2 giugno, ecco Briciola la mascotte dei Carabinieri pronta a sfilare davanti a Mattarella

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alpinismo 25 1 1024x576Quest’anno festeggia ben 10 anni di servizio nella Fanfara del 4° Reggimento dei Carabinieri a cavallo: Briciola è la cagnolina mascotte che per la parata militare del 2 giugno ai Fori Imperiali avrà tutti i riflettori puntati addosso. La piccola meticcia è stata adottata dal Reggimento nel febbraio del 2014 e partecipa a tutte le attività ‘da caserma’, la mattina saluta i militari e parteciperà alla cerimonia più importante dell’anno davanti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per il quale negli anni passati si è già esibita in acrobatiche capriole. Il suo tratto distintivo, oltre a un musetto dolcissimo, la mantella rossa ornata con i gradi acquisiti durante la sua ‘carriera’.

LA STORIA DEI CANI DEL REGGIMENTO

Storicamente tutti i reparti di Cavalleria hanno sempre avuto una ‘mascotte’, antiche stampe riportano la presenza di un cagnolino al fianco dei Carabinieri. Ma la prima mascotte ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, raccontano, arrivò a Napoli, quando uno scugnizzo addetto alle scuderie dell’Ippodromo di Agnano trovò un cucciolo meticcio e lo consegnò al Capo Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, dicendogli: “Tenete, vi porterà fortuna…”. Il cucciolo fu chiamato Trombetta.

Agenzia DIRE – www.dire.it




I gatti riconoscono la voce di chi si prende cura di loro

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downloadI gatti possiedono la straordinaria capacità di riconoscere le voci umane a loro familiari. A rivelarlo un recente studio, guidato da Jennifer Vonk, dell’Università di Oakland, pubblicato su PeerJ Life & Environment. La ricerca si è addentrata nel terreno, ancora troppo poco esplorato, del riconoscimento vocale tra le specie feline. Mentre si è prestata molta attenzione all’addomesticamento e alle prime esperienze, per comprendere la capacità degli animali di individuare la famigliarità con un essere umano in diverse specie, pochi studi hanno esplorato questo fenomeno nella famiglia felina.

Utilizzando esperimenti accuratamente progettati, la studentessa laureata della Vonk, Taylor Crews, e la sua squadra hanno indagato se le specie di felini non addomesticati fossero in grado di riconoscere voci umane a loro familiari. I ricercatori hanno trovato prove coerenti del riconoscimento vocale in studi pilota e principali, che hanno coinvolto 25 felini di varie specie, tra cui leoni, tigri e ghepardi.

I gatti hanno risposto più rapidamente, intensamente e per una durata maggiore alle voci familiari rispetto a quelle sconosciute, indipendentemente dall’uso dei loro nomi o dalla storia di allevamento. I risultati suggeriscono che lo stretto contatto con l’uomo, piuttosto che l’addomesticamento, è associato alla capacità dei gatti di riconoscere e distinguere le voci umane. Lo studio mette, inoltre, in discussione l’idea che le specie meno sociali non abbiano capacità socio-cognitive paragonabili a quelle delle specie più gregarie.

“Gli animali che non vivono in gruppo possono mostrare abilità cognitive sociali come il riconoscimento vocale eterospecifico, quindi non bisogna trascurare lo studio della cognizione sociale nelle specie meno inclini alla socialità”, ha spiegato Vonk. Le implicazioni di questo studio sono profonde, soprattutto se si considera che i gatti di tutte le specie sono ampiamente ospitati nelle strutture che forniscono assistenza umana.

Capire la loro capacità di distinguere le voci umane familiari da quelle sconosciute potrebbe avere implicazioni significative per il loro benessere e per le interazioni con gli assistenti. Lo studio si aggiunge al crescente numero di lavori che mettono in discussione gli stereotipi sui gatti come creature distaccate e sottolinea l’importanza di riconoscere le capacità cognitive di tutte le specie, anche di quelle tradizionalmente considerate meno sociali.

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Gli animali domestici hanno l’effetto ‘salva memoria’ per single over 50

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cane gatto2 fgIl cane è il migliore amico dell’uomo? La definizione sembra essere azzeccata anche alla prova della scienza. E potrebbe essere estesa in generale ai pet, se venisse confermato quanto suggerisce un nuovo studio appena pubblicato su ‘Jama Network Open’: e cioè che, se sei over 50 e vivi solo, un animale domestico ti salva la memoria. In pratica ha l’effetto anti-solitudine degli amici. Tanto che l’associazione con tassi più lenti di declino cognitivo si osserva nel caso dei single proprietari di pet e non per l’over 50 che vive con altre persone. “Sono necessari ulteriori studi” per valutare se avere al proprio fianco un cane o un gatto ‘mitighi’ l’effetto solitudine e il link con la perdita di funzionalità mentali, evidenziano gli autori. Ma, intanto, dal lavoro emerge un’indicazione che va in questa direzione. A firmarlo sono scienziati della School of Public Health, Sun Yat-sen University di Guangzhou, in Cina.

Gli autori hanno analizzato i dati di una coorte di 7.945 over 50 ed è emerso che avere un pet in casa è associato a tassi più lenti di declino della memoria e della fluidità verbale. I dati esaminati sono quelli dell’English Longitudinal Study of Ageing, nei periodi giugno 2010-luglio 2011 e giugno 2018-luglio 2019. Età media dei partecipanti: 66,3 anni. Oltre 4.400 erano donne. I test hanno mostrato che vivere da soli era un elemento ‘modificatore’ significativo e che la presenza di un pet sembrava rallentare il declino nelle funzioni prese in considerazione. Mentre le analisi di associazione congiunta non hanno mostrato differenze significative nei tassi di declino della cognizione verbale composita, della memoria verbale o della fluidità verbale tra i proprietari di animali domestici che vivono da soli e i proprietari di animali domestici che vivono con altri. Quindi è possibile, concludono gli autori, che possedere un pet compensi un po’ l’associazione tra la vita da soli e il calo cognitivo nelle persone anziane.

Con le società che invecchiano, il deterioramento delle funzioni cognitive dopo una certa età si configura come uno dei principali problemi di salute pubblica, evidenziano gli esperti. Si stima – ricordano – che il numero di persone affette da demenza in tutto il mondo aumenterà da 57 milioni nel 2019 a 153 milioni nel 2050. Identificare le popolazioni ad alto rischio e i fattori di rischio modificabili è “fondamentale per formulare interventi di sanità pubblica e promuovere un invecchiamento in buona salute”.

Non restare totalmente soli e godere dell’amicizia di un pet potrebbe essere uno degli elementi da considerare. Tanto più alla luce dei dati più recenti. Solo per citarne alcuni: nel 2021, la percentuale di famiglie composte da una sola persona nel Regno Unito e negli Stati Uniti ha raggiunto rispettivamente il 29,4% e il 28,5%. E una recente metanalisi di 12 studi ha riportato che gli anziani che vivono soli sono ad alto rischio di sviluppare demenza.

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È morto Bobi, il cane più vecchio del mondo. Aveva 31 anni.

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capturaÈ morto il cane più longevo della storia secondo il Guinness dei Primati: Bobi, mastino do Alentejo, razza di molossoide portoghese, aveva 31 anni e 165 giorni di età. Era nato l’11 maggio 1992 nei pressi di Leiria, nel centro del Portogallo, ed è morto il 21 ottobre scorso nella casa cui aveva fatto la guardia per così tanto tempo, nella località di Conqueiros dove viveva con la famiglia Costa.

La notizia è stata diffusa dal Guinness, informato dalla veterinaria americana Karen Becker che aveva curato Bobi in passato e che lo ha salutato sul suo profilo Facebook, scrivendo che “malgrado abbia sorpassato tutti i cani della storia, i suoi 11.478 giorni sulla terra non saranno mai stati abbastanza per coloro che lo amarono”.

Il Terrier Studio, centro fotografico portoghese da cui il mastino fu immortalato, ha salutato Bobi, “il cane più vecchio del mondo”, per la “vita incredibile” che ne ha fatto un caso eccezionale. Bobi fu riconosciuto solo il 2 febbraio scorso dal Guinness come il cane più anziano vivente ed era diventato così popolare che molte persone erano passate a Conqueiros solo per vederlo in questi ultimi mesi.

L’aspettativa di vita media di un mastino do Alentejo, anche conosciuto come rafeiro do Alentejo, è di 13 anni. L’età di Bobi era certificata dal servizio veterinario del municipio di Leiria e dal Siac, l’anagrafe canina nazionale portoghese.

Il record di longevità di un cane vivente apparteneva prima di Bobi a Spike, un chihuahua di 23 anni, che dovrebbe averlo adesso riconquistato.

Sempre prima di Bobi, il cane più longevo che sia stato registrato nella storia era Bluey, un pastore australiano che visse 29 anni e 5 mesi, dal 1910 al 1939.

agi.it




Carovita a quattro zampe, quanto costa oggi mantenere un cane o un gatto

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downloadIl carovita colpisce anche gli animali domestici tanto che, secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Emg Different – considerando tutte le spese (dal cibo al veterinario fino alle assicurazioni e agli accessori) – ogni anno per mantenere un cane servono in media quasi 600 euro; poco meno di 390 euro, invece, per un gatto.

Se si considera poi che in Italia una famiglia possiede, in media, due animali emerge come il mantenimento dei “pet” sia una spesa importante all’interno del budget dei nostri connazionali; si va dai 780 euro ai 1.200 euro in base alla tipologia di amico a quattro zampe posseduto.

Ma quali sono le voci di spesa legate a Micio e Fido che sono cresciute di più nell’ultimo anno? E quanto costa oggi assicurare l’animale con una polizza specifica? Ecco cosa è emerso dall’analisi del comparatore.

Più della metà (59%) di chi possiede un cane o un gatto, vale a dire oltre 11 milioni di individui, ha ammesso di aver riscontrato – nell’ultimo anno – rincari nei costi di mantenimento dell’animale. A registrare gli incrementi maggiori, secondo i padroni che hanno dovuto far fronte a incrementi per almeno un amico a quattro zampe, è stata la spesa destinata al cibo; quasi 9 proprietari su 10 (89%) hanno dichiarato che il prezzo degli alimenti è quello aumentato di più, seguito dai costi del veterinario, rincarati per più delle metà degli intervistati (51%).

Guardando nel dettaglio alla tipologia di animale posseduto, la spesa è percepita più gravemente tra i proprietari di Micio tanto che quasi 2 su 3 (64% vs 58% tra chi possiede Fido) hanno dichiarato di aver dovuto far fronte a rincari. Il 91% di chi ha fronteggiato rialzi per almeno un amico felino si è lamentato soprattutto dell’aumento del cibo (vs 86% possessori di cani), mentre tra chi possiede un cane l’incremento maggiore è stato individuato nelle spese veterinarie (55% vs 49% per i proprietari di un gatto).

Se per i rincari delle spese alimentari non si può fare molto, è bene sapere che i costi di quelle veterinarie possono essere alleggeriti grazie alla sottoscrizione di una polizza specifica per gli amici a quattro zampe. Ma quanto costano queste coperture? Sebbene i prodotti sul mercato siano molto diversificati in base alle garanzie comprese, secondo le simulazioni di Facile.it, è possibile trovare oggi assicurazioni per animali domestici che includono la responsabilità civile, il rimborso delle spese veterinarie e la tutela legale con tariffe che partono da circa di 10 euro al mese per un’offerta base e che possono arrivare fino a quasi 20 euro per una copertura con massimali più elevati.

Guardando ai numeri emerge come i costi per le polizze siano contenuti in relazione ai benefici offerti in caso di imprevisti. Nonostante questo, però, sono ancora tanti coloro che non pensano a tutelare i loro amici animali con un’assicurazione: su un totale di oltre 18,8 milioni di italiani che possiedono uno o più animali domestici – secondo i dati emersi dall’indagine – solo il 29% dei proprietari, vale a dire quasi 5,5 milioni di individui, ha sottoscritto una copertura assicurativa. Sebbene il dato risulti in crescita rispetto alla rilevazione dello scorso anno (20,4%), è comunque ancora troppo basso; la percentuale sale nel caso di Fido, raggiungendo il 36%, mentre scende addirittura al 17% per Micio.

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Non sempre gli animali domestici aiutano la salute mentale

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114230493 d081c802 3c63 46b8 9b49 14570764a7feVivere con un animale domestico e avere uno stretto legame non è associato a una riduzione dei sintomi delle malattie mentali gravi. Un sondaggio condotto dall’Università di York ha rivelato che convivere con un animale – un cane, un gatto, un pesce o un uccello, ad esempio – non migliora il benessere né riduce la depressione, l’ansia o la solitudine nei proprietari affetti da gravi disturbi mentali, come il disturbo bipolare o la schizofrenia, rispetto a coloro che vivono senza animale.

I ricercatori, che hanno fatto seguito a un precedente sondaggio condotto nel 2021 sul possesso di animali e della salute mentale durante il Covid-19, affermano che i loro risultati contrastano con la sempre più diffusa convinzione che gli animali migliorino la salute mentale e il benessere in tutti i contesti. In un sondaggio condotto su 170 partecipanti del Regno Unito affetti da gravi disturbi mentali, 81 hanno dichiarato di possedere almeno un animale e oltre il 95% ha affermato che il loro animale dava loro compagnia, una fonte di stabilità nella loro vita e li faceva sentire amati.

Cani e gatti sono risultati come gli animali domestici più frequentemente scelti, in linea con la popolazione generale. La maggior parte dei partecipanti percepiva il legame con il proprio animale come forte. Tuttavia, rispetto alle persone affette da gravi disturbi mentali che non possedevano animali, lo studio non ha riscontrato miglioramenti statisticamente significativi nella salute mentale e nei sentimenti di solitudine.

Nel sondaggio del 2021, che ha utilizzato la stessa coorte di partecipanti, il team aveva scoperto che possedere un animale era, infatti, associato a una segnalata diminuzione della salute mentale tra le persone affette da gravi disturbi mentali, che potrebbe essere stata causata dalle restrizioni della pandemia e dalle sfide nell’accudire l’animale nel contesto del lockdown.

La dott.ssa Emily Shoesmith, del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di York, ha affermato: “Oggi si presume sempre di più che gli animali da compagnia siano benefici per la salute mentale di tutti i proprietari in quasi tutte le circostanze, ma questo potrebbe non essere il caso. La pandemia ha offerto un’opportunità unica per esaminare più da vicino questa questione e abbiamo scoperto che, sebbene molti partecipanti affetti da gravi disturbi mentali abbiano riferito che il loro animale era un ‘punto di riferimento’ in quel periodo, i benefici potrebbero essere stati superati dallo stress e dall’ansia aggiunti causati dall’accudire un animale nel contesto del lockdown”, dicono i ricercatori.

“I nuovi dati sono stati raccolti dopo che le restrizioni della pandemia erano state revocate e, sebbene abbiamo riscontrato piccoli miglioramenti nei risultati del benessere rispetto al sondaggio precedente, non abbiamo riscontrato che il possesso di animali fosse significativamente associato a un miglioramento del benessere, della depressione, dell’ansia o della solitudine”, proseguono gli autori.

Nonostante ciò, la maggior parte dei partecipanti ha percepito un forte legame uomo-animale con il proprio animale da compagnia più stretto e ha riferito che l’animale forniva loro compagnia e una fonte di stabilità nella loro vita. I ricercatori sottolineano che gli animali da compagnia potrebbero comunque essere una parte vitale della rete sociale delle persone che sono state diagnosticate con una grave malattia mentale, ma che è necessario svolgere ulteriori ricerche per comprendere le sfumature della relazione, come ad esempio se il tipo di animale fa la differenza, oltre ad altri fattori esterni che potrebbero causare stress aggiuntivo.

I risultati suggeriscono che la natura delle interazioni umano-animali è complessa. La dott.ssa Elena Ratschen, del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di York, ha affermato: “Una possibile spiegazione per i nostri attuali risultati potrebbe essere che la responsabilità aggiuntiva del possesso di un animale potrebbe ancora esacerbare altri potenziali fattori di stress sperimentati dalle persone che vivono con una grave malattia mentale. Ciò include il costo del cibo, delle spese veterinarie e l’incertezza sulla casa. Il legame tra proprietari e animali è stato percepito come elevato in questo studio ed è indubbiamente molto importante nella vita delle persone. Tuttavia, non è ragionevole presumere che sia un mezzo per migliorare i sintomi di una grave malattia mentale o dissipare i sentimenti di solitudine in una popolazione molto svantaggiata di persone affette da tali malattie”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Human-Animal Interactions della CABI, conclude affermando che ricerche future potrebbero trarre beneficio da un campione di dimensioni maggiori e dal confronto di una maggiore varietà di specie identificate.

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Pirelli, in Messico, ha realizzato “un canile in fabbrica”

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pirellicarfotoSi chiama CAR. Ma in realtà non ha molto a che vedere con le vetture. È l’acronimo di Centro de Adopción y Rescate, una struttura di protezione per cani creata da alcuni volontari dello stabilimento Pirelli di Silao, nello Stato messicano di Guanajuato. Di fatto, un canile in fabbrica.

Il CAR è un bellissimo esempio di come, da un problema, si possa creare un’opportunità con un impatto positivo sulle comunità locali.

Sin dall’inaugurazione dell’impianto nel 2012, in un’area abbastanza isolata, molti cani randagi avevano iniziato ad avvicinarsi in cerca di cibo. Attirati dai profumi della mensa, a decine entravano nell’area.

A dicembre 2019, preoccupati per la situazione, ad alcuni dipendenti è venuta l’idea di accogliere “ufficialmente” questi animali, prendersene cura, creare un ambiente protetto ed aiutarli a trovare una nuova dimora.

I volontari, con il supporto della direzione dell’impianto messicano, hanno iniziato così a costruire delle vere e proprie casette dove accogliere i visitatori a quattro zampe: i primi ospiti del CAR sono stati 8 cuccioli nati proprio nell’impianto di Silao. Da allora, il centro ha salvato oltre 50 cani e circa 40 hanno trovato una nuova famiglia.

I cani del CAR vengono vaccinati, seguiti da un veterinario e, in molti casi, educati o rieducati a socializzare con gli umani per essere poi adottati. I requisiti per l’adozione sono molto rigidi: ogni famiglia firma un contratto in cui promette di prendersi cura del cane e di inviare ai volontari, regolarmente, prova del benessere dell’animale.

Inizialmente erano soprattutto le famiglie dei dipendenti Pirelli a offrire una nuova casa agli ospiti del CAR, ma —essendosi sparsa la voce nella comunità intorno all’impianto— sempre più spesso arrivano persone da fuori a chiedere di adottare qualche cucciolo.

L’idea dei dipendenti Pirelli ha avuto talmente tanto successo che il CAR è diventato un modello anche per le altre fabbriche che si trovano nella zona di Puerto Interior: diversi impianti dell’area, infatti, hanno costruito strutture per accogliere cani randagi e prepararli all’adozione (Pirelli.com).

da puntodincontro.mx




L’orsa JJ4 è innocente. La scagiona la perizia veterinaria

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bear g5b38e827e 1280 1“JJ4 è innocente. La perizia veterinaria forense la scagiona”. A sostenerlo è la Leal, la Lega antivivisezione, che sulla base di questa perizia, secondo cui le impronte dei denti ritrovate sarebbero di un orso maschio e non femmina, chiede “la liberazione immediata dell’orsa e le dimissioni del Presidente Maurizio Fugatti”.

“Dalla relazione tratta dalla perizia veterinaria forense che perviene dal rappresentante legale di LEAL, Aurora Loprete – è scritto in una nota – si apprende che non è stata l’orsa JJ4 ad aggredire Andrea Papi ma si prova quanto segue: La dentatura di un animale, per la medicina veterinaria forense, ha lo stesso valore delle impronte digitali umane e quindi la scienza in questa perizia smentisce le menzogne raccontate da Fugatti: nelle relazioni si legge infatti che: ‘Sono state rilevate lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini caratterizzate da una distanza tipica dei canini di un orso maschio adulto'”.

La conferma è arrivata sulla base delle analisi genetiche effettuate nei laboratori della ‘Fondazione Edmund Mach’. Già in passato era stata protagonista di altre aggressioni. Oggi i funerali della vittima.

“Le femmine di orso – viene spiegato – presentano infatti misure inferiori rispetto ai maschi sia come massa corporea sia come misure dentali e la relazione continua ancora aggiungendo altri dettagli: ‘Come correttamente riferito dal dottor Barbareschi, le ferite riscontrate non sono riconducibili ad una attività predatoria, il corpo, infatti, non presenta segni di consumo. La descrizione delle lesioni non corrisponde nemmeno alle ferite che si riscontrano in caso di attacco finalizzato alla eliminazione dell’avversario’.

Infine, facendo riferimento alle indagini molecolari, è d’obbligo una precisazione: ‘Essendo quella trentina una popolazione derivante da pochi soggetti capostipiti, sappiamo che essa è caratterizzata da una limitata variabilità genetica. Se da un lato varie fonti non ufficiali si esprimono con avverbi di non certezza, dall’altro lato, al contrario i provvedimenti prospettati sul destino dell’orso lasciano dedurre che l’identificazione sia avvenuta con elevato grado di certezza’”.

I forestali avevano ristretto il campo di ricerca per l’orsa che ha ferito mortalmente il runner  Andrea Papi . I tre cuccioli sono stati liberati. Fugatti: “Poteva essere presa già nel 2020”. Rafforzata la sorveglianza del centro faunistico del Casteller dopo le manifestazioni annunciate dagli animalisti. 

La perizia termina con: “Relativamente alla natura dell’attacco, esso è riconducibile a un tentativo protratto di allontanamento e dissuasione da parte dell’orso sulla vittima. Anche relativamente a questo aspetto, le evidenze riscontrate non consentono di classificare l’azione lesiva ne’ come un attacco deliberato ne’ come una predazione”.

“Con il deposito presso il TAR delle perizie forensi a firma del dottor Roberto Scarcella e dottoressa Cristina Marchetti – dichiara Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL – ci batteremo con ancor più forza in tutte le sedi opportune affinché le illegittime e illogiche ordinanze di abbattimento non possano mietere vittime innocenti. E chiediamo sin da ora l‘immediata liberazione dell’orsa“. “Al momento non è dato sapere cosa possa aver spaventato l’orso, ma la scienza scagiona le orse trentine; e la tipologia di attacco scagiona definitivamente tutti gli orsi”.

agi.it




L’orso del Trentino per ora è salvo

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084217290 6ce104d7 0ca7 462f b070 ab07ca60d583Il Tar di Trento ha sospeso l’ordinanza di abbattimento dell’orsa ‘Jj4’, mantenendo in vigore solo la cattura. Lo apprende l’AGI da fonti legali della Lega Anti Vivisezione (Lav Italia). Come riferisce la Lav, rappresentata dall’avvocato Linzola, il Tar ha accolto le motivazioni formulate dalla stessa Lega.

L’8 aprile il governatore trentino Maurizio Fugatti aveva ordinato cattura e abbattimento dopo l’aggressione mortale nei confronti del runner trentino Andrea Papi.

Sono nove le pagine, in possesso dell’AGI, nelle quali il presidente del Tribunale Regione di Giustizia Amministrativa di Trento, Fulvio Rocco ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla sospensione dell’ordinanza firmata dal governatore trentino Maurizio Fugatti di abbattere l’orsa ‘Jj4’. L’udienza si terrà l’11 maggio prossimo. Il ricorso contro l’abbattimento del plantigrado era stato proposto dalla Lav, Lega Anti Vivisezione.

Secondo il Tar è, invece, possibile la cattura.

Per Filippo Zibordi, intervistato dall’AGI, è giusto che l’animale che ha attaccato e ucciso il runner Andrea Papi sia soppresso

L’orsa ‘Jj4’, dunque, è salva fino ad almeno l’11 maggio prossimo. Il tribunale amministrativo ha sospeso l’ordinanza di Fugatti accogliendo le motivazioni formulate dalla Lav, una delle prime associazioni animaliste schieratesi a difesa del plantigrado che il 5 aprile scorso nei boschi di Caldes in Val di Sole aveva ucciso il 26enne appassionato di corsa e montagna.

Lav Italia nei giorni scorsi aveva inviato sia al presidente della Provincia Autonoma di Trento sia al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, la richiesta di voler trasferire ‘Jj4’ in un rifugio sicuro. Già in passato i tribunali amministrativi hanno bloccato le ordinanze di Fugatti in materia di orsi.




Florida. Pearl è il cane più corto del mondo, appena 13 cm

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chiAlta soli 9,14 cm e lunga 12,7, Pearl un chihuahua di sesso femminile che vive a Orlando, in Florida, è entrata nel Guinness dei record mondiali come cane più corto al mondo.

Dai suoi padroni, che hanno altri tre cani, viene definita “un pò una diva, piccola come una palla”. Effettivamente, in base alle misurazioni del veterinario Giovanni Vergel, del Crystal Creek Hospital, Pearl ha la lunghezza di un ghiacciolo, di una banconote di dollaro e può stare in una tasca.

In realtà il record rimane in famiglia: la cagnolina entra nel Guinness dei primati grazie a dimensioni inferiori alla ‘zia’, subentrando quindi a Milly, sorella identica alla madre di Pearl, di pochi centimetri più ‘grande’. Quando è nata, nel settembre 2020, poco prima della morte di Milly, Pearl pesava meno di 28 grammi e da allora è aumentata fino a 553 grammi, grazie in parte alla sua predilezione per pollo, salmone e altri simili “cibi di alta qualità”, ha dichiarato la proprietaria di Pearl, Vanesa Semler. “Siamo fortunati ad averla e ad avere questa opportunità unica di battere il nostro record e condividere con il mondo questa incredibile notizia”, ha aggiunto Semler, che possedeva anche Milly.

Pearl è almeno il secondo chihuahua negli Stati Uniti a conquistare titoli internazionali dalla fine dello scorso anno. A gennaio, Guinness ha annunciato pubblicamente che Spike, un mix di chihuahua di 23 anni con sede in Ohio, era il cane piu’ anziano del mondo.  Un paio di settimane dopo, un cane da guardia del bestiame di 30 anni, nel Portogallo rurale, Bobi, ha però strappato il titolo a Spike.