Ci ha lasciato improvvisamente, a 73 anni, lo Chef Giovanni Scarchilli, ex Presidente dell’Associazione Chef del Canada

img 2795

img 2795Pochissime parole vengono in mente in momenti come questo, solo tanta commozione e tristezza. Perché, con grande difficoltà, dobbiamo annunciare la scomparsa improvvisa e inaspettata dello Chef Giovanni Scarchilli, una figura molto amata nella comunità culinaria di Toronto.

Era un uomo speciale, di talento, di umanità, di voglia di vivere, con mille e mille storie ancora da raccontare attraverso la sua curiosità e la sua ironia.

In qualità di ex Presidente dell’Associazione Italiana Chef di Toronto, oggi Federazione Italiana Cuochi – Delegazione Canada, il contributo dello Chef Giovanni è stato incommensurabile, lasciando un segno indimenticabile. Ci mancherà la sua straordinaria umanità, la sua profonda sensibilità, il suo affetto generoso.

Terribile. Insensato. Ingiusto.
Gli volevamo tutti davvero bene, chi gli era amico, chi lo conosceva appena.
Perché era nobile d’animo, sensibile, gentile.
Ci uniamo tutti alla perdita della famiglia.

Non ci sono parole che possano alleviare il vostro dolore.
Un grande abbraccio, da noi  tutti, vi siamo vicino.

Se ne è andato così, improvvisamente, a Procida, un’isola nei pressi di Napoli, mentre stava in vacanza con la moglie. L’avevamo sentito poche ore prima, in conference-call, nel corso di un meeting al Ristorante Boccaccio, nell’edificio del Columbus Center, con gli amici Luciano Schipano, l’attuale Presidente, Gabriele Paganelli, Claudio De Marchi, Stefano Agostini, anche lui da remoto, e Gianni Ceschia, da cui ho appreso ieri mattina la triste notizia.

Il suo percorso verso la cucina professionale è iniziato più di 40 anni fa quando è diventato proprietario del Vesuvio Ristorante a Brampton. Durante questo periodo, ha tenuto numerosi corsi di cucina italiana per una varietà di scuole rinomate e per l’industria privata. È apparso anche in alcuni dei principali programmi televisivi di cucina. In qualità di Presidente dell’Associazione Italiana Chef del Canada, ha lavorato per promuovere l’autentica cucina italiana, soprattutto, più di recente, nel ristorante Pasqualino a Milton, in Ontario, approvato come sede in franchising del Liaison College, un college privato focalizzato esclusivamente sulla istruzione professionale nelle arti culinarie, le cui sale al piano inferiore sono utilizzate come strutture per la formazione, di cui il nostro caro Giovanni era Coordinatore e Chef istruttore.

 




Lo Chef pasticciere Ugo Mignone, Tesoriere ICC Campania e la sua Torta Mediterranea

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img 2606Oggi presentiamo lo Chef Maestro pasticciere Ugo Mignone, recentemente nominato Tesoriere dell’ICC Campania, l’Italian Culinary Consortium fondato dallo Chef Carmelo Carnevale. Classe 1959, napoletano Doc, attratto fin da giovanissimo dall’arte dolciaria, già all’età di 9 anni inizia la sua gavetta nelle più importanti pasticcerie del centro storico di Napoli, tra cui la storica e famosa Scaturchio a Piazza S.Domenico Maggiore e anche alcuni corsi di perfezionamento sul cioccolato in Belgio. Socio fondatore dell’Associazione Pasticcieri Napoletani, Consigliere nel direttivo per tre anni, nonché Responsabile del settore giovani per quattro anni, vanta oltre 30  concorsi di pasticceria e  cioccolato, con 4 vittorie come  campione regionale e 1 vittoria come campione italiano di pasticceria nel 2000.

img 2608Di particolare importanza e soddisfazione è stata la vittoria nel 1998 nel Concorso di Pasticceria Nazionale svoltosi a Milano, avente come giudici il noto Maestro pasticciere Iginio Massari, Rosario Boscolo, Direttore della Scuola di pasticceria Etoile e Alfonso Iaccarino, grande Chef di livello internazionale che lo avrebbe voluto al suo fianco nel suo ristorante. Inoltre è stato anche campione d’Europa e finalista ai campionati del mondo del settore.

Molte onorificenze tra cui la medaglia d’oro da Cast Alimenti per aver contribuito a valorizzare la pasticceria  italiana  nel mondo. Infine ricordiamo che il nostro Chef pasticciere Ugo è stato l’autore della torta dedicata  al Giubileo di Papa Giovanni XXIII nel 2000 e anche del presepe di cioccolato più grande del mondo (Guinness World Record 2004).

La Pasticceria Mignone apre i suoi battenti nel 2000 nel centro storico di Napoli, al 145 della centralissima Piazza Cavour, a pochi passi dal Museo Nazionale, dove, oltre a tutte le sue magnifiche specialità dolciarie, viene, a detta di molti, prodotto il migliore babà della città.

img 2609Interamente a conduzione familiare, nel laboratorio della Pasticceria Mignone, oltre al nostro Chef pasticciere Ugo, c’è suo figlio Raffaele, che continua a seguire corsi di aggiornamento professionale ed è anche il Capo pasticciere responsabile, mentre alle ordinazioni, alla vendita e alle confezioni ci sono sua moglie Maria e sua figlia Carmela.     www.pasticceriamignone.it

Ed ecco una delle tante creazioni del nostro Chef pasticciere Ugo Mignone, la Torta Mediterranea, un dolce eccezionale con diversi passaggi di preparazione .

•Mousse alle fragole     

*Ingredienti    

Purea di fragole gr.180

Yogurt alla fragola gr.250

Purea di fragole gr.60

Albume gr.20

Zucchero semolato gr.80

Gelatina in polvere gr.9

Acqua fredda gr.45

Panna al 35% gr.240

*Procedimento

Ammorbidite la gelatina con  l’acqua fredda. In una planetaria  munita di frusta semimontate la  panna, mettete quindi in frigo. Mescolate lo yogurt in una pentola con 180 gr. di purea di fragole, mentre l’altra quantità di purea invece con lo zucchero e l’albume semimontato, quindi mettete il tutto nel microonde a 45 gradi C. e poi montate il composto, versandovi  la  gelatina strizzata  e  ammorbidita nell’acqua. Infine mescolate i composti, cioè panna, yogurt, con fragole e meringa.

•Biscotto alle  mandorle

*Ingredienti

Tuorli d’uovo gr.200

Pasta  di mandorle gr.150

Albume d’uovo gr.100

Zucchero semolato gr.20

Farina O gr.20

Fecola gr.50

*Procedimento

Mescolate e montare i tuorli e la pasta di mandorle, a parte  montate l’albume e lo zucchero  semolato, unite quindi le due  masse e aggiungete le polveri.

*Cottura  al forno a 180 gradi C. per circa 18 minuti.

•Composta di fragole e lime

*Ingredienti

Pectina gr.18

Zucchero semolato gr.50

Fragole gr.350

Purea di fragole gr.450

Lime (zest) gr.20

*Procedimento

In una pentola mescolate la  pectina e lo zucchero semolato.

In un’altra pentolina cuocete le  fragole e la purea di fragole fino a  bollitura, aggiungete quindi la pectina con lo zucchero, quindi cuocete fino a 90 gradi C. Infine frullate e raffreddate il tutto,  aromatizzate con zest (scorza) di lime, coprite con la pellicola e raffreddate.

•Croccante al cioccolato bianco e  lime.

*Ingredienti

Cioccolato bianco gr.220

Feuilletine gr.90

Olio di arachidi gr.15

Lime (zest) gr.5

*Procedimento

Fondete il cioccolato bianco nel  microonde, unite l’olio di arachidi,  quindi mescolate il tutto incorporando le feuilletine e le zeste di lime. Coprite infine con  la pellicola.

•Glassa alle fragole

*Ingredienti

Zucchero semolato gr.250

Purea di fragole gr.100

Gelatina in polvere gr.18

Panna fresca 50% gr.200

Cioccolato bianco gr.300

Acqua gr.10

*Procedimento

Mescolate in una pentola lo zucchero e la purea di fragole,  aggiungete quindi la panna e  portate il tutto a 90 gradi C. Infine versatevi la gelatina e il cioccolato  bianco.

•Montaggio

In un cerchio inox di cm.20  mettete un fondo di croccante   alle mandorle, poi uno strato di  composta alle fragole, quindi un  disco di biscotto completando con  la mousse alle fragole. Mettete quindi la torta in abbattitore per 2  ore. A questo punto glassate e  decorate a piacimento.




Lo Chef Dario Tomaselli, ICC Brand Ambassador e i suoi gnudi toscani con melanzane e pecorino

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img 2332Oggi presentiamo lo Chef Dario Tomaselli, Professore e Coordinatore del programma internazionale di Italian Culinary Post Diploma presso il George Brown College a Toronto e recentemente nominato ICC Brand Ambassador. Nato e cresciuto in Italia, lo chef Dario Tomaselli è un grande appassionato di cibo e di vita. Ha lavorato in alcuni dei migliori ristoranti del mondo, tra cui, come Executive Chef e poi Corporate Chef, il Grand Melia Hotel di Cancun ed il Ristorante Oro a Toronto, sempre come Executive Chef, sin dalla sua nascita e per 10 anni dopo la sua apertura.

Lo Chef Dario crede che “il cibo lasci un impatto significativo sul nostro modo di vivere” ed ha una innata passione ad ispirare gli altri a vivere lo stile di vita mediterraneo attraverso la comunità International Dinner Club di O’Live Your Life e i loro fantastici ritiri e summit culinari. (https://oliveyourlife.org)

La passione per la cucina dello chef Dario nasce nella cucina di famiglia. Prima di frequentare la scuola di cucina E. Maggia a Stresa, in Italia, dove ebbe la possibilità di incontrare il suo futuro mentore, lo chef Gualtiero Marchesi, il fondatore della moderna cucina italiana, lo Chef Dario ha lavorato nei ristoranti, pizzerie, panifici, macellerie e hotel della sua famiglia. Una volta terminata la scuola, la sua carriera lo ha portato in tutto il mondo, lavorando in grandi ristoranti ed hotels di lusso.

img 2178Dario ha preso parte al libro Bread Is Gold (supportando Massimo Bottura Food For Soul a Milano, Italia), ha anche ricevuto una medaglia d’oro ed è apparso su The Globe and Mail, The National Post, Sun Media, The Toronto Star, sulla rivista NUVO, sulla rivista Harrowsmith, su Food Day Canada e su Medley Food and Drink. Ha avuto il piacere è l’onore di essere giudice di diversi eventi e di apparire in vari programmi televisivi, tra cui BT, Vicki Gabereau, CTV, CP24, CityTV, CHCH Morning, CTV e CHIN, oltre ad essere portavoce di molti brand alimentari internazionali.

È anche il co-proprietario del brand con la sua partner Rich Life Strategist Anita Heidema di O’Live Your Life. Insieme, ispirano, con la loro TV, sullo stile di vita O’Live Your Life con i loro innumerevoli viaggi visibili sul loro sito web e la loro popolare comunità di intrattenimento globale International Dinner Club.

Anita cura e condivide anche lo sviluppo di ricette di succhi fatti in casa realizzati per il consumatore buongustaio con la passione per la vita. La sua convinzione appassionata che cenare sia un’esperienza che unisce e ci permette di assaporare ogni momento che trascorriamo insieme è la forza trainante dell’International Dinner Club.

Lo Chef Dario ha l’innata convinzione che il cibo abbia un impatto importante sul nostro modo di vivere, se rimane fedele ad un punto di vista sostenibile e in connessione con amici e familiari. Il suo suggerimento è quello di familiarizzare con gli agricoltori, dove i prodotti iniziano il loro viaggio, imparando a rispettare le nostre creazioni culinarie.

Il nostro Chef Dario preferisce “mostrare le sue cose” fuori dalle porte della cucina, come consulente in diversi ristoranti e, soprattutto, insegna con passione a giovani Chefs in tutto il mondo al di fuori della solita mondanità.

Rampollo di una famiglia di albergatori, il nostro Chef Dario non ha mai dimenticato gli squisiti piatti che gli Chef di famiglia gli preparavano e l’esperienza in cucina accanto a loro.

img 2177Ora, dopo quasi 45 anni di professionalità, ha creato un grande gruppo di Chef leader di cucina quasi ovunque e un grande numero di ristoratori e mecenati riconoscenti oltre che amici in tutto il mondo.

Come in parte accennato, lo Chef Dario ha iniziato la sua carriera a Montreux, in Svizzera, poi si è trasferito in un hotel di lusso a Milano ed è emigrato in Canada nel 1988.

A Toronto, Dario ha ampliato il suo talento in numerosi ristoranti di alta classe, tra cui il Four Seasons, Hotel a cinque stelle.

Si è poi trasferito a Cancun in Messico per assumere il ruolo di Executive Chef presso il Global Grand Melia Hotel. E’ poi tornato a Toronto, dove ha dedicato 10 anni ad uno dei migliori ristoranti pluripremiati della città, Oro, ricevendo numerosi riconoscimenti per i suoi menù creativi ed innovativi. Successivamente è entrato a far parte del Dipartimento di Cucina del rinomato George Brown College, sempre di Toronto, come Professore Coordinatore Internazionale dei programmi post diploma in cucina italiana (dariotomaselli.com).

La sua splendida iniziativa imprenditoriale ma non solo (O’Live Your Life) è stata creata in un castello in Italia nel 2018

mentre Anita e Dario conducevano insieme un evento culinario, in una magica serata in cui il nostro Chef Dario ed Anita sono diventati una coppia di brand di lifestyle unica ed entusiasmante, portando nuovi approcci ad una vita pienamente vissuta. Rispettati dalla generazione over 40 per la loro saggezza e competenza, sono anche facilmente identificabili con una generazione più giovane che vuole “essere al corrente”, per imparare e abbracciare uno stile di vita più semplice e significativo e anche rimanere in contatto, secondo un filo comune che condividiamo tutti, che ci lega insieme, che è la connessione tra cuore, anima, terra e cibo, una

passione che loro vorrebbero condividere con gli altri, creando esperienze, insegnando e ispirando gli altri a tornare a uno stile di vita alimentare più sano e più felice.

O’Live Your Life è molto più che semplici ricette, scelte alimentari o consigli sullo stile di vita.

Fondamentalmente, si tratta di connessione. Si tratta di incontrare spiriti affini mentre si viaggia in giro per il mondo comodamente dalla propria cucina. Mentre si riempirà quella cucina di risate, gioia e complicità più profonda, essa stessa diventerà il battito del cuore della propria casa e la vita di ognuno assumerà un significato più profondo e più ricco.

Ed ecco una delle tante ricette del nostro Chef Dario, gli ‘’gnudi’’ toscani con melanzane e pecorino.

*Ingredienti per la pasta

1 kg di spinaci freschi

500 gr ricotta

80 gr di Parmigiano Reggiano

2 uova intere grandi

100 gr di farina ‘’00’’

2 spicchi d’aglio

Olio extravergine d’oliva q.b.

Noce moscata grattugiata q.b.

Sale e pepe nero q.b.

 

*Per la salsa

1 melanzana di medie dimensioni, sbucciata e tagliata a cubetti di 1 cm

2 spicchi d’aglio

1/2 peperone rosso, tagliato a dadini di 1 cm

10 gr di uva passa

50 ml di aceto di Sherry

5 g di miele

3 gr di scaglie di peperoncino

2 filetti di acciughe

5 foglie di basilico fresco

2 foglie di menta fresca

150 gr olive nere snocciolate

800 gr passata di pomodoro

200 gr Pecorino Toscano D.O.P.

Olio extravergine d’oliva q.b.

Sale e pepe q.b.

 

  • Procedimento

Lavate gli spinaci ed eliminate i gambi.

In una padella fate scaldare dell’olio d’oliva con uno spicchio d’aglio schiacciato.

Quando l’aglio sarà leggermente tostato, aggiungete gli spinaci puliti e fateli cuocere dolcemente per 10 minuti (finché le foglie saranno tenere), toglieteli e metteteli su un piatto foderato con carta assorbente.

In una ciotola capiente unite gli spinaci tagliati finemente, aggiungete la ricotta scolata e mescolate bene. Aggiungete l’uovo, il parmigiano, la farina, il sale, il pepe e la noce moscata e mescolate bene.

Formare delle palline di media grandezza e spolverarle delicatamente nella farina.

*Per la salsa

Mettete le melanzane tagliate a dadini in uno scolapasta, salatele e fatele scolare con il peso di un piatto sopra per 30 minuti.

In una padella di media grandezza mettete un filo d’olio e mezzo spicchio d’aglio, poi appena sarà caldo aggiungete le melanzane scolate e strizzate via il liquido in eccesso. Fate rosolare fino a quando saranno leggermente dorate e mettetele da parte su un piatto rivestito con carta assorbente.

Nella stessa padella ripetete la stessa operazione con i peperoni e l’altra metà dello spicchio d’aglio, facendoli rosolare finché saranno leggermente teneri, poi metteteli da parte.

In una padella di medie dimensioni, fate sciogliere le acciughe con l’olio d’oliva e l’aglio rimasto, sempre schiacciato. Appena le acciughe si saranno sciolte, aggiungete le melanzane cotte e i peperoni, spolverizzate con il peperoncino a scaglie e fate cuocere per 3-4 minuti.

Sfumate con l’aceto di Sherry e aggiustate di sale e pepe se necessario.

Aggiungete la passata di pomodoro e lasciate cuocere per 15-20 minuti a fiamma medio-bassa.

Aggiungete l’uva passa e le olive nere snocciolate e terminate la cottura per altri 5 minuti. Tenete da parte la salsa per il piatto finale.

In una pentola alta da 5 litri portate a bollore l’acqua, appena avrà raggiunto il bollore salatela e aggiungete gli gnudi, lasciandoli cuocere per 5 minuti finché non verranno a galla.

Aggiungete quindi gli gnudi cotti al sugo di melanzane e fate cuocere il tutto per 5 minuti a fuoco leggermente dolce. Aggiungete il basilico fresco e la menta spezzettati a mano e spolverate con il Pecorino Toscano DOP.

Irrorate infine con un po’ di olio d’oliva di alta qualità. Note dello Chef: gli gnudi sono una versione molto semplice degli gnocchi, un piatto classico e gradevole.

In ultimo, il significato tradizionale di ‘’gnudi’’ significa sostanzialmente nudi, poiché normalmente questo sarebbe stato il ripieno di un piatto di ravioli, mentre in questo caso non sono rivestiti con alcuna sfoglia. Potete usare anche una semplice salsa di burro, salvia e parmigiano.




Lo Chef pasticciere Giuseppe Ratto, Segretario ICC per la Regione Campania e la sua mousse creativa

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img 2024Oggi presentiamo lo Chef pasticciere e cioccolatiere Giuseppe Ratto, recentemente nominato Segretario dell’ICC, l’Italian Culinary Consortium, per la Regione Campania. Napoletano, classe 1969, cresciuto nel laboratorio di famiglia, lavora come pasticciere fin da giovanissimo.

Ha perfezionato la sua arte con numerosi corsi di pasticceria e cioccolateria in Italia (Perugia) ed all’estero (a Bruxelles con il Maître Chocolatier Edouard Bechoux).

Attualmente, oltre a dirigere la rinomata pasticceria di famiglia, è Docente di pasticceria presso la scuola del Gambero Rosso di Napoli.

Quella tra il nostro Chef Giuseppe ed il cioccolato è una lunga storia d’amore, nata quando, da bambino, trascorreva i pomeriggi nel laboratorio di pasticceria del padre Antonio, a Frattamaggiore in provincia di Napoli, e cresciuta, nel tempo, con lui. Una passione che il nostro Chef Giuseppe ha inseguito per il mondo, non solo per imparare i segreti della lavorazione nei luoghi d’elezione, come il Belgio, ma anche per scoprire i segreti della coltivazione che conferisce specifiche e ineguagliabili note di profumo ai vari tipi di cioccolato, in particolare in Repubblica Dominicana.
img 2027Ha avuto anche diverse opportunità di frequentare diversi corsi sul cioccolato e sulla pasticceria moderna, collaborando con diverse strutture ricettive, ultima delle quali quella con la Chef stellata Marianna Vitale.

Per altro, nel poco tempo libero, ha praticato anche diverso volontariato ed è stato docente per sei mesi, sempre nell’ambito delle tecniche di pasticceria, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere . Come già detto, Docente al Gambero Rosso, anche come Maestro cioccolatiere, la sua prima e grande e vera passione.

Oggi si è stabilito definitivamente nell’azienda di famiglia dove si dedica principalmente alla pralineria, dai gusti più svariati, dal piccante alla birra, dalla cipolla alla liquerizia, tanto da suscitare anche il consenso del grande Maestro Igino Massari che, assaggiando le sue creazioni, le ha trovate semplicemente deliziose. Il nostro Chef fa il pasticcere praticamente da sempre, ha portato avanti l’attività di famiglia insieme al padre, suo primo maestro, sua zia e sua sorella.

Per lungo tempo la pasticceria ha significato per lui un dovere familiare ma, con l’arrivo di sua moglie Mimma, le cose sono cambiate. Solo a pronunciarne il nome lo sguardo gli si illumina, ce la descrive dicendo: “è una donna di grande cultura che mi ha aperto la mente” ed è proprio a questa apertura che si deve la trasformazione dell’attività lavorativa di Giuseppe.

Nel suo locale oggi vengono prodotti oltre 40 tipi di praline, alcune con abbinamenti davvero arditi, come ad esempio: gorgonzola, cioccolato bianco, fichi del Cilento e mandorla cruda di Bari, già apprezzati dal pubblico o l’ultima creazione, ancora in fase di sperimentazione, a base di pomodoro, basilico e olio di oliva.
img 2026Ma l’arte del nostro Maestro Giuseppe Ratto non è solo cioccolato, ovviamente anche la pasticceria con, ad esempio, la torta Setteveli rivisitata o il babà su salsa di mela annurca. Degli esempi che invitano, senza dubbio, tutti gli appassionati a darsi appuntamento al Gran Caffè Ratto a Frattamaggiore.

Ed ecco una delle tante prelibatezze del nostro Chef pasticciere Giuseppe Ratto, una mousse con yuzu e cremoso alla nocciola, crumble al cacao e frutti di bosco.

*Ingredienti •Pasta frolla alla nocciola
450 gr di farina debole
180 gr di zucchero a velo
4 gr di sale
60 gr di farina di nocciola
240 gr di burro
100 gr di uova

*Procedimento
Sabbiate le farine con il burro freddo tagliato a cubetti.
Quando il tutto sarà compatto aggiungete le uova. Finite di mescolare quando l’impasto sarà diventato una pasta omogenea.

Cottura a 150* C.
•Mousse allo yuzu
*Ingredienti 300 gr di latte
100 gr di tuorli d’uovo
100 gr di zucchero
10 gr di gelatina oro
300 gr di cioccolato yuzu
600 gr di panna

*Procedimento
Mettete in un pentolino il latte e portatelo ad un primo bollore. A parte mescolate con un frustino i tuorli e lo zucchero. Dopo aver raggiunto l’ebollizione incorporate il latte bollente nella massa a base d’uovo. Continuate a cuocere fino a 82*C.
Versate quindi l’ottenuta crema inglese sul cioccolato a pezzi e sulla gelatina precedente ammorbidita ed emulsionate bene con il frullatore a immersione.
Raffreddate la massa a temperatura ambiente fino a 35*C.
Aggiungete la panna semimontata prima con un frustino a maglia fine, poi con una marisa.
•Salsa ai frutti di bosco

*Ingredienti 150 gr di purea di frutti di bosco
100 gr di zucchero
10 gr di liquore di limone
3 gr di pectina mescolata con 50 gr di zucchero

*Procedimento
Mescolate la purea di frutti di bosco con i 100 gr di zucchero e fate riscaldare il composto. Aggiungete la pectina mescolata con lo zucchero e fate cuocere a 102*C.
Lasciate raffreddare completamente il composto coperto da una pellicola.

•Crumble al cacao
*Ingredienti 90 gr di tuorli d’uovo
160 gr di zucchero di canna
170 gr di burro
200 gr di farina debole
5 gr di lievito in polvere
2 gr di sale
40 gr di cacao

*Procedimento
Montate i tuorli con lo zucchero e il sale. Quando la massa sarà omogenea aggiungete il burro morbido e mescolate. Completate l’impasto inserendo tutte le polveri.
Cottura a 150*C.




Lo Chef Maestro pasticciere Luigi Avallone, Presidente ICC Campania ed il suo dolce ‘’Nannarè’’

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img 1831Oggi presentiamo lo Chef Maestro pasticciere Luigi Avallone, di recente nominato Presidente ICC, l’Italian Culinary Consortium, per la Regione Campania, esperto lievitista madre nonché Vice Presidente dell’Associazione Pasticcieri Napoletani.

Ed è proprio il nostro Chef Luigi ad aver conquistato il primo posto della quarta edizione del concorso “San Genna’…Un Dolce per San Gennaro“, con il suo “Uau, miraculo!“: una chiffon cake, su base di biscotto Paradiso, realizzato con la Frolla di farina Mulino Caputo e farina di mandorle, arricchita con una composta di fragole Agrimontana. Il tortino, disponibile nella sua pasticceria di Quarto, è rivestito da una glassa al cioccolato bianco e finito con un tocco di estro creativo: polvere di liquirizia e rosmarino sbriciolato.

img 1821“Diversamente giovane”, come si è ironicamente definito Avallone, il pasticciere puteolano, unico ad aver superato gli “anta”, in un’edizione dominata da donne e giovanissimi, ha affrontato la competizione             con grande entusiasmo e con “il piacere di mettermi sempre in discussione”, come ha dichiarato durante la premiazione. Visibilmente emozionato, ha voluto devolvere il premio in denaro, messo in palio da Mulino Caputo, all’Ospedale Pediatrico Santobono di Napoli. Originario di Pozzuoli e molto devoto al santo, ha preparato la chiffon cake monoporzione con composta di fragole e ingredienti che si ispirano alla vita e alle origini di San Gennaro: liquirizia perché era di origini calabresi, liquore Strega per il vescovado beneventano, biscotto paradiso perché ‘’noi napoletani – ci spiega il nostro Chef pasticciere – abbiamo un santo in paradiso sempre. Sono contento di questo riconoscimento che premia il mio impegno di sempre in pasticceria e omaggia un santo a cui sono tanto devoto. Il premio in denaro sarà da me devoluto al reparto oncologico dell’ospedale pediatrico Santobono’’. Lo Chef Luigi ha infatti deciso di devolvere il premio in denaro ricevuto (1.000 euro) al suddetto Ospedale Santobono, con espressa richiesta di utilizzare questi soldi per la cura dei piccoli malati oncologici.

Un gesto dedicato alla memoria di Andrea e Gennaro, due nipotini di Luigi, entrambi di 10 anni, deceduti proprio a causa di queste terribili patologie.

img 1820Una caratteristica significativa del concorso, come è stato sottolineato con soddisfazione dai giurati, i Maestri pasticcieri Sal De Riso, presidente dell’Ampi, Luigi Biasetto, Relais Dessert padovano e Antimo Caputo, CEO di Mulino Caputo, è che, con gli anni si riduce sempre di più l’età dei partecipanti, pur rimanendo invariate la professionalità e la capacità di stupire con proposte originali, ben concepite e realizzate con estrema cura.           Tra l’altro il ‘’Babà Bufalà”, l’originale e golosissimo babà del nostro Chef Luigi è stato tra i protagonisti della finale del contest “Mille & un Babà” nel 2022, realizzato con Ricotta di Bufala Campana DOP e Mozzarella di Bufala Campana DOP, una creativa versione di uno tra i più iconici dolci della ppasticceria napoletana, che, dopo il successo al Sigep di Rimini di marzo, ha colpito nuovamente nel segno conquistando anche l’autorevole giuria del contest promosso da Molino Caputo composta dallo chef Gennarino Esposito, dai Maestri Pasticcieri Sal De Riso, Sabatino Sica e Antimo Caputo,CEO di Molino Caputo.

Ed ecco la fantastica proposta dolce del nostro Chef pasticciere Luigi, un bellissimo dolce chiamato ‘’Nannarè’’.                          *Ingredienti

280 gr Burro

50 gr Zucchero

200 gr Zucchero Muscovado

50 gr Latte intero

300 gr Cioccolato bianco

400 gr Uova intere

5 gr sale

12 gr Lievito chimico

250 gr Farina 00 classica

100 gr Farina di mandorle

200 gr  Lamponi semi-canditi

100 gr Perline di cioccolato  croccante fondente

50 gr Liquore Strega

*Aromi: Liquirizia, vaniglia q.b.

PROCEDIMENTO

Montate il burro, lo zucchero e lo zucchero muscovado, aggiungete a filo le uova, il latte, il miele e il sale, quindi aggiungete le polveri setacciate (il lievito chimico, la  farina di mandorle e la farina 00), poi anche il liquore Strega, le perline di cioccolato, i lamponi semi-canditi e gli aromi

liquirizia e vaniglia q.b.

*Biscotto per il fondo

*Ingredienti

200 gr Farina frolla

80 gr zucchero semolato

2 Tuorli d’uovo

140 gr Burro

50 gr Fecola di patate

50 gr di Purea di fragole

15 gr di Polvere di liquirizia

PROCEDIMENTO

Unite il burro, la farina, la fecola e lo zucchero, mescolate il tutto e poi aggiungete i tuorli d’uovo, la purea di fragole e la liquirizia. Lasciate in frigo per 2 ore.

Foderate una teglia di 28 cm, poi fate una pre-cottura per 15 minuti a 200 gradi C., fate raffreddare e poi aggiungete l’impasto fatto in precedenza mettendo sul fondo uno strato di lamponi semi-canditi, quindi ponete la teglia di nuovo in forno ed ultimate la cottura a 180 gradi C. per 25 minuti. Fate raffreddare e ricoprite con la glassa di cioccolato bianco, quindi spolverate con zucchero muscovado, con polvere di liquirizia e rosmarino e, per finire, mettete dei lamponi per decorazione sopra.

COPERTURA

*Bagna infusa allo Strega

500 gr di acqua

300 gr di zucchero

200 ml di liquore Strega

Procedimento

Mettete a bollire l’acqua e lo zucchero, quindi fate raffreddare e aggiungete il liquore Strega.

*Glassa cioccolato bianco

200 gr Panna

400 gr Cioccolato bianco

100 gr Glucosio

*Procedimento   

Portate la panna a ebollizione  con il glucosio, togliete quindi dal fuoco, aggiungete il cioccolato bianco e poi mixate con il minipimer ed infine mettete il tutto in frigo per 24 ore.

-Per glassare portate la glassa a 30 gradi C.

*Decorazione con lampone brillantato, gelée di fragole, croccante di rosmarino e liquirizia

*Procedimento

Fatta di zucchero muscovado rosmarino e liquirizia nel mixer

MONTAGGIO DEL DOLCE

  1. Fondo di frolla prima cottura
  2. Crema per il ripieno seconda cottura insieme al fondo di frolla

3) All’uscita dal forno, ancora caldo, bagnate con l’infuso di Strega

4)Ricoprite con la glassa di cioccolato

5)Decorate con lamponi e croccante di liquirizia, rosmarino e muscovado

*Servite in piatto con una decorazione di panna e una piccola spolverata di cacao.




Messico, un corso per pizzaioli

pizzanapoletanavert

pizzanapoletanavertA La Scuola by Hanseatik —rappresentante a Città del Messico della Scuola Italiana Pizzaioli— inizia domani un corso di due giorni sulla pizza napoletana tradizionale e contemporanea.

La Scuola Italiana Pizzaioli è il più antico e prestigioso centro di formazione del Bel Paese per amanti della pizza, dilettanti e professionisti. Fondata nel 1988 da un gruppo di appassionati motivati dal desiderio di insegnare l’arte della preparazione di questo alimento tipico dello Stivale, l’organizzazione vanta oggi 9 sedi in Italia e 15 nel mondo.

Il programma della prima giornata include la storia della pizza napoletana; dettagli del regolamento del riconoscimento Specialità Tradizionale Garantita (STG) e informazioni sull’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN); il metodo diretto dell’impasto; le fasi e le tecniche della puntata, lo staglio e l’impasto bifasico per la pizza napoletana contemporanea.

Nel corso della seconda giornata verrà presentato l’appretto, l’impasto bifasico finale, lo schiaffo (stesura dell’impasto), oltre all’assemblaggio e alla cottura.

Le sessioni, che avranno una capacità massima di 10 persone, si svolgeranno mercoledì 16 agosto e giovedì 17 agosto, dalle 18:00 alle 21:30, presso il Pasaje Santa Fe, Guillermo González Camarena #999, locali 2.2-2.9, Zedec Santa Fe.

Il prezzo del corso è di 2.999,00 pesos (IVA inclusa) e il pagamento può essere effettuato tramite carta o bonifico bancario.

Per maggiori informazioni gli interessati possono contattare Fernanda Contreras (fer.contreras@hanseatik.com / WhatsApp 55 3134 3273).

da puntodincontro.mx




Lo Chef Luigi Alioto e il suo raviolo di melanzane al frappè di pomodorino giallo e Trentingrana

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311e7a5c cb03 4f00 889b 953ca45b0378Oggi presentiamo lo Chef Luigi Alioto, 1’Chef di cucina dell’Hotel Savoia Palace di Madonna di Campiglio in Trentino, di recente nominato Primo Consigliere Direttivo ICC Italia dal Presidente e fondatore Chef Carmelo Carnevale. Palermitano, classe 1966, inizia giovanissimo la sua formazione all’istituto alberghiero di Palermo e, nello stesso tempo, inizia le prime esperienze lavorative nel ristorante più famoso del tempo, il Goumand’s con il maestro Guddo e, in seguito, in altre strutture importanti e Hotel 4 stelle in giro per la Sicilia.

Ambasciatore della cucina siciliana a Trento, Roma e Madonna di Campiglio, con tappe di lavoro anche all’estero, come ad Amburgo in Germania, a Malta e a Budapest in Ungheria.

Durante la sua vasta carriera ha acquisito un suo proprio e personale credo che è quello di apprendere e nello stesso tempo divulgarlo ed è per questo che spesso frequenta corsi di specializzazione e di aggiornamento all’Accademy Etoile di Tuscania.

img 1584Nella sua carriera non gli sono mancati importanti riconoscimenti di varie associazioni del settore gastronomico, tra cui l’ultimo ricevuto, oltre il Cocorum, il nastro di Auguste Escoffier, solo per citarne alcuni.

Ha collaborato con diverse riviste del settore, come Il Cuoco, Grande Cucina & Wine e con riviste online come Spaghettiiatiani, Olio Peperoncino, La Zona Franca, ecc., facendosi apprezzare ovunque per la grande professionalità nella maniera in cui interpreta il suo lavoro e per il proprio carisma e, soprattutto, nel modo in cui riesce ad essere grande motivatore e trascinatore in una cucina sempre più sana, creativa ma tradizionale e, nello stesso tempo, innovativa, dando sempre molta importanza alla presentazione e all’estetica, espressa varie volte con ricercati e sontuosi buffet gastronomici di prestigio, portando in aggiunta delle nuove tendenze di intaglio per la frutta e gli ortaggi, frutto del suo alto bagaglio professionale.

Nel corso degli anni ha accumulato diverse esperienze professionali come quella di essere uno dei responsabili delle cucine della GHS con vari ristoranti a la carte per meetings, cene di lavoro, banchetti vari e cerimonie di ogni genere.

Negli ultimi anni ha fatto anche da professore a centinaia di ragazzi che si affacciano per le prime volte nelle cucine, ospitando, nelle varie strutture, centinaia di stagisti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.

img 1585Ci parla anche di una sua riflessione che è diventata anche il senso della sua attività oltre che della sua vita: ‘’I miei più di 30 anni di intensa attività, le targhe, i riconoscimenti e gli allori non devono farmi sentire più bravo o più celebre degli altri colleghi, le vere medaglie sono nel lavoro quotidiano, quando la clientela rimane soddisfatta e un piatto non torna mai indietro…’’. La cucina che propone il nostro Chef Luigi è una cucina italiana di tradizione, dallo stile internazionale ma dai sapori autentici utilizzando i prodotti del territorio. Di recente, inoltre, ha prestato la sua opera al Ristorante Grecale del Resort Valle dell’Erica a Santa Teresa di Gallura ed oggi, come già detto, a Madonna di Campiglio presso l’Hotel Savoia Palace. Vanta altresì un curriculum da Executive Chef nell’ospitalità internazionale a 5 stelle che lo ha visto negli ultimi anni protagonista nella catena alberghiera Delphina Resorts in Sardegna.

‘’Ogni località – ci spiega – offre prodotti caratteristici che vanno valorizzati in cucina, perché donano al piatto un tocco unico che diventa il simbolo straordinario di un territorio’’. Una filosofia vincente che unisce territorialità e stagionalità, ponendo grande attenzione alla qualità della materia prima e risaltata dalla creatività e dall’innovazione.

Il nostro Chef è stato anche insignito come Ambasciatore della pasta La Molisana in Sicilia, del premio “Stelle della ristorazione” e del premio “Auguste Escoffier” ad Altamura.

Ed eccoci alla bellissima ricetta del nostro Chef Luigi Alioto: il raviolo di melanzane al frappe’ di pomodorino giallo e Trentingrana.

*Ingredienti

  • Dose per la pasta fresca

Farina 00 gr.500

Sale gr.10

Tuorlo uovo gr.400 circa

Olio di oliva gr.20

Impastate il tutto e poi avvolgetelo in pelliccia, lasciandolo riposare per circa 1 ora.

 

  • Per la farcia

Melanzane, 2 di media grandezza  cotte al forno intere a 170 gradi per circa 50 minuti

Mozzarella di bufala gr.200 ben asciutta

Formaggio Casera Trentino gr.100 morbido

Guanciale gr. 100

Basilico qualche foglia

Aneto qualche foglia (ciuffetti)

Sale, pepe q.b.

 

  • Per la farcia: dopo che la melanzana è stata cotta prendete la sola polpa interna, strizzatela e tagliatela in piccoli pezzi e, in una ciotola, amalgamatela con la bufala tritata, il Casera a julienne e il guanciale tagliato in piccoli pezzi e, precedentemente, rosolato in padella, salate, pepate e aggiungete le erbette. quindi formate un composto morbido e asciutto e riempite una sacca da pasticceria per farcire il nostro raviolo.
  • Per la salsa :

Pomodorini gialli gr 400

Olio di oliva extravergine gr.80

Spicchio di Aglio 1 piccolo

Sale q.b.

Peperoncino q.b.

Maggiorana q.b.

Trentingrana grattugiato gr.150.  (oppure del grana se non l’avete).

*Per il frappè di pomodoro: lavate i pomodorini, tagliateli a spicchi e raccoglieteli nel bicchiere di un mixer a immersione; unite l’aglio privato dell’anima e frullate per bene fino a ottenere una salsa omogenea. Passatela attraverso un colino, aggiustate di sale e sarà la salsa che servirà poi a condire il nostro raviolo. Impiattate spolverando con il Trentingrana grattugiato e decorate con dei fili di peperoncino e delle foglioline di maggiorana.




Presentato a Pompei il logo della candidatura della ‘cucina italiana’ a patrimonio Unesco

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downloadLa mano di un cuoco che ‘spadella’ alcuni elementi della cucina italiana insieme a vari monumenti italiani, simboli del territorio e personaggi della cultura. Viene richiamato l’atto del preparare cibo come rito e come patrimonio alimentare e di cultura, reso vivo ogni giorno e che verrà trasmesso alle future generazioni.

È stato presentato a Pompei il logo ufficiale che sosterrà la candidatura della Cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco, realizzato dagli allievi della Scuola della medaglia dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato. Nella parte bassa del logo, poi, c’è la scritta ‘Io Amo (con due cuoricini tricolori al posto delle lettere ‘o’) la Cucina italiana candidata a patrimonio Unesco’. Più sotto ancora, i loghi dei ministeri della Cultura e dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste che sostengono la candidatura. Alla cerimonia, nell’anfiteatro del Parco archeologico di Pompei, sono presenti, tra gli altri, i ministri Francesco Lollobrigida, Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi, il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, e l’ad del Poligrafico, Francesco Soro. La candidatura, promossa dall’Accademia italiana della Cucina, dalla fondazione Casa Artusi e dalla rivista ‘La cucina italiana’ è stata lanciata lo scorso 23 marzo. Sangiuliano: “Finiti i tempi in cui turisti trovavano chiuso” Sono finiti i tempi in cui i turisti venivano qui, decenni fa, e trovavano il cartello ‘chiuso’ perché stiamo facendo delle aperture straordinarie e apriamo sempre ed è finita l’epoca in cui i tombaroli rubavano, anzi adesso molte cose ci vengono restituite da tutto il mondo”. Lo sottolinea, parlando di Pompei, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, a margine della presentazione.




Lo Chef Ferdinando Moia, Presidente Delegato ICC per il Piemonte e i suoi rabatòn

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typoramaOggi presentiamo lo Chef Ferdinando Moia, Presidente Delegato per la Regione Piemonte dell’ICC, l’Italian Culinary Consortium, fondata dal Presidente Carmelo Carnevale. Ed è lo stesso Chef Ferdinando che ci racconta della sua vita: ‘’Fin da piccolo la mia passione è sempre stata la cucina ed il mio sogno quello di fare il cuoco.

Il mio primo risotto lo feci a 4 mani con mio nonno. Fui talmente contento del mio primo esperimento, a cui ne seguirono molti altri, da decidere in seguito di intraprendere la professione di cuoco e, addirittura a 14 anni non ancora compiuti, misi la giacca bianca per la prima volta: era il 1 ottobre 1978.

Quindi frequentai la Scuola Alberghiera alternandola alla  stagione estiva nei grandi alberghi del lago Maggiore fino a conseguire l’agognato diploma’’. Ci dice ancora il nostro Chef Ferdinando: ‘’Chef entrêmetièr a soli18 anni! Poi il militare in Aeronautica come capo cucina della mensa Ufficiali. Finita la leva diverse esperienze in alberghi, in 3 attività di gastronomia, in vari ristoranti come direttore ed anche di proprietà.

img 1357Poi, esattamente il 5 dicembre 2021, a 35 anni esatti dalla mia prima attività in proprio, l’apertura e l’inaugurazione del Paleosette – ci dice sempre il nostro Chef – il mio orgoglio, un ristorante esclusivo e soprattutto inclusivo dove chiunque può mangiare come gli altri senza paura delle intolleranze, aperto proprio nella mia città natale, Arona in provincia di Novara. Un posto raffinato con una brigata di cucina molto affiatata che conta anche sull’apporto di Giacomo, un ragazzo con la Sindrome di Down che ho accolto in un clima protettivo ma trattandolo come tutti gli altri. Oltre al ristorante svolgo delle consulenze  come docente  nelle Scuole Alberghiere per conto di AIC Piemonte e tengo anche dei corsi di cucina nel carcere di Verbania. Tantissimi eventi e partecipazioni al Cibus di Parma per Granarolo, Tuttofood e Bit Milano; sono anche Ambasciatore della nota azienda La Molisana ed infine gestisco anche la ristorazione sulle navi della Flotta Navigazione Lago Maggiore’’. Un notevole e variegato percorso e, allo stesso tempo, interessante e pieno di tante soddisfazioni per lo Chef Ferdinando Moia che termina il suo racconto con una battuta: ‘’Penso proprio che quando sarò grande… farò il cuoco’’.

img 1363Ed ecco la ricetta del nostro Chef Ferdinando, la sua rivisitazione dei famosi rabatòn alessandrini, ovverossia come li fa lo Zio Ferdy. I rabatòn sembrano polpette ma non lo sono. Dalla provincia di Alessandra, il gusto delicato degli gnocchi di ricotta ed erbette inventati dai contadini che per produrli, in primavera, utilizzavano la ricotta migliore dell’anno. A Litta Parodi, paese di mille anime a sud est di Alessandria, i rabatòn, da rabatare, arrotolare in piemontese, sono il piatto tipico dal 1981 e dal 1999 sono tutelati dalla Confraternita du rabatòn di Litta Parodi, che rivendica la paternità di questi gnocchi verdi fatti di ricotta vaccina ed erbe spontanee. Uno tra i primi piatti piemontesi storici, oggi si prediligono bietole e spinaci al posto delle erbe spontanee, perché più facili da reperire al supermercato e più dolci. Ma veniamo ora ai nostri rabatòn.

*Ingredienti per 4 persone:   

600 gr di biete/erbette gelo

150 gr di pane macinato grosso

3 uova

100 gr di grana grattugiato

150 gr di ricotta (meglio se Seirass, tipico formaggio piemontese simile alla ricotta)

Sale, farina 00, noce moscata q.b.

*Per il condimento:

150 gr di burro

100 gr di grana grattugiato

•Procedimento   

Cuocete le biete erbette in acqua salata. Una volta cotte, scolatele e fatele raffreddare. Quindi strizzatele e tagliatele finemente a coltello. In una bacinella mettete le biete, il pane, il grana grattugiato, la ricotta, una presa di sale, la noce moscata e le uova. Impastate il tutto e lasciate riposare in frigo per una mezzoretta. Passata la mezz’ora, su una spianatoia, formate con l’impasto, aiutandovi con della farina per non fare attaccare, dei cilindri lunghi, una specie di serpentello, del diametro di circa 3 cm. Tagliateli a tocchetti e fateli ‘’rabatare’’ (rotolare) sulla spianatoia cercando di formare delle palline irregolari. Versate gli gnocchi in acqua bollente salata e cuoceteli per 5 minuti da quando saranno venuti a galla. Nel frattempo fate sciogliere del burro in una padella bassa e adagiatevi gli gnocchi cotti. Fate rosolare per qualche minuto, quindi impiattate gli gnocchi spolverando con il grana grattugiato e irrorando con il burro rimasto nella pentola. Serviteli subito caldissimi.

 




Luigi Farina, webmaster gastronomico, ora anche in ICC Campania e il suo Brociolone palermitano

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typoramaOggi presentiamo Luigi Farina, digital creator, webmaster, fotografo ed esperto gastronomico, da poco nominato Responsabile della Comunicazione ICC, l’Italian Culinary Consortium, per la Regione Campania.                           Il nostro Luigi si racconta e ci dice: ‘’Sono nato il 6 Maggio 1952 a Palermo, la città dei colori, degli odori e dei sapori, e credo che le mie origini siano state determinanti per il mio avvicinamento al mondo della gastronomia, aiutato anche dalla mia innata curiosità, infatti, sin da piccolo, andavo alla ricerca del gelato più buono, dall’arancina più saporita o del panino con le panelle più fumante. In seguito il mio precedente lavoro mi ha portato a girare in lungo e in largo l’Italia, con la mia passione per la cucina sempre viva, che mi ha aiutato a costruire il mio bagaglio cultural-culinario, assaggiando tantissime prelibatezze regionali, un po’ in tutta Italia.

Nel 2001 ho deciso di cambiare vita e di lanciarmi nel mondo della gastronomia creando uno dei primi Blog ad essa dedicato, spaghettitaliani.com, che è oggi uno dei più conosciuti e visitati nel mondo della rete.

Nel 2006 abbiamo creato anche l’Associazione Spaghettitaliani, con tanta passione e voglia di scoprire ancora, andando sempre alla ricerca del bello e del buono, che abbiamo dovuto chiudere alla fine del 2019.

Per finire, mi piace tantissimo cucinare e sperimentare ai fornelli, anche se non mi reputo né un Cuoco, né tantomeno uno Chef, ma solo un ‘imbratta-pignate’. Tuttavia, quando capita di condividere questa mia passione con amici e conoscenti, ricevo sempre complimenti ed incoraggiamenti a continuare, non so se dettati da sincerità o solo per gentilezza. Per questo, infatti, mi hanno da sempre chiamato ‘il Cuochino’, non certo dovuto alla stazza, altrimenti dovevo sicuramente essere chiamato in altro modo.

Cosa dire di più: visitate spaghettitaliani, troverete al suo interno le vicende dei miei ultimi  20 anni e il racconto della mia vita,  sperando di poterne raccontare tanti altri ancora, seguendo sempre questa strada, nonostante tutto, costantemente alla ricerca del bello e del buono’’.

img 1367Ed ecco la ricetta del ‘’Brociolone’’ palermitano tipico della cucina del capoluogo siciliano che Luigi Farina dedica alla sua mamma  ricordando la sua infanzia. Tra l’altro è anche inserita nel libro “Una Ricetta al Giorno”.

*Attrezzatura

1 laccio da cucina per avvolgere il brociolone

*Ingredienti

1,2 kg fesa di vitello

6 uova

150 gr formaggio grattugiato

300 gr pangrattato

1 grossa cipolla

50 gr uvetta

30 gr pinoli

160 gr salame di Napoli tagliato a listarelle

160 gr caciocavallo in unica fetta

500 gr piselli

1 lt salsa di pomodoro

olio extravergine d’oliva q.b.

sale q.b.

pepe q.b.

*Procedimento

Tagliate la carne in due parti uguali e battetele in modo da ottenere due larghe fette dalla forma rettangolare, facendo attenzione che non si strappi.

Preparate 3 uova sode e, dopo che si saranno raffreddate, dividetele a quarti.

Sbattete in una scodella le altre 3 uova e mettetele da parte.

Tagliate a bastoncini il caciocavallo e mettetelo da parte.

Grattate mezza cipolla e mettetela  a rosolare in qualche cucchiaio d’olio in una capiente padella. Appena sarà dorata aggiungete il pangrattato, l’uvetta e i pinoli e continuate a mescolare con un cucchiaio di legno a fuoco moderato, aggiungendo pian piano l’uovo sbattuto e facendo attenzione che non si formino grumi, fino ad ottenere un composto omogeneo. Togliete, quindi, il tutto dal fuoco e lasciate raffreddare.

Disponete la carne su una spianatoia e adagiate al centro di ogni fetta metà del composto precedentemente preparato, ponendolo al centro della fetta secondo la parte più lunga.

Formate degli incavi lungo tutta la lunghezza della carne e alternate  le listarelle di caciocavallo a quelle di salame, quindi aggiungete anche gli spicchi d’uovo sodo.

Chiudete la carne in modo che il composto interno non fuoriesca e legatela con dello spago da cucina.

Grattate la rimanente cipolla in un ampio tegame, che dovrà contenere i due brocioloni, e rosolatela in qualche cucchiaio d’olio.

Appena dorata aggiungete i due brocioloni e rosolateli bene da tutti i lati.

Aggiungete la salsa di pomodoro, diluendola con un po’ d’acqua, fino a coprire la carne. Portate il tutto ad ebollizione, quindi riducete la fiamma, coprite e lasciate cuocere a fuoco moderato, girando la carne di tanto in tanto.

Dopo mezz’ora di cottura aggiungete i piselli e continuate la cottura per altri 20-30 minuti, stando attenti a diluire la salsa con un po’ d’acqua calda se si sarà ristretta troppo.

A fine cottura tirate fuori la carne e lasciatela raffreddare (si consiglia di aspettare anche mezza giornata per farli ben rassodare internamente).

Poco prima di servire, togliete lo spago e tagliateli a fette.

Disponete le fette di brociolone su un piatto da portata, versandovi sopra ben calda la salsa con i piselli (avendo cura di averla ridotta a fuoco vivace). E buon appetito!

*Note

Il nostro Luigi Farina dedica questo piatto alla sua mamma.

Questa ricetta, tipica di Palermo, veniva e viene preparata per il pranzo della domenica.

Pensando al brociolone i suoi ricordi tornano indietro nel tempo a quando era bambino e osservava la sua mamma mentre preparava con amore e passione questo piatto, con tanta cura e precisione, non tralasciando nessun particolare sin dalla scelta della fetta di carne che doveva avere uno spessore preciso e non doveva avere nessuna fessura per evitare che il ripieno potesse uscire.

Come tutte le mamme cercava poi di accontentare tutti ed era prassi che ne preparasse due, come nella foto, uno con l’uovo sodo al suo interno e l’altro con l’uovo sbattuto e amalgamato al resto del ripieno.

Il momento che aspettava con ansia era quando, dopo la cottura, e dopo averlo raffreddato ed eliminato il filo di cotone che lo avvolgeva, veniva il momento del taglio delle fette, infatti il primo taglio liberava il “cozzitello” di carne che doveva essere suo e in un boccone lo “divorava” con passione con sua madre che, soddisfatta, gli chiedeva se era buono.