Presentato alla Camera dei Deputati il libro “Traiettorie. Guida psicologica all’Espatrio”

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guida allespatrio immagine3E’ stato presentato alla Camera dei deputati il libro “Traiettorie. Guida psicologica all’Espatrio” sponsorizzato dalla Fondazione Migrantes, scritto dai curatori Anna Pisterzi (Psicoterapeuta), Giona Chiovetto e Gaia Figini (Tau Editore). Hanno partecipato all’incontro: il deputato Fabio Porta (Pd – Ripartizione America Meridionale), la Dottoressa Delfina Licata (Fondazione Migrantes), la Deputata Giulia Pastorella (Azione), la giornalista Elvira D’Ippolito, il Deputato Toni Ricciardi (PD – Ripartizione Europa), Paolo Masini (Presidente del MEI) e il moderatore Gianni Lattanzio (Direttore editoriale di “MeridianoItalia”). “ Si tratta di riflessioni – ha esordito Lattanzio – di chi si muove, di chi cambia ambiente, di chi si trova a vivere in un ambiente diverso più volte nella sua vita. Devo dire che la psicologia degli spostamenti, come quella dell’emigrazione è connaturata nell’essere umano. La novità è che questo è il primo libro che affronta questo tema in maniera sistematica e scientifica” A seguire ha preso la parola Fabio Porta “L’idea di questa presentazione – ha spiegato il deputato – è nata parecchi mesi fa…ho letto la bellissima presentazione di Delfina Licata che ovviamente non è stata per me una sorpresa né nelle sue intuizioni, nemmeno nelle sue riflessioni, perché sono cose che abbiamo condiviso da tempo e ringrazio anche Delfina per la sua presenza. La presentazione di oggi da anche sostanza,  con una seconda iniziativa nel giro di alcuni mesi, al lavoro dell’Intergruppo parlamentare Italiani per il Futuro Global , che ha proprio lo scopo di trasferire anche nelle istituzioni e nel parlamento una dimensione non solo storica ma anche molto presente. Tanto è che – ha proseguito Porta – come ci dice bene la Fondazione Migrantes con il suo ultimo rapporto italiani nel mondo, noi siamo tornati ad essere un paese che esporta più che importa in termini di risorse umane, cioè che ha più emigrati che immigrati. Il che vuol dire, come ci dice anche Delfina nella sua introduzione al libro che con le migrazioni siamo oggettivamente di fronte a un fattore strutturale e ineluttabile dell’umanità, e, aggiungiamo noi,  anche un fattore di ricchezza. Un fenomeno che non va solamente studiato, ma seguito es accompagnato anche con apposite proposte di legge. Porta ha anche rilevato come l’emigrazione di una persona, con il suo impatto psicologico, non riguarda solo i singoli ma anche le famiglie che rimangono.  “Ho sfogliato la guida – ha affermato il deputato Ricciardi – e sono sicuro che ci sarà una seconda edizione. Ho notato che questa pubblicazione rappresenta uno strumento utilissimo per fornire le coordinate orientative ed è fatta con un approccio psicologico che condivido molto. D’altronde la migrazione è la percezione di sé. Tutto il dibattito sulla migrazione di ieri di e di oggi è influenzato da come viene raccontato,  dalla percezione delle persone, e avere uno strumento come questo credo che sia fondamentale. Perché è come la cassetta degli attrezzi attraverso la quale tu riesci ad individuare le parole darle un significato, sottolineare attraverso la lettura dei vari capitoli, sezioni e voci. Nel libro –  ha aggiunto il deputato – non vi è un utilizzo delle parole a caso ma troviamo un’utilizzazione delle parole attraverso la loro interpretazione percettiva”, A seguire è intervenuto Paolo Masini:  “Mi fa piacere essere qui, – ha rilevato il Presidente del Mei – sono tornato da poche ore dal Brasile e più viaggi, più capisci quanto l’emigrazione italiana abbia segnato gli altri paesi, così si comprende che siamo una comunità in cammino. La parola migrazione – ha aggiunto Masini – cambia nome in base a quale parte della costa stai in quel momento. Il fenomeno può essere affrontato in maniera ideologica, ma può essere anche gestito affrontando la realtà, non mettendo la testa sotto la sabbia, facendo i conti con un pianeta in continua evoluzione”.  È poi intervenuta Loredana Cornero, già Segretaria Generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona, che si è soffermata sulla comunicazione italiana all’estero, facendo riferimento a paesi in cui sono diffuse trasmissioni locali in lingua italiana. Cornero ha anche segnalato la realizzazione di un lavoro con Delfina Licata sulla lettura di genere nel contesto della comunità italiana all’estero. A seguire ha preso la parola Delfina Licata “Il tema della mobilità umana – ha esordito la ricercatrice – è fondamentale nella riflessione comune. Prima si parlava della strutturalità del fenomeno migratorio per il nostro paese, per il nostro popolo. Significa che ciascuno di noi nel proprio essere, nella propria individualità, nel contesto famigliare ha fatto, fa o farà un’esperienza migratoria, quindi, fa parte della nostra vita. La strutturalità del fenomeno – ha proseguito Licata – tende a ristrutturare la nostra individualità e la nostra comunità nazionale, ma anche il nostro essere all’interno di un contesto sociale di riferimento, che può essere la città dalla quale veniamo, la regione dalla quale veniamo o i paesi ai quali siamo legati professionalmente o personalmente.”  Licata ha inoltre rilevato sia come l’Italia si consideri più terra di immigrazione che di emigrazione, sia il forte incremento della presenza femminile nel flusso emigratorio.  La ricercatrice ha poi spiegato che la centralità nel fenomeno emigratorio non riguarda tanto il punto di partenza o di arrivo, ma l’esperienza individuale che è vissuta dall’individuo, che cambia la persona. Un’esperienza migratoria che va valorizzata. Licata, dopo aver sottolineato l’importanza del supporto delle istituzioni e delle associazioni all’emigrato nel corso del suo viaggio,  ha infine parlato del ruolo dei “non assenti”, ovvero delle persone che rimangono nel paese di origine, i quali aiutano economicamente e psicologicamente l’emigrato all’inizio del suo viaggio o durante il suo percorso nel paese di accoglienza. E’ poi intervenuta la Deputata Pastorella che si è in primo luogo soffermata sulla propria esperienza all’estero e sulle problematiche da lei riscontrate. “Io penso – ha rilevato la deputata – che di queste tematiche non debbano parlarne solo i colleghi eletti all’estero, ma anche di chi si occupa delle politiche sul nostro territorio,  perché le politiche per il nostro paese non riguardano solo chi resta, ma anche chi potenzialmente vuole andare all’estero e quindi va preparato”. Per la Deputata inoltre va cambiata la mentalità all’interno del nostro paese rispetto agli italiani all’estero che vanno inquadrati in un contesto positivo.

Ha poi preso la parola Elvira D’Ippolito “Devo dire – ha esordito la giornalista – che questo libro l’ho trovato sorprendente, innanzi tutto per la cura con cui affronta l’argomento che noi vediamo per scontato, ma in teoria non lo è. Mi è piaciuta tantissimo la grafica. La guida apre le porte ad un tema complesso che necessita di essere approfondito, soprattutto perché il benessere psicologico di persone che sono lontane dai loro parenti è importante”.  La giornalista si è inoltre soffermata del forte desiderio di tornare nel Paese d’origine che spesso si manifesta tra i nostri connazionali all’estero. Infine è intervenuta una delle curatrici del libro Anna Pisterzi: “Transiti psicologia di espatrio – ha spiegato – è un progetto che nasce nel 2017 dal lavoro di un gruppo di psicologi e psicoterapeuti che hanno avuto in cura persone all’estero che  hanno chiesto di fare terapia in lingua madre”. Pisterzi ha sottolineato come il progetto si sia nutrito e abbia continuato a crescere attraverso momenti fondamentali: il lavoro in clinica, la letteratura e la ricerca. “Sono molto contenta – ha aggiunto – che si sia colta nel dibattito l’attenzione alle parole, perché effettivamente nel mio mestiere le parole sono fondamentali.” Pisterzi ha poi definito la guida “uno strumento di prevenzione”, con la quale prepararsi per poter affrontare il fenomeno della migrazione. Inoltre la psicoterapeuta definisce la sua opera non come una vera e propria guida all’espatrio, ma come un lavoro che porta alla consapevolezza e a preparare la persona che sceglie di emigrare all’esperienza a cui andrà incontro”. (Lorenzo Morgia – Inform)




Presentato alla Camera il premio letterario “Italia Radici nel Mondo 2024. Racconto le mie radici plurime”

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bando turismo radici immagine23 615x223È stato presentato alla Camera il premio letterario “Italia Radici nel Mondo 2024” la cui prima edizione nel 2024 sarà dedicata al tema del ‘racconto delle radici plurime’: il concorso internazionale per racconti inediti è stato ideato dal John Fante Festival e dal Piccolo Festival delle Spartenze ed è rivolto ad autori oriundi e italiani residenti all’etero . L’incontro è  stato introdotto dal deputato Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, che ha sottolineato come il sottotitolo del premio sia perfettamente centrato perché si è abituati, da fin troppo tempo ed a vari livelli, a sentir parlare della parola identità, ma probabilmente senza darle il giusto significato: “l’identità è un qualcosa in costante divenire fatto da molteplici esperienze e credo che abbiate colto il segno”, ha spiegato Ricciardi rilevando il tasso di sensibilità che è stato messo in questo lavoro e in altri precedenti che hanno trattato tali tematiche. “È facile fare i premi nelle grandi città e nelle grandi capitali ed è facile far arrivare nomi e personalità a Roma”, ha evidenziato Ricciardi ponendo invece in rilievo la particolare capacità che serve a portare un evento simile in un Comune dell’entroterra come Torricella Peligna dove negli anni si è avuto proprio la bravura di far arrivare gente da diverse parti del mondo. Ricciardi ha concluso sottolineando come tutto questo rappresenti un valore aggiunto. Carmine Ficca (Sindaco di Torricella Peligna) ha parlato di un paesino di 1.200 anime dell’interno del territorio abruzzese. “Siamo arrivati qui a Roma per presentare questa che è un’iniziativa, ma anche una sfida che ci poniamo” ha spiegato Ficca menzionando l’importanza del progetto del Ministero degli Esteri sul Turismo delle radici a cui si si è aderito. Tutto è partito da una scommessa: “fare in un piccolo paese delle zone interne un Festival letterario ambizioso, legandolo alla figura di John Fante che è uno dei figli del nostro Abruzzo”, ha aggiunto Ficca evidenziando la centralità dei temi dell’emigrazione essendo l’Abruzzo una Regione che ha avuto nei decenni un’emigrazione importante. Il Sindaco ha voluto anche evidenziare un dato significativo: Torricella Peligna è un paese che nel secondo dopoguerra contava 5.000 abitanti mentre oggi ne ha poco più di mille. Giovanna Di Lello (Ideatrice del Premio John Fante Festival) ha ricordato il grande il lavori che sta dietro l’organizzazione di questo festival, perché “fare un festival e pensare ad un premio come questo, in un piccolo comune, vuol dire sapere di fare tanti sacrifici e di dover lottare tantissimo”, ha spiegato Di Lello ricordando che è un qualcosa che va avanti da ormai 19 anni. “Vogliamo dimostrare che nell’entroterra si può fare tanto e bene parlando al mondo. È davvero una scommessa, un laboratorio, perché vogliamo interagire con il mondo lì dove ci sono i nostri concittadini e gli oriundi”, ha aggiunto Di Lello spiegando che il premio riguarderà racconti inediti compresi tra diecimila e ventimila battute, che saranno pubblicati in lingua italiana. Secondo Di Lello anche la narrativa può essere un modo per raccontare l’Italia all’estero: il bando sarà online dalla data di questa presentazione e si chiuderà il 31 maggio: i finalisti saranno probabilmente dieci e l’opera vincitrice sarà annunciata al John Fante Festival mentre la cerimonia di premiazione si terrà in autunno in una location ancora da definire. Presidente della giuria sarà l’antropologo Vito Teti. Il vincitore riceverà un compenso di mille euro ed i racconti dei finalisti saranno pubblicati in un libro. “Sono sicura che il progetto del turismo delle radici darà tanto ai paesi dell’entroterra”, ha concluso Di Lello con un  auspicio. Giuseppe Sommario (Direttore del Piccolo Festival delle Spartenze) ha sottolineato in primo luogo come il tema del turismo delle radici sia stato portato a livelli importanti dal lavoro svolto finora da Giuseppe De Vita.  Sommario ha aggiunto: “L’idea è cementare e siglare un’unione tra il John Fante Festival e il Festival delle Spartenze: il tema di cui si occuperà il premio è quello delle radici e parliamo della storia della nostra emigrazione che ha interessato qualcosa come 35 milioni di italiani in uscita. Parliamo di radici plurime e multi-situate pronte a riapparire ibridate lontane migliaia di chilometri: è per questo che nascono le ‘piccole italie’ come tentativo di replicarsi in un luogo altrimenti spaesante. Non volevamo un premio come mera celebrazione – ha spiegato Sommario – ma volevamo che, oltre a celebrare gli italiani e l’italianità, apportasse un contributo ai temi dei nostri festival”, Nicola Mattoscio (Presidente Fondazione Pescarabruzzo) si è soffermato su alcuni binomi concettuali a volte declinati in maniera fuorviante: radici e identità; nazione e patria. Mattoscio ha parlato dunque di termini da “non regalare a una cultura che gioca in modo retorico. Esistono la nazione e la patria ma possono essere declinate in maniera genuina e democratica; esistono radici ed identità che appartengono a ciascuno di noi senza bisogno di interpretazioni demagogiche”, ha precisato Mattoscio sottolineando come la declinazione e l’interpretazione in modo aperto e plurimo di questi termini, che si basa sul rispetto della persona che travalica i confini, sia evidenziata da questo premio. E stata poi la volta del Deputato del Pd Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale, che ha sottolineato come la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero, un vasto mondo composto anche da 70/80 milioni di oriundi, sia sicuramente numericamente sottodimensionata. “Nonostante questo – ha continuato Porta – abbiamo una presenza attiva che va sicuramente riconosciuta e valorizzata. Cerchiamo in tutti i modi di portare quello che stiamo facendo nelle aule del Parlamento verso la società civile e ci stiamo sforzando di portare nelle scuole non una materia, ma una cultura dell’emigrazione.  Abbiamo un’opportunità con l’anno del Turismo delle Radici – ha proseguito il Deputato – di far diventare questo fenomeno non soltanto condiviso in tutto il mondo, ma anche un valore aggiunto per il sistema Italia”. Porta ha anche sottolineato come il Premio colga l’obiettivo poiché si rivolge direttamente a chi sta all’estero, cioè coloro che sono i beneficiari del turismo delle radici

Il dibattito si è concluso con l’intervento di Giovanni Maria De Vita, responsabile del Maeci per il Progetto PNRR del Turismo delle Radici che ha manifestato interesse per l’inserimento di questa iniziativa del comune di Torricella Peligna nel programma dell’anno del Turismo delle Radici 2024. De Vita ha spiegato come il Progetto del Turismo delle Radici nasca da una riflessione condotta da vari attori presenti sul territorio e dagli spunti dei soggetti che sono attivi in questo settore. “Il bando dei comuni per il Turismo delle radici – ha continuato De Vita – è stato un successo di partecipazione. Sono stati più di 800 i comuni con meno di seimila abitanti che hanno presentato le candidature e a giorni verranno pubblicati i risultati. Il bando è inoltre stato veicolato anche attraverso riunioni che si sono svolte al Maeci, che hanno visto la partecipazione dello stesso Ministro Tajani. Tutto questo per dire che i territori sono fondamentali per il successo del nostro programma, perché i territori sono la destinazione finale dei viaggiatori delle radici… I viaggi delle radici – ha proseguito il Consigliere – ci sono sempre stati come anelito delle nostre comunità, quello che stiamo cercando di fare è di organizzare l’offerta in maniera tale che questo viaggio sia più facile da realizzarle e rappresenti un’esperienza positiva”. De Vita ha inoltre evidenziato la necessità di promuovere, attraverso specifiche iniziative come il Premio delle radici, sia la conoscenza della realtà delle nostre comunità all’estero presso la società italiana, sia un’idea aggiornata presso le collettività nel mondo di quello che il nostro moderno paese può offrire. “L’obbiettivo in pectore del programma del Turismo delle Radici – ha aggiunto De Vita – è quello di creare delle nuove opportunità di conoscenza per rilanciare il rapporto con le comunità italiane nel mondo che per noi rappresentano un potenziale enorme, che finora non è stato abbastanza considerato”. Il Consigliere, dopo aver ricordato che gli italiani nel mondo hanno raggiunto in tutti i Paesi in cui si sono insediati i vertici delle società, ha segnalato la disponibilità a veicolare il Bando del Premio. “ E’ importante – ha concluso De Vita – che questo Premio accetti opere in italiano e con traduzioni in italiano,  perché l’attrazione verso la nostra lingua si fa anche attraverso delle iniziative che permettano a chi partecipa di scoprire à l’importanza del parlare italiano. Un successo che tutti auspichiamo”. (Inform)




USA. Si è spento Omero Sabatini

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6sabatiniOmero Sabatini è morto ieri mattina nella sua casa ad Alexandria, in Virginia. Avrebbe compiuto 93 anni a giugno. Lascia l’unica figlia Maria e la moglie Belinda. Una vita nella diplomazia americana, una vasta cultura in campo economico ed umanistico, Omero aveva un forte amore per L’Aquila, dove aveva le origini, sebbene fosse nato negli Stati Uniti.
Era infatti nato il 26 giugno 1931 a East Chicago, città sul lago Michigan nello stato dell’Indiana. Suo padre Giuseppe era emigrato in America nel 1920, sua madre Carmela Barbati, ostetrica in un piccolo paese dell’aquilano, era rimasta in Italia. Dopo la nascita del primogenito Bruno, nel 1928 a Secinaro, un borgo di montagna sotto il Sirente, l’anno successivo Carmela era partita con il figlioletto per gli Stati Uniti per raggiungere suo marito e stare un periodo insieme a lui. In quegli anni dava alla luce Omero. Restò sei anni in America, Carmela, prima di fare rientro nel 1935 a L’Aquila con i due figlioletti e riprendere il suo lavoro di ostetrica comunale.
I due figli crescono, hanno talento. Bruno sarà stimato medico ginecologo all’Ospedale civile dell’Aquila, ma anche finissimo poeta, scrittore, pittore, musicologo e alpinista. Omero, finito il liceo, va a Roma per seguire gli studi all’Università La Sapienza, dove si laurea in Scienze Politiche nel 1954. Giovane intelligente, vivace, sensibile ai temi sociali, assai scottanti nell’Italia nel dopoguerra, Omero presta alla politica il suo impegno appassionato, militando nella Democrazia cristiana, dapprima con l’incarico di delegato giovanile, poi di vice Segretario provinciale. Avrebbe potuto avere, per il suo carisma, un sicuro avvenire in politica e nelle istituzioni. Invece preferisce tornare negli Stati Uniti per costruire là il suo futuro. Si iscrive all’Università di Chicago, uno degli atenei più prestigiosi, e nel 1960 prende la laurea magistrale in Relazioni Economiche Internazionali. Una formazione eccellente che già è una promessa.
Omero Sabatini entra infatti nel Corpo diplomatico degli Stati Uniti iniziando la sua carriera. Il presidente Ronald Reagan, nel 1981, gli conferisce il primo incarico di rappresentanza, ratificato dal Senato. Da quel momento va a rappresentare il Governo federale americano in importanti missioni nel mondo: Belgio, Portogallo, Algeria, Canada, Grecia, quindi in Giappone, Thailandia, India, Iran. Partecipa a negoziati sia con la Comunità Europea (ora Unione) a Bruxelles, sia nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra, quindi ad importanti incontri sul commercio internazionale tra Stati Uniti ed Europa, dove mette a frutto le sue qualità di relatore plurilingue (inglese, italiano, francese, portoghese). Sabatini è stato direttore dell’Ufficio per l’Assistenza e lo Sviluppo del Commercio del Ministero dell’Agricoltura.
Molti i riconoscimenti ricevuti nella sua carriera, tra cui il “Nastro Azzurro”, onorificenza conferitagli dal Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti per l’encomiabile impegno nelle relazioni commerciali con la Comunità Europea, e 6 Attestati di Merito dal Governo americano. Ricca la produzione pubblicistica, con articoli e saggi sulle relazioni con l’Europa, sul commercio internazionale degli Stati Uniti e del Canada, sull’economia agricola dell’Etiopia e della Thailandia. Stimato per l’eccellente qualità dei suoi scritti, studi e ricerche nel campo del commercio internazionale e dell’innovazione in agricoltura in alcuni Paesi in via di sviluppo, Omero Sabatini aveva ricevuto encomi ed attestati da prestigiosi atenei, come l’University of Illinois di Chicago, Georgetown University di Washington, Texas A&M University di Galveston e l’University of Guelph in Canada.
Andato in pensione, Omero Sabatini aveva dedicato tempo e passione nella promozione delle relazioni culturali italo-americane e all’associazionismo abruzzese e molisano. Non esisteva ancora un’associazione regionale nell’area di Washington. All’inizio degli anni Duemila fu quindi tra i promotori e fondatori dell’Abruzzo and Molise Heritage Society, associazione della quale sé stato per molti anni dirigente e presidente. L’associazione raccoglie oltre 300 soci nel distretto della Capitale federale, e nelle contigue aree del Maryland e della Virginia. L’AMHS è ora presieduta da Raymond La Verghetta, docente universitario C’è stato di Omero Sabatini anche un impegno singolare che attiene alla sensibilità umanistica, all’amore per la cultura italiana in generale e per la nostra letteratura, che egli aveva sempre coltivato. Tra questi il suo forte interesse per le opere di Alessandro Manzoni e, in particolare per il romanzo “I Promessi Sposi”, letto numerose volte.
Omero Sabatini è andato perfino oltre il puro interesse per Manzoni e per il suo romanzo più famoso. Tre anni fa, in un’intervista che mi rilasciò, alla mia domanda “Come è nata l’idea di realizzare una riduzione, un adattamento e la traduzione dei Promessi Sposi?” aveva risposto: è nata dall’amore per la nostra letteratura e, nella narrativa, per il più grande romanzo, appunto il capolavoro manzoniano. Constatavo però che in America, fuori dalla cerchia ristretta degli studiosi di letteratura italiana, nessuno conosceva Manzoni e “I Promessi Sposi”. Per il semplice fatto che non esisteva ancora una traduzione del romanzo in versione “popolare”, ridotta e alleggerita, per favorire la lettura assecondando i gusti degli americani, che rifuggono le trattazioni storiche e i testi lunghi. Esistevano, è vero, almeno cinque traduzioni integrali del romanzo, sotto il titolo The Betrothed, la prima nel 1828 l’ultima nel 1972, ma nessuna ridotta, adattata agli americani. Mi sono quindi è cimentato in una riduzione adattata – anche nei nomi – del testo manzoniano, che fosse alla portata di tutti, e nella sua traduzione in inglese. È stato un lavoro durato diversi anni. Il successo del risultato ha sorpreso anche me”.
L’appassionata opera di riduzione e traduzione di Omero Sabatini, pubblicata nel 2002, ha prodotto un bel volume di 476 pagine, sotto il titolo “Promise of Fidelity” (First Book Library), e sottotitolo “Una storia d’amore italiana del famoso romanziere Alessandro Manzoni, tradotta adattata annotata abbreviata da Omero Sabatini”. È stato davvero un successo. Molti gli apprezzamenti e i commenti favorevoli, dai lettori e da studiosi americani, sulla qualità della traduzione. Riporto per brevità solo uno stralcio di quanto dichiarato nel 2003 dal prof. Roberto Severino, direttore del dipartimento di italiano della Georgetown University di Washington: “[…] Questa traduzione, ridotta e adattata da Omero Sabatini, del capolavoro di Alessandro Manzoni, dovrebbe realizzare ciò che finora è stato praticamente impossibile: prendere questo grande romanzo presente solo negli scaffali delle istituzioni accademiche e farlo conoscere diffusamente nei paesi di lingua inglese. Questa di Sabatini è davvero un’abile interpretazione del testo originale e delle sue caratteristiche stilistiche”.
Ad Omero Sabatini era dunque riuscita un’impresa notevole, portata a compimento solo grazie alla sua grande passione per il capolavoro manzoniano, una delle opere più rilevanti della letteratura italiana. Dei Promessi Sposi, secondo la versione di Omero Sabatini, sono uscite due edizioni e varie ristampe negli Stati Uniti, vendute anche nel Regno Unito, Canada, Australia e in altri paesi anglofoni, in cartaceo e soprattutto nell’edizione Kindle, a conferma della felice intuizione e del successo dell’operazione portata a compimento dal traduttore aquilano. Omero Sabatini ha goduto di grande stima nella città di Alexandria ma soprattutto a Washington.
Chi scrive ebbe occasione di verificarlo, in una visita alla capitale federale fatta nel 2016. Andai a trovarlo e a passare una giornata insieme a lui, dapprima nella sua casa, poi in una magnifica serata ad Arlington, in un buon ristorante siciliano. Con Omero e sua moglie Belinda c’erano Lucio D’Andrea e sua moglie Edvige, Nancy De Santi e la concittadina aquilana Laura Benedetti, docente di lingua italiana alla Georgetown University. Quella serata si concluse con la mia sorpresa di ricevere, da Lucio D’Andrea e da Omero, due storici past President, la pergamena di Socio onorario dell’Abruzzo and Molise Heritage Society. “Un privilegio concesso solo a cinque personalità, tra le quali il Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Antonin Scalia e l’Ambasciatore Luigi Einaudi, già Segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani presso le Nazioni Unite”, annotarono all’atto della consegna. Omero Sabatini ha davvero reso onore alle sue origini aquilane e l’Italia. (goffredo palmerini\aise)




Identità: Flavio Volpe domani a Toronto con la CCI

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17iccoSarà presentato oggi, 6 marzo, a Toronto il terzo volume della serie “Identità” curato dalla Camera di Commercio Italiana in Ontario e dedicato a Flavio Volpe.
“A Conversation with Flavio Volpe” approfondisce il viaggio di un leader visionario, forza trainante dell’industria automobilistica canadese, per capire come le sue origini italiane lo abbiano aiutato ad essere l’individuo straordinario che è oggi.
Dal 2014 Flavio Volpe è a capo della Automotive Parts Manufacturers’ Association (APMA), che rappresenta oltre 200 fornitori a livello globale. Il suo ultimo risultato? Project Arrow: un prototipo rivoluzionario, completamente canadese, a emissioni zero e autonomo, presentato al CES 2023 di Las Vegas.
Il volume sarà presentato alle 18.00 al Columbus Centre’s (Joseph D. Carrier Art Gallery) di Toronto. Per partecipare occorre registrarsi qui. (aise) 




Vienna, Terza Edizione del Festival di Letteratura Italiana

vienna terza edizione del festival di letteratura italiana

vienna terza edizione del festival di letteratura italianaIl Teatro Odeon di Vienna ha ospitato la Terza Edizione del Festival di letteratura italiana ‘‘La Fonte’’, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura a Vienna e dalle associazioni culturali ‘‘Librai in corso’’ di Roma e “Libellula” di Vienna, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia, della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali e della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’OSCE.

Il festival è stato il frutto di un’intensa attività organizzativa che ha coinvolto autori, agenti, editori in lingua italiana e tedesca, traduttori, moderatori, interpreti e librai, oltre che istituzioni (come la rete delle biblioteche della città di Vienna) e operatori economici locali.

La manifestazione ha visto la partecipazione di undici autori italiani attivi nel campo della narrativa, della saggistica, del fumetto e dei libri per bambini – in ordine di apparizione: Serena Dandini, Alessandro Barbero, Dacia Maraini, Benedetta Tobagi, Domenico Dara, Fabio Genovesi, Manuele Fior, Stefano Mancuso, Silvia D’Achille, Davide Morosinotto e Gianrico Carofiglio. Inoltre, è stato previsto un evento speciale in occasione dei 50 anni dalla pubblicazione del romanzo “La Storia” di Elsa Morante.




“I labirinti del destino”, il nuovo romanzo di Franco Porta

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libro porta copDopo “Gli Hamilton, Intrighi e passioni” continua la saga della nobile famiglia londinese con “I labirinti del destino”. Questo nuovo romanzo dello scrittore milanese Franco Porta, trapiantato a Puerto Plata, nella Repubblica Dominicana, si dipana tra la passione per le auto da corsa, l’affetto per i bulldog, complessi intrighi e sospetti, il tutto in un vibrante scenario, con personaggi memorabili, ambientato nella Londra dei primi del Novecento. Le sorprendenti svolte narrative rendono questo libro un’entusiasmante continuazione delle vicende familiari degli Hamilton.

“Benvenuti nella seconda parte della straordinaria saga della famiglia Hamilton, iniziata con “Intrighi e passioni”, scrive Porta nella prefazione al suo lavoro.

“Quest’opera rappresenta un connubio tra narrazione fantastica e romanzo storico, dove gli avvenimenti della storia della famiglia Hamilton sono stati il fondamento su cui ho costruito il filo conduttore di questa mia nuova opera.

Laddove la storia si fa sottile e sfumata, la fantasia e l’immaginazione hanno preso il comando, mescolando realtà e invenzione e dando luce a un racconto avvincente – prosegue – Scrivere “I labirinti del destino” è stato un viaggio attraverso le profondità della mia immaginazione. Mi sono immerso nelle intricanti pieghe del tempo, cercando di dare vita, non solo alla saga di una nobile famiglia londinese del XX secolo, ma anche di catturare lo spirito autentico di un’epoca e della straordinaria individualità del bulldog inglese”.

E conclude l’autore: “Vieni a scoprire un mondo dove la storia si fonde con la creatività, unendo le vicende umane all’affascinante carattere di una razza di cani che ha stregato generazioni di appassionati”.

Il libro di Franco Porta (342 pagine) è acquistabile per 24 dollari nella libreria di Amazon.com a questo link:

https://www.amazon.com/-/es/Franco-Porta/dp/B0CWRFW32D/ref=sr_1_1?__mk_es_US=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=27H2G9E3WBQDE&dib=eyJ2IjoiMSJ9.P4ulf0QE9yqR6Le_edC2jPK2IzwjWbJz1mGgfwzIzkTA-2Xk-692dFdb4tdHJ9ZdjcgHQIMoKXACo3s7wnUo6UVCwR_xOHhJiwFMUC8cKimFRVbj1GH9DkcvG3IfeKmVtqXzUxMySphdZMzHFbtUwlx2dD5CsuBkZw0cxEH6buuDi1TNGB0UimwIrTUou3j_gFwVXqohqKdI1nn3J0GxQOgwBqZIJGu6tFv8_lULflA.KBBnJVVCgVQFOrYfATLGptU_X5zUlmMUksEpTPb96GE&dib_tag=se&keywords=Porta+I+labirinti+del+destino&qid=1709329705&sprefix=porta+i+labirinti+del+destino%2Caps%2C168&sr=8-1




Un libro su “L’Argentina italiana e le Acli argentine”

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logomarchio acli cmyk scrittadxLa presenza in Argentina delle ACLI ha dato sostegno, dal 1° luglio del 1966 (data dell’inizio attività degli operatori Acli a Buenos Aires) a migliaia di italiani che hanno contribuito allo sviluppo del Paese con il proprio lavoro. Per questo motivo, a 58 anni dalla fondazione, le Acli hanno voluto raccontare più di mezzo secolo di storia attraverso la pubblicazione del volume “L’Argentina italiana e le acli argentine”. Appuntamento alle ore 10.30 presso l’Asociación de Socorros Mutuos y Cultural Nazionale Italiana di Buenos Aires (in Adolfo Alsina 1465) . , per la presentazione e per i momenti di testimonianze, documenti e racconti che si susseguiranno in cui ci sono testimonianze, documenti e racconti della migrazione italiana e della presenza associativa e del Patronato Acli. Alle 9.00, invece, alla Chiesa degli italiani Mater Misericordia, in Moreno 1687, si celebrerà la. Messa in ricordo di Alfonso Grassi, già Presidente delle acli in Argentina. “Questo volume è un doveroso ricordo e riconoscimento per una esperienza che ha dato tanto sia alla nostra associazione che alla comunità italiana” dichiara Matteo Bracciali, Vicepresidente della Federazione Acli Internazionali e Consigliere Cgie “Quasi 60 anni di presenza competente nel paese non sono pochi, e li vogliamo celebrare anche per riflettere sul futuro della comunità italiana in Argentina insieme ad alcuni ospiti come Mariano Gazzola, Vicesegretario Cgie e Dario Signorini, Presidente del Comites di Buenos Aires oltre che al Presidente delle Acli Emiliano Manfredonia e al Presidente del Patronato Acli Paolo Ricotti”. Al termine dell’iniziativa è previsto un momento conviviale.(Inform)




“Premio Italia Radici nel Mondo”, il 6 marzo evento di presentazione alla Camera

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premio radici nel mondo immagine25Si terrà il 6 marzo dalle ore 13 alla Camera dei Deputati la presentazione del “Premio Italia Radici nel Mondo” edizione 2024: l’evento è organizzato dal John Fante Festival e dal Piccolo Festival delle Spartenze.

Si tratta di un concorso letterario internazionale per racconti inediti rivolto ad autori oriundi di origini italiane e agli italiani residenti all’estero. Partecipano alla presentazione dell’evento: Toni Ricciardi (deputato Pd – ripartizione Europa); Carmine Ficca (Sindaco di Torricella Peligna); Loredana Piccirelli (delegata alla cultura di Torricella Peligna); gli ideatori del premio Giovanna Di Lello (John Fante Festival) e Giuseppe Sommario (Piccolo Festival delle Spartenze); Angela Bubba (scrittrice e componente della giuria); Nicola Mattoscio (Presidente Fondazione Pescarabruzzo) e Giovanni De Vita, responsabile del progetto PNNR per il Turismo delle Radici del Ministero degli Esteri (Inform)




“Il Cammino di Santiago (a modo mio)”, un libro di Silvana Di Liberto

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img 20240219 160921Silvana Di Liberto, una cantante siciliana residente in Spagna ai confini con Portogallo da tanti anni, è conosciuta nel suo ambiente per la sua versatilità e la sua abilità nell’interpretare canzoni in cinque lingue. Sebbene la sua passione sia il jazz, il suo talento include un ampio spettro di generi musicali. Nel corso della pandemia da Covid-19, la sua voce ha assunto la potenza di un ponte, unendo l’Italia e la Spagna con note di speranza. Le sue gesta musicali hanno giocato un ruolo fondamentale nel cementare comunità e offrire conforto in tempi infausti.

Recentemente, ha sorpreso il suo pubblico con un contributo inaspettato: un’appassionante opera d’avventura intitolata ‘Il Cammino di Santiago (a modo mio)’. In questa narrazione, Silvana ci conduce in un pellegrinaggio attraverso il tempo e lo spazio, offrendo una visione personale e unica di un’epoca passata in cui i comfort moderni erano ancora un miraggio. L’autrice condivide apertamente che il percorso da lei intrapreso è stato impegnativo, sottolineando con forza che ogni ostacolo superato ha ampiamente ripagato ogni sforzo.

Questo itinerario mistico racchiude secoli di storia e leggende, emergendo come una meta sacra per pellegrini provenienti da ogni angolo del pianeta. La sua narrazione immerge i lettori in paesaggi mozzafiato, dai maestosi Pirenei francesi a distese aperte, vigneti, corsi d’acqua e antichi ponti, incantando con foreste millenarie, valli tranquille e pittoreschi villaggi, fino a raggiungere la magica Galizia. L’ampiezza infinita di questi luoghi aperti con orizzonti incontaminati le conferiva la sensazione di non raggiungere mai le varie mete lungo il Cammino di Santiago, creando un’atmosfera di pace che sembrava un premio meritato ad ogni arrivo.

imagen de whatsapp 2024 02 16 a las 15.58.44 8f059c08In questo scenario, si può godere del silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli, dai suoni degli animali, la potenza dei fiumi e dai profumi penetranti delle piante e dei fiori, diventando parte integrante di questo paradiso della Spagna del Nord. Man mano che si percorrono i lunghi chilometri, si apre un’opportunità per la riflessione e l’introspezione, una connessione profonda con il proprio corpo. Anche quando ci si sente stanchi, le gambe sembrano muoversi da sole, ma la mente spinge a non mollare, facendo capire che questo cammino non è per tutti. All’inizio può apparire facile, ma più si procede, più il peso dello zaino si fa insopportabile, fino a quando, ad un certo punto, diventa parte di te. La condivisione di storie e fatiche con altri viaggiatori stranieri instaura un senso di comunità e solidarietà, trasformando il cammino in un’esperienza condivisa, arricchente e quasi mistica, poiché ci si sente legati ai pellegrini che lo hanno percorso prima e dopo. Viaggiando solo con l’essenziale, si sperimenta una maggiore consapevolezza della semplicità della vita e una riduzione delle distrazioni quotidiane. Questo permette di tornare a casa con una prospettiva diversa sul modo di pensare, un rinnovamento interiore e una connessione più intima con se stessi e gli altri. Ciò che caratterizza ‘Il Cammino di Santiago (a modo mio)’ è la fusione di acume e sensibilità artistica. In alcune tappe, la voce di Silvana si manifesta con l’intento di infondere ispirazione e gioia nei viaggiatori, contribuendo significativamente al loro bagaglio di ricordi. Tramite le sue introspezioni personali, i lettori si addentrano anche nell’ampia ricchezza della cultura e delle tradizioni, della gastronomia, delle leggende, degli aneddoti, del rispetto verso le persone, dell’arte dell’ascolto e dell’ospitalità spagnola che l’ha fatta sentire come a casa sua.

L’autrice non esita a esplorare le imperscrutabili questioni che emergono nel corso del suo viaggio, affrontando temi come la ricerca di significato, la forza di volontà, perché in quel contesto è necessario andare avanti, e altre sfaccettature tabù della nostra società. Quest’opera non solo conquisterà gli appassionati di viaggi, ma stimolerà anche i lettori più esigenti a riflettere sul significato di ciò che abbiamo di fronte, a volte sfuggente o deliberatamente ignorato. Con arricchenti dialoghi, saggi consigli e frasi profonde, l’invito a esplorare la bellezza dell’essenzialità in tutti i sensi si presenta come un’opportunità per scoprire i valori nascosti nei sentieri meno battuti. Offre la possibilità di una trasformazione intima, coinvolgente anche per l’anima.

In sintesi, ‘Il Cammino di Santiago (a modo mio)’ rappresenta un’ode toccante, delicata e gioiosa del mio viaggio di pellegrinaggio, reso possibile da una rigenerante pausa mentale di 38 giorni che culmina in un colpo di scena nel capitolo 39. In questa odissea, ho vissuto un’intensa crescita personale, ho forgiato amicizie autentiche e ho incontrato una serie di personaggi significativi. Abbracciando il coraggio che prima mi sfuggiva, ho scoperto una nuova essenza di libertà e apertura mentale, imparando a fare le cose da sola. Il racconto è un inno toccante alla scoperta di sé stessi e all’arricchimento spirituale nel percorso della vita. Una lettura indispensabile per chi cerca ispirazione e vuole andare oltre i propri limiti e confini. Preparati a essere catturato da un vortice di emozioni e a lasciarti ispirare dalla forza di un viaggio intrapreso da una siciliana. Il suo libro in versione spagnola è stato pubblicato anche sulla rivista di dicembre 2023 e la web ufficiale della Federación Española de Asociaciones de Amigos del Camino de Santiago.




“Lo scriba di Catulo”, il mio nuovo romanzo

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Sono nato, alcuni anni fa (sembra ieri e già quasi sono 72), in un cortile di via Quinto Lutazio Catulo, in una casa affacciata sulla strada, a Gattinara, la “città del vino”, in provincia di Vercelli. Il nome di quel console romano, che vedevo parecchie volte al giorno, sulla targa agli angoli della mia via, mi ha sempre incuriosito.

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Lo notavo, di mattina e di pomeriggio, quando da bambino e da ragazzo, andavo a scuola, di sera, nella mia gioventù, per andare in tabina, uno dei tipici clubs privati del mio paese, ora città… Catulo era sempre li, a ricordarmi quanto accaduto in quel lontanissimo anno del 101 a.C. quando i Romani hanno affrontato i Cimbri e i Teutoni nella battaglia dei Campi Raudi, nella pianura che proprio da Gattinara si dirige verso il capoluogo.
Quinto Lutazio Catulo era diventato quasi un amico, un amico remoto, mai conosciuto, ovviamente
Lo difendevo quando qualcuno lo confondeva con il poeta Catullo, spiegando l’equivoco.

 

Poi ho cominciato a cercare notizie storiche su di lui. Ho letto che aveva fatto costruire un altare per ringraziare i suoi dei per la vittoria contro i barbari e che, dal nome latino di quell’altare (Catuli ara), sarebbe derivato il nome della mia città.

Non sono mai stato un appassionato di storia, ma un curioso sì. Mi piace ispirarmi a essa e… fantasticare. Come accade spesso nei miei romanzi.
6c8ae876 332f 48c2 b8e0 b50ac825b5baÈ così anche in questo LO SCRIBA DI CATULO, che esce in questi giorni e che racconta, in maniera fantasiosa, quello che avrebbe potuto succedere nei giorni di quel famoso scontro. Per meglio dire, quello che io avrei desiderato fosse accaduto allora ai Campi Raudi.

In oltre 350 pagine mi sono ritrovato nell’antica Corinto, distrutta dalle legioni di Lucio Mummio, nel 146 a.C., poi al 101, epoca di Catulo e del suo collega proconsole Caio Mario, cui a Gattinara è dedicata un’altra via, parallela alla mia. Parallela perché la pianta del centro storico di Gattinara ricorre quella di un accampamento romano, con sezioni quadrate che si incrociano. Impossibile perdersi anche per uno come me che non ha il senso dell’orientamento e che per imparare, poi, la strada per arrivare all’Università ha dovuto sbagliarla almeno una sessantina di volte.
Ma non divaghiamo.
409159800 3737766339838790 1634010443497516261 nIn questa immagine fittizia ho voluto ricostruire il famoso “altare di Catulo” sul ritrovamento del quale si basa il racconto fantasioso del mio nuovo libro che potete trovare al link qui sotto. Compratelo perché ne vale davvero la pena!

https://www.lulu.com/shop/ennio-marchetti/lo-scriba-di-catulo/paperback/product-nvqq26p.html?q=Lo+scriba+di+Catulo&page=1&pageSize=4