“Harlem”: Luca Martera all’Università di Toronto per parlare del film italiano “più censurato di sempre”

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23harlemTORONTO\ aise\ – “Morte agli italiani!” è il grido di battaglia urlato a squarciagola dal capo dei tifosi abissini al Madison Square Garden ed è questa la battuta-chiave per comprendere il senso di ciò che fu “Harlem”, il film italiano più censurato di sempre. E “Harlem” si intitola il libro che Luca Martera presenterà online al Department of Italian Studies dell’Università di Toronto il prossimo 27 gennaio, in occasione della Giornata della memoria.
La conferenza inizierà alle 16.00 sulla piattaforma zoom.
Uscito alla fine di aprile del 1943 – due mesi prima dello sbarco degli alleati in Sicilia e tre mesi prima della caduta del fascismo – il film di Carmine Gallone fu una delle più plateali opere di mistificazione del regime fascista, pensata e realizzata quasi 80 anni fa per illustrare alle masse il “razzismo di Stato” e sancire così la superiorità della stirpe ariana attraverso un incontro di boxe tra un italo-americano e un pugile nero, trent’anni prima di Rocky.
Interpretato dai divi più famosi dell’epoca, dal “buono” Amedeo Nazzari al “cattivo” Osvaldo Valenti, dall’“americanina” Vivi Gioi al “littorio” Massimo Girotti, e firmato da un incredibile (con la lente della distanza) plotone di giornalisti-intellettuali di prim’ordine, tra cui l’anti-americano Emilio Cecchi, il fascistone Paolo Monelli, l’ebreo Giacomo Debenedetti (che non poté comparire a causa delle leggi razziali), il direttore antisemita de “Il Littoriale” Pietro Petroselli e il futuro padre del neorealismo Sergio Amidei, Harlem fu l’ultimo kolossal in costume fortissimamente voluto da Luigi Freddi, fondatore di Cinecittà, gran sacerdote del culto censorio e figura sui generis di gerarca sopravvissuto miracolosamente al 25 luglio e al 25 aprile. Sequestrato nel 1944 dall’ebreo torinese Pilade Levi, capo della PWB Film Section della divisione degli alleati specializzata in comunicazione e propaganda, il film viene trasformato nel dopoguerra dalla neonata censura repubblicana in innocuo film sportivo, con tagli e modifiche ai dialoghi per quasi 40 minuti.
La nuova versione, senza più alcun riferimento alla guerra d’Etiopia, non convinse comunque alcuni sedicenti partigiani di Reggio Emilia che nel 1947 bruciarono nella pubblica piazza le pizze del film.
Il libro di Martera, documentato e ampiamente illustrato, racconta la vicenda appassionante, drammatica e piena di sorprese del film più censurato della storia del cinema italiano.
Per partecipare alla conferenza occorre iscriversi qui(aise) 




Covid, cinema e italiani in Venezuela: concluso il concorso “El inmigrante italiano”

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10inmigranteCARACAS\ aise\ – La giuria di qualificazione del Premio “Fare Cinema – El inmigrante italiano” ha assegnato per la seconda edizione del concorso, che ha contato 32 cortometraggi di genere fiction e documentari, il primo posto a “Caripe, un valle de sueños” di Donato Jesús Caraballo Di Battista; secondo premio “Un apellido olvidado”, prodotto da Gabriele Bruttini e diretto da Ana Karina Monrro e terzo classificato “Antonio Infantino”, di Anthony Infantino e Vicen Fernández Cazorla. Per la prima volta sono state assegnate cinque menzioni d’onore.
Il concorso, e dunque le lezioni, è promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, e coinvolge l’Ambasciata d’Italia e il Consolato generale a Caracas, il Consolato d’Italia a Maracaibo, l’IIC di Caracas, la Camera di Commercio Italiano in Venezuela, la Società Dante Alighieri de Maracay e il Trasnocho Cultural venezuelano.
Le avventure e gli sforzi di chi è venuto alla ricerca di una nuova vita in Venezuela, terra dove ricominciare e contribuire con le proprie capacità e conoscenze allo sviluppo del Paese, hanno permeato il grande schermo durante la cerimonia di premiazione del Concorso di cortometraggi “Fare Cinema – El inmigrante italiano”, tenutosi presso le strutture Cinex del Tolón Fashion Mall di Caracas, dove sono state riconosciute le tre migliori produzioni e sono state assegnate cinque menzioni d’onore alle opere dedicate al salvataggio della memoria delle donne e degli uomini usciti dall’Italia per realizzare i suoi sogni nella “Piccola Venezia”.
L’Ambasciatore italiano a Caracas, Placido Vigo, alla vigilia dei premi, ha dichiarato che “fin dall’inizio, questo concorso è stata una bella iniziativa per i giovani, i registi, gli appassionati di audiovisivi e coloro che amano l’Italia per partecipare e vincere un premio”.
“La prima edizione è stata un successo: i primi due vincitori del premio sono stati anche premiati in un concorso internazionale in Italia e sono sicuro che quest’anno ripeteremo quel clamoroso successo, perché i 32 partecipanti hanno presentato un ottimo lavoro e i vincitori sono straordinari. Si tratta di una fantastica iniziativa che l’Ambasciata italiana, insieme a tutte le istituzioni del Sistema Paese in Venezuela, ripeterà il prossimo anno”, ha promesso il diplomatico.
I Migliori
In questa seconda edizione di “Fare Cinema” la giuria di qualificazione composta da 12 membri –membri del Sistema Italia in Venezuela, artisti, registi e personaggi dei media e dello spettacolo- ha deliberato sulle 32 produzioni partecipanti e ha deciso di premiare i primi tre posti, cinque menzioni d’onore e di annullare la categoria “Giovani Talenti”.
Quest’anno il primo premio al Festival del Cinema con accento italiano è andato a “Caripe, Un valle de sueños”, di Donato Jesús Caraballo Di Battista, che ha realizzato un documentario che riflette l’impegno degli immigrati italiani che si sono stabiliti in questa città dello Stato di Monagas per dedicarsi all’agricoltura, all’edilizia, alla meccanica e alla fornitura di servizi specializzati, nonché condividere i sapori della sua gastronomia e crescere come una famiglia.
Caraballo Di Battista, che ha inviato un sentito messaggio di gratitudine dalla sua casa nello Stato di Anzoátegui, ha ricevuto dall’Ambasciata d’Italia a Caracas il suo premio di 2.500 dollari USA e un attestato di primo classificato.
“Mi sembra che queste siano storie molto belle, vanno raccontate e conosciute, perché sono esempi di progresso e di lavoro in un Paese che più che mai ne ha bisogno. Penso che (questo cortometraggio) non sia dedicato solo agli italiani di Caripe, perché sono il riflesso degli italiani in tutto il Venezuela, così come di altri immigrati arrivati o che stanno lasciando il Paese verso altre terre”, ha espresso emozionato il regista nel suo video di ringraziamento.
Primo Pastificio
Il secondo posto al concorso “Fare Cinema” è stato assegnato al cortometraggio “Un apellido olvidado”, prodotto da Gabriele Bruttini e diretto da Ana Karina Monrro, che riflette sulle somiglianze tra la recente migrazione dei venezuelani in diverse parti del mondo e la storia della famiglia Milani, che con coraggio si è impegnata a fondare il primo pastificio in Venezuela, segnando un prima e un dopo tra i venezuelani.
Cavenit e COM.IT.ES hanno consegnato il premio di U$ 1.500 al team di registi, che ha celebrato l’opportunità offerta loro dal concorso di migliorare il lavoro audiovisivo in Venezuela.
“Sono felice di aver visto il nostro corto sul grande schermo, alla presenza dell’Ambasciatore e degli sponsor, sostenendoci per continuare a fare questo tipo di contest che in futuro genererà molto di più”, ha detto Gabriele Bruttini, che ha anche riconosciuto il lavoro di Ana Karina Monrro per realizzare la produzione.
“Aver ottenuto il secondo posto in questa competizione è molto importante per me, sono uno studente di cinema ed è la prima volta che mostro un cortometraggio come regista. Spero che storie stimolanti continuino a essere raccontate attraverso il cinema “, ha aggiunto Monrro.
Un artigiano del legno
Il cortometraggio “Antonio Infantino”, prodotto da Anthony Infantino e Vicen Fernández Cazorla, si è aggiudicato il terzo posto a “Fare Cinema”, per una storia incentrata sulla vita di questo immigrato che giovanissimo ha lasciato l’Italia per il Venezuela, Paese che gli ha permesso di raggiungere il successo dedicandosi al mestiere di intagliare il legno e creare oggetti con esso. Il racconto audiovisivo della volontà di questo falegname di realizzare i suoi obiettivi, realizzare i suoi sogni e lasciare un’eredità alle nuove generazioni della sua famiglia.
I vincitori hanno ricevuto il diploma di riconoscimento e U$ 1.000 da Cavenit e dalla Società Dante Alighieri di Maracay. Dopo aver ricevuto il premio, Anthony Infantino ha ringraziato l’opportunità che questo concorso di cortometraggi ha aperto per raccontare “le storie e le esperienze di parenti stretti o noti immigrati italiani”.
Gli speciali
Questa seconda edizione del concorso si è distinta per la qualità dei racconti, così la giuria qualificata ha deciso di assegnare per la prima volta cinque diplomi di Menzione Speciale. Le opere sono state proiettate prima della cerimonia di premiazione e i loro registi hanno avuto l’opportunità di assistere alla prima ufficiale davanti al grande schermo. Tutti i vincitori hanno ricevuto in regalo una copia della Guida 2021 dell’Ambasciata d’Italia a Caracas.
La prima Menzione Speciale Fare Cinema è stata consegnata da “TONY Las posibilidades de andar”, documentario realizzato da Camilo Paparoni, che racconta le avventure di un italiano che, attratto dal magnetismo dell’incertezza, arrivò da Napoli in Venezuela nel 1968 a 26 anni e si innamorò delle montagne di Merida.
Il cortometraggio animato “Panetteria Moratti”, del giovane regista Kristopher Brijaldo Pérez, ha ottenuto la seconda Menzione Speciale per aver raccontato la storia di Alessandro e Fiorella, due fratelli orfani venuti in Venezuela e decisi a fondare un panificio come quello che i loro genitori avevano in Italia. Prima di avere successo, i fratelli hanno dovuto superare gli ostacoli che gli imprenditori devono affrontare.
Il fotografo e regista Ricardo Jiménez ha ricevuto anche una Menzione Speciale per “Gennaro”, ritratto battezzato con il nome della sartoria di Gennaro Petraglia, emigrato giovanissimo in Venezuela nel 1966, per lavorare instancabilmente fino a diventare un sarto riconosciuto nel nostro Paese.
Il quarto riconoscimento speciale è stato per il cortometraggio di finzione “Hoy no es mi cumpleaños”. L’audiovisivo scritto da Simón Carabaño e diretto da Stuart Rivas, si concentra su un anziano immigrato nello stato di Carabobo dopo la seconda guerra mondiale. Ed è a Valencia e in altre città dello Stato di Carabobo che questi migranti hanno lavorato con disciplina e forza per ricostruire le loro vite e lasciare le loro tracce.
Infine, la giuria ha assegnato anche una Menzione Speciale a “El inmigrante clásico”, diretto e prodotto da Elizabeth Schummer, montaggio e post-produzione di Renzo Sicurella e Kaelys Betancourt, per lasciare una testimonianza visiva sulla vita e l’opera dello scultore Antonio D’Alessandro “Tony”, che ha dedicato la sua vita alla creazione di opere d’arte per il Venezuela e la sua città natale di Scanno.
Voci
Nicola Occhipinti, Console Generale d’Italia a Caracas, ha ricordato che l’Ambasciatore Placido Vigo ha avuto l’idea di indire in Venezuela il concorso “Fare Cinema” per diffondere la cultura italo-venezuelana e “dimostrare che gli italiani sono stati determinanti per la crescita socio-economica di questa nazione”.
“Vogliamo fare i complimenti a tutti i partecipanti, in particolare ai tre vincitori di questa edizione, per le belle storie che hanno brillantemente raccontato sui traffici di immigrazione italiana in Venezuela. Queste opere toccano molto da vicino lo spirito di Cavenit, fondato nel 1954, proprio da molti di questi immigrati”, ha affermato Patricia Attardi, vice tesoriere della Camera di Commercio Venezuelano – Italiana (CAVENIT).
“Questo festival cinematografico dedicato all’immigrazione italiana, sull’arrivo dei nostri genitori nel paese, ci permette di capire la storia, da dove veniamo, di sapere dove stiamo andando”, ha affermato Carlos Villino, nuovo presidente di COM.IT.ES, che ha promesso di sostenere le prossime edizioni del concorso.
I cortometraggi partecipanti “non parlano solo di Roma e di Caracas, in questi corti che abbiamo potuto vedere parlano di Basilicata, Puglia, Campania, Puglia, Abruzzo, Sicilia, Toscana, Veneto, Liguria, di tutte quelle regioni d’Italia. Raccontano di come sono arrivati attraverso i porti del Venezuela e sono stati capillarizzati nel Paese. Ci sono storie di Portuguesa, Lara, Yaracuy, Anzoátegui, Carabobo, Monagas, Aragua, Miranda, insomma il materiale storico è impressionante”, riflette Mariano Palazzo, Presidente della Società Dante Alighieri de Maracay e membro della giuria.
Per il Direttore generale di Trasnocho Cultural e Direttore della programmazione del distributore Blancica, José Pisano, essere membro della giuria è stato un “lusso” per aver apprezzato tutte le opere partecipanti incentrate su storie di vita e premiando i migliori.
Alla cerimonia di premiazione era presente il regista Pedro Mercado, ideatore del cortometraggio “Me llamaban Pietro”, vincitore della prima edizione di Fare Cinema nella categoria documentari e che faceva parte della giuria. (aise) 




È morto Sidney Poitier

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imagesSidney Poitier, attore statunitense di origini bahamensi e primo afroamericano a vincere un premio Oscar come miglior protagonista, è morto venerdì a 94 anni. La notizia della sua morte è stata data dal ministro degli Esteri delle Bahamas. Poitier era nato nel 1927 a Miami, negli Stati Uniti, ma era poi cresciuto alle Bahamas, all’epoca ancora una colonia britannica. Si trasferì negli Stati Uniti da ragazzo, ed ebbe una carriera eccezionale nel teatro e soprattutto nel cinema. Fra i suoi film più famosi ci sono La parete di fangoIndovina chi viene a cena?La calda notte dell’ispettore Tibbs I gigli del campo, per cui nel 1964 vinse l’Oscar come miglior attore protagonista.

Poitier è considerato la prima vera star del cinema afroamericano e fu uno degli attori più pagati e apprezzati di Hollywood nella sua epoca. Secondo la critica aprì la strada a una nuova generazione di attori di colore. In molti dei suoi ruoli più famosi, peraltro, era spesso trattato il tema del razzismo, e Poitier divenne noto per i ruoli in cui interpretava, come ha scritto il New York Times, «eroi determinati e dignitosi», che spesso combattevano contro le ingiustizie razziali. «Mi sembrava di rappresentare 15-18 milioni di persone in ogni film che facevo», disse in un’intervista.

Nel corso degli anni Sessanta molti di questi ruoli, in cui i personaggi interpretati da Poitier «rispondevano all’ingiustizia con quieta risolutezza, all’odio con la ragione e il perdono», furono criticati da vari esponenti del movimento per i diritti civili, che sostenevano tattiche più dure per combattere l’oppressione razziale.

Poitier rimase comunque un simbolo della lotta contro il razzismo, e nel 2009 ricevette dal presidente americano Barack Obama la medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti.

Nella sua carriera da attore recitò in oltre cinquanta film, dai primi negli anni Quaranta fino all’ultimo, The Jackal di Michael Caton-Jones, uscito nel 1997. Nei primi anni Duemila fece le sue ultime apparizioni in alcuni documentari. Oltre all’Oscar come miglior attore protagonista, nel 2002 ne ricevette anche uno alla carriera: quella stessa notte Denzel Washington divenne il secondo afroamericano a ricevere il premio come miglior attore protagonista. Poitier vinse inoltre due Golden Globe, un Grammy e il premio come miglior attore straniero ai British Academy Film Awards del 1959.

 

da Il Post




Edizione 2022 della Vancouver Italian Film Week

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4vancouverVANCOUVER\ aise\ – Il Vancouver International Film Festival, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Vancouver e l’Istituto Italiano di Cultura a Toronto, presenta l’edizione 2022 della Vancouver Italian Film Week, che si terrà dal 7 al 13 gennaio in diverse sedi della città canadese.
È ora di scambiare le nuvole invernali di Vancouver con i cieli soleggiati di Sicilia, Sardegna, Napoli, Roma e Toscana, visti attraverso gli occhi dei migliori registi italiani, passati e presenti. La Settimana del cinema italiano presenterà 14 pellicole, sette nuove uscite, sette classici di maestri come Fellini, Visconti, De Sica e Monicelli, proiettati in stampe digitali 4K restaurate.
In programma un focus sull’attore Toni Servillo, che recita in quattro delle selezioni di quest’anno, tra cui il commovente dramma carcerario “Ariaferma” (The Inner Cage) e un film biografico sul leggendario attore comico Eduardo Scarpetta, “Il re della risata”, così come la sua interpretazione epocale ne “La grande bellezza” (The Great Beauty). Il film di apertura e fulcro della selezione sarà l’acclamato “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante, vincitore del premio Sindacato Nazionale Critici Cinematografici italiani come miglior film.
Gli altri film in programma sono: “Caro Diario” di Nanni Moretti; “Il Boom” di Vittorio De Sica; “Risate di gioia” di Mario Monicelli; “Le notti di Cabiria” di Federico Fellini; “Morte a Venezia” di Luchino Visconti; “Il ragazzo più bello del mondo” di Kristian Petri e Kristina Lindström; “Caffé Italia” di Paul Tana; “I predatori” di Pietro Castellitto; “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino; e “Re granchio” di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis. (aise)




Gli Studios di Cinecittà si amplieranno

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unnamedAGI – Un’area di 31 ettari di superficie situati in prossimità di Cinecittà per rendere gli Studios più grandi, attrezzati e competitivi con le maggiori realtà europee. Questo l’obiettivo dell’accordo preliminare per l’acquisizione, da parte di Cinecittà, di una porzione dell’area di proprietà del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti adiacente agli storici Studios di via Tuscolana a Roma. L’intesa firmata da Nicola Maccanico, amministratore delegato di Cinecittà, con il Gruppo CDP, prevede che al momento del closing la proprietà dello spazio venga trasferita da CDP Immobiliare (società interamente controllata da CDP) a Cinecittà. Il piano di riqualificazione di Cinecittà prevede la realizzazione di nuovi grandi teatri di posa e di un ampio complesso articolato in numerosi spazi e servizi, tra cui oltre 15 ettari di backlot, ossia una vasta area all’aperto per effettuare le riprese in esterno che permette di colmare un gap con i competitor continentali e dotare gli Studios di una capacità ambientale unica, considerando anche il fattore climatico favorevole del Paese.  Le opere di ampliamento e innovazione che verranno realizzate una volta finalizzato l’accordo con CDP, vanno ad aggiungersi agli interventi già pianificati dal Piano Industriale Cinecittà 2022-2026 che prevedono la realizzazione di nuovi teatri, set per la Virtual Reality e la Virtual Production e il più grande Ledwall d’Europa, grazie ai quali verrà incrementata in modo significativo la produttività dei set cinematografici. Fattore fondamentale per rilanciare gli Studios e renderli più accoglienti per le grandi produzioni – dai film delle major alle serie tv dei top player – è infatti la disponibilità di teatri di posa più ampi e dotati di strumenti tecnologici avanzati. In quest’ottica, l’operazione supplementare di acquisizione dei terreni di CDP si pone come fattore funzionale e strategico per portare il brand Cinecittà, uno dei più noti marchi italiani nel mondo, a una capacità attrattiva globale mettendo al centro della strategia industriale dei prossimi anni la sostenibilità ambientale e l’inclusività, la formazione di nuove professionalità e il rafforzamento delle ricadute economiche e di immagine per tutto il settore dell’industria cinematografica. Il preaccordo tra CDP e Cinecittà annunciato oggi arriva ad appena sei mesi dall’approvazione del Recovery Plan italiano, presentato proprio negli Studi di Cinecittà dal presidente del Consiglio Mario Draghi alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e dall’avviamento del Piano Industriale Cinecittà 2022-2026. La finalizzazione del contratto tra CDP e Cinecittà è prevista entro il mese di ottobre 2022.




È morta Lina Wertmuller, è stata la prima donna candidata all’Oscar per la regia

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111815713 6ea26e64 9a06 450e bf61 35c7b19ec5a1AGI – Una regista che ha fatto la storia della commedia italiana contribuendo a farla apprezzare a Hollywood, dove fu la prima donna a concorrere all’Oscar per la miglior regia per poi ricevere la statuetta alla carriera: con Lina Wertmuller, spentasi nella sua casa romana all’età di 93 anni, se ne va una guida e un’icona per le registe di tutto il mondo, da Jane Campion a Isabella Rossellini.

Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, questo il nome all’anagrafe, aveva iniziato questo mestiere quando erano pochissime le colleghe a farlo e i suoi film hanno messo d’accordo pubblico e critica.

Un ruolo, quello delle donne nel cinema, che aveva rivendicato anche in occasione dell’Oscar alla carriera: “Bisogna cambiare il nome a questa statuetta, chiamiamolo con un nome di donna, Anna”, aveva scherzato. Era vedova da 13 anni, dall’aprile del 2008, quando il marito e scenografo teatrale Enrico Job morì a Roma all’età di 74 anni.

Nata a Roma il 14 agosto 1928, origini aristocratiche e svizzere, la giovane Lina si sentì attratta subito da quel mondo tanto che a diciassette anni si iscrisse all’Accademia teatrale di Piero Sharoff e per un periodo fu anche regista e animatrice del teatro dei burattini di Maria Signorelli.

L’esordio sul grande schermo come segretaria di edizione arrivò con “…e Napoli canta!” di Armando Grottini (1953) e più avanti fu aiuto regista di Federico Fellini nelle pellicole “La dolce vita” (1960) e “8 1/2” (1963). Il suo esordio come regista avviene nel 1963 con I basilischi, amara e grottesca narrazione della vita di alcuni poveri amici del sud Italia.

Nel 1968, celata sotto lo pseudonimo Nathan Witch, dirige un western all’italiana, Il mio corpo per un poker con Elsa Martinelli. Nella seconda metà degli anni sessanta nasce la sua collaborazione con l’attore Giancarlo Giannini, che è presente nei suoi grandi successi “Mimi’ metallurgico ferito nell’onore” (1972), “Film d’amore e d’anarchia – Ovvero Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” (1973), “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (1974), “Pasqualino Settebellezze” (1976), “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia” (1978) e “Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici” (1978).

Per “Pasqualino Settebellezze”, che ha successo anche negli Stati Uniti, la Wertmuller è candidata a tre Premi Oscar nella cerimonia del 1977 (migliore regia, miglior film straniero, migliore sceneggiatura), mentre una quarta candidatura arriva a Giancarlo Giannini per la sua interpretazione del protagonista.

Lina Wertmuller è la prima donna a essere candidata alla vittoria dell’Oscar come miglior regista; dopo di lei ci saranno solo Jane Campion, Sofia Coppola, Kathryn Bigelow, Emerald Fennell e Chloè Zhao, rispettivamente nel 1994, 2004, 2010 e 2021.

Il 1983 è l’anno di ‘Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada’, film che affronta con leggerezza e coraggio il tema del terrorismo. Del 1986 è la prima delle sue rare incursioni nel teatro lirico con la regia della Carmen di Georges Bizet, che inaugura la stagione lirica 1986-87 del Teatro di San Carlo di Napoli, ripresa in diretta su Rai 1.

Nel 1997 dirige una Bohème all’Opera di Atene. È autrice di diverse sceneggiature e regie teatrali, da Due più due non fa più quattro (1968) e Fratello sole, sorella luna (1972) (entrambi per la regia di Franco Zeffirelli) a L’esibizionista (1994), da Gino, Ginetta e gli altri (1995) a Lasciami andare madre (dal libro di Helga Schneider, con
Roberto Herlitzka nella parte della vecchia madre).

Nel 1987, su proposta di Bettino Craxi, venne inclusa tra i membri dell’Assemblea nazionale del PSI. Nel 1992 dirige Io speriamo che me la cavo con Paolo Villaggio, mentre nel 1996 torna alla satira politica con Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica con Tullio Solenghi e Veronica Pivetti come nuovi Giannini-Melato. Due anni dopo, per la prima volta si cimenta nel doppiaggio: è la voce di Nonna Fa in Mulan.

Dopo la ricostruzione storica Ferdinando e Carolina del 1999, la Wertmuller torna dietro la macchina da presa con la serie televisiva Francesca e Nunziata del 2001 con Sophia Loren e Claudia Gerini, e il film Peperoni ripieni e pesci in faccia del 2004 sempre con la Loren protagonista, che però, nonostante le proteste della regista, viene distribuito in poche sale cinematografiche e solo un paio d’anni dopo la produzione.

Il successivo Mannaggia alla miseria del 2008 con Gabriella Pession e Sergio Assisi è trasmesso direttamente in prima serata su Rai 1 il 2 giugno 2010. Nello stesso anno le è conferito il David di Donatello alla carriera. Nel 2013 recita un cameo nel film di Riccardo Milani Benvenuto Presidente!, nel ruolo di membro dei poteri forti, insieme con il collega Pupi Avati, il critico Steve Della Casa e il giornalista Fabrizio Rondolino.

Le reazioni

“Con Lina Wertmuller se ne va una leggenda del cinema italiano, una grande regista che ha realizzato film densi di ironia e intelligenza, la prima donna candidata all’Oscar per la miglior regia. Roma le dara’ l’ultimo saluto allestendo la camera ardente in Campidoglio”. Lo ha scritto su Twitter il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.




A Tunisi un documentario sulla storia dei Tabarchini

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6tabarchiniTUNISI\ aise\ – Il documentario “Tabarchini, la storia del mare che unisce” del regista tuniso-italiano Habib Mestiri è stato presentato in prima assoluta lo scorso 30 novembre alla Cineteca della Cité de la Culture di Tunisi. Il film ricostruisce attraverso una serie di interviste a testimoni privilegiati, la storia di Tabarka e dell’epopea della popolazione di origine ligure, i “Tabarchini”, insediata fin dalla metà del XVI secolo nella città situata nel nord della Tunisia al confine con l’Algeria.
Il film – all’interno del quale è presente, sia in apertura sia in chiusura, un intervento dell’Ambasciatore d’Italia a Tunisi Lorenzo Fanara – è stato girato in Italia, Spagna e Tunisia, grazie al sostegno dei Ministeri della Cultura italiano e tunisino, dell’Ufficio Nazionale del Turismo Tunisino e dell’Istituto Italiano di Cultura in Tunisia.
Si tratta del primo film prodotto nell’ambito del Fondo di sviluppo della coproduzione cinematografica tunisino-italiana, istituito nel maggio 2018 nell’ambito dell’accordo bilaterale di coproduzione cinematografica del 1988 tra la Tunisia e l’Italia.
La proiezione del documentario, della durata di 70 minuti, è stata preceduta da una presentazione del regista, dall’intervento dell’Ambasciatore Fanara e di rappresentanti dei Ministeri della Cultura e del Turismo.
La storia dei Tabarchini, che si tramanda di generazione in generazione, è un esempio emblematico di condivisione di cultura e di tradizioni nel Mediterraneo, motivo per cui Italia, Spagna e Tunisia ne hanno richiesto l’iscrizione nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.
Nel 1544, Carlo V, in seguito ad un trattato firmato con l’allora Bey di Tunisi, che gli concedeva l’autorizzazione a fondare roccaforti sulla costa tunisina e pescare il corallo, favorì l’insediamento di un gruppo di genovesi, originari di Pegli, sull’isolotto di Tabarka, che divenne rapidamente un prospero centro commerciale gestito dalla potente famiglia Lomellini. La popolazione, che visse lì per quasi 200 anni e contò fino a 1.800 persone, era impegnata nella pesca del corallo e nel commercio di prodotti regionali, tra cui il grano che veniva esportato a Genova.
Nel 1738, a causa dell’esaurimento dei banchi corallini e di conflitti con la popolazione locale, gran parte dei tabarchini si trasferì in Sardegna dove fondò la città di Carloforte. Mentre altri diedero origine ad altre due comunità: una a Calasetta, sempre in Sardegna, e l’altra a Nueva Tabarca al largo di Alicante, in Spagna.
I “Tabarchini”, che crearono una comunità con caratteristiche originali che integrava le proprie tradizioni con abitudini della cultura locale, non hanno mai dimenticato la loro patria africana e, dal 2008, i legami con Tabarka si sono rafforzati. (aise) 




Premiati i tre vincitori del Festival del cinema italiano di Madrid

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3madridfilmMADRID\ aise\ – Il cinema Paz di Madrid si è vestito a festa ieri sera, 2 dicembre, per ospitare la cerimonia di premiazione della 14esima edizione del Festival del Cinema Italiano di Madrid, un evento organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e sotto l’egida dell’Ambasciata Italiana a Madrid. Dopo aver rivelato i nomi dei vincitori, il tocco finale di quest’ultima ed emozionante giornata è stato fornito da Io sono Babbo Natale di Edoardo Falcone, l’ultimo film a cui ha partecipato il famoso e amato attore italiano Gigi Proietti, scomparso a novembre dello scorso anno.
Nel corso di sette giorni, sono stati proiettati più di 30 titoli: 6 cortometraggi, 6 documentari e 9 lungometraggi, una selezione delle migliori produzioni italiane dell’anno che sono state mostrate in Spagna per la prima volta in questo festival, in versione originale con sottotitoli in spagnolo.
Al pubblico è andato il compito di premiare il miglior lungometraggio votando l’opera di Alessandro Capitani, I nostri fantasmi. Le giurie, invece, hanno scelto Big, di Daniele Pini, come miglior cortometraggio, e Senza Fine, di Elisa Fuksas come miglior documentario.
Svelato anche il titolo della sceneggiatura vincitrice della sesta edizione del Premio Solinas Italia-Spagna 2021, concorso promosso in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, il cui obiettivo è favorire le coproduzioni tra cinema italiano, spagnolo e latino-americano premiando le sceneggiature più originali. Il premio è stato consegnato a Rubén Fernández Manzanera per El papel de sus vidas.
Rubén Fernández Manzanera, Daniele Pini e Alessandro Capitani erano presenti per ritirare i rispettivi premi, e dall’Italia, Elisa Fuksas e Ornella Vanoni, hanno inviato un video messaggio di ringraziamento a tutti i presenti.
Presenze record
Il festival chiude un’edizione di grande successo, in cui si è impegnato fermamente nella presenza del pubblico, esaurendo i posti disponibili in ognuna delle sue 30 sessioni, nel Cine Paz e all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.
Anche l’opzione di streaming per i lungometraggi è stata accolta molto bene, completando il numero di visioni autorizzate per ogni sessione giornaliera programmata. L’obiettivo di rendere il miglior cinema italiano accessibile a tutti i tipi di pubblico e anche oltre i confini di Madrid è stato così raggiunto.
Culmina anche con un grande aumento di follower sui social network, più di mezzo milione di visualizzazioni, dove spicca l’impatto su altre città spagnole come Siviglia, Malaga, Barcellona, Valencia, così come l’Italia.
Il Festival del Cinema Italiano di Madrid ha ricevuto ancora una volta il sostegno del pubblico sia nelle sale che a casa, affermandosi come un’eccellente vetrina dell’industria audiovisiva italiana presentata in Spagna.
Anche musica
Il cineasta Giuseppe Piccioni ha onorato tutta Madrid con la sua presenza per ricevere il “Premio alla carriera. Lo ha fatto in una cerimonia a cui partecipò l’Ambasciatore d’Italia Riccardo Guariglia, nella quale il noto duo Ceccarelli&Spinetti ha fatto da colonna sonora con il concerto “Ascoltando il Cinema” in omaggio al grande compositore e jazzista italiano Piero Piccioni.
Alcuni dei registi dei film partecipanti hanno anche visitato la capitale per presentare i loro progetti, come Valentina Gaia, sceneggiatrice di Una relazione di Stefano Sardo, Alessandro Capitani, regista di I nostri fantasmi, e Paolo Costella, regista di Per tutta la vita.
Va anche notato che, oltre alla proiezione dei film in concorso, diverse attività parallele si sono svolte con successo nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura. Da un lato, i giovani hanno avuto un posto molto speciale con una giornata dedicata al Giffoni Film Festival, famoso festival del cinema giovanile numero uno al mondo. E poi, l’incomparabile e inimitabile Commedia all’italiana è è stata la protagonista delle mattinate della settimana del Festival, con la proiezione di film leggendari di Vittorio de Sica, Ettore Scola, Mario Monicelli e Carlo Verdone.
Quest’anno l’evento ha cambiato sede e si è trasferito nel centralissimo Cine Paz, il quarto cinema attivo più antico di Madrid, noto per difendere il miglior cinema europeo, sia attraverso la sua line-up di anteprime che le sue collaborazioni con i festival. Con questa collaborazione con il Festival del Cinema Italiano di Madrid, hanno dimostrato il loro chiaro obiettivo di diffondere e celebrare il cinema italiano contemporaneo, mostrando il loro pieno appoggio a uno degli eventi più consolidati della capitale.
“Abbiamo chiuso un’edizione veramente straordinaria del nostro festival – ha commentato Marialuisa Pappalardo, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid – che ha presentato al pubblico di Madrid e di altre città spagnole una programmazione ricca e di altissimo livello. L’entusiasmo e la calorosa accoglienza manifestati dal nostro pubblico e il riconoscimento da parte dei professisionisti del cinema confermano la grande vitalità del cinema italiano contemporaneo, che continua a sorprenderci e a emozionarci con le sue storie. Lavoreremo con più entusiasmo e dedizione alla 15ª edizione del nostro Festival”. (aise)




Un film su Omicron? C’è già ed è italiano

omicron locandina

omicron locandinaUn film su Omicron? Già fatto, più o meno. E’ stato girato quasi 60 anni fa. Ed è italiano. La nuova variante del covid, salita alla ribalta in tutto il mondo, diventa argomento di discussione a 360 gradi. Su Twitter, l’industriale indiano Anand Mahindra lancia l’idea: “Ad un certo punto, nel futuro, spero che venga girato un thriller in cui le varianti del covid sono forze oscure che vengono attaccate da un Avenger, chiamato Omicron, che fa mutare le varianti in una banale influenza”. La sceneggiatura proposta agli oltre 8 milioni di follower sembra apprezzata, a giudicare dalle reazioni e dai commenti.

Dettaglio non trascurabile: non è un’idea originale, come Mahindra scopre rapidamente grazie ad un amico che gli invia una locandina. Il film Omicron esiste già da un pezzo: è stato girato nel 1963, con la regia di Ugo Gregoretti. La pellicola, dal titolo che oggi appare a dir poco suggestivo, non riguardava una pandemia: nessuna anticipazione dello scenario attuale, quindi. Il protagonista era un alieno, Omicron, sbarcato sulla Terra con sembianze umane per studiare i terrestri e guidare la propria razza alla conquista del pianeta.

ADN Kronos

Girato nel 1963, con la regia di Ugo Gregoretti. Protagonista un alieno…

alternate text

Un film su Omicron? Già fatto, più o meno. E’ stato girato quasi 60 anni fa. Ed è italiano. La nuova variante del covid, salita alla ribalta in tutto il mondo, diventa argomento di discussione a 360 gradi. Su Twitter, l’industriale indiano Anand Mahindra lancia l’idea: “Ad un certo punto, nel futuro, spero che venga girato un thriller in cui le varianti del covid sono forze oscure che vengono attaccate da un Avenger, chiamato Omicron, che fa mutare le varianti in una banale influenza”. La sceneggiatura proposta agli oltre 8 milioni di follower sembra apprezzata, a giudicare dalle reazioni e dai commenti.

Dettaglio non trascurabile: non è un’idea originale, come Mahindra scopre rapidamente grazie ad un amico che gli invia una locandina. Il film Omicron esiste già da un pezzo: è stato girato nel 1963, con la regia di Ugo Gregoretti. La pellicola, dal titolo che oggi appare a dir poco suggestivo, non riguardava una pandemia: nessuna anticipazione dello scenario attuale, quindi. Il protagonista era un alieno, Omicron, sbarcato sulla Terra con sembianze umane per studiare i terrestri e guidare la propria razza alla conquista del pianeta.

Girato nel 1963, con la regia di Ugo Gregoretti. Protagonista un alieno…

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Un film su Omicron? Già fatto, più o meno. E’ stato girato quasi 60 anni fa. Ed è italiano. La nuova variante del covid, salita alla ribalta in tutto il mondo, diventa argomento di discussione a 360 gradi. Su Twitter, l’industriale indiano Anand Mahindra lancia l’idea: “Ad un certo punto, nel futuro, spero che venga girato un thriller in cui le varianti del covid sono forze oscure che vengono attaccate da un Avenger, chiamato Omicron, che fa mutare le varianti in una banale influenza”. La sceneggiatura proposta agli oltre 8 milioni di follower sembra apprezzata, a giudicare dalle reazioni e dai commenti.

Dettaglio non trascurabile: non è un’idea originale, come Mahindra scopre rapidamente grazie ad un amico che gli invia una locandina. Il film Omicron esiste già da un pezzo: è stato girato nel 1963, con la regia di Ugo Gregoretti. La pellicola, dal titolo che oggi appare a dir poco suggestivo, non riguardava una pandemia: nessuna anticipazione dello scenario attuale, quindi. Il protagonista era un alieno, Omicron, sbarcato sulla Terra con sembianze umane per studiare i terrestri e guidare la propria razza alla conquista del pianeta.




Lutto nel mondo del cinema: è morto Nino Castelnuovo dopo una lunga malattia

nino castelnuovo ricoverato, la moglie, politici ci aiutino

nino castelnuovo ricoverato, la moglie, politici ci aiutino
L’attore Nino Castelnuovo in una immagine del 12 gennaio 2009.
ANSA/CLAUDIO ONORATI

Nino Castelnuovo si è spento ieri a Roma dopo un lunga malattia. L’attore aveva 84 anni .

Ne danno la notizia la moglie M. Cristina, il figlio Lorenzo e la sorella Marinella.

La famiglia – informa una nota – “si chiude nel dolore per la perdita del caro Nino e richiede comprensione e riservatezza in questo momento difficile”. I funerali si terranno a Roma in forma strettamente privata.