Calabria (FI) e Nissoli (FI Nord e Centro America): Ridiamo la cittadinanza agli italiani che l’hanno perduta in seguito ad espatrio

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download “La cittadinanza è di nuovo all’ordine del giorno della Camera dei Deputati. Infatti, la riforma della cittadinanza che prevede l’introduzione dello ius scholae è attualmente in discussione in Commissione Affari Costituzionali.

Un testo semplice e di facile comprensione che tuttavia manca dell’attenzione agli italiani all’estero che hanno perso la cittadinanza in seguito a espatrio e oggi si trovano a essere stranieri secondo la legge pur essendo nati e cresciuti in Italia.

Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti che prevedono la possibilità di riacquistare la cittadinanza italiana con una semplice richiesta amministrativa al Consolato competente per residenza estera per coloro che hanno perso la cittadinanza italiana in seguito a espatrio.

Abbiamo anche previsto che tale possibilità venga estesa anche alle donne italiane per nascita che hanno perduto la cittadinanza, a seguito di matrimonio con uno straniero, contratto prima del 1° gennaio 1948 e ai loro figli.

Si tratta di emendamenti dettati dal buon senso, tesi a riconoscere una condizione di fatto, quella di essere italiani sia sul piano culturale che di nascita, ma che manca del riconoscimento giuridico.

Vogliamo che gli italiani di fatto si possano sentire italiani a tutti gli effetti e quindi anche secondo il diritto.

Auspichiamo, pertanto, che su questo ci sia una ampia convergenza che porti all’approvazione dei nostri emendamenti tenendo conto, quindi, dell’evoluzione della disciplina sulla cittadinanza sia a livello interno che internazionale.”

Lo hanno dichiarato le deputate di Forza Italia Annagrazia Calabria (Vicepresidente Commissione Affari costituzionali) e Fucsia Fitzgerald Nissoli (Coordinatrice di Forza Italia in Nord e Centro America).




Ucraina/ Garavini (Iv): orrore per le torture di massa

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garavini seria2“Profondo orrore e sgomento per quanto sta emergendo nei territori ucraini lasciati dalle truppe russe, con testimonianze di torture di massa eseguite su civili indifesi, su donne e perfino su bambini”. Così Laura Garavini, senatrice di Italia Viva eletta in Europa e Vicepresidente della Commissione Esteri, secondo cui “non esistono giustificazioni davanti a crimini di guerra come quelli che si stanno profilando ad opera dell’esercito russo”.
“Di fronte a tali violazioni, Vladimir Putin, artefice dell’attacco all’Ucraina, deve venire chiamato a rispondere a livello internazionale per questi crimini di guerra. La condanna nei suoi confronti – conclude – deve essere unanime”. (aise) 




Il dilemma degli eletti all’estero: sacrificare le Comunità per l’Aula?

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downloadSpesso si parla di assenteismo, senza considerare che gli eletti all’estero, per far visita alle proprie comunità, devono assentarsi dai lavori parlamentari

di Fucsia Fitzgerald Nissoli

Mi trovo spesso a decidere se andare all’incontro di una associazione di italiani, nella mia Circoscrizione di elezione, oppure essere presente in Aula. Di fronte a questa scelta mi sento fortemente combattuta tra la necessità della presenza sul territorio ed il senso del dovere che mi spinge a non trascurare i lavori parlamentari. Ma è necessario raggiungere un giusto equilibrio
Recentemente sulla stampa nazionale sono apparsi articoli sull’assenteismo dei parlamentari, in cui le presenze e le assenze diventano indici di laboriosità o di pigrizia. In realtà, il lavoro del parlamentare è molto più complesso e presenta tante sfaccettature in cui gli aspetti più squisitamente parlamentari devono essere conciliati con gli aspetti politici e di presenza sul territorio, vicino agli elettori. In effetti non era questa, essere vicini al cittadino, l’istanza principale della prima stagione di riforme della fine del secolo scorso? Poi, i sistemi elettorali sono cambiati ed hanno sempre più premiato la visibilità di partito a livello nazionale rispetto all’impegno del singolo candidato sul territorio. Ma all’estero, dalla prima volta che si è votato, dal 2006, si è sempre votato con le preferenze e la gente ha sempre chiesto la presenza del proprio rappresentante sul territorio, alle varie manifestazioni.

Quindi, ecco che mi trovo spesso a decidere se andare all’incontro di una associazione d’italiani, nella mia Circoscrizione di elezione, oppure essere presente in Aula. Di fronte a questa scelta mi sento fortemente combattuta tra la necessità della presenza sul territorio e il senso del dovere di non trascurare i lavori d’Aula. Infatti, quando sono a Roma, la mia priorità è chiaramente essere presente in Aula, e chi mi conosce lo sa, perché alcune volte, purtroppo, ho dovuto cancellare impegni assunti in precedenza per essere in Aula. Al tempo stesso, voglio continuare a mantenere vivo il rapporto con le Comunità all’estero, quelle che ho incontrato durante la campagna elettorale ma anche quelle che non ho avuto l’opportunità d’incontrare ancora, compreso chi non mi ha votato.
Consapevole di questo problema, sin dalla scorsa Legislatura, ho scritto all’allora Presidente Boldrini per rappresentarle la necessità d’individuare un meccanismo che non fosse punitivo per gli eletti all’estero al momento in cui ci saremmo recati a visitare le nostre Comunità, chiedendo, quindi, che non venissimo considerati assenti ai fini dei lavori parlamentari anche rinunciando, molto volentieri, alla diaria. Quello che mi dà fastidio è il fatto che il lavoro svolto sul territorio non venga considerato rilevante: è come se la Comunità non fosse importante e si potesse fare politica nelle Istituzioni della Repubblica a prescindere dalla Comunità stessa.
Noi eletti all’estero abbiamo un rapporto stretto e continuo con gli elettori e con le associazioni e non sarebbe possibile fare un lavoro adeguato su un territorio vasto come un continente senza il loro contributo, il che richiede presenza e condivisione. Tuttavia, dopo la promessa che se ne sarebbero occupati, il problema è stato messo nel dimenticatoio di Montecitorio. Per questa ragione, in questa Legislatura sono tornata alla carica ed ho sollecitato, questa volta, la Presidente del mio Gruppo parlamentare, On. Gelmini, confidando nella sua sensibilità per gli italiani all’estero. Mi aspetto che il tema venga affrontato presto per darci regole adeguate a svolgere il nostro mandato all’estero con serenità.
A chi fa demagogia sulle presenze-assenze dei parlamentari chiedo di fare più attenzione e guardare il lavoro parlamentare nel suo complesso e soprattutto di non fare confusione tra Camera e Senato; infatti, quest’ultimo ha un regolamento diverso con una diversa organizzazione dei lavori, cosa che influenza anche la partecipazione ai lavori stessi. Insomma, voglio dire ai giornalisti che si occupano di fare le statistiche sull’assiduità dei parlamentari, di valutare con più elementi e non in maniera semplicistica, perché sembra che chi va a incontrare le Comunità italiane all’estero, per ascoltarle e rappresentarle di conseguenza in Parlamento, se ne sia andato a spasso. Mentre, invece, anche questo è importante, sicuramente secondario al lavoro in sede parlamentare ma pur sempre necessario. Bisognerebbe prevedere un tempo in cui i parlamentari possano garantire la presenza sul territorio, questo farebbe bene alla politica e toglierebbe ogni scusa ai veri assenteisti.
È vero che, come dice l’art. 46-bis del regolamento della Camera, “È dovere dei deputati partecipare ai lavori della Camera”, ma è anche vero che c’è una attività del parlamentare fuori da Montecitorio che pure deve essere espletata, sarebbe cosa saggia che gli organismi di governo del Parlamento organizzassero i lavori per permettere entrambe le attività e consentire a chi è eletto all’estero di essere presente tra le Comunità senza nulla togliere all’impegno legislativo”.




Nissoli (FI). Una riforma per sancire un diritto inalienabile: nuovamente figli, riconosciuti, della propria Patria

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downloadL’Onorevole Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia, ci invia questa sua nota:

“Riprende il dibattito parlamentare sulla riforma della cittadinanza e, per venire incontro alle esigenze dei tanti italiani, di fatto, che hanno perso la cittadinanza, nella mia qualità di parlamentare eletta all’estero ho presentato tre emendamenti in commissione affari costituzionali.
Per dare forza a tali emendamenti attraverso un consenso condiviso ho inviato, lo scorso 28 marzo, una email a tutti i colleghi della commissione. Questo il testo:

“Cari Colleghi,

vi scrivo per sensibilizzarvi sugli italiani nati in Italia che hanno perduto la cittadinanza in passato e ritengo che l’Italia abbia un debito di riconoscenza nei loro confronti.

Sono italiani come voi, come me (se nel 1989, quando ho sposato un americano, avessi preso la cittadinanza USA oggi sarei una di loro, un’italiana senza la cittadinanza italiana), italiani nati in Italia da genitori italiani, che parlano italiano, che hanno frequentato le scuole in Italia anche fino all’università’ e molti hanno fatto anche il servizio militare. Italiani veri !!!! Alcuni ormai anziani mi dicono che vogliono morire italiani !

Pertanto, facendo appello alla vostra coscienza, vi chiedo, cortesemente, di sottoscrivere gli emendamenti da me presentati per poi votarli a favore per sanare questa grave ingiustizia verso italiani di fatto che hanno bisogno solo del riconoscimento giuridico.

Conto sul vostro appoggio e sulla vostra sensibilità. Grazie di cuore!”

Auspico una adeguata convergenza, a prescindere dagli schieramenti, su una riforma dettata dal buon senso che viene incontro alle esigenze di tanti connazionali, che lo sono di fatto, e che spero possa essere prontamente convertita in legge.

2515f459 633a 40df bf0c a5c1d0ea8993Ma vediamo quanto accaduto nell’ultimo periodo:
il passato 4 dicembre del 2020 il governo ha bocciato un mio Ordine del Giorno nel quale chiedevo di prendere l’impegno di ridare la cittadinanza a chi è nato in Italia e l’ha perduta in seguito a espatrio. In quel frangente solo il Centro Destra aveva votato a favore.
Potete immaginare la delusione che mi portava a escludere la possibilità di ottenere il risultato sperato. Fortunatamente mi sbagliavo.
Finalmente dopo l’abbinamento del mio disegno di legge, lo scorso 9 marzo, ho partecipato ai lavori della commissione affari costituzionali, che vertevano sulla cittadinanza.

Il presidente della Commissione, On. Brescia, ha preparato un testo unificato sullo “ius scholae” ma non ha inserito il contenuto del mio disegno di legge, ragione per la quale ho presentato alcuni emendamenti che prevedono, come prima cosa, la possibilità di riprendere la cittadinanza, per chi l’ha persa recandosi a vivere all’estero, con una semplice domanda al Consolato di riferimento

La strategia è stata di far si che i miei emendamenti siano in linea con il testo base che vuole permettere ai figli degli stranieri, che sono presenti sul territorio nazionale ed hanno frequentato le scuole italiane per cinque anni, di chiedere la cittadinanza italiana.

Così come lo straniero che ha studiato in Italia acquista la cittadinanza con un atto amministrativo, prevedo che l’italiano che abbia perso la cittadinanza la possa riacquistare con una richiesta amministrativa al consolato competente per residenza estera.

Inoltre, ho chiesto che fosse data facoltà al riacquisto della cittadinanza, con la medesima procedura, alle donne italiane per nascita che hanno perduto la cittadinanza, a seguito di matrimonio con uno straniero, contratto prima del 1° gennaio 1948 e ai loro figli.

Sono tre emendamenti, di cui il primo prevede solo il riacquisto della cittadinanza per chi l’ha persa in seguito a espatrio: una cosa molto semplice per il quale auspico un voto unanime così da permettere, a chi è italiano di fatto, di esserlo anche sul piano giuridico.

Il tema della cittadinanza è sempre stato per me prioritario, anche emotivamente, tanto da diventare il tema principale della mia azione politica sin dalla scorsa legislatura.
Sia nella XVII che nella XVIII legislatura, come in quella attuale, ho presentato un progetto di legge di riforma della cittadinanza per venire incontro alle necessità degli italiani che, una volta emigrati, come detto, hanno perduto la cittadinanza.
Nella scorsa legislatura ci siamo andati vicini a fare approvare la legge, tuttavia le polemiche politiche hanno portato a sospendere l’esame della riforma della cittadinanza; speriamo che nel poco tempo rimasto riusciremo ad arrivare a un risultato concreto. Come sempre io faccio tutto il possibile, ora è necessario che molti colleghi passino dalle parole ai fatti e si uniscano al mio sforzo e alla mia battaglia sul diritto di cittadinanza.




Voto all’estero: Della Vedova risponde a Siragusa (Ev)

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Nella risposta, Della Vedova rileva che “a favore del mantenimento del sistema attuale si sono finora schierati coloro che attribuiscono al meccanismo dell’opzione inversa (sperimentato ad esempio in occasione del rinnovo dei Com.It.Es.) la responsabilità di una partecipazione molto bassa degli elettori al voto. A favore dell’introduzione dell’opzione inversa sono invece coloro che ritengono che, individuando fin da subito una platea di aventi diritto effettivamente motivati a esprimere il proprio voto, si potrebbero ridurre alcune criticità implicite nel voto per corrispondenza”.
“Considerato che il corpo elettorale degli italiani residenti all’estero è in costante aumento (2.359.807 erano i cittadini iscritti all’Aire nell’anno 2003 contro i 4.537.308 del 2020, pari a +92 per cento), – annota il sottosegretario – dal punto di vista finanziario l’opzione inversa permetterebbe, in primo luogo, di contenere notevolmente gli ingenti costi dell’attuale sistema, stimati in circa 30 milioni di euro per ogni tornata elettorale. Attraverso l’opzione inversa, inoltre, si ridurrebbe il carico di lavoro della rete consolare derivante da invio, successiva ricezione e spedizione in Italia di milioni di plichi, favorendo la regolare erogazione degli ordinari servizi consolari a favore dei connazionali all’estero”.
“L’efficacia dell’eventuale introduzione dell’opzione inversa, in termini di regolarità del procedimento elettorale all’estero, verrebbe sicuramente accresciuta dall’introduzione del voto elettronico”, prosegue il sottosegretario. “La recente sperimentazione, condotta in occasione delle elezioni dei Com.It.Es del 3 dicembre 2021 su un numero limitato di elettori (i residenti in 9 sedi diplomatico-consolari), sembrerebbe in prima approssimazione aver fornito esiti incoraggianti quanto al rispetto dei parametri di sicurezza informatica del voto, oltre che per segretezza e anonimato, garantiti con le tecnologie disponibili e in rispondenza alle linee guida per il voto digitale adottate con il decreto del Ministero dell’interno del 9 luglio 2021”.
“Con riguardo, invece, all’ipotesi di introdurre un doppio e separato invio di certificato e scheda elettorale”, per la Farnesina “una disposizione in tal senso aggraverebbe le procedure elettorali, il cui calendario è già molto fitto e con scadenze serrate da rispettare. Ciò, tenuto anche conto delle distanze e delle diverse condizioni politico-sociali dei vari Paesi coinvolti nell’esercizio del voto all’estero”.
“Una delle principali difficoltà del voto per corrispondenza riguarda, infatti, – spiega Della Vedova – proprio la mancata consegna del plico agli interessati nei tempi previsti dalla normativa, spesso per motivi legati al malfunzionamento e alle inefficienze dei sistemi postali locali. Il duplice e separato invio del materiale elettorale potrebbe ostacolare il rispetto della tempistica prevista per legge, mettendo a rischio la regolarità del voto, senza un significativo miglioramento del livello di segretezza”.
“Anche secondo quanto condiviso dal Ministero dell’interno, la possibilità di modificare il sistema di voto per i residenti all’estero subordinando l’ammissione dell’elettore al voto per corrispondenza ad una sua esplicita e formale manifestazione di volontà – sottolinea Della Vedova – è una questione che implica valutazioni essenzialmente politiche e, quindi, di competenza parlamentare. I disegni di legge al momento presentati in Parlamento sul tema – conclude – appaiono lo strumento più adatto per proseguire la discussione sull’argomento, in merito al quale il Governo sarà sempre pronto a collaborare”. (aise) 




Porta (Pd): 370.000 pensioni pagate all’estero ma la tutela previdenziale degli emigrati si è indebolita

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“Nel 2021 l’Inps ha liquidato 17.749.278 pensioni di cui il 77,6% di natura previdenziale e il 22,4% di natura assistenziale. Sono state 696.879 le pensioni erogate in regime di convenzione internazionale (a pensionati residenti sia in Italia che all’estero); di queste, 366.226 sono state erogate a soggetti residenti all’estero”. Così Fabio Porta, senatore Pd eletto in Sud America, in un’analisi dei conti dell’Inps.
Nel 2021, riporta il parlamentare, “la spesa complessiva annua per le pensioni è stata pari a 218,6 miliardi di euro, di cui 195,4 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali e 23,2 miliardi da quelle assistenziali. L’importo medio mensile delle pensioni erogate in Italia è stato di 952 euro mentre l’importo medio mensile delle pensioni in regime internazionale (compresi quindi i residenti in Italia) è stato di 452 euro, mentre di quelle erogate all’estero è stato di 310 euro”.
“Le quasi 700.000 pensioni liquidate in regime di convenzione internazionale (quindi a residenti sia in Italia che all’estero) – puntualizza Porta – sono ripartite in questo modo: 470.000 in convenzione UE63.000 Svizzera, 39.000 Canada, 41.000 Australia, 15.300 Argentina, 30.300 USA, 5.500 Ex Jugoslavia, 10.000 Quebec, 5.200 Brasile, 6.500 Venezuela, 12.000 altri Paesi. Purtroppo sono esclusi dalla possibilità di ottenere la pensione in regime internazionale gli italiani i quali dopo aver lavorato in Italia sono emigrati in Paesi con cui l’Italia non ha stipulato una convenzione di sicurezza sociale, come ad esempio il Cile (vuoto normativo convenzionale incomprensibile visto che l’accordo era già stato firmato tra i due Paesi negli anni ’90 del secolo scorso), il Perù, la Colombia, il Messico ed altri Paesi dell’America Latina dove vivono importanti comunità di italiani”.
“Si è infatti negli ultimi anni verificato un arresto dell’attività negoziale italiana per la stipula di nuove convenzioni di sicurezza sociale (viste soprattutto le nuove mobilità migratorie), ma anche – aggiunge – per il rinnovo di quelle oramai obsolete sia per quanto riguarda i soggetti che i diritti tutelati. Da stigmatizzare inoltre il fatto che gli importi delle pensioni erogate all’estero sono spesso irrisori anche a causa dell’iniquo e farraginoso meccanismo di rivalutazione delle pensioni”.
“Sarà mio impegno prioritario – conclude Porta – sollecitare il Governo ad una oculata e necessaria ripresa della politica previdenziale in regime internazionale, con particolare riguardo ai diritti sociali delle collettività di italiani che rappresento in America Latina”. (aise) 




Repubblica Dominicana, Francesca Alderisi (FI) incontra l’Ambasciatore d’Italia Stefano Queirolo Palmas

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santo domingo 2Lo scorso fine settimana la senatrice Francesca Alderisi (FI), eletta in Nord e Centro America, si è recata a Santo Domingo per incontrare i rappresentanti della comunità italo-dominicana.

Un viaggio da tempo in agenda con cui finalmente ricomincio a tempo pieno gli incontri con le collettività dei Paesi in cui sono stata eletta”, ha dichiarato la sen. Alderisi, già stata nel Paese centroamericano in passato e alla sua prima volta in veste di parlamentare della Repubblica Italiana.

La visita dell’eletta all’estero si è aperta con il colloquio con l’Ambasciatore d’Italia in Repubblica Dominicana, Stefano Queirolo Palmas, presso la sede dell’Ambasciata. Diversi i temi al centro dell’intenso e positivo dialogo a cui ha partecipato anche il vicecapo missione Mattia Lupini.

“Un momento per me molto importante – ha commentato la senatrice – per avere un quadro ancora più chiaro e completo della variegata comunità di connazionali che vive in questo Paese dell’America Centrale. Sono ben 13 mila gli iscritti Aire nel Paese e 50 mila gli italiani che vengono rilevati dalle autorità ufficiali dell’immigrazione della Repubblica Dominicana. Interessanti, inoltre, i dati relativi alla grande presenza di dominicani residenti in Italia che ammonta a circa 30 mila persone, le quali fanno riferimento alla nostra Ambasciata quando ritornano nella loro terra per l’ottenimento dei visti necessari richiesti”.

Tra gli argomenti toccati, anche gli eventi previsti per le prossime celebrazioni della Festa della Repubblica Italiana, che sarà aperta al pubblico, e il ruolo fondamentale della sede dell’Ambasciata. “Ambasciata che – ha sottolineato Alderisi – rappresenta un prezioso punto di riferimento per l’intera comunità di residenti e non solo. Prima dell’emergenza sanitaria, infatti, ogni anno erano circa 100 mila gli italiani in visita in Repubblica Dominicana. Numeri che auspicabilmente torneranno e a cui occorre garantire assistenza ordinaria e straordinaria”.

Al riguardo, l’Ambasciatore Queirolo Palmas ha precisato che “la sede ha bisogno di essere rinforzata perché le sono stati riattribuiti nuovi e delicati compiti, quale l’apertura dell’Ufficio visti”, che era stato dislocato a Panama a seguito dei noti gravi eventi del 2013.

Relativamente al tema della lingua italiana, “argomento che a me sta molto a cuore – ha evidenziato Alderisi -, è una buona notizia il fatto che finalmente, grazie alla sinergia tra l’Ambasciata e la sede centrale della Società Dante Alighieri, anche la Repubblica Dominicana possa riavere una scuola in lingua italiana, fondamentale veicolo della cultura e del patrimonio della nostra amata Italia all’estero”.




Assistenza sanitaria agli Aire temporaneamente in Italia: Porta e Giacobbe (Pd) interrogano il Governo

medici

medici“Che l’assistenza sanitaria per gli italiani che rientrano in Italia temporaneamente debba essere garantita con modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario nazionale, lo stabiliscono la Costituzione italiana innanzitutto con l’articolo 32 ma anche e soprattutto la stessa legge istitutiva della sanità pubblica, la n. 883 del 23 dicembre 1978, che sancisce all’ultimo comma dell’articolo 19 che gli emigrati, che rientrino temporaneamente in patria, hanno diritto di accedere ai servizi di assistenza sanitaria della località in cui si trovano intendendo, si presume, che tale assistenza debba essere erogata in qualsiasi luogo del territorio della Repubblica e che la residenza all’estero non è preclusiva di tale diritto”. Così scrivono Fabio Porta e Francesco Giacobbe, senatori Pd eletti all’estero, in una interrogazione al Ministro della Salute Speranza.
Nella premessa, i due senatori ricordano che “nonostante le garanzie costituzionali e normative i cittadini italiani residenti stabilmente all’estero e iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) perdono il diritto all’assistenza sanitaria italiana sia in Italia che all’estero, all’atto della cancellazione dall’anagrafe comunale e della iscrizione all’AIRE”.
“Se da una parte però al cittadino italiano il quale acquisisce la nuova residenza in uno dei Paesi della UE viene garantito il possesso della tessera TEAM che consente a tutti i cittadini dell’Unione Europea, che si trovino temporaneamente in un altro Stato Membro, l’accesso ai servizi sanitari del Paese ospite alle stesse condizioni dei residenti, – precisano i due parlamentari – dall’altra i cittadini italiani che stabiliscono la propria residenza in un Paese extra-UE e si iscrivono all’Aire, quando rientrano in Italia hanno diritto – in virtù del Decreto del Ministero della Sanità del 1 febbraio 1996 – solo alle prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa propria pubblica o privata e a condizione che siano pensionati o nati in Italia”.
Secondo Porta e Giacobbe “le disposizioni in vigore non tutelano adeguatamente il diritto alla salute degli emigrati italiani in Paesi extra-UE che rientrino in Italia temporaneamente”. Per questo, i due senatori hanno presentato l’interrogazione a Speranza, in cui evidenziano come “il Decreto ministeriale del 1° febbraio 1996 che limita la copertura alle sole cure urgenti sia in contrasto con quanto sancito dalla Costituzione e dalle legge istitutiva del SNN che prevedono l’eguaglianza dei cittadini italiani nei confronti del sistema di tutela della salute”.
A Speranza, i due parlamentari chiedono che “l’assistenza sanitaria ai cittadini italiani residenti all’estero nei Paesi extra-UE i quali rientrano in Italia per brevi periodi debba essere estesa a tutte le prestazioni sanitarie, comprese quelle medico-generiche e specialistiche, e non solo a quelle ospedaliere urgenti (come avviene d’altronde per i cittadini italiani emigrati in un Paese della UE) nei casi in cui non siano in possesso di una copertura assicurativa propria, pubblica o privata e a prescindere dal loro stato di pensionato o emigrato (cioè nato in Italia)”.
“Riteniamo – concludono Porta e Giacobbe – che la salute sia un diritto cardinale e primario dell’uomo e che debba essere garantito a tutti i cittadini italiani, anche a quelli emigrati, i quali devono poter beneficiare, quando si trovano in Italia, di tutti i servizi messi a tutela della salute a favore della collettività”. (aise) 




Assegno unico/ Schirò (Pd): approvato odg per tutelare i residenti all’estero

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detrazioni carichi famiglia g“Con l’approvazione del mio Ordine del giorno nell’ambito della discussione alla Camera del Decreto “Sostegni ter”, ora diventato legge, il Governo si è impegnato a programmare e disporre al più presto mirati provvedimenti legislativi atti a introdurre degli strumenti di salvaguardia di alcuni importanti diritti dei nostri connazionali residenti all’estero che sono stati revocati dal 1° marzo con l’introduzione dell’Assegno unico”. Ne dà notizia Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa.
Nell’odg, riporta la parlamentare, “avevo spiegato al Governo che sono attualmente migliaia i cittadini italiani residenti all’estero aventi diritto – in virtù di norme nazionali e anche di accordi internazionali – alle detrazioni per figli a carico e/o all’Anf per figli i quali però a partire dal 1° marzo 2022 hanno perso improvvisamente il diritto a tali agevolazioni fiscali, e i quali inoltre a causa della residenza all’estero non potranno tuttavia – in compensazione – avere diritto all’Assegno unico. Si tratta di cittadini italiani iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), lavoratori e pensionati, i quali producono il loro reddito in Italia e pagano le tasse in Italia. Insomma contribuenti fiscali alla pari dei cittadini italiani residenti in Italia”.
“Ho stigmatizzato il fatto che il legislatore nell’abolire detrazioni e Anf per figli a carico – continua Schirò – e nel compensare tale abolizione con l’introduzione dell’Assegno unico non ha pensato alle pesanti conseguenze umane ed economiche che l’inesportabilità dell’Assegno unico all’estero avrebbe avuto sui diritti acquisiti dei nostri connazionali titolari di prestazioni che dal 1° marzo si sono visti revocare inopinatamente e ingiustamente”.
Nell’ordine del giorno la deputata Pd ha anche ricordato che “la stessa Commissione Affari Sociali della Camera nella sua valutazione dello schema del decreto legislativo sull’Assegno unico aveva espresso parere favorevole sul decreto ma aveva altresì suggerito al Governo di modificare il decreto al fine di salvaguardare i diritti fiscali e previdenziali dei nostri cittadini residenti all’estero”.
“Ora il Governo con l’approvazione dell’ordine del giorno prende atto del problema e soprattutto si impegna a trovare soluzioni giuste e adeguate al fine di tutelare e, spero, ripristinare i diritti dei nostri connazionali revocati in seguito all’introduzione dell’Assegno unico. Siamo fiduciosi, – conclude Schirò – ma vigileremo, sulla serietà e sulla attendibilità dell’impegno del Governo”. (aise) 




Operatività dell’ufficio Enit di Mosca: Siragusa (Ev) interroga Di Maio e Garavaglia

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siragusa21Alla luce della guerra e delle sanzioni comminate alla Russia, il Governo dovrebbe “chiarire quali siano le ragioni per le quali l’ufficio Enit in Russia debba proseguire le proprie attività”. A chiederlo è Elisa Siragusa, deputata di Europa Verde eletta in Europa, in una interrogazione ai ministri degli esteri e del turismo, Di Maio e Garavaglia.
Nella premessa, Siragusa riporta “recenti notizie apparse sulla stampa”, in base alle quali “si apprende che l’ufficio di Mosca dell’Ente italiano del turismo (Enit), con sede presso l’ambasciata italiana a Mosca, risulterebbe ancora operativo in attività di promozione ed organizzazione di servizi legati al turismo”.
“A seguito dell’aggressione militare all’Ucraina da parte della Russia, – ricorda la deputata – sono state decise sanzioni economiche internazionali nei confronti della federazione russa, cui sta facendo seguito la sospensione e la chiusura da parte di decine di grandi aziende internazionali delle loro attività, in diversi settori, dall’energia, ai trasporti, dall’auto, ai servizi di ristorazione e del turismo; in questo quadro, compagnie di viaggio, come Airbnb, Expedia e Priceline hanno deciso di bloccare loro attività nei confronti della Russia e della Bielorussia, anche in considerazione della sospensione dei voli internazionali verso Mosca”.
“Alla luce delle circostanze descritte, – osserva la parlamentare – appare difficile comprendere le ragioni per le quali l’ufficio di Mosca dell’Ente italiano del turismo dovrebbe restare ancora aperto e trovare le motivazioni economicamente valide per prolungarne ancora l’attività”.
Per questo, Siragusa chiede ai due ministri “se siano a conoscenza delle problematiche espresse in premessa e se, nel caso siano confermate, intendano chiarire quali siano le ragioni per le quali l’ufficio Enit in Russia debba proseguire le proprie attività”. (aise)