Montreal: “L’italiano è un posto dove ci piove dentro”

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iicmontreal vedutaÈ con Fiorenzo Toso dell’Università degli Studi di Sassari e con i “Dialetti o lingue d’Italia?” il prossimo appuntamento con la serie di conferenze intitolata “L’italiano è un posto dove ci piove dentro. Conversazioni sulla lingua e sui dialetti”, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Montreal e dal Department of Classics, Modern Languages and Linguistics di Concordia University.
L’incontro si terrà lunedì 9 novembre, alle ore 14:00 di Montréal (le 20:00 a Roma), sulla piattaforma Zoom con ingresso libero previa registrazione.
Francesco D’Arelli, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, e Dario Brancato, professore di Concordia University, presenteranno i temi della conferenza e modereranno il dibattito.
La conferenza tratterà del rapporto storico tra la lingua italiana standard e le altre diverse varietà tradizionalmente parlate in Italia: i “dialetti italiani”, che non vanno considerati come “dialetti (ossia varietà) dell’italiano”, costituendo in vari modi e secondo diverse articolazioni dei patrimoni linguistici autonomi e originali nelle diverse regioni. I dialetti, insieme alle lingue delle alloglossie (varietà ulteriormente differenziate rispetto all’italiano, parlate dalle minoranze linguistiche riconosciute come tali) si integrano nel “repertorio linguistico” del paese, risultando portatori spesso di importanti tradizioni culturali e letterarie, anche in virtù del fatto che il rapporto di subordine con la lingua nazionale non è affatto innato, ma è il risultato di processi storico-sociali di lunga durata. La riflessione su questi temi comporterà anche alcune osservazioni sulla fortuna e la realtà attuale di alcune delle “lingue d’Italia” all’estero.
Fiorenzo Toso vive tra la Liguria, dove risiede, e la Sardegna, dove è professore ordinario di Linguistica all’Università degli Studi di Sassari. Dialettologo, è specialista dell’area linguistica ligure, alla quale ha dedicato numerosi studi, con riferimento in particolare al contatto linguistico tra genovese e altri idiomi e alle varietà d’oltremare, alla storia linguistica e letteraria e a vari temi relativi al lessico: tra gli altri Il tabarchino. Strutture, evoluzione storica, aspetti sociolinguistici, Milano, Franco Angeli, 2004; Linguistica di aree laterali ed estreme. Contatto, interferenza, colonie linguistiche e “isole” culturali nel Mediterraneo occidentale, Recco, Le Mani, 2008; La letteratura ligure in genovese e nei dialetti locali. Profilo storico e antologia, Recco, Le Mani, 2009. In lingua genovese è autore di due volumi di poesia, narrativa e traduzioni in e dall’italiano, dallo spagnolo, dal francese e da altre lingue. Si occupa anche di minoranze linguistiche in Italia e in Europa, con riferimento agli aspetti sociolinguistici e glottopolitici e alle tradizioni letterarie (Le minoranze linguistiche in Italia, Bologna, Il Mulino, 2008), di etimologia italiana e di metalinguaggio della linguistica. Libero docente di Filologia Italiana, collaboratore tra l’altro del Lessico Etimologico Italiano fondato da M. Pfister e dell’Atlante Linguistico del Mediterraneo e della Enciclopedia dell’italiano diretta da R. Simone (2010), dirige il progetto del Dizionario Etimologico Storico Genovese e Ligure.
Dario Brancato è professore associato di Letteratura Italiana alla Concordia University di Montreal. È un esperto di letteratura e cultura del Rinascimento fiorentino, di ricezione dei Classici (in particolare Boezio ed Aristotele) nel Medioevo e Rinascimento, e di linguistica e dialettologia italiana. Ha in attivo numerose pubblicazioni – articoli e una monografia (Il Boezio di Benedetto Varchi. Edizione critica del volgarizzamento della Consolatio Philosophiae (1551), Olschki, 2018) – e collabora con vari centri di ricerca in Europa e America del Nord. Nel 2014-15 ha ricevuto una prestigiosa borsa presso Villa I Tatti a Firenze (Harvard University)




L’ Associazione Marinelli: nuova luce al patrimonio culturale lucano

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download 1L’Associazione Culturale Vincenzo Marinelli, nata nell’ottobre 2015 dall’idea di un gruppo di amici, uniti dalle origini lucane e dalla voglia di dare nuova luce al patrimonio culturale della propria terra, è dedicata al Pittore Vincenzo Marinelli, illustre rappresentante della pittura italiana dell’ottocento, nato a San Martino d’Agri nel 1819.

L’Associazione ha come obiettivo quello di riscoprire, studiare e promuovere la Cultura del nostro territorio, partendo da figure di spicco, come quella del già citato Vincenzo Marinelli, passando per Teresina De Pierro, illustre poetessa anch’ella vissuta nell’ottocento e nata a San Martino d’Agri, fino ad arrivare a quelle testimonianze della cultura sacra e contadina che, spesso mescolandosi, costituiscono le fondamenta della cultura Sammartinese e Lucana.

L’Associazione, muovendosi su più fronti, ha sin dall’inizio cercato di attivare percorsi di collaborazione e sinergie positive, sia fra le Associazioni del territorio, sia con tutti i soggetti, pubblici e privati, che perseguono le stesse finalità.

Fin dagli inizi è iniziato un lavoro incessante di recupero di opere e testimonianze della storia del pittore, attraverso l’acquisizione, in aste o direttamente da collezionisti privati, soprattutto di quadri e sculture, ma anche stampe, cartoline, riviste e libri che recassero immagini o testi legati al Marinelli. Oggi l’Associazione possiede la più grande collezione di opere del pittore, vanto per la comunità e motivo di interesse per studiosi e turisti.

Non si è recuperato, però, solo materiale riferito all’artista lucano Vincenzo Marinelli, ma anche altre stampe, litografie, libri etc riferiti alla cultura artistica e letteraria, soprattutto dell’ottocento e del novecento.

Tutto il materiale recuperato o ricevuto in dono sono custoditi nella sede dell’associazione, a San Martino d’Agri, antica residenza della famiglia Romano, e donata dagli eredi, originari di San Martino d’Agri e ancora legati alle origini lucane.

Parzialmente già restaurata con fondi propri, la sede è destinata a diventare, nel progetto dei soci, “Casa della Cultura” che al suo interno ospiterà non solo una pinacoteca dedicata a Vincenzo Marinelli, ma diventerà anche luogo di ritrovo, studio e scambio interculturale.

Non solo di Vincenzo Marinelli si è occupata l’associazione in questi anni. Con uno sguardo al territorio ha intrapreso progetti di riscoperta e valorizzazione di antichi sentieri e mulini, ormai dimenticati, iniziando una stagione di eventi, “Al tempo dei Mulini”, nata dalla sinergia con l’Associazione Italiana Mulini Storici, Mulilù Amici dei Mulini Lucani, il CNR e il Comune di San Martino d’Agri. L’evento, giunto alla V edizione, è ormai una tappa fissa di primavera, inserito anche nelle Giornate Europee dei Mulini.

La notte di San Lorenzo e l’antico sagrato della Chiesa dedicata al Santo, fanno invece da cornice ad un altro evento, “Note di San Lorenzo”, serata dedicata ogni anno ad un tema diverso. La prima edizione, dedicata al pittore e alla poetessa Teresina De Pierro, è stata aperta da un amico nostro e di tutti i lucani, il compianto Rocco Brancati. Tra i tanti e graditi Ospiti delle varie edizioni, ci piace ricordare, tra gli altri, Luciano Garramone, ingegnere dell’ASI Agenzia Spaziale Italiana e fine musicista, l’Architetto Giancarlo Grano, Don Antonio Caputo, ex parroco di San Martino d’Agri, e in ultimo, la scrittrice nostra conterranea Claudia Durastanti, finalista al Premio Strega 2019, con il libro “La Straniera”. E’ ormai consuetudine accompagnare le serate con buona musica, sia come intermezzo agli interventi degli Ospiti che per conclude la serata al buio della notte stellata più attesa dell’anno. Sempre nel mese di Agosto, ad animare il centro storico sono spettacoli teatrali, anche questi sempre dal forte valore simbolico e culturale, “Il sindaco Contadino” e “L’Innaffiatore del cervello di Passannante” ideate e portate in scena da Ulderico Pesce, “La Briganta” della Compagnia Teatrale Petra e “Cristo si è Fermato a Eboli” della Compagnia Teatrale La Mandragola.

Non poteva mancare il contributo offerto a chi fa del recupero e della promozione del patrimonio italiano opera meritoria ormai da lunghi anni, il Fai – Fondo ambiente italiano, con due edizioni, la prima, nell’autunno del 2018, presso il Convento dei Frati Minori Osservanti, mentre quest’anno si è deciso di promuovere, con il patrocinio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e dei comuni di Gallicchio e San Martino d’Agri,  le giornate Fai d’Autunno 2020 alle Murge di Sant’Oronzo, porta meridionale del Parco e uno dei simboli, oltre che del Parco stesso, di tutta la regione Basilicata.

All’organizzazione di eventi si è da subito affiancata anche un’altra forma di valorizzazione della cultura locale, la pubblicazione di due libri, entrambi incentrati sulla storia del borgo lucano di San Martino d’Agri, “San Martino d’Agri-Note Storiche” e “Il Culto di San Lorenzo patrono di San Martino d’Agri” entrambi opere del Dott. Antonio Capano ed entrambi presentati in due diverse edizioni di Note di San Lorenzo.

L’impegno dell’associazione è andato anche all’organizzazione di mostre di pittura, locali, come quella dedicata nel 2019, oltre che a Vincenzo Marinelli, ad altri artisti nativi di San Martino, come Nicola Demma, Paolo Martorano e Angela Manieri, e internazionali, come quella tenutasi nel Convento dei Frati Minori, scaturita da un en plein air di artisti Russi che hanno raccontato, dipingendo, scorci suggestivi dei nostri paesaggi e centri storici.

Altro lavoro portato avanti è la pubblicazione di un calendario, appuntamento ormai imperdibile per gli appassionati di cultura locale, insieme racconto per immagini e notizie storiche, diventato una pubblicazione da conservare e collezionare.

Ma è il 2019 l’anno che potremmo definire insieme punto d’arrivo e partenza per la nostra Associazione. Frutto di un lavoro partito da lontano, il 2019 è stato l’anno del Bicentenario della nascita di Vincenzo Marinelli. A lui sono state dedicate tutte le manifestazioni dell’anno, che ne ha celebrato le opere e la storia personale. Un anno concepito come un viaggio, che ci ha portati a toccare luoghi importanti nella storia del pittore. Partendo da San Martino d’Agri, dove si sono aperte le celebrazioni, alla presenza della Professoressa Isabella Valente, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e della Dottoressa Palmarosa Fuccella, membri del Comitato scientifico del Bicentenario, per giungere ad Abriola, paese di origine del padre. Una mostra itinerante, dedicata al pittore lucano, ha seguito tutte le tappe delle celebrazioni, concluse a dicembre del 2019 con una mostra evento a Matera, Capitale Europea della Cultura, presso la Ferrara Art Gallery. Arricchita da opere di collezioni private e pubbliche, dal Mam Musei Aiello, il Museo Pinacoteca di Parabita e la Galleria Recta di Roma, ha visto la pubblicazione di un Catalogo, opera voluta dall’Associazione e realizzata da Palmarosa Fuccella, instancabile studiosa e sempre vicina alle nostre iniziative.

Il 2020 ci vede impegnati, vista la situazione attuale, nella pubblicazione di un’opera dedicata al pittore, ma anche nell’allestimento della Biblioteca, dedicata al poeta e scrittore Raffaele Sivolella, in cui affluiscono le donazioni di cittadini, vogliosi di alimentare il sogno di creare uno spazio della cultura accessibile a tutti. Ed è a tutti i benefattori privati, agli enti e Fondazioni, come la Fondazione Carical, che negli anni ci hanno sostenuto, che va il ringraziamento dell’Associazione, ma anche alle istituzioni: la Regione Basilicata, il Parco Nazionale Appennino Lucano, il Comune di San Martino d’Agri, quello di Abriola e Gallicchio, ma soprattutto ai cittadini, che sempre più numerosi seguono le iniziative, vero motore che aiuta a spingersi sempre più avanti nel lavoro di ricerca e promozione.




Anna Vincitorio e le “Poesie d’amore” di Nazim Hikmet

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poesie amore 1ANNA VINCITORIO vive a Firenze. Laureata in Giurisprudenza, poetessa, romanziera e traduttrice, ha pubblicato numerose recensioni letterarie. Si occupa da sempre di letteratura e cultura. Ha vinto numerosi premi di poesia e prosa e pubblicato oltre dieci volumi di prosa e poesia. Pubblichiamo la sua recensione delle poesie di Nazim Hikhmet, uscita in Italia nel settembre 2020.

NAZIM HIKMET.Nasce a Salonicco nel 1902. Negli anni ‘20 visse in Russia aderendo alle avanguardie e in particolare a Majakovskij. Nel 1938 viene condannato a una lunga detenzione perché si opponeva ad Ataturk. Ottiene la libertà nel 1950. Si stabilisce a Mosca dove muore il 3 giugno del 1983 al n°6 della via Pesciànaya.

(a cura di Anna Foschi Ciampolini)

 

NAZIM HIKMET – Poesie d’amore

 

“Pioggia d’estate cade dentro di me…

piccioni d’argento volano dai miei tetti

la mia terra corre coi piedi nudi

pioggia d’estate dentro di me

senza rinfrescare la mia tristezza…”

 

L’amore in questo poeta è il percorso del suo vivere. Canta non solo amore, ma battaglie, soprusi, lontananza, esilio, rifugio. In lui all’estrema dolcezza orientale si fondono ritmi crudi legati all’occidente. I lunghi anni in carcere a Bursa (Anatolia) e la libertà passata da esule prevalentemente in Russia, creano una visione di assenza e nostalgia forti. Saggiare la dimensione del silenzio; assaporarne il fascino. Un silenzio non delimitato dai muri di una casa o di una cella ma puro e filtrato che rende consapevoli anche se non credenti dell’esistenza di qualcosa o qualcuno sopra di noi: un Dio Ittita, Assiro, Mussulmano o il Dio della Bibbia. Il poeta è un viandante e il suo cammino è lento perché volto alla ricerca di qualcosa d’indefinito. Nel suo esilio, vivo costantemente il ricordo delle acque cangianti del Bosforo, le distese di campi arati nel solo che muore, donne vestite di colori vivaci che lavorano questa terra immensa, la calura estiva e i gelidi inverni. Flauti in lontananza, tempi d’amore e di guerra.

Ci possiamo chiedere quando e perché è sorta in Nazim Hikmet la necessità di scrivere poesia.

In una lettera del 20 dicembre 1961 da Stoccolma all’amica Joyce Lussu sua traduttrice: “Mi domandi perché scrivo delle poesie? Sarebbe più giusta la domanda in altro modo. Perché e come ho cominciato a scrivere delle poesie. Cerco di ricordare”.

L’infanzia a Istambul e per lui l’importanza di essere il nipote di un nonno poeta che apparteneva alla setta dei Mevlevé, dervisci vagabondi. Il loro nome derivava dal poeta Mevlana. Sicuramente in lui la poesia era nata come tradizione. Una casa colta, e nelle orecchie la voce della madre che recitava Baudelaire e Lamartine in francese; parole o, meglio, suoni nello scorrere del tempo che si addensavano in lui e che poi avrebbero assunto una forma propria.

L’ascolto è importante perché si assimilano le emozioni costruendo fantasie che avrebbero poi assunto forma lirica. In casa venivano anche lette le poesie di un grande poeta turco: YaYa Kemal. Le sere si animavano di parole. Questo poeta forse innamorato della madre di Nazim, era anche suo professore all’Accademia navale. Crescere in un clima permeato di versi apriva una strada seducente tra fantasia e realtà. La prima poesia fu pubblicata a 17 anni; corretta da Yaya Kemal. Si presentava così:

“Ho sentito un lamento sotto i cipressi

mi sono chiesto, c’è qualcuno che piange qui?

o è il vento che si ricorda di un amore passato

in questo luogo solitario?”

 

La musicalità di questi versi porta il pensiero a Lamartine. Le letture della madre nelle lunghe sere invernali, avevano lasciato un’impronta nella sensibilità poetica di Hikmet.

“Ma perché riandare verso queste scene lontane?

Lasciamo che il vento gema e che l’onda sussurri!

Tornate, tornate, miei tristi pensieri.

Voglio sognare, non voglio piangere! (1)”

 

Lettere dal carcere a Munevvér

Lunghi, lunghissimi anni e la parola e l’immaginazione che riempiono i giorni e le fantasie. Il più bello è il non ancora vissuto. Il pensare che anticipa le parole si addensa nel desiderio: “E quello/ che vorrei dirti di più bello/ non te l’ho ancora detto”. Amore che prevarica la fisicità; è avventura, audacia, lontananza: “amo in te l’impossibile ma non la disperazione”. Potrebbe definirsi un amore che dal rinserro di una prigione si libra alto e vede il cielo, l’erba, l’insetto, e le cicogne che volano. Amore, inteso come libertà; quella libertà da lui voluta e per la quale ha lottato. Il biondo poeta dagli occhi di cielo è uomo tra gli uomini. Non vi è alcuna scissione tra la passione per la sua donna e l’essere umano che lotta e la lotta è sembiante d’amore. Si dipanano lenti gli anni dal 1938 al 1950 e lui che immagina la sua donna nell’attesa: luce di speranza per i suoi giorni bui. Donna, la sua donna, ma lo è anche Istambul: “la voluttà della mia città nel tuo sguardo…”; moglie vista come sua sultana, signora; un bacio sulla sua guancia, un suo respiro è come respirare, baciare Istambul. Fisicità e corposità della città agognata come donna. Il poeta vorrebbe addormentarsi e svegliarsi tra cento anni. È triste ma anche bello vivere in un secolo “coraggioso grande ed eroico”. E non importa che “la sua terribile notte” sia “lacerata dai gridi dell’alba” perché il suo secolo, il ‘900 splenderà di sole come gli occhi della sua donna. Donna che gli appare come luna tra nuvole mentre il vento “non agita/ due volte lo stesso ramo”. È tutto lontano ma “il banchetto della miseria finirà”.

L’importanza per Nazim Hikmet delle parole impregnate della presenza della moglie: madre, amore, amica; parole coraggiose, parole paragonate agli uomini. Per lui la donna amata ha gli occhi come le spighe di Antalya di maggio; occhi nudi e immensi “come gli occhi di un bimbo”; occhi del colore d’autunno come i castagneti di Bursa; ma quello che è più importante: vedere in un futuro gli uomini guardarsi fraternamente con gli occhi dai lampi verdi di Munnevér: “I tuoi occhi, i tuoi occhi, i tuoi occhi/ che tu vengo all’ospedale o in prigione/ nei tuoi occhi porti sempre il sole”.

Nel 1950 Nazim Hikmet viene rimesso in libertà dopo tredici lunghi anni.

Inizia per lui una dimensione diversa di vita. È libertà ma lontano da Istambul.

 

In esilio

“Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti.

Arrivederci fratello mare

mi porto un po’ della tua ghiaia

un po’ del tuo sale azzurro

un po’ della tua infinità

e un pochino della tua luce

e della tua infelicità” (Varna 1951)

 

Per lui una erranza dove è quasi sempre impossibile dormire: sono troppo le stelle in cielo “troppo lucide, troppo vicine…/ per via dei fantasmi/ venuti da Istambul/ sorti dal Bosforo/ che invadono la stanza…”. “Una barca passa davanti a Varna/ ohilà, figli d’argento del Mar Nero!/ una barca scivola verso il Bosforo./ Nazim dolcemente carezza la barca/ e si brucia le mani”.

Le strade che percorre sono lunghe come il vento, e gli odori, i paesaggi non alleviano la sua tristezza. Giunge a Sophia, città natale di Munnevér; era un giorno di primavera e profumo di tigli. Ma lei non è accanto a lui e lui ricorda a Istambul a Scehsadebasci, la sera e le strade dove sciamanno donne, vecchi, giovani, bambini a braccetto. Ma sono tempi andati, fughe di anni. Lui, un giorno di primavera è entrato nella città natale della sua donna ma anche là non può scordare la sua casa perduta. “È un duro mestiere, l’esilio, un duro mestiere…”. Sarà Mosca la sua dimora e in lui “il tempo rimane/ come una rosa rossa odorosa/ che oggi sia venerdì domani sabato/ che il più di me sia passato che resti il meno/ non importa”. La tristezza grava sulle sue spalle: “è una camicia di tela da vela/ lavata dall’acqua di mare…”. Le notti sono diventate lunghe e senza stelle; non vede fine alla infinita separazione da un tempo che fu. “Nell’aria una melodia orientale come le acque del Bosforo./ Sono sulla collina/ e il mio cuore come una zattera/ si allontana…/ va oltre i ricordi/ fino al mare pesante senza stelle/ nelle tenebre fitte”. Alla speranza si alternano speranza, malinconia, nostalgia. Il suo cuore è sempre più debole per i passati infarti ma ricolmo di amore per la sua donna – Istambul. Niente più della lontananza accresce l’amore che diventa arsura incontrollabile. Lui è solo. Con lui la carta e la macchina da scrivere; nei suoi occhi, il sangue sui marciapiedi delle città dove lui è passato e le sue mani lasciano tracce di sangue sui muri… Invoca ormai la morte. La nostalgia è sua compagna, ombra a lui accanto nel buio. Sia che lui viaggi o che si fermi, nulla gli resta se non il rimpianto di bianche di neve. A Mosca sotto la pioggia ha veduto camminare la primavera “con i suoi piedi esili e lunghi…”. Il suo elettrocardiogramma pessimo. Il 3 giugno del 1963 verso le nove del mattino Nazim Hikmet muore solo. Lo trovano accasciato accanto alla porta che era socchiusa…

“Il mio funerale partirà dal nostro cortile?…

Il cortile sarà forse pieno di sole, di piccioni…

i bambini giocheranno strillando

forse sull’asfalto bagnato cadrà la pioggia…”

(Il mio funerale – maggio 1963)

 

La tua poesia Hikmet è solo amore, sublimata nella bruma di Istambul.

Mi rivedo, in un tempo lontano, al crepuscolo su un battello che scivolava sul Bosforo. Dietro di me le isole dei Principi luccicavano in penombra. L’umanità tua e del tuo polo è viva e calda come il grano. – Allah Korusun (proteggici) forse, ti porterà lontano agli scalini del cielo.

Ho i visto i poveri comprare il mangime per nutrire i colombi. Sono stata ringraziata per un sorriso.

(1)     Da Graziella di Lamartine




La Dante e le sfide della cultura italiana in tempo di crisi globale

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unnamedSi è svolto lunedì 19 ottobre alla Farnesina l’evento inaugurale della XX Settimana della lingua italiana nel mondo che ha per tema “L’italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazioni, fumetti”. Per la Società Dante Alighieri sono intervenuti il Presidente Andrea Riccardi ed il Segretario Generale Alessandro Masi.

Pubblichiamo l’ intervento del Presidente Riccardi (nella foto):

“La linea di questi anni per la Dante è stata – molti lo sanno – passare dal clima di Italnostalgia, in cui vivevano i nostri più di 400 Comitati, all’Italsimpatia, confermata dal Congresso di Buenos Aires: rete di amicizia, attrazione e consenso intorno al mondo italiano che è prodotto, innovazione, bellezza, creatività e tanto altro. E il mondo italiano attira e suscita simpatia. È una realtà. Ma, senza lingua, non c’è consistenza né identità. Anche il brand italiano può moltiplicarsi, ma, se non impastato di lingua, non tiene. Da tempo tentiamo di coinvolgere il mondo del privato poco sensibile a parlare italiano, a comprendere che il prodotto italiano si lega alla promozione linguistica. I nostri sensori nel mondo, però, ci dicono una vasta attrazione per la nostra lingua, terza o quarta più studiata che sia. Siamo obbligati quindi a tenere alte l’offerta e la qualità dell’insegnamento, sfidato da altre lingue che appaiono più utili.

Siamo testimoni di un nuovo senso di appartenenza all’italianità, di un legame con la lingua e la cultura che non è antagonistico con altre identità nel mondo globale e plurimo. L’italiano non è solo un veicolo di comunicazione, ma è percepito come una lingua che ha un contenuto umanistico: lo conferma pienamente Dante Alighieri. L’Italsimpatia e la lingua creano un’Italosfera, un mondo fatto di parole, cultura, prodotti, arte, radice, vivere all’italiana e via dicendo.

La pandemia ha messo in crisi le comunicazioni e l’insegnamento. Un questionario della Società Dante Alighieri ha fatto emergere, su un campione di 309 Comitati di 73 paesi (151 in Europa, 119 nelle Americhe, 12 dall’Oceania, 10 Asia, 9 Mediterraneo e 8 nell’Africa subsahariana), che il 51% ha sospeso le attività per la pandemia, il 48% le ha ridimensionate. La crisi è seria. Non solo della Dante ma soprattutto di tante scuole di lingua, nate per iniziativa privata o di associazioni, in Italia e nel mondo, che stentano e chiudono, di cui mi faccio voce.

La Sede Centrale ha intrapreso iniziative di sostegno ai Comitati: affitti, acquisti materiali didattici, oneri del personale docente, strumenti informatici e tecnologici. Ma non basta rincorrere i problemi. Invece che rattoppare con aiuti a pioggia, abbiamo tratto una lezione dalla crisi per un salto in avanti. Abbiamo scelto un’idea innovativa: una grande piattaforma su cui avviare un progetto multimediale. La piattaforma potrà anche combinarsi con l’insegnamento in presenza o sostituirlo. Consentirà un’offerta mista: oltre lo studio della lingua che è centrale, la formazione e l’aggiornamento dei docenti (che è una grande domanda) e divulgazione e cultura, in una rete in grado di raggiungere paesi come la Cina e la Russia.

La piattaforma Dante è il nostro contributo alle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante, nel marzo del 2021: è una riproposizione innovativa dell’insegnamento della lingua, convinti che essa ha un futuro e che la crisi è occasione di crescita, anche competitiva con i nostri omologhi europei, il British o il Cervantes.

Nell’incertezza dei tempi, appaiono incoraggianti le previsioni per l’immediato futuro, con il 62% dei Comitati Dante che ritiene che non ci saranno flessioni nella domanda d’italiano e che le modalità tecnologiche permetteranno di coinvolgere altri studenti. Un settore su cui occorre agire in fretta è però l’aggiornamento sulla didattica online. Dall’inchiesta, è emerso come, nonostante molti insegnanti abbiano risposto con corsi online fatti in casa, c’è bisogno di nuova formazione sulla didattica a distanza.

Vorrei confermare la continuità dei progetti didattici già avviati con il programma “Vivere all’Italiana”, con il supporto alla Scuola di Tirana, vero centro d’eccellenza per l’Albania; a Mosca, dove stiamo concretizzando l’integrazione nel Liceo italo Calvino, in Uruguay, con la riapertura dei corsi a Montevideo, nelle sedi dell’Africa, dove purtroppo assistiamo alle difficoltà incontrate dalla grande scuola di Asmara cui era stato offerto un programma di formazione docenti e la certificazione PLIDA, e ancora a Johannesburg e Cape Town.

Nonostante la crisi, non si tratta di gestire i resti di un sistema d’insegnamento nato nel passato e a esso legato, ma di realizzare la nostra convinzione: che nel mondo globale non solo c’è spazio per l’italiano, ma ce n’è bisogno. E che, senza l’italiano insegnato nel mondo, l’Italia è più piccola e il mondo è un po’ più povero. Chagall disse all’inaugurazione del museo a lui dedicato: “Se tutta la vita va inevitabilmente verso la sua fine, durante la nostra dobbiamo colorarla con i nostri colori di amore e di speranza”. Il mondo globale s’ingrigisce in processi di omologazione. Abbiamo la responsabilità di colorarlo in italiano, tra i colori di tante lingue”.




IL CGIE dibatte la promozione dell’italiano

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14schiavocgieLa promozione della lingua e della cultura rappresenta un tema caro al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che ne ha discusso questo pomeriggio durante la riunione plenaria conclusa poco fa online. Durante il dibattito, oltre a diversi consiglieri sparsi per il mondo, è intervenuto anche Roberto Vellano, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana alla Direzione Generale Sistema Paese della Farnesina, che ha prima ascoltato tutti gli interventi e poi ha risposto alle questioni e alle problematiche sollevate dai rappresentanti del Cgie.
I consiglieri, in particolare, hanno espresso alcune problematiche, tra cui le tempistiche e le garanzie per gli enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, il ruolo della Rai, l’allargamento agli adulti dei corsi, tempi e scadenze.
Ma la preoccupazione principale dei consiglieri sono state le tempistiche e le garanzie per i contributi agli enti gestori dei corsi. Tra chi ha sollevato questa perplessità c’è stata Silvana Mangione, vice Segretario Generale dei paesi anglofoni extra Ue del Cgie, che dopo l’introduzione del Segretario Generale Michele Schiavone, è intervenuta spiegando come le tempistiche siano “la chiave di tutto”, in quanto “assegnazioni ed erogazioni devono prescindere dalle avvenute verifiche”, sennò si rischia di finire il tempo di inserire le offerte dei corsi di italiano prima che arrivino i fondi. Ha infatti chiesto una comunicazione “più chiara”, specialmente “per gli anelli deboli di questo passaggio, che finiscono per essere parecchi dirigenti scolastici, i quali spesso sono in Italia”.
E alle parole di Vellano, che ha invitato alla “flessibilità”, Mangione ha risposto di voler sapere chi sia “il nostro interlocutore diretto in questa fase”, ribadendo la volontà di chiarezza.
Alla discussione è intervenuto anche la Deputata di Forza Italia eletta all’estero, Fucsia Fitzgerald Nissoli, che ha voluto parlare anche di pandemia, “che non deve influire sulla volontà degli italiani all’estero di far imparare ai propri figli l’italiano”.
“È importante che si attui una regolamentazione graduale – ha detto Nissoli -. E come parlamentari eletti all’estero, e grazie alla collega del Pd, Angela Schirò, abbiamo sollevato le difficoltà dell’attuazione della nuova circolare 3 (di cui ha parlato nella premessa Vellano, ndr) sugli enti gestori al Governo. E ci hanno assicurato impegno a riguardo”.
Per il consigliere Fabio Ghia, Consigliere Cgie della Tunisia, “l’impatto dell’emergenza sulla scuola italiana in Nord Africa è stato duro”. Le scuole italiane, anche a causa del “fenomeno di arabizzazione” degli ultimi anni in Nord Africa, “ha comportato un decremento di iscrizioni nelle scuole italiane, che sono andate in crisi”.
Nel suo intervento, invece, Fernando Marzo, Consigliere Cgie in Belgio, “se non cambia qualcosa si rischia di non avere più nessun ente gestore” nel Paese. “Perché né gli enti né i gestori possono lavorare senza acconti e pagamenti puntuali. Servirebbero dei momenti fissi di pagamento e non scaglionati”. Altro tema evidenziato da Marzo è stata la Rai, che “non dovrebbe essere criptata per poter promuovere la cultura italiana”.
Il dibattito si è spostato poi in Cile, dove il Consigliere Nello Gargiulo ha sottolineato la bontà della nuova circolare di promozione e cooperazione di lingua e cultura italiana con la circolare 3, ma secondo Gargiulo c’è un’ulteriore problematica importante: in Cile, infatti, “si vorrebbe allargare i contributi per i corsi anche per i giovani e meno giovani, e non lasciarli solo ai ragazzi sotto ai 18 anni”. In questo modo, allargando anche agli adulti, non verrebbero esclusi discendenti italiani di seconda o terza generazione. Anche per Gargiulo, inoltre, Rai Italia dovrebbe fare di più per “sostenere la promozione della lingua. Non basta portare l’Italia nelle case nei paesi di emigrazione, ma deve fare di più”.
Dal Cile si è tornati in Italia, con l’intervento del Consigliere Luigi Papais, che ha spiegato quanto “in Croazia l’Italianità viva tutto l’anno”, e quanto si debba continuare a “dare continuità agli interventi e ai fondi per la comunità italiana, che si sente italiana a tutti gli effetti”.
Più avanti è intervenuto anche Norberto Lombardi, consigliere del Cgie, che ha chiesto concretezza al Cgie e non solo, evitando la “commercializzazione della promozione della lingua e della cultura italiana e del turismo di ritorno”. C’è bisogno, secondo lui, di “strumenti e politiche concrete”. C’è bisogno, dunque, “di vedere non solo gli enti gestori, ma anche tutti gli altri. In modo da riprendere respiro come organismo”.
Franco Papandrea, consigliere dell’Australia, si è invece interrogato sul termine “flessibilità”, soprattutto per quanto riguardo i termini temporali per le proposte dei progetti. E poi ha anche lui ribadito la volontà di allargare agli adulti i contributi ai corsi.
Per Nello Collevecchio, consigliere Cgie del Venezuela, non è “sufficiente la Programmazione Paese”. Serve di più, che, secondo quanto propone potrebbe essere un “Piano Paese”. “Servano obiettivi chiari”, ha aggiunto, e “qui, insieme, potremo tracciare il cammino più opportuno per raggiungere gli obiettivi di questo Piano”. In conclusione, Collevecchio si è augurato che “anche nel Venezuela si ripristini la promozione di lingua e cultura italiana, com’era circa 10 anni fa, quando l’italiano era promosso anche in Amazzonia.
Infine, prima della replica e della risposta di Vellano, ha parlato anche Gianluca Lodetti, del comitato di Presidenza del Cgie, che ha ribadito le differenze tra paesi. Il che significa “che c’è un sistema più integrato fra lingua e cultura e promozione all’estero” in alcuni paesi. Lodetti ha dunque sottolineato l’importanza “all’educazione della lingua anche agli adulti e alle seconde e terze generazioni”, che è “strategica, per formare un nuovo bacino elettorale”.
In conclusione, ha cercando di rispondere a ogni domanda e chiarimento il Direttore Centrale Vellano. Per quanto concerne tempistica e garanzie, ha specificato come queste siano un “contributo, non un rapporto contrattuale”. E dunque sono un “impegno che l’amministrazione prende rispetto alle comunità all’estero, e quindi è giusto darsi delle scadenze e cercare di rispettarle”. È, infatti, “nostro interesse comune avere un calendario rispettato e condiviso – ha ribadito -. E quindi anche essere in grado di prendere impegni, cosa che l’ufficio ha sempre cercato di fare”.
Ha poi cercato di rispondere riguardo i corsi per adulti: “non c’è tanto da fare. Una legge spiega che i contributi sono contemplati fino alla scuola secondaria, quindi per ragazzi fino a 18 anni. Ma sono stati fatti passi in avanti in questo senso, perché fino a poco tempo fa erano solo per scuole primarie. Ma è una questione ancora tutta da verificare”.
E qualche passo in avanti è stato fatto anche riguardo la Rai, che con Rai Play sta arrivando meglio nel mondo, però “c’è un problema di diritti internazionali che non può essere avallato e dipende dalla Rai e dai contratti che la radio-televisione fa con i paesi”.
A conclusione del dibattito è intervenuto anche Fabio Schina, Capo dell’Ufficio Settimo della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, che ha parlato riguardo le tempistiche dell’erogazione: “dovremmo riuscire a far arrivare delle risorse in tempi utili. Abbiamo fatto diversi incontri con gli enti gestori, e ne avremo ancora, che si sono rivelati molto utili per chiarire diversi punti”.




Ginevra inaugura la settimana della lingua italiana nel mondo

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12vaccaroUna serata di teatro per inaugurare la XX Edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, patrocinata del Consolato Generale d’Italia a Ginevra e dall’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo. È così che la SAIG – Società delle Associazioni Italiane di Ginevra – ha aperto, lo scorso 10 ottobre, il programma nel Cantone di Ginevra, affidandosi alla compagnia “Teatro Primo Sole”.
A fare gli onori di casa il Coordinatore della SAIG, Carmelo Vaccaro, che ha salutato i presenti e presentato la Compagnia, per poi invitare sul palco anche il Console Generale d’Italia, Tomaso Marchegiani, che ha portato i saluti istituzionali. È stata poi la volta della Console Aggiunta, Roberta Massari, e dei presidenti delle Associazioni aderenti alla SAIG, Calabresi, Lucchesi nel Mondo, ACAS, Latium e Pugliesi ed i presidenti delle Associazioni “La Seminatrice e dell’AERG. L’evento si è svolto nella Salle des fêtes des Avanchets, location messa a disposizione dalle autorità comunali di Vernier.
Quest’anno, la Compagnia Teatrale “Teatro Primo Sole”, fedele al teatro inconfondibile dei fratelli Edoardo e Peppino De Filippo, si sono esibiti nella Commedia di Edoardo: “Ditegli sempre di sì”, dal titolo originale “Chill’è pazzo!”.
L’opera, come ha spiegato a commento il Coordinatore SAIG, è uno dei primi testi di Eduardo De Filippo, scritto nel 1927 e messo in scena l’anno successivo da Vincenzo Scarpetta. Ripreso all’inizio degli anni ’30 per la compagnia che aveva fondato con i fratelli, racconta le vicende di Michele Murri (Cosimo Venneri) che, dopo un anno trascorso in manicomio, torna a casa, ospite della sorella Teresa (Silvia Sciubba).
L’uomo è ben lontano dalla guarigione, ma nessuno sembra accorgersene. La sua pazzia si esprime nella mania di perfezione e nell’incapacità di comprendere le sfumature delle parole: per lui ogni metafora, ironia o allegoria corrisponde alla verità. Ne nascono equivoci e incidenti – da cui il titolo che invita a “dirgli sempre di sì – che coinvolgono i familiari e i conoscenti, come quando la sorella, vedova, gli confessa che si risposerebbe con un uomo di mezza età descrivendolo con le caratteristiche del suo vicino di casa: Michele sbandiererà queste nozze impossibili a chiunque incontri.
Un’opera vivace e colorata, una commedia divertente che, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale.
Nei classici della comicità teatrale napoletana, scelti dalla Compagnia di Basilea, gli attori creano un’atmosfera dove il gruppo si esprime sicuro nell’espressione orale trasmettendo le emozioni del testo coinvolgendo un pubblico sempre preparato. Malgrado la tensione della “Prima”, il gruppo conferma la crescita artistica, anche in questa pièce, dove si coglie l’evolversi del talento teatrale della troupe Italo-Basilese. Le performances del gruppo costituiscono la sintesi di ricerche e studi che vedono impegnato un gruppo coeso e appassionato per la drammaturgia. La loro passione per il teatro li porta soprattutto alla ricreazione, rivisitazione e riproposizione di un tema-azione all’interno di un mondo immaginativo noto.
Vaccaro, a nome della SAIG, ha poi voluto “citare e ringraziare” gli attori che hanno fatto ridere ed emozionare: Cosimo Venneri, Cosimo Rovito, Marina Tizzone, Nunzio Delli Conti, Debora Erca, Giuseppe Manco, Nicola Oletta, Franco Benfatto, Rossella Mannella, Annunziata Morciano, Giuseppe Falcone, e l’ultimo acquisto della Compagnia, Silvia Sciubba che ha interpretato la sorella di Michele Murri.
“La Compagnia teatrale “Primo Sole” – ha detto il Coordinatore SAIG – si rivela essere sostenitrice indiscussa ed eccellente interprete della comicità italiana. A nostro parere rappresenta, in Svizzera, l’avanguardia di quella pattuglia di artisti che, da anni, esortano il panorama teatrale meridionale. Tutti gli attori, con le loro prestazioni individuali e collettivi hanno mostrato di divertirsi e confermato la capacità di coinvolgere emotivamente il pubblico. In questa pièce, per il loro ruolo, ha spiccato la bravura di Cosimo Venneri e Cosimo Rovito, interpretando magistralmente i ruoli di “Michele Murri e il poeta Luigi Strada,” non è stato di meno la new entry, Silvia Sciubba, intrepretando la sorella di Michele. Anche in questa occasione – ha concluso -, la Compagnia “Teatro Primo Sole” di Basilea, non si è smentita conquistato nuovamente Ginevra con la sua simpatia, confermando la professionalità e la passione degli attori che la compongono”




Dante & Co., nuovo spazio culturale alla Dante del Lussemburgo

10danteandco

10danteandcoNuovo spazio culturale alla Dante di Lussemburgo che il prossimo 17 ottobre aprirà “Dante&Co” nella sua sede al 25 di rue Ulric (Luxembourg-Grund).
Nel nuovo spazio, la Dante Lussemburgo, di recente insignita del prestigioso titolo di “Presidio Letterario”, metterà a disposizione della collettività e di tutti gli amanti della lingua e cultura italiana libri italiani e artigianato italiano locale, un servizio di consulenza puntuale e competente sulla scelta dei titoli, acquistabili in libreria o ordinabili.
I libri manterranno il prezzo di copertina, senza alcun sovraccarico, mentre sono previsti sconti sull’oggettistica, se acquistata contestualmente ai libri. I soci de “La Dante” godranno di ulteriori sconti.
Dante&Co., dunque, si presenta come uno spazio accogliente dove poter scegliere un libro in pieno relax, scoprire i prodotti delle artigiane italiane residenti in Lussemburgo, sorseggiare tè e/o caffè e godere di un’atmosfera rilassata e conviviale.
Con questo progetto, sottolinea la Dante Lussemburgo, si intende “avvicinare il maggior numero di persone possibili alla lettura, ospitando incontri letterari e poetici, presentando autori e autrici, organizzando gruppi di lettura, laboratori e attività per adulti, bambini e ragazzi (nel pieno rispetto delle norme sanitarie attuali)”.
Dante&Co. Sarà interamente gestito da volontari.
Gli orari di apertura saranno dal lunedì al sabato 10.30-18.30 con possibili variazioni. Contatti: danteandco@ladante.lu
Già in calendario, il 16 e 17 novembre, un fine settimana di “Porte aperte” durante il quale andare a curiosare e sorseggiare un prosecco.




Montreal. Anna Panunto e il “Diario di una stupida”

Ana Panunto

Ana PanuntoAnna Panunto è una scrittrice canadese di origine italiana. È nata e vive a Montreal, Quebec.

Anna scrive in tre lingue, italiano, inglese e francese. Ha una laurea Bachelor of Arts e un Master of Education conseguite a McGill University e ha insegnato per 22 anni. Insegna attualmente a EMSB ed è lettrice a Mcgill University. È poetessa, scrittrice freelance e ha pubblicato poesie, racconti, articoli e una commedia radiofonica in molte riviste letterarie e accademiche.

 

 

DIARIO DI UNA STUPIDA

di Anna Panunto

(Traduzione di Anna Foschi Ciampolini)

 

 

Caro diario,

Sono in viaggio di nozze a Quebec City. Restiamo qui solo una notte perché è un posto molto costoso. La nostra stanza al motel è piccola ma le pareti sono carine e luminose, qui è molto diverso dalla mia camera da letto, a casa. Oh, santo cielo, la mia cameretta?! Cosa ne farà mamma? Comunque, la mobilia qui mi sembra piuttosto vecchia ma non mi importa perché mi ricorda i mobili di nonna. Ma questa ha un odore un po’ strano…

 

Giovanni ha 25 anni ed è mio marito. Che buffa sensazione dire: mio marito. Dato che parla inglese a malapena e non parla francese, gli devo tradurre tutto! Sarà duro per me! Speriamo che lui impari in fretta. Giovanni è arrivato in Canada due anni fa. È un muratore e ho sentito dire che lavora molto bene ed è molto svelto, cosa che piace molto al suo datore di lavoro. Mamma diceva che dovevo sposarlo perché è di buona famiglia, gente onesta e, naturalmente, siamo paesani e questo è molto importante.  Veramente, non capisco perché…io parlo italiano solo con mamma e qualche altro parente…Allora, per quale ragione essere paesani è così importante? Comunque, il nostro matrimonio è stato molto bello. All’inizio ero un po’ nervosa, ma dopo un po’ ho cominciato a calmarmi. Mi ha molto aiutato bere un po’ di vino rosso – l’ultima volta che avevo bevuto vino rosso ero stata invitata a un altro matrimonio. Bere vino è sempre piacevole…Mamma dice che una signora non deve bere – ma che ne sa, lei? E poi, mi son sentita davvero felice quando la gente mi diceva che sembravo una principessa. Avevo un bell’abito da sposa, e facevo davvero una gran figura! Il mio abito era bianco, con maniche lunghe di pizzo e cordoncini di perle grigie sul dorso. Me lo aveva cucito mamma, e son fortunata perché è la migliore sarta del mondo! Giorni fa, mi diceva che avrei dovuto far lavare l’abito e poi conservarlo per il giorno del matrimonio di mia figlia. Mamma pensa che avrò presto bambini, come ha fatto lei. Ma è matta? Ho solo diciotto anni! Prima, mi voglio divertire. Forse, nel fine settimana il mio Giovanni mi porterà in qualche ristorante elegante giù in città. Sarebbe così romantico! Non so molto di lui, veramente, a parte che è molto carino e gli piace lavorare. Adoro quei suoi occhi color nocciola – una meraviglia! Sembra un attore. Oh, e le sue braccia forti, la pelle abbronzata. Oggi mi ha portato una rosa rossa….e mentre me la porgeva mi ha sussurrato: “Tu sei la mia bella Rosa” – Dimenticavo, io mi chiamo Rosa. Poi mi ha baciato con la lingua. Mi piacciono I baci alla francese, è carino! Mia sorella Mary mi ha detto che la prima volta che “lo facevo” sarebbe stata dolorosa per me e che sarebbe uscito molto sangue. Non capisco perché mi abbia detto queste cose, perché non è vero niente! Voglio dire, la faccenda del sangue…Ma è sempre stata una bugiarda, quella Maria. Se poi è davvero mia sorella.

 

Caro diario,

Abbiamo appena traslocato nel nostro nuovo appartamento. Fino ad ora, abitavamo con mamma. Non siamo andati molto lontano. Mamma ci ha detto che dovevamo restare nel vicinato, e continua a ripetere che non va bene allontanarsi troppo dalla famiglia. Sembra che io debba fare tutto quello che dice lei; le brave figlie danno ascolto alla loro mamma. Uffa! Sono così stufa! Qualche volta mi chiedo se proprio voglio essere una così brava figliola. Mi piacerebbe essere come quelle ragazze che si vedono alla TV..sapete, indipendenti e affascinanti!

 

C’era un sacco di daffare nel nostro appartamento. Gli altri inquilini lo avevano lasciato tutto sporco. Già, di sicuro non erano italiani. E comunque odio questo posto, è così piccolo! Ho dovuto pulire e strofinare tutto il giorno, lavare perfino le finestre. Mamma mi ha aiutato ma mi ha fatto continuamente irritare. Tutto quello che continuava a dirmi era “pulisci piὺ in fretta, guarda le finestre, ci hai lasciato i segni, che razza di moglie sarai?”

All’ora di cena ero davvero stanca, ma mi son messa a cucinare lo stesso. Ci credereste? Non poteva farlo mamma? Giovanni ha un lavoro. Per una donna è un dovere provvedere un buon pasto al proprio marito alla fine della giornata, così mi hanno sempre ripetuto. A casa, mamma cucina tutto lei, per quersto io non so cucinare. Mica è colpa mia, no? Mamma mi ha lasciato sola perché come mi ha detto, devo provare a me stessa che sono una buona moglie. Mi veniva da piangere quando se n’è andata. Quando ho cominciato a fare la salsa per gli spaghetti, ho sperato che tutto andasse bene, anche se avevo voglia di andare a mangiare da mamma. Giovanni mi stava facendo impazzire a furia di ripetere che aveva una fame da lupi, ma gli ho detto di aspettare. Anche io avevo fame! Bene, alla fine sono stata orgogliosa di me stessa…avevo messo tutte le spezie giuste e il profumino era proprio invitante…quasi come da mamma.

 

Caro diario,

mio marito dice che la mia salsa di pomodoro va bene, ma non è buona come quella di sua madre. Ma chi si crede di essere per insultarmi così? non solo mi sono infuriata ma comincio anche ad averne abbastanza di tutto questo pulire e cucinare! Son così contenta di averti, caro diario! Posso raccontarti tutto, tu sei la mia voce segreta.

 

Caro diario,

devo metterti via adesso; mio marito verrà a letto fra poco…e poi vorrà di nuovo fare sesso. Facciamo sesso tutte le notti. Ma sai cosa? veramente non mi dispiace. È la cosa migliore perché non facciamo mai niente altro che sia divertente. Non mi porta mai da nessuna parte. Giovanni non vuole sprecare soldi perché dobbiamo comprarci la casa. Non voglio comprare una casa! Io una casa ce l’ho già e ci vive mamma, DA SOLA. Invece, vorrei andare a ballare, ma quando l’ho accennato, Giovanni si è messo a ridere.

 

Caro diario,

la notte scorsa mentre facevamo l’amore, io mi son messa sopra di lui. Era una gran bella sensazione…ma Giovanni mi ha detto che non gli va che io lo faccia sempre. Vuoi sapere perché? Lui dice che è perché io sono una donna e non sta bene. Non capisco…e poi, sto cominciando ad averne abbastanza di ripetere in italiano tutto quello che dico. Ancora non sa parlare inglese, ma allora è proprio scemo? continuo a ripetergli di ascoltare i canadesi quando gli parlano in inglese…fare così ti aiuta quando sei fuori casa. Per questo voglio andare a ballare…tutto quello che lui fa è andare a lavorare e poi parlare del suo stupido caposquadra. Sul lavoro, tutti parlano italiano con lui perché è il nuovo immigrato. Ma cosa c’è di difficile a dire: “Sto bene e tu, come va? Bella giornata oggi!” – in inglese? Mi ripete sempre che l’italiano è la lingua piὺ bella del mondo. La notte scorsa ha perfino detto che gli italiani hanno scoperto il Canada. Ma allora è davvero scemo?

 

Caro diario,

sai una cosa, fare la moglie è davvero noioso. cucinare, pulire…e ora vado anche a lavorare. Giusto! lavorare…non mi dispiaceva lavorare quando stavo con mamma, ma fare la moglie e dover lavorare è troppo duro per me! mi manca tanto la mia camera nella mia vera casa. Come ha potuto mamma farmi questo? adesso la ODIO. Mi ha cacciato in una prigione. Lavoro in una fabbrica con tutte queste mamme italiane, greche. e portoghesi, la maggior parte di loro è molto carina con me, mi vogliono bene come a una figlia, ma chiacchierano tanto di cose stupide. Devo essere cortese e ascoltarle. Qualcuna fa dei biscotti squisiti come regalo per me e io li porto a Giovanni. Non voglio ingrassare. Lui mangia tutti i biscotti durante la notte – come un porcello. Uffa! Giovanni dice che devo lavorare e curare la casa tutti i giorni. Mamma si è sempre occupata di tutto e io non mi sentivo mai stanca alla fine della giornata. L’altro giorno ho chiamato mia sorella Maria e lei mi ha riso in faccia. Ha detto: “Io sono sposata da cinque anni…per te son soltanto un paio di mesi e già ti lamenti.” Non si rende conto che io sono migliore di lei? Mamma ha sempre detto che ho gli occhi e I capelli piὺ belli in tutta la famiglia. Gli uomini mi guardano quando passo per la strada, ma chi diavolo si volta a guardare Maria? Mia sorella è bassa, olivastra e quel che è peggio, molto pelosa. Un’altra cosa: vorrei avere piὺ tempo da passare da sola. Giovanni mi segue sempre, dovunque vado. È molto geloso, dice che è compito dell’uomo di proteggere la propria donna. Bene, non ho bisogno della sua protezione! sono nata e cresciuta qui. Mi so muovere dappertutto molto meglio di lui. Non sa nemmeno parlare inglese! come può pensare di proteggermi? naturalmente non glielo dico, si offenderebbe e non è giusto. Poi, dovrei sorbirmi le prediche di mamma…meno male che ho te, diario!

 

Caro diario,

il lato sessuale va ancora bene. La notte scorsa mi sono infilata a letto nuda, subito dopo la doccia. Mi son spruzzata un po’ di profumo Chanel no.5 dietro le orecchie e fra I seni e lui lo ha gradito molto. Ma poi, quando ho cercato di nuovo di pormi sopra di lui non mi ha lasciato fare. Stavolta mi sono arrabbiata sul serio. Perché non devo divertirmi un po’? Mi piace fare l’amore = ma è lui a decidere quando e come. Comincio a irritarmi per il modo con cui adesso mi tocca. Fa così in fretta che io non ho nemmeno il tempo di – beh, lo sai…

 

Caro diario,

È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho scritto. Qui le son successe cose pazzesche. Non ho avuto molto tempo per me stessa. I genitori di mio marito verranno in Canada! Mia madre dice sempre: “la mela non cade lontano dall’albero.” Fortunata tu – eh? cosa vuol dire mamma con queste parole? Ora devo andare!

 

Caro diario,

non solo I genitori di Giovanni sono vecchi e puzzano (lui è il più giovane in famiglia) ma sono anche – sì, l’hai indovinato! – stupidi. Non si fanno la doccia tutti i giorni come facciamo qui. Puoi immaginare   farsi un bagno una volta la settimana? E si lavano in bagno con la spugna, non fanno la doccia. Io faccio la doccia due volte al giorno. Mamma ha sempre detto che devo essere pulita e odorare di buono. Giovanni non capisce perché metto il profumo tutti i giorni. Ora capisco come mai!

Sono così stanca di lavorare in fabbrica, dover cucinare e pulire quando torno a casa. Ah, e poi..quella puzza! piango tutti i giorni. Voglio tornare a casa.. mi manchi, papà. Perché hai dovuto morire così presto?

Ancora una cosa…quando siamo venuti in questo appartamento, Giovanni lavava I piatti. Ma la scorsa settimana ha smesso di farlo. Così, di punto in bianco!?! Ha detto che gli uomini non debbono fare un lavoro da donne. e ora, che faccio???

 

Caro diario,

l’altra notte, mentre facevamo l’amore, ho goduto così tanto che mi son messa a strillare! Ho svegliato suo padre! Giovanni allora mi ha dato uno schiaffo in piena faccia e mi ha chiamato “puttana”. Mi sono infuriata al punto che gli ho restituito lo schiaffo e l’ho chiamato “bestia.” Poi ho afferrato il mio cuscino e sono andata a dormire sul divano letto. “Stupida donna!” l’ho sentito dire nel suo inglese dal greve accento italiano. “E tu, inutile immigrato!” mi son detta. Perché sono andata a infognarmi con lui? È stata tutta colpa di mia madre. Andrà all’inferno per questo!!!!

 

Caro diario,

I genitori di Giovanni parlano in italiano velocissimi nel loro dialetto e non capisco niente! Perfino Giovanni non parla come loro. Sua madre continua a far da padrona con me: “Perché non fai questo…” Mette una tonnellata di olio di oliva e di cipolla nella salsa di pomodoro. Non voglio cucinare in quel modo. È grassa e puzzolente. Suo padre ha la faccia da pecora e parla poco. Ho inventato un soprannome per lui: “ la stupida pecora.”  Vedi, diario mio, posso confidarti TUTTO!

Sembra che mio marito abbia paura di lui. Io non ho mai avuto paura di mio padre, che razza di famiglia è questa? Il padre di Giovanni continua a fumare la sua pipa fetida nel nostro appartamento. Che schifo! Non posso respirare durante la notte, ma mamma dice che devo sopportare. Ha menzionato qualcosa tipo che dopo la guerra la sua mente si era offuscata. Lui vuole anche che io lo chiami PAPÀ. Gli ho detto di no. Io ho soltanto un PAPÀ ed è morto. Giovanni si è arrabbiato molto e mi ha detto che sono una cattiva moglie. Non mi importa di quello che dicono. Anzi, spero che tutti loro se ne ritornino in Italia nella loro fattoria in campagna. Dal momento che questo appartamento è ANCHE mio, consegno la mia paga a Giovanni (ma tengo per me cinque dollari ogni due settimane, ma lui questo non lo sa, shhhh!) chiedo ai suoi genitori di fare il favore di tenerlo pulito e di farsi il bagno tutti I giorni. E tutte le volte che lo dico, mi chiamano l’americana. Pensano che mantenersi puliti sia un lusso. Vorrei poter scappare via!

Mi mancano i miei amici! Ieri, siamo tutti andati a pranzo a una trattoria (tutti gli amici mi rimpiangono) e mio marito mi ha detto che non dovevo uscire senza di lui. Adesso devo sempre uscire con lui. Ma come posso portarlo con me se non capisce niente di quello che dicono? E dice anche che le donne sposate non dovrebbero uscire con le ragazze perché non sta bene. Lo sai? Non capisco dove ha imparato queste regole?! Scommetto che è sua madre a dire queste cose.

Andare al lavoro è la cosa più divertente della mia settimana – che tu ci creda o no. Oh, tra l’altro, non ho fatto l’amore da più di due settimane…È anche questo parte della vita matrimoniale?

 

Caro diario,

volevo riprendere a scrivere prima di adesso, ma non ho proprio avuto tempo. Son già passati piὺ di due mesi da quando i genitori di Giovanni sono venuti a vivere con noi. Ti giuro, vorrei morire! Ci vuole così tanto tempo per loro per ottenere i documenti e trovare un lavoro. Sua madre ha trovato lavoro come stiratrice in una lavanderia ma suo padre non vuole lavorare perché è troppo anziano. A 49 anni uno è troppo anziano? Mamma dice che soffre di depressione a causa della guerra. Ho detto a mio marito che non possiamo continuare a vivere tutti insieme in questo appartamento. Di nuovo, mi ha chiamato “stupida”. Mamma dice che io non dovrei dirgli cose del genere perché lo offendo. Ora io sono sposata anche con la sua famiglia.

Sai che ti dico, diario? Voglio tornare a casa mia, io appartengo lì. Mamma non mi ha cucito un vestito da parecchio tempo. Forse dovrei chiamarla domani o stasera. Ah, tra l’altro, noi non dormiamo piὺ nella camera da letto. Adesso dormiamo nel divano letto ed è veramente scomodo. Suo padre ha detto che il divano letto gli faceva male alla schiena. Ma fa male anche alla mia schiena! Ma nessuno se ne preoccupa.

 

Caro diario,

Adesso siamo arrivati al 1968! Volevo andare ad una festa di Capodanno. Si capisce che mio marito non voleva andarci….Siamo andati invece a casa di mia sorella e ci siamo ingozzati di cibo come porci. Quando siamo arrivati a mezzanotte, eravamo tutti stanchi a causa del troppo cibo e delle partite a  carte sul tavolo di cucina. Mio marito ha bevuto troppo vino rosso e si è ubriacato. Non mi piace piὺ il vino. Preferirei bere champagne, ma mia sorella non compra quel tipo di cose, sono troppo “americane”.  Perché comprare champagne quando c’è il vino rosso fatto in casa – dice lei. Mia sorella è molto noiosa e irritante.

 

Caro diario,

Bene, I genitori di Giovanni hanno finalmente lasciato la nostra casa. Mio marito ed io abbiamo insieme risparmiato 2.000 dollari! Lui è molto bravo a risparmiare soldi. Ma non sa che io mi son messa da parte 95 dollari tutti per me. Tengo quei soldi in un posto segreto. Allora, in estate compreremo un duplex. Indovina chi verrà a vivere vicino a noi? Hai indovinato, i suoi genitori! Bene, avrei immaginato che essere stata promossa nella mia posizione di lavoro avrebbe inorgoglito Giovanni, invece non ha detto niente. Che sia geloso? Adesso lavoro come addetta al ricevimento, anche se non ho il diploma di scuola superiore. Sai, mamma mi fece lasciare la scuola quando ero arrivata a metà della Decima classe perché dovevo lavorare.

Mi piaceva andare a scuola! I miei insegnanti dicevano sempre a mamma che avrei potuto diventare una eccellente insegnante o un’infermiera. Ma il mio sogno era di diventare avvocato e sposare un dottore! Non un dottore italiano, però! Mi son sempre piaciuti i ragazzi con gli occhi azzurri e i capelli Biondi…La notte scorsa ho detto a mio marito che sarei tornata a studiare. Si è arrabbiato. Ha detto che dovrei pensare a fare un figlio. È matto davvero? il mio lavoro nella vita è di essere una buona madre e una buona moglie. Forse esiste da qualche parte un regolamento scritto apposta per me?

Bene, abbiamo ripreso a fare sesso. Sai, mi piace molto quando mi bacia sulla bocca e sui seni. Peccato che non ci perda tanto tempo. L’altra notte, volevo baciarlo laggiù ma non ha voluto. Anzi, si è proprio infuriato. Ha detto che solo le prostitute lo fanno. Ho cominciato a piangere e poi l’ho buttato fuori dal letto. Ha inveito contro di me in italiano e poi mi ha chiamato “stupida” ancora una volta.

 

Caro diario,

ieri sera ho parlato con mia sorella. Mi ha detto che mamma si preoccupa per me. Ah! Veramente a me non sembra proprio. Negli ultimi tempi, tutto quello che fa è assillarmi da morire. “Lo fai felice tuo marito, Rosa? gli cucini i suoi piatti preferiti, gli stiri le camicie, pulisci la casa?” Mary mi ha detto che mamma teme che io non sia felice con mio marito. Dice che è il “suo istinto di madre.” Comunque, non mi sentivo a mio agio a confidare I miei problem a mia sorella; è troppo “vecchio stile” e stupida. Non mi capisce. Perché Dio non mi ha dato un’altra sorella? Questo è un segreto fra noi: sono infelice! Odio tutto quanto fa parte della mia nuova vita. Sto piangendo e le mie lacrime bagnano questo diario. Devo andare, mi fa male anche la pancia e non capisco perché…..

 

Caro diario,

stamattina ho vomitato due volte! sono arrivata in ritardo al lavoro e la mia “capa” mi ha fatto una sfuriata. Le ho detto quanto mi era successo e lei si è messa a strillare a tutti che io sono incinta.

Anche la mia “capa” è italiana. Ha mandato avanti la fabbrica per più di 15 anni. Spero che si sbagli, ma le mie mestruazioni sono in ritardo. Vuoi sapere un altro segreto, diario mio? Ho preso la pillola anticoncezionale. Già, nessuno lo sa-neppure mio marito. Le nascondo sotto il materasso. Il dottore mi ha avvertito di alcuni effetti collaterali e di un 15% di probabilità di restare incinta. Io faccio sempre in modo di non avere rapporti sessuali a metà del mese. Capisci, diario, io sono molto subdola…sai, dopo tutti questi sforzi per prendere precauzioni , non è possible che sia incinta. Sarebbe un tremendo incidente.

L’altro ieri mamma ha detto a mia sorella Mary che vuole diventare nonna di nuovo. Mary ha avuto il suo primo figlio due anni fa. Tutta la famiglia adora “la piccola Luisa.” È solo una piccola mocciosa viziata. Mamma le cuce vestitini graziosi e se devo essere sincera, sono un po’ gelosa. Ma non capisco tutta questa loro adorazione! I bambini sono dei grattacapi! tutto quello che sanno fare è strillare senza motivo, sbavare saliva e riempire di popò i loro pannolini puzzolenti.

Ecco che io ero felice di fare sesso non pensando di poter restare incinta. Forse, montare sopra di lui era il modo con cui Dio mi ha punito. Se sono incinta, cosa avverrà del mio lavoro? Mi piace rispondere al telefono e prendere messaggi. Mi diverte incontrare tanta gente nuova. Dovrò restare a casa? Oh, di nuovo ho mal di pancia. Devo scappare, devo correre in bagno….

 

Caro diario,

Pensa un po’?   Sono incinta. Sono stata ieri dal dottore. Mio marito ha già dato “la buona notizia” ai suoi genitori. La sua famiglia spera che sia un maschietto. Lo sai cosa? È tutta colpa sua. Mi ha messo incinta e ora sono io che devo soffrire.

Non voglio avere bambini – maschio o femmina che sia! Mamma dice che ora devo stare attenta a quello che mangio. Non devo aumentare di peso oltre i 15 chili.  Visto che io sono molto minuta, devo stare doppiamente attenta. Lei dice che mi verranno le voglie nel bel mezzo della notte. Bene, speriamo sia vero, così farò impazzire mio marito. Sarà la mia vendetta. Per ora, sembra che la data del parto sia prevista per l’ultima settimana di agosto.

 

Caro diario,

mio marito non mi tocca più. È convinto che le donne incinte non debbano avere rapporti sessuali. Fare sesso farebbe male al bambino. Non capisce che io vorrei continuare a fare l’amore? Sto diventando sempre più grassa…l’altra sera, mentre stavo facendo il bagno, mi sono toccata laggiù. È avvenuto per caso, ma poi è diventato davvero piacevole.  Provavo brividi in tutto il corpo. Forse, non avrò bisogno di Giovanni dopotutto…ah ah!

 

Caro diario,

Ultimamente, ho avuto molti sbalzi di umore…e piango molto. Il lavoro comincia a crearmi tensione. Adesso stiamo cercando di comprare un duplex. Mio marito vuole spostarsi sul lato nord della città, ma io sto bene qui. Abbiamo litigato per questo motivo.  Vedi, anche io dovrei avere voce in capitolo, visto che tutti e due abbiamo risparmiato il denaro…Si capisce che se dico questo a mia madre, lei mi fa la predica di fare la brava moglie e ascoltare mio marito. Allora, indovina? non le dico più niente. Domani sera andiamo a vedere una casa. Forse, farò finta di non sentirmi bene, così dovremo cancellare l’appuntamento….

 

Caro diario,

la notte scorsa ho svegliato Giovanni e gli ho detto di comprarmi una stecca di cioccolato “Oh Henry”. Ho cominciato a strillare come una matta e son saltata fuori dal letto, poi l’ho avvertito di cosa poteva capitargli se non non mi comprava la stecca di cioccolato. L’ho spaventato per bene quando gli ho detto che le donne incinte che hanno le voglie e non possono mangiare quello che desiderano, faranno un figlio che nascerà con una enorme, repugnante macchia,  una voglia sul viso o sul corpo. È schizzato fuori dal letto borbottando:

“ ’sta stupida, ora mi manda al negozio.” Ho risposto: “SI’, vai al negozio per conto della stupida donna. SUBITO!”

È andato a un negozietto all’angolo che resta aperto fino a tardi. Ah Ah Ah, mi son fatta delle gran risate nel letto per tutto il tempo che è stato via. Comunque, io non ci ho mai creduto a quelle stupidate da vecchie beghine. Se c’è una cosa alla quale non credo, è proprio la superstizione.




MAECI: Un nuovo gruppo per promuovere lingua e cultura

farnesina

farnesinaÈ stato istituito all’inizio di questa settimana il “Gruppo di lavoro consultivo per la promozione della cultura e della lingua italiana all’estero”. Un’iniziativa voluta della Direzione Generale Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
I lavori del Gruppo consultivo, riunitosi l’altro ieri, 28 settembre, in video-conferenza, sono stati coordinati dal MAECI e hanno visto la partecipazione di numerosi soggetti istituzionali tra i quali rappresentanti dell’Accademia della Crusca, del CGIE (Consiglio Generale Italiani all’Estero), della CRUI (Conferenza Rettori Università italiane), della Dante Alighieri, di Eduitalia, del MIBATC (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo), del MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca), di RAI Italia, di Unitalia e delle Università per Stranieri.
In particolare si è discusso di diversi argomenti delle numerose iniziative assunte dal MAECI in risposta all’emergenza COVID-19 e del programma per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all’estero.
L’obiettivo, come riportato da Eduitalia in una nota, è quello di continuare a dare un forte sostegno al Sistema Paese e un deciso supporto al Made in Italy in tutte le sue declinazioni culturali con le quali si propone al pubblico internazionale.
In particolare, il futuro lancio di un nuovo portale della lingua italiana che sarà denominato “Italiana” e che, oltre ad avere la funzione di diffusione del nostro meraviglioso idioma, sarà punto di riferimento nel segnalare tutte le iniziative della Rete italiana all’estero.
A proposito di iniziative nel 2021, saranno numerose quelle previste a livello mondiale per commemorare Dante Alighieri, del quale ricorrerà il 700° anniversario della morte. Inoltre, a breve, ci sarà la XX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (che si terrà dal prossimo 19 al prossimo 25 ottobre), che avrà come titolo “L’italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazioni, fumetti”. Poi, per la XX settimana della Lingua Italiana del mondo, ci sarà l’inaugurazione di un importante evento al quale hanno aderito i principali fumettisti italiani che, con le loro eccezionali opere, contribuiranno a modo loro a promuovere la cultura italiana. La consapevolezza è che sia il fumetto che la novella grafica sono due generi molto apprezzati soprattutto dai giovani del mondo asiatico, europeo e nord americano e costituiscono entrambi un interessante veicolo di promozione.
Sono stati, causa forza maggiore, rinviati gli Stati Generali della Lingua, che dal 2014 sono stati occasione di incontri biennali per un’approfondita riflessione sull’andamento della Lingua Italiana nel mondo (e anche per la costituzione di importanti gruppi di lavoro che tanto hanno dato anche al nostro settore tra i quali su tutti il Gruppo di lavoro “Promozione della Lingua Italiana e Attrazione degli studenti stranieri”).
Eduitalia, nel suo intervento, ha messo in evidenza l’attuale supporto ai progetti di politica culturale delle Rappresentanze italiane in Russia e Stati Uniti e ha espresso la propria gratitudine al MAECI e alla sua Direzione Generale Sistema Paese per contribuire a mantenere viva l’attenzione sulla promozione dell’Italia nel mondo in un momento così duro e dal futuro incerto.
Per Eduitalia, partecipare al Gruppo di lavoro consultivo, come scrivono in una nota, “è una preziosa occasione per dare centralità all’attrazione degli studenti internazionali e per contribuire alla promozione del settore Study Abroad che – sempre più negli anni- è stato oggetto di particolare attenzione e supporto del Ministero”.




Un libro per conoscere meglio la psicologia del popolo dominicano

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portada FreddyQuali sono le principali caratteristiche della psicologia del popolo dominicano? Ce lo spiega il dottor Milton Freddy Valdez in un suo interessantissimo saggio che in questi giorni esce, in formato eBook e cartaceo, in Amazon.com e Lulu.com, nella sua versione in italiano.

Per tutti noi che viviamo in questo luogo dei Caraibi si tratta di uno strumento molto importante per comprendere meglio la cultura di questo popolo, formatasi attraverso le molteplici vicende storiche che ne hanno forgiato le caratteristiche.

E per chi ama questo Paese, anche non vivendo nella Repubblica Dominicana, questo “Sfaccettature psicopatologiche della cultura dominicana” costituisce un mezzo indispensabile per addentrarsi nelle abitudini, nel modo di agire e di pensare del dominicano.

 

Di seguito la presentazione dell’opera del dr. Valdez a cura di Milton Encarnación Gomera:

“Il fatto è che il secolo è vecchio”. È così che Don Pedro Mir, poeta nazionale della Repubblica Dominicana, ha risposto a una domanda sugli incredibili problemi del XX secolo.

La vecchiaia, oltre ad essere incline a provocare i disturbi comuni del corpo, lo è anche a causare disturbi mentali nelle persone. Il secolo attuale, invece, è molto giovane; potremmo dire un adolescente ancora imberbe. Come il precedente soffre di malattie come la odiosa disparità sociale che affligge tutto il mondo. Questa disuguaglianza ha fatto sí che 702 milioni di poveri sul pianeta Terra vivano una morte lenta (www. Lavanguardia.com, 2015).

Un’altra malattia delle società umane è la guerra. Solo la seconda guerra mondiale ha cancellato dalla faccia di questo mondo tra 55 e 60 milioni di esseri umani (en.wikipedia.org, 2016).

Davanti ad un panorama come questo, vale la pena di farci due domande: “Che dire dell’umanità?” e “È in possesso di tutte le sue facoltá mentali?”.

Sembra che la risposta alla seconda domanda stia nella seguente riflessione: le società, come qualsiasi gruppo, possono essere paragonate a una persona nelle sue tre fasi fondamentali di sviluppo. Iniziano con l’infanzia, passano poi per l’adolescenza fino a raggiungere l’età adulta (Weber, 1982).

Sappiamo tutti che, durante il loro sviluppo, le persone possono soffrire, per circostanze molto diverse, problema fisici ed emotivi minori e gravi.

Il dott. Milton Fredy Valdez Ybert, durante le sue esperienze nel suo Paese natale, la Repubblica Dominicana, e alla luce dei suoi studi, osserva attentamente i problemi relativi a quanto abbiamo indicato sopra e molti altri. Dalla loro successiva razionalizzazione nasce il suo libro “Sfaccettature psicopatologiche della cultura dominicana”.

Le scoperte presentate dal dott. Valdez in questo lavoro si collegano armoniosamente al confronto che fa Weber tra i gruppi umani e gli individui recensiti qui.

In virtù di ciò concordiamo sul fatto che il Paese che si sta studiando soffre di gravi disturbi, dimostrando così che non sfugge a quelle che potremmo chiamare malattie globali, che comunque non gli hanno impedito di raggiungere in modo solido e sano la sua età adulta.

Per esporre i contenuti del suo lavoro, lo scrittore utilizza una metodologia che porta prima il lettore a far conoscenza con una serie di categorie, tra cui quelle psicologiche, storiche e antropologiche, per quindi addentrarsi nelle sofferenze psicopatologiche della società dominicana.

Nel suo libro il dottor Valdez, quando approfondisce i comportamenti negativi che hanno messo radici nel Paese di riferimento, chiarisce che le cause di queste malattie hanno la loro genesi fondamentalmente in un passato tortuoso che inizia con la controversa scoperta dell’America, con tutte le sue implicazioni, passando poi attraverso le devastanti invasioni subite fino ad arrivare alle ferree dittature che il popolo dominicano ha patito.

Analizzando tanto le suddette categorie come la condizione della società dominicana, si può dedurre che l’attuale panorama del Paese è il risultato di quelle sofferenze con le loro rispettive cause. Ciò è evidenziato da diversi indici negativi come il penultimo posto nel campo dell’istruzione, l’essere il quinto Paese con il più alto numero di gravidanze adolescenziali, apparire nel Guinness dei primati del 2015 come il Paese più pericoloso e con il maggior numero di decessi annuale per incidenti stradali. Inoltre, il contesto dominicano è qualificato in negativo dalla sua corruzione amministrativa, dai decibel molto alti quanto ai livelli di rumore e l’ostentazione eccessiva dei simboli dello status, tutte cose che generano il cosiddetto “effetto dimostrativo”.

Nonostante tutto questo, il profesor  Valdez risalta con veemenza i contributi della Repubblica Dominicana alla cultura universale, cosa che riflette il potenziale di trasformazione degli abitanti di questa penisola caraibica.

Va rilevato che in molti angoli del mondo esiste una diaspora dominicana che apporta ai Paesi in cui vive la sua professionalità, i suoi prodotti commerciali, i suoi valori artistici, sportivi, scientifici, politici e di altro genere.

Più specificamente vale la pena sottolineare alcuni esempi di questa grandezza come quelli rappresentati dal Merengue, un genere musicale che l’UNESCO ha dichiarato  patrimonio immateriale dell’umanità, poi Juan Luís Guerra, icono della musica popolare; Pedro Henríquez Ureña, un eccezionale intellettuale delle discipline umanistiche; Juan Marichal e Pedro Martinez, giocatori di baseball esaltati nella Hall of Fame di Cooperstown; Marcos Díaz, che vanta un record mondiale nel nuoto in acque libere e Johnny Pacheco, considerato il padre del Salsa.

Nel suo “ Sfaccettature psicopatologiche della cultura dominicana”, con i giusti approcci e il rigore metodologico necessario nel presentare i suoi argomenti, il Dr. Valdez mostra la chiara intenzione di contribuire a far sí che il popolo dominicano riesca a prendere coscienza dei suoi problemi. In modo che questa giovane nazione possa attivare le misure necessarie per riuscire a superarli. L’invito ad “andare avanti fratelli” con cui il dottor Valdez termina la presentazione delle sue idee e delle sue intuizioni rappresenta un richiamo affinchè queste azioni si mettano subito in moto per iniziare il processo di costruzione di una Repubblica Dominicana sana e raggiungere così un vero e permanente sviluppo.

Máximo Encarnación Gomera