La Palma d’Oro numero 75 allo svedese ‘Triangle of Sadness’ di Ostlund

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202840576 b7d5b59b 2ca0 443e 99ae 3d084d126b5e‘Triangle of Sadness’ dello svedese Ruben Ostlund vince la Palma d’Oro al 75esimo festival di Cannes.

Il regista, vincitore già nel 2017 con ‘The Square’, ha divertito e a volte sconvolto il pubblico di Cannes col suo film, una satira travolgente dove ruoli sociali e barriere di classe vanno in frantumi.

Protagonisti del film, interpretato da Harris Dickinson, Charlbi Dean e Woody Harrelson, sono una coppia di modelli, Carl e Yaya, invitati a partecipare a una crociera di lusso insieme a un bizzarro gruppo di nuovi ricchi. Tutto all’inizio sembra piacevole ma un evento catastrofico trasformerà il viaggio in un’avventura da incubo, in cui ogni gerarchia sociale finirà per essere capovolta.

L’edizione numero 75 del festival, che ha visto assegnare ai fratelli Dardenne un premio speciale (erano tra i favoriti alla vittoria finale con ‘Tori e Lokita’), non ha ricevuto le contestazioni della precedente con una vittoria molto criticata (‘Titane’ di Julia Ducournau). La giuria presieduta da Vincent Lindon – composta dall’attrice indiana Deepika Padukone, l’inglese Rebecca Hall, la svedese Noomi Rapace, il regista indie americano Jeff Nichols, il regista iranianoAsghar Farhadi, l’attore e regista francese Ladj Ly, il regista norvegese Joachim Trier e la nostra Jasmine Trinca – ha fatto delle scelte condivisibili in un panorama che non vedeva comunque in campo film favoriti.

L’Italia porta a casa un importante riconoscimento, il Premio della Giuria, con un film che ha prodotto e che vede protagonisti Alessandro Borghi e Luca Marinelli, ‘Le otto montagne’ di Charlotte Vandermeersch e Felix Van Groeningen, premiato ex aequo con ‘Eo/Hi-Han’ di Jerzy Skolimowski.
Altro ex aequo per il Grand Prix che va ai film ‘Close’ del regista belga Lukas Dhont e ‘Stars at Noon’ della francese Claire Denis.

I migliori interpreti maschile e femminile sono attori extraeuropei: la star del cinema coreano Song Kang-ho, protagonista di ‘Broker’ del giapponese Kore-eda e l’iraniana Zar Amir Ebrahimi per il suo ruolo in ‘Holy Spider’.

Nella serata di gala di Cannes premiati anche ‘Boy from Heaven’ del regista danese di origine egiziana Tarik Saleh che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura e Park Chan-Wook che vince il premio per la miglior regia per il film ‘Decision To Leave’.

agi.it




L’ICFF torna in sala e crea una cittadella del cinema nel cuore di Toronto

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icff2022L’undicesima edizione dell’Italian Contemporary Film Festival (ICFF), presentato da Lavazza, riparte il 24 giugno con proiezioni a TorontoMontreal e in altre città canadesi fino al 16 luglio. Il festival dopo due anni di successi con il drive-in, creato per rispondere alle restrizioni imposte dalla pandemia, ritorna al cinema all’aperto e in sala, pur mantenendo disponibile il formato online.
“Questa è un’edizione straordinaria del festival”, ha dichiarato Cristiano de Florentiis, co-fondatore e direttore artistico dell’ICFF, “perché dopo due anni di isolamento e restrizioni, non solo è ancora più vitale di prima, ma propone una formula estremamente ricca e innovativa”.
L’ICFF si avvale della collaborazione e del sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso l’Ambasciata d’Italia a Ottawa, il Consolato Generale d’Italia a Toronto, il Consolato Generale d’Italia a Montreal e l’Istituto italiano di Cultura di Toronto.
Ospiti d’eccezione dell’edizione di quest’anno sono Alessandro GassmanClaudia GeriniLino Banfi e Fabio De Luigi.
Claudia Gerini sarà presente con il recentissimo Tapirulan, il suo eccellente esordio alla regia, insieme a Sulla Giostra di Giorgia Cecere, dove fornisce un’altra convincente prova della sua grande professionalità di attrice.
Alessandro Gassmann, anche lui graditissimo ospite del festival, presenterà Il silenzio grande, tratto dall’omonimo testo teatrale di Maurizio De Giovanni. Il film ha vinto il Ciak d’oro 2021 per la miglior regia. In aggiunta, Alessandro Gassmann presenterà alcune immagini in anteprima assoluta dell’attesissimo blockbuster Il mio nome e vendetta.
Fabio De Luigi è uno degli attori più ammirati dal pubblico e presenta da protagonista E noi come stronzi rimanemmo a guardare diretto da Pierfrancesco Diliberto (Pif), una profonda riflessione sul dominio della realtà virtuale nella nostra società e le sue conseguenze sulla vita delle persone.
L’ICFF avrà anche il privilegio di ospitare Lino Banfi, una vera e propria icona della commedia, un attore versatile, simbolo vivente della comicità italiana e della sua tradizione. Il Festival presenta il suo recente film Vecchie Canaglie di Chiara Sani. In occasione della sua partecipazione, Banfi riceverà il premio ICFF alla carriera per l’edizione del 2022.
L’ICFF ha creato una vera e propria cittadella del cinema nel Distillery Historic District, iconico landmark nel centro di Toronto, con un concetto totalmente nuovo di villaggio artistico e culturale all’aperto. Il festival torna anche nelle sale, con diverse proiezioni ed eventi nella sede del Toronto International Film Festival, e nei cinema di Montreal, Vaughan e Hamilton, insieme al già consolidato programma online, ICFF at Home, disponibile in tutto il Canada grazie alla piattaforma digitale gestita in collaborazione con il TIFF.
Verranno presentati in questa edizione 30 film italiani e 23 cortometraggi, tutti volti a promuovere l’eccellenza italiana in tutte le sue forme, dalla moda all’enogastronomia, dalla letteratura all’architettura e al design, dallo sport alla musica.
L’ICFF ha inoltre confermato Lavazza come “presenting sponsor” del festival e la partnership con il Distillery District, uno degli spazi culturali più importanti della città per l’arte e l’intrattenimento. “Il Gruppo Lavazza”, ha dichiarato Andrea Chiaramello, responsabile di Lavazza Canada, “è orgoglioso di rafforzare il proprio rapporto con l’Italian Contemporary Film Festival, ormai consolidato da molti anni nella comunità di Toronto, che riconosce, sostiene e celebra il fortissimo legame dell’Italia con il cinema internazionale”.
Per l’apertura ufficiale del festival verrà presentato Ennio, il pluripremiato documentario di Giuseppe Tornatore dedicato a Ennio Morricone, che ha vinto anche il Nastro D’Argento come miglior documentario dell’anno.
Una serata di Gala precederà la proiezione de Il coraggio di contare di Francesco Miccichè, al TIFF Bell Lightbox. Il film è dedicato a Sergio Marchionne Italiano d’origine e nordamericano di formazione, l’uomo che ha rivoluzionato la Fiat ai tempi della Grande Recessione globale del 2008.
Anche quest’anno la sezione dedicata a Architettura e Design costituirà un importante momento del festival. Partendo dal design industriale di Prospettiva Olivetti e Paradigma Olivetti, e dalla proiezione di Precise Poetry: Lina Bo Bardi Architecture, sulla famosa architetta italo-brasiliana, la sezione culmina in una mostra dedicata a Renzo Piano, accompagnata dalla proiezione di Inside Renzo Piano Building Workshop, il più recente documentario di Francesca Molteni sul celebre architetto, presso il prestigioso centro culturale Harbourfront.
Tra le anteprime segnaliamo Di là del fiume e tra gli alberi (Across the River and Into the Trees), un contributo decisivo ad una delle più importanti missioni del festival, quella di sostenere le coproduzioni tra Italia e Canada. Il film, diretto da Paula Ortiz ha un cast ricco di volti noti italiani e hollywoodiani, da Liev Schreiber, a Matilda De Angelis e Giancarlo Giannini.
Tra gli altri film in programma, dobbiamo citare Una femmina, opera prima di Francesco Costabile, prodotta da Tramp LTD, che ha ricevuto ottime recensioni dai critici cinematografici. Il film costituisce anche un forte messaggio di ribellione al crimine organizzato.
Il centenario della creazione dei Baci Perugina viene celebrato con la presentazione di Luisa Spagnoli, la fiction di Ludovico Gasparini con Luisa Ranieri e Vinicio Marchioni, dedicata all’imprenditrice che fondò la Perugina e l’omonima casa di moda.
Oltre al programma italiano, l’ICFF, allo scopo di riaffermare il suo tradizionale ruolo di ponte tra le varie comunità internazionali, presenta il Lavazza IncluCity Festival, che verrà inaugurato il 27 giugno, giornata dedicata al multiculturalismo in Canada.
Tra i film di questa sezione, sarà presentata l’anteprima mondiale del film del Regno Unito The Railway Children Return, del regista Morgan Matthews, tratto dal libro del 1905 di E. Nesbit. Sempre in anteprima mondiale verrà presentato anche Koza nostra di Giovanni Dota, una coproduzione tra Italia e Ucraina, che rappresenta il contributo di tutti alla comprensione della tragedia storica che sta vivendo quel paese.
L’anteprima canadese del biopic Remember Me: The Mahalia Jackson Story, e quella internazionale di Marcel the Shell with Shoes On, il film di animazione con la voce di Isabella Rossellini, rappresentano ulteriori momenti di prestigio del programma. Le anteprime non si esauriscono qui, poiché il film Drinkwater del canadese di origine italiana Stephen S. Campanelli sarà presentato il primo di luglio, Canada Day. In tale occasione saranno presenti il regista, Stephen Campanelli, e gli attori principali, Eric McCormack, Daniel Doheny e Louriza Tronco.
Segnaliamo infine la prima nordamericana di The Quest for Tonewood di Hans Lukas Hanse, la storia di un liutaio che rappresenta un omaggio alla creatività italiana, a chiusura di quel cerchio di eccellenza italiana che ha sempre caratterizzato e sempre caratterizza la programmazione dell’ICFF.
I media partner del festival sono Rai Italia, emittente della televisione pubblica dedicata agli italiani all’estero, Rogers Communications, il colosso della comunicazione canadese, CHIN Radio and TV e l’emittente nazionale canadese OMNI Television. La loro collaborazione con il Festival segna ormai da lunga data un percorso comune fatto di successi e di prestigio. (aise)




Dear Sirs: il documentario di Mark Petri a San Francisco

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22dearsirsLa Leonardo Da Vinci Society di San Francisco, in collaborazione con il San Francisco Italian Athletic Club, il prossimo 1° giugno presenterà il documentario “Dear Sirs” di Mark Petri.
Appuntamento dalle 18.30, nella sede del San Francisco Italian Athletic Club (1630 Stokton Street). Alla proiezione seguirà un dibattito con il regista, condotto da Laura Ruberto (Berkeley City College).
Il regista Mark Pedri non aveva mai sentito la storia di suo nonno Silvio, nonostante abbia trascorso quasi tutti i giorni con lui per dieci anni. Fu solo dopo la morte di Silvio che Mark trovò un archivio di vecchie foto, lettere e documenti sulle orribili esperienze di Silvio come prigioniero di guerra durante la seconda guerra mondiale.
Questa scoperta ha ispirato Mark ad attraversare l’Europa in bicicletta con sua moglie, la produttrice del film Carrie McCarthy, seguendo le rotte del trasporto dei prigionieri di guerra, nel tentativo di comprendere meglio suo nonno e raccontare la sua storia.
“Dear Sirs” racconta l’esperienza di Silvio Pedri come immigrato italoamericano nella comunità mineraria di Rock Springs, nel Wyoming, e il suo viaggio come prigioniero di guerra americano in Germania durante la seconda guerra mondiale.
Per partecipare occorre registrarsi al sito(aise) 




“Fare Cinema” apre il sito web con 70 cortometraggi sull’immigrazione italiana in Venezuela

farecinemacaracas

farecinemacaracasLanciato il nuovo sito web del concorso di cortometraggi “Fare Cinema – El inmigrante italiano” (farecinemavenezuela.com), che mette a disposizione degli appassionati di cinema 70 cortometraggi, ovvero 70 storie che raccontano solo alcune delle migliaia di storie di chi ha deciso di lasciare l’Italia per stabilirsi in Venezuela, naturalmente senza mai smettere di amare la propria terra. Oltre a raccogliere tutte le produzioni che hanno partecipato alle prime due edizioni, il sito web è il nuovo mezzo ufficiale del concorso, che in questo 2022 punta a consolidarsi come vetrina audiovisiva di riferimento del cinema in Venezuela.
“Fare Cinema” è un’iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per promuovere l’industria cinematografica nel mondo, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Venezuela, dal Consolato Generale d’Italia a Caracas, dal Consolato d’Italia a Maracaibo e dall’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con il Comitato degli Italiani all’Estero (Comites), l’Agenzia ICE (ITA), la Camera di Commercio Italo-Venezuelana (Cavenit), la Società Dante Alighieri di Maracay e il Centro Culturale Trasnocho.
“L’inaugurazione del sito web del concorso “Fare Cinema – El Inmigrante italiano” è una dimostrazione del nostro impegno a sostenere l’industria cinematografica, a preservare e promuovere nel tempo questa iniziativa. Essa costituisce un punto di riferimento di qualità delle produzioni audiovisive che vengono realizzate nel Paese attraverso le quali si raccontano, sia la storia sia i valori dei nostri connazionali e delle generazioni di italo-venezuelani che hanno raccolto i frutti dei loro sforzi in Venezuela”, ha affermato Placido Vigo, capo della Missione Diplomatica italiana a Caracas.
Il sito farecinemavenezuela.com offre ai visitatori tutte le informazioni ufficiali relative alla terza edizione del concorso, le istituzioni partner, le politiche sulla privacy, i contatti, notizie per la stampa nonché video e tour promozionali. In particolare, il sito raccoglie tutte le produzioni che hanno partecipato alle prime due edizioni del concorso. Un totale di 70 cortometraggi documentari, di animazione e fiction, di cui sette premiati e cinque con menzioni speciali.
Tra i cortometraggi più premiati del concorso Fare Cinema disponibili sul suo nuovo sito web spiccano: “Me llamaban Pietro”, del regista Pedro Mercado, e il cortometraggio fiction “Trámite de Admisión”, di Tulio Cavalli, ambedue premiati al Do Ut Des Film Festival 2021, tenutosi in Toscana, dove si sono aggiudicati rispettivamente il premio per il Miglior Cortometraggio e il Premio Viaggio in Italia. Inoltre, il documentario “Me llamaban Prieto” ha ottenuto una menzione speciale al Concurso a Corto Plazo 2022 e il premio alla migliore sceneggiatura di un cortometraggio del Festival de Cine Venezolano.

UN PUNTO DI RIFERIMENTO

Il periodo di candidatura per la terza edizione del concorso si è concluso venerdì 13 maggio, con 31 produzioni presentate. Il verdetto della giuria verrà annunciato il 4 giugno.
I 70 cortometraggi che hanno partecipato al concorso possono essere visualizzati con un semplice clic sul nuovo sito web. Chiunque sia interessato a prendere visione dei cortometraggi potrà trovarli organizzati in ordine cronologico, a seconda dell’edizione alla quale abbiano partecipato, ai generi di appartenenza e ai premi ricevuti. Al riguardo delle produzioni che parteciperanno alla terza edizione di “Fare Cinema-El Inmigrante Italiano”, esse saranno disponibili sul sito solo in seguito alla cerimonia di premiazione che si terrà nel mese di giugno.
La raccolta in un unico portale di tutti i cortometraggi del concorso volti a raccontare le gesta delle migliaia di italiani che dal XIX secolo hanno deciso di vivere nella “Terra di Grazia”, fa di questa videoteca digitale un punto di riferimento del passato e un centro per la salvaguardia della memoria storica dei contributi dell’immigrazione alla cultura venezuelana.
Questa videoteca è anche una vetrina per mettere in mostra il talento dei partecipanti al concorso, da professionisti dell’audiovisivo, produttori, registi, sceneggiatori fino a studenti e appassionati che, senza precedenti esperienze nel campo dell’audiovisivo, hanno voluto raccontare i profondi legami che hanno unito i due Paesi, attraverso il contributo di innumerevoli personaggi – famosi e non – che si sono allontanati dalla loro terra per stabilirsi nella “Piccola Venezia”, speranzosi di costruire un futuro per se stessi e le loro famiglie in Venezuela.
“Fare Cinema” si è rivelato un ottimo modo per osservare da vicino il complesso fenomeno sociale degli italiani che si sono insediati in Venezuela. Commercianti, imprenditori, artigiani, artisti, specialisti in mestieri, intellettuali o scienziati, che con le loro competenze e abilità si sono adattati al Paese che li ha accolti e in cui sono riusciti a migliorare le loro condizioni di vita nonché a contribuire allo sviluppo del Venezuela.

UN FESTIVAL IN CRESCITA

Il bando del III Concorso di cortometraggi “Fare Cinema-El Inmigrante Italiano” si è concluso venerdì 13 maggio, in base al regolamento del concorso, con l’iscrizione di 31 cortometraggi. Il numero di opere iscritte quest’anno 2022, più alto rispetto alle edizioni precedenti, è indicativo della crescita e dell’attenzione speciale che sta avendo il concorso all’interno della comunità cinematografica venezuelana.
Durante gli ultimi tre mesi, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di creare i loro cortometraggi sul tema centrale di quest’anno, ovvero “La cultura italiana nella realtà venezuelana: arte, cucina e scienza”. Come nelle prime due edizioni, i cortometraggi ammessi a questa terza edizione saranno valutati da una giuria composta da membri delle istituzioni organizzatrici del concorso, da José Pisano, Direttore di Trasnocho Cultural, e dalla rinomata regista Solveig Hoogesteijn.
Secondo il regolamento, il verdetto della giuria sarà diramato sabato 4 giugno sui siti web www.ambcaracas.esteri.itwww.conscaracas.esteri.itwww.cavenit.com o www.trasnochocultural.com e attraverso i profili social degli enti organizzatori.
La terza edizione di Fare Cinema mette in palio premi fino a 7.000 dollari. I primi tre premi saranno assegnati a cortometraggi realizzati da persone di età superiore ai 18 anni, di qualsiasi nazionalità, con residenza legale in Venezuela da almeno due anni. Inoltre, la categoria “Giovani talenti” viene assegnata a creatori di età compresa tra i 14 e i 18 anni, di qualsiasi nazionalità, residenti nel Paese.
La giuria qualificata ha la facoltà di assegnare diplomi di menzione speciale a cinque cortometraggi. Queste produzioni potranno essere presentate dall’Ambasciata d’Italia in occasione di concorsi e festival cinematografici internazionali. (aise)




Argentina: “Brava Zente” arriva a Rosario coi Veneti nel Mondo

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17bravazenteSi terrà sabato prossimo, 21 maggio, ore 18.00, presso Cafferata 254, nella città di Rosario, in Argentina, la prima proiezione del film “Brava Zente, Storie della terra venete”, del regista vicentino Giancarlo Cappellaro. Un evento organizzato dall’Associazione Veneti nel Mondo in collaborazione con l’Asociación Familia Veneta de Rosario.
Il film, di cui quella di sabato sarà la prima proiezione argentina, è ambientato negli anni Cinquanta del secolo scorso e propone scorci di vita nei borghi del Basso Vicentino e in particolare a Longare, Costozza, Lumignano, Castegnero, Nanto, Mossano, oltre a Camisano Vicentino, Torri di Quartesolo, Arcugnano e la stessa Vicenza.
Storie che hanno il sapore di un’umanità ancora scossa dalla guerra, ma protesa verso un futuro migliore. Storie che risentono di stili di vita ancorati al passato, tra credenze, relazioni, visioni e speranze appena accennate.
L’autore e regista vicentino Giancarlo Cappellaro (da anni creatore di prodotti audiovisivi come fiction, documentari girati in varie parti del mondo, video industriali, video istituzionali e opere liriche) ha coinvolto l’associazione teatrale “Il Covolo” di Longare, l’Università di Adulti e Anziani di Camisano Vicentino e la ProLoco di Mossano, per un totale di un centinaio di volontari che hanno interpretato i ruoli di attori principali, attori secondari e tecnici, oltre che assistenti tecnici, trovarobe e costumisti.
Il film è in lingua veneta con accento vicentino (con qualche contaminazione) e in parte in italiano. La tecnica di ripresa si è avvalsa delle nuove tecnologie video 4K in formato “cinemascope” a 24 fotogrammi al secondo con audio dal vivo e musica originale con mix 5.1. È un lavoro complesso, svolto seguendo i carismi cinematografici classici ma con una particolarità che lo rende interessante: l’impegno di attori e tecnici dilettanti è stato accompagnato dall’utilizzo di risorse tecniche artigianali e professionali. Le riprese realizzate tra il 2019 e il 2020 coprono tutte e quattro le stagioni. (aise) 




“Revelstoke, un bacio nel vento”, una storia d’amore e tragedia lunga un secolo

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Un paio di giorni fa ho soggiornato per una notte a Revelstoke, British Columbia, una cittadina dalla bellezza magica, ai piedi di Mount Revelstoke, oggi una ambita meta turistica e sportiva soprattutto per sciatori. In passato, le miniere attiravano gente che aveva bisogno di fare un po’ di soldi con quel duro e pericoloso lavoro. Fra questi, anche molti italiani e di uno di questi, Angelo Conte, è riemersa la tragica storia grazie alle ricerche di un suo discendente che le ha raccontate nello struggente film “Revelstoke: un bacio nel vento.”

La comunità  di Revelstoke, la pittoresca cittadina nel cuore della British Columbia, è stata sorpresa e commossa quando un giovane regista italiano vi è  giunto per trovare le tracce del suo bisnonno morto in un incidente sul lavoro cento anni prima.

nicola moruzziIl giovane si chiama Nicola Moruzzi e il documentario che ha girato nella sua lunga peregrinazione nei luoghi dove l’antenato aveva vissuto è  “Revelstoke: un bacio nel vento”/ Revelstoke: A Kiss in the Wind” presentato a Vancity Theatre l’8 maggio scorso, già incluso nella cinquina dei migliori documentari del premio David di Donatello 2016 e vincitore del Premio UniCredit Pavilion al Festival internazionale del Documentario “Visioni dal mondo” 2015.

Angelo Conte aveva 28 anni quando il 15 ottobre 1915 ,la caduta improvvisa di un grosso macigno pose fine alla sua vita mentre lui lavorava  alla  Canadian Pacific Railway come operaio trivellatore sul Connaught Tunnel presso Revelstoke.

Era arrivato in Canada nel 1913, da Valstagno in provincia di Vicenza, per lavorare nella “terra promessa” canadese dove si favoleggiava fosse possibile accumulare grossi guadagni in breve tempo. Angelo lasciò in Italia la moglie Anna, incinta della loro figlia Gigetta, e una volta arrivato a Vancouver, dove aveva un fratello,  incontrò le prime delusioni. Il lavoro era saltuario e malpagato, lui dovette probabilmente adattarsi a vivere in una casa, al 423 di Prior Street, in condividendola con altri immigrati. Da Vancouver a Kamloops, sempre accettando lavori faticosi, da Kamloops finalmente a Revelstoke con un lavoro sicuro alla CPR dove da manovale si era guadagnato una piccola promozione a trivellatore, cosa che come scriveva alla moglie, lo rendeva felice. Fu proprio mentre trivellava la roccia nel tunnel che la frana lo seppellì parzialmente. I compagni accorsi cercarono di estrarlo e lo posero su una barella improvvisata, con un poco di fieno per farlo stare più comodo. Sopravvisse soltanto 15 minuti dopo essere stato colpito dal macigno, come risulta dalla scarna descrizione dell’ incidente fatta dai dirigenti dei lavori e conservata presso gli archivi governativi a Victoria.

Negli anni trascorsi in British Columbia, Angelo scrisse cinquanta lettere alla moglie, documentando le speranze, le delusioni, le incertezze  e la bruta fatica a cui gli uomini erano sottoposti ogni giorno. Acuto osservatore, riflessivo e dotato di una naturale capacità di esprimersi in modo chiaro e con immagini avvincenti, le sue parole evocano esistenze fatte di sacrifici e solitudine stoicamente sopportati,  come quando descrive l’ impressione provata nel vedere le facce stravolte dei minatori alla fine del turno in miniera, un lavoro che lui aveva rifiutato,  attento come era a conservare la salute intatta in vista del ritorno. La sua calligrafia elegante e precisa dimostra che Angelo aveva una certa istruzione. In Italia infatti lavorava nel ramo commerciale ed era partito per poter raccogliere in fretta I denari per saldare alcune pendenze commerciali. Quelle lettere, quella storia, rimasero ignorate per decenni. La moglie di Angelo, Anna, mori quattro anni dopo e la loro figlia Gigetta fu allevata dalla famiglia adottiva. Si sposȯ, ebbe sei figli e oltrepassò la soglia dei novanta anni ma non volle mai aprire e leggere le lettere del padre che non aveva mai conosciuto. Eppure, quella lontana perdita famigliare, quello strappo nella continuità del tempo e del sangue continuarono a proiettare una zona d’ombra, ad alimentare un dolore mai risolto attraverso le generazioni, finché Nicola, il pronipote, dopo aver letto le lettere con l’ aiuto della anziana zia, decise di affrontare il lungo e incerto viaggio alla ricerca delle proprie origini.

revelstoke un bacio nel vento aka revelstoke a kiss in the wind 438266051 largeIl documentario, ambientato in tutti I luoghi dove Angelo Conte aveva soggiornato, ha momenti di altissima potenza emotiva. La parte finale, quando alla ricerca del punto preciso indicato dalle mappe e i tracciati di lavoro dell’ epoca, Moruzzi, la sua compagna Irene e alcuni ricercatori storici e tecnici della ferrovia si inoltrano nel buio lugubre del tunnel abbandonato, comunica una vibrazione palpabile di angoscia e allo stesso tempo di sollievo e chiusura emotive che finalmente risolve in maniera catartica  il mistero di una morte durato cento anni, e la pena per il vuoto che questa scomparsa aveva lasciato nelle vite dei discendenti.  Moruzzi giustamente sottolinea come gli avvenimenti dolorosi hanno una continuità generazionale, si trasmettono di generazione in generazione a volte a livello inconscio ma con una lacerante sensazione d’incompletezza e di perdita. Il documentario  ha però la luce della speranza, della tenacia che  lo ha spinto a cercare di “chiudere il cerchio” e a trovare ,insieme alle risposte concrete sulla natura dell’ incidente occorso ad Angelo, anche una guarigione spirituale. L’ incontro con le tante persone che hanno offerto aiuto e solidarietà, ricercatori, collezionisti,  storici, tecnici e specialisti ferroviari, archivisti storici, e il calore e l’ appoggio della locale comunità italiana sono elementi di questa dimensione positiva che il filmato comunica allo spettatore. Moruzzi e la compagna Irene hanno incontrato I componenti del ramo canadese della grande famiglia Barazzuol, sparsa in tre continenti, nella cui vecchia casa a Strathcona Angelo aveva abitato durante il suo soggiorno a Vancouver. Nel documentario compaiono anche molte persone della comunità italiano, sia immigrati di vecchia data che arrivi recenti come Jlenia Zago e Diego Marchi. Susan Bertoia, attrice vancouverita, e Stefano Scandaletti prestano la voce ai due sfortunati sposi.  Una serie di filmati e fotografie d’ epoca, raccolti con paziente determinazione, aggiungono  non soltanto enorme interesse storico ma anche un indefinibile senso di realtà alternativa, come se ci addentrassimo dentro la vicenda stessa, come se camminassimo a fianco di Angelo e lo  ascoltassimo leggere le sue lettere alla moglie lontana, come se vivessimo anche noi la sua solitudine e il suo testardo sogno di un ritorno a casa che non si sarebbe mai realizzato.




“Dolce vita. Cinema e cultura italiana” a Bangkok con l’Ambasciata

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fuocoammare21Nell’ambito delle celebrazioni del 76° anniversario della Festa della Repubblica italiana in Thailandia, l’Ambasciata d’Italia a Bangkok, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Cineteca Thailandese, organizza l’evento “Dolce vita. Cinema e cultura italiana” in programma il 27 maggio, alle ore 18.00, presso il Thai Film Archive di Salaya, Nakhonpathom.
L’iniziativa consiste in una mostra sul cinema italiano con video, fotografie e manifesti, compresi esperimenti di realtà virtuale, durante la proiezione di film italiani.
Dal colossal del cinema muto Cabiria alle sperimentazioni VR, da Sophia Loren a Fellini, video, fotografie e manifesti, la mostra “Dolce vita. Cinema e cultura italiana” sarà accessibile gratuitamente dal 27 maggio al 28 agosto presso la sala espositiva al 3° piano del Thai Film Archive di Salaya.
La manifestazione, sostenuta anche dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale di Roma, Istituto Luce – Cinecittà di Roma, Cineteca di Bologna e Rai Cinema, prevede anche la proiezione di quattro film italiani: Ennio il 27 maggio, La strada il 5 giugno, Accattone il 12 giugno e Fuocoammare il 19 giugno. (aise)




Netflix apre le porte del suo ufficio italiano, ed è come essere sul set

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netflix roma minAndare in ufficio è come vivere in un film o in una serie. Ed è quello che accade al team della sede italiana di Netflix, che oggi ha aperto per la prima volta alla stampa le porte della sede italiana, in occasione della presentazione delle novità in arrivo. L’elegante palazzina è situata al civico numero 8 di via Boncompagni a Roma, nel cuore della ‘dolce vita’. Quattro piani, con un parcheggio al -2 e un giardino che circonda lo stabile, curati nei minimi dettagli a partire dalle sale meeting, che portano il nome di molti show targati con la N rossa: ‘Sanpa’, ‘Strappare lungo i bordi’, ‘The Witcher’, ‘Squid Game’, solo per citarne alcuni.

Tra una stanza e l’altra colpiscono i dettagli. In occasione dell’evento, sono stati aggiunti degli ‘easter egg’ nell’edificio. Ad accogliere all’entrata i giornalisti la macchina nera di ‘Suburra – La serie’: non si può non ricordare la scena in cui Spadino (Giacomo Ferrara) canta ‘Acido Acida’ dei Prozac+ con Aureliano (Alessandro Borghi) alla guida. E ancora: sulle pareti della sede piatti di porcellana che raffigurano alcuni personaggi delle serie, cuscini con i volti degli show di successo (‘Stranger Things’ o ‘Sex Education’ per fare degli esempi), figuranti in carne ossa con le tute di ‘Squid Game‘.

Il piano terra dello stabile accoglie la mensa, la sala proiezioni (chiamata ‘The Irishman’) dove l’accoglienza è stata affidata ai cartonati dei personaggi di ‘Strappare lungo i bordi’. E ancora, la scacchiera de ‘La regina degli Scacchi’, il salotto di ‘È stata la mano di Dio’, l’orso di peluche della serie ‘Baby’, il modellino dell’isola delle Rose dell’omonimo film di Sidney Sibilia, un quadro con la maglietta del film ‘Il Divin Codino’ autografata da Roberto Baggio. Infine, i ritratti dei talent di Neflix, i quadri e i fiori di ‘Bridgerton’, un quadro con la scritta “Somos la resistencia” de ‘La casa di carta’.

La sede sa anche come ‘coccolare’ e stimolare la creatività del team: presente una sala wellness (per riprendersi dal jet lag dopo un viaggio di lavoro, o per i talent), le toilette ‘all-gender’, una nursery, una libreria e tante ‘sale svago’. Il tutto così ‘instagrammabile’ da sembrare un set di un film o di una serie in ogni angolo.

ag DIRE – www.dire.it




Quaranta anni senza Gilles Villeneuve. Su Sky arriva il documentario

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gilles villeneuve foto sky scaled e1651749969617Il Gran Premio di Miami l’8 maggio segnerà 40 anni dal giorno in cui il pilota canadese Gilles Villeneuve perse tragicamente la vita in un incidente al Gran Premio del Belgio a Zolder. Aveva solo 32 anni. La famiglia di Villeneuve, tra cui la moglie Joann, la figlia Melanie e il figlio campione del mondo di F1 Jacques, ha ricordato l’occasione con una toccante e potente intervista sull’eredità che l’icona dell’automobilismo ha lasciato. L’intervista farà parte del documentario Sky Original ‘Villeneuve Pironi’ prossimamente in onda su Sky e in streaming su Now.

Il doc racconterà la storia sorprendente dei due talentuosi piloti di F1 Gilles Villeneuve e Didier Pironi, uniti dalla loro passione per la velocità e dalla determinazione a vincere, ma irreparabilmente divisi da un episodio storico e molto controverso intercorso tra i due. Nell’intervista raccolta all’ultimo Gran Premio d’Italia a Imola, Joann Villeneuve parla approfonditamente della vita e dell’eredità di un gran pilota quale Gilles è stato. Qui uno dei passaggi all’interno della clip esclusiva tratta dall’intervista alla moglie: “Gilles credeva che si debba vivere al limite. Per lui la cosa migliore era baciare il guardrail”. Oltre alla clip esclusiva, sono state rilasciate oggi immagini di Joann a Imola e un’immagine di archivio di Gilles con la famiglia nel fiore della sua carriera. Carismatico e schietto, il canadese di umili origini aveva realizzato il suo sogno di correre in Formula 1.

Dotato di un grande talento naturale, lo stile di corsa intrepido di Villeneuve deliziava i puristi dello sport e catturava l’immaginazione dei fan di tutto il mondo. L’amato “figlio putativo” del leggendario Enzo Ferrari, all’inizio degli Anni 80 Gilles sembrava destinato a dominare la F1. Nell’aprile 1982, Imola fu il luogo dell’ormai famigerato “tradimento” tra i compagni di squadra della Ferrari Gilles e Didier. Ha segnato uno dei momenti più controversi della storia dello sport e ‘Villeneuve Pironi’ racconterà questa storia sorprendente con il contributo, per la prima volta, di entrambe le famiglie.

Attualmente in produzione nel Regno Unito, Canada, Francia e Italia e in collaborazione con Sky Italia, entrambe le famiglie Villeneuve e Pironi, rispettivamente, contribuiranno al documentario, così come alcuni dei più grandi nomi della storia della Formula 1. Il film sarà diretto da Torquil Jones (’14 Peaks: Nothing Is Impossible’, ‘Bobby Robson: More Than a Manager’) e prodotto da John McKenna (’14 Peaks: Nothing Is Impossible’, ‘Steve McQueen: The Man & Le Mans’) e dall’ex pilota di Formula 1 Mark Webber. Il documentario è realizzato da Noah Media Group per Sky Studios e Sky Italia.

ag.DIRE – www.dire.it




David di Donatello, ‘È stata la mano di Dio’ miglior film 2022

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223042079 3c37502c 393e 4244 b089 5f556d764f43‘E stata la mano di Dio’ di Paolo Sorrentino è il vincitore del David di Donatello 2022. “È veramente una grande gioia, una felicità”, il commento del regista dopo aver ricevuto dalle mani di Piera Detassis, presidente dell’Accademia del cinema italiano, il riconoscimento più importante della nostra cinematografia.

Dopo due anni di pandemia il cinema italiano torna a celebrare se stesso in presenza. E lo fa portando la cerimonia di consegna dei David di Donatello dopo vent’anni di assenza negli iconici Studi di Cinecittà. I candidati, i registi, gli attori, i produttori e i grandi professionisti, che rendono i film italiani protagonisti a livello globale, attraversano i viali, i teatri, il celebrato set dell’Antica Roma creato per la serie inglese ‘Rome’ anni fa e ormai attrazione principale di Cinecitta’: un lungo red carpet di 150 metri nel cuore pulsante della produzione cinematografica per festeggiare lo straordinario talento italiano.

La 67esima edizione dell’Oscar italiano vede ancora una volta alla coduzione Carlo Conti, affiancato dal personaggio rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo, Drusilla Foer, nella serata trasmessa in diretta su Rai 1, in streaming su RaiPlay e all’estero su Rai Italia, con la regia di Maurizio Pagnussat.

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