New York. Lollobrigida per la cucina italiana come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco

il ministro dellagricoltura francesco lollobrigida alla presentazione candidatura della cucina italiana a patrimonio dellumanita unesco a new york ministero agricoltura immagine2

il ministro dellagricoltura francesco lollobrigida alla presentazione candidatura della cucina italiana a patrimonio dellumanita unesco a new york ministero agricoltura immagine2“Siamo qui per portare avanti una competizione che vedrà nel 2025 la cucina italiana candidata a patrimonio dell’Umanità Unesco e con questo tipo di riconoscimento, sarà degna di essere difesa, tutelata e valorizzata. Saranno due anni nei quali vorremmo coinvolgere tutti gli attori protagonisti del nostro Sistema Italia, fatto di quei milioni di italiani che per affetto, per cuore e per passione, abitano nel pianeta e sono i nostri migliori ambasciatori, raccontando quello che vale la nostra cultura, la nostra storia, le nostre emozioni. Nel mondo c’è tanta sete e tanta fame di Italia e noi dobbiamo essere all’altezza di poter fornire gli elementi per soddisfarla”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, intervenendo alla presentazione ufficiale della candidatura della cucina italiana a Patrimonio dell’Umanità Unesco al Ghotam Hall di New York, alla presenza di Mariangela Zappia, ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Matteo Zoppas, presidente di ICE, degli assessori della Regione Siciliana, Campania, Calabria ed Emilia-Romagna, e di oltre 150 rappresentati di istituzioni e imprenditori, provenienti dall’Italia, dagli Stati Uniti e dal resto del mondo.

“Dobbiamo saper dare risposte alla popolazione del pianeta che cresce in maniera esponenziale. La scelta sarà se garantire cibo per tutti o buon cibo per tutti. Sarà una sfida che vedrà protagonista l’Italia e che si può raccogliere non rinunciando all’elemento della qualità nella produzione del cibo – ha sottolineato il ministro Lollobrigida. “Non si arriva alla soluzione standardizzando i prodotti, rendendoli tutti uguali, omologandoli e creando produzioni a basso costo e a basso potenziale nutrizionale. Bisogna riuscire a fare scelte diverse. La cucina italiana nel suo insieme può essere uno degli elementi sui quali basare questo approccio. Noi tutti siamo il simbolo della qualità delle nostre denominazioni e delle capacità di produzione e trasformazione – ha concluso il Ministro. (Inform)




Da Singapore lo Chef Simone Loisi e i suoi spaghetti al nero con astice, asparagi e crema di burrata

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Oggi presentiamo Simone Loisi Chef di cucina del Ristorante italiano Waterfall a Singapore.

Lo Chef Simone ci dice di essere sempre stato un appassionato di cucina fin da piccolo, quando osservava la sua mamma intenta a preparare, per dovere ma anche con sapienza, i tantissimi piatti per la famiglia.

Una passione quindi tramandata che lo ha portato a scegliere come scuola l’Istituto Alberghiero, dove con impegno e dedizione ha cercato di dare sempre il massimo e anche di più per raggiungere i suoi obiettivi, in un crescendo naturale con, ovviamente, alti e bassi.

img 9513Il suo percorso professionale comincia al lido di suo fratello a Lecce, poi a Torino, per la precisione a Sestriere, una località in alta montagna e, successivamente, in Sardegna nel Resort Le Dune.

Decide anche di fare anche un’esperienza stagionale nell’Isola di Malta e infine si stabilisce per oltre 10 anni in Costa Azzurra, a Mentone prima e Montecarlo poi, dove   raggiunge, con merito, la posizione di Chef di cucina, in un ristorantino italiano sulla Rocca.

Dopo 10 anni decide di una fare nuove esperienze, questa volta in Asia e, precisamente, a Singapore, dove vive ormai da più di 7 anni e dove si sente gratificato sia professionalmente che come vita sociale.

img 9654Il nostro Chef Simone, di origine pugliese, precisamente di Modugno in provincia di Bari, ci dice che il suo più importante obiettivo è quello di far conoscere, nel modo più semplice, vero e tradizionale la sua cucina, fatta di amore per la sua terra ma anche con un pizzico di innovazione, restando sempre e comunque rigorosamente fermo nell’usare prodotti autentici e di altissima qualità.

Ed è quello che fa giornalmente per i suoi numerosi clienti in quel dì Singapore.

 

 

Ed ecco la ricetta del nostro Chef Simone, gli spaghetti al nero con astice, asparagi e crema di burrata.

In questo piatto lui gioca con i diversi sapori che, tra l’altro, è uno dei suoi piatti preferiti, e usa degli spaghetti alla chitarra di semola fatti in casa con l’aggiunta di nero di seppia, un sughetto molto semplice all’astice con aglio, pomodorini, olio extravergine d’oliva, vino bianco,  prezzemolo, sale e pepe, impreziosito dalla presenza degli asparagi saltati in padella e impiattato sapientemente su una base di crema di burrata, ovviamente, manco a dirlo, pugliese, un prodotto eccezionale del Caseificio Artigiana di Putignano, un piatto non complicato ma saporito e un po’ intrigante che i suoi clienti adorano.




Nasce anche in Canada l’Italian Culinary Consortium – ICC Canada (VIDEO)

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Oggi vogliamo presentare l’Italian Culinary Consortium nato a Londra, UK, ad opera principalmente dello Chef Carmelo Carnevale e che da pochi giorni è anche presente in terra canadese come ICC Canada con un suo proprio organigramma nominato dalla sede centrale inglese:

img 9650Presidente: Chef Alex Ziccarelli

Vice Presidente: Chef Daniela Pasini

Segreteria e Tesoriere: Dr. Riccardo Bressan

Media e organizzazione grafica: Chef Giovanni Trigona

Delegata Ontario: Chef Daniela Sfara

Delegato Alberta: Chef Alberto Alboreggia

Delegato British Columbia: Chef Giovanni Trigona, pro tempore.

L’ICC è un’alleanza internazionale di chefs professionisti e membri della  ristorazione, un vero e proprio consorzio culinario con la passione per l’ospitalità italiana.

L’ICC nasce con l’intento di far progredire la professione in tutti i rami dell’ospitalità   sfruttando la propria influenza per il miglioramento del settore e dell’umanità in senso generale.

L’obiettivo dichiarato è volto a promuovere tutte le abilità culinarie del comparto proteggendo ogni interesse di tutti i membri.

L’ICC è inoltre disponibile a supportare i propri membri per ottenere il riconoscimento  come professionisti altamente qualificati nel settore della ristorazione, fornendo nel contempo qualsiasi aiuto informativo per ogni livello  professionale. A questo scopo collabora con vari enti esaminatori e istituti d’istruzione professionale in  arti culinarie. Inoltre valorizza e tutela la professionalità dei propri iscritti, avvalendosi per lo scopo dei più adeguati strumenti organizzativi possibili, stipulando intese e realizzando iniziative anche in collaborazione e/o convenzione con altri organismi associativi e/o istituzionali. L’ICC è già presente in diversi paesi: oltre alla Sede di Londra (UK), ovviamente in Italia, con le delegazioni ufficiali delle Regioni Sicilia, Marche, Lazio e Puglia, in Spagna, nelle Isole Canarie, in Romania, in Georgia, in Russia, in Austria, in Danimarca, in Belgio, in Canada come già detto ed in U.S.A. Altre sedi stanno mostrando un serio interesse per L’ICC mentre sono già prossime le aperture delle  Delegazioni di Singapore, Hong Kong, della Tailandia, dell’India, di Dubai, della Serbia e della Repubblica Ceca.




Francesco Bisignano, esperto di ristorazione e il gelato al pistacchio della sua Gemma Gelateria

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Oggi presentiamo l’esperto dì ristorazione Francesco Bisignano, Chef pizzaiolo e imprenditore, che recentemente si è voluto cimentare anche nel campo del gelato artigianale all’italiana con l’apertura di Gemma Gelateria, il nome scelto in onore della sua prima figlia, che già da subito ha riscontrato un notevole successo, tanto da aver ricevuto il premio per il miglior gelato al 2022 𝗜𝗖𝗖𝗢 𝗨𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗣𝗲𝗻𝘁𝗼𝗹𝗮 𝗣𝗲𝗻𝘁𝗼𝗹𝗮 𝗱‘Oro 𝗔𝘄𝗮𝗿𝗱𝘀!

Gemma Gelateria ha aperto i battenti all’inizio del 2021 con la sua prima gelateria, situata al 146 di Cumberland Street a Yorkville.  Subito dopo l’apertura della prima sede, il nostro Chef e patron Francesco Bisignano, di origine italiana di Cosenza, ha aperto altre due locations, entrambe meravigliosamente arredate e decorate in stile contemporaneo.               Cosentino, classe 1983, coniugato con Carole Capalbo, da cui ha avuto due figlie, Gemma e Fernanda di 10 e 8 anni. La sua è una storia diversa da quelle che siamo abituati ad ascoltare, ciononostante, comunque, presenta dei punti in comune con quelle di tanti connazionali che hanno trovato la loro strada al di qua dell’oceano.

Diplomatosi nel 2002 presso l’Istituto Tecnico Agrario G. Tommasi ma non tralascia di darsi sempre da fare, fuori dell’orario scolastico, con diversi lavoretti, anche stagionali. Entra così subito nel mondo del lavoro, dapprima come commesso e poi come rappresentante.

img 9300Dopo questa esperienza trova lavoro presso una ditta di manutenzione delle stazioni di servizio e questo lo porta a viaggiare in tutta Italia, cosa questa che gli permetterà di abbinare anche un lavoro di rappresentanza. Infatti,  impegnarsi in più cose diventerà poi la sua vera specialità.

Conosce, grazie ad alcuni amici, il mondo della ristorazione e ne rimane affascinato. Nel 2005 ha l’opportunità di gestire un Pub-Bar nel centro della sua città, in seguito ha la possibilità di acquistare la gestione di alcuni ristoranti, dapprima in periferia per poi spostarsi nella zona centrale della città di Bisignano, nei pressi di Cosenza.

Si rende conto però che la sua città è troppo piccola per riuscire a soddisfare quelle che sono le sue ambizioni e così decide di spostarsi nel 2009 in Canada, che ha sempre suscitato in lui un fascino particolare, aprendo inizialmente una piccola ditta di import/export e al tempo stesso inizia anche a lavorare come pizzaiolo nelle principali pizzerie e ristoranti italiani della città di Toronto.

Forte della sua esperienza di Pizza Chef, è anche proprietario di un ristorante-pizzeria lounge-bar, Via Mercanti a Woodbridge, subito a nord di Toronto, uno dei più conosciuti della città che, fra l’altro, ha vinto il premio come ‘’Best Pizza in Ontario nel 2018’’ della Camera di Commercio Italiana di Toronto.

Possiede, inoltre, un altro ristorante, appena acquistato e, appunto, le 3 gelaterie Gemma con cui ha appena vinto il premio come ‘’Best Gelato in Ontario 2022’’, sempre della Camera di Commercio. E come a sottolineare ancora la sua antica vena di diversificare e d’impegnarsi in più cose, è anche proprietario di alcune imprese nel mondo dell’edilizia, specializzate in diversi settori.

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img 9293Ed ecco la ricetta del gelato artigianale al pistacchio che ci propone il nostro esperto Francesco Bisignano:

*INGREDIENTI

200 ml di latte

130 ml di panna

80 g di zucchero

90 g di pasta di pistacchio

Una ricetta semplice per un risultato irresistibile: gli estimatori del gelato al pistacchio ne apprezzeranno la consistenza e l’intenso sapore. Pochi ingredienti, un procedimento facilissimo per ottenere un risultato garantito. Il gelato al pistacchio si prepara come il gelato alla nocciola, infatti la pasta di pistacchio si trova già pronta in commercio oppure si può preparare a casa, con un po’ di tempo e di pazienza, frullando i pistacchi fino a che si trasformano in crema e rilasciano tutto il loro olio. Naturalmente i pistacchi di Bronte sono un’eccellenza del nostro paese, ma ne esistono diversi cultivar in Puglia e Basilicata per esempio. Se volete servire il gelato al pistacchio come si usa in Sicilia, allora assicuratevi di avere anche delle brioche con il tuppo! Non dimenticate che il gelato al pistacchio non è verde brillante ma di una tonalità più scura. Per la realizzazione di questa ricetta è previsto l’utilizzo di una gelatiera da casa con compressore.

*Preparazione Gelato al pistacchio – Fase 1

Per preparare la miscela del gelato al pistacchio cominciate facendo sciogliere, in un tegame a fuoco basso o a bagnomaria, lo zucchero nel latte. Portate il composto a 70°. Fuori dal fuoco unite la panna e la pasta di pistacchio. Emulsionate bene la miscela con un frullatore a immersione e lasciate raffreddare completamente.

*Preparazione Gelato – Fase 2

Versate la miscela fredda nella gelatiera per il tempo necessario a raggiungere una perfetta mantecatura. Il gelato al pistacchio sarà pronto quando sarà compatto e cremoso!




Come fare la pizza a New York

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Un fuori programma per l’Accademia Italiana della Cucina, che la scorsa settimana ha invitato i suoi associati di New York City ad imparare come si fa la pizza. Decisamente un fuori programma per l’Accademia, che tratta cucina di alto livello, o come dicono i francesi “haute cuisine”.
A fare da maestro è stato lo chef Roberto Caporuscio, proprietario di “Kestè Pizza e Vino” di New York City, un ristorante che si trova vicino alla Liberty Tower. Nel dialetto napoletano “kestè” vuol dire “questo è”.
La stessa delegata dell’Accademia, Roberta Marini de Plano, aveva dichiarato nell’invito ai soci di prepararsi ad “una cena innovativa, spettacolare ed educativa che si distacca da quelle tradizionali del passato”.
Chef Roberto ha prima raccontato la storia della pizza partendo dall’introduzione del pomodoro a Napoli, poi ha parlato dei vari tipi di pizze e quindi ha descritto le varie tipologie di mozzarella (il nome deriva dal fatto che a Napoli veniva “mozzata”). Dopo di ciò si è passati alla preparazione delle pizze invitando gli ospiti, divisi in gruppi di otto persone, a manipolare l’impasto e poi condirlo per creare pizze personalizzate.
L’idea della “Mani in Pasta”, così l’evento è stato intitolato dall’Accademia, è stata ispirata dalla dichiarazione dell’Unesco che nel 2017 ha proclamato “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” la pizza, o meglio, l’arte dei pizzaioli napoletani.
Seppur la pizza sembri esser nata a Napoli nel 1734, questa era già nota in paesi abruzzesi come Sulmona, L’Aquila e Penne intorno al 1200.
La combinazione tra lo chef napoletano Roberto e la delegata abruzzese Marini (di Teramo), entrambi residenti a New York, ha reso omaggio a tre caratteristiche della pizza: la popolarizzazione a Napoli, le origini in Abruzzo ed il suo largo consumo in America. Infatti, gli americani risultano i maggiori consumatori di pizza al mondo e la pizza che conosciamo oggi si è sviluppata proprio in America presso gli italo-americani. Originalmente, quella nata a Napoli era una pizza bianca ricca di aglio e olio.
“La proclamazione dell’Unesco – chiarisce Marini – vuole celebrare l’arte culinaria italiana che si esporta”.
Da parte sua, lo chef Roberto, celebrato per la sua “Pizza Sabrina” (al tartufo), ha accolto gli ospiti dell’Accademia offrendo loro pizze “fritte” quasi indistinguibili da quelle al forno, e pizze senza glutine dal sapore simile a quelle con farine normali. (dom serafini\aise) 




La ricetta dello Chef Alex Ziccarelli – Gli strozzapreti con vongole, ceci e datterini

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Oggi presentiamo una ricetta saporitissima che accontenterà i palati più esigenti: gli strozzapreti con vongole, ceci e datterini. Tipico formato di pasta della tradizione romagnola, molto usato anche per ricette non di di pesce. In questo piatto possiamo utilizzare vongole veraci o vongole lupino. Personalmente preferisco le vongole lupino, più piccole, ma gustosissime; se non le trovate vanno bene le veraci. I ceci si trovano già lessati oppure potete usare quelli secchi mettendoli in ammollo il giorno  prima.

 *Ingredienti (per 4 persone)  

Strozzapreti gr. 450

Vongole veraci gr. 600

Ceci lessati    gr. 200.

Datterini gr. 180

Olio extravergine d’oliva q.b.

Prezzemolo q.b.

Aglio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Scorza di limone q.b.

*Procedimento

Lavate bene, più volte, le vongole sotto l’acqua corrente.

Mettetele in una larga ciotola coperte con abbondante acqua fredda con l’aggiunta di una manciata di sale grosso. Il sale aiuta le vongole ad espellere l’eventuale sabbia contenuta all’interno.

Lasciatele in ammollo per 3-4 ore.

Mettete sul fuoco l’acqua salata per gli strozzapreti.

Sbucciate l’aglio.

Lavate e tritate il prezzemolo.

Lavate i pomodorini datterini e tagliateli in due parti.

Mettete dell’olio extravergine d’oliva in una padella capiente (di dimensioni suffficienti per saltare la pasta). Fatelo scaldare. Aggiungete l’aglio e i pomodorini datterini tagliati. Fate cuocere il tutto per un paio di minuti.

Aggiungete le vongole e coprite con un coperchio, in modo da favorire l’apertura dei molluschi.

Quando le vongole si sono schiuse, aggiungete i ceci e la scorza di limone. Aggiustate di sale e pepe. (NB: usate poco sale, solo per insaporire i ceci. Le vongole sono già molto sapide).

Amalgamate bene il tutto per un minuto circa e spegnete il fuoco.

Aggiungete il prezzemolo tritato.

Quando l’acqua bolle salate e poi tuffatevi gli strozzapreti.

Fateli cuocere per qualche minuto, quindi scolateli e trasferite gli strozzapreti nella padella con il condimento.

Riaccendete il fuoco e mantecate il tutto. Evitate una cottura prolungata del sugo e buon appetito.

 

Alex Ziccarelli, classe 1961, cosentino di nascita, dopo varie esperienze in Italia e soprattutto a Napoli, decide di partire per il Nordamerica, dove si ferma a Toronto per aprire nel tempo due attività nel campo della ristorazione e onorare diversi impegni in svariati ristoranti come cuoco. Attualmente è Head Chef del Ristorante La Bella Italia e ricopre la carica di Vice Presidente APCI Canada. Inoltre scrive articoli di cucina e non solo per diverse testate giornalistiche.




L’APCI Chef Ernesto Guarini e il suo calamaro farcito 2.0

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Ed ecco la fantastica ricetta del nostro APCI Chef Ernesto Guarini, leccese o, meglio, salentino, il CALAMARO FARCITO 2.0, ossia un calamaro ripieno su salsa di polpo, crumble di olive, polvere di cappero, salmoriglio e chips di barbabietola.

*Ingredienti

1 calamaro

1 polpo da 300 grammi

Sedano

Carote

Cipolla

Pomodorini

200 gr di patate lesse

50 gr di pomodori secchi

50 gr di capperi dissalati

50 grammi di olive nere

6 gamberi sgusciati

Olio extravergine d’oliva

Aglio

Origano

Aceto

1 limone

Prezzemolo

Sale e pepe

*Procedimento

Dopo aver pulito e lavato il calamaro staccate i tentacoli dal tubo che terrete da parte.

Lessate le patate e schiacciatele, mentre in una padella fate saltare i tentacoli del calamaro insieme ai gamberi tagliuzzati. Aggiustate di sale e unite alle patate dei pomodori secchi e qualche cappero. A questo punto con l’aiuto di un sac à poche riempite il calamaro per 2/3 e chiudete l’estremità con uno stuzzicadenti. Mettetelo in un sacchetto per sottovuoto e cuocete a 60 gradi per 12 minuti, quindi, una volta cotto, raffreddatelo in acqua e ghiaccio e riponetelo in frigo.

Prepariamo ora le salse: prendete una parte del polpo che avrete stufato a parte con sedano, carote, cipolla e pomodoro, frullatelo e passatelo al setaccio. Preparate il salmoriglio mettendo in un bicchiere alto l’olio, l’origano fresco, uno spicchio d’aglio, un po’ di succo di limone, prezzemolo, sale, pepe, quindi frullate il tutto e riponetelo in  frigo.

Prendete i capperi dissalati  e le olive, metteteli su una teglia e infornate ad 80 gradi per circa un’ora, dopodiché frullateli separatamente e fate raffreddare le polveri ottenute.

*Impiattiamento

Scottate il calamaro in padella antiaderente con poco olio extravergine d’oliva, disponete sul fondo del piatto la salsa di polpo, tagliate il calamaro in tre pezzi che disporrete sulla salsa di base, decorando con la polvere di capperi e il crumble di olive nere, irrorando anche il tutto con il salmoriglio. A questo punto finite il piatto con qualche germoglio e delle chips. Io, in questo caso, ho usato la barbabietola.

E buon appetito.

img 9066Oggi presentiamo lo Chef Ernesto Guarini, classe 1967, nasce in Salento da una famiglia di industriali del gelato e fin da piccolo frequenta i laboratori di gelateria e pasticceria nei quali apprende le prime tecniche di lavorazione.

La sua passione per la cucina gli viene in dote dalla Mamma Lucia che gli trasmette amore, rispetto e dedizione al buon cibo.

In cucina da sempre gestisce il suo locale in Salento fino a quando incuriosito da una nuova esperienza va a dirigere una brigata in Francia dove cura la startup  di un importante ristorante sulla Senna. Dopo esperienze in Germania, Toscana e Basilicata ritorna in Salento dove per due anni guida la nascita e la crescita di quello che diventerà, così poi moltissime recensioni racconteranno, il primo ristorante di pesce puro della famosa cittadina salentina.

Nel 2021 l’animo da imprenditore torna a farsi vivo e così, insieme al suo socio Marco Pedemonte, apre “MAREIENTU” a Santa Caterina, bellissima località della costa jonica, ristorante che, a pochi mesi dall’apertura, è già in cima alle classifiche di gradimento del pubblico.

img 9067Custode fedele delle tradizioni salentine e Italiane interpreta la sua cucina con innovazione e intraprendenza ma sempre nel rispetto della materia prima, lasciandosi spesso influenzare dalle sue passate esperienze e dal proprio vissuto.

Vanta anche una notevole esperienza nel campo della pasticceria e, di conseguenza, nei locali che dirige i desserts vengono prodotti in casa.

Uno dei prossimi progetti sarà l’acquisizione di un locale in Francia dove portare la cucina italiana in purezza libera dagli accomodamenti tipici dei paesi esteri.




La ricetta dello Chef Alex Ziccarelli: la fregola sarda con vongole e gamberoni

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La fregola è una tipica pasta sarda che deve il suo nome al termine latino “ferculum”, che significa “briciola” ed effettivamente trova conferma nella modalità di preparazione. La fregola si ottiene infatti impastando a lungo e con gesti veloci la farina di semola con acqua tiepida e sale: in questo modo si ottengono delle piccole briciole che poi vengono tostate al forno.

Di realizzazione un po’ impegnativa ma che vi darà delle immense soddisfazioni e lascerà i vostri ospiti a bocca aperta, in quanto si presenta non solo elegante ma davvero gustosa. Un piatto straordinario per le occasioni speciali e i giorni di festa.

Ed ecco qui di seguito la ricetta di oggi, la fregola con le vongole e i gamberoni.

*Ingredienti

500 g di fregola

8 gamberoni

q.b di prezzemolo

3 aglio

60 ml di vino bianco

q.b di olio extravergine d’oliva

q.b. di brodo di pesce.

q.b. di brodo vegetale

q.b di sale

500 ml di pomodori pelati

400 g di vongole.

*Preparazione

Spurgate le vongole in acqua e sale per circa due ore prima della cottura.

Preparate del brodo di pesce perché vi servirà per far cuocere la fregola. Tritate 1 spicchio e mezzo di aglio e prezzemolo con la mezzaluna e insaporite in una padella precedentemente riscaldata con un filo di olio e 30 ml di vino bianco lasciandolo evaporare, successivamente posizionatevi i pomodori pelati e cuocete a fiamma bassa per circa 20 minuti.

Nel frattempo preparate un altro soffritto con trito di aglio, prezzemolo e vino bianco ed unitevi gamberoni e vongole e cuocete per altri dieci minuti.

Prendete una pentola alta e riscaldarvi un filo di olio, aggiungetevi la fregola cruda e fatela tostare per circa 4 minuti, girandola spesso.

Aggiungete il sugo dato dalla cottura di gamberi e vongole e continuate la cottura aggiungendovi a filo il brodo ottenuto dagli scarti di pesce. Infine, unite il sugo e cuocete per circa 20 minuti sino a cottura della fregola. Aggiungete le vongole e i gamberoni, impiattate e servite.

 

Alex Ziccarelli, classe 1961, cosentino di nascita, dopo varie esperienze in Italia e soprattutto a Napoli, decide di partire per il Nordamerica, dove si ferma a Toronto per aprire nel tempo due attività nel campo della ristorazione e onorare diversi impegni in svariati ristoranti come cuoco. Attualmente è Head Chef del Ristorante La Bella Italia e ricopre la carica di Vice Presidente APCI Canada. Inoltre scrive articoli di cucina e non solo per diverse testate giornalistiche.




La ricetta dello Chef Alex Ziccarelli – Il cacciucco alla livornese

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La ricetta di oggi è un grande piatto di pesce, il cacciucco alla livornese, rigorosamente con cinque C totali (con quattro a Livorno è quasi un’offesa), sicuramente da annoverare fra quei piatti di cui non si è mai sazi.

Le origini vanno cercate nella cucina povera: un po’ come la bouillabaisse marsigliese, era il piatto dei marinai, fatto con il pesce che rimaneva invenduto al mercato.

La ricetta rimanda ad una grande varietà di crostacei, molluschi, pesci con lische, mentre la sua etimologia è probabilmente da associare alla parola turca küçük (di piccole dimensioni) con un preciso riferimento alla assoluta necessità di tagliare le specie più grosse in pezzetti per adattarli alla zuppa.

La cottura è unica ma, trattandosi di pesci diversi, il segreto sta nell’indovinare i diversi tempi d’inserimento degli ingredienti. La ricetta originaria del cacciucco tradizionale pare prevedesse sedici specie di pesce, anche se poi oggi le specie utilizzate normalmente  si riducono a circa 6-7 tipi, che possono variare a seconda del pescato del giorno, quindi senza regole precise.

È quasi d’obbligo accompagnare a questa fantastica zuppa toscana un buon vino rosso, come la tradizione richiede.

*Ingredienti (per 6 persone)

800 g di polpo

700 g di calamari e seppie

450 g di crostacei come scampi o gamberi o mazzancolle

450 g di palombo

300 g di scorfano

700 g di pomodori

40 g di concentrato di pomodoro

1 bicchiere e 1/2 di vino rosso

1 bicchiere e 1/2 d’olio

5 spicchi d’aglio

peperoncino

sedano

salvia

12 fettine di pane toscano

*Procedimento

In un tegame piuttosto grande scaldate metà olio, fatevi dorare tre spicchi d’aglio, la salvia e il peperoncino. Aggiungete il pesce mettendo prima il polpo, le seppie e i calamari, fate insaporire, aggiungete il palombo e dopo alcuni minuti versate il vino e il concentrato di pomodoro diluito in poca acqua e portate a cottura in circa 30 minuti. In un tegame più piccolo insaporite nel restante olio il sedano tritato e uno spicchio d’aglio, poi aggiungete lo scorfano, i pomodori spellati, privati dei semi e spezzettati, un po’ d’acqua e fate sobbollire per circa 20 minuti. Quindi travasate il contenuto nel tegame grande e appena i molluschi sono quasi cotti aggiungete i crostacei prescelti e dopo 2-3 minuti ritirate. Abbrustolite le fettine di pane, strofinatele con il restante spicchio d’aglio, disponetele tutt’intorno al piatto da portata e al centro versate il cacciucco, oppure servitelo in sei piatti o sperlunghe singole.

*Dedicato a un caro amico palermitano e grande amante dei piatti di pesce, Italo Lo Presti, conduttore della trasmissione ‘’Supercalcio”, seguitissimo evento sportivo in diretta sui social nella zona a nord di Toronto e non solo.

Alex Ziccarelli, classe 1961, cosentino di nascita, dopo varie esperienze in Italia e soprattutto a Napoli, decide di partire per il Nordamerica, dove si ferma a Toronto per aprire nel tempo due attività nel campo della ristorazione e onorare diversi impegni in svariati ristoranti come cuoco. Attualmente è Head Chef del Ristorante La Bella Italia e ricopre la carica di Vice Presidente APCI Canada. Inoltre scrive articoli di cucina e non solo per diverse testate giornalistiche.




La ricetta dello Chef Alex Ziccarelli. Pollo con i peperoni alla romana (VIDEO)

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Il pollo con i peperoni alla romana, forse la ricetta più romana che ci sia, una delle preferite dalla mitica Sora Lella. Una delle molte, a dire il vero, sicuramente quella che insieme ai pomodori con il riso rappresenta la primavera e specialmente l’estate in maniera assolutamente perfetta. Come tutte le ricette di tradizione, è spesso soggetta a interpretazioni e aggiunte non sempre corrette, soprattutto perché pollo e peperoni alla romana non richiedono nessun ingrediente oltre, appunto, a pollo, peperoni e pomodori. Si tratta di un piatto che può essere mangiato anche il giorno dopo e il sugo può essere usato per condire la pasta.

*Ingredienti (per 4 persone)

1 pollo intero (preferibilmente ruspante) fatto a pezzi

3 peperoni rossi o gialli

4 pomodori rossi e maturi

uno spicchio d’aglio

1/2 bicchiere di vino bianco secco

olio extravergine d’oliva

sale

*Procedimento

Prendete il pollo, tagliatelo a pezzi, lavatelo velocemente sotto l’acqua fredda e passatelo sulla fiamma in modo da bruciacchiare la peluria e rendere la pelle più commestibile.

Schiacciate l’aglio e mettetelo in una padella alta e fatelo scaldare insieme all’olio, quindi aggiungere il pollo. Lasciatelo rosolare per 4 minuti dopodiché versate il vino bianco e fatelo evaporare.

Una volta evaporato il vino, aggiungete i peperoni tagliati a listarelle non troppo sottili e quando anche i peperoni si sono rosolati (senza bruciarli) aggiungete i pomodori lavati e tagliati. Aggiustate di sale e coprite con un coperchio

lasciando cuocere, rigirando di tanto in tanto, per 45 minuti a fiamma medio-bassa. Servite appena pronto preferibilmente con del pane casareccio.

*Dedicato ad Antonella Sesti, Mariagabriella Milito e ad Andrea Cicchinelli come pura e affettuosa consolazione gastronomica post partita.

Alex Ziccarelli, classe 1961, cosentino di nascita, dopo varie esperienze in Italia e soprattutto a Napoli, decide di partire per il Nordamerica, dove si ferma a Toronto per aprire nel tempo due attività nel campo della ristorazione e onorare diversi impegni in svariati ristoranti come cuoco. Attualmente è Head Chef del Ristorante La Bella Italia e ricopre la carica di Vice Presidente APCI Canada. Inoltre scrive articoli di cucina e non solo per diverse testate giornalistiche.