meccaniche. Del Toro ha rifiutato il digitale per far vibrare ogni materia di carne e ferro. Ne nasce un cinema che sembra inciso nella pietra, che restituisce al gotico la sua monumentalità.
Visionari i primi esperimenti del barone: automi che sembrano risorgere dalle macchine anatomiche di Giuseppe Salerno, spaventose composizioni di vene e ossa. È il corpo che diventa teatro, il mostro che è difforme ma non deforme, immortale eppure terrorizzato dal suo stesso destino, come Borges avrebbe chiosato.
La colonna sonora di Alexandre Desplat accompagna il film come un requiem d’amore. Archi vorticosi, organi sacri, cori solenni. Un tema che oscilla tra il lirico e il folle, capace di trasformare il dolore di Victor in musica e dare voce alla creatura. La partitura diventa un altro corpo vivo, che respira insieme ai personaggi, una preghiera che si fa eco di eternità.
Per del Toro, Frankenstein è una resa dei conti personale: un film che conclude un ciclo iniziato con Cronos e proseguito con Il labirinto del fauno e La forma dell’acqua. Un film che chiede: «Chi siamo quando siamo soli? Cosa resta quando la perfezione crolla?».
E nel confronto tra Victor e la creatura, torna la frase che chiude il film: «Nella vita il cuore umano è spezzato, ma anche con il cuore spezzato si vive».
Foto: EFE-EPA-Riccardo Antimiani e Invision-AP-Lapresse Alessandra Tarantino
A San Francisco l’Italian Film Festival di Marin County
scritto da Fatti Nostri | 18 Ottobre 2025
Nato come una presentazione informale e unica di film italiani in un’aula universitaria, l’Italian Film Festival of Marin County è cresciuto nel corso dei suoi 48 anni fino a diventare un appuntamento fisso nella Bay Area di San Francisco. Quest’anno, l’evento organizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco si terrà dal 27 settembre al 1° novembre presso l’Angelico Concert Hall.
Fin dall’inizio, è stato un lavoro d’amore per il suo direttore, Lido Cantarutti, sotto la cui direzione il programma ha incluso la partecipazione di registi e compositori italiani, personalità della comunità italiana e italo-americana, e un’atmosfera autenticamente italiana ad ogni presentazione.
Il programma prende il via sabato 27 settembre 2025 alle ore 16.30 con “Un mondo a parte” (A world apart), di Riccardo Milani con Antonio Albanese e Virginia Raffaele.
Michele, insegnante di scuola elementare, chiede il trasferimento da una scuola di quartiere abbandonata di Roma a una scuola (8 studenti) nel tranquillo villaggio di Rupe, in Abruzzo. Spera di poter fare la differenza. È un luogo idilliaco sia d’inverno che d’estate; tuttavia, a causa della mancanza di iscrizioni, la scuola è sull’orlo della chiusura. Inoltre, il villaggio rischia l’estinzione, poiché i giovani lo abbandonano per le città. Michele e Agnese, la vicepreside, credono che la soluzione possa risiedere nel reclutamento di famiglie ucraine e marocchine per l’immigrazione a Rupe.
Poi sabato 4 ottobre 2025 sempre ore 16.30 l’appuntamento è con “La scommessa – Una notte in corsia” (High stakes), di Giovanni Dota con Carlo Buccirosso e Lino Musella.
Il loro paziente sopravvivrà fino al mattino? Gli infermieri Angelo e Salvatore fanno una scommessa. In palio ci sono il posto per le vacanze di Natale e 200 euro. Salvatore passa la notte cercando di tenere in vita il paziente, mentre Angelo gioca sporco per assicurarsi di vincere la scommessa. In un ospedale praticamente deserto di Napoli durante il Ferragosto, tutto è concesso in ospedale, dalle frecciatine degli infermieri ai medici sotto cocaina, fino ai personaggi sospetti che si nascondono in reparto.
Si prosegue sabato 11 ottobre sempre alla stessa ora con “Io e il Secco” (My killer buddy), di Gianluca Santoni con Andrea Lattanzi, Francesco Lombardo e Barbara Ronchi.
Denni, un bambino di dieci anni, ha un padre violento e una madre che subisce i suoi abusi. Il bambino vuole salvare la madre e, quando la sua amica Eva gli dice che ha un cugino che fa il killer a pagamento, pensa di aver trovato la soluzione ideale. Così Denni si rivolge al cugino di Eva, soprannominato Secco, e gli ordina di uccidere suo padre, promettendogli un compenso che il bambino prenderà dalla cassaforte del padre. Secco non è particolarmente portato per questo tipo di lavoro. Tuttavia, i soldi gli farebbero comodo, quindi accetta l’incarico. La collaborazione porta a conclusioni inaspettate.
Poi ancora sabato 18 ottobre, con “10 giorni con i suoi” (When mom is away with the in-laws), di Alessandro Genovesi con Fabio de Luigi, Valentina Lodovini, Dino Abbrescia e Giulia Bevilacqua
Carlo e Giulia Rovelli si preparano a partire per la Puglia, dove la figlia maggiore Camilla, ora diciottenne, vuole trasferirsi per studiare all’università. Ma poiché il piano di Camilla è anche quello di andare a vivere con il suo fidanzato pugliese Antonio, Carlo è turbato e l’incontro con quelli che potrebbero diventare i suoi futuri suoceri è a rischio. Carlo, comportandosi come un elefante nel negozio di porcellane, si rende un ospite sgradito. “Ti presento la famiglia” all’italiana. Tratto dalla storia vera di Viola Ardone, Il cuore infrangibile.
Penultimo appuntamento con sabato 25 ottobre 2025 con il pluripremiato “C’è ancora domani” (There’s still tomorrow), di Paola Cortellesi con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea e Romana Maggiora Vergano.
In questa commedia drammatica ambientata a Roma nel secondo dopoguerra, una donna della classe operaia sogna un futuro migliore per sé e per la figlia, mentre subisce gli abusi del marito autoritario. Quando riceve una lettera misteriosa, scopre il coraggio di cambiare le circostanze della sua vita. Vincitore di sei Premi Oscar italiani e film italiano di maggior incasso post-pandemia.
Infine, sabato 1 novembre, ore 16.30, si chiude con “Trifole” (Truffles), di Gabriele Fabbro con Margherita Buy, Umberto Orsini, Ydalie Turk e “Birba” (il fedele cane da tartufo)
Dalia viene mandata a Londra, dove vive senza meta, a controllare suo nonno, un esperto tartufaio di nome Igor. Igor vive nelle Langhe, la terra del pregiatissimo Tartufo Bianco d’Alba. Inizialmente i due si scontrano, con Igor che corre gravi rischi finanziari e scambia abitualmente la nipote per la figlia Marta. Armati del suo fedele cane da tartufo Birba (“monello”), vanno alla ricerca del tartufo premiato che salverà la sua casa. (aise)