Luca Vullo. Nuovo tour in Florida dell’ambasciatore della gestualità italiana

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31vulloPartirà il prossimo 7 aprile, per concludersi poi l’11, il nuovo tour dell’Ambasciatore della Gestualità italiana Luca Vullo in Florida. Tra one man show, workshop e talk di intrattenimento culturale, Vullo toccherà le Università di Boca Raton e Orlando, completando il giro infine a Miami, con gli eventi presso l’Istituto Italiano di Cultura e le classi di italiano dell’International Study Preparatory Academy.
Il primo appuntamento sarà dunque lunedì prossimo, 7 aprile, alle ore 19 presso la FAU Florida Atlantic University, Boca Raton con l’evento in inglese “Luca Vullo and the Language of Italian Gestures”, rivolto a studenti e persone della comunità italiana e italoamericana.
La seconda tappa del 9 aprile lo porterà ad Orlando ospite della UCF University of Central Florida con lo show in inglese “The Body’s Voice: Luca Vullo Shares Italy’s Silent Language” che presenterà alle ore 19 presso il Phillips Center for the Performing Arts di Orlando.
Grazie alle docenti Ilaria Serra, Professor of Italian and Comparative Studies della FAU, e Chiara Mazzucchelli, PhD Associate Professor, e Neil Euliano, Chair in Italian Studies della UCF, il tour continuerà poi su Miami grazie al coinvolgimento dell’Istituto Italiano di Cultura.
Il 10 aprile alle ore 18:30, presso l’Istituto, Luca Vullo incontrerà il pubblico di Miami con l’evento “The Art of Italian Gestures”.
Vullo è noto a livello internazionale come “Ambasciatore della gestualità italiana” per aver collaborato con più di 70 prestigiose università presentando le sue Masterclass sul tema e portando in tour lo show “La voce del corpo” dove ha coinvolto anche sua madre Angela. Si aggiunge a queste collaborazioni anche la Florida che lo vedrà in qualità di autore, regista cinematografico, produttore, showman, esperto di comunicazione non verbale e formatore.
Durante l’evento si parlerà del suo ultimo progetto audiovisivo di promozione dell’Italia all’estero attraverso lo sport realizzato per la Farnesina dal titolo “ComunichiAMO lo sport italiano” oltre che dei suoi numerosi documentari e docu serie di successo (INFLUX distribuito su Netflix worldwide e RED ZONES andato in onda su Sky Italia) considerando che proprio in quei giorni si svolgerà il Miami Film Festival.
L’ultimo appuntamento si terrà giorno 11 aprile con il workshop sulla gestualità italiana rivolto alle classi di italiano dell’ISPA (International Study Preparatory Academy) grazie alla docente Elisa Oliviero Italian Literature & AP Instructor. (aise) 




In Italia questa settimana tornerà l’ora legale

orologi cambio orario ipa

orologi cambio orario ipaUltimi giorni di ora solare. Questo fine settimana in Italia torneremo a utilizzare l’ora legale e, reimpostando tutti gli orologi, ci godremo giornate più lunghe in vista della bella stagione.

Quando effettuare il cambio dell’ora

L’orario dovrà essere reimpostato nella notte tra sabato 29 marzo e domenica 30 marzo 2025, intorno alle 2 di notte.

Come spostare le lancette dell’orologio

Bisognerà portare avanti di 60 minuti le lancette degli orologi analogici e digitali non smart, mentre la maggior parte dei dispositivi elettronici si aggiorneranno automaticamente. Dagli smartphone ai computer, è sempre buona abitudine però controllare che effettivamente l’orario impostato sia quello corretto.

Cosa succede con il cambio dell’ora

Il passaggio dall’ora solare a quella legale ci farà dormire un’ora in meno nella notte tra sabato e domenica. Le giornate però ci sembreranno più lunghe dal momento che avremo un’ora in più di luce tra pomeriggio e sera.

adnkronos.com




La classifica dei Paesi più felici del mondo: per l’Italia la strada è ancora tutta in salita

giornata mondiale della felicita

giornata mondiale della felicitaLa Giornata Internazionale della felicità è stata stituita dall’Assemblea generale dell’ONU il 28 giugno 2012. Questa ricorrenza si festeggia in occasione dell’equinozio di primavera. E non a caso, in concomitanza di questa giornata, viene pubblicato, anche il World Happiness Report, giunto alla sua tredicesima edizione. Al centro dell’indagine 2025 c’è l’impatto della cura e della condivisione sulla felicità delle persone. Applicando questi temi ad una prospettiva globale quindi, la domanda sorge spontanea: “Quali sono i Paesi più felici del mondo?”

LA CLASSIFICA

Stando alla classifica, a farla da padrone sono sempre i Paesi nordici: la Finlandia sul primo posto del podio, si conferma il paese più felice del mondo per l’ottavo anno consecutivo, seguito da Danimarca e Islanda. La top ten si chiude con: Svezia, Paesi Bassi, Costa Rica, Norvegia, Israele, Lussemburgo e Messico. Male l’Italia che si piazza solo al 40esimo posto, chiude la classifica L’Afghanistan (147esimo), che si conferma il Paese meno felice del mondo.

IL REPORT

Il World Happiness Report è pubblicato dal Wellbeing Research Centre dell’Università di Oxford, in collaborazione con Gallup, il Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite e un comitato editoriale indipendente. Il Rapporto mette a confronto i dati di 140 Paesi in base alle valutazioni medie dei partecipanti. Tra i vari aspetti analizzati quest’anno c’è anche il rapporto tra la benevolenza di un popolo e le scelte politiche. “Il populismo è in gran parte dovuto all’infelicità. Ma se i populisti sono di sinistra o di destra dipende dalla fiducia. Le persone che si fidano degli altri virano a sinistra, quelli che non virano a destra”. L’analisi spiega inoltre che “l’opposto della felicità è la disperazione, che può portare alla morte per suicidio o abuso di sostanze. Fortunatamente, le morti di questo tipo stanno diminuendo nella maggior parte dei paesi, anche se non negli Stati Uniti o nella Repubblica di Corea. Le ‘morti di disperazione’ sono significativamente più basse nei paesi quando più persone riferiscono di aver donato, volontariato o aiuto agli estranei”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Argentina. A La Plata sesta edizione del Festival della Gastronomia Italiana

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corridoio produttivo turistico culturale italia argentina a la plata sesta edizione del festival della gastronomia italiana immagine17Sabato 5 e domenica 6 aprile, dalle 12:00 alle 23:00, il Parque Alberti  di La Plata  (25 y 38) sarà lo scenario di una nuova edizione del Festival della Gastronomia Italiana. Con ingresso libero e gratuito, l’evento riunirà il meglio della cucina italiana nella capitale della provincia di Buenos Aires, offrendo un’opportunità unica per godere in famiglia dei suoi sapori tradizionali. Organizzato dall’Agenzia di Coordinamento Territoriale Italia Argentina, con il sostegno del comune di La Plata e di altre entità aderenti al Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina, il festival presenterà spettacoli dal vivo, cucina aperta, musica e danze tipiche. Saranno inoltre disponibili giochi e gonfiabili per i più piccoli. Imprenditori e aziende gastronomiche, insieme a chef professionisti e appassionati della cucina italiana, avranno il loro spazio in stand, food truck e food market, dove esporranno e venderanno i loro prodotti.

Inoltre, l’evento sarà una vetrina per le iniziative del Corridoio Produttivo, come il Turismo in Italia, il Turismo delle Radici e il Ponte della Moda Italia-Argentina, oltre ad altre attività che promuovono il legame tra i due Paesi attraverso la produzione, il turismo e la cultura. Rafforza anche la continuità dello sviluppo di un ponte non gastronomico Italia-Argentina. Durante le due giornate, i partecipanti potranno godere di estrazioni a premi, spettacoli musicali con i vincitori del Festival della Musica Italiana e artisti ospiti, oltre a balli tipici che contribuiranno a creare un’atmosfera festosa e familiare.

L’iniziativa è patrocinata dall’Accademia della Gastronomia Italiana (Perugia), dall’Accademia “A Tavola con lo Chef” (Roma), da Idimed – Istituto per la Promozione e la Valorizzazione della Dieta Mediterranea (Catanzaro-Sicilia), oltre che da altre istituzioni ed enti legati al Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia-Argentina. Ha inoltre il sostegno di Puglia Promozione, della Regione Puglia, il cofinanziamento dell’Unione Europea e il patrocinio della Banca Provincia di Buenos Aires. Inoltre, nell’ambito del riconoscimento di La Plata come capitale dell’emigrante italiano, l’evento è stato dichiarato di interesse municipale dal Consiglio Comunale della città. Per chi desidera ottenere maggiori informazioni o partecipare all’evento, è possibile contattare l’area produzione all’indirizzo email: produccion@corredorproductivo.net  (Inform)




New York. IIC: “Invecchiare bene in una società che invecchia”

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7ageing“Invecchiare bene in una società che invecchia: analisi della struttura della popolazione e delle esigenze specifiche in una visione sostenibile” è il tema del workshop internazionale per la diffusione dei risultati del programma Age-IT che si terrà il 17 marzo a New York, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura.
L’incontro, che si potrà seguire anche on line collegandosi a questo link meet.google.com/pxe-djcc-nze, presenterà i risultati del programma Age-IT, insieme al contributo di esperti e accademici internazionali che arricchiranno la conversazione portando sul tavolo l’esperienza globale nel campo delle sfide dell’invecchiamento della popolazione, delle questioni di genere e argomenti di sostenibilità.
Studiosi e stakeholder di spicco provenienti da vari campi e nazioni si riuniranno per il summit per discutere degli ultimi progressi nello studio della mobilità, delle preoccupazioni relative all’invecchiamento della popolazione, all’accessibilità e alla legislazione correlata.
Attraverso un processo mirato ad applicare i risultati del progetto ottenuti finora in modo costruttivo e a distribuirli a livello internazionale, l’obiettivo è migliorare il programma Age-IT.
Il workshop, che avrà inizio alle 14.30 locali, sarà aperto dai saluti di Silvia Mongardo dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, Elisabetta Venezia dell’Università di Bari Aldo Moro e Yvette Ramos dell’Università di Lisbona e membro di WOMENVAI, Ginevra.
Sarà la stessa Yvette Ramos ad inaugurare gli interventi delle relatrici parlando di “Strategic board for better equality in sustainability”. Seguiranno i contributi di: Sara Landini e Simona Viciani dell’Università di Firenze su “Women reproductive health in ageing society and Private-Public intervention”; Tiziana Campisi dell’Università di Enna “Flexible and Inclusive mobility for an ageing population”; Lylian Coelho di SUEZ (Brasile/Francia) “Finance for leadership and education for all”; Francesca Morganti dell’Università di Bergamo “Ageing in place for a healthy longevity”; Gitanjali Sah di WSIS International Telecommunication Union “Gender trendsetters in the Pact for the Future perspective”; Jola Pypno-Crapanzano (USA/Poland) “A healthier World for All – the mission of SDG 3”; Rabia Moussa (Niger) “Redefine possible: entrepreneurship as a vehicle for economic inclusion”; Rabeb Aloui (Tunisia) “Women, conflict and climate mobility”; ed infine Elisabetta Venezia dell’Università di Bari Aldo Moro “The distributive dimension of social justice: accessibility of the elderly to the transport system”. (aise)




La fine del Ramadan sia festa nazionale: la proposta “choc” di Soumahoro

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islam musulmani 1024x681Aveva fatto scandalo una anno fa la decisione di sospendere le lezioni di una scuola statale a Pioltello, nel Milanese, nel giorno della festa di fine Ramadan. La chiusura era stata motivata dalla dirigenza scolastica semplicemente perché il 40% dei 1.200 alunni dell’istituto comprensivo, di origine musulmana, sarebbe comunque restato a casa in quella giornata di festa, secondo i canoni della propria religione. Tant’è che anche quest’anno la scuola Iqbal Masih di Pioltello ha già deciso il bis, secondo quanto riportato da Milanotoday, ovvero di chiudere le porte il 31 marzo prossimo, giorno della fine del Ramadan previsto per il 2025.
Di certo se la chiusura di una scuola in tutto lo Stivale per il giorno di festività musulmano ha innescato interrogazioni politiche e mobilitato il Mim per “fare chiarezza”, si prospetta che altrettanto rumore farà la proposta lanciata oggi da un deputato- di minoranza- che va proprio nella direzione di riconoscere anche in Italia come festività nazionale la fine del Ramadan. Ecco di cosa si tratta

UN PDL E UNA PETIZIONE PERCHÈ “L’ITALIA È IL TERZO PAESE DELL’UE PER NUMERO DI MUSULMANI”

Rendere festa nazionale la festa di fine Ramadan anche in Italia, “il terzo Paese dell’Unione europea per numero di musulmani con una stima di oltre 3 milioni di persone, di cui la metà cittadini italiani”. È la proposta del deputato Aboubakar Soumahoro, lanciata stamattina in una conferenza stampa alla Camera insieme alla petizione collegata ‘Un passo insieme – Eid per la convivenza’ – consultabile sugli omonimi canali social e che potrà essere firmata digitalmente già da lunedì 3 marzo.
Soumahoro ha depositato una pdl, la numero 1815, per il riconoscimento civile dell’Eid Al-Fitr, la ‘festa della rottura del digiuno’ che segna per le persone di fede islamica la fine del mese di Ramadan.

IL CALENDARIO DEL RAMADAN: DALL’1 AL 30 MARZO 2025

Quest’anno il mese sacro del digiuno per i musulmani inizierà domani, 1 marzo, e si concluderà intorno al 30 dello stesso mese, a seconda dell’avvistamento lunare. L’Eid Al-Fitr, così come ovviamente il mese di Ramadan, seguendo appunto il calendario lunare è infatti una festa ‘mobile’ – proprio come la Pasqua cristiana – e arretra di una decina di giorni ogni anno.

A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA L’ARTICOLO 19 DELLA COSTITUZIONE

L’Italia, ha spiegato Soumahoro, “è il terzo Paese dell’Unione europea per numero di popolazione musulmana, circa 3 milioni di cui 1,5 con cittadinanza italiana. Il tema della libertà di culto è previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, in particolare all’articolo 10, e dalla nostra Costituzione che all’articolo 19 recita che tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede”.
La petizione ‘Un passo insieme – Eid per la convivenza’, ha sottolineato il deputato, “nasce per rendere festiva la festa di fine Ramadan in Italia rispetto all’articolo 8 della Costituzione, secondo cui tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge. L’obiettivo è sensibilizzare, informare e condividere questi valori rendendo festiva la festa della fine del mese di Ramadan”.

“CONVIVENZA È ANCHE VALORIZZARE IL PLURALISMO RELIGIOSO”

La proposta di legge di Soumahoro prevede “il riconoscimento civile della festa di Eil Al-Fitr, sulla scorta di quanto avviene a New York, dove vivono 1 milione di musulmani, dal 2015: sia la festa di fine Ramadan che l’Eid Al-Adha sono giorni festivi, e anche le scuole rimangono chiuse”. Per il deputato, “in Italia fare un passo insieme per la convivenza vuol dire che siamo chiamati tutti insieme alla valorizzazione del pluralismo religioso, in armonia e nel rispetto dei valori della nostra Carta costituzionale e della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue”.
Soumahoro ha concluso citando “il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della festa di fine Ramadan del 2024: ‘La promozione del mutuo rispetto tra fedi e culture, elemento della coesione sociale della nostra comunità, sollecita all’esercizio di una responsabilità condivisa per il bene comune’”.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Perché il “giovedì grasso” si chiama così?

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imagesOggi, 27 febbraio, è giovedì grasso, la giornata che tradizionalmente apre la vera ‘festa’ di Carnevale, l’apice dei festeggiamenti, che si conclude ogni anno nel giorno di martedì grasso (che sarà il 4 marzo). Quest’anno i festeggiamenti per il Carnevale cadono un po’ più avanti del solito, arrivando a sforare nel mese di marzo. Le date del Carnevale, del resto, cambiano ogni anno, dal momento che per stabilire quando siano martedì e giovedì grasso bisogna prendere come riferimento la data della Pasqua. E quest’anno, infatti, la Pasqua cade ad aprile avanzato, il 20. Dal giorno di Pasqua, andando a ritroso, vanno considerati i 40 giorni della Quaresima, che si apre nel giorno chiamato dalla tradizione cristiana “il mercoledì delle ceneri” (quest’anno il 5 marzo). Ebbene, quando si conosce la data del mercoledì delle ceneri, è presto detto quali siano le due giornate clou del Carnevale: il martedì grasso è il giorno che precede il mercoledì delle ceneri e il giovedì grasso è il giovedì della settimana precedente. Quest’anno, dunque, giovedì grasso cade il 27 febbraio e martedì grasso il 4 marzo.

PERCHÈ LE GIORNATE DI CARNEVALE SI CHIAMANO ‘GRASSE’

Ma perchè il giovedì e il martedì di Carnevale si chiamano ‘grassi’? Perchè sono giorni in cui tradizionalmente sono consentiti “eccessi”, visto che vengono subito prima di un periodo di sacrifici, austerità e misura, ovvero la Quaresima. Sì perchè il riferimento (per questa e tante altre ricorrenze e schemi sociali), è pur sempre- ancora – la tradizione cristiana. A Carnevale, quindi, si può mangiare molto, di tutto (carne compresa, che invece poi in alcune giornate della Quaresima sarebbe vietata) e si può abbondare, con dolci e altre leccornie. Nell’antichità, poi, in queste giornate, alle famiglie più povere veniva permesso di avere accesso agli avanzi dei sontuosi banchetti organizzati dai ricchi. Un periodo eccezionale, dunque, e quindi ‘grasso’.

LA QUARESIMA DOPO GLI ECCESSI

Se l’ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso, si possono fare ‘follie’, ecco che l’indomani, con il mercoledì delle ceneri, scatta l’inizio della Quaresima, un periodo di 40 giorni prima della Pasqua in cui i fedeli erano tenuti a praticare il digiuno ecclesiastico (un solo pasto al giorno), l‘astinenza dalle carni (in tempi più recenti è rimasto questo tabù solo per la giornata del venerdì), oltre che ad intensificare la preghiera e gli atti caritatevoli. Il termine ‘Carnevale’ è legato proprio alla tradizione che vuole la carne fuori dai piatti dei cristiani durante la Quaresima: deriva infatti dal latino ‘carnem levare‘, cioè ‘eliminare la carne’). In sostanza, dunque, visto che si era sul punto di eliminare la carne per oltre un mese, ecco che nella vigila della Quaresima si poteva consumare tutto il cibo ricco e ‘grasso’ da cui ci si dovrebbe poi astenere nelle settimane successive.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Solo l’11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città

solo l'11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città

solo l'11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria cittàROMA – “Solo l’11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città e il 39% ha registrato negli ultimi anni peggioramenti significativi, soprattutto nei grandi centri urbani”. Sono i dati principali che emergono dal secondo Rapporto One Health ‘La salute della città e dei territori’, realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, e presentato al Senato. La ricerca, in particolare, ha esaminato l’evoluzione prevista delle aree urbane italiane entro il 2050, analizzando le principali sfide e opportunità in un contesto di profondi cambiamenti, come l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni economiche, sociali e culturali. Adottando un approccio integrato, il modello ‘One Health’ si propone come guida per affrontare le problematiche sanitarie, urbane e legate alla sostenibilità per supportare e migliorare la qualità della vita.
“Ci si immagina un tecnofuturo determinato dal progresso inarrestabile della tecnologia (per il 68% dei cittadini)- si legge nel Rapporto- e un orientamento sempre più concreto verso la sostenibilità (51%), l’efficienza (48%), l’inclusione (42%). La qualità della vita dipende inevitabilmente da alcuni elementi essenziali, il cui principio fondamentale può essere riassunto nel concetto di accessibilità: alla salute, al lavoro, alla casa, all’istruzione. L’immagine della città del futuro è pienamente in linea con le priorità espresse dalle persone. Infatti, i cittadini si aspettano che le città del futuro siano ambienti sicuri e verdi, dove sia possibile accedere facilmente a cure (56%), servizi (55%), formazione (53%), opportunità professionali (51%), mobilità sostenibile (50%), integrazione e socialità in ogni fase della vita”.

Città inclusive, dotate di spazi verdi, una sanità accessibile e innovativa, una mobilità sostenibile nonché una gestione efficiente della manutenzione urbana, intanto, sono gli aspetti principali che la progettazione urbana è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro, a partire dalla creazione di spazi sicuri e inclusivi, il miglioramento della salute pubblica e la prevenzione delle disuguaglianze. Ma da cosa è caratterizzato il panorama urbano in Italia? Da una rete di piccole e medie città, con poche grandi metropoli, fa sapere ancora la ricerca, e una popolazione che si prevede rimarrà sostanzialmente stabile nei prossimi 20-25 anni. Il Rapporto evidenzia che, a differenza di altri Paesi europei, le grandi città italiane non vedranno un aumento significativo di abitanti, mentre quelle di medie dimensioni registreranno una crescita demografica.

In questo contesto, raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati per il 2030 e il 2050 rappresenta una “sfida cruciale”: sebbene permangano difficoltà nel rispettare le scadenze a breve termine, c’è maggiore fiducia nella possibilità di migliorare le condizioni di vivibilità entro il 2050, a patto di “intervenire con decisione” su ecosostenibilità e trasporto pubblico. Lo studio ha permesso dunque di tracciare due scenari possibili per il futuro delle città. Il primo, denominato ‘città da usare’, immagina i grandi centri urbani come centri di eccellenza economica, culturale e sanitaria, da vivere principalmente come luoghi di lavoro e servizi, con una popolazione residente limitata e flussi giornalieri intensi. Il secondo, invece, chiamato ‘città da vivere’, concepisce il tessuto urbano come uno spazio orientato a favorire l’inclusione sociale, la coesione tra centro e periferie e aree urbane progettate per migliorare la qualità della vita, con abitazioni accessibili, verde pubblico e servizi di prossimità.

Per il futuro delle città italiane, in conclusione, risulta “cruciale” puntare sullo sviluppo di una rete di trasporto pubblico interurbano efficiente, privilegiando soluzioni sostenibili come il trasporto intermodale e il modello della ‘città dei 15 minuti’, che mira a rendere tutti i servizi essenziali facilmente accessibili. Allo stesso tempo, sarà necessario avviare una “transizione verso città più coese e solidali”, anche attraverso interventi mirati alla rigenerazione degli spazi pubblici e alla riduzione del consumo di suolo. Nel settore sanitario, l’integrazione tra pubblico e privato giocherà poi un ruolo chiave per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i costi, grazie anche all’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la telemedicina. L’attenzione verso la prevenzione sarà “più che mai centrale” e consentirà di far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione.

“Solo l’11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città e il 39% ha registrato negli ultimi anni peggioramenti significativi, soprattutto nei grandi centri urbani”. Sono i dati principali che emergono dal secondo Rapporto One Health ‘La salute della città e dei territori’, realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, e presentato al Senato. La ricerca, in particolare, ha esaminato l’evoluzione prevista delle aree urbane italiane entro il 2050, analizzando le principali sfide e opportunità in un contesto di profondi cambiamenti, come l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni economiche, sociali e culturali. Adottando un approccio integrato, il modello ‘One Health’ si propone come guida per affrontare le problematiche sanitarie, urbane e legate alla sostenibilità per supportare e migliorare la qualità della vita.

“Ci si immagina un tecnofuturo determinato dal progresso inarrestabile della tecnologia (per il 68% dei cittadini)– si legge nel Rapporto- e un orientamento sempre più concreto verso la sostenibilità (51%), l’efficienza (48%), l’inclusione (42%). La qualità della vita dipende inevitabilmente da alcuni elementi essenziali, il cui principio fondamentale può essere riassunto nel concetto di accessibilità: alla salute, al lavoro, alla casa, all’istruzione. L’immagine della città del futuro è pienamente in linea con le priorità espresse dalle persone. Infatti, i cittadini si aspettano che le città del futuro siano ambienti sicuri e verdi, dove sia possibile accedere facilmente a cure (56%), servizi (55%), formazione (53%), opportunità professionali (51%), mobilità sostenibile (50%), integrazione e socialità in ogni fase della vita”.

Città inclusive, dotate di spazi verdi, una sanità accessibile e innovativa, una mobilità sostenibile nonché una gestione efficiente della manutenzione urbana, intanto, sono gli aspetti principali che la progettazione urbana è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro, a partire dalla creazione di spazi sicuri e inclusivi, il miglioramento della salute pubblica e la prevenzione delle disuguaglianze. Ma da cosa è caratterizzato il panorama urbano in Italia? Da una rete di piccole e medie città, con poche grandi metropoli, fa sapere ancora la ricerca, e una popolazione che si prevede rimarrà sostanzialmente stabile nei prossimi 20-25 anni. Il Rapporto evidenzia che, a differenza di altri Paesi europei, le grandi città italiane non vedranno un aumento significativo di abitanti, mentre quelle di medie dimensioni registreranno una crescita demografica.

In questo contesto, raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati per il 2030 e il 2050 rappresenta una “sfida cruciale”: sebbene permangano difficoltà nel rispettare le scadenze a breve termine, c’è maggiore fiducia nella possibilità di migliorare le condizioni di vivibilità entro il 2050, a patto di “intervenire con decisione” su ecosostenibilità e trasporto pubblico. Lo studio ha permesso dunque di tracciare due scenari possibili per il futuro delle città. Il primo, denominato ‘città da usare’, immagina i grandi centri urbani come centri di eccellenza economica, culturale e sanitaria, da vivere principalmente come luoghi di lavoro e servizi, con una popolazione residente limitata e flussi giornalieri intensi. Il secondo, invece, chiamato ‘città da vivere’, concepisce il tessuto urbano come uno spazio orientato a favorire l’inclusione sociale, la coesione tra centro e periferie e aree urbane progettate per migliorare la qualità della vita, con abitazioni accessibili, verde pubblico e servizi di prossimità.

Per il futuro delle città italiane, in conclusione, risulta “cruciale” puntare sullo sviluppo di una rete di trasporto pubblico interurbano efficiente, privilegiando soluzioni sostenibili come il trasporto intermodale e il modello della ‘città dei 15 minuti’, che mira a rendere tutti i servizi essenziali facilmente accessibili. Allo stesso tempo, sarà necessario avviare una “transizione verso città più coese e solidali”, anche attraverso interventi mirati alla rigenerazione degli spazi pubblici e alla riduzione del consumo di suolo. Nel settore sanitario, l’integrazione tra pubblico e privato giocherà poi un ruolo chiave per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i costi, grazie anche all’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la telemedicina. L’attenzione verso la prevenzione sarà “più che mai centrale” e consentirà di far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione.

Agenzia DIRE – www.dire.it




In Parlamento nasce l’intergruppo “Harley Davidson”

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motoparlamento 1024x768Dal chiodo di Marlon Brando ne Il Selvaggio ai ’10 hp’ dell’amore non corrisposto di Lucio Battisti: direttamente dalle strade e dai bar, la passione per il mondo delle due ruote arriva in Parlamento. Nasce infatti a Montecitorio l’intergruppo ‘Harley Davidson’, che raggrupperà deputati e senatori nel segno dell’amore comune per la motocicletta, italiana e non, e di tutto ciò che la circonda.

Già pronta anche la prima proposta di legge del gruppo, che punta all’istituzione della Giornata della cultura della motocicletta, ogni anno il 21 giugno. A lanciare l’iniziativa è stato stamattina in una conferenza stampa alla Camera il deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra, primo firmatario della pdl e fondatore dell’intergruppo, insieme ai colleghi onorevoli Gianluca Caramanna, responsabile del dipartimento Turismo di Fdi, Salvatore Deidda, presidente della commissione Trasporti della Camera, Fabio Pietrella, componente della commissione Attività produttive, Commercio e Turismo di Montecitorio. Presenti anche la senatrice della Lega Erika Stefani, promotrice dell’Intergruppo per la Mobilità motociclistica, il dottor Giovanni Copioli, presidente di Federmoto, Alessandro Valle di Eternal City Motorcycle Show e lo scrittore Roberto Parodi.

“Abbiamo scelto di chiamare l’intergruppo Harley Davidson non per il marchio in sé, ma perché è rappresentativo di tutto il mondo del motociclismo e della nostra proposta di istituzione della Giornata della cultura della motocicletta”, ha spiegato La Salandra.

Questa proposta “nasce sulla base della mia esperienza, quando mio papà comprò un Gilera 50: ricordo tutto, dai miei primi 7 km dalla campagna al paese vicino, la mia prima Harley, una 883 che mi ha insegnato stare sulla strada e nel mondo motocicletta, fino alla mia bimba di 8 anni che già sa cambiare una candela”. Un mondo, ha sottolineato il deputato, “fatto anche di racconti nei bar con una socialità che riesce a essere molto più social del comune sentire. E che racconta un mondo anche italiano: la sfida tra Lambretta e Vespa, e poi Moto Guzzi, Gilera, Ducati”.

Al centro dell’iniziativa c’è la sicurezza stradale: “Si pensa spesso che il biker sia un duro, ma su strada è la persona più fragile possibile. Da qui nasce questa pdl molto semplice, che individua individua 21 giugno, già Giornata mondiale del motociclismo, come Giornata nazionale della cultura della motocicletta: un’occasione di divulgazione e sensibilizzazione”.

Pietrella ha fatto i “complimenti a La Salandra per la nascita dell’intergruppo e per l’ottima proposta di legge: il mondo della moto riguarda sicurezza stradale, parità di genere e non solo, perché è un settore importante per il sistema italiano. Basti pensare ai 300 milioni di euro di fatturato del settore abbigliamento e moda che porta il vivere la moto, o che l’Italia è il secondo Paese in Europa per immatricolazioni. È un settore altamente chiave nella costruzione del nostro Pil, e questa proposta potrà avere molto successo anche in chiave di una rappresentazione di sistemi trasversali della nostra italianità”.
Deidda, presidente della commissione Turismo, dov’è incardinata la pdl, ha spiegato: “Non sono un motociclista ma sono comunque un appassionato, e ho sottoscritto questa proposta anche dopo aver visitato più volte le fiere di Milano e Verona.

Anche per un profano questo basta per capire quale movimento crei la passione per la moto, che non è solo hobbistica ma anche lavorativa imprenditoriale, con un marchio Italia molto importante nel settore moto”. Questa giornata, ha sottolineato Deidda, “serve per creare la consapevolezza che il motociclista deve avere grande responsabilità, evitando giochi pericolosi, così come gli altri utenti della strada. Spero di calendarizzare presto questa proposta”.

Caramanna ha ricordato “l‘indotto enorme del mototurismo, con 3 miliardi di euro all’anno e la presenza di 35 milioni di moto in tutta Europa. Numeri importanti che si conciliano con il lavoro del ministero sul turismo esperienziale, soprattutto nei nostri borghi, fondamentale anche per aggirare i problemi infrastrutturali: grazie alle due ruote, spesso si possono raggiungere più facilmente le aree interne, che sono agevolate da questo tipo di turismo. Questa proposta è un motivo in più per lavorare insieme con diversi ministeri, dal Turismo all’Agricoltura, perché questo settore va promosso e messo a sistema”, ha concluso il deputato di Fdi.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Al via il Carnevale di Venezia, ammessi solo coriandoli plastic free: “Qui non è Disneyland”

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foto carnevale venezia 1024x768Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha firmato un’ordinanza che vieta su tutto il territorio comunale i coriandoli in plastica e altri prodotti simili (come stelle filanti in plastica, cannoni spara coriandoli in plastica e similari in materiali non naturali), anche in occasione di feste, manifestazioni ed eventi durante la celebrazione del Carnevale.
Una misura che si inserisce nel progetto “Venezia plastic free”. L’invito a chi vuol usare i coriandoli è quindi, prima, di leggere bene l’etichetta per verificarne la produzione e le modalità di smaltimento. “L’ordinanza riguarda gli spazi pubblici, ma il comportamento responsabile deve riguardare anche l’ambito privato- ricorda l’assessore all’Ambiente Massimiliano De Martin– anche lavorando nelle piccole scelte quotidiane si contribuisce ad avere una città più bella, ma soprattutto, ambientalmente più protetta. Vogliamo un Carnevale sostenibile”.

Brugnaro ha inoltre disposto, con una seconda ordinanza, misure per la sicurezza urbana e l’incolumità pubblica in occasione del “Corteo acqueo del Carnevale” di domenica. Dalle 9 alle 15, nelle aree interessate dall’evento, nelle vie di fuga e nelle aree limitrofe sarà vietato il trasporto senza giustificato motivo di bevande di qualsiasi genere conservate in contenitori di vetro, lattine chiuse o bottiglie di plastica tappate. L’ordinanza prevede inoltre il divieto di somministrazione di alimenti e bevande, anche nei plateatici esterni, per le attività commerciali presenti nell’area. Vietato anche l’utilizzo, il trasporto o la detenzione di spray a base di “Oleoresin Capsicum” o di sostanze sintetiche che producono gli stessi effetti. Per chi trasgredisce, sanzione amministrativa da 25 a 500 euro.

ZAIA: “A CARNEVALE VENEZIA NON DIVENTA DISNEYLAND, RISPETTARE IL SUO PATRIMONIO”

Il Carnevale di Venezia “è una tradizione secolare, probabilmente millenaria, il Carnevale. È un appuntamento identitario ma appresenta anche uno dei grandi motivi di richiamo per la città che ogni persona sogna di visitare almeno una volta. A coloro che arriveranno per queste giornate dò il benvenuto del Veneto e a tutti formulo l’augurio di vivere appieno la festa e lo spirito di libertà della nostra terra che questo periodo incarna”, dice il presidente del Veneto, Luca Zaia, nel giorno in cui a Venezia prendono le mosse le manifestazioni dello storico carnevale che si compirà con il martedì grasso, il 4 marzo prossimo. “Ma unisco una raccomandazione. Con le maschere, la musica, le manifestazioni nei palazzi, nelle calli e nei campi, infatti, Venezia non diventa una Disneyland, un luogo di divertimento fuori dal tempo e dallo spazio. È una città che va vissuta rispettando il suo patrimonio unico di opere d’arte, la vita dei suoi residenti, il lavoro degli operatori, la delicatezza dell’ambiente lagunare”.
Come per poche altre città simbolo, il Carnevale di Venezia “è un’icona universale- aggiunge Zaia- quando cinque anni fa alle prime avvisaglie della pandemia ho deciso di farlo sospendere, la responsabilità storica della misura mi ha dato una sensazione quasi di incredulità: come inibire l’accesso a Times Square o chiudere l’Oktoberfest. Il Carnevale è un simbolo, infatti, dell’identità veneziana proiettata verso il mondo che ritroviamo in un’infinità di tradizioni, ma soprattutto in una cornice unica”.

Agenzia DIRE – www.dire.it