Argentina: presentato il libro “Centro friulano di Santa Fe. Il suo passato, il suo presente e i suoi protagonisti”

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7centrofriulisantafeIl Centro Friulano di Santa Fe, in Argentina ha presentato nei giorni scorsi il volume “Centro friulano di Santa Fe. Il suo passato, il suo presente e i suoi protagonisti“, curato da Maria Luisa D’Angelo.
L’autrice, tra i tanti incarichi, è docente di geografia e magistrale in didattiche specifiche e fa parte della Commissione Direttiva del Centro Friulano Santa Fe.
Il libro raccoglie immagini e storie della cultura friulana in città e dei registri e delle impronte che i primi immigrati hanno lasciato trafitti negli edifici e nella quotidianità della città argentina.
“É sorprendente e riempie di orgoglio sapere ciò che i friulani hanno lasciato una bellissima eredità”, ha commentato l’Ente Friuli nel Mondo. La pubblicazione è stata infatti anche dichiarata di interesse dalla Camera dei deputati della provincia di Santa Fe. (aise) 




NOVITALIA, il romanzo della cittadinanza negata

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cop luluNel cuore del Pacifico, lontano da tutto e da tutti, tre isole dimenticate diventano il palcoscenico di una delle epopee più originali dell’identità italiana. È lì che la famiglia Ferraris, discendente di emigranti piemontesi partiti nel 1906, ha costruito un mondo a sé: un’Italia in miniatura, dove si parla italiano e piemontese, si mangiano piatti tipici, si canta “’O mia bela Gigogin” e si educano i figli all’amore per la patria degli avi, anche senza averla mai vista.

“Novitalia” racconta, tra ironia e commozione, la storia di questi italiani senza passaporto, ma con un legame viscerale alla cultura e alle tradizioni del Belpaese. Dalle prime imprese di Giovanni Ferraris, il romanzo attraversa generazioni, passioni, commerci, amori e ideali, fino a culminare nella nascita di una nazione: Novitalia, patria senza esercito, ma con una bandiera a scacchi bianco-rosso-verde e una storia che profuma di sugo, libertà e testardaggine.

Una patria nuova per chi, pur avendo sangue italiano, non ha più diritto a un passaporto. Un rifugio per chi porta l’Italia nel cuore, ma non nei documenti.

Una narrazione intensa, affettuosamente ironica, nel solco dei grandi romanzi sudamericani, dove l’identità non si eredita: si costruisce.

Di NOVITALIA pubblichiamo di seguito il prologo. Se vorrete acquistare il romanzo è semplice. basta cliccare questo link e vi arriverà a casa.

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promo novitaliaPROLOGO

Non si può capire chi è Giuliano Ferraris se non si parte da molto lontano.
E per molto lontano non si intende il Sud del mondo o qualche isola sperduta tra le onde, ma il cuore battente delle colline piemontesi, là dove il sole stendeva ombre lunghe tra i filari e le donne mormoravano ancora il rosario in dialetto.
È da lì che viene tutto. È da lì che partì Giovanni Ferraris, fu Edoardo, nell’anno del Signore 1906, con una valigia di cuoio consunto e l’idea fissa di non seguire nessuno.

Nel 1905, un “tempestón” che fino a decenni fa i vecchi di Gattinara ricordavano con le braccia alzate e la bocca spalancata, spazzò via vigne, raccolti, tetti, e financo le speranze. L’uva marcì sui tralci, il fieno imputridì nei fienili e il parroco parlò di punizione divina, mentre il sindaco biascicava di sfortuna naturale.

Molti fecero fagotto e andarono in America, quella del Nord, a Canton, nel Massachusetts, per ogni emigrante il lavoro non mancava. Ma Giovanni no.

—Chi va dove vanno tutti, troverà solo quello che trovano gli altri. Io voglio qualcosa che sia solo mio—, diceva Giovanni Ferraris, fu Edoardo.

Così prese sua moglie Rosa, donna forte e silenziosa come un albero da frutto, e i figli Pietro e Battista, e si imbarcò su un battello a vapore che odorava di carbone e di promesse lontane.

La meta non era chiara nemmeno a lui. Nessuno in famiglia sapeva leggere. Arrivarono a Genova e comprarono biglietti “per andare lontano”.

Il tizio allo sportello lo guardò sorridendo: “Lontano dove?” gli domandò. Ma Giovanni Ferraris, fu Edoardo, non lo sapeva e solo rispose “Lontano”. E il tipo gli staccò quattro biglietti per la destinazione più lontana che aveva, l’Australia.
Quello che Giovanni sapeva era che voleva sbarcare in un posto dove nessuno gli avrebbe detto “sei uno come tanti”, ma piuttosto: “chi sei? raccontami”.

Quando arrivò in Australia si rese conto che quel posto era già troppo popolato per i suoi gusti. C’erano italiani che facevano gli scaricatori nel porto. Si fece capire da uno e questi lo accompagnò a comprare altri quattro biglietti per andare ancora più lontano.
E fu così che approdò su un’isola della Papuasia, senza nome, segnata sulle mappe in modo approssimativo, ma viva come un cuore appena nato.

Rosa lo guardò e, per la prima volta in vita sua, gli si mostrò arrabbiata e decisa: “O qui o in nessun altra parte. Prendo i miei figli e ce ne torniamo da dove siamo venuti. E se tu vuoi continuare a vagabondare per trovare il posto che desideri, fallo pure..”.

controcopE lì accadde la cosa più incredibile: il re dell’isola, sovrano di pelle scura e occhi profondi, li vide sbarcare e gli si fece incontro.
Li accolse non con diffidenza, non con timore, ma con una curiosità antica, degna di un incontro tra mondi che si erano sognati senza mai toccarsi.
Mai aveva visto uomini dalla pelle così chiara, né donne con la voce che sembrava una canzone anche quando sgridavano i figli.

Giovanni Ferraris capì che doveva trattarsi del capo da una specie di corona che teneva in testa e da un rosario di mogli e figli che lo seguivano. Si tolse il cappello e lo salutò in piemontese. Il re dette l’impressione di aver capito e sorrise.

Una donna si staccò dalla coorte del re e gli si avvicinò. “Napolitano?” gli domandò. Giovanni Ferraris si stupì. La guardò esterrefatto e chiese: “Napolitano?”.

L’altra gli sorrise. “io vedova di un napolitano – spiegò – Capisco poco italiano”.

Ferraris si asombrò. “Sono già arrivati anche qui, pensò, se fossimo andati sulla Luna sicuro che ne avremmo trovato uno anche là, prima di noi” E sorrise tra se.

“Più italiani qui?” chiese curioso.

“No. Marito napolitano morto. Io no figli. Voi soli italiani nuovi”. Poi si volse e spiegò tutto al re Tumasun che l’aveva presa in sposa dopo la vedovanza e aggiunta al suo harem.

Tumasun non solo lo lasciò restare: gli offrì un lembo di terra tra le mangrovie e le colline, dove poteva costruire una casa, piantare, allevare, vivere, perché si ricordava  di quell’altro italiano, il napoletano, che gli aveva insegnato parecchie cose.

Giovanni Ferraris accettò senza baciare anelli ma con rispetto profondo, e da lì cominciò tutto.

Nessun altro italiano venne dopo.
Non c’erano lettere in arrivo, né parenti che volessero seguirlo in quel punto del mondo che sembrava troppo lontano anche solo da immaginare.
Per decenni, i Ferraris furono gli unici italiani dell’isola.
Una stirpe solitaria ma tenace, una fiammella accesa nel buio che si tramandava senza mai spegnersi.

505356375 694069300047888 894150537984056569 nGiovanni Ferraris, che pure non sapeva scrivere il proprio nome senza sbagliare almeno una lettera, sapeva però riconoscere una pianta utile da una buona distanza. E fu proprio durante una delle sue esplorazioni, spingendosi tra i fiumi densi e le radici enormi che sbucavano dalla terra come serpenti addormentati, che vide per la prima volta i semi del cacao.

—Questo l’ho già visto,— mormorò tra sé, sfregandosi le mani.
Un cugino di Torino, uno dei pochi parenti che non si erano imbarcati per l’America, gli aveva raccontato una volta, tra un bicchiere di barbera e l’altro, come funzionava il commercio del cacao. Gli aveva anche spiegato, con parole e gesti, come trattarlo, fermentarlo, tostarlo e trasformarlo in una crema densa, nera come la notte e profumata come la domenica mattina in pasticceria.

Così Giovanni si rimboccò le maniche, raccolse i baccelli con cura religiosa, li aprì uno a uno con il machete che si era fatto prestare da un pescatore, stese i semi al sole e li lasciò fermentare in casse di legno grezzo che costruì con le sue mani.
Ogni giorno li rigirava, li annusava, li benediceva come se fossero figli.
Poi li tostò su pietre roventi, li macinò con una macina a mano, e ne fece una pasta grezza, amara, potente, che lo stordì al primo assaggio. Ma era cioccolata. Vera.

—Adesso vediamo se questi selvaggi hanno gusto…—, disse sorridendo, mentre versava la prima tazza fumante in una ciotola di cocco levigato.

Portò quella cioccolata densa e calda al re Tumasun, che sedeva all’ombra del suo albero sacro, circondato da mogli, consiglieri e bambini che giocavano con le piume.

Il re annusò, si accigliò, prese la ciotola con aria sospettosa e bevve un sorso.
Il silenzio durò due secondi esatti.
Poi sputò tutto con violenza, tossendo come se avesse ingerito veleno.

—AGH!—, fece, e si asciugò la bocca col braccio.
—Che porcheria è mai questa?!— gridò nella sua lingua, e si alzò infuriato.
I consiglieri lo guardarono preoccupati, mentre Giovanni Ferraris si faceva piccolo come un grillo.
Aveva dimenticato qualcosa.
Lo zucchero.

506315294 695440949910723 58602777377297888 nIl cacao, così com’era, sapeva di terra, di fumo, di legno. Un pugno sul palato.
Allora corse alla sua capanna, prese un pugno di zucchero di canna grezzo, che aveva barattato con una gallina pochi giorni prima, e lo sciolse nella pasta.
La mescolò con pazienza fino a farla diventare una crema lucida e setosa, come il fango dei fiumi dopo un temporale.

Questa volta, però, non osò offrirla di nuovo al re.
Andò da una delle sue mogli, una donna alta, con i capelli intrecciati d’oro e gli occhi come due lame di giada.
Era la vedova del napoletano, la stessa che parlava un po’ d’italiano e aveva sorriso al suo arrivo.

Lei prese la ciotola, bevve un sorso e strabuzzò gli occhi.
Li roteò come se avesse visto un dio in forma liquida.
E poi, con voce profonda e squillante, esclamò:

—Figaaa, che buona!—

Giovanni sobbalzò.
Aveva capito quelle parole.
Erano italiane. O meglio, erano napoletane travestite da papuane.
Una lingua nata dall’amore e dalla cucina.

—Capito bene?— chiese, stupito.
La donna annuì. —Parole di mio marito napolitano. Io ricordo.—

A quel punto il re, incuriosito da quel piccolo miracolo, chiese di provarla di nuovo.
Bevve un sorso, poi un altro.
Stette zitto. Poi scoppiò a ridere e diede una sonora pacca sulla spalla al Ferraris che quasi gli fece volare il cappello.

—Nu…Bella!— esclamò il re.
Nella sua lingua, quella parola significava “buonissima”.

 

Pietro e Battista, che oltre al piemontese conoscevano bene l’italiano per averlo appreso nei primi anni di scuola, crebbero tra le capanne e i racconti del loro Paese lontano, tra pappagalli dai colori impossibili e le ricette della nonna, che Rosa ripeteva come preghiere.
La lingua italiana si mescolò con quella locale, ma senza dissolversi.
Come una spezia rara: bastava poco per riconoscerla subito.

La vera svolta arrivò quando Pietro e Battista, ormai adulti, presero a caricare canoe e catamarani rudimentali con tavolette di cioccolata e a portarle nelle isole vicine.
Ovunque andassero, venivano accolti come mercanti di meraviglie.
La “Nu Bella” – come l’aveva chiamata il re Tumasun, la  
barattavano conchiglie rare, frutti esotici, spezie profumate, e persino due pavoni che ancora oggi campeggiano nell’antico cortile della casa Ferraris.

Un giorno, però, Giovanni li chiamò a raccolta.

Li fece sedere a tavola, li guardò in silenzio per un istante, poi estrasse dal forno un grande disco rotondo e dorato, steso su una foglia di palma come fosse un ostensorio.

—Assaggiate,— disse, con l’aria solenne di chi ha scoperto il segreto della vita.

I due fratelli masticarono, poi si guardarono, poi sgranarono gli occhi.

—Bun… Bun… Bun… Buono!— continuavano a ripetere, le labbra ancora unte, il cuore in festa.

—Come ti è venuta in mente questa ricetta?— chiese Pietro, quasi commosso.

Giovanni sorrise.

—La vedova—, rispose.
—Continuava a dirmi: “Marito mio sapeva cucinare…” e mi ha fatto vedere quello che faceva. Ma non doveva essere molto capace: usava una specie di tegame tutto annerito. Quando me ne porse un pezzo, lo annusai e scuotendo la testa le dissi: “No buona. Puzza!”—

A quel ricordo, rise.

—E sai cosa fece lei? Si illuminò. Disse: “Sì! Puzza! Puzza!” tutta contenta.—

Allora Giovanni si mise al lavoro.
Fece lievitare la massa con pazienza, usò il succo di un frutto rosso che sapeva di pomodoro, aggiunse formaggio grattugiato di capra e mucca, e infine mise tutto in forno a legna, su una pietra scaldata dal fuoco, come faceva sua madre in Piemonte con il pane.

—Quando fu pronta, gliela feci assaggiare di nuovo. Lei la mangiò e disse: “Puzza! Puzza!” contenta come una bambina.—
—Io la guardai e le dissi: “No, non puzza. Pizza.”—
—E lei: “Sì, pizza, pizza puzza!”—
—“No. Pizza!”—
—“Puzza!”—
—“Pizza!”—.

I figli risero fino alle lacrime, mentre Rosa scuoteva la testa fingendo di essere scandalizzata.

E anche quella nuova invenzione cominciò a circolare sulle tavole degli isolani, che la mangiavano a mani nude, leccandosi le dita e ridendo, e i figli di Giovanni la portarono nelle isole vicine, presentandola come “cibo sacro dei bianchi del cacao”.

Fu così che la famiglia Ferraris divenne produttrice di cioccolata e di pizza.
Andarono al registro regale e registrarono i nomi con la calligrafia storta di un consigliere di corte:
“Cioccolata. Nu Bella. Pizza.”




Perché ho scritto Novitalia

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cop amazonNovitalia non è solo un romanzo. È una reazione, un’urgenza. È nato tutto d’un fiato, in poche settimane: le dita correvano sulla tastiera come se la storia volesse uscire da sola, come se aspettasse da tempo di essere raccontata.

La scintilla? Una vicenda che ha dell’incredibile: l’ultimo discendente della famiglia piemontese Ferraris – italiani da generazioni, parlanti italiani, fondatori di una scuola italiana in una colonia agricola d’oltremare – si è visto negare la cittadinanza italiana. Perché? Perché una legge votata da un Parlamento miope, che si riempie la bocca di “italianità”, ha scelto di discriminare gli italiani all’estero di terza generazione, trattandoli come stranieri nella loro stessa storia.

Chi ha letto Novitalia sa che non è solo fantasia. È una satira lucida e feroce di un’Italia che ha dimenticato i suoi figli più lontani, quelli che hanno portato la lingua e i valori italiani nei luoghi più remoti del mondo.
È un atto d’accusa, ma anche un inno all’orgoglio di chi, nonostante tutto, continua a sentirsi italiano nel cuore, nella lingua, nella memoria.

A chi ha votato questa legge dico: vergognatevi.
E a chi invece sente bruciare ancora quel senso di appartenenza, dico: leggete Novitalia. Vi ci ritroverete.

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Associazione Vicentini nel Mondo: terza edizione del “Concorso Internazionale Provincia di Vicenza” di poesia e prosa in dialetto vicentino

vicentini logo

vicentini logoAperto fino al prossimo 14 luglio il bando 2025  del “Concorso Internazionale Provincia di Vicenza” . Il concorso biennale di poesia e prosa in dialetto vicentino, giunto alla terza edizione, è promosso  dall’Associazione Vicentini nel Mondo e dal Cenacolo Poeti Vicentini Aps, con il patrocinio della Provincia di Vicenza e in collaborazione con la Biblioteca civica Bertoliana , per “incentivare la diffusione e la conoscenza della lingua vicentina, favorire la condivisione delle esperienze e delle emozioni dei vicentini, dei vicentini emigrati in Italia e all’estero e dei loro discendenti”. Il tema è libero   e il  concorso è suddiviso in tre sezioni: 1. –Sezione Italia: a) Poesia in dialetto vicentino – b) Prosa in dialetto vicentino. È possibile partecipare a entrambe le sessioni di prosa o poesia. -2. Sezione Estero:  a) Poesia in dialetto vicentino – b) Prosa in dialetto vicentino. È possibile partecipare a entrambe le sessioni di prosa o poesia. -3.Sezione Multimediale (unica per vicentini in Italia ed estero) audiovisivo-video. È possibile partecipare a entrambe le sessioni di prosa o poesia. Per ognuna delle 3 sezioni verrà riconosciuto anche un premio al miglior elaborato prodotto da un giovane di età compresa tra i 16 e i 29 anni e, come nelle precedenti edizioni, verrà pubblicato un volume con le opere dei primi 6 classificati per ogni sezione La cerimonia di premiazione si svolgerà il 13 novembre 2025 alle ore 17.00 a Vicenza, nella prestigiosa sede della Biblioteca civica Bertoliana, a Palazzo Cordellina, Contra’ Riale 12 e sarà aperta al pubblico a ingresso libero. Bando su https://www.entevicentini.it (Inform)




Se l’Italia ti respinge, fonda la tua

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cop amazonHanno perso un diritto, ma non la memoria. E con quella, hanno costruito una nazione.

Novitalia è un romanzo sorprendente, fuori da ogni schema. Non è solo la storia di una famiglia, né soltanto il sogno utopico di una nazione nata dal nulla. È un inno testardo e commovente all’identità italiana, raccontato con la leggerezza dell’ironia e la profondità delle radici.

Ennio Marchetti ci conduce, con mano sicura e affettuosamente dissacrante, tra le generazioni dei Ferraris: piemontesi emigrati in una remota isola del Pacifico, che pur vivendo lontano migliaia di chilometri, hanno conservato – e reinventato – un’Italia tutta loro. Un’Italia fatta di dialetti, canzoni, ricette tramandate a voce, racconti mitici di antenati e cartoline scolorite di un paese mai visto, ma mai dimenticato.

C’è in Novitalia il respiro epico dei romanzi sudamericani, ma anche il sapore casalingo delle saghe famigliari più sincere. La lingua si fa viva, teatrale, vivace.

I personaggi escono dalla pagina con una forza rara: Giovanni, Rosa, Battista, Dino, Luciano, e infine Giuliano, che nel 2025, di fronte alla negazione della cittadinanza italiana, prende la decisione che segna il destino delle isole. Fondare uno stato. Uno stato vero. Uno stato italiano nell’anima, anche se ignorato dalle mappe.

controcopQuesto romanzo parla a chiunque abbia sentito di appartenere a un luogo senza mai esserci stato. A chi ha perso il diritto a un passaporto, ma non quello a un’identità. A chi crede che l’eredità più importante non siano i documenti, ma le storie che ci raccontiamo attorno a un tavolo, mentre cuoce la pasta.

Novitalia è tante cose insieme: satira, epopea, memoria, utopia. Ma soprattutto, è un grande atto d’amore. Per l’Italia che c’era, per quella che ci sarebbe dovuta essere, e per quella che – almeno in questo libro – esiste ancora.

Novitalia lo trovi a questo link:

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“Angel’s Shadow”, il nuovo romanzo fantasy di Gabriele Caruso

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angel's shadowItali-Echo, l’unico radio show in e podcast italiano in New England in onda su WNTN Radio Boston, ha recentemente ospitato Gabriele Caruso, giovane autore che ha pubblicato sia in Italia che negli Stati Uniti il suo epic fantasy dal titolo Angel’s Shadow.

Gabriele a soli 24 anni è un ingegnere aerospaziale con una profonda passione per la scrittura.

Angel’s Shadow è un romanzo fantasy moderno e spirituale, intriso di elementi gotici e cosmici. La vicenda ha inizio nel 2037, quando Karl Spark, timoniere della marina militare americana,
vive un evento straordinario che stravolge per sempre la sua esistenza. Una strana calma sul mare, incontri enigmatici con personaggi sconosciuti e l’improvvisa comparsa di un bracciale dotato di poteri inspiegabili segnano l’inizio di una catena di rivelazioni. Da quel momento, Karl è trascinato in un’esperienza che va oltre i confini della comprensione umana.
Nel suo cammino entra in contatto con Serrum, un’entità potente e misteriosa proveniente da un’altra dimensione, che si manifesta attraverso il bracciale e che sembra avere un piano ben preciso legato al destino di Karl. La comparsa di sfere nere fluttuanti, visioni cosmiche e distorsioni temporali conducono Karl in un viaggio planetario e interdimensionale, dove dovrà affrontare verità nascoste sull’universo, sull’anima e sull’equilibrio tra forze luminose e oscure.

Il romanzo è una riflessione profonda sull’identità, sulla spiritualità e sull’illusione della realtà materiale. L’introspezione psicologica si fonde con una narrazione avventurosa e simbolica, che
pone il lettore davanti a domande esistenziali: chi ci osserva davvero? Esiste una verità oltre ciò che vediamo? Qual è il ruolo dell’uomo in un universo tanto vasto quanto sconosciuto?
Angel’s Shadow è un’opera intensa e visionaria che invita a guardare oltre il visibile. Rappresenta il primo capitolo di un possibile ciclo narrativo, rivolto a un pubblico giovane-adulto in cerca di emozione, mistero e rivelazione.

E voi, potete imbarcarvi nel vostro viaggio interiore a questo link

https://www.amazon.it/Angels-shadow-Gabriele-Caruso/dp/8824998739

 




Ad Inferos, il romanzo proibito di Matt Droll

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2381b463 f0a8 4e3b 97e9 5f957d44ca51Ad Inferos, un romanzo di fantasia di un abile, consumato ed esperto autore che, per l’occasione, si firma con lo pseudonimo Matt Droll.

L’opera è, senza dubbio,  destinata esclusivamente a un pubblico adulto e affronta tematiche psicologiche, religiose ed erotiche in una avvincente chiave narrativa, riuscita pienamente dal punto di vista stilistico, ancora di più in quello concettuale e provocatorio.

Uno degli aspetti più convincenti è appunto lo stile, che qui va a ricercare la cura del particolare, dove non mancano immagini di forte impatto, ma quello che, soprattutto, colpisce è l’argomento delle vicende, con lo sfondo di un convento di clausura, caratterizzato da una sequela di esibizioni erotico-mistiche sempre in bilico tra pulsioni della carne e oppressione dello spirito.

1b4257ef 8c88 4e58 804d e359625e680bTutto lo sviluppo del romanzo è impostato su una ambientazione morale/immorale, dove i personaggi rivestono nell’intimo delle loro celle un ruolo morboso, con diversi cambi di scena che vanno via via ad appassionare il lettore probabilmente nuovo a storie che si svolgono in luoghi chiusi e, in qualche modo oppressivi, come l’interno delle mura di un convento.

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Ad Inferos: un romanzo di silenzi, desideri e fede

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ad inferos cop amazon.pdfMatt Droll firma un’opera intensa, ambientata in un convento del Seicento.

Tra le pieghe del silenzio, talvolta si nascondono i sussurri più forti.
E tra i muri di pietra di un antico convento, può vibrare qualcosa che somiglia al tormento, al dubbio, o forse all’amore.

Ad Inferos è il romanzo d’esordio di Matt Droll, autore che ha scelto di firmarsi con uno pseudonimo per lasciare spazio, più che alla sua voce, alle voci dei personaggi che abitano la sua storia.

Ambientato nel cuore del Seicento, il romanzo racconta la vita chiusa e rituale di un convento femminile, tra regole severe, preghiera e ricerca di elevazione. Ma come spesso accade, è proprio dove la disciplina è più rigida che l’animo umano si agita di più. E così, pagina dopo pagina, Ad Inferos apre una breccia in quella clausura, mostrandoci emozioni intense, tensioni sottili, legami inattesi.

Non è un romanzo religioso, né anticlericale: è un’opera letteraria che esplora ciò che accade quando la spiritualità incontra l’umanità nella sua forma più fragile e autentica. Matt Droll non cerca lo scandalo, ma la verità nascosta sotto l’abito: quella delle scelte difficili, dei voti interiori, dei desideri che sfidano l’ordine.

Chi ha apprezzato il cinema simbolico e intenso de I Diavoli di Ken Russell o la forza emotiva dei romanzi introspettivi, troverà in Ad Inferos una lettura coinvolgente, raffinata e sorprendente.

chatgpt image 29 may 2025, 08 44 17Per chi è Ad Inferos?

  • Per chi ama i romanzi storici che raccontano anche l’anima.
  • Per chi è affascinato dal mondo monastico e dai suoi silenzi.
  • Per chi crede che le grandi domande sul bene, il male e la libertà interiore non siano mai fuori luogo.

Ad Inferos, di Matt Droll, è disponibile online.
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A Vancouver il profumo d’Italia: torna “Books and Biscotti” con la voce degli autori italo-canadesi

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capturaGiugno è il mese del retaggio italiano in Canada. E nella British Columbia la letteratura si mescola al profumo del caffè e alla dolcezza dei biscotti.

L’appuntamento è per giovedì 12 giugno alle ore 19:00, presso la Sala Museo del Centro Culturale Italiano di Vancouver, al 3075 di Slocan Street. Lì, tra parole e musica, si rinnova l’incontro con Books and Biscotti, la rassegna letteraria che dà spazio e visibilità agli scrittori e alle scrittrici italo-canadesi della provincia.

Promossa dall’Associazione Scrittori/Scrittrici Italo-Canadesi (ASSIC), in collaborazione con il Centro Culturale Italiano, l’iniziativa celebra l’identità italiana attraverso le voci di chi ne porta l’eredità tra le pagine di romanzi, poesie e racconti.

Sul palco, in questa edizione 2025, saliranno Jane Callen, Eloise Carbone, Genni Gunn, Cristina Pepe e Anna Foschi Ciampolini, che sarà anche presentatrice della serata nonché co-fondatrice dell’associazione.

In programma anche il lancio della nuova antologia: A Literary Harvest: Canadian Writing About Wine and Other Libations, una raccolta di testi che uniscono il piacere della parola a quello del vino.

Ad arricchire l’evento ci sarà l’accompagnamento musicale del sassofonista Sebastiano Marano, per un’atmosfera intima e coinvolgente.

L’ingresso è libero. Un’occasione preziosa per celebrare non solo il patrimonio culturale italiano, ma anche il valore della comunità e della narrazione condivisa.

Per informazioni: anna@foschimitchell.ca




Gli italiani all’estero al Salone del Libro di Torino

la farnesina al salone del libro di torino 15 19 maggio immagine9

la farnesina al salone del libro di torino 15 19 maggio immagine9Alla prossima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino (15-19 maggio) troveranno spazio tanti temi legati alle comunità italiane nel mondo. Venerdì 16 maggio alle ore 13:00, presso lo stand della Farnesina verranno presentati dai funzionari della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero alcuni importanti progetti editoriali: i graphic novel della collana sull’emigrazione italiana e i cinque volumi delle Guide ai viaggi delle Radici. Verranno presentati in particolare i graphic novel “Una storia importante”, dedicato all’emigrazione in Belgio, e “Celeste Bambina Nascosta”, che apre una finestra sulla dolorosa pagina dei bambini nascosti, figli di lavoratori stagionali costretti a vivere nella clandestinità tra gli anni ’50 e ’70. A presentare “Celeste” sarà l’illustratrice Cecilia Bozzoli, figlia d’arte che ha vissuto l’esperienza dell’emigrazione in terra elvetica. Verranno inoltre presentate in anteprima opere più recenti, provenienti da Buenos Aires, New York e Porto Alegre. A seguire, il fumetto di Simona Binni, “Sotto lo stesso cielo”, che racconta la storia di una giovane italo-argentina di ritorno in Liguria, ideale collegamento con la seconda parte dell’evento, dedicata al Turismo delle Radici. Il volume intende stimolare la curiosità verso i piccoli Borghi da cui partirono tanti nostri connazionali, rinnovando interesse e curiosità degli italo discendenti nel mondo verso la scoperta delle loro radici: un viaggio in Italia alla genuina scoperta di tradizioni e luoghi di origine delle loro famiglie.(Inform)