Perché il “giovedì grasso” si chiama così?

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imagesOggi, 27 febbraio, è giovedì grasso, la giornata che tradizionalmente apre la vera ‘festa’ di Carnevale, l’apice dei festeggiamenti, che si conclude ogni anno nel giorno di martedì grasso (che sarà il 4 marzo). Quest’anno i festeggiamenti per il Carnevale cadono un po’ più avanti del solito, arrivando a sforare nel mese di marzo. Le date del Carnevale, del resto, cambiano ogni anno, dal momento che per stabilire quando siano martedì e giovedì grasso bisogna prendere come riferimento la data della Pasqua. E quest’anno, infatti, la Pasqua cade ad aprile avanzato, il 20. Dal giorno di Pasqua, andando a ritroso, vanno considerati i 40 giorni della Quaresima, che si apre nel giorno chiamato dalla tradizione cristiana “il mercoledì delle ceneri” (quest’anno il 5 marzo). Ebbene, quando si conosce la data del mercoledì delle ceneri, è presto detto quali siano le due giornate clou del Carnevale: il martedì grasso è il giorno che precede il mercoledì delle ceneri e il giovedì grasso è il giovedì della settimana precedente. Quest’anno, dunque, giovedì grasso cade il 27 febbraio e martedì grasso il 4 marzo.

PERCHÈ LE GIORNATE DI CARNEVALE SI CHIAMANO ‘GRASSE’

Ma perchè il giovedì e il martedì di Carnevale si chiamano ‘grassi’? Perchè sono giorni in cui tradizionalmente sono consentiti “eccessi”, visto che vengono subito prima di un periodo di sacrifici, austerità e misura, ovvero la Quaresima. Sì perchè il riferimento (per questa e tante altre ricorrenze e schemi sociali), è pur sempre- ancora – la tradizione cristiana. A Carnevale, quindi, si può mangiare molto, di tutto (carne compresa, che invece poi in alcune giornate della Quaresima sarebbe vietata) e si può abbondare, con dolci e altre leccornie. Nell’antichità, poi, in queste giornate, alle famiglie più povere veniva permesso di avere accesso agli avanzi dei sontuosi banchetti organizzati dai ricchi. Un periodo eccezionale, dunque, e quindi ‘grasso’.

LA QUARESIMA DOPO GLI ECCESSI

Se l’ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso, si possono fare ‘follie’, ecco che l’indomani, con il mercoledì delle ceneri, scatta l’inizio della Quaresima, un periodo di 40 giorni prima della Pasqua in cui i fedeli erano tenuti a praticare il digiuno ecclesiastico (un solo pasto al giorno), l‘astinenza dalle carni (in tempi più recenti è rimasto questo tabù solo per la giornata del venerdì), oltre che ad intensificare la preghiera e gli atti caritatevoli. Il termine ‘Carnevale’ è legato proprio alla tradizione che vuole la carne fuori dai piatti dei cristiani durante la Quaresima: deriva infatti dal latino ‘carnem levare‘, cioè ‘eliminare la carne’). In sostanza, dunque, visto che si era sul punto di eliminare la carne per oltre un mese, ecco che nella vigila della Quaresima si poteva consumare tutto il cibo ricco e ‘grasso’ da cui ci si dovrebbe poi astenere nelle settimane successive.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Solo l’11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città

solo l'11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città

solo l'11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria cittàROMA – “Solo l’11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città e il 39% ha registrato negli ultimi anni peggioramenti significativi, soprattutto nei grandi centri urbani”. Sono i dati principali che emergono dal secondo Rapporto One Health ‘La salute della città e dei territori’, realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, e presentato al Senato. La ricerca, in particolare, ha esaminato l’evoluzione prevista delle aree urbane italiane entro il 2050, analizzando le principali sfide e opportunità in un contesto di profondi cambiamenti, come l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni economiche, sociali e culturali. Adottando un approccio integrato, il modello ‘One Health’ si propone come guida per affrontare le problematiche sanitarie, urbane e legate alla sostenibilità per supportare e migliorare la qualità della vita.
“Ci si immagina un tecnofuturo determinato dal progresso inarrestabile della tecnologia (per il 68% dei cittadini)- si legge nel Rapporto- e un orientamento sempre più concreto verso la sostenibilità (51%), l’efficienza (48%), l’inclusione (42%). La qualità della vita dipende inevitabilmente da alcuni elementi essenziali, il cui principio fondamentale può essere riassunto nel concetto di accessibilità: alla salute, al lavoro, alla casa, all’istruzione. L’immagine della città del futuro è pienamente in linea con le priorità espresse dalle persone. Infatti, i cittadini si aspettano che le città del futuro siano ambienti sicuri e verdi, dove sia possibile accedere facilmente a cure (56%), servizi (55%), formazione (53%), opportunità professionali (51%), mobilità sostenibile (50%), integrazione e socialità in ogni fase della vita”.

Città inclusive, dotate di spazi verdi, una sanità accessibile e innovativa, una mobilità sostenibile nonché una gestione efficiente della manutenzione urbana, intanto, sono gli aspetti principali che la progettazione urbana è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro, a partire dalla creazione di spazi sicuri e inclusivi, il miglioramento della salute pubblica e la prevenzione delle disuguaglianze. Ma da cosa è caratterizzato il panorama urbano in Italia? Da una rete di piccole e medie città, con poche grandi metropoli, fa sapere ancora la ricerca, e una popolazione che si prevede rimarrà sostanzialmente stabile nei prossimi 20-25 anni. Il Rapporto evidenzia che, a differenza di altri Paesi europei, le grandi città italiane non vedranno un aumento significativo di abitanti, mentre quelle di medie dimensioni registreranno una crescita demografica.

In questo contesto, raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati per il 2030 e il 2050 rappresenta una “sfida cruciale”: sebbene permangano difficoltà nel rispettare le scadenze a breve termine, c’è maggiore fiducia nella possibilità di migliorare le condizioni di vivibilità entro il 2050, a patto di “intervenire con decisione” su ecosostenibilità e trasporto pubblico. Lo studio ha permesso dunque di tracciare due scenari possibili per il futuro delle città. Il primo, denominato ‘città da usare’, immagina i grandi centri urbani come centri di eccellenza economica, culturale e sanitaria, da vivere principalmente come luoghi di lavoro e servizi, con una popolazione residente limitata e flussi giornalieri intensi. Il secondo, invece, chiamato ‘città da vivere’, concepisce il tessuto urbano come uno spazio orientato a favorire l’inclusione sociale, la coesione tra centro e periferie e aree urbane progettate per migliorare la qualità della vita, con abitazioni accessibili, verde pubblico e servizi di prossimità.

Per il futuro delle città italiane, in conclusione, risulta “cruciale” puntare sullo sviluppo di una rete di trasporto pubblico interurbano efficiente, privilegiando soluzioni sostenibili come il trasporto intermodale e il modello della ‘città dei 15 minuti’, che mira a rendere tutti i servizi essenziali facilmente accessibili. Allo stesso tempo, sarà necessario avviare una “transizione verso città più coese e solidali”, anche attraverso interventi mirati alla rigenerazione degli spazi pubblici e alla riduzione del consumo di suolo. Nel settore sanitario, l’integrazione tra pubblico e privato giocherà poi un ruolo chiave per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i costi, grazie anche all’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la telemedicina. L’attenzione verso la prevenzione sarà “più che mai centrale” e consentirà di far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione.

Solo l’11% degli italiani è pienamente soddisfatto della qualità della vita nella propria città e il 39% ha registrato negli ultimi anni peggioramenti significativi, soprattutto nei grandi centri urbani”. Sono i dati principali che emergono dal secondo Rapporto One Health ‘La salute della città e dei territori’, realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, e presentato al Senato. La ricerca, in particolare, ha esaminato l’evoluzione prevista delle aree urbane italiane entro il 2050, analizzando le principali sfide e opportunità in un contesto di profondi cambiamenti, come l’invecchiamento della popolazione e le trasformazioni economiche, sociali e culturali. Adottando un approccio integrato, il modello ‘One Health’ si propone come guida per affrontare le problematiche sanitarie, urbane e legate alla sostenibilità per supportare e migliorare la qualità della vita.

“Ci si immagina un tecnofuturo determinato dal progresso inarrestabile della tecnologia (per il 68% dei cittadini)– si legge nel Rapporto- e un orientamento sempre più concreto verso la sostenibilità (51%), l’efficienza (48%), l’inclusione (42%). La qualità della vita dipende inevitabilmente da alcuni elementi essenziali, il cui principio fondamentale può essere riassunto nel concetto di accessibilità: alla salute, al lavoro, alla casa, all’istruzione. L’immagine della città del futuro è pienamente in linea con le priorità espresse dalle persone. Infatti, i cittadini si aspettano che le città del futuro siano ambienti sicuri e verdi, dove sia possibile accedere facilmente a cure (56%), servizi (55%), formazione (53%), opportunità professionali (51%), mobilità sostenibile (50%), integrazione e socialità in ogni fase della vita”.

Città inclusive, dotate di spazi verdi, una sanità accessibile e innovativa, una mobilità sostenibile nonché una gestione efficiente della manutenzione urbana, intanto, sono gli aspetti principali che la progettazione urbana è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro, a partire dalla creazione di spazi sicuri e inclusivi, il miglioramento della salute pubblica e la prevenzione delle disuguaglianze. Ma da cosa è caratterizzato il panorama urbano in Italia? Da una rete di piccole e medie città, con poche grandi metropoli, fa sapere ancora la ricerca, e una popolazione che si prevede rimarrà sostanzialmente stabile nei prossimi 20-25 anni. Il Rapporto evidenzia che, a differenza di altri Paesi europei, le grandi città italiane non vedranno un aumento significativo di abitanti, mentre quelle di medie dimensioni registreranno una crescita demografica.

In questo contesto, raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati per il 2030 e il 2050 rappresenta una “sfida cruciale”: sebbene permangano difficoltà nel rispettare le scadenze a breve termine, c’è maggiore fiducia nella possibilità di migliorare le condizioni di vivibilità entro il 2050, a patto di “intervenire con decisione” su ecosostenibilità e trasporto pubblico. Lo studio ha permesso dunque di tracciare due scenari possibili per il futuro delle città. Il primo, denominato ‘città da usare’, immagina i grandi centri urbani come centri di eccellenza economica, culturale e sanitaria, da vivere principalmente come luoghi di lavoro e servizi, con una popolazione residente limitata e flussi giornalieri intensi. Il secondo, invece, chiamato ‘città da vivere’, concepisce il tessuto urbano come uno spazio orientato a favorire l’inclusione sociale, la coesione tra centro e periferie e aree urbane progettate per migliorare la qualità della vita, con abitazioni accessibili, verde pubblico e servizi di prossimità.

Per il futuro delle città italiane, in conclusione, risulta “cruciale” puntare sullo sviluppo di una rete di trasporto pubblico interurbano efficiente, privilegiando soluzioni sostenibili come il trasporto intermodale e il modello della ‘città dei 15 minuti’, che mira a rendere tutti i servizi essenziali facilmente accessibili. Allo stesso tempo, sarà necessario avviare una “transizione verso città più coese e solidali”, anche attraverso interventi mirati alla rigenerazione degli spazi pubblici e alla riduzione del consumo di suolo. Nel settore sanitario, l’integrazione tra pubblico e privato giocherà poi un ruolo chiave per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i costi, grazie anche all’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la telemedicina. L’attenzione verso la prevenzione sarà “più che mai centrale” e consentirà di far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione.

Agenzia DIRE – www.dire.it




In Parlamento nasce l’intergruppo “Harley Davidson”

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motoparlamento 1024x768Dal chiodo di Marlon Brando ne Il Selvaggio ai ’10 hp’ dell’amore non corrisposto di Lucio Battisti: direttamente dalle strade e dai bar, la passione per il mondo delle due ruote arriva in Parlamento. Nasce infatti a Montecitorio l’intergruppo ‘Harley Davidson’, che raggrupperà deputati e senatori nel segno dell’amore comune per la motocicletta, italiana e non, e di tutto ciò che la circonda.

Già pronta anche la prima proposta di legge del gruppo, che punta all’istituzione della Giornata della cultura della motocicletta, ogni anno il 21 giugno. A lanciare l’iniziativa è stato stamattina in una conferenza stampa alla Camera il deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra, primo firmatario della pdl e fondatore dell’intergruppo, insieme ai colleghi onorevoli Gianluca Caramanna, responsabile del dipartimento Turismo di Fdi, Salvatore Deidda, presidente della commissione Trasporti della Camera, Fabio Pietrella, componente della commissione Attività produttive, Commercio e Turismo di Montecitorio. Presenti anche la senatrice della Lega Erika Stefani, promotrice dell’Intergruppo per la Mobilità motociclistica, il dottor Giovanni Copioli, presidente di Federmoto, Alessandro Valle di Eternal City Motorcycle Show e lo scrittore Roberto Parodi.

“Abbiamo scelto di chiamare l’intergruppo Harley Davidson non per il marchio in sé, ma perché è rappresentativo di tutto il mondo del motociclismo e della nostra proposta di istituzione della Giornata della cultura della motocicletta”, ha spiegato La Salandra.

Questa proposta “nasce sulla base della mia esperienza, quando mio papà comprò un Gilera 50: ricordo tutto, dai miei primi 7 km dalla campagna al paese vicino, la mia prima Harley, una 883 che mi ha insegnato stare sulla strada e nel mondo motocicletta, fino alla mia bimba di 8 anni che già sa cambiare una candela”. Un mondo, ha sottolineato il deputato, “fatto anche di racconti nei bar con una socialità che riesce a essere molto più social del comune sentire. E che racconta un mondo anche italiano: la sfida tra Lambretta e Vespa, e poi Moto Guzzi, Gilera, Ducati”.

Al centro dell’iniziativa c’è la sicurezza stradale: “Si pensa spesso che il biker sia un duro, ma su strada è la persona più fragile possibile. Da qui nasce questa pdl molto semplice, che individua individua 21 giugno, già Giornata mondiale del motociclismo, come Giornata nazionale della cultura della motocicletta: un’occasione di divulgazione e sensibilizzazione”.

Pietrella ha fatto i “complimenti a La Salandra per la nascita dell’intergruppo e per l’ottima proposta di legge: il mondo della moto riguarda sicurezza stradale, parità di genere e non solo, perché è un settore importante per il sistema italiano. Basti pensare ai 300 milioni di euro di fatturato del settore abbigliamento e moda che porta il vivere la moto, o che l’Italia è il secondo Paese in Europa per immatricolazioni. È un settore altamente chiave nella costruzione del nostro Pil, e questa proposta potrà avere molto successo anche in chiave di una rappresentazione di sistemi trasversali della nostra italianità”.
Deidda, presidente della commissione Turismo, dov’è incardinata la pdl, ha spiegato: “Non sono un motociclista ma sono comunque un appassionato, e ho sottoscritto questa proposta anche dopo aver visitato più volte le fiere di Milano e Verona.

Anche per un profano questo basta per capire quale movimento crei la passione per la moto, che non è solo hobbistica ma anche lavorativa imprenditoriale, con un marchio Italia molto importante nel settore moto”. Questa giornata, ha sottolineato Deidda, “serve per creare la consapevolezza che il motociclista deve avere grande responsabilità, evitando giochi pericolosi, così come gli altri utenti della strada. Spero di calendarizzare presto questa proposta”.

Caramanna ha ricordato “l‘indotto enorme del mototurismo, con 3 miliardi di euro all’anno e la presenza di 35 milioni di moto in tutta Europa. Numeri importanti che si conciliano con il lavoro del ministero sul turismo esperienziale, soprattutto nei nostri borghi, fondamentale anche per aggirare i problemi infrastrutturali: grazie alle due ruote, spesso si possono raggiungere più facilmente le aree interne, che sono agevolate da questo tipo di turismo. Questa proposta è un motivo in più per lavorare insieme con diversi ministeri, dal Turismo all’Agricoltura, perché questo settore va promosso e messo a sistema”, ha concluso il deputato di Fdi.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Al via il Carnevale di Venezia, ammessi solo coriandoli plastic free: “Qui non è Disneyland”

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foto carnevale venezia 1024x768Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha firmato un’ordinanza che vieta su tutto il territorio comunale i coriandoli in plastica e altri prodotti simili (come stelle filanti in plastica, cannoni spara coriandoli in plastica e similari in materiali non naturali), anche in occasione di feste, manifestazioni ed eventi durante la celebrazione del Carnevale.
Una misura che si inserisce nel progetto “Venezia plastic free”. L’invito a chi vuol usare i coriandoli è quindi, prima, di leggere bene l’etichetta per verificarne la produzione e le modalità di smaltimento. “L’ordinanza riguarda gli spazi pubblici, ma il comportamento responsabile deve riguardare anche l’ambito privato- ricorda l’assessore all’Ambiente Massimiliano De Martin– anche lavorando nelle piccole scelte quotidiane si contribuisce ad avere una città più bella, ma soprattutto, ambientalmente più protetta. Vogliamo un Carnevale sostenibile”.

Brugnaro ha inoltre disposto, con una seconda ordinanza, misure per la sicurezza urbana e l’incolumità pubblica in occasione del “Corteo acqueo del Carnevale” di domenica. Dalle 9 alle 15, nelle aree interessate dall’evento, nelle vie di fuga e nelle aree limitrofe sarà vietato il trasporto senza giustificato motivo di bevande di qualsiasi genere conservate in contenitori di vetro, lattine chiuse o bottiglie di plastica tappate. L’ordinanza prevede inoltre il divieto di somministrazione di alimenti e bevande, anche nei plateatici esterni, per le attività commerciali presenti nell’area. Vietato anche l’utilizzo, il trasporto o la detenzione di spray a base di “Oleoresin Capsicum” o di sostanze sintetiche che producono gli stessi effetti. Per chi trasgredisce, sanzione amministrativa da 25 a 500 euro.

ZAIA: “A CARNEVALE VENEZIA NON DIVENTA DISNEYLAND, RISPETTARE IL SUO PATRIMONIO”

Il Carnevale di Venezia “è una tradizione secolare, probabilmente millenaria, il Carnevale. È un appuntamento identitario ma appresenta anche uno dei grandi motivi di richiamo per la città che ogni persona sogna di visitare almeno una volta. A coloro che arriveranno per queste giornate dò il benvenuto del Veneto e a tutti formulo l’augurio di vivere appieno la festa e lo spirito di libertà della nostra terra che questo periodo incarna”, dice il presidente del Veneto, Luca Zaia, nel giorno in cui a Venezia prendono le mosse le manifestazioni dello storico carnevale che si compirà con il martedì grasso, il 4 marzo prossimo. “Ma unisco una raccomandazione. Con le maschere, la musica, le manifestazioni nei palazzi, nelle calli e nei campi, infatti, Venezia non diventa una Disneyland, un luogo di divertimento fuori dal tempo e dallo spazio. È una città che va vissuta rispettando il suo patrimonio unico di opere d’arte, la vita dei suoi residenti, il lavoro degli operatori, la delicatezza dell’ambiente lagunare”.
Come per poche altre città simbolo, il Carnevale di Venezia “è un’icona universale- aggiunge Zaia- quando cinque anni fa alle prime avvisaglie della pandemia ho deciso di farlo sospendere, la responsabilità storica della misura mi ha dato una sensazione quasi di incredulità: come inibire l’accesso a Times Square o chiudere l’Oktoberfest. Il Carnevale è un simbolo, infatti, dell’identità veneziana proiettata verso il mondo che ritroviamo in un’infinità di tradizioni, ma soprattutto in una cornice unica”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Perché San Valentino è il patrono dell’amore?

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Ma San Valentino che ne sapeva, dell’amore. L’hanno fatto patrono a sua insaputa. La “festa degli innamorati” cade nel suo giorno, il 14 febbraio, e non si sa bene perché.

E’ dal Quattordicesimo secolo, lustro più lustro meno, che va avanti questa storia nata probabilmente in Inghilterra. Lì “Valentine” è la lettera d’amore. Ma secondo alcuni San Valentino fu promosso santo dell’amore un po’ per caso: in questi giorni, nell’antica Roma, si celebravano i Lupercalia, una festa della fertilità.

Di Valentino sappiamo che prima di essere santo fu sacerdote martire del Terzo secolo. Ma di lui si sa davvero pochissimo. La sua festa venne istituita nel 469. Ma fu probabilmente Geoffrey Chaucer a riposizionarlo nel ruolo che oggi ancora riveste, promuovendolo santo dell’amor cortese. Prima che gli Stati Uniti lo trasformassero definitivamente in un santo del marketing.

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A San Valentino “Fai l’amore, ripudia la guerra”: letti in piazza in cinque città

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lennon ono bed in 1024x751Si può festeggiare San Valentino non solo per celebrare l’amore di coppia. La giornata del 14 febbraio quest’anno può diventare l’occasione per dire “no” alla guerra. È l’invito che lancia Emergency attraverso l’iniziativa “Fai l’amore, ripudia la guerra!”.
In 5 città italiane- Milano, Roma, Padova, Catanzaro e Bari- sarà infatti posizionato un letto a due piazze che “ospiterà chi vorrà mettersi in gioco scrivendo un cartello contro la guerra e scattarsi una foto”. A Milano parteciperà all’iniziativa anche il presentatore e comico Max Angioni, mentre a Roma ci saranno la violinista Valentina Del Re e il poeta Er Pinto.

COME JOHN LENNON E YOKO ONO

“L’iniziativa- spiega in una nota Emergency- si ispira al famoso Bed-in” di John Lennon e Yoko Ono che nel 1969 protestarono in maniera non violenta contro la guerra in Vietnam, promuovendo la pace.
L’evento aperto a tutti rilancia la campagna R1PUD1A di Emergency che vuole riaffermare l’importanza e l’adesione all’articolo 11 della Costituzione italiana: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

“SONO 56 LE GUERRE NEL MONDO, IL 90% DELLE VITTIME SONO CIVILI”

La campagna ha l’obiettivo di diffondere il messaggio contro la guerra ispirato dell’articolo 11 della Costituzione a cui possono aderire non solo i singoli cittadini ma scuole, teatri, Comuni, enti pubblici e locali. In un momento in cui la guerra sembra inevitabile – e sono 56 le guerre nel mondo – Emergency, proprio grazie alla sua esperienza sul campo, afferma che il 90% dei morti e dei feriti sono civili e che la spesa di un F-35 vale quanto 3.244 posti letto di terapia intensiva. L’Associazione nata per offrire cure medico chirurgiche gratuite di elevata qualità alle vittime della guerra e per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, dalla sua fondazione è intervenuta in 21 Paesi curando, in tutte le sue strutture, oltre 13 milioni di pazienti nel mondo. Oggi l’organizzazione è presente con i suoi operatori in Sudan, Ucraina e nella Striscia di Gaza in Palestina.

DOVE E A CHE ORA TROVARE IL “LETTO” DI EMERGENCY

Roma: Largo Argentina dalle 17:30

Milano: Piazza Mercanti 13/15 dalle 17:30

Catanzaro: Piazzetta della Libertà dalle 15

Bari: Via Argiro dalle 17:30

Padova: Prato della Valle dalle 16

(Fonte foto di apertura: https://www.comune.modena.it)

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Oggi è la Giornata dei calzini spaiati: che cos’è e come partecipare

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foto singola sito 2025 02 06t102203.155 1024x576Torna anche quest’anno la Giornata dei calzini spaiati, evento nato per celebrare la bellezza della diversità in tutte le sue forme. Giunta alla 12esima edizione, la Giornata viene celebrata ogni primo venerdì di febbraio, un venerdì dedicato al ‘dramma’ che accomuna ogni persona del pianeta, un enigma lungo secoli. Come si chiede Vinicio Capossela nel ‘Paradiso dei calzini’: Dove vanno a finire i calzini, quando perdono i loro vicini?.

LA GIORNATA DEI CALZINI SPAIATI

La Giornata dei calzini spaiati è nata dall’idea dei bambini della Scuola Primaria di Terzo di Aquileia. Nel 2014 è approdata su Facebook e da allora è diventato un appuntamento fisso per tutti. L’intento è quello di utilizzare un oggetto di uso comune e colorato come i calzini per valorizzare e sensibilizzare sul tema della diversità.

COME PARTECIPARE

“Fatevi una foto o un video, pubblicateli sulla nostra pagina Facebook, sul vostro profilo (con visibilità pubblica), su Instagram, nelle stories, su TikTok, insomma dove vi piace- si legge sulle pagine social- Menzionateci e scrivete #calzinispaiati2025. Vi aspettiamo con i vostri calzini spaiati da casa, dal lavoro, da scuola, dalla palestra, dalla biblioteca, in autobus, al mare o in montagna, vicini o lontani. La giornata dei calzini spaiati ha il semplice desiderio di raggiungere e raggruppare in un unico grande abbraccio colorato tutte le persone che si sentono un po’ spaiate, come noi“.

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Al via oggi le Giornate della Moda Italiana nel Mondo

al via oggi le giornate della moda italiana nel mondo

al via oggi le giornate della moda italiana nel mondoIl Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha inaugurato oggi a Villa Madama le “Giornate della moda italiana nel mondo”, innovativo formato di promozione integrata nell’ambito della diplomazia della crescita.

L’Italia è il primo produttore al mondo di alta moda e il secondo esportatore mondiale di un comparto dove trovano impiego più di mezzo milione di addetti in 62.000 aziende, quasi l’80% delle quali micro-imprese.

Per intensificare e focalizzare sempre di più le attività promozionali, su impulso del Ministro Tajani si riunirà quindi questo pomeriggio, a Villa Madama, anche il “Tavolo Moda per l’internazionalizzazione”, che permetterà al MAECI e alle principali Associazioni di categoria di avviare uno stretto coordinamento tecnico in un’ottica di Sistema Paese. Tale coordinamento sarà poi suggellato dalla firma, durante la cerimonia di presentazione delle Giornate della Moda Italiana nel mondo, di un Protocollo d’Intesa che permetterà di accrescere la qualità e la quantità degli eventi realizzati dalla rete diplomatica italiana a beneficio della moda italiana e, parallelamente, lottare contro la contraffazione con il fondamentale supporto, in questo caso, della Guardia di Finanza, Corpo già impegnato da anni nella tutela del Made in Italy.

Su queste basi, le “Giornate della moda italiana nel mondo” vogliono rilanciare, attraverso Ambasciate, Rappresentanze Permanenti, Consolati ed Istituti Italiani di Cultura, una moda italiana che sia veicolo di sviluppo e specchio dei nostri valori, della nostra creatività e della nostra passione per l’innovazione.




A Villa Madama Tajani presenta le “Giornate della moda italiana nel mondo”

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Domani, 28 gennaio, alle 18:15, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, presiederà a Villa Madama l’evento di lancio delle Giornate della moda italiana nel mondo.
Alla cerimonia interverranno i Presidenti delle principali Associazioni di categoria, con le quali verrà firmato un Protocollo d’Intesa, il Presidente di ICE-Agenzia Matteo Zoppas e i rappresentanti della Guardia di Finanza.
L’evento sarà anche occasione per un confronto sulle strategie e priorità di internazionalizzazione del settore, ivi incluse azioni di prevenzione della contraffazione e per presentare le Giornate della moda italiana nel mondo, nuovo formato di promozione integrata che verrà realizzato dalle Ambasciate, Consolati, Uffici ICE e Istituti di cultura italiani all’estero. (aise)




Hugging Day, ecco perché il 21 gennaio è la Giornata dell’abbraccio

giornata dellabbraccio

giornata dellabbraccioGli abbracci sono un vero e proprio toccasana per la salute umana. Riducono lo stress, aumentano l’autostima e migliorano la salute mentale. Proprio per ricordare la loro importanza, ogni 21 gennaio si festeggia l’Hugging Day, la giornata dell’abbraccio.

HUGGING DAY, LA GIORNATA DELL’ABBRACCIO

Ideata da Kevin Zaborney nel 1986 e celebrata per la prima volta nel Michigan (USA), l’Hugging Day si festeggia ormai a livello globale. Zaborney ha scelto il 21 gennaio come data perché, secondo lui, nel periodo dopo le festività invernali le persone tendono a sentirsi giù di morale.

Diversi studi hanno dimostrato che un abbraccio ha davvero effetti benefici sull’essere umano. Oltre a migliorare la salute cardiaca, abbassando la pressione sanguigna, può aumentare i livelli di ossitocina e serotonina. Un vero antistress, dunque, economico e naturale.

Agenzia DIRE – www.dire.it