Panettone anche a Ferragosto?

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downloadBando a qualsiasi pregiudizio. Il panettone è buono tutto l’anno, persino l’estate. Correva l’anno 2010 ed era il 29 luglio quando il “Gambero Rosso”, la Bibbia dei consumatori golosi e dei raffinati gourmet, sdoganò il natalizio panettone mettendogli addosso il costume da bagno e collocandolo al riparo sotto l’ombrellone. Facendolo passare cioè da rigoroso dolce di Babbo Natale a prodotto anche estivo o in ogni caso valido tutto l’anno, tra qualche smorfia di disapprovazione dei buongustai più tradizionalisti e seriosi.

La rivista ufficiale di chi ama mangiar bene infatti si trovò a dedicare la copertina del numero di agosto 2010 a quello che è sempre stato il tipico dolce natalizio, con un titolo che a rileggerlo oggi e alla luce di quel che è accaduto dopo appare tutto un programma: ”L’estate del panettone”. E con l’immagine del prodotto da forno che si elevava tra gli ombrelloni di una spiaggia assolata.

“È una provocazione?”, si chiesero subito i più, sollecitati a farlo dagli stessi editorialisti dello stesso “Gambero Rosso”. In verità, si trattava di un progetto preciso che prendeva le mosse da Milano per tentare di rendere il panettone valido proprio tutto l’anno. Anche se già dagli inizi, ovvero durante la Repubblica Cisalpina, anno 1797, il panettone veniva prodotto tutto l’anno dagli stessi fornai della Lombardia. Solo che veniva commercializzato poco. Ora, invece, viene consigliato e servito con la panna montata e anche con il gelato. Oppure, fatto seccare, da inzuppare nel latte o nella cioccolata calda. Molto meglio di un biscotto.

Tuttavia il merito della rinascita del dolce tipico di Milano (in particolare agli inizi appannaggio dei marchi Motta e Alemagna, quest’ultimo però specializzato soprattutto nella produzione del pandoro) al di fuori della stagione natalizia, anche se venne anticipata da un pasticcere di grido come Iginio Massari, si deve soprattutto alla sindaca del capoluogo lombardo di quel periodo, Letizia Moratti. È stato infatti proprio la prima cittadina di Milano a dare una ”nuova dimensione temporale” – estesa sui 12 mesi dell’anno – al panettone. I critici gastronomici del Gambero non hanno fatto altro che raccogliere questa suggestione e a loro volta promuoverla, riconoscendo che il dolce accompagnato al gelato, o alla frutta o a un vino, o alla panna montata con zucchero a velo ha tutte le caratteristiche per essere gustato anche sotto l’ombrellone nel caldo torrido dell’estate.

All’inizio furono trenta le pasticcerie in tutta Italia che raccolsero subito la sfida di produrre il dolce anche al di fuori del periodo natalizio e Autogrill, la catena dei ristoranti lungo le autostrade, decise di buttarsi a capofitto nell’avventura del “panettone a Ferragosto”. Con qualche hotel di Milano che ha anche valutato la possibilità di proporre agli ospiti un piccolo panettone come dolce di benvenuto da far trovare nelle stanze.

Panettone tutto l’anno? merito di Letizia Moratti La sindaca Letizia Moratti aveva infatti concepito il panettone come una valida alternativa italiana (e tutta milanese) all’inglese muffin. Così la sfida del “panettone tutto l’anno” e anche a Ferragosto è più che vinta. Questo dolce è disponibile sempre, specialmente negli ultimi anni che sono entrati in gioco i produttori artigiani. L’offerta è infatti grande, tant’è che sulle tavole sono arrivati prodotti artigianali legati in particolar modo al territorio con farciture che vanno dal pistacchio di Bronte, al cioccolato e pere, frutti rossi per arrivare ai canditi di arancia siciliana e uvetta di Pantelleria fino al panettone all’Amarone della Valpolicella Docg.

Negli ultimi due anni, poi, il mercato del panettone artigianale ha fatto registrare un vero exploit rispetto a quello industriale, con una proposta che nel dicembre 2020 è arrivata a coprire il 52% del valore del comparto attestandosi a 109 milioni di euro rispetto a quello di produzione industriale (100,4 milioni pari a 48% del mercato). I dati più recenti, secondo uno studio realizzato da CsmBakery Solutions con il contributo di Nielsen, dicono infatti che sulla base della campagna del Natale 2019, nel 2020 si evidenzia un mercato del panettone flat da 26,1 mila tonnellate e 209 milioni di euro.

Il report mette poi in evidenza, in un mercato che vede complessivamente 9,5 milioni di famiglie consumare panettone, che gli acquirenti di quello di produzione artigianale sono 2,4 milioni con una crescita del +5.3% rispetto all’anno precedente. Ciò che ha portato per la prima volta il mercato artigianale a superare il valore economico di quello industriale con 4,9 milioni di prodotti venduti. Quanto alla spesa media, questa si è attestata sui 26 euro con un calo della spesa di circa 2,3 euro per l’atto d’acquisto. Sono invece 120mila le famiglie che per la prima volta hanno scelto di acquistare un panettone artigianale e fra i nuovi acquirenti la fascia più rilevante è risultata essere quella compresa tra i 25 e i 34 anni, residente soprattutto nel centro Italia. Quanto al numero delle famiglie consumatrici in esclusiva di panettoni industriali, questo è invece calato notevolmente: -420mila unità rispetto all’anno precedente. Diverse sono invece state le famiglie (+150mila) che hanno indirizzato il consumo verso entrambe le categorie, artigianale e industriale. Mentre nel corso della ricerca è emerso, secondo i dati 2020, che almeno 4,2 milioni di famiglie italiane non acquistano alcun panettone in occasione delle festività.

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Stati Uniti. Donna al volante contesta una multa: “Sono incinta, siamo in due in auto”

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downloadIn Texas una donna ha contestato una multa che le era stata fatta perché viaggiava da sola su una corsia riservata per almeno due persone a vettura, sostenendo che essendo incinta, rientrava nella categoria.

Come riferisce la Bbc, citando la stampa locale, la 32enne Brady Bottone è stata fermata dalla polizia mentre era al volante della sua macchina, correndo a prendere il figlio di sei anni, sulle cosiddette ‘high-occupancy lane’ riservate ad auto con conducente e uno o più passeggeri.

I poliziotti le hanno fatto una multa di 275 dollari ma la donna, mostrando il pancione di 34 settimane, ha fatto riferimento alla recente cancellazione della sentenza Roe v Wade da parte della Corte Suprema che ha vietato l’aborto: “La mia bambina è proprio qui, lei è una persona”.

Gli agenti hanno ribattuto che il diritto stradale del Texas richiede almeno due persone “fuori dal corpo”, ma Bottone ha annunciato che ricorrerà in tribunale.

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“Lasciò la porta socchiusa, un invito a osare”: assolto dall’accusa di violenza sessuale

donne sofferenza dolore

donne sofferenza dolore“Non si può affatto escludere che al ragazzo, la giovane abbia dato delle speranze, facendosi accompagnare in bagno, facendosi sporgere i fazzoletti, tenendo la porta socchiusa, aperture lette certamente dall’imputato come un invito a osare“. Con questa motivazione la Corte d’Appello di Torino ha assolto dalle accuse di violenza sessuale un ragazzo condannato in primo grado per un episodio accaduto nel 2019.

LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO

Da quanto si apprende, i due giovani si conoscevano da diversi anni. La sera incriminata, in un locale del centro di Torino, la ragazza avrebbe chiesto all’amico di accompagnarla al bagno. “Era alterata per un uso smodato di alcol”, affermano i giudici della Corte d’Appello. Uno stato confusionale che, proseguono, “provocò l’avvicinamento del giovane che invero la stava attendendo dietro la porta, custodendo la sua borsetta. Non solo, ma si trattenne in bagno, senza chiudere la porta, così da fare insorgere nell’uomo l’idea che questa fosse l’occasione propizia“.

Nonostante la ragazza abbia affermato di aver detto più volte no. “L’unico dato indicativo del presunto abuso potrebbe essere considerato la cerniera rotta“, proseguono i giudici, “ma l’uomo non ha negato di aver aperto i pantaloni della giovane, ragione per cui nulla può escludere che sull’esaltazione del momento, la cerniera, di modesta qualità, si sia deteriorata sotto forzatura”.

In seguito alla sentenza della Corte d’Appello, la Procura generale ha fatto ricorso in Cassazione.

ag.DIRE – www.dire.it




Il sexting è molto diffuso tra i giovani

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154541050 e313ad0e 6fc4 48e5 94f1 9cb4d354f81dAi ragazzi piace giocare con il fuoco. Anche se conoscono i rischi nascosti dietro l’invio di foto o video delle proprie parti intime, non disdegnano lo scambio. A dirlo è la terza parte dei risultati dell’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale infanzia e adolescenza della Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss), basato sulle risposte di 3500 ragazzi fra gli 11 e i 24 anni a un questionario, pubblicato sul sito Skuola.net lo scorso novembre.

Il sexting fra i giovani è molto diffuso. Due ragazzi su tre dichiarano di aver ricevuto almeno una volta messaggi sessualmente espliciti su internet e una quota, anche se piccola, pari all’8,9 per cento, li riceve quasi quotidianamente.

Che effetto ha generato?

La maggior parte si è sentito disturbato mentre solo una quota minore non ha rilevato nulla. Per il 14,4 per cento dei ragazzi ricevere messaggi sessuali ha destato curiosità, ma per il 13,5 per cento ha creato imbarazzo. Chi si è sentito eccitato è il 10,9% e solo una parte minore ha reagito con rabbia (8,3 per cento).

Sono soprattutto gli under 18 a sentirsi disturbati rispetto ai ragazzi più grandi, che reagiscono per lo più con indifferenza, e solo pochi con rabbia. Rispetto al genere e all’orientamento sessuale, sono le femmine (35,6 per cento) e i giovani con orientamento eterosessuale e bisessuale a dirsi più disturbati. “Questi dati ci mostrano che il sexting è un fenomeno in crescita tra gli adolescenti e i giovani adulti” sottolinea Piero Stettini, psicoterapeuta e sessuologo clinico di Savona e vicepresidente Fiss, che aggiunge: “rispetto alle indagini di qualche tempo fa, la ricezione d’immagini sessuali via web è decisamente aumentata, soprattutto tra le ragazze, mentre analogamente al passato sono più i ragazzi a reagire con curiosità ed eccitazione e più le ragazze con imbarazzo e disagio”.

“Nel complesso comunque – spiega – più della metà del campione segnala reazioni di turbamento, il che ci indica che il sexting, pur costituendo una nuova diffusa forma di comunicazione, esplorazione e sperimentazione tra i giovani, presenta in età evolutiva aspetti potenzialmente dannosi, che richiedono da parte degli adulti la messa in atto di adeguate misure educative e di prevenzione del rischio”.

Piu’ della metà dei ragazzi considera il sesso reale più appagante del sexting ma c’è comunque una percentuale (12,8 per cento) che non la pensa così. Per loro è più appagante ricevere messaggi o foto sessuali rispetto al sesso reale. Sono soprattutto i maschi, tra i 19 e i 24 anni, chi si dichiara asessuale o pansessuale a preferire maggiormente il sexting rispetto al sesso reale.

Consapevolezza e rischi

I ragazzi sanno che il sexting condiviso con il partner attuale cela dei rischi. Circa la metà infatti afferma che non sia sicuro e innocuo. A sentirsi meno tranquilli quando scambiano messaggi sono maggiormente i più giovani tra gli 11 e i 14 anni, le femmine e chi ha un orientamento eterosessuale. Riguardo alla possibile pubblicazione e diffusione online di foto o video sessualmente espliciti, i risultati dicono che “un giovane su due si ritiene molto preoccupato”. Sono i ragazzi più piccoli, le femmine e coloro che hanno orientamento bisessuale a sentirsi piu’ impensieriti rispetto alla possibile pubblicazione.

“Questi dati ci comunicano che il sexting contiene un’idea di trasgressione che preoccupa in particolare le fasce più piccole, le ragazze e chi si definisce eterosessuale. Forse non è un caso che le fasce più grandi che hanno magari una maggiore domesticità con la pornografia, anche se il Covid ha abbassato l’età dei fruitori, possano valutarlo come meno preoccupante. In genere sta nascendo una diversa consapevolezza anche per la diffusione delle notizie e il lavoro svolto a scuola“, commenta Roberta Giommi, psicoterapeuta, sessuologa clinica, direttrice dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze, componente del direttivo Fiss.

La pubblicazione di una foto o un video intimo condivisi senza il proprio permesso pare sia accaduto qualche volta solo a una minoranza del 5,3 per cento. La maggior parte dice che non è mai successo ma una quota pari al 13 per cento si riserva la possibilità di dire ‘non so’. Specie ai ragazzi tra i 19 e i 24 anni, ai maschi e ai giovani con orientamento pansessuale e asessuale è capitato più spesso di vedere pubblicato del materiale condiviso senza il proprio consenso.

C’è pure chi ammette di averlo fatto. “Il 12,8 per cento infatti – osserva Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa, direttrice dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma e past president Fiss – dichiara di aver condiviso almeno una volta una foto o un video intimi di altre persone senza aver prima richiesto il consenso. Tra questi, il 6,5% dice di averlo fatto molte volte. Chi condivide senza consenso sono i più grandi (22,1 per cento), le femmine (7,7 per cento). I dati ci dicono che rimane una certa attrazione/curiosità per questa modalità che risulta intrigante e facilmente realizzabile, manca purtroppo in questi casi la percezione d’invasione di campo dell’altro, il non rispetto e la prevaricazione di uno spazio personale, in fondo – conclude – anche questa è una forma di violenza che andrebbe piu’ volte sottolineata, il sexting può essere un gioco intrigante ma solo se condiviso!”.

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Memorie del cuore: Napoli, patria del caffè e teatro a cielo aperto

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imageSenz’altro, nell’apprestarvi a leggere, vi chiederete che cosa mai io possa raccontarvi per suscitare il vostro interesse. Senza dubbio, vi confesso, che il solo parlare di Napoli per un non napoletano suscita in me tantissimi ricordi ed esperienze di vita, di gente, di calore, di amore e, ovviamente, anche di cucina ma anche tanti rimpianti per la città di cui mi sono innamorato, quasi direi, a prima vista.

Come spesso dico, non basta esserci nati per essere napoletani, Napoli bisogna averla nel cuore e, per dirla anche alla De Crescenzo, ‘’dovunque nel mondo c’è bisogno di un poco di Napoli’’ senza dimenticare che ‘’ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta…e poi c’è Napoli’’, detta da un grande John Turturro.

Questi miei ricordi, meglio ancora, queste mie memorie, non potevano che iniziare con il caffè, una bevanda che tutti i napoletani adorano e che è presente in tutta la loro vita, a qualunque ora del giorno e della notte, ‘’a tutto rinuncerei, tranne a questa tazzina di caffè’’, per dirla anche con il conforto delle parole di Eduardo De Filippo. Il caffè a Napoli è un indicatore di maturità: il ragazzo diventa ‘’ommo’’, uomo, quando comincia, appunto, a prendere il caffè. Il vero caffè napoletano deve avere le famose 4 C: ‘’curto’’, ‘’cocente’’, ‘’carreco’’, cioè forte, e poi anche ‘’còmmeto’’, cioè comodamente seduti.

A Napoli prendere il caffè è un vero rito con norme non scritte, prassi, abitudini; in piedi, seduti al tavolino, con lo zucchero o amaro, con la mano destra o con la mano sinistra: insomma diverse piccole opzioni interpretate da ognuno a modo proprio. Il modo per approcciare una donna è offrirle un caffè, come anche quando si incontra un amico, oltre alla fantastica usanza del caffè sospeso, che si lascia pagato per chi non può permetterselo.

Napoli è la patria del caffè ma è anche un teatro a cielo aperto e sono innumerevoli gli aneddoti legati a questa bevanda che si identifica con tutta la città. Vi voglio raccontare una storia legata al mio lungo soggiorno napoletano oltre che, ovviamente, al caffè. Ogni mattina andavo al Bar Nilo, in pieno centro storico, a pochi passi dalla Via dei Presepi, S.Gregorio Armeno, ad assaporare la mia prima tazzina quotidiana di caffè.

Avevamo inscenato un simpatico teatrino con il Sig. Bruno, tuttora ancora barista del suddetto Bar Nilo: all’ora più frequentata, non appena cominciavano a essere pronte le tazzine di caffè e a essere depositate sul bancone sui rispettivi piattini, immediatamente il primo che si apprestava a prendere, appunto, la prima tazzina veniva fermato al grido ‘’no, quella è quella del signore, è un caffè al pistacchio!’’. Mentre tutti guardavano nella tazzina, io, ovviamente, lo sorseggiavo con aria di circostanza e, alla domanda del barista rispondevo ‘’è buonissimo’’ e, subito dopo, andavo via, lasciando tutti in preda a mille domande per Bruno che non voleva rivelare a nessuno il segreto del caffè al pistacchio. Ovviamente era un caffè come tutti gli altri ma, ogni giorno, ci divertivamo con questa scenetta che è una delle tante di quel famoso teatro vivente che è la città di Napoli.




È di Marinella la cravatta indossata da Putin per il 9 maggio

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unnamed“Penso che la cravatta indossata oggi da Putin sia una cravatta Marinella: si tratta del modello ‘Punta a spillo’ blu e bianco, forse una di quelle regalategli da Silvio Berlusconi”. Lo ha detto Maurizio Marinella all’AGI. Si tratta di “un modello grande classico ed elegante”.

Marinella ha fornito le sue cravatte a presidenti e capi di Stato di tutto il mondo. Sicuramente Silvio Berlusconi è stato il suo cliente più “devastante” in termini di richieste, come lui lo definisce.

La cravatta di Putin potrebbe essere una di quelle donate dall’ex premier o una di quelle ordinate direttamente dal presidente russo, negli ultimi anni ne avrà avute almeno 300.

Il negozio di Riviera di Chiaia è costellato dalle lettere dei maggiori capi di Stato e di governo, da Emmanuel Macron a Donald Trump e Nicolas Sarkozy, da Benjiamin Netanyahu a Juan Carlos e Bill Clinton, fino a Giorgio Napolitano, Francesco Cossiga, Giulio Andreotti e Vittorio Emanuele di Savoia.

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Valentino compie 90 anni

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145933589 b199c0c7 3883 44ae b465 1953faaa8366Non c’è donna, giovane o vecchia, che non abbia sognato di indossare qualcosa in quel magico rosso. Compie 90 anni Valentino Garavani, al secolo Clemente Ludovico Garavani, l’uomo che ha dato il suo nome a un colore preciso nella palette dell’alta moda, leggenda vuole dopo un viaggio in Spagna quando era apprendista da Jean Dessès, rilanciando una intuizione di Christian Dior che nel 1947 aveva portato il rosso in passerella, senza però riuscire a farne un must have nei guardaroba femminili come poi farà il ‘sarto’ di Voghera.

Il prossimo 11 maggio Valentino festeggerà a Roma un anniversario importante, ultimo zar di una haute couture tutta italiana che ha raccontato al mondo l’estro del Belpase e la sapienza artigianale che era dietro a quella enorme creatività.

 

Il compleanno di Valentino sarà intimo, privato, a differenza di molti di quelli passati, con il compagno di sempre nella vita e negli affari, Giancarlo Giammetti e pochi amici, nella quiete di una delle dimore dello stilista sull’Appia antica.

Roma, del resto, è da sempre nel cuore di Valentino, un suo punto fermo, da quando nel 1960 in via Condotti fondò la sua madison, marchio poi venduto nel 1998 alla casa tedesca Hdp per 500 miliardi, e poi rilevato nel 2002 dal gruppo Marzotto, passato al fondo Permira e infine nel 2012 finito alla moglie dell’emiro del Qatar, Sheikha Mozah bint Nasser al-Missned, attraverso la società Mayhoola for Investments.

 

E la Città eterna attende con impazienza la sfilata evento del prossimo 8 luglio con la collezione Valentino autunno inverno 2022-23, tra la scenografica piazza Mignanelli e Trinità dei Monti. “Roma è dove tutto inizia, la vita, le persone, le nostre storie e le nostre identità risiedono qui. Apparteniamo a questo luogo tanto quanto esso appartiene al mondo e a Valentino”, ha detto Pierpaolo Piccioli, che dal 7 luglio 2016 è l’unico direttore creativo della madison, presentandola.

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Uruguay: la moda italiana in Ambasciata

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6modaLo scorso 4 maggio, l’Ambasciata d’Italia a Montevideo, insieme a Istituto Marangoni Moweek, ha organizzato l’evento intitolato “La moda italiana e i nuovi stilisti uruguaiani. Collaborazioni e formazione” con l’obiettivo di presentare la moda italiana presente in Uruguay e promuovere la formazione in Italia di nuovi talenti uruguaiani.
Le caratteristiche dello stile e la qualità dei prodotti italiani, nonché la vocazione a condividere le tradizioni e le competenze acquisite negli anni, hanno contraddistinto la presentazione di modelli di alcuni dei più rinomati marchi italiani: Valentino, Versace, Cavalli, Missoni e Volantis.
Nel corso dell’evento è stato anche presentato il progetto “Estrella” della designer uruguaiana Amalia Branáa, formatasi a Milano presso l’Istituto Marangoni, e sono stati esposti alcuni dei lavori dei giovani uruguaiani vincitori del concorso NABA & Moweek Edition 2019 e 2021: Martín González e Gala Vila, che a breve riprenderanno la loro formazione in Italia. (aise) 




Venduta per 9 milioni la maglia di Maradona del gol della “mano di Dio”

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downloadÈ stata venduta all’asta al prezzo record 9,3 milioni di dollari, 8,8 milioni di euro, la maglietta dell’Argentina indossata da Diego Armando Maradona nella leggendaria partita contro l’Inghilterra ai mondiali in Messico del 1986, quella del gol della “mano de Dios”. L’asta di Sotheby’s si era aperta il 20 aprile e fino a poco prima della chiusura aveva ricevuto solo un’offerta da 5 milioni di dollari. Nel finale pero’ soono arrivate sei offerte, una delle quali rappresenta un record per un cimelio calcistico. Il prezzo è da capogiro nonostante i dubbi sollevati dalla famiglia che sostiene di essere in possesso della maglietta che il defunto Pibe de Oro indosso’ nel secondo tempo, quello in cui realizzo’ la doppietta, mentre quella andata all’asta sarebbe quella indossata nel primo tempo.

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Per essere più felici bisogna spegnere lo smartphone

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unnamedAGI – Spegnere il cellulare per vivere meglio e più felici. A confermarlo, è una ricerca condotta dal team di psicologi ed altri esperti della Ruhr-Universitat Bochum (RUB) in Germania, appena pubblicata su Journal of Experimental Psychology. L’uso (e l’abuso) di cellulari è un tema sempre più discusso tra gli scienziati, considerato l’aumento vertiginoso negli ultimi decenni. Navighiamo su Google, cerchiamo indicazioni stradali, controlliamo la posta elettronica o il meteo, acquistiamo, leggiamo le notizie, guardiamo film in media ogni persona trascorre almeno tre ore al giorno sui social media. Ma quanto influisce questo sul nostro benessere? A questa domanda ha cercato di rispondere il gruppo tedesco di ricerca.

Il team guidato dalla dott.ssa Julia Brailovskaia del Centro di ricerca e trattamento sulla salute mentale della Ruhr-Universitat Bochum (RUB) ha reclutato 619 persone per il loro studio e le ha divise casualmente in tre gruppi: 200 persone hanno messo completamente da parte il proprio smartphone per una settimana, 226 hanno ridotto di un’ora al giorno la quantità di tempo in cui hanno utilizzato il dispositivo, 193 persone non hanno cambiato nulla nel loro comportamento.  “Abbiamo scoperto che sia rinunciare completamente allo smartphone sia ridurne l’uso quotidiano di un’ora hanno avuto effetti positivi sullo stile di vita e sul benessere dei partecipanti”, riassume Julia Brailovskaia.

“Nel gruppo che ha ridotto l’uso, questi effetti sono durati anche più a lungo ed erano quindi più stabili rispetto al gruppo dell’astinenza”. L’intervento già solo di una settimana ha cambiato le abitudini di utilizzo dei partecipanti a lungo termine: anche quattro mesi dopo la fine dell’esperimento, i membri del gruppo di astinenza hanno utilizzato il proprio smartphone in media 38 minuti in meno al giorno rispetto a prima.

Il gruppo che aveva trascorso un’ora in meno al giorno con lo smartphone durante l’esperimento lo ha utilizzato fino a 45 minuti in meno al giorno dopo quattro mesi rispetto a prima. Allo stesso tempo, aumentavano la soddisfazione per la vita e il tempo dedicato all’attività fisica. I sintomi di depressione e ansia e il consumo di nicotina sono diminuiti. “Non è necessario rinunciare completamente allo smartphone per sentirsi meglio. Potrebbe esserci un tempo di utilizzo giornaliero ottimale”, conclude Brailovskaia.