Attraversare sulle strisce? In Repubblica Dominicana spesso è più pericoloso che attraversare fuori

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attraversare strisce formula guida sicura 300x200C’è un consiglio che in Repubblica Dominicana si sente ripetere spesso, quasi sottovoce, come una confessione tra chi conosce il Paese e chi sta per scoprirlo:

“Non attraversare sulle strisce pedonali.”

Detto così, sembra una battuta. In realtà è uno dei primi shock culturali per chi arriva dall’Europa, dove le strisce rappresentano un diritto, quasi una sacralità. Qui no. Qui possono diventare un’illusione pericolosa.

In molte città dominicane le strisce pedonali esistono più per decorazione che per funzione. Non rallentano il traffico, non fermano le auto, non proteggono chi cammina. A volte fanno l’esatto contrario: espongono il pedone, lo rendono prevedibile, visibile… e quindi vulnerabile.

Chi vive qui lo sa. Chi arriva lo impara presto. E spesso lo impara osservando i dominicani stessi, che attraversano dove capita, quando capita, affidandosi non alle regole ma all’istinto, al contatto visivo, al tempismo.

Non è anarchia. È adattamento.

La strada come spazio di negoziazione

In Repubblica Dominicana la strada non è uno spazio regolato, ma negoziato.
Ogni attraversamento è una trattativa silenziosa tra pedone, auto, moto, motoconcho, camion. Vince chi è più rapido, più deciso, più attento.

Il problema nasce quando uno straniero applica regole che qui non funzionano. Si fida delle strisce, del semaforo, della precedenza. E scopre che avere ragione non significa essere al sicuro.

L’altro tabù: gli incidenti e la paura che nessuno dice ad alta voce

C’è poi un’altra raccomandazione che circola tra residenti, soprattutto stranieri. È più scomoda, più delicata, e proprio per questo raramente viene messa per iscritto.

Se un pedone attraversa all’improvviso, senza guardare, e viene investito da un’auto che procedeva correttamente, la paura non è solo l’incidente.
È quello che può succedere dopo.

La voce che corre è sempre la stessa: fermarsi subito può significare esporsi a reazioni emotive, all’arrivo di parenti, conoscenti, curiosi. In un contesto dove la tensione può salire rapidamente, avere ragione non garantisce protezione.

Va detto con chiarezza:
questa non è una regola, né un consiglio ufficiale.
La legge dice altro.

Tra legge scritta e realtà quotidiana

Le autorità indicano una procedura chiara: fermarsi, chiamare la DIGESETT, attendere i soccorsi. Ed è ciò che va fatto sul piano legale.

Ma chi vive qui sa che tra norma scritta e realtà quotidiana esiste uno spazio grigio, fatto di prudenza, esperienza e, a volte, paura.

Non è una critica al Paese. È una constatazione.
La Repubblica Dominicana non è pericolosa: è diversa. E ignorare questa differenza è l’errore più comune dei visitatori.

Conoscere le regole non scritte per restare al sicuro

Vivere o viaggiare qui significa imparare che:

  • le strisce non proteggono automaticamente

  • il pedone non è sempre prioritario

  • la strada è un ambiente ad alta attenzione

  • guidare e camminare richiedono difensiva mentale, non rigidità

Non è cinismo. È rispetto per la realtà.

Ma il timore esiste. Ed è reale.

La Repubblica Dominicana è un Paese accogliente, generoso, umano. Ma sulla strada non fa sconti.
Qui non basta avere ragione.
Bisogna capire come funziona davvero.

E forse il vero consiglio ai turisti e ai nuovi residenti è uno solo:
non fidarsi dei segnali, ma osservare le persone.




La “pinsa” conquista la Repubblica Dominicana: cos’è davvero e perché piace così tanto

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47d8a20c 0205 45b6 b6df 559121c01b0dNegli ultimi mesi, in varie località della Repubblica Dominicana — da Santo Domingo a Las Terrenas — si sente parlare sempre più spesso di un nome nuovo sulla scena gastronomica: la pinsa.

Un prodotto italiano che molti confondono con la pizza… ma che pizza non è.

Cos’è la pinsa? Una ricetta antica, rinata in chiave moderna

La pinsa (dal latino pinsere, “schiacciare, allungare”) è una preparazione che si ispira a una tradizione molto antica del centro Italia, trasformata negli ultimi anni in una variante più leggera e digeribile della classica pizza.

È caratterizzata da tre elementi fondamentali:

1. Un impasto speciale

La pinsa non usa solo farina di grano, ma una miscela di:

  • frumento

  • riso

  • soia

Questa combinazione rende l’impasto più leggero, croccante fuori e morbido dentro.

2. Un’idratazione molto alta

Rispetto alla pizza, l’impasto della pinsa contiene molta più acqua (fino all’80%).
Il risultato?
Un prodotto più digeribile, meno pesante e con una consistenza più ariosa.

3. Una lunga lievitazione

La pinsa lievita da 48 a 72 ore, permettendo al glutine di svilupparsi lentamente e rendendo tutto più soffice e delicato per lo stomaco.

Croccante fuori, soffice dentro

La sua forma è ovale, irregolare, “artigianale”.
La base risulta:

  • croccante al primo morso,

  • morbida all’interno,

  • e leggera, anche quando si aggiungono ingredienti ricchi.

Insomma: una pizza più “leggera” ma ugualmente golosa.

Perché sta avendo successo nella Repubblica Dominicana?

Perché è più leggera

Con il caldo caraibico e i pasti abbondanti, molti consumatori cercano soluzioni gustose ma non troppo pesanti.
La pinsa è perfetta per questo.

Perché è diversa

Offre una novità rispetto alla pizza tradizionale, mantenendo sapori familiari.

Perché si presta alle “fusion”

Molti ristoranti dominicani e turistici la propongono con:

  • pollo a la plancha,

  • salmón ahumado,

  • aguacate,

  • ingredientes caribeños,

  • o le classiche combinazioni italiane.

Perché è “instagrammabile”

La forma irregolare e la base croccante la rendono molto fotogenica, perfetta per i social.

Un ponte tra Italia e Caraibi

La pinsa rappresenta una di quelle tradizioni italiane che riescono a reinventarsi e integrarsi perfettamente nella cultura gastronomica internazionale.
E il pubblico dominicano sembra apprezzarla: leggera, gustosa, moderna, e con un tocco artigianale che piace sempre più.




Il motoconcho, una istituzione dominicana!

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Nella Repubblica Dominicana ci sono immagini che raccontano da sole un Paese: il colmado che non dorme mai, la musica che purtroppo vibra dalle casse all’angolo di ogni strada, il profumo del café colado al mattino. E poi c’è lui: il motoconcho, l’infallibile, onnipresente, indispensabile re delle brevi distanze.

Per chi vive qui, ormai fa parte della normalità; per chi arriva dall’estero, soprattutto dall’Italia, è spesso la prima sorpresa. Ma al di là della simpatia, il motoconcho è molto più di un semplice passaggio in moto: è una vera istituzione nazionale, sociale ed economica, soprattutto nelle città di provincia e nelle zone costiere come Samaná, Las Terrenas e Las Galeras.

È il mezzo ideale per chi ha fretta, per chi deve spostarsi pochi minuti o per chi non vuole affrontare traffico, camminate sotto il sole dominicano o attese infinite.
Si ferma ovunque, parte in un attimo, conosce ogni scorciatoia e ogni buca della strada.

E soprattutto adattabilità totale.
Sul motoconcho si è visto di tutto: la spesa settimanale, taniche d’acqua, bambini che vanno a scuola, turisti con valigie improbabili, ammalati con la flebo innestata e persino cani, galline, maiali… L’impossibile non esiste: basta legare o tenere forte.

Per migliaia di dominicani, il motoconcho non è solo un lavoro: è una fonte di reddito immediata e flessibile, che permette di mantenere famiglie, pagare studi, coprire spese quotidiane.
È trasporto pubblico informale, ma efficiente, regolato da un equilibrio spontaneo: tutti conoscono le tariffe, tutti sanno dove trovarli e quasi sempre si stabilisce un rapporto tra cliente e motoconchista “di fiducia”.

Non si può ignorare un aspetto importante: la sicurezza.
Molti motoconcholins non usano casco, alcuni guidano in modo sportivo, la velocità è variabile come l’asfalto, e il traffico dominicano non è sempre prevedibile.

Negli ultimi anni le autorità hanno avviato campagne per regolarizzare il settore, introdurre caschi obbligatori, migliorare la formazione dei conducenti ed evitare l’uso del motoconcho per attività illecite.
Il percorso è ancora lungo, ma la consapevolezza cresce.

Al di là di tutto, è parte dell’identità dominicana.
È folclore urbano, è solidarietà spontanea, è il mezzo che arriva quando piove, quando la guagua non passa, quando bisogna essere puntuali o quando il colmado è troppo lontano per andare a piedi.

E per gli italiani che vivono qui?
Diventa presto un simbolo di adattamento: chi sale sul motoconcho per la prima volta capisce che sta entrando davvero nella vita quotidiana del Paese.




Il ritorno della leva, Crosetto: “Porterò la legge in Cdm e in Parlamento”

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L’Italia pensa di reintrodurre un nuovo servizio militare come hanno fatto Germania e Francia? “Se lo deciderà il Parlamento sì. Penso di proporre prima in Consiglio ai ministri e poi in Parlamento una bozza di legge da discutere su cui vorrei intervenissero su tutti i partiti”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal Tg3.age

Il provvedimento “non parlerà soltanto di numero di militari, ma proprio di organizzazione e di regole”, ha aggiunto Crosetto, spiegando che l’obiettivo è “garantire la difesa del Paese nei prossimi anni”.

agenzia Dire – www.dire.it



A Città del Messico arriva l’edizione 2025 del Mercatino di Natale

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hw64hw3rgzckildtfau6L’edizione 2025 del Mercatino di Natale, la tradizionale kermesse di beneficenza organizzata dall’Associazione Italiana Assistenza (Aia), si terrà a Città del Messico il 29 e 30 novembre.

L’Aia, una delle istituzioni del Belpaese più antiche in terra azteca, sostiene gli italiani residenti in Messico in situazione di vulnerabilità, assieme ai discendenti e familiari, indipendentemente dalla loro cittadinanza, fornendo supporto per coprire le necessità basilari e garantire il diritto a una vita dignitosa.

L’evento si svolgerà presso l’Istituto Italiano di Cultura, nel cuore del quartiere di Coyoacán, dalle 11 alle 18:30.

Saranno disponibili per l’acquisto cibi e piatti italiani, vini e un’ampia varietà di gioielli, abbigliamento, giocattoli, artigianato messicano e dipinti, tra gli altri articoli. Saranno inoltre proposti spettacoli musicali, con eventi che incoraggeranno il pubblico a partecipare a danze e canti.

Sono previsti anche intrattenimenti per bambini nell’ampio giardino dell’Istituto.

L’ingresso al Mercatino di Natale, uno degli appuntamenti più attesi ogni anno dalla comunità italiana e dagli amici dell’Italia a Città del Messico, è gratuito.

puntodincontro.mx




Oggi si celebra San Martino, ma l’11 novembre in Italia è anche la Festa dei cornuti

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san martinoOggi 11 novembre, in Italia si celebra San Martino. I più profani però, ricordano meglio questa data come Festa dei cornuti (all’estero invece oggi si festeggia il Single day). Ma perché il santo proveniente dalla Pannonia (l’odierna Ungheria) viene considerato come il protettore delle persone tradite?

PERCHÉ SAN MARTINO È LA FESTA DEI CORNUTI

San Martino viene ricordato per il celebre episodio in cui tagliò in due il suo mantello per dividerlo con un mendicante infreddolito, che poi si rivelò essere Gesù (in quell’occasione il cielo si schiarì, ecco perché ancora oggi si parla di estate di San Martino), ma intorno al ‘santo cavaliere’ ci sono varie leggende. Una di queste lo ritrae come un uomo molto geloso di sua sorella, sulla quale esercitava un controllo maniacale. Si narra che le permettesse di scendere dal suo cavallo solo per espletare i propri bisogni corporali, e che in una di queste occasioni la fanciulla, appartatasi dietro una siepe, avesse consumato un rapporto carnale con un uomo, trasformando appunto il fratello in ‘un cornuto’.

Un’altra leggenda è legata al mondo contadino. L’11 novembre, giorno dell’inumazione di San Martino, coinciderebbe con il periodo delle fiere del bestiame, composto in buona parte da animali forniti di corna. A questo si lega il fatto che gran parte degli allevatori, in queste occasioni, avrebbe lasciato sole le mogli, che, indisturbate, avrebbero ceduto ai desideri della carne con terzi. Secondo un’altra versione durante le fiere pare che scorressero fiumi di vino, e che gli uomini, inebriati dall’alcool, si lasciassero andare a comportamenti non propri ortodossi.

La festa di San Martino si celebra soprattutto nel centro Italia e in Abruzzo c’è addirittura una sfilata a cui prendono parte tutti gli uomini del paese di San Valentino, con tanto di passaggio di testimone all’ultimo uomo sposato, con un cimelio inusuale.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Oggi è la festa di Ognissanti: ecco perché si celebra l’1 novembre

candele religione chiesa

candele religione chiesaL’1 novembre ricorre la festa di Ognissanti, una giornata nella quale vengono onorati tutti i Santi, anche quelli non canonizzati. Se il nome di qualcuno non corrisponde a quello di un santo presente nel calendario, l’1 novembre è il giorno giusto in cui festeggiare.

ORIGINI DELLA FESTA DI OGNISSANTI

Questa ricorrenza cristiana ha origini antiche. Nel IV secolo in molte Chiese veniva celebrata la commemorazione dei martiri, ossia coloro i quali hanno dato la vita per la propria fede. Le prime testimonianze della festa sono state rintracciate in Antiochia. Nel 610 d.C., papa Bonifacio IV decise di introdurre la commemorazione regolare dei santi il 13 maggio.

PERCHÈ OGNISSANTI VIENE FESTEGGIATO L’1 NOVEMBRE

Sarà poi Papa Gregorio III (731-741) a scegliere come data l’1 novembre per celebrare Ognissanti, “così da farla coincidere con la consacrazione di una cappella in San Pietro dedicata alle reliquie dei Santi apostoli e di tutti i Santi martiri e confessori.

IL LEGAME TRA OGNISSANTI E HALLOWEEN

Nei paesi britannici il 31 ottobre si celebra Halloween, festa “da brivido” nella quale i bambini si travestono e vanno di casa in casa per fare incetta di dolci minacciando i vicini al grido di “dolcetto o scherzetto”. Per conoscere l’origine di questa tradizione bisogna fare un viaggio indietro nel tempo di cerica 2000 anni. Nell’area che oggi comprende l’Irlanda, il Regno Unito e la Francia settentrionale, viva il popolo celtico che celebrava l’anno nuovo il 1° novembre. Si credeva che la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre (il capodanno celtico o festa di Samhain) il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava talmente tanto da permettere ai fantasmi di tornare sulla terra. Ma non finisce qui. La festa del 31 ottobre originariamente si chiamava All-hallows Eve, letteralmente la notte prima di All-hallows, ossia tutti i Santi.

Agenzia DIRE –  www.dire.it




Halloween, ecco da dove nasce la festa e perchè si chiama così

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halloween 1024x576Il 31 ottobre è il giorno di Halloween, all’insegna di dolcetti, scherzetti, zucche e travestimenti. Ricorrenza che ha un’origine antichissima, addirittura celtica, la festività di Halloween è festeggiata in molti Paesi anglosassoni, in particolare negli Usa, dove la tradizione è molto sentita. Anche in Italia la ‘notte delle streghe’ ha preso piede nel corso degli anni, al punto che molti locali organizzano eventi a tema, con decorazione e atmosfere ‘da brivido’. E quasi ogni bimbo che si rispetti (si fa per ridere) nel pomeriggio/sera del 31 ottobre fa il giro insieme agli amichetti, rigorosamente in costume da zombie o fantasma o Dracula, per bussare alla porta di negozi o case di vicinato pronunciando la famosissima formula ‘dolcetto o scherzetto‘. Ma perché Halloween si festeggia il 31 ottobre? E qual è il significato della festa?

LA FESTA DI SAMHAIN

Le origini di Halloween risalgono alla festa celtica di Samhain. I Celti, che vissero 2000 anni fa nell’area che oggi comprende l’Irlanda, il Regno Unito e la Francia settentrionale, celebravano l’anno nuovo il 1° novembre. Questo giorno segnava la fine dell’estate e del raccolto e l’inizio del buio e del freddo inverno. La festa di Samhain si svolgeva la notte tra l’ultimo e il primo giorno dell’anno nella tradizione celtica, il 31 ottobre, quando il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava talmente tanto da permettere ai fantasmi di tornare sulla terra. I Celti credevano che la presenza degli spiriti ultraterreni avrebbe reso più facile per i Druidi, i sacerdoti celtici, fare previsioni sul futuro.

I DRUIDI E I FALÒ SACRI

Per un popolo interamente dipendente dal mondo naturale, queste profezie erano un’importante fonte di conforto durante il lungo e buio inverno. Per commemorare l’evento, i Druidi costruivano enormi falò sacri, dove le persone si riunivano per bruciare le colture e donare gli animali in sacrificio alle divinità. Durante la celebrazione, i Celti indossavano costumi, costituiti in genere da teste di animali e pelli, raccontandosi le reciproche fortune. Quando la festa volgeva al termine, riaccendevano i loro focolari con la brace del falò sacro per avere protezione durante l’inverno in arrivo.

LA DIFFUSIONE DELLA FESTA NELLA STORIA

Nel 43 d.C., l’Impero romano aveva conquistato la maggior parte del territorio celtico. Nel corso dei quattrocento anni in cui governarono queste terre, due feste di origine romana furono combinate con la tradizionale festa di Samhain. Feralia, un giorno di fine ottobre, quando i Romani tradizionalmente commemoravano i morti. E la festa per rendere omaggio a Pomona, la dea romana dei frutti e degli alberi. Il simbolo di Pomona è la mela e l’incorporazione di questa celebrazione in Samhain probabilmente spiega la tradizione del ‘bobbing’, la pesca delle mele con la bocca che viene praticata oggi per Halloween.

IL GIORNO DEI MORTI CRISTIANO

Il 13 maggio del 609 dC, Papa Bonifacio IV dedicò il Pantheon di Roma a tutti i martiri cristiani, e venne istituita la festa cattolica di Tutti i Martiri nella chiesa occidentale. Papa Gregorio III (731-741), in seguito, ampliò la festa a tutti i santi così come tutti martiri e trasferì l’osservanza dal 13 maggio al 1 ° novembre. Con il 9° secolo l’influenza del cristianesimo si era diffusa nelle terre celtiche, dove a poco a poco soppiantò i vecchi riti indigeni. Nel 1000, la chiesa avrebbe fatto del 2 novembre il Giorno dei morti, un giorno per onorare i cari trapassati a miglior vita.

DA DOVE VIENE LA PAROLA ‘HALLOWEEN’

Il Giorno dei Morti si celebrava in modo simile a Samhain, con grandi falò, sfilate e travestimenti da santi, angeli e diavoli. Il giorno di Ognissanti era chiamato anche All-hallows o All-hallowsmas (il moderno All Saints) e la notte prima di esso, la tradizionale notte di Samhain nella religione celtica, cominciò ad essere chiamata All-hallows Eve (la notte prima di All-hallows, abbreviazione di All-hallows Evening), fino a diventare popolarmente Halloween.

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In Italia torna l’ora solare, lancette indietro di un’ora

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Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 torna l’ora solare. Alle tre in punto, le lancette degli orologi dovranno andare indietro di un’ora. Questo orario sarà in vigore fino a domenica 29 marzo 2026, quando si tornerà di nuovo a quella legale.

Così facendo, si torna all’ora ‘normale’ della Terra. Domenica dormiremo un’ora in più, ma avremo un’ora di luce in meno durante il giorno. Diversi studi hanno dimostrato che nei giorni successivi al passaggio da ora solare a legale e viceversa, si può avvertire l’effetto jet lag, ossia qualche disturbo dovuto all’alterazione sonno-veglia.

PERCHÈ IL PASSAGGIO DA ORA LEGALE A QUELLA SOLARE?

L’Europa ha stabilito che nell’ultima domenica di marzo si passi all’ora legale, ovvero si porti l’orologio in avanti di 60 minuti. L’ora legale ‘è nata’ a Londra nel 1916, quando la Camera dei Comuni approvò il cosiddetto British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate. Anche l’Italia aderì all’iniziativa, così come altri Paesi, perché in tempo di guerra il risparmio energetico era fondamentale. Nel corso degli anni fu sospesa, abolita e ripristinata diverse volte. Dal 1996, furono stabiliti in Italia i tempi dell’ora legale, ufficializzati da una legge nel 2010: inizio alle 2 del mattino dell’ultima domenica di marzo per terminare alle 3 del mattino dell’ultima domenica di ottobre. Mandare avanti le lancette degli orologi per risparmiare energia elettrica è un’idea nata dalla guerra, che trova ancora più validità oggigiorno.

Nonostante l’ora solare rappresenti l’ora ‘normale’ della Terra, da tempo si discute sulla possibilità di abolirla. La motivazione è da trovare nei vantaggi dell’ora legale. Portare le lancette un’ora in avanti, infatti, consente di godere di un’ora di luce in più, permettendo quindi un risparmio sui consumi energetici non indifferente. E non solo. Anche l’ambiente con l’ora legale ottiene benefici: meno elettricità significa meno emissioni di CO2 in atmosfera.
Sull’abolizione dell’ora legale, insiste fortemente la Spagna. Lunedì scorso su X il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, ha pubblicato un video in cui ha parlato dell’argomento: “Cambiare l’ora due volte all’anno non ha più senso. Aiuta a malapena a risparmiare energia e ha un impatto negativo sulla salute e sulla vita delle persone. Pertanto, oggi il governo spagnolo proporrà all’UE, in sede di Consiglio Energia, di porre fine al cambio stagionale dell’ora e chiederà che venga messo in atto il relativo meccanismo di revisione”, ha detto.

IL PASSAGGIO ALL’ ORA LEGALE RIDUCE QUALITÀ E DURATA SONNO

L’ora legale, adottata in più di settanta Paesi, è stata introdotta con l’intento di ridurre i consumi energetici e migliorare l’utilizzo della luce naturale. Negli ultimi anni, tuttavia, il dibattito si è spostato sempre più sugli effetti che questo cambiamento può avere sulla salute delle persone, in particolare sul sonno e sulla vigilanza diurna. Una revisione sistematica, cioè un’analisi che raccoglie e valuta in maniera critica tutti gli studi disponibili su un determinato argomento, pubblicata sulla rivista Sleep Medicine Reviews, ha cercato di fare chiarezza. Il lavoro è stato guidato dal Centro di Medicina del Sonno dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con Università di Pavia, Fondazione Mondino, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università Uninettuno e Università di Genova. I ricercatori hanno esaminato 27 studi condotti in diversi Paesi, mettendo in luce un quadro articolato. Le conseguenze del passaggio primaverile all’ora legale appaiono più nette: riduzione della durata del sonno, maggiore frammentazione e incremento della sonnolenza diurna. Effetti che risultano particolarmente marcati negli individui con cronotipo serale, i cosiddetti “gufi”, che tendono a coricarsi tardi e a soffrire di più lo spostamento dell’orologio sociale. Al contrario, il ritorno all’ora solare in autunno sembra avere conseguenze più contenute e talvolta persino favorevoli, con un temporaneo aumento delle ore di sonno.

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Canada. Vancouver: Negroni e moda di alta classe a Cappelleria Bertacchi

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unnmedNel mese di ottobre torna il “ciclone Italia” a Vancouver: sono in corso avvenimenti culturali per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo e avvenimenti legati all’immagine e ai prodotti italiani per  la manifestazione Italian Design Weeks.

Durante le due settimane di questo ciclo di avvenimenti, organizzati dalla Italian Chamber of Commerce in Canada-West (ICCW) , dedicati al tema:  Earth: Celebrating Italian Design Shaped by Land, Culture and Craft, vengono offerti incontri, seminari e occasioni  in collaborazione con altri importanti istituzioni. Mercoledì 15 ottobre l’ormai celebre “Negroni Night” ha visto affluire un pubblico elegante alla Cappelleria Bertacchi, il negozio situato nella storica Gastown dove si ammirano creazioni artigianali di cappelli di alta classe per uomo e per signora, lavorati a mano in Toscana dalla ditta Bertacchi  “come ai vecchi tempi”.

uamedPer la giustamente famosa “Negroni Night” erano in mostra le  creazioni di Mario Bemer, calzolaio artigianale a Firenze, le stoffe di Loro Piana e i vestiti di sartoria di The Sartorial Shop oltre ai meravigliosi cappelli Bertacchi.  L’avvenimento è stato organizzato da ICCW in collaborazione con Zaher Rajani di  The Sartorial Shop e Bertacchi Couture.

Presente il Console Generale d’Italia Dr. Paolo Miraglia, sotto il cui patrocinio si svolgono le manifestazioni di Italian Design Weeks.