Oggi è la festa di Ognissanti: ecco perché si celebra l’1 novembre

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candele religione chiesaL’1 novembre ricorre la festa di Ognissanti, una giornata nella quale vengono onorati tutti i Santi, anche quelli non canonizzati. Se il nome di qualcuno non corrisponde a quello di un santo presente nel calendario, l’1 novembre è il giorno giusto in cui festeggiare.

ORIGINI DELLA FESTA DI OGNISSANTI

Questa ricorrenza cristiana ha origini antiche. Nel IV secolo in molte Chiese veniva celebrata la commemorazione dei martiri, ossia coloro i quali hanno dato la vita per la propria fede. Le prime testimonianze della festa sono state rintracciate in Antiochia. Nel 610 d.C., papa Bonifacio IV decise di introdurre la commemorazione regolare dei santi il 13 maggio.

PERCHÈ OGNISSANTI VIENE FESTEGGIATO L’1 NOVEMBRE

Sarà poi Papa Gregorio III (731-741) a scegliere come data l’1 novembre per celebrare Ognissanti, “così da farla coincidere con la consacrazione di una cappella in San Pietro dedicata alle reliquie dei Santi apostoli e di tutti i Santi martiri e confessori.

IL LEGAME TRA OGNISSANTI E HALLOWEEN

Nei paesi britannici il 31 ottobre si celebra Halloween, festa “da brivido” nella quale i bambini si travestono e vanno di casa in casa per fare incetta di dolci minacciando i vicini al grido di “dolcetto o scherzetto”. Per conoscere l’origine di questa tradizione bisogna fare un viaggio indietro nel tempo di cerica 2000 anni. Nell’area che oggi comprende l’Irlanda, il Regno Unito e la Francia settentrionale, viva il popolo celtico che celebrava l’anno nuovo il 1° novembre. Si credeva che la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre (il capodanno celtico o festa di Samhain) il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava talmente tanto da permettere ai fantasmi di tornare sulla terra. Ma non finisce qui. La festa del 31 ottobre originariamente si chiamava All-hallows Eve, letteralmente la notte prima di All-hallows, ossia tutti i Santi.

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Halloween, ecco da dove nasce la festa e perchè si chiama così

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halloween 1024x576Il 31 ottobre è il giorno di Halloween, all’insegna di dolcetti, scherzetti, zucche e travestimenti. Ricorrenza che ha un’origine antichissima, addirittura celtica, la festività di Halloween è festeggiata in molti Paesi anglosassoni, in particolare negli Usa, dove la tradizione è molto sentita. Anche in Italia la ‘notte delle streghe’ ha preso piede nel corso degli anni, al punto che molti locali organizzano eventi a tema, con decorazione e atmosfere ‘da brivido’. E quasi ogni bimbo che si rispetti (si fa per ridere) nel pomeriggio/sera del 31 ottobre fa il giro insieme agli amichetti, rigorosamente in costume da zombie o fantasma o Dracula, per bussare alla porta di negozi o case di vicinato pronunciando la famosissima formula ‘dolcetto o scherzetto‘. Ma perché Halloween si festeggia il 31 ottobre? E qual è il significato della festa?

LA FESTA DI SAMHAIN

Le origini di Halloween risalgono alla festa celtica di Samhain. I Celti, che vissero 2000 anni fa nell’area che oggi comprende l’Irlanda, il Regno Unito e la Francia settentrionale, celebravano l’anno nuovo il 1° novembre. Questo giorno segnava la fine dell’estate e del raccolto e l’inizio del buio e del freddo inverno. La festa di Samhain si svolgeva la notte tra l’ultimo e il primo giorno dell’anno nella tradizione celtica, il 31 ottobre, quando il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava talmente tanto da permettere ai fantasmi di tornare sulla terra. I Celti credevano che la presenza degli spiriti ultraterreni avrebbe reso più facile per i Druidi, i sacerdoti celtici, fare previsioni sul futuro.

I DRUIDI E I FALÒ SACRI

Per un popolo interamente dipendente dal mondo naturale, queste profezie erano un’importante fonte di conforto durante il lungo e buio inverno. Per commemorare l’evento, i Druidi costruivano enormi falò sacri, dove le persone si riunivano per bruciare le colture e donare gli animali in sacrificio alle divinità. Durante la celebrazione, i Celti indossavano costumi, costituiti in genere da teste di animali e pelli, raccontandosi le reciproche fortune. Quando la festa volgeva al termine, riaccendevano i loro focolari con la brace del falò sacro per avere protezione durante l’inverno in arrivo.

LA DIFFUSIONE DELLA FESTA NELLA STORIA

Nel 43 d.C., l’Impero romano aveva conquistato la maggior parte del territorio celtico. Nel corso dei quattrocento anni in cui governarono queste terre, due feste di origine romana furono combinate con la tradizionale festa di SamhainFeralia, un giorno di fine ottobre, quando i Romani tradizionalmente commemoravano i morti. E la festa per rendere omaggio a Pomona, la dea romana dei frutti e degli alberi. Il simbolo di Pomona è la mela e l’incorporazione di questa celebrazione in Samhain probabilmente spiega la tradizione del ‘bobbing’, la pesca delle mele con la bocca che viene praticata oggi per Halloween.

IL GIORNO DEI MORTI CRISTIANO

Il 13 maggio del 609 dC, Papa Bonifacio IV dedicò il Pantheon di Roma a tutti i martiri cristiani, e venne istituita la festa cattolica di Tutti i Martiri nella chiesa occidentale. Papa Gregorio III (731-741), in seguito, ampliò la festa a tutti i santi così come tutti martiri e trasferì l’osservanza dal 13 maggio al 1 ° novembre. Con il 9° secolo l’influenza del cristianesimo si era diffusa nelle terre celtiche, dove a poco a poco soppiantò i vecchi riti indigeni. Nel 1000, la chiesa avrebbe fatto del 2 novembre il Giorno dei morti, un giorno per onorare i cari trapassati a miglior vita.

DA DOVE VIENE LA PAROLA ‘HALLOWEEN’

Il Giorno dei Morti si celebrava in modo simile a Samhain, con grandi falò, sfilate e travestimenti da santi, angeli e diavoli. Il giorno di Ognissanti era chiamato anche All-hallows o All-hallowsmas (il moderno All Saints) e la notte prima di esso, la tradizionale notte di Samhain nella religione celtica, cominciò ad essere chiamata All-hallows Eve (la notte prima di All-hallows, abbreviazione di All-hallows Evening), fino a diventare popolarmente Halloween.

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In Italia torna l’ora solare, lancette indietro di un’ora

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Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 torna l’ora solare. Alle tre in punto, le lancette degli orologi dovranno andare indietro di un’ora. Questo orario sarà in vigore fino a domenica 29 marzo 2026, quando si tornerà di nuovo a quella legale.

Così facendo, si torna all’ora ‘normale’ della Terra. Domenica dormiremo un’ora in più, ma avremo un’ora di luce in meno durante il giorno. Diversi studi hanno dimostrato che nei giorni successivi al passaggio da ora solare a legale e viceversa, si può avvertire l’effetto jet lag, ossia qualche disturbo dovuto all’alterazione sonno-veglia.

PERCHÈ IL PASSAGGIO DA ORA LEGALE A QUELLA SOLARE?

L’Europa ha stabilito che nell’ultima domenica di marzo si passi all’ora legale, ovvero si porti l’orologio in avanti di 60 minuti. L’ora legale ‘è nata’ a Londra nel 1916, quando la Camera dei Comuni approvò il cosiddetto British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate. Anche l’Italia aderì all’iniziativa, così come altri Paesi, perché in tempo di guerra il risparmio energetico era fondamentale. Nel corso degli anni fu sospesa, abolita e ripristinata diverse volte. Dal 1996, furono stabiliti in Italia i tempi dell’ora legale, ufficializzati da una legge nel 2010: inizio alle 2 del mattino dell’ultima domenica di marzo per terminare alle 3 del mattino dell’ultima domenica di ottobre. Mandare avanti le lancette degli orologi per risparmiare energia elettrica è un’idea nata dalla guerra, che trova ancora più validità oggigiorno.

Nonostante l’ora solare rappresenti l’ora ‘normale’ della Terra, da tempo si discute sulla possibilità di abolirla. La motivazione è da trovare nei vantaggi dell’ora legale. Portare le lancette un’ora in avanti, infatti, consente di godere di un’ora di luce in più, permettendo quindi un risparmio sui consumi energetici non indifferente. E non solo. Anche l’ambiente con l’ora legale ottiene benefici: meno elettricità significa meno emissioni di CO2 in atmosfera.
Sull’abolizione dell’ora legale, insiste fortemente la Spagna. Lunedì scorso su X il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, ha pubblicato un video in cui ha parlato dell’argomento: “Cambiare l’ora due volte all’anno non ha più senso. Aiuta a malapena a risparmiare energia e ha un impatto negativo sulla salute e sulla vita delle persone. Pertanto, oggi il governo spagnolo proporrà all’UE, in sede di Consiglio Energia, di porre fine al cambio stagionale dell’ora e chiederà che venga messo in atto il relativo meccanismo di revisione”, ha detto.

IL PASSAGGIO ALL’ ORA LEGALE RIDUCE QUALITÀ E DURATA SONNO

L’ora legale, adottata in più di settanta Paesi, è stata introdotta con l’intento di ridurre i consumi energetici e migliorare l’utilizzo della luce naturale. Negli ultimi anni, tuttavia, il dibattito si è spostato sempre più sugli effetti che questo cambiamento può avere sulla salute delle persone, in particolare sul sonno e sulla vigilanza diurna. Una revisione sistematica, cioè un’analisi che raccoglie e valuta in maniera critica tutti gli studi disponibili su un determinato argomento, pubblicata sulla rivista Sleep Medicine Reviews, ha cercato di fare chiarezza. Il lavoro è stato guidato dal Centro di Medicina del Sonno dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con Università di Pavia, Fondazione Mondino, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università Uninettuno e Università di Genova. I ricercatori hanno esaminato 27 studi condotti in diversi Paesi, mettendo in luce un quadro articolato. Le conseguenze del passaggio primaverile all’ora legale appaiono più nette: riduzione della durata del sonno, maggiore frammentazione e incremento della sonnolenza diurna. Effetti che risultano particolarmente marcati negli individui con cronotipo serale, i cosiddetti “gufi”, che tendono a coricarsi tardi e a soffrire di più lo spostamento dell’orologio sociale. Al contrario, il ritorno all’ora solare in autunno sembra avere conseguenze più contenute e talvolta persino favorevoli, con un temporaneo aumento delle ore di sonno.

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Canada. Vancouver: Negroni e moda di alta classe a Cappelleria Bertacchi

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unnmedNel mese di ottobre torna il “ciclone Italia” a Vancouver: sono in corso avvenimenti culturali per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo e avvenimenti legati all’immagine e ai prodotti italiani per  la manifestazione Italian Design Weeks.

Durante le due settimane di questo ciclo di avvenimenti, organizzati dalla Italian Chamber of Commerce in Canada-West (ICCW) , dedicati al tema:  Earth: Celebrating Italian Design Shaped by Land, Culture and Craft, vengono offerti incontri, seminari e occasioni  in collaborazione con altri importanti istituzioni. Mercoledì 15 ottobre l’ormai celebre “Negroni Night” ha visto affluire un pubblico elegante alla Cappelleria Bertacchi, il negozio situato nella storica Gastown dove si ammirano creazioni artigianali di cappelli di alta classe per uomo e per signora, lavorati a mano in Toscana dalla ditta Bertacchi  “come ai vecchi tempi”.

uamedPer la giustamente famosa “Negroni Night” erano in mostra le  creazioni di Mario Bemer, calzolaio artigianale a Firenze, le stoffe di Loro Piana e i vestiti di sartoria di The Sartorial Shop oltre ai meravigliosi cappelli Bertacchi.  L’avvenimento è stato organizzato da ICCW in collaborazione con Zaher Rajani di  The Sartorial Shop e Bertacchi Couture.

Presente il Console Generale d’Italia Dr. Paolo Miraglia, sotto il cui patrocinio si svolgono le manifestazioni di Italian Design Weeks.




L’eleganza senza tempo dell’italiano all’estero: tra tradizione e contaminazioni

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scarpe 23L’italiano che vive all’estero, che sia a New York, a Città del Messico o nei Caraibi, porta con sé un bagaglio che non è fatto solo di memorie familiari e passaporti, ma anche di stile. La moda, in questo senso, diventa un linguaggio identitario: un modo di farsi riconoscere e di rimanere legati alle proprie radici.

Nonostante i chilometri di distanza, lo stile italiano resta sinonimo di qualità ed eleganza sobria. Camicie di lino ben stirate, scarpe artigianali, l’occhio attento ai dettagli: ovunque vadano, gli italiani continuano a distinguersi per la capacità di apparire ordinati anche in contesti informali.

Nei Caraibi, dove il clima impone leggerezza, molti connazionali scelgono abiti chiari, tessuti naturali e linee semplici, senza rinunciare a quell’inconfondibile tocco di ricercatezza. In Nord America, invece, la contaminazione con lo stile urbano e streetwear si fonde con il classico “saper portare” giacca e cravatta, anche in contesti lavorativi sempre più rilassati.

C’è anche un aspetto innovativo: le nuove generazioni di italiani all’estero si distinguono per una maggiore attenzione alla sostenibilità. L’uso di tessuti riciclati, l’acquisto consapevole di capi durevoli e l’interesse per i brand etici si stanno affermando come nuovo codice di stile.

Non è più solo una questione di apparenza, ma di responsabilità: vestirsi bene significa oggi anche rispettare l’ambiente e le comunità che producono i capi.

La moda, del resto, non è mai solo moda: è costume, è linguaggio sociale. Negli eventi comunitari – feste nazionali, cene di beneficenza, celebrazioni religiose – l’abbigliamento diventa simbolo di appartenenza. Un abito sartoriale, un vestito elegante, persino un accessorio con il tricolore possono rappresentare il legame con l’Italia, orgoglio e nostalgia allo stesso tempo.

In un mondo sempre più globalizzato, l’italiano all’estero resta riconoscibile non solo per la lingua o per la cucina, ma anche per il modo di vestire, che continua a raccontare una storia di stile e di identità.

 




Oggi è la Festa dei Nonni, ecco perché si festeggia il 2 ottobre

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foto singola sito 24 1024x576In Italia ogni anno, il 2 ottobre, si festeggia la Festa dei Nonni, ma sapete perché si festeggia proprio oggi? In Italia è stata istituita addirittura per legge, la 159 del 2005. L’obiettivo è “celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. Non solo. La legge invita anche Regioni, province, Comuni e scuole ad organizzare iniziative per valorizzare i nonni. Il Presidente della Repubblica, inoltre, assegna anche un premio ai nonni più meritevoli d’Italia.

LA DATA IN ITALIA E NEL MONDO

La Festa dei Nonni in Italia si celebra il 2 ottobre, data scelta perché coincide con il ricordo liturgico degli angeli custodi nel calendario cattolico dei Santi. Negli Stati Uniti la festa nazionale dei nonni (in inglese, National Grandparents Day) viene celebrata ogni anno la prima domenica di settembre dopo il Labor Day. Nel Regno Unito, introdotta nel 1990, dal 2008 viene celebrata la prima domenica di ottobre. In Canada viene celebrata dal 1995 il 25 ottobre. In Francia, i nonni e le nonne sono festeggiati ogni anno separatamente. La festa della nonna, già dal 1987, la prima domenica di marzo. Dal 2008 è stata introdotta la festa del nonno la prima domenica di ottobre. In Estonia la festa dei nonni, introdotta nel 2010, viene celebrata la seconda domenica di settembre. (Fonte Wikipedia)

I NONNI SOSTEGNO ECONOMICO IN 4 FAMIGLIE SU 10

In quasi quattro famiglie italiane su dieci (37%), i nonni sono una risorsa fondamentale, fornendo un supporto economico e prendendosi cura dei nipoti, oltre a contribuire talvolta anche alle attività lavorative. Questo modello, tipico del welfare agricolo, si è diffuso in tutta la società. Lo evidenzia un’indagine online condotta da Coldiretti, diffusa in occasione della Festa dei Nonni del 2 ottobre.
La festa coinvolge circa 12 milioni di persone. Nelle famiglie con almeno un nonno, il contributo più comune riguarda la cura dei figli (60%), sostituendo le babysitter nell’accudire i bambini e accompagnarli a scuola o alle attività pomeridiane. Inoltre, il 32% dei nonni fornisce un sostegno diretto al bilancio familiare, mentre l’8% offre un aiuto lavorativo, soprattutto nelle attività artigianali e agricole.

IDEE PER CELEBRARE LA FESTA CON I NONNI

Ecco qualche spunto per rendere speciale questa giornata per i nonni:

  • Un biglietto fatto a mano: con disegni, poesie o semplici parole che esprimano gratitudine e amore.
  • Una giornata insieme: dedicare tempo a un’attività condivisa — una passeggiata, una foto insieme, la lettura di libri o racconti di famiglia.
  • Il fiore simbolo: il fiore ufficiale della festa è il non ti scordar-di-me, scelto per evocare il ricordo e il legame che non si deve dimenticare.
  • Racconti di vita: stimolare i nonni a raccontare storie della propria giovinezza, aneddoti di famiglia, che diventano patrimonio affettivo per le nuove generazioni.
  • Laboratori scolastici: nelle scuole molti studenti realizzano lavoretti, poesie e opere artistiche da regalare ai nonni, coinvolgendo le famiglie e promuovendo il dialogo intergenerazionale.

 

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Katia Buchicchio è Miss Italia 2025. È la prima lucana a vincere

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foto a 2 sito 35 1024x576Katia Buchicchio è Miss Italia 2025. È stata incoronata dalla patron del Concorso, Patrizia Mirigliani, e dalla presidente della giuria, Francesca Pascale, sul palco del PalaSavelli di Porto San Giorgio, in diretta in eurovisione su RTV San Marino, RaiPlay e Media DAB. La diciottenne lucana è stata scelta dalla giuria dell’86^ edizione del Concorso (la numero 80 con il nome di Miss Italia) dopo essere arrivata alle finali del Concorso con il titolo di Miss Basilicata. Sul podio anche Miss Umbria, Fanny Tardioli e Miss Marche, Asia Campanelli.

Alta 1.75, originaria di Anzi, in provincia di Potenza, Katia è iscritta al primo anno di Odontoiatria e Protesi Dentaria e ha incantato la giuria con la sua bellezza autentica. Oltre a studiare, Miss Italia 2025 coltiva la passione per il ricamo e il cucito, un’arte che le è stata tramandata dalle nonne e dalle zie e che fa parte della cultura della terra da cui proviene. Fidanzata con Michael, Katia ha dedicato la vittoria al padre Antonio, “il mio manager che mi ha accompagnato in tutte le selezioni a cui ho partecipato”, ha dichiarato la ragazza. E per il futuro ha detto: “Continuerò gli studi e lavorerò per tenere alto il nome della mia Regione, che sono orgogliosa di rappresentare, così come sono onorata di questo titolo”.

La sua vittoria non è solo un traguardo personale ma anche un motivo di orgoglio per tutta la Basilicata, che si aggiudica la fascia per la prima volta nella storia del Concorso. Le regioni che hanno collezionato il maggior numero di titoli fino ad oggi sono il Lazio con 13 miss, la Lombardia e la Sicilia con 11 ragazze. Seguono il Veneto e la Toscana con 6, il Friuli, la Calabria e il Piemonte con 5, le Marche e la Campania con 4, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Sardegna, l’Umbria e il Trentino Alto Adige con 2, la Puglia e l’Abruzzo con una sola miss. Il titolo non è mai stato vinto da Molise e Valle d’Aosta. Soddisfatta la patron Patrizia Mirigliani, che ha commentato: “Sono molto emozionata anche perché la Basilicata non aveva mai vinto il titolo, è una grande soddisfazione, sono felicissima ed è una vittoria di tutti noi assieme al ritorno in tv”.

Sul palco, ad abbracciarla subito dopo la vittoria, la mamma Rosanna, il papà Antonio e la sorella Lucrezia. “Katia è paziente e rispettosa, legata alle tradizioni, alla famiglia e alla sua terra. Caratterialmente caparbia e determinata, a volte un po’ ostinata, non si ferma di fronte alle difficoltà ma la sua forza è stata prendere questa esperienza come un gioco”, ha detto la mamma.

La finale di Miss Italia 2025 è stata presentata da Nunzia De Girolamo. La musica ha dato ritmo alla serata con ospiti di primo piano, come Guè, icona del rap italiano, insieme a Shablo, Tormento e Joshua, protagonisti a Sanremo 2025 con il brano “La mia parola”. Altro artista tanto atteso Rkomi. E ancora Serhat, cantante e conduttore televisivo turco. Infine l’icona pop Senhit. Nel corso dello spettacolo si sono esibiti i maestri di ballo Samuel Peron e Veera Kinnunen, già protagonisti del programma di Rai 1 ”Ballando con le Stelle”, condotto da Milly Carlucci.

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La Giorgio Armani Spa alla Fondazione, ma entro 5 anni vendita del 70% o quotazione: cosa dice il testamento

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armaniLa casa di moda sarà di proprietà della Fondazione Armani e a raccogliere il testimone di Giorgio Armani sarà di fatto l’ex compagno e braccio destro Leo Dell’Orco, anche se quote e diritti di voto vanno anche ai nipoti. Ma Re Giorgio ha dato disposizioni anche sul futuro della maison a lungo termine, prevedendo la cessione della maggioranza di quote a un colosso del luxury.

Il 9 settembre, nello studio del notaio Elena Terrenghi, sono stati aperti i due testamenti scritti di proprio pugno da Arman. Il primo è datato 15 marzo 2025, il secondo risale al 5 aprile. I documenti, chiusi in buste sigillate di fatto suddividono il patrimonio personale e danno le direttive sul futuro della Giorgio Armani Spa.

LA FONDAZIONE

La casa di moda Giorgio Armani passa interamente nelle mani della Fondazione intitolata allo stesso stilista, scomparso lo scorso 4 settembre a 91 anni. In dettaglio: la Fondazione Armani passa dallo 0,1% delle quote societarie, al diritto di piena proprietà sul 9,9% (pari al 30% dei diritti di voto) e il diritto di ‘nuda proprietà’ sul restante 90% delle quote. Il resto dei diritti di voto è diviso tra Pantaleo Dell’Orco e i nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana.

Sul totale della società, quindi, Dell’Orco – praticamente nominato suo successore- avrà il diritto di usufrutto sul 30% delle quote e il 40% dei diritti di voto. Il 30% dei diritti spetteranno alla Fondazione, il 15% ciascuno ai nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana; sono assegnate azioni senza diritto di voto a Roberta Armani e a Rosanna Armani.

IL FUTURO SECONDO RE GIORGIO

“Pongo a carico della Fondazione i seguenti oneri – si legge nel testamento – decorsi 12 mesi ed entro i primi 18 dalla data di apertura della successione, cedere una partecipazione del 15%» in via prioritaria ad uno tra il gruppo Lvmh, EssilorLuxottica, L’Oréal o ad altra società operante nel mondo della moda di pari standing, con cui la Giorgio Armani intrattiene rapporti di partnership”. Queste le disposizioni che aprono alla cessione del marchio. Non solo: Armani ha disposto che a seguire, “a decorrere dal terzo anno ed entro il quinto” dalla data di apertura della successione, venga ceduto un ulteriore 30% del capitale dalla casa di moda, fino  a un massimo del 54,9%.  In pratica, entro il prossimo quinquennio il 70 per cento della Giorgio Armani (15% più 54,9%) verrà ceduto a un acquirente selezionato tra le big della moda oppure al colosso di Leonardo Del Vecchio. In questo modo, la Fondazione dovrà detenere il 30% del capitale.

L’APERTURA VERSO LA QUOTAZIONE IN BORSA

Se però la vendita non dovesse concludersi, lo stilista apre alla possibilità di una quotazione in Borsa, a partire dal terzo anno dalla successione, se ne facessero richiesta Dell’Orco e almeno uno tra Camerana e Silvana Armani. Oppure la Giorgio Armani Spa andrà in Borsa in ogni caso, dal quinto anno ed entro l’ottavo dall’apertura della successione. Resta il paletto che lega la Fondazione, anche in caso di collocamento azionario, al 30% del capitale sociale, tetto sotto il quale non può scendere.

IL CAPITOLO IMMOBILIARE: LE VILLE E UN PALAZZO DA 101 STANZE A BRERA CON UN MATISSE

La ‘casa’ di Giorgio Armani di Milano, un palazzo a Brera con 101 stanze, inclusi arredi e ornamenti, resterà in usufrutto a Leo Dell’Orco, “finché vorrà viverci”. Le disposizione testamentarie dello stilista piacentino relative alle proprietà immobiliari, che includono diverse ville, l’attico a New York e, appunto, il palazzo di via Borgonuovo ruotano attorno alla società “L’immobiliare Srl” che ha lasciato, per una quota pari al 75%, alla sorella Rosanna, ai nipoti Andrea Camerana e Silvana Armani. A questi lascia anche la restante quota pari al 25% in nuda proprietà.

A CHI VANNO LE OPERE D’ARTE DI MATISSE, WARHOL E LA FOTO DI MAN RAY

Nel testamento lo stilista ha però dato una disposizione particolare che riguarda il compagno di vita e lavoro Leo Dell’Orco:, ha disposto infatti che a lui vada l’usufrutto a vita del palazzo di via Borgonuovo, a Milano, dove lo stilista viveva. In particolare, il testamento precisa che anche che gli arredi e gli ornamenti “non vengano rimossi da dove si trovano” e restino nell’immobile finché “Leo voglia viverci”. Fanno eccezione a ciò due opere d’arte di inestimabile valore: un quadro di Matisse e una foto di Man Ray.

Infatti entrambe vanno alla sorella Rosanna. Mentre a Dell’Orco affida un altro capolavoro: il suo ritratto realizzato da Andy Warhol.

LA BARCA A SORELLA E NIPOTI, MA A DISPOSIZIONE DI DALL’ORCO PER UN MESE L’ANNO

Nel testamento Armani ha disposto che il suo yatch andrà alla sorella e ai 2 nipoti ma potrà essere noleggiata da Dell’Orco per 4 settimane all’anno. “Pongo a carico di Rosanna e Silvana Armani e di Andrea Camerana l’onere che Dell’Orco possa noleggiare l’imbarcazione per un periodo di quattro settimane l’anno- ha prescritto lo stilista- anche non consecutive, con diritto di scelta del periodo, preferenza da esprimere entro il mese di aprile”.

IL RICONOSCIMENTO (MISTERIOSO) DA 60 MILIONI DI EURO AL MANAGER E A SUA FIGLIA

Tra i beneficiari del testamento di Armani figura il nome di Michele Morselli, 45 enne manager della società immobiliare dello stilista. Non è l’unico manager di cui lo stilista si è ricordato nelle sue ultime volontà ma è l’unico che figura nell’unica azienda della galassia Armani che non si occupa di moda. E anche la portata del lascito balza agli occhi. A lui – insieme alla figlia Bianca– sono andati titoli per circa 60 milioni di euro: sono incluse 100 mila azioni Luxottica, che alle quotazioni attuali corrispondono a un controvalore di 26 milioni di euro. Non solo a Morselli e figlia vanno anche due tranche di Btp milionarie per un valore di 2.070.000 e 30.000.000, più il conferimento di una polizza assicurativa a un fondo il cui controvalore andrà a Bianca, tra i 25 e i 30 anni di età. Di certo, a conferma del forte legame e dell’affetto che intercorreva con lo stilista, sono portate alla ribalta le parole di una sua precedente intervista, in cui rivelava di considerare Bianca “quasi come una figlia”.

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Addio a Giorgio Armani. Il ‘Re’ della moda è morto a 91 anni

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foto singola sito 2025 09 04t154240.501 1024x576E’ morto, a 91 anni, Giorgio Armani. L’annuncio in una nota firmata dalla famiglia e dai dipendenti del marchio icona dello stile italiano. Lo stilista si è spento nella sua casa di Milano, dopo aver mancato la sfilata di giugno a causa di una malattia non resa nota. Soprannominato ‘Re Giorgio’, guidava la sua azienda da oltre mezzo secolo. A Milano la camera ardente e un funerale in forma privata.

Con infinito cordoglio, il gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani. Il signor Armani- si legge- come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Infaticabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni, ai diversi e sempre nuovi progetti in essere e in divenire. Negli anni, Giorgio Armani ha creato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto del vivere, anticipando i tempi con straordinaria lucidità e concretezza. Lo ha guidato un’inesauribile curiosità, l’attenzione per il presente e le persone. In questo percorso ha creato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la capacità di comunicare con tutti. Sempre attento alle esigenze della comunità, si è impegnato su molti fronti, soprattutto verso la sua amata Milano“.

“La Giorgio Armani- continua il comunicato- è una azienda con cinquant’anni di storia, cresciuta con emozione e con pazienza. Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza, di pensiero e azione, il proprio segno distintivo. L’azienda è il riflesso, oggi e sempre, di questo sentire. La famiglia e i dipendenti porteranno avanti il Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori”.
In questa azienda ci siamo sempre sentiti parte di una famiglia. Oggi, con profonda commozione, sentiamo il vuoto che lascia chi questa famiglia l’ha fondata e fatta crescere con visione, passione e dedizione. Ma è proprio nel suo spirito che insieme, noi dipendenti e i familiari che sempre hanno lavorato al fianco del signor Armani, ci impegniamo a proteggere ciò che ha costruito e a portare avanti la sua azienda nella sua memoria, con rispetto, responsabilità e amore” conclude la nota.

CHI ERA GIORGIO ARMANI

Giorgio Armani nasce a Piacenza l’11 luglio del 1934, ma è milanese d’adozione. Dopo il liceo e un breve percorso universitario in Medicina, inizia la carriera nella moda come alla Rinascente come commesso e vetrinista. L’ingresso nello staff di Nino Cerruti gli permette di sviluppare la sua idea di stile e nel 1975 fonda la Giorgio Armani S.p.A. Da Milano parte un successo che avrebbe presto varcato i confini italiani. Partendo da una giacca sfoderata, un semplice paio di pantaloni e una palette urbana, Armani ha introdotto lo stile prêt-à-porter italiano sulla mappa della moda internazionale alla fine degli anni ’70, creando una silhouette rilassata immediatamente riconoscibile. Il suo pubblico non sono donne che comprano vestiti di Alta Moda, ma da donne che si devono vestire per la vita di tutti i giorni.

La copertina del Time lo consacra come uomo dell’anno nel 1982. L’affermazione arriva con il cinema: Richard Gere indossò i suoi abiti in American Gigolo e grazie al film, gli abiti iconici di Giorgio Armani sono diventati il simbolo del glamour Made in Italy. Da allora il marchio si è espanso in tutto il mondo, con linee dedicate a uomo, donna, giovani e bambini, oltre a profumi, accessori, arredi e hotel di lusso. Armani ha sempre difeso l’indipendenza della sua azienda, rifiutando di cedere a grandi gruppi del settore. Nel corso della sua carriera ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali, è stato protagonista di una retrospettiva al Guggenheim di New York e nel 2002 è stato nominato Ambasciatore di Buona Volontà dell’ONU per i rifugiati.

Figura riservata e determinata, Armani ha guidato il suo impero fino all’ultimo, incarnando un modello di eleganza sobria e senza tempo.

LA CAMERA ARDENTE E IL FUNERALE

Nei prossimi giorni a Milano è prevista una camera ardente, seguita da un funerale in forma privata. La camera ardente sarà aperta da sabato 6 settembre a domenica 7 settembre dalle 9 alle 18 in Via Bergognone, 59 presso il Teatro Armani. Secondo le ultime volontà dello stilista il funerale avverrà in forma privata.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it




Prima edizione delle “Giornate della Moda Italiana nel Mondo”

prima edizione giornate della moda italiana nel mondo v2

prima edizione giornate della moda italiana nel mondo v2Prenderà avvio domenica 3 agosto la prima edizione delle “Giornate della Moda Italiana nel Mondo” (GMIM), iniziativa lanciata lo scorso gennaio dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, nell’ambito della diplomazia della crescita, in collaborazione con ICE Agenzia e le principali associazioni di categoria del settore moda.

Il format itinerante punta a valorizzare la produzione italiana nel mondo e a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese del comparto, che conta oltre 62.000 aziende e oltre 500.000 addetti, attraverso l’azione coordinata del Sistema Italia. Il progetto è realizzato in sinergia con la campagna di comunicazione di lead Generation MAECI-ICE “Opportunitaly”, il programma di accelerazione dell’export con l’obiettivo di generare nuovi contatti commerciali nei mercati target.

L’iniziativa nasce dal Protocollo d’Intesa firmato a Roma a gennaio con ANFAO, Camera Nazionale della Moda Italiana, Confapi Uniontessile, Confartigianato Moda, Confartigianato Orafi, CNA Federmoda, CNA Orafi, Confindustria Accessori Moda, Confindustria FEDERORAFI, Confindustria Moda – Federazione Tessile e Moda e Altagamma.

La prima tappa si svolge presso il Padiglione Italia di Expo Osaka 2025, vetrina d’eccellenza per il Sistema Paese, con la mostra “Italia è Moda”, curata da Clara Tosi Pamphili e organizzata dal Consolato Generale d’Italia, dal Commissariato Expo e ICE Agenzia in collaborazione con la Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese della Farnesina.

Le prossime tappe del 2025 delle Giornate della Moda Italiana nel Mondo si svolgeranno ai primi di settembre a Dubai; a metà ottobre in Brasile con eventi a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte e in India a fine ottobre, con eventi previsti a New Delhi, Ahmedabad e Mumbai.