Michele Caputo e le sue cartellate pugliesi

Ecco la ricetta del nostro APCI Chef Michele Caputo, le cartellate baresi al vincotto di uva:
500 grammi farina doppio zero
100ml olio di oliva
160ml vino bianco secco
Altro vino se serve
Un cucchiaio zucchero
Un cucchiaino sale
Scorza di arancia a piacere
Una punta di cucchiaio di cannella
Impastare gli ingredienti fino a raggiungere un impasto sodo e uniforme.
Lasciare riposare coperto per due ore.
Iniziare a tagliare piccoli pezzi da stendere nella sfogliatrice (più sottile si sfoglia più croccanti rimarranno ma tenderanno al diventare dure, preferisco aggiungere all’impasto alcuni grammi di lievito di birra per far lievitare la pasta affinché in cottura rimanga di consistenza masticabile e soprattutto assorba più vincotto).
Tagliare poi delle strisce da circa 3 cm
Piegarle man mano nella lunghezza e “pizzicarle” a formare delle piccole conchette arrotolandole fino a creare una specie di rosa.
Un piccolo frammento di storia: è stato scoperto che le cartellate esistevano da prima del ‘600, allorché venivano donate alla Madonna in segno di riverenza e augurio di buon raccolto. C’è chi dice riproducessero la corona di spine portata da Gesù ma a ogni modo si fanno da secoli e sono legate alla tradizione natalizia pugliese in genere.
Una volta create le cartellate si lasciano riposare un giorno almeno e poi si friggono in olio a 160/170gradi (l’olio quello che preferite) e si lasciano asciugare per bene.
Una volta fatto questo si condiscono inzuppate in vincotto di uva o fichi secondo la tradizione, leggermente riscaldato e diluito, se troppo denso, con del vino bianco.
Qualche chiodo di garofano nel vino caldo e qualche foglia di alloro ne aumentano il profumo è l’atmosfera natalizia.
Una storia interessante quella del nostro Chef di oggi, Michele Caputo, 48 anni. Nasce a Bari, dove la sua famiglia paterna è stata per generazioni a capo di una importante flotta di pescherecci nella vicina Manfredonia, con attività al mercato ittico e clientela in tutte le regioni confinanti fino agli anni 70, trasferendo agli eredi, lui compreso, la passione per il mare come fonte di sostentamento e nutrizione. Valorizzare al massimo questi prodotti diventa,quindi, una delle sue peculiarità. Dalla famiglia materna, invece, tipica di Bari Vecchia, radicata alle più antiche tradizioni storiche (orecchiette di semola, sgagliozze, panzerotti e focaccia tipica, la tjedd) e ai prodotti del territorio locale, apprende le fondamenta per l’accrescimento delle sue competenze professionali future.
Terminate le scuole dell’obbligo, inizia la sua gavetta in un ristorante sul Lago d’Orta con lo Chef Frattini, sin dal 1988, finendo coll’affiancarlo dal 1998 in poi. Mantenendosi sempre aggiornato con vari corsi professionali e studiando tecnica ed esecuzioni culinarie, ritorna finalmente in Puglia nel 2000, lavorando sia in villaggi turistici che in ristoranti locali e, successivamente, consegue diversi attestati, rilasciati dalla Regione Puglia, come operatore nella produzione di salumi e formaggi e tecnico professionista nella lavorazione e trasformazione delle carni, oltre che degustatore professionale di olio di oliva. Entra, infine, nell’indotto Coldiretti-Campagna Amica aprendo e gestendo per circa un anno la prima Braceria Amica in Italia, esperienza davvero unica per il suo coinvolgimento con il mondo dell’agricoltura. Collabora poi per tre anni col Comune di Sannicandro di Bari dove co-gestisce la sezione cucina della Sagra delle olive del 2014, che, ci dice, è stata una delle più belle mai realizzate, dove cucina con degli altri Chefs e con alcuni ragazzi dell’ Alberghiero di Bari, circa 12mila porzioni di pasta fresca con olive dolci, ciliegini e funghi cardoncelli, vari assaggi di olive fritte e baccalà al forno, anche questo con le olive e in più diversi quintali di pane, utilizzando centinaia di litri di olio fresco locale e altrettanti di vino paesano.
Oltre a varie altre manifestazioni culturali enogastronomiche, importante è stata la prima e unica Sagra della cartellata, dolce tipico locale, mai realizzata in Bari e Provincia, in occasione dei mercatini di Natale allestiti nella piazza del castello di Sannicandro. Nel frattempo studia per 2 anni panificazione dove, anche con l’ausilio di alcuni libri storici, risale alle origini delle orecchiette e delle cartellate, conseguendo altresì l’ambito riconoscimento De.Co. per un prodotto da forno, appunto la cartellata sannicandrese, unica nel suo genere. A questo punto, nel 2015, decide di partire per Toronto dove inizia la sua esperienza canadese prima in GiorgioD Fine Dining per circa 1 anno e poi, dopo aver lavorato in altri ristoranti di diverso percorso culinario rispetto alla sua impostazione tipica mediterranea,
svolge consulenze e formazione presso una catena in franchising fino all’incontro con lo Chef Alex Ziccarelli, dove si apre ad un mondo nuovo e ricco di ulteriori esperienze, sia a La Bella Italia Ristorante in Maple che a nuove prospettive professionali. Il suo goal resta sempre quello di ritornare alle radici, continuando a cucinare secondo la tradizione italiana, che, per varietà e qualità, non ha eguali al mondo. Recentemente entra anche a far parte dell’APCI Canada, l’Associazione Professionale Cuochi Italiani. Attualmente, oltre a collaborare con lo Chef Ziccarelli, si occupa anche di selezione e importazione di tartufo italiano e dei suoi derivati, oltre a una piccola distribuzione di olio extravergine d’oliva pugliese, continuando inoltre anche a prestare la sua collaborazione in alcuni ristoranti dell’area metropolitana di Toronto, fra cui recentemente il Ristorante Pizzeria dei Fratelli Molinaro in Bolton.

“Il cibo è cultura, oltre a essere occasione d’incontro e scambio è uno dei maggiori richiami all’identità di un popolo, insieme alla lingua. Come una poesia, evoca emozioni e sentimenti, sentimenti dei luoghi, sentimenti di appartenenza” commenta l’assessore Benveduti, evidenziando che il volume “ci rimanda alla storia della nostra emigrazione, alle sue speranze, ai suoi sogni e alle sue realizzazioni in una sorta di “ma se ghe penso” di ritorno, che, anche come amministrazione regionale, incentiveremo con un pacchetto di aiuti e sostegni che possa favorire il reinsediamento dei liguri di prima, seconda o terza generazione sparsi per il mondo”. (Inform)
Non appena si nomina Cetara, una delle perle della Costiera Amalfitana insieme a Positano, Amalfi, Ravello, Furore, Praiano, Atrani, Conca dei Marini, solo per menzionarne alcune, è impossibile non pensare alla colatura di alici. Questo eccezionale pesce azzurro, infatti, ha un legame immenso con questa terra, ne scandisce i ritmi del lavoro, della vita di tutti i giorni e, naturalmente, ha grande influenza nella cultura gastronomica locale. La grande forza di molti produttori artigianali di acciughe di Cetara sotto sale e di colatura di alici è stata quella di far conoscere queste prelibatezze in tutto il mondo, di educare i palati a conoscere e capire l’uso di prodotti di alta qualità.
Uno dei piatti più conosciuti in tutto il mondo sono appunto, senza dubbio, gli spaghetti con la colatura di alici, le cui dosi, per 4 persone, prevedono circa 350 grammi di spaghetti, 8 cucchiai di olio extravergine di oliva, 4 cucchiai di acciughe di Cetara, aglio, prezzemolo e peperoncino quanto basta.
Ed ecco una bellissima ricetta della nostra Chef pasticciera Anita: le ‘’cartucce” napoletane ricordano le madeleine di Proust e sono così chiamate probabilmente per la particolare forma assunta a Napoli, che ricorda proprio le cartucce dei fucili, solo che queste cartucce sono innocue e donano dolcezza.
Monta lo zucchero con il burro e quando avrai ottenuto un composto omogeneo aggiungi le mandorle precedentemente tritate o la farina di mandorle e, se desideri, aggiungi anche delle essenze a tuo piacimento (limone, arancia, cannella, vaniglia) e continua a montare. Aggiungi poi un uovo alla volta, montando continuamente, e alla fine aggiungi la farina a pioggia, mischiando dal basso verso l’alto. A questo punto, se lo desideri, aggiungi le gocce di cioccolato.
Anita Taglialatela è nata nel sole di Napoli e vive a Oslo da più di tre anni.

In ogni regione italiana i pesci assumono nomi differenti. Senza dubbio è noto che i napoletani adorano il pesce, considerato dai più il cibo più raffinato, soprattutto quello pescato in mare piuttosto che quello di allevamento; l’ordine di preferenza è grossomodo il seguente: orata, spigola, cernia, dentice, sarago, ricciola.
Ovviamente non può mai mancare il baccalà e lo stoccafisso, soprattutto a Natale ma non solo. E poi, naturalmente, i frutti di mare presenti nella maggior parte delle ricette tradizionali partenopee: i cannolicchi, le capesante, le cozze, cozzeche a Napoli, i datteri di mare, i fasolari, ‘e ffasolare, i granchi, i lupini, le maruzzelle, le mazzancolle, le ostriche, le patelle, i ricci di mare, gli scampi, i tartufi di mare, le telline e le vongole veraci, i gamberi, i gamberoni, gli astici e le aragoste.
Oggi parliamo di una grande professionista APCI Chef, Fabrizia Ventura. Nasce a Napoli nel 1975 e consegue la Laurea in Storia dell’Arte a Roma, Terza Università.
Competenze

Napoli è una città meravigliosa sempre, 365 giorni all’anno ma, se c’è un periodo nel quale si colora, si anima di suoni e musica e assume un aspetto, se possibile, ancora più magico questo è il Natale. I napoletani sono legatissimi alle proprie tradizioni e, soprattutto appunto a Natale, non possono rinunciare ad alcuni cibi, oggetti e rituali.
Sulla tavola della vigilia non possono mancare gli struffoli, deliziose palline di pasta fritta ricoperte di miele e ‘’diavulilli’’, piccolissimi confettini colorati decorativi. Naturalmente c’è chi prepara anche la pastiera e la cassata che non guastano affatto e mette in tavola anche il panettone e il pandoro, meglio se artigianali. I dolci devono sempre essere accompagnati da liquori digestivi come il nocillo, il limoncello o qualche rosolio e da uno spumante secco anche campano. Per la tavola della vigilia non devono mai mancare i vini bianchi campani serviti freddi come la Falanghina, il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo o il Solopaca, il Coda di Volpe o il Biancolella di Ischia. A Napoli, comunque, è fondamentale che l’ospite debba ‘’tuzzuliare che pier’’ (bussare alla porta con i piedi perché entrambe le mani sono cariche di regali), ovvero deve presentarsi con vino, liquori, mezza pasticceria ‘’Scaturchio’’ e, se la nonna è ancora vivente, una stella di Natale per lei.
Oggi parliamo di Giorgio Gigantino, Pizza Chef e proprietario del Ristorante Pizzeria La Bella Italia di Maple, una bellissima cittadina subito a Nord di Toronto.
La pizza che ci presenta oggi il nostro Giorgio è una di quelle molto particolari, sicuramente con un’anima calabrese e con un impasto tradizionale: una margherita classica con pomodoro San Marzano D.O.P. e fiordilatte con l’aggiunta di baccalà, olive verdi schiacciate snocciolate, ‘nduja di Spilinga e scaglie di pecorino in uscita dal forno. Ed ecco la ricetta del suo impasto che potete eventualmente realizzare a casa.
Oggi la nostra Lady Chef Daniela Pasini ci presenta il Nadalin, il tipico dolce natalizio veronese, ossia l’antenato del ben più famoso pandoro, un prodotto di nicchia e meno commerciale, che molti veronesi “de soca” preferiscono perché lo ritengono più legato alla città, essendo il primo ormai divenuto un dolce nazionale e da esportazione.