Lo Chef Andrea Di Stefano, Ambasciatore ICC per l’Australia e le sue tre tonalità di barbabietola

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typoramaOggi vi presentiamo lo Chef Andrea di Stefano, recentemente nominato Ambasciatore dell’Italian Culinary Consortium – ICC per l’Australia dallo Chef e Presidente ICC Carmelo Carnevale. Classe 1990, catanese, inizia il suo viaggio culinario all’età di 12 anni nella gastronomia, panificio e pizzeria di famiglia. Ovviamente e, manco a dirlo, naturalmente, crescendo accanto a tre fratelli più grandi e un gemello, tutti profondamente coinvolti nell’industria alimentare,  sviluppa una passione per la cucina fin da giovane. E mentre continuava, come ogni giorno, a lavorare nell’azienda di famiglia, ha la possibilità di conseguire il diploma di cucina all’Alberghiero della sua città, dove ha avuto l’opportunità di affinare le sue già innate abilità e coltivare il suo palato particolarmente gratificato dalle diverse specificità e sapori della cucina italiana.

La sua formazione culinaria, come spesso capita nelle famiglie dedite ad attività nel campo della ristorazione, è stata arricchita dalla collaborazione con sua  madre nella gastronomia  familiare. Ed è lì che carpisce i preziosi e tramandati segreti della propria casa, le abilità tradizionali e l’importanza di un tocco personale in ogni piatto.

Il sostegno materno e la sua esperienza hanno influenzato profondamente il suo approccio alla cucina, aggiungendo profondità e autenticità alle sue creazioni culinarie. Dopo aver completato il diploma capisce che è il momento di cercare nuove sfide e di fare nuove esperienze e così inizia con dei lavori stagionali prima in Italia e poi si trasferisce a Londra nel 2014. Nella vivace scena culinaria di Londra si fa strada da commis a junior sous chef in ristoranti e hotel di lusso, che, senza dubbio, hanno avuto la possibilità di ampliare i suoi orizzonti culinari e consolidare la sua crescente reputazione di chef esperto e innovativo.

img 2356Nel 2019 decide che è giunto il momento di intraprendere nuove esperienze oltreoceano e si trasferisce  in Australia. Da allora ha l’ardire di affermare di aver lasciato il suo talentuoso segno come head chef e sous chef in diverse e  rinomate strutture. È noto, soprattutto, per la sua passione, efficienza e capacità di lavorare professionalmente in ambienti frenetici, contribuendo all’eccellenza culinaria di ogni struttura dove presta la sua opera, eseguendo sempre piatti con cura e attenzione ai dettagli, non venendo meno di onorare e di seguire, allo stesso tempo, le tradizioni immortali della cucina italiana. Sono ormai 5 anni che vive e lavora a Sydney ed in questo momento presta la sua opera come Sous Chef da Matteo Italian restaurant, senza dimenticare la sua precedente e formativa esperienza  come Sous Chef all’Onyx Fine Dining Restaurant dell’hotel Crowne Plaza. Per ritornare ai suoi passati impegni lavorativi londinesi, vale la pena menzionare la STK Steakhouse, Me London, Rextail Bar & Grill,  Novikov, Estiatorio Milos Luxury Greek Restaurant,  Corinthia hotel ed infine Onima dove ha anche avuto l’onore e il piacere di lavorare con il Presidente Carmelo Carnevale, ricoprendo la posizione di junior Sous Chef.

Ed ecco una delle tante ricette innovative del nostro Chef Andrea Di Stefano: tre sfumature di barbabietola.

*Ingredienti: per le Chips di barbabietola rossa: 450 gr purea di barbabietola rossa affumicata, 390 g di farina di tapioca, 7 g di sale. -Per l’aceto di riso per i sottaceti: 200 ml di aceto con 100 gr di zucchero (portare ad ebollizione e raffreddare). –

Per la gelatina di barbabietola dorata: 350 gr purea di barbabietola dorata affumicata, 10 gr di agar-agar, 50 gr aceto di riso marinato, 2 teste sottaceto di barbabietola rossa, 300 gr di formaggio caprino, 100 ml di crema, 1 foglio di gelatina, macadamia affumicata tritata.

*Procedimento: affumicate le barbabietole nel forno josper a bassa temperatura; una volta cotte fate una purea fine e unirla alla farina di tapioca e aggiustate di sale. Una volta pronto l’impasto dividetelo in poche buste grandi sottovuoto e dopo, con il mattarello, fate uno strato sottile e sigillate le buste, sempre sottovuoto. Per ultimo, mettete i sacchetti in una teglia a vapore e cuoceteli a 75 C per 45 minuti; una volta pronti togliete il contenuto dai sacchetti ed essiccatelo per 4-5 ore a 45 C, o finché non saranno ben asciutti e croccanti. Infine friggetene un pezzettino per provare se gonfia e diventa come una patatina, e, nel caso, sarà pronto. Nel frattempo portate ad ebollizione l’aceto di riso e mettetelo da parte in frigo. – Per la gelatina di barbabietola dorata: cuocete la barbabietola dorata insieme a quella rossa. Una volta pronte preparate una purea fine e unitela agli altri ingredienti. Mettete il tutto in una pentola, portate ad ebollizione e poi, per ultimo, versate il composto nello stampo in silicone e modellate le forme che più vi piacciono, a quadrato, a tondo, ecc. e lasciate raffreddare in frigo. –

Per la barbabietola rossa in salamoia: affettate molto sottilmente le barbabietole con la mandolina e ponetele in un contenitore da asporto riempito con l’aceto di riso, mettetele sottovuoto 3 volte senza coperchio nella macchina per sottovuoto e tenetele da parte. –

Per la schiuma di formaggio caprino: tagliate il formaggio caprino a pezzetti, attendete che la panna inizi a bollire e aggiungetela nella pentola. Quando il tutto sarà completamente sciolto aggiungete la gelatina e trasferitelo nel sifone con 2 cariche. Una volta che avrete tutti gli ingredienti pronti potete iniziare a costruire e impiattare le vostre tre tonalità di barbabietola rossa.




Lo Chef Alessandro Fiacco e i suoi tagliolini all’aglio nero con gambero rosso di Sicilia e stracciata di bufala

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img 2434Oggi presentiamo in esclusiva su Fatti Nostri, nell’ambito di questa nuova iniziativa editoriale e culinaria denominata ‘’L’arte in cucina tra tradizione e innovazione’’, lo Chef Alessandro Fiacco, trentasettenne, ciociaro e nato con una passione innata per la cucina.

Il suo percorso inizia prestissimo, addirittura quando ancora era piccolo e, ovviamente, non abbastanza alto per poter arrivare ai fornelli, che comunque raggiungeva aiutandosi con uno sgabello, nel tentativo di riprodurre le ricette di casa per se stesso e per la sua famiglia.

Sapori, odori e ingredienti genuini che lo hanno catturato fino a far diventare una passione la sua professione.

Del resto basta chiedere a chiunque lo conosca, non solo ai parenti e agli amici d’infanzia, per sentirsi rispondere che il suo posto è da sempre la cucina.

Il suo motto, ormai arcinoto visto che vanta più di 70000 followers su Instagram, è  ‘’a sentimento’’.

img 2435Dalla cucina di casa all’Istituto Professionale Alberghiero il passo è breve e anche scontato e subito dopo entra nel mondo del lavoro.

La sua prima esperienza, come aiuto cuoco, è a soli 16 anni in Trentino Alto Adige, a Folgaria per la relativa stagione, finita la quale si sposta a Savona, in un ristorante sul mare della Liguria.

Anni di formazione molto intensi e di sempre più convinto ed entusiasta impegno, trascorsi i quali ritorna nella sua regione di origine per affinare le sue capacità presso strutture alberghiere di lusso.

Dapprima a Fiuggi, dove incontra i suoi attuali datori di lavoro e coloro che sono ancora i più stretti collaboratori, compagni di lavoro e grandi amici, e, successivamente, a Roma, dove ha l’opportunità di lavorare per diversi anni in un Hotel 4 Stelle Superior e di collaborare con numerosi ristoranti sia romani che ciociari. Nel 2018 incomincia una nuova avventura al Singer Palace Hotel 5 Stelle a Roma, di cui tuttora è l’Executive Chef.

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Ed ecco una delle tantissime ricette del nostro Chef Alessandro Fiacco, i tagliolini  all’aglio nero, gambero rosso di Sicilia e stracciata di bufala.

*Ingredienti   

110 gr di tagliolini all’uovo

100 gr di gamberi rossi sgusciati

3 spicchi di aglio nero

100 grammi di latte.

100 grammi di stracciata di bufala

Sale q.b.

Olio evo q.b

*Procedimento   

Fate bollire il latte con l’aglio nero sgusciato per circa 5 minuti e poi frullate il tutto con un goccio di olio e sale. Sgusciate i gamberi e tagliateli a tartare. Cuocete i tagliolini, mantecateli con la crema all’aglio nero e una volta impiattati ponetevi sopra i gamberi crudi e la stracciata di bufala.

https://www.alessandrofiacco.com/




NAPOLI – Villa Domi, evento di beneficenza per i bambini oncologici

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img 2300Grandissimo successo, come era prevedibile, della cena benefica ‘’Stelle e Padelle’’,  finalizzata a donare ai bambini oncologici una speranza in più, attraverso la ricerca, il gemellaggio di Chefs della Campania e del Piemonte, insieme ai colleghi di altre regioni d’Italia e dall’Estero, che ha avuto luogo lo scorso 4 Marzo presso le sale della fantastica Villa Domi, Salita Scudillo 19, nella zona dei Colli Aminei del capoluogo partenopeo, una villa settecentesca dove si respira la tradizione, mista al fascino degli arredi e dello stile classico dell’epoca, con una vista unica sul meraviglioso golfo di Napoli, circondata da giardini lussureggianti e panoramicissimi, di proprietà del notissimo Sig. Domenico Contessa, un gentiluomo di notevole spessore e di animo generosissimo.

All’evento che ha avuto l’instancabile impegno e anima organizzativa dello Chef Antonio Arfè, Vice Presidente Vicario ICC e Presidente ICC Italia, hanno partecipato 150 persone, di cui circa 40 provenienti dal Piemonte, dal Regno Unito, capitanata dal Presidente ICC Carmelo Carnevale, dalla Romania, dalla Danimarca, da Milano, da Roma, dalla Sicilia e, naturalmente, da Napoli e dintorni. Questa prima Kermesse ha visto partorire  l’unione professionale tra la Campania e il Piemonte con un menù composto da una alternanza di piatti tipici dei due territori.

L’inizio è stato dato da un’entrée tipicamente locale a base di street food napoletano preparata dal Maestro Luigi Avallone Presidente Regionale dell’ Italian Culinary Consortium Settore Pasticcieri e dallo Chef  Luigi Barone Presidente Sud Italia dell’Italian Culinary Consortium Settore Cucina, arricchito persino da saporitissimi fritti siciliani, come  arancine e panelle, preparate dal noto cuoco palermitano Nino u’ Ballerino.

A completare l’entrée di benvenuto anche un assaggio del tapulone, piatto tipico di Borgomanero (Novara), che vanta da anni anche la Confraternita del tapulone, presente all’evento, preparato dalla brigata di Stelle e Padelle capitanata dallo Chef Giorgio Perin, servito splendidamente a braccio dall’espertissima brigata di servizio di sala della stessa Villa Domi guidata dalla gentilissima e professionale Sig.ra Barbara. Il tutto accompagnato da calici di Spuma frizzante rosé offerto, come tutto il beverage della serata, dalle Cantine Mediterranee di Vincenzo Napolitano,  affezionatissimo amico e Responsabile del settore vinicolo dell’ICC, sempre disponibile a patrocinare eventi di grande importanza.

img 2191La cena servita ha avuto inizio con un antipasto preparato dallo Chef Luigi Barone, un ‘’lingotto’’ di parmigiana con coulisse di pomodoro e salsa mozzarella, piatto di sapore tipico napoletano con a centro tavola falde di peperoni con bagna cauda.

A seguire i primi, un risotto con gorgonzola e composta di pera e mezze zite alla genovese. Come seconda portata un filetto di maiale cotto a bassa temperatura con nido di friarielli e cipolla caramellata. Dopo una pausa musicale condotta dalla cantante soprano Martina Bortolotti con “O paese d’o sole” e l’esibizione del bravissimo maestro Gennaro De Crescenzo che si è esibito con ‘’Mentecuore’’, ‘’Luna Rossa’’ e ‘’Quantu tiempe c’è vò’’, che ha coinvolto tutti i presenti, si è passato al bonet, dolce tipico della tradizione piemontese, elaborato da Ferdinando Moia, Patron Chef del ristorante Paleosette e dalla Chef Pasticciera Valentina Pighi del ristorante L’Approdo (Armeno in Piemonte). Seguito dal buffet di mignon tipici napoletani e cioccolatini gourmet il momento dei ringraziamenti delle personalità presenti: il Sindaco di Borgomanero Sergio Bossi, insieme ad una rappresentanza della sua giunta comunale, il presidente dell’Ankos e i vari presidenti della Confcommercio di Novara e Borgomanero, la Confraternita del tapulon, Il Consigliere del Comune di Napoli Sig.ra Iris Savastano, il Prof. Gennaro D’Amato, la Fondazione Santobono Pausillipon, il Dott. Gianni Ambrosino, Direttore Editoriale  di Canale 21, che ha ritirato il riconoscimento in vece del bravissimo e simpaticissimo giornalista sportivo Peppe Iannicelli assente per impegni inderogabili e, non ultimo naturalmente, il Patron di Villa Domi, il Sig. Domenico Contessa. I dovuti ringraziamenti sono andati anche ai giornalisti Teresa Lucianelli per la sua faticosa dedizione a questo evento, al giornalista Peppe Iannicelli e al giornalista Armando Giuseppe Mandile, autore di tanti articoli pubblicati sulle più importanti testate giornalistiche campane. Un pensiero di grande gratitudine ai fotografi Umberto Rei e Flavia Giunto dell’emittente Canale 21 che ha ripreso le fasi salienti dell’evento.

img 2192Ringraziamenti doverosi infine, misti a grande gratitudine e apprezzamento per la generosa partecipazione, a tutti gli sponsors che hanno supportato e reso possibile  questa magnifica serata: I Cozzolino, il Caseificio Ruocco, DAC dove c’è ristorazione, le Cantine Mediterranee, HO.RE.CA Pascarella, Langella specialità alimentari, Valentì Positano. Un caloroso applauso per la preparazione dell’eccellente buffet finale di pasticceria mignon e cioccolatini gourmet ai grandi professionisti pasticcieri: il già menzionato Luigi Avallone, Presidente ICC regionale Settore Pasticcieri, Ugo Mignone, Tesoriere ICC, Giuseppe Ratto, Segretario ICC e Nicola Obliato, Presidente Provinciale ICC. Un attestato  particolare di stima, affetto e ringraziamento a Stelle e Padelle fondato dallo Chef Andrea Cane di Borgomanero, e a 9 Settembre, un’unione di diversi cuochi settantenni che mettono la loro professione a disposizione di soli eventi benefici, coadiuvati dalle autorità e da realtà operative dello stesso territorio, raggiungendo finora la cospicua cifra di circa centodiecimila euro, tutta donata agli aventi bisogno.

Un grande, affettuoso grazie a tutti i partecipanti che hanno reso questo meraviglioso evento particolarmente magico nel dare una luce di speranza ai piccoli angeli del Santobono Pausillipon e un po’ di coraggio a tutti i loro genitori. Un doveroso grazie anche al Maestro di Arte Contemporanea Massimiliano Mastronardi che ha donato il quadro per il sorteggio. Infine la somma raccolta è stata di 5340 euro, donata alla Fondazione Santobono Pausilipon, Dipartimento di Oncoematologia.




Lo Chef Pasticciere Ermenegildo (Gildo) Cimmino e la ricetta del suo cornetto

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typoramaOggi presentiamo lo Chef Pasticciere Ermenegildo Cimmino, detto Gildo, che recentemente è entrato a far parte dell’Italian Culinary Consortium – ICC Canada, Delegazione del Québec. Classe 1958, campano di Torre del Greco, nei pressi di Napoli, il nostro Chef Pasticciere Gildo ci racconta che, da bambino, non appena ritornava a casa da scuola, si recava subito nel laboratorio del pasticciere lì vicino,  gli faceva  fare delle piccole ma, già da questo, cominciava ad essere evidente la sua passione per la pasticceria, dove spendeva molto più tempo che a scuola, tanto che, ad un certo punto, dovette fare la scelta tra imparare un mestiere o continuare a studiare. E la scelta non fu difficile. Da ragazzo ebbe l’opportunità di fare anche altri lavori ma già da allora si notava che la sua vita e la sua passione era rivolta verso la pasticceria.

Ha avuto diverse esperienze lavorative in diversi laboratori della sua città natale, come la pasticceria Tamaro, la  Casolaro, Cannolicchio, Marrazzo ed altre ancora, tra cui quella del maestro Paolo Fulgente e anche a Portici e a Napoli. A 20 anni, dopo il servizio militare a Como, ebbe modo di ritornare dal Maestro Paolo Fulgente ma, avendo un fratello residente a Montreal, decise di intraprendere questa nuova avventura in Canada, nell’81, dove ottenne un posto di lavoro immediatamente  in una pasticceria italiana, la Friulano, a condizione di portare qualche novità: fece le code di aragoste e fu il primo a farle in Canada e, da subito, ebbero molto successo.

img 1967Poi, con il tempo, altri impararono a farle in altre pasticcerie. Avendo sempre in mente di migliorarsi, si iscrisse a l’Institut d’Hôtellerie du Québec, dove seguì un corso di perfezionamento del cioccolato per professionisti e, anche oggi, continua sempre a seguire stage e dimostrazioni all’ Académie du Chocolat de Montréal  (Barry- Callebaut), vantando così diversi diplomi di cioccolateria.

Dopo aver lavorato in molte pasticcerie, ebbe modo di fare altri tipi di esperienze, nei lavori pubblici per la citta di Mont-Royal, un cambiamento drastico, dove divenne anche rappresentante sindacale, per circa dodici anni. Ma la sua passione per la pasticceria ebbe nuovamente il sopravvento  e ritornò alla sua antica occupazione. Si è da circa un anno congedato dal suo ultimo lavoro come pasticciere alla Pâtisserie Bel-Air di Montréal, dove è stato Chef pasticciere per circa 6 anni, durante i quali, l’anno scorso, fu finalista alla coppa del mondo del panettone a Lugano, in Svizzera, una bellissima esperienza, dove ebbe modo di conoscere tanti altri colleghi di tutto il mondo.

Oggigiorno il nostro Chef Pasticciere Gildo è in un momento di pausa, ci dice che è in pensione, anche per riprendersi da un problema di salute che lo ha costretto anticipatamente a fermarsi ma che, fortunatamente, ha superato brillantemente. Nonostante tutto ancora si diverte a fabbricare cioccolato che è una delle sue tante passioni, continuando a fare formazione presso l’Accademia del Cioccolato di Montreal, a volte vengono anche richieste le sue dimostrazioni nelle scuole alberghiere e ha sempre in mente di continuare a partecipare, come tutti gli anni, alla Fête Gourmandes de Lanaudière dando lezioni di svolgimento pratico di ricette di pasticceria italiana.

img 1968E, dopo quest’anno di pausa forzata, ha anche in programma di rifare i suoi panettoni al cioccolato e olio di oliva, una ricetta da lui creata per Mon Olivier, ed anche di contribuire, con i suoi panettoni o il suo cioccolato, a finanziare la fondazione di Sœur Angèle o altre attività filantropiche come Le Philarmonique, una banda musicale locale.

•Ed ecco una delle tante ricette del nostro Chef Pasticciere Gildo Cimmino, tipiche anche della sua zona di provenienza, la ricetta del cornetto.

*Ingredienti: 1 kg. farina tipo manitoba, 6 uova, 400 g. di latte, 300 gr. di burro, 200 gr. di zucchero, 10 gr. di sale, 20 gr. di lievito fresco, una buccia di arancia grattugiata, della vaniglia q.b.

*Procedimento: impastate tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta liscia, lasciando lievitare per circa 1 ora e mezza o fino a quando l’impasto raddoppierà di volume, a temperatura ambiente e avendo cura di coprirlo con uno straccio. Dopodiché abbassate il tutto dando 3 giri  e piegando a 3 con 300 grammi di burro o margarina per sfoglia (meglio, senza dubbio, il burro).

Tipico della tradizione italiana, il cornetto prevede l’uso di uova e tende a essere dolce e aromatizzato; al contrario il croissant non ha uova e possiede un gusto abbastanza neutro, fatta eccezione per il caratteristico sentore di burro. Il tricolore fa sempre scuola quando si tratta di specialità gastronomiche.

La storia stavolta comincia di mattina presto, a colazione, con il fedele compagno di caffè e cappuccino, il cornetto. Le prime tracce della diffusione del cornetto in Italia risalgono al 1683 durante gli scambi commerciali tra la Repubblica di Venezia e Vienna. Sebbene molti sostengano che il croissant francese sia nato prima del cornetto italiano la verità però è un’altra. Il tipico dolce d’oltralpe è ‘’frutto del matrimonio’’ tra Luigi XVI e Maria Antonietta d’Austria avvenuto nel 1770, praticamente un secolo dopo. Lo dimostra il fatto che in Francia il croissant è noto anche con il termine di ‘’viennoiserie’’, che identifica un prodotto da forno lievitato a base di pasta sfoglia, quindi ancora una volta ‘’si parte da Vienna’’.

Il croissant nasce poi ufficialmente addirittura intorno al 1838 con l’apertura della Boulangerie Viennoise di Parigi, mentre il termine lessicale viene introdotto per la prima volta nel ‘’Dictionnaire de la langue française’’ nel 1863. Nel Belpaese l’abilità di maestri fornai e panificatori veneti consentì il perfezionamento della ricetta austriaca in quello che poi venne conosciuto come cornetto.




Napoli. Chef d’Italia e dall’estero a Villa Domi al Charity per i bambini oncologici

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img 1793*Riceviamo da Armando Giuseppe Mandile e pubblichiamo. 

È finalizzato a donare ai bambini oncologici una speranza in più, attraverso la ricerca, il gemellaggio di Chef della Campania e del Piemonte insieme ai colleghi di altre regioni d’Italia e dall’estero.

È un importante obiettivo quello che si prefiggono gli organizzatori della cena di gala in calendario il 4 marzo alle ore ore 20, a Villa Domi (Salita Scudillo 19/A), Napoli, del patron Domenico Contessa, notoriamente schierati a favore delle iniziative solidali.
L’iniziativa vede impegnati ICC Italia – Italian Culinary Consortium – presieduto a livello nazionale dallo chef Antonio Arfè, unitamente a “Stelle & Padelle”, gruppo benefico piemontese, e ICC mondiale, nato a Londra a opera dello chef Carmelo Carnevale, che riunisce gli operatori Ho.Re.Ca. con l’obiettivo di diffondere ad ampio raggio e salvaguardare sul Pianeta la cucina tipica delle regioni dello Stivale.
Aderiscono chef attivi sul territorio nazionale e all’Estero: numerose delegazioni sono in arrivo a Napoli, iniziando da UK, Romania, Danimarca ecc..

img 1785“Tutto è partito da un’esperienza personale alquanto forte, che mi ha fatto sentire impotente dinanzi ad una bambina colpita dal cancro. Confrontandomi con un collega del Piemonte sensibile alla solidarietà, abbiamo deciso di realizzare insieme una cena charity di gala, il cui incasso andrà a sostenere le attività della Fondazione Santobono Pausilipon, Dipartimento di Oncoematologia, per curare questi piccoli angeli” – afferma Antonio Arfè, nell’ICC anche nel ruolo di vicepresidente mondiale, oltre che apprezzato erede di una tradizione familiare in campo gastronomico partenopeo d’eccellenza, che vanta ben 153 anni di esperienza.
“A noi si sono uniti altri colleghi entusiasti; innanzitutto da Arona e Borgomanero, in un gemellaggio operativo con Napoli, a favore dei bambini oncologici, con Giorgio Perin e con Andrea Cane, fondatore di ‘Stelle & Padelle’, cuochi pensionati attivi in campo benefico, con 9 Settembre, Allegra Brigata, LC e Confartigianato Imprese Piemonte Orientale, Amministrazione comunale con Pro Loco e Associazione turistica di Borgomanero, Confraternita del Tapulone, Auto Storiche I Miserabili”.
Impegnati sul fronte, innanzitutto i vari presidenti dell’ICC Italia – chef e maestri pasticcieri – come l’infaticabile Luigi Barone per il Sud Italia, tra le colonne portanti. Per la Campania: Luigi Avallone, insieme al tesoriere Ugo Mignone, segretario Giuseppe Ratto, consigliere Angelo Barbato; per la Provincia di Napoli: Nicola Obliato, tutti fattivamente operativi con le loro aziende; per il Piemonte: Valentina Pighi. Ancora, Ferdinando Moia patron del Paleosette gluten free di Arona con il suo Staff” – continua Arfè.

A condurre la manifestazione sarà la giornalista Teresa Lucianelli, particolarmente attiva in campo solidale con la sua Squadra Insieme per il Territorio. La professionista intervisterà i protagonisti nella cerimonia di consegna delle targhe, insieme al collega Peppe Iannicelli della seguitissima emittente Canale 21, che riprenderà le fasi salienti dell’evento.
Sostengono l’iniziativa, che gode del Patrocinio del Comune di Napoli: Gastronomia Arfè Antica Tradizione Partenopea 1870, Cantine Mediterranee, Mignone Pasticceria Cioccolateria, Giuseppe Ratto Exclusive Collection, F.lli Avallone Caffè, Obliato Pastry Boutique, Horeca Pascarella, Caseificio Ruocco, DAC, Nino u Ballerino, I Cozzolino Frutta e verdura, Bar Di Sarno, Specialità alimentari Langella, Valenti liquori Positano.
Contributi live canori del maestro Gennaro De Crescenzo e di Stefano Artiaco.

Nel menù, le materie prime e la messa in opera sono messe a disposizione gratuitamente dai componenti dell’organizzazione.
Stamme a Napule paisà: Sfiozioserie partenopee, Arancine e Panelle sicule, con Bollicine.
Basta ca cé sta o sole: Lingotto di Parmigiana di melanzane con coulisse di pomodoro e salsa mozzarella; Bagna cauda in finger; Tapulone alla vecchia maniera.
Al contadino non far sapere: Risotto al Gorgonzola con passata di pere.
Pare ro nord ma nun ‘è: Mezza Zita con Genovese.
Chi a rate… a rate… a rate: Maialino CBT con cipolla caramellata e nido di friarielli saltati.
Insieme siamo forti davvero: Bonet della tradizione.
Allerìa simme core cuntente: Trionfo di mignon e torte della tradizione napoletana e degustazione di limoncello; cioccolatini gourmet, gelè e bon bon della Costiera Amalfitana.
Acque minerali.
Bollicine Spuma 66 rosato, Piedirosso Campania IGP, Spumante millesimato extra dry.

Una tela donata dall’artista Massimiliano Mastronardi, raffigurante San Gennaro, sarà sorteggiata durante la cena tra coloro che vorranno tentare la fortuna, oltre ad aggiungere “una goccia in più” nel mare generoso della solidarietà.

 

 




Lo Chef Pizzaiolo Francesco Racco e la sua pizza ‘’Il mio amato Sud’’

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img 1570Oggi presentiamo lo Chef Pizzaiolo Francesco Racco che recentemente è entrato a far parte dell’Italian Culinary Consortium – ICC Canada. Classe 1997, nativo di Locri in provincia di Reggio Calabria ma residente a Siderno, una cittadina nel cuore della Locride, tra Roccella Jonica e Locri, che oggigiorno è una delle località balneari più frequentate dell’Area Metropolitana reggina. Oltretutto è anche un affascinante borgo medievale che si affaccia sul mare con i  suoi 192 m di altezza, con un centro caratterizzato da vicoli e case molto antiche, tra le quali si possono ammirare abitazioni nobili risalenti al Seicento e Settecento, adornate da particolari balconi a botte e portali di pietra ancora intatti. La città è composta dall’antico nucleo posto in collina e denominato Siderno superiore e dalla parte moderna, denominata Siderno Marina, sviluppatasi a ridosso della Costa dei Gelsomini, rinomata zona turistica della costa jonica.

Il nostro Chef Pizzaiolo Francesco Racco inizia la sua carriera in pizzeria nel 2018, quando decide di fare le valigie e partire per un’esperienza lavorativa in Lussemburgo, un paese che gli regala, tra l’altro,   la passione per la pizzeria e il piacere di stendere e infornare le sue prime pizze.

img 1555Dopo qualche anno riceve un’offerta di lavoro in Portogallo da un ristorante italiano abbastanza famoso nella citta’ di Porto: la proposta lo lusinga e decide di intraprendere questa nuova avventura in un paese con un alto grado di turismo che gli porta in dote, soprattutto, una certa manualità visto che il numero di pizze da preparare era 3-4 volte maggiore del solito.

A gennaio del 2023 decide di iscriversi e di frequentare una delle Accademie per pizzaioli più’ importanti del mondo, l’Accademia Nazionale Pizza DOC, che ha la propria sede ufficiale, l’unica a non essere nella Regione Campania, proprio a Siderno, magistralmente guidata, già da qualche anno, dal Maestro Vincenzo Fotia, storico docente dell’Accademia, che ha fortemente voluto nella sua città la sede calabra dell’ente di formazione fondato dal patron Antonio Giaccoli,    estremamente orgoglioso di capitanare questa nuova sede accademica nella sua terra,  dove si è sempre speso per formare giovani e vecchi professionisti del mondo della pizza.

Nata nel 2017, l’Accademia Nazionale Pizza DOC si pone come obiettivo quello di trasmettere l’arte del pizzaiolo grazie ai Maestri del Team Accademia.

Il gruppo docenti, infatti, è formato da professionisti esperti e qualificati del settore, come i Maestri Pizzaioli Piergiorgio Giorilli, Salvatore Lioniello, Vincenzo Capuano, Raffaele Bonetta, Errico Porzio, Vincenzo Fotia, Fabio Di Giovanni, Armando Scalella, Alessandro Della Monica e tanti altri. I corsi sono rivolti soprattutto a chi vuole entrare nel mondo del lavoro del pizzaiolo, a chi è già dentro e vuole perfezionarsi ma anche a semplici appassionati. Ogni corso alterna lezioni pratiche a quelle teoriche.

img 1556Gli istruttori insegnano le tecniche di impasto e di lievitazione, la scelta della farina più adatta per caratterizzare il gusto desiderato, quali sono gli ingredienti principali, come utilizzarli per ogni tipologia di impasto, come condire e farcire. Ed è proprio grazie a questa Accademia e grazie al Maestro Vincenzo Fotia, tra l’altro suo concittadino, che il nostro Chef Pizzaiolo Francesco è riuscito a perfezionarsi e a conoscere il mondo della pizza a 360 gradi.

Nel marzo dello scorso anno decide ancora una volta di partire, stavolta in direzione Canada, dove inizia subito a lavorare in uno dei ristoranti italiani più noti della zona subito a nord di Toronto, Il Gatto e la Volpe di Woodbridge, dove, di passione in passione, sta anche cimentandosi nella creazione di piatti sia di carne che di pesce.

*Ed ecco la fantastica pizza che il nostro Chef Pizzaiolo Francesco Racco ci presenta oggi e che ha battezzato ‘’Il mio amato Sud’’.

Ingredienti dell’impasto: 1kg Farina 00 – 700 ml acqua – 2,5 g lievito di birra – 25 g sale.

•Procedimento: mettete la farina all’interno dell’impastatrice, quindi sbriciolate 2,5 g di lievito di birra, dopodiché fate girare l’impastatrice in modo che il lievito si mescoli bene alla farina. Subito dopo inserite il 60 % dell’acqua tutto in una volta, il resto a filo, poco a poco, a mano a mano che l’impasto lo richiede. Quando vedrete che la maglia glutinica si sarà formata aggiungete 25 g di sale insieme all’ultima goccia d’acqua . Una volta che l’impasto avrà assorbito tutto il sale e vedrete che avrà preso la forma di una ‘’zucca’’, significa che sarà pronto. Ponetelo quindi sul banco e fategli le pieghe di rinforzo ed, infine, mettetelo in ‘’puntata’’ per circa due ore, trascorse le quali, l’impasto sarà diventato più consistente e denso. Posizionatelo sul piano di lavoro e iniziate a stagliarlo in panetti da 270/280 gr, facendoli poi riposare per circa 6 ore. A questo punto i panetti possono andare in maturazione in frigo per circa 24 ore.

•Condimento: su questa pizza il nostro Chef Pizzaiolo Francesco ha voluto utilizzare un ingrediente proveniente da ogni regione del Sud: la burrata che rappresenta la Campania, il tarallo sbriciolato per la Puglia, la ‘nduja che ovviamente rappresenta la sua amata Calabria, i pomodorini di Pachino per la Sicilia ed infine un filo d’olio extravergine d’oliva della zona del Vulture per la Basilicata. Un mix di sapori inconfondibili provenienti da posti meravigliosi e unici per una pizza altrettanto spettacolare ed eccezionale.




Lo Chef Mauro Poddie e la sua “coda alla vaccinara”

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typoramaOggi presentiamo lo Chef Mauro Poddie, Executive Chef presso il Ristorante Caffè Ciampini a Piazza della Trinità dei Monti a Roma, recentemente entrato a far parte dell’Italian Culinary Consortium, fondato dallo Chef  Carmelo Carnevale a Londra, Delegazione ICC del Lazio.

Etimologo, gastronomo e storico della Cucina Romana dal 1984, si occupa della creazione di menù per la ristorazione dal 1990. Valutatore enogastronomico per il Gambero Rosso e successivamente per Eccellenze Italiane dal 2000, ha conseguito, inoltre,  l’Attestazione ALMA nell’agosto 2009 e si occupa, come Chef,  di consulenze per la ristorazione dal 2009. Docente e Responsabile Didattico per il personale di cucina per la ristorazione della Scuola Italiana di Enogastronomia e Management del gruppo “Eat Sardinian” dal 2016 ed anche ideatore in Roma di Corsi di Formazione Personale di Cucina per Ristorazione “in situ” dal 2020. Infine, anche un Master come “Maestro dei Primi Piatti Italiani”.

E ora una piccola intervista con il nostro Chef Mauro Poddie: “Di fronte a voi, proprio lì dove finisce la strada si vede la mia casa”, precisa il nostro Chef, forte della sua appartenenza a un quartiere, il Testaccio, dove le persone si conoscono ancora per nome e il senso del vicinato è riuscito a mantenere intatto l’originario spirito popolare. Nel XX rione di Roma, stretto tra l’Aventino e il Lungotevere, non solo perché lo dicono quelli che ci vivono, ci si sente più romani degli altri, perché è qui che batte “er core” di Roma. Qui,  dalla terrazza del ristorante Consolini, si gode di una bella vista del Testaccio, che spazia dalla sagoma verde del vicino Lungotevere, ai palazzi costruiti agli inizi del Novecento per il ceto operaio, divenuti ben presto prototipi di una nuova concezione di edilizia popolare, fino agli stabili borghesi di Piazza dell’Emporio e Via Marmorata destinati ai gerarchi fascisti.

img 1073Il nostro Chef Mauro Poddie è un uomo che ha tante storie da raccontare, sempre con grande cordialità e una squisita ospitalità. Dalle sue parole trapela la fierezza per il suo pluriennale percorso professionale come tecnico di azienda di pubblico servizio: “Il mio lavoro di ingegnere mi ha insegnato a valorizzare il lavoro di squadra ma anche la tenacia per cercare di rendere prevedibile e risolvibile ogni imprevisto”, ci dice. “Sono felice di aver lasciato un lavoro pesante ma gratificante, mi sento un uomo fortunato”, aggiunge con orgoglio. Da poco pensionato, ha studiato e si è specializzato come Expert in HACCP ed Expert in Gastronomia presso l’ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana fondata da Gualtiero Marchesi. Oggi lo Chef Mauro  coltiva appieno la sua passione per la cucina, particolarmente per quella romana, sviluppatasi nel corso degli anni, di pari passo con il suo lavoro. E’ diventato così Valutatore Enogastronomico presso il Gambero Rosso prima e per Eccellenze Italiane poi. Il suo amore per la cucina però è intimamente legato al Testaccio, il quartiere che oggi è sinonimo della tradizione gastronomica popolare romana. Ci racconta la storia della vecchia Trattoria testaccina portata avanti da sua nonna Augusta. Questa, precisa, era una delle prime osterie ai piedi del Monte Testaccio, il cosiddetto “Monte dei Cocci”, dove si inventavano ricette e si creavano piatti che sono diventati, nel tempo, veri capisaldi della romanità. Gli ingredienti base, gli scarti della macellazione, dalla coda alle interiora, venivano dati come aggiuntivo di paga ai lavoratori del vicino mattatoio. I “Vaccinari” o “Scortichini”, come li chiamavano, attraversavano la piazza e portavano all’osteria di fronte la loro “parte della paga data in natura”, per farsela cucinare e poterla mangiare sul posto insieme ai compagni di lavoro. Così sono nati piatti come la “picchiapò” e la coda alla vaccinara.

img 1074Forte della convinzione che ogni crisi può diventare un momento di innovazione e rilancio, lo Chef Mauro ci parla di una sua idea nata nel periodo del Covid: parliamo del 2020 e i ristoranti erano chiusi al pubblico, i ristoratori si trovavano dinanzi al dilemma di dover necessariamente dare una continuità alle loro attività, accumulando costi senza però poterli compensare con adeguati guadagni. “Stando a casa per la pandemia”, ci dice, “iniziai a organizzare corsi di cucina e formazione del personale nei ristoranti stessi, basandomi sull’esperienza iniziata nel 2016 con i corsi promossi dalla Scuola Italiana di Enogastroniomia e Management del gruppo EAT-SARDINIAN”. L’idea si rivelò come nuova fonte di guadagno per gli esercizi oltre alla possibilità di ottenere una qualificazione e a tenere al tempo stesso allenato il proprio personale di cucina.

Lo Chef Mauro ha da sempre una sua filosofia di cucina che deriva dalla precisione generatasi nella sua precedente esperienza lavorativa. Non controlla solo il piatto pronto, esamina attentamente il modo di cucinarlo, iniziando dalla pulizia della cucina agli ingredienti per realizzarlo. Per valutare correttamente la qualità di un ristorante chiede di poter esaminare i “piatti strategici o i piatti chiave”, come usa chiamarli e, poi,  “un piatto di spaghetti cacio e pepe è sì un piatto semplice ma la sua composizione dipende dalla qualità e dalla scelta di ogni singolo ingrediente, sapientemente assemblato con le dovute e appropriate tecniche”.

“Le mie precedenti esperienze lavorative”, ci dice, “mi hanno insegnato che il lavoro di squadra è fondamentale come decisiva risulta essere la figura di un leader perché’’, continua, sottolineando le parole con la passione e determinazione che lo contraddistinguono, “per ottenere risultati eccellenti, si deve partire prima dalla formazione di ogni singolo componente per poi raggiungere la coesione di tutto il team”. E ancora una volta è proprio la sua precedente esperienza lavorativa ad avergli insegnato quanto è decisivo informarsi e tenersi aggiornati. Come nel campo dell’ingegneria, anche in cucina l’imprevisto non può e non deve ostacolare il compimento dell’opera: “Si può usare anche un bicchiere capovolto per spremere un limone se lo spremiagrumi elettrico non funziona”. ‘’Insomma’’, conclude Mauro, “io amo lo stile ariostico”, nominando Ludovico Ariosto, il poeta, commediografo, funzionario e diplomatico italiano, “che ha saputo raccontare tante storie, rispettando la loro varietà e tornando su ciascuna di esse per arricchirle quando lo riteneva necessario’’.

Lo Chef Mauro Poddie trasforma i suoi racconti professionali in passioni creative, parla con entusiasmo delle sue vecchie e nuove avventure professionali definendo se stesso un “curioso delle vere origini”. “Io nasco gastronomicamente parlando, come etimologo, perché in me è sempre vissuta la passione per la ricerca delle origini e delle radici di tutte le cose, studiando e verificando con i racconti degli anziani e con ricerche anche su antichi testi originali, tra l’altro anche quelli conservati presso l’Archivio di Stato’’.

Da questa passione sono nati i suoi corsi di “Etimologia della cucina” in particolare romanesca. “Oggi c’è la tendenza a rivisitare i piatti ma’’, ci precisa, “questo è solo possibile se se ne conosce esattamente l’origine”. “Amo il Testaccio perché qui ho potuto scegliere e realizzare i miei sogni” dice lo Chef Mauro, ricordando che questo è il quartiere per eccellenza della cucina romana. Dalle sue radici nascono le future sfide, tra le quali spicca il progetto di creare  una scuola regionale di formazione in cucina per la quale ne ha già presentato il percorso e i relativi contenuti.

•Ed ecco una delle tante ricette classiche del nostro Chef Mauro, una di quelle che rispecchiano la sua romanità ed  uno dei più antichi piatti della tradizione: la coda alla vaccinara, la cui invenzione viene comunemente attribuita all’Osteria Checchino dal 1887. L’intuizione della Sora Ferminia, figlia dei fondatori del locale, fu di introdurre nella ricetta un ingrediente inizialmente tenuto segreto e solo dopo molto svelato ai clienti: il cacao amaro.

*Ingredienti: 1 coda di manzo da 1,200 kg – 1 costa di sedano – 1 cipolla tritata media – 1 testa d’aglio a spicchi – guanciale 150 g – olio extravergine d’oliva q.b. – polpa di pomodoro 1 kg – vino bianco 300 ml – pinoli 1 cucchiaio – uva passa 1 cucchiaio – sale q.b. – pepe q.b. – chiodo di garofano 4 – cacao amaro in polvere 2 g.

*Preparazione: lavate e asciugate la coda e tagliatela a pezzi grossi. Rosolate i pezzi di coda nel guanciale tritato con 3 cucchiai di olio, quindi aggiungete la cipolla, l’aglio, i chiodi di garofano, il sale e il pepe. A questo punto aggiungete il vino bianco secco e fate cuocere per circa 15 minuti. Quindi unite al tutto la polpa di pomodoro e cuocete la carne per almeno 3 ore a fuoco lento, facendo sempre in modo che i pezzi siano ricoperti di salsa fino a che la carne quasi si staccherà dall’osso. Se si asciuga troppo aggiungete un po’ d’acqua. Quando la carne sarà quasi cotta, pulite, tagliate e sbollentate il sedano per un minuto o due, quindi cuocetelo  con un po’ di salsa della carne, aggiungendo i pinoli, l’uva passa e il cacao. Fate bollire la salsa per qualche minuto. Una volta cotta, aggiungete la salsa di sedano alla carne e servite caldo in tavola.

 

 




Lo Chef Maurizio Peccolo, Vice Presidente ICC USA e il suo tiramisù di Treviso

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img 0779Oggi presentiamo lo Chef Maurizio Peccolo recentemente nominato Vice Presidente dell’Italian Culinary Consortium Delegazione degli Stati Uniti d’America – ICC U.S.A., un grande professionista delle arti culinarie, pluripremiato e riconosciuto in tutto il mondo, specializzato nell’autentica cucina gastronomica italiana.

Porta al Ristorante LUCCA a Bordentown, New Jersey, dove ricopre la carica di Executive Chef, più di 40 anni di esperienza lavorando nelle cucine di alcuni dei ristoranti più rinomati del mondo. Classe 1964, nato in Svizzera, Maurizio torna con la famiglia a Venezia, in Italia, all’età di 10 anni, e lì, si può dire, nasce la sua passione per la cucina italiana.

Prima di compiere i 16 anni, lo Chef Maurizio inizia a lavorare facendo esperienza in diversi grandi ristoranti italiani per imparare e per affinare la sua tecnica. E proprio in questo periodo che il nostro Chef Maurizio capisce che la cucina era la sua professione per la vita. La sua più che storica carriera lo ha portato in diversi continenti e grandi città intercontinentali, dove ha avuto modo di sviluppare il suo stile, oggi molto rinomato, unitamente alle sue ricette originali e, in molti casi, anche all’avanguardia.

Nel corso della sua variegata carriera internazionale, lo Chef Maurizio ha ricevuto numerosi premi, tra i quali l’ambito premio “Maestro di Cucina” e, nel 2004, il certificato “Maffioli d’Oro” della Scuola Alberghiera Italiana, conseguito per essere uno dei 10 migliori studenti durante i 20 anni di esistenza del Culinary Institute. Lo chef Maurizio è stato anche destinatario per tre anni consecutivi del Premio Nazionalità Italiana da parte dell’Ambasciata d’Italia con il marchio “OSPITALITA’ITALIANA”, un’iniziativa che mira a certificare i migliori ristoranti italiani nel mondo. Inoltre, è uno stimato membro della Chaine des Rotisseurs di Venezia, l’Associazione mondiale dei Gourmet fondata nel 1950 e presente in oltre 80 paesi del mondo. Recentemente è stato anche Giudice Internazionale della Tiramisù World Cup 2021.

img 0768Lo Chef Maurizio ha anche ottenuto numerosi successi professionali nel campo dell’istruzione culinaria, tra cui lo ricordiamo come fondatore della Culinary Hotel School a Venezia, in Italia, come co-fondatore dello Swiss Hotel & Tourism Education Consultancy Team (SHTEC) e come autore di diversi libri di ricette. Ben noto agli aspiranti Chefs per le sue masterclass di cucina e per i suoi esclusivi programmi di formazione e sviluppo di team building in cucina, il nostro Chef Maurizio è di grande supporto per la creazione di un ambiente di lavoro professionale, efficiente e di altissimo livello.

La sua grande conoscenza ed esperienza nella gestione di un ristorante e della sua cucina lo hanno portato anche a condividere la sua conoscenza attraverso consulenze di formazione professionale in diversi ristoranti e hotels di tutto il mondo. Quando non lavora nella propria cucina, lo Chef Maurizio trova particolarmente gratificante il partecipare come giudice in svariate competizioni culinarie.

Inoltre ha avuto il grande onore di ricevere innumerevoli certificati di merito nel corso della sua carriera, insieme al grande rispetto da parte dei suoi colleghi e dei suoi studenti. Ha avuto anche l’opportunità di frequentare con assiduità diversi programmi di cucina televisivi italiani ed è anche uno degli Chefs preferiti dagli spettatori per i suoi appassionati tutorials sulle ricette gastronomiche italiane in genere e condivise in tutto il mondo e ha, conseguentemente, anche una vasta esperienza personale nella programmazione culinaria televisiva italiana e in programmi di cucina in generale.

img 0770Oggi ha la possibilità di portare la sua pluriennale esperienza e capacità accumulata nel corso degli anni dall’incontro con altre culture culinarie di altri paesi e, soprattutto, dalla condivisione   con vari Chefs di fama mondiale, al Ristorante LUCCA e ai suoi ospiti, garantendo un’esperienza culinaria superba e senza eguali nelle regioni del South Jersey e della Grande Filadelfia.

*Ed eccoci alla proposta culinaria del nostro Chef Maurizio, il tiramisù classico di Treviso, un dolce apprezzato in tutto il mondo, la cui ricetta fu pubblicata per la prima volta nel 1981 dal gastronomo Giuseppe Maffioli sulla rivista “Vin Veneto”: era quella di Loly Linguanotto, allora al ristorante Le Beccherie di Treviso.

Il tiramisù classico prevede solo 5 ingredienti: savoiardi, tuorli, mascarpone, zucchero e caffè. Ma già lo stesso Maffioli, lungimirante, prevedendone il successo, aveva indicato alcune possibili varianti, tra cui, per prima, l’aggiunta di un goccio di Marsala.

*Ingredienti per 10 persone (190 gr.): 650 gr. mascarpone, 130 gr. zucchero, 7 uova, 440 gr. savoiardi (44 pcs), 450 gr. caffè (dalla moka), 100 gr. Marsala, 30 gr. cacao per decorare.

*Procedura: dividete gli albumi dai tuorli, quindi montate gli albumi con la frusta a mano o con quelle elettriche: se usate quella manuale sceglietela di grosse dimensioni in modo da incorporare più aria. Unite gli albumi montati al composto di tuorli, mascarpone e Marsala mescolando la crema dal basso verso l’alto. Preparate il caffè e lasciatelo raffreddare, quindi versatelo freddo in una larga ciotola; inzuppatevi via via i savoiardi su entrambi i lati, velocemente, per evitare che si bagnino troppo, poi adagiateli sul fondo di una pirofila rettangolare, affiancati fra loro. Ricoprite i savoiardi con uno strato di crema. Ripetete l’operazione fino a esaurimento degli ingredienti, terminando con la crema. Lasciate raffreddare in frigo per 3-4 ore a +2 gradi C. e, al momento di servire, spolverizzate la superficie con un velo uniforme di cacao setacciato.Se preferite, scaldate il composto di tuorli, zucchero e Marsala in una casseruola a bagnomaria e portatelo a 82 °C (temperatura di pastorizzazione), mescolando velocemente per non farlo rapprendere; una volta freddo unitevi il mascarpone. Se non avete il termometro da cucina, togliete la crema dal fuoco quando mescolandola questa velerà il cucchiaio. In questo modo eviterete i rischi associati al consumo di uova crude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Lo Chef Valerio Pescetelli e i suoi fagottini di burrata, caprino e funghi

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img 0289Oggi presentiamo lo Chef Valerio Pescetelli, romano e ben noto per il suo amore per il cibo in modo naturale,  Executive Chef di Skye Avenue Kitchen & Lounge in Surrey, B.C., che recentemente è entrato a far parte dell’Italian Culinary Consortium, Delegazione della British Columbia.

Cresciuto in una casa fuori Roma tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, in una zona dove non mancavano frutta e verdura. Fichi, noci, kiwi, patate e pomodori fiorivano a dismisura. La sua famiglia aveva un grande tavolo rettangolare in marmo che era perfetto per i pranzi e le cene tutti insieme come una volta. Memorabili anche le loro serate settimanali di pizza con un bellissimo forno costruito dal nonno. Dopodiché, finite le pizze, sua nonna riempiva il forno di lasagne, parmigiana, dolci e crostate. “Lei era solita lasciarci dentro delle cose durante la notte” -dice Pescetelli ridendo. “Naturalmente, la temperatura era scesa (a quel punto), quindi era come una cottura lenta.”    E, naturalmente, il pomeriggio successivo, quelle prelibatezze venivano servite a pranzo.

Dopo la formazione presso l’Accademia della Cucina in Italia, lascia la sua città natale e si trasferisce a Londra dove  affina le sue abilità culinarie lavorando in diversi ristoranti come Orso e, in particolare, il Savoy Grill, il locale stellato Michelin dello chef Gordon Ramsay.  “È stata un’esperienza davvero straordinaria: stelle Michelin, più di 40 persone in cucina” –  afferma Pescetelli. “Era uno dei pochissimi posti con stelle Michelin dove si pranzava e si cenava allo stesso tempo… È stata una grande lezione sulla precisione e sulla perfezione estrema.”

img 0277Pescetelli crede fermamente nel valore dell’umiltà e sottolinea che se riesce a condividere con gli chef di qualsiasi ristorante dove presta servizio gli errori che ha commesso, sarà molto meno probabile che li ripetano. Inoltre esprime la ferma convinzione e anche un certo disappunto che i programmi televisivi incentrati sulle competizioni tra chefs possano trasmettere l’impressione che le cucine dei ristoranti siano luoghi di lavoro miserabili e stressanti. Lui, invece, ritiene fondamentale offrire il massimo supporto emotivo agli chefs che fanno capo a lui, in modo da  aiutarli a raggiungere un corretto equilibrio tra lavoro e vita privata. “Ho praticato molte arti marziali per molti anni” –  dice Pescetelli. “Utilizzo sempre i valori delle arti marziali in cucina, come rispetto, tenacia, spirito indistruttibile e perseveranza.”

Ma alcuni dei suoi insegnamenti più grandi sono arrivati ​​dopo, quando è andato a lavorare in alcuni ristoranti della Sicilia. Uno dei suoi mentori è stato Fulvio Pierangelini, Chef stellato Michelin che si autodefinisce il “direttore artistico” del Gruppo Rocco Forte. Ed è proprio in Sicilia che Pescetelli apprezza ancora di più l’importanza degli ingredienti e il valore della semplicità in cucina.

img 0278Successivamente Valerio si trasferisce in Perù, dove apre una steakhouse peruviana a Lima. Terminata anche questa esperienza, il nostro Chef Valerio si trasferisce in Canada nel 2015 per unirsi al Rogers Arena NHL Team per  supervisionare i loro cinque ristoranti premium. Lo Chef Pescetelli ha anche aperto e gestito altri esclusivi stabilimenti in stile “Michelin” a Vancouver, tra cui Per se, Social Corner, Acquafarina e The Victor Steakhouse. Più recentemente, ha operato da supervisore presso i Kitchen Table Restaurants. Valerio porta ora a SKYE la sua affinità nel creare esperienze culinarie raffinate.”

Ed ecco la fantastica ricetta del nostro Chef Valerio Pescetelli, i  ‘’fagottini di burrata, caprino e funghi’’, serviti con una salsa di burro al tartufo e parmigiano.

*Per 4-6 persone.

*Ingredienti

•Per la pasta fresca: 500 gr. farina 00 – 250 gr. semola rimacinata – 260 gr. uova intere rosse – 140 gr. tuorli d’uovo.

*Metodo

Mettete gli ingredienti nella planetaria e lavorateli per circa 3 minuti, quindi lasciateli riposare per almeno 1 ora.0.

•Per Il Ripieno di funghi: 2 kg. di funghi freschi selvatici – 5 spicchi d’aglio in camicia – 1 ciuffetto di timo fresco – 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva – 1 noce di burro – sale e pepe q.b. – mezzo bicchiere di vino bianco – 1 cucchiaio di prezzemolo tritato – 100 gr. parmigiano grattugiato – 50 gr. pecorino romano grattugiato – 2 uova intere – 1 cucchiaio pangrattato – 80 gr. di foie gras (opzionale)

*Metodo

Caramellate una noce di burro  a fuoco alto con aglio e timo, quindi aggiungete dell’olio extravergine d’oliva per evitare la bruciatura del burro e aggiungete i funghi. Cucinate il tutto per 3-5 minuti, sempre a fuoco alto e alla fine sfumate con il vino bianco. Non aggiungete il sale durante la cottura per evitare l’uscita dell’acqua. Quando il vino si sarà ridotto, levate il tutto dal fuoco e raffreddatelo. Quando sarà totalmente freddo, tritatelo nel blender fino ad ottenere una pasta (aggiungete, a questo punto, se volete, il foie gras). Dopodiché regolate di sale e pepe e aggiungete i formaggi, le uova e il pangrattato. A questo punto, ottenuta una pasta omogenea, la si potrà mettere in una sac a poche pronta per essere utilizzata.

•Per il secondo ripieno di caprino: 400 gr. burrata pugliese – 600 gr. di caprino denso – 3 tuorli d’uovo – 1 uovo intero – 3 cucchiai di pangrattato – 1 pizzico di noce moscata – 150 gr. parmigiano grattugiato – 50 gr. pecorino grattugiato – sale e pepe q.b.

*Metodo

Asciugate bene la burrata e il caprino, quindi mettete tutti gli ingredienti nella planetaria e montateli. Se l’impasto risulta essere un po’ troppo bagnato potete aggiungere ancora del pangrattato. Una volta che avrete ottenuto un impasto cremoso mettetelo nella sac a poche pronto per essere utilizzato.

*Procedura:

Stendere la pasta con circa 20 cm. di larghezza. Una volta stesa mettere i due ripieni uno accanto all’altro a circa 3 cm di distanza tra loro, quindi chiudete con la parte superiore.

•Per la salsa di burro al tartufo: 100 gr. di salsa al tartufo nero – 150 gr. creme fraiche – 1 ciuffetto di timo – 450 gr. burro non salato – 1 cucchiaio di scalogno tritato – 40 gr. di aceto di vino bianco – 300 gr. di vino bianco.

*Metodo

Fate sudare lo scalogno con il burro e il timo, quindi aggiungete il vino e l’aceto e lasciate ridurre il tutto fino a raggiungere l’equivalente di 2 cucchiai di liquido. A questo punto aggiungete la creme fraiche, e, a fiamma bassa, aggiungete il burro montando costantemente. A burro quasi del tutto fuso, togliete il tutto dal fuoco, filtrate e aggiungete la crema di tartufo. Mantenete sempre la salsa a una temperatura leggermente calda.

•Parte finale

Salate l’acqua della pasta e cucinate i fagottini per circa 4 minuti. Quindi impiattateli versando la crema di burro su ogni fagottino e finite con del parmigiano grattugiato e, se  lo avete, un po’ di tartufo nero fresco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




ROMA – Grande Evento di ‘’VINI DA TERRE ESTREME’’ in partnership con ICC – Italian Culinary Consortium

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img 0421Vini Da Terre Estreme, evento di promozione e valorizzazione della viticoltura eroica, apre il nuovo anno con un appuntamento imperdibile che si terrà dal 25 al 26 Febbraio 2024 a Roma, presso l’Hotel Palatino di Roma, in posizione centrale e strategica a due passi dal Colosseo, la tredicesima edizione (la seconda a Roma) di “Vini da Terre Estreme”, il più importante evento di promozione commerciale italiano, e non solo, che si pone l’obiettivo di valorizzare e comunicare la viticoltura eroica costruita nel corso dei secoli da sconosciuti contadini che per necessità hanno dovuto e saputo interpretare territori inospitali coltivando i loro vigneti in zone poco conosciute, geograficamente impervie, spesso all’interno di minuscoli fazzoletti di terra strappati alla montagna o al mare.

Dopo le tappe di Matera e Treviso, Vini da Terre Estreme ha deciso di rendere omaggio alla “città eterna”, una delle più attrattive del paese, e uno dei principali centri per il commercio e per il turismo nazionale e internazionale. Da sempre cosmopolita, per la sua storia e per la ricchezza delle sue tradizioni, Roma è palcoscenico ideale per presentare e far conoscere il frutto di una agricoltura con origini e storia secolari, tramandata di generazione in generazione: i “vini eroici”, vini straordinari, unici, in contrapposizione ai vini-fotocopia che imperversano in ogni angolo del pianeta.

Senza contare che in Lazio, dagli antichi romani che conoscevano le tecniche per la coltivazione della vite e la vinificazione, resistono ancora vitigni autoctoni, oggi recuperati da piccole cantine che possono di diritto essere definite “eroiche”. “Vini da Terre Estreme”, realizzato da anni da Pilota Green e, nella sua tappa romana, coadiuvato da Andrea Petrini, wine blogger di Percorsi di Vino e responsabile eventi di Slow Food Roma, è rivolto sia a professionisti del settore (distributori, Ho.Re.Ca., media) che a semplici ma curiosi appassionati di vino che in questa tappa romana avranno l’opportunità di conoscere e degustare la miglior produzione di etichette eroiche, in un percorso ideale che attraversa la nostra Penisola e oltre, toccando anche la Grecia. Nelle due giornate del 25 e 26 febbraio 2024 la manifestazione si dividerà tra degustazioni libere ai banchi di assaggio alla presenza del vignaiolo e masterclass su prenotazione e a numero chiuso.

*Programma

•Domenica 25 Febbraio.       Dalle 11.00 alle 19.30 (Orario Continuato).

Si aprono le due giornate di Workshop sui “Vini Eroici” con degustazione libera ai banchi assaggio. Evento dedicato al pubblico professionale e appassionati wine lover.

•Ore 11:30  Masterclass aperta agli operatori professionali, wine lover e media.
“Il coraggio di essere unici: paesaggio- Chilometrico Consapevole”.
Gli scenari di consapevolezza che partono dalla vigna: il recupero, i vitigni, le strategie per il futuro. Degustazione di otto etichette eroiche delle “Cantine del Recupero”. La Rete dei Vignaioli del Recupero è formata da custodi della terra, protagonisti in vigna e di racconti che sono cultura di luoghi e persone. Recuperano la tradizione in campo, riutilizzano i terreni e i vitigni abbandonati, sempre preservando e salvaguardando i territori e il paesaggio e la loro biodiversità. La Rete dei Vignaioli del Recupero è aperta ed inclusiva per tutti coloro che hanno un approccio consapevole e sostenibile, ed è naturale che sia formata da vignaioli di diversi luoghi, storie e percorsi, dai giovani appassionati come Andrea Peradotto, e il gruppo di Braccia Rese, fino ad affermati e riconosciuti viticoltori come Mauro Giardini, Francesco Bordini, Elisabetta Foradori e Mateja Gravner.

Guiderà la degustazione Carlo Catani, autore e presidente dell’Associazione Tempi di Recupero che, a seguire, presenterà il suo libro “Il chilometro consapevole”.
Numero chiuso su prenotazione – max 30 posti. Per informazioni info@pilotagreen.it

Domenica 25 Febbraio – Ore 11.30

All’interno della Masterclass (aperta agli operatori professionali, wine lover e media) – “Il coraggio di essere unici: paesaggio Chilometrico Consapevole”.
Gli scenari di consapevolezza che partono dalla vigna: il recupero, i vitigni, le strategie per il futuro – sarà presentata il consorzio da parte di Carmelo Sgandurra, Vicepresidente ICC. Interverrà nella presentazione di Italian Culinary Consortium e parteciperà quale relatore alla masterclass presentando la parte organolettica dei vini abbinando ad una cucina del recupero e sostenibile. Degustazione di otto etichette eroiche delle “Cantine del Recupero”. La Rete dei Vignaioli eroici del Recupero è formata da custodi della terra, protagonisti in vigna e di racconti che sono cultura di luoghi e persone. Recuperano la tradizione in campo, riutilizzano i terreni e i vitigni abbandonati, sempre preservando e salvaguardando i territori e il paesaggio e la loro biodiversità. La Rete dei Vignaioli del Recupero è aperta ed inclusiva per tutti coloro che hanno un approccio consapevole e sostenibile, ed è naturale che sia formata da vignaioli di diversi luoghi, storie e percorsi, dai giovani appassionati come Andrea Peradotto, e il gruppo di Braccia Rese, fino ad affermati e riconosciuti viticoltori come Mauro Giardini, Francesco Bordini, Elisabetta Foradori e Mateja Gravner.

Aprirà la degustazione Carlo Catani, autore e presidente dell’Associazione Tempi di Recupero che, a seguire, presenterà il suo libro “Il chilometro consapevole”.
Seguirà intervento di Carmelo. •Ore 16.00

Masterclass aperta agli operatori professionali, wine lover e media.
“Il coraggio di essere unici: le bolle estreme d’annata”.  Andrea Petrini guiderà la degustazione di dieci etichette di spumanti, metodi classici di vecchie annate, provenienti da dieci aree impervie della Penisola.
Numero chiuso su prenotazione – max 30 posti. Per informazioni info@pilotagreen.it

Lunedì 26 Febbraio

11.00 alle 19.30 (Orario Continuato)

Proseguimento Workshop sui “Vini Eroici” con degustazione libera ai banchi assaggio.

Ore 15:00 Masterclass “Oli Eroici d’Italia” per conoscere e approfondire storia, cultura e caratteristiche organolettiche degli Oli Eroici. La Master Class, con degustazione finale, sarà condotta da Fabrizio De Biasi, Docente AIS. Numero chiuso su prenotazione – max 30 posti. Per informazioni: info@pilotagreen.it

DOVE:

Grand Hotel Palatino – Via Cavour 213/m (50 metri dalla fermata Metro B Cavour)

Per informazioni: info@pilotagreen.it. www.pilotagreen.it – www.vinidaterrestreme.com

Per acquistare i ticket online: https://app.nowr.in/events/1652856

oppure: https://eventbrite.it

Facebook: www.facebook.com/ViniDaTerreEstreme