​​​​​​​Vecchie tradizioni di gennaio: i giorni più freddi dell’anno, i Giorni della Merla

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sin títuloL’inverno è il momento in cui in la natura si ferma, il tempo rallenta e le antiche tradizioni tornano a raccontare storie che affondano le radici nella nostra cultura popolare. Tra queste, una delle più affascinanti riguarda i cosiddetti “Giorni della Merla”, ovvero gli ultimi tre giorni di #gennaio (29, 30 e 31 gennaio), considerati i più freddi dell’anno.

Ma da dove nasce questa credenza? Quali sono le leggende che la accompagnano? E soprattutto, come possiamo affrontare il gelo con il conforto della buona tavola? Scopriamolo insieme!

Le origini dei Giorni della Merla: tra storia e leggenda

L’origine dell’espressione “Giorni della Merla” è avvolta nel mistero, ma nel corso dei secoli sono nate diverse leggende popolari per spiegare il significato di questa credenza.

La leggenda della merla e il camino

Una delle storie più famose racconta di una merla dal candido piumaggio bianco che, insieme ai suoi piccoli, cercava riparo dal gelo di gennaio. Per sfuggire al freddo pungente, si rifugiò in un camino, rimanendo nascosta per tre giorni. Quando il gelo finalmente si attenuò, la merla e i suoi piccoli uscirono, ma il fumo aveva annerito le loro piume, che rimasero nere per sempre.

Una spiegazione meteorologica?

Molti credono che i Giorni della Merla abbiano un fondo di verità meteorologica. In effetti, a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio si registrano spesso ondate di freddo intenso, seguite da un progressivo rialzo delle temperature.La leggenda del Po e la “Merla”

Un’altra teoria suggerisce che l’origine del nome sia legata a un evento storico: secondo alcune fonti, nel XVIII secolo, un cannone chiamato “La Merla” doveva essere trasportato oltre il fiume Po durante un inverno particolarmente rigido. Solo grazie al ghiaccio che aveva solidificato il fiume fu possibile attraversarlo nei giorni più freddi di gennaio.

Come affrontare i giorni più freddi con i sapori della tradizione

Quando il freddo dell’inverno si fa più pungente, non c’è niente di meglio che coccolarsi con piatti caldi e confortanti. E proprio come facevano i nostri nonni nei Giorni della Merla, anche noi possiamo riscaldarci con ricette della tradizione italiana, perfette per queste giornate.

1. Zuppe e minestre: il calore della tradizione

Le zuppe e le minestre sono protagoniste dell’inverno. In particolare, alcune ricette tradizionali sono perfette per affrontare il gelo:
Zuppa di legumi e cereali: un mix nutriente di ceci, lenticchie, fagioli e orzo, arricchito con erbe aromatiche e un filo di olio extravergine d’oliva.
Minestra di farro e patate: un piatto tipico delle regioni appenniniche, nutriente e dal sapore avvolgente.
Passato di verdure con crostini di pane: una soluzione leggera ma saporita, ottima con pane casereccio tostato.

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2. Polenta: il comfort food dell’inverno

La polenta è un piatto simbolo delle regioni settentrionali, perfetta per scaldare il corpo nelle giornate più fredde. Le versioni più amate includono:
Polenta concia: con burro di malga e formaggi fusi, come il gorgonzola o il taleggio.
Polenta e brasato: un abbinamento classico, con carne cotta a lungo nel vino rosso.
Polenta e funghi porcini: un piatto dal sapore rustico e avvolgente, perfetto con un bicchiere di vino rosso strutturato.

3. Salumi e formaggi: il piacere della montagna

Nei giorni più freddi dell’anno, la tradizione ci insegna a gustare i sapori decisi dei prodotti di montagna.
Formaggi stagionati: dal Parmigiano Reggiano dop al Castelmagno, ideali per taglieri ricchi di gusto.
Salumi tipici: come il lardo di Colonnata igp, il capocollo calabrese e la bresaola valtellinese.
Abbinamento perfetto? Un vino rosso corposo come il Barolo docg o l’Amarone docg

4. Dolci tradizionali per riscaldare il cuore

Infine, l’inverno non è completo senza un tocco di dolcezza. Ecco alcune prelibatezze ideali per le giornate più fredde:
Torta di nocciole e cioccolato: un classico della pasticceria piemontese, perfetto con un bicchiere di Vin Santo.
Biscotti di frolla al burro: fragranti e irresistibili, da gustare con una tazza di tè caldo o cioccolata calda.
Vin Brulé: la bevanda simbolo dell’inverno, con spezie profumate e agrumi.

Tradizioni, cibo e calore familiare

I Giorni della Merla ci ricordano che l’inverno è anche un momento di condivisione, calore e tradizioni da tramandare. Le vecchie usanze ci insegnano a valorizzare i prodotti della nostra terra, a riscaldarci con i sapori autentici e a celebrare il legame tra cibo e cultura.

E allora, quale modo migliore per affrontare il freddo se non con una tavola imbandita di piatti genuini?

da spaghettiemandolino.it




È arrivata la Befana. Come si festeggia l’Epifania nel mondo?

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Il giorno dell’Epifania tutte le feste porta via. “Cara Befana – scriveva Gianni Rodari – prendi un trenino che fermi a casa d’ogni bambino. Che fermi alle case dei poveretti con tanti doni e tanti confetti“. Già, tanti confetti ma anche tanta cioccolata. Quella che aspettano con ansia i bambini italiani, o almeno quelli che si sono comportati bene. Per chi, invece, ha fatto qualche capriccio, ecco che nella calza è pronto a finire un pezzetto di carbone.

E se in Italia l’Epifania si celebra proprio nell’attesa della vecchina sulla sua magica scopa, nella tradizione cristiana e in altri Paesi il 6 gennaio si festeggia mettendo al centro i Re Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

LA TRADIZIONE IN AUSTRIA, GERMANIA E PORTOGALLO

In Austria si è soliti scrivere un messaggio sull’architrave della porta di casa, ricordando che quel giorno i Re Magi fecero visita al Bambino Gesù. Un messaggio che funge anche da protezione per l’anno che verrà.

La Germania non rivolge particolare attenzione al 6 gennaio, noto come ‘Dreikönigstag’, il Giorno dei Tre Re. Non sono i bambini a ricevere i regali o i dolci, anzi sono sono proprio loro a chiedere ai propri genitori di fare doni ai bimbi più bisognosi.

In Portogallo la sera del 5 gennaio gruppi di persone visitano le case intonando le ‘janeiras’, famosi canti che commemorano il Natale.

I FESTEGGIAMENTI IN IRLANDA, FRANCIA E SPAGNA

In Irlanda il 6 gennaio è conosciuto come il ‘Natale delle donne’, che in questo giorno hanno il loro giorno libero, mentre gli uomini si occupano della cucina e dei lavori domestici.

In Francia si degusta la ‘Galette de Rois’, un dolce di pasta sfoglia, di forma rotonda, sul quale viene adagiata una corona di carta. La tradizione vuole che il più giovane dei presenti si sieda sotto il tavolo mentre il più anziano taglia il dolce in parti uguali. Una della porzioni contiene una sorpresa. Una volta tagliata la torta, il più giovane, bendato, sceglierà chi mangerà ogni fetta. La persona che riceverà il pezzo di Galette con la sorpresa sarà re per un giorno e avrà l’onore di indossare la corona.

La Spagna celebra los Reyes Magos mangiando il famoso ‘Roscón de Reyes’, dolce ripieno di frutta candita e noci, accompagnato da un buon vino. Prima di andare a dormire, i bambini lasciano ai Re Magi un bicchiere o una ciotola con acqua, latte e torrone in attesa del loro arrivo.

I RE MAGI IN ARGENTINA, PERU’ E MESSICO

Una cosa simile accade in Argentina, dove i bimbi mettono le proprie scarpe accanto alla mangiatoia o al presepe per ricevere i regali il giorno successivo. È tradizione lasciare acqua e cibo per i re e i loro cammelli.

In Perù si tiene la ‘Bajada de Reyes’, una festa di famiglia durante cui le immagini dei Re Magi vengono poste nel presepe ai piedi del bambino Gesù. Il presepe viene poi smontato per utilizzarlo il Natale successivo.

La tradizione del 6 gennaio è davvero molto sentita anche in Messico. In onore dei Re Magi viene infatti realizzata una Rosca de Reyes di un chilometro e mezzo. Ogni anno folle di persone si riuniscono a Città del Messico per assaggiare questa ciambella dolce.

ag Dire – www.dire.it




Perché la Befana… è vestita alla romana?

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7add5feb3aa73f38dd573ecb795930c1Un’ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all’inizio dell’anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine “strenna”) e durante la quale si scambiavano i regali. Infatti una nota filastrocca recita”…col vestito alla romana, viva viva la Befana!”.
Il termine “befana”, molto spesso usato scherzosamente per indicare una donna non proprio bellissima, deriva dalla corruzione di Epifania, cioè della manifestazione del Salvatore ai Magi, alla quale festività religiosa la figura della Befana è collegata.
A differenza delle streghe, la befana è spesso sorridente e ha una borsa o un sacco pieno di dolcetti, regali, caramelle e quant’altro “fa gola” ai più piccoli. Secondo un racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia.
Nonostante i tre insistessero affinchè li seguisse per far visita al nuovo arrivo, l’anziana non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Cosi si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.
dalla pagina Facebook di Roma mia



Cenone di Capodanno: cosa portano in tavola gli italiani, in patria e all’estero

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d241e920 79d2 4a66 90e6 5de02fdd03dcIl cenone di Capodanno resta uno dei riti più sentiti dagli italiani, ovunque si trovino. Che sia in famiglia, tra amici o in piccoli gruppi di connazionali all’estero, la tavola diventa il vero centro della festa, molto più dei fuochi d’artificio o delle luci di mezzanotte.

La tavola della tradizione in Italia

In patria, il cenone segue ancora schemi ben riconoscibili, anche se adattati ai tempi moderni.

Tra i grandi classici non mancano mai:

  • lenticchie e cotechino o zampone, simbolo di prosperità;

  • antipasti misti: salumi, formaggi, crostini, insalate di mare;

  • primi piatti importanti, come lasagne, risotti o paste al forno;

  • dolci tradizionali, dal panettone al pandoro, spesso accompagnati da creme fatte in casa.

Negli ultimi anni si nota una tendenza più sobria: porzioni ridotte, meno piatti ma più curati, attenzione alla qualità più che all’abbondanza.

Il Capodanno degli italiani all’estero

Per gli italiani che vivono fuori dal Paese, il cenone è soprattutto un gesto di memoria. Non sempre è possibile replicare la cucina di casa, ma quasi tutti cercano almeno un simbolo.

All’estero compaiono spesso:

  • adattamenti locali dei piatti italiani;

  • ingredienti sostitutivi, quando quelli originali non si trovano;

  • cene miste, dove la tradizione italiana incontra quella del Paese ospitante.

In molti casi, il cenone diventa più semplice ma più intimo, con pochi piatti “sentimentali” che contano più del menù completo.

Meglio in casa o al ristorante?

La scelta divide gli italiani, in patria come all’estero.

A casa:

  • più intimità;

  • libertà di orari;

  • possibilità di mantenere le tradizioni familiari;

  • costi più contenuti.

Al ristorante:

  • zero stress;

  • atmosfera festosa;

  • menù studiati per l’occasione;

  • occasione sociale, soprattutto per chi vive solo o lontano dalla famiglia.

Negli ultimi anni cresce la preferenza per soluzioni ibride: cene in casa e brindisi fuori, oppure piccoli ristoranti informali al posto dei grandi veglioni.

Una festa che cambia, ma resta

Che sia in Italia, in Europa, nelle Americhe o ai Caraibi, il cenone di Capodanno resta un momento di condivisione. Cambiano i luoghi, i gusti e le abitudini, ma resta il bisogno di sedersi a tavola, brindare e augurarsi che l’anno che arriva sia, almeno un po’, migliore di quello che se ne va.




Moda di Capodanno: perché ci vestiamo di rosso (e cosa significa davvero)

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02f71529 ad12 49a5 a835 d9bb3f927ca4La notte di Capodanno è una delle poche occasioni in cui anche chi non ama la moda sceglie con cura cosa indossare. In Italia, il colore simbolo resta il rosso.

Le origini del rosso

L’usanza risale all’epoca romana: il rosso era simbolo di vita, forza e protezione contro la sfortuna. Nel tempo, è diventato un colore legato alla prosperità e alla passione.

Non solo rosso

Negli ultimi anni, soprattutto tra gli italiani all’estero, stanno emergendo nuove tendenze simboliche:

  • Bianco: nuovi inizi, leggerezza, pace interiore.

  • Oro: successo e stabilità economica.

  • Nero elegante: chiusura di un ciclo e controllo.

Il Capodanno degli expat

Chi vive in Paesi tropicali o caldi spesso reinventa il dress code: meno abiti eleganti, più semplicità, ma senza rinunciare a un dettaglio simbolico. Anche un piccolo elemento rosso diventa un modo per sentirsi parte di una tradizione che viaggia con noi.




Curiosità di fine anno: perché il 31 dicembre è diverso da tutti gli altri giorni

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71e47498 fbd5 4fc1 8cf5 108ba20a2d18Ogni fine anno porta con sé una lista di buoni propositi: mangiare meglio, fare sport, smettere di fumare, essere più felici. Eppure, secondo varie ricerche, oltre il 70% di questi progetti viene abbandonato entro febbraio.

Il problema non è la volontà

Il vero errore è che i buoni propositi sono spesso:

  • troppo generici (“cambierò vita”);

  • troppo ambiziosi;

  • legati a modelli imposti dall’esterno.

Un approccio più realistico

Gli psicologi suggeriscono di trasformare i buoni propositi in micro-obiettivi, misurabili e concreti. Non “scriverò un libro”, ma “scriverò 15 minuti al giorno”. Non “farò sport”, ma “camminerò tre volte a settimana”.

Italiani nel mondo: obiettivi diversi

Per chi vive all’estero, i propositi di fine anno spesso ruotano attorno a:

  • stabilità economica;

  • salute;

  • mantenere legami con la famiglia lontana;

  • trovare un equilibrio tra integrazione e identità.

A volte, più che cambiare tutto, il vero proposito è resistere.




San Silvestro: il Capodanno italiano tra storia, riti e tradizioni nel mondo

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7e261f65 8e47 4308 a1d7 eb2c4ad3d135La notte di San Silvestro, che segna il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, è uno dei momenti più simbolici del calendario italiano. Un confine sottile tra ciò che è stato e ciò che sarà, carico di riti, superstizioni, convivialità e speranza. Ma chi era davvero San Silvestro? E come vivono questa ricorrenza gli italiani all’estero, lontani dalla loro terra ma non dalle loro tradizioni?

Chi era San Silvestro

San Silvestro I fu papa dal 314 al 335 d.C., in un momento cruciale per la storia della Chiesa. Il suo pontificato coincise con il regno dell’imperatore Costantino e con la fine delle persecuzioni contro i cristiani. Anche se la sua figura è avvolta da elementi leggendari, San Silvestro è ricordato come il papa della pace e della transizione: non a caso, il suo nome è legato simbolicamente alla fine di un ciclo e all’inizio di un altro.

Il 31 dicembre, giorno della sua morte, è diventato nel tempo sinonimo di Capodanno, molto più del primo gennaio stesso.

Le tradizioni italiane: tra rito e superstizione

In Italia, la notte di San Silvestro è un concentrato di gesti simbolici che si ripetono di generazione in generazione:

  • Lenticchie: mangiarle allo scoccare della mezzanotte è un augurio di prosperità e abbondanza, perché ricordano piccole monete.

  • Biancheria rossa: indossata come segno di buon auspicio, fortuna e vitalità.

  • Fuochi d’artificio: per scacciare gli spiriti negativi e “fare rumore” contro la sfortuna.

  • Brindisi di mezzanotte: spesso con spumante o prosecco, accompagnato da abbracci e buoni propositi.

In molte regioni resistono anche usanze più antiche, come buttare oggetti vecchi (oggi solo simbolicamente) per liberarsi del passato e fare spazio al nuovo.

San Silvestro degli italiani nel mondo

Per gli italiani all’estero, San Silvestro assume un significato ancora più profondo. È una festa che unisce memoria e identità. Che si trovino in Europa, nelle Americhe o nei Caraibi, molti italiani cercano di ricreare almeno un frammento della notte di casa: un piatto tradizionale, una chiamata ai familiari, un brindisi “in italiano”.

Nelle comunità italiane all’estero:

  • le cene tra connazionali sostituiscono spesso i grandi veglioni;

  • il fuso orario costringe a festeggiare due volte: prima con l’Italia, poi con il Paese che ospita;

  • il Capodanno diventa un momento di riflessione personale, soprattutto per chi vive da anni lontano.

In luoghi come la Repubblica Dominicana, San Silvestro si fonde con il clima tropicale e con le tradizioni locali, ma conserva un cuore profondamente italiano: la tavola, il racconto, la nostalgia, la speranza.

Un rito che resiste

In un mondo sempre più veloce e globalizzato, San Silvestro resta uno dei pochi riti collettivi ancora condivisi. Cambiano le modalità, i luoghi, le abitudini, ma resta il bisogno umano di fermarsi un attimo, guardare indietro e augurarsi che l’anno che viene sia migliore.

Per gli italiani, ovunque si trovino, la notte di San Silvestro non è solo una festa: è un modo per sentirsi ancora parte di una storia comune.




Los Angeles: Consolato Generale e Iic celebrano la prima Giornata della Moda Italiana nel Mondo

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24goldengooseIl Consolato Generale d’Italia a Los Angeles ha promosso di recente una serata dedicata alla moda e alla creatività italiana con Golden Goose, nell’ambito delle prime Giornate della Moda Italiana nel Mondo (GMIM), nuova iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con l’Agenzia ICE e le principali associazioni italiane del settore moda.
L’evento, tenutosi presso l’Istituto Italiano di Cultura, ha previsto una conversazione con Mauro Maggioni, nuovo amministratore delegato per le Americhe di Golden Goose, moderata da Dennita Sewell, direttrice del Fashion Resource Center di ASU FIDM. I partecipanti – studenti, giovani professionisti, membri della comunità locale del fashion e del design, e rappresentanti della rete imprenditoriale italiana a Los Angeles – hanno esplorato l’evoluzione di Golden Goose, da marchio indipendente nato a Venezia e fondato sulla tradizione artigianale italiana, a realtà globale di nuova generazione che promuove uno stile “perfectly imperfect”, autentico e profondamente personale.
Il programma ha incluso anche una speciale attività di co-creation a tema natalizio con gli artigiani del marchio, i “Dream Makers”. La co-creation è un’esperienza di personalizzazione offerta da Golden Goose in tutti i punti vendita e online, che permette ai clienti di esprimere creatività e realizzare pezzi unici. I partecipanti hanno potuto vivere in prima persona i processi artigianali del brand, come la serigrafia di poster e la co-creation di bandane, come ricordo della serata.
Le Giornate della Moda Italiana nel Mondo rappresentano un elemento chiave della strategia italiana di Diplomazia della Crescita, che utilizza settori di eccellenza – moda, design e lifestyle – per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane e rafforzare i legami economici e culturali con i Paesi partner.
L’industria italiana della moda e del tessile comprende oltre 50.000 aziende, genera più di 96 miliardi di euro di fatturato e oltre 65 miliardi di euro di esportazioni, quasi il 10% del totale delle esportazioni italiane. Questi dati sottolineano il ruolo centrale del settore, non solo come simbolo culturale, ma anche come motore strategico delle relazioni economiche con gli Stati Uniti.
“La moda italiana non è solo una delle espressioni creative più ammirate; è anche un pilastro strategico della nostra economia e un potente strumento di diplomazia”, ha commentato la console generale d’Italia a Los Angeles, Raffaella Valentini. “Attraverso la moda, l’Italia condivide valori come artigianalità, bellezza, qualità e innovazione, e quella capacità unica di coniugare tradizione e modernità. Ospitare questo evento qui a Los Angeles, con un marchio come Golden Goose, ci ricorda il ruolo straordinario della moda nel connettere i nostri due Paesi, non solo attraverso lo stile, ma anche tramite valori, storie e visioni creative condivise”.
“All’Istituto ci impegniamo a presentare l’Italia non solo attraverso il patrimonio, ma anche attraverso la vitalità della creatività contemporanea”, ha evidenziato Emanuele Amendola, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles. “Serate come questa ci ricordano che la moda è, in ogni senso, cultura: un modo per leggere il mondo, esprimere identità e immaginare nuove possibilità. Riunire studenti, docenti come Dennita Sewell e professionisti del settore creativo rende questo dialogo ancora più significativo. Attraverso questi scambi, la moda rivela il suo scopo più profondo: aiutarci a riflettere su chi siamo, come ci relazioniamo e come la creatività possa rimanere umana, responsabile e proiettata al futuro in un mondo in rapido cambiamento”.
Come ha sottolineato Mauro Maggioni, “l’etica del “perfect imperfection” di Golden Goose nasce dalla convinzione italiana di preservare l’artigianalità tradizionale con autenticità, esperienze condivise e connessione umana. Questo momento insieme ne sottolinea la profondità e il significato, celebrando la moda italiana con sincera passione e apprezzamento”. (aise)




Pranzo di Santo Stefano, a tavola scatta il ‘rito degli avanzi’ per l’84% delle famiglie

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Con quasi due italiani su tre che ritengono molto importante ridurre lo spreco alimentare soprattutto durante le feste, scatta

Con quasi due italiani su tre che ritengono molto importante ridurre lo spreco alimentare soprattutto durante le feste, scatta a Santo Stefano il ‘rito’ degli avanzi, con l’84% delle famiglie che porterà in tavola quello che non è stato consumato nella due giorni precedente, tra vigilia e pranzo di Natale. Ad affermarlo è un’indagine Coldiretti/Ixe’ che evidenzia come la sensibilità ambientale dei cittadini aumenti durante le festività, quando è maggiore il rischio di buttare nel bidone i cibi, solitamente cucinati in maniera più abbondante del solito per celebrare adeguatamente l’appuntamento con amici e parenti. Visto che solo nel 9% delle case si è consumato tutto, l’obiettivo è evitare di gettare pietanze già preparate che, secondo una stima di Coldiretti, valgono circa mezzo miliardo di euro. Tra tutorial e blog su come riutilizzare gli avanzi, non mancano anche quest’anno i consigli dei cuochi contadini di Campagna Amica con ricette pratiche e sostenibili. Il lesso o l’arrosto possono essere riutilizzati per un ragù veloce o per farcire panini gourmet. Il pesce cotto trova nuova vita in polpette o insalate tiepide con verdure.

Il purè avanzato si trasforma in crocchette o in un tortino al forno con formaggio gratinato. Con il pane raffermo si fanno golose bruschette, canederli o pudding dolci. Anche i formaggi misti diventano ingredienti ideali per torte salate. Pandoro, panettone e biscotti secchi, invece, possono essere la base di dolci al cucchiaio o tiramisù alternativi. “Queste ricette non solo rappresentano un’ottima soluzione per evitare di sprecare i prodotti alimentari- dice Coldiretti- ma contribuiscono anche a preservare le tradizioni culinarie del passato, riscoprendo usanze molto diffuse che hanno dato vita a piatti simbolo della cultura enogastronomica del territorio. Ma recuperare il cibo conviene anche all’economia e all’ambiente, riducendo i rifiuti. Lo spreco alimentare resta, infatti, un problema importante”. Secondo l’analisi Coldiretti su dati Waste Watcher International ogni italiano butta 556 grammi di cibo alla settimana, con prevalenza di frutta e verdura. Infatti, nella top-5 dei prodotti più sprecati figurano al primo posto la frutta fresca (23 grammi a testa sprecati alla settimana), al secondo la verdura (22), al terzo il pane fresco (20), davanti a insalate (18) e cipolle/aglio/tuberi (17)

 

ag Dire – www.dire.it




FOCUS – La tradizione dei Presepi Napoletani

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09609f94 92da 4477 8f1d 8706e1b4e6caImmaginate di trovarvi a Napoli, dove le tradizioni sono parte integrante della vita di tutti i giorni, dove tutto ha un significato profondo che trascende il tempo e le generazioni.

I presepi napoletani sono da sempre una delle usanze più radicate e affascinanti di Napoli, un vero e proprio punto d’incontro costante tra il vecchio ed il nuovo e, sicuramente, una delle principali attrazioni turistiche della città, soprattutto nel periodo dell’Avvento.

Ma non è solo un rito natalizio: il presepe napoletano è ormai un elemento essenziale della cultura e dell’identità della città, un’arte che viene tramandata e rinnovata ormai da secoli e che continua a incantare visitatori da ogni parte del mondo.

Le origini dei presepi napoletani risalgono al Settecento, quando alla rappresentazione della Natività si aggiunsero dettagli che narravano la vita quotidiana della città. Non era più, quindi, solo un simbolo religioso, ma una vera e propria rappresentazione teatrale che raccontava usi, mestieri, costumi e volti della Napoli di un tempo.

Il presepe veniva allestito sullo “scoglio”, una struttura di sughero che comprendeva scene come l’Annuncio ai pastori, l’osteria, i Re Magi e le caratteristiche scene popolari con greggi, artigiani e contadini. Questa particolarità ha dato vita ad uno stile pressoché unico, tale da rendere il presepe napoletano un’opera d’arte in costante evoluzione.

Quello che più caratterizza i presepi napoletani è la loro capacità di attualizzarsi senza perdere autenticità: accanto alle classiche statuine dei pastori, infatti, vengono spesso introdotte figure di personaggi pubblici attuali, politici, sportivi e attori, che diventano elementi integranti della decorazione scenica, regalando al presepe in una particolare atmosfera di cronaca viva e, allo stesso tempo, ironica della società contemporanea.

ac5740d3 0b91 49df 81b8 5aa954305a1eFamosi sono il Presepe di Corte della Reggia di Caserta, il Presepe del Banco di Napoli, custodito nella Cappella Palatina del Palazzo Reale, un’opera eccezionale composta da oltre 200 pastori settecenteschi, e il Presepe Cuciniello, custodito nel Museo di San Martino. Ma, senza dubbio, l’anima essenziale della tradizione dei presepi è Via San Gregorio Armeno, una stretta e lunga viuzza napoletana del centro storico, con tantissime piccole botteghe, dove gli artigiani, con antica passione, realizzano innumerevoli scenografie, pastori, figure e diversi materiali che le famiglie possono acquistare per realizzare le proprie scene ed è celebre sicuramente in tutto il mondo come la “strada dei presepi”, con innumerevoli piccole vetrine e banchi colmi di ogni tipo di statuine, sia tradizionali che moderne, in un’atmosfera vivace che si accende particolarmente nel periodo natalizio.

Le origini del presepe risalgono all’epoca di San Francesco d’Assisi, il primo ad organizzare una rievocazione dal vivo della nascita di Cristo, mentre, nella zona di Napoli, il primo esempio ad essere documentato fu il presepe di Amalfi nel 1324. La pratica iniziò ad acquistare popolarità intorno al 1600, con gli artigiani che utilizzavano la terracotta e la cartapesta per realizzare le statuine di ogni grandezza.

Ma la vera e propria tradizione del presepe napoletano decollò nel 1700, nel periodo barocco, con le famiglie nobili che costruivano presepi sempre più complessi nel tentativo di superarsi a vicenda: e da qui nacque la differenza tra un presepe napoletano ed un presepe tradizionale, proprio perché, oltre ai personaggi principali, venivano inclusi anche una grande abbondanza di personaggi quotidiani.

I presepi a Napoli sono ovunque durante i mesi invernali, sia in ambito privato che pubblico: ogni famiglia ha il proprio presepe in casa, mentre le chiese e i luoghi pubblici ne espongono di più grandi ed elaborati, ognuno con rappresentazioni che vanno ben oltre i semplici pastori, creando varie scene di vita cittadina, fondendo l’antico con il moderno, aggiungendo, oltre alle statuette di personaggi popolari come calciatori, cantanti e leader politici mondiali, addirittura anche pezzi animatronici che si muovono, come il pizzaiolo che sforna una pizza o un fabbro che batte sull’incudine con il suo martello o un macellaio intento a tagliare dei pezzi di carne, oppure ancora un pescatore con la sua canna da pesca.

In sintesi, la tradizione del presepe napoletano è un’esperienza sensoriale e spirituale, dove ogni rappresentazione, ogni scena e ogni elemento ha una storia da raccontare, celebrando la vita e la comunità anche nel contesto più sacro.