Lo Chef Santo Oliviero e i suoi rotolini ripieni di scorfano e stracchino

Oggi parliamo dello Chef Santo Oliviero, un grande e appassionato professionista della ristorazione. Classe 1976, nasce a Torre del Greco, al centro del Golfo di Napoli e fin da piccolo coltiva la passione per l’arte culinaria, osservando, ogni giorno in cucina, l’attività sia della madre che delle nonne, senza contare il papa’ che lavorava saltuariamente nella ristorazione.
Si diploma nel ‘95 in un Istituto Tecnico Navale ma, durante tutte le stagioni estive dell’adolescenza lavora sempre nel mondo della ristorazione, all‘inizio più per l’antica passione e per naturale curiosità, oltre che come lavoretto estivo, ma, in seguito, realizzando fortemente che il suo futuro professionale e di vita fosse senz’altro il nobile mestiere del cuoco, si butta nel campo con tutto l’ardore e il vigore giovanile, sin da quando, durante il servizio militare, lavora nelle cucine del famoso Battaglione SAN MARCO, dove inizia a cucinare nella mensa ufficiali.
Dopo il congedo si trasferisce a Roma, dove presta la sua opera in vari locali, tra cui gli piace ricordare ristoranti storici come ALLA CORTE DEI BORBONI, IL REGNO DI RE FERDINANDO, IL SEGRETO DI PULCINELLA e, soprattutto, NAPUL’ E’, a due passi da Piazza San Pietro, dove per la prima volta diventa il responsabile della cucina, tra l’altro con immensa soddisfazione, anche perche’ finalmente può preparare i suoi piatti, oltretutto anche per diverse personalità televisive, sportive e politiche, iniziando anche a fare le sue prime comparsate televisive, in un’epoca ancora primordiale rispetto alle ormai molteplici trasmissioni culinarie in tv.
L’anno 2002 e’ stato, per il nostro Chef Santo, un anno fondamentale, soprattutto perchè ha avuto il piacere di incontrare il Maestro Executive Chef Antonio Sorrentino che lo ha introdotto nel gruppo di ROSSOPOMODORO, dove ha avuto l’opportunità di crescere professionalmente ed ampliare i suoi confini nell’arte culinaria, apprendendo, in particolar modo, l’aspetto manageriale ed economico necessario alla direzione di una cucina.
Dopo diversi anni nel Gruppo decide di fare un ulteriore passo di crescita gettandosi in prima persona nell’apertura di un proprio locale, A’ MALAFEMMENA, dedicato alla figura di Toto’, sia come arredamento che come menu’, un’ispirazione dovuta al grande talento e alla personalità del grande attore nei suoi innumerevoli films.
A causa poi di particolari vicissitudini private, dopo anni di immense soddisfazioni personali e lavorative, decide di chiudere questa sua esperienza dedicandosi alla consulenza della ristorazione in toto, non solo ovviamente di ristoranti e pizzerie ma anche di hotels e villaggi turistici, sia per riavvii che per nuove gestioni, soprattutto per quelli che si avvicinano al difficile mondo della ristorazione, non solo nel territorio italiano ma anche in diverse nazioni europee, soprattutto in Spagna, Svizzera, Germania, Austria e Belgio, oltretutto acquisendo ulteriori esperienze e conoscenze in questo campo, immenso più di quanto non si creda. Questo tipo di lavoro gli permette, da allora, di partecipare con più frequenza a molti programmi tv di cucina e di ottenere vari riconoscimenti alla carriera, tra i quali DISCEPOLO DI ESCOFFIER, CAPPELLO D’ORO ALLA CARRIERA, STELLA DELLA RISTORAZIONE E 5 STELLE D’ORO DELLA CUCINA.
*Ma veniamo ora al piatto che ci presenta oggi il nostro Chef Santo Oliviero, i rotolini di pasta fresca ripieni di scorfano e stracchino, un piatto che racchiude in sé sia gli aspetti tradizionali che quelli innovativi.
Ed ecco di seguito gli ingredienti; per la pasta fresca: 400 gr. di farina 00, 4 uova intere, farina di semola rimacinata q.b., un pizzico di sale.
Procedimento: sulla spianatoia, formate una fontanella con farina 00, inserite al centro le uova e sbattete con una forchetta; amalgamate il tutto e impastate per circa 10 min., fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Fatelo riposare per circa 30 min., coprendolo con un canovaccio. Ingredienti per il ripieno ed il condimento: 400 gr. circa di scorfano, 400 gr. di stracchino, sale e pepe q.b., olio extravergine d’oliva q.b., succo di limone q.b., basilico q.b., 1 noce di burro, 1 uovo intero, aglio q.b., 100 gr. di pomodorini. Procedimento: sfilettate lo scorfano e, nel frattempo, prendete una padella capiente, ungete con un filo d’olio e fate soffriggere l’aglio, quindi scottate leggermente una parte dello scorfano; con I’altra parte fate una tartare e lavoratela con olio extravergine d’oliva, del succo di limone e un pizzico di sale. Con la testa e la restante parte dello scorfano preparate un fumetto di pesce che servira’ successivamente per la mantecatura. Lavorate ora lo stracchino in una ciotola, stemperandolo con una forchetta, stendete quindi la pasta fresca aiutandovi con la farina di semola rimacinata fino ad assottigliarla ad uno spessore di paio di millimetri, dopodiché spennellatela con dell’uovo sbattuto. Unite ora lo scorfano leggermente scottato allo stracchino lavorato e aggiungete un pizzico di sale, di pepe e un po’ di basilico tritato, ottenendo il composto che vi servirà per il ripieno. Sulla pasta stesa, aiutandovi con un sac a poche, posizionate una striscia di ripieno, quindi arrotolare il bordo della pasta per un paio di volte su sé stessa; ripetete lo stesso procedimento, sempre arrotolando, fino ad ottenere il rotolo ripieno. Infine, tagliate il rotolo ottenuto in fette dello spessore di 2 o 3 cm., schiacciando leggermente i rotolini ottenuti ai lati, dopodiché sbollentateli in acqua salata. Nel frattempo, in una padella mettete una noce di burro, del basilico, i pomodorini e fate rosolare leggermente, quindi tuffateci dentro i rotolini sbollentati, finendo la cottura aiutandovi ed insaporendo con il fumetto dello scorfano. In ultimo impiattate i rotolini a piacimento e conditeli con la tartare di scorfano. E, come sempre, buona degustazione.

Oggi presentiamo il Maestro Pasticciere Enrico Dacasto, da poco entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia, un grande professionista che è anche un riconosciuto imprenditore ed affermato manager del suo settore.
Ogni giorno, sotto la sua guida, prendono vita panettoni, dolci, torte e biscotti, destinati sia alle boutique locali che alle grandi catene di distribuzione, con il giusto orgoglio di poter raccontare storie di tradizione reinterpretata, passione e raffinatezza in ogni morso.
Oggi parliamo di un grande della ristorazione napoletana, lo Chef Antonio Arfè, Presidente di CHEF Italia, un immenso cuoco ma soprattutto una grande persona, uno di quelli che si può essere grati di averlo conosciuto.
Docente in vari corsi di cucina, esperto esterno agli esami di qualifica in diversi istituti alberghieri, consulente. In Gastronomia, la sua attività, inizia con i catering, partecipando a tantissime manifestazioni, vincendo l’oro assoluto in una competizione nazionale di cucina calda a squadre.
Oggi parliamo dello Chef Mauro Guiducci, che già da tempo è entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia.
Finito quest’ultimo percorso lavorativo e formativo, inizia a lavorare come cuoco responsabile di cucina presso il Circolo del Parioli e il Circolo degli Scacchi, dove ha avuto la possibilità di prestare la sua opera per alcuni anni, ampliando ancora di più il suo già ricco bagaglio professionale.
Oggi parliamo dello Chef Anthony Andaloro, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia. Classe 1966, originario di Spadafora in provincia di Messina, Anthony Andaloro, Maestro Sensoriale e Blind Chef, è, sicuramente, molto più di questo: è un simbolo di resilienza, inclusione e rinascita.
“Prima mi piaceva cucinare – ci dice lo Chef Anthony – ma una cosa è da vedente, un’altra cosa è da cieco, dover affinare i sensi, giocare con i coltelli, giocare con i fuochi, giocare con le fiamme, cercare di percepire gli odori, gli ingredienti, le spezie, tutto questo non è stato semplice”.
Il nuovo Istituto De Filippi è ufficialmente partito con il simbolico e rilevante taglio del nastro nelle nuove cucine realizzate con la fattiva collaborazione del Gruppo Gnodi.
Un cambiamento di direzione che sa di ampio mandato per la rinnovata governance guidata da Andrea Sinigaglia, nuovo direttore generale dell’Istituto De Filippi, che, con l’esperienza maturata accanto a Gualtiero Marchesi, punta in alto nella formazione dei ragazzi e in una scuola pronta a tornare eccellenza del territorio.
Oggi parliamo dello Chef Pino Nuzzo, socio di CHEF Italia e docente di Enogastronomia, settore cucina, presso l’Alberghiero Petronio di Pozzuoli. Classe 1969, napoletano, con una carriera indubbiamente caratterizzata da una profonda passione per l’arte culinaria e con un’esperienza che include molteplici campi della cucina professionale.
I suoi colleghi lo chiamano maestro perché gli riconoscono due aspetti particolari del suo carattere: il rigore professionale quando si lavora e l’amabilità e l’espansività nella vita privata. In cucina, manco a dirlo, è necessario lavorare in squadra e ognuno è fondamentale per ottenere il risultato finale. A scuola come nel lavoro ci vuole molta pazienza, bisogna aspettare il proprio momento, è un po’ come la cottura, ogni cosa ha i suoi tempi. Una consapevolezza che ha fatto senz’altro sua, anche perché nella vita ha saputo aspettare il tempo giusto per esprimere il suo talento in cucina. L’arte culinaria napoletana ha ancora molto da dire al mondo intero, così come tutte le cucine regionali d’Italia. La cucina partenopea è fatta di storia, di alimenti unici, di una passione secolare ma anche di una necessaria e continua ricerca, anche nelle piccole cose, un’innovazione quasi quotidiana che si mescola perfettamente alla tradizione di ogni territorio. Ogni piatto deve essere curato nei minimi dettagli, perché racconta la storia, la passione e l’amore di chi è in grado di realizzare dei piatti unici e irripetibili. Il tocco personale del nostro Chef Pino, la qualità delle materie prime e la sua straordinaria capacità di lavorarle, trasformano un piatto apparentemente semplice come uno spaghetto al pomodoro in una vera e propria esperienza di gusto, sofisticata ed elegante. Così come è altrettanto importante avere una visione completa del proprio lavoro. In ogni piatto c’è tutto l’amore possibile e immaginabile, unitamente al suo carattere, alla sua estrosità e alla sua armonia.
Oggi parliamo dello Chef Bruno Gonnella, un giovane cuoco italo-brasiliano, CHEF Italia – Regione Lazio. Classe 1994, attualmente lavora come Chef presso Altro Pasta e Vino, un locale nel cuore dello storico quartiere Testaccio di Roma, specializzato in pasta fresca e taglieri di salumi e formaggi, ideale per un pasto veloce, gustoso e al tempo stesso tradizionale ed innovativo.
Infine – ci dice il nostro Chef Bruno Gonnella – di essersi specializzato nella lavorazione e preparazione di piatti a base di pesce, descrivendo la sua cucina come “tradizionalista rivisitata”, nella quale cerca sempre il migliore ed il più originale abbinamento di sapori e materie prime, tutte di prima qualità, insieme, naturalmente, all’accuratezza dell’impiattamento. Aggiunge anche che la vita è un viaggio che non sappiamo dove ci porterà ma che ogni sua tappa o sosta deve essere pienamente goduta, concordando anche con ciò che ha affermato il padre della cucina moderna, Massimo Bottura: “Se smettessi di sognare, smetterei anche di cucinare”.
L’inclusione non è un gesto isolato ma un percorso che si costruisce con impegno e fatica, giorno dopo giorno, in ogni contesto. È questo il sentito messaggio che ha decretato il grande successo della 1°edizione della Festa del Mare – Luci nel buio 2025: un pomeriggio ricco di emozioni in cui sport, gioco, arte e relazioni si sono intrecciati in quello che è stato l’evento primo della Festa del Mare – Luci nel buio svoltosi alla Lega Navale. La manifestazione promossa con estrema passione dall’associazione sportiva dilettantistica APS Global Social Inclusive, dall’ente del terzo settore Messina Blind Inclusive ETS, dalla Messina Social City e dal Comune di Messina con la collaborazione della Lega Navale di Messina e l’IRCCS Bonino Pulejo Centro Neurolesi, ha registrato la presenza di diversi partecipanti, con o senza disabilità, che sono stati i protagonisti di un’iniziativa nata per abbattere ogni barriera architettonica fisica, mentale e percettiva.
Oggi presentiamo lo Chef Mauro Poddie, dirigente e fondatore di CHEF Italia, tra l’altro anche Responsabile Didattica per la “Scuola di Enogastronomia e Management” del gruppo “Eat Sardinian” e docente ”in job” per la Formazione del Personale di Cucina in vari ristoranti di Roma.
Oggi lo Chef Mauro coltiva appieno la sua passione per la cucina, particolarmente per quella romana, sviluppatasi nel corso degli anni, di pari passo con il suo lavoro. Il suo amore per la cucina però, manco a dirlo, è intimamente legato al Testaccio, il quartiere che oggi è sinonimo della tradizione gastronomica popolare romana. Ci racconta la storia della vecchia trattoria testaccina portata avanti da sua nonna Augusta: questa, precisa, era una delle prime osterie ai piedi del Monte Testaccio, il cosiddetto “Monte dei Cocci”, dove si inventavano ricette e si creavano piatti che sono diventati, nel tempo, veri capisaldi della romanità. Forte della convinzione che ogni crisi può diventare un momento di innovazione e rilancio, lo Chef Mauro ci parla di una sua idea nata nel periodo del Covid: parliamo del 2020 con i ristoranti chiusi al pubblico; i ristoratori si trovavano dinanzi al dilemma di dover necessariamente dare una continuità alle loro attività, accumulando costi senza però poterli compensare con adeguati guadagni. “Stando a casa per la pandemia”, ci dice, “iniziai ad organizzare corsi di cucina e formazione del personale nei ristoranti stessi, basandomi sull’esperienza iniziata nel 2016 con i corsi promossi dalla Scuola Italiana di Enogastronomia e Management del gruppo EAT-SARDINIAN”. L’idea si rivelò come nuova fonte di guadagno per gli esercizi oltre alla possibilità di ottenere una qualificazione e a tenere al tempo stesso allenato il proprio personale di cucina. Il nostro Chef Mauro ci tiene a dire che, per valutare correttamente la qualità di un ristorante, chiede di poter esaminare i ‘’piatti strategici o i piatti chiave’’, come usa chiamarli e, poi, ‘’un piatto di spaghetti cacio e pepe è sì un piatto semplice ma la sua composizione dipende dalla qualità e dalla scelta di ogni singolo ingrediente, sapientemente assemblato con le dovute ed appropriate tecniche’’.