Pasquetta all’italiana: il rito delle gite fuori porta che sa di libertà

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C’è un giorno, in Italia, che profuma più di tutti di primavera, di libertà e di semplicità: è il Lunedì dell’Angelo, per tutti semplicemente Pasquetta.

Una festa che non ha bisogno di grandi cerimonie né di abiti eleganti. Basta una coperta, un cestino pieno e la voglia di uscire di casa. Perché Pasquetta, più che celebrarsi, si vive.

L’espressione è tutta italiana: gita fuori porta. Non significa necessariamente viaggiare lontano, ma uscire dalla città, anche solo di pochi chilometri, per respirare aria nuova.

C’è chi sceglie il mare, chi la campagna, chi la montagna. E poi ci sono i parchi cittadini, presi d’assalto da famiglie, gruppi di amici e coppie che trasformano ogni angolo verde in una piccola festa improvvisata.

È una tradizione che affonda le sue radici nel dopoguerra, quando la Pasquetta diventò il simbolo della ritrovata leggerezza. E ancora oggi conserva quello spirito: semplice, spontaneo, autentico.

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Il vero protagonista della giornata è il cibo. Ma non serve nulla di complicato.

Nel cestino di Pasquetta trovano posto piatti pratici e gustosi:

  • torte salate e rustici
  • panini imbottiti
  • salumi e formaggi
  • uova sode, simbolo di rinascita
  • immancabile colomba pasquale

E poi vino, bibite, e tutto ciò che può essere condiviso. Perché Pasquetta è soprattutto questo: condividere.

Per molti, Pasquetta significa grigliata. Si accendono barbecue nei giardini, nei parchi attrezzati o nelle case di campagna.

Ma anche quando i programmi saltano — per il meteo incerto, grande protagonista di questa giornata — non importa. Gli italiani hanno un talento speciale: trasformare qualsiasi imprevisto in un’occasione.

Piove? Si mangia in macchina o sotto una tettoia.
C’è vento? Si ride e si tiene fermo il tavolo.
L’importante è stare insieme.

Per gli italiani che vivono lontano, la Pasquetta è una nostalgia dolce.

Non sempre è possibile ricreare l’atmosfera delle campagne italiane o delle coste affollate di amici. Ma lo spirito sì: basta una tavola condivisa, un parco, o anche un semplice balcone.

Perché, in fondo, Pasquetta non è un luogo. È un modo di stare insieme.




Repubblica Dominicana, il Sabato Santo tra spiritualità e festa continua

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651f675dcd892Dal raccoglimento religioso alle spiagge affollate: il Sabato Santo dominicano tra fede, vacanza e “teteo”

SANTO DOMINGO – Il Sabato Santo nella Repubblica Dominicana è un giorno che racconta, forse meglio di ogni altro, l’anima doppia del Paese: da una parte la tradizione religiosa, dall’altra la voglia di vivere, di stare insieme, di fare festa.

Il grande esodo verso il mare

Già dalle prime ore del mattino, le strade si riempiono. Auto cariche di famiglie, amici, casse di bevande e musica prendono la direzione delle spiagge e dei fiumi.

Località come Playa Boca Chica, Las Terrenas o Río San Juan diventano il cuore pulsante del fine settimana.

L’atmosfera è quella di una grande vacanza collettiva: barbecue improvvisati, bachata, merengue e gruppi di amici che si ritrovano sotto il sole caraibico.

Tra fede e tradizione

Non manca, però, la dimensione religiosa.

Nel pomeriggio e soprattutto in serata, molte persone partecipano alle celebrazioni nelle chiese, in particolare alla Veglia Pasquale, momento centrale della Settimana Santa.

È un contrasto tipicamente dominicano: il giorno vissuto tra mare e socialità, la sera dedicata alla spiritualità.

Il “teteo” del Sabato Santo

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Quando cala il sole, entra in scena un altro protagonista: il teteo.

Feste in strada, in spiaggia o nelle ville private, musica ad altissimo volume, luci e gente che balla fino a notte fonda.

Per molti è il momento più atteso. Per altri, soprattutto residenti, lavoratori, anziani e famiglie, è una prova di resistenza fatta di notti insonni.

Controlli e contraddizioni

Le autorità rafforzano i controlli sulle strade e nelle località turistiche per prevenire incidenti e garantire la sicurezza.

Ma mentre il traffico e l’ordine pubblico sono monitorati, il tema del rumore resta spesso fuori controllo, soprattutto negli spazi privati.

Un Paese tra due ritmi

Il Sabato Santo dominicano è questo: un equilibrio fragile tra devozione e divertimento, tra silenzio e musica, tra tradizione e modernità.

Un racconto vivido di un Paese che vive intensamente ogni momento, anche quando si tratta di un giorno, almeno sulla carta, dedicato all’attesa e al raccoglimento.




Settimana Santa in Canada: tra fede, multiculturalismo e tradizione discreta

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4v0a1527In Canada la Settimana Santa si celebra in un contesto profondamente diverso rispetto ai Paesi di tradizione cattolica mediterranea o latinoamericana. Più sobria, meno visibile nello spazio pubblico, ma ancora significativa per le comunità religiose, rappresenta un momento di raccoglimento e identità culturale.

Le celebrazioni si concentrano soprattutto nelle chiese cattoliche e protestanti, con una partecipazione più marcata nelle province del Québec e dell’Ontario, dove è più forte la presenza di fedeli di origine europea. Il Venerdì Santo resta il momento centrale, dedicato alla commemorazione della Passione di Cristo, con liturgie solenni e momenti di riflessione.

Particolarmente suggestiva è la Veglia Pasquale, celebrata nella notte tra il sabato e la domenica, caratterizzata dall’accensione delle candele e da un’atmosfera raccolta che sottolinea il significato della resurrezione.

A differenza di altri Paesi, in Canada sono rare le grandi processioni pubbliche: la dimensione religiosa si esprime prevalentemente all’interno dei luoghi di culto. Tuttavia, nelle comunità di immigrati — in particolare latinoamericane, italiane e filippine — non mancano iniziative che richiamano le tradizioni dei Paesi d’origine.

Accanto all’aspetto religioso, la Pasqua in Canada ha anche una forte dimensione sociale e familiare. Il lungo fine settimana è occasione di incontri, viaggi e attività all’aperto, tra cui la tradizionale caccia alle uova per i bambini.

In una società sempre più secolarizzata, la Settimana Santa mantiene dunque un doppio volto: da un lato evento religioso vissuto con discrezione, dall’altro festività civile che segna uno dei momenti più attesi della primavera canadese.




Pesce d’aprile, perchè si festeggia oggi e quali sono gli scherzi più famosi

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pesce daprile 2 1024x576Torna come ogni anno il fatidico 1 aprile, giorno in cui tradizionalmente ogni scherzo vale, come e più che a Carnevale. Lo scherzo più famoso e datato è il ‘pesce d’aprile’, ovvero è il buon vecchio pesce di carta disegnato e attaccato sulla schiena di qualcuno in un momento in cui non guarda e non ne se accorge. Spesso si dà un abbraccio per finta e zac! il pesce è attaccato sulla schiena in bella mostra. Ma se la tradizione del pesce è rimasta viva e piace soprattutto ai più piccoli, col tempo la tendenza allo scherzo si è evoluta e ha fatto spuntare scherzi molto più elaborati e di dimensione internazionale. Basta pensare a quando, del 1957, la Bbc diede la notizia di una piantagione, in Svizzera, di alberi da cui scendevano spaghetti. Dieci anni dopo a giocare uno scherzo incredibile fu la tv nazionale svedese, la Sveriges Television, che spiegò ai telespettatori un trucco per trasformare i propri televisori in bianco e nero in apparecchi a colori. Come? Coprendo la televisione con sottili calze di nylon. In Francia nel 1986 il quotidiano francese Le Parisien annunciò che la Tour Eiffel sarebbe stata spostata a Disneyland. In Italia uno scherzone coi fiocchi lo giocò il quotidiano ‘La Notte’ nel 1961: annunciava l’arrivo di una legge a Milano che imponeva di mettere la targa ai cavalli.

Venendo a tempi più recenti, nel 1998 Burger King pubblicizzò la nascita di un panino rivoluzionario: avrebbero potuto mangialo solo i mancini L’annuncio dato a tutta pagina sul quotidiano Usa Today ci fece cascare in moltissimi. Google ha preso in giro gli internauti nel 2010, lanciando la app ‘Google translate for animals’ per tradurre il linguaggio degli animali.

L’ORIGINE DEL PESCE D’APRILE

Qualcuno dice che il #pesce d’aprile abbia origini romane, altri addirittura chiamano in causa gli egizi. L’ipotesi più probabile, comunque, sarebbe quella di un origine in tempi più moderni, alla fine del 1500: in Europa, fino al sedicesimo secolo, tra il 25 marzo e il primo aprile c’era l’usanza di scambiarsi regali perchè cadeva la festa dell’Equinozio di Primavera ed era considerato Capodanno. Nel 1582, però, la Francia abbandonò il calendario Giuliano per passare a quello Gregoriano: molte persone però non capirono subito che l’inizio del nuovo anno era stato spostato al primo gennaio, continuando così a festeggiarlo e a scambiarsi regali proprio nei mesi primaverili. Per questo motivo furono prese in giro, subendo numerosi scherzi. Tra questi proprio quello di attaccare pesci di carta sulla schiena, burla che ha resistito fino ai nostri giorni e che vuole simboleggiare una persona facilmente ingannabile, una credulona, che ‘abbocca all’amo con facilità.

IL PESCE D’APRILE NEL MONDO

Il pesce d’aprile si festeggia in numerosi Paesi del mondo. Nei Paesi anglossassoni viene utilizzata l’espressione ‘April fool’s day’. Il Portogallo dedica due giorni agli scherzi, la domenica e il lunedì prima della Quaresima. Giorni durante i quali è consentito svuotare interi pacchi di farina sulle teste dei propri amici e parenti. Anche la Scozia dedica al pesce d’aprile due giorni, il secondo dei quali ha però forse poco a che fare con il divertimento. Nel corso del ‘Taily Day’, il ‘giorno delle natiche’, gli scozzesi si rincorrono cercando di attaccare dietro alle spalle dello sciocco di turno, il cosiddetto ‘gawk’, un cartello con una scritta dal significato inequivocabile: ‘kick me’, ovvero ‘prendimi a calci’.
E se anche in Francia, durante il ‘poisson d’avril’, si attaccano pesci di carta dai mille colori sulle schiene delle persone delle quali ci si vuole prendere gioco, il 1° aprile della Germania è il giorno dedicato all’Aprilscherz, ovvero lo ‘scherzo di aprile’.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Festa del papà, ecco perché si festeggia il 19 marzo

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19marzo festa del papa 1200x630 1.jpgIl 19 marzo in Italia si festeggia la Festa del Papà, ma quali sono le sue origini? Nei Paesi cattolici, la ricorrenza ha origini religiose. Fin dal Medioevo, infatti, i padri venivano festeggiati il 19 marzo perché giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.  Con la proclamazione da parte della Chiesa Cattolica nel 1871 di San Giuseppe quale protettore dei padri e patrono della Chiesa cattolica, la festa ha assunto un significato più rilevante tra i cattolici. Fino al 1976 in Italia la Festa del Papà, quindi il giorno di San Giuseppe, era considerato festivo a tutti gli effetti. Tradizione, questa, rimasta in alcuni cantoni della Svizzera e in Spagna.

La Festa del papà nel mondo

Se in Italia e in alcuni Paesi cattolici la Festa del papà si celebra il 19 marzo, la data nel resto del mondo può variare. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, come gli USA e il Regno Unito, la festa cade la terza domenica di giugno. Si tratta di una delle date più diffuse: la terza domenica di giungo si festeggiano i papà anche in molti Paesi dell’America Latina (come Argentina, Cile, Perù), dell’Asia (come Giappone e Cina), ma anche dell’Europa (come Francia, Grecia, Irlanda). In Russia, invece, la Festa del Papà è intesa come festa dei difensori della patria e cade il 23 febbraio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Torna l’ora legale: quando spostare le lancette nel 2026

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foto singola sito20 1024x576Come ogni anno, il passaggio all’ora legale comporta una piccola “rinuncia”: si dormirà un’ora in meno quella notte. In cambio, però, si guadagnerà più luce naturale nelle ore serali, con giornate che sembreranno subito più lunghe.

Questo sistema viene adottato da decenni in Italia e in gran parte dell’Europa proprio per sfruttare meglio la luce del sole durante la stagione primaverile ed estiva.

L’ora legale accompagnerà tutta la bella stagione e resterà in vigore fino a domenica 25 ottobre 2026, quando si tornerà all’ora solare spostando di nuovo le lancette indietro.

Nonostante sia ormai una pratica consolidata, il cambio dell’ora continua a far discutere. Negli ultimi anni si è parlato più volte della possibilità di eliminarlo, ma per ora resta in vigore in tutta l’Unione Europea.

Per chi vive all’estero

Per gli italiani fuori dall’Europa è bene ricordare che non tutti i Paesi adottano lo stesso sistema. Questo può creare differenze di orario temporanee nei rapporti con l’Italia, soprattutto nei giorni immediatamente successivi al cambio.




Italian Design Day in Messico: l’ambasciatore Modiano celebra la creatività italiana

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L’Italian Design Day è stato celebrato anche quest’anno a Città del Messico con un evento dedicato alla creatività, all’innovazione e alla sostenibilità del design italiano. L’iniziativa, promossa dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la rete diplomatica e culturale nel mondo, ha riunito professionisti, studenti e appassionati del settore presso l’Istituto Italiano di Cultura.

Ad aprire la serata è stato l’ambasciatore d’Italia in Messico, Alessandro Modiano, che ha sottolineato il valore culturale ed economico di questa manifestazione internazionale, pensata per promuovere il design italiano e rafforzare i legami tra Italia e Messico.

Tema dell’edizione 2026 è stato “RE-DESIGN – rigenerare spazi, oggetti, idee e relazioni”, un concetto che mette al centro la sostenibilità e la capacità del design di affrontare le sfide contemporanee. Secondo Modiano, estetica e responsabilità ambientale devono procedere insieme: il design non riguarda soltanto la bellezza o la progettazione industriale, ma anche il rapporto con l’ecologia e con il futuro delle città e delle comunità.

Nel corso dell’incontro è stata inoltre valorizzata la tradizione creativa italiana, spesso capace di trasformare l’eredità storica del Paese in un motore di innovazione contemporanea. Questo dialogo tra passato e futuro rappresenta, secondo il diplomatico, uno degli elementi che rendono il design italiano riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Protagonista dell’edizione messicana è stato il designer David Dolcini, invitato come ambasciatore del design italiano per condividere la propria esperienza e confrontarsi con architetti, accademici e professionisti locali sul ruolo della progettazione nella rigenerazione degli spazi e delle idee.

L’#Italian Design Day è oggi una delle principali iniziative di diplomazia culturale dell’Italia, organizzata ogni anno in numerosi Paesi con l’obiettivo di diffondere la cultura del progetto italiano e favorire nuove collaborazioni internazionali.




San Valentino: storia e tradizione del giorno dedicato all’amore

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20200128113759visit italy on valentine dayIl 14 febbraio, in molti Paesi del mondo, si celebra #San Valentino, la festa degli innamorati. Una ricorrenza che oggi è associata a fiori, cioccolatini e messaggi romantici, ma che affonda le sue radici in una storia antica, intrecciata tra fede, leggenda e trasformazioni culturali.

Chi era San Valentin

Secondo la tradizione cristiana, San Valentino fu un vescovo vissuto nel III secolo a Terni, in Umbria. La leggenda racconta che celebrasse in segreto matrimoni tra giovani innamorati, sfidando i divieti dell’imperatore romano Claudio II, che riteneva i soldati non sposati più adatti alla guerra.

Per questo motivo Valentino venne arrestato e condannato a morte. Prima dell’esecuzione, avrebbe scritto un messaggio d’addio firmato “dal tuo Valentino”, frase che molti considerano l’origine simbolica dei biglietti d’amore ancora oggi scambiati il 14 febbraio.

Dalla religione alla festa dell’amore

Nel Medioevo, soprattutto in Inghilterra e Francia, si diffuse la convinzione che proprio a metà febbraio gli uccelli iniziassero ad accoppiarsi. Questo contribuì a legare la figura del santo all’idea dell’amore romantico. Con il tempo, San Valentino smise di essere solo una ricorrenza religiosa e divenne una festa laica dell’amore e dell’affetto.

Le tradizioni in Italia

In Italia, San Valentino è celebrato soprattutto dalle coppie, con cene romantiche, regali simbolici e messaggi affettuosi. In alcune città legate alla figura del santo, come Terni, si svolgono ancora oggi eventi religiosi e culturali, mentre in passato non mancavano riti popolari legati ai fidanzamenti e ai matrimoni imminenti.

Negli ultimi anni, la festa si è ampliata: non solo amore di coppia, ma anche amicizia, affetto familiare e legami profondi, soprattutto tra chi vive lontano dal proprio Paese d’origine.

Una festa globale

Oggi San Valentino è celebrato in modo diverso a seconda delle culture: negli Stati Uniti e in Europa domina l’aspetto commerciale, in Asia alcune tradizioni prevedono ruoli invertiti nello scambio dei regali

Nonostante le differenze, il messaggio resta universale: celebrare l’amore in tutte le sue forme.

In America Latina e nei Caraibi, la festa di San Valentino assume spesso un significato più ampio rispetto alla tradizione europea, includendo non solo l’amore di coppia ma anche amicizia, affetto e legami sociali.

In Paesi come Colombia e Messico, la ricorrenza è conosciuta come Día del Amor y la Amistad. In queste nazioni, il 14 febbraio non è riservato esclusivamente agli innamorati: amici, colleghi e familiari si scambiano piccoli regali, messaggi o partecipano a iniziative collettive, come il tradizionale amigo secreto.

Nei Caraibi, inclusa la Repubblica Dominicana, San Valentino è vissuto con un’atmosfera più informale e gioiosa. Le coppie celebrano con cene romantiche o brevi viaggi, ma è comune anche festeggiare in gruppo, tra musica, mare e convivialità, in linea con la cultura locale.

In Brasile, invece, la festa degli innamorati non si celebra il 14 febbraio, ma il 12 giugno, il Dia dos Namorados, in coincidenza con la vigilia di Sant’Antonio, tradizionalmente associato ai matrimoni.

Queste differenze mostrano come San Valentino, pur mantenendo un messaggio universale di amore e affetto, si adatti alle culture locali, trasformandosi in una celebrazione che riflette lo spirito sociale e comunitario dei Paesi latinoamericani e caraibici.

Tra critica e sentimento

Non mancano le critiche a una festa considerata troppo commerciale. Eppure, San Valentino continua a resistere nel tempo perché risponde a un bisogno semplice e umano: fermarsi un momento per dire “ti voglio bene”.

In un mondo sempre più veloce e distante, forse è proprio questa la sua forza.




È venerdì 13: ecco perché ‘porta sfortuna’

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venerdi 13 sfortunaHa dato origine a una delle saghe horror più celebri del cinema, affonda le sue radici in un romanzo pubblicato nel 1907 e persino la sua fobia ha più di un nome scientifico. In molte parti del mondo – soprattutto nei Paesi anglosassoni – il #numero 13 è considerato sinonimo di malasorte, un’aura negativa che si amplifica quando cade di venerdì. Ma da dove nasce davvero la paura del “#venerdì 13”?

Le origini della superstizione

La paura irrazionale del numero 13 è conosciuta come triscaidecafobia e ha origini antichissime. Una delle spiegazioni più diffuse rimanda all’Ultima Cena, alla quale parteciparono tredici persone: da qui l’abitudine, ancora oggi presente in alcune culture, di evitare tavolate con quel numero di commensali.

Anche le tradizioni esoteriche contribuiscono alla cattiva fama del 13. Nella Cabala è associato alla morte, mentre nei Tarocchi la tredicesima carta raffigura uno scheletro con la falce. Tuttavia, non sempre questo simbolo è negativo: in alcuni casi rappresenta trasformazione e cambiamento, più che sventura.

La connessione con il venerdì rafforza ulteriormente la superstizione. La paura specifica del “venerdì 13” è definita friggatriskaidekaphobia o paraskevidekatriaphobia. Secondo una delle ipotesi più accreditate, tutto avrebbe avuto origine il venerdì 13 ottobre 1307, giorno in cui il re di Francia Filippo IV ordinò l’arresto e la persecuzione dei Cavalieri Templari. A ciò si aggiunge la tradizione cristiana, secondo cui Gesù sarebbe stato crocifisso proprio di venerdì.

In epoca moderna, la credenza si è consolidata con la pubblicazione del romanzo Friday, the Thirteenth di Thomas W. Lawson nel 1907, diventando poi fenomeno di massa grazie alla fortunata serie cinematografica horror iniziata nel 1980.

Superstizioni diverse, culture diverse

Non ovunque, però, il numero 13 è considerato nefasto. Nei Paesi di lingua spagnola e nella cultura greca, ad esempio, la cattiva sorte è legata al martedì 13. Il motivo va ricercato nell’associazione del martedì con Ares, dio della guerra (Marte per i Romani), simbolo di distruzione e conflitto. A rafforzare questa convinzione contribuì anche la caduta di Costantinopoli, avvenuta proprio di martedì, il 29 maggio 1453.

Non solo il 13: altri numeri “sfortunati”

Sebbene il 13 sia il numero più temuto a livello globale, non è l’unico a portarsi dietro una fama negativa. In Italia, ad esempio, è il 17 a essere considerato di cattivo auspicio. In Cina, invece, tra i numeri evitati c’è il 7, spesso collegato a lutto, separazione o morte, insieme al numero 4.

Nella tradizione cinese, il settimo mese dell’anno è noto come il “mese dei fantasmi”, periodo in cui si crede che le anime dei defunti tornino nel mondo dei vivi. Anche eventi contemporanei hanno contribuito a rafforzare certe superstizioni: il disastro del volo Malaysia Airlines 17 ha riportato l’attenzione sul numero 7, tra coincidenze numeriche che hanno alimentato paure e suggestioni.

Un discorso simile vale per il #numero 11, diventato simbolo di sventura dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Tra le coincidenze spesso citate figurano il numero del volo coinvolto, la somma dei passeggeri e persino il giorno dell’anno in cui avvenne l’attacco.

Infine, nel mondo dell’aviazione, alcune compagnie hanno deciso di eliminare del tutto determinate numerazioni. È il caso del #numero 191, scomparso dai voli di diverse compagnie statunitensi dopo una serie di incidenti, avvenuti tra il 1979 e il 2012, che hanno reso quella sigla sinonimo di tragedia.

Coincidenze, suggestioni o semplice bisogno umano di trovare un senso al caos: le superstizioni numeriche continuano a resistere al tempo, adattandosi alle epoche e agli eventi, senza mai perdere il loro fascino inquietante.




Il 6 marzo la prima Giornata internazionale dell’amatriciana

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pastafrescaÈ stata presentata nei giorni scorsi alla Camera la prima giornata internazionale dell’Amatriciana che si celebrerà il 6 marzo, primo di tre giorni di “celebrazioni” in programma ad Amatrice fino a domenica 8 marzo. L’iniziativa è promossa dall’Associazione dei Ristoratori e degli Albergatori di Amatrice (ARAM), col patrocinio del Comune di Amatrice, dell’Università Roma Tre, della Regione Lazio e della Camera di Commercio di Rieti e Viterbo.
Pensata per valorizzare le ricchezze, le eccellenze e le peculiarità del territorio che ha visto l’origine storica del piatto famoso nel mondo, la tre – giorni prevede convegni tematici, laboratori, visite ai cantieri, escursioni a piedi e in e-bike e tante degustazioni.
Secondo l’ultima ricerca Arsial (2020) nei soli comuni di Amatrice e di Accumoli la produzione stimata di sugo “Amatriciana” a settimana è di 150 kg per punto di ristorazione, per un totale annuo di circa 100 tonnellate. Se si considera una media di 5 piatti per kg di sugo, si arriva a circa 25.000 porzioni l’anno. Nel Lazio, invece, i piatti stimati toccano quota 1 milione.
La data del 6 marzo è stata scelta perché il 6 marzo 2020 l’Amatriciana ha ottenuto dalla Commissione Europea la certificazione di “Specialità Tradizionale Garantita-STG”. In Italia ci sono solo altri tre prodotti con questo riconoscimento: la mozzarella, la pizza napoletana e i vincisgrassi alla maceratese.
Ma perché una Giornata internazionale? Ci sono almeno tre motivi – sottolineano dall’ARAM: “il primo è una sfida culinaria: il 6 aprile si celebra in tutto il mondo il “Carbonara Day”, perché non fare anche un “Amatriciana Day”? E così, da un’idea nata durante un’intervista siamo arrivati a ideare questo progetto. Amando l’italianità, l’iniziativa è stata registrata e viene presentata come Giornata dell’Amatriciana, ma l’obiettivo è che in tutto il mondo la si celebri con l’hashtag che si preferisce, purché contenga la parola “Amatriciana”: che si tratti di #giornataamatriciana, #giornatainternazionaleamatriciana, #amatricianaday o altro è indifferente”.
Il secondo motivo, proseguono, “nasce dall’orgoglio di questa terra: l’orologio che si era fermato con il sisma del 24 agosto 2016 ha ripreso a girare, spinto con fatica e dignità in primis dai cittadini, sostenuti da istituzioni, associazioni, imprese. L’iniziativa che presentiamo oggi vuole far parte di questo percorso. Il terzo è di positività: la Giornata internazionale dell’Amatriciana vuole promuovere uno dei primi piatti più celebri al mondo – facendo festa il 6 marzo in tutti e cinque i Continenti e valorizzando al tempo stesso il luogo dove è nato”.
Per promuovere l’iniziativa online e suoi social, l’ARAM ha realizzato un sito web www.giornatadellamatricana.it e tre account social (instagram, facebook e x, tutti giornatadellamatriciana) su cui fino al 6 marzo sono in programma campagne social con testimonial e chef. (aise)