Primo Maggio, perché gli italiani mangiano fave e pecorino

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foto singola sito 2026 04 30t102713.867 1024x576In Italia il Primo Maggio non è solo la festa dei lavoratori: è anche una giornata legata a una tradizione gastronomica molto antica, quella di mangiare fave fresche e pecorino, soprattutto nel Centro del Paese.

Le origini di questa usanza risalgono addirittura all’epoca dell’antica Roma. Tra fine aprile e inizio maggio si celebravano le Floralia, feste dedicate alla dea Flora, simbolo della primavera e della rinascita della natura. In quel contesto, le fave – prodotto stagionale – erano considerate un segno di fertilità, abbondanza e prosperità.

Col tempo, questa abitudine si è radicata nella cultura contadina: le fave erano facilmente disponibili in questo periodo dell’anno, mentre il pecorino, alimento nutriente e conservabile, rappresentava una fonte importante di energia per chi lavorava nei campi.

L’abbinamento tra i due cibi non è casuale: il sapore delicato e leggermente amarognolo delle fave si combina con quello più deciso e sapido del pecorino, creando un equilibrio semplice ma molto apprezzato ancora oggi.

Oggi questa tradizione sopravvive soprattutto nelle scampagnate del Primo Maggio, quando famiglie e amici si ritrovano all’aperto per celebrare l’arrivo della bella stagione. Più che un semplice piatto, fave e pecorino rappresentano un piccolo rito collettivo che unisce storia, natura e convivialità.




Miami: torna “Autentico”, il festival dedicato al cibo e al vino italiani

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Ritorna a fine aprile a Miami “Autentico – The Italian Food & Wine Festival”, appuntamento ormai consolidato per la promozione dell’enogastronomia italiana negli Stati Uniti.

L’evento, in programma il 28 e 29 aprile, si svolgerà nella cornice del Coral Gables Country Club e si conferma come una delle iniziative più esclusive dedicate ai prodotti italiani autentici nel mercato americano.

Organizzato dalla Italy-America Chamber of Commerce Southeast, il festival riunirà aziende italiane, importatori, distributori e operatori del settore hospitality, con oltre quaranta espositori attesi.

La manifestazione nasce con un obiettivo preciso: creare occasioni concrete di incontro tra le imprese italiane e i professionisti del food & beverage statunitense, tra cui chef, buyer, ristoratori e rappresentanti dell’industria turistica e crocieristica.

Il programma si articolerà in due giornate. La prima sarà dedicata soprattutto agli operatori, con momenti di formazione, incontri orientativi sul mercato americano e visite a realtà gastronomiche locali, oltre a un evento serale di networking.

Il secondo giorno entrerà nel vivo con conferenze tematiche, sessioni business riservate agli addetti ai lavori e la “Grand Tasting”, aperta anche a un pubblico selezionato di appassionati, che potranno degustare prodotti e piatti preparati da chef italiani.

“Autentico” si conferma così una vetrina strategica per il Made in Italy agroalimentare, oltre che un ponte tra le eccellenze italiane e un mercato, quello statunitense, sempre più attento alla qualità e all’origine dei prodotti.




La VESPA fa 80

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2Anche i miti crescono. La Vespa compie 80 anni e Pontedera si prepara a festeggiare il  compleanno di uno dei simboli del Made in Italy firmato dall’ingegnere Corradino D’Ascanio

Era il 23 aprile del 1946 e quel giorno la #Piaggio depositò il brevetto del motociclo destinato a rivoluzionare il modo di viaggiare degli italiani..

La  #Vespa contribuì a rimettere in moto l’Italia uscita dalla guerra e poi, fabbricata  dall’India al Brasile, diventò simbolo di libertà e fenomeno di costume, leggenda vivente dell’ingegno e del design italico, copiata in mille modi ed esposta al Moma di New York. E campionessa di vendite, con oltre 18 milioni di di esemplari venduti dappertutto.

vespa piaggio2 800x500Quel giorno di primavera del 1946  – la prima dopo le immani disgrazie della guerra – fu depositato a Firenze il brevetto  per una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con  parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”.

Nel ritratto tracciato dall’Ansa, che  ripercorre le tappe di uno straordinario successo, si ricorda che è stato lo scooter destinato a  diventare il più famoso al mondo, nato dall’intuito di Enrico Piaggio, che voleva riconvertire  l’azienda di aeroplani di famiglia, e dal genio di Corradino D’Ascanio, ingegnere aeronautico  che non amava la motocicletta: insieme al disegnatore Mario D’Este, ne progettò una, l’Mp6,  che ne avesse le prestazioni ma con la “popolarità della bici e l’eleganza e la comodità  dell’automobile”.

1Eliminò la catena, optò per una scocca portante a presa diretta, mise il  cambio sul manubrio per una guida più agevole, creò una sospensione a pantografo mutuata  dai carrelli degli aerei per facilitare il cambio gomma. A battezzarla ci pensò Piaggio: la forma  ampia ma dal “vitino” stretto gli sembrò una vespa. Il primo modello uscito dallo stabilimento  di Pontedera, che non ha mai smesso di fabbricarla, fu la Vespa 98cc. Duemila esemplari la  prima produzione del ’46, più che quadruplicati l’anno dopo quando esce la 125, ‘non una  motocicletta – recita la pubblicità – ma piuttosto una piccola vettura a due ruote’, un milione a  10 anni dal debutto.

I vespisti ‘dilagano’, anche fuori confine: nel 1950 parte la produzione in Germania, nel 1953  sono diecimila le stazioni di servizio nel mondo e i Vespa club, ideati dallo stesso Piaggio,  contano 50.000 iscritti (oggi sono 60.000), mentre nel 1951 alla Giornata italiana della Vespa  sono in 20.000.

‘Per il vostro lavoro, per il vostro svago Vespizzatevi’ è lo slogan-imperativo in  quegli anni della casa di Pontedera che anche nelle campagne pubblicitarie fa storia,  segnando i cambi d’epoca. Tra tutte la più famosa, e surreale, ‘Chi Vespa mangia le mele (chi non Vespa no)’, inventata nel 1969 da Gilberto Filippetti: divide il mondo e ‘schiera’ lo scooter  con i giovani.

vespa vacanze romaneTra i testimonial invece i migliori rimangono Gregory Peck e Audrey Hepburn in  ‘Vacanze romane’, anche se son decine le pellicole che l’hanno immortalata. La Vespa  insomma fa boom, anche in modelli, versioni e varianti: più di 150 in 7 decenni.

La più  ricercata dai collezionisti è la 125 U (che sta per utilitaria): lanciata nel 1953 per far concorrenza alla Lambretta Innocenti, estetica spartana ma costo ridotto, è prodotta in soli 7.000 esemplari.

dascanio patentLe più longeve la mitica 125 Primavera (varo 1968) e la successiva Px (1977), il ‘vespone’ che vanta il primato di singolo modello più venduto: 3 milioni. C’è il ‘vespino’ 50, ultima creatura di D’Ascanio per fare a meno della targa quando diventa  obbligatoria per le cilindrate superiori: 3,5 milioni commercializzati in più versioni dal 1963, tra cui l’ET4 del 2000, che promette 500 km con un pieno.

L’ET4 125 nasce invece nel cinquantenario: è la prima spinta da un motore a 4 tempi e ridà anche fiato all’azienda – due  ruote targato più venduto in Europa nel ’97 e ’98 – che sta attraversando anni difficili dopo quelli d’oro, e chiude il secolo passando addirittura al fondo tedesco Morgan Greenfell. Con Roberto Colaninno nel 2003 Piaggio torna italiana e poi in utile.

corradini d ascanio 6E la Vespa torna a  viaggiare: in un decennio triplica le vendite (complessivamente quasi un milione e mezzo,  166.000 l’anno scorso) e le fabbriche. Allo stabilimento di Pontedera si affiancano prima  quello vietnamita di Vinh Phuc, poi quello indiano di Baramati. Nel 2003 nasce la  Granturismo, la più grande e potente, nel 2012 la 946 che rievoca nel nome il suo anno di nascita ma guarda al futuro e nel 2015 esce in una nuova veste firmata da Giorgio Armani.  Affiancata, in commercio, dalla Primavera, la Sprint, la gamma Gts dalla grande scocca.

Un’avventura lunga 80 anni, celebrata con l’orgoglio di aver creato  un gioiello a due ruote che ruba ancora il cuore degli italiani.




Motoconcho, il “taxi su due ruote” dominicano sotto accusa: si parla di riforma

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Per chi invece arriva dall’Italia, il termine può suonare curioso. Il motoconcho è, in sostanza, un taxi informale su motocicletta, veloce, economico e onnipresente. Basta un cenno con la mano e in pochi secondi si sale dietro al conducente per raggiungere qualsiasi destinazione.

Un sistema nato per necessità, diventato nel tempo una vera e propria colonna portante del trasporto locale.

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Si calcola che centinaia di migliaia di dominicani dipendano direttamente o indirettamente da questa attività, che permette di guadagnarsi da vivere anche senza grandi investimenti o formazione.

E soprattutto, arriva dove altri mezzi non arrivano: strade strette, quartieri periferici, zone rurali, orari in cui autobus e taxi non circolano.

In molti casi, è l’unico vero trasporto disponibile.

Negli ultimi giorni, il tema è tornato al centro del dibattito dopo episodi di violenza e problemi legati alla sicurezza.

Alcuni rappresentanti del settore dei trasporti hanno chiesto una riforma urgente del sistema dei motoconchos, proponendo maggiore regolamentazione, controlli più severi, sanzioni per comportamenti irregolari.

L’obiettivo è chiaro: trasformare un sistema nato spontaneamente in un servizio più sicuro e organizzato.

Per un lettore italiano, il motoconcho può essere paragonato a un mix tra taxi, motorino privato, servizio di emergenza.

Con una differenza fondamentale: non esistono regole rigide, tariffe fisse o controlli sistematici.

In Italia, un sistema simile sarebbe impensabile su larga scala. Qui, invece, è la normalità.

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Il problema principale resta la sicurezza.

Caschi assenti o poco utilizzati, traffico caotico, veicoli spesso in condizioni precarie: il motoconcho è rapido, ma non sempre sicuro.

Eppure, eliminarlo non è un’opzione realistica.

Il vero nodo è questo: il motoconcho esiste perché il sistema di trasporto pubblico non è sufficiente.

Finché non esisterà un’alternativa efficiente, economica e capillare, milioni di persone continueranno a utilizzarlo ogni giorno.

Per questo, più che eliminarlo, la sfida sarà regolarlo senza distruggerlo.




Pasquetta all’italiana: il rito delle gite fuori porta che sa di libertà

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C’è un giorno, in Italia, che profuma più di tutti di primavera, di libertà e di semplicità: è il Lunedì dell’Angelo, per tutti semplicemente Pasquetta.

Una festa che non ha bisogno di grandi cerimonie né di abiti eleganti. Basta una coperta, un cestino pieno e la voglia di uscire di casa. Perché Pasquetta, più che celebrarsi, si vive.

L’espressione è tutta italiana: gita fuori porta. Non significa necessariamente viaggiare lontano, ma uscire dalla città, anche solo di pochi chilometri, per respirare aria nuova.

C’è chi sceglie il mare, chi la campagna, chi la montagna. E poi ci sono i parchi cittadini, presi d’assalto da famiglie, gruppi di amici e coppie che trasformano ogni angolo verde in una piccola festa improvvisata.

È una tradizione che affonda le sue radici nel dopoguerra, quando la Pasquetta diventò il simbolo della ritrovata leggerezza. E ancora oggi conserva quello spirito: semplice, spontaneo, autentico.

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Il vero protagonista della giornata è il cibo. Ma non serve nulla di complicato.

Nel cestino di Pasquetta trovano posto piatti pratici e gustosi:

  • torte salate e rustici
  • panini imbottiti
  • salumi e formaggi
  • uova sode, simbolo di rinascita
  • immancabile colomba pasquale

E poi vino, bibite, e tutto ciò che può essere condiviso. Perché Pasquetta è soprattutto questo: condividere.

Per molti, Pasquetta significa grigliata. Si accendono barbecue nei giardini, nei parchi attrezzati o nelle case di campagna.

Ma anche quando i programmi saltano — per il meteo incerto, grande protagonista di questa giornata — non importa. Gli italiani hanno un talento speciale: trasformare qualsiasi imprevisto in un’occasione.

Piove? Si mangia in macchina o sotto una tettoia.
C’è vento? Si ride e si tiene fermo il tavolo.
L’importante è stare insieme.

Per gli italiani che vivono lontano, la Pasquetta è una nostalgia dolce.

Non sempre è possibile ricreare l’atmosfera delle campagne italiane o delle coste affollate di amici. Ma lo spirito sì: basta una tavola condivisa, un parco, o anche un semplice balcone.

Perché, in fondo, Pasquetta non è un luogo. È un modo di stare insieme.




Repubblica Dominicana, il Sabato Santo tra spiritualità e festa continua

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651f675dcd892Dal raccoglimento religioso alle spiagge affollate: il Sabato Santo dominicano tra fede, vacanza e “teteo”

SANTO DOMINGO – Il Sabato Santo nella Repubblica Dominicana è un giorno che racconta, forse meglio di ogni altro, l’anima doppia del Paese: da una parte la tradizione religiosa, dall’altra la voglia di vivere, di stare insieme, di fare festa.

Il grande esodo verso il mare

Già dalle prime ore del mattino, le strade si riempiono. Auto cariche di famiglie, amici, casse di bevande e musica prendono la direzione delle spiagge e dei fiumi.

Località come Playa Boca Chica, Las Terrenas o Río San Juan diventano il cuore pulsante del fine settimana.

L’atmosfera è quella di una grande vacanza collettiva: barbecue improvvisati, bachata, merengue e gruppi di amici che si ritrovano sotto il sole caraibico.

Tra fede e tradizione

Non manca, però, la dimensione religiosa.

Nel pomeriggio e soprattutto in serata, molte persone partecipano alle celebrazioni nelle chiese, in particolare alla Veglia Pasquale, momento centrale della Settimana Santa.

È un contrasto tipicamente dominicano: il giorno vissuto tra mare e socialità, la sera dedicata alla spiritualità.

Il “teteo” del Sabato Santo

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Quando cala il sole, entra in scena un altro protagonista: il teteo.

Feste in strada, in spiaggia o nelle ville private, musica ad altissimo volume, luci e gente che balla fino a notte fonda.

Per molti è il momento più atteso. Per altri, soprattutto residenti, lavoratori, anziani e famiglie, è una prova di resistenza fatta di notti insonni.

Controlli e contraddizioni

Le autorità rafforzano i controlli sulle strade e nelle località turistiche per prevenire incidenti e garantire la sicurezza.

Ma mentre il traffico e l’ordine pubblico sono monitorati, il tema del rumore resta spesso fuori controllo, soprattutto negli spazi privati.

Un Paese tra due ritmi

Il Sabato Santo dominicano è questo: un equilibrio fragile tra devozione e divertimento, tra silenzio e musica, tra tradizione e modernità.

Un racconto vivido di un Paese che vive intensamente ogni momento, anche quando si tratta di un giorno, almeno sulla carta, dedicato all’attesa e al raccoglimento.




Settimana Santa in Canada: tra fede, multiculturalismo e tradizione discreta

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4v0a1527In Canada la Settimana Santa si celebra in un contesto profondamente diverso rispetto ai Paesi di tradizione cattolica mediterranea o latinoamericana. Più sobria, meno visibile nello spazio pubblico, ma ancora significativa per le comunità religiose, rappresenta un momento di raccoglimento e identità culturale.

Le celebrazioni si concentrano soprattutto nelle chiese cattoliche e protestanti, con una partecipazione più marcata nelle province del Québec e dell’Ontario, dove è più forte la presenza di fedeli di origine europea. Il Venerdì Santo resta il momento centrale, dedicato alla commemorazione della Passione di Cristo, con liturgie solenni e momenti di riflessione.

Particolarmente suggestiva è la Veglia Pasquale, celebrata nella notte tra il sabato e la domenica, caratterizzata dall’accensione delle candele e da un’atmosfera raccolta che sottolinea il significato della resurrezione.

A differenza di altri Paesi, in Canada sono rare le grandi processioni pubbliche: la dimensione religiosa si esprime prevalentemente all’interno dei luoghi di culto. Tuttavia, nelle comunità di immigrati — in particolare latinoamericane, italiane e filippine — non mancano iniziative che richiamano le tradizioni dei Paesi d’origine.

Accanto all’aspetto religioso, la Pasqua in Canada ha anche una forte dimensione sociale e familiare. Il lungo fine settimana è occasione di incontri, viaggi e attività all’aperto, tra cui la tradizionale caccia alle uova per i bambini.

In una società sempre più secolarizzata, la Settimana Santa mantiene dunque un doppio volto: da un lato evento religioso vissuto con discrezione, dall’altro festività civile che segna uno dei momenti più attesi della primavera canadese.




Pesce d’aprile, perchè si festeggia oggi e quali sono gli scherzi più famosi

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pesce daprile 2 1024x576Torna come ogni anno il fatidico 1 aprile, giorno in cui tradizionalmente ogni scherzo vale, come e più che a Carnevale. Lo scherzo più famoso e datato è il ‘pesce d’aprile’, ovvero è il buon vecchio pesce di carta disegnato e attaccato sulla schiena di qualcuno in un momento in cui non guarda e non ne se accorge. Spesso si dà un abbraccio per finta e zac! il pesce è attaccato sulla schiena in bella mostra. Ma se la tradizione del pesce è rimasta viva e piace soprattutto ai più piccoli, col tempo la tendenza allo scherzo si è evoluta e ha fatto spuntare scherzi molto più elaborati e di dimensione internazionale. Basta pensare a quando, del 1957, la Bbc diede la notizia di una piantagione, in Svizzera, di alberi da cui scendevano spaghetti. Dieci anni dopo a giocare uno scherzo incredibile fu la tv nazionale svedese, la Sveriges Television, che spiegò ai telespettatori un trucco per trasformare i propri televisori in bianco e nero in apparecchi a colori. Come? Coprendo la televisione con sottili calze di nylon. In Francia nel 1986 il quotidiano francese Le Parisien annunciò che la Tour Eiffel sarebbe stata spostata a Disneyland. In Italia uno scherzone coi fiocchi lo giocò il quotidiano ‘La Notte’ nel 1961: annunciava l’arrivo di una legge a Milano che imponeva di mettere la targa ai cavalli.

Venendo a tempi più recenti, nel 1998 Burger King pubblicizzò la nascita di un panino rivoluzionario: avrebbero potuto mangialo solo i mancini L’annuncio dato a tutta pagina sul quotidiano Usa Today ci fece cascare in moltissimi. Google ha preso in giro gli internauti nel 2010, lanciando la app ‘Google translate for animals’ per tradurre il linguaggio degli animali.

L’ORIGINE DEL PESCE D’APRILE

Qualcuno dice che il #pesce d’aprile abbia origini romane, altri addirittura chiamano in causa gli egizi. L’ipotesi più probabile, comunque, sarebbe quella di un origine in tempi più moderni, alla fine del 1500: in Europa, fino al sedicesimo secolo, tra il 25 marzo e il primo aprile c’era l’usanza di scambiarsi regali perchè cadeva la festa dell’Equinozio di Primavera ed era considerato Capodanno. Nel 1582, però, la Francia abbandonò il calendario Giuliano per passare a quello Gregoriano: molte persone però non capirono subito che l’inizio del nuovo anno era stato spostato al primo gennaio, continuando così a festeggiarlo e a scambiarsi regali proprio nei mesi primaverili. Per questo motivo furono prese in giro, subendo numerosi scherzi. Tra questi proprio quello di attaccare pesci di carta sulla schiena, burla che ha resistito fino ai nostri giorni e che vuole simboleggiare una persona facilmente ingannabile, una credulona, che ‘abbocca all’amo con facilità.

IL PESCE D’APRILE NEL MONDO

Il pesce d’aprile si festeggia in numerosi Paesi del mondo. Nei Paesi anglossassoni viene utilizzata l’espressione ‘April fool’s day’. Il Portogallo dedica due giorni agli scherzi, la domenica e il lunedì prima della Quaresima. Giorni durante i quali è consentito svuotare interi pacchi di farina sulle teste dei propri amici e parenti. Anche la Scozia dedica al pesce d’aprile due giorni, il secondo dei quali ha però forse poco a che fare con il divertimento. Nel corso del ‘Taily Day’, il ‘giorno delle natiche’, gli scozzesi si rincorrono cercando di attaccare dietro alle spalle dello sciocco di turno, il cosiddetto ‘gawk’, un cartello con una scritta dal significato inequivocabile: ‘kick me’, ovvero ‘prendimi a calci’.
E se anche in Francia, durante il ‘poisson d’avril’, si attaccano pesci di carta dai mille colori sulle schiene delle persone delle quali ci si vuole prendere gioco, il 1° aprile della Germania è il giorno dedicato all’Aprilscherz, ovvero lo ‘scherzo di aprile’.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Festa del papà, ecco perché si festeggia il 19 marzo

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19marzo festa del papa 1200x630 1.jpgIl 19 marzo in Italia si festeggia la Festa del Papà, ma quali sono le sue origini? Nei Paesi cattolici, la ricorrenza ha origini religiose. Fin dal Medioevo, infatti, i padri venivano festeggiati il 19 marzo perché giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.  Con la proclamazione da parte della Chiesa Cattolica nel 1871 di San Giuseppe quale protettore dei padri e patrono della Chiesa cattolica, la festa ha assunto un significato più rilevante tra i cattolici. Fino al 1976 in Italia la Festa del Papà, quindi il giorno di San Giuseppe, era considerato festivo a tutti gli effetti. Tradizione, questa, rimasta in alcuni cantoni della Svizzera e in Spagna.

La Festa del papà nel mondo

Se in Italia e in alcuni Paesi cattolici la Festa del papà si celebra il 19 marzo, la data nel resto del mondo può variare. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, come gli USA e il Regno Unito, la festa cade la terza domenica di giugno. Si tratta di una delle date più diffuse: la terza domenica di giungo si festeggiano i papà anche in molti Paesi dell’America Latina (come Argentina, Cile, Perù), dell’Asia (come Giappone e Cina), ma anche dell’Europa (come Francia, Grecia, Irlanda). In Russia, invece, la Festa del Papà è intesa come festa dei difensori della patria e cade il 23 febbraio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Torna l’ora legale: quando spostare le lancette nel 2026

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foto singola sito20 1024x576Come ogni anno, il passaggio all’ora legale comporta una piccola “rinuncia”: si dormirà un’ora in meno quella notte. In cambio, però, si guadagnerà più luce naturale nelle ore serali, con giornate che sembreranno subito più lunghe.

Questo sistema viene adottato da decenni in Italia e in gran parte dell’Europa proprio per sfruttare meglio la luce del sole durante la stagione primaverile ed estiva.

L’ora legale accompagnerà tutta la bella stagione e resterà in vigore fino a domenica 25 ottobre 2026, quando si tornerà all’ora solare spostando di nuovo le lancette indietro.

Nonostante sia ormai una pratica consolidata, il cambio dell’ora continua a far discutere. Negli ultimi anni si è parlato più volte della possibilità di eliminarlo, ma per ora resta in vigore in tutta l’Unione Europea.

Per chi vive all’estero

Per gli italiani fuori dall’Europa è bene ricordare che non tutti i Paesi adottano lo stesso sistema. Questo può creare differenze di orario temporanee nei rapporti con l’Italia, soprattutto nei giorni immediatamente successivi al cambio.