Nuovo brano per NOELIA MORA, candidata a “Una Voce per San Marino”

noelia mora 1

noelia mora 1“No Esperes Más” è il nuovo singolo di NOELIA MORA!!!

Una meravigliosa performance vocale supportata da emozionanti vibrazioni del pianoforte: questa è ‘No Esperes Más’, il nuovissimo brano di Noelia Mora, ora disponibile in tutti i migliori digital store e piattaforme di streaming.

Ascolta e Download qui: https://orcd.co/noeliamora_noesperesmas

Biografia
Nata a Palacios de la Valduerna-LEON ma vive ad Alicante fin da piccola, è cresciuta costantemente in ambito artistico grazie al fratello Ismael Mora, anch’esso artista musicale.
Inizia gli studi all’età di 8 anni studiando canto e body expression ed inizia la carriera come soprano solista.
Dal 2000 al 2004, ha interpretato i principali lavori di opere e operata con titoli come Katiuska, La Mujer Rusa, Marina, La Tabernera Del Puerto, Doña Francisquita e La Traviata nei teatri di Alicante. Sempre desiderosa di scoprire nuove esperienze, combina l’insegnamento e l’orchestra con uno spettacolo che fonde Opera e Flamenco a Barcellona con spettacoli settimanali nei teatri Poliorama e Palau de la Música di Barcellona chiamati Opera e Flamenco, dove è stata soprano solista per diverse stagioni ed inizia a comporre e registrare le sue canzoni venendo invitata ad esibirsi nella finale del Festival degli Autori a Sanremo.
Attualmente è insegnante di canto presso la Scuola di Musica, Banda i Cobla, Santa María de Blanes a Girona, e Aula de Música, CAN LLOBET, a Calella, a Barcellona, Tordera Music School, Barcellona.
Nel 2022 inizia il progetto personale come cantautrice e ad ottobre 2022 una sua canzone viene scelta come candidata per rappresentare San Marino all’Eurovision 2023!!




“The Dark Side Of The Moon”, i 50 anni di un disco senza tempo

141631079 b03bca79 fd14 4709 bb1b cefaedbd321c

141631079 b03bca79 fd14 4709 bb1b cefaedbd321cUn prisma oscuro, etereo, fluttuante in quell’assenza profonda e persistente, trafitto da un raggio di luce, che attraverso quel triangolo si trasforma in un arcobaleno. Tutto geometrico, esatto, come se fosse il frutto di un calcolo complesso, uno di quelli che regolano le leggi del mondo, un triangolo dal retrogusto divino impresso sulla copertina di un disco che effettivamente si rivelerà nel tempo qualcosa di superiore; parliamo di “The Dark Side Of the Moon” dei Pink Floyd, album che proprio oggi compie 50 anni dalla pubblicazione, e quella copertina fu ideata da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis e poi disegnata da George Hardie, ai quali era stato chiesto solo “qualcosa di semplice”, forse mai si sarebbero aspettati la creazione di una delle immagini più iconiche della storia della musica mondiale.

Vita, morte, denaro, salute psichica, quella che venne a mancare a Syd Barrett, membro fondatore e paroliere dei Pink Floyd, già da anni fuori dalla band, sono questi i temi che Roger Waters, che si occupò interamente della stesura dei brani, intendeva affrontare, riteneva più urgenti per lui e per chi avrebbe ascoltato l’opera. La conferenza stampa di presentazione del disco si tenne al London Planetarium il 27 febbraio, i giornalisti intervenuti, al posto dei Pink Floyd, trovarono quattro sagome in cartone a grandezza naturale, tutto perché l’album, come richiesto, non fece in tempo ad uscire in versione quadrifonica, come avrebbero desiderato; a riprova del fatto che “The Dark Side Of The Moon”, per il quale vennero utilizzate apparecchiature del tutto innovative per l’epoca, leggenda vuole del peso totale di oltre tre tonnellate, fu un disco rivoluzionario anche per il modo in cui verrà pensata e si farà la musica da quel momento in poi.

La lunga gestazione di un capolavoro

Bisogna anche dire che il successo immediato dell’album fu dovuto alla colossale campagna pubblicitaria imbastita ai tempi da Bhaskar Menon, ai tempi fresco direttore della Capitol, la casa discografica dei Pink Floyd, che erano in scadenza di contratto e stavano già flirtando con la Columbia, alla quale si legheranno nel 1974. In realtà la gestazione del disco fu lunga, si tratta di un lavoro venuto fuori dopo anni di audaci sperimentazioni, soprattutto live, tant’è che di fatto quasi nessun brano dell’album al momento dell’uscita si poteva ritenere inedito.

L’album segnò un prima e un dopo non solo per tanti critici e fan ma anche per gli stessi Pink Floyd e non solo perché si tratta del loro maggior successo commerciale. Roger Waters, Nick Mason, David Gilmour e Richard Wright hanno pubblicato sette dischi in studio prima e sette dopo, e quelli immediatamente successivi, certamente non a caso, saranno “Wish You Were Here”, “Animals”, “The Wall”, i loro migliori, grandi successi che hanno cambiato la storia della musica, come se qualcosa, un codice musicale, dentro di loro si fosse sbloccato. Certo tutti secondi, perlomeno in termini di vendite, a “The Dark Side Of The Moon”, che rimase nella classifica statunitense per 741 settimane, dal 1973 al 1988, come se l’astrologia musicale si fosse plasmata a sua immagine e somiglianza, e tutto ruotasse improvvisamente attorno a quell’album.

Numeri da record

Questo perché, sebbene esistano dischi, probabilmente per la loro accessibilità, più popolari, ne esistono pochissimi che hanno numeri paragonabili a quelli di “The Dark Side Of The Moon”: 45 milioni di copie vendute nel mondo, terzo posto nella storia, per quanto riguarda il Regno Unito si parla del settimo album più venduto di tutti i tempi, e si stima che almeno un cittadino statunitense su quattordici possegga una copia del disco. Oggi, in Italia, nella classifica FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), “The Dark Side Of The Moon” si trova al 39esimo posto, nella Top 100 da 49 settimane, al terzo, in nuova, ennesima, risalita, della classifica dei vinili più venduti, sempre presente nella decina finale nelle ultime 93 settimane; sei i dischi di platino nel nostro paese e questo solo dal 2011, quando la FIMI ha rivoluzionato i parametri di assegnazione delle certificazioni.

Su Spotify, il più attendibile dei termometri per misurare la musica di oggi, i dieci brani che compongono la tracklist del disco sono stati ascoltati quasi due miliardi di volte, solo “Money” ha raccolto oltre 407 milioni di stream. Numeri straordinari, specie se si pensa che si tratta di un album non solo complesso ma anche, appunto, registrato 50 anni fa, ma che poco o niente, comunque, riescono a raccontare della grandezza di un’opera talmente immensa da essere tributata in ogni singolo ambient musicale, da “Return to the Dark Side of the Moon: A Tribute to Pink Floyd”, album pubblicato nel 2006 e che vede coinvolti artisti come Adrian Belew, Tommy Shaw, Dweezil Zappa e Rick Wakeman, a “The Not So Bright Side of the Moon”, uscito nel 2000, firmato dai The Squirrels.

Nel 2003 il collettivo reggae newyorkese Easy Star All-Stars pubblicò “Dub Side of the Moon”, mentre i Voices on The Dark Side ne hanno realizzato una versione a cappella, i Poor Man’s Whiskey lo eseguono spesso in stile bluegrass, chiamando lo spettacolo “Dark Side of the Moonshine”, e nel 2004 fu realizzata una particolare reinterpretazione dell’album con un quartetto d’archi. Nel 2009 anche i The Flaming Lips, una delle più importanti band del circuito indie mondiale, in collaborazione con Stardeath and White Dwarfs e con Henry Rollins e Peaches, ne pubblicarono una propria versione.

Alcuni azzardarono anche una riproduzione live integrale del disco, è il caso dei Phish e dei Dream Theater, la più famosa band progressive metal del mondo. Per questi 50 anni i Pink Floyd regalano ai loro fan un nuovo cofanetto deluxe che include CD e vinile gatefold con una nuova masterizzazione dell’album in studio e audio Blu-Ray + DVD con l’originale mix 5.1 e le versioni stereo rimasterizzate. Il cofanetto include inoltre un BluRay con mix Atmos più CD e LP di “The Dark Side Of The Moon – Live At Wembley Empire Pool, London, 1974”, l’esibizione che la band tenne durante una data del tour invernale e che per la prima volta sarà disponibile come album separato, con artwork originale del 1973 disegnato ancora da George Hardie.

agi.it




“Your Glance” è il nuovo singolo di Marco Palermo

marco palermo your glance
marco palermo your glanceYOUR GLANCE è il nuovo singolo di MARCO PALERMO!
Una strepitosa suite pianistica e una straordinaria performance vocale tra classici contemporanei e musica ambient: ecco a voi ‘Your Glance’, il nuovo singolo di Massimo Palermo featuring Jessica Ramonda, ora disponibile in tutti i migliori digital store e piattaforme streaming.
Ascolta e Download qui: https://orcd.co/marcopalermo_yourglance
Biografia
Marco Palermo è un pianista e compositore italiano specializzato nel repertorio Jazz.
Ha realizzato le colonne sonore dei cortometraggi diretti da Alberto Spirito:
– “Incontri Ravvicinati 1” – “Incontri Ravvicinati 2” – “Incontri Ravvicinati 3”
Ha inoltre creato inoltre le musiche per il musical inedito di Marcello Fiorentino dal titolo “La Stella di Benine” e le colonne sonore dei documentari naturalistici (Malta – Iran – Kenya/Uganda) diretti da Graziella Lunetta.



“Napule è…i luoghi di Pino Daniele”

napule è...i luoghi di pino daniele

napule è...i luoghi di pino danieleIl FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano rende omaggio a PINO DANIELE con l’itinerario d’autore “Napule è…i luoghi di Pino Daniele” per i suoi appuntamenti “Cosa FAI oggi?”, SABATO 4 MARZO 2023.

“NAPULE È ‘NA CAMMINATA / INT’E VICHE MMIEZ’ALL’ATE“: così cantava Pino Daniele nella sua canzone-simbolo “Napule è“, contenuta nell’album d’esordio “Terra Mia”.

Marzo è il mese in cui nasce Pino Daniele e il FAI rende omaggio al cantautore partenopeo con un itinerario speciale, in programma per SABATO 4 MARZO 2023 (ore 10.00 e ore 11.30).

Musica, racconti, aneddoti e incontri esclusivi tra i monumenti, nelle piazze, nelle strade e nei vicoli dove è nata e cresciuta l’Arte del ‘mascalzone latino’ in un appuntamento speciale del FAI, ispirato al libro “Napule è…i luoghi di Pino Daniele” (di Michelangelo Iossa e Carmine Aymone | Rogiosi Editore).

Un viaggio alla scoperta della Napoli musicale più amata dall’artista scomparso nel gennaio 2015: un percorso nella ‘città dei mille culure’.

La genesi delle prime canzoni, le passeggiate lungo le strade partenopee, il legame con la città: i vicoli di “Furtunato”, l’incanto di “Jesce Juorno” e il risveglio con il profumo di “‘na tazzulella ‘e cafè”.

Un omaggio che il FAI di Napoli dedica al ‘lazzaro felice’, uno dei figli più nobili della Sirena Partenope.

pino daniele murales napoliFAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, Delegazione di Napoli

SABATO 4 MARZO 2023

Itinerario / doppio turno:

– partenza ore 11.00 da Piazza Bellini (con arrivo a Piazza Santa Maria La Nova) – Napoli

– partenza ore 12.30 da Piazza Santa Maria La Nova (con arrivo a Piazza Bellini) – Napoli

Durata/itinerario _ 60 minuti circa

Riservato agli iscritti/FAI _ massimo 30 persone

PER PRENOTAZIONI:

“Cosa FAI oggi? vol.2” – Napule è | Evento FAI (fondoambiente.it)




Your Glance è il nuovo singoli di Marco Palermo

marco palermo your glance
marco palermo your glanceYOUR GLANCE è il nuovo singolo di MARCO PALERMO!
Una strepitosa suite pianistica e una straordinaria performance vocale tra classici contemporanei e musica ambient: ecco a voi ‘Your Glance’, il nuovo singolo di Massimo Palermo featuring Jessica Ramonda, ora disponibile in tutti i migliori digital store e piattaforme streaming.
Ascolta e Download qui: https://orcd.co/marcopalermo_yourglance
Biografia
Marco Palermo è un pianista e compositore italiano specializzato nel repertorio Jazz.
Ha realizzato le colonne sonore dei cortometraggi diretti da Alberto Spirito:
– “Incontri Ravvicinati 1” – “Incontri Ravvicinati 2” – “Incontri Ravvicinati 3”
Ha inoltre creato inoltre le musiche per il musical inedito di Marcello Fiorentino dal titolo “La Stella di Benine” e le colonne sonore dei documentari naturalistici (Malta – Iran – Kenya/Uganda) diretti da Graziella Lunetta. 



Sanremo, simbolo dell’Italia nel mondo. Intervista sul Festival al giornalista Emilio Buttaro

conf stampa

conf stampaÈ passata quasi una settimana dalla conclusione del Festival eppure l’effetto Sanremo è presente più che mai. Ne abbiamo parlato con il collega Emilio Buttaro che la settimana scorsa è stato nella città dei fiori accreditato in Sala Stampa ‘Lucio Dalla’.

“Sono tornato a Sanremo esattamente dopo 30 anni – ci ha spiegato Emilio – ed è stata davvero una grande emozione. Per chi fa il giornalista e si occupa di spettacolo seguire il Festival è qualcosa di indescrivibile. Ero stato a Sanremo da diciottenne nell’86 l’anno di Ramazzotti, poi l’edizione successiva quando trionfò il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi e infine nel ’93 con ‘Mistero’ canzone vincitrice interpretata da Enrico Ruggeri. Devo dire – ha proseguito Buttaro – che quest’anno Amadeus ha saputo realizzare un Festival intergenerazionale, trasversale, mettendo insieme ciò che piace ai figli con ciò che piace ai genitori e ai nonni. Insomma, credo che la 73esima edizione sia stata la più popolare e inclusiva della storia. Oltre ad aver avvicinato tantissimo i giovani a Sanremo, tra i meriti del direttore artistico c’è anche quello di aver convinto tante star a partecipare in qualità di concorrenti.

A mio avviso – ha riferito ancora il collega Emilio – tre sono i vincitori di questo Festival: oltre ad Amadeus, c’è Morandi ed ovviamente Mengoni. Ognuno a modo suo ha contribuito a impreziosire parecchio il livello della kermesse. Gianni Morandi è stato un gigante con la sua saggezza, esperienza, autoironia e umiltà. L’immagine del cantante e conduttore con la scopa in mano a spazzare il palco è stata la vera cartolina di questo Festival. Marco Mengoni ha convinto tutte le giurie fin dalla prima serata con una canzone di qualità superiore rispetto a tutte le altre. Il cantante di Ronciglione si è commosso con noi in sala stampa poco prima della finale a testimonianza dell’autenticità del personaggio. Le tre co-conduttrici hanno fatto la loro parte e i grandi ospiti hanno impreziosito il tutto. Certo c’è stata anche qualche nota stonata come la sfuriata di Blanco, ma non c’è Sanremo senza polemiche. È stato poi il Festival delle prime volte, mai era capitato di vedere un capo dello Stato al Teatro Ariston, mai era successo di veder cantare insieme Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Al Bano.

E poi tutta la festa in una città dei fiori che, per una settimana, diventa la vera capitale dello spettacolo. A Sanremo sembra di vivere come a Capodanno tra artisti di strada, cantastorie, sosia, personaggi pittoreschi, tutti parte di una grande processione. Dopo 73 edizioni il Festival ha il potere di fermare l’Italia perché per una settimana non si parla d’altro. Sanremo è un vero simbolo italiano nel mondo, un evento atteso e seguito con grande interesse anche all’estero.

Ho avuto il piacere – conclude Emilio Buttaro – di chiedere in conferenza stampa ad Amadeus un maggiore coinvolgimento degli italiani all’estero e il direttore artistico si è detto felice per gli 80 milioni di nostri connazionali che seguono il Festival oltre confine. E nella serata finale prima della proclamazione del vincitore oltre ai ringraziamenti per chi è italiano e vive fuori, le parole di Gianni Morandi: ‘Perché non portiamo Sanremo in America, in Australia, in Canada…’ Chissà…”.

 




Dario Skepisi porta in Brasile il suo “Musicanima”

img 20230216 wa0009

img 20230216 wa0009Fortaleza ospiterà lo spettacolo Musicanima di Dario Skepisi che duetta inoltre con il figlio Francesco. Si tratta di un evento importante sia per lo spessore artistico del cantante barese sia per Filipe da Rocha, jazzista cearense, presidente dell’agenzia Rocha Nolli.

Sono quattro appuntamenti organizzati a Fortaleza il prossimo Aprile. L’agenzia Rocha Nolli già stata autrice nei mesi scorsi del progetto culturale Brasile Italia realizzato al Iate Clube di Fortaleza e continua così con questa iniziativa d’interscambio musicale particolarmente significativa e fortalezense.

Filipe da Rocha, é un musicista di vasta fama che sta vivendo una nuova stagione di successo dopo il lancio del suo nuovo album “Eu fui por mim”. Dario Skepisi presenterà per la prima volta in Brasile il suo amato brano Barisiliano. Sarà nella capitale cearense con l’intero staff per l’allestimento dei concerti, la location ideale e per la messa a punto di ogni dettaglio in grado di favorire le migliori condizioni per la realizzazione della tournée.

Il pubblico cearense ha messo in risalto la duplice valenza di questo evento, il tour internazionale che il cantautore inizierà a Fortaleza coniuga la passione per la musica brasiliana con l’amicizia tra Italia e Brasile grazie all’azione meritoria dell’agenzia Rocha Nolli, come altre agenzie del territorio, nei confronti della cultura brasiliana in particolare dell legame Italia Brasile.

 




L’Associazione Piemontesi nel Mondo va in Argentina con un tour musicale

14piemontesi

14piemontesiSu invito della Federacion Asociaciones Piemontesas Argentinas – FAPA, una delegazione musicale dell’Associazione Piemontesi nel Mondo sarà in Argentina da venerdì prossimo, 17 febbraio, fino al 2 marzo per una tournée con cinque concerti dal titolo “Piemonte–Argentina musica, storia e tradizioni”. Ne dà notizia l’Associazione Piemontesi nel Mondo attraverso la sua newsletter.
Saranno i musicisti Fabio Banchio, pianista pinerolese già noto in Argentina, vicepresidente della nostra Associazione e Federico Ferrato, giovane fisarmonicista cuneese, insieme alla vicepresidente Luciana Genero, a rinnovare il piacere e l’emozione d’incontrare vecchi e nuovi amici, scoprire nuove città e feste, proponendo atmosfere musicali di vario genere.
La prima tappa sarà a Luque, alla 49° edizione della Fiesta Nacional de la Familia Piemontesa, insieme a una delegazione della città gemellata di Vinovo (prov. Torino); la municipalità di Luque ha previsto per sabato 18 febbraio una videochiamata in Italia, nella sala consigliare del comune di San Pietro Val Lemina, con lo storico Presidente Michele Colombino che partecipò alla prima edizione della Fiesta di Luque, un testimone storico di valore, che fu ispirato anche da quella festa per impegnarsi nell’appassionante missione di riallacciare e approfondire i legami con “i piemontesi nel mondo”.
La seconda tappa sarà a Oliva, cittadina gemellata con San Pietro Val Lemina (che è la sede dal 1974 del Monumento “Ai Piemontesi nel mondo”), dove i musicisti piemontesi si esibiranno anche insieme alla banda e al coro locali; terza e quarta tappa in due grandi città distanti più di 1300 km l’una dall’altra (in Italia la distanza tra Torino e Reggio Calabria!): San Miguel de Tucuman e Santa Rosa (La Pampa), due città affascinanti dove l’associazione italiana incontrerà le Associazioni Piemontesi che hanno lavorato con grande impegno per l’organizzazione dei concerti, come anche a Mendoza, ultima tappa, per vivere almeno per un paio di giorni la grande Fiesta Nacional de la Vendimia 2023 che si celebra dal 1936 in onore del lavoro dei vignaioli e del raccolto.
Il viaggio si chiuderà con una breve sosta a Buenos Aires per far vivere a Federico, valente fisarmonicista e nuovo giovane collaboratore della nostra Associazione al suo primo viaggio in Argentina, un pizzico di atmosfera de La Boca e di Caminito. (aise)




Sanremo 2023: cosa resterà?

181142085 8c90f650 967c 4322 84fd 87eac11a9cf1

181142085 8c90f650 967c 4322 84fd 87eac11a9cf1Se Amadeus avrà avuto ragione lo sapremo, di fatto, solo nelle prossime settimane, quando i brani che ha scelto per il suo quarto Festival della Canzone Italiana di Sanremo si stiracchieranno in radio e sulle varie piattaforme. Il pubblico è sovrano nella musica, e lo sarà sempre, perché la musica vive di stream e di biglietti dei concerti staccati, quindi non facciamo fatica a definire, in realtà, la gara di Sanremo appena iniziata. I dati in mano oggi ci dicono che non c’è stata storia: Marco Mengoni con “Due vite” ha convinto tutti, dalla sala stampa al televoto, fino alla famigerata giuria demoscopica, alla quale, negli anni, nessuno ha mai saputo dare una definizione precisa ed esaustiva. Se tutte le votazioni fossero rimaste in mano al pubblico sarebbe cambiata solo la seconda posizione, che sarebbe finita nelle mani di Ultimo, forte di una fanbase che lo appoggia (e vota) a prescindere, pur avendo proposto un brano che non spicca in un repertorio già abbastanza ridondante di suo.

Ma “Alba” non è il brano che resterà di questa 73esima edizione di Sanremo e, come spesso accade, probabilmente non resterà nemmeno la canzone vincitrice, “Due vite”, un brano meravigliosamente complesso, dai tratti definitivi, che trascina la melodia alla quale, come popolo, come nostra cultura, siamo maniacalmente affezionati, verso accenni di contemporaneità; cosa che a Mengoni viene benissimo. È giusto che abbia vinto “Due vite” ma nessuno probabilmente si toglierà dalla testa quel “Ma che mare?? Ma che mare??” del duo Colapesce Dimartino, nettamente il migliore scelto quest’anno da Amadeus. I due cantautori, che avevano già vinto senza vincere un paio di anni fa con “Musica leggerissima”, trasformato a sua insaputa dal pubblico in un tormentone, in vista del loro esordio cinematografico, ci riportano nella loro dimensione, una capacità riservata solo ai grandi; ed è una dimensione fatta di ironia e dramma, di alta poetica che poi si scioglie in un pop ficcante e significativo. Esce vincitore dal Festival di Sanremo certamente Lazza, che strappa un secondo posto costruito con furbizia.

quello rimane ultimo festival sanremo
Chiara Ferragni al Festival di Sanremo 

Lazza è un rapper, e fin qui nulla che non si sia già visto sul palco dell’Ariston, solo che la sua partecipazione quest’anno contribuisce ad una narrazione del tutto inedita, che prende il testimone da Salmo che riempie San Siro e Marracash che vince la Targa Tenco come miglior album dell’anno. Con questo secondo posto quella “wave”, così come si definisce in gergo, di fatto si prende, se non il premio principale, certamente i riflettori dell’ultimo baluardo della canzonetta all’italiana. Tutto corretto; i nostalgici della tradizione cantautorale, così fortemente ancorati a quell’idea di musica lì, poetica e sociale, dovranno arrendersi all’idea che i nuovi “grandi” della musica italiana è lì che vanno cercati e, con un po’ di fiducia, trovati. Certo, non si può dire che “Cenere”, il brano portato in gara da Lazza, sia esattamente riflesso di quello che la principale scena rap italiana solitamente propone; si tratta di un brano in cui il rap fa timidamente capolino in una composizione pop, e non certamente il contrario. Ecco, appunto, il rap; dettaglio da analizzare con preoccupata attenzione: soltanto venerdì, ovvero durante la serata delle cover, sul palco del Festivàl sono saliti Lazza, Salmo e Izi. Lazza era in gara e quella sera duetta con Emma, Salmo al festival è andato in qualità di superospite dalla nave ormeggiata al largo di Sanremo, ma poi ha anche calcato le assi delll’Ariston per far da spalla a Shari, prodotto della sua scuderia; e poi ancora Izi, genietto della scena genovese, che invece nei duetti ha accompagnato Madame.

Fermiamoci qui, parliamo di tre fenomeni veri del rap game italiano, tutti e tre coinvolti nei meccanismi dello show, nessuno dei tre ha minimamente accennato delle barre rap. È come se Sanremo, con quel carico di hype, spegnesse il coraggio, è come se riuscisse a modellare, a domare, chiunque si presenti lì. Lazza con Emma (forse la più pop tra le scelte immaginabili) canta “La fine”, un brano scritto da Nesli e portato al successo da Tiziano Ferro, si converrà, non la più underground delle storie; Salmo insieme a Shari annunciano un medley di Zucchero e mentre tutti si aspettavano uno stravolgimento di “Diavolo in me”, lui, semplicemente, la canta. Anche Izi canta, in questo caso “Via del Campo”, senza accennare niente che ricordi anche vagamente una rima. L’unico personaggio del Festival che si lancia in un rap, perfino originale, scritto ad hoc, è Fedez, che tra l’altro ci tiene a specificare ogniqualvolta può, di non essere un rapper, di non considerarsi tale; e invece non solo ci regala una composizione di livello, ma fa scoppiare anche una delle più rumorose polemiche dell’edizione, quando strappa la foto del viceministro Bignami vestito da nazista, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa con il nemico giurato Codacons e quindi, di fatto, regalando un’esperienza davvero rap.

quello rimane ultimo festival sanremo

Ma allora, viene da chiedersi, il Festival di Sanremo è davvero un macchinario così gigantesco da disinnescare qualsiasi disobbedienza? È possibile che l’unico a fare un passo più in là sia Fedez e solo perché la percezione comune è che tra la Rai e lui, il colosso sia lui? Quale altra spiegazione può esserci in una squadra di rapper che non rappa mai? Nella lista manca naturalmente Mr. Rain, un ragazzo che ha fatto faville in questi anni in rete, ma che la sua morbidezza non ha mai fatto nemmeno percepire al pubblico che si trattasse di un rapper. Tant’è che si presenta all’Ariston accompagnato da un coro di bambini che, prima di tutto, gli permette di esibirsi sempre prima della mezzanotte, un vantaggio mica da ridere in un concorso che ospita 28 canzoni e che, quando è andato bene, ha chiuso entro le due di notte. Significa non solo trovare il pubblico ma trovarlo anche discretamente sveglio e recettivo. Tornando alla gara, Giorgia viene considerato un flop, questo naturalmente per chi fosse rimasto affezionato a quella degli anni ’90, per chi si aspettasse da lei una sequela musicalmente logica di acuti; ma Giorgia non è evidentemente più stimolata da quella visione, altrimenti non avrebbe cominciato a lavorare con il maestro Big Fish, uno dei producer storici della old school rap italiana. Un altro brano che certamente andrà benissimo in radio è quello di Elodie, che comunque in vetta alla classifica dei brani più trasmessi in radio ha praticamente preso casa. Elodie, compresa l’esibizione con BigMama nella serata dei duetti, ha dimostrato di essere la regina assoluta della pop music all’italiana, che poi è una pop music che scimmiotta un po’ lo stile statunitense. Si tratta di un pregio che lei porta avanti con grazia, peccato che i brani, essendo privi di anima, privi di consistenza, poi svaniscano nel nulla dopo pochi mesi; peccato perché lei sarebbe capace di molto di più, la prima posizione in radio è comunque un accontentarsi.

Questo Festival di Sanremo ci consegna anche la meravigliosa “Tango” di Tananai, l’anno scorso ultimo in classifica e da lì una risalita impressionante; il brano, accostato al videoclip, risulta essere praticamente illegale, spezza il cuore, impossibile non amarlo. Sarebbe un peccato se il Festival di Rosa Chemical sia rovinato dalle manifestazioni provocatorie, che fanno parte della proposta artistica, ma non ne rappresentano l’essenza. C’è la musica, ci sono i contenuti, espressi alle volte con un mood molto cafonal, alle volte con un’intensa e contagiosa ironia, ma “Made in Italy” è un brano vero, non una parodia, non una rottura degli schemi liturgici del Festival; se restasse solo un bacio, si provocatorio, a Fedez, ci perderemmo tutti qualcosa di speciale. Anche Madame e Coma_Cose non sono stati capiti; hanno entrambi portato brani molto intensi, non molto differenti, in termini qualitativi, da “Voce” e “Fiamme negli occhi”, che sempre da Sanremo, anni fa, hanno fatto esplodere i rispettivi progetti musicali. A questo giro sembra che l’Italia da quell’orecchio non ci volesse sentire e non li ha votati. Un peccato vedere così bassi nella classifica finale anche Ariete con il pezzo scritto insieme a Calcutta e Leo Gassmann, con il pezzo scritto insieme a Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari; la prima è come se si fosse trovata a nuotare in acque ancora troppo alte per lei, ciò che funziona così meravigliosamente bene nel privato della sua comfort zone, sembra che non sia di facilissima ricezione per il grande pubblico. Il secondo non è mai stato così in forma, mai stato così centrato, così presente, il brano portato in gara è molto azzeccato e lui lo canta con divertito trasporto, ma il pubblico non lo premia. Due storie a parte gli Articolo 31 e Gianluca Grignani, che hanno partecipato alla gara senza la necessità artistica di trovarsi dentro una gara, incastrati in una classifica. J-AX e Dj Jad hanno accettato quel Festival di Sanremo a lungo in gioventù preso per i fondelli (ma si trattava di un altro Festival che orbitava in un universo musicale del tutto passato) per chiudere un cerchio, tra di loro, con il pubblico, con Fedez (loro ospite nella serata dei duetti). Gianluca Grignani invece sentiva di dover cantare una struggente lettera al padre da quel palco; una canzone dalle tinte molto forti e crude, che però già dal secondo ascolto in poi mostra delle evidenti lacune. E infine i giovani: tutti i ragazzi promossi da Sanremo Giovani alla gara tra i big, sono racchiusi, tutti e sei, nelle posizioni che vanno dalla 20 alla 28, segno che il loro apporto al Festival non è che sia stato così fondamentale.

Tra questi a distinguersi è giusto gIANMARIA con la sua “Mostro”, un brano poco ruffiano che non vuole accontentare quel pubblico televisivo che lo ha già appoggiato ad X Factor. Bene anche Shari, anche se tutto il suo percorso è stato condizionato da un’emozione di fondo che non ne ha fatto brillare le indubbie qualità. Tutti gli altri ragazzi hanno cantato sul palco dell’Ariston la propria canzone, tutte più o meno gradevoli, nessuna capace di lasciare alcun segno. C’era allora bisogno di allungare la lista dei convocati a 28, rendendo queste cinque serate alle volte fisicamente intollerabili? Con il senno di poi, certamente no. Vedremo se l’anno prossimo Amadeus imparerà la lezione o, così come ha fatto in questi anni, calcherà l’acceleratore e aumenterà le canzoni in gara. In fondo ne avrebbe diritto, i numeri ci dicono che ha ragione lui. Vedremo cosa diranno i dati sulle vendite, riguardanti i tour, vedremo quante di queste facce rivedremo e quante sono state piazzate nel cast giusto per soddisfare il più ampio target possibile e la musica, quella buona, se c’è stata, è stato solo un colpo di fortuna accessorio. Ce ne accorgeremo più o meno quando sarà il tempo di andare al mare; “Ma che mare?? Ma che mare??”.

agi.it




“La prima scelta”, il nuovo singolo di Martina Lomagro

martina lomagro la prima scelta
martina lomagro la prima sceltaLA PRIMA SCELTA è il nuovo singolo di MARTINA LOMAGRO!!
Un brano intenso e struggente scritto dal cantautore e produttore discografico Ciro Imperato, che parla di una rinascita ed una riscoperta di se stessi, interpretato in maniera magistrale dalla giovane artista siciliana che dimostra un’ottima tecnica vocale.

Ascolta e download qui:
https://orcd.co/martinalomagro_laprimascelta