Cinema e TV: le serie latine conquistano il mondo. Ma a che prezzo?

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imagesNegli ultimi anni, le piattaforme globali come Netflix, Prime Video e Disney+ hanno scommesso sempre più sulle produzioni latinoamericane, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Titoli come Griselda, La Reina del Sur, Pacto de Silencio o Monarca hanno scalato le classifiche internazionali, conquistando milioni di spettatori anche fuori dal continente americano. Il merito? Storie forti, ambientazioni originali e un’identità culturale che non cerca più di scimmiottare Hollywood.

Quello che un tempo era considerato “cinema di nicchia” o “da telenovela” oggi è diventato mainstream. Le case di produzione in Messico, Colombia, Brasile e Argentina lavorano a ritmi forsennati per soddisfare la fame di contenuti globali. E le star locali – da Kate del Castillo a Wagner Moura – sono diventate icone internazionali, con contratti milionari e fan in tutto il mondo.

Ma non è tutto oro. Alcuni critici denunciano una tendenza alla spettacolarizzazione della violenza e della criminalità, con un eccesso di narrazioni legate al narcotraffico, alla corruzione e alle faide di potere. Si rischia, insomma, di alimentare stereotipi anziché combatterli.

C’è però un lato positivo: mai come ora i creatori latini hanno avuto così tanta libertà di raccontare le proprie storie. Serie ambientate in favelas, villaggi indigeni, quartieri popolari o contesti politici reali stanno portando alla luce realtà ignorate per decenni. Il pubblico sembra premiare l’autenticità, anche quando fa male.

Il futuro? Sempre più “local”, ma con ambizioni globali. E forse, finalmente, il Sud del mondo potrà raccontarsi con la propria voce – senza traduzioni forzate.




A Los Angeles “Mario Cresci. L’oro del tempo”

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27crescilaCosa succede quando la fotografia volge lo sguardo su se stessa? Ne “L’oro del tempo” il leggendario sperimentatore italiano Mario Cresci (Chiavari, 1942) si confronta con la vasta collezione fotografica dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) di Roma, trasformando materiale storico in un dialogo tra passato e presente.

La mostra “Mario Cresci L’oro del tempo” sarà inaugurata il 30 maggio a Los Angeles, nella sale dell’Istituto Italiano di Cultura, dove sarà allestita sino al 31 ottobre.
Durante la sua residenza all’ICCD, Cresci ha sfogliato migliaia di albumine, aristotipi, dagherrotipi e carte salate ottocentesche. Da questo oceano di lastre e stampe ha estratto due costellazioni d’immagini al femminile: i ritratti mondani di Mario Nunes Vais, scintillanti di ironia, e le fotografie di statuaria greco-romana realizzate nelle prime campagne di documentazione del patrimonio nazionale. L’artista ne isola dettagli, li moltiplica, li sovrappone, li piega in composizioni ludiche in bianco e nero dove segni leggeri e pesanti si trasformano in altre forme, altri significati.




Fondazione Italia USA: un video per celebrare il ventennale

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ifondazione italia usa newletter mageQuest’anno il 4 luglio 2025, Independence Day, ricorre il XX anniversario della costituzione della Fondazione Italia USA, nata il 4 luglio 2005. Per l’occasione la Fondazione ha realizzato un video –  “vent’anni di attività  in cinque minuti” per “ricordare le più importanti attività del passato, ma anche per guardare alla continuità del nostro impegno” e per “promuovere l’amicizia tra Italia e Stati Uniti” e “diffondere i nostri valori verso le nuove generazioni”, perché “è da loro che passa il futuro”. Qui il  video del ventennale (Inform)




Addio a Nadia Cassini, icona sexy degli anni ’70. Il ricordo di Lino Banfi

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nadia cassiniIl suo vero nome era Anna Lou Muller ma il suo nome d’arte, quello con cui è diventata famosa, è sempre stato Nadia Cassini, mutuato dal giornalista e conte Igor Cassini con cui si sposò a vent’anni. L’attrice, negli anni ’70, divenne un sex symbol, un’icona di bellezza, grazie alla fama regalatale da molte commedie sexy erotiche italiane, volgarotte ma con un seguito incredibile. Un filone molto caratteristico di quegli anni, in cui Nadia Cassini era apprezzatissima in particolare per il suo lato ‘b’. “Avevo il sedere più bello del mondo ma non ho avuto culo”, spiegò Cassini in una intervista a Libero. Girò una quindicina di film in meno di dieci anni (tra questi “Il dio serpente”, “Mazzabubù quante corna stanno quaggiù?”, “L’insegnante balla… con tutta la classe” e “La dottoressa ci sta col colonnello”) e in molte di queste pellicole recitò a fianco di Lino Banfi, Alvaro Vitali, Lando Buzzanca. L’ex attrice è morta ieri a 76 anni a Reggio Calabria dopo una lunga malattia.

Dopo la grande ondata di successo degli anni ’70, che l’aveva portata anche in televisione (con Amanda Lear fece la storica ‘Premiatissima’ nel 1983), l’attrice era successivamente sparita completamente dalla scena. Si sottopose a un intervento chirurgico per un ritocco al naso che finì malissimo (con danni a un orecchio) ed ebbe disturbi di alcolismo per cui si curò in America.

Nata a Woodstock il 2 gennaio 1949 ( i genitori erano ballerini e attori e la madre aveva origini siciliane), prima di diventare famoso come attrice in Italia era stata una modella in America. Oltre che attrice, è stata showgirl e cantante. Dopo tre anni di matrimonio con Igor Cassini, l’attrice divorziò e successivamente ebbe una relazione con l’attore greco Yorgo Voyagis, con cui ha avuto una figlia, Kassandra.

IL RICORDO COMMOSSO DI LINO BANFI

“È la prima volta che faccio un annuncio sui social, non ci sono abituato e non mi voglio abituare, non è una cosa bella. Ma lo faccio volentieri. È morta Nadia Cassini, mi è rimasto molto impresso, mi è dispiaciuto moltissimo, so che ultimamente soffriva molto per un male incurabile. Mi sono venuti in mente dei flash, una bella carriera, una brava donna, una brava ragazza”. L’attore pugliese, che ha 88 anni, racconta un aneddoto, che risale al 1980, anno in cui insieme a Nadia Cassini girò il film ‘La dottoressa ci sta col colonnello’.

Racconta: “Mi ricordo un avvenimento con la mamma, una nobildonna americana, che venne a trovare Nadia a Livorno dove iniziavamo a girare il film, io facevo il colonnello. Lei non riusciva a dire colonnello e diceva coglionello e l’abbiamo tenuta fissa nel film questa battuta. Portai in regalo un’orchidea per la mamma e una per Nadia e la mamma si meravigliò molto. Io dissi che ero abituato a fare così, quando facevo un film, con le mie partner, le mie amiche”.

 

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Canada. “Paolo Vive: a Montreal il documentario di Debora Scalzo dedicato a Paolo Borsellino

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paolo vive a montreal il documentario di debora scalzo dedicato a paolo borsellinoimmagine22 201x223“Paolo vive”: su iniziativa dell’Associazione dei Giuristi Italo-Canadesi del Québec (AGICQ) e del Comitato degli Italiani all’estero (Com.It.Es) di Montréal, e con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Montréal, il docufilm sul magistrato ucciso dalla mafia nel 1992 sarà proiettato il 19 marzo al Piccolo Teatro del Centro Leonardo da Vinci (8370 Bd Lacordaire, Saint-Léonard) alla presenza della regista siciliana Debora Scalzo. Scrittrice di successo di libri dedicati alle forze dell’ordine, sceneggiatrice di film antimafia, Debora Scalzo ha debuttato alla regia nel 2024 con “Paolo Vive”, in concorso ai Premi David di Donatello 2025, tra i “Film opere prime – Esordio alla regia”. Attraverso interviste intime, testimonianze inedite e filmati d’archivio, questo documentario non solo onora l’eredità duratura del magistrato, ma funge anche da grido di battaglia per una nuova generazione, esortandola ad abbracciare i suoi valori di integrità e coraggio. . Il docufilm è in distribuzione internazionale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

“Paolo Vive” è uscito in febbraio nel Granducato del Lussemburgo, con la regista ospite in Ambasciata per dialogare col pubblico. Poi è stata volta del Principato di Monaco, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera, Brasile e Argentina. A marzo “Paolo Vive” esce anche a New York, Washington, Los Angeles, Vancouver e Montréal. (Inform)




“Il gattopardo”: l’ambasciatrice Zappia all’anteprima a Washington della nuova serie Netflix

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Organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Washington in collaborazione con Netflix, si è tenuta ieri sera a Washington, presso la sede della “Motion Picture Association”, l’anteprima negli Stati Uniti della nuova serie “Il Gattopardo”, disponibile sulla piattaforma a partire da oggi. Durante la serata è stato proiettato il primo episodio nella versione originale in lingua italiana, sottotitolata, per marcare la forte impronta italiana della serie.
L’ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, ha sottolineato come “l’interesse che il romanzo di Tomasi di Lampedusa continua a suscitare anche qui negli Stati Uniti, a oltre sessant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, è segno dell’attualità dei temi trattati nel Gattopardo e del fascino che esercita la Sicilia oltreoceano: ci auguriamo che sempre più americani, anche grazie alla nuova serie di Netflix, si interessino alla storia e alla cultura ineguagliabile del nostro Paese e scelgano di visitare le nostre isole, alla scoperta anche delle tantissime bellezze di cui i nostri territori sono ricchi”.
In apertura, il videomessaggio degli attori Benedetta Porcaroli, Deva Cassel e Saul Nanni, che hanno salutato il pubblico da Roma, dove hanno presentato l’anteprima al Teatro dell’Opera, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Oltre all’ambasciatrice Zappia, sono intervenuti Bela Bajaria, responsabile dei contenuti di Netflix a livello globale, e Charles Rivkin, presidente della “Motion Picture Association”, l’associazione che riunisce i più importanti studi cinematografici americani, tra cui Netflix. In particolare, Bajaria ha evidenziato come “Il Gattopardo” rappresenti per il colosso mondiale dello streaming un importante investimento fatto in Italia, dove la nuova serie è stata interamente realizzata.
L’evento ha visto la partecipazione di numerosi e importanti ospiti, segno dell’interesse del pubblico americano per la nuova serie di Netflix e per la storia resa celebre dal capolavoro di Luchino Visconti del 1963. (aise)




È morta Eleonora Giorgi: una carriera tra cinema e tv, sempre con il sorriso “nonostante tutto”

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eleonora giorgi 1024x576“Non sono spaventata: ho avuto molta più paura di vivere. La vita a volte è crudele”. Così Eleonora Giorgi aveva raccontato al Corriere della Sera lo spettro della morte. Un pensiero inevitabile in questo ultimo anno e mezzo di cure contro il cancro al pancreas. L’attrice si è spenta a Roma, nella sua città, all’età di 71 anni. Era ricoverata nella clinica Paideia dove stava seguendo la terapia del dolore per l’aggravarsi delle sue condizioni. Di origini austro-ungariche e inglesi, era nata nella Capitale il 21 ottobre 1953.

GLI INIZI CON FELLINI E LA COMMEDIA SEXY ALL’ITALIANA

Attrice, regista, conduttrice tv, persino cantante e ballerina: la carriera di Eleonora Giorgi ha radici lunghe e tocca più di una sfumatura artistica. Dopo essere apparsa nel film di Federico Fellini “Roma”, esordisce nel 1973 in “Storia di una monaca di clausura” diretta da Domenico Paolella e insieme a Catherine Spaak. L’anno dopo è accanto a Gabriele Ferzetti e Ornella Muti in “Appassionata” di Gianluigi Calderone. L’inizio con la commedia sexy all’italiana le vale, nello stesso anno, la copertina sull’edizione italiana di Playboy.

LA PARENTESI DRAMMATICA E IL RITORNO ALLA COMMEDIA

Poi arriva il salto nelle pellicole drammatiche: “L’Agnese va a morire” (1976), “Cuore di cane” (1976), “Una spirale di nebbia” (1977), “Un uomo in ginocchio” (1979) e “Dimenticare Venezia” (1979). Gli Anni 80 sono ancora quelli della commedia. Recita accanto a Renato Pozzetto in “Mia moglie è una strega” (1980), con Carlo Verdone in “Borotalco” (1982). Per questa interpretazione ottiene un David di Donatello. Tra i film da citare, inoltre, ci sono “Mani di velluto” (1979) con Johnny Dorelli e Adriano Celentano e “Grand Hotel Excelsior” (1982) con Adriano Celentano, Enrico Montesano e Carlo Verdone. E ancora “Mani di fata” (1983), “Sapore di mare 2 – Un anno dopo” (1983), “Vediamoci chiaro” (1984) e “Compagni di scuola” (1988).

MUSICA, RADIO E TV. E POI LA REGIA

Nel 1980 incide il brano “Magic” per la colonna sonora del film “Mia moglie è una strega”. Nel 1981 è la volta di un 45 giri scritto da Cristiano Malgioglio, Pino Presti e Corrado Castellari: “Quale appuntamento/Messaggio personale”.

Eleonora ha lavorato anche in radio e in televisione. Nell’1983 prende parte a “Un disco per l’estate” e successivamente a due edizioni di “Sotto le stelle”. Partecipa a progetti come “Morte di una strega”, “Lo zio d’America”, “I Cesaroni”. In tv la si vedrà anche a “Ballando con le stelle 13” nel 2018 e nello stesso anno al “Grande Fratello Vip 3”. Nel 2022 a “Il cantante mascherato”.

Nel 2003 esordisce nella regia con “Uomini & donne, amori & bugie”. Nel 2009 dirige “L’ultima estate”, da lei anche prodotto insieme al secondo ex marito Massimo Ciavarro.

DUE MATRIMONI, DUE FIGLI: UNA FAMIGLIA PIENA DI AMORE

Eleonora Giorgi è, però, anche stata mamma di quei due figli che più volte ha ringraziato per il sostegno nell’ultimo periodo e senza i quali, forse, non avrebbe percorso la via delle cure. “Quando ho capito la gravità ho detto ai miei figli che non volevo accanimenti terapeutici: Paolo mi ha fissato sconvolto. Senza di loro forse avrei rinunciato: dopo la prima chemio ho passato una notte abbracciata al water”, ha detto la stessa attrice al Corriere della Sera. Quei figli sono Andrea Rizzoli e Paolo Ciavarro, avuti da due diversi matrimoni.

Il primo con Angelo Rizzoli, sposato nel 1979. L’anno dopo è nato Andrea che ha pubblicato a gennaio 2025 il libro dedicato alla madre e intitolato “Non ci sono buone notizie. L’anno più bello di mia madre, nonostante tutto”. La coppia si separa nel 1984 quando l’editore viene travolto dallo scandalo P2 e arrestato. In seguito al divorzio, Giorgi si lega sentimentalmente a Massimo Ciavarro, conosciuto sul set di “Sapore di mare 2”. Nel 1991 nasce Paolo e nel 1993 la coppia convola a nozze. Matrimonio che dura fino al 1996, anche se l’attore non ha mai abbandonato l’ex. Anzi, durante la malattia, è stato presente e raccontato l’amicizia rimasta in programmi come Verissimo. Poi, fino al 2007, Eleonora è accanto allo scrittore Andrea De Carlo.

Nel 1974, Giorgi viene indagata per incauto affidamento, a causa delle morte del fidanzato 17enne Alessandro Momo. Il giovane attore perde la vita in un incidente alla guida di una Honda CB 750 Four che Giorgi gli aveva prestato. Il ragazzo non era ancora abilitato alla guida di maximoto.

LA MALATTIA

Nell’ultimo anno e mezzo l’abbiamo vista tanto in tv, a raccontare la sua malattia, mostrandosi anche senza i suoi biondissimi capelli. Sempre con il sorriso dalla notizia ricevuta a fine 2023. In un’intervista ai microfoni de I Lunatici, il programma di Rai Radio 2 con Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, aveva spiegato: “Sapete che non mi sono mai arrabbiata neanche una volta in questo anno e quattro mesi? Non mi è mai successo, manco di notte. Mi è successo di piangere di notte“. E nemmeno di chiedersi “Che cavolo, perché a me? Perché si e perché no?”. Eleonora non aveva dubbi: “Io sono fatalista, credo ad un ordine superiore delle cose e sono confortata dal potermici abbandonare“.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Disney+ porta in Italia ‘Alexander’, commedia familiare tra magia e Messico

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videodisneypuntohorLa piattaforma di streaming Disney+ si prepara ad arricchire il suo catalogo con una nuova commedia familiare. Il prossimo 28 marzo debutterà in esclusiva Alexander e il terribile, orribile, abominevole ma veramente bruttissimo viaggio, un’avventura che mescola elementi della tradizione messicana con le dinamiche di una moderna famiglia statunitense.

La trama ruota attorno all’undicenne Alexander, interpretato dal giovane talento emergente Thom Nemer, al suo debutto cinematografico. Il ragazzo, che si è sempre considerato perseguitato dalla sfortuna, si trova coinvolto in un’avventura inaspettata quando sua madre Val, una scrittrice di viaggi interpretata dalla rinomata Eva Longoria, organizza una vacanza di primavera a Città del Messico.

Il cast stellare include Jesse Garcia nel ruolo del padre Frank, Paulina Chávez, come la sorella adolescente Mia, e due veterani del cinema come Rose Portillo e Cheech Marin nei panni dei nonni Lidia e Gil. La famiglia decide di intraprendere questo viaggio a bordo di un lussuoso camper, ma le cose prendono una piega inaspettata quando scoprono un misterioso idolo antico che sembra portare con sé una maledizione.

La pellicola, diretta da Marvin Lemus e sceneggiata da Matt Lopez, si basa sul libro di Judith Viorst Alexander and the terrible, horrible, no Good, very bad day, ma ne espande l’universo narrativo introducendo elementi della ricca cultura messicana e tematiche legate ai legami familiari. La produzione vanta nomi di spicco come Shawn Levy, Dan Levine e Dan Cohen, mentre Eva Longoria, oltre al suo ruolo da protagonista, figura anche tra gli executive producer insieme a Emily Morris e Shelly Strong.

Il film si propone di esplorare temi universali come il superamento delle paure, l’importanza dell’unità familiare e la crescita personale, il tutto condito con elementi soprannaturali che rendono la narrazione ancora più avvincente. La storia mostra come una famiglia apparentemente disconnessa riesca a trovare la forza di collaborare per affrontare una situazione straordinaria, dovendo riportare l’idolo maledetto al suo legittimo posto.

Foto: hdblog.it

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Usa. A Seattle torna il Cineforum

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cineforum 725x353Dopo l’inaugurazione il 17 gennaio scorso, secondo appuntamento del nuovo Cineforum promosso a Seattle dal Comites San Francisco: venerdì 21 febbraio, alle ore 19:00, presso il SIFF Film Center di Seattle sarà presentato il film di Paolo Genovese “Supereroi”.
Una storia toccante e potente che esplora l’amore, la resilienza e i “superpoteri” che ci tengono uniti.
Ci vogliono i superpoteri per amare qualcuno per tutta la vita: Anna e Marco lo sanno bene. Lei è una fumettista impulsiva, nemica delle convenzioni; lui è un professore di fisica, convinto che ogni fenomeno abbia una sua spiegazione. A tenerli insieme è un’incognita che nessuna formula può rivelare o spiegare.
Una storia sentita e commovente su una coppia il cui amore è messo alla prova dagli imprevedibili colpi di scena della vita. Questo dramma romantico, che abbraccia oltre due decenni, esplora come il potere della connessione, della resilienza e dei “superpoteri” quotidiani della vita li aiutino a superare le sfide e a riscoprire speranza e forza.
L’evento è realizzato grazie alla collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Generale d’Italia a San Francisco. (aise)




Canada. “Paolo Vive”, il documentario al Centro Da Vinci di Montreal

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canada comites di montreal e giuristi italo canadesi del quebec paolo vive di debora scalzo il 19 marzo immagine10“Paolo Vive”: il documentario  della regista siciliana Debora Scalzo dedicato al Giudice Borsellino sarà proiettato il 19 marzo al Piccolo Teatro del  Centro Leonardo da Vinci di Saint-Léonard, Montréal, su iniziativa del Comites di Montréal e dei Giuristi Italo-Canadesi del Québec. Al Piccolo Teatro ci sarà anche la regista che con il documentario sul magistrato ucciso dalla mafia nel 1992 parteciperà ai David di Donatello 2025 nella Sezione “Film Opere Prime – Esordio alla Regia”. La strage di Via D’Amelio del 1992 scosse profondamente Palermo e l’intera Italia, provocando la tragica morte del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. “Paolo Vive” (2024) intreccia con maestria l’instancabile ricerca della giustizia di Borsellino, rappresentato magistralmente da Bruno Torrisi, con le toccanti riflessioni di coloro che hanno condiviso il suo coraggioso viaggio, dall’agente di scorta sopravvissuto Antonio Vullo a Luciano Traina poliziotto che ha arrestato Giovanni Brusca e fratello di Claudio Traina, uomo della scorta di Paolo Borsellino vittima nella Strage di Via d’Amelio. Attraverso interviste intime, testimonianze inedite e filmati d’archivio, questo documentario non solo onora l’eredità duratura del magistrato, ma funge anche da grido di battaglia per una nuova generazione, esortandola ad abbracciare i suoi valori di integrità e coraggio. “Paolo vive” è un potente invito a continuare la lotta contro la minaccia mafiosa, mantenendo viva la memoria di un uomo che ha sacrificato la propria vita per il bene comune. Perché la vera Sicilia è Paolo Borsellino. Film opera prima ai David di Donatello 2025. La regista Debora Scalzo, scrittrice di successo di libri dedicati alle forze dell’ordine, sceneggiatrice di importanti film antimafia, ha debuttato alla regia l’anno scorso con Paolo Vive, in concorso ai Premi David di Donatello 2025, tra i «Film opere prime  – Esordio alla regia». Nipote di nonno Lorenzo, poliziotto che negli anni più cruenti della criminalità organizzata in Sicilia ha scortato vari magistrati antimafia tra cui il giudice Cesare Terranova, Debora Scalzo  ha dichiarato: “Essere in concorso ai David di Donatello è un onore immenso. Un grande traguardo raggiunto con tanti sacrifici, sono felicissima di poter divulgare l’educazione alla legalità attraverso i miei progetti cinematografici. Felice di aver debuttato con un grande attore come Bruno Torrisi. Paolo Vive è un docufilm diverso dai soliti documentari, poiché ho voluto dare ampio spazio alle personalità che hanno vissuto gli anni delle Stragi, raccontando ciò che in passato è sempre stato tagliato, io non ho tagliato nulla, ho voluto raccontare la verità scomoda e ne vado orgogliosa”. Il 19 marzo a Montréal. Il 10 e 11 febbraio, Paolo Vive è uscito nel Granducato del Lussemburgo, con la regista ospite in Ambasciata per dialogare col pubblico. Poi è stata volta del Principato di Monaco, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera, Brasile e Argentina. A marzo Paolo Vive uscirà anche da questa parte dell’oceano: New York, Washington, Los Angeles, Vancouver e Montréal. Su iniziativa dell’Associazione dei Giuristi Italo-Canadesi del Québec (AGICQ) e del Comitato degli Italiani all’estero (Com.It.Es) di Montréal, il docufilm sarà proiettato il 19 marzo al Piccolo Teatro del Centro Leonardo da Vinci alla presenza della regista siciliana Debora Scalzo. Il docufilm è in distribuzione internazionale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.(Inform)