Addio a Jean-Paul Belmondo, il brutto più seducente del cinema mondiale

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162227425 d48b3e93 05ec 483d 8557 357af1714607AGI – Se n’è andato il brutto più seducente del cinema francese, forse mondiale: addio a Jean-Paul Belmondo, icona del grande schermo, attore eclettico e dal carisma eccezionale, che ha saputo attraversare i generi più vari (dal cinema popolare a quello impegnato). L’attore – protagonista di film quali ‘Il Clan dei marsigliesi’ con Claudia Cardinale e ‘La Ciociara’ di Vittorio De Sica accanto a Sophia Loren – era nato nel 1933 ed è morto nella sua casa parigina a 88 anni.

La carriera del giovane divenuto un mostro sacro inizia negli anni ’50 in palcoscenico: Belmondo collabora con registi del calibro di Robert Hossein e Claude Lelouch, per i quali interpreta ruoli da protagonista in opere come ‘Les Miserables’ di Victor Hugo, ‘Cyrano de Bergerac’ di Edmond Rostand, ‘L’Avare’ di Moliere, ma anche ‘La bisbetica domata’ di William Shakespeare e ‘Kean’ di Jean-Paul Sartre.

Ma è il cinema che esalta il suo volto stagionato ed eternamente abbbronzato e che lo fa entrare nel cuore dei francesi: quasi 85 pellicole, alcune indimenticabili come ‘Fino all’ultimo respiro’ o ‘L’uomo di Rio’ gli regalano ruoli che lo consacrano come ‘Bebel’ o anche ‘Il Magnifico’.

Volto da pugile ma sorriso mozzafiato, lo vogliono Godard, Resnais, Malle, Truffaut, Melville, Deray, Lelouch. Apppassionato di pugilato, nulla lo aveva destinato al cinema: “Volevo fare il clown, andavo sempre al circo. Era solo quello che mi piaceva. Il pugilato e il circo”, disse un giorno a La Figaro.

Nato il 9 aprile 1933, a Neuilly, in una famiglia borghese e di artisti (suo padre, un noto scultore), la sua carriera cinematografica decolla nel 1959, grazie a Godard. Il regista lo sceglie per interpretare il seducente delinquente Michel Poiccard in ‘Fino all’ultimo respiro’, lungometraggio d’esordio del regista, poi trasformato in manifesto della Nouvelle Vague: a fianco di Jean Seberg, che interpreta un giovane americano a Parigi, Jean-Paul Belmondo è un furfante innamorato.

Decenni dopo, il film continua ad attrarre nuove generazioni, con momenti memorabili, come la scena in cui Belmondo, al volante di un’auto e con una sigaretta in bocca, sentenzia con lo sguardo rivolto alla telecamera: “Non gli piace il mare, non gli piace la montagna, non gli piace la città e allora v….”.

A due anni dal successo di ‘Cartouche’, film di cappa e spada con Claudia Cardinale, Belmondo torna alle riprese con Philippe de Broca: per ‘L’uomo di Rio’, un film dal ritmo serrato, si imbarca per il Brasile, dove interpreta un soldato semplice in congedo che deve salvare la sua ragazza, Agnes, figlia di un noto antropologo, dalle grinfie di alcuni sequestratori che l’hanno portata nel cuore della foresta amazzonica.

Quattro anni più tardi, nel 1969, guidato da Francois Truffaut, Belmondo gira con Catherine Deneuve, ‘La mia droga si chiama Julie’: i due attori francesi più ricercati dell’epoca vivono nel film un’infuocata storia d’amore sotto il sole di La Reunion. Il film non ebbe subito il successo sperato, ma col tempo divenne un classico; e adesso i cinefili ricordano soprattutto un dialogo tra i due amanti: “L’amore fa male?” “Sì, fa male. Quando ti guardo, è una sofferenza. Sei così bella…”. “Ieri hai detto che era una gioia.” “E’ una gioia e una sofferenza”.

In “Borsalino”, del 1970, Jacques Deray riunisce per la prima volta sul grande schermo i due grandi protagonisti maschili del cinema francese dell’epoca: Belmondo e Alain Delon. Il pubblico si arrende alle avventure dei due teppisti che aspirano a diventare i capi della mafia mel porto di Marsiglia; e le due star si scontrano anche nella realtà, sull’ordine dei loro nomi sulla locandina del film, un braccio di ferro finito in tribunale.

Negli anni ’70 e ’80 seguono i grandi successi commerciali, come “L’Asso degli assi”: diretto da Ge’rard Oury, Belmondo interpreta un ex pilota della prima guerra mondiale che, diventato allenatore di boxe, arriva nella Germania nazista per le Olimpiadi del 1936. In ‘Una vita non basta’ nel 1988, Claude Lelouch offre a Belmondo il suo ultimo grande ruolo cinematografico, incoronato con il Premio Cèsar del cinema francese per il miglior interprete: l’attore interpreta Sam Lion, un ragazzo abbandonato dalla madre che diventa una star del circo, prima di diventare un ricco imprenditore, che un bel giorno s’imbarca da solo su uno yacht, scompare e gira il mondo.

Premiato con la Palma d’Onore a Cannes nel 2011, il Leone d’Oro a Venezia nel 2016, l’eterno seduttore viene premiato al Cèsar del 2017 con una lunga, interminabile standing ovation: bastone in mano per sorreggersi, il volto solcato dalle rughe ma l’indimenticabile sorriso, gli occhi nei quali tremola un luccichio, Bèbel delizia ancora una volta il pubblico perché scherza sulla sua “brutta faccia”. “Da giovane quando andavo a teatro, tutti dicevano che avevo una brutta faccia: una volta ok, due volte ok, tre volte no…. mia madre mi disse ‘Devi essere come tuo padre, devi avere coraggio’. E non mi è mai mancato. E la prova è che sono qua”.




Decretati i Vincitori della prima edizione del Premio IILA – Cinema

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premioiilacinemaROMA\ aise\ – IILA, grazie al sostegno della Ministero degli Esteri e Cooperazione Internazionale italiano, in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma e Festa del Cinema di Roma, ha organizzato il primo Premio dedicato al settore Cinematografico, destinato a supportare l’industria cinematografica latinoamericana, con l’obiettivo di valorizzare i nuovi linguaggi del mondo dell’audiovisivo in America Latina e Caraibi, uno dei settori più duramente colpiti dalla pandemia: un premio che ha voluto riconoscere l’innovatività e la creatività dei giovani registi latinoamericani.
Alla prima edizione del Premio, rivolto a registi, case di produzione e istituti cinematografici dei paesi latinoamericani membri dell’IILA (Argentina, Stato Plurinazionale di Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay e Repubblica Bolivariana del Venezuela), hanno partecipato 22 cineasti dai seguenti Paesi: Argentina (7); Brasile (5); Cile (1); Cuba (1); Ecuador (1); Messico (2); Repubblica Dominicana (3); Uruguay (1); Repubblica Bolivariana del Venezuela (1).
Sono stati dichiarati vincitori della prima edizione del Premio IILA-Cinema:
Categoria fictionJoaquín Mauad (Uruguay), Años luz, vincitore; José Antonio de la Torre Vega (Messico), Acordes, menzione d’onore;
Categoria documentariCamila Daniela Rey (Argentina), Danza combate, vincitrice; Everlane Moraes Santos (Brasile/Cuba), Pàttàki, menzione d’onore;
Categoria innovazioneAlejandro Alonso Estrella (Cuba), Terranova, vincitore.
Questo è quanto decretato dalla giuria che, presieduta da Felice Laudadio (già Direttore della Mostra del Cinema di Venezia e Presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia) e composta da Esteban Ferrari (Presidente FEISAL – Federación de Escuelas de Imagen y Sonido de América Latina – Argentina), Eleonora Loner (regista, Brasile), Daniela Michel (Direttrice Festival de Morelia – Messico), Giorgio Gosetti (Direttore Casa del Cinema, Italia) e Giovanna Taviani (regista – Italia), si è riunita virtualmente il 28 luglio scorso, per selezionare i vincitori per le tre categorie in gara.
Come da regolamento, ognuno dei tre vincitori avrà diritto a un viaggio e un soggiorno di 10 giorni a Roma, nel mese di ottobre 2021. Durante la loro permanenza a Roma, i vincitori assisteranno alla cerimonia di premiazione e alla proiezione delle loro opere, che avrà luogo il 24 ottobre presso la Casa del Cinema di Roma, all’interno del programma di “Risonanze”, rassegna nell’ambito della Festa del Cinema di Roma. Inoltre, i vincitori parteciperanno a una serie di incontri che l’IILA organizzerà con professionisti e studenti di cinema, definiti in base al profilo e agli interessi di ciascuno dei vincitori. La giuria ha inoltre deciso, eccezionalmente, di proiettare anche le opere insignite della menzione d’onore. (aise)




Venezia Cinema: 5 film italiani in concorso, mai così tanti

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unnamedSono 59 i Paesi rappresentati alla 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. I film italiani nel concorso principale sono 5, una presenza record.

Si contenderanno il leone d’oro “È stata la mano di Dio”, del premio Oscar Paolo Sorrentino con Toni Servillo, “Qui rido io” di Mario Martone, “Freaks Out” di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria”, “Il buco” di Michelangelo Frammartino e “America Latina” dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo con Elio Germano. In tre di questi c’è la partecipazione di Toni Servillo. Ai cinque film in gara, si aggiungono altre tre produzioni italiane fuori concorso.

È la “fotografia di momento di grazia per il cinema italiano”, ha detto il direttore Alberto Barbera nel corso della presentazione della Mostra.

L’apertura della 78esima Mostra Internazionale di Arte cinematografica in programma al Lido di Venezia dal primo settembre è stata affidata a “Madres Paralelas” di Pedro Almodòvar, storia tutta al femminile con Penelope Cruz.

La chiusura invece vedrà la proiezione de “Il bambino nascosto” di Roberto Andò con Silvio Orlando (fuori concorso).

Sono tantissimi film, tutti con una “qualità media più alta del solito” quelli giunti alla selezione della Biennale del Cinema di Venezia come se, come ha spiegato il direttore Alberto Barbera, “la pandemia avesse stimolato la creatività”.

“Molti avevano le carte in regola per entrare in concorso ma molti sono rimasti fuori per mancanza di spazio quindi sono ottimista sullo stato di salute del cinema nonostante le difficoltà”, ha aggiunto

Tra le anteprime mondiali da segnalare “The last duel” di Ridley Scott con Matt Damon e Ben Affleck e l’attesissima pellicola tratta dal romanzo cult “Dune” di Denis Villeneuve, che preannuncia effetti speciali mai visti e immagini davvero impressionanti.

AGI.IT




Laboratorio teatrale su Luigi Pirandello a San Paolo

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21sanpoaloSAN PAOLO\ aise\ – L’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo, in collaborazione con Puntob, organizza un laboratorio teatrale su Luigi Pirandello (1867-1936), uno degli autori più importanti della letteratura italiana.
Composto da otto incontri a cadenza settimanale, in lingua italiana, a partire dal 23 luglio fino al 10 settembre, il laboratorio è rivolto a chi è interessato a coltivare lo studio dell’italiano e ad avvicinarsi alla disciplina del teatro, divertendosi e sperimentando. Potrà partecipare chi ha già una conoscenza di base della lingua italiana (A2) anche senza esperienza teatrale; massimo 16 partecipanti.
Il laboratorio – a cura di Valentina Cantoni – si svolgerà online e alternerà momenti teorici e pratici: attraverso letture, conversazioni, giochi teatrali ed esperimenti scenici; saranno affrontati temi cari al teatro pirandelliano, riflettendo sul tema dell’io, sul concetto di maschera e identità, sulla relazione tra pazzia e lucidità, realtà e finzione. Fra le opere trattate nel laboratorio, il ‘Fu Mattia Pascal’, ‘Sei personaggi in cerca di autore’, ‘Uno nessuno centomila’, ‘La giara’. (aise) 




Cannes: a Marco Bellocchio la Palma d’Oro alla carriera

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122028367 7f5c2010 cdc7 4ca1 aa9d 269c6900ba88AGI – Il direttore del Festival di Cannes Thierry Fremaux ha annunciato la Palma d’oro d’onore a Marco Bellocchio, che sarà consegnata in chiusura festival.

Frémaux ha anche annunciato la presentazione in anteprima mondiale del nuovo film di Bellocchio, “Marx può aspettare” (Special Screening), che uscirà contemporaneamente in Italia il 15 luglio, distribuito da 01 Distribution.

“Il 16 dicembre 2016 Letizia, Pier Giorgio, Maria Luisa, Alberto ed io – racconta il regista – le sorelle e i fratelli Bellocchio superstiti ci riunimmo, con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare vari compleanni. Io avevo organizzato il pranzo con l’idea di fare un film sulla mia famiglia, ma non avevo ancora le idee chiare. Non sapevo che cosa volevo esattamente fare. In realtà lo scopo era un altro…Fare un film su Camillo, l’angelo, il protagonista di questa storia.

“Marx può aspettare” racconta della morte di Camillo, mio gemello, il 27 dicembre del 1968. Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” (altrimenti che interesse potrebbe avere?) per almeno due motivi: una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia”.

Marco Bellocchio, attraverso la sua famiglia, fa rivivere la storia di suo fratello, senza filtri o pudori, quasi una indagine, che ricostruisce un’epoca storica e tesse il filo rosso di tanto suo cinema.

Commenta così la notizia Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema: “Marco Bellocchio è uno degli autori italiani ai quali ci lega un lungo e fecondo rapporto di stima, collaborazione e affetto. Amiamo e sosteniamo da sempre il suo cinema come una delle più significative espressioni del genio cinematografico italiano, in grado di innovare, sorprendere e rigenerarsi come pochi altri autori sono stati capaci di fare nel corso della carriera. A lui vanno le nostre congratulazioni più sentite e condividiamo, insieme, la gioia e la soddisfazione di vedere riconosciuto e gratificato un talento fuori dal comune come il suo. Grazie Marco a nome di tutta Rai Cinema, la tua opera è un dono prezioso per tutta la cultura italiana”.

Aggiunge Simone Gattoni, produttore con Kavac Film del film: “’Marx può aspettare’ è un progetto iniziato cinque anni fa, un percorso molto difficile ma allo stesso tempo molto importante e profondo. È davvero una grande soddisfazione per tutti noi poterlo presentare in occasione di un così importante riconoscimento a Marco, regista con il quale si impara sempre, che spinge tutti i collaboratori a superare i propri limiti, a ricercare, a crescere. Dopo dieci anni in Kavac film con Marco Bellocchio e Francesca Calvelli e dopo sette progetti fatti assieme, è davvero una gioia poter mostrare in anteprima ‘Marx può aspettare’ al festival di Cannes in occasione della Palma d’Oro d’Onore a uno dei più grandi registi e artisti del nostro cinema, un riconoscimento che finora è stato conferito solo ad altri cinque registi e registe”.




Con l’ICFF riparte l’estate del cinema in Canada

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icff2021TORONTO\ aise\ – L’Italian Contemporary Film Festival, presentato da Lavazza, ha annunciato la decima edizione del festival, organizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Ottawa, il Consolato Generale d’Italia a Toronto, il Consolato Generale d’Italia a Montreal e gli Istituti Italiani di Cultura in Canada.
Il festival avrà luogo dal 27 giugno e per tutto il mese di luglio a Toronto e nelle altre principali città canadesi e vedrà la presentazione di titoli in anteprima internazionale nell’ambito di un programma italiano che include generi e film per tutti. La selezione ufficiale dell’ICFF presenterà 45 titoli tra film, documentari e cortometraggi, con un programma che utilizza la formula drive-in e proiezioni all’aperto nelle città di Toronto, Vaughan and Montreal. L’iniziativa include anche un’accurata selezione disponibile in tutto il territorio canadese sulla piattaforma online del festival, in partnership con il Toronto International Film Festival.
“Il Festival del Cinema Italiano Contemporaneo di Toronto (ICFF) costituisce da 10 anni un appuntamento di rilievo tra gli appassionati di Cinema e della cultura italiana, che possono così fruire di un ventaglio di opere recenti della pluripremiata tradizione cinematografica italiana”, ha detto l’ambasciatore designato in Canada, Andrea Ferrari. “L’Ambasciata d’Italia, nel suo mandato di promozione della cultura e lingua italiana, partecipa a tale manifestazione con l’auspico che, dopo lunghi mesi di pandemia, la possibilità di condividere le emozioni e le riflessioni che ci ispira la settima arte, per quest’anno ancora nella formula “drive in”, sia in grado di avvicinarci e di farci ritrovare quel senso di comunità che è un tratto caratteristico degli Italiani e dei canadesi”.
“Ricorderemo quest’anno come un anno drammatico per i gravi lutti che ci hanno colpito duramente a seguito della pandemia”, le parole di Cristiano de Florentiis, co-fondatore e direttore artistico dell’ICFF. “Ma un altro effetto nefasto è stata la mancanza di relazioni, la carenza dei legami e della socialità. Per questo la missione del festival di quest’anno è proprio quella di permettere di riattivare a pieno il senso di comunità, creando eventi in cui sarà possibile condividere nuovamente le emozioni tutti assieme”.
La decima edizione del festival avrà inizio sabato 19 giugno con l’ultimo film targato Disney e Pixar, diretto dal regista, candidato all’Oscar per “La Luna”, Enrico Casarosa. La proiezione sarà accompagnata da una cena esclusiva a tema “Luca“ preparata da Eataly che guiderà il pubblico in un viaggio affascinante attraverso i sapori caratteristici della terra ligure dove è ambientato il film. Per celebrare questo grande evento, il festival accoglierà in diretta da Los Angeles e San Francisco Enrico Casarosa e l’italo-canadese Deanna Marsigliese, direttore artistico dell’animazione. Parte dei ricavati dei biglietti della serata verranno donati a Canada Food Bank, l’organizzazione di beneficenza dedicata ad aiutare tutti i cittadini canadesi in difficoltà in seguito all’insicurezza causata dall’emergenza sanitaria.
La selezione ufficiale del festival include l’ultimo film di Gabriele Muccino “Gli anni più belli”, pluri-premiato ai David di Donatello e vincitore di otto Nastri D’argento nel 2020, e il vincitore del David di Donatello del 2021 nella categoria di Migliore Regia Emergente “Sul più bello” di Alice Filippi, insieme a molte altre anteprime internazionali.
In anteprima nord-americana, “Gli anni più belli” di Muccino è un brillante remake di “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola (1974) e racconta la storia di quattro amici, Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo, a partire dalla loro infanzia, serena e spensierata, fino ai difficili e complessi giorni dell’età adulta. La storia si focalizza sul tema dell’amicizia e dell’amore, lasciando ampio spazio a riflessioni sui cambiamenti avvenuti in Italia nel corso degli ultimi 40 anni. Gli anni più belli ha ottenuto ben 12 candidature per i David di Donatello e per i Nastri d’Argento 2020.
“Sul più bello” di Filippi, in anteprima internazionale, è la storia di Marta, una ragazza di 19 anni di non particolare avvenenza, rimasta senza genitori durante l’infanzia, affetta da una malattia inguaribile e letale. Nonostante tutto, Marta non si perde d’animo e si butta sulla scena sentimentale, partecipando, sotto minaccia degli amici, ad una festa dove ha un colpo di fulmine per il bell’Arturo.
Il film “Made in Italy” di James D’Arcy, una coproduzione italo-britannica, racconta la storia di un’artista londinese e di suo figlio, che si è allontanato da lui; padre e figlio intraprendono un viaggio, che servirà a ricucire la loro relazione, mentre lavorano alla riparazione di una vecchia casa in Italia.
Anteprima nord-americana per il film di Pupi Avati “Lei mi parla ancora”. La pellicola segue la storia di Giuseppe, un anziano farmacista, che dopo essere rimasto vedovo, ricorda e racconta con nostalgia e gentilezza la sua storia d’amore con la moglie. La figlia di Giuseppe, una nota editrice, decide di assumere uno scrittore affinché scriva un romanzo sulla vita dei genitori basandosi sui ricordi del padre. Renato Pozzetto ha vinto il Nastro d’Argento per la sua straordinaria interpretazione.
Ancora tre di anteprime nord-americane.
“Lasciami andare” di Stefano Mordini è un dramma straordinariamente intenso, che narra la struggente storia di Marco, futuro padre che, dopo la perdita del primogenito con l’ex moglie, è pronto a ripartire da zero. Un giorno però, Marco viene contatto da una donna misteriosa che comincia a svelare una serie di enigmi e legami con il passato, mettendo in discussione il futuro della coppia. Il film è ambientato in un’affascinante e poco conosciuta Venezia.
Il film “Governance – Il Prezzo del Potere” di Michael Zampino segue la storia di Renzo Petrucci, direttore generale di un gruppo petrolifero, costretto a lasciare il lavoro dopo pesanti accuse di corruzione. Convinto che la giovane collega che ha preso il suo posto alla direzione lo abbia tradito, Renzo prepara la sua vendetta; tuttavia la situazione gli sfuggirà presto di mano.
Infine “EST – Dittatura last minute” di Antonio Pisu è ambientato all’indomani della caduta del muro di Berlino e segue la storia di tre ragazzi che decidono di lasciare la loro città natale e fare un viaggio alla ricerca di avventure altrove. Mentre viaggiano attraverso l’Europa orientale, si imbattono in un uomo fuggito dalla Romania il quale lascia a loro in custodia una valigia misteriosa che cambierà il corso del loro viaggio. Il film è basato su di una storia vera.
Il festival sarà in grado presenterà una selezione speciale di film nei nuovi cinema all’aperto all’Ontario Place a Toronto in tutta sicurezza grazie anche alla partnership con le compagnie Juiceworks Exhibits and Predictmedix Inc. che provvederanno ad installare stazioni di prevenzione per il COVID-19. Questa soluzione utilizzerà una tecnologia di screening non invasiva e senza contatto per valutare rapidamente i membri del pubblico per possibili sintomi di COVID-19 quali febbre, tosse o congestione, prima di entrare all’Ontario Place.
Per festeggiare il decimo anniversario e rievocare i successi e le proiezioni eccezionali del passato, il Festival ripresenterà i vincitori del premio del pubblico nelle passate edizioni, sia nel Drive In e negli eventi all’aperto, che sulla piattaforma online a livello nazionale. Tra i ritorni dei titoli che hanno trionfato, il festival è orgoglioso di presentare i seguenti titoli, film che sono diventati vere e proprie icone del cinema italiano più recente: La Kriptonite nella borsa; Noi e la Giulia; In Guerra per Amore; Tulipani: Love, Honour and a Bicycle; ed Aspromonte: La terra degli ultimi.
Il festival sarà presente anche nelle città di Vaughan e Montreal con una serie di proiezioni in formato drive-in e cinema all’aperto. L’ICFF avrà luogo a Vaughan presso la rinomata Galleria d’arte McMichael, mentre l’ICFF di Montreal si terrà nel cuore del quartiere italiano della città, Petite Italie, per il tutto pubblico del Québec.
Il festival presenterà la selezione ufficiale di cortometraggi che parteciperanno alla decima edizione, disponibile in tutto il Canada grazie alla sua piattaforma digitale. Tra i corti partecipanti ci sono nuovi registi di talento, candidati al David of Donatello di questa edizione: Il gioco, L’oro di famiglia e Gas Station. Ritornano sulla piattaforma anche i vincitori delle edizione passate.
La decima edizione del festival presenterà anche l’evento speciale ICFF Architettura & Design, presentato da Great Gulf, che quest’anno avrà luogo in due differenti situazioni. Il primo evento di questa iniziativa renderà omaggio al più grande artista della storia italiana, Michelangelo Buonarroti, con la visione de Il Peccato di Andrei Konchalovsky. Il film, basato sulla vita del grande scultore, è incentrato sulle difficoltà di Michelangelo dopo il completamento del suo lavoro più conosciuto e apprezzato, gli affreschi della Cappella Sistina. Questo evento speciale includerà un dibattitto sulla figura di Michelangelo e sull’influenza che le sue opere hanno avuto sull’arte mondiale.
Il secondo evento dedicato ad Architettura & DesIgn si incentrerà sul tema dell’acqua attraverso la visione del film Homus Urbanus Venetianus, diretto da Ila Bêka & Louise Lemoine. A seguire ci sarà un dibattito sull’architettura moderna sull’acqua, e le difficoltà, i rischi e le nuove idee che vengono da Venezia e da Toronto, al quale parteciperanno architetti e designer di calibro mondiale, insieme a rappresentanti di prestigiose associazioni, quali il Teatro del Mondo di Aldo Rossi.
L’evento ICFF Campioni, dedicato al mondo dello sport italiano, ritorna per questa grande edizione del festival celebrando una tra le attività italiane più popolari in tutto il mondo, il ciclismo. L’evento presenterà il film Il caso Pantani sulla gloriosa ed allo stesso tempo devastante storia del famoso ciclista italiano Marco Pantani.
ICFF Moda dedica quest’edizione alla cosmetica italiana grazie al sostegno di Cosmetica Italia e dell’Italian Trade Commission. L’evento includerà la proiezione di cortometraggi sulla moda italiana e sulle marche del make-up italiano più famose nel mondo, seguite da una serie di dibattitti sulle nuove tendenze. Grazie alla partecipazione di ospiti speciali, esperti ed influncer del settore, ICFF Moda presenterà un’analisi approfondita di come i brand italiani stanno plasmando l’industria cosmetica mondiale.
Quest’anno ICFF Letteratura, l’evento che onora il grande contributo di poeti e romanzieri italiani nella letteratura mondiale, celebra uno tra i più grandi e controversi scrittori, poeti, e drammaturghi italiani, Gabriele D’annunzio, con la proiezione del film Il cattivo Poeta. L’evento sarà incentrato sull’autore simbolo del decadentismo italiano ed esplorerà come il suo straordinario lavoro abbia avuto un impatto non solo sulla letteratura, ma abbia anche lasciato un’innegabile impronta nel cinema moderno. In occasione delle celebrazione per il centenario dantesco, il Festival presenterà anche il capolavoro del cinema muto italiano, Inferno del 1911, con un accompagnamento musicale dal vivo.
In seguito alle scuse del primo ministro canadese Justin Trudeau ai tutti gli italo-canadesi internati durante la seconda guerra mondiale, l’ICFF, in collaborazione con la CIBPA, proietterà Piazza Petewawa di Rino Noto. Il film ripercorre la storia di questo tragico evento fino alle scuse di diversi primi ministri alla comunità italiana. La visione di questo breve documentario è accompagnata dalla proiezione di Bond of Strangers, un altro evento speciale che comprende stimolanti dibattiti e presentazioni.
ICFF Monthly Program, il programma mensile del Festival che quest’anno ha luogo online sulla piattaforma del Toronto International Film Festival, continua ad offrire ogni mese film italiani tra i più acclamati dal pubblico, insieme a contenuti speciali e interviste con i protagonisti. Il programma continuerà fino alla fine di settembre con nuovi entusiasmanti titoli per tutta la famiglia. Tra i film presentati ci sono: Il Primo Natale di Ficarra e Picone, 7 ore per farti innamorare di Giampaolo Morelli, Cosa sarà di Francesco Bruni, La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, e La seconda patria di Paolo Quaregna.
L’ICFF promuove la valorizzazione, l’apprezzamento e l’orgoglio per il retaggio culturale italiano in Canada – sempre in continua evoluzione – presentandolo in tutto il Paese. Inaugurato nel 2012 come festival del cinema senza fini di lucro, l’ICFF è diventata una tra le manifestazioni cinematografiche italiane più importanti al mondo.
Sin dalla sua prima edizione, l’ICFF ha presentato un ampio e variegato programma, proiettando centinaia di film, documentari e corti da più 30 Paesi nel corso delle sue sempre più ricche edizioni. Ogni anno attrae un vasto pubblico che ha oramai superato le trentamila presenze nelle città di Toronto, Vaughan, Hamilton, Montreal, Québec City, Vancouver ed Ottawa dove hanno luogo le proiezioni, gli incontri con l’industria cinematografica e gli eventi sociali.
L’ICFF è orgogliosamente canadese e presenta una selezione di film che, pur incentrati sull’Italia e l’italianità, illustrano temi di valenza e interesse internazionale, articolati e complessi, affrontati con prospettive polivalenti, che coinvolgono sia la comunità italiana che quella internazionale.
In qualità di Presenting Sponsor dell’ICFF, Lavazza si impegna a sostenere il festival e l’arte del cinema, sostenendo il business e le energie imprenditoriali in Canada e offrendo ai clienti del festival l’opportunità di accedere alle storie più affascinanti attraverso il cinema. Il Festival è promosso del Ministero degli Affari Esteri and della Cooperazione Internazionale. Leading partner sono l’Ambasciata d’Italia in Ottawa, i Consolati Generali d’Italia a Toronto, Montreal e Vancouver, gli Istituti Italiani di Cultura di Toronto e Montreal, l’ICE – Italian Trade Agency e ANICA.
I partner principali dell’ICFF sono: TIFF, Musée des Beaux-Arts Montreal, SIRT, Cineplex Cinemas, Take 5 Production, George Brown, and Cinémathèque QC. Gli sponsor principali dell’ICFF sono: Cityzen Dominus, NY Dock, Castlepoint Numa, Empire Communities, Rio Mare, Great Gulf, Liuna e Rogers Communications. Premiere Sponsor sono: Christie Digital, Campari, Eataly, Pizza Nova, Luxe Rentals, Barilla, Cecconi Simone. I media partner: RAI Italia, CHIN Radio/TV and OMNI Television.
L’ICFF è finanziato dal governo federale del Canada e dal governo provinciale dell’Ontario e da Ontario Creates, Telefilm Canada e Ontario Creates. (aise)




Anthony e Joe Russo: fratelli registi degli Avangers

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Il nonno  materno partì da Spoltore all’età di 16 anni e attraversò l’Atlantico per stabilirsi, come tantissimi altri abruzzesi, nella cittadina di Steubenville (Ohio). E come tanti corregionali scelse di andare a lavorare nelle acciaierie del circondario per il resto della sua vita, accettando il duro lavoro come un’opportunità regalatagli dall’America.  Gli avi  paterni , per arrivare alla stessa destinazione, partirono  invece da Longi, un paese vicino Messina. E a ricordare la loro epopea oggi ci sono i loro nipoti, i fratelli Joe e Anthony Russo, registi affermati e altre stelle “abruzzesi” del firmamento di Hollywood.

joe anthony russo 2Anthony  è nato a Cleveland il 3 febbraio 1970  mentre Joe Russo  è nato nella stessa città il 19 luglio 1971 . Cresciuti nel quartiere italiano, hanno studiato alla  Benedictine High School laureandosi poi entrambi  alla Case Western Reserve University. E sarà proprio l’Università il loro primo set cinematografico. Qui infatti i fratelli Russo hanno scritto, prodotto e diretto il loro   primo lungometraggio, intitolato Pieces, utilizzando finanziamenti di altri studenti e una carta di credito.

Il film partecipò a una rassegna cinematografica locale alla quale era presente Steven Soderbergh che, piacevolmente colpito dal lavoro dei due giovani , si offrì di produrre il loro prossimo film. Nella società di produzione c’era anche l’attore George Clooney, che accettò con entusiasmo di recitare nella commedia    Welcome to Collinwood (nel  cast comparivano anche William H. Macy e Sam Rockwell), un remake del film di Mario Monicelli del 1958 I soliti ignoti.

Nel 2003 i due fratelli di origine siciliana e abruzzese  iniziarono a lavorare per la televisione dirigendo l’episodio pilota della serie televisiva Lucky, incontrando l’apprezzamento di  Ron Howard che assunsero i due fratelli per dirigere l’episodio pilota per la serie della Fox Arrested Development – Ti presento i miei, . Per questa seria i fratelli Russo vinsero   un Emmy Award  per la regia dell’episodio.

Nel 2006 Joe e Anthony tornarono all’universo cinematografico  per dirigere la commedia incentrata su una coppia di sposi novelli che danno ospitalità a un amico rimasto senza casa e lavoro e intitolata Tu, io e Dupree, con Owen Wilson, Kate Hudson e Matt Dillon.  Molto apprezzati nell’ambiente della TV, i fratelli Russo accettarono di  dirigere alcuni episodi di A proposito di Brian e l’anno successivo di Carpoolers, sitcom su quattro uomini che lavorano nello stesso edificio e condividono l’auto per andare al lavoro. Negli anni i registi italo-americani lavorarono  come registi e produttori esecutivi delle serie televisive Happy Endings, su due ex fidanzati che cercano di rimanere amici dopo la fine della loro storia, e Community, che racconta le vicende di un avvocato costretto a tornare al college dopo che la sua laurea è stata sospesa dall’ordine degli avvocati.

avengers endLa Disney, nel 2014 li ha scelti per dirigere il film   Captain America: The Winter Soldier per i Marvel Studios e nello stesso anno sono stati confermati    alla regia del terzo film di Capitan America, intitolato Captain America: Civil War.

Considerati  gli artisti e gli innovatori di alcuni dei film e spettacoli televisivi più famosi e di maggior successo commerciale al mondo, i Russo Brothers (come sono soprannominati nell’industria cinematografica)  per Marvel Cinematic Universe hanno diretto nel 2015 il successo da record “Avengers: Infinity War” che ha ottenuto




Sal Sortino, attore e artista: una vita di sogni e sfide

sal sortino

sal sortino“Il mio interesse per la carriera di attore? Bene, tutto è iniziato quando ero un pilota di compagnie aeree commerciali. Ero molto giovane, in realtà ho ottenuto la licenza di pilota prima di completare il diploma di scuola superiore Grado 12. Ho pilotato aerei commerciali dal 1973 all’inizio degli anni ’80. Il mio obiettivo era intraprendere la carriera militare nella Air Force, ma ho avuto un incidente quasi fatale e ho perso la fiducia nelle mie capacità.” Salvatore (Sal) Sortino parla del suo passato con un pacato distacco, eppure la sua vita è stata piena di sfide e anche di avvenimenti dolorosi, ma lui è un combattente. Sal è nato a Francofonte, provincia di Siracusa, ed è arrivato in Canada nel 1967, all’età di 10 anni con la sua famiglia. Dopo l’incidente aereo, prese una pausa per riflettere sul suo futuro. Accettò un lavoro come tassista part-time e assunse un insegnante per poter completare il suo diploma di Grado 12, con l’intenzione di migliorare

la propria istruzione e poter frequentare il college, ma le cose presero una piega diversa quando si presentò per un’audizione presso lo Studio 58 del Langara College per un ruolo di attore.

Da quel momento capì che la recitazione era la sua vocazione e si iscrisse quindi  a un corso biennale di recitazione a Langara. Anche se non terminò il conseguimento del diploma, continuò a proseguire gli studi, e nel 1988 si recò a New York per iscriversi al prestigioso programma HB Studio, una istituzione che annovera tra i suoi insegnanti molte leggendarie stelle del cinema e del teatro. Dopo il suo ritorno a Vancouver, Sal prese una iniziativa coraggiosa: scrisse al regista italiano Pupi Avati chiedendogli un ruolo. Conosceva Avati solo per fama ma non  esitò ad andare a Roma per incontrarlo per un’audizione. Avati lo presentò a personaggi chiave dell’industria cinematografica italiana, “un mondo molto diverso con una struttura e un’organizzazione molto diverse rispetto all’industria dello spettacolo nordamericana”, osserva, ma per diversi anni ha mantenuto i contatti acquisiti e in seguito ha avuto l’opportunità di fare un’audizione per un ruolo in “Il Padrino Parte 3”, con Al Pacino Andy Garcia e altri grandi nomi di Hollywood. Sal nel corso della sua carriera di attore caratterista ha incontrato artisti del calibro di Francis Ford Coppola, Talia Shire, sorella di Coppola che ha recitato in tutta la serie di film “Rocky” e Stanley Tucci, uno dei migliori attori italo-americani. La sua audizione per il film The Whole Shebang al quale partecipavano Tucci, Bridget Fonda e Giancarlo Giannini andò bene, ma l’uscita del film fu  bloccata da una controversia legale, tanto che fu messo in circolazione solo anni dopo il completamento. Questa circostanza, secondo Sal, ha ostacolato il successo del film e non ha prodotto la svolta favorevole di carriera che Sal aveva sperato.

Tuttavia, la vera vocazione e la formazione professionale di Sal sono sempre state concentrate sulla performance teatrale dal vivo. Si anima di entusiasmo quando spiega le diverse tecniche per impersonare al meglio un personaggio sul palco rispetto allo stile di recitazione che è più consono davanti alla macchina da presa e afferma che, nonostante anni di lavoro per il cinema e l’industria televisiva, si sente sempre più attratto dal teatro dal vivo. Verso la metà degli anni Ottanta, Sal accettò un ruolo da co-protagonista nella produzione amatoriale  dell’opera teatrale Voiceless People di Marco Micone al Centro Culturale Italiano, dove la sua realistica rappresentazione di un giovane immigrato italiano della classe operaia fu accolta da applausi a scena aperta. Successivamente, ha recitato in una serie di spettacoli teatrali di successo come Breaking Legs, una commedia di Tom Dulack all’Arts Club Theatre di Granville Island, dove interpretava Frankie the Bookmaker con un tempismo comico irresistibile, poi ha recitato nella parte di Doc, il saggio e disincantato barista in West Side Story allo Stanley Theatre. Sal ricorda che sua madre, Concetta, morì  tre giorni prima dell’ultima rappresentazione di questo  spettacolo, ma lui decise comunque di salire sul palcoscenico e dedicarle la serata. Quella fu la sua ultima apparizione in teatro.

Ancora oggi Sal continua la sua attività di attore televisivo e cinematografico. È apparso nelle serie TV Watchmen, Scammerhead, The Outer Limits, Arrow e molte altre. Per molti anni ha anche lavorato come tecnico di scena per il teatro e l’industria cinematografica e la sua conoscenza dei media tecnici come i colori della pittura e altri strumenti ha portato anni dopo a una nuova ricerca artistica. Nel 2008, in seguito al crollo del mercato finanziario globale, l’industria dello spettacolo di Vancouver subì una gravissima battuta di arresto, le offerte di lavoro evaporarono e Sortino ha dovuto affrontare tempi molto difficili. “Sono finito a vivere in un hangar, nel luogo in cui avevo imparato a pilotare aerei” ricorda, e ammette di aver attraversato un momento molto buio della sua vita. Ma, per sua stessa definizione, è prima di tutto un self-made man, un combattente alla ricerca di nuovi orizzonti. Ha iniziato in quel periodo ad andare alla biblioteca pubblica per leggere libri sulla pittura, la prospettiva, l’ombreggiatura e l’uso di diversi media. Ha cominciato a dipingere e la ricerca della sua vera espressione artistica lo ha ricollegato al suo amore per la natura, il cosmo, le stelle e come afferma: “Mi ha portato fuori dall’oscurità in cui mi trovavo, è stato terapeutico.

sortino quadro 2Sortino racconta storie attraverso i suoi dipinti e contesta il mondo politico e i fallimenti della società. L’ingiustizia sociale è una delle sue preoccupazioni e anche il fulcro del suo nuovo progetto. Da tempo pensa di realizzare un documentario sulla tragica condizione umana dei senzatetto e dei tossicodipendenti nel Downtown Eastside di Vancouver, raccontando la storia dal punto di vista e attraverso la voce di una o due persone per le quali quelle strade sono l’unica “casa.” Sortino afferma che non c’è abbastanza sostegno per i meno fortunati e che tutti i livelli di governo e società hanno bisogno di ascoltare le esperienze delle persone messe a tacere ed emarginate. Tuttavia, ritiene che possa essere molto difficile ottenere un sostegno finanziario per le arti, specialmente in una città piuttosto materialista come Vancouver e sta ancora cercando di trovare sponsor o sovvenzioni governative per far decollare questo progetto. Ne è appassionato, come è sempre stato appassionato e impegnato in tutti gli interessi e le attività che hanno arricchito la sua vita, dalla recitazione alla poesia, la pittura e fotografia, dalla gastronomia al volo. “Ne ho passate tante nella vita,”dice. Tuttavia, nel corso degli anni, ha intrapreso un viaggio personale alla ricerca della pace interiore, in un percorso di saggezza compassionevole che lo ha aiutato a superare le ore più buie e a trovare un equilibrio negli anni della maturità.




David Donatello, trionfa ‘Volevo nascondermi’. Loren migliore attrice

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215048927 7276e97d f10a 4aa8 b8e9 b63db3cc6102AGI – Con la cerimonia dei David di Donatello 2021, la 66esima edizione degli Oscar del cinema italiano, condotta da Carlo Conti è ripartita ufficialmente la stagione della settima arte, nella speranza che sia quella del definitivo addio alla pandemia. Un’edizione che ha visto il trionfo di ‘Volevo nascondermi’ di Giorgio Diritti (sette premi, tra cui miglior film, regia e attore protagonista, Elio Germano), ma anche quello di Sophia Loren che dopo oltre 60 anni vince un David come attrice protagonista e, a sorpresa, di Checco Zalone che si è preso il lusso di battere Laura Pausini per la miglior canzone.

Trionfa ‘Volevo nascondermi’ di Diritti

Il film di Giorgio Diritti su Ligabue vince anche i David per la miglior scenografia, miglior acconciatore, miglior suono e miglior fotografia. Ritirando il suo premio per l’eccezionale interpretazione del pittore Antonio Ligabue, Elio Germano ha detto: “Lo dedico a tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e a tutti gli artisti, soprattutto a quelli dimenticati”.

Sophia Loren: forse mio ultimo film

Grande momento della serata il premio a Sophia Loren per ‘La vita davanti a sé’ del figlio Edoardo Ponti. Emozionata, sul palco del teatro ‘Fabrizio Frizzi‘, la grande attrice ha detto: “E’ difficile credere che la prima volta che ho ricevuto un David è stato più di 60 anni fa, ma questa sera sembra sia la prima volta. L’emozione è la stessa, la gioia è la stessa“. La Loren ha ringraziato la giuria del David di Donatello e poi ha aggiunto: “Ringrazio il regista, mio figlio, Edoardo: il suo cuore e la sua passione hanno dato anima a questo personaggio. Forse sarà il mio ultimo film – ha aggiunto – ma confesso dopo tanti film ho ancora voglia di fare cinema perché io senza cinema non so vivere”.

Checco Zalone batte Pausini

Nella notte dei David dove spesso tutto sembra scontato, arriva la sorpresa che non ti aspetti: Checco Zalone batte Laura Pausini nel suo campo preferito, la canzone. Il brano originale premiato col David di Donatello 2021 non è quello che ha trionfato ai Golden Globe e corso agli Oscar della cantante emiliana, ma ‘Immigrato’, la canzone politicamente scorretta e volutamente provocatoria che accompagna il film ‘Tolo Tolo’ di Checco Zalone.

Delusione per le registe e ‘Favolacce’

Durante la cerimonia di premiazione sono stati consegnati venticinque David di Donatello, un David alla Carriera (a Sandra Milo), due David Speciali (a Monica Bellucci e Diego Abatantuono) e tre targhe denominate David 2021 – Riconoscimento d’Onore.  Se è rinviato il sogno di vedere una donna vincere il premio per la miglior regia (due candidate quest’anno) mentre i fratelli D’Innocenzo con il loro ‘Favolacce’ devono accontentarsi di un solo David (per il montaggio), a ben guardare la serata dei David ha avuto un altro grande vincitore, ‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’ di Sydney Sibilia che ha conquistato ben 3 premi: migliori attori non protagonisti (Matilda De Angelis e Fabrizio Bentivoglio) e migliori effetti visivi.

Emma Torre ritira premio per il papà

Momento più commovente il premio a Mattia Torre per la miglior sceneggiatura originale di ‘Figli’: a ritirare il premio per il padre scomparso nel 2019 la figlia Emma accolta da un’ovazione. Da segnalare, infine, altri due premi della 66esima edizione dei David di Donatello, entrambi in qualche modo accomunati dalla figura di un calciatore: miglior documentario quello di Alex Infascelli ‘Mi chiamo Francesco Totti’ e miglior regista esordiente Pietro Castellitto (che Totti ha interpretato con grande successo nella serie tv di Sky ‘Speravo de morì prima’) per il film ‘I predatori’.

Tutti i David di Donatello 2021

​MIGLIOR FILM

Volevo nascondermi – prodotto da Carlo DEGLI ESPOSTI, Nicola SERRA, con RAI CINEMA per la regia di Giorgio DIRITTI

MIGLIOR REGIA

Giorgio DIRITTI per il film Volevo nascondermi

MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE

Pietro CASTELLITTO per il film I predatori

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE

Mattia TORRE per il film Figli

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Marco PETTENELLO, Gianni DI GREGORIO per il film Lontano lontano

MIGLIOR PRODUTTORE

Marta DONZELLI e Gregorio PAONESSA per VIVO FILM con RAI CINEMA, Joseph ROUSCHOP e Valérie BOURNONVILLE per TARANTULA BELGIQUE per il film Miss Marx

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

Sophia LOREN per il film La vita davanti a sé

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Elio GERMANO per il film Volevo nascondermi

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Matilda DE ANGELIS per il film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Fabrizio BENTIVOGLIO per il film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

MIGLIOR AUTORE DELLA FOTOGRAFIA

Matteo COCCO per il film Volevo nascondermi

MIGLIORE COMPOSITORE

GATTO CILIEGIA CONTRO IL GRANDE FREDDO, DOWNTOWN BOYS per il film Miss Marx

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

“IMMIGRATO” musica e testi di Luca MEDICI, Antonio IAMMARINO, interpretata da Luca MEDICI per il film Tolo Tolo

MIGLIORE SCENOGRAFIA

Ludovica FERRARIO, Alessandra MURA – Paola ZAMAGNI per il film Volevo nascondermi

MIGLIORE COSTUMISTA

Massimo CANTINI PARRINI per il film Miss Marx

MIGLIOR TRUCCATORE

Luigi CIMINELLI – Andrea LEANZA, Federica CASTELLI (prostetico o special make-up) per il film Hammamet

MIGLIOR ACCONCIATORE

Aldo SIGNORETTI per il film Volevo nascondermi

MIGLIORE MONTATORE

Esmeralda CALABRIA per il film Favolacce

MIGLIOR SUONO

Presa diretta: Carlo MISSIDENTI
Microfonista: Filippo TOSO
Montaggio: Luca LEPROTTI
Creazione suoni: Marco BISCARINI
Mix: Francesco TUMMINELLO
Per il film Volevo nascondermi

MIGLIORI EFFETTI VISIVI

Stefano LEONI, Elisabetta ROCCA per il film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

PREMIO CECILIA MANGINI MIGLIOR DOCUMENTARIO

Mi chiamo Francesco Totti di Alex INFASCELLI

MIGLIOR FILM STRANIERO   

1917 di Sam Mendes (01 Distribution)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

Anne di Domenico CROCE e Stefano MALCHIODI

DAVID GIOVANI

18 regali di Francesco AMATO

DAVID ALLA CARRIERA

Sandra Milo

DAVID SPECIALE

Monica Bellucci
Diego Abatantuono

DAVID DELLO SPETTATORE

Tolo Tolo di Luca Medici

TARGHE DAVID 2021 – RICONOSCIMENTO D’ONORE

Ai professionisti sanitari Silvia Angeletti, Ivanna Legkar e Stefano Marongiu




Anche l’ITALIA festeggia il suo premio Oscar 2021

giacchino

anthony giacchinoAnthony Giacchino vince il premio nella sezione documentari: la sua famiglia ha origini siciliane (Caccamo) e abruzzesi (Casoli)

11 anni dopo la storia si ripete e dopo l’Oscar a Michael, la famiglia Giacchino  festeggia un altro successo a Hollywood. Questa volta lo fa con Anthony. Il fratello minore del compositore premiato nel 2010 per la colonna Sonora del film animato “Up”, ha infatti conquistato il massimo riconoscimento dell’Academy con il film documentario “Colette” diretto e prodotto insieme ad Alice Doyard,  Il documentario racconta la resistenza francese con la testimonianza di Colette Marin-Catherine, deportata in un lager e miracolosamente sopravvissuta allo sterminio nazista.

Nato nel 1969 a  Edgewater Park, nel New Jersey, Anthony Giacchino  divide con orgoglio le sue radici tra il ramo paterno siciliano e quello materno abruzzese. Il padre di Anthony Michael Giacchino è nato infatti a Philadelphia da una famiglia proveniente da Caccamo. La mamma Josephine Fortunato, nata ad Ardmore è invece figlia di Antonio Fortunato, nato a Casoli (Chieti) e nipote  di Giuseppe Fortunato che emigrò con la famiglia dal paese abruzzese nel 1920. Antonio Fortunato si sposò con Luisa Vizzarri (anche lei abruzzese e figlia di Antonio Vizzarri e Carmela Filippone).

Laureatosi alla Villanova University di Philadelphia (ateneo fondato dai gesuiti) in lingua, storia e letteratura  tedesca,  Anthony ha ricevuto una borsa di studio Fullbright per approfondire gli studi sulla storia tedesca nell’Università di Friburgo, nella Foresta Nera

Nel 1993 si è trasferito a Lipsia per lavorare come insegnante di inglese in una scuola americana per interpreti e traduttori. Terminata l’esperienza tedesca, Anthony è tornado negli Stati Uniti per iniziare il proprio percorso di documentarista per la television. Trasferitosi a New York, si è fatto notare soprattutto per il documentario “The Camden 28”, incentrato sui fatti avvenuti il 21 agosto del 1971. Nella sua pellicola, Giacchino raccontava la storia di un gruppo di attivisti “pacifisti” che irruppero in un ufficio del consiglio di amministrazione di Camden (New Jersey) e distrussero i documenti delle bozze  e il processo che ne seguì.  La storia include anche le riflessioni di coloro che sono coinvolti nel caso, con il punto di vista di puntato a 30 anni dopo.  Nel 1971 ventotto attivisti, tra cui quattro preti cattolici e un ministro luterano, furono arrestati dall’FBI  e nel processo che ne seguì (entrato a far parte della storia del giornalismo Americano) tutti  gli imputati furono assolti, stabilendo la prima vittoria legale completa per il movimento pacifista.  In un’intervista per il “Catholic Digest” Giacchino ha dichiarato: “La concezione della maggior parte delle persone del movimento pacifista durante il Vietnam è quella che io chiamo la ‘versione di Forrest Gump’: vedono gli attivisti come  persone che si drogano, capelloni e intenti a bruciare I documenti. Certamente vi erano anche soggetti di questo tipo però nel documentario ho volute ricostruire la partecipazione dei preti, di un operaio di una fabbrica di automobili, di assistenti sociali; tutte persone normali che hanno agito nel nome della pace e contro la Guerra del Vietnam. Ho volute raccontare la “profondità del pensiero e delle motivazioni” che spinsero ad agire I pacifisti dell’epoca”.

220px poster of the movie the camden 28“The Camden 28” ha vinto sia il Premio del pubblico che il Premio della Giuria per il Miglior Documentario al Philadelphia Film Festival 2006. Il film è andato in onda anche nella serie televisiva acclamata dalla critica POV (Point of View).  Nel 2007 il documentario è stato ha avuto una “nomination” per la migliore sceneggiatura per un documentario ai Writers Guild of America Awards.

Ora con “Colette” il documentarista di origine siciliana e abruzzese ha toccato l’apice del proprio successo professionale, portando sullo schermo la testimonianza di Colette Marin-Catherine, all’epoca adolescente, e di suo fratello diciasettenne Jean Pierre. Quest’ultimo fu catturato dai nazisti e spedito nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora, che accoglieva 20mila prigionieri costretti ai lavori forzati per l’industria bellica tedesca.

Il documentario è stato presentato per la prima uscita al Big Sky Documentary Film Festival in February 2020 ed è stato coprodotto dalla società Oculus Studios (appartenente a Facebook) e da Respawn Entertainment, mentre il “The Guardian” ha provveduto alla distribuzione del film.