Lo Chef Enzo Pumilia e la sua “Calamarata Sicilia mia”

Oggi presentiamo lo Chef Enzo Pumilia, un grande professionista già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia e residente da diversi anni nella Federazione Russa. Classe 1974, siciliano di Caltabellotta in provincia di Agrigento, Chef per passione e ‘’Amore’’ con la A maiuscola per la cucina. Inizia a cucinare già in tenera età, cimentandosi ai fornelli e, nello stesso tempo, osservando attentamente sia le sue nonne che la sua mamma all’opera in cucina, un mondo di profumi e di sapori autentici che hanno poi largamente forgiato la sua già innata passione. Da qui comincia un percorso comune più o meno a molti: all’età di 16 anni, nel lontano 1990, come lavapiatti in Germania, una gavetta di cui ne va da sempre orgoglioso, e poi, dopo qualche tempo, per esigenze del ristorante dove lavorava, ha modo di prestare la sua opera come pizzaiolo, un inizio particolare che fortifica la sua passione e il suo amore per i lievitati e che, contemporaneamente, gli dà la possibilità di iniziare la sua carriera, facendo poi, successivamente, parte delle brigate di grandi Chef dell’epoca, dai quali ha avuto l’opportunità di apprendere e imparare nuove tecniche di lavoro, aumentando, conseguentemente, le sue nozioni culinarie, condite, manco a dirlo, da una passione sempre più crescente, dandogli modo di guidare, a soli 18 anni, la cucina del ristorante dove lavorava. E lì, in Germania, nel Baden-Württemberg, è stato anche votato come miglior pizzaiolo dal ‘97 al ‘99 , a conclusione di varie competizioni tra 70 ristoranti partecipanti. Poi, di seguito, come spesso accade, si moltiplicano le esperienze, tante e diverse in Londra, Spagna e ancora in Sicilia, dove riscopre il valore del rispetto della materia prima, conoscendo meglio i vari prodotti e imparando a vivere i loro colori e i loro profumi unitamente ai loro sapori, addizionando, di suo, fantasia, passione e professionalità. Arriva a Mosca nel 2020, dove lavora anche in un ristorante stellato Michelin e, dopo varie esperienze, si occupa, quotidianamente, prevalentemente delle start up dei ristoranti, curandone, oltre all’apertura, soprattutto i menù e la formazione del personale delle cucine, facendone, come nel caso di Pizzart, anche da Brand Chef. La moda della cucina italiana a Mosca, a quanto pare, è ben lontana dallo scomparire. Mosca è una città particolarmente unica nel suo genere, una località che può offrire tanto, ma dove ci sono ancora diversi problemi ed ostacoli per quanto riguarda il reperimento e l’approvvigionamento delle materie prime. E poi c’è anche richiesta per diversi e nuovi tipi di pasta e di pizza, sicuramente al di fuori dell’ordinario. Il nostro Chef Enzo Pumilia manifesta la sua abilità nel creare la ricetta per ogni piatto del menù, provato e largamente sperimentato, mescolando insieme i vari segreti della cucina familiare italiana alle tecniche più moderne. La pasta è preparata secondo una ricetta propria, seguendo ovviamente la nostra tradizione più autentica, utilizzando diversi tipi di farina e aggiungendovi ingredienti originali. Bisogna credere nei nostri sogni e tutto potrà così realizzarsi andando sempre avanti con umiltà e mai peccando di presunzione: un suo credo che si fonde nel luogo in cui vive, Mosca, una città moderna ed efficiente, bellissima, all’avanguardia per moltissimi aspetti e da un punto di vista gastronomico piena di suggestioni e, senz’altro, molto più occidentale di quello che si pensa o appaia a chi ci mette piede per la prima volta. Il suo livello culturale ha raggiunto in pochi anni dei traguardi impensabili. E oggi la cucina italiana è straordinariamente rappresentata da oltre 300 indirizzi di un livello medio molto interessante.
E poi la Russia è entrata soprattutto nel suo cuore, al punto da decidere di farne la sua sede stabile: la sua storia d’amore con la moscovita Yulia Sokolova è iniziata a Verona. Era come se il destino avesse preparato appositamente questo film-incontro: in due parole, aiuta una turista a tirare fuori le sue cose da un armadietto bloccato e si rende conto di aver incontrato la donna della sua vita. Poi, nel loro rapporto è intervenuta la pandemia che, tra l’altro, ha avuto un effetto estremamente positivo sull’ulteriore sviluppo degli eventi: il nostro Chef Enzo ha fatto visita alla Signora Julia proprio prima che le frontiere venissero chiuse e, di conseguenza, c’è stata un’attesa abbastanza lunga prima di tornare in Italia e, dopo un paio di mesi, infatti, la coppia ha preso la decisione di sposarsi. A questo punto si potrebbe concludere la storia, riassumendola con la consueta frase ‘’vissero felici e contenti’’ ma, nella vita reale, dopo il loro matrimonio, gli eventi hanno continuato il loro sviluppo in maniera oltremodo rapida, anzi, per un certo periodo, hanno anche avuto delle difficoltà, soprattutto il nostro Chef Enzo, in un certo senso un maniaco del lavoro, che è rimasto inattivo per un po’, anche a causa della non conoscenza della lingua, cosa questa assai frequente quando ci si trova a lavorare in particolari paesi assai diversi dal nostro. Ma poi la sua compagna di vita e moglie, la Signora Yulia, ebbe modo di sapere di un posto vacante come pizzaiolo presso un caseificio con ristorante annesso, che ha potuto così avvalersi di un professionista, il nostro Chef Enzo, che, grazie alle sue capacità culinarie e all’atteggiamento particolarmente speciale nei confronti dei visitatori, ha potuto rendere questo locale ancora più suggestivo e veritiero, con tante serate italiane, splendidamente organizzate, a lungo apprezzate dai residenti e dagli ospiti della zona. *Ed ecco la ricetta che il nostro Chef Enzo Pumilia ci presenta oggi: la ‘’Calamarata Sicilia mia’’, un piatto a cui evidentemente tiene in maniera particolare. La calamarata è un formato di pasta rinomato e particolarmente apprezzato nella cucina mediterranea. Il nome di questa pasta deriva dalla sua caratteristica forma che ricorda gli anelli di calamaro, rendendola visivamente accattivante e ideale per i piatti di pesce. È perfetta per le preparazioni che non richiedono lunghi tempi di cottura, esaltando la freschezza e la qualità degli ingredienti utilizzati. Tradizionalmente, la calamarata si accompagna a piatti semplici e gustosi tipici della dieta mediterranea.
Ma veniamo ora agli ingredienti per 1 persona: 90 gr. di calamarata, 5 gamberi argentini, 20 gr. di burro, fumetto di gamberi q.b., 1 limone, 1 arancia, 2-3 gr. di bottarga di muggine, 1 pizzico di terra di limone, 1 spicchio d’aglio, prezzemolo q.b., peperoncino q.b., sedano q.b., carote q.b., cipolla q.b., 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro, sale q.b., pepe rosa q.b., Grand Marnier®️q.b., bollicine 80 ml.
Procedimento: private i gamberi del carapace, rimuovendo l’intestino e gli occhi, quindi tagliate a cubetti grossolani il sedano, le carote e la cipolla e fatele tostare in un pentolino con olio extravergine di oliva, quindi aggiungete i carapaci e le teste dei gamberi e un cucchiaino di concentrato di pomodoro, fate tostare ancora qualche minuto e sfumate con Grand Marnier®️e bollicine; quando sarà evaporata la parte alcolica, aggiungete del ghiaccio e dell’acqua fredda e fate cuocere per circa 40 minuti: a questo punto il fumetto sarà pronto, filtratelo e mettetelo da parte. In una padella capiente mettete un filo d’olio extravergine d’oliva, lo spicchio d’aglio, 3 gambi di prezzemolo e un po’ di peperoncino, quindi aggiungete i gamberi per 2 minuti; rimuovete ora l’aglio e i gambi del prezzemolo e mettete i gamberi da parte coprendoli con della pellicola trasparente; nella padella aggiungete il burro e cuocete a fuoco medio basso, fatelo sciogliere, quindi aggiungete 30 ml. di bollicine e un cucchiaino di succo di limone. Calate la calamarata in acqua bollente e salata per 10 minuti, il rimanente tempo di cottura verrà poi effettuato in padella. A questo punto, quindi, scolate la pasta nella padella per finire la cottura, dove vi aiuterete con il fumetto di gamberi, aggiungendone un po’ alla volta; a circa 1 minuto dalla fine della cottura aggiungete i gamberi, un pizzico di prezzemolo e un cucchiaio di succo di arancia e amalgamate bene. Adesso potete procedere all’impiattamento, come meglio vi piace, aggiungete le zeste di limone e arancia, grattugiate al momento, la bottarga di muggine e un pizzico di terra di limone. E, come sempre, buona degustazione.

Nel cuore di Ipanema, a Rio de Janeiro, nella Avenida Atlântica de Copacabana, ho avuto il piacere di scoprire Gino Restaurante, uno stupendo locale affacciato sull’oceano, con la sua tipica cucina italiana, prevalentemente napoletana, una magnifica sorpresa per me dopo diversi giorni a Rio, quasi in crisi di astinenza: ottimi la carne ed il pesce della cucina brasiliana, ma (lo ammetto, sono campanilista) l’esigenza di sentire i “nostri” sapori era, ormai, divenuta indifferibile. Soprattutto, avevo una gran voglia di pizza: pizza vera, pizza con pomodoro buono, pizza con olio extravergine di oliva e mozzarella.
Da Gino anche un po’ di più, e vorrei aggiungere che questo testo, un po’ somigliante ad una recensione di TripAdvisor, è tutt’altra cosa: è saudade, dolce nostalgia della propria terra che, inesorabilmente e impietosamente, non risparmia gli italiani all’estero. E ha colpito anche me. E poi, come spiegarlo, in italiano non ha una traduzione letterale esatta: la saudade è l’indefinibile insieme di malinconia e tristezza, la mancanza di qualcosa, che sa di mare, di gente in giro per il mondo che lasciano la propria terra per lavorare ed inseguire un sogno e, affacciati su una spiaggia, mentre fumano una sigaretta e guardano l’infinità dell’oceano, pensano ai loro cari, alla famiglia che un giorno riabbracceranno.
Oggi presentiamo Beatrice Ragusa, da poco entrata a far parte dei professionisti di CHEF Italia.
La nostra Beatrice Ragusa ci dice che il cliente deve sempre essere messo a suo agio sin dal primo istante in cui varca la soglia e ascoltato anche quando non parla: se siamo bravi, possiamo soddisfare le sue esigenze ancor prima che queste siano dichiarate. Occorre entrare nel suo cuore, perché è solo lì che si ricorderanno di noi e dei nostri piatti. Molte volte siamo legati a dinamiche che non dipendono affatto dal nostro operato: un condizionatore a temperatura troppo elevata o troppo bassa, un parcheggio non trovato, un navigatore satellitare che porta su tutt’altra strada, una moglie troppo invadente, un figlio inappetente, un marito distratto o polemico, un cane irrequieto, ma il nostro lavoro è quello di comprendere, sostenere e spostare lentamente l’attenzione del cliente sul piatto per consentirgli di godersi una piacevole serata. E lei crede molto nel suo lavoro e nella capacità che molte donne hanno, come aprire locali e gestirli, mandando avanti delle attività fino a renderle dei veri e propri punti d’incontro, con dei progetti di crescita per diventare dei riferimenti della città e, soprattutto, dei quartieri limitrofi. E ve ne sono tante, ci dice, sarebbe importante conoscerle, incontrarle e raccontarle, identificarle chiaramente come interlocutrici, sia che si trovino al di fuori di circuiti blasonati che all’interno, che siano professioniste riconosciute o emergenti. E poi, aggiunge ancora, che qualsiasi lavoro dev’essere fatto con empatia, umiltà e tanta, tanta pazienza. E cucinare, infine, è, principalmente, un atto di amore e la pasticceria, in aggiunta, è anche passione e dedizione: nella fattispecie, lei ama realizzare i dolci tipici siciliani: è sempre alla ricerca di nuove varianti di preparazione da sperimentare, senza mai lasciare indietro la tradizione.
La parigina è una sorta di pizza rustica napoletana, senz’altro una delle cose per cui valeva la pena muoversi ed uscire di casa per andare a mangiarne un pezzo in uno dei miei posti preferiti nella centralissima Via Toledo.
Oggi presentiamo lo Chef Anthony Andaloro che recentemente è entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia. Classe 1966, originario di Spadafora in provincia di Messina, Anthony Andaloro, Maestro Sensoriale e Blind Chef, è, sicuramente, molto più di questo: è un simbolo di resilienza, inclusione e rinascita.
Un non vedente interpreta i sapori in tutt’altro modo, li percepisce attraverso i sentori e le papille gustative sentendo i gusti più spiccati. In cucina aiuta moltissimo anche l’olfatto, e, in ultimo, anche il tatto, che ci dà la possibilità di creare le opere d’arte, i piatti, al buio”.
Oggi presentiamo lo Chef Maestro pasticciere Ugo Mignone, recentemente entrato a far parte di CHEF Italia. Classe 1959, napoletano Doc, attratto fin da giovanissimo dall’arte dolciaria, già all’età di 9 anni inizia la sua gavetta nelle più importanti pasticcerie del centro storico di Napoli, tra cui la storica e famosa Scaturchio a Piazza S.Domenico Maggiore, proseguita poi anche in alcuni corsi di perfezionamento sul cioccolato in Belgio.
Interamente a conduzione familiare, nel laboratorio della Pasticceria Mignone, oltre al nostro Chef pasticciere Ugo, c’è suo figlio Raffaele, che continua a seguire corsi di aggiornamento professionale ed è anche il Capo pasticciere responsabile, mentre alle ordinazioni, alla vendita e alle confezioni ci sono sua moglie Maria e sua figlia Carmela. Possiamo senz’altro dire che sono tantissimi anni che per Napoli ed i napoletani, in Piazza Cavour, la Pasticceria Mignone si conferma come un punto di riferimento e d’orgoglio, oltre che al posto d’onore nel cuore dei partenopei, legandosi saldamente alla tradizione e alla storia locale nel segno della bontà e della qualità dei suoi prodotti dolciari e sempre in primo piano per le sue particolari specialità. 
Qualche giorno fa, parlando di tradizioni napoletane, come spesso mi capita di fare al telefono con l’amico Antonio Arfè, tra l’altro anche Chef, Presidente e Fondatore di CHEF Italia, ci è venuto spontaneo parlare di un’antica ricetta cult partenopea e, qualche minuto dopo, ho ricevuto da lui una foto con un bel calice di percoche nel vino rosso.
Oggi presentiamo lo Chef Bruno Gonnella, un giovane cuoco italo-brasiliano, CHEF Italia – Regione Lazio. Classe 1994, attualmente lavora come Chef presso Altro Pasta e Vino, un locale nel cuore dello storico quartiere Testaccio di Roma, specializzato in pasta fresca e taglieri di salumi e formaggi, ideale per un pasto veloce, gustoso e al tempo stesso tradizionale ed innovativo.
Dopo pochi mesi, infatti, un suo ex collega lo chiama per affiancarlo come secondo Chef in un nuovo locale che si stava aprendo di lì a poco, seguendo l’inizio di una nuova ed importante avventura professionale che è durata circa tre anni, interrottasi per aver avuto la possibilità di assumere il ruolo di Chef presso il già menzionato Altro Pasta e Vino, famoso locale all’interno del mercato di Testaccio, dove, ogni giorno, ha la possibilità e la soddisfazione di esprimersi sia nella cucina tradizionale romanesca che in piatti assai più ricercati, avendo anche a disposizione i ravioli e gli altri prodotti del proprio laboratorio di pasta fresca, oltre anche alla produzione di salse e condimenti come quello al limone, il pesto di rughetta, anacardi e burrata, quello ai funghi porcini con robiola, pere e noci o con rombo e pesca.
La cornice stupenda di Villa Domi, affacciata sullo splendido panorama del golfo di Napoli, ha abbracciato per l’occasione il charity gala “Nord & Sud – Tra Stelle e Padelle – La Voglia di Donare” 2025, un grande evento solidale con musica, bella gente e sapori della nostra terra, un magnifico successo frutto della passione per la cucina e dell’impegno sociale, promosso dall‘Associazione CHEF Italia ETS, fondata dal Presidente Chef Antonio Arfè, in collaborazione con l’Associazione 9 Settembre – Allegra Brigata, guidata dallo Chef Andrea Cane, noto gruppo piemontese promotore di iniziative culinarie solidali, una sorta di gemellaggio tra la Campania e il Piemonte, con la partecipazione dello Chef Giorgio Perin di Borgomanero e numerosi colleghi dell’associazione composta da cuochi pensionati della terza età ma uniti dalla passione per la cucina e particolarmente attivi in campo benefico.
Alla serata, patrocinata dal Comune di Napoli, hanno partecipato circa 150 ospiti, tutti entusiasti di poter dare il loro contributo per la riuscita della manifestazione. I ringraziamenti vanno a tutti quelli che hanno voluto e potuto partecipare e che elenchiamo a caso: allo Chef Pino Nuzzo per aver prestato la sua opera in cucina in collaborazione con la brigata piemontese; all’Assessore del Comune di Napoli Teresa Armato, alla consigliera comunale Iris Savastano; al Sig. Domenico Contessa patron di Villa Domi; alla Presidente della Fondazione Santobono Pausilipon Maria Ziccardi con la Direttrice Flavia Matrisciano; al medico chirurgo Dott. Gennaro D’Amato; alla food blogger e presentatrice dell’evento Giovanna De Sangro, tra l’altro anche Segretaria di CHEF Italia ETS; al giornalista e co-presentatore per l’occasione Peppe lannicelli; al cantante Gennaro De Crescenzo, superbo interprete di canzoni classiche napoletane; al Sindaco della città di Borgomanero Sergio Bossi con gli assessori Francesco Valsesia e Loredana Abbate; ad Anthony Andaloro, celebre Chef siciliano non vedente, membro di CHEF Italia, che ha curato un culinary show sensoriale; allo Chef Antonino Buffa, in arte Nino U’ Ballerino, il re dello street food siciliano.
Durante la cena è stata donata, attraverso un sorteggio, una tela d’arte contemporanea del maestro Massimiliano Mastronardi raffigurante Spaccanapoli. Un ringraziamento va anche al Vicepresidente di CHEF Italia ETS Vincenzo Napolitano, tra l’altro proprietario di Cantine Mediterranee, ed al Tesoriere Chef Mauro Poddie, dirigenti e fondatori di questa associazione culturale senza scopo di lucro, nata con l’obiettivo di promuovere la buona cucina italiana nel mondo, di organizzare corsi di cucina per i giovani e di realizzare eventi solidali; al Commercialista Dr. Nerio Stasi e all’Avv. Maurizio Molfini, in supporto professionale all’associazione. Vogliamo ricordare, in una sorta di parentesi, che l’evento l’evento “Nord & Sud – Tra Stelle e Padelle – La Voglia di Donare”, ormai una kermesse annuale, ha avuto origine da un’esperienza vissuta dallo Chef Antonio Arfè nella propria azienda, mentre l’opera nel sociale dei cuochi pensionati piemontesi è realizzata in memoria di Cristina Cane, figlia dello Chef Andrea, scomparsa prematuramente in un incidente stradale.
Oggi presentiamo la Chef Maria Oriana Nestola, più semplicemente Oriana, recentemente entrata a far parte di CHEF Italia.
La nostra Chef Oriana, però, oggi vive e lavora a Milano da circa 18 anni, dove ha avuto l’opportunità di intensificare ed accrescere la sua formazione attraverso la frequenza di diversi corsi nell’Accademia Gualtiero Marchesi e, principalmente, nell’Accademia Italiana Chef dove ha avuto modo di diplomarsi in alta specializzazione dei primi piatti italiani. In seguito ha potuto cimentarsi in diverse esperienze lavorative ed, attualmente, con convinzione, ci dice che, in questo momento della sua vita, è dove deve essere, prestando la sua opera in Milano Ristorazione, dove si preparano menù per scuole d’infanzia, primarie e secondarie, proponendo una alimentazione sostenibile, inclusiva e con particolare attenzione all’educazione alimentare per le nuove generazioni: ogni giorno si lavora per offrire pasti altamente salutari, sviluppando ricette che uniscono creatività e nutrizione, con l’obiettivo di avvicinare i bambini a nuovi alimenti, promuovendo un approccio consapevole e divertente all’alimentazione sana, sensibilizzando anche le famiglie sull’importanza di contrastare gli sprechi alimentari.