La Befana vien di notte…

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downloadLa storia della befana inizia nella notte dei tempi e discende da tradizioni magiche precristiane. Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione”. La Befana si festeggia, quindi, nel giorno dell’Epifania, che solitamente chiude il periodo di vacanze natalizie.

La Befana è rappresentata, nell’immaginario collettivo, da una vecchietta con il naso lungo e il mento aguzzo, che viaggiando su di una scopa in lungo e in largo, porta doni a tutti i bambini. Nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio, infatti, sotto il peso di un sacco stracolmo di giocattoli, cioccolatini e caramelle (sul cui fondo non manca mai anche una buona dose di cenere e carbone), la Befana vola sui tetti e, calandosi dai camini, riempie le calze lasciate appese dai bambini. Questi, da parte loro, preparano per la buona vecchina, in un piatto, un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino. Il mattino successivo, oltre ai regali e al carbone per chi è stato un po’ più cattivello, i bambini troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.

Come dice la famosa filastrocca “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana!”, la Befana indossa un gonnellone scuro e ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate.

Secondo la tradizione

Originariamente la Befana era simbolo dell’anno appena passato, un anno ormai vecchio proprio come lo è la Befana stessa. I doni che la vecchietta portava, erano dei simboli di buon auspicio per l’anno che sarebbe iniziato.

Nella tradizione cristiana, la storia della befana è strettamente legata a quella dei Re Magi. La leggenda narra che in una freddissima notte d’inverno Baldassare, Gasparre e Melchiorre, nel lungo viaggio per arrivare a Betlemme da Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi, allora, invitarono la donna a unirsi a loro, ma, nonostante le insistenze la vecchina rifiutò. Una volta che i Re Magi se ne furono andati, essa si pentì di non averli seguiti e allora preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, ma senza successo. La vecchietta, quindi, iniziò a bussare a ogni porta, regalando a ogni bambino che incontrava dei dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino.

La Befana di Urbania

Oggi, dopo un periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, la storia della befana riprende vita in un piccolo paese dell’entroterra marchigiano, Urbania. La Befana torna a indossare i suoi abiti un po’ malconci e a dispensare regali e piccole ramanzine per gli inevitabili capricci di tutti. Questa simpatica vecchietta sta, quindi, vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici e della più autentica identità culturale.

da festadellabefana.com




Il caffè è una cosa seria!

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downloadTrucchi e segreti si tramandano di generazione in generazione. Il caffè è una cosa seria: lo diceva Eduardo, ma per qualcuno è ormai una regola. “E non si risparmia” aggiunge Michele Sergio, professione avvocato, con il destino segnato per rappresentare la terza generazione della famiglia che gestisce uno dei caffè storici d’Italia, il Gambrinus di Napoli.

“In realtà è aumentato anche il caffè, come tutto del resto. Ma la gente non si lamenta. In fondo sono dieci centesimi”. Come dire che per uno dei momenti imprescindibili di piacere quotidiano si può anche accettare di spendere un po’ in più.

Ma cosa rende davvero speciale ‘na tazzulella ‘e cafè? 

“E qui potremmo discutere per anni, senza mai arrivare a una conclusione”.

Michele Sergio è cresciuto tra chicchi, sacchi di juta, macinini e macchine a pressione, senza dimenticare l’iconica cuccumella che Eduardo armeggiava in “Questi fantasmi” per una tazzina di caffè con un professore fuori scena.

“Ognuno ha la sua idea, ma alla fine tutto ruota attorno alla regola delle quattro ‘M’: miscela, macina, macchina e mano del barista”.

Senza dimenticare l’acqua…

“L’acqua rappresenta il 90% della bevanda ed è fondamentale che non sia troppo calcarea. Usare l’acqua di rubinetto significa mortificare tutti gli aromi che i produttori cercano con tanta cura e attenzione. Un buon caffè è come il vino: si possono scorgere tantissimi sentori differenti. E tutto dipende dalla qualità dell’acqua, dalla sua temperatura, che deve restare tra i 93 e i 96 gradi. Altrimenti si appiattiscono tutti i sentori”.

segreto caffe acqua miscela barista
Michele Sergio

Anche la miscela ha il suo ruolo?

“L’evoluzione di un chicco di caffè è lunghissima, da quando viene seminato, poi estratto, trasferito in Europa e in America. Ma i 15 minuti più importanti della sua vita sono racchiusi nel momento della tostatura. E in Italia e in tutto il mondo ognuno ha il suo metodo. Qui a Napoli, nei Quartieri Spagnoli una volta c’erano tante piccole botteghe che tostavano il caffè. Per questo è un prodotto artigianale, perché ci sono fasi di lavorazione che richiedono manualità e capacità umane. La qualità arabica è più leggera. La robusta possiede il doppio della percentuale di caffeina che c’è nell’arabica. La nostra miscela preferita contiene entrambe e il dosaggio è uno dei segreti del successo. Poi c’è la macchina “.

La terza ‘M’?

“A Napoli usiamo quella a leva, in altre città si usa quella automatica”.

Fa differenza anche questo?

“La macchina a leva è più artigianale. Conta molto l’esperienza di un barista. In quella automatica non è così. La leva è solo nostra”.

Poi c’è la ‘mano del barista’…

“Un barista si fa i muscoli con la macchina nell’alzare ad abbassare quella leva. Nel contare i secondi, che non devono essere più di 25, altrimenti il caffè viene bruciato. Nel tenere pulito il raccoglitore, nel misurare la pressione. E sa quanti dispetti si fanno i baristi? Modificano i parametri, smuovono qualcosa… Perché quello del barista è il ruolo più ambito. C’è una carriera anche in questo settore. E poi non le dico dell’invidia e delle corse a chi fa il caffè migliore. Avere un barista in grado di riparare la macchina, quando c’è fila al banco e qualcosa non va, è fondamentale”.

Meglio il caffè del bar o quello di casa?

“Anche questa è una disputa millenaria. Delle macchinette automatiche che si usano tanto in casa non parlo. Non le considero, ma più che altro per una questione di principio. Il caffè è un piacere, almeno quei cinque minuti che occorrono per una moka – non voglio arrivare alla cuccumella – ma il rumore del caffè che sale, l’aroma che si diffonde… Quei cinque minuti che sono tutti per noi, che siamo sempre al telefono, che corriamo tutto il giorno, che non abbiamo mai tempo, vogliamo prenderceli? E poi il caffè è un momento di aggregazione. Lei quando vuole vedere un amico, un parente, qualcuno cosa dice? prendiamoci una tazza di caffè”.

In fondo il caffè è di tutti.

“È quello che vogliamo dimostrare ottenendo il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’Unesco. L’anno scorso hanno preferito portare la candidatura della lirica, ma quest’anno a marzo ci riproveremo, con un dossier più completo. Tra l’altro è archiviata ormai quella polemica tra le città in perenne competizione per la tradizione più antica, per il metodo migliore. Quest’anno ci presenteremo come ‘espresso italiano’ riunendo tutte le culture, anche grazie alla rete dei caffè storici, delle città che vivono di questa tradizione, come Napoli, Torino e Treviso”.

agi.it




Il Presepe vivente ‘’I Due Re’’ del Borgo Mottese (2 VIDEO)

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cid b8012c0e 20a3 470d 8f45 afcff525ae78Con l’arrivo dei primi freddi e delle festività natalizie, arriva anche quel momento dell’anno in cui si rispolverano le vecchie tradizioni, quelle che nel nostro Paese si tramandano da intere generazioni e che sopravvivono allo scorrere del tempo. Una tra queste è quella del Presepe vivente, la cui prima rappresentazione in assoluto venne realizzata da San Francesco d’Assisi nel 1223.

L’Associazione Borgo Mottese organizza nelle giornate del 6 e 7 gennaio, dalle ore 17:00 alle ore 21:00, l’incantesimo del suggestivo presepe recitato “I Due Re”, realizzato nella suggestiva e millenaria cornice del borgo di Motta di Rovito, in provincia di Cosenza, così bello che non c’è bisogno di tante scenografie perché è esso stesso un presepe, un palcoscenico naturale per una rappresentazione speciale.

Una regia con attori di vita quotidiana di altri tempi vi riporterà a 2022 anni addietro, un evento che riesce a coinvolgere tra personaggi, organizzatori e staff molte decine di persone.

Nei giorni scorsi l’associazione ha ideato e organizzato l’evento “Gran Galà del Regal Borgo”  per supportare e finanziare la prima edizione del presepe vivente, con lo scopo di far ripartire tutte le attività delle varie associazioni, nello specifico quella del Borgo Mottese,  che con amore dedica tempo e lavoro affinché la comunità in senso lato possa ritornare a vivere momenti di serenità e di socialità dopo il lungo periodo buio della pandemia.




Vesti bene e impara l’Italiano

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photo 2022 12 21 17 51 50Ogni volta che i miei amici Canadesi mi chiedono d’insegnare loro la conversazione italiana, per intenderci:”Proprio quello che serve per una vacanza in Italia” come dicono loro, penso a frasi facili e immediate.

Sono un ortoepista. Insegno la corretta pronuncia del bel suono della lingua italiana. In pratica, una docente di dizione e inflessione per attori, cantanti lirici e professionisti della parola o persone interessate. Il mio percorso teatrale mi è stato di grande aiuto.

Per questo motivo, sono consapevole dell’importanza del sapersi esprimere con una pronuncia chiara, a prescindere dalla lingua che si conosce.

Ho anche lavorato per le istituzioni culturali più importanti di Vancouver come Il Centro Culturale, la Dante Alighieri a cui ho fornito un programma firmato da me “Passeggiate a Verona” e la Camera di Commercio Italiana in Canada West per la quale sono stata una docente d’Italiano ideando il corso “Italiano sounds good!”

Recentemente ho pensato di creare una serie di brevi presentazioni INSTAGRAM semplici e divertenti rivolte a studenti principianti/intermedi per aiutarli a capire le basi della pronuncia delle parole e del significato delle parole.

photo 2022 12 21 17 26 33Sono stata fortunata quando Caposhie, l’azienda di abbigliamento con cui collaboro da circa quattro anni, ha accettato la mia proposta.

Caposhie produce un’ampia gamma di abbigliamento e accessori da donna casual e alla moda, utilizzando tessuti naturali e una lavorazione artigianale con design esclusivo. Recentemente sono diventata la loro testimonial ed ho posato per la campagna pubblicitaria.

Sapevo che l’azienda importa tessuti di qualità dall’Italia, quindi è stato naturale per loro accettare la mia proposta e aggiungere un tocco di Lingua e Cultura Italiana alla loro filosofia aziendale.

Mi considero fortunata ad avere il piacere di collaborare con Adelle Renaud, la dinamica Presidente e fondatrice dell’azienda, che crede nel legame tra moda e cultura.

La stilista Alanah Jones e la fotografa professionista Daisy Mills mi hanno supportato nella realizzazione del progetto INSTAGRAM.

Sono entusiasta del lancio delle mie ministorie su una piattaforma sociale così nota.

Non solo contribuirà a dare risalto alle nuove collezioni di abbigliamento di Caposhie, ma potrebbe anche motivare un maggior numero di spettatori a interessarsi alla lingua e alla cultura italiana.

A livello pratico, gli spettatori che stanno pianificando un viaggio in Italia potrebbero esercitarsi con tipiche espressioni in Italiano.

Una vacanza è sempre più emozionante quando si riescono a superare alcune situazioni parlando come un “vero italiano “.

Sono sicura che tutti si divertiranno guardando le mie ministorie di conversazione in italiano, brevi ma efficaci.

Mi trovate qui sul sito di Caposhie: https://www.caposhie.com

Cinzia Candela Bicego

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Il 13 dicembre è Santa Lucia: dalla cuccìa alla notte più lunga, la storia del mito

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santaluciaOggi è il 13 dicembre, giorno in cui si festeggia Santa Lucia. Patrona di Siracusa, protettrice della vista, degli oculisti e dei ciechi, è la Santa della Luce, colei che illumina dopo la notte più buia dell’anno.

LA VITA

Lucia nasce a Siracusa verso la fine del III secolo in una ricca famiglia. Molto presto la ragazza avverte la chiamata del Signore al quale fa voto di castità. La madre, Eutichia, ignorando tutto ciò la promette però ad un giovane patrizio. Nel frattempo le condizioni di salute della donna, da tempo ammalata, iniziano a peggiorare e così Lucia decide di recarsi in pellegrinaggio a Catania per chiedere la grazia a Sant’Agata.  Inginocchiatasi davanti il sepolcro della Santa, quest’ultima le appare di fronte chiedendole di mantenere il suo voto di castità.  Subito dopo Eutichia guarisce e Lucia capisce che deve raccontare tutto a sua madre. La ragazza dona quindi tutti i suoi averi ai poveri e inizia a dedicarsi ai più bisognosi.

Il promesso sposo però non si rassegnò a perderla e decise di denunciarla al tribunale dell’impero romano. Sono questi infatti gli anni delle persecuzioni cristiane ad opera dell’imperatore Diocleziano. Lucia viene quindi arrestata, ma non rinnega la sua fede neanche quando le dicono che sarebbe stata mandata a prostituirsi. Inizia quindi la tortura della ragazza che termina il 13 dicembre del 304 con la sua decapitazione, o come è si legge in alcuni testi latini, a causa di un coltello conficcato in gola.

LA LEGGENDA DI SANTA LUCIA

Secondo la leggenda Lucia, consapevole del fatto che i suoi occhi avevano fatto innamorare il suo promesso sposo (e quindi erano fonte di peccato) decise di strapparli via e inviarli al suo fidanzato.  Un paio di occhi ancora più belli le vennero presto restituiti dal Signore. Sarebbe questa la ragione per cui viene spesso ritratta con un piattino in mano contenente due occhi. Il motivo per il quale è proprio lei la protettrice della vista è però probabilmente legato al suo nome: Lucia, da latino Lux, ossia Luce.

LA NOTTE DI SANTA LUCIA NON È LA PIÙ LUNGA CHE CI SIA

Secondo i detti popolari inoltre “la notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia“. Ciò però è solo parzialmente corretto: prima dell’introduzione del Calendario Gregoriano effettivamente il 13 dicembre era il giorno con meno ore di sole di tutto l’anno. Con l’introduzione del nuovo calendario però c’è stato uno slittamento di circa una settimana, per cui ora la notte più lunga dell’anno è il 21 dicembre.

L’ARANCINA DAY E LA CUCCIA DI SANTA LUCIA

Che la si chiami arancina o arancino poco importa. Le celebri palle di riso – che a Catania sono “a punta” – sono per i siciliani un vero e proprio must della propria cucina. Alla carne o al burro o nelle varianti più moderne, le/gli arancine/i  mettono d’accordo i gusti di tutti. Ma perché il cosiddetto arancinaday si “celebra” il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia?

La risposta è rintracciabile proprio nella storia della santa e nella devozione che il popolo siciliano ha nei suoi confronti. Devozione la cui origine risale al 1646. In quell’anno Palermo e tutta la Sicilia furono colpite da una grande carestia.

Per mesi i siciliani soffrirono una fame nera. Il 13 dicembre avvenne il miracolo che tutti aspettavano. Nel porto di Palermo arrivò un grande carico di grano, sufficiente a sfamare tutta la popolazione. La gioia fu talmente grande che non si ebbe la pazienza di lavorarlo. Lo si bollì semplicemente e lo si mangiò condendolo solo con un po’ d’olio. Allora nacque la cosiddetta “cuccìa” che ogni 13 dicembre si cuoce tradizionalmente, condita con cioccolato o ricotta.

I REGALI DI SANTA LUCIA

In alcune regioni italiane, Santa Lucia prende il posto di Babbo Natale. A lei, infatti, i bambini scrivono la letterina per richiedere i doni e preparano un piattino, con biscotti e vin santo, paglia e carota invece vengono messe per il suo asinello. Prima di dormire poi, tradizione vuole che si stenda sul pavimento un telo bianco dove verranno lasciati i regali.

ag DIRE – www.dire.it




Gli italiani e il sesso: quante volte si fa, le regioni più attive e il gusto della trasgressione

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sesso 1Quanto sesso fanno gli italiani? Lo dicono le nuove statistiche: in media, i rapporti sono 2,6 ogni settimana. Sono pochi? Sono tanti? Dipende dai parametri. Di certo c’è che i risultati del sondaggio di Natale di Incontri-ExtraConiugali.com dicono che in Italia si fa sesso quasi il doppio delle volte rispetto alla media mondiale.

IL SESSO IN ITALIA: QUANTE VOLTE, PER QUANTO TEMPO

Il sondaggio rivela che gli italiani fanno sesso più spesso e cercano maggiori trasgressioni. Questo è il bilancio di fine anno del sito: gli italiani di età compresa tra i 18 ed i 50 anni “lo fanno” mediamente 123 volte all’anno, ovvero 10 volte al mese, il che significa 2,6 rapporti ogni settimana con una durata media che dal sondaggio risulta essere di 8,5 minuti. Insomma quasi il doppio rispetto alla media planetaria che secondo il valore medio degli studi in materia è di 72 rapporti all’anno con una media di 6 rapporti al mese, ovvero 1,5 volte a settimana.

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LE REGIONI DOVE SI FA PIÙ (E MENO) SESSO

L’autorevole quotidiano britannico Daily Mail sostiene che le coppie felici debbano però consumare dai 3 ai 4 rapporti sessuali la settimana, condizione che quindi non viene soddisfatta nel resto del mondo ma che si concretizza proprio in Italia in Lombardia, dove la media è di 3,75 rapporti settimanali, Campania (3,5 rapporti), Lazio (3,45 rapporti) e Toscana (3,15 rapporti).

A tener conto delle premesse del Daily Mail, le regioni italiane più “infelici” sarebbero invece il Molise (2,1 rapporti settimanali), il Friuli Venezia Giulia (1,95 rapporti) e la Valle d’Aosta (1,92 rapporti), che comunque rimangono al di sopra della media internazionale.

PERCHÉ GLI ITALIANI TRADISCONO

Insomma, ancora oggi – nonostante tutto – “Italians do it better and more”. Vi è addirittura un 10,2% degli intervistati che sostiene di fare sesso tutti i giorni. Eppure – stando al giornale britannico – in molte delle nostre regioni mancherebbe ancora un po’ di sesso per essere felici. Sarà anche per questo che si tende al tradimento? “Il problema degli italiani non è il numero di rapporti dentro o fuori dal matrimonio ma il grado di soddisfazione: insomma non è un problema di quantità, ma di qualità. L’insoddisfazione sessuale è una ‘mina vagante’ nei rapporti di coppia, tanto che una coppia su quattro va in crisi. Poi però, la metà di esse si salva proprio grazie al tradimento”, risponde Alex Fantini, ideatore di Incontri-ExtraConiugali.com.

Non si tratta quindi di bisogni di intimità non soddisfatti a determinare le scappatelle. Il tradimento si conferma invece – anche in questo ultimo sondaggio – come una “strategia efficace per aumentare la soddisfazione della vita“, attraverso la ricerca di una relazione esterna che compensi ciò che manca all’interno della coppia.

LE CURIOSITÀ

La fotografia è stata scattata da Incontri-ExtraConiugali.com su un campione di 2.000 uomini e donne tra i 18 ed i 50 anni, intervistati online dal 5 al 9 dicembre 2022. Stando ai dati raccolti, tra le curiosità emerge che i più timorosi di deludere il partner sono gli uomini del Friuli Venezia Giulia, i meno preoccupati di lasciarla insoddisfatta sono gli uomini della Sicilia, mentre quelli più ossessionati da un possibile tradimento sono quelli della Calabria. Poi ancora – emerge dall’indagine – l’età media della “prima volta” è di 18 anni e a partire da questa età la maggior parte degli adulti ha almeno 1,9 rapporti sessuali a settimana (valore minimo registrato in Trentino Alto Adige), con una media nazionale che è di 2,6 rapporti a settimana.

GLI ITALIANI AMANO TRASGREDIRE

Infine Incontri-ExtraConiugali.com prende ancora una volta in analisi la tendenza a trasgredire, tracciando uno spaccato per genere dal quale emerge ancora una volta che moltissimi italiani ed italiane sono determinati a sperimentare qualche trasgressione. Alla domanda “Ti piacerebbe fare qualcosa di trasgressivo?” risponde di sì il 98% delle donne e il 94% degli uomini. “Insomma, se in passato era più l’uomo a cercare sesso trasgressivo, questo desiderio oggi è ancora più marcato nelle donne e questo spiega il boom del BDSM“, sottolinea il fondatore di Incontri-ExtraConiugali.com. Questa sigla sta per bondage, disciplina, sadismo e masochismo.

TUTTI PAZZI PER IL BDSM

Andando poi ad analizzare nei dettagli i desideri nascosti dei nostri connazionali, ammettendo risposte multiple, si scopre invece che il tradimento è il “new normal” degli italiani. Tradire non è infatti considerato più una trasgressione, quanto invece lo rimane il BDSM, i giochi con oggetti o il ménage à trois. Alla domanda “Cosa vorresti fare di trasgressivo?” la preferenza per il sadomaso soft è stata la risposta dell’85% delle donne e del 79% degli uomini. Questa trasgressione si colloca così al primo posto per entrambi i sessi. Al secondo posto delle fantasie di trasgressione vi sono i giochi con oggetti per le donne (74%) e i rapporti a tre per gli uomini (62%), mentre il sesso all’aperto o in luoghi insoliti occupa invece il terzo posto per entrambi i sessi (58% di gradimento per gli uomini e 59% per le donne).

ag. DIRE – www.dire.it




Censis, italiani popolo di proprietari di case

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imagesGli italiani, un popolo di proprietari. Il 70,8% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive (e il 28,0% di queste è proprietario di altri immobili), l’8,7% gode della casa in usufrutto o a titolo gratuito, il 20,5% vive in affitto. L’Italia è uno dei Paesi con il più alto numero di proprietari di abitazioni: la proprietà immobiliare e un fattore costitutivo della nostra società, inscritto nel dna degli italiani. La proprietà non e una prerogativa solo dei benestanti: nel quinto delle famiglie più povere, il 55,1% è proprietario dell’abitazione in cui vive e la percentuale aumenta via via fino all’83,9% tra le persone più abbienti.

La percentuale di famiglie proprietarie è più elevata tra le coppie con figli (73,9%) e tra i residenti nelle piccole città (il 76,1% nei comuni piccolissimi, fino a 2.000 abitanti, e il 74,3% in quelli con un’ampiezza demografica tra 2.000 e 10.000 abitanti). Sono alcuni dei dati contenuti nel 1 Rapporto Federproprieta- Censis “Gli italiani e la casa”, realizzato con il contributo scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti (Cdp).

Secondo l’indagine realizzata dal Censis, per il 91,9% degli italiani la casa è un rifugio sicuro, soprattutto dopo l’esperienza del Covid. L’89,7% si sente tranquillizzato dal fatto di essere proprietario dell’abitazione in cui vive. Per l’83,1% la casa riflette anche la propria identità e la propria personalità. E il 54,5% vorrebbe aiutare figli o nipoti ad acquistare la prima casa, perché l’immobile di proprietà resta la pietra angolare della sicurezza economica ed esistenziale.




Tanzania: l’Italia con l’Ambasciata alla Swahili Fashion Week

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7lombardiNell’ambito del suo programma promozionale, l’Ambasciata d’Italia a Dar es Salaam ha partecipato alla Swahili Fashion Week con gli stilisti italiani Noor Design e Bread and Butter. Si tratta di due marchi del nostro Paese che hanno già in Tanzania una presenza strutturata, attraverso boutique a Dar es Salaam e Zanzibar.
L’evento, che si è tenuto a Dar es Salaam dal 2 al 4 dicembre scorsi, è il secondo più importante in Africa. Erano presenti 50 stilisti da tutto il mondo.
A margine della Swahili Fashion Week, è stata effettuata una presentazione dei macchinari italiani per la realizzazione di pellami, con particolare riferimento alle calzature e agli articoli in pelle. La Toscana Macchine Calzature (TMC) ha apportato un importante contributo all’evento con delle presentazioni sulla realizzazione di prodotti in pelle ad alto valore aggiunto.
L’ambasciatore Marco Lombardi, nel commentare l’iniziativa, ha sottolineato che, “considerando che il 70% della popolazione della Tanzania ha un’età compresa tra i 12 e i 25 anni e che si stima che, nei prossimi 20 anni, la popolazione passerà dagli attuali 60 a 120 milioni di abitanti, appare opportuno incrementare le attività promozionali dell’Italia anche nel settore della moda. Ciò in considerazione del fatto che questo pubblico guarda alle nostre produzioni di eccellenza con grande interesse e simpatia”. (aise)




L’eleganza italiana piange l’improvvisa scomparsa di Cesare Attolini, “padre” della sartoria napoletana

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img 1549Se ne è andato pochi giorni fa anche l’ultimo gigante della sartoria napoletana, Cesare Attolini, figlio dell’indimenticabile Vincenzo, nella cui sartoria, negli anni ‘30, fu ideata la prima giacca “alla napoletana”, come poi sarebbe stata chiamata: destrutturata, morbida, senza spalline, un’innovazione che sarebbe poi stata seguita da tutte le case di moda sartoriali.

Una notizia inaspettata che ha sconvolto l’intero mondo della moda e della sartoria napoletana.

Lucidissimo fino all’ultimo, se ne è andato come ha sempre vissuto: da uomo vero, visionario, con passione per il suo lavoro, generoso verso i collaboratori e devoto anzitutto alla sua famiglia, ai suoi figli e poi alla sua amata arte sartoriale dell’ago e del filo. Dopo i primi anni nella bottega di famiglia di via Vetriera, decise ancor giovanissimo di lasciare famiglia e città per andare a  Torino a dirigere una delle più prestigiose sartorie dell’epoca e in poco tempo riuscì a dar vita, oltre che a un enorme successo commerciale, a una linea particolare, un connubio perfetto fra la tecnica artigianale e quella di serie.

Nel 1987, Cesare decide di tornare a Napoli per mettersi in proprio e apre a Casalnuovo una sartoria contemporanea di grandi dimensioni, affiancato dai figli Massimiliano e Giuseppe. Una storia di sartoria napoletana che ha avuto come clienti Totò, Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni, i quali amavano la tasca a toppa e l’inconfondibile stile della giacca alla napoletana “perfetta per uomini imperfetti”.

img 1551Cesare Attolini va considerato l’ ultimo grande padre “fondatore” della sartoria napoletana, sempre alla ricerca dell’eccellenza, con almeno 25/30 ore di manualità a ogni singolo capo da realizzare. Sempre perfetta la congiunzione tra stagione e peso: lino e lana sottile per l’estate, cachemire e tweed per l’inverno, oltre alle raffinate varianti di vecchia scuola miscelate con l’innovazione e le fibre naturali. E poi, soprattutto, la giacca privata di ogni rigidità, le maniche a “mappina”, solide ma morbide, assolutamente imprescindibili nei capi maschili più ricercati.

Anche Hollywood, del resto, ne è stata testimone: come dimenticare gli abiti di Jep Gambardella nella “Grande Bellezza”, dal vestito blu da sera che Toni Servillo indossa mentre passeggia all’alba per Roma al completo di lino bianco, indossato anche per la locandina del film. Tutti con la manica a ‘’mappina’’ e ‘’rever a lancia’’ per mostrare l’eleganza napoletana al pubblico di tutto il mondo, mentre ritirava l’Oscar per il migliore film straniero. Del resto Attolini ha realizzato capi su misura anche per grandi attori come  Robert De Niro, Dustin Hoffmann, Michael Douglas e Denzel Washington.




Vancouver Fashion Weel 2022 – Giovani Talenti Italiani (parte seconda)

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img 3620Un’altra giovane disegnatrice di moda allieva del Istituto Italiano Design di Perugia racconta la propria esperienza alla Vancouver Fashion Week 2022.

 Sono Martina Boninti, Ho conseguito il diploma di scuola superiore di secondo grado presso l’Istituto A. Ciuffelli Enaudi sede ITCG, Todi il 07-07-2018.

In questo momento mi sto per laureare all’Istituto Italiano Design (IID) di Perugia nel corso di Fashion Design.

La figura del designer mi ha sempre affascinata, unisce lavoro e passione.

Ciò che mi attrae di più è poter progettare un’idea e comunicarla al mondo attraverso la creazione personale che riesce a esprimere me stessa.

Oltre a essere una figura in continua evoluzione, sempre al passo con il presente e soprattutto con il futuro; è un progettista che non smette mai di sognare e di creare nuove soluzioni e idee che possano soddisfare le più svariate richieste e necessità.

Per questo mi emoziona lavorare in questo settore, con l’obiettivo di diventare una professionista al più presto.

Ho utilizzato il mio nome personale come marchio perché con le mie creazioni voglio rappresentare al cento per cento me stessa, le mie esperienze di vita e il mio punto di vista su temi di attualità.

Martina Boninti è un marchio che si rivolge a un pubblico giovane di studenti e lavoratori che si riconoscono nelle caratteristiche di unicità, determinazione, professionalità e creatività.

Andare alla Vancouver Fashion Week è stata l’esperienza più bella che un designer possa fare, ti ritrovi immerso nel mondo del lavoro con tutti i suoi ritmi veloci e la dinamicità che c’è dietro a ogni fashion show.

Questa esperienza mi ha lasciato due cose più importanti, la prima è aver visto ed essere stata presente a un vera fashion week. In questo breve periodo ho fatto moltissime conoscenze tra fotografi, giornalisti modelli e make up artist, tutte persone molto gentili e disponibili con le quali ho continuato a sentirmi anche una volta tornata in Italia.

La seconda è che il lavoro che c’è dietro ogni sfilata è immenso, fatto da mesi e devi essere bravo con la tuo show a renderlo d’impatto per non essere scordato, ho capito che oltre alla qualità e l’originalità dei vestiti è importante che anche la sfilata sia in linea con il messaggio che gli abiti trasmettono.

  • Come e se potrà influenzare il lavoro?

Penso che aver partecipato alla VFW avrà dei vantaggi dal punto di vista lavorativo.

È comunque un evento importante a cui non può partecipare chiunque e avendo avuto la possibilità così giovane, sono sicura  che mi aprirà molte porte nel mondo del lavoro.

Inoltre ho già avuto delle offerte internazionali di persone che vorrebbero collaborare con il mio brand.  Spero di riuscire a concretizzare alcune di queste collaborazioni appena ci sarà l’occasione.