San Francisco: la 47a edizione dell’Italian Film Festival of Marin County

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3marinIniziato come una presentazione informale e unica di film italiani in un’aula universitaria, l’Italian Film Festival of Marin County giunge quest’anno alla sua 47ma edizione.
Sotto la guida di Lido Cantarutti, direttore e fondatore del festival, la rassegna si svolgerà dal 28 settembre al 2 novembre presso la Dominican University of California di San Rafael.
Quest’anno il programma è stato arricchito dalla presenza di registi e compositori italiani, dignitari delle comunità italiana e italo-americana in un’atmosfera autenticamente italiana il cui fulcro è da sempre il cinema italiano di alta qualità.
Tutti gli spettacoli si svolgono presso l’Angelico Concert Hall nel campus della Dominican University a San Raphael, nella contea di Marin, a nord di San Francisco, alle 17:30 e alle 20:00. Tutti i film sono in italiano o in lingua originale con sottotitoli in inglese e si rivolgono ad un pubblico adulto.
Il festival è prodotto con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco e con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia. (aise)




Cinema. Da domani la Mostra di Venezia

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f71db7e3fa99c85c899932559668e380Ecco giorno per giorno un breve diario di quello che si vedrà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre.

Martedì 27 agosto è il giorno della cerimonia di pre-apertura.

In Sala Darsena c’è ‘L’oro di Napoli’ di Vittorio De Sica per Venezia Classici.

Mercoledì 28 agosto la tradizionale cerimonia di apertura, presentata quest’anno da Sveva Alviti in Sala Grande, seguita dall’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera a Sigourney Weaver. A seguire, il film di apertura ‘Beetlejuice Beetlejuice’ di Tim Burton (Fuori concorso) e il film di apertura di Orizzonti, ‘Nonostante’ di Valerio Mastandrea.

Giovedì 29 agosto troviamo in concorso ‘Maria’ di Pablo Larrain con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher e ‘Kill The Jockey’ di Luis Ortega. Ci sarà poi, fuori concorso, ‘Disclaimer’ (Cap, 1-4) la serie di Alfonso Cuaron, e ‘Separated’ di Errol Morris nella sezione Fuori Concorso-Non Fiction. Sempre fuori concorso giovedì, ‘Leopardi il poeta dell’infinito’ (Parte 1 e 2), la fiction di Sergio Rubini.

Venerdì 30 agosto in concorso è la volta di ‘Babygirl’ di Halina Reijn con Nicole Kidman e di ‘Trois Amies’ di Emmanuel Mouret; ‘Cloud’ di Kiyoshi Kurosawa passerà invece fuori concorso. Spazio poi alla seconda parte di ‘Disclaimer’ (Cap. 5-7) di Cuarón e, infine, ‘Diciannove’ di Giovanni Tortorici a Orizzonti.

Sabato 31 agosto arriva il primo film italiano in concorso, ‘Campo di battaglia’ di Gianni Amelio e, sempre in concorso, ‘The Order’ di Justin Kurzel e ‘Leurs enfants après eux’ di Ludovic Boukherma Zoran. Fuori concorso invece ‘Baby Invasion’ di Harmony Korine e, tra i docu, ‘Why War’ di Amos Gitai.

Domenica 1 settembre in concorso passano ‘I’m Still Here’ di Walter Salles e ‘The Brutalist’ di Brady Corbet. Fuori concorso arriva invece l’atteso ‘Wolfs’ di Jon Watts con Brad Pitt e George Clooney. Sul fronte Italia fuori concorso ‘Se posso permettermi Capitolo 2’ di Marco Bellocchio.

Lunedì 2 settembre è la volta del secondo film italiano in concorso, ‘Vermiglio’ di Maura Delpero e del ritorno al Lido di Pedro Almodovar che corre con ‘The Room Next Door’. È il giorno poi del Leone d’oro alla carriera a Peter Weir e della consegna del premio Cartier Glory to the Filmmaker a Claude Lelouch.

Martedì 3 settembre è la giornata di ‘Queer’, l’atteso film di Luca Guadagnino in corsa per il Leone d’oro. In concorso anche ‘Harvest’ di Athina Rachel Tsangari, mentre fuori concorso passano ‘Maldoror’ di Fabrice Du Welz e ‘2073’ di Asif Kapadia e, per l’Italia, ‘Bestiari, erbari, lapidari’ di Martina Parenti.

Mercoledì 4 settembre arriva in concorso per l’Italia ‘Diva futura’ di Giulia Louise Steigerwalt, ma è anche il giorno dell’atteso ‘Joker: folie à Deux’ di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, Lady Gaga, Brendan Gleeson. In gara anche il film francese ‘Jouer avec le feu’ di Muriel Coulin.

Giovedì 5 settembre scende in campo ‘Iddu’ di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza in corsa per l’Italia con Toni Servillo, Elio Germano, Barbora Bobulova, Fausto Russo Alesi, Tommaso Ragno. In corsa anche ‘Stranger Eyes’ di Yeo Siew Hua e ‘April’ di Dea Kulumbegashvili. Giovedì è anche il giorno della serie Sky Original ‘M – Il figlio del secolo’ (ep. 1-4) di Joe Wright con Luca Marinelli, Francesco Russo, Barbara Chichiarelli, Lorenzo Zurzolo, Gaetano Bruno e Paolo Pierobon, dal romanzo di Antonio Scurati, e di ‘Russians at War’ di Anastasia Trofimova.

Venerdì 6 settembre in concorso passano invece ‘Love’ di Dag Johan Haugerud e il cinese ‘Youth Homecoming’, ultima parte di una trilogia firmata da Wang Bing. Ci sarà poi la consegna del premio Campari Passion a Paola Comencini e, infine, la seconda parte (ep. 5-8) di ‘M – Il figlio del secolo’.

Sabato 7 settembre, giornata finale, arriva il film di chiusura ‘L’orto americano’ di Pupi Avati che passerà nella Sala Grande dopo la cerimonia di premiazione. Nello stesso giorno anche ‘Horizon: an american saga’ di Kevin Costner, capitolo 1 e 2.

ansa.it




Il corto d’animazione “L’alba della creazione” arriva negli USA con l’IIC di San Francisco

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23animationSi terrà domani, 23 agosto, alle ore 18 locali al Portland Festival of Cinema, Animation & Technology, la proiezione del cortometraggio “L’alba della creazione“. L’iniziativa, che si terrà all’Empirical Theater at the Oregon Museum of Science and Industry, è organizzata tramite l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, negli Stati Uniti, e vedrà la partecipazione del regista Carlo De Togni.
Traendo ispirazione dal primo viaggio di Paul Gauguin a Tahiti nel 1891, il cortometraggio “L’alba della creazione” tesse una narrazione che si intreccia con l’antica cultura tahitiana, profondamente informata dagli studi di Teuira Henry, un’etnologa della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo. Il film segue le orme di un artista che intraprende una spedizione solitaria nell’entroterra dell’isola. Durante una notte straordinaria, questo viaggio conduce a un incontro magico con una divinità della mitologia tahitiana. Questo momento cruciale innesca una profonda contemplazione, dando vita a una storia che confonde i confini tra l’umano e il divino, sfidando la nostra percezione della realtà e della spiritualità.
A seguito della proiezione vi sarà una sessione di Q&A con il regista Carlo De Togni. (aise) 




È morto Alain Delon. Aveva 88 anni

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gvqfcqhwgae4f8gAddio al mostro sacro del cinema francese: Alain Delon è morto all’età di 88 anni. Ad annunciarlo i suoi tre figli all’Agenzia France Presse: “Alain Fabien, Anouchka, Anthony, oltre che il suo cane Loubo, sono profondamente addolorati nell’annunciare la scomparsa del padre. È morto serenamente nella sua casa a Douchy, circondato dai suoi tre figli e dalla sua famiglia“, si legge nel comunicato stampa. La famiglia ha chiesto il “rispetto della privacy in questo momento doloroso”. Ad aprile era stato posto sotto ‘tutela rafforzata’ per motivi di salute.

La leggenda del cinema famoso per ‘Rocco e i suoi fratelli’ e il ‘Gattopardo’ lascia dietro di sé una carriera eccezionale, ma anche una vita estremamente romantica. “Le sue storie d’amore- scrive Le Parisien- innanzitutto, hanno fatto fantasticare la stampa, dal colpo di fulmine per Romy Schneider (l’attrice che interpretò Sissi, ndr) nel 1958 alla tenera complicità con Mireille Darc. Attraversando le sue passioni con Nathalie, Anne Parillaud, Rosalie van Breemen e perfino Dalida”. Molto più che un attore, “Alain Delon è stato un mito, un’icona, un eroe francese il cui volto e nome hanno fatto il giro del mondo. Una ‘bellezza del diavolo’ che, a 74 anni- scrive ancora il quotidiano francese- è diventata il volto di un marchio di profumi grazie a foto risalenti agli anni ’60. Come se, da allora, nessun altro volto avesse eguagliato questa perfezione, questa grazia felina e misteriosa. foto singola sito 41 1024x576All’estero rimane senza dubbio una delle star francesi più famose”. Poi, “la sua reputazione di attore tempestoso, losco e capriccioso, i suoi litigi pubblicizzati con i figli Anthony e Alain-Fabien e le sue tonanti dichiarazioni hanno reso Alain Delon un personaggio affascinante, adorato e odiato“.

“Mr Klein o Rocco, il Gattopardo o il Samurai, Alain Delon ha interpretato ruoli leggendari e ha fatto sognare il mondo. Prestando il suo volto indimenticabile per stravolgere le nostre vite. Malinconico, popolare, segreto, era più che una star: un monumento francese“: questo il ricordo del Presidente francese Emmanuel Macron.

ag. Dire –  www.dire.it




“85 Anni con Arte” a Madrid

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85 anni con arte a madrid @matteo rovella pictures iic madridLo scorso 16 luglio, l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid ha inaugurato “85 anni con arte”, una mostra inedita e di particolare significato per l’istituzione, che quest’anno compie 85 anni. La mostra, a cura della direttrice dell’istituto Marialuisa Pappalardo e di Alessandra Picone, referente per il settore arti visive, sarà visitabile fino al 19 ottobre.

Per celebrare questa importante tappa, l’Istituto ha lavorato alla preparazione e all’allestimento di un’esposizione di opere che appartengono al suo patrimonio e che normalmente non sono visibili al pubblico.

“Da sempre l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid lavora al fianco degli artisti come centro culturale di riferimento” – ha dichiarato Marialuisa Pappalardo, direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Madrid –  85 anni con arte non vuole essere una mostra celebrativa, quanto un invito a rivivere la storia di questa prestigiosa Istituzione, il suo passato, che è una parte fondante del suo presente, della sua identità e, ne sono sicura, anche del suo futuro.”

La collezione delle opere dell’Istituto nasce da acquisizioni e donazioni, fatte nel corso dei decenni e quasi sempre legate a mostre, personali o collettive di artiste e artisti italiani, organizzate presso lo stesso Istituto o in collaborazione con istituzioni culturali della città.

Accanto ad opere di protagonisti della transavanguardia, come Enzo Cucchi e Mimmo Paladino, sono presenti disegni di Armando Testa e una suggestiva installazione di Maurizio Mochetti. Scorrono quindi altri nomi come Franco Vaccari, Emilio Isgrò, Luigi Bartolini e Pinuccio Sciola, intervallati da oggetti di design a firma di Vico Magistretti e Carlo Scarpa, fino ad arrivare alle più recenti donazioni, come “Corpo unico” di Marinella Senatore e “Opera al nero” di Alfredo Romano. A Carla Accardi viene dedicato un posto speciale con l’esposizione permanente di quattro sue opere.

La mostra include anche una sala immersiva con le creazioni dell’artista digitale italiano Stefano Fake e uno spazio dedicato ai bambini.

“Questa è una mostra che ho immaginato, e poi voluto, fin dall’inizio del mio mandato; non avrei potuto immaginare un finale migliore e più significativo di questo per chiudere quattro anni ricchi di progetti, esperienze e incontri straordinari alla direzione di questo prestigioso Istituto” – ha concluso Marialuisa Pappalardo.




Italian women direct: l’IIC per il 60° del Chicago International Film Festival

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7chicagoPer celebrare il 60° anniversario del Chicago International Film Festival, l’Istituto Italiano di Cultura organizza la retrospettiva “Italian women direct”, una selezione di film di registe italiane presentati al Festival negli ultimi 60 anni. Con una proiezione settimanale gratuita in Istituto, dal 12 settembre al 10 ottobre, il pubblico potrà riscoprire la storia del festival cinematografico più longevo di Chicago, con un focus sull’apporto delle donne italiane nel plasmare il cinema contemporaneo e sul loro contributo al dibattito in corso sulla rappresentazione nell’industria cinematografica. Quattro i titoli proposti in rassegna. Ognuno di essi rappresenta temi, stili e narrazioni diversi che insieme forniscono un’istantanea dell’evoluzione del cinema italiano in oltre mezzo secolo.
I film in programma sono “Film d’amore e d’anarchia” di Lina Wertmüller (1973) il 12 settembre alle 18.00; “La pelle” di Liliana Cavani (1981) il 19 settembre, sempre alle 18.00; “Corpo celeste” di Alice Rohrwacher (2011), il 3 ottobre e “Figlia mia” di Laura Bispuri (2018) il 10 ottobre.
“L’Istituto è partner e sostenitore di lunga data del Chicago International Film Festival e siamo grati per la continua crescita della nostra collaborazione”, afferma Luca Di Vito, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Chicago. “La retrospettiva ITALIAN WOMEN DIRECT è il nostro ultimo progetto condiviso, volto ad esaminare il ruolo delle registe italiane nella storia del Festival e il modo in cui hanno contribuito a plasmare il futuro del cinema”.
“Il Chicago International Film Festival ha il privilegio di collaborare con l’Istituto Italiano di Cultura di Chicago da molti anni, grazie ad una partnership profonda e arricchente che ha contribuito in modo significativo a comporre l’arazzo culturale del nostro festival”, sottolinea Vivan Teng, Direttore Generale del Cinema di Chicago. “Nei suoi 60 anni, il nostro Festival ha presentato il meglio del cinema italiano e accolto i talenti creativi di ciascun film. Far conoscere film e registi italiani al pubblico di Chicago ci ha dato molte opportunità per condividere prospettive culturali e artistiche tra che risuona con le nostre diverse comunità amanti del cinema. In qualità di nostro partner, l’Istituto Italiano di Cultura ha avuto un ruolo determinante nel rendere possibili questi scambi culturali e siamo onorati che ci stia aiutando a celebrare la nostra storia presentando questi incredibili film che mostrano la profondità e l’ampiezza del nostro legame con il cinema italiano”.
L’iniziativa rientra ne “In Futuro: a survey of possibilities”, tema del programma dell’IIC per il 2024. (aise) 




Portogallo. Il Teatro italiano al Festival di Almada

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il teatro italiano al festival di almada tommaso le peraUna presenza significativa quella dell’Italia alla 41ª edizione del Festival di Teatro di Almada, la più importante rassegna internazionale di teatro in Portogallo che da anni presenta spettacoli di compagnie provenienti da tutto il mondo, con una speciale attenzione al teatro italiano.

Anche per questa edizione il Festival ha potuto contare sulla significativa collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, grazie al quale è stato possibile garantire la presenza di due prestigiose compagnie italiane, particolarmente plaudite nel corso della conferenza stampa del Festival svoltasi lo scorso 14 giugno.

La prima ad andare in scena il 6 e 7 luglio con tre spettacoli è stata la storica Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli che ha presentato “La Tempesta” di William Shakespeare nella versione tradotta in napoletano del ‘600 per il teatro delle marionette da Eduardo De Filippo, che interpretò e incise le parti di tutti i personaggi. Nata nel 1985 da una proposta di Franco Quadri, allora direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia, e di Luca De Filippo, “La Tempesta” viene oggi ripresa dalla Compagnia Carlo Colla & Figli in occasione del 40° anniversario della scomparsa di Eduardo. Una grande avventura della fantasia, una favola nella quale, intorno ai personaggi centrali, si muove un mondo di colori, di suoni, di allegorie e di simbologie che ripropone tutta la forza poetica di un lavoro che, attraverso la potenza e la ricchezza del dialetto napoletano, fornisce una nuova e suggestiva dimensione “popolare” del testo shakespeariano, visitato e rivisitato da molteplici interpretazioni filosofiche e intellettuali.

Dopo il successo riscosso nella scorsa edizione con “Il compleanno” di Harold Pinter, la Compagnia del Teatro Menotti di Milano è tornata sul palco del Festival il 13 e 14 luglio con due recite di “Crisi di nervi. Tre atti unici di Anton Čechov”, per la regia di Peter Stein e con la magistrale interpretazione di Maddalena Crippa. Nelle tre opere del drammaturgo russo (“LOrso”, I Danni del Tabacco” e “La Domanda di Matrimonio”) i personaggi di volta in volta si fanno prendere da crisi di nervi, si ammalano, sono preda di attacchi isterici o litigano fra loro, in tre variazioni del tema dell’umana ipocrisia. Tre “scherzi scenici”, come amava definirli lo stesso Čechov, scritti ispirandosi alla commedia francese e al vaudeville in voga nella Francia di fine Ottocento.

Entrambi gli spettacoli hanno visto una grande affluenza di pubblico durante le varie repliche, con oltre 1.500 spettatori. “La Tempesta” è stato selezionato come “spettacolo d’onore”, con la possibilità di partecipare anche alla prossima edizione del Festival, mentre “Crisi di Nervi” ha conquistato il secondo posto.




Rai: “L’amica geniale” il 20 agosto in anteprima mondiale a New York

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raii lamica genialeil 20 agosto in anteprima mondiale a new york immagine5La fiction successo mondiale “L’amica geniale” sbarca a New York al Tribeca Film Festival, dove il prossimo 20 agosto alle 19.00, verranno proiettati in anteprima assoluta, i primi due episodi della quarta serie, poi trasmessa dai Rai 1 a partire da lunedì 11 novembre. Alla proiezione sono attese le protagoniste Alba Rohrwacher, Irene Maiorino, l’attore Fabrizio Gifuni, la regista Laura Bispuri e Saverio Costanzo, showrunner della serie. Tratta dai romanzi best seller di Elena Ferrante, saga letteraria che ha conquistato il primo posto nella classifica dei 100 migliori libri del XXI secolo secondo il New York Times, la fiction “L’amica geniale” – “My Brilliant Friend” nella traduzione inglese – segue la vita di Elena Greco e della sua migliore amica Raffaella, “Lilla” Cerullo in un racconto che abbraccia sessant’anni di storia personale e del nostro Paese e le vede prima bambine in una Napoli degli anni ‘50 e poi crescere e diventare adulte, negli anni ‘80, in una società segnata da decenni di violenza politica e disordini sociali. La quarta parte della tetralogia, “Storia della bambina perduta” – “Story of the Lost Child” – approfondisce gli anni adulti delle due protagoniste: tra maternità, tradimenti, minacce, sparizioni e disastri naturali, Elena and Lila si ritroveranno ancora una volta a vivere nello stesso quartiere. “L’Amica geniale – Storia della bambina perduta” è una serie Rai- HBO. Una serie di Saverio Costanzo; una produzione Fandango, The Apartment, Fremantle Italy, Wildside e Mowe con Lorenzo Mieli che produce per Fremantle Italy, The Apartment e Wildside (entrambe società del gruppo Fremantle), e Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction e HBO Entertainment. Storia e sceneggiatura di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Regia di Laura Bispuri. (Inform)




A New York si apre la mostra fotografica “Marco Anelli: Building Magazzino 2014-2024”

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29newyorkMagazzino Italian Art ha annunciato in queste ore la prossima apertura della mostra “Marco Anelli: Building Magazzino 2014-2024”, che aprirà i battenti il 23 agosto per chiudersi poi 14 ottobre prossimo, allestita nel Robert Olnick Pavilion, Cold Spring, New York (USA).
In mostra una cinquantina di straordinarie fotografie di grandi dimensioni, tra cui numerosi inediti, del fotografo italiano Marco Anelli che immortalano la progettazione e la costruzione di Magazzino Italian Art, compresi i ritratti delle decine di operai e artigiani che lo hanno realizzato.
Curata da Paola Mura, l’esposizione presenta una selezione di immagini scelte tra le centinaia scattate dal fotografo, che vive e lavora a New York, nell’arco di un decennio, dal 2014 al 2024.
Commissionate da Magazzino, le foto di Anelli raccontano la trasformazione del museo, a partire dalla progettazione di un’istituzione dedicata all’arte italiana postbellica fino alla forma attuale: un campus con due edifici, una rinomata collezione permanente, mostre temporanee e il primo e unico centro di ricerca del suo genere negli Stati Uniti.
Le fotografie seguono la storia dell’edificio principale di Magazzino (usato in passato come impianto di pastorizzazione del latte e convertito nel 2017 dall’architetto spagnolo Miguel Quismondo nella sede della collezione permanente di Arte Povera) e proseguono fino alla recente costruzione del Robert Olnick Pavilion, il padiglione indipendente progettato da Alberto Campo Baeza insieme a Quismondo e destinato alle mostre temporanee e allo spazio per la programmazione.
Marco Anelli ha fotografato il cantiere di Magazzino stagione dopo stagione, giorno e notte, godendo di un accesso privilegiato, senza restrizioni, a quello che solitamente è un luogo privato e difficile da penetrare per i non addetti ai lavori. Anelli non ha voluto soltanto documentare la costruzione di Magazzino Italian Art, ma testimoniare l’umanità, le emozioni e le esperienze di coloro che hanno reso questo progetto una realtà, facendone, sotto ogni punto di vista, un’opera d’arte di per sé.
I lavoratori sono ritratti nelle fotografie di Anelli durante tutte le fasi della costruzione senza alcun ricorso a pose artificiali o stereotipi del mestiere, ma con grande onestà e rispetto, estendendo il senso del cantiere dai puri elementi architettonici e costruttivi alla componente umana.
Per Marco Anelli: “Queste immagini vogliono raccontare la storia di Magazzino attraverso il senso d’orgoglio che ogni giorno le donne e gli uomini portavano nel lavoro di cantiere. È stato un onore raccontare le loro storie e vederli trasformare Magazzino da un’idea a una realtà concreta.”
La curatrice della mostra, Paola Mura, afferma: “A differenza della classica documentazione, l’opera di Anelli offre una prospettiva senza precedenti che solo la sua visione artistica poteva cogliere. Le foto non sono una semplice testimonianza, ma uno sguardo particolare che riflette il suo approccio unico al tema. Rivelano il viaggio del museo sottolineando il potere dell’arte d’ispirare e creare. L’opera fotografica di Anelli rispecchia la sua costante indagine sull’architettura, l’ambiente e l’umanità. Il fotografo presenta opere ricche di riflessione, che restituiscono il ritmo del lavoro, mettono in risalto il contributo spesso sottovalutato degli operai e riconoscono il loro ruolo essenziale, insieme a quello di tutta la comunità locale”.
I fondatori di Magazzino, Nancy Olnick e Giorgio Spanu, dichiarano: “Siamo onorati di aver commissionato questo progetto a Marco Anelli, il cui lavoro fa parte del museo al pari delle strutture e del programma espositivo. Per noi era fondamentale che Magazzino venisse costruito da e per gli abitanti della contea di Putnam e dei dintorni. Siamo orgogliosi di rendere omaggio allo straordinario contributo di queste persone tramite una mostra che testimonia quanto il museo sia davvero opera loro”.
Anelli ha pubblicato un volume, nel 2017, dal titolo Marco Anelli: Building Magazzino (edizioni Skira Rizzoli) che documentava la realizzazione del primo edificio del museo attraverso 129 fotografie a colori. La prefazione è di Nancy Olnick e Giorgio Spanu, con saggi di Manuel Blanco, Alberto Campo Baeza, Marvin Heiferman, Miguel Quismondo e Vittorio Calabrese. Il progetto grafico è di Beatriz Cifuentes, Waterhouse Cifuentes Design. Il volume è disponibile in libreria. (aise) 




Paolo vive! Un nuovo documentario in memoria di Paolo Borsellino diretto da Debora Scalzo in arrivo al cinema

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debora scalzo10Sono passati trentadue anni dal quel giorno di luglio del 1992, quando il Giudice Paolo Borsellino perse la vita insieme ai cinque agenti della sua scorta in un attentato di origine mafiosa: una Fiat 126 imbottita di tritolo li aspettava in Via D’Amelio, mentre Borsellino rientrava da una visita alla madre. Ma l’esplosione che lo uccise non poté cancellare né il suo ricordo né il significato della sua lotta contro la mafia, anzi, contribuì a fare di lui e della sua vita un simbolo dal valore universale, una ispirazione per chiunque, in qualsiasi parte del mondo, abbia il coraggio di opporsi a poteri oppressivi e organizzazioni criminali. “Paolo vive!” il titolo scelto dalla regista Debora Scalzo per il suo nuovo documentario sulla vita e l’eredità morale di Borsellino non potrebbe essere piὺ coerente e attuale.

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Debora Scalzo, siciliana anzi catanese di origine, cresciuta ad Asti, è una artista poliedrica e dinamica con una lunga serie di attività di successo. Ha pubblicato  7 romanzi trattando tematiche sociali in 10 anni: dal debutto best seller con “Io resto così” (Premio Eccellenza del Cuore in Omaggio alle Vittime in Servizio della Polizia di Stato), a “Fuoco Freddo” entrambi (Kimerik), “Warrior Smile – Sorriso da Guerriera con l’attrice Giulia Sara Salemi” (New Book), “Amarsi e ritrovarsi con la modella Sara Piccione” (Kimerik), “Ai vostri ordini con la Chef di Masterchef Italia Rita Monforte” (Santelli), “Cuore Marchiato” (New Book), da cui è nato il cortometraggio scritto e prodotto dalla stessa in collaborazione con Catania Film Commission, in concorso ai David di Donatello 2023 e il recente “Un dolore da difendere” (Santelli) presto cortometraggio diretto dalla Scalzo che tratta la tematica della prostituzione, in collaborazione con l’importante gruppo editoriale Santelli, di cui è anche Direttrice della Collana dedicata al cinema “Pagine di Cinema”. Si è distinta come autrice musicale, sceneggiatrice cinematografica e direttrice artistica. Ha lanciato anche il suo brand di occhiali, borse e costumi made in Italy “Desca Luxury”, amato da vip, star e calciatori. Ha vinto premi importanti a livello nazionale e internazionale come il “Premio Apoxiomeno 2021” per la letteratura, agli “International Police Award Art Festival”, l’unico riconoscimento nel mondo dato a sportivi, protagonisti del mondo della cultura, dello spettacolo e premi Oscar come Hellen Mirren e Colin Firth che hanno esaltato nella loro narrazione il valore delle forze dell’ordine. Ha creato spettacoli teatrali ma soprattutto si è impegnata in campagne per la promozione dei diritti femminili e per la lotta al potere della mafia. Proprio questa sua (scomoda) presa di posizione per la quale è stata definita “la regista antimafia” le ha ispirato il documentario su Paolo Borsellino, del quale parla in questa intervista.

paolo borsellinoAnna Foschi: Debora, vuoi parlare di come è nato e si è concretizzato il Progetto di “Paolo vive!”

Debora Scalzo: È un progetto che custodivo nel cassetto sin da studentessa alle superiori, quando portai come tesina la storia di Paolo Borsellino. Un grande uomo, stimato come padre, figlio, marito, fratello e magistrato. Devoto al lavoro, alla famiglia e ai giovani. Dopo anni di sceneggiature e co-produzioni era arrivato il momento della regia. Ma non volevo debuttare alla regia con un film, ma con qualcosa di più concreto e che mi rendesse orgogliosa di essere una donna siciliana. Ricordo il mio incontro a Mondello con il Dottor Manfredi Borsellino (figlio del magistrato), quando gli proposi il progetto lui ne rimase felice sopratutto della storia che volevo raccontare, molto forte, diretta, il suo sostegno e supporto è stato fondamentale. Il docufilm ricorda e omaggia Paolo Borsellino magistrato ma soprattutto l’uomo, interpretato meravigliosamente dal grande Bruno Torrisi, tra gli attori italiani più amati del genere poliziesco antimafia. Per Paolo Vive ci ho messo anima e cuore. Un omaggio importante anche ai suoi angeli della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo (Fabio) Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ricorderemo tutti i ragazzi della sua scorta che insieme a lui persero la vita in Via D’Amelio, ma non solo, anche l’unico sopravvissuto dimenticato da molti, l’agente Antonino Vullo, un uomo a cui devo tutta la mia stima e affetto, un uomo che ha sofferto molto e che ho voluto omaggiarlo personalmente con un dono prezioso che scoprirete presto. A questo mondo sono legata sin da piccola, grazie al mio angelo “nonno Lorenzo”, poliziotto di scorta negli anni più cruenti della criminalità organizzata in Sicilia, che ha scortato vari magistrati antimafia tra cui il giudice Cesare Terranova (tra i primi magistrati a lottare contro la mafia).

  • : Hai incontrato ostacoli nel corso della realizzazione del documentario?

D.S. Realizzare Paolo Vive è stato un lungo cammino, dalla parte film con la mia stesura della sceneggiatura, alla parte docu con tutte le personalità da intervistare che ho scelto personalmente accuratamente, alla parte emotiva quella in cui metto in ogni mio progetto. Ho voluto solo persone che hanno amato, stimato e vissuto realmente il giudice. Non ho voluto intervistare magistrati antimafia che sono entrati in politica, perchè penso che chi combatte la mafia tutti i giorni non possa entrare in politica e soprattutto perchè il giudice Borsellino aspetta ancora giustizia da uno Stato che lo ha tradito, da uno Stato che sa ma che non parla.

Difficoltà e criticità si ci sono state, ci sono state quando mi sono sentita dire “Perchè devi girare un docufilm che racconta la storia di un uomo morto trent’anni fa, ormai è morto” o quando mi sono sentita dire “Si vede che sei femmina non ha senso quello che fai”.

Ecco questa più che difficoltà e criticità è stata la delusione, la delusione di sapere che ancora alcuni siciliani seppur in minoranza la pensano così.

Ma allo stesso tempo è stata la mia forza per andare avanti e realizzare un qualcosa di unico per omaggiare un uomo che è stato e sarà per sempre un vero siciliano, un uomo che rende noi siciliani onesti orgogliosi di esserlo. Perchè lui vivrà in eterno attraverso gli occhi di tutte le persone oneste. E poi se mi permetti, sono anche orgogliosa di essere una donna cazzuta che sa quello che fa e che lo fa con passione e dedizione.

A.F. Puoi riassumere il messaggio che “Paolo vive!” intende trasmettere?

D.S. Il messaggio che Paolo Vive vuole trasmettere ai giovani di tutto il mondo è quello di un uomo di alti valori che ha dedicato la vita alla lotta contro la mafia, un uomo che anche dopo la morte di Giovanni Falcone non si è tirato mai indietro, un uomo coraggioso che deve essere un esempio per le nuove generazioni. Paolo Vive è educazione alla legalità, spirito di sacrificio, meritocrazia, senso del dovere, coraggio, amore, avere proprie idee e lottare per portarle avanti senza essere influenzati da nessuno, ma sopratutto  è rispetto. Voglio che i giovani di adesso non si identificano in certi Youtuber e Influencer, non si identificano nelle apparenze ma nelle sostanze e concretezze di uomini e donne che hanno fatto la storia del nostro paese, solo così potremmo risollevare l’Italia e anche il resto del mondo dallo schifo e dalla pochezza che c’è in giro. Il documentario supporterà la “Casa di Paolo”, sede storica della “Farmacia Borsellino” in Via della Vetreria a Palermo, non una “casa di memoria”, ma qualcosa di vivo, dove i ragazzi a rischio del quartiere, potranno trovare un’alternativa a quella perversa spirale che potrebbe inghiottire tanti di loro come i compagni di giochi di un tempo di Salvatore e Paolo Borsellino. Una Casa piena d’amore fondata da suo fratello Salvatore e la nipote Roberta Gatani, due persone per me speciali, felice di avere accanto.

A.F. Il documentario uscirà in Italia il 19 settembre. Quali sono i tuoi progetti per il documentario dopo il debutto nelle sale italiane?

D.S. – Sono emozionata, non vedo l’ora di incontrare nelle sale il pubblico e i ragazzi delle scuole. Percepire le loro sensazioni e i loro feedback per me è molto importante. Devo dirti che tanti cinema non solo hanno voluto fortemente la proiezione per più giorni e settimane, ma hanno proposto anche di inserire proiezioni mattutine per le scuole per diffondere l’educazione alla legalità e per me tutto questo è motivo di orgoglio. Tanti cinema lo hanno anche inserito all’interno di rassegne dedicate alla legalità, accanto ad altri film che raccontano di grandi uomini e grandi donne che hanno lottato contro la mafia. Subito dopo l’uscita in Italia si parte con la distribuzione estera e qui mi commuovo, perchè andrò in America, sarò anche da voi in Canada e non vedo l’ora, sarò a Vancouver per la proiezione in prima visione assoluta presso il locale Centro Italiano, e sarò presente a un incontro con gli studenti presso la University of British Columbia, questo grazie all’interessamento e al grande lavoro svolto da due italo-canadesi di Vancouver che credono nel potere della cultura e dell’arte: Cinzia Candela Bicego e Anna Foschi Ciampolini alle quali va la mia gratitudine. In seguito dovrei andare a Toronto e poi andrò in Francia, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Inghilterra, Svezia, Brasile e non solo. Mi commuovo perchè l’amore, la stima e il sostegno che sto ricevendo è immenso, e sia io, che Bruno e tutta la mia squadra ne siamo onorati.

A.F.: E in futuro? Quali temi intendi affrontare?

debora scalzo & luciano trainaD.S. I temi che affronterò saranno sempre quelli di vita vera, di vita vissuta, di storie di grandi uomini e donne che hanno contribuito alla nostra storia nel mondo, tematiche di legalità e sociali, voglio poter donare non solo emozioni ma speranza, perchè la speranza è già una vittoria. Il 2025 mi vedrà sul set di un nuovo progetto cinematografico dedicato alla legalità, sarò alla regia del lungometraggio che tratta la storia dell’agente di scorta Claudio Traina dal titolo “Vi abbraccerei tutti” tratto dall’omonimo romanzo di Luciano Traina (poliziotto che ha arrestato Giovanni Brusca e fratello di Claudio vittima nella strage di via D’Amelio) e Domenico Rizzo (Albatros). Ringrazio infinitamente Luciano per avermi scelto, ricordo ancora le sue parole con le lacrime agli occhi “Solo tu puoi raccontare la storia di mio fratello”. Il film racconterà gli ultimi 50 anni di storia italiana. Il viaggio a ritroso nel ricordare Claudio Traina, uomo della scorta di Paolo Borsellino rimasto vittima della strage di via D’Amelio nel 1992, a soli 26 anni, lasciando un figlio di soli 6 mesi. Dai ricordi di una vita vissuta al servizio della lotta contro lo strapotere mafioso, uniti a parentesi storiche ben dettagliate. Un film che ho voluto ambientare tra la fine degli anni 80′ e metà anni 90′, dove racconteremo quegli anni sotto tanti punti di vista. Un film che farà riflettere e credo che arriverà al cuore delle persone, anche perchè vorrei far vedere ai giovani la vita di un uomo in divisa che così giovane mette su famiglia, sceglie un lavoro coraggioso, un  uomo genuino, profondo e maturo per la sua giovane età. I giovani si fermano spesso solo alla divisa, ma non sanno che dietro ci sono uomini come loro, uomini con le loro paure e fragilità, ma che sono nati con una grande vocazione che merita rispetto. E poi è una dedica speciale al mio grande nonno, che credo che da lassù è orgoglioso di me.