L’italiano conquista l’ONU: nasce a New York la Comunità degli Italofoni

conferencia de italofonía en la onu

Oltre 300 partecipanti alla prima Giornata dell’Italofonia al Palazzo di Vetro. Italia, San Marino e Svizzera uniscono le forze per promuovere la lingua di Dante come strumento di cultura, dialogo e cooperazione internazionale.

 

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L’italiano non è soltanto la lingua di Dante, della musica, dell’arte e della gastronomia. Può essere anche uno strumento di dialogo tra popoli e culture diverse. È il messaggio lanciato a New York il 22 ottobre, in occasione della prima Giornata dell’Italofonia alle Nazioni Unite, che ha segnato un nuovo passo nella promozione internazionale della nostra lingua.

Nella sala ECOSOC del Palazzo di Vetro si sono riunite oltre 300 persone tra ambasciatori, alti funzionari internazionali, docenti, ricercatori e studenti. L’iniziativa è stata organizzata dalle Rappresentanze permanenti di Italia, San Marino e Svizzera nell’ambito della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.

La giornata ha avuto un momento particolarmente significativo con la dichiarazione di adesione delle Nazioni Unite alla Comunità degli Italofoni, rafforzando la presenza dell’italiano nel contesto multilaterale e il suo ruolo come veicolo di cooperazione e comprensione reciproca.

Una comunità che supera i confini

La Comunità degli Italofoni era stata istituita a Roma il 18 novembre 2025, durante la prima Conferenza internazionale dell’Italofonia promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’obiettivo è valorizzare non soltanto chi parla italiano come lingua madre, ma anche le persone e le comunità di altri Paesi che scelgono di utilizzarlo, studiarlo e riconoscersi nella sua cultura.

A spiegare il significato dell’iniziativa è stato l’ambasciatore Giorgio Marrapodi, rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite. Al Palazzo di Vetro, ha ricordato, sono numerosi i funzionari, gli ambasciatori e le personalità che parlano italiano e lo utilizzano anche nella propria attività professionale.

Da questa realtà nasce l’idea di costruire una comunità capace di mettere in relazione persone di provenienze diverse, accomunate dalla conoscenza della lingua italiana e dall’impegno per la pace, lo sviluppo sostenibile e i diritti umani.

Dalla cultura alla diplomazia

Tra gli interventi della giornata figura quello di Diene Keita, sottosegretaria generale delle Nazioni Unite e direttrice esecutiva dell’UNFPA, l’agenzia dell’ONU per la salute sessuale e riproduttiva. Sono intervenuti inoltre monsignor Christophe Zakhia El Kassis, osservatore permanente della Santa Sede, e Angelica Jácome, direttrice dell’ufficio di collegamento della FAO a New York.

Il programma ha previsto anche una tavola rotonda dedicata alla creatività e all’innovazione attraverso la lingua italiana, con esponenti del mondo accademico, scientifico e artistico. Una scelta che sottolinea come l’italiano non sia soltanto patrimonio della tradizione, ma anche una lingua capace di accompagnare la ricerca, la creatività e le nuove forme di comunicazione.

La partecipazione di studenti delle scuole superiori e delle università ha dato all’iniziativa anche una dimensione rivolta alle nuove generazioni, chiamate a mantenere vivo il rapporto con la lingua e a portarla in contesti sempre più internazionali.

Una risorsa anche per gli italiani all’estero

Per le comunità italiane nel mondo, iniziative come questa hanno un valore che va oltre la celebrazione culturale. La lingua è uno dei legami più forti con le proprie origini, ma può anche diventare uno strumento concreto per costruire relazioni con il Paese in cui si vive.

Questo vale anche per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, dove la presenza delle comunità italiane, l’interesse per la cultura e la cucina del nostro Paese e i rapporti con le istituzioni locali rappresentano un terreno favorevole per la diffusione dell’italiano.

La nascita della Comunità degli Italofoni alle Nazioni Unite offre dunque un riconoscimento simbolico e istituzionale a una realtà già presente in molti Paesi: quella di persone che, pur non essendo italiane, scelgono di imparare e parlare la nostra lingua.

L’italiano non compete soltanto attraverso il numero dei suoi parlanti. La sua forza risiede anche nella capacità di evocare un patrimonio culturale riconoscibile e di creare legami tra persone lontane per geografia e provenienza.

La prima Giornata dell’Italofonia all’ONU ha portato questo messaggio nel cuore della diplomazia internazionale: una lingua può essere molto più di un mezzo per comunicare. Può diventare un luogo d’incontro, una forma di appartenenza condivisa e, come auspicato dai promotori dell’iniziativa, uno strumento di dialogo e di pace.

 




New York. Gigliola Cinquetti dà voce a Beatrice: Dante conquista l’Istituto Italiano di Cultura

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Un’intervista teatrale immaginaria firmata da Ennio Cavalli riporta in scena la musa di Dante con ironia, musica e uno sguardo contemporaneo. L’iniziativa si inserisce nella Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.

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E se Beatrice, la donna che Dante Alighieri ha consegnato all’eternità della letteratura, potesse finalmente parlare in prima persona? Quali domande rivolgerebbe al poeta che l’ha trasformata in una figura ideale, guida spirituale e simbolo di un amore destinato a superare i secoli?

Da queste suggestioni è nato «Beatrice senza veli», lo spettacolo andato in scena il 21 ottobre all’Istituto Italiano di Cultura di New York, con lo scrittore Ennio Cavalli e la cantante Gigliola Cinquetti. La serata, introdotta dal direttore dell’Istituto Claudio Pagliara, ha richiamato un pubblico numeroso, accolto con entusiasmo una proposta capace di avvicinare la grande letteratura italiana alla sensibilità contemporanea.

L’incontro si è svolto interamente in italiano, scelta particolarmente significativa nell’ambito della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, in programma dal 19 al 25 ottobre e dedicata, nell’edizione 2026, alla creatività della nostra lingua.

Beatrice esce dal mito

Nel dialogo immaginario, Beatrice non è più soltanto la musa distante e irraggiungibile della tradizione dantesca. Grazie all’interpretazione di Cinquetti, acquista voce, ironia e una personalità capace persino di confrontarsi con il mondo dei social network, fino a essere immaginata come una moderna influencer.

L’espediente teatrale non si limita alla provocazione divertente. La domanda di fondo è più profonda: Beatrice si riconoscerebbe nella figura idealizzata costruita da Dante? E che cosa penserebbe del ruolo che il poeta le ha assegnato nella propria opera?

Lasciare che il personaggio risponda significa aprire uno spazio nuovo per interrogare un classico, senza rinunciare al rispetto per la sua grandezza. Il risultato è un incontro tra passato e presente che invita il pubblico a riscoprire Dante non come un monumento intoccabile, ma come un autore ancora capace di suscitare curiosità, discussioni e nuove interpretazioni.

La lingua italiana come protagonista

Il testo dello spettacolo è tratto da Nove dialoghi e due sedie, raccolta pubblicata nel 2026 da Ennio Cavalli, che immagina conversazioni con figure del mito e dell’antichità. La semplicità della scena contrasta con l’ambizione dell’operazione: riportare personaggi lontani nel tempo dentro il nostro presente, affidando all’immaginazione il compito di mettere in discussione le immagini consolidate dalla tradizione.

Poeta, scrittore e giornalista della Rai, Cavalli ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari. Il suo romanzo Quattro errori di Dio ha ricevuto nel 2005 il Premio Campiello, nella sezione della giuria dei letterati, mentre Libro grosso è stato premiato nel 2009 con il Viareggio per la poesia.

Uno degli spunti più suggestivi della serata riguarda proprio la funzione di Beatrice nell’opera dantesca: la donna amata potrebbe essere stata anche lo strumento attraverso il quale il poeta ha espresso un sentimento ancora più vasto, quello per la lingua italiana. Una prospettiva che sposta l’attenzione dalla sola vicenda amorosa alla straordinaria costruzione letteraria che ha reso Dante una figura fondante della cultura nazionale.

Dai versi alle canzoni di Gigliola Cinquetti

La letteratura ha condiviso la scena con la musica. Gigliola Cinquetti ha intervallato il dialogo con momenti canori, tra cui La domenica andando alla messa, richiamando il legame tra lingua, tradizione popolare e memoria collettiva.

La conclusione ha regalato al pubblico un momento di nostalgia: sullo schermo è apparso il video di Non ho l’età, la canzone con cui Cinquetti vinse il Festival di Sanremo nel 1964, a soli sedici anni, conquistando nello stesso anno anche l’Eurovision Song Contest. Un successo internazionale che ha segnato profondamente la sua carriera.

Dante, Beatrice e una delle voci più riconoscibili della canzone italiana si sono così incontrati in una serata che ha unito letteratura, teatro e musica, mostrando come il patrimonio culturale possa continuare a vivere quando viene reinterpretato e condiviso con nuovi pubblici.

Una lingua viva, anche oltre oceano

L’iniziativa newyorkese si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro della lingua italiana nel mondo. In un ambiente culturale dominato dai video brevi, dai social network e dalla continua competizione per l’attenzione, avvicinare le nuove generazioni ai classici richiede anche linguaggi e forme espressive capaci di incuriosire.

La grandezza di Dante non ha bisogno di essere proclamata soltanto attraverso celebrazioni solenni: può essere riscoperta attraverso un dialogo immaginario, una battuta ironica, una domanda inattesa o una canzone.

È questo il messaggio che arriva dall’Istituto Italiano di Cultura di New York: la lingua italiana non è soltanto un patrimonio da conservare, ma uno strumento creativo da utilizzare, interrogare e reinventare. Proprio come fece Dante, innovatore della lingua del suo tempo e autore ancora capace, a distanza di secoli, di parlare al presente.

 

Fonte: La Voce di New York




L’Italia porta i suoi libri in Messico: sarà protagonista alla Fiera di Guadalajara

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Dal 28 novembre al 6 dicembre, il nostro Paese sarà Ospite d’Onore della quarantesima edizione della FIL. Oltre 60 autrici e autori, più di 30 editori, incontri letterari, concerti, cinema e mostre per raccontare la cultura italiana al pubblico latinoamericano.

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L’Italia si prepara a conquistare Guadalajara con la forza della sua letteratura, della sua editoria e della sua cultura. Dal 28 novembre al 6 dicembre 2026, il nostro Paese sarà Ospite d’Onore della quarantesima edizione della Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, in Messico, uno degli appuntamenti più importanti al mondo per il mercato editoriale in lingua spagnola.

Il programma completo della partecipazione italiana è stato presentato ufficialmente ed è ora disponibile online. L’obiettivo è promuovere non soltanto i libri e gli autori italiani, ma anche nuovi rapporti tra editori italiani e latinoamericani, favorendo traduzioni, collaborazioni e occasioni di scambio culturale.

Si apre con Alessandro Baricco e Valeria Luiselli

A inaugurare il programma letterario sarà Alessandro Baricco, che il 29 novembre dialogherà con la scrittrice messicana Valeria Luiselli all’Auditorium Juan Rulfo. Un incontro simbolico, che mette in relazione due mondi letterari e due lingue, aprendo una manifestazione nella quale l’Italia avrà un ruolo centrale.

La delegazione italiana comprende oltre 60 autrici e autori, insieme a rappresentanti del mondo editoriale. Nel complesso sono previsti più di 120 incontri letterari e professionali, con un programma che vuole mostrare la pluralità della produzione italiana contemporanea, dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia alla riflessione scientifica e culturale.

Il filo conduttore scelto per la presenza italiana è una frase di Umberto Eco: «Il mondo ci parla come un grande libro». Un omaggio allo scrittore e semiologo, del quale nel 2026 ricorrono dieci anni dalla scomparsa.

Un padiglione italiano con oltre trenta editori

Il cuore della partecipazione sarà il Padiglione italiano all’interno della Fiera, dove esporranno più di trenta case editrici. Sarà presente anche uno spazio libreria con opere di autori italiani in lingua originale e in traduzione spagnola, pensato per avvicinare i lettori messicani e latinoamericani alla produzione editoriale del nostro Paese.

Accanto ai libri, il calendario comprende oltre quindici mostre e performance artistiche, nove concerti e iniziative dedicate al cinema, alla gastronomia e agli scambi accademici. La presenza italiana si estenderà anche fuori dagli spazi fieristici, coinvolgendo diversi luoghi della città messicana.

La manifestazione rappresenta quindi un’occasione per raccontare l’Italia in una dimensione più ampia, in cui letteratura, arti, musica e tradizioni dialogano tra loro.

Una fiera fondamentale per il mercato in lingua spagnola

La FIL di Guadalajara è uno dei maggiori appuntamenti internazionali dedicati ai libri. Ogni anno riunisce centinaia di scrittori, migliaia di professionisti del settore, circa 2.800 case editrici provenienti da oltre 60 Paesi e un pubblico che si avvicina al milione di visitatori.

Per l’editoria italiana, essere Ospite d’Onore significa disporre di una vetrina privilegiata in un mercato vastissimo, che comprende il Messico e l’intero spazio culturale di lingua spagnola. Tradurre un libro, trovare un editore locale o costruire una collaborazione stabile può rappresentare il primo passo per raggiungere nuovi lettori.

L’ultima partecipazione dell’Italia come Paese Ospite d’Onore risale a diciotto anni fa. Il ritorno del 2026 assume quindi un valore particolare, anche per la possibilità di rafforzare i rapporti culturali con l’America Latina.

Un’occasione anche per gli italiani all’estero

Per gli italiani che vivono in Messico e negli altri Paesi della regione, la manifestazione sarà un’opportunità per ritrovare la propria lingua e conoscere da vicino autori, editori e artisti italiani. Ma l’iniziativa si rivolge anche alle nuove generazioni e ai lettori latinoamericani interessati alla cultura italiana.

La partecipazione è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, insieme all’Ambasciata d’Italia a Città del Messico, all’Istituto Italiano di Cultura, al Ministero della Cultura, all’ICE e all’Associazione Italiana Editori.

Il programma completo può essere consultato sul sito dell’Associazione Italiana Editori e sul portale ufficiale della Fiera di Guadalajara.

 

 




Da Biella a New York, la cultura italiana attraversa l’Atlantico

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Dal 15 al 17 ottobre “Contemporanea goes to New York” porta nella Grande Mela letteratura, storie di donne e nuove generazioni. Un progetto nato in Piemonte che diventa internazionale durante la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

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La cultura italiana non viaggia soltanto attraverso i grandi nomi delle istituzioni. A volte parte da un territorio, cresce grazie alle persone che lo hanno costruito e finisce per arrivare dall’altra parte dell’oceano.

È quello che sta accadendo con Contemporanea, il festival nato a Biella nel 2020 con il progetto Parole e storie di donne, che dal 15 al 17 ottobre 2026 approda per la prima volta negli Stati Uniti con “Contemporanea goes to New York”.

L’iniziativa si svolge nell’ambito della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo e porta nella metropoli americana un programma dedicato alla letteratura, alla scrittura femminile, alla memoria e al rapporto tra lingua italiana e nuove generazioni. Il progetto è realizzato con il patrocinio e il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Generale d’Italia a New York.

Da Biella alla Grande Mela

Il percorso di Contemporanea è interessante proprio perché non nasce a Roma o Milano, ma in una realtà provinciale come Biella.

Dal 2020 il festival ha costruito progressivamente una rete di relazioni nel mondo della cultura, della letteratura e dell’editoria, fino ad arrivare a un appuntamento internazionale.

La direttrice artistica Irene Finiguerra ha spiegato che l’approdo a New York rappresenta l’inizio di un nuovo percorso e non semplicemente il traguardo raggiunto da un festival italiano.

L’idea è quella di creare un ponte tra Italia e Stati Uniti attraverso la lingua italiana, le storie e le persone, dimostrando come anche un progetto culturale indipendente possa diventare uno strumento di dialogo internazionale.

Un concetto che acquista ancora più significato durante la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, quest’anno dedicata al tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”.

Alba de Céspedes e la libertà delle donne

L’apertura newyorkese è prevista giovedì 15 ottobre con l’incontro La vera libertà di una donna. Alba de Céspedes e il racconto dell’emancipazione femminile.

Al centro ci sarà la figura di Alba de Céspedes, importante scrittrice e giornalista italiana del Novecento, riscoperta anche attraverso la ricerca condotta da Olga Campofreda sui materiali conservati nell’Archivio della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.

Campofreda dialogherà con Isabella Livorni, assistant professor del Department of Italian Studies della New York University, mentre l’incontro sarà coordinato da Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York.

La scelta di Alba de Céspedes non è casuale: la sua opera permette di affrontare temi legati all’identità, all’emancipazione femminile e alla libertà, questioni che continuano a parlare anche alle nuove generazioni.

Il ponte va anche nella direzione opposta

Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa è che il rapporto tra Italia e Stati Uniti non viene concepito come un viaggio a senso unico.

Durante l’appuntamento del 15 ottobre sarà infatti presentato “Nuove Generazioni Across the Ocean”, un contest organizzato da Contemporanea insieme alla New York University e rivolto agli studenti del Department of Italian Studies.

Il vincitore avrà la possibilità di arrivare in Italia nel maggio 2027 come ospite di Contemporanea, partecipando a un tour culturale che avrà il suo centro a Biella e toccherà anche Torino, Santo Stefano Belbo e Milano.

In altre parole, il progetto non vuole soltanto portare l’Italia a New York, ma anche permettere a giovani americani che studiano italiano di conoscere direttamente il Paese e alcuni dei suoi luoghi culturali.

Stefania Auci e la storia dei Florio

Il programma prosegue sabato 17 ottobre con Stefania Auci, protagonista di due appuntamenti.

Alla libreria SullaLuna, l’autrice dialogherà con Marta Perego partendo dal suo ultimo libro, Cunti, storie, romanzi. I libri della mia vita, pubblicato da Mondadori nel 2026.

Nel pomeriggio, al Rizzoli Bookstore, Auci sarà invece protagonista di un incontro con la giornalista Simona Siri, durante il quale parlerà delle ricerche che hanno accompagnato la nascita della saga dedicata ai Florio e della sua fortuna internazionale.

È un altro elemento significativo: la letteratura italiana non viene presentata soltanto come patrimonio del passato, ma come una produzione contemporanea capace di trovare lettori anche fuori dai confini nazionali.

La letteratura esce dalle librerie

Uno degli appuntamenti più originali sarà quello dedicato al literary walking tour.

Marta Perego guiderà i partecipanti attraverso alcuni quartieri di Manhattan, da West Village a Greenwich Village, Washington Square, SoHo ed East Village, utilizzando le parole e le storie di scrittrici italiane e internazionali per leggere la città in maniera diversa.

Nel percorso compariranno, tra le altre, Elena Ferrante, Alba de Céspedes, Claudia Durastanti, Patricia Highsmith, Sylvia Plath e Sigrid Nunez.

L’idea è semplice ma efficace: trasformare New York stessa in una sorta di mappa letteraria e portare i libri fuori dagli spazi tradizionali.

Cultura italiana anche nei luoghi quotidiani

Il festival ha scelto inoltre di non limitarsi a università, istituti culturali e librerie.

Durante le giornate newyorkesi, Piadi – La Piadineria, azienda italiana presente a New York, ospiterà un corner di Contemporanea dedicato a conversazioni, video e podcast con esponenti della comunità culturale, professionale e imprenditoriale italiana e internazionale.

Un modo per portare la cultura anche in uno spazio informale e quotidiano.

Il progetto coinvolge inoltre la NYU, Rizzoli Bookstore, SullaLuna Bookstore, Italian Women USA Community e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, oltre ad altri partner e sponsor tecnici.

La lingua italiana come strumento di relazione

Al di là dei singoli appuntamenti, Contemporanea goes to New York racconta qualcosa di più ampio.

La lingua italiana continua a essere uno degli strumenti attraverso i quali l’Italia mantiene rapporti con le proprie comunità all’estero e con chi, pur non essendo italiano, decide di studiare la nostra lingua e avvicinarsi alla nostra cultura.

Ed è proprio questo uno degli elementi che rende significativo il progetto: non si tratta semplicemente di esportare un festival italiano, ma di creare relazioni.

Da Biella a New York il percorso passa attraverso libri, università, librerie, comunità italiane, giovani studenti e istituzioni culturali.

Una dimostrazione concreta di come la cultura possa diventare un ponte internazionale.

E, soprattutto, di come una lingua possa continuare a viaggiare molto lontano dal Paese in cui è nata.




Anna Ciampolini nominata Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia: le congratulazioni di Fatti Nostri

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A Vancouver il riconoscimento per oltre quarant’anni di impegno nella promozione della lingua e della cultura italiana e nella valorizzazione della comunità italo-canadese. Anna Ciampolini è da anni collaboratrice di Fatti Nostri.

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Un importante riconoscimento per Anna Ciampolini, da molti anni impegnata nella promozione della cultura italiana in Canada e stimata collaboratrice di Fatti Nostri.

Nel corso di una cerimonia svoltasi presso il Centro Culturale Italiano di Vancouver, il Console Generale d’Italia, Paolo Miraglia Del Giudice, le ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia (OSI), in riconoscimento del suo significativo contributo alla diffusione della cultura italiana e alla conservazione del patrimonio storico e culturale della comunità italo-canadese.

Anna Ciampolini non ha potuto essere presente personalmente alla cerimonia: a rappresentarla è stata la figlia Francesca, che ha ricevuto l’onorificenza in sua vece.

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Oltre quarant’anni al servizio della cultura italiana

Il riconoscimento premia un percorso professionale e umano lungo oltre quattro decenni, durante i quali Ciampolini ha dedicato energie e passione alla promozione della lingua italiana, della letteratura e delle tradizioni del nostro Paese.

Il suo impegno si è esteso anche al lavoro sociale e al sostegno delle comunità immigrate, contribuendo a mantenere vivi i legami culturali e identitari degli italiani in Canada e a trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni.

Un’attività portata avanti con costanza, nella convinzione che la lingua, la cultura e la memoria delle proprie origini rappresentino elementi fondamentali per una comunità che vive lontano dalla terra d’origine.

Il riconoscimento e l’affetto di Fatti Nostri

Per Fatti Nostri, questo riconoscimento ha un significato particolare. Anna Ciampolini è infatti da anni una collaboratrice del nostro giornale, con il quale condivide l’attenzione per la cultura italiana nel mondo e per le vicende delle comunità italiane all’estero.

La sua onorificenza è motivo di autentica soddisfazione anche per la nostra redazione, che desidera esprimerle le più sincere congratulazioni per questo importante traguardo.

Ad Anna va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto nel corso degli anni, per la dedizione alla cultura italiana e per il contributo offerto alla comunità italo-canadese.

Cara Anna, congratulazioni da tutta la redazione di Fatti Nostri per questo meritato riconoscimento. Siamo orgogliosi di averti tra i nostri collaboratori e ti auguriamo di proseguire con la stessa passione il tuo prezioso impegno.




Ennio Marchetti torna con il nuovo romanzo: «Non cercarmi»

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Un thriller tra Repubblica Dominicana, misteriose scomparse, antiche mappe e il segreto di una civiltà perduta.

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È in arrivo «Non cercarmi», il nuovo romanzo di Ennio Marchetti, scrittore italiano da tempo legato alla Repubblica Dominicana, dove è ambientata una parte importante del racconto.

Il romanzo nasce da una domanda semplice e inquietante: che cosa potrebbe esserci dietro alcune delle misteriose scomparse avvenute nel corso della storia?

Il protagonista, Gabriel Valdés, inizia a cercare il padre Rafael, scomparso durante un volo diretto a Santo Domingo. Quella che sembra inizialmente una misteriosa vicenda personale si trasforma rapidamente in una ricerca molto più complessa, che conduce Gabriel sulle tracce di antiche mappe, luoghi legati a leggende millenarie e fenomeni che sembrano sfuggire alle spiegazioni convenzionali.

Dal lago Enriquillo alle Bahamas, fino alle profondità dell’Atlantico, la ricerca coinvolgerà archeologi, scienziati e uomini dei servizi segreti, mentre una potenza straniera tenterà di impossessarsi di una scoperta che potrebbe cambiare la comprensione del passato.

Nel romanzo Marchetti intreccia luoghi reali, riferimenti storici, teorie, leggende e fantasia, utilizzando anche elementi legati ad Atlantide, Bimini, al cosiddetto Triangolo delle Bermuda e al controverso Esperimento di Filadelfia. Non una ricostruzione storica, quindi, ma una storia d’avventura costruita proprio sul confine tra ciò che è documentato, ciò che è stato ipotizzato e ciò che appartiene alla fantasia.

«Non cercarmi» è un thriller dal ritmo serrato, nel quale la ricerca di un padre scomparso diventa progressivamente la scoperta di un mistero molto più grande.

Il romanzo è pubblicato in italiano e spagnolo, attraverso Lulu e Amazon.

Ennio Marchetti torna così alla narrativa con una nuova storia ambientata anche nel territorio dominicano, trasformando luoghi, leggende e misteri del Caribe nello scenario di una grande avventura internazionale.




La Perdonanza Celestiniana arriva a Washington: L’Aquila racconta la sua storia agli italiani d’America

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La storia dell’Aquila e della Perdonanza Celestiniana ha attraversato l’Atlantico ed è arrivata a Washington, nel cuore della comunità italiana e abruzzese della capitale statunitense.

Domenica 20 settembre, nella sede di Casa Italiana, si è svolto l’incontro “A conversation with Angelo De Nicola”, organizzato dall’Abruzzo and Molise Heritage Society nell’ambito delle iniziative per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

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Al centro dell’appuntamento la presentazione dell’edizione inglese del libro di Angelo De Nicola, The First Jubilee in History, pubblicato da One Group Edizioni. L’iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune dell’Aquila e il sostegno della Fondazione Carispaq, con la collaborazione dell’associazione culturale aquilana Kione APS.

Celestino V e la Bolla del Perdono

L’incontro ha riportato l’attenzione sulla figura di Pietro da Morrone, l’eremita che nel 1294 venne incoronato all’Aquila con il nome di Celestino V.

La sua Bolla del Perdono, emanata nel 1294, concedeva l’indulgenza plenaria a quanti, sinceramente pentiti, fossero entrati nella basilica di Santa Maria di Collemaggio tra il 28 e il 29 agosto.

Una celebrazione che precedette di sei anni il Giubileo romano del 1300 e sulla quale De Nicola sviluppa nel suo libro la tesi della Perdonanza come primo Giubileo della storia.

La conversazione ha affrontato anche la rinuncia di Celestino V al pontificato, il riferimento dantesco al “gran rifiuto”, la rilettura della figura del papa eremita proposta da Ignazio Silone e il rapporto tra Celestino e la storia contemporanea dell’Aquila.

La Perdonanza è stata inoltre riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità nel 2019.

Una storia di emigrazione che torna in America

Ma a Washington l’incontro ha assunto anche un significato molto personale.

Angelo De Nicola ha mostrato una fotografia dei suoi nonni, Annunziata ed Ercole Del Signore, partiti dall’Aquila nel 1921 alla volta degli Stati Uniti. Ercole lavorò nelle miniere di Uniontown, in Pennsylvania, come tanti emigranti italiani della sua generazione.

Oltre un secolo dopo, il nipote è tornato in America con un libro dedicato all’Abruzzo. E ad accompagnarlo nella nuova versione inglese dell’opera è stato un altro membro della famiglia, Lino Del Signore, traduttore del volume e figlio di emigranti abruzzesi negli Stati Uniti.

È probabilmente questo l’aspetto più significativo dell’iniziativa: una storia nata nel Medioevo si è intrecciata con una vicenda familiare iniziata nel Novecento e con la realtà odierna degli italiani d’America.

L’Aquila Capitale italiana della Cultura guarda all’estero

La presentazione di Washington rientra nelle iniziative legate all’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura.

Portare la Perdonanza negli Stati Uniti significa quindi rivolgersi anche alle comunità di origine abruzzese, molte delle quali conservano ancora oggi un rapporto con la città e con la regione attraverso associazioni, tradizioni familiari e iniziative culturali.

La vicenda raccontata a Washington mette così insieme storia, cultura, emigrazione e memoria. Dall’Aquila verso l’America partirono migliaia di persone in cerca di un futuro diverso. Oggi, attraverso i loro discendenti, una parte di quella stessa cultura torna oltreoceano sotto forma di libri, testimonianze e iniziative culturali.

Come ha raccontato De Nicola, il viaggio della sua famiglia si è idealmente chiuso: i nonni partirono dall’Aquila verso l’America; i nipoti hanno riportato un pezzo dell’Aquila in America.




Quebec, la letteratura italo-canadese al femminile si racconta tra libri e biscotti

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Non solo memoria dell’emigrazione, ma una cultura che continua a produrre nuove storie, poesie e linguaggi. È questo il filo conduttore della serata dedicata alla letteratura italo-canadese al femminile in programma giovedì 17 settembre alla Beaconsfield Public Library, nel Quebec.

L’incontro riunirà sei scrittrici: Rosa Bergola, Licia Canton, Liana Cusmano, Lucia De Luca, Anna Mercuri Maiolo e Heather McGuire. L’appuntamento è organizzato dall’Association of Italian Canadian Writers (AICW) insieme ad Accenti Magazine e fa parte della serie Books & Biscotti Literary Series.

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Quando la comunità diventa letteratura

L’iniziativa nasce dall’esigenza di dare spazio alla produzione letteraria degli italiani e dei loro discendenti in Canada, mostrando come l’esperienza migratoria possa trasformarsi in racconto, poesia e ricerca di una propria identità.

Il programma prevede infatti diversi linguaggi: narrativa, poesia e spoken word, in un incontro pensato non soltanto per presentare libri, ma anche per creare un momento di confronto diretto tra autrici e pubblico.

È una caratteristica importante della letteratura degli italiani all’estero: la lingua e l’identità non vengono necessariamente conservate come qualcosa di immobile, ma possono cambiare attraverso il contatto con altre culture e altre lingue.

Una tradizione nata nel 2011

La serie Books & Biscotti è stata ideata nel 2011 da Licia Canton, già presidente dell’AICW e oggi direttrice di Accenti Magazine.

Il nome stesso della manifestazione racconta lo spirito dell’iniziativa: accanto ai libri ci sono caffè, biscotti e cioccolatini, in un’atmosfera informale che punta a rendere la letteratura un’esperienza condivisa.

L’appuntamento di Beaconsfield è stato organizzato da Anna Mercuri Maiolo, Licia Canton e Heather McGuire, con l’obiettivo di promuovere la letteratura nella zona del West Island di Montreal.

Una cultura italiana che continua a vivere in Canada

Il Quebec rappresenta uno dei principali centri della cultura italiana in Canada. A Montreal, l’Istituto Italiano di Cultura promuove durante tutto l’anno corsi, incontri e attività dedicate alla lingua e alla cultura italiana. La programmazione autunnale del 2026 comprende anche corsi dedicati alla letteratura italiana e alla storia culturale del Paese.

Ma accanto alle istituzioni italiane esiste una produzione culturale sviluppata direttamente dalla comunità italo-canadese.

È proprio questo il valore dell’appuntamento di Beaconsfield: raccontare una letteratura che nasce dall’esperienza di chi vive tra più culture e che, attraverso le nuove generazioni, continua a trasformarsi.

Sei voci, esperienze diverse

La presenza di sei autrici permette di mettere insieme esperienze e percorsi differenti, accomunati dal rapporto con l’italianità e con il Canada.

Non si tratta quindi soltanto di celebrare il passato degli emigrati italiani. La serata propone piuttosto uno sguardo sulla comunità italo-canadese contemporanea, attraverso donne che utilizzano la scrittura per raccontare il presente.

Un modo per ricordare che la cultura italiana all’estero non vive soltanto nei ristoranti, nelle associazioni o nelle feste tradizionali, ma anche nei libri, nella poesia e nelle nuove forme di espressione.

E forse è proprio davanti a un caffè e a un biscotto che una comunità continua a raccontare la propria storia.




Una cultura che pedala

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Alessio Masciulli e Wladimiro D’Arco hanno percorso 350 km in bicicletta per promuovere la cultura libraria e i territori naturali all’insegna della passione.

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In una regione che vanta tra i propri figli due personaggi capaci di attraversare a piedi il continente americano (dalla Patagonia a Panama, Louis Carrozzi) e quello africano (Salvatore Borsei da Tunisi a Città del Capo) la fatica fisica rappresenta forse un elemento intrinseco del DNA etnico. A supportare tale tesi diversi abruzzesi hanno intrapreso viaggi facendo leva sulla propria resistenza e per il gusto della sfida. Quella intrapresa da Alessio Masciulli va però al di là della semplice sfida sportiva aggiungendovi anche uno straordinario valore culturale. Un’idea nata nel 2021 e  che tra le edizioni precedenti del Cammino Letterario vanta nel 2021 un cammino a piedi da Catignano alla volta di Ostia (RM), un percorso attraverso tante città italiane in 21 giorni e 5600 chilometri (nel 2023) e un percorso terminato sull’isola di Procida, con un percorso di 220 chilometri in 14 giorni (nel 2025)

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Anche l’ottava edizione ha avuto come comune denominatore la passione per i libri  e per la valorizzazione del territorio, con l’editore Alessio Masciulli e il cantautore Wladimiro D’Arco pronti a inforcare la bicicletta tradizionale per iniziare un percorso  ad anello di oltre 350 km caratterizzato da 9 tappe tutte abruzzesi.

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Partiti sabato 29 agosto da Piazza della Libertà di Giulianova (la città è sede della casa editrice Masciulli), i due ciclisti hanno concluso la prima tappa arrivando a Pescara e fermandosi a Cologna Spiaggia e Montesilvano per incontrare gli autori e i cittadini pronti a farsi coinvolgere in questa avventura all’insegna della passione.

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“Il cammino letterario – ha spiegato lo stesso Alessio Masciulli –  rappresenta un’esperienza molto diversa rispetto alla classica presentazione di libri. Il cammino crea un’atmosfera meno seriosa tra gli autori e unisce la scoperta dei libri a quella dei territorio, della socialità e delle tradizioni gastronomiche tipiche. Si tratta più di un evento naturale che letterario, in cui i sindaci e le proloco delle varie località ci fanno assaggiare i loro prodotti tipici. Una sorta di scambio. Infatti, lo slogan della casa editrice è da sempre la condivisione crea occasioni ed è un concetto molto importante. Tutto ciò che ho fatto di bello l’ho fatto perché ho condiviso con gli altri. Quello che facciamo da soli rimane circoscritto invece, quando diamo a qualcuno la possibilità di interagire, ci arricchiamo reciprocamente. Il classico fare squadra di cui tutti parlano ma in pochi mettono in pratica”.

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Masciulli e D’Arco nella seconda tappa hanno raggiunto Catignano il 30 agosto ed Alanno il 31 agosto, per poi proseguire il 1 settembre  in direzione Ofena e il giorno seguente a Calascio. Giovedì 3 settembre il Cammino Letterario è proseguito verso Castel del Monte per poi raggiungere  Fonte Vetica e fermarsi nella località “Trinità”  (che il cinema ha reso immortale nel film avente per protagonisti Bud Spencer e Terence Hill) prima di terminare la   tappa a Barisciano. Venerdi 4 settembre i due ciclisti hanno raggiunto L’Aquila includendo nel cammino una tappa nella capitale della cultura italiana 2026.

La fatica della pedalata non ha minimamente scalfito la grandissima forza di volontà di Alessio Masciulli, già intento a programmare la prossima edizione del 2027

“L’anno prossimo vorrei fare  organizzare un cammino radiofonico televisivo, visitando le piccole radio e le piccole tv di ogni regione, fino ad arrivare a Cortona, che è il paese di Jovanotti, anche  lui appassionato della bicicletta”.

L’ottava edizione del cammino, patrocinato dai vari comuni presso i quali ha fatto sosta e dalla Regione Abruzzo,  si è conclusa con le ultime due tappe che hanno portato i due ciclisti dal capoluogo abruzzese a Teramo sabato 5 settembre e infine al ritorno a casa, domenica 6 settembre.

Con addosso 350 km di fatica diluita nella straordinaria passione per la divulgazione culturale.

 




Da Biella a New York: la letteratura italiana al femminile attraversa l’Atlantico

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La letteratura italiana si prepara ad attraversare l’Atlantico.

Dal 15 al 17 ottobre 2026, in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, New York ospiterà la prima edizione americana di “Contemporanea goes to New York”, festival nato nel 2020 a Biella con l’obiettivo di dare spazio alle voci delle donne nella letteratura e nella cultura contemporanea.

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Il tema scelto per questa prima esperienza internazionale è particolarmente significativo:

“Italian Women Writing. La lingua italiana tra memoria, presente e nuove generazioni”.

Non sarà quindi soltanto una rassegna letteraria.

Sarà un’occasione per riflettere sul ruolo della lingua italiana, sulla memoria e sul modo in cui le nuove generazioni possono continuare a vivere e trasformare la cultura italiana anche lontano dall’Italia.

Da Biella alla capitale culturale americana

“Contemporanea” è nato a Biella nel 2020 come spazio dedicato alla letteratura e alle storie delle donne.

In pochi anni il festival ha costruito una rete di collaborazioni sempre più ampia e ora compie un passo importante: portare il proprio progetto a New York.

L’iniziativa è realizzata da BI-BOx – APS, con la direzione artistica di Irene Finiguerra e la co-curatela di Annalisa Menin, responsabile delle relazioni internazionali.

Il progetto può contare sul sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Generale d’Italia a New York, oltre alla collaborazione con la New York University e con Italian Women in USA (IWUSA).

La letteratura esce dalle librerie

Uno degli aspetti più interessanti del festival è la scelta delle sedi.

Gli incontri non saranno concentrati in un unico spazio, ma coinvolgeranno alcuni luoghi simbolici della cultura italiana e internazionale a New York: l’Istituto Italiano di Cultura, la Rizzoli Bookstore NYC e la libreria SullaLuna NYC.

La letteratura, quindi, esce dal tradizionale spazio della presentazione di un libro e diventa un’esperienza da vivere nella città.

Nell’ultima giornata è previsto anche un Literary walking tour condotto da Marta Perego, che intreccerà luoghi, biografie e pagine di autrici italiane e internazionali, da Elena Ferrante a Patricia Highsmith, da Claudia Durastanti a Sylvia Plath.

Le scrittrici italiane protagoniste

Tra le protagoniste della manifestazione ci saranno Stefania Auci, Olga Campofreda e Marta Perego.

Uno degli appuntamenti sarà dedicato ad Alba de Céspedes e al rapporto tra memoria e contemporaneità della lingua italiana.

Un altro percorso sarà invece dedicato a “I Leoni di Sicilia” di Stefania Auci, con due incontri sulla storia della famiglia Florio e sul successo internazionale della saga.

È un modo per presentare a un pubblico internazionale non soltanto libri italiani, ma anche personaggi, storie e periodi della nostra cultura.

Una lingua che cambia senza scomparire

C’è un messaggio importante dietro questa iniziativa.

La lingua italiana all’estero non è qualcosa di immobile che deve semplicemente essere conservato.

È una lingua che continua a cambiare attraverso le persone che la parlano, la studiano e la utilizzano in contesti diversi.

A New York questo fenomeno è particolarmente evidente.

L’italiano può appartenere a chi è nato in Italia, agli italiani emigrati, ai loro figli e nipoti, ma anche agli americani che hanno scelto di studiarlo per interesse culturale o professionale.

La lingua diventa così un territorio comune.

Il ruolo delle nuove generazioni

Particolarmente interessante è il progetto “Nuove Generazioni Across the Ocean”, realizzato in collaborazione con la New York University e rivolto agli studenti del Department of Italian Studies.

Chi vincerà il contest avrà la possibilità di trascorrere una settimana in Italia, partecipando a iniziative editoriali e visitando alcune realtà culturali del Biellese e del Nord Italia.

È un’idea che va nella direzione giusta.

Perché se vogliamo che la cultura italiana continui a vivere all’estero, non basta rivolgersi agli italiani della prima generazione.

Bisogna coinvolgere soprattutto i giovani.

Un ponte tra due sponde dell’Atlantico

È proprio il concetto di ponte quello che ritorna più spesso nel progetto.

Irene Finiguerra, direttrice di “Contemporanea”, ha definito l’esperienza newyorkese un nuovo percorso, un ponte tra Italia e Stati Uniti costruito attraverso lingua italiana, storie e persone.

E forse è questa la parte più interessante della notizia.

Perché oggi i rapporti tra Italia e Stati Uniti non si costruiscono soltanto attraverso economia, politica e diplomazia.

Si costruiscono anche attraverso libri, scrittori, studenti e lettori.

Una comunità italiana che cambia

New York è una delle città del mondo nelle quali la presenza italiana ha una storia più lunga e profonda.

Ma la comunità italiana di oggi non è quella di cento anni fa.

È fatta di nuove generazioni, professionisti, studenti, imprenditori e persone che mantengono un rapporto con l’Italia anche senza necessariamente viverci.

In questo contesto, iniziative come “Contemporanea goes to New York” possono contribuire a dare alla cultura italiana all’estero un volto contemporaneo, non soltanto legato alla memoria dell’emigrazione.

Dalla memoria al futuro

È forse proprio questo il filo conduttore della manifestazione.

La memoria è importante.

Ma non può essere l’unico modo attraverso il quale gli italiani all’estero guardano all’Italia.

La cultura deve anche parlare del presente e del futuro.

Deve riuscire a coinvolgere chi è nato in America e magari ha un nonno italiano, ma anche chi italiano non è e si avvicina alla nostra lingua attraverso un libro.

La letteratura può fare proprio questo.

Creare curiosità.

E dalla curiosità può nascere un rapporto più profondo con un Paese.

L’Italia che va a New York

“Contemporanea goes to New York” è dunque qualcosa di più di un festival letterario.

È un piccolo esempio di come un progetto culturale nato in una città italiana possa diventare internazionale senza perdere la propria identità.

Da Biella a New York.

Dalle scrittrici italiane alle nuove generazioni americane.

Dalla memoria alla contemporaneità.

È un viaggio attraverso l’Atlantico nel quale, questa volta, a viaggiare non sono soltanto le persone, ma le parole.

E forse non c’è modo migliore per ricordare che la cultura italiana, quando trova qualcuno disposto ad ascoltarla, non conosce confini.