Atene: la gastronomia italiana e l’ambasciatrice Falcinelli protagoniste su MasterChef Greece

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28falcinelliLa cucina italiana protagonista del panorama televisivo greco: l’ambasciatrice d’Italia in Grecia, Patrizia Falcinelli, ha partecipato in qualità di ospite e giudice alla puntata dedicata alla gastronomia italiana dell’edizione greca di MasterChef, andata in onda ieri.
Le prove affrontate dai concorrenti sono state una preziosa opportunità per ricordare al pubblico ellenico le eccellenze della cucina e del settore agroalimentare italiani e per valorizzare la dieta mediterranea e uno stile di alimentazione e di vita sano e sostenibile: elementi chiave della proposta italiana di un sistema di etichettatura alimentare europeo in grado di informare in modo trasparente il consumatore senza causare pregiudizio ai prodotti di eccellenza italiani, fiore all’occhiello dell’agroindustria europea. (aise)




La pasta: il primo “Made in Italy” nel mondo

pasta di grano duro fatta in italia

pasta di grano duro fatta in italiaPuoi condirla con il sugo di pomodoro o con il pomodorino fresco e il basilico, con il pesto o con le alici, puoi sceglierla lunga e sottile oppure corta e colorata. Qualsiasi combinazione si scelga sarà sempre un trionfo di colori e di profumi.  Purché sia il risultato dell’impasto di farina, sale e acqua. Purché sia pasta.

Quello che lega gli italiani alla pasta è un amore assoluto  che non è mai venuto meno, anche nelle estreme difficoltà della grande e triste epopea dell’emigrazione italiana nelle Americhe. Quella della pasta,   è in effetti una storia che cammina a braccetto con i passi dei nostri conterranei sbarcati nel Nuovo Continente. E se era difficile distinguere, sul finire dell’Ottocento, un operaio italiano da uno turco o spagnolo, bastava catturare l’inconfondibile presenza della pasta che bolliva in pentola per capire quale era la baracca o la casa del connazionale.

pastaSecondo lo storico Harvey Levenstein, gli italiani sono stati il gruppo etnico che ha opposto maggiore resistenza agli sforzi dei “nutrizionisti” americani di amalgamare le abitudini alimentari alla popolazione statunitense. E se questo è stato possibile, molto lo si deve anche ai tanti produttori che hanno saputo esportare la pasta nei vari angoli del Nuovo Continente.

La storia della pasta ha camminato parallelamente con quella del popolo italiano. La prima ricetta documentata sulla pasta risale al libro scritto da Martino Corno, cuoco presso il potente patriarca di Aquileia. Il “De arte Coquinaria per vermicelli e macaroni siciliani” venne scritto intorno all’anno 1000 mentre un documento datato 1244 e un altro del 1316 testimoniano la produzione della pasta secca in Liguria, indicandone l’uso ubiquitario in tutta la penisola italiana.

imagesImpastata per secoli con un faticoso lavoro di “piedi”, la pasta conobbe la definitiva “democratizzazione” con l’invenzione dell’ingegnere Cesare Spadaccini che sollecitato da Re Ferdinando II di Napoli, intuì l’importanza dell’aggiunta di acqua bollente alla farina fresca appena macinata e progettò una macchina in bronzo che imitava il lavoro umano. La città di Venezia autorizzò Paolo Adami nel 1740 ad aprire la prima fabbrica di pasta italiana mentre tre anni dopo il duca di Parma, Don Ferdinando di Borbone, concesse a Stefano Lucciardi di Sarzana il diritto di monopolio per dieci anni sulla produzione della pasta secca – con “stile Genovese”. Nella metà del diciannovesimo secolo alcuni artigiani della pasta di Amalfi aprirono a Torre Annunziata in Napoli un vero e proprio laboratorio industriale per la produzione di pasta e nel giro di pochi decenni numerosi miglioramenti tecnici permisero la nascita di una fiorente industria settoriale che poteva offrire un assortimento dalle 150 alle 200 forme differenti di pasta

produzione pasta 900 copertina 1024x538Furono tantissimi gli italiani che partivano senza ricchezza ma senza rinunciare ad almeno qualche confezione di pasta nelle loro sacche e nelle loro valigie di cartone. E furono diversi gli italiani che raggiunto un minimo di benessere, intraprendevano la produzione di pasta sul suolo americano, puntando su un mercato che nel corso di più di 130 anni non ha mai conosciuto una vera e propria crisi. Considerato oggi il prodotto alimentare più presente sulle tavole del mondo e il cibo più amato in molti paesi , la storia della pasta italiana negli Stati Uniti è ad esempio strettamente legata a Filippo De Cecco, il primo produttore a realizzare nel 1889 un impianto di essicazione artificiale ad aria calda che permetteva di produrla in modo continuativo, senza limiti stagionali, distribuendola dal piccolo paese abruzzese di Fara San Martino in tutto il mondo. L’imprenditore abruzzese nel 1893 decise di partecipare alla World’s Columbian Exposition di Chicago ottenendo la medaglia d’oro e il  diploma di merito “per la struttura superiore, il colore e la tenacità dopo la cottura” della sua pasta. Il successo di De Cecco diede il via al primo fenomeno di esportazione del “made in Italy”, trasformando pastifici artigianali impegnati nella sopravvivenza commerciali in vere macchine industriali dell’export.

20 fotografie produzione pasta 10Gli emigranti italiani negli Stati Uniti, in gran parte provenienti dalla realtà contadina, catapultati in una condizione di relativo benessere, recepirono immediatamente il modello d’incentivo al consumo statunitense, orientandosi, però, su alimenti legati alla propria cultura La tavola imbandita dai prodotti della propria terra divenne così il simbolo di un’operazione di resistenza all’assimilazione. Gli italiani emigrati, mangiando i cibi della propria tradizione alimentare, in certi periodi dell’anno e in occasione di particolari festività, evocavano il ricordo e la nostalgia per la terra d’origine cercando di combattere le frustrazioni causate dallo statuto di minoranza etnica.   Nell’alimentazione degli italiani negli Stati Uniti assunse grande importanza il pranzo della domenica: l’incontro di parenti ed amici rinforzava le relazioni familiari e mostrava il progresso nelle condizioni economiche divenendo essenziale nella salvaguardia della tradizione culinaria perché solo nel giorno festivo le seconde generazioni accettavano il ritorno alla cucina degli avi, assimilando nel contempo i gusti che durante il resto della settimana venivano accantonati in favore del cibo comunemente utilizzato nel paese. Quella che tutti conoscono come “la cucina italiana” venne realizzata in realtà proprio dagli emigranti che ritornarono al paese di origine: si erano arricchiti e oramai non erano più disposti a mangiare poco e male. Volevano mangiare carne, prendere caffè, bere birra. Non volevano mangiare come avevano mangiato in passato, bensì come si mangiava nel paese dove si erano arricchiti.

1L’Italia ancora oggi rimane la prima consumatrice di pasta al mondo, con i suoi 26 chili procapite   seguita a distanza dal Venezuela (13 chili a testa) e Tunisia (11,9 kg). Negli Stati Uniti si consumano quasi 9 chili pro capite, in gran parte veicolati dalle tante famiglie di origine italiana, capaci di “insegnare” anche ad altre etnie il sapiente uso del cibo simbolo (insieme alla pizza) della cucina italiana.  Oltre la metà della produzione nostrana (il 53%) è destinata ai mercati esteri. Un «primo» su quattro consumato nel mondo è fatto con pasta italiana prodotta da una delle 179 imprese (149 nel settore della pasta secca e 30 della pasta fresca) , alimentando un settore che ha numerose attività indotte .

Considerato  un cibo ancestrale, come il pane, la pasta ha solide radici che affondano in una civiltà antica ma è al tempo stesso proiettata verso il futuro. È naturalmente semplice ed è un prodotto fondamentale per un’alimentazione equilibrata. Anche il modello produttivo è efficiente dal punto di vista della gestione delle risorse naturali e pertanto con un contenuto impatto ambientale.

spaghetti 28136.660x368Eppure, per questo straordinario giacimento gastronomico, la protezione commerciale è quasi nulla. Un paese fondato sulla pasta e costellato da DOP e STG in ogni settore alimentare, non riesce infatti ad avviare una efficace azione per tutelare il proprio simbolo alimentare. Su cinque piatti di pasta italiani venduti negli Stati Uniti ben quattro sono falsi con imitazioni o richiami a parole, colori, località, figure e denominazioni dell’Italia senza avere nulla a che fare con la realtà produttiva peninsulare. Un vero peccato per un prodotto che a Roma ha trovato anche l’onore di un museo (situato in Piazza Scanderbeg 117, ai piedi del Palazzo del Quirinale ed a due passi da Fontana di Trevi) e che rappresenta il primo simbolo del riscatto culturale per gli emigrati italiani negli Stati Uniti.

26915060472 b51f6f0b9a bemigranti italiani

 

TUTTA LA PASTA in 129 tipi

Acqua, farina, sale opportunamente lavorate danno origine a ben 129 tipi di pasta: una creatività tutta tricolore, capace di esaltare i numerosi piatti della gastronomia italiana. Ecco tutti i formati che è possibile trovare negli scaffali commerciali:

AGNOLINI, ANELLI LISCI, ANELLI RIGATI, ARMELLETTE, AVEMARIE, BALLERINE, BARBINA, BOCCOLOTTI, BUCATINI, CAMPANELLE, CANNELLONI, CANNERONI, MEZZI CANNERONI LISCI, CANNOLICCHI, CAPELLI D’ANGELO, CAPELLINI, CAPPELLETTI, CASERECCIA, CAVATAPPI, CELLENTANI, CHIFFERI, CHITARRA, CONCHIGLIE, CONCHIGLIETTE, CONCHIGLIONI, CRESTE, CRESTE DI GALLO, CUBETTI, CASTELLANE, CAVATELLI, CARAMELLE, DISCHI VOLANTI, ELICHE TRICOLORI, ELICHE VERDI, FAGOTTINI, FARFALLE, FARFALLINE, FARFALLE TONDE, FESTONATI, FETTUCCE, FETTUCCINE, FILINI, FUSILLI, FRESINE, FRICELLI, GHIOTTOLE, GIGLI, GNOCCHETTI SARDI, GNOCCHI, GOMITI, GENOVESINI RIGATI, GEMELLI, GARGANELLI, LINGUETTINE, LINGUINE, LUMACHE, LUMACONI GIGANTI, LUMACONI RIGATI, LASAGNE, LASAGNE ONDULATE, LASAGNE VERDI, MACCHERONI, MACCHERONI RIGATI, MACCHERONCINI, MAFALDE, MEZZELUNE, MEZZEMANI, MILLERIGHE, MISTA, MEZZE PENNE RIGATE, MALTAGLIATI, NIDI DI PAPPARDELLE, NIDI DI CAPELLINI NIDI DI FETTUCCINE, OCCHI DI PERNICE, ONDINE, ORECCHIETTE, ORECCHIETTE TRICOLORE, ORZO, PAGLIA E FIENO, PANZEROTTO, PAPPARDELLE, PENNE LISCE, PENNE A CANDELA, PENNONI RIGATI, PEPE BUCATO, PERCIATI, PERLINE, PIOMBI, PIPE, QUADRUCCI, RACCHETTE, RADIATORI, RAVIOLI, RAVIOLONI, REGINA, RIGATONI, RISONE, ROCCHETTI, RUOTE, REGINETTE, SEMI DI MELONE, SIGARETTE, SPAGHETTI, SPAGHETTINI, STELLETTE, STELLINE, STROZZAPRETI, SEDANI, TAGLIATELLE, TAGLIATELLE SPIANATE, TAGLIOLINE, TAGLIATELLE ZIGRINATE, TEMPESTINA, TOFE TRICOLORE, TORTELLINO, TORTIGLIONE, TORTIGLIONI, TRIPOLINE, TROTTOLE, TRUCCIOLO, TUBETTI, TUFOLI, TRENETTE, TROFIE, VERMICELLI, ZITELLINI, ZITI, ZITI TAGLIATI, ZITONI.




È il cibo salato a regalare la felicità, quello dolce consola

cibo

ciboÈ il cibo salato a essere più facilmente associato alla felicità (62%). La tipologia conquista il podio assieme al senso di rigenerazione (55%) e al relax (49%). Il cibo dolce consente invece di esprimere gioia con il 61% delle preferenze, seguito da dolcezza (55%) e consolazione (51%).

Il cibo croccante genera un senso di ricarica nel 59% dei casi, seguito dal piacere (53%) e dalla soddisfazione (46%). È quanto emerge da una ricerca su cibo, emozioni e sensazioni di Uber Eats (piattaforma statunitense di ordini e consegna di cibo online) su 1.200 persone tra i 20 e i 50 anni in Italia e realizzato in occasione della Giornata Internazionale della Felicità, celebrata il 20 marzo.

L’indagine, finalizzata ad analizzare come il cibo sia entrato sempre di più nella sfera emozionale delle persone e come sia capace di trasmettere sensazioni positive, registra che mentre si assapora un cibo che piace l’emozione dominante è quella della felicità con il 71% delle preferenze, seguita dal piacere (64%) e dalla serenità (61%).

Relativamente alla tipologia di cibo o piatto maggiormente associato alla sensazione di felicità, la cioccolata la fa da padrona, sul podio con pizza e tiramisù, con la frutta in fondo alla classifica. Con lo studio risulta inoltre che per il 61% degli intervistati l’odore del cibo è legato a ricordi felici e il gusto è la sensazione dominante nel decidere cosa mangiare (63%).

Infine un piatto di colore caldo suscita prima di tutto energia (54%), in secondo luogo calore (47%) e sicurezza (39%). Le pietanze di colore freddo ispirano tranquillità (54%), appagamento (47%) e contentezza (33%).

da Gente d’Italia




Trovato il metodo per far lievitare la pizza anche senza lievito

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unnamedAGI – Realizzare la ricetta della pizza perfetta senza lievito, in modo da accontentare i palati più esigenti e assicurare la consistenza di una pizza tradizionale anche a chi è allergico al lievito. Questo l’obiettivo che ha guidato uno studio, pubblicato sulla rivista Physics of Fluids, condotto dagli scienziati dell’Università di Napoli Federico II, che hanno sviluppato un metodo per far crescere l’impasto della pizza senza utilizzare il lievito.

Il team, guidato da Ernesto Di Maio, ha preparato l’impasto base con acqua, farina e sale, per poi disporlo in un’autoclave calda, un dispositivo industriale progettato per aumentare la temperatura e la pressione. Il processo, spiegano gli esperti, è simile a quello tipico della carbonatazione nella soda, per cui il gas viene sciolto nell’impasto ad alta pressione. In fase di cottura, il rilascio del gas produce le classiche “bolle”.

“La chiave del successo di questo approccio – afferma Di Maio – è stabilire la velocità di rilascio della pressione per non stressare l’impasto, che deve espandersi delicatamente. A differenza della soda, infatti, la pizza non può essere esposta a un brusco cambiamento di pressione”.

“Abbiamo studiato come si comporta l’impasto con e senza lievito – aggiunge Rossana Pasquino, collega e coautrice di Di Maio – la morbidezza del risultato finale dipende dalla lievitazione, ma il nostro lavoro dimostra che è possibile ottenere una pizza con le bolle anche senza il lievito”.

Dopo molti test di assaggio, i ricercatori stanno ora valutando l’acquisto di un’autoclave più grande per uso alimentare, che possa produrre pizze di dimensioni standard per i prossimi esperimenti. “Ci siamo divertiti molto ad applicare principi scientifici per cucinare una pizza senza lievito – commenta Pasquino – speriamo che il nostro lavoro possa essere utile per tutti coloro che non possono assumere il lievito ma non vogliono rinunciare a un piacere alimentare”.

” Da persona allergica al lievito – conclude Di Maio – sono davvero entusiasta del successo del nostro lavoro. Questa nuova tecnologia può guidare lo sviluppo di nuovi prodotti, nuove formulazioni di impasti e ricette specifiche per intolleranze alimentari, aiutando le persone a gustare cibi sani e gustosi”.




L’Accademia della Cucina porta a New York la dieta mediterranea

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25ildivoNEW YORK – La dieta mediterranea è stato il tema della cena organizzata di recente dalla delegazione di New York dell’Accademia Italiana della Cucina, la prima cena del 2022, con un tema riflesso nel menu del ristorante “Il Divo” di New York City.
La necessità di seguire una dieta sana è molto sentita negli Usa, anche se tra i 32 ospiti presenti alla serata il problema del sovrappeso non era evidente. All’evento la dietologa Monica Fornier ha illustrato i pericoli per la salute causati da una dieta ricca di grassi e con poco pesce e verdure.
La cena ha anche evidenziato la differenza tra i ritmi lavorativi degli chef dei ristoranti a New York City e degli chef che lavorano in Italia. “Mio fratello gemello che lavora in Italia come chef”, ha commentato Antonio Savino, chef de Il Divo, “non verrebbe mai a lavorare a New York. Per preparare questa cena ho iniziato alle 8 di questa mattina”, specifica. Generalmente nei ristoranti italiani si inizia alle 11:00 con una pausa alle 15:00, per poi riprendere alle 19:00 fino alle 23:00 e con una chiusura settimanale. A New York, invece, l’orario è continuato e senza pause settimanali.
Una cena dal tono “casual” quella dell’Accademia a “Il Divo” per la giovialità della serata, rispetto alle tradizionali cene piuttosto formali dell’Accademia. Tutto il personale del ristorante è stato intento a intrattenere gli ospiti, con lo chef napoletano Savino che faceva la spola tra cucina e sala e il fratello Simone che intratteneva gli ospiti con un repertorio di Frank Sinatra.
Tra gli invitati vi erano il console generale d’Italia a New York Fabrizio Di Michele, il direttore per il Commercio Estero Antonino Laspina e rappresentanti della Scuola d’Italia a New York, scuola che va dalle elementari fino al liceo.
La serata è iniziata con la teramano-giuliese Roberta Marini-de Plano, delegata dell’Accademia a New York, che ha introdotto il messaggio video di Antonio Sinesi, proprietario de “Il Divo” per dare il benvenuto agli ospiti mentre si trovava presso l’altro suo ristorante a Milano “Al Valentino”. Il locale newyorkese è stato aperto nel 2019, mentre quello di Milano 15 anni prima: entrambi celebrano l’attore italiano Rodolfo Valentino.
Allo chef Savino sono andati i complimenti di Michele Casadei Massari, pure executive chef e ospite, che ha lodato in particolar modo “il secondo primo piatto” di Paccheri con vongole e bottarga, servito simultaneamente a tutti i commensali ben caldo e con pasta perfettamente al dente. (dom serafini\aise)




Giovanni Lepanto, cavaliere e ambasciatore della pasticceria e della cultura gastronomica italiana in Belgio

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15buttiBRUXELLES\ aise\ – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su proposta del Ministro degli Affari Esteri, ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia a Giovanni Lepanto, maestro pasticcere e titolare della celebre “Patisserie Giovanni”, sita alla chaussée de Louvain di Bruxelles.
La consegna delle insegne ha avuto luogo ieri, lunedì 14 febbraio, presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia in Belgio, Francesco Genuardi.
Nel corso della cerimonia, che ha raccolto la famiglia dell’insignito, l’ex vice ministro degli affari Esteri e Vicesegretario delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, oggi inviato personale per il Sahara Occidentale del Segretario Generale dell’ONU, ed il generale Alessandro Butticé, Delegato per il Belgio, la Nato e l’Ue dell’ANCRI, l’Associazione Nazionale degli Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, l’Ambasciatore Genuardi ha ricordato le motivazioni della concessione del cavalierato a Giovanni Lepanto.
Proprietario della “Pasticceria Giovanni”, che ha aperto da oltre 40 anni a Bruxelles, Giovanni Lepanto è arrivato in Belgio da giovane, assieme a sua moglie Enza Dato. Assieme alla Signora Enza ha portato la cucina e la pasticceria siciliana in Belgio, integrandosi nel paese ospitante. Con i suoi cinquantacinque anni di esperienza in pasticceria, il cavaliere Lepanto ha riunito, grazie alle sue creazioni culinarie, due popoli con gusti e tradizioni differenti. Il suo negozio gastronomico è luogo d’incontro nel quale la tradizione siciliana fa da regina. Nel suo ristorante si ritrovano gli avventori di tutte le nazionalità che, oltre ad assaggiare i piatti prelibati, si intrattengono con il signor Giovanni. Il ruolo di questo connazionale è degno di rilievo poiché ha saputo esportare e curare una delle peculiarità tipiche del nostro paese – la cucina – riuscendo soprattutto a farla amare da chi non la conosceva.
L’Ordine della Stella d’Italia è stato istituito con Legge 3 febbraio 2011 n.13 che ha aggiornato denominazione, finalità e classi della Stella della Solidarietà Italiana. La nuova denominazione di “Ordine della Stella d’Italia” risponde ai cambiamenti intercorsi dal secondo dopoguerra, quando l’Ordine era stato istituito al fine di conferire riconoscimenti per gli italiani all’estero o stranieri che meglio avessero assistito nella ricostruzione dell’Italia.
Con le modifiche introdotte dalla nuova legge si vuole ricompensare quanti abbiano acquisito particolari benemerenze nella promozione dei rapporti di amicizia e di collaborazione tra l’Italia e gli altri Paesi e nella promozione dei legami con l’Italia.
“In questa giornata per me memorabile, sento il dovere prima di ogni altra cosa di ringraziare sua eccellenza l’Ambasciatore Genuardi per la sua ospitalità, il Presidente Mattarella per avermi gratificato di questo prezioso riconoscimento e sua eccellenza l’Ambasciatrice Basile per avermi proposto al Ministro degli Esteri”, ha detto Giovanni Lepanto. Che ha concluso dicendosi “estremamente emozionato, onorato ed orgoglioso di ricevere oggi questa onorificenza che riassume il senso di una intera vita, non solo lavorativa, e riconosce i miei sforzi per promuovere, anche in Belgio, l’eccellenza dell’arte culinaria della mia amatissima Sicilia. Ringrazio la mia famiglia per il sostegno che mi ha sempre offerto anche e soprattutto nei momenti difficili. Dedico questo premio ai miei figli e alla mia amatissima moglie Enza. Enza è stata molto di più di una meravigliosa compagna di vita ed una splendida madre per i nostri figli. Senza di lei niente, davvero nulla, di quanto ho fatto nella mia vita e di cui oggi si riconosce qui il valore, sarebbe stato possibile”. (aise) 




“Crimini” contro la cucina italiana nel mondo: il nuovo sondaggio internazionale di YouGov

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cibo2ROMA\ aise\ – La cucina italiana, secondo un sondaggio di YouGov – società internazionale attiva nel campo delle ricerche di mercato e analisi dati con HQ – datato 2018, è la più popolare al mondo. Motivo d’orgoglio per l’Italia, questo, che però, dal nuovo sondaggio sempre di YouGov, ha meno da festeggiare rispetto al trattamento dei suoi cibi e delle sue tradizioni culinarie. Questo perché, in giro per i continenti, molte persone “trattano male”, per così dire, la cucina tricolore. YouGov ha infatti stilato una lista di 19 modi in cui gli stranieri sono stati accusati di abusare del cibo italiano, e ha chiesto alle persone in 17 Paesi e territori (tra cui l’Italia) quanto fossero accettabili.
Della lista, gli italiani non vedono alcun problema con quattro di questi punti: mangiare la pizza a pranzo (+89); mangiare la salsa bolognese con gli spaghetti (+81); mangiare la pizza con una forchetta e coltello piuttosto che con le mani (+69); e mangiare le polpette con gli spaghetti (+58).
Il segno positivo di questi numeri rispecchia “l’accettabilità” del consumo del determinato cibo, il segno negativo l’opposto.
Meno positivo, dunque, è il risultato di altri 4 punti che al contrario dividono gli italiani: mangiare il risotto come antipasto o contorno (+2); mettere l’olio nell’acqua di cottura della pasta (+1); spezzare gli spaghetti crudi prima di farli bollire (-1); e aggiungere la pasta in un piatto e la salsa dopo (-4).
Tutte queste pratiche sono generalmente considerate accettabili in ogni parte del mondo, tuttavia, spagnoli (-18) e messicani (-17) tendono ad essere contrari a rompere gli spaghetti crudi prima di farli bollire. Ma 11 pratiche culinarie della lista sono giudicate dagli italiani come “crimini contro la cucina italiana”.
L’abuso più inaccettabile è l’utilizzo del ketchup per condire la pasta, con un punteggio complessivo di -82. Questo è uno dei due soli metodi alimentari della lista che anche gli americani e gli spagnoli dicono essere inaccettabile (-48 e -46).
Tuttavia, in 11 dei Paesi intervistati, le persone tendono a dire che pasta e ketchup sono una buona combinazione, con gli indonesiani (popolazione online) (+76) e gli abitanti di Hong Kong (+79) particolarmente entusiasti.
Buttare la pasta in acqua fredda e poi farla bollire è un altro colpo al cuore per gli italiani, raggiunge un punteggio di -71, rendendola la seconda più grande violazione della cucina italiana. Questa risulta essere la pratica più disdegnata in tutto il mondo, con solo gli intervistati in Cina (+16) e a Hong Kong (+31) che pensano che farlo sia accettabile.
Gli americani tendono di nuovo a vedere questo come un “crimine” contro il cibo italiano (-14), anche se è molto più probabile che dia fastidio alle persone in Spagna (-41), Francia (-39) e Germania (-39).
Mettere l’ananas sulla pizza – la base della famigerata pizza “hawaiana” – è la terza cosa peggiore che si possa fare alla propria cucina nazionale (-63). Nel resto del mondo, solo in Francia, viene percepito come inaccettabile (-15).
Mangiare la pasta come contorno è la quarta pratica che infastidisce il maggior numero di italiani (-55), ma per le persone in tutti gli altri paesi e regioni intervistate, questa modalità è accettabile. I polacchi sono i meno propensi tra il resto del mondo a dire che è accettabile, ma anche qui ottiene un punteggio complessivo di +26. I francesi sono i più entusiasti a consumare la pasta come piatto d’accompagnamento (+74).
Altre pratiche che sono disapprovate in Italia ma generalmente accettate negli altri paesi sono: sciacquare o raffreddare la pasta cotta sotto l’acqua fredda; bere un cappuccino dopo un pasto italiano; e mangiare pane all’aglio con un piatto di pasta.
Tante le opinioni diverse tra generazioni diverse. Giovani e anziani hanno infatti idee distanti tra loro su alcune regole alimentari in Italia. La differenza più marcata riguarda il bere il cappuccino dopo il pasto, qualcosa che i 18-24enni italiani tendono a pensare vada bene (+24), ma che i gruppi di età più avanzata – e specialmente gli over 55 (-36) – pensano sia inaccettabile. I giovani italiani sono anche sostanzialmente più propensi dei loro connazionali più anziani a dire che mangiare il pane all’aglio insieme alla pasta, condire la pasta in un piatto/ciotola aggiungendoci direttamente il sugo, e consumare il risotto come antipasto o contorno vada bene. Inoltre, gli italiani più giovani sembrano essere contro l’aggiunta di olio all’acqua quando cucinano la pasta. Quelli tra i 18 e i 24 anni (-37) e tra i 25 e i 34 anni (-26) tendono a considerarlo inaccettabile, mentre i più anziani tendono a vederlo come una buona pratica (+12 tra chi ha dai 55 anni in su). (aise) 




È a Toronto il migliore ristorante italiano nel mondo

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La sede canadese dello storico locale della Penisola Sorrentina, di proprietà della famiglia Iaccarino, ha preceduto in classifica il Fiola, di Washington DC, ristorante di punta dello chef Fabio Trabocchi. Al terzo posto Da Vittorio Shanghai, altro grande nome della ristorazione tricolore legato alle figure dei fratelli Cerea di Brusaporto.
Nella top five anche Otto e Mezzo – Bombana, di Hong Kong, e Sesamo, di Marrakesh.
Non mancano gli Special Awards. A Massimiliano Sena, del ristorante Il Lago di Ginevra, è stato conferito il premio di Chef dell’Anno 2022 – Pastificio dei Campi Award. L’importante riconoscimento Innovazione e Sostenibilità 2022 – D’Amico Award è stato assegnato a Osteria 57, di New York. Al locale Ornellaia, di Zurigo, è andata la corona per la Migliore Carta dei Vini 2022 – Prosecco DOC Award. Mentre a Nino Graziano, alla guida di Semifreddo, è andato il titolo di Modello d’Ispirazione 2022 – D’Amico Award. Infine il primo classificato, Don Alfonso 1890 Toronto, si è aggiudicato anche il premio per il Pranzo dell’Anno 2022 – Mulino Caputo Award.
Delle 50 insegne presenti in classifica ben 7 sono situate negli Stati Uniti e altrettante in Francia; 5 sono i locali nel Regno Unito e in Giappone; 3 in Cina; 2 in Canada, così come in Australia, Germania, Svizzera e Singapore; con un ristorante ciascuno Sud Africa, Svezia, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Russia, Austria, Brasile, Repubblica Ceca, Portogallo, Belgio, Danimarca e Marocco. Sono 23 in totale i Paesi rappresentati, dove è quindi presente almeno un grande ristorante di cucina italiana.
“Non scopriamo certo noi il successo della cucina italiana nel mondo”, sottolineano Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere, i tre curatori del progetto editoriale. “Quello che in particolar modo notiamo, però, negli ultimi anni, è un significativo aumento della qualità media. Pian piano gli stereotipi e i falsi miti che circondano la cultura gastronomica del Bel Paese stanno venendo meno e gli stranieri stanno così riuscendo a scoprire i veri sapori italiani anche al di fuori dalla Penisola. E non è certo un caso che questo premio veda protagonista il Prosecco DOC, brand dal successo globale, vero e proprio alfiere di italianità nel mondo intero”.
Partner dell’iniziativa sono Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, D’Amico, Olitalia, S.Pellegrino & Acqua Panna, Latteria Sorrentina, Pastificio dei Campi, Solania, Birrificio Fratelli Perrella, Mulino Caputo.

La classifica completa de “I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2022 – Prosecco DOC Award”
1 Don Alfonso 1890 Toronto – Toronto, Canada
2 Fiola – Washington DC, USA
3 Da Vittorio Shanghai – Shanghai, Cina
4 Otto e Mezzo Bombana – Hong Kong, Cina
5 Sesamo – Marrakesh, Marocco
6 Il Lago – Ginevra, Svizzera
7 Il Ristorante Luca Fantin – Tokyo, Giappone
8 Locanda Locatelli – Londra, Regno Unito
9 Restaurant Passerini – Parigi, Francia
10 Tèrra – Copenaghen, Danimarca
11 Gucci Osteria da Massimo Bottura – Los Angeles, USA
12 Acquerello – San Francisco, USA
13 Senzanome – Bruxelles, Belgio
14 Braci – Singapore, Singapore
15 Tentazioni – Bordeaux, Francia
16 Gusto by Heinz Beck – Algarve, Portogallo
17 Il Carpaccio – Parigi, Francia
18 Acquarello – Monaco di Baviera, Germania
19 Sartoria – Londra, Regno Unito
20 Principio – Tokyo, Giappone
21 Aromi – Praga, Repubblica Ceca
22 Rezdôra – New York, USA
23 LuMi Dining – Sydney, Australia
24 Caffè Stern – Parigi, Francia
25 Armani Ristorante – Tokyo, Giappone
26 Ornellaia – Zurigo, Svizzera
27 Pastamara – Vienna, Austria
28 Picchi – San Paolo, Brasile
29 Semifreddo – Mosca, Russia
30 Pianeta Terra – Amsterdam, Paesi Bassi
31 Erasmus – Karlsruhe, Germania
32 Mosconi – Lussemburgo, Lussemburgo
33 Orobianco – Alicante, Spagna
34 Bini – Kyoto, Giappone
35 Buona Terra – Singapore, Singapore
36 Mancini – Stoccolma, Svezia
37 Piero TT – Parigi, Francia
38 SPQR – San Francisco, USA
39 The River Cafe – Londra, Regno Unito
40 La Locanda – Kyoto, Giappone
41 Tipo 00 – Melbourne, Australia
42 La Sosta – Swellendam, Sud Africa
43 IT London – Londra, Regno Unito
44 Racines – Parigi, Francia
45 Giando – Hong Kong, Cina
46 Osteria 57 – New York, USA
47 Mono – Edimburgo, Regno Unito
48 Dilia – Parigi, Francia
49 Cioppino’s – Vancouver, Canada
50 Belotti Ristorante – Oakland, USA. (aise) 




Settimana della Cucina a Tunisi con la campagna “Saveurs d’Italie”

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3tunisiTUNISI\ aise\ – Ha preso il via a Tunisi “Dolce Italia – Saveurs d’Italie”, la campagna di lancio dei prodotti alimentari al 100% Made in Italy, organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Tunisi e dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. L’iniziativa, che proseguirà sino al 15 dicembre, chiude la rassegna di eventi della VI edizione della Settimana della Cucina italiana nel mondo.
“Dolce Italia – Saveurs d’Italie” è stata inaugurata alla presenza dell’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Lorenzo Fanara. “Promuovere la cucina italiana e i beni del nostro settore agroalimentare è una priorità della diplomazia italiana”, ha detto l’ambasciatore. “Le esportazioni italiane nel mondo del settore agroalimentare hanno infatti superato i 200 miliardi di euro e rappresentano quindi una componente importante della nostra economia. Inoltre, nella gastronomia italiana sono riflesse la tradizione, la cultura, l’identità, l’innovazione e la ricerca dell’Italia. Non mi sorprende pertanto che in Tunisia vi sia una forte domanda di prodotti agroalimentari italiani”.
La campagna promozionale prevede nel corso delle prime due settimane di dicembre, all’interno degli spazi dei due ipermercati Carrefour, la Marsa e Sousse, e nei cinque Carrefour Market di Gammarth, Lac2, Menzah9, Manar City e Hammamet, la realizzazione di un’area dedicata con oltre 40 brand italiani per 300 tipi di prodotti alimentari, dai formaggi alla pasta, dalle salse e condimenti alla pasticceria natalizia ed altro, a prezzi scontati. Tra i prodotti selezionati, quelli legati alla tradizione natalizia artigianale, che saranno in degustazione per alcuni giorni presso l’ipermercato di La Marsa, ma anche quelli tipici, che per la loro esclusività hanno contribuito a fare dell’Italia il primo paese europeo con 315 prodotti agroalimentari certificati come eccellenze DOP e IGP dall’Unione Europea.
“Per la prima volta viene realizzata in Tunisia una campagna di promozione di prodotti italiani presso la Grande Distribuzione Organizzata”, ha detto Donatella Iaricci, direttrice dell’Ufficio dell’ICE a Tunisi. “Questo progetto non ha solo una valenza commerciale per i brand italiani selezionati ma è centrato sul far conoscere ai consumatori i prodotti di qualità al 100% Made in Italy. La scelta di proporre anche le specialità della tradizione natalizia, organizzando l’evento nel mese di dicembre, vuole inoltre essere un segno di attenzione verso la consistente comunità di italiani residenti in Tunisia per festeggiare momenti di convivialità gustando i prodotti tipici del periodo”. (aise)




Nuovi Talenti della Cucina Italiana: torna il concorso per giovani chef dell’Ambasciata d’Italia a Madrid

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chefitalianogMADRID\ aise\ –Nell’ambito delle attività di promozione relative alla VI Settimana della Cucina Italiana, l’Ambasciata d’Italia a Madrid ha lanciato la quarta edizione del concorso “Prepara il Tuo Futuro-Nuovi Talenti della Cucina Italiana”, che si colloca nell’ambito di ITmakeES Food & Wine, iniziativa che risponde pienamente alla filosofia di “ITmakES” (Italy and Spain making together), con la quale creare nuovi ponti di fattiva collaborazione tra le società civili dei due Paesi.
La formula utilizzata, già sperimentata con successo nelle passate edizioni, mira a formare, dare visibilità e offrire opportunità ai giovani chef, sia spagnoli che italiani in Spagna, che desiderano specializzarsi nella cucina italiana frequentando corsi teorici presso 2 delle migliori scuole di cucina presenti in Italia – la Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA e, novità di questa edizione, l’Istituto Culinario Italiano per Stranieri ICIF – abbinati a tirocini presso prestigiosi ristoranti italiani.
Proprio in occasione della colazione di gala del 24 novembre scorso preparata dai due Ambasciatori del Gusto Nino Mosca e Gioacchino Sensale presso la IES Hotel Escuela di Madrid, l’Ambasciatore Riccardo Guariglia aveva sottolineato come “la promozione dell’enogastronomia italiana attraverso scuole di formazione professionale e chef italiani, con il coinvolgimento di studenti spagnoli, rappresenti una formula vincente ed una prova ulteriore del fatto che quando si lavora assieme si possono raggiungere risultati migliori”.
Per far conoscere il concorso a tutte le scuole di cucina del Paese e a tutti i potenziali giovani chef interessati, sarà attivata, oltre al Consolato Generale a Barcellona, l’intera rete dei Consolati onorari in Spagna.
Il bando di concorso è disponibile qui. (aise)