Ucraina/ Garavini (Iv): l’Italia conosce il valore della resistenza e sostiene quella ucraina

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garavini sorris“Noi italiani abbiamo conosciuto il valore della resistenza. È necessario che diciamo no alla guerra in modo compatto, fornendo agli ucraini gli strumenti per organizzare una vera resistenza civile”. È quanto dichiarato da Laura Garavini, senatrice di Italia Viva eletta in Europa e Vicepresidente commissione Esteri, intervenuta questa mattina a Coffee Break su La7.
“Siamo di fronte a un attacco che non riguarda solo l’Ucraina ma tutta la democrazia e l’Europa”¸ha aggiunto la parlamentare. “Non a caso hanno reagito paesi storicamente neutrali o contrari all’invio di armi come Svizzera, Svezia, Germania”.
“Un intero popolo si è fatto esercito per difendersi”, ha aggiunto Garavini, secondo cui “è nostro dovere sostenerlo”.
“Bene”, ha commentato la parlamentare, “che l’Europa abbia risposto subito compatta. Giusto che l’Italia sia in linea con le decisioni europee e al fianco dell’alleanza atlantica. Anche per questo – ha concluso – ribadiamo come non sia ammissibile che il presidente della commissione Esteri del Senato assuma una posizione non in linea con quella di tutto il Parlamento italiano. Come Italia Viva continuiamo a dire che il senatore Petrocelli debba fare un passo indietro e dimettersi”. (aise) 




Mafie. Europa Verde vicina ai familiari vittime che chiedono giustizia

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“Questo ci impone una continua riflessione rispetto alla necessità che anche la politica faccia la propria parte per sconfiggere con determinazione le mafie. Ci uniamo al monito del procuratore Gratteri che ricorda come sia importante vigilare perché le mafie non mettano le mani sul commercio delle armi utilizzate nel conflitto russo-ucraino”. Concludono Romaniello, Dori, Siragusa e Romano




Schirò (Pd): gli italiani all’estero e il pasticcio dell’assegno unico

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schiroseriaimagoeconomica“Sono molti i nostri connazionali residenti all’estero che mi scrivono lettere ed e-mail perché l’improvvisa perdita a partire dal mese di marzo delle detrazioni per i figli a carico e dell’ANF (Assegno al nucleo familiare) ha creato inaspettati disagi economici. È la svantaggiosa conseguenza dell’introduzione dell’Assegno unico in Italia e della sua inesportabilità all’estero”. Così Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa, che torna sull’assegno unico e le conseguenze della sua introduzione per gli italiani all’estero, prima tra tutte “l’abrogazione delle detrazioni e dell’Anf per i figli a carico che non sono ora erogabili né in Italia né all’estero (dove sono – erano – migliaia gli aventi diritto)”. Solo che “per chi risiede in Italia sono stati rimpiazzati dall’Assegno unico”, per chi risiede all’estero, no. “È l’ennesima dimostrazione – commenta Schirò – che spesso si legifera senza pensare che esistono anche gli italiani all’estero – che sono tanti – e che le leggi vanno scritte con la dovuta attenzione ai loro diritti, soprattutto quelli acquisiti da anni (in questo caso una buona legge è diventata una preoccupazione per molti italiani all’estero)”.
“Ma – si chiede la parlamentare – come è possibile non rendersene neanche conto? Ci racconta P. pensionato italiano in convenzione con il Venezuela, vedovo con figlio disabile a carico e ora residente in un Paese europeo: il Venezuela non paga più le pensioni all’estero e le uniche mie possibilità di sopravvivenza sono la pensione italiana (un misero pro-rata di 118 euro lordi) e l’assegno familiare di 168 euro. L’assegno familiare ora gli è stato revocato: “sono ridotto alla miseria – mi dice P. – cosa mi posso aspettare per il futuro?””.
E ancora: “S. iscritto all’Aire vive invece in Spagna e scrive per farmi sapere che da marzo non percepisce più né l’Anf né le detrazioni per la figlia 15enne.
A., appartenente alle forze dell’ordine italiane, iscritto all’Aire e residente in Svizzera, si lamenta che il suo unico reddito è prodotto in Italia in qualità di dipendente della P.A., paga ovviamente le tasse in Italia ma a causa della sua residenza all’estero perderà assegno e detrazioni per i suoi due bambini ma non potrà avere diritto all’Assegno unico.
S.A. che risiede all’estero e produce più del 75% del suo reddito in Italia sostiene di aver sempre beneficiato delle detrazioni per i figli a carico ma ora dovrà pagare migliaia di euro in più sul suo reddito complessivo che non è affatto elevato e si appella alla normativa europea (il Ministero del Lavoro sta infatti verificando la compatibilità del vincolo territoriale dell’Assegno unico con il diritto comunitario e internazionale).
F. invece è residente in Italia ma ha due figlie minorenni a carico che vivono in Francia e sono iscritte all’Aire: rischia concretamente di perdere le agevolazioni fiscali e di non poter chiedere l’Assegno unico perché i figli, in base alla nuova normativa, devono essere conviventi con i genitori ai fini del diritto all’Assegno.
Come F. sono numerosi i cittadini italiani residenti in Italia ma con figli all’estero ai quali la legge nega, allo stato attuale delle cose, sia l’Assegno unico che detrazioni e Anf per figli a carico”.
“In queste situazioni sinteticamente descritte – spiega Schirò – si trovano ora migliaia di italiani residenti nel mondo che a partire da marzo hanno perso il diritto a detrazioni e Anf per i figli a carico e non potranno chiedere l’Assegno unico, che, come ho detto, è subordinato alla residenza in Italia. Una ingiustizia alla quale si deve porre rimedio”.
“È un anno che mi batto per sensibilizzare Governo, Ministeri, Istituzioni competenti, partiti, enti di tutela dei lavoratori e dei pensionati italiani all’estero ma ho l’impressione, almeno finora, che i diritti degli italiani all’estero non siano nel novero delle cose da tutelare, tanto è vero – ricorda – che anche gli emendamenti presentati al Senato dai colleghi Porta e Giacobbe nell’ambito della discussione del decreto “Sostegni-ter” – che se approvati avrebbero tutelato i diritti dei nostri connazionali all’estero consentendo il mantenimento delle detrazioni e dell’Anf per gli iscritti all’Aire – non sono stati accolti”.
“È chiaro che la nostra battaglia continuerà in tutti i modi e in tutte le sedi per ripristinare i diritti fiscali e previdenziali dei nostri connazionali che sono stati cancellati. Restiamo fiduciosi, tuttavia, che con il nostro impegno, passato e futuro, e con il sostegno dei sindacati e delle associazioni dell’emigrazione riusciremo a sensibilizzare il governo al fine – conclude – di correggere una normativa che penalizza iniquamente molti nostri connazionali”. (aise




Porta e Giacobbe (Pd): impegno per ripristinare detrazioni e assegni familiari all’estero

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giacobbe porta pd“È diventato una urgenza e una necessità della nostra attività politica e legislativa l’obiettivo di far ripristinare a favore dei nostri connazionali residenti all’estero le detrazioni per figli a carico e l’Assegno al nucleo familiare per figli a carico che sono stati improvvisamente e ingiustamente soppressi, con gravi disagi economici per migliaia di lavoratori e pensionati”. Ad affermarlo sono stati i senatori del Pd eletti all’estero, Fabio Porta Francesco Giacobbe.
“Gli incomprensibili e deplorevoli fatti oramai li conosciamo bene – hanno spiegato i due senatori dem -: con l’introduzione dell’Assegno unico e universale in vigore dal 1° marzo u.s. è stato deciso di abrogare alcune prestazioni familiari tra le quali appunto le detrazioni e gli ANF per figli a carico. Il problema è che l’Assegno unico è subordinato alla residenza in Italia e chi risiede in Italia ne potrà appunto beneficiare. Purtroppo invece i nostri connazionali residenti all’estero non potranno percepire né l’Assegno unico che è inesportabile né le prestazioni familiari che sono state abrogate. Vengono così colpiti migliaia di cittadini italiani residenti all’estero (che producono reddito e pagano le tasse in Italia) i quali per anni hanno potuto (giustamente, essendo contribuenti fiscali italiani) usufruire delle detrazioni e degli assegni familiari”.
“Noi parlamentari del Partito democratico eletti all’estero – hanno aggiunto ancora Porta e Giacobbe -, insieme soprattutto al sindacato Unsa-Confsal, siamo intervenuti nelle sedi politiche competenti per rappresentare la problematica e sensibilizzare le autorità e abbiamo presentato prima alla Camera dei deputati e poi al Senato emendamenti legislativi per consentire il mantenimento della concessione sia delle detrazioni che degli assegni familiari a favore degli aventi diritto residenti all’estero al fine di correggere una colossale svista da parte del legislatore e soprattutto una evidente ingiustizia. I nostri tentativi però non sono andati a buon fine, anche perché il decreto Sostegni ter, dove avevamo presentato i nostri emendamenti, non era provvisto delle sufficienti coperture finanziarie per questioni non originariamente attinenti alle materie trattate”.
E l’impegno dei parlamentari del Pd “continuerà ad essere profuso per raggiungere gli obiettivi che ci siamo preposti: cioè informare Governo e Parlamento della gravità del problema che interessa migliaia di italiani residenti all’estero che hanno perso alcune importanti agevolazioni fiscali e previdenziali, e indurre Governo e Parlamento a trovare una soluzione giusta e adeguata al fine di salvaguardare i diritti sacrosanti e acquisiti dei nostri connazionali”, ha concluso. (aise) 




Crisi Ucraina. Siragusa (EV): Urgente tutelare italiani in Ucraina, approvato mio Odg

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Garavini (Iv) elogia i Comites di Romania, Polonia ed Austria per il sostegno ai rifugiati dall’Ucraina

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14comitesgarav“Il dramma ucraino ha innescato una mobilitazione di solidarietà che non ha confini. È emblematica, ad esempio, l’iniziativa degli organismi di rappresentanza di base degli italiani, Comites, di Romania, Polonia ed Austria, che si stanno attivando per offrire supporto ai profughi in arrivo dall’Ucraina”. A dichiararlo è Laura Garavini, senatrice eletta in Europa di Italia Viva, nel corso di un suo incontro con esponenti del Comites di Vienna.
“Il Comites di Polonia – ha aggiunto Garavini -, ad esempio, ha attivato un servizio gratuito di traduzione a supporto delle mamme e dei bambini ucraini, diretti verso l’Italia così da offrire un basico insegnamento dell’italiano in modo ludico-affettivo a piccoli tra i 2 ed i 10 anni. (Per informazioni si può contattare +48 514 793 761; e-mail elisa.zlamanska@gmail.com). Il Comites di Romania invece ha attivato un numero verde volto a favorire i ricongiungimenti famigliari per ucraini con parenti od amici in Italia, agevolando la ricerca di alloggi presso famiglie di connazionali, pronti ad ospitare rifugiati. Allo stesso modo anche il Comites di Austria si sta prodigando per divulgare informazioni sul come muoversi al meglio in Italia: rispetto all’uso dei mezzi di trasporto pubblici, ai documenti necessari, alle restrizioni sanitarie in atto, agli aiuti forniti dalla Protezione civile e dalle associazioni di volontariato. Iniziative – ha concluso la senatrice – quanto mai pregevoli ed utili. Per le quali mi sento di esprimere un caloroso ringraziamento a tutti i consiglieri Comites ed ai rispettivi Presidenti. In Polonia: Silvia Rosato. In Romania: Emanuele Fiore. Ed in Austria: Paolo Manganiello. Esempi di come i Comites possano essere qualcosa di prezioso, e di duttile, capaci di reagire anche rispetto alle più imprevedibili emergenze. Un grazie sincero e caloroso”. (aise) 




Porta (Pd) al convegno sul processo ai crimini delle dittature sudamericane

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9portafabiopd“L’allora Presidente del Consiglio, Enrico Letta, in risposta ad una mia lettera, mi comunicò la decisione del governo italiano di costituirsi parte civile nel processo Condor”. Così ha esordito il senatore del Pd eletto in America Meridionale, Fabio Porta, intervenendo al Convegno organizzato a Roma dal Partito Democratico su “La fine del Condor. Dalle dittature alla democrazia: progressisti tra Italia e America Latina”.
Il senatore eletto all’estero è intervenuto in collegamento dall’Argentina, “probabilmente il Paese che ha pagato il prezzo più alto in Sudamerica a seguito del golpe del 24 marzo del 1976”, ha sottolineato; “una dittatura non isolata poiché negli anni ’60 e ’70 i regimi militari dominarono anche in Brasile, Cile, Uruguay, Bolivia, Paraguay e Perù. Il “plan Condor” era proprio questo: una terribile strategia, coordinata e sistematica (con complicità della CIA americana) per la repressione degli oppositori e la persecuzione di tutti i movimenti democratici.”
“E furono in tanti, anche tra i figli e i nipoti degli italiani che erano emigrati in quei Paesi, le vittime di quel periodo di orrore – ha evidenziato il senatore dem -. Per questi motivi il processo sui crimini del Piano Condor ha una valenza storica”. Porta non ha poi nascosto, con una punta di orgoglio, “come non soltanto lo Stato italiano ma anche il Partito Democratico e le organizzazioni sindacali italiane CGIL-CISL-UIL si costituirono parte civile nel processo”. E non solo: “proprio grazie ai rapporti del nostro partito e alla nostra rete all’estero fu possibile la costituzione parte civile di un’organizzazione politica straniera, il “Frente Amplo” dell’Uruguay”.
“Tutti questi fatti – secondo Porta – devono spingere il Pd a rafforzare i suoi rapporti con la società civile e politica del continente latino-americano, anche in ragione della grandissima presenza delle nostre collettività”. “Nunca mas!”: è questo per Fabio Porta il più grande insegnamento di quel processo, oggi più che mai “in un mondo dove autocrature, dittature e democrature mettono a rischio sempre più spesso il pieno rispetto dei diritti umani e il diritto alla autodeterminazione dei popoli.”
Il Senatore Porta ha quindi concluso inviando un saluto e l’augurio di buon lavoro al Presidente del Cile Boric, “che proprio oggi si insedia ufficialmente dopo la grande vittoria di qualche mese fa: per la prima volta un Presidente cileno è nato dopo il colpo di Stato del 1973, un grande segnale di speranza per tutti i democratici nel mondo!”. (aise) 




Ungaro (Iv) Schiro (Pd) Siragusa (Ev): troppi disagi al consolato di Barcellona, il governo intervenga

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barcellona“Molti concittadini residenti nella circoscrizione consolare di Barcellona ci segnalano l’impossibilità di ottenere in tempi ragionevoli l’accesso a servizi pubblici essenziali come il rinnovo del passaporto, l’emissione della carta d’identità o l’iscrizione all’AIRE, servizi per i quali bisogna attendere spesso tanti mesi”. Così in una nota congiunta i deputati eletti all’estero Massimo Ungaro (IV), Angela Schirò (PD) ed Elisa Siragusa (EV) che hanno presentato un merito una interrogazione al Ministro Di Maio.
“Barcellona – ricordano i tre parlamentari – è diventata da anni una delle mete di riferimento della nuova emigrazione italiana all’estero: il numero di cittadini italiani residenti iscritti all’AIRE ha raggiunto le 115 mila unità registrando dei tassi di crescita annuali attorno al 5%, un fenomeno che continua a mettere sotto pressione le nostre strutture consolari che in Catalonia non raggiungono le 30 unità”.
“Per questo motivo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro degli Affari Esteri affinché – concludono – si intervenga urgentemente per ripristinare un servizio pubblico celere ed efficace per i nostri connazionali residenti a Barcellona valutando l’invio di nuovo personale e l’allargamento della pianta organica del Consolato”. (aise) 




Nissoli (FI): In discussione in Commissione Affari costituzionali la mia Proposta di Legge sul riacquisto della cittadinanza.

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La mia Proposta di Legge: “Modifica dell’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riacquisto della cittadinanza” (presentata e annunziata il 23 marzo 2018) è stata abbinata alle Proposte di Legge sulle modifiche alle norme sulla cittadinanza presentate dai Colleghi Boldrini, Polverini ed Orfini.

È fondamentale che se si riforma la cittadinanza si riformi anche quella parte che concerne gli italiani all’estero.

Si tratta di un debito di riconoscenza verso quegli italiani che nati in Italia sono già italiani nel cuore!

Spero che questa sia la volta buona!”

Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.




Schirò e Porta (Pd): riforma delle pensioni entro l’anno, la flessibilità nei piani del Governo

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inps2“È allo studio del Governo una Riforma delle Pensioni da attuare entro la fine dell’anno che interesserà ovviamente anche tutti i cittadini italiani che risiedono all’estero e per i quali si sta avvicinando l’età della pensione (possibilmente in convenzione internazionale)”. Così in una nota congiunta Angela Schirò e Fabio Porta, parlamentari Pd eletti all’estero.
“Lo si evince dalla Direttiva n. 28/2022 emanata in questi giorni dal Ministero del Lavoro che tra i suoi obiettivi annovera la Riforma delle Pensioni pensata per raggiungere un sistema previdenziale basato sulla flessibilità e sulla equità”, spiegano i due parlamentari. “Nella Direttiva, dopo aver individuato le linee di azione strategiche e operative per l’anno 2022 che vanno dalla riforma degli ammortizzatori sociali al sistema delle politiche attive del lavoro, dalla sicurezza sul lavoro alle nuove tipologie contrattuali, dalle politiche industriali al contrasto alla povertà, etc., il Governo si sofferma sulla necessità di rafforzare le politiche previdenziali al fine di consentirne una configurazione più equa ed omogenea ma soprattutto di valutare le possibili forme di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro (sulla scorta delle sperimentazioni introdotte negli anni scorsi con le cosiddette “Quote 102 e poi 100”)”.
“Ciò – ipotizzano Porta e Schirò – potrebbe significare interventi sul sistema pensionistico con nuove formule di flessibilità in uscita. Di questi nuovi strumenti per la pensione anticipata alternativi a quelli ordinari (Legge Fornero) potrebbero ovviamente beneficiarne anche coloro i quali utilizzeranno il meccanismo del pensionamento in regime di convenzione e cioè i nostri connazionali residenti all’estero. Nella Direttiva non ci sono illustrazioni dettagliate dei piani di riforma del Governo ma sembra chiaro che entro fine anno si dovranno trovare soluzioni (eque e flessibile) che consentano di andare in pensione di vecchiaia prima degli attuali 67 anni anche se con un ricalcolo contributivo (non va dimenticato che le parti sociali da tempo chiedono al Governo il superamento delle rigidità attuali presenti nel sistema). Il Governo sembra infatti orientato verso l’opzione per tutti di uscita anticipata, anche fino a tre anni, ma con ricalcolo contributivo o decurtazione sull’assegno per ogni anno di anticipo”.
“Infine desta interesse il riferimento nella Direttiva alla necessità di vigilare sulla corretta applicazione della normativa vigente a livello internazionale: se il riferimento è alla “vetustà” delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale e alla necessità di aggiornarle (sarebbe ora!), che ben venga”, concludono. “Capiremo meglio nelle prossime settimane quando sarà convocato un “tavolo politico””. (aise)