Lo Chef Enzo Pumilia ed il suo filetto di cervo profumato

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b95e2b87 c760 4b8f 8a40 d59a71e9b302Oggi presentiamo lo Chef Enzo Pumilia,  un grande professionista italiano da diversi anni nella Federazione Russa. Classe 1974, siciliano di Caltabellotta in provincia di Agrigento, Chef per passione e ‘’Amore’’ con la A maiuscola per la cucina.

Inizia a cucinare già in tenera età, cimentandosi ai fornelli e, nello stesso tempo, osservando attentamente sia le sue nonne che la sua mamma all’opera in cucina, un mondo di profumi e di sapori autentici che hanno poi largamente forgiato la sua già innata passione. Da qui comincia un percorso comune più o meno a molti: all’età di 16 anni, nel lontano 1990, come lavapiatti in Germania, una gavetta di cui ne va da sempre orgoglioso, e poi, dopo qualche tempo, per esigenze del ristorante dove lavorava, ha modo di prestare la sua opera come pizzaiolo, un inizio particolare che  fortifica la sua passione e il suo amore per i lievitati e che, contemporaneamente, gli dà la possibilità di iniziare la sua carriera, facendo poi, successivamente, parte delle brigate di grandi Chef dell’epoca, dai quali ha avuto l’opportunità di apprendere e imparare nuove tecniche di lavoro, aumentando, conseguentemente, le sue nozioni culinarie, condite, manco a dirlo, da una passione sempre più crescente, dandogli modo di guidare, a soli 18 anni, la cucina del ristorante dove lavorava.

E lì, in Germania, nel Baden-Württemberg, è stato anche votato come miglior pizzaiolo dal ‘97 al ‘99 , a conclusione di varie competizioni tra 70 ristoranti partecipanti. Poi, di seguito, come spesso accade, si moltiplicano le esperienze, tra diverse in Londra, Spagna e ancora in Sicilia, dove riscopre il valore del rispetto della materia prima, conoscendo meglio i vari prodotti e imparando a vivere i loro colori e i loro profumi unitamente ai loro sapori, addizionando, di suo, fantasia, passione e professionalità.

Arriva a Mosca nel 2020, dove lavora  anche in un ristorante stellato Michelin e, dopo varie esperienze, si occupa quotidianamente prevalentemente delle start up dei ristoranti, curandone, oltre all’apertura, soprattutto i menù e la formazione del personale delle cucine, facendone, come nel caso di Pizzart, anche da Brand Chef. La moda della cucina italiana a Mosca, a quanto pare, è ben lontana dallo scomparire. Mosca è una città particolarmente unica nel suo genere, una località che può offrire tanto, ma dove ci sono ancora diversi problemi ed ostacoli per quanto riguarda il reperimento e l’approvvigionamento delle materie prime. E poi c’è anche richiesta per diversi e nuovi tipi di pasta e di pizza, sicuramente al di fuori dell’ordinario. Il nostro Chef Enzo Pumilia manifesta la sua abilità nel creare la ricetta per ogni piatto del menù, provato e largamente sperimentato, mescolando insieme i vari segreti della cucina familiare italiana alle tecniche più moderne. La pasta è preparata secondo una ricetta propria, seguendo ovviamente la nostra tradizione più autentica, utilizzando diversi tipi di farina e aggiungendovi ingredienti originali. Bisogna credere nei nostri sogni e tutto potrà così realizzarsi andando sempre avanti con umiltà e mai peccando di presunzione.

de1c5732 fa5e 4c10 8741 b6cab9adef90Un suo credo che si fonde nel luogo in cui vive, Mosca, una città moderna ed efficiente, bellissima, all’avanguardia per moltissimi aspetti e da un punto di vista gastronomico piena di suggestioni e, senz’altro, molto più occidentale di quello che si pensa o appaia a chi ci mette piede per la prima volta. Il suo livello culturale ha raggiunto in pochi anni dei traguardi impensabili. E oggi la cucina italiana è straordinariamente rappresentata da oltre 300 indirizzi di un livello medio molto interessante.

E poi la Russia è entrata soprattutto nel suo cuore, al punto da decidere di farne la sua sede stabile: la sua storia d’amore con la moscovita Yulia Sokolova è iniziata a Verona. Era come se il destino avesse preparato appositamente questo incontro: ha aiutato una turista a tirare fuori le sue cose da un armadietto bloccato e si è reso conto di aver incontrato la donna della sua vita. Poi, nel loro rapporto è intervenuta la pandemia che, tra l’altro, ha avuto un effetto estremamente positivo sull’ulteriore sviluppo degli eventi: il nostro Chef Enzo ha fatto visita alla Signora Julia proprio prima che le frontiere venissero chiuse e, di conseguenza, c’è stata un’attesa abbastanza lunga prima di tornare in Italia e, dopo un paio di mesi, infatti, la coppia ha preso la decisione di sposarsi.

A questo punto si potrebbe concludere la storia, riassumendola con la consueta frase ‘’vissero felici e contenti’’ ma, nella vita reale, dopo il loro matrimonio, gli eventi hanno continuato il loro sviluppo in maniera oltremodo rapida, anzi, per un certo periodo, hanno anche  avuto delle difficoltà, soprattutto il nostro Chef Enzo, in un certo senso un maniaco del lavoro, che è rimasto inattivo per un po’, anche a causa della non conoscenza  della lingua, cosa questa assai frequente quando ci si trova a lavorare in particolari paesi assai diversi dal nostro.

Ma poi la sua compagna di vita e moglie, la Signora Yulia, ebbe modo di sapere di un posto vacante come pizzaiolo presso un caseificio con ristorante annesso,  che ha potuto così avvalersi di un professionista, il nostro Chef Enzo, che, grazie alle sue capacità culinarie e all’atteggiamento particolarmente speciale nei confronti dei visitatori, ha potuto rendere questo locale ancora più suggestivo e veritiero, con tante serate italiane, splendidamente organizzate, a lungo apprezzate dai residenti e dagli ospiti della zona, in definitiva un piccolo ristorante reso ancora più interessante, tanto da attirare anche clienti dalla vicina Mosca per serate con degustazioni casearie con piatti e prodotti con un’anima italiana, un’unicità particolarmente apprezzata nel contesto dell’offerta culinaria locale.

*Ed eccoci ora ad una squisita ricetta dello Chef Enzo Pumilia: il filetto di cervo profumato; incominciamo subito con gli ingredienti: 180 gr. di filetto di cervo, 150 gr. di patata dolce, 50 gr. di sedano rapa, 4 gr. di tartufo nero, 70 gr. di mirtilli rossi, un rametto di rosmarino, due rametti di timo limonato, 2 bacche di ginepro, 100 ml. di vino rosso (lo Chef Enzo ha usato un Lagrein del 2020), olio extravergine d’oliva q.b., fondo bruno di manzo qb., sale q.b., pepe q.b., burro q.b., latte q.b., zucchero di canna q.b., noce moscata q.b.

Procedimento: mettete il filetto di cervo in una terrina con un rametto di timo limonato e mezzo rametto di rosmarino, olio extravergine d’oliva ed un cucchiaio di salsa di mirtilli, massaggiate per bene e aggiungete 50 ml. di vino, quindi coprite il tutto con la pellicola e mettetelo in frigo per una mezz’oretta; ricordate che prima di andare in cottura il filetto deve ritornare a temperatura ambiente. Pelate la patata dolce e il sedano rapa, tagliateli a pezzetti e cuoceteli per circa 20 min., quindi scolateli e metteteli in una boule,  coprendoli con le pellicola  e facendoli riposare per 15 min.  circa. Mettete in un altro pentolino  i mirtilli rossi,  aggiungete un cucchiaino di zucchero di canna e, a fuoco medio, create una salsina che vi servirà per la marinatura del filetto e la decorazione.

A questo punto occupatevi del puré: schiacciate la patata ed il sedano rapa molto finemente, grattugiate 2 gr. di tartufo nel composto e mettete il tutto in un pentolino,  aggiungendo un po’ di latte, una noce generosa di burro ed un pizzico di noce moscata, salate e pepate quanto basta e, aiutandovi con una marisa, lavorate il puré fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea.

Preparate il filetto: scaldate in una padella una noce di burro con dell’olio extravergine d’oliva,  mettete quindi il filetto in padella e aggiungete un paio di cucchiai del  succo della marinatura e le erbe aromatiche, girandolo su tutti i lati fino ad ottenere una leggera Maillard. Quindi mettete il filetto in una teglia, salate, pepate e bagnate con i succhi della padella, dopodiché mettetelo in forno per 10-12 min. circa a 155 gradi C. in forno statico.

Preparate il fondo bruno: mettete in un tegamino il brodo di manzo,  aggiungete 50 ml. di vino, del rosmarino, il timo limonato, due bacche di ginepro ed il tartufo, quindi fate ridurre il tutto fino alla densità desiderata, dopodiché filtrate il fondo con un colino per togliere le erbette e, subito dopo, lucidate il fondo con una noce di burro. Infine impiattate e guarnite a piacimento, in modo da potervi godere un piatto strepitoso.




Dall’Italia al Canada: la ricetta del successo di Alice Mosolo con Bimby (Thermomix)

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0027d023 c8e0 44e4 bfe7 648e7a99d2a5In una attivissima cucina di Vaughan, Ontario, Alice Mosolo mette veramente il cuore in tutto ciò che fa. Immigrata dall’Italia,

Alice ha trasformato la sua innata passione per la cucina e la sua attitudine alle relazioni umane in un fiorente business con il Bimby (Thermomix). La sua storia è un esempio di resilienza, determinazione e capacità di costruire legami autentici in un nuovo paese.

L’esperienza di Alice con Bimby è iniziata molto prima del suo trasferimento in Canada. Dal 2008 ha lavorato come consulente Bimby in Italia, acquisendo una vasta esperienza con il prodotto e condividendo le sue conoscenze con gli altri.

“In Italia, il Bimby è usatissimo ed è un elemento essenziale in tantissime case, e, tra l’altro, ho sempre amato insegnare alle famiglie come preparare pasti deliziosi con facilità” – ricorda. Quando Alice ha avuto l’opportunità di trasferirsi in Canada, specificatamente, ha portato con sé non solo le sue competenze ma anche la sua passione nello stabilire proficue relazioni con le persone attraverso il cibo. Adattarsi ad una nuova cultura non è stato facile ma Alice ha affrontato la sfida con ottimismo ed entusiasmo.

b8985b84 5a70 4bd2 8ee9 ef201db90391“Cucinare è sempre stato un modo per entrare in contatto con le persone,” afferma. “È un linguaggio universale che unisce tutti intorno ad un tavolo.”  Alice ha iniziato così ad organizzare dimostrazioni di cucina, mostrando la estrema versatilità del Bimby. Con il tempo, la sua reputazione è oltremodo cresciuta ed ha iniziato a organizzare sia dei corsi che degli eventi, non solo per insegnare ricette ma anche per creare una comunità più unita.

“Volevo creare uno spazio in cui le persone potessero imparare, condividere e celebrare il cibo insieme” – spiega. Dai principianti agli chef esperti, gli incontri di Alice sono diventati un crocevia di culture e sapori. E poi, sicuramente, gli anni di esperienza come consulente in Italia le hanno dato un vantaggio unico nel suo business in Canada.

“Da anni vedo la magia del Bimby trasformare le cucine. Condividerla qui in Canada è stato davvero gratificante” – dice. Il suo successo si basa sulla capacità di creare rapporti autentici con i clienti. “Costruire relazioni è stato il segreto del mio business” – riflette Alice. ‘’Le persone si fidano di me non solo perché condivido ricette ma, soprattutto, perché condivido una parte di me stessa’’. Oggi Alice è fiera ed orgogliosa di essere la team leader Bimby a Vaughan, fornendo ispirazione gli altri con la sua storia e le sue deliziose ricette.

Per meglio esaltare il suo percorso, oggi vuole condividere due delle sue ricette preferite, che uniscono la tradizione italiana all’innovazione del Bimby: iniziamo con la marmellata di susine Marmellata di Susine ed ecco, di seguito, gli ingredienti: 1 kg. di susine denocciolate, 400 gr. di zucchero, succo di 1 limone.

La preparazione: mettete le susine nel boccale del Bimby e tritare per 5 secondi a Velocità 5. Quindi aggiungete lo zucchero e il succo di limone. Cuocete per 35 minuti a 100°C, a Velocità 2. Controllate la consistenza. Se necessario, cuocere per altri 5–10 minuti a temperatura Varoma, Velocità 2, con il misurino inclinato. Infine versate il tutto nei barattoli sterilizzati, chiudete e lasciate raffreddare.

Ed ecco l’altra ricetta, lo smoothie energetico con gli ingredienti: 200 ml. di latte di mandorla,1 cucchiaio di semi di chia, 1 cucchiaio di burro di arachidi, 1 banana,1 cucchiaino di miele.

La preparazione: mettete tutti gli ingredienti nel boccale del Bimby e frullate per 30 secondi a Velocità 10. Quindi versate in un bicchiere e potrete gustare un drink sano ed energizzante! La storia di Alice è una testimonianza del potere del cibo nel creare legami e trasformare vite. Che voi siate dei cuochi esperti o alle prime armi, Alice vi invita a unirvi a lei in questa avventura piena di sapori. Potete contattarla per dimostrazioni o corsi al 647.781.2791 o visitarla a Vaughan.

‘’La cucina mi ha aiutata a trovare il mio posto in Canada’’ – dice Alice con un sorriso – ‘’Ora voglio aiutare gli altri a trovare la gioia nelle loro cucine’’.

Alice Mosolo – Team Leader, Toronto West – Vorwerk Canada Ltd.

• Mobile:+1 647 7812791    E-Mail: themixconsultant@gmail.com

Shop: https://shop.thermomix.ca/consultant/400487/

Social: https://www.facebook.com/alicethermomixindependentconsultan




NAPOLI – È nata l’Associazione CHEF ITALIA ETS

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e4dd30bd 57f9 4b91 96ee d8a6749ff838NAPOLI – È nata ufficialmente CHEF ITALIA ETS, una Associazione, senza scopo di lucro, di Professionisti e Operatori dell’Ospitalità, fondata dallo Chef Antonio Arfè, avente esclusivamente finalità civiche di solidarietà e utilità sociale e animata dalla volontà sincera di promuovere i valori indiscutibili della Cucina Italiana. Il Consiglio Direttivo è composto dal Presidente Antonio Arfè, dal Vicepresidente Vincenzo Napolitano, dal Tesoriere Mauro Poddie e dal Responsabile della Stampa e Comunicazione Alex Ziccarelli.

Una Associazione è come un megafono, unisce le voci di tanti singoli e permette di interfacciarsi con realtà più grandi e di compiere azioni che da soli non si potrebbero fare. Senza costituire una Associazione, evidentemente, sarebbe impossibile avere relazioni e sottoscrivere contratti con soggetti pubblici o privati. Allo stesso modo fissare dei paletti e delle regole di convivenza all’interno di un gruppo è fondamentale per la sua stessa esistenza, le basi si costruiscono attraverso uno Statuto ben fatto che fissi chiaramente gli obiettivi, delimiti il campo d’azione e regoli la convivenza tra gli associati.

Nella fattispecie CHEF ITALIA pone al centro del progetto l’associato, con iniziative di sostegno e di supporto mirate alla promozione della cultura e degli eventi gastronomici della nostra cucina, in stretta collaborazione, eventualmente, sia con altre associazioni culturali che con enti pubblici, privati ed istituzioni, atte alla organizzazione di eventi, convegni, fiere, esibizioni e quant’altro o con proposte di sostegno didattico, di formazione, di consulenza o di promozione editoriale e giornalistica.

In ultimo qualche cenno di presentazione dei dirigenti associativi, a cominciare dal Presidente Chef Antonio Arfè: innamorato da sempre della cultura enogastronomica partenopea, che, tra l’altro, conosce profondamente e che applica quotidianamente nelle sue attività di catering. Dopo numerose esperienze, come Chef, sia in Italia, soprattutto nella sua città, che all’estero, si è dedicato ad un settore importante della ristorazione, che è quello della gastronomia, dove è fondamentale il connubio tra la conoscenza delle materie prime che propone e dei piatti che cucina. Le sue creazioni sono legate al suo bagaglio culturale basato sulla vera tradizione napoletana e propone, infatti, diversi piatti della cucina partenopea ma rivisitati secondo il suo gusto creativo ma che, comunque, mantengono un legame indissolubile con Napoli. Più che un’attività commerciale, la Gastronomia Arfè è oggi un vero punto d’incontro per appassionati di arte culinaria. https://www.gastronomia-arfe.it/

Il Vicepresidente Vincenzo Napolitano è un grande appassionato e conoscitore di vino ed è il titolare di Cantine Mediterranee, un’azienda che conduce con la voglia di proseguire un’antica tradizione di famiglia, consolidata, negli ultimi 20 anni, anche a livello internazionale e che tende, soprattutto, a valorizzare i vini tipici della Campania, reinterpretando, in chiave moderna, un patrimonio ineguagliabile di cultura e tradizioni. Vini di alta qualità, prodotti con attenta cura in vigna e in cantina, che raccontano le emozioni di un territorio dalle tradizioni e dalla cultura vitivinicola millenaria. https://cantinemediterranee.it/

Il Tesoriere Chef Mauro Poddie,  tra l’altro anche Responsabile Didattica per la “Scuola di Enogastronomia e Management”, si occupa di Formazione del Personale di Cucina in vari ristoranti di Roma, nonché della creazione di menù per la ristorazione. Valutatore enogastronomico per il Gambero Rosso e per Eccellenze Italiane, è impegnato anche nell’ambito delle consulenze per la ristorazione.

Il Responsabile della Stampa e Comunicazione, lo Chef Alex Ziccarelli, cosentino di origine, napoletano di adozione, vive a Toronto, in Canada, da quasi 30 anni dove, tra l’altro, scrive, da giornalista accreditato, articoli di cucina italiana e non solo, collaborando settimanalmente con diverse testate giornalistiche in Nordamerica, Sudamerica ed Europa.

Modulo Adesione CHEF Italia ETS

 

 

 




Lo Chef Bruno Gonnella e le sue fettuccine con rana pescatrice

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f0dc3b7d 08fb 4187 a0bc 4d137d3b5edeOggi presentiamo lo Chef Bruno Gonnella, un giovane cuoco italo-brasiliano, già da tempo entrato a far parte di CHEF Italia.  Classe 1994, attualmente lavora come Chef presso Altro Pasta e Vino, un locale nel cuore dello storico quartiere Testaccio di Roma, specializzato in pasta fresca e taglieri di salumi e formaggi, ideale per un pasto veloce, gustoso e al tempo stesso tradizionale ed innovativo. Ma prima di arrivare ad avere questo ruolo, ovviamente, ha dovuto prima cominciare, necessariamente, dalle basi professionali, a cominciare dalla sua formazione nella scuola di Amatrice, dove è restato per due anni e poi, nel 2011, ha conseguito l’attestato di cuoco presso la Tekna Chef Academy di Terni, in Umbria.

Nel corso del 2015 ha anche frequentato un Corso di Finger Food e uno sull’arte dell’impiattamento, quindi, dopo aver svolto diversi tirocini di formazione in vari ristoranti, ha iniziato a lavorare come aiuto cuoco generico per poi, dopo poco, passare di ruolo, diventando capo partita di antipasti caldi e crudi presso il ristorante della ben nota Casa del Jazz a Roma, sotto la guida dello Chef Zjamir Begoja, la cui “cucina fusion” ben si coniugava con la sua visione di una cucina tradizionale rivisitata, sposando il pesce o la carne con la frutta.

Una menzione a parte merita il progetto Casa del Jazz, fortemente voluto dall’allora Sindaco di Roma Veltroni, nato dalla confisca della Villa appartenuta al boss della banda della Magliana Enrico Nicoletti e, successivamente, assegnata al Comune di Roma. Una lapide posta all’ingresso, con i nomi delle vittime di mafia, realizzata in collaborazione con l’associazione Libera di Don Ciotti, testimonia la vittoria rappresentata dalla sua restituzione alla città e ai cittadini. Dopo questa prima fondamentale esperienza ha prestato la sua opera per un breve periodo al “Forte Village Resort” di Pula, immerso in 116 acri di splendidi giardini sulla costa meridionale della Sardegna. Ritornato a Roma, anche perché diventato papà di uno splendido bambino, ha lavorato per diversi anni in diversi ristoranti del centro storico capitolino e sul litorale romano.

0ea54e5b 4af3 414d b58e be66f8e8a82cNel 2019 ha iniziato a lavorare a Cielo, un noto ristorante di Fiumicino, molto luminoso, pulito, moderno, nella brigata della nota Chef Sara Baldinacci, esperta nella cucina fusion e nell’arte dell’impiattamento, che, naturalmente, lo ha enormemente aiutato ad affinare le sue già diverse e molteplici tecniche di lavorazione apprese negli anni precedenti, oltre a metterlo a conoscenza di nuovi piatti, diversi e originali, unitamente a particolari accostamenti di alimenti e nuovi metodi e tecniche di lavorazione. Lì vi rimane fino al 2021 per poi andare a lavorare nella brigata dell’Executive Chef Fulvio Pierangelini presso l’Hotel de Russie di Roma, un autentico gioiello tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna, dove ha avuto l’opportunità di misurarsi, seppure per un breve periodo, con le esigenze di una cucina di un prestigioso hotel. Dopo pochi mesi, infatti, un suo ex collega lo chiama per affiancarlo come secondo Chef in un nuovo locale che si stava aprendo di lì a poco, seguendo l’inizio di una nuova ed importante avventura professionale che è durata circa tre anni, interrottasi per aver avuto la possibilità di assumere il ruolo di Chef presso il già menzionato Altro Pasta e Vino, famoso locale all’interno del mercato di Testaccio, dove, ogni giorno, ha la possibilità e la soddisfazione di esprimersi sia nella cucina tradizionale romanesca che in piatti assai più ricercati, avendo anche a disposizione i ravioli e gli altri prodotti del proprio laboratorio di pasta fresca, oltre anche alla produzione di salse e condimenti come quello al limone, il pesto di rughetta, anacardi e burrata, quello ai funghi porcini con robiola, pere e noci o con rombo e pesca.

Nel locale è presente anche una tavola calda dove, oltre ai primi piatti alla carta, si possono degustare diversi piatti, tutti preparati in giornata. Il menù, poi, cambia frequentemente, anche perché si utilizzano solo prodotti stagionali e può essere consumato in loco o come asporto. Infine – ci dice il nostro Chef Bruno Gonnella – di essersi specializzato nella lavorazione e preparazione di piatti a base di pesce, descrivendo  la sua cucina come “tradizionalista rivisitata”, nella quale cerca sempre il migliore ed il più originale abbinamento di sapori e materie prime, tutte di prima qualità, insieme, naturalmente, all’accuratezza dell’impiattamento.

Aggiunge anche che la vita è un viaggio che non sappiamo dove ci porterà ma che ogni sua tappa o sosta deve essere pienamente goduta, concordando anche con ciò che ha affermato il padre della cucina moderna, Massimo Bottura: “Se smettessi di sognare, smetterei anche di cucinare”. * Ed ora ecco la ricetta del nostro Chef Bruno Gonnella: le fettuccine con rana pescatrice. La coda di rospo o rana pescatrice è un pesce prelibato dalle carni magre. Viene commercializzata fresca, congelata o surgelata. Il suo sapore è diverso a seconda della provenienza: quelle pescate nel Mare Adriatico hanno carni sode e un gusto delicato, quelle pescate in Sicilia, per la diversa alimentazione, a volte hanno carni con un sapore più intenso. In realtà la rana pescatrice o rospo è il pesce intero, mentre la coda di rospo è ciò che rimane dopo aver tolto la testa e la pelle ed, infatti, spesso viene mangiata solo quella, di solito la più diffusa.

La pasta con rana pescatrice è un primo piatto di pesce facile e saporito, un classico della cucina italiana, delicato e altamente suggerito per il pranzo della domenica e per i giorni di festa. Preparate il sugo con la rana pescatrice, saltateci dentro la pasta e deliziatevi con questa fantastica ricetta di pesce. Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone: 300-400 gr. di rana pescatrice (coda di rospo), 360 gr. di fettuccine, 4 alici sott’olio, 3 capperi, 2 spicchi d’aglio, 1 limone, peperoncino q.b., sale q.b.,  olio extra vergine d’oliva q.b., concentrato di pomodoro q.b., brandy q.b., un cucchiaio di miele, 200 gr. di pomodorino ciliegino, prezzemolo q.b.

Ed ecco il procedimento: per prima cosa togliete la pelle della nostra rana pescatrice aiutandovi con un panno di carta e tagliatela a cubetti. In una padella mettete un giro di olio extravergine d’oliva e gli spicchi d’aglio (puliti e grattugiati) con le alici ed i capperi e, quando il tutto inizia a soffriggere,  aggiungete il peperoncino e lasciate insaporire il soffritto. Nel frattempo lavate e tagliate a metà i pomodorini, sfumate il soffritto con il brandy e aggiungete in padella i pomodorini, lasciandoli leggermente appassire. Una volta appassiti, mettete a cuocere la nostra rana pescatrice e lasciatela cuocere con un po’ d’acqua (se avete a portata di mano un fumetto di pesce usate quello al posto dell’acqua). Nel frattempo calate in una pentola capiente con acqua salata le fettuccine. Quando il sugo si sta iniziando a ridurre aggiungete un cucchiaio di concentrato di pomodoro ed un cucchiaio di miele e lasciate finire di cuocere. A questo punto scolate le fettuccine e tuffatele nel nostro condimento (aggiungete un mestolo d’acqua all’occorrenza), mantecate il tutto per bene ed infine servite con una grattata di scorza di limone e una spolverata di prezzemolo. E buon appetito.




Lo Chef Mauro Poddie e i suoi trighetti viola con cozze e moscardini al pepe rosa

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img 1267Oggi presentiamo lo Chef Mauro Poddie, CHEF Italia, tra l’altro anche Responsabile Didattica per la “Scuola di Enogastronomia e Management” del gruppo “Eat Sardinian” e docente ”in job” per la Formazione del Personale di Cucina in vari ristoranti di Roma. Etimologo, gastronomo e storico della Cucina Romana dal 1984, si occupa della creazione di menù per la ristorazione dal 1990.

Valutatore enogastronomico per il Gambero Rosso e successivamente per Eccellenze Italiane dal 2000, ha conseguito, inoltre,  l’Attestazione ALMA nell’agosto 2009 e si occupa, come Chef, di consulenze per la ristorazione dal 2009. È anche ideatore in Roma di Corsi di Formazione Personale di Cucina per Ristorazione “in situ” dal 2020 ed infine, ha conseguito anche un Master come “Maestro dei Primi Piatti Italiani”.

Ed ora una piccola intervista con il nostro Chef Mauro Poddie: “Di fronte a voi, proprio lì dove finisce la strada si vede la mia casa”, precisa il nostro Chef, forte della sua appartenenza a un quartiere, il Testaccio, dove le persone si conoscono ancora per nome e il senso del vicinato è riuscito a mantenere intatto l’originario spirito popolare. Nel XX rione di Roma, stretto tra l’Aventino e il Lungotevere, non solo perché lo dicono quelli che ci vivono, ci si sente più romani degli altri, perché è qui che batte “er core” di Roma. Da qui si gode di una bella vista del Testaccio, che spazia dalla sagoma verde del vicino Lungotevere, ai palazzi costruiti agli inizi del Novecento per il ceto operaio, divenuti ben presto prototipi di una nuova concezione di edilizia popolare, fino agli stabili borghesi di Piazza dell’Emporio e Via Marmorata destinati ai gerarchi fascisti.

Il nostro Chef Mauro Poddie è un uomo che ha tante storie da raccontare, sempre con grande cordialità e una squisita ospitalità. Dalle sue parole trapela la fierezza per il suo pluriennale percorso professionale come tecnico di azienda di pubblico servizio: “Il mio lavoro di ingegnere mi ha insegnato a valorizzare il lavoro di squadra ma anche la tenacia per cercare di rendere prevedibile e risolvibile ogni imprevisto”, ci dice. “Sono felice di aver lasciato un lavoro pesante ma gratificante, mi sento un uomo fortunato”, aggiunge con orgoglio.

770da109 5bf0 468b af74 0f3e0f2b357fDa poco pensionato, ha studiato e si è specializzato come Expert in HACCP ed Expert in Gastronomia presso l’ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana fondata da Gualtiero Marchesi. Oggi lo Chef Mauro  coltiva appieno la sua passione per la cucina, particolarmente per quella romana, sviluppatasi nel corso degli anni, di pari passo con il suo lavoro. E’ diventato così Valutatore Enogastronomico presso il Gambero Rosso prima e per Eccellenze Italiane poi. Il suo amore per la cucina però è intimamente legato al Testaccio, il quartiere che oggi è sinonimo della tradizione gastronomica popolare romana.

Ci racconta la storia della vecchia Trattoria testaccina portata avanti da sua nonna Augusta. Questa, precisa, era una delle prime osterie ai piedi del Monte Testaccio, il cosiddetto “Monte dei Cocci”, dove si inventavano ricette e si creavano piatti che sono diventati, nel tempo, veri capisaldi della romanità. Gli ingredienti base, gli scarti della macellazione, dalla coda alle interiora, venivano dati come aggiuntivo di paga ai lavoratori del vicino mattatoio. I “Vaccinari” o “Scortichini”, come li chiamavano, attraversavano la piazza e portavano all’osteria di fronte la loro “parte della paga data in natura”, per farsela cucinare e poterla mangiare sul posto insieme ai compagni di lavoro. Così sono nati piatti come la “picchiapò” e la coda alla vaccinara.

Forte della convinzione che ogni crisi può diventare un momento di innovazione e rilancio, lo Chef Mauro ci parla di una sua idea nata nel periodo del Covid: parliamo del 2020 e i ristoranti erano chiusi al pubblico, i ristoratori si trovavano dinanzi al dilemma di dover necessariamente dare una continuità alle loro attività, accumulando costi senza però poterli compensare con adeguati guadagni. “Stando a casa per la pandemia”, ci dice, “iniziai ad organizzare corsi di cucina e formazione del personale nei ristoranti stessi, basandomi sull’esperienza iniziata nel 2016 con i corsi promossi dalla Scuola Italiana di Enogastronomia e Management del gruppo EAT-SARDINIAN”. L’idea si rivelò come nuova fonte di guadagno per gli esercizi oltre alla possibilità di ottenere una qualificazione e a tenere al tempo stesso allenatio il proprio personale di cucina.

Lo Chef Mauro ha da sempre una sua filosofia di cucina che deriva dalla precisione generatasi nella sua precedente esperienza lavorativa. Non controlla solo il piatto pronto, esamina attentamente il modo di cucinarlo, iniziando dalla pulizia della cucina agli ingredienti per realizzarlo. Per valutare correttamente la qualità di un ristorante chiede di poter esaminare i ‘’piatti strategici o i piatti chiave’’, come usa chiamarli e, poi, ‘’un piatto di spaghetti cacio e pepe è sì un piatto semplice ma la sua composizione dipende dalla qualità e dalla scelta di ogni singolo ingrediente, sapientemente assemblato con le dovute ed appropriate tecniche’’.

“Le mie precedenti esperienze lavorative”, ci dice, “mi hanno insegnato che il lavoro di squadra è fondamentale come decisiva risulta essere la figura di un leader perché’’, continua, sottolineando le parole con la passione e determinazione che lo contraddistinguono, “per ottenere risultati eccellenti, si deve partire prima dalla formazione di ogni singolo componente per poi raggiungere la coesione di tutto il team”. E ancora una volta è proprio la sua precedente esperienza lavorativa ad avergli insegnato quanto è decisivo informarsi e tenersi aggiornati. Come nel campo dell’ingegneria, anche in cucina l’imprevisto non può e non deve ostacolare il compimento dell’opera: “Si può usare anche un bicchiere capovolto per spremere un limone se lo spremiagrumi elettrico non funziona”.

‘’Insomma’’, conclude Mauro, “io amo lo stile ariostico”, nominando Ludovico Ariosto, il poeta, commediografo, funzionario e diplomatico italiano, “che ha saputo raccontare tante storie, rispettando la loro varietà e tornando su ciascuna di esse per arricchirle quando lo riteneva necessario’’.

Lo Chef Mauro Poddie trasforma i suoi racconti professionali in passioni creative, parla con entusiasmo delle sue vecchie e nuove avventure professionali definendo se stesso un “curioso delle vere origini”. “Io nasco gastronomicamente parlando, come etimologo, perché in me è sempre vissuta la passione per la ricerca delle origini e delle radici di tutte le cose, studiando e verificando con i racconti degli anziani e con ricerche anche su antichi testi originali, tra l’altro anche quelli conservati presso l’Archivio di Stato’’. Da questa passione sono nati i suoi corsi di “Etimologia della cucina” in particolare romanesca. “Oggi c’è la tendenza a rivisitare i piatti ma’’, ci precisa, “questo è solo possibile se se ne conosce esattamente l’origine”. “Amo il Testaccio perché qui ho potuto scegliere e realizzare i miei sogni” dice lo Chef Mauro, ricordando che questo è il quartiere per eccellenza della cucina romana. Dalle sue radici nascono le future sfide, tra le quali spicca il progetto di creare  una scuola regionale di formazione in cucina per la quale ne ha già presentato il percorso e i relativi contenuti.

*Ed ecco una delle tante ricette esclusive dello Chef Mauro Poddie: i trighetti viola con cozze e moscardini al pepe rosa. Questo tipo di pasta, appunto i trighetti, sono un unicum nel segmento premium della pasta, di forma accattivante e originale, rompono la routine dei  classici spaghetti e, con la superficie rugosa della trafilatura al bronzo, catturano i sughi e si legano perfettamente al condimento.

Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone: 320 gr. di trighetti, 1 cavolo cappuccio rosso, 500 gr. di cozze, 300 gr. di moscardini, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 1 bustina di zafferano, 1 cipolla, 1 spicchio di aglio, 1 ciuffetto di prezzemolo, sale, pepe nero, olio evo, bacche di pepe rosa in salamoia, succo di limone q.b.

Procedimento: cominciate dalla pulizia delle cozze: sciacquatele sotto un filo d’acqua corrente, eliminate le impurità presenti sul guscio con un coltello e la ‘’barbetta’’ che trovate sul lato di ogni cozza, strappandola con le dita.

Lavate e pulite i 300 gr. di moscardini eliminando occhi e beccucci, dividete la sacca dai tentacoli e tagliateli in pezzi di circa 2 cm.                                                                                                                                                            In un tegame capiente versate 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva,  uno spicchio d’aglio (a piacimento) e lasciatelo insaporire per qualche minuto: non appena sarà imbiondito toglietelo, quindi unite le cozze e copritele con un coperchio. Dopo circa 2 minuti, mescolate il tutto e versatevi il vino e, dopo che avete lasciato evaporare la parte alcolica e quando le cozze saranno tutte  aperte, chiudete il fuoco; lasciatele raffreddare un po’, sgusciatele e raccoglietele in una ciotola, versandovi sopra la loro acqua, opportunamente filtrata con una garza onde eliminare tutti i residui,  e la bustina di zafferano, quindi mescolate delicatamente e tenetele da parte.

A questo punto                                                                                                                                    mettete a bollire la pasta in abbondante acqua in una pentola capiente. Nel frattempo tritate ½ cipolla e fatela appassire in 3 cucchiai di olio evo, quindi aggiungete i moscardini e fate insaporire per 3 minuti. Bagnate con ½ bicchiere di vino bianco e                                                                                                                                                               fatelo sfumare, dopodiché togliete i moscardini ed il loro fondo dalla padella e conservate il tutto da parte. Lavate e tagliate finemente il cavolo rosso, tritate la restante ½ cipolla e mettetela nella padella con 2 cucchiai di olio evo, fatela appassire a fuoco basso, quindi aggiungete il cavolo viola e fate insaporire per 5 minuti, regolate di sale e di pepe e spegnete la fiamma. A questo punto versate il cavolo ed il fondo nel bicchiere del mixer, quindi frullate fino a raggiungere la densità desiderata della crema, aggiungendo, eventualmente, poca acqua di cottura della pasta. Non appena i trighetti saranno pronti (seguite i tempi indicati nella confezione scolandoli qualche minuto prima) versateli subito nella padella, aggiungendo anche le cozze sgusciate (tenendone qualcuna per guarnizione) ed i moscardini tagliati, quindi terminate la cottura nella crema viola con le cozze ed i moscardini, aggiungendo, se necessario, ancora dell’acqua di cottura della pasta. Regolate di pepe e aggiungete qualche cucchiaio d’olio evo, se il colore della pasta tende ad essere troppo blu, e aggiungete anche qualche goccia di limone per far virare il colore in un bellissimo viola. Con l’aiuto di una pinza e di un mestolo create un vortice con la pasta e posizionatela su ogni piatto, guarnendo con le cozze e qualche bacca di pepe rosa.

 




La Chef Anna Maria Palma e i suoi bocconcini di agnello speziato con porro e datteri

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2336166c 5f2c 4cc0 9b45 52b900f3fb42Oggi presentiamo una grande professionista, la Chef Anna Maria Palma, anche lei facente parte della grande famiglia di CHEF Italia – Lazio.

Nativa di Roma, per la maggior parte della sua vita ha fatto la mamma a tempo pieno. Alla soglia dei 40 anni, animata da una passione innata, ha accettato la più grande sfida della sua vita: diventare una cuoca professionista.

Grazie all’esempio fondamentale di sua nonna Maria, non ha mai perso le radici con la gastronomia e ciò le ha permesso di trovare la giusta spinta per realizzare il suo più grande sogno.

Ha iniziato così a studiare frequentando numerosi corsi professionali di formazione per poi iniziare a collaborare con diversi ristoranti noti della Capitale, fino a quando, in zona Prati, è riuscita, finalmente, nel suo intento di aprire un suo proprio locale. Questa è stata solo la prima di una lunga serie di soddisfazioni collezionate in oltre trent’anni di lavoro, in cui il cibo è stato il suo fedele compagno di viaggio, quasi una seconda pelle. Una passione troppo grande per tenerla solo per sé: da qui l’apertura della scuola di cucina Tu Chef. In oltre vent’anni di carriera ha potuto trasferire le sue conoscenze a centinaia di allieve e allievi desiderosi di avere l’opportunità di formarsi come cuochi, pizzaioli, gelatieri e pastry chefs, quindi professionisti a 360°, dei quali ben l’87% si è inserito, poi, ogni anno nel mondo del lavoro al termine dei corsi. In parallelo alla scuola ha comunque continuato a coltivare altri progetti, ottenendo riconoscimenti internazionali come la carica di ‘’Maîtres restaurateurs of the Bailliage Roma’’, insignita da La Chaîne des Rôtisseurs e il ‘’Cocorum’’, onorificenza rilasciata dalla Federazione Italiana Cuochi; ha inoltre partecipato a diversi programmi televisivi sia su Rai1 che Rai2 ed altre emittenti, ed infatti la nostra Chef Anna Maria Palma è anche un volto noto della ‘’food tv’’, per la sua partecipazione a vari programmi televisivi in qualità di Chef, tra cui vogliamo evidenziare ‘’I fatti vostri’’, ‘’Buono a sapersi’’, ‘’La Prova del Cuoco’’ e ‘’di Buon Mattino’’.

img 0795Ha partecipato inoltre alla 5a. edizione di ‘’L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore’’come Chef, ideando e realizzando, per solidarietà, il pranzo di Natale per 400 detenute del carcere di Rebibbia. Nel 2018, in collaborazione con la Regione Lazio, ha guidato fino al diploma di cuoche, tramite un corso professionalizzante, 16 detenute nella Casa Circondariale sempre di Rebibbia, un’esperienza che l’ha notevolmente arricchita a livello emotivo, umano e lavorativo; un occhio anche al menù, preparato dalla nostra romanissima, e romanista, Chef Anna Maria Palma: ‘’Ho pensato ad un pranzo ispirato alla romanità: dal tris di fritti, come antipasto,  all’orzotto cacio e pepe, con pere caramellate, fino al pollo, cotto a bassa temperatura, con sugo alla vaccinara’’, racconta la nostra Chef, la quale ha pensato, naturalmente, sia al dolce – maritozzi al caffè con panna – che al dopo evento: ‘’Dal prossimo mese, condurrò un corso di cucina per le detenute di Rebibbia: è il minimo che possa fare. Dalla vita ho avuto tanto. E non c’è niente di male nel ricordarsi di restituire qualcosa’’.

Nello stesso anno, a novembre, è stata chiamata a rappresentare l’Italia per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo a Baku in Azerbaijan, insieme a due Chef stellati, Nicola Batavia e Carlo Cracco, ognuno dei quali ha ideato ed eseguito un menù per una cena di gala con circa 100 ospiti, tra cui l’Ambasciatore Italiano e tantissime altre personalità. Insignita dal 2022 a tutt’oggi dell’onorificenza di Ambasciatrice DOC ITALY per la Formazione Food e, da Marzo 2021, è inoltre stata insignita dell’onorificenza di Ambasciatrice per la Formazione del Food per le Eccellenze Italiane, un riconoscimento illustre, figlio della passione, della dedizione e dell’impegno con cui svolge da sempre il proprio lavoro.

Secondo l’Associazione Nazionale DOC Italy, la Chef Anna Maria Palma è un modello di comportamento, dalla straordinaria carriera di enorme spessore ma con una grande, straordinaria umiltà. Etica, Morale e Attaccamento al proprio territorio e alle sue tradizioni, la portano “NATURALMENTE” a promuovere il Made in Italy, le sue Eccellenze e la propria identità Nazionale.

Si permette spesso di dare qualche consiglio ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso professionale: bisogna avere, oltre alla passione, la consapevolezza  del tipo di professione che dovranno affrontare, anche perché oggi sono molto deviati dalle trasmissioni televisive, che danno un’immagine del cuoco o del pasticcere molto falsata e che non rispecchia la realtà lavorativa. Poi, conoscenza e formazione sono indispensabili per un professionista, che non si ferma all’impiattamento come avviene nei reality, ma che fa capire i sacrifici che dovranno affrontare per realizzarsi, anche perché la cucina è in continua evoluzione e bisogna aggiornarsi sulle nuove tecniche di cottura, sulle nuove attrezzature e non perdere mai di vista la conoscenza delle materie prime.

Gradita ospite e tra i protagonisti, dal 30 agosto al 3 settembre 2023, a Rieti, durante la Fiera Campionaria Mondiale del Peperoncino, l’evento creato dall’associazione Rieti Cuore Piccante in collaborazione con l’Accademia Italiana del Peperoncino e altri enti, che si è guadagnato ormai un posto di rilievo tra gli appuntamenti gastronomici più attesi dell’anno.

Oltremodo impegnata anche nel sociale, sia in molteplici eventi benefici che in corsi inclusivi, sia per ragazzi con problematiche varie che per i detenuti. Nell’Agosto di quest’anno, infine, è stata invitata a presenziare, come giudice gastronomico, per l’esame finale di un corso di cucina italiana per ragazzi e ragazze iracheni, ad Erbil.

*Ed ecco ora una delle tante ricette della nostra Chef Anna Maria Palma presentata in occasione della trasmissione ‘’di Buon Mattino’’ – su Tv2000 – durante il ricordo dell’anniversario della scomparsa della famosa scrittrice Agatha Christie, lo scorso 12 gennaio, e di uno dei suoi tanti libri, Assassinio sul Nilo, del quale menzioniamo brevemente la trama: un eterogeneo gruppo di viaggiatori è in navigazione sul Nilo sul lussuoso battello Karnak. Tra di loro l’affascinante Linnet Ridgeway, la ragazza più ricca d’Inghilterra, in luna di miele. Ciascuno dei personaggi ha però una sua storia e un suo segreto, accuratamente nascosto sotto un’inappuntabile facciata. Tra i turisti c’è anche Hercule Poirot, e, per fortuna, perché, nel giro di poche ore, a bordo del Karnak, si consumano ben due delitti e la tranquilla crociera si trasforma in una disperata caccia ad un assassino diabolicamente astuto. Ed ora ecco subito la ricetta, una di quelle, come anche sottolineato dalla Chef Anna Maria, senza dubbio legata al contesto ambientale, prettamente egiziano, dell’opera: i bocconcini di agnello speziato con porro e datteri.

Ma veniamo senz’altro agli ingredienti, per 2 persone: polpa di agnello 500 gr., peperoncino fresco q.b., paprika 1/2 cucchiaino, coriandolo 5 semi, cumino q.b., anice stellato q.b., cannella 1 bastoncino, aglio q.b., olio extravergine d’oliva q.b., porro 1, datteri 5, zenzero in polvere 1/2 cucchiaino, sale q.b., pepe q.b., vino bianco q.b., fette di pane casareccio 2, menta fresca q.b.

Procedimento: tagliate la polpa d’agnello in bocconcini di circa 1,5 – 2 cm. e metteteli subito a marinare con le spezie e del vino bianco per circa 1 ora. Scolate, quindi, l’agnello dalla marinatura, filtrate il liquido e tenetelo da parte. Tagliate ora il porro a rondelle sottilissime, tagliate anche i datteri a metà. Intanto scaldate in una padella l’olio extravergine d’oliva con l’aglio e il peperoncino, quindi aggiungete i bocconcini d’agnello e rosolateli a fiamma media; a questo punto togliete l’aglio ed aggiungete i porri e i datteri,  rosolandoli insieme alla carne, quindi salate, pepate e bagnate con il vino della marinata, portando il tutto a cottura. Servite caldo decorando con foglie di menta fresca e del pane leggermente tostato.




ROMA – ‘’FruttaDay’’ 2025: la formazione che cambia il modo di lavorare la frutta (VIDEO)

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typoramaRiceviamo dagli Chef Andrea Lopopolo e Alessio Lanaro e pubblichiamo:

Il 27 gennaio 2025 si è tenuto a Roma presso il Polo di Formazione Didattico il ‘’FruttaDay’’, il Seminario organizzato dall’ Associazione Sapori e Saperi della Frutta, tenuto dagli Chef della Frutta Andrea Lopopolo ed Alessio Lanaro, associati CHEF Italia – Roma, dedicato alla lavorazione della frutta, che ha visto la partecipazione di fruttivendoli, aziende di catering e chef.

L’evento ha risposto a un’esigenza crescente: i consumatori vogliono sempre più frutta, ma pronta all’uso, senza sprechi e con una gestione ottimale che esalta il gusto e la presentazione. L’Associazione Sapori e Saperi della Frutta nasce con l’obiettivo di promuovere, divulgare ed incentivare il consumo del Prodotto Ortofrutticolo, aiutando le Aziende che lo coltivano e lo lavorano ad aumentare il Retail creando nuovi servizi legati alla vendita ed alla 4 gamma.

Oggi il salutismo sta ridefinendo le abitudini alimentari. I clienti cercano frutta fresca, la vogliono nei menù, nei buffet, nei servizi di ristorazione. Eppure, per troppo tempo, la frutta è stata trattata come un ingrediente secondario, eliminata da molti ristoranti, relegata a semplice decorazione.

A rendere la giornata ancora più speciale è stata la presenza dello Chef Mauro Poddie, CHEF Italia – Presidenza, per l’occasione del primo evento dell’Accademia Chef della Frutta come associati Chef Italia, e che nella mattinata ha condiviso la sua esperienza e il suo approccio innovativo alla lavorazione della frutta. Ha dimostrato come, con le giuste tecniche, la frutta possa diventare protagonista nei piatti, valorizzando sapori e consistenze.

Durante il corso, i partecipanti hanno approfondito sia la teoria – schede merceologiche, shelf life, fasi di maturazione, gestione delle temperature—sia le tecniche pratiche di lavorazione, nel rispetto della ristorazione e della natura del prodotto. In un mercato dove il tempo è sempre meno e il salutismo cresce, imparare a lavorare la frutta non è più un’opzione, ma una necessità. Chi la ignora rischia di perdere opportunità preziose.

9ae71491 51e2 4f66 b2dc 6a0d41357b72L’ACCADEMIA CHEF DELLA FRUTTA è l’anello di congiunzione che unisce il Settore Ortofrutticolo ed il Settore Horeca. Se da una parte il loro vivo desiderio è quello di aiutare le aziende che operano nel mondo Ortofrutticolo a migliorare il retail, dall’altra parte aiutano il settore Horeca a far vivere al cliente la massima espressione di piacere con il prodotto ortofrutticolo e di conseguenza a creare nuovi servizi che valorizzano la materia prima, Frutta ed Ortaggi.

In un mercato in continua evoluzione che affronta temi e valori come il Salutismo, l’Edonismo, lo Spreco, il Risparmio Energetico, il loro obiettivo è quello di fornire un aiuto concreto che risponde a queste esigenze.

In particolare la loro formazione è rivolta a tutto il SETTORE HO.RE.CA: la Piccola, Media e Grande Ristorazione, le Pasticcerie, i Café, i Bartender, le Hôtellerie; il SETTORE ORTOFRUTTICOLO: Ingrossi Ortofrutticoli, Mercati generali, Cash and carry, Fruttivendoli, Frutterie, FruitBar, Negozi Agroalimentari.

Nello specifico, il loro servizio viene erogato attraverso CORSI DI GRUPPO IN AULA DI FORMAZIONE CON DOCENZE IN PRESENZA E LEZIONI FRONTALI E PRATICHE: CORSI DI GRUPPO O INDIVIDUALI ON-LINE, FORMAZIONE MIRATA DELL’ EQUIPE DI LAVORO DI OGNI SINGOLA ATTIVITA’, CONSULENZE AZIENDALI PERSONALIZZATE, ASSESSMENT PER INDIVIDUARE CRITICITA’ DI PROCEDURE AZIENDALI E PUNTI DI FORZA, REALIZZAZIONI DI VIDEO CORSI DA EROGARE TRAMITE PIATTAFORMA O FILE SYSTEM.  info@andrealopopolo.com

Presentiamo ora i due Chef fondatori e formatori: Andrea Lopopolo, Master Fruit Chef, classe 1972, milanese ma residente a Teramo, in Abruzzo.  Ama la frutta, gli piace valorizzarla ed incentivarne il consumo e, si può dire, che è il pioniere di una nuova figura professionale che è lo Chef della Frutta. ‘’Abbastanza buono non è mai abbastanza buono quando l’obiettivo è l’eccellenza’’ – ci dice. ‘’Oggi devi specializzarti in una nicchia specifica e andare in verticale. Non devi saper fare un pochino di tutto: tu devi saper fare solo una cosa, ma benissimo. Trasformarti in un generatore di idee e in un innovatore riconosciuto all’interno del tuo settore o del mercato ti spingerà in avanti. Ti porterà dall’essere un micro imprenditore a diventare il leader nella tua fetta di mercato. Ciò potrà avvenire solo ed esclusivamente se ti sarai distinto e focalizzato a sufficienza, in modo tale da creare una nuova categoria grazie alle tue innovazioni’’.

Per anni, soprattutto nel mondo della ristorazione, la frutta non è mai stata valorizzata ed è sempre stata considerata un’aggiunta alle altre portate. Oggi è diventata protagonista nelle diete e nella nostra alimentazione. La frutta è una Farmacia Naturale e, con l’insorgere di tutte le diete e allergie che sono predominanti nella nostra società, richiede un suo uso quotidiano e non è solo un gesto che noi compiamo per nutrirci, ma è un percorso sensoriale che coinvolge tutti i sensi. Specializzarsi nel mondo frutta, oggi, offre realmente molte opportunità di crescita e di lavoro che vanno dalla Ristorazione, all’Industria alimentare, ai Fruit Bar, in forte crescita, e agli Allestimenti. Inoltre la frutta è molto utilizzata per il benessere e come Fruit Therapy.

In particolare le sue competenze e skills vanno dall’essere un Maestro nella Disciplina dell’Intaglio Thailandese o più comunemente chiamato Fruit Carving alla sua conoscenza come esperto della frutta, storia del frutto, proprietà organolettiche, proprietà nutritive, schede tecniche, Shelf- life, pulizia, taglio, presentazione, decorazioni, finger, banchettistica, allestimento). www.andrealopopolo.it

Ed ora parliamo dello Chef Alessio Lanaro, classe 1978, pescarese ma vive da anni nelle Marche, in provincia di Ancona. Ha, manco a dirlo, una passione sfrenata per la frutta, che trasforma in vere e proprie opere d’arte.

Con oltre 25 anni di esperienza, ha collaborato con i migliori ristoranti italiani specializzati in banchettistica, creando buffet unici e indimenticabili per eventi privati e aziendali. In qualità di insegnante di fruit carving, ha formato numerosi professionisti del settore, trasmettendo loro la sua passione e le sue tecniche.

Nell’attualità oltre ad essere Chef Formatore e consulente dell’ Accademia Chef della Frutta è anche socio fondatore dell’Associazione Sapori e Saperi della Frutta, con cui organizza eventi, laboratori e seminari per promuovere il mondo ortofrutticolo. Il suo obiettivo è quello di rendere la frutta un protagonista assoluto della tavola, dimostrando che l’alimentazione può essere al tempo stesso gustosa e artistica.  alessiolanaro@hotmail.it

 

 

 

 

 




La Chef Laura Ravaioli e le sue polpette di fave secche e fonduta di pecorino romano

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Oggi presentiamo la Chef Laura Ravaioli, una grande professionista molto nota sia in Italia che all’estero, anche lei nella famiglia di CHEF Italia – Roma, Associazione Professionale del Mondo Ho.Re.Ca., dove si occuperà principalmente degli eventi, un’attività a lei non solo congeniale ma anche in linea con le sue esperienze organizzative e lavorative.

Ci dice che lei è praticamente cresciuta nella trattoria di sua nonna che, unitamente a sua mamma, è stata la sua prima maestra e, naturalmente, anche l’artefice del suo percorso professionale che inizia nel 1984, quando, per seguire la sua grande passione, la cucina, lascia gli studi universitari e comincia, quasi per gioco, a collaborare con diverse aziende di catering. Troverà comunque il tempo di diplomarsi in grafica e tecniche di stampa.

Dopo un paio d’anni, formatasi nel frattempo tecnicamente e professionalmente, diventa cuoca per la prima volta, addirittura in uno dei locali, allora, più famosi del momento: l’Hemingway di Roma. Dopo pochi mesi diventa secondo chef in un grande ristorante: il  Pianeta Terra, stella Michelin, considerato all’epoca, sia dai critici che dal pubblico, fra i primi nella classifica dei più prestigiosi locali di Roma oltre che d’Italia. Poi, di conseguenza, si moltiplicano le esperienze lavorative in altri rinomati ristoranti con Chef come Gualtiero Marchesi e Gianfranco Vissani. Viene poi chiamata a New York in l’occasione dell’apertura di un nuovo locale, un evento che segnerà l’inizio dell’alternanza tra l’attività didattica in varie scuole della Capitale e le consulenze a livello internazionale, in Asia come negli Stati Uniti fino alla Nuova Zelanda, mirate al restyling di ristoranti ubicati all’interno di strutture di proprietà di grandi gruppi alberghieri, tra i quali Ciga Hotels, Sheraton, Westin Hotel and Resort e Starwood.

Per queste aziende ha anche pubblicato, sia in italiano che in inglese, diversi libri di cucina, destinati, come diffusione e vendita, esclusivamente all’interno dei vari esercizi  alberghieri delle relative compagnie e, per citarne un paio, “La cucina dei grandi alberghi” per The Luxury collection – Ciga Sheraton e  “Taste in style” per The Luxury collection – Starwood.

Nel 1999 viene chiamata al lancio del primo canale televisivo europeo tematico interamente dedicato al cibo: Raisat Gambero Rosso Channel. Da allora, con varie rubriche, tra cui “Le ricette di Laura Ravaioli”, raggiunge e mantiene un livello massimo di ascolti nel settore, dalla cucina veloce di tutti i giorni alla cucina delle feste, dai piatti della tradizione italiana ai classici della cucina internazionale, sempre spiegati e illustrati in modo semplice e chiaro. Sempre per Gambero Rosso – Città del Gusto la nostra Chef Laura Ravaioli è anche responsabile per l’organizzazione di Grandi Eventi sia in Italia che all’estero.

Ha inoltre lavorato per diverse grandi aziende alimentari prestando il suo impegno volto alla creazione e alla messa a punto di diversi prodotti destinati alla Grande Distribuzione. Nel mondo dell’editoria ha anche collaborato a libri e riviste come autore di testi e food stylist, affiancando diversi affermati fotografi di food.

Ha pubblicato tre libri: ‘’La cucina dei single’’ per De Agostini, ‘’Cuciniamo insieme’’ per Mondadori e, da ultimo, ‘’Ricette per una vita felice’’ per Gambero Rosso Editore.

typoramaNel suo DNA c’è l’amore per la cucina della tradizione nel totale rispetto degli ingredienti e, soprattutto, delle stagioni e ritiene molto importante la ricerca e le nuove tecniche sperimentali. E poi, pur amando le fantastiche creazioni dei suoi colleghi, specifica, e ci tiene molto, di non voler fare cucina creativa per sua scelta, mentre le piace proporre piatti ormai dimenticati come quelli che fanno parte della quotidianità ma con quel piccolo tocco professionale in più.

Naturalmente, poi, la sua grande preparazione la rende oltremodo eclettica nei più svariati campi della ristorazione, dalla cucina etnica alla cucina della classica tradizione italiana. E poi adora molto insegnare, dedica molto tempo allo studio e alla ricerca ma cerca sempre di immaginare cosa le potrebbe essere chiesto e le piace prevenire le domande, dando spiegazioni esaurienti e il più possibile esaustive. E questo si percepisce subito, basta guardarla in una qualsiasi puntata delle sue trasmissioni:  mentre realizza una ricetta, la nostra Chef Laura Ravaioli  spiega le relative tecniche,  offrendo diverse informazioni utilissime per imparare a cucinare, raccontando anche storie e aneddoti della sua vita in giro per il mondo e del suo lavoro.

Ha infine realizzato una serie di 50 puntate dedicate alla cucina etnica, un’idea nata come una sorta di album di viaggio, proponendo tantissime ricette relative a piatti sia visti  che assaggiati ovunque nel mondo, un percorso, tra storia e gusto, per raccontare sapori, profumi, cibi, tradizioni, riti e abitudini alimentari dei vari paesi visitati, realizzato attraverso i piatti più rappresentativi tratti dalle diverse tradizioni culinarie del pianeta, dall’America del Sud al Magreb, dalla grande tradizione cinese della cucina imperiale ai classici della cucina indiana, ogni singola puntata dedicata ad una ricetta che diventa principalmente il pretesto per raccontare il paese da cui proviene, attraverso la musica, le immagini e, ovviamente, i relativi approfondimenti sui singoli ingredienti. Come risultato finale, un grande viaggio in 50 tappe nel pianeta cibo, un racconto itinerante all’insegna delle grandi proposte della cucina etnica.

Negli ultimi 10 anni, tra l’altro, si è anche occupata di cucina Kosher, con lezioni pratiche ma anche teoriche, realizzando tre serie di documentari, dei quali uno realizzato in Israele per il Ministero del Turismo Israeliano.

*Ed ecco la ricetta della nostra Chef Laura Ravaioli, le polpette di fave secche e fonduta di pecorino romano.

Ma veniamo subito agli ingredienti: 500 gr. di fave secche, 2 cipolle medie tagliate in pezzi, ½ cucchiaino di semi di finocchio in polvere, 4 cucchiai di prezzemolo, maggiorana e menta finemente tritati, ½ cucchiaino di bicarbonato, ½ cucchiaino di sale, ¼ cucchiaino di pepe, cumino q.b., 1,5 lt. di olio per friggere.

Procedimento: immergete le fave in acqua per una notte o fino a che risultino essere abbastanza tenere. Ricordate di cambiare l’acqua un paio di volte. Dopo l’ammollo è bene risciacquare per un’ultima volta le fave secche prima di cucinarle. Quando cucinate le fave secche tenete presente che, dopo la cottura, il peso sarà poco più del doppio del prodotto crudo. Rimuovete la pellicina che le riveste e quindi mettetele nel bicchiere del cutter insieme alle cipolle, il cumino, le erbe aromatiche, il bicarbonato, il sale e il pepe.

Lavorate il tutto fino a che il composto non diventi una pasta morbida ed omogenea ma ancora piuttosto granulosa. Lasciate riposare il composto per circa 30 minuti dopodichè cominciate a preparare le polpette: prendete una quantità d’impasto pari a una noce e fate una pallina, quindi schiacciatela così da formare una polpettina.

Lasciatele riposare per circa 15 minuti in modo che si stabilizzino e mantengano la loro forma, quindi scaldate l’olio in una padella capiente ed abbastanza profonda e passate senz’altro alla cottura. Friggete le polpette a fiamma medio alta, fino a che non si formi una crosticina dorata uniforme su tutta la superficie. Scolate infine le polpettine di fave su di un vassoio coperto con carta assorbente.

Piccolo consiglio: se non riuscite a formare le polpettine perché il composto risulta essere troppo morbido e non si compatta bene, potete aggiungere un cucchiaio di farina.

Per la fonduta di Pecorino Romano: 200 gr. di Pecorino Romano grattugiato, latte q.b., pepe bianco q.b.

Procedimento: mettete il pecorino in una ciotola e copritelo di latte, lasciate riposare il tutto per una ventina di minuti, quindi ponete la ciotola a bagnomaria e lentamente cominciate a lavorare il composto con una frusta fino ad ottenere una crema perfettamente liscia. Durante questa operazione aggiungete, poco a poco, ancora del latte fino ad ottenere la consistenza voluta. Finite con una macinata di pepe bianco. Impiattate a piacimento le polpette sulla fonduta di pecorino romano.




Lo Chef Pasticciere Nicola Obliato e la sua pastiera

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496188df 559c 46a0 bf84 bca25b23aec5Oggi presentiamo lo Chef pasticciere Nicola Obliato, già titolare della Pasticceria Mille Dolcezze e ora di Obliato Pastry Boutique, realtà di eccellenza dolciaria a Frattamaggiore a pochi chilometri da Napoli, che recentemente è entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia®️ – Napoli, l’Associazione  Professionale e Operatori del Mondo Ho.Re.Ca. presieduta dallo Chef Antonio Arfè.

Il nuovo progetto del nostro Chef Pasticciere Nicola è il frutto della rinascita della pasticceria Mille Dolcezze. La decisione di dare vita a Obliato Pastry Boutique è stata presa dopo un periodo di riflessione, in cui il nostro Chef pasticciere Nicola ha valutato le opportunità di innovazione e di espansione della sua attività, decidendo di mantenere l’esperienza e la ricchezza del passato ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro e all’evoluzione del mercato delle prelibatezze dolciarie. Il concept su cui si basa Obliato Pastry Boutique è quello di offrire prodotti di alta qualità, creati con materie prime selezionate, senza tralasciare l’attenzione al design e all’estetica dei dolci.

Il nostro Chef Nicola cura personalmente la produzione controllando sempre gli ingredienti e, soprattutto, la perfetta esecuzione delle ricette. I suoi dolci, infatti, sono tra i più conosciuti ed apprezzati della zona ma non solo, potendosi fregiare, tra l’altro, anche della Medaglia d’Oro come migliore colomba d’Italia.

La sua pasticceria è gestita seguendo pochi ma fondamentali principi: la ricerca del gusto, della creatività e della bellezza, producendo in proprio dal dolce al salato, dal panettone di vari tipi alle colombe, dalle uova di cioccolato alle praline e tanto altro, rigorosamente utilizzando solo materie prime di alta qualità.

Il suo amore per la pasticceria – ci dice il nostro Chef Nicola – nasce dopo un grande problema di salute personale, un aneurisma cerebrale con emorragia sub craniale avuto e fortunatamente superato all’età di 32 anni, circa 12 anni fa.

Il suo percorso professionale ha varie tappe: dall’Associazione Pasticcieri Napoletani alla Scuola Dolce e Salato, poi alcuni corsi professionali privati con frequentazioni con diversi Maestri pasticcieri italiani e stranieri, fino alla partecipazione sempre più convinta a diversi concorsi sul panettone e lievito madre vivo, tra cui quello vinto, come giuria popolare, alla manifestazione Panettone Senza Confini, la medaglia d’oro a Parma per il suo panettone al caffè, 2 volte finalista mondiale italiano, tra cui quello del SIGEP, il Premio Eccellenza della pasticceria napoletana a Napoli e poi a Roma.  Vanta inoltre diversi stages formativi con diversi maestri pasticcieri di caratura mondiale come Aniello Di Caprio e Stefano Laghi.

f0fe5879 a644 46c1 90fd eebc402f670cLa sua pasticceria è un connubio di profumi, sapori e degustazioni di diverse varietà di Panettone Artigianale Nazionale con l’esaltazione dei prodotti del territorio campano valorizzando le metodiche di preparazione, preservando la tradizione e l’artigianalità attraverso l’innovazione e il giusto bilanciamento dei prodotti utilizzati.

È noto che il cavallo di battaglia del nostro Chef Pasticciere Nicola Obliato è il panettone, e prova anche a spiegarlo nei dettagli: ‘’Il  processo di lavorazione per il mio panettone dura 30 ore. Inizio rinnovando ben tre volte il lievito e lascio lievitare ad ogni rinnovo, poi aggiungo il pre-impasto, lascio lievitare altre 12 ore, amalgamo il tutto e lascio lievitare per altre 8 ore. Alla fine il panettone viene cotto per un’ora’’.

Poi ci parla anche delle sue pastiere: “Propongo due tipi di pastiere: la prima si chiama Pastiera Innovativa, che è chiusa e cotta in un cake per 80 minuti a 160 gradi; la seconda è la Semifredda, una base di pastiera classica, ma glassata al fiore di sambuco”. Il suo più intimo scopo è, naturalmente, quello di promuovere il territorio e la produzione locale, diffondere la conoscenza della Pasticceria Tradizionale Napoletana e stimolare un nuovo approccio al mondo della tradizione artigianale dei dolci del Sud.

Inoltre fa diversi eventi di beneficenza all’anno, sia per il suo trascorso personale che per il suo innato amore e passione per la sua bellissima professione. In ultimo aggiungiamo che il nostro Chef Pasticcere Nicola Obliato lavora sodo ogni giorno e ha già in programma la crescita della sua Obliato Pastry Boutique: un brand poliedrico che racchiude un percorso completo che va dalla pasticceria alla cucina con wine bar.

Infine vogliamo ricordare che il nostro Chef Pasticciere, ad oggi ha vinto diversi concorsi, tra i quali, oltre a qualcuno già menzionato, la Miglior colomba artigianale d’Italia 2019, il Miglior panettone al mondo nel 2020, Finalista Panettone World Champion 2021, Finalista Giuria Popolare Panettone Senza Confini 2021, Finalista Coppa del Mondo 2022, Finalista Mister Alberto Awards 2022. https://obliato.it/

*Ed eccoci alla ricetta del nostro Chef Pasticciere Nicola Obliato, un grande classico, la pastiera napoletana. In realtà, al di là dei presunti legami con la cultura pagana, la ricetta della pastiera così come la conosciamo oggi sarebbe nata nel sedicesimo secolo tra le mura di un convento di San Gregorio Armeno, la famosa strada dei pastori nel cuore del centro storico di Napoli. Secondo la tradizione la pastiera va preparata il Giovedì Santo e consumata a Pasqua, per dar modo a tutti i sapori di amalgamarsi. Naturalmente con le classiche 7 strisce che richiamano la planimetria del centro storico di Napoli, che, pare, rappresenterebbero i tre Decumani e i quattro Cardini della città antica.

Ed ecco ora, di seguito, gli ingredienti; per la pasta frolla con semola: 500 gr. di semola rimacinata, 250 gr. di burro o, preferibilmente, 220 gr. di strutto (di buona qualità), 150 gr. di zucchero a velo, 1 uovo intero (circa 60 gr.) + 1 albume (circa 30 gr.), buccia di limone q.b.

Per il ripieno: 300 gr. di ricotta di pecora, 250 gr. di grano cotto, 240 gr. di zucchero semolato, le zeste di un limone intero, 50 gr. di cedro candito, 50 gr. di arancia candita, 50 gr. di zucca candita, facoltativa (‘’cucuzzata’’), 50 gr. di latte intero, 20 gr. di burro o strutto, 200 gr. di uova intere, 1/2 baccello di vaniglia (facoltativa), 20 ml. di essenza di zagara (fior di arancio), 2 gr. di cannella (facoltativa).

Procedimento: preparate la pasta frolla con il metodo sabbiato, ossia semola e materia grassa insieme, poi zucchero e liquidi alla fine e riposo per 12 ore in frigorifero. Quindi proseguite riscaldando il grano cotto con il latte, le zeste del limone ed il burro o lo strutto e, non appena si raggiunge una consistenza cremosa, lasciatelo raffreddare. A questo punto va aggiunta la ricotta precedentemente setacciata (se è di grana grossa) e amalgamata con le uova e zucchero, infine i canditi e le aromatizzazioni. Stendete la frolla, 350 gr. per una teglia di diametro di 18 cm., quindi  riempitela fino a mezzo cm. dal bordo con il ripieno (circa 600 gr. sempre per una teglia di diametro di 18 cm.), in quanto in fase di cottura la pastiera gonfia a causa del vapore che si forma dall’acqua del ripieno, e, in ultimo, formate le caratteristiche 7 strisce di frolla in superficie e quindi ponetela  in forno statico a 180°C per circa 1 ora. Infine sfornatela e, a cottura ultimata, la pastiera si abbasserà e si livellerà. Quando si sarà raffreddata completamente potete sformarla e spolverizzarla con un po’ di zucchero a velo al momento di servirla.




Strasburgo ospiterà in aprile il Mondiale dei Vini Bianchi

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typoramaRiceviamo da Frédérique PIERRÉ– FéComSi e pubblichiamo.

LE MONDIAL DES VINS BLANCS – STRASBOURG – L’UNICO CONCORSO AL MONDO INTERAMENTE DEDICATO A TUTTA LA DIVERSITÀ DEI VINI BIANCHI, SOTTO IL PATROCINIO DELL’OIV E MEMBRO DI VINOFED.  – 5 e 6 APRILE 2025 presso il Centro Congressi.  – Les 5 et 6 AVRIL 2025 au Palais de la Musique et des Congrès.

PROMEMORIA: ISCRIZIONI FINO AL 5 MARZO.

– I vini dealcolizzati sono invitati a partecipare.

-ANCORA 2 MESI PER ISCRIVERSI

La 27a edizione del concorso è prevista per il 5 e 6 aprile 2025. Mancano quindi meno di due mesi alle aziende vinicole e alle cantine cooperative per presentare al concorso i loro migliori vini bianchi fermi e spumanti. I campioni sono accettati per la ricezione a Strasburgo dagli organizzatori

fino al 15 marzo. Il Concorso Mondiale, sempre molto attento alle tendenze, soddisfa le aspettative dei consumatori e dei ristoratori che hanno bisogno di

punti di riferimento in un’offerta che si diversifica di anno in anno.

Ecco perché i vini parzialmente dealcolati e dealcolati, ormai sufficientemente affermati nel panorama di enoteche, negozi specializzati e ristoranti, sono invitati a sfidarsi per la prima volta durante questa 27a edizione.

Nel 2024, i seguenti 14 paesi sono stati premiati con una medaglia o un trofeo di vino secco, o anche un favorito della giuria: Andorra, Australia, Austria, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Ucraina e USA.

È un invito a tutte le regioni vinicole del mondo che sono l’espressione della diversità dei vini bianchi a concorrere a Strasburgo. Per quanto riguarda la Francia, nel 2024, 9 regioni vinicole si sono distinte con le loro medaglie d’Argento, d’Oro e Grand Gold: Alsazia, Nouvelle-Aquitaine, Champagne, Centre-Val de Loire, Corsica, terroir occitani della Linguadoca e del Rossiglione,

Provenza-Alpi-Costa Azzurra e Savoia.

SCADENZA PER LA CONSEGNA DEI CAMPIONI: 15 marzo 2025

PRIMI CAMPIONI dalla CINA e dagli USA.

Ci sono eventi imperdibili che sono unanimi tra i professionisti del settore e il Mondial des Vins Blancs, sotto il patrocinio di un’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino e membro di VINOFED (Federazione Mondiale dei Grandi Concorsi di Vini e Spirits), è uno di questi. Le aziende vinicole lo sanno e lo integrano nella loro strategia commerciale e questo è un enorme riconoscimento per gli organizzatori di Strasbourg Events. I viticoltori di tutto il mondo e dell’emisfero australe hanno già fatto la loro selezione di vini bianchi e i primi campioni dalla Cina e dagli USA sono già stati consegnati a Strasburgo. Gli organizzatori, Strasbourg events, stanno pianificando anche quest’anno un’ampia rappresentanza di terroir e vitigni bianchi da tutto il mondo e persino la prima partecipazione di paesi emergenti desiderosi di un riconoscimento da parte di esperti internazionali che compongono la giuria del concorso.

CATEGORIE, PREMI e COMMENTI DI DEGUSTAZIONE con ABBINAMENTO CIBO E VINO

Il concorso è strutturato attorno a 12 categorie di vini bianchi che sono le seguenti:

  1. Chardonnay – 2. Chenin – 3. Gewurztraminer – 4. Moscato – 5. Pinot bianco – 6. Pinot grigio – 7. Riesling 8. Sauvignon – 9. Sylvaner – 10. Viognier – 11. Bianco miscelato – 12. Altre varietà di uva bianca.

Quest’anno per la prima volta, i vincitori delle medaglie GRAND GOLD e del GRAND PRIX du JURY se ne andranno

non solo con i loro premi ma anche con un commento di degustazione preparato dal nostro panel di giudici esperti. Ricordate che il commento analizza l’aspetto visivo, l’aspetto olfattivo e le impressioni in bocca, incluso un ritorno sul retro-olfatto e la lunghezza del vino. Il commento potrà essere utilizzato liberamente dai viticoltori premiati e includerà anche suggerimenti per gli abbinamenti cibo-vino.

– 2 PREMI VINOFED

Di fronte all’afflusso di vini spumanti candidati nel 2024 e alla persistente tendenza al consumo

di vini più secchi, la giuria del Mondial assegnerà 2 PREMI VINOFED il prossimo aprile. Vale a dire, saranno premiati il ​​miglior vino fermo secco e il miglior vino SPUMANTE <BRUT>.    – I 3 FAVORITI

Oltre al GRAND PRIX DU JURY assegnato al miglior vino di tutte le categorie, ai 2 PREMI VINOFED e

ai trofei VINO SECCO, in ciascuna delle 12 categorie, la giuria deciderà l’assegnazione dei « 3 favoriti ». In un contesto globale di consumo di vino piuttosto basso, il vino bianco, associato o meno alle bollicine, sembra essere il colore della speranza. Per quanto riguarda i vitigni autoctoni, la tendenza è giustamente verso la loro promozione o addirittura la loro riabilitazione nei loro paesi e il Mondiale riecheggia queste particolarità che costituiscono l’identità e la ricchezza dei terroir del mondo: avviato 2 anni fa, il favorito per il miglior vino ottenuto da un vitigno autoctono è tornato!

Il favorito “prima partecipazione” –

Il favorito “vino arancione” (vino bianco con macerazione) –

Il favorito vino ottenuto da un vitigno autoctono.

ISCRIZIONE SU:  WWW.MONDIAL-DES-VINS-BLANCS.COM  – Strasbourg events –

Un’organizzazione di primo piano nel suo territorio, specializzata nella progettazione di fiere e spettacoli per professionisti e pubblico in generale. Strasbourg Events si affida ai settori di eccellenza della regione per attrarre congressi di portata internazionale e offre una soluzione adatta a tutti gli eventi chiave della comunicazione aziendale. Il grande pubblico non è escluso, con un programma di spettacoli denso e variegato che comprende 8 eventi emblematici – 750.000 visitatori all’anno – 250 eventi ospitati – 100.000 M2 di spazio eventi – 40 anni di esperienza.

Palais de la Musique et des Congrès & Exhibition Centre – Vincitore dei World Mice Awards 2023 e 2024

ORGANIZZAZIONE

Christine COLLINS: Consulente-esperta di concorrenza

+33 (6) 31 34 40 75 / ccollins@strasbourg-events.com

STAMPA/MEDIA

Frédérique PIERRÉ– FéComSi: PR Francia e mondo

+33 (6) 47 94 54 38/ frederique@comsi-france.com