Dal Messico la riscoperta di una Sonata vivaldiana

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sonatavertRiproduciamo di seguito un articolo di Marco Beghelli pubblicato nel mensile italiano di cultura e informazione musicale giornaledellamusica.it in cui si descrive come Fabrizio Ammetto —tra i più attivi musicologi vivaldiani e membro dell’Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico (ARIM)— e il suo ex-alunno spagnolo Javier Lupiáñez, addottoratosi nell’Università di Guanajuato, hanno identificato un manoscritto contenente una Sonata di Antonio Vivaldi, finora attribuita ad un altro compositore.

«Durante l’estate scorsa» —ha spiegato Ammetto— «Javier mi ha sottoposto la riproduzione di un manoscritto settecentesco conservato a Vienna, per via di alcuni dubbi che gli suscitava una Sonata lì contenuta, attribuita a Giuseppe Aldrovandini, compositore bolognese di fine Seicento. Guardando insieme quella musica con attenzione, abbiamo però rilevato —chi l’uno, chi l’altro— una serie di passaggi e di elementi compositivi che ci indirizzano invece verso quella che oggi riteniamo essere la giusta attribuzione della Sonata: una composizione sicuramente vivaldiana. Abbiamo dunque sottoposto le nostre intuizioni e le ragioni stilistiche di sostegno al comitato editoriale dell’Istituto Italiano Antonio Vivaldi, che le ha avallate senza alcuna ombra di dubbio. E un ampio articolo sull’argomento verrà pubblicato sul prossimo numero della rivista Studi vivaldiani».

Come si era arrivati all’erronea attribuzione?

«L’errore parte dal copista che produsse quel manoscritto, ricopiando una raccolta miscellanea di 12 brevi sonate d’area bolognese edita qualche decennio prima. Nelle ultime pagine, rimaste vuote, copiò tempo dopo un’ulteriore Sonata molto più ampia e complessa, senza indicarne l’autore. Il catalogo della biblioteca viennese che conserva quel manoscritto ha attribuito meccanicamente la tredicesima Sonata ad Aldrovandini, uno degli autori delle altre composizioni lì presenti, ingannato da una serie di indicazioni e cancellature parziali operate dallo stesso copista, che hanno facilmente indotto nell’errore».

Quali sono gli elementi che hanno invece indotto alla nuova attribuzione?

«Sono molteplici, e di differente natura e peso. Il più eclatante – ma per certi versi anche il meno probante – è il fatto che il terzo movimento comincia come una delle sonate autentiche di Vivaldi pervenuteci incomplete: ma è soltanto un primo indizio, sostenuto dal fatto che Vivaldi spesso si autocitava. Ulteriori spunti tematici che concordano con altri brani vivaldiani si ritrovano poi nell’intera Sonata. Alcuni elementi compositivi caratteristici del Prete Rosso risultano tuttavia ancora più forti e convincenti nello spingerci alla identificazione. Ad esempio, in un’epoca in cui i compositori tendevano ancora a scrivere in chiave una alterazione in meno di quelle richieste dalla tonalità della composizione, Vivaldi è fra i primi a indicare tutti e tre i diesis per una musica in La Maggiore come questa, una modalità che il copista deve aver pedissequamente rispettato nel suo manoscritto. Ancor più probante è la presenza, in questa Sonata, della tipica fraseologia ternaria usata da Vivaldi, che tende cioè a ripetere le cose tre volte (e non due o quattro, come sono più soliti fare i suoi contemporanei). Ci sono poi le altrettanto tipiche riprese acefale, vale a dire che quando un passo ritorna non lo sentiamo sempre riprodotto dall’inizio, ma riappare spesso senza la “testa” del tema, privo della sua prima battuta. Insomma, tanti elementi (ed altri ancora, tecnici e stilistici, su cui qui non mi soffermo), tutti insufficienti di per sé, ma che nel loro insieme fanno un numero tale di indizi che ci portano con grande sicurezza verso Vivaldi».

Questa nuova attribuzione aggiunge qualcosa alla nostra conoscenza di Vivaldi?

«La Sonata in La maggiore si rivela essere tra le più difficili per violino e continuo scritte da Vivaldi, tecnicamente più simile alle pretese di un grande concerto solistico che non di una sonata da camera. Potremmo dirla una “Sonata a guisa di Concerto”, tipologia non molto comune, che il giovane Vivaldi deve aver scritto per sé stesso come biglietto da visita virtuosistico, utilizzabile là dove non avesse avuto la possibilità di presentarsi accompagnato da un’orchestra. La composizione potrebbe infatti collocarsi intorno al 1710-12, epoca in cui l’artista fa ancora molto affidamento alle sue potenzialità come esecutore, più ancora che come autore».

Quale sarà ora la sua sorte?

«Le è stato attribuito un numero ufficiale all’interno del catalogo vivaldiano (RV 829), viene stampata dall’editore Ricordi all’interno della collana che pubblica in edizione critica tutte le composizioni di Vivaldi e gode in questi giorni di varie prime esecuzioni pubbliche: il 25 gennaio alla radio spagnola (Radio Clásica) con Javier Lupiáñez, il 27 gennaio a Vicenza con Federico Guglielmo e finalmente il 2 marzo a Venezia (allo Squero della Fondazione Cini, due passi dall’Istituto Vivaldi), sempre con Lupiáñez. Le caratteristiche di tale sonata, come musica di grande effetto, la candidano a diventare un cavallo di battaglia per i violinisti della prossima generazione».

Immagine: Biblioteca nazionale austriaca, Vienna (A-Wn): E.M.55/1-13




Il chitarrista Paolo Angeli in tour negli USA

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26paoloangeliSan Francisco (USA) ha accolto il chitarrista, compositore ed etnomusicologo italiano Paolo Angeli. Lo farà oggi, 26 gennaio, al SFJAZZ Center con un concerto. Quella di San Francisco è la prima tappa del nuovo tour internazionale di Paolo Angeli, un progetto triennale di concerti che lo vedrà tornare negli Stati Uniti più volte e che si estenderà in Sud America, Asia e Canada. Alla base dei live ci sarà un pot-pourri dei suoi ultimi quattro album da solista.
Il tour americano – sostenuto in questa prima fase dall’IIC di San Francisco – si aprirà con un doppio set a San Francisco oggi, 26 gennaio, per proseguire a Portland al Jack London Revue (domani, 27 gennaio) e Seattle, per Abbey Arts (dopodomani, 28 gennaio). “Tra il 2019 e il 2023 ho dedicato gran parte delle mie energie alla produzione in studio. Dopo 22.22 Free Radiohead, c’è stato il trittico Jar’a, Rade e Níjar (senza dimenticare il live con Iosonouncane Jalitah). È stato un crescendo che ha posto all’attenzione della critica un percorso dialettico che ha trovatoriconoscimenti importanti. Ora sento la necessità di condividere le musiche degli ultimi 4 album da solista – e dei lavori precedenti- dal vivo, concentrandomi su una dimensione internazionale”.
Angeli sarà nuovamente negli States in maggio e in ottobre.
“Da sempre la mia dimensione più congeniale è la dimensione live. Mi permette di esplorare il materiale composto donandogli una prospettiva tridimensionale attraverso l’improvvisazione. Mi gratifica che, nonostante la difficoltà che il mondo sta attraversando in questo momento storico, la musica costituisca ancora un veicolo di pace e condivisione tra popoli di diverse latitudini”, ha spiegato Angeli.
La musica di Paolo Angeli è sospesa tra popolare e contemporaneo, tra pulsazioni balcaniche, arcate mediorientali, adagi desert nord africani, citazioni di Rebetiko e memorie delle avanguardie storiche.
“Considero la mia chitarra come una compagnia di viaggio inseparabile. Trovo estremamente stimolante confrontarmi dopo quasi 30 anni, con un nuovo modello che amplia le potenzialità espressive del mio strumento e che vede l’elaborazione di nuovi prototipi: si tratta di un vero e proprio dialogo tra me e la necessità di ampliare la tavolozza di colori della chitarra. Può sembrare assurdo ma quando mi si chiede che strumento suoni non ho dubbi sulla risposta: la chitarra”, ha detto infine Paolo Angeli.
Il tour in USA, anticipa una serie di concerti che Angeli svolgerà anche in Italia tra febbraio e marzo. (aise)




A Santo Domingo il concerto “A DOS PIANOS”

a santo domingo il concerto a dos pianos

a santo domingo il concerto a dos pianosL’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Dominicana, in collaborazione con il Ministero della Cultura, la Fondazione Sinfonia, il Teatro Nazionale Eduardo Brito e il Comitato nazionale italiano musica (CIDIM), ha organizzato e presentato a Santo Domingo il concerto “A DOS PIANOS” eseguito dal duo delle pianiste italiane Paola Biondi e Debora Brunialti.

Il pubblico presente nel Teatro Eduardo Brito – che ha fatto registrare il tutto esaurito in una sala da 1.500 posti – ha mostrato di apprezzare, sottolinea un comunicato, “la grande presenza scenica di queste due pianiste, che rappresentano con maestria l’inconfondibile stile italiano sul palcoscenico globale”. Erano presenti alla manifestazione autorità del governo dominicano, il corpo diplomatico, un qualificato pubblico locale e moltissimi rappresentanti della collettività italiana.

Lo straordinario riscontro di pubblico si inquadra in una collaborazione fruttuosa dell’Ambasciata, della Camera di commercio bilaterale e di Casa d’Italia con le massime istituzioni culturali del Paese, che ha già portato alla rappresentazione della Messa da Requiem di Verdi, e che “resta protesa a fornire al qualificato pubblico di Santo Domingo almeno un’occasione all’anno, tratta dal repertorio classico italiano”.

Il concerto “A DOS PIANOS”, si legge infine, “non è stato solo un tributo alla ricchezza culturale italiana, ma anche una manifestazione dell’impegno continuo per la promozione e la diffusione della musica classica di qualità”. L’ambasciata d’Italia e i suoi collaboratori ringraziano tutti i presenti e tutte le entità coinvolte “per aver reso questa serata un memorabile omaggio all’eccellenza artistica del nostro Paese, oltre che allo spessore del rapporto culturale italo-dominicano”.




“Casa mia, storie di emigranti”, i marchigiani si raccontano

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18casaSabato 20 gennaio a Montecosaro, in provincia di Macerata, si parlerà di emigrazione. Il Teatro delle logge della cittadina marchigiana ospiterà infatti, a partire dalle ore 18, lo spettacolo musicale “Casa mia, storie di emigranti”, promosso dall’Istituto Fernando Santi “Marchigiani nel mondo”.
“Casa mia, storie di emigranti” è un talk show dedicato all’emigrazione e all’immigrazione nelle Marche, con musica, immagini e testimonianze sulla fatica del migrare.
Canzoni che riassumono stati d’animo e percezioni, individuali e collettive della vicenda mai interrotta di persone che emigrano per lavorare, per tirarsi fuori da guerre, per garantirsi da persone libere una vita migliore. Le canzoni parlano a noi di emigranti che sono andati fuori nel secolo scorso, di immigrati, di giovani italiani e di nuovi cittadini, figli di immigrati, alla ricerca oggi, in Europa, di un lavoro dignitoso e maggiormente garantito.
Se ne fanno interpreti Mariano Gaetani, Vittoria Gaetani, Bip Gismondi, Manuela Recchi e Roberto Vezzoso.
Del migrare parlano protagonisti, partecipi degli eventi delle migrazioni, legando le canzoni con una puntualizzazione che invita a fare memoria: Pierpaolo Borroni, Valerio Calzolaio, Natalia Conestà, Eugenio Marino e Giuseppe Petruzzelis.
Lo spettacolo è condotto da Roberto Vezzoso e da Arnaldo Taffi. (aise)




Vittorio Mezza in tournée in Canada dal 19 al 27 gennaio

vittorio mezza

vittorio mezzaIl Maestro Vittorio Mezza, compositore, arrangiatore, orchestratore, concertista e docente di Conservatorio, sarà in tournée in Canada dal 19 al 27 gennaio prossimi.
Talentuoso musicista con una lunga carriera internazionale da arrangiatore, compositore, docente e music supervisor presso la RAI Radiotelevisione Italiana, per la quale ha curato programmi televisivi di successo come Domenica In con Pippo Baudo, Ballarò, Uno Mattina in Famiglia, Affari Tuoi, il famoso Musical de I promessi Sposi di Michele Guardì col cast dell’opera Notre Dame de Paris, iol Maestro Mezza ha svolto concerti e tour alla guida di ensemble di vario tipo, presso numerosi Festival e importanti istituzioni nei cinque continenti.
Ora approda nuovamente in Canada, dove si esibirà in diverse formazioni. Il 19 gennaio sarà al Flato Markham Theatre per la prima mondiale di “Dances In My Mind”. Ad affiancarlo come ospite speciale l’artista visuale Vince Mancuso. L’indomani, 20 gennaio, appuntamento alla Jazz Room di Kitchener insieme al Mancuso Quintet. Il 24 gennaio il Maestro si esibirà al Jazz Bistro di Toronto con il Vittorio Mezza Trio, in un concerto intitolato Napoli Jazz Songs, che vedrà come ospite speciale Dominic Mancuso. Infine il tour canadese si chiuderà il 27 gennaio all’Avalon Theatre di Fallsview Niagara, dove sarà il Maestro Mezza l’ospite speciale del Dominic Mancuso Group. (aise)




Praga: l’Orchestra della Magna Grecia in concerto

1 concerto orchestra della magna grecia

1 concerto orchestra della magna greciaL’Istituto Italiano di Cultura di Praga, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, ha organizzato al Rudolfinum di Praga il concerto di gala dell’Epifania eseguito dall’Orchestra della Magna Grecia. Insieme ai solisti Sergio Marchegiani e Marco Schiavo al piano e Aiman Mussakhajayeva e Gernot Winischhofer ai violini, l’orchestra diretta del Maestro Charles Olivieri Munroe ha eseguito l’Overture de “L’italiana in Algeri” di Gioachino Rossini, il “Concerto per pianoforte a 4 mani e orchestra” di Leopold Kozeluh, il “Concerto per due violini e orchestra in Re minore BWV 1043” di Johann Sebastian Bach e la “Sinfonia n. 8 in Fa maggiore op. 93” di Ludwig van Beethoven.

Lo spettacolo, cui ha preso parte l’Ambasciatore d’Italia in Repubblica Ceca Mauro Marsili, sarà replicato nella Casa della cultura di Milovice, nella Boemia centrale.

Fondata in Italia nel 1993, l’Orchestra della Magna Grecia ha conosciuto negli anni una costante crescita artistica, affermandosi come polo d’attrazione per i musicisti italiani e internazionali, anche grazie alla collaborazione con direttori di orchestra e solisti di assoluto prestigio quali Renato Bruson, Aldo Ciccolini, Uto Ughi, Andrej Gavrilov, Vladimir Ashkenazy, Raina Kabaivanska, Dee Dee Bridgewater, Amii Stewart, Milva, Gino Paoli e Vinicio Capossela.




Bruxelles: in scena lo spettacolo di danza “Biancaneve”

bruxelles in scena lo spettacolo di danza biancaneve 2

bruxelles in scena lo spettacolo di danza biancaneve 2L’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles presenta in anteprima “Biancaneve”, il nuovo spettacolo della compagnia di danza Brussels City Ballet, diretta da Aki Nishio, la cui prima è prevista il 13 gennaio.

Il Brussels City Ballet, che ad oggi conta quindici ballerini, un terzo dei quali provenienti dall’Italia, darà una breve dimostrazione del balletto il 9 gennaio presso la sede dell’Istituto. A seguire, si parlerà della bellezza della danza classica e del duro allenamento che c’è dietro. È previsto inoltre l’incontro tra due appassionate danzatrici, una italiana e una belga, che racconteranno come lavorano insieme attraverso la passione per il balletto. Il pubblico sarà invitato a partecipare attivamente all’evento attraverso una sessione di domande e risposte.

Lo spettacolo “Biancaneve”, che andrà in scena presso il centro culturale Bozar, prende spunto dalla fiaba dei fratelli Grimm e riproduce lo stile tipico di un film d’animazione Disney.




RAI Italia: “Tu vuo`fa’ l’Ammericano”, un programma dedicato agli italoamericani

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downloadSotto l’albero di Natale della TV di Stato c’è un nuovo pacco regalo: un format divertente e spensierato che accende i riflettori su quegli italiani che sono partiti per cercare fortuna, trovandola, negli States.
“Tu vuo’ fa’ l’Ammericano”, questo il titolo del programma condotto da Daria Luppino, affiancata dallo chef Michele Iuliano. Dieci le puntate previste, ciascuna da 40-45minuti, sottotitolate in inglese, che dal 25 dicembre al 5 gennaio andranno in onda su Rai Italia e poi in replica su Rai 2. Il programma sarà disponibile anche anche su RaiPlay nella sezione Rai Italy.
In “Tu vuo’ fa’ l’Ammericano”, Daria Luppino, conduttrice di origini siciliane, andrà alla scoperta degli Stati Uniti insieme allo chef e ristoratore Michele Iuliano che nella Grande Mela ha aperto con successo ben nove ristoranti.
Saranno loro a portare gli spettatori nelle case degli italo-americani più influenti del Nuovo Mondo per raccontare le loro storie ma, soprattutto, per cucinare insieme a loro i piatti della tradizione italiana in salsa fusion statunitense e con un pizzico di dialetto “Ammericano” o meglio italoamericano: una lingua creola non standardizzata, parlata dagli italiani emigrati negli Stati Uniti, caratterizzata dal forte influsso dell’inglese nel lessico e nella struttura dell’italiano. Una lingua che per anni è stata tramandata dai primi emigrati italiani alle nuove generazioni, ma che con il passare del tempo si sta dimenticando.
Daria e Michele racconteranno le storie di successo e le difficoltà di coloro che, partiti dal Bel Paese, hanno coronato il loro “American Dream”, realizzando insieme quei piatti tradizionali che con orgoglio italiano hanno fatto del Made in Italy culinario un’eccellenza mondiale. Colonna sonora al programma sarà il “sound funny” di un dialetto che per i milioni di italoamericani rappresenta una sorta di codice cifrato, mix linguistico di numerose regioni italiane con le loro caratteristiche culturali e identitarie, ricordo indelebile della vita e delle radici italiane.
Il viaggio di Luppino con Iuliano parte da New York, dalla casa dello chef di origini campane che presenta la sua famiglia e racconta le principali tappe del suo percorso umano e professionale. Nella seconda puntata, incontrano Isabel Novo List, esperta di moda e lusso, originaria del Piemonte, che oggi lavora con successo nella Grande Mela. Poi l’episodio, in un ristorante tradizionale italiano a New York, dove incontrano il detective Antonio Esposito che svela aneddoti e curiosità sul suo lavoro.
Quarta puntata all’insegna del mondo della settima arte, nella casa della direttrice della fotografia Ludovica Isidori, originaria di Pesaro. Due episodi sulla bellezza: nel primo l’hair stylist Davide Torchio accoglie Lupino e Iuliano nel suo appartamento di New York, ripercorrendo i numerosi ricordi legati alla sua famiglia e a Torino; nel secondo, Vincenza Carovillano, make-up artist, si racconta a cuore aperto.
Prima di salutare gli Usa, Luppino e Iuliano fanno tappa alla Statua della Libertà.
Tornati in Italia, a Roma Luppino e Iuliano intervistano la popstar Arianna che si divide tra Roma e Miami.
È nel segno della Puglia l’ottavo episodio che vede i due conduttori sbarcare a Mola di Bari dove, ogni anno, il general manager Leonardo Didonna torna dagli States per far visita alla sua famiglia.
Iuliano guiderà gli spettatori nella sua Campania, dove ha intervistato l’artista Romina Arena.
Al centro dell’ultima puntata c’è l’oncologo e ricercatore di fama mondiale Antonio Giordano che accoglie a Napoli. Gran finale nel paese natale di Michele Iuliano, Parete, in provincia di Caserta.
Alla regia del programma c’è Carlo Fumo che, oltre ad aver ideato il format lo firma con gli autori Tommaso Martinelli, Luigi Miliucci e Sacha Lunatici con la collaborazione di Susanna Lasconi.

Programmazione
Da lunedì a venerdì
NEW YORK/TORONTO h16.45
LOS ANGELES h13.45
BUENOS AIRES/SAN PAOLO h18.45
SYDNEY h19.00
PECHINO/PERTH h16.00
JOHANNESBURG h17.30
BERLINO h16.30
LISBONA h15.30.




Barcellona, evento su legami tra musica e astronomia

barcellona evento legami musica astronomia

barcellona evento legami musica astronomiaSvoltosi presso il prestigioso Conservatorio del Liceu – tra le istituzioni culturali di maggior prestigio in Spagna ed Europa – l’evento ha visto la partecipazione del Console Generale Emanuele Manzitti, che ha ricordato il ruolo di primaria importanza svolto dal settore dello spazio in Italia. Un settore che vede il nostro Paese all’avanguardia a livello internazionale grazie all’apporto delle nostre istituzioni, imprese e centri di ricerca. Il Console Generale ha infine ricordato come i corpi celesti abbiano da sempre affascinato l’umanità e posto l’accento sul legame particolare esistente fin dall’antichità tra musica e astronomia.

L’astrofisica dell’ICE-CSIC, Nanda Rea, il Direttore del Dipartimento degli strumenti a corda del Conservatorio, Corrado Bolsi, ed il violinista del Quartetto di Cremona ed astrofotografo per passione, Cristiano Gualco, hanno successivamente condotto le oltre 50 persone presenti lungo uno straordinario viaggio tra il tempo e lo spazio, tra galassie e buchi neri, nebulose e supernove, con l’ausilio delle fotografie del Maestro Gualco.

La conversazione tra i tre relatori è stata infine accompagnata dalle note della Cavatina di L.V. Beethoven dal Quartetto Op. 130 eseguita ai Maestri Gualco e Bolsi insieme a due allievi del Conservatorio alla viola e al violoncello.

L’evento è stato organizzato in memoria di Marco Palassini Vidal, alunno della Scuola Italiana Barcellona, appassionato di astronomia e musica, scomparso nel 2022.




L’Accademia di Tango di Genova al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

laccademia di tango di genova al museo nazionale dellemigrazione italiana immagine14

laccademia di tango di genova al museo nazionale dellemigrazione italiana immagine14In occasione dei “Mercoledì del MEI – CISEI” e del World Tango Day, domani 13 dicembre alle ore 17:00 il MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ospiterà uno spettacolo speciale di tango con Flor Labiano e Hernan Rodriguez, direttori e maestri dell’Accademia del Tango di Genova per approfondire il tema della danza come strumento di unione tra le diverse culture. Otto coppie di ballerini faranno entrare nel magico mondo del Tango, dove musica e danza creano un’esperienza unica. Per assistere allo spettacolo, prenotare su Eventbrite.it . Capienza massima di 30 posti (Inform)