La Marca (Pd): bene la proroga dei termini della campagna di esistenza in vita

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lamarcacamera2ROMA\ aise\ – “L’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS) ha deciso di rinviare di tre mesi (dal 5 febbraio al 7 maggio) la scadenza della campagna di verifica dell’esistenza in vita dei nostri pensionati all’estero residenti nel continente americano, nei paesi scandinavi e nell’est Europa, in Asia e in Medio ed Estremo Oriente. L’Istituto, inoltre, ha deciso di riprogrammare la campagna per i pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania invitando City Bank a inviare i moduli non più a gennaio, come precedentemente stabilito, ma ai primi di maggio, fissando la scadenza al 7 settembre 2021”. A ricordarlo oggi è Francesca La Marca, deputata del Pd eletta in Centro e Nord America.
“Una soluzione necessaria per la prevedibile, e da noi prevista, difficoltà di realizzare un’operazione di tale complessità durante l’imperversare della pandemia – ha detto ancora l’eletta all’estero -. Spiace sinceramente che l’invito da me e da altri colleghi eletti all’estero, rivolto all’Istituto, di programmare per tempo il rinvio generalizzato della campagna di verifica dell’esistenza in vita sia stato mesi fa disatteso e assunto, invece, a pochi giorni dalla scadenza. In questo modo si è preferito mettere a rischio l’incolumità degli anziani e degli operatori, soprattutto dei patronati all’estero, pur sapendo che le semplificazioni adottate nelle procedure non sarebbero bastate rispetto ad una situazione di così grave difficoltà”.
“Questo accade quando si antepongono gli interessi burocratici a quelli delle persone in carne e ossa, anche se si tratti di soggetti a rischio, come gli anziani, e persone esposte a una straordinaria pressione di lavoro, come gli operatori dei patronati – ha detto in conclusione -. Anche se l’andamento epidemiologico allo stato continua ad essere preoccupante, ci auguriamo che la decisione assunta possa essere sufficiente a consentire uno sviluppo delle operazioni con rischi minori. Altrimenti non c’è altro da fare che mettere sempre e comunque al primo posto la salute e la sicurezza delle persone”. (aise) 




Schiró (Pd): Brexit non modifica l’accordo contro le doppie imposizioni fiscali

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14schiroaulaROMA\ aise\ – “Se da una parte l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (dopo averne fatto parte per 47 anni!) sta creando molti dubbi e incertezze interpretativi sull’applicabilità dei diritti (sull’insieme delle regole e dei principi volti a disciplinare i futuri rapporti sociali, economici e politici) di cittadini, consumatori, imprese, investitori, studenti e ricercatori (sono in attesa che il Governo risponda alla mia interrogazione con la quale ho chiesto chiarimenti su diritti e doveri dei nostri connazionali – che soggiornano o soggiorneranno nel Regno Unito – in materia di libera circolazione, sicurezza sociale e assistenza sanitaria), dall’altra possiamo essere garantiti con certezza che il vigente accordo tra Italia e Regno Unito contro le doppie imposizioni fiscali rimane in vigore”. A darne notizia è Angela Schirò, deputata del Pd eletta in Europa.
“Infatti – ha scritto ancora – tali trattati fiscali entrano a far parte dell’ordinamento giuridico dei Paesi contraenti all’esito di un procedimento di ratifica da parte dei rispettivi Parlamenti seguito con legge ordinaria che conferisce piena e integrale esecuzione al trattato”.
“La convenzione entra in vigore a seguito dello scambio degli strumenti di ratifica tra i Paesi firmatari e la conferma dell’avvenuto scambio degli strumenti di ratifica è resa nota (in Italia) attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – ha aggiunto l’eletta all’estero -. Poi, di prassi, per dare attuazione alle disposizioni delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni, i Paesi contraenti possono stipulare accordi di natura amministrativa volti a favorire lo scambio di informazioni e/o l’effettuazione di verifiche simultanee”.
L’accordo fiscale tra Regno Unito e Italia è entrato in vigore il 16/11/1990 dopo essere stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 15/11/1990. “L’accordo con il Regno Unito è stato stipulato per regolare l’esercizio della potestà impositiva dei Paesi contraenti al fine di eliminare le doppie imposizioni sui redditi e/o sul patrimonio dei rispettivi residenti – ha informato Schirò -. Oltre che ad evitare le doppie imposizioni l’accordo ha lo scopo di prevenire l’evasione e l’elusione fiscale tramite la cooperazione amministrativa. Sono numerose le imposte considerate. Tra queste – ha scritto in conclusione -, per il Regno Unito, l’imposta sul reddito (income tax), l’imposta sulle società (the corporation tax), l’imposta sugli utili di capitale (the capital gains tax), per l’Italia, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, l’imposta sul reddito delle persone giuridiche, l’imposta locale sui redditi (prima Ilor ora Irap). Sono altri quindi i profili fiscali toccati dalla Brexit ed hanno soprattutto a che fare con operazioni commerciali e doganali”. (aise)




Fucsia Nissoli: “Non vedo l’ora di incontrare gli italiani della R.D”

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NissoliItalian’s News vuole presentare ai suoi lettori i parlamentari che rappresentano noi, italiani residenti all’Estero, a Montecitorio ed a Palazzo Madama.

Proponiamo una intervista all’Onorevole Fucsia Nissoli Fitzgerald, Deputata al Parlamento per la Circoscrizione Estero – Ripartizione Nord e Centro America.

 

Angela Rosaria Nissoli è di Treviglio, cittadina di circa 30 mila anime, in quel di Bergamo. Vive da più di tre decenni negli Stati Uniti, in Connecticut, è sposata ed ha tre figli.

Il nome Fucsia, con cui è comunemente conosciuta, racconta che piaceva alla mamma, mentre Angela “ricorda il mio nonno paterno e Rosaria il mio nonno materno”.

Da “grande” avrebbe voluto fare “esattamente quello che sto facendo adesso, mettermi al servizio degli altri”.

Prima di entrare in Parlamento, oltre ad occuparsi della famiglia “crescendo tre splendidi figli, ho dedicato molto tempo al volontariato nelle diverse realtà dove ho vissuto”.

Come si divide tra la famiglia e il suo impegno parlamentare?

“Svolgo un’attività parlamentare intensa, come si evince dai dati statistici relativi alla mia presenza a Montecitorio ed il resto del tempo lo dedico alle visite presso le comunità all’estero e, appena posso, alla mia famiglia. Mi preme sottolineare che quando sono in visita alle comunità all’estero, anche se di fatto si tratta di un’attività istituzionale legata al mio mandato, risulto assente dal Parlamento. Molto spesso mi trovo di fronte al dilemma se stare a Montecitorio, per svolgere l’attività legislativa oppure essere presente sul territorio, per ascoltare le esigenze della comunità. Il vero “lavoro”, se mi permette la battuta, è proprio trovare il miglior equilibrio per dare a ciascuna di queste “attività” una equa e doverosa presenza”.

Come “investe” il suo tempo libero?

“Al telefono con i connazionali che rappresento. Stare con loro è, nella maggior parte dei casi un piacere, non un impegno. Una splendida opportunità per conoscere, capire, comprendere ed imparare”.

L’ultimo libro che ha letto è stato “La forza della resilienza, di Rick Hanson; ama tutta la musica italiana in generale ed il suo film preferito è “La vita è bella” di Benigni.

Ci racconti la sua prima volta a Montecitorio, nel 2013.

“Ho provato una grande emozione e un grande senso di responsabilità, la medesima che mi spinge, ogni giorno, a dare il massimo in modo spontaneo, sincero e leale. Mi aspettavo, per la verità,  qualcosa di più solenne: un giuramento, come avviene anche in molti altri paesi, finalizzato a sottolineare il nostro impegno al servizio dell’Italia. Invece niente di tutto ciò. Il primo impatto è stato caratterizzato solo da qualche foto ricordo e via con le votazioni per eleggere le strutture di gestione del parlamento”.

Il referendum che ha diminuito il numero dei Parlamentari quanto nuocerà alla nostra rappresentanza?

“Lo dico da sempre: moltissimo. I prossimi eletti dovranno avere super poteri in quanto si troveranno a rappresentare un enorme numero di elettori in territori eccessivamente vasti”.

Cosa rimprovera all’attuale sottosegretario Merlo?

“Non sta nelle mie corde rimproverare nessuno e mi preme chiarire che è sempre difficile valutare il lavoro di “un singolo”. Si deve sempre osservare il quadro di insieme, quindi il Governo nella sua interezza. Comunque credo che si stia impegnando al meglio delle sue possibilità”.

Torneremo ad avere un Ministero degli italiani all’estero?

“Questa sarebbe una scelta saggia, perché darebbe maggiore risalto all’impegno del paese verso i propri cittadini residenti all’estero”.

Qualcuno la critica per aver cambiato spesso casacca politica e lo stesso qualcuno afferma che il suo prossimo partito sarà quello di Salvini.

“Lei sa che in politica trova molto spazio la fantasia e spesso le “presunte notizie” vengono viceversa diffuse in modo strumentale.

Per quanto mi riguarda non ho mai cambiato casacca, ho semplicemente dovuto, quando si e’ sciolto il primo partito a cui ho aderito, trovare una nuova collocazione che rispondesse alle mie idee politiche”.

Qual è la sua posizione sul voto degli italiani all estero? In realtà votano solo gli iscritti A.I.R.E. , però gli italiani con passaporto che vivono all’estero sono molti di più…

“Gli italiani che vivono all’estero dovrebbero tutti iscriversi all’AIRE perché così prevede la Legge e questo risolverebbe il problema di cui lei parla. Il voto all’estero, comunque, ha bisogno di essere riformato in maniera che rispetti l’articolo 48 della Costituzione che recita così: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”

Come valuta il lavoro e i risultati ottenuti finora dai nostri eletti all’estero?

“Abbiamo fatto quello che si poteva fare, certamente posso lamentare una mancanza di lavoro di squadra il che ha, a mio modesto avviso, limitato questi risultati”.

Cosa chiede e cosa offre agli italiani della Repubblica Dominicana?

“Chiedo, anzi propongo di condividere una visione che ci veda lavorare come una “squadra” nell’interesse del Paese e di noi tutti residenti all’estero, cosa per la quale necessito della loro fiducia a fronte della quale garantisco il mio impegno per una politica più attenta alle loro esigenze”.

Cosa vorrebbe portasse il 2021 agli italiani all’estero?

“Tanta salute e tanto rispetto, gli uni degli altri. Dobbiamo ritrovare un’armonia fra persone, oltre gli schieramenti e gli interessi di parte. Mai come ora dobbiamo essere consapevoli che “stiamo tutti combattendo la stessa guerra”.

Verrà nella Repubblica Dominicana?

“Spero presto, con il Gruppo Interparlamentare Italia-Repubblica Dominicana, per condividere tra i due parlamenti le politiche che possano migliorare la vita dei cittadini italiani in Repubblica Dominicana e di quelli dominicani in Italia. E poi non vedo l’ora di incontrare personalmente i tanti connazionali e i cari  pensionati  che mi scrivono e mi spronano ad  impegnarmi sempre meglio e di più nel rappresentare tutto ciò che gli sta a cuore, pur trovandomi all’opposizione in Parlamento, che infine voglio ringraziare per il caloroso supporto e affetto che mi dimostrano”.

 




Garavini (Iv): “Parlamento ancella di decisioni prese altrove”

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covid test“Stiamo assistendo ad una inedita modalità di produzione normativa, un modo di procedere che non solo crea confusione tra i cittadini, a causa della sovrapposizione tra i diversi testi, ma che viola le regole democratiche dei rapporti tra le fonti normative ed interviene in modo incongruo a limitare la libertà personale, tutelata espressamente in Costituzione”. Così Laura Garavini, senatrice eletta in Europa e Vicecapogruppo vicaria Italia Viva-Psi, che questa mattina è intervenuta in Aula per annunciare l’astensione del gruppo sula conversione del decreto per l’emergenza sanitaria.
Per Garavini si è di fronte a “un doppio vulnus al ruolo del Parlamento, sempre più spettatore rispetto alla gestione emergenziale. Quando invece dovrebbe avere un ruolo più centrale e non essere ridotto ad ancella rispetto a decisioni assunte in altre sedi. Che – ha concluso – è un modo per dire che le regole democratiche non possono essere sospese per l’emergenza sanitaria”.




Borchia (Lega): “Merlo e Fantetti stampelle di una maggioranza indifferente agli italiani all’estero”

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Le continue giravolte degli eletti all’estero sono stucchevoli e minano la credibilità della rappresentanza delle comunità italiane residenti Oltralpe”. A sostenerlo è Paolo Borchia, eurodeputato e coordinatore federale di Lega nel Mondo, che commenta in questa nota la costituzione al Senato del gruppo Maie-Italia23.
“L’emergenza Covid ha lasciato migliaia di italiani bloccati in altri paesi, la stragrande maggioranza dei quali lamentavano di essere stati abbandonati dal Governo”, osserva Borchia secondo cui è “singolare” che Ricardo Merlo “non abbia avuto esitazioni, pur di non veder messa a repentaglio la propria poltrona da sottosegretario agli Esteri, a confermare la fiducia ad una maggioranza totalmente avulsa dagli interessi dei nostri connazionali espatriati”.
“Per non parlare del transfugo Raffaele Fantetti, eletto nella ripartizione Europa con la lista di Centrodestra, pronto a cambiare casacca in tempi non sospetti”, aggiunge Borchia che conclude: “mi auguro che le comunità italiane all’estero abbiano memoria di chi ha anteposto l’interesse personale alle loro problematiche. Merlo e Fantetti non sono stati mandati a Roma per fare le stampelle”.




Billi: “A fianco dei pensionati truffati a Zurigo”

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billimaschrina“Lo scorso agosto il patronato INCA-CGIL è stato condannato a risarcire una delle vittime della truffa da decine di milioni di euro perpetrata a Zurigo dall’ex direttore di questo patronato, Antonio Giacchetta, ai danni di centinaia di pensionati italiani. Apprendo scioccato che il patronato INCA-CGIL ha avuto la faccia tosta di presentare appello contro questa decisione”. Così in una nota Simone Billi, deputato della Lega eletto in Europa.
Condannata in primo grado, l’Inca Cgil il 29 settembre scorso ha presentato richiesta d’appello contro la sentenza del 3 agosto 2020 nella causa che ha visto il patronato soccombere contro il Comitato Difesa Famiglie nato a tutela dei connazionali truffati da Antonio Giacchetta.
“Non vogliono restituire i soldi che gli italiani avevano messo da parte per la propria pensione”, accusa Billi. “Continuerò a seguire questa vicenda per fare in modo che queste cose non si ripetano”.




Schirò: “Riattivare i servizi per i connazionali all’estero”

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“Il costante aumento degli iscritti AIRE, inoltre, che secondo i dati degli stessi consolati hanno ormai superato i sei milioni, e le sempre nuove funzioni attribuite ai terminali del MAECI all’estero, determinano un’obiettiva tensione nell’accessibilità ai consolati e nei tempi delle risposte date ai cittadini dalla pubblica amministrazione”, annota la parlamentare. “La situazione sta peggiorando e non si può far finta di niente o limitarsi ad aspettare che passi la nottata del Covid 19. Pur sapendo che siamo ancora attraversando il guado della pandemia, è necessario porsi oggi il problema di una risposta organica e incisiva alla situazione che si sta determinando”.
“In parole povere, – osserva Schirò – quando un cittadino per ottenere una risposta in merito a una pratica di cittadinanza deve aspettare anche dieci anni e per ottenere un appuntamento con i funzionari di un consolato può aspettare anche due anni, in buona sostanza significa che i diritti del cittadino di fronte alla pubblica amministrazione rischiano di esistere solo sulla carta, ma di essere elusi nei fatti”.
“Per questo, – sottolinea – in occasione del passaggio alla Camera a fine anno della legge di bilancio, ho presentato un ordine del giorno, sostenuto anche dai colleghi Quartapelle, La Marca e Carè, nel quale ho chiesto al Governo di iniziare a delineare un percorso di transizione dall’attuale condizione di limitazione dei servizi a una situazione di normale agibilità, non appena le condizioni della crisi pandemica lo consentiranno. Un passo indispensabile da compiere nel quadro di un progetto di sviluppo e modernizzazione dei servizi ai cittadini italiani all’estero fondato su un adeguato bilanciamento delle risorse umane e dei sistemi di digitalizzazione dei processi e dei servizi, in vista di una più celere e soddisfacente risposta alla domanda che si manifesta dalla comunità italiana nel mondo. Naturalmente – questa è stata la riformulazione richiesta in sede di approvazione – assicurando al MAECI adeguate risorse umane e finanziarie”.
“Il Governo ha accolto il mio ordine del giorno che può essere, dunque, una base di partenza per il ritorno a una situazione di maggiore agibilità dei nostri consolati e – conclude – un utile richiamo alle sollecitazioni che nella stessa direzione provengono dagli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero”.




Romagnoli: “La pandemia ha cambiato il mondo”

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romagnoli2020“Uno sguardo politico che si riprometta oggi di analizzare, nel quadro internazionale, il ruolo del nostro Paese ed il posizionamento del nostro Movimento non può in alcun modo prescindere da ciò che è accaduto nel mondo nel 2020”. Massimo Romagnoli, presidente del Movimento delle Libertà, spiega che “la forza della pandemia ha portato alla consapevolezza di una grande fragilità del mondo che ci circonda, ad una grande richiesta di bisogno di protezione da parte delle persone in genere, nonché ad una grande necessità di sviluppo complessivo, sul piano economico e sociale.
“L’epidemia che ha mietuto vittime e minaccia tuttora la vita e la salute di miliardi di persone, che ha cambiato – e non in modo provvisorio – anche il nostro modo di concepire il lavoro, la scuola, la vita sociale e di relazione e dunque anche in parte la natura e la qualità dei diritti da difendere, muterà, in modo permanente, le forme del nostro stare nel mondo”, riflette Romagnoli. “Anche la dimensione economica, oltre ad essere stata profondamente incisa dalla pandemia, ha assunto connotazioni particolari: rispetto alla crisi del 2008, ad esempio, l’attuale situazione non ha solo dimensioni finanziarie ma impatta proprio sull’economia reale, modificando quindi, nel concreto, modelli e stili di vita personali, delle comunità grandi e piccole in cui viviamo, giungendo a lambire ambiti nazionali e sovranazionali”.
Nella sua analisi, Romagnoli reputa che “c’è una straordinaria necessità di assumere una visione globale e multilaterale del cosiddetto “nuovo ordine mondiale”. Particolarismi, nazionalismi e debolezze, come quelle che purtroppo anche l’Europa ha mostrato negli ultimi anni, non sono, in tal senso, di grande ausilio. Occorre che la comunità internazionale, gli Stati ricchi, quelli, per intenderci, del nord del mondo, sostengano lo sviluppo economico e sociale dei Paesi che lottano, invece, per uscire dalla povertà e dalla marginalità, per asserire con forza che ogni uomo e ogni donna sono titolari di diritti irrinunciabili e inalienabili, quali quelli del diritto alla vita, all’emancipazione e di poter sostenere una vita dignitosa”.
“Noi del MdL crediamo che solo il negoziato, il compromesso, il dialogo tra “nemici” o presunti tali possano garantire l’affermazione e la salvaguardia di questi valori, che vanno tutelati e difesi anche prendendo parte, come l’Italia fa da tempo, a missioni umanitarie e in campo militare”, afferma Romagnoli.
“La pandemia, oltre ad avere, come già affermato, inciso negativamente a livello economico, ha evidenziato limiti importanti ed incapacità sia di singoli Paesi ma anche di diverse e importanti Istituzioni, internazionali e sovranazionali. Il clima di sofferenza, di difficoltà, d’incertezza che stiamo vivendo”, conclude Romagnoli, “rende ancora più stringente la necessità di una sostanziale unità di tutti i cittadini del mondo attorno a valori e simboli comuni”.




Schirò: “Su Brerxit e sicurezza sociale servono chiarimenti”

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schiroaula“È di primo acchito allarmante che sia solo una scarna paginetta di poche righe, nello storico accordo di quasi 1300 pagine sugli scambi commerciali e la cooperazione siglato il 24 dicembre da UE e Regno Unito (“Trade and Cooperation Agreement”), a definire il nuovo quadro normativo sulla sicurezza sociale applicabile ai rapporti tra le due parti. In realtà la “paginetta” rinvia ad un documento più esteso e articolato che è allegato all’accordo di base. L’importante accordo dovrebbe avere l’obiettivo di mitigare i prevedibili effetti negativi della Brexit”. Inizia così l’interrogazione che Angela Schirò, deputata del Pd eletta in Europa, ha fatto in queste ore al Governo italiano, in cui ha espresso, oltre a diversi dubbi sull’accordo, la necessità di avere “chiarimenti in materia di sicurezza sociale” che “indicassero in maniera esauriente e sollecita come saranno tutelati libera circolazione e diritti socio-previdenziali dei lavoratori che si sposteranno dall’Italia nel Regno Unito e viceversa. Anche perché per ora abbiamo solo la certezza che i regolamenti comunitari (CE) 883/2004 e 987/2009 in materia di sicurezza sociale e in materia di assistenza sanitaria, dopo il periodo transitorio che è terminato il 31 dicembre 2020, non sono più applicabili ai rapporti tra Regno Unito e Unione Europea (e quindi Italia); anche se – giova rimarcare – tali regolamenti saranno rimpiazzati da un nuovo accordo sulla sicurezza sociale (definito “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale”) che riprende, ma non del tutto e vedremo in futuro come, la complessa ed articolata normativa comunitaria non più in vigore”.
“Ma cosa prevede esattamente in materia di sicurezza sociale l’accordo di cooperazione raggiunto all’ultimo momento dopo mesi di estenuanti negoziati che alla fine hanno allontanato l’incubo di un traumatico “no deal”?”, si è chiesta la deputata dem.
“Nella versione italiana – ha spiegato – del “Trade and Cooperation Agreement” pubblicato il 31 dicembre 2020 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, e precisamente nella “Rubrica Quarta: Coordinamento della sicurezza sociale e visti per soggiorni di breve durata” è stabilito, in linea di principio, che “gli Stati membri e il Regno Unito coordinano i rispettivi sistemi di sicurezza sociale a norma del Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale, al fine di garantire i diritti in materia di sicurezza sociale delle persone ivi contemplate”. Tale importante Protocollo, allegato all’accordo di cooperazione, si applica dal 1° gennaio 2021 alle persone che soggiornano legalmente in Italia (o in uno Stato UE) e nel Regno Unito (si applica quindi quando si instaura una situazione transfrontaliera)”.
“Il Protocollo – ha aggiunto ancora – lascia impregiudicati, ma non è spiegato esattamente come, i diritti relativi a precedenti periodi di soggiorno legale acquisiti al 31 dicembre 2020 dalle persone contemplate nell’ambito di applicazione personale dello stesso protocollo. In parole povere il “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale”, parte integrante dell’accordo su scambi e cooperazione siglato da Regno Unito e Unione Europea, sostituirà (salvo sorprese) i regolamenti comunitari di sicurezza sociale”.
È quindi fondamentale, secondo la deputata, “capire cosa prevede il Protocollo, quali sono le differenze con i regolamenti comunitari di sicurezza sociale, quali saranno ora i diritti tutelati, se è prevista una lesione o una riduzione di tali diritti e come l’Italia intende applicare tale Protocollo nei rapporti con il Regno Unito. Sono queste le richieste di chiarimenti che ho formulato nella mia interrogazione al Ministero del Lavoro perché ritengo urgente e necessario che i nostri connazionali che vivono o andranno a vivere nel Regno Unito siano informati sui loro diritti e i loro doveri in materia di sicurezza sociale e assistenza sanitaria”.
Schirò ha dunque chiesto, tra le altre cose, rivolgendosi al Ministero del Lavoro, “se non ritiene opportuno ed urgente informare i nostri connazionali che vivono nel Regno Unito o che intendono andare a vivere nel Regno Unito, se e come i loro diritti socio-previdenziali, sulla libera circolazione e sull’assistenza sanitaria abbiano subito modifiche e/o eventuali limitazioni e lesioni nel passaggio dalla tutela dei regolamenti comunitari di sicurezza sociale – non più applicabili a partire dal 1° gennaio 2021 nei rapporti tra Unione Europea e Regno Unito – al “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale” provvisoriamente in vigore a partire dal 1° gennaio 2021, così come stabilito dall’Accordo sugli scambi commerciali e sulla cooperazione firmato il 24 dicembre 2020 da Unione Europea e Regno Unito”.
Inoltre, ha chiesto ancora se il Ministero del Lavoro, nel caso in cui fosse constatato che i diritti succitati hanno subito delle riduzioni o delle lesioni nel campo della libera circolazione, della sicurezza sociale e dell’assistenza sanitaria, in seguito all’entrata in vigore del nuovo “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale”, “non preveda l’esigenza di verificare l’opportunità di stipulare accordi bilaterali con il Regno Unito, possibilità contemplata dall’accordo sugli scambi e la cooperazione, concernenti questioni specifiche attinenti ai diritti nel settore della sicurezza sociale”.




Ungaro: “Serve riforma del fisco per ricostruire il Paese”

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ungaroserio“Un fisco amico di imprese e cittadini, semplice e digitale. Queste le caratteristiche della riforma fiscale di cui il Paese ha bisogno per ripartire davvero, a cominciare dall’IRPEF che ormai ha 50 anni e ha bisogno di un restyling radicale”. È quanto dichiarato oggi da Massimo Ungaro, deputato di Italia Viva eletto in Europa.
“Bisogna razionalizzare e semplificare le spese fiscali, ridurre le aliquote nelle fasce di reddito centrali, ridurre il numero di scaglioni e aumentare la progressività del carico fiscale mediante l’introduzione di una “no tax area” per esempio a 8000 euro, la base sulla quale valutare l’introduzione in futuro di un’imposta negativa per favorire l’emersione del lavoro nero – ha aggiunto l’esponente renziano -. Questa è la riforma dell’IRPEF che immagina Italia Viva e in questo senso saluto con favore l’avvio dell’indagine conoscitiva promossa dal Presidente della VI Commissione Finanze Luigi Marattin “Sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributari” che inizia oggi. Una riforma che l’Italia aspetta da troppo tempo”.