E’ morto l’attore James Caan, aveva 82 anni

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caan fg 0707È morto James Caan. L’attore statunitense aveva 82 anni. “Con grande dolore vi annunciamo il decesso di Jimmy, avvenuto nella serata del 6 luglio. La famiglia apprezza l’ondata di affetto e le sentite condoglianze, chiede di continuare a rispettare la privacy in questo momento difficile”, annuncia la famiglia. In carriera Caan ha interpretato Sonny Corelone in Il padrino di Francis Ford Coppola, guadagnandosi la nomination all’Oscar per il miglior attore non protagonista. Nel 1990 ha recitato in Misery non deve morire accanto a Kathy Bates che ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista.

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Gianluca Zoppa, un cineasta italiano alla conquista della Cina

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gz 02Settecento anni dopo Marco Polo, la Cina è sempre più “vicina” e sono ormai diverse migliaia gli italiani che si sono stabiliti nel Paese asiatico, si sono formati una famiglia e sono integrati nel settore produttivo cinese.

Gianluca Zoppa, a differenza dell’illustre viaggiatore veneziano, non è un mercante e nemmeno un calciatore, alla stregua dei nostri campioni che hanno fatto fortuna militando nelle varie squadre cinesi di calcio.

Gianluca, milanese, 53 anni, la sua “via della seta” l’ha percorsa nel cinema, un settore che in Cina sta crescendo enormemente e che “sta migliorando sempre di più” spiega Gianluca.

Non predilige interpretare personaggi particolari “perché c’è sempre qualcosa di diverso nei ruoli che ho interpretato. È quando il carattere, le battute e tutto il resto arrivano dritto al mio cuore che nasce l’amore per quella interpretazione e quel personaggio”.

In Cina Zoppa ha trovato anche l’amore di Wei WenQing, che gli ha dato una figlia di 15 anni, Olivia.

Gianluca ha un altro figlio, Alessandro, di 28 anni, nato dal suo primo matrimonio in Italia.

“Da quando avevo vent’anni ho sempre fatto pubblicità televisive – racconta – Nel maggio del 2017 un agente di Pechino mi offri una piccola parte in un cortometraggio/commerciale dove impersonavo il “braccio destro di un trafficante di armi”. Un mese dopo, ho avuto un altro piccolo ruolo in una commissione UN. A quel punto mi resi conto che, se volevo continuare a fare l’attore, mi servivano delle basi più solide, quindi decisi d’iscrivermi a un corso di recitazione a Los Angeles. Per non aggravare economicamente questo periodo di pausa, decisi di vendere un orologio che avevo acquistato anni prima e, con il ricavato, coprire le spese necessarie senza intaccare i risparmi di famiglia”.

Arrivato nel Paese asiatico, prima di dedicarsi al cinema, Zoppa aveva svolto diversi lavori, in settori totalmente diversi dalla recitazione.

Due anni dopo quella “piccola parte” nel cortometraggio commerciale, nell’ottobre del 2019 Gianluca Zoppa finanzia e realizza il suo primo cortometraggio, “Luca”, che ha completato nel luglio del 2020. Due mesi prima aveva iniziato il suo secondo lavoro personale, un altro cortometraggio, “Jing”, terminato nell’aprile dell’anno scorso.

“Sono state delle esperienze bellissime, molto positive – confessa – Ho voluto provare a stare anche dall’altra parte della “barricata” per provare nuove sensazioni e capire cosa provano e vogliono le persone che stanno di fronte a me durante le interpretazioni artistiche”.

luca short“Luca, un padre di famiglia italiano – racconta Zoppa – Dopo vent’anni di fedele servizio, si ritrova senza lavoro e con un bambino in arrivo. Allora si rimette in gioco accettando un lavoro in Cina. Le abitudini e la cultura che si è lasciato alle spalle si scontrano con quelle del suo nuovo Paese costringendolo a numerosi sacrifici. La lontananza e la mancanza della famiglia gli fanno incontrare Mr. Chen, un amico improbabile, divertente e competitivo che, come Luca, affronta con coraggio i momenti di solitudine che vive chi cerca un riscatto. Purtroppo una malattia colpirà improvvisamente uno dei due, ponendo fine alla loro profonda amicizia.

Partendo da una storia vera – prosegue Gianluca –  ho realizzato un corto di 20 minuti per poter partecipare a festival di tutto il mondo. A questo progetto hanno preso parte, con devozione e dedizione, più di 80 persone, che si sono innamorate delle traversie del protagonista. Il soggetto non è certo facile, ma le vicissitudini del personaggio principale, come per magia, rispecchiavano il mio vissuto (fortunatamente non del tutto) e così “LUCA” è diventato la mia ossessione e il desiderio di rendergli onore mi ha spinto sino a qui”.

“La produzione del cortometraggio – spiega Zoppa – è colma di momenti difficili, indimenticabili e intensi: l’unione di molte persone, la ricerca delle locations, il micro budget a disposizione e la generosità di molti. Sette lingue diverse mixate in 20 minuti… Ne avrei aggiunte altre… È stato bello creare questa miscela multietnica di culture e dialetti”.

Il film, sottolinea, è dedicato a tutte le persone che, come lui, hanno cercato la propria fortuna in un paese lontano come la Cina.

“Ho voluto celebrare la vita dei molti uomini che, travolti dalla crisi, sono espatriati, riuscendo con fatica e abnegazione, a ricostruirsi un futuro, contribuendo, al tempo stesso, alla crescita e allo sviluppo dell’industria cinese”.

screen shot 2022 06 30 at 7.09.13 amIn “Jing” la brutalità, l’amore vile e il drammatico intreccio del destino sono gli elementi di una storia dal finale sconcertante.

Il cortometraggio racconta di una donna sola, vittima di violenza fisica e psicologica. La povertà e la mancanza di un supporto familiare costringono la giovane ad abbandonare suo figlio.

Il film narra una storia reale, abbracciando tematiche che lacerano le emozioni quotidiane. L’abbandono, la violenza, lo sfruttamento e le disuguaglianze di genere si mescolano nella narrazione.

“Ho voluto mettere in scena il sentimento d’impotenza che molte donne devono affrontare nella loro vita, costrette, il più delle volte, a soccombere alle prepotenze di una realtà senza scrupoli. Jing è obbligata a cercare la speranza lontana dalla sua terra, sfruttata quotidianamente dalla legge del profitto e tradita dalle promesse di un uomo. Nel suo totale isolamento psicologico, Jing desidera riprendersi la cosa più importante del suo passato. La sua ricerca, però, la porta a scontrarsi con la violenza della realtà”.

gz 03E le soddisfazioni che il cinema cinese sta dando a Gianluca Zoppa sono moltissime: “È bellissima la fase di costruzione di un carattere e il risultato finale viene da sé” afferma.

Nei prossimi mesi il nostro connazionale si dedicherà a completare due film iniziati da poco e di cui non sono ancora state completate le riprese.

“Insieme alla produzione, sto valutando un “nuovo” ruolo per TV serie e lavoro su due cortometraggi che sono in parte ancora nella mia mente/matita – confida – Oltre a tutto questo, ho diverse richieste di video/casting anche da altri mercati, in particolare in Europa, in America e in Australia”.

E da perfetto “orientale” nel suo tempo libero gli piace effettuare esercizi di rilassamento e memoria, leggere, “guardare le persone di tutti i giorni e scoprire nuovi atteggiamenti e modi di comportarsi” per farne magari, aggiungiamo noi, la fonte d’ispirazione per sue nuove produzioni di successo.




Luca Argentero: “Ci siamo preparati per ‘Doc’ grazie ai medici del ‘Gemelli’”

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luca argentero e1656431995193“Per la preparazione di ‘Doc‘ io e tutto il cast abbiamo frequentato il Policlinico Gemelli di Roma, il professor Raffaele Landolfi, direttore del Gemelli Training Center di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, si è occupato di noi consentendoci di andare con i medici a fare il giro delle visite. Abbiamo indossato il camice e la mascherinaci siamo nascosti tra le fila, e abbiamo osservato le dinamiche della scala gerarchica, in particolare come si rapportano tra loro primario, strutturato e specializzando. È stata un’esperienza incredibilmente utile, non tanto dal punto di vista pratico perché sul set c’è sempre qualcuno che ci dice cosa e come dobbiamo farlo, ma soprattutto per capire come si parlano tra loro i medici. In sostanza abbiamo visto come vive, respira e parla un reparto”. Luca Argentero, protagonista della fiction ‘Doc, nelle tue mani’, lo ha raccontato alla Dire in occasione della presentazione, questo pomeriggio a Roma, della nuova generazione di simulatori Simbodies della Accurate in uso al Gemelli Training Center.

Argentero, uno dei dottori più amati della televisione, ha partecipato all’evento, condotto da Landolfi, testando con mano i manichini iperrealistici che hanno l’obiettivo di aiutare medici e specializzandi nell’apprendimento di manovre e procedure chirurgiche in situazioni molto simili alla realtà (anche delle emergenze), per imparare in sicurezza manovre mediche, rianimatorie e chirurgiche, anche in condizioni ad elevato impatto emotivo.

“È incredibile- ha osservato l’attore- l’evoluzione che è stata fatta in due anni e mezzo (da quando sono iniziate le riprese di ‘Doc’) nell’ambito della simulazione e oggi per me è stato impressionante vedere il livello di realismo a cui può arrivare la formazione”.

AL GEMELLI FORMAZIONE CON MANICHINI IPERREALISTICI E REALTÀ VIRTUALE

Formare i giovani medici in maniera sempre più moderna ed efficace, tenendo conto sia dell’emotività che bisogna imparare a gestire in situazioni emergenziali, sia dell’importanza del saper lavorare ‘in squadra’. Questo l’obiettivo della una nuova generazione di simulatori Simbodies della Accurate presentata questo pomeriggio al Gemelli Training Center di Roma.

“Studenti e specializzandi- spiega Landolfi- devono avere solide conoscenze teoriche ma, prima di applicarle al paziente, devono imparare delle tecniche appropriate, devono cioè ‘saper fare’, anche in condizioni difficili. L’apprendimento di quello che noi chiamiamo ‘capacità pratiche’ oggi, a differenza del passato, si può acquisire su un simulatore, in modo da preservare il paziente da possibili errori o manovre non strettamente necessarie. Oggi è possibile sperimentare su un simulatore, fino ad apprenderla nei minimi dettagli, una tecnica chirurgica, una ‘manovra’ ostetrica o da rianimatore, prima di eseguirla su un paziente in carne ed ossa. Al Gemelli- continua- utilizziamo da tempo dei ‘manichini’ per l’apprendimento pratico di una serie di manovre. Ma la straordinaria novità che presentiamo oggi è l’applicazione di queste tecniche in contesti di simulazione avanzatissima, che consentono l’apprendimento in condizioni difficili, emergenziali, come in caso di traumi, di incidenti stradali o di catastrofi naturali e non (incendio in ospedale, amputazioni d’emergenza), lavorando in squadra con altre persone. Condizioni che mettono alla prova la tenuta psicologica e l’efficienza del lavoro del medico in condizioni ‘difficili’ insomma. Manichini iperrealistici sui quali lavorare con la realtà virtuale, attraverso degli appostiti ‘occhiali’, per realizzare esperienze immersive di grande impatto, che danno la sensazione di trovarsi a operare un paziente vero”.

“Non è escluso- scherza Landolfi, che è anche consulente scientifico della serie televisiva ‘Doc’- che anche gli attori protagonisti della serie possano esercitarsi con manichini e tecniche di simulazione in realtà virtuale!”.

“La simulazione- sottolinea Giovanni Scambia, direttore scientifico di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e ordinario di Clinica ostetrica e ginecologia all’Università Cattolica- è il futuro dell’educazione in medicina, sempre più tecnologica. Qualunque centro che si proponga di fare educazione pre e post-laurea ad alto livello non può non avere questi strumenti. L’impegno di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs è di potenziare in maniera straordinaria queste facilities”.

“La cosa fondamentale della simulazione- afferma Massimo Antonelli, direttore Dipartimento Scienze dell’emergenza, anestesiologiche e della rianimazione del Policlinico e ordinario di Anestesiologia e rianimazione all’Università Cattolica- non è solo l’alta tecnologia ma anche la rianalisi del comportamento che ciascuno degli specializzandi o dei medici in formazione ha nello scenario di simulazione. È il cosiddetto debriefing, una metodologia che sta prendendo sempre più piede per fortuna anche nella realtà clinica e che consente di rianalizzare i vari passi, per capire dove si può migliorare e dove si devono evitare alcuni errori”.

I manichini iper-realistici resteranno a disposizione degli studenti del Gemelli e dell’Università Cattolica, all’interno di corsi appositamente organizzati. “Ogni 6 mesi- prosegue Landolfi – avremo a disposizione anche tutti gli aggiornamenti e i nuovi software; il ritmo di innovazione di queste tecnologie di apprendimento è impressionante e anche molto più rapido di quello delle vere tecnologie mediche. Tra l’altro- continua Landolfi- la simulazione può essere utilizzata non solo per rendere più efficiente l’apprendimento ma anche per migliorare la valutazione delle conoscenze e delle capacità dei futuri medici”.

Tra i vari ‘manichini’ presentati oggi c’è ‘Victoria’, un simulatore avanzato di parto dotato di un modulo di realtà aumentata e progettato per aiutare gli studenti a colmare il divario tra teoria e pratica con una curva di apprendimento particolarmente veloce. Utilizzando la più recente tecnologia di visualizzazione ‘olografica’, sovrapposta al simulatore-paziente, sarà possibile collegare conoscenze teoriche e abilità pratiche, attraverso un’esperienza formativa completamente nuova. I discenti potranno gestire in totale sicurezza le varie situazioni di parto complicato (come il parto podalico, quello distocico di spalla, le emorragie), oltre a eseguire in simulazione un parto cesareo. Accanto a questo, era presente anche uno skill trainer ad alta fedeltà‘Sophie e la sua mamma’, un simulatore di parto completo.

Per il settore ‘rianimazione’, c’erano i simulatori iperrealistici Simbodies con ‘moduli trauma’, il simulatore avanzato ‘Apollo’ con il modulo ‘ecografia’; il simulatore ‘Lungsim’ per la ventilazione meccanica, il Blocksim che ‘insegna’ a fare le anestesie loco-regionali e EigenFlow, il simulatore per Ecmo (Extracorporeal membrane oxygenation), il sistema che in questi due anni ha aiutato a sopravvivere all’insufficienza respiratoria grave tanti pazienti con Covid. Nella sessione ‘realtà virtuale’ sono stati presentati tra gli altri dei software 3D di anatomia virtuale con visori Oculus Quest, dei simulatori di ecografia, il software Verima Educational per la segmentazione di Tac e risonanze magnetiche in ologrammi per la formazione e il planning all’intervento chirurgico.

ag. DIRE – www.dire.it




Tornano le “Giornate del Cinema italiano 2022” in Bosnia

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27sarajevoL’Ambasciata d’Italia a Sarajevo ha presentato venerdì scorso le “Giornate del Cinema italiano 2022”, l’annuale appuntamento con il cinema italiano in Bosnia-Erzegovina, con un ricco e variegato programma di proiezioni che si svolgeranno nelle principali città del Paese da oggi, 27 giugno, a domenica 3 luglio.
“Le Giornate del Cinema italiano rappresentano una delle nostre iniziative di promozione culturale tradizionalmente più amate dal pubblico bosniaco-erzegovese”, ha dichiarato l’Ambasciatore Marco Di Ruzza. “L’edizione 2022 della manifestazione segna peraltro un ulteriore espansione del nostro progetto in quanto abbiamo allargato il novero delle città coinvolte, con il Distretto di Brčko e la città di Zenica che si affiancheranno a Sarajevo, Mostar, Banja Luka e Tuzla. È dunque un grande investimento verso il pubblico bosniaco-erzegovese con l’obiettivo di consolidare ancor di più le relazioni culturali tra l’Italia e la Bosnia Erzegovina, paese da sempre protagonista della scena cinematografica balcanica e internazionale grazie anche al celebre Sarajevo Film Festival. La nostra rassegna – ha proseguito l’Ambasciatore – vuole dunque costituire simbolicamente un ponte verso la usuale stagione cinematografica estiva di Sarajevo, un periodo straordinariamente intenso e dinamico per la capitale, che vede arrivare registi e attori da tutta la regione e da numerosi paesi. L’Italia si conferma pertanto partner cinematografico di primo piano per la Bosnia-Erzegovina, il suo cinema, il suo pubblico”.
La rassegna 2022 delle Giornate del Cinema italiano in BiH propone una selezione bilanciata tra commedie, drammi, documentari e cortometraggi. Gli spettatori vi potranno ritrovare volti noti del cinema contemporaneo italiano, da Toni Servillo a Paola Cortellesi, assistendo alle opere di autori emergenti quali il duo romano “YouNuts” (Niccolò Celaia e Antonio Usbergo) o già affermati, quali Riccardo Milani o Leonardo di Costanzo. Inoltre, nel quadro del progetto della Biennale di Venezia dedicato alla promozione dei più promettenti talenti della cinematografia italiana, una serata sarà interamente dedicata alla giovane regista milanese Chiara Campara, che presenterà personalmente al pubblico sarajevese il suo film “Lessons of Love”.
Il programma si arricchisce peraltro, quest’anno, di alcune sperimentazioni che stimoleranno ulteriormente la curiosità degli spettatori bosniaco-erzegovesi, e in particolare la proiezione in realtà aumentata a Sarajevo del cortometraggio “Nikola Tesla – L’Uomo dal Futuro” del regista romano Alessandro Parrello. Non manca, per la prima volta, una collaborazione con l’Ambasciata di Svizzera per la promozione del cinema italofono di autori non italiani, come nel caso del regista ticinese Erik Bernasconi, il cui film “Sinestesia” è stato presentato a Sarajevo congiuntamente dalle due Ambasciate in una serata speciale di anteprima lo stesso venerdì.
In occasione del trentesimo anniversario dai tragici eventi che segnarono l’inizio della guerra in Bosnia Erzegovina e l’assedio della sua capitale Sarajevo, la rassegna prevede infine due giornate specificamente dedicate alla memoria e all’approfondimento storico, con la proiezione dei film-documentario “Hotel Sarajevo” di Barbara Cupisti e “Unsafe Gorazde” di Enrico Dagnino.
Il programma nel dettaglio è disponibile qui(aise) 




Addio a Jean-Louis Trintignant, grande ne “Il sorpasso”

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170450299 34eb62b3 b3f1 4e15 b6ee 6c4ca1d66b90È morto a 91 anni l’attore francese Jean-Louis Trintignant, lo ha annunciato Le Monde.

Nato il 12 novembre 1930 a Piolenc, piccolo centro del Sud della Francia vicino ad Avignone, Trintignant ha iniziato la sua carriera negli anni Cinquanta, prima nel teatro poi nel cinema.

Ha collaborato con numerosi registi francesi e italiani del calibro di Claude Lelouch, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola, Francois Truffaut, Claude Chabrol, Sergio Corbucci, Robert Hossein, Costa-Gravas e René Clement.

In Italia è noto a tutti per il film drammatico ‘Il Sorpasso’, diretto da Dino Risi, in cui interpreta un giovane studente universitario che un amico occasionale (Vittorio Gassman) trascina in una morte tragica in una giornata di agosto del 1962 a bordo di una Lancia Aurelia B24. Trintignant ha recitato anche nei film ‘La terrazza’, ‘Il mondo nuovo’ e ‘Passione d’amore’, diretti da Scola, e nel ‘deserto dei Tartari’ di Valerio Zurlini, tratto dal romanzo di Dino Buzzati. Il primo successo internazionale lo ha ottenuto con ‘E Dio creò la donna’, per la regia di Roger Vadim, che lanciò Brigitte Bardot. Di una timidezza estrema da giovane, quasi patologica, l’attore è stato sposato tre volte: prima con Marinne Hoepfner, poi con Stephane Audran, infine con Lucienne Marquand, con la quale ha avuto due figli, Marie e Vincent.

Nel 1968, al Festival di Berlino, fu premiato con un orso d’argento come migliore attore per l’interpretazione in ‘L’uomo che mente’. E nell’anno successivo ricevette un premio come attore maschile al Festival di Cannes per il suo ruolo in ‘Z- L’orgia del potere’. Negli anno Ottanta si ritirò progressivamente dal cinema dedicandosi alla produzione di vino nei pressi di Nimes.

Ma all’inizio degli anni Duemila tornò a recitare sia a teatro che per il grande schermo, in particolare nel film ‘Amour’, diretto da Michael Haneke e premiato con l’Oscar come miglior film straniero nel 2013 e con la Palma d’oro al Festival di Cannes. Negli ultimi anni era tornato sul palcoscenico recitando poesie di poeti come Prevert, Vian e Desnos. Da giovane sognava di diventare pilota di corse automoblistiche, ma poi si lanciò nel teatro con l’obiettivo di superare la sua timidezza, come spiegò in seguito. “E’ stato un formidabile talento artistico” che ha “accompagnato un po’ le nostre vite attarverso il cinema francese”, ha commentato il presidente della Francia, Emmanuel Macron.

La vita di Trintignant è stata segnata dalla tragedia dell’uccisione della figlia Marie nel 2003. La donna era attrice come il padre ed è morta in seguito ai colpi ricevuti dal compagno Bertrand Cantat, cantante del gruppo Noir desir, in un litigio scatenato dalla gelosia.

agi.it




La Voce di NY: Dario Argento in 4k fa tremare New York

dario argento, gli 80 anni del re del brivido/speciale

dario argento, gli 80 anni del re del brivido/speciale

New York è pronta e gli ha dedicato l’avvio della stagione estiva di Film at Lincoln Center.

Non ci sono timori nella Big Apple anche se arriva, dal 17 al 29 giugno, una retrospettiva davvero da paura, “Beware of Dario Argento: A 20-Film Retrospective”. Ottimo modo per festeggiare il trentennale della partnership tra Film at Lincoln Center (FLC) e Cinecittà.

Dario Argento farà trattenere il fiato in gola al pubblico di New York anche perché 17 dei 20 film della rassegna debutteranno dopo i nuovi restauri in 4K realizzati a Cinecittà: tra questi anche Suspiria e Inferno che fanno parte della trilogia di Dario Argento nota come “Tre madri”. 

Le opere del regista romano sono capaci di coinvolgere lo spettatore invitandolo a compiere un passo, ad immergersi nell’universo onirico del suo cinema, in cui il cinema di Argento invita ogni spettatore ad affacciarsi ed immergersi. 

La rassegna sarà un viaggio alla scoperta del “maestro del brivido” (titolo conferitogli dalla stampa a livello internazionale), del suo stile personale e della visione originale e unica, in campo cinematografico, non riconducibile a nessun altro autore. 

Una locandina del film di Dario Argento ‘Profondo Rosso’ – ANSA

Non solo. Nelle sue opere, Dario Argento ha sempre guardato anche alle altre arti – musica, pittura, scultura, architettura, letteratura, design – e le ha attratte e coinvolte nei suoi film, in un gioco di rimandi e intrecci. Il suo immaginario cinematografico ha sempre avuto un forte impatto su società e cultura, e lo ha ancora oggi.

Dario Argento sarà presente di persona ad alcune proiezioni, introdurrà i suoi film e sarà disponibile anche per rispondere alle domande del pubblico. La rassegna vedrà anche l’anteprima nordamericana del suo ultimo film, Occhiali neri, distribuito da Shudder: un lavoro che ha rappresentato il ritorno del regista dopo una lunga pausa durata dieci anni.

Pur se impegnatissimo nei preparativi di questo evento molto importante, Dario Argento ci ha concesso una brevissima intervista in esclusiva. 

Da Cinecittà, fulcro del cinema italiano, a New York, città simbolo del cinema indipendente: cosa significa per lei questa collaborazione con il Lincoln Center e il restauro di 17 film che passeranno così anche alle nuove generazioni?

“È innegabile. La rassegna è un momento a dir poco entusiasmante, specialmente per il restauro che porterà alle nuove generazioni i miei film in condizioni ottime. Il restauro normalmente riporta infatti il film alle condizioni originali, cioè a quando fu fatto per la prima volta.”.

Ci sarà l’anteprima nordamericana di Occhiali neri-Dark Glasses: dopo Dracula 3D, questo film segna il ritorno dietro la macchina da presa dopo dieci anni. Come mai questo lungo silenzio?

“Perché in questo periodo ho scritto 2 libri, uno dei quali è la mia autobiografia, e ho impiegato molto tempo per realizzarli. Terminata la scrittura, mi sono preso un paio d’anni per riflettere e pensare. Poi è arrivato il lockdown che ci ha costretti a casa: ho approfittato di questo tempo per mettere in ordine Occhiali Neri e dargli un tocco di modernità”. 

Una scena del film “Occhiali neri” – wikimedia

Ad una descrizione più “coreografica” dell’assassino, spesso presente in diversi film, ora ha preferito “l’asciuttezza” dell’attimo: perché questo cambiamento? 

“Penso che sia uno sguardo più contemporaneo sulla figura dell’assassino”. 

Nel film salta all’occhio la cecità della protagonista: un elemento ricorrente nel suo cinema, basti pensare a Il gatto a nove code o a Suspiria. Cosa vuole trasmettere al pubblico con questa scelta? 

“Voglio che provi cosa può significare per qualcuno vivere nel buio, il suo spaesamento, la sua confusione”.

La sua filmografia è piena di protagoniste femminili. Qual è la ragione che la porta a “costruire storie di paura” attorno ad una donna, o ad una bambina, piuttosto che a figure maschili? 

“Sì, nei miei film sono molte le protagoniste femminili. È qualcosa che, artisticamente, mi porto dentro da quando, ragazzino, frequentavo lo studio fotografico di mia madre che era specializzata in ritratti femminili. Qualcosa mi è rimasto e lo si trova specie nei film più attuali”. 

Quali autori letterari hanno particolarmente inciso come ispirazione? 

“Principalmente Edgar Allan Poe: è stato il mio mentore e guida”.

 

da La Voce di New York




‘Elvis’, il cast: “Sarebbe stato un’icona ancora oggi”

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elvis biopicA nove anni da ‘Il grande Gatsby’ con Leonardo DiCaprio e Tobey Maguire, Baz Luhrmann torna sullo schermo con le sue inimitabili esplosioni di colori e luci ma anche di musica e di mescolanza di generi. E lo fa con ‘Elvis’, il biopic sul “re del rock ‘n roll” in arrivo il 22 giugno nelle sale italiane con Warner Bros. Pictures.

Luhrmann ha deciso di fare un film su un’icona della musica americana perché “si legava al mio passato da narratore. I grandi narratori, come Shakespeare, non hanno mai fatto biografie. Quello che fanno- ha detto il regista, in occasione di un incontro cui la Dire ha partecipato per il lancio del trailer- è prendere la storia di una figura iconica, come Shakespeare ha fatto con Riccardo III, e utilizzarla per realizzare un’idea più grande. Per esempio, ‘Amadeus’ non è un film solo su Mozart, ma è anche una storia che racconta la gelosia”.

ELVIS SAREBBE STATO UN’ICONA ANCORA OGGI

Il regista è un grande fan di Elvis “ma non è per questo che ho accettato di fare questo film. Credo- ha proseguito- che in questa epoca moderna il ‘re del rock ‘n roll’ sia la miglior tela su cui ‘dipingere’ ed esplorare l’America degli Anni 50, 60 e 70. Elvis è morto a 42 anni ed è incredibile come la sua esistenza, seppur breve, sia al centro di quelle tre decadi”.

“Elvis sarebbe stato sicuramente un’icona ancora oggi“, ha detto Luhrmann durante l’intervista all’agenzia Dire. “Se dovessi pensare a chi sarebbe oggi Elvis, è difficile. Le icone arrivano quando meno te lo aspetti e fanno la musica che non ti saresti mai immaginato che facessero e da un altrettanto luogo impensabile. Chi avrebbe mai pensato- ha proseguito- che la musica corenana, la K-pop, sarebbe stata la forza musicale incredibilmente pervasiva che è oggi?!”. Il regista ha poi concluso: “Negli Anni 50 e negli Anni 60 dissero ‘c’è un gruppo di ragazzi inglesi con i capelli lunghi e flosci che pensano di poter cantare rock ‘n’ roll’. La gente rideva a crepapelle per questo. Loro erano i Beatles. Visto? Non si sa mai da dove può venire un’icona”.

ELIVS, IL FILM

Il film – pronto a far (ri)accendere la ‘Elvismania’ – è interpretato dal giovanissimo Austin Butler (‘I morti non muoiono’, ‘C’era una volta… a Hollywood’, ‘The Carrie Diaries’) nei costumi del “Re”, e dal premio Oscar Tom Hanks nel ruolo del suo enigmatico manager, il Colonnello Tom Parker. Il dramma esplora la vita e la musica di Presley attraverso il prisma della sua complicata relazione con Parker. La storia approfondisce la complessa dinamica tra i due per oltre vent’anni: dall’ascesa dell’artista alla fama. Sullo sfondo l’evoluzione del paesaggio culturale e della perdita dell’innocenza in America tra ‘black culture’ e rivoluzione sessuale. Ad avere un ruolo centrale in questo viaggio è una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley, nel biopic interpretata da Olivia DeJonge.

BUTLER: ELVIS MI HA RICORDATO DI RESTARE CON PIEDI PER TERRA

Icona culturale, re del rock ‘n roll dal ciuffo ribelle e dal movimento di bacino che ha fatto sognare intere generazioni, tanto da essere soprannominato “Elvis the Pelvis“. Lui è l’indimenticabile Elvis Presley che, ancora oggi, fa emozionare e ballare con le sue ‘Jailhouse Rock’, ‘Love Me Tender’, ‘Suspicious Minds’, ‘Hound Dog’, ‘Can’t help falling in love’, ‘Don’t be cruel’ e molte altre.

Elvis “era alla ricerca costante della folla ed era quasi dipendente da questa che urlava per lui. E poi nel resto della vita si annoiava. Questa è la tragica storia ammonitrice- ha detto Austin Butler all’agenzia Dire- che mi ricorda di tenere sempre i piedi per terra durante tutto il mio percorso (professionale e di vita, ndr) e di circondarmi di persone che abbiano sempre la testa sulle spalle e che siano grate”. Al giovane attore il difficilissimo compito di interpretare Elvis. Ma forse era destino: sia lui che Elvis hanno perso la mamma quando avevano la stessa età.

L’UMANITÀ DIETRO LA LEGGENDA

Austin ha accettato di interpretarlo “perché qui si esplora una icona che è il ritratto della società, si esplora l’umanità che si cela dietro una leggenda come lui. Mi sono impegnato a esplorare il lato umano di questo supereroe e per me fare questo essendo diretto da uno dei più grandi registi di sempre è una gioia così grande che potrei farlo per il resto della vita”, ha raccontato Butler, in occasione di un incontro a cui la Dire ha partecipato per il lancio del trailer.

Come dice lo zio di Peter Parker in ‘Spider-Man’ “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, e quindi da un grande talento come Butler deriva un grande compito: far rivivere al pubblico la ‘Elvismania’. E ci è riuscito. Chissà, forse per lui ci sarà un posto agli Oscar del 2023. “Ho lavorato duramente per questo film, un anno prima dell’inizio delle riprese ho studiato canto quasi tutti i giorni per essere uguale a Elvis anche nel dialetto”, ha detto Austin. Dopo tanto studio “ho cercato di liberarmi da ogni paura e vincolo cercando di vivere la sua vita nel modo più veritiero possibile.

Ho cantato le sue canzoni con la mia voce” perché non si potevano usare le registrazioni degli Anni 60 perché sono registrate in mono, quindi il suono era nostalgico. “Sento addosso il peso della responsabilità, non solo verso Elvis ma anche verso Priscilla e Lisa Marie (rispettivamente moglie e figlia del “Re”, ndr), verso tutta la sua famiglia e verso i fan di tutto il mondo. Durante le lavorazioni mi sono sentito come quando da piccoli ci si mette i vestiti dei genitori, ma sono visibilmente grandi e le scarpe sembrano delle barche rispetto i piedi di un bambino. Poi, con il passare dei giorni, sono cresciuto dentro questi vestiti perché ho sentito tutta la sua umanità“, ha concluso Butler.

DEJONGE: PRISCILLA PIONIERA DI STILE

Priscilla Presley non è stata solo la moglie dell’indimenticabile Elvis. Non è stata solo la mamma della loro prima figlia, Lisa Marie. E nemmeno solo colei che lo ha supportato nel suo percorso, a tratti drammatico. “Cilla”, come la chiamava il ‘re del rock ‘n roll’, è stata anche un’icona di stile ed eleganza. Per far rivivere Presley sullo schermo è stato scelto il giovanissimo attore Austin Butler. Per Priscilla, invece, Olivia DeJonge.

“Priscilla è una donna così lontana dalla società in cui viviamo ora, era una pioniera per il modo in cui si vestiva, si faceva i capelli e si truccava. Ma il suo stile era molto puro. Non c’erano i social media e non seguiva queste tendenze un po’ futili che ci sono oggi”, ha detto DeJonge durante l’intervista all’agenzia Dire. Classe 1998, nata a Melbourne (Australia), è nota principalmente per aver interpretato Becca nel film ‘The Visit’ ed Elle nella serie televisiva ‘The Society’.

IL TRAILER

ag.DIRE – www.dire.it



Let’s Kiss: proiezione del documentario su Franco Grillini con gli emiliano-romagnoli dell’Ontario

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7letskissL’Associazione Amarcord Emiliano-romagnoli dell’Ontario, in Canada, ha organizzato per il prossimo 17 giugno la presentazione del documentario “Let’s Kiss: storia di una rivoluzione gentile”.
La proiezione, preceduta da un buffet e da una degustazione di vino, è in programma alle 19.45 presso il Columbus Centre | 901 Lawrence Avenue – Toronto (Canada).
Vincitore all’Italian Film Festival Berlin e del Nastro d’Argento, il film biografico racconta la storia di Franco Grillini, bolognese già consigliere regionale in Emilia Romagna, figlio di contadini laureato in pedagogia, uomo politico da sempre impegnato nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili LGBTQIA+.
Ospiti della serata Franco Grillini stesso, Filippo Vendemmiati, regista, e Fabrizio Petri, inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per i diritti LGBTIQ+. (aise) 




Fare Cinema premia quattro giovani registi venezuelani

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9caracasfarecinemaLa III edizione del Concorso di cortometraggi “Fare Cinema – L’immigrato italiano” ha premiato l’impegno di quattro giovani artisti venezuelani e ha assegnato tre menzioni speciali, durante la cerimonia di premiazione tenutasi sabato 4 giugno, in una sala stracolma al Trasnocho Cultural di CaracasJoseth Emmanuel Amarista Mora, autore di La Cruz del Cacao, si è aggiudicato il primo posto nel concorso dedicato all’immigrazione italiana. Israel Pérez Araque, direttore di Sangre, e Luis Abraham Suárez Castillo, direttore di Semblanzas de Campilongo, hanno vinto rispettivamente il secondo e il terzo premio. Con il cortometraggio Los amores de mi Nonna, Eros Zinatelli è stato premiato nella categoria “Giovani talenti”, creata per i ragazzi dai 14 ai 18 anni. La giuria ha inoltre assegnato tre menzioni speciali.
Con questa cerimonia dedicata a promuovere il lavoro dell’industria cinematografica nazionale, si sono svolte le attività commemorative per il 76° anniversario della Repubblica Italiana.
Il Concorso, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, viene organizzato dall’Ambasciata d’Italia in Venezuela, dal Consolato Generale d’Italia a Caracas, dal Consolato d’Italia a Maracaibo, dall’Istituto Italiano di Cultura di Caracas, dal Comitato degli Italiani all’Estero, dall’Italian Trade Agency (ITA), dalla Camera di Commercio Venezuelano – Italiana (Cavenit), dalla Società Dante Alighieri di Maracay e dal centro Trasnocho Cultural di Caracas.
Creato nel 2020, Fare Cinema è un concorso che mira a celebrare la memoria degli italiani in Venezuela e a diffondere i valori della cultura italiana nonché l’importanza dell’eredità dei primi immigrati e il loro ruolo sullo sviluppo del Paese. L’obbiettivo del concorso di quest’anno era quello di valorizzare la “cultura italiana nella realtà venezuelana: arte, cucina e scienza”, riuscendoci con ben 32 produzioni inedite provenienti da 14 Stati del Paese.
All’apertura della cerimonia di premiazione, l’Incaricato d’Affari italiano a Caracas, l’ambasciatore Placido Vigo, ha ricordato che lo scopo di “Fare Cinema” consiste nello stimolare la creazione artistica, affinché ogni persona che abbia una storia conservata “nel cuore, possa mostrarla sul grande schermo e farla viaggiare in tutto il mondo”. “Sono commosso dal fatto che le persone continuino ad interessarsi e a partecipare all’evento”, ha detto. “Credo che questo sia il modo migliore per apprezzare i tanti italiani che amano il Venezuela e lo considerano il loro Paese”.
La cerimonia di premiazione del Concorso cinematografico ha segnato la fine delle attività in occasione della Festa della Repubblica italiana, che ogni 2 giugno ricorda lo storico referendum con cui i cittadini italiani, in seguito alla caduta del fascismo, si recarono alle urne e scelsero una nuova forma di organizzazione statale per il loro Paese. Durante i festeggiamenti in Venezuela, il 2 giugno si è tenuto un concerto con i membri del Sistema Nazionale di Orchestre e Cori Giovanili e Infantili del Venezuela.

VINCITORI
La giuria qualificata della III edizione del Concorso di cortometraggi “Fare Cinema – L’immigrato italiano” era composta da membri del “Sistema Paese” in Venezuela, registi e critici cinematografici, che hanno esaminato meticolosamente le 32 produzioni iscritte per selezionare i creatori che si sono aggiudicati i tre primi posti e il vincitore della categoria Giovani Talenti (14-18 anni), oltre a concordare l’assegnazione di tre menzioni speciali.
Il premio al miglior cortometraggio “L’immigrato italiano” è andato a Joseth Emmanuel Amarista Mora, per il film La Cruz del Cacao. Secondo il verdetto della giuria, questa opera cinematografica è riuscita a “trasmettere al pubblico la straordinaria personalità della maestra cioccolataia Maria Fernanda Di Giacobbe, testimone di una vera e propria fusione tra l’italiano e il venezuelano che attraverso la sua storia personale, abilmente narrata e ripresa, trasmette l’emozione, la passione, l’allegria e la malizia che la caratterizza, il tutto in un’eccellente esposizione fotografica e di montaggio“.
Visibilmente commosso durante la consegna del premio di 3.000 dollari, assegnato dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Caracas, Amarista Mora ha affermato che il suo film “parla di amore per il Paese, di rispetto per il lavoro, di affetto e di entusiasmo. Quando ci siamo proposti di realizzare questo cortometraggio, mi son dovuto fare molta forza, poiché venendo da Puerto Ordaz non era facile poter incontrare una persona come Maria Fernanda Di Giacobbe, persona di successo e molto impegnata. Se non fosse stata per la sua disponibilità non c’è l’avrei mai fatta”.
Al secondo posto si è qualificato Israel Pérez Araque, autore di Sangre, un’opera che descrive “il rapporto tra un nonno italiano e il nipote venezuelano che non ha mai conosciuto a cui trasmette le proprie esperienze, attraverso un sensibile e personale racconto poetico-filmico affascinante per via della sua originalità“, ha affermato Pérez Araque.
Cavenit e Comites hanno sponsorizzato questo premio da 2.000 dollari per il giovane regista proveniente da Maracay che, con voce tremante per l’emozione, ha ribadito che ci sono ancora “tante storie da raccontare e che serve trovare un modo. Vi sono molto grato”.
La Cavenit e la Società Dante Alighieri di Maracay hanno invece premiato Luis Abraham Suárez Castillo, per il suo cortometraggio Semblanzas de Campilongo. La giuria ha ritenuto che questo documentario, girato nello stato di Guárico, meritasse il terzo posto “alla luce della sua capacità di esibire sul grande schermo, attraverso l‘uso di immagini del presente e del passato, lo sviluppo di una città e delle zone circostanti, frutto del lavoro e l’azione dei cittadini italiani nonché della loro capacità di integrarsi armoniosamente nel nuovo ambiente venezuelano”.
Suárez Castillo, ha ricevuto un premio pari a 1.000 dollari, festeggiando così il debutto sul grande schermo della sua appena fondata casa di produzione – creata proprio con lo scopo di raccontare le storie del “llano” venezuelano – con questo omaggio alla comunità italiana di Calabozo.

PROMESSA GIOVANILE
In questa terza edizione di Fare Cinema, la giuria ha assegnato il premio nella categoria “Giovani talenti” al diciottenne Eros Zinatelli, studente del quinto anno della Scuola Simón Bolívar e Giuseppe Garibaldi di Caracas, per il cortometraggio Los amores de mi Nonna (Gli amori di mia nonna). Al documentario è stato conferito questo riconoscimento “per via della freschezza della storia e l’ottimo uso degli istrumenti cinematografici“, riuscendo a trasmettere agli spettatori il carattere della nonna e le proprie emozioni.
Il Consolato Generale d’Italia a Caracas ha sponsorizzato il premio da 1.000 dollari assegnato al giovane che ha partecipato alla cerimonia in compagnia della nonna Filomena, di 91 anni, e che ha entusiasmato il pubblico con un’interpretazione originale di un brano italiano. Eros Zinatelli ha ringraziato la sua scuola per il sostegno alla produzione e la pazienza di sua nonna nel partecipare al cortometraggio.
“È stato difficile riassumere 91 anni di vita in 8 minuti, ma ne è valsa la pena. Questo è un bellissimo ricordo che avrò di mia nonna il giorno in cui non sarà più con noi. Grazie“, ha detto il vincitore della categoria “Giovani Talenti”.

MENZIONI SPECIALI
La giuria ha deciso di assegnare tre menzioni speciali. Il primo a Método y Fe, del regista e giornalista Jonathan Reverón, che ha presentato una “eccellente sintesi dei valori fondamentali di un venezuelano di origine italiana“, il maestro José Antonio Abreu Anselmi, fondatore del Sistema Nazionale di Orchestre, un’opera sociale che ha “lasciato tracce profonde nel nostro Paese e nel mondo“.
Un’altra menzione speciale è andata al cortometraggio Italianófilo, del regista Rodrigo Michelangeli, che con eccellenza artistica “ritrae con acutezza e sensibilità” parte del lavoro fotografico di José Ignacio Briceño, che ha catturato con un alto “senso estetico l’idiosincrasia e il modo di vivere urbano degli italiani, accompagnato da un testo che trasmette una profonda comprensione del Paese europeo e della sua cultura”.
Infine, Gonzalo Maduro Álvarez, regista di Las aguas vuelven, ha ottenuto un diploma d’onore per il suo cortometraggio che, con “armonia e profondità“, ha messo proiettato sul grande schermo il valore universale della famiglia “nell’andirivieni delle migrazioni passate e presenti e nei sentimenti che risveglia nei migranti”.

DA GUARDARE
Sebbene l’anteprima dei film premiati fosse prevista durante la cerimonia, un’imprevista interruzione della corrente elettrica ha impedito la proiezione. Tuttavia, l’Ambasciatore Placido Vigo ha invitato il pubblico a visitare il sito web www.farecinemavenezuela.com, dove è possibile visionare i 102 cortometraggi partecipanti alle tre edizioni del concorso.
Le produzioni sono disponibili sul portale in base a ciascuna edizione del concorso, ordinate per genere (documentario, animazione o fiction) e premi ricevuti. Tra i cortometraggi disponibili, il Capo della Rappresentanza Diplomatica italiana ha evidenziato il cortometraggio di fiction Trámite de Admisión, di Tulio Cavalli, e l’audiovisivo Me llamaban Pietro, del regista Pedro Mercado, vincitori della prima edizione, che sono stati riconosciuti anche al Do Ut Des Film Festival 2021, che si tiene in Toscana.

UN FESTIVAL IN CRESCITA
Fare Cinema tornerà con una nuova edizione nel 2023. Il Console Generale d’Italia a Caracas, Nicola Occhipinti, prevede che il numero di partecipanti aumenterà l’anno prossimo: “Quest’anno abbiamo ottenuto cinque produzioni nella categoria “Giovani talenti”. Abbiamo visitato molte scuole per promuovere il Concorso e invitare i giovani. L’anno prossimo speriamo di avere ancora più produzioni”.
Mariano Palazzo, presidente della Società Dante Alighieri di Maracay, ha sottolineato la proiezione su scala nazionale di questo Concorso, che ha già visto la partecipazione di opere provenienti da 18 Stati del Venezuela, il che ha permesso di premiare registi provenienti da diverse regioni del Paese. “Ma la cosa più importante di questa promozione del concorso sul territorio nazionale è che ha salvato dall’anonimato le storie della nostra comunità italiana, raccontando come si è insediata con successo e armonia in Venezuela“, ha affermato Palazzo.
Contemporaneamente, il presidente di Comites, Carlos Villino, ha ribadito che il Concorso è riuscito a valorizzare il patrimonio storico degli italiani che “sono venuti in Venezuela con la loro valigia di cartone e un mondo di sogni”, aiutando a comprendere il loro passato, il motivo per cui sono emigrati, ciò che hanno dovuto fare: “il motivo per cui siamo ciò che siamo ora e perché portiamo l’identità e l’italianità come valore molto presente nel Paese“.
La presidentessa di Cavenit, Lidia Bruttini, ha sottolineato l’importanza del Concorso per i giovani che, attraverso la creazione di audiovisivi, si collegano ai loro antenati e alle loro tradizioni. Questa iniziativa “apre il futuro“ anche alle nuove generazioni dell’industria cinematografica.
“Le storie di Fare Cinema sono tutte meravigliose, riescono a commuovere. Sono storie di resistenza, di lotta, di abbandono di un Paese per iniziare una vita in un altro“. È anche commovente che con un semplice telefono dotato di una fotocamera si possano salvare queste storie. Anche se la tecnica può non essere la più appropriata, il messaggio va indubbiamente oltre. È esattamente quello che vogliamo”, ha dichiarato José Pisano, direttore generale di Trasnocho Cultural, critico e direttore generale di Cinematografica Blancica.
Fare Cinema è possibile grazie al sostegno di istituzioni come l’Italian Trade Agency (ITA), un alleato impegnato nel Paese non solo in ambito commerciale ma anche culturale e di benessere della comunità, deciso a sostenere con il suo patrocinio iniziative come questa manifestazione. (aise)




Venezia 79, a Catherine Deneuve il Leone d’oro alla carriera

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catherine deneuve 1È stato attribuito alla grande attrice francese Catherine Deneuve il Leone d’oro alla carriera della 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma dal 31 agosto al 10 settembre.

“È una gioia ricevere questo premio prestigioso alla Mostra di Venezia, che amo e conosco da molto tempo, da quando ‘Bella di giorno‘ di Luis Buñuel ha ricevuto a suo tempo il Leone d’oro – ha dichiarato Deneuve – È un onore inoltre essere stata scelta per questo omaggio dalla Mostra, perché mi ha accompagnato molto spesso per tanti film. Grazie. Con amicizia”. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, che ha fatto propria la proposta del direttore della Mostra Alberto Barbera.

“Un numero impressionante di film, la maggior parte dei quali grandi successi internazionali. Una quantità altrettanto ragguardevole di premi ottenuti nei maggiori festival del mondo, cui si deve aggiungere una candidatura all’Oscar come miglior attrice protagonista, privilegio raro per un’artista non americana”, ha dichiarato Barbera.

“Un susseguirsi di sodalizi artistici con alcuni tra i più importanti registi e attori europei: Roger Vadim, Jacques Demy, Luis Buñuel, François Truffaut, Roman Polanski, Marco Ferreri, Marcello Mastroianni e Gérard Depardieu. Un indiscutibile talento al servizio di doti d’interprete cui una bellezza raffinata e fuori del comune hanno contribuito a farne il volto stesso del cinema d’Oltralpe, una diva senza tempo, una vera e propria icona del grande schermo. Da figura tra le più rappresentative della Nouvelle Vague e testimone privilegiata di un’idea di stile che s’identifica con la moda d’oltralpe, Catherine Deneuve – ha continuato il direttore – è passata a incarnare l’essenza della diva universalmente riconosciuta, affermandosi tra le più grandi interpreti della storia del cinema. Per questi motivi assume particolare rilievo il Leone d’oro alla carriera che la Mostra le attribuisce in occasione del 90esima anniversario dalla prima edizione del festival veneziano, dopo il Leone d’oro vinto con ‘Bella di giorno’ di Luis Buñuel nel 1967 e la Coppa Volpi come Miglior attrice per ‘Place Vendôme’ di Nicole Garcia nel 1998″.

ag.DIRE – www.dire.it