Costa Rica, dal 24 settembre una retrospettiva su Pietro Germi al Centro de Cine di San José
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
L’Ambasciata d’Italia in Costa Rica, in collaborazione con il Centro de Cine Costarricense, presenta una retrospettiva dedicata al celebre regista italiano Pietro Germi, che si terrà dal 24 al 27 settembre 2025 presso il Centro de Cine di San José. I film saranno presentati dal noto critico cinematografico Mario Giacomelli, che guiderà il pubblico alla scoperta dello stile e dell’impatto culturale di Germi. La retrospettiva inizia mercoledì 24 settembre con la proiezione del film “Il ferroviere” (1956) alle ore 19. Gli altri film in programma: giovedì 25 settembre – Divorzio all’italiana (1961); venerdì 26 settembre – Sedotta e abbandonata (1964); sabato 27 settembre – Signore e signori (1966). Tutte le proiezioni inizieranno alle ore 19. Per informazioni e prenotazioni scrivere a: segreteria.sanjose@esteri.it. (Inform)
Costarica: al Centro de Cine di San José la retrospettiva su Pietro Germi dell’Ambasciata
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
L’Ambasciata d’Italia a San Josè, in collaborazione con il Centro de Cine Costarricense, renderà omaggio al celebre regista italiano Pietro Germi con una retrospettiva che si terrà dal 24 al 27 settembre presso il Centro de Cine di San José.
I film saranno presentati dal noto critico cinematografico Mario Giacomelli, che guiderà il pubblico alla scoperta dello stile e dell’impatto culturale di Germi.
L’inaugurazione della rassegna si terrà alle ore 18.30 locali del 24 settembre, con un brindisi offerto dall’Ambasciata d’Italia prima della proiezione del film “Il ferroviere” (1956) alle ore 19:00.
La retrospettiva proseguirà con la proiezione nei giorni a seguire delle pellicole “Divorzio all’italiana” (1961), “Sedotta e abbandonata” (1964) e “Signore e signori” (1966).
Nato il 14 settembre 1914 a Genova e scomparso il 5 dicembre 1974, Pietro Germi è stato un importante regista, sceneggiatore e attore italiano. La sua carriera cinematografica è iniziata negli anni ’30, ma è negli anni ’60 che ha raggiunto il massimo della notorietà, diventando uno dei protagonisti del cinema italiano neorealista e della commedia all’italiana.
Germi è noto per la sua abilità nel mescolare elementi di commedia e dramma, affrontando temi sociali e morali con uno sguardo critico e ironico. Tra le sue opere più celebri si trovano “Divorzio all’italiana” (1961), che esplora le convenzioni sociali riguardanti il matrimonio e il divorzio, e “Sedotta e abbandonata” (1964), una satira sulla moralità e le tradizioni familiari.
Oltre a essere un maestro della regia, Germi ha saputo interpretare ruoli significativi nei suoi film, portando sullo schermo personaggi complessi e sfumati. La sua capacità di ritrarre la società italiana con realismo e ironia ha influenzato molti cineasti successivi.
Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’Oscar per il miglior film straniero per “Divorzio all’italiana”. La sua eredità nel cinema rimane viva, con opere che continuano a essere celebrate per la loro incisività e il loro umorismo, rendendolo una figura chiave nella storia del cinema italiano. (aise)
È morto Robert Redford: l’attore e regista se ne va a 89 anni
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
È morto a 89 anni Robert Redford. L’attore e regista se ne è andato nel sonno nella sua casa nello Utah. A darne notizia è il New York Times, riportando un comunicato di Cindi Berger, amministratore delegato dell’agenzia pubblicitaria Rogers & Cowan PMK.
Icona di Hollywood, Redford ha segnato la storia del cinema con film come “Tutti gli uomini del presidente”, “A piedi nudi nel parco”, “I tre giorni del Condor”, “La mia Africa”. Negli ultimi anni le apparizioni erano state sempre meno, l’ultima in “Avengers: Endgame”, il film Marvel che lo ha visto nel ruolo del segretario Alexander Pierce. Tra i film in carriera anche “Proposta indecente”, “Il Grande Gatsby”, “Il Cavaliere Elettrico”. Il debutto, invece, era avvenuto nei primi Anni 60. Due gli Oscar ricevuti: uno nel 1981 nella categoria Miglior regista per “Gente comune”, il secondo nel 2002 alla carriera.
L’amore per il cinema ha, inoltre, fatto nascere, nel 1981, del Sundance Institute. Redford fonda l’organizzazione non-profit con sede a Park City, Utah, per supportare il lavoro dei cineasti indipendenti, con sovvenzioni agli aspiranti professionisti del cinema . All’istituto è legato il Sundance Film Festival.
Redford lascia la moglie Sibylle Szaggars, artista tedesca di 20 anni più giovane sposata nel 2009. Nel 1958 il primo matrimonio con Lola Van Wagenen, dalla quale ha 3 figli: Scott (1959), che muore due mesi dopo per una sindrome letale infantile, Shauna (1960) e James (1962), quest’ultimo stroncato da un tumore nel 2020. La terza figlia, Amy, nasce nel 1970. Il divorzio arriva nel 1985.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Messico. Frankenstein di Guillermo del Toro, un mostro in Mostra a Venezia
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
«Così il cuore si spezzerà, eppure spezzato vivrà», scriveva Lord Byron. Ed è con questa ferita che si apre Frankenstein di Guillermo del Toro, presentato alla Mostra di Venezia e in arrivo su Netflix dal 7 novembre. Non un semplice adattamento del romanzo di Mary Shelley, ma una liturgia gotica che è insieme confessione personale e summa del cinema del regista messicano.
Del Toro stesso lo ha detto: «È più di un sogno, è una religione». Per lui, i mostri sono santi patroni, compagni segreti di chi si sente fuori posto. E qui il mostro di sempre diventa specchio della nostra umanità, fragile e imperfetta.
Ambientato tra la guerra di Crimea e i ghiacci dell’Artico, il film segue il brillante Victor Frankenstein (Oscar Isaac), scienziato-artista con l’energia di una celebrità decaduta, ossessionato dall’idea di sfidare la morte. La sua creatura (Jacob Elordi), concepita come un mosaico di cadaveri mutilati, non nasce per suscitare orrore, ma compassione: una statua di alabastro incrinata, un Prometeo ricomposto che porta in sé la bellezza e l’orrore della vita.
Del Toro rifiuta le cuciture mostruose della tradizione: «Non volevo che fosse un cadavere mutilato. Victor non è un macellaio, voleva l’uomo perfetto». La creatura diventa bambino, filosofo, soldato risorto, figura tragica e sublime.
Il cuore pulsante del film è la relazione tra Victor e la creatura: padre e figlio, carnefice e vittima, specchi deformanti dello stesso dolore. Oscar Isaac restituisce un Victor fragile e mostruoso insieme: «un tiranno che si crede vittima», come lo definisce del Toro.
Jacob Elordi, invece, porta nella creatura l’innocenza di un neonato e la gravità di un filosofo, muovendosi con lentezza rituale, ispirata alla danza Butoh. È un corpo che impara a esistere, un cane fedele tradito, un angelo caduto. La loro fratellanza spezzata diventa metafora del trauma che attraversa generazioni, dei padri che non sanno amare e dei figli che cercano una guida.
Accanto a loro, Mia Goth è Elizabeth, creatura eterea e ultraterrena, attratta dal mondo naturale come un’entomologa di anime. È il cuore luminoso di un film immerso nell’oscurità, specchio della madre perduta di Victor e promessa mai mantenuta di amore. La sua presenza, fragile e tagliente, ricorda che nessun mostro nasce da solo: è la società a renderlo tale.
Basta guardare gli abiti verdi con tocchi di viola che sfoggia: scream queen contemporanea e sontuosa, capace di rivoluzionare l’ideale della promessa sposa. Nei suoi sguardi c’è maestà, dignità, forza, ma anche la libertà di dire che l’anima vive solo nel libero arbitrio. Come le farfalle amate da del Toro: magnifiche, ma sempre destinate alla gabbia o allo spillo, prigioniere di una collezione.
Del Toro ha dichiarato: «Il film mostra il nostro diritto all’imperfezione e ci ricorda cosa significhi restare umani nel periodo meno umanizzante della storia».
Frankenstein diventa così un manifesto politico e poetico. Non un orrore in costume, ma un melodramma rock, vibrante di rosso e nero, di corpi feriti e anime in cerca di amore. È un film che mette in scena l’ansia dell’adolescenza, la ribellione contro Dio e il capitalismo, le domande radicali che bruciano e non trovano risposta. E del Toro dissemina segni: la catena del gilet del comandante della nave danese che muta da gemma ad ancora, il dettaglio che divide.
Girato tra Toronto, Edimburgo e Glasgow, il film è una sinfonia visiva. La fotografia di Dan Laustsen alterna blu siderali e rossi sanguigni, luce artica e ombre gotiche. La scenografia di Tamara Deverell costruisce laboratori circolari, navi meccaniche oscillanti, castelli che ricordano Barry Lyndon e Crimson Peak.
Tutto è reale: set colossali, protesi, navi meccaniche. Del Toro ha rifiutato il digitale per far vibrare ogni materia di carne e ferro. Ne nasce un cinema che sembra inciso nella pietra, che restituisce al gotico la sua monumentalità.
Visionari i primi esperimenti del barone: automi che sembrano risorgere dalle macchine anatomiche di Giuseppe Salerno, spaventose composizioni di vene e ossa. È il corpo che diventa teatro, il mostro che è difforme ma non deforme, immortale eppure terrorizzato dal suo stesso destino, come Borges avrebbe chiosato.
La colonna sonora di Alexandre Desplat accompagna il film come un requiem d’amore. Archi vorticosi, organi sacri, cori solenni. Un tema che oscilla tra il lirico e il folle, capace di trasformare il dolore di Victor in musica e dare voce alla creatura. La partitura diventa un altro corpo vivo, che respira insieme ai personaggi, una preghiera che si fa eco di eternità.
Per del Toro, Frankenstein è una resa dei conti personale: un film che conclude un ciclo iniziato con Cronos e proseguito con Il labirinto del fauno e La forma dell’acqua. Un film che chiede: «Chi siamo quando siamo soli? Cosa resta quando la perfezione crolla?».
E nel confronto tra Victor e la creatura, torna la frase che chiude il film: «Nella vita il cuore umano è spezzato, ma anche con il cuore spezzato si vive».
Foto: EFE-EPA-Riccardo Antimiani e Invision-AP-Lapresse Alessandra Tarantino
A San Francisco l’Italian Film Festival di Marin County
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
Nato come una presentazione informale e unica di film italiani in un’aula universitaria, l’Italian Film Festival of Marin County è cresciuto nel corso dei suoi 48 anni fino a diventare un appuntamento fisso nella Bay Area di San Francisco. Quest’anno, l’evento organizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco si terrà dal 27 settembre al 1° novembre presso l’Angelico Concert Hall.
Fin dall’inizio, è stato un lavoro d’amore per il suo direttore, Lido Cantarutti, sotto la cui direzione il programma ha incluso la partecipazione di registi e compositori italiani, personalità della comunità italiana e italo-americana, e un’atmosfera autenticamente italiana ad ogni presentazione.
Il programma prende il via sabato 27 settembre 2025 alle ore 16.30 con “Un mondo a parte” (A world apart), di Riccardo Milani con Antonio Albanese e Virginia Raffaele.
Michele, insegnante di scuola elementare, chiede il trasferimento da una scuola di quartiere abbandonata di Roma a una scuola (8 studenti) nel tranquillo villaggio di Rupe, in Abruzzo. Spera di poter fare la differenza. È un luogo idilliaco sia d’inverno che d’estate; tuttavia, a causa della mancanza di iscrizioni, la scuola è sull’orlo della chiusura. Inoltre, il villaggio rischia l’estinzione, poiché i giovani lo abbandonano per le città. Michele e Agnese, la vicepreside, credono che la soluzione possa risiedere nel reclutamento di famiglie ucraine e marocchine per l’immigrazione a Rupe.
Poi sabato 4 ottobre 2025 sempre ore 16.30 l’appuntamento è con “La scommessa – Una notte in corsia” (High stakes), di Giovanni Dota con Carlo Buccirosso e Lino Musella.
Il loro paziente sopravvivrà fino al mattino? Gli infermieri Angelo e Salvatore fanno una scommessa. In palio ci sono il posto per le vacanze di Natale e 200 euro. Salvatore passa la notte cercando di tenere in vita il paziente, mentre Angelo gioca sporco per assicurarsi di vincere la scommessa. In un ospedale praticamente deserto di Napoli durante il Ferragosto, tutto è concesso in ospedale, dalle frecciatine degli infermieri ai medici sotto cocaina, fino ai personaggi sospetti che si nascondono in reparto.
Si prosegue sabato 11 ottobre sempre alla stessa ora con “Io e il Secco” (My killer buddy), di Gianluca Santoni con Andrea Lattanzi, Francesco Lombardo e Barbara Ronchi.
Denni, un bambino di dieci anni, ha un padre violento e una madre che subisce i suoi abusi. Il bambino vuole salvare la madre e, quando la sua amica Eva gli dice che ha un cugino che fa il killer a pagamento, pensa di aver trovato la soluzione ideale. Così Denni si rivolge al cugino di Eva, soprannominato Secco, e gli ordina di uccidere suo padre, promettendogli un compenso che il bambino prenderà dalla cassaforte del padre. Secco non è particolarmente portato per questo tipo di lavoro. Tuttavia, i soldi gli farebbero comodo, quindi accetta l’incarico. La collaborazione porta a conclusioni inaspettate.
Poi ancora sabato 18 ottobre, con “10 giorni con i suoi” (When mom is away with the in-laws), di Alessandro Genovesi con Fabio de Luigi, Valentina Lodovini, Dino Abbrescia e Giulia Bevilacqua
Carlo e Giulia Rovelli si preparano a partire per la Puglia, dove la figlia maggiore Camilla, ora diciottenne, vuole trasferirsi per studiare all’università. Ma poiché il piano di Camilla è anche quello di andare a vivere con il suo fidanzato pugliese Antonio, Carlo è turbato e l’incontro con quelli che potrebbero diventare i suoi futuri suoceri è a rischio. Carlo, comportandosi come un elefante nel negozio di porcellane, si rende un ospite sgradito. “Ti presento la famiglia” all’italiana. Tratto dalla storia vera di Viola Ardone, Il cuore infrangibile.
Penultimo appuntamento con sabato 25 ottobre 2025 con il pluripremiato “C’è ancora domani” (There’s still tomorrow), di Paola Cortellesi con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea e Romana Maggiora Vergano.
In questa commedia drammatica ambientata a Roma nel secondo dopoguerra, una donna della classe operaia sogna un futuro migliore per sé e per la figlia, mentre subisce gli abusi del marito autoritario. Quando riceve una lettera misteriosa, scopre il coraggio di cambiare le circostanze della sua vita. Vincitore di sei Premi Oscar italiani e film italiano di maggior incasso post-pandemia.
Infine, sabato 1 novembre, ore 16.30, si chiude con “Trifole” (Truffles), di Gabriele Fabbro con Margherita Buy, Umberto Orsini, Ydalie Turk e “Birba” (il fedele cane da tartufo)
Dalia viene mandata a Londra, dove vive senza meta, a controllare suo nonno, un esperto tartufaio di nome Igor. Igor vive nelle Langhe, la terra del pregiatissimo Tartufo Bianco d’Alba. Inizialmente i due si scontrano, con Igor che corre gravi rischi finanziari e scambia abitualmente la nipote per la figlia Marta. Armati del suo fedele cane da tartufo Birba (“monello”), vanno alla ricerca del tartufo premiato che salverà la sua casa. (aise)
Città del Messico ospita la Settimana del Cinema Italiano
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
L’Istituto italiano di cultura di Città del Messico, in collaborazione con la Cineteca Nazionale del Paese latinoamericano, inaugurerà domani la quarta edizione della Settimana del cinema italiano.
Dal 20 al 28 agosto saranno proiettati 10 film recenti «che mettono in mostra la diversità, il talento e la vitalità della nostra settima arte», si legge in una nota.
La rassegna si apre con la pellicola Berlinguer. La grande ambizione, diretta da Andrea Segre. Il film esplora la vita personale e pubblica di Enrico Berlinguer, segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla sua morte nel 1984, considerato una delle figure politiche più influenti del XX secolo.
Interpretata da Elio Germano, premiato per questo lungometraggio come miglior attore ai David di Donatello e al Festival del Cinema di Roma, la produzione invita gli spettatori a riflettere sull’importante tema della politica come servizio pubblico.
Tutte le proiezioni si svolgeranno presso la sede di Città del Messico della Cineteca (Av. México-Coyoacán 389, Xoco, Benito Juárez, Ciudad de México).
Gli orari e i titoli sono soggetti a modifiche. Consulta il programma aggiornato sul sito web della Cineteca Nacional. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in spagnolo. I biglietti sono disponibili al botteghino o online, secondo le tariffe della sede.
Immagini: Istituto italiano di cultura
puntodincontro.mx
Cinque film italiani in concorso alla Mostra di Venezia. Arriva Julia Roberts
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2023 FESTIVAL
Sono cinque i film italiani che concorreranno all’82esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 27 agosto al 6 settembre. Si tratta di “La grazia” di Paolo Sorrentino, che aprirà il festival, “Elisa” di Leonardo di Costanzo, “Duse” di Pietro Marcello, “Un film fatto per Bene” di Franco Maresco e “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi.
Partecipa “Fuori concorso”, invece, Luca Guadagnino con “After the hunt: Dopo la caccia”. Tra i protagonisti Julia Roberts che, per la prima volta, sarà sul red carpet del festival. Sempre “Fuori concorso” gli italiani Andrea Di Stefano con “Il maestro”, Antonio Capuano con “L’isola di Andrea”, Paolo Strippoli con “La valle dei sorrisi” e Virgilio Villoresi con “Orfeo”.
Ancora Italia nella sezione Orizzonti in concorso con “Il rapimento di Arabella” di Carolina Cavalli e “Un anno di scuola” di Laura Samani.
FRANCESCO DE GREGORI, PIERO PELÙ E NINO D’ANGELO: LA MUSICA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Alla Biennale di Venezia ci sarà anche la musica nostrana. Verranno presentati “Fuori Concorso” “Nevergreen” di Stefano Pistolini su Francesco De Gregori, “Piero Pelù: rumore dentro” di Francesco Fei e “Nino. 18 giorni” di Toni D’Angelo.
FRANCESCO DE GREGORI
Il primo parte dal progetto ideato da De Gregori che lo ha visto suonare per un mese, tutte le sere, in un piccolo teatro di Milano, l’Out Off, presentando le canzoni meno conosciute del proprio repertorio – o addirittura le “perfette sconosciute”, le nevergreen, mai insignite del titolo di “evergreen” – ogni volta con una scaletta diversa, condividendone alcune con degli ospiti a sorpresa. Poi è arrivata l’idea di farne un film. Una pellicola immersa dentro la sua musica, capace di muoversi tra quelle canzoni, nella penombra del teatro, nelle emozioni delle serate e degli incontri estemporanei. Hanno partecipato Malika Ayane, Elisa, Jovanotti, Ligabue e Zucchero.
Dopo Venezia 82, “Nevergreen” sarà poi al cinema come evento speciale per Nexo Studios dall’11 al 17 settembre. Le prevendite apriranno ufficialmente a partire dal giorno 8 agosto e l’elenco delle sale sarà disponibile sul sito nexostudios.it.
PIERO PELÙ
Con soggetto e sceneggiatura di Piero Pelù,il secondo filmè prodotto da ApneaFilm, NexoStudios e DNAAudiovisivi, realizzato grazie a TEG, e arriverà nei cinema italiani solo il 10, l’11 e il 12novembre.
Nell’ottobre 2022, durante una sessione di registrazione, un improvviso shock acustico – causato da un errore tecnico nel cambio di cuffie – ha fatto svenire Piero Pelù, provocando un danno permanente al nervo acustico con il quale Piero combatte psicologicamente da allora. L’incidente ha portato la cancellazione di un tour già programmato e il rischio di dover sospendere ogni attività artistica legata alla musica live di Pelù.
Il “rumore dentro” di Piero diventa così un’occasione forzata per fermarsi, ritrovarsi, ricostruirsi, rigenerarsi e scrivere un nuovo album dedicato ai Deserti interiori attraverso una full immersion nel proprio mondo interiore: la famiglia, la libertà, gli amici (tra cui i Litfiba), il viaggio e naturalmente la musica sono gli elementi intorno cui uno dei personaggi più importanti della scena rock italiana ricostruisce e ritrova la sua strada. Il film si arricchisce anche di una selezione sorprendente dallo sconfinato archivio in pellicola e video prodotto da Piero dagli albori del suo viaggio musicale fino ad oggi.
Scandito dal viaggio spirituale di Pelù verso il pellegrinaggio annuale dei gitani a Saintes-Maries-de- la-Mer, in Camargue, in onore di Santa Sarah la Nera protettrice dei viaggiatori – il cui nome è tatuato su entrambi gli avambracci dell’artista – “Piero Pelù. Rumore dentro” si trasforma in un road movie e insieme in una riflessione su oltre quarant’anni vissuti “Off road”, come figura intellettualmente libera, libertaria e coraggiosa della scena artistica e musicale italiana.
Segnato da una forte depressione dopo l’incidente, Pelù trova nella sua musa di sempre – la musica – la via per rinascere. “Ne sto uscendo con le unghie e con i denti – racconta Piero – Ho riversato l’anima, ho scritto brani nuovi, potenti, e riscoperto idee dimenticate nel mio archivio infinito”.
NINO D’ANGELO
ll film documentario su Nino D’angelo, diretto dal figlio Toni, è un racconto intenso e toccante che scava nell’anima di un artista capace di attraversare generi, palcoscenici e generazioni, restando sempre fedele alle proprie radici.
Nino D’Angelo, negli anni ’80, è stato il caschetto biondo più famoso d’Italia dopo Raffaella Carrà. Oggi non ha più il caschetto e non fa più quelle canzoni che lo resero famoso allora, come “’Nu jeans e ‘na maglietta”. I suoi capelli si sono ingrigiti, anche se glieli taglia lo stesso barbiere che inventò il caschetto. Vive a Roma, circondato dalla sua numerosa famiglia, e la sua musica – che compone in un piccolo studio sulla Cassia – ha il suono del Mediterraneo. L’ultimo concerto allo Stadio Maradona di Napoli è un saluto definitivo agli anni ‘80, al caschetto, a quel tipo di musica. A vivere con lui questo momento, nascosto dietro un telefonino, suo figlio, Toni, regista. Lo incalza con le domande, registra tutto, anche e soprattutto i momenti più intimi. Chi era suo padre negli anni’ 80? Com’è arrivato al successo e al benessere dalla povertà più assoluta? E perché, una volta raggiunto il successo, nel bel mezzo degli anni ’80, quando Toni era piccolo, hanno dovuto abbandonare la città che aveva reso celebre suo padre?
Foto dal sito di Nexo Digital
Per trovare risposta a queste domande, con “Nino. 18 Giorni” Toni D’Angelo segue suo padre in giro per l’Italia, durante le tappe del suo tour “I miei meravigliosi anni ‘80” o l’organizzazione di nuovi eventi, e, allo stesso tempo, lo riporta nei luoghi della sua infanzia: San Pietro a Patierno, il quartiere di Napoli in cui è cresciuto, e Casoria, paese alle porte di Napoli dove è diventato uomo, cantante e padre. Il pretesto per iniziare questo viaggio sono i 18 giorni in cui Nino era a Palermo: quando Toni nacque, Nino era lì, in scena con la prima sceneggiata che lo rese noto. Un successo inaspettato, che si protrasse a lungo, e che ritardò di 18 giorni la conoscenza fra padre e figlio. Quei 18 giorni che, con questo viaggio, hanno cercato di recuperare per riscoprirsi, oggi che Toni è padre a sua volta.
Prodotto da Isola Produzioni s.r.l. con Rai Cinema, MAD Entertainment e Stefano Francioni Produzioni e realizzato con il contributo del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della cultura, ‘’Nino. 18 Giorni” arriverà nei cinema italiani in autunno distribuito da Nexo Studios in collaborazione con il media partner MYmovies.
Agenzia DIRE- www.dire.it
Renato Pozzetto compie 85 anni: alla festa tra amici e parenti anche Massimo Boldi
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
Renato Pozzetto ha tagliato il traguardo degli 85 anni. L’attore e comico è nato il 14 luglio 1940 a Milano. Ieri sera, ha festeggiato tra amici e parenti a Laveno-Mombello, comune, situato sulle rive del Lago Maggiore in provincia di Varese. A documentare le celebrazioni che si sono concluse con l’immancabile taglio della torta, è stato Massimo Boldi.
Su Instagram, l’attore – che invece compirà 80 anni il prossimo 23 luglio – ha pubblicato un video che mostra Pozzetto che, circondato dagli affetti che gli cantano “Tanti auguri”, si appresta a spegnere le candeline. In un altro post di Massimo Boldi, i due attori sono immortalati insieme ad Andrea Pucci, anche lui presente alla serata.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Hollywood. L’Italia nella Walk of Fame con Franco Nero e Carlo Rambaudi
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
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Hollywood omaggerà il celebre attore italiano, simbolo dello Spaghetti Western, Franco Nero. A lui sarà infatti dedicata il prossimo anno una “Stella” sul marciapiede più famoso di Los Angeles, la Walk of Fame di Hollywood. L’annuncio è arrivato dalla Camera di Commercio di Hollywood, che, tra i 35 protagonisti dello spettacolo, ha deciso di rendere omaggio con una Stella anche a Carlo Rambaldi, creatore di ET e Alien e vincitore di tre premi Oscar per gli effetti speciali, scomparso nel 2012.
A perorare la causa di Rambaldi è stato il Comitato del centenario della nascita dell’artista, di cui fanno parte la giornalista e produttrice Silvia Bizio, la cavaliere della Repubblica Anna Manunza e la produttrice Raffaella De Laurentiis, tutte residenti a Los Angeles.
La candidatura è stata inoltrata da Cinecittà e dal Ministero della Cultura. “Molto felice di questo onore conferito a un grande italiano, che ha insegnato al mondo come creare gli effetti speciali”, si è detta la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni. “nei nostri cuori sarà per sempre il creatore di ET”, ha aggiunto.
Sempre Bergonzoni ha parlato di “orgoglio italiano” per Franco Nero, che sarà premiato dalla Camera di Commercio di Hollywood con la stella sulla Hollywood Walk of Fame nella categoria Motion Pictures a febbraio 2026, in occasione della undicesima edizione del Festival Filming Italy – Los Angeles, organizzato da Tiziana Rocca insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles.
Proprio a Tiziana Rocca si deve il riconoscimento a Franco Nero: “solo un anno fa ne avevo parlato” con lei la sottosegretaria Borgonzoni, “condividendo l’importanza che questo attore ha avuto nella storia del cinema e di alcuni generi come gli spaghetti western. La ringrazio per il lavoro fatto”.
Franco Nero vanta una carriera straordinaria che attraversa oltre sei decenni di storia cinematografica internazionale: indimenticabile nel ruolo di Django, che lo ha consacrato come leggenda del western all’italiana, Franco Nero ha interpretato più di 200 film, lavorando con i più grandi registi del panorama mondiale e dimostrando di essere un attore carismatico, intenso e versatile. (aise)
Addio ad Alvaro Vitali, il Pierino del cinema italiano
scritto da Fatti Nostri | 22 Settembre 2025
Addio ad Alvaro Vitali. L’attore romano è morto oggi all’età di 75 anni. Era stato ricoverato in ospedale due settimane fa per una broncopolmonite recidiva.
Famoso per le commedie sexy all’italiana in particolare negli anni ‘70 e ’80, aveva recitato anche con Federico Fellini.
Fu proprio il grande regista riminese a scoprirlo durante un provino. L’esordio cinematografico nel 1969 con una piccola parte in “Fellini Satyricon” poi ancora in “I clowns” e “Roma”. Poi recitò in “Polvere di stelle”, diretto e interpretato da Alberto Sordi, e ancora con Fellini in “Amarcord”.
Dalla metà degli anni ‘70 comincia a partecipare a quelle che furono poi definite le commedie sexy all’italiana. Questi film gli danno notorietà e diventa protagonista di una serie di pellicole in cui interpreta Pierino: esattamente il personaggio immaginario che storicamente compare in numerose barzellette della tradizione italiana. Tra i film ricordiamo “Pierino contro tutti” e “Pierino colpisce ancora”.
Con la fine dell’epoca di quel tipo di commedie, Vitali passa un periodo di diversi anni lontano dai riflettori per poi tornare in televisione, in particolare con l’imitazione di Jean Todt, all’epoca direttore sportivo della Ferrari.