Quattro libri per raccontare l’Italia nel mondo

progetto senza titolo

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Dall’emigrazione di ieri alle nuove identità globali, un percorso in quattro volumi attraverso le radici, le nostalgie e le trasformazioni dell’essere italiani all’estero.

Con oltre sette milioni di iscritti all’AIRE e una diaspora che abbraccia tutti i continenti, l’Italia è ormai una nazione diffusa, che continua a vivere e a evolversi oltre i propri confini. In questa prospettiva si inserisce l’opera di Ennio Marchetti, che negli ultimi anni ha dedicato quattro volumi al tema dell’emigrazione e dell’identità italiana nel mondo, pubblicati nella biblioteca di Lulu.com e in Amazon.com

L’Altra Italia

Un saggio di forte attualità che affronta il ruolo politico e culturale degli italiani all’estero.
L’opera sostiene che gli emigrati e i loro discendenti non siano più spettatori, ma una componente decisiva del sistema Paese: cittadini che chiedono di contare e di essere rappresentati.
Un richiamo a riconoscere che l’Italia non finisce ai suoi confini, ma continua ovunque vivano italiani che operano, innovano e mantengono vivo il legame con la madrepatria.

Novitalia

Ambientato nel cuore del Pacifico, questo romanzo intreccia ironia e commozione per raccontare la nascita di una “patria immaginaria”: Novitalia, tre isole dove una famiglia di emigranti piemontesi ha costruito un piccolo mondo italiano fatto di lingua, cucina, canti e tradizioni.
Un racconto vivace e poetico che parla di appartenenza e identità, di radici reinventate lontano da casa, nel solco dei grandi romanzi sudamericani.

Noi, italiani all’estero

Un viaggio storico e narrativo attraverso secoli di emigrazione, dai primi pionieri alle nuove generazioni globali.
Il libro unisce rigore documentario e partecipazione emotiva, raccontando le storie di milioni di italiani che hanno lasciato la loro terra e, con coraggio e sacrificio, hanno contribuito allo sviluppo dei Paesi che li hanno accolti.
Una testimonianza corale dell’ingegno e della resilienza del popolo italiano.

Potere straniero

Con taglio analitico e contemporaneo, questo volume amplia la prospettiva al fenomeno opposto: l’influenza delle comunità straniere nei Paesi che le ospitano.
Attraverso analisi storiche, economiche e geopolitiche, l’autore esplora come le minoranze ricche e influenti possano plasmare la politica, l’economia e la cultura nazionale, in un equilibrio delicato tra integrazione e potere.
Un testo che invita a riflettere sui nuovi scenari della globalizzazione e sul valore della sovranità.

Quattro libri, un unico filo conduttore: il racconto di un’Italia che viaggia, si trasforma e continua a vivere nei suoi cittadini sparsi nel mondo.
Un omaggio a chi, pur lontano, porta ancora nel cuore la propria patria.

 




Canadà. Vancouver: Scrittori italo-canadesi a confronto sulla lingua italiana e l’italianità oltre i confini

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screenshot 2025 09 17 at 3.16.08 pmSi tratta di una tavola rotonda con autori locali alla presenza del Console Generale d’Italia, Paolo Miraglia Del Giudice. In programma domani, giovedí 16 ottobre, alle ore 19, nella Sala Museo del Centro Culturale Italiano.

Fra i temi che verranno affrontati: scrittura e identità nel contesto canadese, l’italiano che cambia, il ruolo dell’immigrazione nell’evoluzione della lingua.

Partecipanti principali:

– Vittorino Dal Cengio (Come Niente Fosse, Il Moroso della Rissa e altre opere)

–  Genni Gunn (Solitaria e altre opere)

– Anna Foschi (Co-fondatrice e Presidente dell’Associazione Scrittori/Scrittrici Italo-canadesi, vincitrice di numerosi premi)

Moderatore:

– Renato Zane, Presidente, Società Dante Alighieri di Vancouver.

Sarà offerto un rinfresco.




Messico, annunciati i vincitori del premio ‘M’illumino d’immenso’

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Lunedì 13 ottobre, nell’ambito della 25esima Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dedicata quest’anno all’italofonia, si terrà a Città del Messico la cerimonia di consegna dei riconoscimenti ai vincitori dell’ottava edizione del Premio Internazionale di Traduzione di Poesia dall’italiano allo spagnolo M’illumino d’immenso e della terza edizione dello stesso premio in direzione inversa, dallo spagnolo all’italiano.

milluminodimmensopuntovertIl premio per la traduzione dall’italiano allo spagnolo è andato alla poetessa e traduttrice venezuelana Mariela Cordero, mentre quello per la traduzione dallo spagnolo all’italiano è stato assegnato dalla giuria alla traduttrice e scrittrice Ilide Carmignani.

Il concorso, organizzato dall’Istituto italiano di cultura di Città del Messico in collaborazione con il Laboratorio Trādūxit, con L’Iila (Organizzazione internazionale italo-latino americana) e gli Istituti italiani di cultura di Santiago, Lima e Montevideo, è nato con l’obiettivo di promuovere il dialogo tra le due lingue e valorizzare la traduzione poetica come atto creativo e ponte culturale. Negli anni si è affermato come un punto di riferimento per traduttori, poeti e studiosi, sia in America Latina che in Italia e nel mondo ispanofono.

La cerimonia, in programma alle ore 19 presso l’Auditorio dell’Istituto Italiano di Cultura di Coyoacán, sarà condotta dalla traduttrice Barbara Bertoni e verrà preceduta da un dialogo sulla poesia e sulla traduzione con tre voci di spicco della letteratura contemporanea: Ana García Bergua, Fabio Morábito e Daniel Samoilovich. Attraverso le loro esperienze di scrittori e traduttori, il pubblico sarà invitato a riflettere sull’essenza stessa del premio: la poesia come spazio condiviso e la traduzione come arte dell’incontro.

Immagini: iicmessico.esteri.it

puntodincontro.mx




SLIM 2025: tutti gli appuntamenti a New York

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slim2025In occasione della XXV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, l’Istituto Italiano di Cultura di New York presenta una serie di concerti dedicati al tema di quest’anno “Italofonia. Lingua oltre i confini” e una speciale registrazione live del podcast di Rai Radio 3 “La lingua batte”, condotto dallo scrittore Paolo Di Paolo.
I concerti si terranno il 10, il 17 e il 23 ottobre e vedranno protagonisti rispettivamente, Stefano Marchese Quintet and the Scanzonati, Chiara Izzi con “Music Hits on a Journey” e Sissi Castrogiovanni “Fra due mondi”. La registrazione del podcast sarà invece presentata il 21 ottobre.
Quest’anno, inoltre, per la prima volta l’Istituto ha voluto perseguire anche un programma di eventi diffuso, in collaborazione con le Università Columbia, CUNY Queens College, Fordham University, Hunter College e NYU.
Tra gli appuntamenti da non perdere segnaliamo il webinar “Italian Poets in Wonderland: Presenting the Digital Wunderkammer of Contemporary Italian Poetry”, che si terrà il 15 ottobre dalla Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU.
Nella stessa giornata l’Hunter College ospiterà la presentazione di un progetto multimediale che esplora le nozioni di italofonia, migrazione e multilinguismo sviluppato dagli studenti di italiano, prima, e la presentazione della collezione di racconti brevi “E c’erano gerani rossi dappertutto. Voci femminili della diaspora italiana in Nord America”, poi.
Sempre il 15 ottobre presso la NYU si terrà il seminario “Language and Migration: Translation in Contemporary Literature”, a cura di Isabella Livorni.
Il CUNY Graduate Center ospiterà il 29 ottobre la conferenza “Fashioning Italianità on American Soil: The Italian Language Press in New York and Connecticut from the 1930s to the 1950s”, con Martina Di Florio (Trinity College), Stefano Morello (The Graduate Center, CUNY) ed Eugenia Paulicelli (Queens College and The Graduate Center, CUNY).
Infine il 6 novembre l’Italian Academy at Columbia sarà sede di una’altra conferenza “On Dante and Lorenzo Da Ponte” con Teodolinda Barolini (Da Ponte Professor of Italian, Columbia University) e Barbara Faedda (Executive Director, Columbia’s Italian Academy).
In ultimo, ma non per importanza, l’Istituto segnala il social contest creato appositamente per la SLIM dalla Fordham University: le informazioni per partecipare sono disponibili sul sito dell’IIC. (aise)




Queer e italo-canadese: due scrittori condividono le loro esperienze

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capturaPer molto tempo, i valori convenzionali hanno costituito una norma generalmente accettata nelle comunità italo-canadesi, talvolta a costo di marginalizzare o cancellare le storie della diversità sessuale e di genere. Oggi, una vivace comunità di scrittori e artisti LGBTQ+ italo-canadesi sta emergendo con forza sulla scena letteraria nazionale. Nel 2021, la Dott.ssa Licia Canton, direttrice fondatrice di Accenti Magazine con sede a Montréal, ha pubblicato l’antologia Here and Now: An Anthology of Queer Italian-Canadian Writing e ha realizzato il film Creative Spaces: Queer and Italian-Canadian. Canton e con Paolo Frascà, professore di Italian Studies all’Università di Toronto, hanno poi avviato il progetto Queer Italian-Canadian Artists: A Study on Ethnic Belonging and Cultural Production. In tutto il Canada, questo progetto fondamentale ha portato attenzione sugli scrittori e artisti Queer le cui esperienze erano state trascurate.

Due giovani autori italo-canadesi osservano che ha anche contribuito a creare «uno spazio per la conversazione e la guarigione» all’interno della vita sociale e familiare italiana-canadese tradizionale. Mickey Vescera, nat* e cresciut* a Vancouver, British Columbia, produce scultura, ceramica e scrittura creativa. Vescera, dopo aver conseguito un Bachelor of Fine Arts presso la Emily Carr University of Art + Design, sono sempre stati appassionati d’arte; da preadolescente frequentava siti di condivisione artistica e blog personali su internet, dove ha incontrato per la prima volta artisti della comunità Queer che parlavano apertamente delle loro esperienze nel mondo dell’arte online come persone Queer. Questi contatti hanno aiutato Vescera a comprendere più profondamente il genere e la sessualità e hanno aperto le porte al suo percorso di scoperta di sé. Il progetto Queer Italian-Canadian Artists è stata una opportunità per connettersi con altri artisti in questo modo. Vescera afferma: «Sono abbastanza fortunat* da avere una famiglia che mi ha offerto sostegno nel perseguire l’arte. Detto ciò, ho ricevuto pressioni per mantenere quanta più normalità e sicurezza possibile in tutto ciò che faccio, sia nell’arte che creo, nel ritmo della mia vita o nelle persone con cui mi frequento. Ci sono alcune opere d’arte che non mostrerò alla mia famiglia nel prossimo futuro. E se il mio nonno e la mia nonna fossero ancora con noi, assolutamente no — almeno non fino a dopo una lunga conversazione. Agisco secondo una filosofia secondo cui la famiglia e chi tra noi è più tradizionale è libero di guardare ciò che voglio presentare. Sono felice di spiegare se chiedi, ma va benissimo anche lasciare che le persone abbiano delle domande.”

Jeremy R. Saunders, un autore queer italo-canadese di Victoria, BC, si è laureato all’Università di Victoria con un Bachelor of Fine Arts in Scrittura Creativa nel 2015, per poi trasferirsi a Dublino, dove lavora ora come Coordinatore Accademico insegnando inglese. Saunders ricorda: “Le mie interazioni con la comunità italo-canadese erano per lo più limitate alla famiglia per gran parte della mia vita, a parte qualche rara visita al negozio italiano per generi di base come l’olio d’oliva e la mortadella. I momenti erano gioiosi e nessuno avrebbe menzionato l’argomento intoccabile: la sessualità. Finanze, politica e religione erano invece argomenti leciti. Mio fratello maggiore, in particolare, sembrava essere il custode delle espressioni accettabili di genere e sessualità. Tuttavia, la mia educazione in una scuola cattolica non era così piena di segreti e molestie come ci si potrebbe aspettare. I miei amici italo-canadesi non ne erano mai troppo interessati e raramente parlavamo delle nostre identità.

Fare parte di Queer Italian-Canadian Artists: A Study on Ethnic Belonging and Cultural Production, uno studio sull’appartenenza etnica e sulla produzione culturale ha creato un’opportunità per esprimere un lato più profondo e olistico dell’essere queer in una cultura che non sempre celebra questo aspetto. L’intersezione dell’essere canadese con tutti i suoi diritti e libertà e dell’essere italiano con i suoi diritti e libertà ha creato una perfetta occasione per me di partecipare indipendentemente dai nomi che possiedo. Dimenticavo di menzionare le canzoni trap italiane che ascolto, ma sono più un piacere colpevole che una parte definente della mia identità.”




Il ‘cicchetto’ veneto? È entrato nel vocabolario Zingarelli 2026. Ecco che cos’è

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stuzzichini cicchetti veneto 1024x576Gli stuzzichini veneti, i cosiddetti ‘cicchetti’, entrano nel vocabolario più famoso della lingua italiana, lo Zingarelli. A dare la notizia è il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. La parola ‘cicchetto’ è stata inserita, racconta Zaia sui social, nello Zingarelli 2026, “uno dei più prestigiosi dizionari italiani da quest’anno”. Tra le centinaia di nuove parole che per quest’anno verranno incluse nel vocabolario c’è dunque anche ‘cicchetto’, che deriva dal veneziano cicheto (e che è cosa ben diversa dal termine ‘cicchetto’ con cui si indica il mini bicchierino di superalcolici, il cosiddetto ‘shottino)’.

GLI SPUNTINI TIPICI DELLE OSTERIE DI VENEZIA

Ma cosa significa ‘cicchetti’ in veneto? Con questa parola, da sempre, si indicano gli “stuzzichini tipicamente veneziani” (come i crostini di baccalà o uova, le fette di polenta con salume, le varie polpette), che si gustano nelle osterie.

LA DEFINIZIONE NELLO ZINGARELLI

Ecco che, nel vocabolario forse più famoso d’Italia, in Veneto, il cicchetto è uno “stuzzichino (per es. polpetta, baccalà, salume, uovo sodo, ecc.) servito con un bicchiere di vino nei tradizionali bacari“. E la cicchetteria, in parallelo, viene definita come un “locale, in origine tipicamente veneziano, dove è possibile consumare stuzzichini in accompagnamento a vini o altre bevande alcoliche”.

ZAIA: “DA TERMINE LOCALE A RIFERIMENTO LINGUISTICO”

Per Zaia, nel tempo, il termine cicchetto “ha acquistato una sua connotazione specifica nel campo della gastronomia anche fuori dei confini regionali che, ora, è riconosciuta anche con un preciso riferimento linguistico“. Tant’è che appunto sono entrati nel vocabolario. Un’ottima notizia, per il governatore, che conferma come la lingua e della cultura veneta siano più che mai vive. Un altro esempio? Forse non tutti lo sanno, ricorda il governatore, ma la parola ‘ciao’ deriva proprio dalla lingua veneta. “Ogni giorno- afferma il presidente del Veneto- la usano milioni di persone sottolineando un contributo della nostra terra alla comunicazione universale che comprende migliaia di termini”.

“Venezia e il Veneto mantengono salda la loro vocazione di sempre ad essere terra destinata all’incontro di culture e civiltà, tra nord e sud, tra oriente e occidente- dice Zaia- il cicchetto è un termine della nostra lingua, ed ora di tutto il Paese, che racchiude storia di convivenze pacifiche e costruttive rivelatesi anche in contaminazioni culturali e gastronomiche che hanno attraversato i secoli. Un frutto, nella quotidianità, di quella Repubblica la cui bandiera è stata forse l’unica a riportare la parola ‘Pace’. Una parola che in questi giorni ci auguriamo sia anche un auspicio e un obbiettivo da raggiungere”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Canadà. Trois-Rivières, la Città dei MultiVersi

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unnamed«Tu sei la mia latitudine, la mia longitudine, il mio luogo privilegiato»/Tu es ma latitude, ma longitude, mon lieu privilégié.”

Le parole della poetessa quebecchese Michèle Lalonde accolgono il visitatore da una targa affissa alla facciata di una casa storica nel cuore di Trois-Rivières. È una delle 400 targhe poetiche disseminate lungo pareti, percorsi guidati e angoli di strada di questa cittadina lungo il fiume San Lorenzo, a metà strada tra Montréal e Québec City. Incise con versi spesso d’amore, firmati da poeti canadesi e internazionali — le targhe compongono la “Promenade de la poésie”, la testimonianza più tangibile di quanto profondamente la poesia sia innestata nel tessuto urbano.

Siamo arrivati a Trois-Rivières in luglio, tre mesi prima del Festival International de la Poésie. I preparativi erano ancora in corso, ma ciò che abbiamo trovato ci ha permesso di cogliere quanto un investimento civico nella poesia possa trasformare una comunità. Da oltre quarant’anni, infatti, la città intreccia la poesia alla propria identità culturale, facendone un motore di vita collettiva.

Tutto iniziò negli anni Ottanta, quando la casa editrice locale Écrits des Forges puntò sulla promozione di nuove voci poetiche. In quegli anni Gaston Bellemare, musicista convertito alla poesia, divenne l’anima del Festival, che ha diretto artisticamente fino all’anno scorso. «La sua intuizione fu quella di portare i poeti tra la gente, offrendo letture gratuite nei luoghi della quotidianità — bar, caffè, ristoranti, biblioteche», racconta Évelyne Charland, che oggi, come nuova direttrice artistica, ha raccolto il testimone di Bellemare.

Ogni ottobre, un centinaio di poeti provenienti da tutto il Canada e da cinque continenti si danno appuntamento a Trois-Rivières. «Le poesie vengono presentate nella lingua originale, con traduzioni in francese e inglese curate dal Festival», spiega Charland. «È sempre l’autore a leggere il proprio testo: il che privilegia la voce del poeta e la sua autenticità». Francese e inglese si intrecciano con altre lingue, creando una vibrante polifonia. «Applichiamo una griglia che garantisce la rappresentanza delle minoranze linguistiche, incluse quelle di poeti indigeni e stranieri», precisa Charland. I visitatori arrivano non solo dal Québec e dall’Ontario, ma anche dall’Europa e dagli Stati Uniti, attratti da una città dove la parola scritta e parlata diventano atti di diplomazia. Ascoltare una poesia nella lingua originale, anche senza comprenderla affatto, permette comunque di coglierne ritmo, afflato e umanità.

I poeti leggono in spazi raccolti — caffè, pub, ristoranti, biblioteche pubbliche, gallerie d’arte — trasformando il pubblico in parte attiva delle performance, spesso accompagnate da musica dal vivo. Le conversazioni proseguono sui marciapiedi, si intrecciano con i ritmi della città e talvolta raggiungono “La corda delle poesie” (La corde à poèmes), l’installazione che letteralmente “stende” poesie in parchi, piazze e luoghi di passaggio. I versi oscillano nell’aria, sorprendendo i passanti e invitandoli a fermarsi, sollevare lo sguardo e attraversare la città con occhi nuovi, in chiave poetica.

In un’epoca in cui i social media tendono a dividere e polarizzare le opinioni pubbliche, Trois-Rivières ha scelto un’altra strada: investire fondi pubblici e privati per trasformarsi in una vera e propria piazza della poesia. «Non abbiamo molti partner privati. Il principale è Québecor (TVA, Vidéotron), che ci offre sia un contributo economico sia visibilità», spiega Étienne Poirier, co-direttore esecutivo e direttore amministrativo. «Riceviamo inoltre contributi dal Canada Council for the Arts, dal Book Fund, dal Ministero del Patrimonio canadese, dal Conseil des arts et des lettres du Québec, dal Ministero del Turismo del Québec e naturalmente dalla Città di Trois-Rivières».

Charland guarda già al futuro: «Vogliamo coinvolgere pubblici diversi. Stiamo preparando serate tematiche, poesia performativa, poesia umoristica, elettro-poesia e persino appuntamenti dedicati alla poesia erotica». Queste iniziative mostrano come, a Trois-Rivières, la poesia sia tutt’altro che confinata in una torre d’avorio: è un’arte viva, in trasformazione, parte integrante della vita cittadina.

Raphaëlle B. Adam, responsabile della comunicazione del Festival internazionale di poesia di Trois-Rivières, QC (Foto: Arianna Dagnino)

Il modello offerto da Trois-Rivières dimostra anche come le città possano diventare veri laboratori di convivenza culturale. Il Festival invita esplicitamente poeti indigeni e nuovi arrivati, bilanciando voci locali e internazionali. Per l’edizione 2025 (3–12 ottobre), accanto a Catherine Lalonde — poetessa e performer — Timothée-William Lapointe, vincitore del Prix de poésie des Cégepiens con la raccolta Une vie bien dormie, e alla pioniera delle nuove avanguardie Nicole Brossard, il pubblico incontrerà autori da tutto il mondo: Maram Al-Masri (Siria/Francia), Amadou Lamine Ba (Senegal), Viviane Ciampi (Italia), Pilar González (Spagna), Armando Maldonado (Honduras), Yuyutsi Sharma (Nepal), Zhao Si (Cina) e molti altri.

In un mondo in cui le città competono presentandosi come poli tecnologici o offrendo mega-eventi sportivi, Trois-Rivières ha scommesso sulla poesia — e la scelta funziona. Attira turisti, alimenta lo spirito civico, proietta la cultura del Québec sulla scena internazionale e, soprattutto, crea uno spazio dove le parole contano e le persone si incontrano per ascoltare, non per alimentare conflitti.

Due cose ci hanno colpito durante il nostro soggiorno a Trois-Rivières:

La continuità: quarant’anni di impegno ininterrotto hanno generato un tessuto culturale capace di resistere ai cicli politici e alle fluttuazioni dei finanziamenti, pubblici e privati.

L’identità del luogo: una città può essere qualcosa di più di un palcoscenico; può diventare parte attiva nella creazione artistica — farsi infrastruttura pubblica al servizio dell’immaginazione.

Trois-Rivières mostra ai canadesi e ai visitatori stranieri che ascoltare i poeti non è solo un passatempo raffinato, ma un vero e proprio atto civico. I poeti sono le antenne della società: segnalano paure, gioie e zone d’ombra. Possono fungere da specchi, ma anche da torce che illuminano percorsi non ancora battuti o rivelano pericoli nascosti. «Ci rivolgiamo ai poeti non per ricevere slogan, ma per identificare nuovi vocabolari — modi inediti di nominare emozioni e visioni politiche che sfuggano al frullatore dei titoli ad effetto e dei feed mediatici», spiega Poirier, lui stesso poeta.

Con un nuovo Festival ormai alle porte, non possiamo che augurarci che Trois-Rivières trovi degli emuli. Perché una città che fa della poesia il fulcro della sua anima culturale non si limita ad abbellirsi — si trasforma. E in questo processo, eleva non solo chi la abita ma anche chi la visita.




Belluno: Francesco Jori presenta “Andemo in Merica”, storia dell’emigrazione veneta e friulana

belluno francesco jori presenta andemo in merica storia dellemigrazione veneta e friulana immagine14

belluno francesco jori presenta andemo in merica storia dellemigrazione veneta e friulana immagine14Francesco Jori presenterà a Belluno la sua nuova pubblicazione “Andemo in Merica” questa sera, alle ore 16.00, nella sala riunioni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, in via Cavour 3.

L’evento è a ingresso libero. Il libro, edito da Biblioteca dell’Immagine nel 2025, ripercorre un secolo e mezzo di emigrazione veneta e friulana verso il Nuovo Mondo, raccontando le vicende di oltre cinque milioni di persone che hanno affrontato enormi sacrifici per costruire una nuova vita.

La narrazione restituisce al lettore un quadro vivido: la miseria che spinse le famiglie a partire, le promesse ingannevoli degli agenti di emigrazione, i viaggi difficili attraverso l’Atlantico e le dure condizioni nei Paesi di arrivo. Accanto alle difficoltà, il volume mette in luce la forza, l’ingegno e il contributo decisivo degli emigrati, senza dimenticare le proprie radici. Francesco Jori, laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova, è giornalista professionista dal 1967.

Ha lavorato per numerose testate tra cui il Resto del Carlino, la Provincia di Padova, il Mattino di Padova e, dal 1979, il Gazzettino, dove ha ricoperto ruoli di inviato speciale e vice-direttore.

Ha seguito eventi storici di rilevanza internazionale, come la caduta del Muro di Berlino, la Cina post-Tienanmen, la situazione in Israele prima della prima guerra del Golfo e l’attentato alle Torri Gemelle di New York.

Editorialista dei quotidiani locali del gruppo NEM, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Rizzi alla carriera giornalistica nel 2014, il Premio alla carriera dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto nel 2018 e il Premio Brunacci 2023 per la divulgazione storica.

L’incontro rappresenta un’occasione per riscoprire una pagina fondamentale della storia locale e riflettere sul significato attuale di questa straordinaria esperienza di migrazione.

Per informazioni è possibile contattare l’Associazione Bellunesi nel Mondo all’indirizzo biblioteca.migrazioni@bellunesinelmondo.it. (Inform)




L’ALTRA ITALIA: il nuovo libro di Ennio Marchetti sugli italiani nel mondo

copertina web per fb e insta

copertina web per fb e instaÈ stato appena pubblicato L’ALTRA ITALIA, il nuovo libro di Ennio Marchetti, giornalista e scrittore, direttore di Fatti Nostri, che da anni si occupa di emigrazione italiana. Dopo il saggio Noi, italiani all’estero e il romanzo Novitalia, con quest’opera Marchetti compie un passo ulteriore: dalla narrazione alla rivendicazione politica.

Il volume affronta temi cruciali: la sottorappresentanza parlamentare, i limiti del voto per corrispondenza, le difficoltà legate alla cittadinanza, le pensioni, la sanità e le discriminazioni fiscali. Ma non si limita a denunciare: propone soluzioni concrete, dall’istituzione di un Ministero per gli Italiani all’Estero alla creazione di un Consiglio mondiale indipendente, fino alla richiesta di pari diritti e servizi rispetto ai residenti in patria.

Un capitolo è dedicato anche al MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), nato come esperienza politica originale e autonoma, capace negli anni di interpretare le esigenze delle comunità italiane nel mondo. La presenza del MAIE viene analizzata come esempio di rappresentanza politica costruita fuori dagli schemi tradizionali, e come possibile punto di riferimento per dare più forza alle rivendicazioni collettive.

I numeri parlano da soli: sette milioni di iscritti all’AIRE, cinquanta milioni di passaporti italiani attivi e fino a 180 milioni di discendenti. Una comunità che, se organizzata, può esercitare un’influenza determinante sulla politica nazionale e internazionale.

L’ALTRA ITALIA non è solo un libro, ma un appello: “o ci ascoltate, o ci organizziamo”. Una voce forte che si rivolge tanto alle istituzioni italiane quanto ai connazionali all’estero, per trasformare una presenza storica in una vera forza politica globale.

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È morto Stefano Benni, aveva 78 anni

stefano benni

stefano benniÈ morto dopo una lunga malattia Stefano Benni. Lo scrittore bolognese aveva 78 anni. Voce eclettica della satira, della narrativa fantastica e dell’invenzione linguistica, ha costruito una produzione letteraria unica, tra romanzi, racconti, poesie, pièce teatrali e sceneggiature cinematografiche. Tra le sue opere più amate “Bar Sport”, un testo cult della letteratura umoristica italiana, “La compagnia dei Celestini”, “Comici spaventati guerrieri”, “Margherita Dolcevita”.

Benni era capace di mescolare satira feroce e ironia surreale con estrema sensibilità, e uno stile fatto di giochi di parole, neologismi e parodie. Ha lavorato anche come giornalista a L’Espresso, Panorama, Cuore, Repubblica e Manifesto. Ha collaborato anche con Beppe Grillo nei suoi esordi televisivi, debuttando come regista nel 1989 – con Umberto Angelucci – nel film “Musica per vecchi animali”, tratto un suo romanzo, con Dario Fo e Paolo Rossi. Più di recente aveva firmato l’adattamento cinematografico di Bar Sport.

Agenzia DIRE – www.dire.it