Il cinema, un ponte cinematografico tra Italia e Brasile per distribuire cultura online: Luiz Nunes, un educatore indimenticabile

banner filme

banner filmeIn questo momento di forte crisi, il cinema è diventato un ponte di riferimento fondamentale per intrattenere miliardi di persone costrette a casa. La pandemia ha accelerato drastici cambiamenti, la chiusura delle sale, riprese ferme e festival cancellati; favorendo un nuovo modello di produzione più accessibile e vicino alle persone.

Una macchina da presa in mano e un’idea in testa è lo spirito che accompagna il regista Antonio Souza (nella foto con Sandra Bandeira) per girare il film Luiz Nunes, un educatore indimenticabile e puntare sulla Connessione Italia Brasile.Una fantastica idea nell’ambito della cinematografia brasiliana, un progetto collettivo per promuovere l’interscambio culturale, un nuovo modo di realizzare, nuovo linguaggio per fare del cinema non solo una semplice forma d’intrattenimento, ma anche un vero e proprio strumento di azione sociale e culturale. È riuscito a cominciare un cammino di riflessione sulla propria realtà, passato e presente cercando di farla conoscere al resto del mondo.

Leggete i commenti del regista Antonio Souza:Il Brasile è anche un paese ricco di contenuti per documentari, un vero catalogo di ottimi racconti per docudrammi. Durante questi 521 anni di avvistamento da parte dell’armata comandata da Pedro Álvares Cabral, gli eventi furono plasmati dagli illustri residenti, scopritori ed esploratori di queste terre.Vasto campo per chi vuole raccontare in qualche modo cosa è successo o succede qui in campagna. Ci sono tante storie che addirittura ci fanno sentire piccoli davanti a loro, però noi abbiamo fatto la nostra parte. Da oltre dieci anni abbiamo catalogato e portato sullo schermo (cinema) contenuti che si ritrovano tra i residenti delle regioni interne di l’entroterra nord e nord-est. È mia premura “salvare” quelle reliquie che si raccontano oralmente tra i contadini. Sono testimonianze che, se non registrate presto, con gli anni andranno perse. Ed è proprio con questo pensiero che portiamo avanti il nostro lavoro, con il docudrama Luiz Nunes, un educatore indimenticabile. Non poteva essere diversamente. Credo, che le registrazioni di questo film saranno salvate nel tempo. Molto di quello che è successo in questa regione del vecchio nord dello stato di Goiás, luogo, secondo testimonianze, dimenticato dal potere pubblico dell’epoca.

Una bella storia, perché quando tutto sembrava perduto, ecco che arriva un uomo disposto a insegnare, a leggere e scrivere a giovani e adulti. Il suo atteggiamento rivoluziona la regione, trasforma la fattoria Buritirana in un villaggio, e oggi, nel distretto più produttivo del capoluogo di Tocantins.

sandra e antonioNel 2019 avevamo già portato al cinema un altro lavoro intitolato Terra e Sangue… che si è distinto molto. Tanti siti d’informazione e tv di Stato ne hanno parlato; “Luiz Nunes …” sarà molto più rilevante, poiché tratta di un argomento che è nostalgico per quelli del tempo e curioso per i giovani studenti del 21 ° secolo. Anche se è “imbottito” di narrativa, ci proviamo per avvicinarci il più possibile agli eventi reali, per questo, oltre al rigore della sceneggiatura e della regia, abbiamo anche i familiari dell’educatore Luiz Nunes e le persone che lo hanno incontrato, persone della comunità che lavorano nel film.

Luiz Nunes, un educatore indimenticabile, sarà il grande record di educazione nell’interno del Brasile portato al cinema nel 21° secolo. Un’altra cosa molto curiosa è che il lavoro viene svolto con persone che non hanno mai pensato di cimentarsi nel mondo del cinema. Abbiamo già esperienze, avendo prodotto altri film e i protagonisti quando si vedono, sono soddisfatti del risultato. I professionisti che partecipano ai lavori lo fanno per incoraggiare la comunità ad agire. Abbiamo quattro ospiti per questo, l’attore Jota Ferreira, Basílio Brito, Feliça Maciel e la giovane Júlia Feitosa, con grande partecipazione a soap opera, serie, film nazionali e rappresentazioni teatrali nello stato di Tocantins.Docudrama non deve essere solo finzione, è positivo che sia una combinazione: in parte finzione e in parte saggistica, e per questo motivo, metto in scena persone che hanno vissuto la storia, e intendo portare il documentario più vicino alla realtà. In fondo chi ha vissuto ciò che viene raccontato, non ha bisogno di “interpretare”, ma si limita a rifare ciò di cui è stato testimone.

a.i.m. logomarcaE la cosa affascinante di tutto questo è che il film coinvolge anche persone di comunità italiane, amici come Giuseppe d’Assenza, che si è reso disponibile per il doppiaggio narrativo del film (discorso principale), e pubblicizzare l’opera nel Paese. Tra i nostri collaboratori l’A.I.M Associazione per l’Italia nel Mondo che ha lo scopo di coltivare, accrescere e rafforzare i legami fra l’Italia, i cittadini italiani e le varie comunità italiane nel mondo il suo presidente Guido Vacca, l’amica vice segretaria per il Brasile che vivono in Italia, oltre a diversi altri italiani che si sono impegnati anonimamente a contribuire con la loro voce nel doppiaggio.

Ma ci sono anche alcuni brasiliani come il professor Wilsoni Fonseca, che per molto tempo ha vissuto con gli italiani e ha insegnato la lingua nello stato. Un partner che si unisce nella collaborazione della traduzione dell’opera.”

 




Santo Domingo: il 10 aprile Dante a Casa de Teatro

1dantefin

1dantefinSANTO DOMINGO\ aise\ – L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo, in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita dell’Ammiraglio Juan Bautista Cambiaso, fondatore della Marina Dominicana, eroe nazionale e Console d’Italia a Santo Domingo, e nell’ambito delle celebrazioni mondiali per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il più importante poeta italiano, riconosciuto come il “Sommo Poeta” e considerato il padre della lingua italiana, propone il prossimo 10 aprile alle 11.00, insieme a Casa de Teatro, il cortometraggio “Dante, per nostra fortuna”, diretto da Massimiliano Finazzer Flory.
Girato in 4k, con la danza contemporanea e i versi di Dante con lavoro di Finazzer Flory si viaggia attraverso 21 canti per scoprire con gli occhi di un bambino il più bel libro del mondo: la Divina Commedia.
In questa opera artistica, il pubblico potrà “vivere” la Divina Commedia attraverso gli occhi di un Dante bambino, innamorato della lettura. Il cortometraggio è coreografato da Michela Lucenti, con la partecipazione di dieci ballerini del Balletto Civile, in costumi d’epoca e la ballerina solista del Teatro La Scala, Maria Celeste Losa, che trasmettono al pubblico emozioni, sentimenti, passioni interpretando i versi di Dante mentre ascoltano la voce che recita i Canti.
Le figure digitali sono tratte dalle straordinarie illustrazioni di Gustave Doré, mentre la colonna sonora è composta al pianoforte su una base filologica ispirata alla Divina Commedia.
Il cortometraggio è stato concepito e prodotto dal famoso regista e attore italiano, Massimiliano Finazzer Flory (https://www.finazzerflory.com/), che – ricorda l’Ambasciata – si era già esibito nella Repubblica Dominicana durante le celebrazioni del 5° Centenario dell’arrivo del primo vescovo residente a Santo Domingo, l’italiano Alessandro Geraldini.
“Il Maestro Finazzer Flory è un grande artista conosciuto a livello internazionale, e questa prestigiosa attività progettuale è molto importante per l’Ambasciata Italiana e segna anche la prima collaborazione tra l’istituzione e Casa de Teatro, luogo di diffusione della cultura per eccellenza”, sottolineano da Santo Domingo.
Il cortometraggio è stato lanciato in tutto il mondo il 25 marzo 2021, il Dantedì, giorno in cui si celebra la figura di Dante Alighieri in Italia, e attraverso la rete del Ministero degli Affari Esteri, anche nel mondo. (aise) 




Nest of Vampires, il nuovo elettrizzante horror movie in lingua originale

nest of vampires amazon 3x4

nest of vampires amazon 3x4Se volete esercitare il vostro British English con un film in lingua originale e amate il brivido, le storie vampiresche, e le atmosfere alla Game of Thrones, non potete perdervi le vicende dell’agente dell’MI5 Kit Valentine nel film “Nest of Vampires”.

L’ agente Valentine viaggia da Londra all’Inghilterra rurale alla ricerca dei killer di sua moglie e dei rapitori di sua figlia. Durante la sua indagine, scoprirà una pericolosa società segreta, coinvolta nel traffico di esseri umani e nel culto satanico…

Questo eccitante progetto cinematografico è uscito il 16 marzo su Amazon, Tubi, iTunes e altre piattaforme.

Nel cast troverete Frank Jakeman, apparso di recente in Game of Thrones, e Helena Mankowska, ex controfigura di Mila Jovovich.

Se volete conoscere il regista del film, non perdetevi l’intervista di Itali-Echo su WNTN 1550 Boston, con Chris Sanders. Sanders è attore, scrittore, regista. Il suo primo romanzo, The Thiefs Son, è diventato un bestseller per Kindle nel 2012. È stato quindi letto da Weiwei Si, assistente alla regia in Skyfall, il film di James Bond. I due sono diventati amici intimi e hanno collaborato a una sceneggiatura su Robert Van Gulik.

Per entrare nel “nido dei vampiri”, potete anche andare sul sito nestofvampires.com

Viviana Dragani




Valentina Buzzurro, un’attrice italiana in Messico

buzzurro

valentinabuzzurroattriceitalianainmessicobuzzurroHa 20 anni, è nata ad Agrigento, in Sicilia, ed è arrivata in Messico con la sua famiglia quando ne aveva 8. Ma, nonostante la sua giovane età, Valentina Buzzurro ha già interpretato ruoli importanti in sei film per il grande schermo, tre cortometraggi, cinque produzioni televisive, tre serie —per Netflix, Amazon Prime e BTF media— e tre videoclip. Un curriculum costruito negli ultimi nove anni a base di talento, preparazione accademica alla scuola di recitazione La Casa Azul e lavoro, completato recentemente anche da un paio di masterclass a Taormina con Nicole Kidman e Oliver Stone.

Senza dubbio una realtà attuale e una promessa per il futuro nel mondo del cinema e della recitazione.

L’abbiamo intervistata alcuni giorni fa a Città del Messico, dove vive e lavora.

Come è cominciata la tua avventura nel mondo della recitazione?

Tre anni dopo essere arrivata in Messico, mentre frequentavo normalmente le elementari, ho dovuto prendere una decisione. Facevo la tuffatrice, e mi volevano far firmare un contratto con cui mi impegnavo ad andare per quattro anni dal lunedì al sabato 4 ore al giorno ad allenarmi. Ho detto ai miei genitori che non era quello che volevo fare nella vita e che il mio sogno era diventare attrice. Loro mi hanno appoggiato e tre settimane dopo essere entrata alla scuola di recitazione sono venuti i produttori del film Viento Aparte a fare un casting. Hanno scelto me per interpretare il personaggio protagonista, per cui da quel momento tutto è cominciato a succedere molto in fretta ed ho potuto confermare che il mondo del cinema, il teatro e la televisione era effettivamente ciò che mi interessava. Poi ho partecipato al “Señor de los cielos”, una serie sul traffico di droga in Messico. È iniziata così una catena di riferimenti in cui ogni volta sono stata invitata a interpretare ruoli diversi in varie produzioni e ho lavorato in sei film, di cui uno in Italia, intitolato “Aritmia” con Gibrán Bazán, girato a Siracusa e ad Agrigento, poi “Olimpia” basato sui fatti di Tlatelolco a Città del Messico nel 1968. Adesso con Televisa sto facendo “Vencer el desamor”, la mia prima “telenovela”, e ne inizierò un’altra, “Vencer el pasado”, fra due settimane. Non avrei mai pensato di fare anche questo genere e mi emoziona, è una bella esperienza.

Che differenza c’è tra interpretare un ruolo in una telenovela ed essere attrice in una produzione cinematografica?

È molto diverso. Nel cinema è tutto più naturale e la cinepresa segue te, mentre in televisione devi essere tu a sapere dove sono le telecamere, stare attenta a non toccare il microfono e ad altri aspetti di carattere tecnico. Inoltre, nelle novelas il tono è molto più melodrammatico, forse più esagerato. La gente deve sapere cosa ti passa per la testa, a differenza del cinema, dove il contatto con il pubblico si basa sull’identificazione con il personaggio. Inoltre quando si gira un film, io faccio al massimo sette scene al giorno, mentre in tv ne sto facendo anche 35. Lavoro dal lunedì al sabato dalle 7 del mattino fino alle 11 di sera.

valentinabuzzurroNella tua carriera ti è servito essere italiana?

Moltissimo. Per esempio, quando ho fatto il provino per il film statunitense, e per me una delle cose più interessanti è stata proprio quella di recitare in inglese con il regista E.J. Foerster, mi ha chiesto di raccontargli di me e, quando ha saputo che ero siciliana, immediatamente c’è stata una grande simpatia reciproca perché la sua ex-moglie era di Messina e questo ha portato all’emergere di molti spunti di conversazione comuni. Quando ho fatto qui in Messico il casting per “Aritmia”, una delle ragazze mi ha chiesto di parlare in italiano, ha riconosciuto il mio accento e mi ha chiesto «Sei siciliana, vero?», le ho detto di sì e mi ha fatto sapere subito che il film si sarebbe girato in Sicilia. Credo che sia stato un dettaglio importante. Essere italiana, inoltre, è stato decisivo anche nella mia scelta tra gli attori partecipanti alla serie “Luis Miguel” di Netflix, in cui ho interpretato il personaggio di Alessandra.

Dove vorresti arrivare? Quali sono i tuoi sogni?

Un paio d’anni fa avrei detto a Hollywood. Ma, senza montarmi la testa, oggi posso dire che vorrei continuare a fare ciò che sto facendo: l’attrice. Con umiltà. Mi piace molto il cinema e devo ammettere che uno dei miei sogni sarebbe partecipare a un film biografico. È un genere che mi ha sempre attratto molto. E poi, ovviamente, vorrei lavorare di nuovo in una produzione italiana, per il grande schermo o la televisione.

Vuoi aggiungere qualcosa prima di concludere questa breve intervista, Valentina?

Sì: mi piacerebbe che arrivassero più film italiani in Messico e più produzioni messicane in Italia. Aiuterebbe a rompere gli stereotipi e ad ampliare la conoscenza reciproca di entrambi i Paesi.

da www.puntodincontro.mx




“Se questo è amore”, storia vera di un ufficiale delle SS e una ragazza ebrea ad Auschwitz

unnamed

unnamedInfrange un tabù supremo, quello della possibilità e dell’ammissibilità di una relazione tra un ufficiale nazista e un’ebrea prigioniera ad Auschwitz, il docufilm ‘Se questo è amore’ che diretto dalla regista israeliana Maya Sarfaty, distribuito da Wanted cinema con il patrocinio dell’Unione delle comunità ebraiche, porta una storia vera e sicuramente divisiva nella narrazione dell’imminente Giorno della Memoria.

Il docufilm, visibile dal 27 gennaio sulle maggiori piattaforme, per la sua uscita italiana ha scelto un titolo che prende dichiaratamente spunto dal ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi, lasciando al pubblico la responsabilità della risposta e le necessarie considerazioni etiche, ha spiegato nella conferenza stampa da remoto la regista, che nel 2020 quando il suo docufilm è uscito in Israele, ha scelto invece di schierarsi contro la possibilità di un sentimento alla pari tra persecutore e perseguitata in un campo di sterminio, con il titolo ‘Love it was not’.

Nel suo docufilm, Sarfaty estende e approfondisce il suo minifilm del 2016 ‘The most beautiful woman’ sulla storia d’amore tra una giovane ebrea deportata ad Auschwitz nel ’42, la bella slovacca Helena Citron “dalla pelle di pesca” come la ricordano le compagne di prigionia, e un ufficiale austriaco delle SS, Franz Wunsch, che si innamora di lei quando l’ebrea destinata in libertà a una carriera da artista, viene chiamata a cantare al compleanno di un ufficiale nazista: intona la canzone tedesca ‘Love it was not’ che incanta Wunsch, uomo sadico capace di bastonare ferocemente i prigionieri, ma che per amore di Helena si prende cura di lei quando contrae il tifo, sfama anche le sue compagne che lavorano con lei al ‘Kanada’ l’agghiacciante magazzino in cui venivano stipati i bagagli e gli oggetti personali degli ebrei uccisi nelle camere a gas e, a un passo dalla doccia mortale, supplicato da Helena, riesce a salvare anche la sorella Roza, deportata dopo di lei, senza occuparsi però dei suoi due bambini, di cui uno neonato, gassati senza pietà.

Il docufilm si apre con una foto altamente scioccante, quella della bella Helena ritratta con la sua divisa da prigioniera dall’innamorato Wunsh sorridente e addirittura florida, a dispetto del luogo di morte, tortura e stenti, sovrapposta al tragico racconto dell’arrivo delle prigioniere ebree ad Auschwitz, denudate, palpate dai nazisti, ispezionate intimamente con uno strumento metallico. E quindi procede con il materiale d’archivio del museo della Shoah di Gerusalemme Yad Vashem e della Shoà foundation, con la testimonianza di Helena, di sua sorella distrutta dall’uccisione dei figli, con quella di Wunsch invecchiato e sereno che nel giardino di casa rievoca tranquillamente Mengele, perfino sorridendo, ma soprattutto attraverso le interviste alle sopravvissute compagnie di prigionia ad Auschwitz di Helena e alla figlia di Wunsch.

L’ufficiale nazista avrebbe voluto proseguire la loro storia d’amore dopo la fine della guerra e continuò ad immaginare il loro futuro incollando ossessivamente la foto del viso di Helena a foto ambientate al mare o in altri luoghi ameni, lei si trasferì in Israele chiudendo ogni rapporto. Non si rifiutò però nel ’72, quando ricevette una lettera dalla moglie di Wunsh di andare a testimoniare a Vienna al processo che lo portava alla sbarra per i crimini compiuti durante l’Olocausto. Helena disse la verità su aiuto e cure ricevute da Wunsh, ma lo sbugiardò quando lui raccontò che depresso dai suoi compiti nel campo di sterminio aveva chiesto di essere trasferito. Wunsh fu assolto dall’accusa di partecipazione ad omicidi di massa e da quella di crimini violenti contro i prigionieri ebrei.

“Si può parlare di vero amore e di libero arbitrio ad Auschwitz, in quelle condizioni di prigionia? Quella tra i ventenni Franz Wunsh ed Helena Citron era una relazione sicuramente squilibrata, con lui innamorato e lei animata da un sentimento che non andava oltre la gratitudine” dice la  regista israeliana Maya Sarfaty . Secondo la regista “Franz era un uomo sadico ma anche capace di dolcezza e compassione verso la sua amata Helena, sentimenti che non tolgono ovviamente nulla alla sua colpevolezza e Helena non era la tipica vittima ma una donna forte con uno spiccato spirito di sopravvivenza. E quando lui le chiese di cantare pregandola con un “bitte”, lei, come racconta nel docufilm “sentì la voce di un uomo che chiedeva “per favore” e non quella di una belva”.

Nonostante il tema più che delicato e controverso, Sarfaty non ha incontrato, racconta, “nessuna ostilità in Israele e nel mondo ebraico in genere” mentre con l’Austria che nel ’72 aveva assolto il criminale nazista Wunsh ha avuto problemi “evidentemente legati al rapporto della nazione con il suo passato”, sottolinea.

Sarfaty ha cominciato a lavorare alla storia d’amore tabù cinque anni fa, prima provando a raccontarla in un romanzo che non la soddisfaceva, poi realizzando un minifilm nel 2006 e quindi il docufilm. La storia di Helena e Franz, morti rispettivamente nel 2005 e nel 2009, la conosce, però ha raccontato da quando, negli anni Ottanta, da bambina, vide in tv un drammatico e indelebile show in cui Helena e sua sorella Roza, si fronteggiavano, con la seconda che la incolpava di averla separata dai figli.

Il destino ha voluto che un’altra figlia di Roza diventasse poi l’insegnante di teatro della regista: insieme hanno rintracciato la figlia dell’ufficiale SS, l’elemento decisivo, con la sua testimonianza, del docufilm. Tra il 2016 e il 2017 Sarfaty ha lavorato sull’archivio dello Yad Vashem alla ricerca delle testimonianze delle ebree che lavoravano nel reparto Kanada del lager : “E’ stato un periodo terribile, le mie notti erano popolate da incubi”. Di quelle donne ne ha rintracciate e e intervistate personalmente sette, “una sorta di coro di tragedia greca che racconta piccoli momenti vita quotidiana interno del campo e la relazione tra i due, durata due anni e mezzo”.

In Israele, ha sottolineato, c’è molta voglia di collaborare alla memoria di quel tempo tragico. Una sola sopravvissuta non se l’è sentita di partecipare al docufilm: “So che è importante ma non ce la faccio a tornare indietro” le ha detto, meritandosi la sua comprensione.   AGI




“Felliniana”, omaggio a Fellini online all’estero grazie agli IIC

18felliniana

18fellinianaSarà presentata in anteprima il 20 gennaio 2021, alle ore 21.00, sulla piattaforma www.teatrinellarete.it, la registrazione in streaming presso il Teatro Galli di Rimini di “Felliniana– Omaggio a Fellini”, una produzione della compagnia Artemis Danza realizzata con il sostegno del Comune di Rimini e la collaborazione del teatro Municipale di Piacenza e del teatro Comunale di Bologna, nonché degli Istituti italiani di cultura di Praga, Chicago, Hong Kong, Jakarta, Tunisi e Zurigo, con il contributo del MIBACT e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia Romagna. Inizialmente pensato quale evento di chiusura per il centenario felliniano celebrato nel 2020 e poi posticipato per le restrizioni legate all’emergenza sanitaria, lo spettacolo sarà presentato in prima assoluta nel giorno del 101esimo anniversario della nascita di Federico Fellini, tra le iniziative che accompagnano l’inaugurazione – prevista in primavera – del Museo internazionale che la città di Rimini dedicherà al regista.
Uno spettacolo che rievoca attraverso le coreografie di Monica Casadei l’universo del grande Maestro e dei suoi film più celebri. Gli artisti si confrontano con la danza e col circo contemporaneo, col sogno e col mondo reale, accompagnati dalle musiche composte da Nino Rota per Federico Fellini. Coreografie euforiche, virtuosismi e una irresistibile umanità animano questo spettacolo rendendolo un manifesto poetico che celebra la storia del cinema e della musica italiana.
Come sottolineato da Monica Casadei, Felliniana si articola attorno alla kermesse di 8 ½ e vive delle gioie e delle speranze dei clown, delle confidenze della Gradisca, delle voci e dei dialoghi tratti dai film, del profumo della dolce vita, dei colori del circo e della potenza poetica di Nino Rota, delineando “un’idea di mondo dove la diversità è ricchezza, la poesia è nutrimento e tutti gli esseri umani, con le loro fragilità e divergenze, possono sentirsi liberi e benvoluti perché per ognuno di loro il grande Maestro ha disegnato un posto nella giostra della vita”.
Lo spettacolo sarà disponibile online fino al 27 gennaio.
Monica Casadei, eclettica coreografa emiliana formatasi fra Italia, Inghilterra, Francia e vari soggiorni in Oriente: nella sua ricerca artistica sono fondamentali la contaminazione con differenti territori artistici, culturali e geografici, e l’esplorazione di luoghi e spazi urbani che divengono teatro di azioni performative.
La coreografa fonda in Francia la compagnia Artemis Danza, con la quale si trasferisce in Italia nel 1997 dando vita a un’intensa attività di produzione. Dal 1998 al 2007 la Compagnia è in residenza alla Fondazione Teatro Due di Parma, mentre dal 2014 è in residenza artistica al Teatro Comunale di Bologna.




Los Angeles. Un documentario per il “Giorno della Memoria”

volevosolovivere calopresti

volevosolovivere caloprestiSi avvicina la commemorazione del Giorno della Memoria, giornata internazionale indicata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2005 per ricordare le vittime della Shoah. L’evento segna quest’anno il 75° anniversario della liberazione di Auschwitz e sarà celebrato anche all’estero dalla nostra rete diplomatica e culturale.
È il caso di Los Angeles dove l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale d’Italia, in collaborazione con Holocaust Museum LA, the Museum of Tolerance Los Angeles, the USC Shoah Foundation, American Jewish Committee Los Angeles e ADL Los Angeles, hanno organizzato lo screening online del documentario “Volevo Solo Vivere” (2006) di Mimmo Calopresti.
Il film, preceduto da un video di introduzione del regista Mimmo Calopresti e della console generale Silvia Chiave, sarà disponibile alle ore 18 di mercoledì 27 gennaio gratuitamente on line




Mosca. Inaugurato il Festival del Documentario Italiano

2moscadocfest

2moscadocfestSi è svolta lo scorso 1° dicembre, a Mosca la cerimonia di inaugurazione della seconda edizione del festival di documentari italiani Italian Doc Fest (IDF), che si svolge con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia e in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e l’Istituto Luce-Cinecittà.
All’inaugurazione hanno partecipato il ministro plenipotenziario Guido De Sanctis e il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, Daniela Rizzi, mentre in collegamento da Roma sono intervenuti il direttore esecutivo del Festival Rino Sciarretta, il direttore dell’Archivio Storico, Cinema e Documentaristica dell’Istituto Luce-Cinecittà Enrico Bufalini e il regista del film di apertura “Alida” Mimmo Verdesca.
Il festival proseguirà sino al 6 dicembre presso il Documentary Film Center (DFC). Qui verranno presentati sei documentari italiani, sottotitolati in russo, premiati nei più rinomati festival internazionali. Gli spettatori russi avranno modo di avvicinarsi ad una forma di narrativa cinematografica reale, che permette di avvicinarsi e di comprendere meglio l’Italia di ieri e di oggi.
I film in programma e i biglietti per assistere alle proiezioni sono disponibili sul sito del festival.




Gli 85 anni di Woody Allen, genio comico odiato da MeToo

154913505 0cd8d9ce 892c 47ee 8ddc 1936acaf1762

154913505 0cd8d9ce 892c 47ee 8ddc 1936acaf1762“Faccio il mio ingresso nel mondo. Un mondo in cui non mi sarei mai sentito a mio agio, che non avrei mai capito, che non avrei mai accettato o perdonato. Allan Stewart Konigsberg, nato il 1 dicembre 1935. A dire il vero nacqui il 30 novembre, quando era quasi mezzanotte, e i miei genitori spostarono la data, in modo che potessi cominciare dal primo giorno del mese. Non ne ho ricavato alcun vantaggio, e avrei preferito che mi avessero lasciato di che vivere di rendita”.

Così Woody Allen racconta nella sua autobiografia ‘Il resto di niente’ pubblicata da La nave di Teseo in aprile la sua nascita, avvenuta 85 anni fa a New York. “Mia madre mi partorì in un ospedale del Bronx anche se abitava a Brooklyn – scrive il regista – non chiedetemi perché fece tutta quella strada. Forse l’ospedale dava i pasti gratis. Comunque non tornò subito a casa. Di fatto, in quell’ospedale rischio’ di lasciarci le penne”.

“Per qualche settimana fu più di là che di qua, ma, a suo dire, le flebo fecero miracoli. Per fortuna. Se mi avesse tirato su solo mio padre – racconta Allen – a quest’ora avrei una fedina penale lunga come la Torah. Invece, con due genitori amorevoli, sono venuto su sorprendentemente nevrotico. Non chiedetemi il perche'”.

Regista, sceneggiatore, attore, comico, scrittore e autore di 12 commedie, Woody Allen è tra i principali e più celebri umoristi americani (iniziò a scrivere sketch ancora minorenne). Considerato il più europeo tra i registi statunitensi, sia per le tematiche affrontate sia per il successo dei suoi 50 film (quasi uno all’anno), da sempre maggiore nel vecchio continente che in patria.

Negli ultimi anni è stato protagonista di una battaglia giudiziaria con la ex moglie Mia Farrow e poi col figlio Sachel Ronan Farrow che ha avuto strascichi mediatici enormi: accusato di molestie alla figlia adottiva Dylan, il movimento MeToo ha sposato la battaglia di Mia e del figlio e bollato Woody Allen come molestatore di bambini seppure nessuna prova sia mai stata prodotta a parte le accuse della donna e della stessa Dylan (di cui scrive: “E’ cresciuta con la convinzione assurda di essere stata vittima di molestie. E lo stesso e successo a Satchel. Bambini di sette e cinque anni, facilmente suggestionabili e dipendenti unicamente da una madre manipolatrice”). (

Woody Allen ha risposto per la prima volta alle accuse nella sua autobiografia: “Se ne ho scritto – spiega il regista – è solo perché nella mia vita ha avuto una parte così drammatica. Spero che darà coraggio alle persone oneste che hanno fatto la scelta giusta schierandosi dalla parte della verità”.

Quindi spiega perché, pur venendo attaccato, di rado abbia replicato o sia sembrato troppo sconvolto. “Bene, se l’universo è un caos maligno e insensato – scrive – che importanza può avere una piccola, falsa accusa nell’ordine delle cose? In secondo luogo, essere un misantropo ha i suoi vantaggi – la gente non può mai deluderti”.

“Per finire – prosegue – se sei innocente hai una prospettiva molto diversa rispetto a come vedresti le cose se fossi colpevole. Anziché temere le indagini, non vedi l’ora che vengano fatte, perché non hai niente da nascondere. Sei felicissimo di fare il test della macchina della verità anziché scansarlo”. P

oi aggiunge, tirando fuori quell’arguzia comica che lo ha reso famoso, “non essendo mai stato interessato a quello che verrà dopo di me, che cosa posso dire? Ho ottantaquattro anni; sono quasi arrivato a metà della mia vita. Alla mia età, ormai ho poco da perdere. Non credendo in un aldilà, non vedo che cosa possa cambiare se verrò ricordato come un regista o come un pedofilo”.

“Chiedo solo – aggiunge in perfetto stile Woody Allen – che le mie ceneri vengano sparse vicino a una farmacia”. Woody Allen ha vinto quattro premi Oscar e nel 1995 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Nella sua sorprendente autobiografia Allen si mette a nudo e, con umorismo e con un atteggiamento di chi appare davvero sorpreso dal successo (“Come riassumere la mia vita? Tanti stupidi errori compensati dalla fortuna. Il mio rimpianto più grande? Che ho avuto milioni per fare film in totale libertà, e non ho mai girato un capolavoro”), vuole chiarire una volta per tutte alcuni grandi “equivoci” che lo accompagnano da sempre.

Il primo: che sia un intellettuale colto e raffinato (“Un paio di occhiali non bastano a rendere colta una persona, e tanto meno intellettuale”). Invece si considera un “bifolco” di Brookyn. “Gente, state leggendo l’autobiografia di un misantropo ignorante e patito di gangster”, scrive, spiegando che, “a parte ‘Le gang di New York’, la mia biblioteca consisteva solo di fumetti. E non lessi nient’altro fino a sedici o diciassette anni. I miei eroi letterari non erano Julien Sorel, Raskol’nikov o gli zotici della contea di Yoknapatawpha; erano Batman, Superman, Flash Gordon, Namor e Hawkman. Oltre a Paperino, Bugs Bunny e Archie Andrews”.

Sul suo essere ignorante, Allen amplia il discorso, quasi facendo una sorta di outing culturale: “Rimarreste allibiti nel sapere tutto quello che non so, non ho letto e non ho visto – scrive -. Dopo tutto sono un regista, uno scrittore. Non ho mai visto l’Amleto a teatro. Non ho mai visto Piccola citta’. Non ho mai letto ‘Ulisse’, ‘Don Chisciotte’, ‘Lolita’, ‘Comma 22’, ‘1984’. Mai letto una riga di Virginia Woolf, E.M. Forster, D.H. Lawrence; lo stesso vale per Dickens e le sorelle Bronte”.

“D’altro lato ero uno dei pochi miei coetanei ad avere letto il romanzo scritto da Joseph Goebbels – aggiunge – sì, il vermiciattolo zoppo che teneva le pubbliche relazioni per il Fuhrer fece un tentativo letterario intitolato ‘Michael’ – il cui protagonista, a scanso di equivoci, non era un giovanotto nevrotico che voleva a tutti i costi piacere alle ragazze”.

“Per quanto riguarda i film – prosegue il regista – non ho mai visto ‘Charlot soldato’ o ‘Il circo’ di Charlie Chaplin, ne’ ‘Il navigatore’ di Buster Keaton. Non ho mai visto nessuna delle versioni di ‘E’ nata una stella’. Malgrado tutti i miei sabati al Midwood Theater, mi sfuggirono ‘Com’era verde la mia valle’, ‘Cime tempestose’, ‘Margherita Gauthier’, ‘Perdutamente tua’, ‘Ben-Hur’ e molti altri. ‘Strada maestra’, ‘La casa sulla scogliera’, ‘La moglie di Frankenstein’: non pervenuti”.

Poi aggiunge: “Penso che sareste sorpresi da alcuni dei miei gusti. Per esempio preferisco Chaplin a Keaton. La maggior parte dei critici e degli studiosi non sarebbe d’accordo con me, ma io lo trovo piu divertente, anche se Keaton era migliore come regista. Chaplin fa piu ridere anche di Harold Lloyd, che metteva in scena le gag in modo impeccabile, ma non mi ha mai fatto vibrare di empatia”.

“Non sono mai stato un grande fan di Katharine Hepburn – continua – ho adorato Hitchcock, ma non ‘La donna che visse due volte’. Lubitsch mi fa impazzire, ma ‘Vogliamo vivere!’ non mi ha mai fatto ridere. ‘Mancia competente’ invece mi stende, e perfetto”.

“Mi piacciono i musical – dice ancora Allen – non mi hanno mai fatto ridere Eddie Bracken, Laurel & Hardy o, ci mancherebbe altro, Red Skelton. Ovviamente i fratelli Marx e W.C. Fields sono i piu grandi di tutti. Mi sono piaciuti Rex Harrison in ‘Infedelmente tua’ e il ‘Pigmalione’ di Leslie Howard con Wendy Hiller”.

Penso che quella di Shaw sia la miglior commedia di tutti i tempi, e la preferisco a qualunque cosa di Shakespeare, Wilde e Aristofane, anche se quest’ultimo a volte mi ricorda Kaufman & Hart, che mi piacciono. Ho un debole per ‘Nata ieri’, soprattutto nella versione con Judy Holliday e Broderick Crawford. D’altro canto, non ho mai trovato neanche vagamente divertenti ne ‘Il grande dittatore’ ne ‘Monsieur Verdoux’. Di certo Chaplin che gioca con il mappamondo-palloncino non mi pare esempio di genio comico, ma chi se ne importa di cosa penso io: sono gusti”.  AGI




A Madrid il 13o Festival del Cinema Italiano

13festcineitmadrid

13festcineitmadridIl miglior cinema italiano torna a Madrid tra il 26 novembre e il 3 dicembre. Il Festival, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid sotto sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia in Spagna, giunge alla 13ª edizione in modalità online, presenziale – nel rispetto di tutte le misure preventive igienico-sanitarie – e drive-in. Un formato misto che riafferma l’impegno con la cultura italiana, gratuito e accessibile a tutto il pubblico spagnolo.
Il Festival, che anche quest’anno offre una selezione delle migliori opere realizzate nel corso dell’anno in Italia, si inaugurerà con un concerto speciale – aperto a tutti e in streaming accedendo gratuitamente alla pagina web del festival – in omaggio al grande compositore Ennio Morricone. Dalla sala grande del Forum Music Village di Roma (lo studio fondato e usato dal Maestro per oltre 40 anni) sarà possibile ascoltare alcuni dei brani più rappresentativi di Morricone con arrangiamenti del maestro Leandro Piccioni, storico collaboratore di Morricone per circa 20 anni, che interpreterà le opere al piano insieme al Quartetto Pessoa. Tra gli oltre 500 brani più famosi e attribuiti al celebre compositore, vincitore del Premio Oscar dell’Accademia di Hollywood o del Premio Princesa de Asturias, venuto a mancare pochi mesi fa, si ricordano quelli per Il buono, il brutto e il cattivo, Cinema Paradiso o Gli Intoccabili di Eliot Ness.
La selezione dei film comprende più di venti titoli tra lungometraggi, cortometraggi e documentari selezionati tra i film presentati presso i Festival internazionali dell’anno in corso a Berlino, Cannes, Locarno, Toronto, Venezia e Roma. Le proiezioni presenziali sararanno ospitate dai Cines Princesa di Madrid e si completeranno con una sessione speciale presso il drive-in Madrid Race, dove verrà proiettato Paradise, una nuova vita di Davide Del Degan, in cui l’umore viene utilizzato per raccontare la tragica vita dei protagonisti.
Tra gli altri titoli, che presto saranno annunciati, la rassegna include la prèmiere in Spagna di Volevo nascondermi, diretta da Giorgio Diritti e con Elio Germano come attore protagonista, premiato come Miglior Attore all’ultimo Festival di Berlino. Il film, inoltre, ha vinto il Globo d’Oro 2020 per il miglior film e la miglior fotografia firmata da Matteo Cocco.
Per la prima volta nella programmazione verrà inclusa anche una pellicola di animazione: Trash di Francesco Dafano e Luca Della Grotta che, nella versione originale, include la voce dell’attrice spagnola Rossy de Palma. Il film punta al pubblico familiare e ha come sfondo l’ecologia e gli sprechi.
Spiccano, inoltre, grandi titoli come Lasciami andare o Guida romantica a posti perduti. La prima è l’ultima opera del noto produttore Stefano Mordini, presentata in chiusura dell’ultimo Festival di Venezia con un cast che comprende Stefano Accorsi, Valeria Golino, Maya Sansa, Serena Rossi, Lino Musella y Antonia Truppo. La seconda, diretta da Giorgia Farina, con un cast d’eccezione composto dal premiato all’Oscar Clive Owen, Irène Jacob, che ha ricevuto la nomination al premio BAFTA e Jasmine Trinca, due volte vincitrice del David di Donatello.
La sezione dei documentari, che sarà solamente online attraverso la pagina web del Festival, comprende alcuni dei grandi nomi come Alida Valli. Selezionata da Cannes, Alida di Mimmo Verdasca mostra un quadro completo e mai visto della vita di una giovane e bellissima ragazza di Pola che, in poco tempo, è diventata una delle attrici più famose e amate dal cinema italiano e internazionale. Paolo Conte, Via con me di Giorgio Verdelli, racconta la storia e la carriera – quasi cinquant’anni – del noto cantautore. Un’altra storia appassionante è La prima donna di Tony Saccucci, in cui viene recuperata la figura di Emma Carelli, una famosa cantante d’opera dell’inizio del secolo scorso con una storia, marcata anche da Benito Mussolini, rimasta per anni nell’ombra. Infine, La verità su La Dolce Vita di Giuseppe Pedersoli, si immerge nel processo che rese possibile la realizzazione di una delle più grandi opere nella storia del cinema.
La sezione cortometraggi occuperà, ancora una volta, un ruolo di rilievo all’interno del programma: verranno proiettate sette opere partecipanti e premiate da numerosi festival internazionali che confermano l’importanza di questo formato nel mercato della produzione visiva italiana. Produzioni come Inverno, Stardust, Solitaire, Le mosche, Le fellinette, Finis terrae o Being my mom, offriranno allo spettatore un ampio ventaglio di generi e proposte concettualmente sorprendenti.
Tre le sezioni a concorso: cortometraggi, documentari e lungometraggi. Due giurie spagnole assegneranno il premio al miglior cortometraggio e al miglior documentario mentre il pubblico assegnerà il premio al miglior lungometraggio. Un palmarès al quale si aggiungerà il 5º Premio Solinas Italia-Spagna.
La 13ª edizione del Festival consegnerà inoltre il Premio alla Carriera Roberto Cicutto, presidente de La Biennale di Venezia. Noto produttore cinematografico, tra le centinaia di produzioni ricordiamo La leggenda del santo bevitore (Leone d’Oro nel 1988), Hotel Rwanda (nominata a tre Premi Oscar nel 2005) o Fuocommare (Orso d’oro nel 2016). Arricchiscono il suo curriculum anche gli incarichi di presidente e amministratore delegato dell’Istituto Luce-Cinecittà, di membro dell’Accademia del Cinema Europeo (EFA) e del Centro Sperimentale di Cinematografía in Italia.
Anche quest’anno, l’accesso sarà completamente gratuito per tutto il pubblico amante del cinema italiano. Per le proiezioni presenziali, i biglietti si potranno ritirare presso il botteghino dei Cines Princesa lo stesso giorno in cui verrà proiettato il film. Per le proiezioni online, invece, direttamente sulla pagina web del Festival non appena verrà pubblicata l’intera programmazione.