Lo Chef Giovanni Trigona e i suoi bignè all’olio extravergine d’oliva con gel d’arancia all’anice stellato

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img 4610Questa settimana presentiamo Giovanni Trigona, Vice Presidente  dell’ltalian Culinary Consortium del  Canada e Delegato ICC Canada per la British Columbia, un’associazione presente da poco in questo paese e, in realtà, l’impegno del nostro Chef Giovanni non si limita solo alla sua zona di competenza ma va ben oltre, anzi, si può dire, che è uno dei più attivi promotori della neonata associazione a tutti i livelli.

Il nostro Chef così si racconta: ‘’Qualcuno già mi conosce, sono lo Chef Giovanni Trigona, nato a Palermo, cresciuto a Taranto e per 16 anni a Toronto e da 12 a Vancouver BC. Sono un multitask manager dell’Ospitalità e, attualmente, dopo la pandemia, anche per la mia età, ho lasciato spazio ai colleghi più giovani. Ogni giorno, si può dire, mi occupo dell’ICC Canada, di Food e Restaurant Consulting, oltre che di presentazioni di prodotti italiani di nicchia, importazioni di tartufo dall’Italia e, infine, coordino cene eleganti per poche persone.

Ho iniziato nel 1981, come Banquet Porter, in Hotel a Toronto, fino a diventare Restaurant Manager, F&B, (con diploma presi a Toronto e Milano), Sommelier sia italiano  (ex AIS)  che canadese (Sommelier Guild of Canada). Poi, in Italia, ho intrapreso la carriera di cuoco ed ho cucinato per il Piccolo Relaix & Chateaux (10 stanze super lusso) che è la più grande organizzazione alberghiera in Europa, assolutamente non distante da Taranto ma così grande che, volendo, si può vedere dallo spazio, 8 km di spiaggia e 6 Hotels con 169 Bungalows 5 Stelle. In Italia ho anche insegnato presso due Istituti Alberghieri in Taranto e provincia.

Poi ho deciso di ritornare in Canada a Vancouver BC, dove ho prestato la mia opera come Chef Italiano per il Fairmont Pacific Rim, poi presso il Giovane Wine Bar e il Giardino, sia come general manager per la Glowbal Group che come Chef Maître D’ tra sala e cucina. Ho anche avuto un passato associativo come Presidente nell’ambito culinario, grazie al mio executive chef Vito Semeraro e a mia moglie Laura Albanese.

Devo riconoscere che, se sono arrivato a questo livello professionale, è soprattutto grazie a tanta gente che mi ha apprezzato nel corso degli anni ma anche aiutato e insegnato l’amore per questo lavoro, riconoscendo che, senza le conoscenze apprese e, in special modo, la passione  trasmessami, forse sarei finito a lavorare nell’edilizia.

img 4601Un grazie anche al Banquet Manager Derrick dello Skyline Hotel che mi ha guidato dai vassoi ai guanti bianchi, alla Famiglia Grieco della Scala (nonno, padre e figlio, tre generazioni nello stesso ristorante) che mi hanno consentito di frequentare, a loro spese, il primo corso di Sommelier canadese (semifinalista del Canada in Blind test) e dai quali ho appreso l’arte di ‘servire’ e saper vendere con eleganza in uno dei migliori ristoranti del Nord America.

Uno e, forse, il più grande dei miei mentori, al quale devo quasi tutto, è Franco Prevedello, ai tempi del grande Centro Wine Bar, di  Acrobat, di Terra e di Acqua a Toronto, dal quale ho appreso come approcciare il cliente, le tecniche di vendita, le PR, la cucina e le associazioni dei vini con le varie portate. Devo anche molto doverosamente ricordare gli Chefs Micheal Bonaccini, Raffaello Ferrari, Umberto Menghi, Emad Yacoub in Canada e lo Chef Vito Semeraro in Italia’’. Come accennato sopra, il nostro Chef Giovanni oggi opera quasi prevalentemente come Private Chef per la sua propria azienda, la Grano Culinary Services Inc. in Vancouver, B.C. http://granoculinaryservicesinc.ca/ –https://italianculinaryconsortium.ca/

Ed eccoci alla particolarissima ricetta del nostro Chef Giovanni Trigona, i bignè all’olio extra vergine con gel d’arancia all’anice stellato. Per l’occasione l’olio extravergine d’oliva Fontana Rosa è stato offerto dalla Azienda Oleocanthal.ca del collega Consigliere e Sommelier della ICC Canada, B.C. Giuseppe De Cesare.

Ingredienti per 30 bignè: 450 ml di acqua, 300 gr di farina tipo 1, 8 uova a temperatura ambiente, 3 gr. di sale, 10 gr di zucchero, amarene q.b., 110 ml di Olio extra vergine Fontana Rosa della Azienda Agricola Ferrara, un blend di Coratina e Leccino, 100 % olio Italiano, zucchero a velo q.b. –

Ingredienti per il gel d’arancia: 200 ml di succo d’arancia con polpa, 100 ml di succo di limone, 300 gr di zucchero,1pc di anice stellato, 6 uova, 200 gr di burro, 15 gr di agar agar. Procedimento: è lo stesso di una qualsiasi “pasta choux”, zeppola o bignè, l’unica sostituzione è l’olio extravergine d’oliva al posto del burro.

Questo impasto risulterà più leggero e croccante ma con un effetto eccezionale e, al naso, più “erbaceo”, che bene si abbinerà con il gel d’arancia all’anice stellato. Bignè: inserite l’acqua, il latte e l’olio in una pentola, portate quasi a bollore e aggiungete la farina in una volta sola. Mescolate fino a quando non si sarà formato un composto liscio, lucido e omogeneo che tenderà a staccarsi dalla pentola lasciando un leggero velo. Ribaltate l’impasto su una spianatoia, allargatelo e aspettate che si raffreddi, lavorandolo un po’, (potete usare anche un impastata per meglio inserire le uova al composto e fargli prendere più aria). Quindi mettete l’impasto in una ciotola (o impastatrice), aggiungete una alla volta le uova incorporandole bene prima di unirne altre. Il mio impasto ha preso 3 uova, ma potrebbe prenderne anche poco meno o poco più. Alla fine di tutti gli inserimenti dovrete ottenere una crema ben sostenuta e non molle: se troppo morbida infatti, i bignè non si gonfieranno.

Forno: cuocete in forno statico preriscaldato a 220°C per circa 10 minuti, fino a che non saranno ben dorati, non aprite assolutamente il forno in questa fase. Quindi abbassate il forno di 30 gradi per altri 15 minuti, finché saranno gonfi e dorati, dopodiché aprite il forno leggermente e lasciate uscire il grosso del vapore, quindi terminate la cottura a 180° per altri 30 minuti. Infine lasciate asciugare gli ultimi dieci minuti a forno spento e leggermente aperto.

Potete cuocere i bignè anche in modalità ventilata: portate il forno a 220°, una volta caldo, infornate i bignè e trascorsi 15 minuti abbassate la temperatura (senza aprire) a 180°, cuocete per circa 20-25 minuti, spegnete il forno e lasciate asciugare con la ventola accesa e lo sportello leggermente aperto per altri 10 minuti.

Fritto: un’altra alternativa è di appoggiare i bignè (o le zeppoline) su di un quadrato di carta al forno friggendoli in olio di semi a circa 130-140 C, e farli asciugare. Gel d’arancia aromatizzato all’anice stellato: in un pentolino inserite il succo d’arancia, lo zucchero e l’anice stellato e portate a bollore. Prendete circa 50 ml di succo caldo e inserite l’amido, girate e amalgamate il tutto fino ad addensarlo. Lasciatelo riposare e, da freddo, inseritelo in una sac a poche con bocchetto stellato. Composizione: aprite il bigné, inserite il gel, chiudetelo e spolverizzatelo con lo zucchero a velo e con una amarena. E buon appetito.

Vino dolce da abbinare: uno Zibibbo, ovviamente siciliano come il Ben Rye, un Passito di Pantelleria di Donnafugata, considerato un vino da “meditazione”.

Il doppio suggerimento viene da due Sommelier: il collega e Consigliere ICC-BC Canada, Giuseppe De Cesare (che è anche importatore in BC dell’Olio in questione) ed il mio. Giuseppe De Cesare attualmente vive a Vancouver, dove lavora come sommelier presso il rinomato ristorante Nightingale.

Nato e cresciuto a Roma, ha coltivato fin da giovane una profonda passione per il cibo, i viaggi e la cultura culinaria. Dopo aver conseguito una laurea in Antropologia e Storia presso la Concordia University di Montreal, ha intrapreso studi enogastronomici presso l’Universita’ di Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Master in “Food, Culture and Communications: Food, Place and Identity ”), Wine and Spirits Education Trust (“WSET level 3 in Wine”), UK Sommelier Association (Diploma Sommelier AIS) e la business school INSEEC di Bordeaux (MBA in “Wine Marketing and Management”).

La sua passione per il vino e la gastronomia lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo esplorando diverse tradizioni enogastronomiche, ispirandogli la creazione del  blog culinario Foodtravelculture.com – gia’ finalista dei Millesima Wine Blog Awards – dove condivide le sue esperienze consigliando percorsi gastronomici alternativi per gli amanti del cibo e dei viaggi. Oltre al suo lavoro nel settore del vino, Giuseppe è il fondatore dell’azienda di importazione di olio d’oliva Oleocanthal.

Attraverso questa impresa, sta portando a Vancouver alcuni dei migliori oli d’oliva extravergini italiani  promuovendo con corsi e  degustazioni la cultura dell’olio d’oliva di alta qualità. Info Wine: lo Zibibbo è un vino che affina in vasca per sei mesi prima di essere imbottigliato e nel calice brilla il suo colore giallo paglierino. Al naso sprigiona profumi di agrumi e zagara, oltre che di pesca gialla, cedro e melone. In bocca è pieno, elegante e persistente. È un vitigno a bacca bianca (chiamato anche moscato d’Alessandria) e il vino dolce che se ne ottiene porta lo stesso nome. La parola “zibibbo” deriva dalla parola araba zabīb (زبيب) che vuol dire “uvetta o uva passita”.

 

 

 




Selena Pellegrini, Vice Chairman ICC per il Regno Unito e il suo risotto ai fiori di zucca mantecato all’olio extravergine d’oliva

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typoramaOggi presentiamo Selena Pellegrini che recentemente e’ stata nominata ICC Vice Presidente per il Regno Unito (Vice Chairman) col titolo annesso di Consigliere Speciale Maestra dell’olio d’oliva (Special Advisor olive oil Master). Patroness del Bistro Egro’ e, soprattutto, esperta assaggiatrice sommelier dell’Olio Extra Vergine d’Oliva ma anche un’affermata imprenditrice a Londra: la sua Agenzia di Marketing Food All Lab e’ l’unica specializzata in brand italiani all’estero che, in pratica, segue ben oltre 50 aziende, delle quali la maggior parte sono nel settore degli oli extra vergine d’eccellenza.

Nel 2019 a Londra ha lanciato WoopEvo, la prima e unica piattaforma internazionale di condivisione dei valori dell’olio extra vergine, che e’ anche un ecommerce ma, soprattutto, e’ un’Accademia di formazione sia per appassionati che per professionisti. Durante la pandemia WoopEvo ha organizzato da remoto più di 70 degustazioni, condividendo con Chefs di tutto il mondo la cultura dell’olio extravergine, che e’ complessa e, allo stesso tempo, anche divertente, tanto quanto quella del vino. In Italia abbiamo oltre 530 varietà di olive e 300 di queste vengono utilizzate per produrre Olio extra vergine d’oliva.

Eppure, nonostante questo incredibile patrimonio, del Re della nostra tavola, del nostro palato e della nostra salute sappiamo pochissimo e spesso ci limitiamo a parlarne solo in termini di prezzo, cosa che non facciamo per altri prodotti alimentari.

La ristorazione italiana di qualità, in questo senso, ha una grande responsabilità, che è quella di essere un importante punto di contatto con le persone per educarle a riconoscere gli oli extra vergine, a utilizzarli correttamente, a sceglierli e, quindi, in ultimo, a capirne il loro grande valore gastronomico e nutrizionale. In ogni caso sono ancora troppo pochi i Ristoranti dell’Olio Extra Vergine, e il grande obiettivo di formare Chefs e personale di sala e quindi di costruire una rete di Ristoranti dell’Evoo con acclusa una carta degli Oli personalizzata, è stato condiviso dalla nostra Selena con ICC, l’Italian Culinary Consortium, rappresentato nella sua forma più alta dal Presidente Carmelo Carnevale.

img 4155A cominciare da quest’anno sono previste diverse giornate di formazione e di degustazione, non solo a Londra ma anche in altre sedi. La nostra Selena insieme al suo socio Alessandro Corti, come già menzionato, nel gennaio 2021 ha aperto e lanciato a Londra, UK la sua Grocery e Bistro, denominata EGRO’, the Experiential Grocery, nel cuore di Angel. Qui si ha la possibilità di comprare moltissimi prodotti d’eccellenza importati direttamente dall’Italia e si possono provare, in esclusiva, tutti i prodotti dei vari brand di cui Food All Lab ha l’incarico di seguire l’export e, grazie al personale già formato e ai vari podcast e video sempre attivi, si possono conoscere tante cose relative ai prodotti di pregio dell’eccellenza italiana.

Naturalmente, manco a dirlo, in Egro’ c’è un’intera parete dedicata agli oli extra vergine d’oliva con oltre 40 etichette, blend e monovarietali che vengono selezionati dal team della nostra Selena in Italia e, successivamente, introdotti sul mercato di Londra. Ogni giorno nel bistro si possono avere delle degustazioni e si può imparare, quindi, a riconoscere le differenze tra le varie intensità di olio, i possibili abbinamenti ai piatti del menu e, naturalmente, poterli acquistare per usarli a casa. L’olio extra vergine e’ un nostro patrimonio da difendere e di cui parlare sempre ed è importante sapere perché può fare la differenza per i ristoranti di qualità e, in definiva, far aumentare enormemente il loro relativo profitto. Inoltre, Egro’ e’ anche un Club per appassionati di cucina che ogni mese possono partecipare a workshop di pasta, pizza, risotti e pasticceria ed, infine, nella lounge room vengono ospitati eventi, esposizioni di artisti, talk tematici, tasting di vini, formaggi, olio extra vergine e party privati.

*Ed ecco la ricetta di Selena Pellegrini, il risotto ai fiori di zucca mantecato all’olio extravergine d’oliva, che e’ uno dei piatti preferiti da Selena oltre a essere anche uno dei piatti dei workshop in Egro’.

*Ingredienti: 360 g di riso Carnaroli, brodo vegetale q.b., 1/2 scalogno, 1 bicchiere di vino bianco, 8 fiori di zucca, olio extravergine di oliva q.b., foglie di basilico, 2 cucchiai di miele, 30 g di pecorino romano grattugiato.

*Procedimento: per preparare il risotto ai fiori di zucca iniziate a tostare in una casseruola il riso con un soffritto di olio e scalogno. Quando il riso sarà tostato, sfumate con un bicchiere di vino. Quindi iniziate la cottura del risotto come di consueto, aggiungendo un mestolo di brodo vegetale bollente alla volta. Nel frattempo, lavate e asciugate i fiori di zucca con delicatezza, eliminate il pistillo centrale e tagliateli a striscioline. Quando il risotto sarà a poco più di metà cottura, aggiungete una parte dei fiori di zucca e proseguite la cottura fino alla fine. Per ultimo, quando il risotto sarà pronto, mantecate con un giro di olio extravergine a crudo. La nostra Selena raccomanda un Leccino o una Peranzanza, due oli monovarietali che accompagnano e non coprono la delicatezza dei fiori di zucca. Aggiungete, se volete, un paio di cucchiai di miele, che ci stanno molto bene, questo dietro consiglio di alcuni professionisti del settore. Completate aggiungendo l’altra parte dei fiori di zucca, sempre tagliati a striscioline, e, se gradite, delle foglioline di basilico, il pecorino romano e una macinata di pepe fresco. Servite il vostro risotto ai fiori di zucca ben caldo, lasciando ai vostri ospiti, a portata di mano,  l’Olio Extra Vergine prescelto, in modo da poter dare a loro la possibilità di aggiungerne a piacimento.

 

 

 

 




6 Aprile 2024 – Carbonara Day, il 70.mo compleanno del nostro piatto tradizionale

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img 3994La Giornata Nazionale della Carbonara, o come ormai si dice, Carbonara Day, si celebra ogni anno in Italia, e non solo, il 6 aprile, uno dei piatti italiani tradizionali più conosciuti e più amati in tutto il mondo, non solo dagli italiani o da quelli di origine italiana ma, soprattutto, dai buongustai e dagli amanti della pasta e dei piatti della cucina romana.

La carbonara  compie ufficialmente 70 anni: era il 1954 quando comparve per la prima volta sulle pagine del giornale ‘’La Cucina Italiana’’. Semplice in apparenza ma un buon piatto di spaghetti alla carbonara ha bisogno di tutto il suo tempo per essere preparato nella maniera giusta. Il National Carbonara Day è una sorta di festa abbastanza nuova, celebrata per la prima volta nel 2017 da Pasta Barilla, un’azienda e un marchio che produce pasta e sughi per pasta, che ebbe l’idea di rendere omaggio al più grande prodotto dell’export italiano e, sicuramente, uno dei piatti più amati e apprezzati ovunque.

Le ipotesi sulla nascita della carbonara sono diverse: una prima ipotesi vuole che il piatto sia stato inventato dai carbonai dell’Appennino che ebbero la possibilità di preparare un pasto gustoso e nutriente utilizzando ingredienti per loro facili da reperire. Altri credono che sia stato Ancel Keys, ‘’l’inventore’’ della dieta mediterranea, a creare un piatto con uova, ‘’bacon’’ e  spaghetti per aumentare l’apporto di carboidrati dei soldati americani durante la Seconda Guerra Mondiale.

Per i puristi una buona carbonara dovrebbe contenere solo cinque ingredienti: guanciale ,  Pecorino Romano, uovo, sale e pepe. Non si usa nemmeno l’olio d’oliva o qualsiasi altro grasso, perché il guanciale ben tagliato a listarelle e messo in padella avrà la possibilità di ‘’sudare’’ e di sciogliersi fornendo abbastanza condimento e sapore.

Riepilogando, per chi vuole cucinare secondo la tradizione classica romana è opportuno seguire delle poche regole di base ma estremamente importanti: 1. Come già detto in precedenza, si usa il “guanciale”, anche se la pancetta o il bacon sono ammessi se vivi nel Midwest americano o nell’altopiano siberiano. 2. Si usa solo il tuorlo di un uovo.  La cosa da ricordare è che si sta preparando una carbonara e non una frittata. 3. Non si usa mai il Parmigiano Reggiano, o il Parmesan. La tradizione della carbonara nasce tra Lazio e Abruzzo, la patria del Pecorino. 4. L’aglio assolutamente no, bisogna solo comprare gli ingredienti giusti per avere un grande piatto. 5 L’errore più grave è, senza dubbio, quello di pensare di aggiungere la panna, non facendo altro che aumentare l’untuosità della carbonara, oltre ad appiattirne colpevolmente il gusto.

 




NIZZA – 8 Aprile 2024, la seconda edizione francese di ‘’The Italian Show’’

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img 3971*Riceviamo e pubblichiamo da Silvia Meloni, Responsabile Relazioni Esterne presso I Love Italian Food, un network internazionale e un’Associazione no profit, con la mission di promuovere e difendere la vera cultura enogastronomica italiana nel mondo.

Ristoranti, ecco i preferiti degli italiani in Costa Azzurra
Lunedì 8 aprile a Nizza si svela la Guida realizzata da I Love Italian Food

La presentazione nell’ambito di “The Italian Show”, il format dedicato alle filiere Made in Italy
e alla promozione delle eccellenze enogastronomiche italiane: 30 ristoranti, 21 pizzerie, 8 caffè
dove si respira l’Italia e si gusta la cucina “di casa”, selezionati da un gruppo di expat esperti del settore

Tra gli ospiti d’onore della giornata, in attesa di conoscere i premiati, lo chef stellato Gennaro Esposito,
Alessandro Moretto, pastry chef di AM Alexandre Mazzia, Pasquale Yoann Mormile, Campione del Mondo Pizza Napoletana a Las Vegas nel 2023, Samuel Stella, Champion de France Pizza Napolitaine 2024

Nizza, 3 aprile 2024 – I Love Italian Food e Associazione Cuochi Italiani in Francia sono liete di annunciare la seconda edizione francese di “The Italian Show”, in programma il prossimo 8 aprile che stavolta approda nella riviera più cool del mediterraneo: la Costa Azzurra.

Il format, ormai un riferimento internazionale per i professionisti dell’Ho.Re.Ca., prenderà vita a Nizza presso l’Hyatt Regency Nice Palais de la Mediterranée. L’evento è patrocinato da ITA Italian Trade Agency, dal Consolato Generale di Nizza e dalla Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia Antipolis, Côte d’Azur.

Tra gli ospiti d’onore della giornata, in attesa di conoscere i premiati selezionati per la Guida ai locali 100% italiani del territorio, Gennaro Esposito, chef della Torre del Saracino 2 stelle Michelin, Alessandro Moretto, Pastry chef del ristorante AM Alexandre Mazzia 3 stelle Michelin, Pasquale Yoann Mormile, Campione del Mondo Pizza Napoletana Las Vegas 2023 e maestro pizzaiolo alla Pizzeria Pulcinella01 di Bourg en Bresse, Samuel Stella, Champion de France Pizza Napolitaine 2024, nonché resident di La Scampia, a Farébersviller.

img 3970L’evento offre un’area espositiva per le eccellenze food & wine e palchi tematici dove ospiti dall’Italia e dal mondo raccontano il made in Italy e la cultura enogastronomica italiana attraverso show cooking, degustazioni, tavole rotonde. L’obiettivo principale è facilitare la connessione tra Consorzi di tutela e produttori di filiera 100% italiana con i professionisti internazionali, creando opportunità di crescita per il comparto agroalimentare. L’evento è gratuito su invito e si rivolge a professionisti del settore e alla stampa specializzata. Tra i momenti più attrattivi della tappa di Nizza, il Pizza Show, durante il quale alcuni tra i migliori pizzaioli internazionali promuovono il mondo della pizza. Oltre alla consegna dei certificati “100% Italiano” ai ristoranti che offrono una autentica cucina italiana in Costa Azzurra, selezionati per la Guida e suddivisi in tre categorie: Restaurant, Pizza, Espresso. La Guida sarà distribuita nei principali ristoranti, hotel e attività ricettive della zona, consultabile anche online sul sito di I Love Italian Food.

L’appuntamento di Nizza sarà anche l’occasione per presentare per la prima volta in Europa – dopo l’anteprima in Giappone – l’Accademia Della Cultura Enogastronomica Italiana, creata da Filiera Italia, Coldiretti, con il patrocinio del Ministero della Farnesina, di cui I Love Italian Food è partner. Proprio in collaborazione con il nascente progetto dell’Accademia, saranno condotti due laboratori sensoriali: sull’olio, guidato dagli esperti della Fondazione Evoo School, e sul vino, con la guida dei sommelier di Coldiretti.

L’evento è riservato esclusivamente a professionisti e stampa, che potranno registrarsi online e sul posto. Per maggiori informazioni e registrazioni: https://iloveitalianfood.it/fr/project/the-italian-show-cote-dazur/

The Italian Show – Côte d’Azur è un progetto organizzato da Associazione Cuochi Italiani in Francia e I Love Italian Food, con il patrocinio di ITA – Italian Trade Agency e Consolato Generale di Nizza. In collaborazione con: Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia Antipolis, Côte d’Azur, Accademia della cultura enogastronomica italiana, Filiera Italia, ICC Italian Culinary Consortium, Unione Regionale Cuochi Liguri.

Realizzato grazie al supporto degli sponsor: Mulino Caputo, Caffè Cagliari, Carniato, Ciao Pomodoro, Consorzio di Tutela Salumi DOP Piacentini, Gioiella, Lurisia.

Sponsor Pizza Show: Mulino Caputo, Ciao Pomodoro, Latteria Sorrentina.

Partner Tecnici: Pentole Agnelli,Frigoteknika, Goldplast, Izzo Forni, Station Deus, Vespa Club Côte d’Azur.

Media Partner: France Bleu, Radio Nizza, Horeca News, Italiani.it.




A Malta, il 16 e 17 aprile, il primo “APERITIVUS RITO ITALIANO”

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typoramaGrandiosa notizia, che finalmente vede l’inizio di una grande celebrazione. Il 15 Aprile, prima Giornata del Made in Italy, Eat Made in Italy, presenterà a Malta, in collaborazione con l’Italian Culinary Consortium, ICCCanada e ICCCanada-B.C., il primo evento internazionale, per la promozione delle Eccellenze Agroalimentari Italiane.

Due giorni il 16 e il 17, all’ insegna del convivio.

Tale evento prende il nome di, APERITIVUS RITO ITALIANO. Come per un aperitivo tra amici, dalle 15:00 alle 18:00 una selezione di prodotti da nicchia avrà l’opportunità di deliziare il palato esigente dei diversi ospiti che, operando nel settore della distribuzione, incontreranno Emanuele Di Gregorio, per un protocollo di intesa, volto a combattere il falso Made in Italy.

Eat Made in Italy promuove la #PrimaGiornatadelMadeinItaly  #15AprilePrimaGiornatadelMadeinItaly presso la splendida isola di #malta  #hotelhilton




Lo Chef Giorgio Gigantino ICC e la sua ‘’Pizza Nerazzurra’

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img 3517Oggi parliamo di Giorgio Gigantino, amico e supporter agli eventi di ICC World News e ICC Canada, Chef pizzaiolo e proprietario del Ristorante Pizzeria La Bella Italia di Maple, una bellissima cittadina subito a Nord di Toronto.

Classe 1969, nasce a Torino ma di chiare origini calabresi, dal 1984 frequenta con successo l’Istituto Alberghiero di Vibo Valentia sotto la guida dello Chef Matteo Malerba, dove, oltre alla qualifica triennale iniziale, continua per il successivo biennio diplomandosi come tecnico dei servizi alberghieri. È però a Torino che nel 1992 apre la sua prima pizzeria insieme a un grande pizzaiolo vibonese Domenico Parisi, grande maestro di una famiglia di pizzaioli da generazioni. Ed è soprattutto da lui che riceverà l’impulso a perfezionare sempre di più la sua tecnica e le sue capacità, per altro comunque innate, che gli consentiranno di aprire nel 1995 e nel 1996 altre due pizzerie, sempre a Torino.

Successivamente, dopo una breve parentesi nella sua amata Calabria, decide di intraprendere un nuovo percorso, questa volta lontano da tutto e, nel 2016, si trasferisce in Canada, un altro mondo con abitudini e lingua diversa ma anche con tantissimi connazionali.

Nel 2019 apre il suo primo ristorante, La Bella Italia Ristorante Pizzeria a Maple, a cui farà seguito un’altra location nelle sale dell’ex Pizzeria Camarra, storico locale torontino. Dall’esperienza torinese, oltre alla classica pizza napoletana, gli è sempre rimasta nel sangue una pizza molto particolare, molti non la conosceranno, i più non l’avranno mai nemmeno sentita nominare ma per i torinesi, la vera pizza è solo lei: la pizza al padellino (o al tegamino). Morbida, soffice, ma con un fondo croccante e bordi quasi “fritti”, la pizza al padellino è una specialità che potrete gustare solo nel capoluogo sabaudo. Una pizza cotta in appositi padellini di alluminio di circa 20 centimetri di diametro, morbida, soffice, un tempo servita in locali alla buona e senza velleità alcuna, che ricordavano da vicino le vecchie farinaterie e le sciamadde liguri.

img 3669Difficile da trovare in altre parti d’Italia, la pizza al tegamino (o padellino) è ormai un classico della città di Torino. La pizza al tegamino è più alta rispetto alla classica pizza napoletana, cotta al forno in un padellino di alluminio oliato (ma non troppo), per impedire che la pasta si attacchi durante la cottura.Solitamente di forma rotonda con un caratteristico impasto soffice, la pizza al tegamino ha i bordi più croccanti rispetto alla pizza normale. Si può dire che sia un incrocio tra una pizza napoletana classica e una focaccia, servita nei locali storici di Torino dove sfornano pizza al padellino e farinata da anni assai lontani.

La pizza che ci presenta oggi il nostro Chef pizzaiolo Giorgio è la sua ‘’Pizza Nerazzurra’’, dedicata alla Società calcistica F.C. Internazionale di Milano, capolista e dominatrice del Campionato di Serie A di quest’anno e prossima alla seconda stella, realizzata con salsa di pomodori pelati DOP, fiordilatte, basilico e coloranti naturali nero e azzurro.

Ed ecco la sua ricetta per un impasto di pizza che potete anche fare a casa: *dosi per 10 panetti da 270 grammi, con lievitazione 24 ore per infornare alle ore 21 – 1 litro di acqua fredda; 45 g di sale Marino ( non iodato);1,8  g di lievito fresco di birra (o del lievito secco se non avete quello fresco); 1,6- 1,7 kg di farina; 25 g colorante spirulina blu (estratto da alghe marine), 25 g colorante nero (estratto dal carbone vegetale).

L’acqua deve essere a temperatura ambiente per stimolare il lievito senza ucciderlo, il sale è artigianale e marino, assolutamente non iodato, che lo rendono perfetto per la pizza grazie alla presenza del magnesio che rinforza la maglia glutinica. La presenza minimale di lievito fa sì che l’impasto si sviluppi lentamente, dandogli la caratteristica di alta digeribilità.

*Procedimento – la sera precedente: 1) Versate 1 lt di acqua in una grande ciotola, sciogliete il lievito, metà farina,  inserite il sale; 2) Mescolate fino a ottenere una densa crema; 3) Aggiungete la restante farina poco alla volta, evitate di creare palline di farine e, quindi, in ultimo, i 2 coloranti nero e blu, avendo cura di separare, precedentemente, i composti in due masse. Ponetele quindi in frigo in contenitori provvisti di coperchi chiusi ermeticamente.

Dopo 12 Ore: estraete le masse dal frigo, rovesciatele sul banco leggermente infarinato e procedete allo staglio (ossia porzionatura) dei panetti: ogni panetto dovrà pesare 270 gr. Metteteli coperti in una cassetta o contenitore.

La sera verso le ore 21: stendeteli, allargando il disco partendo dal centro, e, in questo caso, divideteli a metà per poi unirli a quelli dell’altro colore per formare la pizza nerazzurra. Infine aggiungete i condimenti, il pomodoro, la mozzarella e il basilico, formando una sorta di tricolore italiano e infornate a 450-475°gradi.




Lo Chef Alex Ziccarelli, Direttore ICC World News e i suoi tortelli di ricotta ai funghi porcini con tartufo nero

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typoramaOggi presentiamo lo Chef Alex Ziccarelli, Direttore dell’Italian Culinary Consortium – ICC World News e Head Chef del Ristorante La Bella Italia di Maple nei pressi di Toronto, in Ontario.

Classe 1961, cosentino di nascita, studi classici e in seguito universitari a Napoli, abbandonati forzatamente dopo un evento tragico familiare a tre quarti del percorso. La passione per la cucina lo porta, anche per necessità, a cambiare strada e a frequentare il primo corso di cucina nel 1984 sempre a Napoli, dove si perfeziona soprattutto nella cucina di pesce oltre a quella della cucina regionale di tradizione, culminata poi con la particolare ricerca delle ricette antiche, dei prodotti autentici, di nicchia e dei sapori di una volta. Restio da sempre ai compromessi sui piatti italiani classici fondamentali.

Un particolare ringraziamento va al Prof. Renato Bedini, grande esperto di cucina e cultura napoletana oltre che riconosciuto playboy partenopeo.

img 3170Dopo varie esperienze in Italia e, soprattutto ovviamente a Napoli, decide di partire per il Nordamerica e si ferma a Toronto dove apre nel tempo due attività nel campo della ristorazione e della pasticceria all’ingrosso, oltre a una importazione di prodotti dall’Italia, dall’Europa e dal Sudamerica. Ritorna dopo un periodo di otto anni alla professione di cuoco assumendo diversi impegni in svariati e noti ristoranti sia a Toronto che a Woodbridge, dove fra questi ama ricordare gli anni trascorsi nell’apertura e nella conduzione della cucina del Ristorante Spaccanapoli in Woodbridge, di proprietà di Tanya Levato e dei fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo, unico locale di cucina tradizionale, popolare e di pesce napoletana.

Dopo altre esperienze in altri 8 ristoranti, attualmente, come già menzionato, ricopre il ruolo di Head Chef al Ristorante La Bella Italia di Maple dopo aver ricoperto lo stesso ruolo nella seconda location dello stesso ristorante a Toronto, che recentemente è stata venduta.

In possesso di varie certificazioni e diplomi come cuoco sia italiane che canadesi nonché membro di diverse Associazioni di categoria italiane, americane e canadesi, attualmente, come già detto, ha ricevuto la carica di Direttore dell’Italian Culinary Consortium – ICC World News facente parte  dell’Italian Culinary Consortium  – ICC fondata da Carmelo Carnevale a Londra, UK.

Di passione in passione, è anche membro dell’Agenzia Stampa americana USPA, dell’Associazione Stampa Italo-Brasiliana – ASIB, affiliata alla Federazione Nazionale Stampa Italiana – FNSI e partecipa ogni settimana a una trasmissione in radio (CHIN Radio Tv International) con interventi squisitamente culinari, replicati poi su RADIO ITALIA Oltre Confine (radioitaliaoc.com), oltre naturalmente a curare gli articoli personali e dei vari cuochi dell’ICC Canada, dell’ICC Italia e di tutte le Delegazioni in giro per il mondo, pubblicati settimanalmente sul Corriere Canadese di Toronto, su Fatti Nostri, sul Cittadino Canadese di Montreal, su La Gazzetta Italo-Brasiliana di Rio de Janeiro, su ItaloBlogger di Zurigo in Svizzera, sulla Voce d’Italia di Mendoza in Argentina, su Fornelli d’Italia e, periodicamente, anche su altre riviste italiane enogastronomiche.

*Ed ecco la ricetta del nostro Chef Alex Ziccarelli, i tortelli di ricotta con funghi porcini e tartufo nero.

Ingredienti per 4 persone: 400 gr di farina, 1 uovo intero, 1 bicchiere di acqua, 400 gr di ricotta, 60 gr di Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi grattugiato, prezzemolo tritato q.b., sale q.b., 500 gr di funghi porcini, 2 spicchi d’aglio, 1 bicchiere di vino, tartufo nero q.b., olio extravergine d’oliva q.b., semola di grano duro q.b.

Procedimento: per prima cosa preparate la sfoglia per i tortelli, prendete una spianatoia e disponetevi la farina formando la classica fontana con un incavo al centro. Mettete un uovo sgusciato e intero al centro, quindi aggiungete un pizzico di sale e un bicchiere di acqua. Impastate inizialmente delicatamente per evitare di far fuoriuscire tutta l’acqua e l’uovo e per farli incorporare gradualmente nella farina.

Una volta incorporati gli ingredienti, cominciate a impastare in maniera più vigorosa in modo da ottenere un impasto molto più elastico. Ottenuta la giusta consistenza, con l’impasto ottenuto formate una palla che coprirete completamente in una pellicola trasparente lasciandola riposare in frigo per almeno mezz’ora.

Nel frattempo passate alla preparazione del ripieno. Prendete una ciotola e mettete all’interno la ricotta setacciata (per fare un esempio facile, potete usare uno schiacciapatate). Quindi aggiungete un pizzico di sale, il parmigiano reggiano grattugiato e il prezzemolo tritato finemente (se vi piace potete grattugiare nel composto anche un po’ di noce moscata). Mescolate e amalgamate per bene tutti gli ingredienti.

A questo punto prendete la pasta dal frigo, togliete la pellicola trasparente e su una spianatoia infarinata preparate una sfoglia di circa 1 mm di spessore. Disponetevi sopra, aiutandovi con un sac a poche o con un cucchiaio, un po’ di composto di ricotta a circa 6-7 cm di distanza l’uno dall’altro. Poi tagliate dei rettangoli intorno a queste porzioni di ripieno utilizzando un coltello. Piegate a quadrato, fate aderire per bene i bordi premendo con le dita e infine ripassate il bordo con una rotella dentata in modo da aumentare l’adesione della pasta ai bordi.

Una volta pronti i tortelli, disponeteli in un vassoio avendo cura di spolverarli con della semola di grano duro in modo da non farli attaccare tra di loro mantenendoli anche asciutti. Infine eccoci alla preparazione del condimento ai funghi porcini. Prendete i funghi, togliete la parte bassa e dura del gambo e puliteli delicatamente in modo da eliminare la terra e altre impurità. Poi strofinateli con un panno ancora delicatamente e tagliateli a tocchetti di dimensioni varie. Prendete quindi una padella, aggiungetevi un filo d’olio extravergine di oliva, uno spicchio d’aglio tritato e i tocchetti di funghi. Fate trifolare i funghi per bene per il tempo necessario. Quando saranno ben rosolati sfumate con un bicchiere di vino bianco e lasciate evaporare. Aggiungete un pizzico di sale e, alla fine della cottura, unite il prezzemolo tritato finemente.

Nel frattempo mettete a bollire una pentola piena di acqua, salate e poi versatevi i ravioli di ricotta. Una volta cotti non scolateli ma raccoglieteli con un mestolo o un cucchiaio forato (per evitare di rovinarli) e versateli direttamente nella padella calda con il condimento ai funghi. Saltate i tortelli di ricotta per pochi minuti aggiungendo del pepe macinato al momento.

Per terminare aggiungete una grattata di tartufo nero, guarnite a piacimento e servite i tortelli di ricotta ai funghi porcini con tartufo nero ben caldi.




TORONTO – The Chef’s House: cena del Programma culinario italiano Post Diploma del George Brown College

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img 3070Bellissima serata ieri presso The Chef’s House, il ristorante del George Brown College completamente gestito dagli studenti, dove tutti gli intervenuti hanno potuto prendere parte alla cena del Programma di collaborazione Post Diploma e gestione strategica della ristorazione italiana.

Presenti il Dean Rudolf Fischbacher, la  Coordinatrice del Programma Culinario Italiano Post Diploma Filomena Da Costa Teles,  diverse personalità del mondo culinario e non, docenti e studenti e, naturalmente i membri, incluso anche il sottoscritto, presente pure come Direttore dell’Italian Culinary Consortium – ICC World News, insieme ai colleghi del comitato consultivo del programma (PAC), un gruppo selezionato di persone che aiutano il College a realizzare gli obiettivi articolati nel suo piano Vision 2030.

img 3099Un’interessante esperienza denominata Mindful Dining con una competente guida che ha accompagnato tutti gli intervenuti nell’assaporare ogni pietanza e a sorseggiare dall’aperitivo al vino da dessert con la dovuta consapevolezza.

Deliziosi i diversi piatti offerti, veneti, lombardi ed emiliani, realizzati con passione e capacità da oltremodo entusiasti studenti post-laurea in arti culinarie italiane appena tornati dall’Italia, dove hanno lavorato in alcuni dei migliori ristoranti e hotels, ricevendo la dovuta attenzione individuale, una completa formazione e un’esperienza altamente qualificante e stimolante.

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https://www.thechefshouse.com/    Filomena.DaCostaTeles@georgebrown.ca                                            https://www.georgebrown.ca/programs/culinary-arts-italian-program-postgraduate-h411




Franca Bongiorno Roberts, ICC Marketing Manager & Consigliere ICC World e il suo patè di fegatini alla toscana

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jkklOggi presentiamo Franca Bongiorno Roberts, patroness del Ristorante Lizzie’s Cucina di Londra, U.K. e Manager del Marketing dell’Italian Culinary Consortium oltre che Consigliere di ICC World. Di origine siciliana, nata a Londra da genitori provenienti dalla provincia di Agrigento, più precisamente da Casteltermini, un piccolo comune dell’entroterra agrigentino da cui partirono i suoi genitori, Carmelo e Maria Bongiorno, più di mezzo secolo fa. Gli iniziali  studi della patroness Franca alla scuola di recitazione fanno modo che la sua carriera inizia come attrice, anche se con poche ma comunque entusiasmanti parti di  collaborazione con cortometraggi, video musicali ma anche capolavori come ‘’Eyes wide shut’’, un grande film firmato dal regista Stanley Kubrick. La nostra Franca ha dedicato la sua vita ad aiutare la comunità italiana, organizzando eventi di beneficenza, aiutando in ogni modo la sua propria comunità, anche con il supporto delle piattaforme dei social media. Anni fa ha fondato un gruppo Facebook chiamato Growing Up Italian nel Regno Unito, avente come scopo quello di preservare la cultura italiana e portare alla luce eventi e ricordi tra le persone di origine italiana. Oggi questo gruppo ha più di 25.000 membri, di cui 13.000 attivi giornalmente e ha a lungo dibattuto sulla difficoltà di procurarsi prodotti italiani autentici e adeguatamente finanziati,  iniziando così a formulare, per il futuro, un piano per una operativa possibile fattibilità. Poco più di 3 anni fa, cenando  all’Osteria Romana, un ristorante italiano di Londra, rimase colpita dall’eccellenza e dalla unicità dei piatti proposti. Parlando, poi, con  l’Executive Chef Carmelo Carnevale ebbe modo di sapere che lo Chef Carmelo era un professionista rinomato e rispettato nella comunità italiana ed era anche il ​​Presidente della più grande associazione di Chef italiani nel Regno Unito.

img 2791Suo marito, inoltre, è un medico e lei stessa si occupa di assistenza sanitaria praticamente da vent’anni, attraverso la quale ha avuto l’opportunità di conoscere la straordinaria quantità di ricerche, oltremodo valide, che dimostrano che la dieta mediterranea è, senza dubbio, la cucina più sana che si possa avere. Da questa convinzione  che ha avuto modo di condividere con lo Chef Carmelo, manifestandogli il suo interesse nel trovare autentici prodotti italiani e nel promuovere la dieta mediterranea, vista anche la sua notevole esperienza in diverse cucine ma, soprattutto, con la comune  passione per la cucina mediterranea, ha avuto origine, grazie in particolar modo al genio culinario, appunto, dello Chef Carmelo e della sua conoscenza dei benefici per la salute, ha avuto inizio il progetto ChefMéd, con un piano abbastanza preciso e con tre elementi esclusivi da utilizzare molto importanti: ​1) cibi e bevande solo mediterranei autentici e ricchi di risorse, 2) eccezionali ricette ed esperienze mediterranee ideate dallo Chef Carmelo, 3) prodotti e ricette che massimizzano, in ogni circostanza, i benefici per la salute della dieta mediterranea. Esistono numerosi studi medici autentici e riconosciuti riguardanti la dieta mediterranea e tutti dimostrano in modo conclusivo che la dieta mediterranea ha un effetto positivo sul rischio cardiovascolare e che seguire questa dieta fornisce protezione da una serie di malattie gravi. Ricordiamo che oggi Carmelo Carnevale è il Presidente dell’ICC, l’Italian Culinary Consortium, nata a Londra, e che vanta professionisti iscritti e Delegazioni dal Nordamerica all’Australia ed è, soprattutto, anche lui, oltre che siciliano, un grande Maestro della Ristorazione Italiana ed un vero esperto di dieta mediterranea, incaricandosi ogni giorno a sostenere la natura autentica della cucina italiana, progettando, cucinando e assaggiando ricette, piatti e prodotti.  Inoltre, dall’inizio,  progetto della nostra Franca ha la possibilità di disporre di un team di medici di tutto rispetto, tra cui medici di base, cardiologi e gastroenterologi, per supportare e anche concordare le varie informazioni sui benefici della dieta mediterranea per la salute. Negli ultimi 3 anni la nostra  Franca e lo Chef Carmelo Carmelo hanno anche aperto il loro nuovo gioiello: Lizzie’s Cucina, un autentico ristorante italiano nel nord di Londra, un’attività che già sta riscontrando un grande successo e che è presente nelle migliori guide gastronomiche britanniche, raccomandato per 2 anni consecutivi da Tripadvisor come uno dei migliori ristoranti consigliati al mondo e sempre tra i primi 30 migliori ristoranti di Londra. Lizzie’s Cucina è  stata anche premiata con la prima rosetta AA per 2 anni consecutivi e con il premio della Camera di Commercio dell’Ospitalità Italiana. La nostra Franca è un vulcano di idee e di passione, dimostrando di avere delle doti uniche trasmesse dalla Mamma Maria e dal training culinario dello Chef Carmelo Carnevale che ha anche sviluppato il menu del ristorante, tipicamente italiano tradizionale e, allo stesso tempo, dedicato al palato londinese, grazie soprattutto all’ispirazione sui piatti più richiesti derivata dalla figlia della nostra Franca, Elizabeth, da cui prende nome il ristorante Lizzie’s Cucina, dedicandole il menù speciale del pranzo, includendo ad esempio la parmigiana di melanzane alla siciliana, la pasta alla Norma, la cotoletta alla Milanese e misticanze, gli gnocchi al gorgonzola, le tagliatelle alla bolognese, il tiramisù, la panna cotta e tante altre pietanze, sempre avendo cura della stagionalità del prodotti, ed esclusivamente facenti parte della dieta mediterranea.

*Ed ecco un piatto preparato dalla nostra Franca Bongiorno Roberts e che viene proposto spesso agli ospiti di Lizzie’s Cucina, il patè di fegatini alla toscana.

Ingredienti: 500 g di fegatini di pollo, 80 g salsiccia fresca toscana, 50 g di capperi sott’aceto, 2 cipolle rosse, 3 foglie di salvia, rosmarino q.b., 50 ml di vin santo, 150 ml vino rosso preferibilmente Chianti, 50 g di olio extravergine d’oliva, 30 g di acciughe, 50 g di burro, pepe e sale q.b.

Preparazione: affettate finemente la cipolla, ponetela in una casseruola assieme all’olio e alla salsiccia priva dal budello e sbriciolata e fate rosolare il tutto a fuoco lento per circa 10 minuti, fino a che la cipolla non sarà diventata trasparente. Nel frattempo sciacquate i fegatini di pollo sotto l’acqua corrente, se necessario rimuovete i residui delle vescichette, delle macchie verdastre, divideteli in quattro parti e poneteli nella casseruola; unitevi anche i capperi sgocciolati e la salvia ed il rosmarino sminuzzati e  lasciate rosolare per una decina di minuti, quindi aggiungete il vin santo e fate evaporare. A questo punto iniziate a versare il vino rosso e continuate la cottura a fuoco dolce ancora per 15 minuti, la salsa dovrà risultare molto densa e corposa, quasi un paté, ed il vino del tutto evaporato. Trascorso questo tempo trasferite il composto su di un ampio tagliere e tritate grossolanamente con la mezzaluna o, se proprio non potete fare a meno di utilizzare il mixer, fate attenzione a frullare pochissimo. A questo punto rimettete i fegatini nella casseruola e nuovamente sul fuoco e aggiungete le acciughe e il burro, abbondante pepe macinato al momento e salate solo se necessario. Mescolate bene mantecando il paté ed infine mettetelo a riposare una notte in frigorifero e servitelo il giorno dopo con dei crostini di pane, guarnendo a piacimento.

 

 

 




Lo Chef Michele Picciallo e ‘’U’ Ruccl di San Giuseppe’’, dedicato al ricordo di suo fratello Franco (VIDEO)

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img 2836Oggi presentiamo lo Chef Michele Picciallo di Gravina in Puglia in provincia di Bari, ritornato in Italia dopo aver speso molti anni della sua vita in Germania con la sua famiglia, nella zona di Colonia, per 24 anni. Ha avuto, insieme ai suoi fratelli, un ristorante a Dunnwald nei pressi di Leverkusen e poi, come spesso accade, decise di rientrare a casa nella sua amata Puglia. Dopo aver inizialmente prestato la sua opera in diversi ristoranti in Emilia-Romagna, a Livigno e su al Passo del Tonale, oggi è Responsabile Chef di un’azienda agricola con annesso agriturismo che si occupa, oltre all’attività di produzione ortofrutticola e all’allevamento specialmente di ovini, anche di ristorazione con prodotti a km zero, provenienti dalla stessa azienda, la Masseria Sant’Angelo di Gravina in Puglia, di proprietà di Giovanni Marchetti.

*Ed ecco la ricetta del nostro Chef Michele Picciallo, la focaccia di San Giuseppe, altrimenti detta a Gravina in Puglia, ‘’u’ ruccl’’, dedicata alla memoria di suo fratello Franco venuto a mancare poco più di due anni fa.

La  tradizione è la cultura  di Gravina in Puglia e il 19 Marzo non puo’ mancare ‘’U Ruccl (ruccolo) la Focaccia di San Giuseppe’’, con prodotti tipici del territorio e materie prime a km. 0.

typoramaSi puo’ fare con 2 impasti diversi :

1- con una semola rimacinata Bio

Senatore Cappelli, impasto con lievito madre come una volta .     2- oppure con una farina 00 debole impastata con una Verdeca di Gravina dolce, olio evo e sale.

*Ingredienti: farina 500 gr, vino bianco secco 250 gr, zucchero 50 gr, sale 1 pizzico, olio extravergine d’oliva 50 ml, cipolle sponsali 1.5 kg, uva sultanina 500 gr, acciughe 250 gr, olive nere denocciolate 300 gr.

**Procedimento: pulite le cipolle e tagliatele a listarelle, quindi prendete una pentola capiente e mettetevi un filo d’olio evo e, non appena è caldo  aggiungete le cipolle con un pizzico di sale e fatelo andare a fuoco moderato. Le cipolle non devono soffriggere ma stufare e, quindi, per far uscire i loro liquidi  ci vorranno circa 30 minuti.

img 2827Dopodiché fate raffreddare il composto. Ora preparate la sfoglia: mettete su una spianatoia   la farina e riscaldate il vino che non dovrà essere bollente ma tiepido, quindi aggiungete alla farina il sale, lo zucchero, l’olio evo e infine pian piano il vino tiepido. L’impasto dovrà essere liscio ed omogeneo; fatto questo fatelo riposare per 30 minuti.

Quindi  date forma con il mattarello alla  sfoglia e lo spessore dovrà avere circa 5 millimetri. A questo punto adagiatevi le cipolle private del loro liquido e aggiungete l’uvetta, le acciughe e le olive nere. Adesso arrotolatelo come un cannolo, dategli una forma a girandola e ponetelo in una teglia unta con un po’ di olio, ungendo ancora la superficie esterna dell’impasto per evitare che si secchi e al tempo lo insaporisca in cottura. Infornate a 170 gradi C per 60 minuti.

Questa ricetta viene preparata secondo la tradizione il giorno di S. Giuseppe che rappresenta la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Di soiito si accendono dei falò con degli arbusti e rami d’ulivo intorno ai quali si improvvisano dei balli al suono di musica e canzoni popolari locali, donando vino e frittelle a tutti i convenuti. Infine il Santo viene portato in processione lungo le vie del paese dell’anonima confraternita dei falegnami.