New Italian Books: il nuovo portale per la promozione dell’editoria italiana nel mondo

libriitaliani

libriitalianiSi chiama newitalianbooks.it la nuova piattaforma digitale a servizio dell’internazionalizzazione dell’editoria italiana, promossa dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani con il sostegno del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del Centro per il libro e la lettura (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) e in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE).
La piattaforma, già operativa in versione beta, verrà presentata giovedì prossimo, 11 giugno, alle 11.30, in una conferenza stampa online da Massimo Bray, direttore editoriale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, Lorenzo Angeloni, direttore generale per la promozione del Sistema Paese del Maeci, Romano Montroni, presidente del Cepell, e Ricardo Franco Levi, presidente di AIE.
A seguire ci sarà un forum sulla proiezione internazionale dell’editoria tricolore, moderato da Cristina Faloci, con la partecipazione di Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega 2018, e di Federico Andornino, editor presso Weidenfeld & Nicolson (Londra).
L’evento verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Treccani e sarà possibile visualizzare lo streaming anche sul sito AIE e sulla pagina Facebook del Cepell. (aise) 




Storico accordo tra l’Universitá di Siena ed il Parlamento Latinoamericano e dei Caraibi

21siena

21sienaSi è tenuta il 20 maggio, nella splendida cornice della sala del Mappamondo del Palazzo pubblico del Comune di Siena, la storica firma di un accordo fra l’Università di Siena e il Parlatino, il Parlamento latinoamericano e dei Caraibi, organismo multinazionale fondato nel 1964 per favorire, tra l’altro, lo sviluppo e l’integrazione in America Latina, con sede a Panama.
Ha sottoscritto l’accordo il rettore di Siena Francesco Frati, insieme al sindaco de Mossi, mentre per il Parlatino ha assistito virtualmente alla firma, in rappresentanza del presidente Jorge Pizarro, il coordinatore tecnico dello stesso parlamento Alfredo Jimenez Barros, insieme all’avvocato Alberto Botarelli, alumnus dell’Università di Siena.
La stipula dell’accordo, della durata quinquennale, ha lo scopo di promuovere attività congiunte e la cooperazione, attraverso i mezzi a disposizione, per concretizzare progetti che mettano in relazione enti dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi anche con organismi affini di altre regioni del mondo. L’accordo, attraverso l’Ateneo senese, mira anche a coinvolgere le istituzioni cittadine; pertanto, oltre al rettore Francesco Frati, anche il sindaco De Mossi è stato chiamato a siglarlo in qualità di testimone d’onore. (aise)




Corsi gratis di italiano con il M.I.R.E.

logo MIRE

logo MIREIl M.I.R.E., il Movimento degli Italiani Residenti all’Estero presieduto da Vincenzo Odoguardi,  in collaborazione con alcune delle più prestigiose scuole di lingue online, offre la possibilità di partecipare a video corsi in lingua italiana, COMPLETAMENTE GRATUITI.

I corsi inizieranno in doppia lingua Spagnolo/Italiano, e successivamente in Inglese, Francese, Portoghese/Italiano.

Il numero dei partecipanti ai corsi é limitato. É quindi opportuno iscriversi il piú presto possibile.

Per maggiori informazioni vai al link:

https://miremondo.com/impara-litaliano-con-m-i-r-e/




Proposta teorico-pratica per l’utilizzo istituzionale della lingua italiana all’estero

italy 75657 1920

italy 75657 19201.Introduzione. Quadro globale

La tutela della cultura, delle tradizioni popolari e della propria identità nel mondo globale è il tema scelto dal Club per l’UNESCO di Genova città metropolitana in condivisione con M.I.R.E. per una riflessione ad ampio raggio che ci conduca a ragionare su come custodire e difendere al meglio il nostro patrimonio ed in particolare la lingua. Una riflessione che parte proprio dai cambiamenti in atto nel panorama delle politiche culturali e della vita anche delle nostre comunità immigrate. In un’epoca guidata dalla globalizzazione e dal multilinguismo il valore alla lingua madre appare forse meno chiaro. Ma di fondamentale importanza.

Quali dunque le tradizioni a cui facciamo riferimento? L'”eredità”, innanzitutto. É una proprietà, qualcosa che viene, tramandata dalle generazioni precedenti. Nel caso del “patrimonio culturale”, il patrimonio non è costituito da denaro o dote, ma da cultura, valori e tradizioni. Il patrimonio culturale implica un legame condiviso, la nostra appartenenza a una comunità. Rappresenta la nostra storia e la nostra identità; il nostro legame con il passato, il nostro presente e il futuro.

Tra le ricchezze identitarie ed espressive di ogni comunità, ci sono certamente le realtà linguistiche, anche quelle prettamente dialettali che, al cospetto di processi emergenti post globali, alcuni poteri forti mondiali, come l’UNESCO, hanno portato a definire “patrimonio culturale immateriale”. Questa definizione, assunta a Parigi nel 2003 dall’UNESCO, nella “Convention pour la sauveguarde du patrimoine culturel immateriel”, così recita: “Il patrimonio culturale intangibile comprende le pratiche, le rappresentazioni, le conoscenze, le abilità – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali con essi associati – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come parte del loro patrimonio/eredità culturale. Tale eredità culturale intangibile, trasmessa di generazione in generazione, è costantemente ricreata dalle comunità e dai gruppi in coerenza al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e la loro storia, e conferisce loro un senso di identità e di continuità”.

 

  • Insieme ad UNESCO…

Cosa sta avvenendo dunque sotto i nostri occhi nel grande scenario post globale? La partecipazione attiva dell’UNESCO per la promozione e tutela della diversità linguistica nel mondo è abbastanza recente poiché si basa su iniziative realizzate nel corso degli ultimi due/tre decenni. E’ negli Ottanta infatti che l’Unesco inizia a considerare la “diversità” linguistica come uno degli elementi essenziali della diversità culturale dell’umanità; solo negli anni Novanta la Sezione del patrimonio culturale immateriale, sotto l’egida di Stephen Wurn, redige il Libro rosso dell’UNESCO sulle lingue in pericolo: il famoso Red Book of Endangered Languages o Livre rouge de l’Unesco sur les langues en danger.

Comunque, nel 1992 il Comitato Internazionale Permanente dei Linguisti (The Permanent International Commitee -Comité International Permanent des Linguistes -CIPL) dedicò il XV congresso, svoltosi in Québec, alle lingue in pericolo: fu in questa occasione che vennero presentati i risultati della ricerca realizzata da linguisti e ricercatori nelle varie aree del mondo, ricerca che rappresenta la prima “pubblicazione” documentata sulle lingue in pericolo (Robins & Uhlenbeck, 1991).

A questa seguirono i lavori del CIPL sostenuti dall’UNESCO sotto la direzione di Stephen Wurn: la prima edizione dell’Atlante delle lingue in pericolo del 1996 e la seconda del 2001 (Atlas of Endangered Languages) che hanno sostituito il Libro rosso sulle lingue in pericolo. La terza versione dell’Atlas of Endangered Languages (Moseley, Christopher 2010. Atlas des langues en danger dans le monde, 3ème edn. Paris, Editions UNESCO) è stata realizzata grazie al sostegno del governo norvegese.

Tali opere si propongono anche quale strumento di analisi per la conoscenza delle dinamiche inerenti i processi di mutamento nel campo della ricerca sociale e linguistica.

 

  1. La nostra proposta nel contesto attuale. Patrimonio immateriale e lingua italiana.

Ogni anno, il 21 febbraio, l’UNESCO promuove la giornata internazionale della lingua madre. Un monito importante che ricorda alla comunità globale l’importanza e la salvaguardia della madrelingua, le diversità linguistiche e culturali e il multilinguismo. La giornata venne istituita nel 1999 e celebrata dall’anno seguente; nel 2007 è stata riconosciuta dall’Assemblea Generale dell’ONU, contemporaneamente alla proclamazione del 2008 come Anno internazionale delle lingue.

Gli strumenti di monitoraggio, utilizzati dall’UNESCO, hanno come scopo principale quello di stimolare le autorità pubbliche e le persone di tutto il mondo sulla necessità e l’urgenza di tutelare e salvaguardare, nell’ambito del patrimonio immateriale, anche e soprattutto il patrimonio linguistico e le la diversità e nel mondo. Resta il fatto che le direttive internazionali vengono troppo spesso recepite ed istituzionalizzate con i tempi e le politiche dei governi che pongono interessi e attenzioni a temi e priorità che possono rappresentare precipuamente in quel momento alcuni degli obiettivi di uno Stato.

Non sempre tutti i Paesi sono allineati nel recepire le linee guida delle Nazioni Unite, quando tali ipotesi spesso vengono recepite in maniera “blanda”, poiché ritenute a torto non strategiche o perché apparentemente non impattano su interessi o scelte fondamentali della policy. Solo recentemente il Governo italiano, il 31 luglio 2019  con la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha istituito il 26 ottobre quale «Giornata nazionale del folklore e delle tradizioni popolari». (19A05402) (GU Serie Generale n.200 del 27-08-2019). Un importante riconoscimento istituzionale che pone finalmente l’accento sulla valorizzazione e salvaguardia della nostra tradizione storica e popolare ascrivibile al cosiddetto patrimonio immateriale.

Si tratta certamente di un passo importante che dovrebbe garantire una più attenta salvaguardia del patrimonio storico, antropologico e linguistico, ponendo al contempo un occhio di riguardo per la tutela dei suoi semplici ma straordinari attori e interpreti che rendono questa tradizione unica. Così bande musicali, cori, associazioni folkloriche e gruppi linguistici e dialettali italiani vanno incentivati, affinché sviluppino nuove aggregazioni e preservino con impegno quelle esistenti. Queste Associazioni, di fatto, costituiscono una parte fondamentale della cultura del nostro Paese, un serbatoio di saperi e culture che rivestono certamente un ruolo importante nella società, poiché mantengono in vita un’antica e nobilissima tradizione.

Premesso ciò, sottolineo come la lingua rimanga la forma di espressione culturale diretta di un popolo e la possibilità di salvaguardarla, accrescerla e mantenerla fervida e vivida all’interno delle comunità non sia solo l’unica esigenza o imperativo. Quanto piuttosto va riconsiderata l’ipotesi di proporla anche per un uso istituzionale nei paesi a più alta immigrazione italiana nel Mondo dove l’impiego della stessa rappresenti anche per questi paesi un’espressione di democrazia partecipata. Un processo di taratura di strumenti e valori che si attua anche e proprio grazie ad un elevato livello di integrazione interculturale che in parte anche la lingua rappresenta. Ipotizziamo dunque una sorta di bilinguismo istituzionale riconosciuto e non solo per le comunità immigrate. Così per i nostri residenti all’estero si amplificherebbe la possibilità di preservare e dare continuità ad una tradizione che per le comunità italiane emigrate rappresenterebbe ancor più uno strumento identitario di autodeterminazione e di consapevolezza a sentirsi uniti, e una volta di più, culturalmente italiani.

Per comunicare oggi è richiesta in molte situazioni la conoscenza di più di una lingua. Il multilinguismo non solo è conciliabile, ma addirittura è reso possibile proprio dal mantenimento della lingua madre. Infatti è dimostrato che nessuna lingua può essere appresa pienamente se non poggia sulla solida competenza della lingua acquisita dalla nascita. Le lingue non sono palloncini, non si fanno concorrenza nel cervello fin dal primo apprendimento, sottraendosi reciprocamente spazio.

Al contrario, mantenere la lingua madre nell’infanzia anche tra le nuove generazioni delle comunità emigrate e affiancarle un’altra lingua fa sì che i bambini e le bambine bilingui godano di provati vantaggi cognitivi. Ma questo è solo il primo passo, partendo dalla scuola ovviamente. Valorizzare la pluralità linguistica a scuola è davvero possibile? Una prima risposta affermativa trova riscontro partendo da un presupposto e cioè che la diversità linguistica in classe è positiva quando trova voce tra i compagni e con gli insegnanti. Ricordiamo che la “lingua madre” ha un valore sia individuale sia sociale: individuale perché, come dice il nome stesso, è la lingua che il bambino o la bambina sentono parlare dalla mamma, anzi sente ancor prima di nascere, quando nell’utero ne percepisce il ritmo e l’intonazione; è la lingua che ognuno sviluppa spontaneamente nei primi anni di vita, dentro la famiglia, sino a raggiungere una competenza che gli permette di capire e di esprimersi senza sforzo. Il valore sociale è dato dalla ricchezza della diversità linguistica.

Da qui l’esigenza come referente internazionale di M.I.R.E per l’Arte, Cultura e Scienza di rivolgerci alla Repubblica italiana e agli Stati esteri affinché accolgano l’esigenza delle nostre comunità emigrate di mantenere e potenziare la lingua della tradizione e accrescerla nei suoi utilizzi pubblici e istituzionali. Non solo attraverso gli Istituti italiani nel mondo, ma anche e soprattutto di proporla, per le cosiddette funzioni sociali e culturali alle Istituzioni dei Paesi esteri in cui i nostri fratelli connazionali risiedono, svolgono ed hanno assunto un ruolo importante per l’intera società.

Vogliamo ottenere maggiore attenzione e puntare su programmi e modelli interculturali di conoscenza e condivisione linguistica, così da trasformare anche all’estero la nostra lingua comunitaria in uno strumento di partnership culturale, promuovendola nelle scuole per tutto il corso curricolare, dalla prima infanzia alle Università, così come idioma delle funzioni religiose e nei canali di informazione e media.

Oggi possiamo dire che qualcosa sta cambiando: si vanno modificando gli orientamenti  teorici, sia a livello nazionale che europeo, e si introducono nuove pratiche operative che collocano l’insegnamento dell’italiano e il suo utilizzo “extra istituzionale” in una dimensione plurilinguistica. Si tratta di azioni quantitativamente circoscritte, ma qualitativamente significative, poiché promuovono in modo concreto la conoscenza e la valorizzazione delle lingue native presenti nella società e non solo in ambito scolastico.

Rispetto agli orientamenti teorici osserviamo pertanto l’affermarsi di una nuova configurazione concettuale secondo la quale in ogni apprendimento le nuove conoscenze e competenze devono integrarsi con quelle già in possesso.

Pertanto si raccomanda di tenere conto di tutte le lingue che costituiscono i repertori degli studenti e cittadini in generale poiché queste sono la base prima e il fondamento della formazione delle identità individuali e collettive degli apprendenti e della partecipazione sociale condivisa alla vita quotidiana.

Come proposta di M.I.R.E. intendiamo dunque sottolineare la necessità, oserei dire l’obbligo, di proporre un utilizzo politico della lingua madre italiana più ampio nei Paesi di accoglienza, venendo incontro alle esigenze sentite dalle numerosissime comunità italiane co-protagoniste all’estero della vita sociale, culturale e imprenditoriale di interi Stati all’avanguardia nel mondo.

Anche a livello internazionale, si ribadisce ormai l’evidenza che tutte le lingue dell’educazione e della comunicazione sociale contribuiscono al pieno sviluppo della propria identità, ma in più viene sottolineato che l’educazione plurilingue e interculturale è funzionale al successo scolastico, oltre che presupposto per l’inclusione sociale e la partecipazione democratica.

La necessità dunque, attraverso la proposta di un utilizzo istituzionale della lingua italiana, di un ulteriore accompagnamento della propria tradizione che dovrà transitare necessariamente non solo attraverso la scuola, ma anche dai luoghi di culto e nei molteplici nodi dei network di comunicazione declinati dai media locali. Rispetto alle pratiche educative e sociali sopra descritte intendiamo dunque, come Movimento degli Italiani Residenti all’Estero, appoggiare e sostenere, insieme alle Istituzioni nazionali ed estere, azioni congiunte di tipo inclusivo orientate ad un plurilinguismo istituzionale. L’obiettivo di queste pratiche è duplice: in primo luogo sensibilizzare le istituzioni locali alle lingue native dei propri cittadini stranieri, in secondo luogo dare visibilità e legittimità alle varie lingue rappresentate e suscitare una forma di rispetto per tutte le varietà linguistiche al di là del loro statuto sociale. Un diritto, un dovere, una necessità globale in una società interculturale ed interconnessa.

 

Massimo Ruggero

 

Presidente del Club per l’UNESCO di Genova città metropolitana




Dante Alighieri. “Pagine di Storia”: altre 8 uscite a maggio a sostegno del libro Italiano

Captura

logoDA500x100 130anniProsegue anche a maggio la rassegna “Pagine di Storia” della Società Dante Alighieri, nata da un’idea del Presidente Andrea Riccardi. Il 30 aprile alle 10.30 sul sito della Dante (www.ladante.it) sarà online Raffaella Morselli con Tra Fiandre e Italia: Rubens (1600-1608) (Viella). L’autrice, storica dell’arte di profilo internazionale, ricostruisce gli 8 anni di Peter Paul Rubens in Italia attraverso lo studio di oltre 200 documenti inediti. Ne esce un quadro dell’artista, “un pittore fiammingo, ma con l’Italia nel cuore” che lo pone tra grandi pittori del suo tempo.
Martedì 5 maggio sarà la volta di Paolo Rago che presenterà Gli anni della distensione. Le relazioni italiano-albanesi nella fase centrale della Guerra fredda (Laterza). Il libro, è parte di una collana di studi sulla materia e nasce dal dialogo tra lo stesso Rago e l’Ambasciatore Alberto Cutillo, accreditato a Tirana fino allo scorso gennaio, nonché dalla constatazione di un vuoto nella letteratura dei rapporti tra Italia e Albania: molto si riscontrava fino all’800 ma quasi nulla dopo la Seconda guerra mondiale. I saggi ricostruiscono i rapporti tra i due paesi nel corso del Novecento; pur appartenendo saldamente agli schieramenti opposti del Patto Atlantico e del Patto di Varsavia, Italia e Albania mantenevano fronti di dialogo aperti, come la ripresa delle relazioni diplomatiche, il rapporto tra il PCI e il Partito dei lavoratori albanese e un barlume di relazioni culturali. Un rapporto di luci e di ombre che è ha trovato dimostrazione nelle vicende dei rifugiati politici albanesi in Italia, accolti massicciamente e sostenuti in funzione anticomunista. Il libro raccoglie contributi di studiosi italiani e albanesi come Alberto Basciani, Sonila Boçi, Ylber Marku, Luca Micheletta, Nevila Nika, Nicola Pedrazzi, Edon Qesari, Luca Riccardi e Settimio Stallone, restituendo le complessità del rapporto tra i due Paesi i cui popoli però sono vicini e amici nei secoli.
Durante tutto il mese di maggio, calcheranno il palcoscenico digitale di ladante.it/pagine-di-storia (sempre alle 10.30 di ogni martedì e giovedì), Maria Grazia Muzzarelli, Marco Videtta, Egidio Ivetic, Roberto Bizzocchi, Alessandro Vanoli, Paolo Borruso, Gabriella Gribaudi, Angelo D’Orsi, Gianni La Bella, Giuseppe Battelli, Stefano Riccioni, Mauro Geraci, Ardian Ndreca, Angelina Volpe, Carmelo Dotolo, Gaetano Sabetta ed Elena Aga Rossi.

La Società Dante Alighieri rinnova il suo sostegno agli autori e agli editori italiani. In questo stesso ambito è stata avviata, sempre su ladante.it, anche una rassegna dedicata alla narrativa e alla poesia: le “Pagine di Letteratura” vengono pubblicate sul sito e nei social network il martedì e il venerdì alle 17.00. Il prossimo appuntamento di letteratura, nella stessa giornata del 5 maggio, sarà con Francesca d’Aloja e il suo Corpi speciali (La nave di Teseo).

Per seguire #PaginediStoria: sito web ladante.it | Youtube ladanteit
 / Facebook PalazzoFirenze | Twitter la_dante | Instagram societadantealighieri